Migliora. tua. Memoria

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1 Migliora la tua Memoria

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3 Carissime e Carissimi, Sono Gianni Golfera e con questo scritto vi trasmetterò delle fondamentali informazioni, un vero e proprio tesoro di conoscenze che vi porranno in grado di pensare in maniera migliore, di conoscere meglio voi stessi scoprendo le vostre potenzialità che ancora sono prigioniere del dubbio e di una scarsa autostima. Per questo vi racconterò alcuni episodi della mia vita, come ho scoperto importanti aspetti della memoria, com è nato il metodo che insegno, ma soprattutto vi fornirò dieci strategie per migliorare la memoria, dieci consigli che ritengo fondamentali, da applicare subito per ottenere vantaggi concreti nel lavoro e nella vita. Inoltre vi darò informazioni sulla storia della ricerca connessa all arte della memoria, iniziando dalla Grecia del quinto secolo a.c. fino ai giorni nostri. IL SOGNO NEL CASSETTO Quando avevo circa dodici anni a scuola feci un disegno che doveva simboleggiare quello che avrei voluto fare da grande. Disegnai un aereo, poiché il mio sogno era quello di divenire un pilota. Lo sono diventato, ma non ci sarei mai riuscito se non fossi stato in grado di ricordare. Grazie al mio metodo di memoria, ora volo in alto, fra le nubi. Repetita iuvant è una famosa locuzione latina che suggerisce che le cose, quando vengono ripetute, aiutano. Se questo è vero in alcune situazioni, come per un gesto che a forza di essere ripetuto può acquisire una migliore capacità esecutiva, non lo è senz altro per ricordare qualcosa. L ho sperimentato a mie spese, quando da giovane studente dovetti imparare a memoria, come tutti, le poesie. Ore dopo ore trascorse a ripetere versi, uno di seguito all altro, momenti interminabili in cui l unica cosa che imparavo era quella di prendere coscienza che probabilmente non ero così bravo come mi ritenevo. Inesorabilmente i miei voti peggioravano. Ci fu una poesia in particolare che proprio non mi riusciva di ricordare, quel Parlamento di carducciana memoria, composta da ben tredici strofe di dieci versi ognuna. La prima strofa la ricordavo bene, la seconda così così, ma i guai cominciavano con la terza, per non parlare di quelle successive. Sentivo i miei amici che, al contrario di me, la ricordavano benissimo, o meglio vedevo che possedevano una buona vista, dato che la leggevano da un foglio posizionato sulla schiena dei compagni seduti nei banchi davanti. Così formulai una mia locuzione cioè Repetita stufant, che fece divertire moltissimo anche i professori. Nel allora frequentavo la seconda media inferiore - la professoressa di matematica convocò mio padre. In quel tempo il mio più grande desiderio era quello di diventare un pilota come lo era mio padre e lo era stato mio nonno prima di lui. La professoressa non usò mezzi termini suggerendo a mio padre che 2

4 sarebbe stata cosa migliore non farmi proseguire negli studi: Conclusa la terza media è bene che suo figlio vada a lavorare. Gianni è molto intelligente ma non riesce a ricordare. Non studia, peccato. Conosco benissimo il desiderio di Gianni di fare il pilota, ma temo che non ci riuscirà perché per diventarlo dovrà studiare molto e suo figlio non è portato per lo studio. Fu così che terminata la scuola dell obbligo fui indirizzato verso il mondo del lavoro. LAVORI INGRATI La professoressa mi illustrò diverse attività che avrei potuto seguire invece di guidare un aereo. Ad esempio avrei potuto fare l allevatore di maiali.. Non si trattava di una pena di contrappasso dantesco offertomi perché non avevo studiato, ma una necessità. Essendo infatti romagnolo, dalle mie parti esistono molti allevamenti di maiali. Non nascondo di aver provato quel lavoro, ma devo dire in tutta sincerità che non mi entusiasmava. In seguito mi fu suggerito di fare il bracciante agricolo. Seguendo tale attività avrei potuto continuare il lavoro dei miei nonni che lo praticavano da sempre. Andai con loro a lavorare e per ben due anni ho fatto il mestiere del contadino: mi alzavo alle quattro tutte le mattine, sabato e domenica compresi. Dopo un certo periodo mi accorsi che alzarmi alle quattro per andare a letto presto la sera, stanco morto, non è che mi piacesse molto. Il lavoro era faticoso: si lavorava con un caldo incredibile e se aveva piovuto molto, si faceva fatica a camminare nei campi, dove si affondava nel fango. Il mio incarico, fra l altro, era pesantissimo: come sempre succede ai giovani, mi era stato affidato il compito meno glorioso, cioè quello di portare secchi di uva dal campo al trattore. In quel tempo il mio peso corporeo si aggirava sui trenta chili, lo stesso peso dei secchi che dovevo trasportare. Non c era verso: i miei bagni di fango continuavano inesorabili. Con sforzi disumani cercavo di portare più secchi possibili. Finalmente giunse l estate. Non affondavo più nella terra, ma in sostituzione sentivo che il sudore della fronte mi colava sugli occhi. Insomma, per farla breve, riuscii a terminare l estate e a mettere da parte due milioni e mezzo di vecchie lire. Dopo una valutazione dei pro e dei contro decisi che quello non era un lavoro che mi soddisfaceva. Mi si propose di divenire operatore ecologico, un mestiere sicuramente degno, che però ritenni non facesse al caso mio. Desideravo qualcosa di più specifico ed allora pensai che avrei potuto fare l operaio in una società di traslochi. Per provare, aiutai mia zia a traslocare, ma quando dovetti trasportare un pianoforte dal terzo piano fino all ingresso del palazzo, mi venne un mal di schiena così forte che dovetti ricredermi ed accantonare anche questa possibilità. Mi cimentai anche come lavapiatti in un ristorante, però le mie mani delicate si arrossavano dato che i guanti mi causavano una forte allergia. Ritenni che non era il caso di sostituire quei guanti con analoghi anallergici, era meglio credere nell impossibilità di trovarne di adatti. A questo punto del racconto avrete capito che non mi sarebbe rimasto molto altro da provare se non quello di fare il minatore. Un lavoro che non richiede particolari doti se non la 3

5 predisposizione a viaggiare, cosa che mi è sempre piaciuta, ma sapevo che gli spazi chiusi mi avrebbero reso ansioso. Come ultima prospettiva, mi fu proposto di dedicarmi allo smaltimento di rifiuti tossici, ma il fatto di dover studiare le varie scorie e di come queste dovessero essere smaltite non si confaceva alla mia indole. La situazione non poteva continuare in quel modo: stavo rischiando grosso, come si suol dire. Ero un ragazzo dotato di intelligenza media, direi oggi di me del Gianni di allora, e misi quella intelligenza al servizio di una scelta che cambiò radicalmente la mia vita. Non volevo essere da meno degli altri miei compagni e poi che figura avrei fatto con le ragazze la cui attenzione nei miei riguardi stava già scemando? Sapete come sono i ragazzi, basta coglierli nella loro vanità per raddrizzarli. Spinto da tutte queste motivazioni, decisi che per trovare un lavoro che mi interessasse veramente avrei dovuto imparare un arte, ma ovviamente sapevo che per apprenderla avrei dovuto studiare, cosa a cui ero allergico. Allora pensai che se una lettura ripetuta di cose non mi avrebbe permesso di ricordarle, avrei però potuto imparare quel qualcosa che mi avrebbe permesso con una sola lettura di mandarle alla mente. Avrei potuto imparare ad usare la memoria. I medici, i notai, i commercialisti e tutti coloro che svolgono lavori appartenenti alla fascia della libera professione, compresi i manager che aprendo un azienda ne diventano poi imprenditori, sono come sappiamo persone benestanti. É interessante notare che non tutte sono nate in una condizione di benessere, anzi molte di queste appartengono a famiglie di braccianti, di operatori ecologici, di operai. Solo con l impegno nello studio hanno potuto raggiungere risultati ragguardevoli. Si tratta di persone che hanno dedicato gran parte della loro vita allo studio e che, in qualche modo, hanno utilizzato ed incrementato la loro memoria. UNA FOLLIA DA EVITARE In riferimento a queste considerazioni riporto una frase che espresse un tempo un signore che forse conoscete. Mi ha fatto molto riflettere e che mi auguro faccia riflettere anche voi. Albert Einstein in una sua lezione universitaria ha detto: la follia consiste nel fare le cose sempre allo stesso modo, sperando che i risultati possano cambiare. In altri termini: se tu, come nel caso mio, studi sempre nello stesso modo come facevo io, cioè studiando, leggendo, ripetendo, leggendo e ripetendo fino all esaurimento, ti assicuro che, non potrai affatto sperare di ottenere risultati migliori. Ho compreso a mie spese che la memoria non si può migliorare attraverso l allenamento. Io ero allenato, mi impegnavo tutti i giorni per ricordare, ma inutilmente. 4

6 UNA FORTUNA INSPERATA Cercai allora di conoscere se esistesse qualcuno che avrebbe potuto insegnarmi ad usare la memoria. Ricordo di averlo chiesto agli insegnanti che conoscevo, ma questi non avevano né idea di come migliorare la memoria né dove o a chi indirizzarmi. La fortuna non mi abbandonò. Ebbi infatti la ventura di conoscere il prof. Andrea Vitali, uomo brillante ed intelligente, un insigne storico del medioevo. Si accorse subito di quanto fosse fondamentale per me la richiesta di aiuto e prontamente mi indirizzò a quell argomento che in seguito cambiò la mia vita. Gianni mi disse personalmente non sono in grado di insegnarti, ma so chi lo potrebbe fare. Cerca Pico della Mirandola. Lui si che ti dirà cosa e come fare. NON SI NASCE SUPERIORI Nonostante moltissime opere critiche fossero state scritte su Pico, volli recarmi da principio a Mirandola, sua città natale, per vederla e in qualche modo viverla. Appresi che la sua scatola cranica era normale, uguale a quella di tutti gli uomini e che non era nato dotato di quella memoria straordinaria per la quale divenne famoso. Nacque invece da una condizione economica straordinaria, poiché era conte, e fu uno degli ultimi testimoni di un arte antica che si chiamava arte della memoria, un arte tramandataci dalla Grecia del quinto secolo a.c. Seppi allora che diversi personaggi del nostro passato avevano usavano metodiche particolari per la memorizzazione di dati. Vi premetto che per arte si intende un insieme di conoscenze specifiche in grado di apportare un miglioramento nei più diversi campi dello scibile: ad esempio Giotto dirigeva una sua scuola dove insegnava l arte del disegno. Egli affiancava i suoi allievi fino al momento in cui essi raggiungevano una loro eccellenza. Probabilmente Giotto era il migliore fra tutti, ma anche moltissimi suoi allievi arrivarono ad un livello tale da rendere difficile il riconoscimento tra un loro dipinto e quello del maestro. Raffaello nei suoi disegni era talmente perfetto e preciso che diversi medici, studiando il tratto della sua penna, ipotizzarono che la sua mano fosse disarticolata e che correggesse qualsiasi forma di imperfezione attraverso un innata capacità di disegnare. In realtà aveva avuto l occasione di imparare al meglio grazie ad un ottimo maestro. I GRANDI DELLA MEMORIA Vi informerò ora su alcuni precursori dell arte della memoria, raccontandovi come la praticarono e come ne trassero grandi benefici. Simonide di Ceo, poeta lirico ed elegiaco, vissuto nella Grecia del quinto secolo a.c. è considerato l ideatore dei sussidi mnemonici. Egli sosteneva che i principi fondamentali per possedere 5

7 una buona memoria erano racchiusi in tre operazioni molto importanti e specifiche. Leggete attentamente quanto segue perché sto per fornirvi degli strumenti straordinari: Primo : Pensare per immagini Associare cioè le immagini visive a ciò che si vuole ricordare. Secondo: Coinvolgimento emotivo Quando siamo coinvolti emotivamente ricordiamo, quando non lo siamo dimentichiamo. Terzo: Collocazione delle immagini di memoria all interno dei luoghi In questo senso i Romani - argomento che approfondiremo successivamente in forma molto chiara - possedevano una strategia per ricordare i discorsi. Ad esempio, il grande oratore Cicerone teneva tutto a mente. Più avanti vi dirò come ci riuscisse. Passando ad altri personaggi storici famosi per la loro memoria, Ciro, re dei persiani, conosceva per nome tutti gli ufficiali del suo esercito ed amministrava il suo impero parlando tutte le ventidue lingue in uso nel suo regno. Quintiliano scrisse molto nei riguardo dell arte mnemonica. Gaio Plinio II conosceva a memoria i nomi di tutti i cittadini di Roma e anche dove questi abitavano. Egli svolgeva la professione del nomenclator, che consisteva nel ricordare al padrone di casa i nomi delle persone che partecipavano a ricevimenti o banchetti. I suoi discepoli riuscivano ad imparare centinaia di nomi di persone sentiti al primo ed unico ascolto, tale era formidabile la tecnica che il loro maestro utilizzava ed insegnava. Il missionario gesuita Matteo Ricci, recatosi in Cina per divulgare il pensiero cristiano, imparò la lingua cinese in tre settimane. Nella sua opera, il Palazzo della Memoria, espresse un insieme di strategie atte ad imparare le lingue. Il buon gesuita aveva capito quanto fosse fondamentale tale conoscenza per ottenere i risultati che si era prefisso. Wolfang Amadeus Mozart, musicista e compositore, riusciva a ricordare un concerto di quaranta voci dopo un solo e primo ascolto e pare che abbia usufruito anche lui delle basi dell arte della memoria classica. Cosa dire poi di Napoleone che quando frequentava la scuola militare era considerato uno dei peggiore studenti dato che non ricordava niente, dotato com era di una pessima memoria. Quando iniziò la sua carriera militare, si appoggiò a persone capaci e competenti, come hanno fatto e fanno tutt ora molte persone di successo. Assunse come suo personale mentore e consigliere uno dei più grandi conoscitori dell arte della memoria vivente a quel tempo in Francia. Quest ultimo insegnò innanzitutto a Napoleone la tecnica per ricordare i nomi delle persone rendendolo capace di fargli memorizzare i nomi di tutti i suoi ufficiali, cosa che destò anche nei suoi nemici una qual certa stima. Come seconda cosa gli insegnò a ricordare i discorsi da tenere in pubblico e ciò incrementò in maniera esponenziale la sua sicurezza. Come terza, ma non ultima in ordine di importanza, gli insegnò a dettare sette lettere contemporaneamente, 6

8 come era riuscito a compiere prima di lui il grande Giulio Cesare. Potendo fare ciò Napoleone, come Cesare, era divenuto un prodigio di efficienza esecutiva perché gli permetteva di impiegare un settimo del tempo che normalmente era necessario per impartire gli ordini ai suoi ufficiali. In realtà gli Antichi che usavano l arte della memoria per ricordare soprattutto i testi, la praticavano anche per risparmiare tempo, così da poterlo dedicare ad altre cose. Oggi si ritiene che il grandissimo successo di Giulio Cesare sia da attribuire a quella efficienza esecutiva che aveva acquisito attraverso l uso consapevole dell arte della memoria. È stata infatti operata un analisi molto approfondita sulla psiche di Giulio Cesare e su ciò che lo ha portato ad avere un successo così straordinario. Da quest analisi sono emersi alcuni punti essenziali: in primo luogo si è evidenziato uno straordinario uso mnemonico della propria mente; per secondo un ardente desiderio di raggiungere i propri obiettivi; per terzo una ferrea disciplina nelle decisioni prese, che si esplicava nel non cambiare mai decisione una volta presa, nonostante qualcuno cercasse di fargli cambiare idea. Infine, probabilmente la più importante, il fatto che riuscisse a prendere decisioni immediate arrivando con ciò a far ribaltare completamente una situazione a suo favore. Una decisione immediata sul campo di battaglia può davvero fare la differenza. Tutto ciò ha reso differente la sua vita da quella dei comuni mortali: la sua capacità di prendere decisioni fondamentali ed importanti in pochissimo tempo, per non dire in pochi secondi, lo ha reso celebre ed immortale. Anche Cicerone, come abbiamo visto, possedeva una grande capacità oratoria che utilizzava soprattutto per i suoi discorsi in pubblico. Egli, seguendo i dettami dell arte della memoria, divideva in più parti il discorso che doveva tenere, in tre, quattro, cinque, dieci parti importanti e se le raffigurava mentalmente. Ad esempio, con la mente avrebbe immaginato un senatore da lui conosciuto per rammentargli il Senato (noi potremmo pensare ad Andreotti); un gladiatore per i giochi nell arena ed un legionario per la guerra. Per ricordare questi tre argomenti (ma gli argomenti su cui discutere potevano essere moltissimi) avrebbe immaginato: - per il Senato un luogo della propria casa (primo luogo), come l ingresso, dove il senatore da lui conosciuto lo stava aspettando (noi, come detto, potremmo pensare ad Andreotti mentre aspetta nell ingresso di casa nostra); - per i Giochi avrebbe immaginato un gladiatore seduto sul suo divano in una camera della casa (secondo luogo); - per la Guerra avrebbe posto mentalmente un legionario in altra stanza (terzo luogo), ad esempio la cucina, mentre stava mangiando. Giunto il tempo del discorso sarebbe riandato con la mente alla propria casa, visto il senatore nell atrio, il gladiatore sdraiato sul divano della sua camera e il legionario mentre mangiava in cucina: in primo luogo vi parlerò del Senato (il senatore), in secondo luogo vi parlerò dei giochi 7

9 nell arena (il Gladiatore) e in ultima istanza vi parlerò della guerra (Il legionario). Avete per caso già sentito l espressione in primo luogo parliamo di questo, in secondo luogo parliamo di quello? : sono espressioni di un tempo che hanno raggiunto i giorni nostri e di cui non tutti sono a conoscenza del loro significato reale. Siamo giunti oramai ad uno tra i più grandi mnemonisti, a quel Pico della Mirandola di cui ho accennato all inizio. Egli fu l ultimo dei grandi che hanno arricchito le loro conoscenze attraverso l arte della memoria e che ha segnato la mia vita in modo particolare. IMPARIAMO AD APPRENDERE Anche Giordano Bruno da Nola, il cui vero nome era Filippo, prima di prendere i voti come frate domenicano, aveva imparato l arte della memoria e questo durante la sua permanenza presso un monastero situato a Nola (NA). Riferisco di seguito quanto avvenne in occasione di un incontro di Bruno con Enrico III, Re di Francia citando testualmente dal libro che Bruno scrisse sull arte della memoria dal titolo Le Ombre delle Idee: Mi fece chiamare un giorno ricercandomi se la memoria che avevo e professavo era naturale o per arte magica al quale diedi soddisfazione e con quello che li dissi, e feci provare a lui medesimo, conobbe che non era per arte magica, ma per scienza, e dopo questo feci stampare un libro sulla memoria, sottotitolo: De Umbris Idearum il quale dedicai a sua maestà, che con questa occasione mi fece lettor straordinario provvisionato. Esiste un concetto importantissimo in questa frase e cioè che l arte della memoria può essere insegnata. E siccome il De Umbris Idearum è il testo che illustra ed insegna meglio di altri tale arte, capii subito che finalmente avevo trovato la risposta alla mia esigenza. Cosa mi restava da fare? Comprarlo! Detto fatto. Tuttavia i testi in commercio non mi entusiasmavano, poiché o incompleti o curati approssimativamente. Dovevo assolutamente trovare una traduzione che fosse la più aderente possibile al pensiero dell autore: in poche parole una vera propria edizione critica. Conoscendo un grande latinista, gli chiesi se poteva tradurlo secondo i miei intendimenti. Dopo lunga trattativa, quel professore mi chiese due milioni e mezzo delle vecchie lire: stavo per polverizzare i soldi guadagnati con il sudore della fronte durante la mia breve carriera di bracciante agricolo. Non nascondo che la cosa mi pesava non poco, dover spendere tutti i miei risparmi mi fece pensare, ma la motivazione era più forte, credevo in quanto stavo facendo e 8

10 come Giulio Cesare dopo poco decisi. Oggi posso affermare di avere investito bene quel denaro: è stato un investimento su me stesso che ha permesso di mutare il mio destino. Inoltre nessuno mai potrebbe portarmi via quelle conoscenze specifiche, che rimarranno sempre con me. Stavo costruendo la possibilità di poter cavalcare l onda, di imparare ad utilizzare quello strumento che mi avrebbe consentito di poter fare qualsiasi cosa avessi desiderato, anche il pilota d aerei. Dopo aver fatto tradurre il De Umbris, iniziai a studiarlo, pian piano. Comprendevo cose fantastiche delle quali vi parlerò. Adesso posso chiedervelo: vi è capitato di leggere e ripetere, rileggere e ripetere, di studiare con impegno, ma nonostante ciò senza ottenere il migliore dei risultati? Sono pronto a scommettere di si. A chi non è mai capitato? A Roma, durante un corso introduttivo, feci la stessa domanda: A chi di voi è capitato di leggere e rileggere, per poi ritrovarsi con solo metà delle nozioni memorizzate?. Ad un certo punto un signore del pubblico alzò la mano ed io gli chiesi: Ma scusi, allora lei cos è venuto a fare?. Al che lui rispose: Per accompagnare mia moglie. Ovviamente il pubblico esplose in una risata. QUANDO LA TEORIA NON BASTA Ritornando a quanto stavo dicendo, mi resi conto ed avevo capito che fondamentalmente ignoravo il metodo giusto che mi permettesse di apprendere, non possedevo cioè un metodo per imparare ed inoltre non sapevo come incamerare stabilmente le nuove conoscenze. La sola conoscenza teorica di come agire per ricordare non era sufficiente, la sola lettura di un libro non bastava. Un ulteriore passo fu quello di dedicarmi all applicazione, cioè iniziai ad applicare, a migliorare tutte le tecniche che avevo appreso mettendole insieme (oltre all opera di Giordano Bruno avevo letto nel frattempo anche altre opere di diversi autori), scegliendo quelle migliori da quelle che lo erano meno, ritrovandomi così a svolgere un lavoro, da autodidatta, di profonda elaborazione di tutti i dati che avevo appreso. Un lavoro che occupò circa un anno della mia vita. Infine quando riuscii ad applicarle la mia autostima ne guadagnò moltissimo. LA PULCE SOTTO IL BICCHIERE Desidero raccontarvi alcuni momenti in cui gli esiti negativi erano all ordine del giorno. Durante un interrogazione feci letteralmente la fine della pulce sotto il bicchiere. Ora vi racconto questa 9

11 storia, in modo che possiate comprendere bene ciò che intendo. Una pulce, dopo essere stata catturata, fu messa sotto un bicchiere capovolto in modo che non potesse uscire. Dopo un po di tempo, la pulce saltò e batté la testa. Essendosi fatta male, cominciò a compiere dei salti bassi, per paura di sbattere ancora nel vetro. Dopo un certo periodo di tempo il bicchiere fu tolto e la pulce continuò a fare dei salti bassi. Poco dopo morì. Questa storiella deve intendersi ovviamente come una metafora. Il fatto che un esperienza scolastica negativa ferisca emotivamente, porta a sottostimare le proprie capacità di apprendimento e quindi a peggiorare il rendimento di giorno in giorno. Si è appurato che la seconda paura più notevole degli inglesi è quella di parlare in pubblico. Ciò è frutto di un background negativo, di un insuccesso avvenuto a scuola, dove si è ottenuto un cattivo voto in un interrogazione davanti ai compagni, nonostante un certo impegno profuso. Questa situazione può causare un grave blocco. La prima e più grande paura è invece quella provata dalla presenza di ragni. La paura di parlare in pubblico sale ovviamente dal secondo al primo se si deve parlare di fronte ad un pubblico di ragni. UNA VITA FRA I MISTERI DELLA MEMORIA Torniamo ora al percorso da me compiuto tra i misteri della memoria. Come dicevo, dopo avere rialzato l autostima e dopo aver visto che potevo effettivamente riuscire, attraverso una sola lettura, a ricordare una poesia, un po per volta iniziai a conseguire risultati sempre migliori. Mi iscrissi al liceo scientifico perché ero ancora dell idea di fare il pilota ed in quarta liceo, quando l età permetteva di poter accedere al brevetto di pilota, battei tutti i records dato che riuscii in appena sei mesi a prendere il brevetto di pilota privato. Ottenni questo successo perché quando leggevo il Trebbi, un manuale formato grande tomo che espone tutte le regole del volo, dell aeronautica, del diritto, gli elementi di meccanica, di meteorologia, rotte di aeronavigazione, formule, galloni, litri-galloni, libbre e chili, a differenza degli altri, in una sola lettura riuscivo a ricordarne i contenuti. La mattina andavo a scuola, alle 13 pranzavo e alle 14 uscivo in volo per la parte pratica, dato che anche in questa disciplina la pratica e la teoria andavano a braccetto. Terminavo di volare verso le 17, tornavo a casa e fino alle 20 trovavo il tempo per svolgere i compiti scolastici, cenare e alle 20,30 ritornare all aeroporto, dove rimanevo fino alle 23 partecipando alle lezioni teoriche della classe. Giorno dopo giorno per sei mesi. Finalmente dopo tanto lavoro riuscii a prendere il brevetto grazie alle strategie dell arte della memoria, che mi avevano facilitato oltremodo il compito e ridotto il tempo di apprendimento. 10

12 Ho intervallato la passione per il volo con la ricerca personale sulla memoria, ricerca che tutt ora coinvolge gran parte della mia vita. Non provo alcun senso di grandezza, ma solo di orgoglio, nel comunicarvi che grazie al metodo che ho strutturato, sono giunto a conoscere a memoria molti testi: duecentosessantuno per l esattezza. Sono poi giunto a formulare alcune valutazioni: ora non avevo soltanto la possibilità di fare il pilota, ma avrei potuto diventare, ad esempio, un avvocato. Studiate per caso Giurisprudenza? In caso di risposta negativa, significa che siete persone incentrate sulle soluzioni, perché gli avvocati cercano sempre problemi. Lavorate per caso nell ambito del management? Siete dei managers, possedete un azienda? Siete dei professionisti? Relazionare senza sussidio di note scritte è gratificante, come avrete sicuramente notato. Un direttore che relaziona senza bisogno di leggere gli appunti risulta sicuramente più professionale. Ricordare i nomi delle persone è fondamentale. Vi è mai capitato di chiamare qualcuno carissimo perché non vi ricordavate il suo nome? L IMPORTANZA DI RICORDARE I NOMI Certo è cosa molto imbarazzante, ma ci sono due situazioni che lo sono ancor di più: la prima è quando due donne vanno in bagno e voi rimanete sbilanciati perché al loro ritorno si siedono in maniera opposta rispetto a prima. Con la sicura opposizione dei nomi si corre il rischio di sbagliare sempre nome per tutta la sera. La seconda è quando trovandovi ad una tavolata, in una simpatica situazione in compagnia di amici appena conosciuti, si vorrebbe chiedere qualcosa a qualcuno, ma non lo si fa, imbarazzati dal fatto di non poterlo chiamare per nome per ottenere la sua attenzione. Questo limita la nostra capacità relazionale, non soltanto nella vita privata, ma soprattutto in ambito lavorativo. A questo proposito, voglio raccontarvi una storia vera, che potrebbe sembrare un aneddoto. Un giorno incontrai a Trieste una mia amica, una signora americana proprietaria di una catena di ristoranti a New York. Mi confidò che quando dirigeva un ristorante a Trieste i clienti erano molto più numerosi che a New York. Nonostante in quella città avesse investito molto, gli attivi erano quasi a zero, dato che i clienti erano andati progressivamente calando di numero. Quando le chiesi quale fosse la differenza sostanziale tra il servizio di Trieste e quello newyorkese, mi rispose che quest ultimo era senz altro migliore, in quanto i camerieri erano preparati, bravi, impeccabili. Nonostante ciò il numero ingente dei frequentatori, circa quattromila persone, impediva ai camerieri di ricordarne il nome, mentre invece a Trieste lei era amica di tutti i frequentatori ed i camerieri si ricordavano i nomi di tutti. Immaginatevi la sensazione che si prova, andando al ristorante, nel vedere il titolare venirvi incontro, darvi la mano, e per di più chiamarvi per nome mentre vi accompagna a sedere. Si tratta senz altro di qualcosa di molto piacevole. Sono convinto che andreste sempre in quel ristorante. Dissi alla signora che, a mio parere, esisteva la possibilità di insegnare ai camerieri come ricordare i nomi di quelle diverse migliaia di clienti. Per fare questo mi sarebbe servita una 11

13 giornata intera, che io stessi con loro almeno nove ore per insegnare a ricordare in un attimo i nomi di tutti. Per questo intervento chiesi un compenso di trentamila dollari. Poiché la mia richiesta le sembrava eccessiva per un solo giorno di formazione, non accettò la proposta, e così giungemmo ad un accordo diverso: le proposi vitto italiano ed un alloggio per la mia sopravvivenza newyorkese e il 10% del guadagno incrementato sull aumento del fatturato dell anno successivo. Lei accettò e l anno dopo... Per farla breve, le costai settantottomila dollari. Ma non finì qui. Difatti l anno seguente si assistette ad una fuga di camerieri: alcuni cambiarono mestiere perché, divenendo amici dei clienti, furono oggetto di proposte di lavoro, da parte di questi, difficili da rifiutare; altri andarono a lavorare al ristorante di fronte, alcuni divennero manager. Insomma, attraverso l amicizia con i clienti, si erano create le basi per una brillante carriera. Ritrovandosi da punto a capo, quella signora mi chiese di ritornare. Accettai subito e le chiesi lo stesso accordo dell anno precedente. Al che rispose: Preferirei darti trentamila dollari!. Svolgete per caso la professione medica? O forse studiate medicina? Io dico sempre che se volete fare il medico e salvare delle vite, dovete fare i chirurghi. Se vi piacciono i bambini, i pediatri, se vi piacciono i soldi, i chirurghi estetici.. Un po di humor non fa mai male, specialmente quando deriva da una verità consolidata. ESPERIMENTI SCIENTIFICI Anni fa all ospedale San Raffaele di Milano si è svolta una ricerca, durata due anni, sulle mie capacità mnemoniche. Quando arrivai al San Raffaele, la prima volta citai 261 libri a memoria, (ovviamente non completamente, ma solo cosa vi era scritto in una tale o in tal altra pagina, a richiesta dei dottori). Inutile dirvi che rimasero stupiti. Nella visita successiva mi posero davanti, affinché le imparassi, una serie di dieci numeri. I numeri diventarono venti, in seguito trenta ed infine mille. Al termine, poiché li avevo memorizzati senza sbagliarne alcuno, si stancarono di studiarmi e mi spedirono a casa. Dopo qualche tempo mi riconvocarono dicendomi: Siamo interessati a capire se esiste una genetica del ricordo o se il ricordo è frutto di una metodologia specifica ed eventualmente capire come funziona il ricordo. Questa parte è molto importante perché vi spiegherò in quale modo la memoria si attiva per ricordare le diverse informazioni, una memoria che viene chiamata a lungo termine e come invece alcune volte non si riesce ad attivare con conseguente perdita dei dati. Solitamente il ricordo permane per dodici secondi. Difatti quando qualcuno si presenta, dopo un minuto non ricordiamo più il suo nome. Dopo questi due anni di ricerca si è scoperto che 12

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