Stefano SEMENZATO, Centro innovazione sostenibilità ambientale L integrazione territoriale delle energie rinnovabili

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1 Stefano SEMENZATO, Centro innovazione sostenibilità ambientale INTRODUZIONE DI GIORGIO CAVALLO La parola adesso a un vecchio amico, Stefano Semenzato che in questo momento lavora per il Centro per l innovazione dell alta tecnologia dell Emilia - Romagna, che farà riferimento all esperienza di un distretto territoriale dell Appennino bolognese che si è posto il problema delle energie rinnovabili. A Semenzato ho posto una domanda in particolare: quanto è importante l integrazione delle rinnovabili a livello di territorio, sia per valorizzare da un lato le biomasse, sia per valorizzare più compiutamente l autonomia energetica del territorio. A lui la risposta. Grazie, dell invito. Io percorrerò la gran parte dei temi che sono già stati esposti con un altro punto di vista ovvero dal tentativo che noi stiamo facendo nell Appennino bolognese di dar vita a un distretto delle energie rinnovabili per 26 Comuni della zona montana. Prima di tutto diciamo che cos è il Centro Innovazione per la Sostenibilità Ambientale (CISA): è una società i cui soci sono la Provincia di Bologna, la Fondazione Carisbo che mette grossa parte dei fondi, e l Istituto Sviluppo Sostenibile. Questi soci hanno dato vita nel 2005 alla CISA che fa parte dei centri per l alta tecnologia della Regione Emilia - Romagna e attualmente gestisce l Accordo Quadro, fatto dalle Comunità montane della montagna bolognese, appunto per l introduzione e la sperimentazione delle energie rinnovabili. Diciamo che la missione che noi ci siamo dati è proprio quella di verificare la fattibilità della realizzazione di un distretto delle energie rinnovabili partendo da un presupposto fondante: la convinzione che nella fase di transizione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili gli enti locali abbiano un ruolo decisivo, possono averlo e noi vorremmo che lo avessero. Questo ruolo però, è legato a una capacità di conoscenza dei processi locali e generali che spesso invece sfugge e che quindi rimanda poi al fatto che le scelte vengono determinate dai meccanismi di mercato, dall avvento delle imprese, delle multinazionali, come si dice in termini generali ma anche in termini specifici, perché ormai ci troviamo dentro ad una situazione in cui grossa parte delle multinazionali stanziano un tot di soldi per fare business sul terreno delle rinnovabili e poi sguinzagliano funzionari, da quello che io vedo spesso anche non particolarmente tecnici dal punto di vista reale, che vanno in giro e cercano qualsiasi soluzione. L ultima volta che sono venuti, hanno manifestato interesse per impianti sopra i 15 MW. Ci hanno dato l impulso per cercare le Comunità che sono disponibili ad accettare, quindi stimolando un percorso da questo punto di vista. 62

2 Produrre energia da biomasse: è sempre sostenibile? Udine, 16 maggio 2009 Siamo partiti dall idea che un distretto per l energia sostenibile non sia solo tecnologia, ma sia un percorso di aggregazione di soggetti di cui noi cerchiamo di essere l elemento di collegamento, nel tentativo di creare un soggetto dotato di una propria identità che si riconosce in questo progetto come soggetto collettivo. Ovviamente per questo abbiamo cercato di utilizzare e di valorizzare una serie di elementi specifici della zona che sono delle condizioni che abbiamo chiamato fisiche e socioculturali. Vi è quindi un problema decisivo perché noi abbiamo già avuto alcune esperienze nell Appennino, come in grossa parte dell Italia, attorno all eolico dove arrivano dei soggetti committenti che ti dicono che per 20 pale ti danno La cifra per un Comune di abitanti è anche considerevole, ma in realtà non ha un valore nemmeno dal punto di vista economico, perché il business dell eolico è così grande che uno dovrebbe almeno mettere in piedi il paese ex novo, cioè voglio dire che un comune può ottenere una quota molto più consistente. Gli aspetti fisici sono evidentemente quelli naturali delle zone della montagna e dell Appennino. La sedimentazione storica invece è un elemento su cui noi abbiamo lavorato molto perché quella è una zona di vecchi mulini, una zona di ferriere legate ancora all Isola d Elba che portava lì il materiale da lavorare. Poi è una zona dove sono nati tutta una serie di impianti di piccolo idroelettrico che poi la nazionalizzazione ha spazzato via, ma di cui si trovano ancora tracce materiali. Abbiamo inoltre considerato gli elementi di carattere culturale e quindi abbiamo cercato, connettendoci alla classica passione che in Emilia Romagna c è, che si chiami Ferrari, Ducati ecc., per le tecnologie spinte, da parte di appassionati di macchine e di motori, di inserirci in questo filone culturale di vecchie tradizioni e quindi di andare a collocare il progetto di distretto cercando di scavare anche sul sentito, sul vissuto delle persone tenendo fermi alcuni dei parametri essenziali su cui noi vogliamo lavorare. 63

3 Tali parametri sono i seguenti: L autonomia energetica, intesa non solo come concetto generale ma cercando di far capire a livello di borgata, ai singoli produttori, che l energia andrebbe prodotta e consumata a ciclo chiuso; Le emissioni zero di CO 2 : rendere consapevoli che si partecipa a una battaglia di carattere generale per il raggiungimento degli obiettivi di Kyoto e quindi si partecipa alle politiche sulle rinnovabili e sul risparmio energetico. Inoltre cercare di realizzare la gestione sostenibile dei boschi che significa vivere i boschi non soltanto come qualcosa che ti hanno lasciato i nonni e che sono lì in uno stato di abbandono, ma come un potenziale per catturare la CO 2 e quindi vederli in un altra ottica. Bisogna cominciare a vedere i boschi misurando quanta CO 2 c è in un albero e non semplicemente per quanta legna può produrre. Gli altri parametri ispiratori del distretto sono i concetti di generazione distribuita e quindi una struttura di reti intelligenti, l aggancio a internet, insomma l elemento dell innovazione tecnologica; e poi l impiantistica per la quale noi individuiamo nel sistema cogenerativo, per i motivi che sono stati detti, l elemento portante, perché garantisce il massimo dell efficienza dal punto di vista energetico. Ovviamente dire sistemi cogenerativi in zone di montagna significa dire impianti di piccola taglia, perché non esistono livelli di carattere diverso. Noi in questo quadro ci siamo proposti come supporto alle amministrazioni locali per fare progetti, per attivare la ristrutturazione energetica del patrimonio pubblico, le tecnologie nel campo delle biomasse e le specifiche filiere di utilizzo dei boschi. 64

4 Produrre energia da biomasse: è sempre sostenibile? Udine, 16 maggio 2009 Devo dire che questo tipo di impostazione oggi si coniuga anche con gli incentivi che arrivano dalla Regione, che ha adottato un metodo che noi avevamo anche suggerito proprio per poter fare delle proposte di distretto. La Regione, cioè, dice: voi fatemi dei piani energetici d area, per me l importante è che voi dimostriate di superare almeno le 500 tonnellate equivalenti di petrolio anno (tep/a), come risparmio o come nuova produzione energetica. A fronte di un progetto che può essere comunale, sovracomunale, di area, quindi di distretto, per quello che ci riguarda o di sub distretti, io Regione intervengo con l incentivo fino al 30% a fondo perduto con un massimale di due milioni di. Questo ci permette di articolare, appunto, un piano energetico su vari filoni, sia sui filoni del risparmio, sia sui filoni della produzione e quindi di lavorare all ottimizzazione, all integrazione delle varie fonti senza dovere invece puntare tutto su uno e quindi costringere un impianto a biomasse in un luogo dove ci starebbe bene magari una cogenerazione ad alto rendimento, oppure avere un altro filone che ci permetta di gestire i percorsi. Facciamo poi un attività molto collegata ai cittadini che abbiamo chiamato sportello energia, appunto per stimolare questo tipo di percorso con un risultato molto consistente. Noi abbiamo incominciato a gennaio e abbiamo già fatto più di 250 rapporti e colloqui, in alcuni casi facciamo dei sopralluoghi. Il territorio risponde, quello che noi registriamo è il grande divario tra una volontà anche generica, ma talvolta anche puntuale, e la mancanza di strumentazione tecnica, culturale, ingegneristica per arrivare a dei risultati. Ovviamente tutto questo favorisce un percorso sia di conoscenza e di acculturazione, sia di sviluppo e di raggiungimento degli obiettivi di distretto che ci siamo prefissi, e permette di essere dentro ai parametri di Kyoto e di post Kyoto, insomma di darci dei target. Da questo punto di vista stiamo peraltro come Enea approfondendo anche un sistema di contabilità delle emissioni a livello comunale proprio per permettere un lavoro costante di aggiornamento a partire dal 2005, diciamo anno zero, perché non riusciamo a recuperare i dati precedenti. Poi c è un modello in cui si inseriscono ogni anno i dati, si danno dei target per raggiungere degli obiettivi e per uscire dalla dimensione che spesso esiste a livello locale, dove si realizza un impianto fotovoltaico da 10 KW ma accanto, si autorizza l utilizzo delle macchine 65

5 magari anche in centro storico. Fare un intervento del genere annulla totalmente il vantaggio ambientale del primo. Quindi si tratta di costruire un sistema per avere una serie di meccanismi per guidare questo percorso e aiutare a dare strumenti alle comunità locali per capire i processi e potersi orientare da questo punto di vista. Tra gli strumenti che noi abbiamo adottato, ve n è uno di grosso successo: una fiera-expo che si chiama EcoAppennino, che abbiamo fatto nel 2007 e nel 2008, che ha raccolto un numero molto nutrito di convegni e di dimostrazioni al proprio interno, ma anche una grossa partecipazione di espositori. Si tratta di una fiera che non si muove nell ambito dei circuiti fieristici, è fatta nel cuore del paese di Porretta Terme dando all evento una configurazione tra la ricerca tecnologica, la festa di paese e la ricerca scientifica. EcoAppennino ospita 40, 50 eventi in tre giorni e quindi crea un meccanismo di richiamo e di attrattiva molto consistente, e questo lo consideriamo un perno essenziale della comunicazione, cioè del fatto che partecipare a una serie di eventi di questo tipo permette appunto una conoscenza ed è anche un elemento di identità delle comunità locali con dei percorsi di carattere e di intervento. L altro elemento che noi abbiamo considerato decisivo è stato quello di realizzare una serie di progetti pilota. Quest anno abbiamo cominciato a realizzare una serie di impianti di piccola taglia con tecnologie su cui spesso ci sono le voci più discordanti, per dimostrare la validità e l utilità di queste tecnologie. Il primo progetto è stato quello che simpaticamente chiamiamo l Ecobalera di Porretta Terme, un edificio ad autonomia energetica. Il gazebo fotovoltaico che vedete nella foto è integrato a un sistema di geotermia a bassa entalpia con otto sonde da 100 metri. 66

6 Produrre energia da biomasse: è sempre sostenibile? Udine, 16 maggio 2009 L abbiamo chiamato Eco-balera perché è la ristrutturazione di un vecchio dormitorio di ferrovieri, è un edificio piuttosto complesso dal punto di vista della termodinamica perché vi ballano di sera e vi giocano a carte di mattina. Per cui di sera c è un eccesso di calore e di mattina c è freddo, e quindi, con gli scambiatori di calore abbiamo recuperato anche il calore di quando ballano e lo conserviamo per la mattina dopo. Insomma abbiamo fatto un po di giochini di questo tipo, questo ovviamente perché non abbiamo potuto fare il riscaldamento a pavimento per non peggiorare le vene varicose degli ospiti del centro. C è stata una discussione molto complicata per arrivare alle soluzioni tecnologiche finali, però molto simpatica perché ha coinvolto la gente, a cui è stato chiesto: Quali sono le tue esigenze?, cosa ci devi fare?, come devi usare questa struttura?, ecc. Poi abbiamo fatto un piccolo impianto idroelettrico costruendo ex novo una ruota idraulica perché anche se non ha un rendimento altissimo si ricollegava alle ruote idrauliche dei mulini e quindi a una tradizione e siccome era fatto in una ferriera-museo abbiamo scelto questa tecnologia. Abbiamo fatto un piccolo micro eolico da 6 Kwatt per un agriturismo di una comunità montana per dimostrare che era possibile realizzare anche lì un autonomia energetica con una situazione molto limitata. Poi abbiamo incominciato a fare degli impianti a biomasse partendo da uno piccolo che è quello del Parco dei due laghi di Brasimone, dove c è invece l impianto dell Enea destinato originariamente al nucleare, e abbiamo incominciato a sviluppare queste piccole caldaie con piccole reti di teleriscaldamento soprattutto al servizio di un gruppo di edifici del parco. 67

7 Poi siamo andati in un gruppo di scuole a Castiglione dei Pepoli aumentando un po la potenza dell impianto. Infine siamo arrivati a quello che noi consideriamo l impianto dall equilibrio migliore che vorremmo in qualche modo proporre come modello: è un sistema di cogenerazione basato sulla tecnologia di un gassificatore più motore di stirling a combustione esterna, perché è quello che dà il minor impatto ambientale. Abbiamo importato una tecnologia danese elaborata dall università di Copenaghen. Questo sistema è per noi ottimale per quella taglia d impianto perché ha come sbocco una scuola, una palestra e un altro edificio pubblico e poi il resto del calore va nella piscina comunale riuscendo a renderla agibile per periodi di tempo più lunghi, perché si trova a 800 mlm e di norma vi si muore di freddo. Con lo sviluppo del sistema del Piano di Sviluppo Rurale noi arriveremo ad avere in questo ambito di distretto entro il , fra i 12 e i 15 impianti a biomasse di questa taglia legati ai singoli comuni. Noi abbiamo poi la fortuna di lavorare in abbinamento con un Consorzio di servizi ambientali che gestisce una discarica e la raccolta rifiuti e che adesso ha aperto un settore energia. Essendo quindi una struttura di consorzio di comuni permette anche uno sviluppo di rapporti con i comuni in forma interessante. 68

8 Produrre energia da biomasse: è sempre sostenibile? Udine, 16 maggio 2009 Ovviamente accanto a questo abbiamo calcolato quanta biomassa è disponibile, tenendo presente che possiamo lavorare solo sugli accrescimenti del bosco. Abbiamo il problema dell abbandono dei boschi, e della frammentazione proprietaria, che è quella che poi fa variare la biomassa potenzialmente disponibile, che è moltissima, da quella effettivamente utilizzabile. Abbiamo anche un altro problema, parliamo di boschi quasi tutti nati da forestazione nella prima metà del 900, quindi sono boschi coetanei che stanno arrivando ormai a maturazione e, appunto nel dibattito che si è aperto, cerchiamo di spiegare e anche di studiare come sia necessario un intervento anche massiccio che poi ti dà materiale, perché altrimenti i boschi entrano in una funzione di necrosi e invece di assorbire CO 2 finiscono per renderla. Quindi la messa a punto di tutti questi elementi è un percorso che noi cerchiamo sempre di fare assieme alle comunità. Calcolate che abbiamo fatto in tre anni più di 200 iniziative pubbliche con le pro loco, con gruppi di abitanti, ecc. proprio nel tentativo di verificare se questa forma di rapporto diretto con le popolazione permette poi anche dei risultati. Ovviamente, come appunto dicevo prima, il sistema dello stirling è il sistema che noi riteniamo migliore perché l impianto è di piccola dimensione, e quindi può essere fatto nella borgata dove non arriva il metano e magari c è il bombolone del GPL; usa la materia prima locale e quindi crea dei circuiti di filiera molto corta e si lega all agricoltura locale; recupera un po di occupazione di crinale e quindi si mette in sintonia con questo. Dal punto di vista tecnologico è un sistema che noi riteniamo a più alta efficienza perché arriviamo all 84% come sistema complessivo, inoltre, mentre in genere la gassificazione produce moltissimi catrami generando problemi di smaltimento di scorie piuttosto consistenti, noi invece abbiamo soltanto delle ceneri in forma abbastanza limitata. 69

9 Essendo quella una zona con una certa presenza industriale per motivi storici, il tentativo che stiamo facendo è quello di legare poi il problema delle biomasse ad altre tecnologie. Con il gruppo Enea di Roma della Casaccia (quella che nasce dal progetto Rubbia), stiamo cercando di progettare poi - non so se lo realizzeremo dati i costi-, un sistema che fa biomasse e solare termodinamico a concentrazione. L Enea finora ha lavorato su un modulo che è 1-1,5 MW termici, quindi una dimensione che sarebbe ottimale per le zone in cui c è il sole. Ovviamente il progetto è sperimentale e quindi anche di difficile realizzazione, però potrebbe essere un progetto interessante perché l accumulo a sali fusi che l Enea ha brevettato permette di accumulare energia in un grosso serbatoio di sali a 550 gradi, che poi sono trasformabili in energia elettrica o anche in energia termica in qualsiasi momento, e quindi risolve il problema delle energie rinnovabili che dipendono dal vento, dal sole, ecc.. L accumulo integrato con le biomasse permette di dare una continuità di produzione e quindi di diventare competitivi con quelli che sono gli impianti idroelettrici dal punto di vista della continuità del servizio. Inoltre noi facciamo tutto questo perché è un modo per spingere l industria locale dell Emilia Romagna verso le tecnologie più avanzate e a mettersi in sintonia con i grandi processi di innovazione tecnologica. 70

10 Produrre energia da biomasse: è sempre sostenibile? Udine, 16 maggio 2009 Agli imprenditori presentiamo sempre il progetto Desertec, cioè l immagine di come saranno le energie rinnovabili nei prossimi 40 anni che prevede un esplosione del sistema solare e del termodinamico perché tutti gli altri sistemi, tranne un po l eolico, vengono considerati di transizione, ma alla fine la tecnologia che è destinata ad essere il supporto della nuova fase energetica sarà la tecnologia che ha un rendimento solare molto alto con prezzi di tecnologie competitive. Quindi da questo punto di vista si possono raggiungere equilibri tra le varie fonti rinnovabili, biomasse, eolico, ecc., però in situazioni di questo tipo noi dobbiamo attrezzarci a fare il salto di qualità. Questo è l elemento per cui io credo, e chiudo con questo, che nella fase di transizione per uscire dall energia fossile l elemento essenziale è guidare i processi, è capire che entrano in campo molti soggetti. E molto difficile riuscire a fare un quadro di direzione univoco, e d altra parte la Comunità europea che era partita con le misure comando, controllo, regole, ecc, poi è passata agli accordi volontari, e adesso passa alle grandi direttive, che poi devono essere articolate sul territorio, ma che evidentemente scontano da una parte i processi imprenditoriali di chi cerca di utilizzare i buchi di ogni normativa per fare business di vario tipo, dall altra i processi tecnologici che sono molto veloci e che possono spingere, come hanno spinto quelli che fanno eolico, ad avere margini di guadagno enormi e spropositati rispetto a quello che dovrebbe essere un incentivo che ti permette di accedere al mercato. Su questi elementi la questione è complicata. Contemporaneamente io credo che si debba lavorare su scale diverse, sia piccoli che grandi impianti, con la logica secondo cui per i piccoli impianti ci debba essere la liberalizzazione, direi, mentre sui grandi la regolamentazione. Noi dovremmo riuscire ad attrezzarci in una situazione che riesca a definire appunto taglie e parametri, perché noi tuttora viviamo situazioni in cui, anche in Emilia Romagna, può accadere 71

11 di entrare nell ufficio di chi autorizza l idroelettrico, avevamo a questo proposito un impianto di 25 KW, e trovare sullo stesso tavolo anche una variante di Valico da valutare con gli stessi tipi di procedure. Siamo di fronte a situazioni assurde e anomale, con il rischio che alla fine invece si decida di liberalizzare tutto, o di bloccare tutto, secondo meccanismi perversi. Avendo sempre degli obiettivi, uno dovrebbe dire io per i piccoli impianti mi prefiggo di arrivare a tot di risultato, per i grandi a quest altro, sapendo che in questo modo è possibile dirigere i processi. Chiudo solo per riprendere un vecchio slogan di Legambiente locale globale perché appunto il taglio che noi abbiamo cercato di dare a questo progetto del distretto sostenibile è stato quello di lavorare molto sulla dimensione locale, però sempre ricordando e spiegando che in questo modo tu fai parte di un grande processo mondiale in cui tre mesi fa è entrato anche Obama, prima c era l Europa, e questo ha degli effetti molto significativi. Noi abbiamo visto che sulle scie di Ecoappennino adesso in alcune fiere di paese gli installatori e alcune piccole imprese locali organizzano il padiglione delle energie rinnovabili, proprio perché parlando con loro ti accorgi che hanno ritrovato un senso sociale del lavoro, cioè ti dicono io prima montavo caldaie, adesso sono uno dei protagonisti della lotta all effetto serra, e questo dal punto di vista dell identità e anche del proprio lavoro è un valore aggiunto che alcune volte ha un suo significato pregnante che noi cerchiamo di valorizzare e che credo sia un elemento importante del processo per una società con le energie rinnovabili. Grazie. CONCLUSIONE DI GIORGIO CAVALLO Bene, grazie a Stefano per questo allargamento di prospettiva che ci ha dato, e che credo sia importante per inquadrare anche l importanza del lavoro che si sta facendo sul tema delle bioenergie. 72

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