La psichiatria fen e om n e om n e ol n og o ica

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1 La psichiatria fenomenologica

2 Karl Jaspers Germania Filosofo e psichiatra Esponente di I piano dell esistenzialismo Nasce ufficialmente la psicopatologia fenomenologica

3 Psicopatologia generale (1) Quest opera di Jaspers, datata 1913, è ritenuta l atto di nascita ufficiale della psicopatologia quale scienza. Con questo scritto, J. inaugura un vero e proprio metodo per lo studio dei disturbi psichici, che si fonda sui principi della fenomenologia di Husserl.

4 Psicopatologia generale (2) Due sono in particolare i principi che J. riprende da Husserl: 1) l opposizione al riduzionismo del modello biologico della scienza positivistica che considera la psiche come un oggetto inanimato da scomporre e ridurre entro una griglia quantitativa. 2) il tentativo di riproporre la dimensione soggettiva dell individuo, che può essere indagato e conosciuto solo attraverso un metodo che permetta di coglierne la peculiarità.

5 Psicopatologia generale (3) Il disturbo psichico può essere indagato solo con la comprensione, non con la spiegazione. Questa comprensione può avvenire attraverso: - l empatia (l immedesimazione nel vissuto dell altro, il sentire l altro) - l epochè (la sospensione del giudizio sul mondo, la sua messa fra parentesi)

6 Psicopatologia generale (4) Noi vogliamo sapere cosa provano gli esseri umani nelle loro esperienze e come le vivono, vogliamo conoscere le dimensioni delle realtà psichiche. Vogliamo esaminare non solo l esperienza vissuta dell uomo ma anche quali relazioni ha e i modi con cui si manifesta obiettivamente. (K. Jaspers, 1913)

7 Psicopatologia generale (5) J. ammette, però, che non tutti i disturbi psichici possono essere compresi; esistono delle esperienze psichiche e degli stati d animo, alle quali non è possibile accedere attraverso l empatia e la comprensione, poiché non hanno nulla in comune con l esperienza psichica normale, e restano così per noi inafferrabili ( vissuti incomprensibili ). L esempio più evidente di questi vissuti incomprensibili è dato dalle esperienze psicotiche, in particolare dalla schizofrenia.

8 Psicopatologia generale (6) La vita psichica patologica alla quale possiamo partecipare affettivamente è comprensibile in quanto possiamo coglierla in modo evidente come intensificazione o come diminuzione di fenomeni a noi noti o come insorgenza di tali fenomeni senza motivi o ragioni normali. Afferriamo invece la vita psichica schizofrenica in modo insufficiente. In essa insorgono modificazioni più generali, che non possiamo vivere interiormente in modo intuitivo, ma che cerchiamo di afferrare dall esterno. (K. Jaspers, 1913)

9 Psicologia delle visioni del mondo (1) Con quest opera del 1919 J. fa un passo avanti: crolla ogni distinzione tra malattia e salute perché primario diventa il rapporto tra l individuo e il suo mondo. L intento ora non è più indagare il punto di vista del soggetto, né tanto meno quello dell oggetto, ma cercare di andare oltre e scoprire quell a priori esistenziale che si cela dietro questa scissione e dalle cui variazioni dipende sia la salute che l alienazione.

10 Psicologia delle visioni del mondo (2) Le manifestazioni psichiche non sono più comprese per empatia (come teorizza Jaspers nel 1913), ma neanche ricondotte alle loro cause (come teorizza la scienza positivistica). Esse vengono ora esaminate come rivelatrici dei modi essenziali in cui un esistenza riceve, trasforma, si progetta nel mondo.

11 Psicologia delle visioni del mondo (3) L alienazione non è più contenuto del passato che disturba l esistenza e causa la sua malattia, e neanche è vissuto incomprensibile, ma solo una delle tante modalità con cui l esistenza si declina nel mondo, una modalità magari ristretta, limitata, contratta o appiattita, ma pur sempre sullo stesso piano delle modalità con cui si declina la salute.

12 Psicologia delle visioni del mondo (4) Parlando delle visioni del mondo noi non abbiamo altro intento che quello di caratterizzare e dare rilievo a ciò che per noi ha i distintivi dell essenzialità. (K. Jaspers, 1919)

13 Leonardo come filosofo (1) La ricorrenza nel 1953 del V centenario della nascita di Leonardo da Vinci offre l occasione a J. di tenere una conferenza all Università di Basilea dal titolo Leonardo come filosofo, in cui egli esprime in maniera sistematica le sue concezioni estetiche.

14 Leonardo come filosofo (2) Attraverso l analisi del pensiero e della pittura di Leonardo, J. si propone di indicare l arte come organo della filosofia, come sigla metafisica che riveli l essenza che si cela dietro le possibilità di essere dell uomo.

15 Leonardo come filosofo (3) Secondo J., le coordinate principali della metodologia leonardesca sono: - la priorità dell occhio, come strumento privilegiato di conoscenza; - l inscindibilità del vedere con il fare, secondo cui si comprende la realtà solo quando la mano creatrice dell artista produce quello che l occhio vede.

16 Leonardo come filosofo (4) Il pensiero e la pittura di Leonardo si uniscono in un agire pensante, mediante cui la contemplazione, quale processo naturale del vedere, diventa produzione attiva dell intima ragione delle cose stesse. Scrive infatti Leonardo : Il disegno è di tanta eccellenzia che non solo ricerca le opere della natura, ma infinite più di quelle che fa natura.

17 Leonardo come filosofo (5) Conoscere per Leonardo non è un qualsivoglia ritrarre, ma l oggettivarsi di ciò che è veduto dallo spirito. Così la progressione va dal disegno delle possibili macchine, scorte nella fantasia tecnica, al dipingere che lascia rivelarsi l invisibile nel visibile, fino alla consapevolezza del carattere simbolico di tutto il visibile. (K. Jaspers, 1953)

18 Leonardo come filosofo (6) J. sostiene che soprattutto attraverso particolari tecniche di chiaroscuro, l artista è riuscito ad imprimere uno speciale carattere di spiritualità a ciò che ha veduto, e poi pensato e fatto. Come esempio di ciò, J. cita il capolavoro Ultima cena, dipinta da Leonardo tra il 1495 e il 1498.

19 Leonardo come filosofo (7) In quest opera si può notare come la figura di Giuda e quella di Cristo non siano finiti, segno quindi dell invisibile che si fa realtà, della trascendenza che accenna la sua presenza, pur restando nascosta. Il quadro diventa cifra in grado di rilevare ciò che sta oltre. E questo avviene grazie a quella fusione di occhio e spirito che è propria dell artista. In questo senso l artista diventa filosofo alla ricerca delle essenze.

20 Leonardo come filosofo (8)

21 Van Gogh: genio e follia Uno dei testi più noti di J. sul rapporto tra follia e creatività artistica è Genio e follia. Strindberg e Van Gogh del In esso lo psichiatra indaga i complessi rapporti esistenti tra psicopatologia e creazione artistica, attraverso l analisi fenomenologica della vita e dell opera di diversi artisti, noti anche per la loro follia. Tra di essi, il più emblematico e anche il più enigmatico resta Vincent van Gogh.

22 Il decorso della psicopatologia (1) La personalità del pittore si delinea da subito come un carattere non comune: da un lato, desiderio di isolamento, dovuto alla sua instabilità emotiva, all incapacità quasi fisica di vivere assieme agli altri e, dall altra, tensione quasi religiosa verso l umanità derelitta, scaturita dal suo intenso desiderio di amore e amicizia.

23 Il decorso della psicopatologia (2) Questa continua oscillazione caratteriale e questa costante instabilità è rintracciabile già nell incostanza e nell incertezza ad assumere un lavoro definitivo (prima commerciante antiquario, poi predicatore, infine pittore) e nel continuo cambiamento di domicilio (abita a Parigi, poi a Londra, Amsterdam, Bruxelles, Arles e Auvers-sur-Oise).

24 Il decorso della psicopatologia (3) Molti trovano difficile vivere con lui. Il suo comportamento sembra quasi ridicolo, perché agisce, pensa, sente, vive in modo diverso dai suoi coetanei: ha sempre un aria assorta, grave, malinconica; si lascia andare solo a veloci e superficiali rapporti con le donne; non sembra avere una meta ma, nonostante ciò, è profondamente animato da qualcosa che sembra giusto chiamare fede o passione.

25 Il decorso della psicopatologia (4) Leggendo le lettere di Vincent al fratello Theo, si trovano i primi segni della sua malattia dagli scritti del dicembre 1885 in poi, dove parla incessantemente di disturbi fisici. Essi sembrano dovuti al fatto che per lunghi periodi spende i suoi pochi soldi per comprare tele e colori, mangia raramente cibi caldi, si nutre di solo pane e fuma molto per ingannare la fame.

26 Il decorso della psicopatologia (5) Il processo psicotico vero e proprio sembra iniziare tra la fine del 1887 e l inizio del Dal febbraio 1888 Van Gogh parla Dal febbraio 1888 Van Gogh parla sempre più spesso di disturbi ora psichici, aggravati anche dal frequente uso di alcol che il pittore fa nel periodo parigino.

27 Il decorso della psicopatologia (6) Van Gogh dice di aver passato un periodo in cui il suo cervello s è quasi rovinato, sente di soffrire di emozioni non giustificate e involontarie e aggiunge che i suoi pensieri, quando è in stato di esaltazione, si volgono verso preoccupazioni di spiritualità e di vita eterna.

28 Il decorso della psicopatologia (7) La compagnia di Gauguin, che va a trovarlo alla fine dell ottobre 1888, inizialmente fa molto bene alla salute del pittore, ma, dopo i profondi contrasti tra i due, essa diventa motivo ulteriore di agitazione per il carattere già debole di Vincent. Il pittore comincia ad essere rude e sguaiato, poi taciturno e incline a scoppi d ira immotivati.

29 Il decorso della psicopatologia (8) La prima vera e propria crisi psicotica acuta Van Gogh l ha la vigilia di Natale del 1888, quando, dopo un ennesima lite con Gauguin, si taglia un pezzo di orecchio e viene portato in ospedale, dove per alcuni giorni continua ad avere vaneggiamenti filosofici e teologici.

30 Il decorso della psicopatologia (9) Il pittore descrive quei difficili momenti con queste parole: Di volontà non ne ho ancora alcuna, neppure desiderio, e tutto ciò fa parte della vita ordinaria, il desiderio di rivedere gli amici è quasi nullo Mi porterei ovunque ancora la malinconia.

31 Il decorso della psicopatologia (10) Da questo momento Vincent non è più lo stesso: attacchi simili si ripetono con regolarità ed egli vive l ultimo anno e mezzo di vita tra improvvise allucinazioni, che non gli permettono di distinguere tra immaginazione e realtà, e una profonda tristezza e solitudine che gli indica, come unica via d uscita, il suicidio: si spara il 27 luglio 1890.

32 Il decorso della psicopatologia (11) Per quanto riguarda la diagnosi del disturbo psichico di Van Gogh, i più, compresi i medici del pittore stesso, parlano di epilessia e paralisi generale. Jaspers, invece, contesta tali ipotesi e propone una Jaspers, invece, contesta tali ipotesi e propone una diagnosi di schizofrenia. Ma precisa che quest ultima, più che rispondere ad una precisa entità psichiatrica, indica quella specifica condizione esistenziale del malato, che lo fa vivere lacerato tra tensioni mai risolte e frustrato nella sua perenne aspirazione ad un equilibrio armonico.

33 Il decorso della psicopatologia (12) Che Van Gogh soffrisse di un processo psicotico è fuori dubbio. Ci si chiederà soltanto di che tipo fosse questo processo. Trovo infondata la diagnosi di epilessia formulata dai medici di Van Gogh, perché mancano gli attacchi epilettici e la demenza caratteristica di questa malattia. Può trattarsi unicamente di schizofrenia o di paralisi generale: quest ultima non si può escludere con certezza, perché l occasione di un infezione sifilitica si deve essere presentata spesso nella vita di Van Gogh. La paralisi è dimostrabile solo a partire da sintomi fisiologici e noi non ne abbiamo notizia. [ ] Il mantenimento del senso critico e della disciplina attraverso due anni di violente crisi psicotiche è estremamente improbabile nel caso di una paralisi. Mi sembra dunque più verosimile che si tratti di schizofrenia. (K. Jaspers, 1922)

34 Schizofrenia Sintomi caratteristici: due (o più) dei sintomi seguenti, ciascuno presente per un periodo di tempo significativo durante un periodo di un mese (o meno se trattati con successo): 1) deliri 2) allucinazioni 3) eloquio disorganizzato 4) Comportamento disorganizzato o catatonico 5) sintomi negativi (ad esempio, appiattimento dell affettività o abulia) (DSM-IV-TR )

35 L evoluzione artistica (1) Come il processo morboso di Van Gogh, così anche il suo desiderio di dipingere e la qualità della sua produzione artistica evolvono col trascorrere del tempo. Dal 1880, anno in cui Vincent comincia a Dal 1880, anno in cui Vincent comincia a dedicarsi seriamente all arte, fino all inizio del 1887, i suoi studi, prevalentemente nature morte, fiori e scene tratte dal mondo contadino, si ricollegano all influsso del naturalismo e poi dell impressionismo.

36 L evoluzione artistica (2) Van Gogh, L Angelus, 1880 Van Gogh, Mangiatori di patate, 1885

37 L evoluzione artistica (3) Intorno alla metà del 1887 lo stile pittorico comincia a cambiare: l originalità del tratto si esprime con il procedimento della pennellata che scompone l unità del quadro, creando l impressione di un incontro tra l immagine e l essenza stessa degli oggetti rappresentati, anche se la composizione nel complesso resta equilibrata.

38 L evoluzione artistica (4) Van Gogh, Ristorante La Siréne a Asnières, 1887 Van Gogh, Autoritratto, 1887

39 L evoluzione artistica (5) Nell estate 1888, anno che segna anche l inizio della malattia, Van Gogh comincia a sentire in sé un vero e proprio furore creativo. Il pittore scrive: Ho un sacco di idee per nuovi quadri Vorrei dipingere uomini e donne con un non so che di eterno, di cui una volta era simbolo l aureola, e che noi cerchiamo di rendere con lo stesso raggiare, con la vibrazione dei colori In questo momento ho per il lavoro una lucidità o un accecamento da innamorato.

40 L evoluzione artistica (6) Le pennellate vengono giù una dopo l altra. Le idee si affollano nella mente. Il colore viene usato in modo più arbitrario, si fa più violento, più passionale, più intenso. Vincent scrive: Esprimere l amore di due innamorati Vincent scrive: Esprimere l amore di due innamorati con l unione di due colori complementari. Esprimere il pensiero di una mente con il raggiare di un tono chiaro sul fondo più scuro. Esprimere la speranza con le stelle. L ardore di un essere con la luce di tramonto. Le terribili passioni umane con il verde e il rosso.

41 L evoluzione artistica (7) Van Gogh, La camera da letto di Vincent ad Arles (1888) Van Gogh, Caffè di notte, Place Lamartine, Arles (1888)

42 L evoluzione artistica (8) Van Gogh, Terrazza del caffè, la sera, 1888 Van Gogh, Dodici girasoli, 1888

43 L evoluzione artistica (9) Van Gogh, Notte stellata sul Reno, 1888 Van Gogh, Il seminatore, 1888

44 L evoluzione artistica (10) Tra il 1889 e il 1890, dopo la prima grande crisi psicotica del dicembre 1888, l attività pittorica di Van Gogh è molto produttiva, ma anche significativa del cambiamento psichico che l artista sta attraversando. Aumenta il dinamismo del tratto. La superficie pittorica si dissolve in pennellate di linee, semicerchi, figure tortuose, spirali, angoli.

45 L evoluzione artistica (11) Le tele si riempiono di movimento inquietante. La terra dei paesaggi pare vivere, si solleva e si abbassa in onde, gli alberi sono come fiamme, tutto si torce e si tormenta, il cielo palpita. I colori ardono, si fanno sempre più crudi e stridenti. Aumentano le deformazioni: camini sbilenchi, pareti inclinate, teste distorte.

46 L evoluzione artistica (12) Van Gogh, Autoritratto, 1889 Van Gogh, Autoritratto, 1889

47 L evoluzione artistica (13) Van Gogh, Notte stellata, 1889 Van Gogh, Campo di grano dietro l ospedale S. Paul con mietitore, 1889

48 L evoluzione artistica (14) Van Gogh, Campo di grano con cipressi, 1889 Van Gogh, Cascinali a Cordeville,1890

49 L evoluzione artistica (15) Nella primavera 1890, con lo stabilirsi della regolarità della malattia che porta frequenti e ripetute crisi, anche la pennellata comincia a impoverirsi e a riempirsi d incertezza e agitazione. I tratti si fanno indifferenziati, le linee caos, la tecnica più grossolana. I colori diventano più brutali e sfociano nella devastazione, nel terrore e nella disperazione. L ultimo quadro che dipinge nel 1890, poco prima di morire, Campo di grano con corvi, sembra un grido di dolore e solitudine.

50 L evoluzione artistica (16) Ciò che si incarna non è la tecnica acquisita, ma l esperienza vissuta di una personalità in sfacelo. (K. Jaspers, 1922)

51 L evoluzione artistica (17) Van Gogh, Campo di grano con corvi, 1890

52 Artista o folle? (1) Se confrontiamo l evolversi della produzione artistica di Van Gogh con il decorso della sua psicosi, notiamo che esse coincidono: - nello stadio preliminare del processo morboso il desiderio di dipingere e la qualità delle opere aumentano; - dopo l accesso acuto della malattia essi diminuiscono; - all instaurarsi della stabilità della psicosi, essi tornano con una passione, sì diversa, ma anche più intensa.

53 Artista o folle? (2) Ciò rende verosimile l ipotesi secondo cui la psicosi rappresenta per il genio una condizione per la produzione delle sue opere. Ma si può obiettare che non tutti i grandi geni presentano questi tratti e che con ciò non abbiamo affermato niente di nuovo: fin dai tempi di Lombroso si sapeva che ogni eccitazione del sistema nervoso contribuisce, nei soggetti dotati, alla creazione artistica. Jaspers allora spiega meglio il concetto.

54 Artista o folle? (3) La schizofrenia non è creativa di per sé: infatti ci sono pochi schizofrenici come Van Gogh. La personalità, il talento preesistono alla malattia, ma non hanno la stessa potenza. In queste personalità la schizofrenia è la condizione possibile perché si aprano queste profondità [ ] La schizofrenia non può essere creativa senza la conquista di una tecnica pittorica, senza una completa padronanza artistica come quella che Van Gogh acquisì in quasi dieci anni di lavoro [ ] La follia non gli porterà nemmeno niente di assolutamente nuovo, ma sosterrà forze già esistenti. Essa fa nascere dal telos originario qualcosa che altrimenti non avrebbe visto la luce. (K. Jaspers, 1922)

55 Artista o folle? (4) I quadri di Van Gogh non risultano più comprensibili se gli si appiccica l etichetta di schizofrenico. (K. Jaspers, 1922)

56 Artista o folle? (5) Bisogna considerare la follia al di là delle classificazioni nosografiche, ossia nella sua essenza. L arte svela l essenza della follia. Disasconde la verità delle cose. Mostra l invisibile nel visibile. Dalle opere di Van Gogh apprendiamo che i contrari spesso si congiungono, che un valore positivo lo si acquista a prezzo di uno negativo e che forse l esperienza spirituale più profonda non è possibile che nell istante in cui l anima, troppo dischiusa, cade in rovina.

57 Artista o folle? (6) Così come la perla nasce dal difetto della conchiglia, la schizofrenia può far nascere opere incomparabili. E come non si pensa alla malattia della conchiglia ammirandone la perla, così di fronte alla forza vitale di un opera non pensiamo alla schizofrenia che forse era condizione della sua nascita. (K. Jaspers, 1922)

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