Attualità: CELLULE STAMINALI

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1 Market Report ECONOMIA &MERCATO ATTUALITÀ - PERSONAGGI - TRENDS Attualità: CELLULE STAMINALI DONAZIONE DEL CORDONE OMBELICALE Pro e contro TRAPIANTI AUTOLOGHI Biobanking del dna What s On SCOPERTA NELLA RICERCA Sperimentazione e novità nelle cure PAOLO DE COPPI L utilizzo delle staminali ricavate dal liquido amniotico Cellule staminali L eterno dilemma Donare il cordone ombelicale o conservarlo per il proprio bambino? In Italia sempre più mamme diventano donatrici e cresce anche il numero di donatori adulti. Ma questo non potrebbe bastare a salvare tutti i malati che necessitano di un trapianto Sempre più mamme donano il cordone ombelicale al momento del parto. Secondo il Gruppo Italiano Trapianti di Midollo Osseo (Gitmo) nel 2009 le unità raccolte sono passate da 9 a 14 mila, con un aumento percentuale del +55,5%. Di queste il 27%, cioè sacche, è stato conservato nelle 20 banche italiane che pongono il nostro network tra i primi posti in Europa. Il patrimonio di cellule staminali del sangue ha permesso, solo l anno scorso, di effettuare 112 trapianti. Un dato incoraggiante, se si pensa che questo tipo di trapianti da cellule emopoietiche consentono mediamente al 60% dei soggetti colpiti da malattie gravi, di guarire nell arco di 5 anni, se la procedura avviene nelle fasi iniziali della malattia. Purtroppo se da un lato aumentano le mamme che donano il cordone al momento del parto, dall altra si sta diffondendo sempre di più la pratica di conservarlo per i propri figli. Sono infatti ancora molte le mamme convinte di poter conservare il cordone ombelicale del proprio bambino per utilizzarlo in futuro, nel caso di malattia. Cosa che non è stata scientificamente provata: a oggi non vi sono infatti protocolli terapeutici che giustifichino la conservazione delle cellule per se stessi. Purtroppo la dilagante disinformazione sul tema, vere e proprie campagne di speculazione, una burocrazie che si è dimostrata troppo lenta e pigra, e infine una rete di raccolta che è ancora troppo poco efficiente, stanno impedendo di curare molti malati. La procedura di recupero delle staminali da cordone viene spesso vanificata da una cattiva organizzazione del sistema di raccolta delle cellule dopo il parto. Basti pensare che su 500 mila parti che si eseguono ogni anno in Italia, il 98% dei cordoni viene buttato. Nel nostro Paese le biobanche accettano staminali sono per donazione solidaristica, e non è possibile conservare il cordone del proprio bambino. Ma all estero fiorisco società che promettono di poter conservare le staminali per utilizzarle in futuro. Promessa che secondo gli esperti non ha nessun fondamento, visto che, come confermano dal Gitmo: la conservazione autologa del sangue di cordone ombelicale è assolutamente inutile. Ma le staminali emopoietiche non si ricavano solo dal cordone ombelicale Quelle di cui si ha bisogno provengono per il 90% da un donatore adulto che le prende dal proprio sangue periferico o dal midollo osseo, e per il 10% circa dal sangue cordonale. Il trattamento con cellule staminali è indicato per le leucemie acute e le immunodeficienze congenite, ma anche per altre malattie come il mieloma multiplo, i linfomi o l anemia mediterranea. Secondo il Gitmo (che mette on line sul sito l elenco completo delle malattie curabili tramite trapianto di staminali) ogni anno aumenta il numero di persone che hanno bisogno di un trapianto, ma la stragrande maggioranza non ha un parente compatibile. La regione più virtuosa in Italia in fatto di donazioni è l Emilia-Romagna, dove le mamme che donano il cordone ombelicale del proprio bambino sono molte più della media italiana. Nel 2009 il 3% delle donne che hanno partorito ha donato il proprio cordone ombelicale: il dato, di molto superiore alla media nazionale (sotto l 1%), ha fatto impennare le unità raccolte dalla Banca regionale del sangue cordonale dalle 305 del 2008 a ben 439. In regione la città con più unità donate è Reggio Emilia (167); al secondo posto si piazzano invece Bologna e Ferrara, con 144 cordoni donati. Risultati sicuramente positivi, ma che purtroppo non sono ancora sufficienti a garantire a tutti i malati di usufruire della terapia che potrebbe farli guarire definitivamente. In circa vent anni i donatori volontari in Italia sono passati da circa 20mila a circa 330 mila. Ma gli esperti sono preoccupati, perché le nuove iscrizioni stanno subendo una drastica battuta d arresto. I volontari invecchiano (si resta donatori fino ai 55 anni) e i giovani non sembrano ancora capire l importanza della donazione. Nel periodo i donatori fra i 18 e i 25 anni sono passati da a , quelli fra i 26 e i 35 anni da a E nella classifica delle più virtuose sono le donne a farla da padrone. Il donatore-tipo è infatti di sesso femminile ( contro maschi nel 2009), con un età compresa fra i 35 e i 40 anni. Calano sempre più, invece, le donazioni dei maschi ventenni, che per caratteristiche fisiche consentirebbero trapianti efficaci su un maggior numero di malati. giugno

2 What s On ATTUALITÀ La guerra dei trapianti autologhi Nonostante non ci sia evidenze scientifiche della loro efficacia, aumentano gli episodi di conservazione del cordone ombelicale del proprio bambino per utilizzare le cellule staminali in caso di futura malattia Autologa sì o autologa no? La conservazione del sangue del cordone ombelicale del proprio bambino fa sempre più discutere. La legge italiana ha detto no alla pratica di conservare cellule staminali nella speranza di poterle utilizzare, in futuro, per curare eventuali gravi malattie genetiche e degenerative. Nel nostro Paese, infatti, è consentita soltanto la donazione del cordone ombelicale, per metterlo a disposizione di chiunque ne abbia bisogno, come succede già per gli organi da trapianto. Secondo gli esperti la conservazione autologa è del tutto inutile, visto che dopo vent anni le staminali non sono più attive. Non ci sarebbero prove scientifiche a suo favore, ma nonostante tutto, il trend é in aumento. E visto che in Italia questa pratica non è ammessa, sono sempre di più le mamme che si affidano a biobanche estere. Nel 2008 le famiglie che hanno deciso di conservare il cordone dei propri figli sono aumentate del 52% rispetto al Nel nostro paese è necessario richiedere un nulla osta per l esportazione di campioni ad uso autologo verso banche estere: queste richieste sono passate da nel 2006 a circa 6 mila nel 2007, a nel 2008 e a oltre 18 mila nel Si tratta di numeri ufficiali, che però vanno aumentati almeno di un terzo, perché sono molti quelli che non chiedono nemmeno il nulla osta. Esistono infatti kit predisposti per il prelievo, l impacchettamento e l invio verso l estero del prezioso cordone. Una pratica a rischio. Prima di tutto perché non c è garanzia sulla reale conservazione delle staminali. E poi perché questo fenomeno ha determinato il fiorire di società intermediarie, più commerciali che scientifiche, che si fanno carico di tutto l iter, spesso speculando sulle paure dei genitori. La conservazione autologa è diventata quasi una moda, visto anche l elevato numero di celebrità, italiane e straniere, che si è fatto testimonial di questa pratica. E così chi ha la disponibilità economica ricorre senza indugio alle banche estere. Non c è crisi economica che tenga: nel 2009 sono state mila le coppie che hanno fatto questa scelta. Pagando cifre che vanno dai ai euro per un periodo di crioconservazione pari a vent anni. Le formule di deposito sono diverse. Si può pagare un acconto subito e poi una sorta di affitto di euro all anno. Il risultato? Circa 80 milioni di euro che finiscono all estero. Le località più vicine a cui si rivolgono le famiglie italiane sono Svizzera e San Marino. Seguono poi il Belgio, l Inghilterra e la Spagna. Gli esperti del Gruppo Italiano Trapianti di Midollo Osseo (Gitmo), comunque, scoraggiano le famiglie a pagare per riservare l uso delle staminali al neonato a cui appartengono. In una recente intervista Alberto Bosi, presidente Gitmo, ha sottolineato che le future mamme devono sapere che bancare il proprio sangue cordonale per costruire una sorta di assicurazione biologica esclusiva per il proprio figlio, non ha senso. Il primo motivo è che il trapianto autologo, in cui donatore e ricevente sono la stessa persona, non é curativo se il bambino si ammala di una neoplasia del sangue (leucemie o linfomi) o nasce con una malattia genetica, perché in questo caso si dovrebbe ricorrere al sangue cordonale di altri donatori, ovvero al trapianto allogenico, in cui donatore e ricevente sono due persone diverse. Inoltre gli esperti ricordano che il trapianto autologo é sempre possibile: un adulto infatti porta sempre con sé le proprie cellule staminali emopoietiche nei tessuti e negli organi. Cellule che si possono raccogliere anche dal sangue prima di effettuare chemio e/o radioterapia, dopo uno specifico trattamento farmacologico. Secondo la comunità scientifica internazionale soltanto la donazione del cordone, e non la conservazione per sé, rappresenta un opportunità scientificamente valida a fini terapeutici. E in Italia esiste una rete di biobanche pubbliche, che è ai primi posti in Europa per efficienza e qualità. Il loro punto di forza? Rigorosi controlli scientifici e una selezione accurata. Inoltre le biobanche pubbliche conservano gratuitamente le cellule staminali emopoietiche prelevate dai cordoni ombelicali donati dalle mamme al momento del parto. La logica è quella del controllo della qualità, e non quella del business. Se una struttura viene pagata per conservare qualcosa avverte il direttore del Centro nazionale trapianti (Cnt) Alessandro Nanni Costa - non sarà certo la qualità il suo problema principale. Il rischio per le famiglie non è solamente economico. Il giorno in cui le staminali dovessero effettivamente servire per curare gravi malattie, si potrebbe scoprire che nel frattempo sono morte o si sono deteriorate, visto che non ci sono garanzie reali sulle procedure utilizzate dalle biobanche private. Ma come fare a tutelarsi nel caso in cui si decida comunque di effettuare la conservazione autologa? Gli esperti raccomandano un approfondita conoscenza della struttura a cui ci si rivolge. Prima di tutto è necessario sapere che i laboratori privati che si occupano del trattamento e della conservazione del sangue del cordone sono molto pochi, e non sono assolutamente da confondere con gli uffici commerciali che si limitano alla vendita di un servizio di crioconservazione. I laboratori privati sono direttamente responsabili di tutto il processo e i genitori devono prestare particolare attenzione ad alcune cruciali caratteristiche prima di affidarsi a un qualsiasi laboratorio privato per la conservazione privata del proprio sangue del cordone ombelicale. Le bio banche private devono infatti essere strutturate, e seguire le linee guida dettate dalle Good Manufacturing Practices (Gmp) e in conformità con la direttiva 2004/33/Ce e Repertorio Atti n.1770 del 10 luglio 2003 Linee-guida in tema di raccolta, manipolazione e impiego clinico delle cellule staminali emopoietiche (Cse). Il trasporto per il ritiro del campione deve essere operativo e attivo 365 giorni l anno, festivi inclusi e deve avvenire entro 24 ore dal parto. La manipolazione del sangue da cordone ombelicale deve avvenire entro 48 ore e deve essere verificata l idoneità del campione, e cioè l assenza in esso di agenti inquinanti e la presenza di un buon numero di cellule staminali. Inoltre, un altro fattore fondamentale per verificare la serietà di una biobanca privata, è la presenza costante di un équipe scientifica altamente qualificata e di un laboratorio che offra garanzie e sicurezze strutturali sulla crioconservazione per più anni dei campioni nel rispetto delle linee guida Gmp. 10 giugno 2010

3 Cellule staminali/biobanking La comunità scientifica spinge la donazione solidaristica L unica cosa giusta da fare, quindi, sembrerebbe essere sposare la causa della donazione solidaristica. Perché secondo gli esperti è l unica che può trasformarsi, secondo le attuali evidenze scientifiche, in un trapianto salvavita. Fortunatamente queste donazioni sembrano essere in aumento, anche se di poco. Nel 2009, a fronte di unità (nel 2008 erano circa 15 mila) di sangue cordonale donate attraverso i 305 punti nascita abilitati, sono state messe in banca unità, ovvero il 27% dei prelievi. Il motivo sta nei criteri di selezione utilizzati dai centri trapianto internazionali, che determinano una elevata selezione: vengono scelte infatti soltanto le unità con oltre un miliardo di cellule staminali emopoietiche al momento della raccolta. Per garantire la maggiore efficacia terapeutica possibile. In totale il numero delle unità conservate nelle 18 banche pubbliche italiane è di Dato che ci pone ai primi posti in Europa, dietro soltanto a Belgio, Gran Bretagna e Spagna, che hanno superato quota 20 mila. Ma non è solo la rigida selezione a far sì che siano ancora troppo pochi i prelievi che vanno a buon fine In Italia il 98% dei potenziali campioni di sangue cordonale viene gettato via, e in Europa su quasi 5 milioni e mezzo di parti, sono meno di 400 mila i campioni conservati. Nel nostro Paese il record positivo va alla Lombardia, che da sola raccoglie unità, quanto l intera Francia. Le difficoltà nella raccolta che si verificano ancora in molte regioni italiane, sono causate da diverse criticità. Gli enti autorizzati sono in tutto 305. Da una parte spiccano biobanche con certificazioni internazionali di qualità e particolarmente virtuose, che vedono aumentare costantemente le unità raccolte. E il caso della Cord blood bank di Milano, che al 31 dicembre 2009 aveva raccolto 1640 unità e conservate 614; oppure della biobanca di San Giovanni Rotondo, che dal 2008 (primo anno di attività) ha visto quadruplicare la raccolta, passando da 645 a 2451 unità. Ma l altra faccia della medaglia è rappresentata da centri come Torino o Verona, che nel 2009 hanno raccolto rispettivamente 761 e 211 unità, e custodite l uno 181, l altro appena 31. I problemi che minano il sistema di raccolta italiano riguardano l organizzazione e la logistica, la carenza di personale adeguatamente formato e l insufficienza di risorse economiche. Ma la raccolta solidaristica è minata anche da una forte disinformazione. Secondo un indagine condotta da Future Health, una multinazionale della conservazione all estero con sede italiana a Roma, e casa madre e banca a Nottingham, ben l 83% delle donne che sceglie di conservare in maniera autologa le cellule staminali del proprio bambino ha dichiarato prima della gravidanza di conoscere poco (66%) o nulla (17%) sulle cellule staminali cordonali. Dopo il parto la percentuale delle donne informate, invece, aumenta. Come si conserva il sangue 1 - Al momento del parto si preleva il sangue dal cordone ombelicate appena tagliato e trasferito in una sacca sterile, 2 - Il campione viene sigillato in un kit specifico e spedito, entro 96 ore, nella banca pubblica o privata dove viene analizzato 3 - se idoneo, viene trattato e quindi bancato dopo essere stato congelato in contenitori di azoto liquido a 150 sotto zero Tutte le novità nel campo della ricerca Leucemie acute e immunodeficienze congenite. Ma anche malattie come il mieloma multiplo, i linfomi o l anemia mediterranea. Il trapianto di staminali è indicato per molte malattie, e in Italia e nel mondo si stanno moltiplicando le ricerche per scoprire nuovi utilizzi di queste cellule primitive non specializzate. La loro peculiarità sta proprio nell essere non differenziate, nel senso che non hanno ancora una funzione ben precisa all interno dell organismo. E, potendo riprodursi in maniera pressoché illimitata, possono andare a formare una nuova progenie cellulare destinata a differenziarsi e a dar vita a tessuti e organi come muscoli, cuore, fegato, ossa ecc. Tra le ultime scoperte italiane quella che le staminali mesenchimali del cordone, coltivate e trasfuse nei topi, possono rigenerare i reni malati. Lo studio è stato pubblicato dalla rivista Stem Cells e per ora è stato effettuato solo sui topi, ma presto si passerà alla sperimentazione sull uomo. Un équipe di ricercatori del Mario Negri e degli Ospedali Riuniti di Bergamo ha utilizzato staminali del cordone ombelicale per riparare i danni al rene causati dal chemioterapico cisplatino, e ha osservato il recupero della normale funzione renale. Un successo, che potrebbe salvare la vita a numerosi pazienti, come ha spiegato in una recente intervista Giuseppe Remuzzi, coordinatore della ricerca: «In Italia, solo nelle rianimazioni, ogni anno 16 mila pazienti hanno insufficienza renale acuta, e di questi 10 mila almeno muoiono per complicazioni, soprattutto infettive. Tutti i farmaci utilizzati finora si sono rivelati inefficaci. Una volta trasfuse, le cellule staminali ricavate dal cordone ombelicale raggiungono da sole il rene danneggiato e lì rilasciano alcune proteine che aiutano a generare nuove cellule renali, accelerando così il processo naturale di riparazione del tessuto. Ora l intenzione è quella di passare alla sperimentazione anche per rigenerare organi come il cuore e il fegato. Sempre dall Italia arriva un nuovo studio sull isolamento e la conservazione delle cellule staminali presenti nel liquido amniotico. In questo caso non ci sarebbero divieti e le prospettive sembrano interessanti, anche perché, una volta congelate, le cellule amniotiche possono essere conservate per decenni. La terapia con staminali potrebbe anche sostituire o riparare cellule o tessuti danneggiati dall insorgere della sclerosi multipla, ma potrebbe anche servire per prevenire i danni iniziali, o evitarne la progressione. Questa malattia autoimmune provoca il danneggiamento della guaina che protegge le cellule nervose dell encefalo e del midollo spinale da parte del sistema immunitario dell organismo. Questo danno provoca seri problemi al sistema di trasmissione dei messaggi da e per il cervello, rallentandoli, distorcendoli o interrompendoli del tutto. Fino a che le fibre nervose non arrivano alla completa distruzione. In questo caso le cellule staminali potrebbero in un certo senso riaddestrare il sistema immunitario oppure, attraverso l assunzione di farmaci, stimolare altre cellule staminali già presenti nel corpo affinché riparino le fibre nervose o la mielina. Le sperimentazioni sull uomo sono in corso. Le cellule staminali del cordone ombelicale vengono conservate in contenitori di azoto liquido giugno

4 What s On ATTUALITÀ L Associazione per la ricerca sul cancro (Airc), ha invece recentemente finanziato cinque studi quinquennali di Oncologia molecolare clinica grazie al 5 per mille destinatole dai contribuenti. In tutto 60 milioni di euro. Tra questi progetti c è anche quello di Alessandro Massimo Gianni, dell Istituto dei tumori di Milano, che ha come obiettivo quello di utilizzare cellule staminali modificate geneticamente per colpire il tumore. Il primo paziente potrà essere trattato nei prossimi tre anni, e nei due anni successivi verranno sottoposti al trattamento circa 20 malati. L idea dei ricercatori è partita dall osservazione che le staminali adulte della linea del sangue (emopoietiche) una volta iniettate nei pazienti esercitano un attrazione sulle cellule tumorali. Quest ultime, nell 80-90% caso, di qualunque tipo di tumore si tratti, possiedono un recettore per una proteina naturale chiamata Trail, che è in grado di ucciderle. L idea è quella di armare le cellule staminali di questa proteina, perché da sola non riesce a essere efficace dal punto di vista numerico. Come farlo? Grazie a un virus disattivato, il dna che produce Trail è stato inserito nelle staminali adulte, creando così delle cellule geneticamente modificate che, una volta moltiplicate e iniettate nel paziente, vanno ad agganciare le cellule tumorali e, grazie al Trail, le uccidono. La sperimentazione sugli animali ha dato risultati positivi, dimostrando l efficacia del trattamento e l assenza di rischi. Ora quindi si può passare alla sperimentazione sull uomo, partendo da quei pazienti che finora non hanno risposto a nessun altra cura. Nel progetto sono coinvolti anche il San Raffaele di Milano, l Istituto superiore di sanità, il Gaslini di Genova e il Baylor College of Medicine di Houston, che ha modificato le staminali. E invece stato siglato di recente tra Italia e Usa un accordo internazionale tra istituzioni scientifiche per un progetto di ricerca sulle cellule staminali intestinali. L obiettivo è trovare una nuova sorgente di cellule staminali per la terapia delle malattie neurodegenerative. Per questo è stata costituita un apposita task force internazionale con esperti e istituzioni, che si impegneranno concretamente a concretizzare un programma di ricerca su un area dello studio delle cellule staminali ancora non del tutto esplorata ma che sembra essere promettente. Gli studi in questa direzione sono già iniziati grazie a una collaborazione tra l Università di Salerno e quella del Maryland, ma oggi il progetto si può avvalere di più soggetti e istituzioni e di una collaborazione Italia-Usa ancora più consolidata. Staminali per risvegliare il cervello degli adulti La presenza di cellule staminali nel cervello degli adulti era già nota, ma si credeva che fossero soltanto tracce legate alla gioventù, e quindi destinate a scomparire con l avanzare dell età. Ora invece la ricerca ha aperto un interessante prospettiva nella lotta all invecchiamento e alla degenerazione del cervello. Gli studi condotti al Max Planck Institute of Immunobiology di Friburgo sui topi di laboratorio, hanno infatti rilevato in questi animali cellule staminali in un area vicino all ippocampo, una zona del cervello associata alla motivazione, al controllo delle emozioni, alla memoria. Alcune di queste cellule risultano essere ancora attive nei topi anziani, altre invece sono dormienti; ma possono essere riattivate da opportuni stimoli come ad esempio l attività fisica o le crisi epilettiche, portando alla rigenerazione dei neuroni. La ricerca quindi apre uno spiraglio verso la possibilità di risvegliare le cellule staminali presenti negli anziani, per cercare di rigenerare i neuroni e di curare le malattie tipiche dell età adulta (che si parli del semplice invecchiamento o addirittura dell Alzheimer). Sfruttando potenzialità già presenti nell organismo stesso, senza andare a cercare soluzioni esterne. Per ora non è stata ancora effettuata alcuna sperimentazione sull uomo, ma i risultati ottenuti in laboratorio rendono i ricercatori ottimisti: Le cellule staminali neuronali non scompaiono con l età, ma sono tenute in riserva ha commentato Verdon Taylor, a capo dello studio - nei topi giovani, le cellule staminali si dividono quattro volte più frequentemente che negli animali vecchi. Tuttavia, il numero di cellule negli animali più vecchi è solo leggermente inferiore. E con una stimolazione esterna, il cervello può rimane sveglio e attivo. Staminali per riparare le malformazioni Le ricerche dello scienziato italiano Paolo De Coppi hanno aperto uno spiraglio interessante all utilizzo di cellule staminali ricavate dal liquido amniotico Due anni fa, insieme alla sua équipe di ricerca, ha scoperto che il liquido amniotico poteva essere una fonte alternativa di cellule staminali per la medicina rigenerativa. Oggi è pronto a mettere a frutto i risultati di questa ricerca per riparare le malformazioni con tessuti di ricambio naturali, generati proprio grazie alle staminali amniotiche. Lui è Paolo De Coppi, chirurgo al Great Ormond Street Hospital di Londra, 12 giugno 2010 che si è formato come ricercatore prima in Olanda e poi a Boston. Non ancora quarantenne, veneto, cattolico praticante, fin dall inizio della sua carriera ha cercato una via di uscita alle gravose questioni etiche riguardanti la ricerca sulle cellule staminali. Da subito ha scelto di non compiere studi sugli embrioni umani, ritenendo immorale l estrazione da essi di staminali, che ne provoca la distruzione. E tentando altre vie è arrivato alla scoperta, nel 2007, che si possono estrarre cellule staminali anche dal liquido amniotico. Facilmente isolabili, raddoppiano in fretta (in sole 36 ore) e risultano versatili come quelle dell embrione, potendo trasformarsi in cellule adulte muscolari, nervose, ossee, sanguigne, di grasso ed epatiche. La loro funzionalità rigenerativa è stata testata con successo in vitro e su animali: trapiantate in topolini lobotomizzati hanno infatti riparato l area di cervello danneggiata e nel loro fegato hanno iniziato a secernere urea. Sicure (non hanno la tendenza a sviluppare tumori), si trovano a uno stadio intermedio tra staminali embrionali e adulte, e quindi potenzialmente hanno gli aspetti vantaggiosi di entrambe. La loro pronta disponibilità (basta recuperarle dall amniocentesi) e facilità di crescita, le rendono una fonte di cellule alternativa potenzialmente utile in medicina rigenerativa. La ricerca di De Coppi è oggi concentrata sulla fabbricazione di protesi biologiche : veri e propri pezzi di ricambio che potrebbero sostituire, per ora, piccole parti danneggiate dell organismo. Per ora i ricercatori pensano a protesi semplici: muscoli, diaframma, trachea. Ma sperano di poter arrivare a organi più complessi come fegato o rene.

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