Mostre-Proiezioni-Multivisioni-Lettura Portfolio-Seminari-Editoria-Concorsi-Workshop

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1 Comunicato Stampa FESTIVAL FOTOGRAFICO EUROPEO 2014 EUROPEAN PHOTOGRAPHIC FESTIVAL 2014 La fotografia d autore per unire genti, culture e generazioni d Europa. 18 ottobre novembre 2014 Inaugurazione - su invito: venerdì 17 ottobre 2014 ore 19 Catalogo in mostra Mostre-Proiezioni-Multivisioni-Lettura Portfolio-Seminari-Editoria-Concorsi-Workshop L iniziativa, ideata dall Afi-Archivio Fotografico Italiano, con il patrocinio dell Amministrazione comunale di Busto Arsizio e dei comuni di Castellanza, Gorla Maggiore, Olgiate Olona, Samarate, Legnano della Provincia di Varese, dell Agenzia del Turismo della Provincia di Varese, della Provincia di Milano Casa delle Culture nel Mondo, Ester Produzioni, con il sostegno tecnologico di EPSON Italia, in collaborazione con la rivista FOTOCult e con un estesa varietà di associazioni, scuole e realtà private, nasce con l intento di porsi tra le realtà più rilevanti nel panorama fotografico nazionale, proponendo un percorso visivo articolato, che vuole essere un opportunità riflessiva e interpretativa, con un approccio progettuale che abbraccia il territorio suggerendo itinerari costruttivi. Il Festival da quest anno si allarga anche nel territorio di Milano, in spazi pubblici e privati, per allacciare un dialogo con la metropoli lombarda, innescando una sinergia di intenti che si manifestano nella scoperta di luoghi e preziosità, mettendo al centro la cultura e la creatività visiva, attraverso la fotografia d autore. Una sorta di fabbrica culturale, che si apre all Europa, dialogando con i popoli mediante l arte dello sguardo, mettendo a fuoco le aspirazioni, i linguaggi e l inventiva di artisti provenienti da diverse esperienze. Un progetto che vuole avvalorare come la cultura funga da catalizzatore di energie tra i popoli, agganciandosi a nuove prospettive di crescita e dialogo tra le generazioni che, salvati dalla bellezza, dall impegno sociale, dallo studio e dalla voglia di abbattere le frontiere, si ritrovano in un percorso comune di crescita e di responsabilità collettiva. Grandi autori divengono il faro per i giovani emergenti, in un confronto dialettico teso a stimolare dibattiti e ragionamenti, attorno a temi d attualità, di storia, d arte e di ricerca. La fotografia torna protagonista a Busto Arsizio, nella valle Olona e lungo l asse del Sempione, con un evento che prevede circa 40 mostre nel territorio, seminari, workshop, proiezioni, multivisioni, cinema e musica, letture dei portfolio, presentazione di libri, concorsi, lezioni magistrali. Una proposta ideata per attrarre un folto pubblico da diversi luoghi, anche dall estero, proponendo un percorso visivo che si dirama dalla fotografia storica al reportage d autore, dalla fotografia d arte alle ricerche creative, al territorio, che merita considerazione. L asse del Sempione, che mette in comunicazione Milano, la vicina Svizzera e la Francia, in un susseguirsi di paesaggi inebrianti, dalle Prealpi Varesine al Lago Maggiore, apprezzati da un turismo internazionale, e quindi occasione per un lieto soggiorno per quanti, partecipando all evento si fermeranno più giorni nel territorio. Non la consueta rassegna, ma un progetto articolato che interesserà molti luoghi tra spazi pubblici e privati, gallerie, librerie, studi di architettura, atelier d arte e ville. Per rendere maggiormente rilevante l evento, si sono unite diverse realtà culturali e formative predisponendo progetti che interesseranno diverse fasce di età di studenti e cittadini. In sintesi, menzioniamo i comuni, i collaborator, i partner e le scuole che hanno aderito con interesse alla realizzazione dell iniziativa: FOTO Cult, Fondazione Bandera per l Arte, Istituto Italiano di Fotografia, Liceo Artistico Paolo Candiani, Liceo Scientifico Arturo Tosi, PigrecoLAB, Caccia Cornici, Centro Giovanile STOA, Associazione Christian Onlus, Spazio Arte C. Farioli, Bubola e Naibo, Punto Marte Editore, mc2gallery Milano, Malpensa Fiere, Fondazione Torre Colombera, Andreella Photo, Casa delle Culture del Mondo di Milano/Provincia di Milano, Showroom Tante Cose, Volpe Image, Ester Produzioni; Fondazione 3M, Camera di Commercio di Varese, Comunità Giovanile Busto Arsizio, Biblioteca Sormani Milano, Ass.ne Bianca Garavaglia, She Likes Winter, Malpensa Fiere, Prov di VA Turismo, NRDC-ITA, Hf Distribuzione, Il Cantuccio, Libreria Boragno, Parco del Ticino, Gobbo Allestimenti, Associazione Culturale Plana.

2 Esposizioni a Busto Arsizio vari spazi: 18 OTTOBRE 23 NOVEMBRE 2014 GIOVANNI VERGA SCRITTORE E FOTOGRAFO PALAZZO MARLIANI CICOGNA P.ZZA VITTORIO EMANULE II BUSTO ARSIZIO (VA) MOSTRA REALIZZATA GRAZIE AL CONTRIBUTO DELLA FONDAZIONE 3M A CURA DI ROBERTO MUTTI ORARI DI VISITA: DAL MARTEDI AL SABATO: / DOMENICA INGRESSO LIBERO ACCESSO FACILITATO AI DISABILI Potrà forse apparire sorprendente che lo scrittore Giovanni Verga, uno dei padri del Verismo, fosse anche un appassionato fotografo. Proprio come i suoi amici Capuana e De Roberto (e come Émile Zola in Francia o Jack London in Inghilterra), Verga ribadiva lo stretto rapporto che lega letteratura e fotografia. Per quanto la scoperta delle lastre su cui lo scrittore siciliano aveva impresso le sue immagini risalga al 1970, la conoscenza delle sue fotografie è poco nota presso il grande pubblico, una carenza che questa mostra tenta di colmare. Sono presentate più di venti immagini che provengono dall archivio del Centro di documentazione 3M: non si tratta di fotografie originali perché queste sono inspiegabilmente andate perdute, ma di stampe recenti ricavate indirettamente dalle lastre verghiate che, date le loro precarie condizioni, sono troppo delicate per essere maneggiate. Erano infatti conservate in scatole abbandonate in un armadio e alcune di queste lastre (tutte in vetro) hanno subito danni alle emulsioni che in qualche caso si sono addirittura parzialmente distaccate per colpa dell umidità o sono state addirittura accidentalmente rotte. Autore attivo a cavallo fra la fine dell Ottocento e i primi anni del Novecento, Verga non era sempre ineccepibile dal punto di vista tecnico, tanto da lamentarsi quando i risultati non gli apparivano soddisfacenti, ma è anche un fotografo efficace e immediato che si dedica con ugual interesse al paesaggio come al ritratto. La Sicilia è spesso presente nelle sue visioni delle campagne come in quelle urbane, con evidenti analogie letterarie con quanto lo stesso autore descriveva nelle pagine scritte. Ancora più ampia è la produzione di ritratti ed è curioso notare che, accanto ai numerosi parenti ed amici, compaiono spesso in queste immagini fattori, contadini, massari, cameriere e tutta una gran quantità di uomini e donne semplici che evidentemente non animavano solo i romanzi e le novelle di Giovanni Verga. Talvolta tutti costoro vengono ripresi nel loro ambiente, in altri casi in luoghi, come un terrazzino della sua casa catanese, che lo scrittore fotografo prediligeva per allestire i suoi set che, quando non utilizzavano i muri decorati, prevedevano come fondale un semplice telo. Le posture, gli abiti, lo stesso modo di ripresa sono ora per noi indizi importanti capaci di dirci molto dello stile di vita, dell estetica e della storia del tempo. Roberto Mutti Nel 1966 nell'abitazione catanese di Giovanni Verga, in Via S. Anna 8, al centro di Catania, furono ritrovati ben 448 negativi fotografici lastre in vetro e 121 fotogrammi in celluloide - impressi dallo scrittore a partire dal I negativi, restaurati e sviluppati dal medesimo scopritore il Prof. Giovanni Garra Agosta in collaborazione con la società 3M, ritraggono in parte parenti, domestici, amici, molti dei quali esponenti culturali del suo tempo, quali Luigi Capuana, Federico De Roberto, Eleonora Duse, gli editori Emilio e Giuseppe Treves, e molti altri. Molti di essi tuttavia raffigurano anche paesaggi, scorci di case anche umili, e le vie di paesi come Vizzini, Scordia e Licodia Eubea completamente svuotate di gente, forse al lavoro nei campi, che rimandano a quel senso di mondo fermo e immutabile che si respira nei racconti verghiani. Ma ritraggono anche l'ambiente rurale delle sue proprietà fondiarie, con i suoi uomini di fiducia ed i suoi braccianti, dalla figura umile e col volto ruvido, segnato dal sole e dalla fatica. Emergono insomma da queste foto non solo quegli scenari naturali e domestici, ma anche quegli uomini e quelle donne che dovettero certamente servire da modelli ideali, perlomeno in alcuni loro tratti, per le sue opere letterarie appartenenti alla fase verista, dalla raccolta di novelle Vita dei campi, pubblicata nel due anni dopo l'inizio ufficiale della sua attività di fotografo - ai romanzi I Malavoglia e Mastro don Gesualdo.

3 18 OTTOBRE 23 NOVEMBRE 2014 PALAZZO MARLIANI CICOGNA P.ZZA VITTORIO EMANULE II BUSTO ARSIZIO (VA) VALERIO BISPURI ENCERRADOS - TRAVEL TO SOUTH AMERICAN JAILS ORARI DI VISITA: DAL MARTEDI AL SABATO: / DOMENICA BIGLIETTO CUMULATIVO 6 ACCESSO FACILITATO AI DISABILI Per quasi dieci anni ho seguito la situazione delle carceri nel continente sudamericano. Un'immersione in un mondo che all'inizio sembrava "diverso", complicato, fatto spesso di violenze e soprusi. Con il tempo però ho scoperto invece come i detenuti tentino sempre di creare un loro spazio, molto simile a quello che avevano fuori le sbarre e fanno di tutto per mantenere una loro dignità. Le carceri sono un riflesso della società, uno specchio di quello che succede in un paese, nei piccoli drammi e nelle grandi crisi economiche e sociali. La prigione è una comunità, un non luogo in cui però si vive ogni giorno con ritmi e spazi precisi e per "difendersi" i detenuti sono costretti a tentare di ricostruire le proprie abitudini, anche in condizione spesso al limite dell'umano. Una realtà in molti casi estremamente difficile, soprattutto a causa del sovraffollamento e della violenza che ne consegue, della droga e della gestione del potere all'interno del carcere. In Brasile pur avendo i permessi per entrare a fotografare il direttore ha dovuto chiedere l'autorizzazione ha un gruppo di "comando" che gestiva completamente il carcere. In Venezuela c'era una parete di una prigione trivellata di proiettili e le guardie mi spiegavano che i detenuti sparavano per festeggiare uno di loro che usciva. Altri mostravano con aria di sfida i loro coltelli e chi non era armato diventava una sorta di schiavo. Nella Penitenceria di Santiago del Chile invece nell'ora d'aria i detenuti esasperati dal sovraffollamento e dalla condivisione spesso di un solo bagno per oltre 50 persone, scaricano l'energia accumulata facendo dei veri e propri duelli con spadoni ricavati dai vecchi tubi della struttura. Le regole dentro i carceri sono le stesse che fuori, chi ha più soldi gestisce, chi ha più potere comanda. A volte si formano bande che si scannano tra loro, ma nel quotidiano ci sono anche tanti momenti di pausa dove si gioca a pallone, si scherza, per le donne ci si trucca come per uscire... Il filo conduttore che ha legato tutto il lavoro è stato il desiderio di scoprire ogni paese del Sud america singolarmente e in un contesto globale. Sono voluto entrare nella profondità del contesto carcerario non tanto per denunciare una situazione spesso al limite della sopravvivenza, ma per raccontare cosa ancora unisce e divide oggi il Sud America. Ho girato per 74 carceri sudamericane, maschili e femminili (Ecuador, Perù, Bolivia, Argentina, Cile, Uruguay, Brasile, Colombia e Venezuela), sono entrato in contatto con denetuti e guardie, con la paura e la rabbia, con la speranza e la sfiducia. Alcuni detenuti mi hanno visto come una possibilità o semplicemente un diversivo, altri con invidia, altri ancora con disprezzo perchè pensavano che ero lì solo per vendere le foto della loro vita richiusa. Ogni carcere è stato un modo per raccontare un continente da dentro e da fuori, scoprendone anche luci lì dove tutto sembra spento e il riflesso della violenza e dalla vitalità si contrappongono in un unico segmento cha e poi la storia del Sud America. Valerio Bispuri è nato a Roma nel Laureato in lettere presso l'università "La Sapienza" ha poi ho conseguito un Master in giornalismo presso "L'istituto di comunicazione" di Roma. Fotoreporter professionista dal 2001, collabora con numerose riviste italiane e straniere. Per dieci si è occupato di un lungo progetto sulle carceri del Sudamerica. Un viaggio che lo ha portato ha visitare 74 prigioni di tutti i paesi del continente sudamericano. Un reportage che è stato esposto al Visa pour l'image a Perpignan nel 2011, al Palazzo delle Esposizioni a Roma, presso l'università di Ginevra, al festival di fotografia di Berlino. Nel 2013 ha terminato un progetto durato 8 anni per denunciare la diffusione del consumo di Paco, una droga a basso costo che sta uccidendo migliaia di adolescenti e bambini nei sobborghi delle metropoli sudamericane. Numerosi sono i premi vinti: il Sony World Photography Awards 2013, il premio del pubblico al Days Japan Award 2013, il Poy Editing Magazine nel 2014 e il Poy latinoamericano 2011 (menzione speciale). In Italia è rappresentato da Echo Photo Agency 18 OTTOBRE 23 NOVEMBRE 2014 PIERGIORGIO BRANZI PARIS SIMILITUDE PALAZZO MARLIANI CICOGNA P.ZZA VITTORIO EMANULE II BUSTO ARSIZIO (VA) ORARI DI VISITA: DAL MARTEDI AL SABATO: / BIGLIETTO CUMULATIVO 6 ACCESSO FACILITATO AI DISABILI C è un verbo francese, flaner, che ci offre un consiglio prezioso per apprezzare una città. Il dizionarietto Collins precisa che indica andare zonzo, gironzolare, bighellonare, e chi pratica questo comportamento è da definirsi ozioso, perdigiorno, girandolone.

4 Detto in termini benevoli, e più sinceri, sta ad indicare una delle condizioni esistenziali più gradevoli che si possa immaginare, e la più adatta e corretta per godersi la capitale di Francia. E tempo di riconoscere che anche le città hanno un sesso. Ci sono città maschio e altre femmina. Londra, ad esempio, appartiene alla prima categoria. Carattere severo, socialmente consolidata, gerarchicamente ordinata. Da secoli ha insegnato come rivestire i militari con abiti comodi ma eleganti, rutilanti per i gradi più alti; Esercito della Salvezza e <Boys Scout compresi (perfino l impermeabile Burberry, nella sua immutabilità, lo si può considerare una divisa civile). Riconosciamolo, passeggiando per Londra si avverte un diffuso odore di caserma. Forse anche per questo è una città che piace molto alle donne, da sempre tutt altro che refrattarie al fascino delle uniformi. Parigi, al contrario, è inequivocabilmente femmina. Volubile signora dalla dubbia età, ora bambina cresciuta, ora anziana dalle rughe stirate. Fa di tutto per piacere, per essere ammirata e rimirata, e assecondarti in quello che da lei puoi attendere e vorresti avere. Arte e letteratura ti accompagnano ad ogni passo, e rimangono i tratti somatici del suo volto. Piumaggi e orpelli, fronzoli e dorature, leggerezza ed effimera apparenza ne segnano l inimitabile charme. Città senza tempo, dalle soglie degli antiquari agli innumerevoli mercatini periferici, rigurgita del più disparato campionario delle superflue scorie del decoro borghese; sillabe e lettere cadute dalle pagine del gran libro della sua grandeur. La risacca della storia si compiace di lasciare sulla battigia detriti e conchiglie. le meno importanti forse, ma più rivelatrici della corrente che le ha trascinate. Perenne il teatro dei Boulevards, dove sul palcoscenico dei Bistrò, di qua e al di là dei cristalli d acquario, clienti e passanti si sbirciano distratti. Sguardi furtivi, ammiccanti o compiacenti, nobili o tragici che siano, riescono a non farci comunque capire chi sia attore e chi spettatore. Intercettare anche quegli sguardi fugaci, in un rapporto di repulsione o di empatia: una frazione di secondo che non si ripeterà più, è certo, ma che può rimanere trascritta, indelebile, nella memoria o sul supporto sensibile della pellicola. E strascicare i piedi lungo i marciapiedi di quella invenzione letteraria che si chiama Parigi, per un fotografo è pur sempre sentirsi vampiro in una macelleria. Ma Parigi in realtà non esiste, è tutto ed il contrario di tutto, un luogo comune sognato da lontano, una accattivante invenzione, un miraggio, un sortilegio, la similitudine di se stessa appunto. E da sempre come vuoi che sia, ci trovi quello che cercavi di trovare. La puoi rovistare come la tua tasca e non scoprirai mai come è, e qual è quella vera: come una femmina appunto, della quale ti resterà sempre il desiderio di conoscerne compiutamente la natura profonda, anche se al tuo fianco da tutta una vita. Colui che non seguisse il consiglio e l attraversasse a passo veloce perderebbe tutto questo. Perderebbe il fascino eccitante di una costante sorpresa. Piergiorgio Branzi Piergiorgio Branzi, fiorentino (1928) comincia a fotografare negli anni cinquanta ottenendo immediata notorietà in Italia e all estero. Delle diverse anime della fotografia italiana, incarna quella più colta, più europea. Tra i primi a cogliere la modernità dei grandi modelli stranieri, francesi e americani e a sperimentare l uso del nero profondo nella stampa, Branzi diventa un innovatore dei codici linguistici della fotografia: le sue immagini aprono un capitolo nuovo nel panorama della fotografia italiana, identificato come realismo-formalista. Personaggi e volti colti con sottile sarcasmo segnato da una vena surreale, in equilibrio tra un lirismo sommesso e una vivida caratterizzazione psicologica. L immagine definitiva, rigorosamente bilanciata nelle coordinate magiche della composizione è per Branzi il prodotto di previsioni, di riflessioni, di aggiustamenti di tono e di tagli in camera oscura, di equilibrio formale e momento decisivo nella ripresa. I volti dei personaggi, colti dal suo obiettivo con ironia o tragica delicatezza, tendono a raggiungere valenza esistenziale e simbolica, dove spesso lo stupore prevale sull empatia: divengono icone, maschere di una umanità lontana, tragica e pagana, misera e ingenua. Partecipa alla intensa e innovativa esperienza dell editoria giornalistica del dopoguerra, collabora attivamente all esperienza de Il Mondo di Pannunzio, registrando con le sue immagini la nascita convulsa della società di massa, il formalismo nei comportamenti della nuova borghesia, il graduale processo di omologazione consumistica. Verso la fine degli anni cinquanta Piergiorgio Branzi, dopo aver abbandonato gli studi di giurisprudenza, rallenta l attività fotografica cercando uno sbocco nel giornalismo scritto. All inizio degli anni sessanta è assunto dalla RAI. Nel 1962 il Direttore del Telegiornale, Enzo Biagi, lo invia a Mosca, quale primo corrispondente televisivo occidentale nella capitale sovietica. Sono gli anni caldi della guerra fredda, la

5 costruzione del muro a Berlino, la crisi di Cuba. Rimarrà a Mosca quattro anni, una lunga convivenza, resa possibile dal primo disgelo Kruscioviano, e che gli suggerisce di riprendere in mano la macchina fotografica per fermare e raccogliere situazioni, luoghi, volti, frammenti di quotidianità. Appunti di un diario visivo che apriranno uno spiraglio su atteggiamenti e comportamenti degli abitanti della capitale sovietica. Nel 1966 lascia Mosca per assumere l incarico di corrispondente da Parigi. Dopo il maggio 1968, rientra a Roma come commentatore e inviato speciale del Telegiornale. Realizza inchieste e documentari in Europa, Asia, Africa. Dopo l esperienza moscovita lascia la fotografia sperimentando la pittura e l incisione. Riprende a fotografare a metà degli anni novanta per una rivisitazione dei luoghi pasoliniani. In questi ultimi tempi la città di Parigi, spogliata di miti artistici, letterari e filosofici, è al centro della ricerca di Branzi, che ne capta umori ed inquietudini, seguendo, come sempre, il proprio istinto e quella capacità di ascoltare ed essere in empatia con il personaggio che si trova di fronte al suo obiettivo. Dal 2007 sperimenta le possibilità della tecnica digitale, nella consapevolezza che attraverso la sua insita utopia di democratizzazione possa, e debba aprire un cambiamento epocale, un giro di boa e di rotta nella pratica e nel codice linguistico del fare fotografia. Numerose mostre personali delle sue immagini sono state ospitate in Gallerie private, Musei, Istituzioni pubbliche. 18 OTTOBRE 23 NOVEMBRE 2014 ELENA CHERNYSHOVA DAYS OF NIGHT NIGHT OF DAY THE DAILY LIFE OF A CITY ON THE NORTH OF THE POLAR CIRCLE THE DOCUMENTARY WAS SUPPORTED BY THE LAGARDÈRE FOUNDATION GRANT FOR PHOTOGRAPHY. PALAZZO MARLIANI CICOGNA P.ZZA VITTORIO EMANULE II BUSTO ARSIZIO (VA) ORARI DI VISITA: DAL MARTEDI AL SABATO: / BIGLIETTO CUMULATIVO 6 ACCESSO FACILITATO AI DISABILI "Giorni di notte e notti di giorno" La vita quotidiana di una città a nord del Circolo Polare Artico. Reportage fotografico patrocinato e sostenuto della fondazione Lagardère per la fotografia. Un reportage sulla vita quotidiana de gli abitanti di Norlisk, la più grande città mineraria situata a Nord del Circolo Polare, nella Russia settentrionale con una popolazione di più di abitanti. Nessun' altra citta è più grande sopra il Circolo Polare Artico in tutto il mondo. Il progetto si propone di indagare sull'adattamento dell'uomo a delle condizioni climatiche estremamente disagiate, che significa isolamento, in un contesto difficile sotto il punto di vista ambientale, che costituisce un disastro ecologico. La città, le sue miniere e gli stabilimenti metallurgici sono stati costruiti dai prigionieri del Gulag che sono il 60% della popolazione attuale che è totalmente coinvolta nel processo industriale di questo enorme complesso. Norilsk è la settima città più "inquinata" del mondo. La temperatura media dell anno varia dai 10 gradi in estate ai meno 55 gradi in inverno. E 'anche una delle dieci città più inquinate del mondo. 2 milioni di tonnellate di gas all' anno dispersi nell'atmosfera, ettari di tundra morta nel raggio di 30 km, l'aspettativa di vita è di 10 anni inferiore rispetto alle altre regioni della Russia. Metalli preziosi, minerali e ingenti giacimenti, fanno della regione una fonte globale predominante di prodotti come nichel, cobalto, platino e palladio. Norlisk mantiene il più grande complesso metallurgico e minerario nel world Norlisk fondato nel 1935 e fino al 1956 è stato gestito come un Gulag sovietico. In 20 anni circa prigionieri hanno lavorato in quei luoghi in condizioni di freddo intenso, soffrendo la fame, e costretti a costruire le miniere, le fabbriche e la città stessa.! Una città praticamente sempre sotto zero e coperta di neve per giorni l'anno. Sono frequenti terribili tempeste di neve molto violente e deve sopportare la notte polare da Novembre a metà Gennaio, quando il sole non sorge affatto sopra l'orizzonte e si resta nella notte buia per oltre due mesi l anno. Elena Chernyshova è una fotografa documentarista Russa che vive in Francia. E 'nata nel 1981 a Mosca URSS ( Unione Sovietica ) E' un ' autodidatta fotografa che ha sviluppato una passione per questo linguaggio visivo durante i suoi

6 studi in accademia di architettura. Dopo 2 anni di lavoro come architetto, Elena lascia il suo lavoro e pedala, con Gael de Cevoisier, da Tolosa a Vladivostok e viceversa : chilometri, 26 paesi, giorni di esperienze culturali, umane molto impegnative e molto toccanti. Il viaggio l'ha portata a decidere di diventare una fotografa. La fotografia per lei è un modo per indagare la vita quotidiana di gruppi diversificati e svariate comunità nel contesto del loro ambiente, insieme ai loro cambiamenti politici ed economici. Il suo lavoro è mirato a visualizzare l'impatto di certe condizioni ambientali e sociali delle popolazioni, indagando adattamenti e stili di vita. Nel 2011, Elena ha ricevuto il patrocinio e la sovvenzione dalla Fondazione Lagardère per creare questo importante ricerca. Il lavoro di Elena è stato pubblicato dal National Geographic, da Le Monde, da International Days Japan, dal Magazine A / R, dal Newsweek Russia, e da Ecologia e Vita. Premi : World Press Photo 2014, prestigiosi premi da parte delle autorita' Giapponesi e molti altri riconoscimenti. 18 OTTOBRE 23 NOVEMBRE 2014 SUSANNA MAJURI STATEMENT COURTESY MC2GALLERY PALAZZO MARLIANI CICOGNA P.ZZA VITTORIO EMANULE II BUSTO ARSIZIO (VA) ORARI DI VISITA: DAL MARTEDI AL SABATO: / DOMENICA BIGLIETTO CUMULATIVO 6 ACCESSO FACILITATO AI DISABILI Susanna Majuri (Helsinki, 1978) è un artista fotografa che fa parte di quel prolifico gruppo di artisti che va sotto il nome di Helsinki School, nata nell ambito dell Università di Art & Design di Helsinki e promossa dalla Gallery TAIK di Helsinki/Berlino. Quelle di Susanna Majuri sono immagini che rimandano alle fiabe del nord. Susanna rappresenta il suo mondo e la sua cultura completamente immersa in quelli che sono gli elementi naturali della sua terra: la luce e l acqua. In Nord Europa, i paesaggi hanno atmosfere e colori unici e la Natura è una forza davvero presente e ancestrale, che domina tutto. Si capisce perché il paesaggio influenzi gli artisti nel loro fare arte, in modo diverso. Come scriveva Van Gogh nel suo periodo di Arles «La natura di questo paesaggio meridionale non può essere resa con precisione con la tavolozza di un Mauve, per esempio, che appartiene al Nord e che è un maestro e rimane un maestro del grigio. La tavolozza di oggi è assolutamente colorata: celeste, arancione rosa, vermiglio, giallo vivissimo, verde chiaro, il rosso trasparente del vino, violetto. Ma, pur giocando con tutti questi colori, si finisce con il creare la calma, l'armonia». Allo stesso modo, Susanna Majuri ci mostra attraverso gli elementi e i colori della sua Homeland, la sua Madre Patria, la sua Terra come un paesaggio onirico, in cui queste figure di donne immerse nell acqua vivono mondi in bilico tra il sogno e l incubo. Potremmo definirli degli acquari umani dei sentimenti, davanti ai quali ci troviamo come inermi spettatori. Donne che sembrano imprigionate in mondi dai quali è impossibile fuggire. L effetto liquido, esalta il senso di ricordo o di finestra su mondi lontani o paralleli, così lontani eppure così vicini da poter essere sfiorati, se solo avessimo il coraggio di allungare una mano per infrangere quella sottile parete trasparente che sembra poterci inghiottire da un momento all altro. Piacere e paura, angoscia e dolcezza si mescolano, eco di storie lontane che tuttavia appartengono al nostro immaginario e dal quale, per quanto resistiamo, siamo curiosi si sapere che fine faranno queste fanciulle, in armonia o in lotta con una natura selvaggia e famigliare allo stesso tempo, protagoniste o vittime di un ineluttabile Destino, proprio delle leggende. Vecchie storie da raccontare d inverno, davanti ad un camino, che rimandano alla propria casa lontana, immaginata e desiderata ma ricca di quel mistero e di quella forza sovrannaturale che rende le storie di Susanna dei bellissimi e inquietanti sogni ad occhi aperti.

7 18 OTTOBRE 23 NOVEMBRE 2014 ERICA EVELIINA NYHOLM A ROOM OF ONE S OWN COURTESY MC2GALLERY PALAZZO MARLIANI CICOGNA P.ZZA VITTORIO EMANULE II BUSTO ARSIZIO (VA) ORARI DI VISITA: DAL MARTEDI AL SABATO: / DOMENICA BIGLIETTO CUMULATIVO 6 ACCESSO FACILITATO AI DISABILI I paesaggi e le luci tipiche del Nord Europa e gli scenari familiari incorniciano desideri di auto-riflessione mettendo al centro del suo interesse il Tempo, inteso come periodo di crescita, di scoperte e di relazioni inter-familiari che si tramandano di generazione in generazione. Erica indaga Il concetto di Tempo che passa non solo in senso cronologico, bensì come concetto di vivere, in relazione con gli altri, creando idealmente un ponte generazionale tra passato e presente, tra ricordi, allusioni e storie personali che, forse, appartengono un po a tutti noi. Erica Nyholm, classe 1982, giovane fotografa finlandese già segnalata tra i Jeune Talents all'edizione di Paris Photo nel 2012 vive e lavora a Helsinki. Ha frequentato un master in fotografia all University School of Art an Design di Helsinki e corsi post laurea in varie parti del mondo, tra cui Seoul e Turchia. Ha esposto i suoi lavori in diversi Paesi, ottenendo lusinghieri consensi, che l hanno proiettata a livello internazionale. Sue immagini fanno parte di collezioni private e pubbliche. 18 OTTOBRE 23 NOVEMBRE 2014 ERMINIO ANNUNZI DI ALBERI, DI TEMPO E DI SOGNI PALAZZO MARLIANI CICOGNA P.ZZA VITTORIO EMANULE II BUSTO ARSIZIO (VA) ORARI DI VISITA: DAL MARTEDI AL SABATO: / DOMENICA BIGLIETTO CUMULATIVO 6 ACCESSO FACILITATO AI DISABILI Queste fotografie di Erminio Annunzi hanno molto in comune con gli alberi perché non solo li rappresentano ma, proprio come loro, hanno bisogno della luce e dell aria per esistere e svilupparsi mostrando così di essere una materia non inerte ma, al contrario, dotata di una vitalità per molti insospettata. Non è facile arrivare a questa conclusione ma seguire il fotografo nel suo percorso espressivo consente di comprenderne intimamente lo spirito che lo caratterizza. Già la scelta di realizzare delle immagini in bianconero di piccole dimensioni indica una volontà in controtendenza rispetto alla generale abitudine e proporre gigantografie, ma è proprio in tal modo che Annunzi intende catturare l attenzione dell osservatore indotto a sentire la necessità di avvicinarsi alla fotografia per apprezzarne tutte le caratteristiche sentendosi così parte di un vero e proprio coinvolgimento emotivo. Ci si trova, infatti, immersi in un atmosfera particolare ed è come se si ritornasse indietro nel tempo di fronte alla sensazione di meraviglia che nel passato i nostri avi provavano di fronte a un immagine fotografica. Già perché queste sono stampe realizzate a contatto, le cui caratteristiche tonalità brune, sono il frutto di una lunga esposizione alla luce e all aria prima del fissaggio impreziosito dal bagno al selenio. Il ricorso all antica tecnica dell annerimento non è un puro esercizio di stile ma corrisponde alla necessità di entrare in sintonia con i soggetti: per il fotografo, infatti, gli alberi sono testimoni del tempo e come tali non possono essere banalmente identificati solo con le loro forme ma per il moltissimo che sanno evocare. Erminio Annunzi alternando immagini singole ad altre in serie, giocando con le analogie e, più raramente, con i contrasti, crea una sequenza che della poesia possiede la delicatezza e soprattutto il ritmo. I pioppi con cui dà inizio al suo percorso sono custodi di una vera e proprio dimensione e l invito a scoprirla conduce alle miniature di un paesaggio toscano dove, sulla linea netta di un orizzonte lontano, altri alberi si stagliano eleganti. Quando tutto si presenta fin troppo sereno, ecco che il fotografo ci ricorda quanto i suoi soggetti possono identificarsi con la complessità della vita: i tronchi sorgono dalla terra come se fossero spinti da una forza interiore (infatti l immagine viene opportunamente intitolata Pensieri ) mentre un albero viene ripreso dal basso e si innalza biforcandosi verso il cielo così evocando le tante dualità che ci si presentano e fra cui dobbiamo scegliere perché l una esclude l altra. Da quel punto, infatti, le immagini si presentano in un cammino ricco di sorprese: i gelsi innalzano i loro rami come braccia protese mentre ai loro piedi si estende un intero campo di girasoli, la sagoma di un salice si distingue appena nella nebbia in cui è immersa la campagna, alcune querce isolate punteggiano il paesaggio, un ciliegio in fiore lo abbellisce. La terra brulica di vita mentre lassù nel cielo le nuvole disegnano strane forme immaginifiche. A unire dialetticamente questi due mondi, quello materiale dove affondano le radici e

8 quello etereo verso cui protendono i rami ci sono loro, gli alberi. Erminio Annunzi li pone al centro della sua e quindi nostra attenzione con un raffinato lavoro a togliere grazie al quale fa emergere la purezza, la distinzione, l eleganza che caratterizzano i suoi soggetti ma anche queste bellissime fotografie nelle quali gli alberi, più che essere rappresentati, sembrano vivere. Roberto Mutti Erminio Annunzi, nato a San Benedetto Del Tronto (AP) il 31 Luglio 1960, vive ad Assago in provincia di Milano. Dal 1987 si occupa con grande impegno di fotografia: REPORTAGE, PAESAGGIO, NATURA. Nel 1981 viene assunto presso AGFA GEVAERT, dove segue corsi di fotografia professionale; è stato responsabile del DEMO e TRAINING CENTER e dal 1996 al 2000 ha ricoperto il ruolo di responsabile della galleria fotografica AGFA. Nel periodo 1985/1990 ha collaborato con varie riviste italiane ed estere di natura a carattere divulgativo e scientifico ( Picus, Ethos, Piemonte Parchi ). Sue immagini sono apparse su libri e guide di natura (Appenninia, Guida ai Fontanili del sud Milano, Rapaci diurni e notturni della provincia di Piacenza). Inizia nel 1992 una collaborazione con l agenzia fotografica Daily for Press e per l agenzia Associated Press, occupandosi di fotografia sportiva e reportage; è grazie a queste collaborazioni che pubblica fotografie sulle maggiori testate giornalistiche italiane(corriere della Sera, Gazzetta dello Sport, la Voce, IL Giornale, La Repubblica). Nel 1996 riceve l incarico, da parte di AGFA e dell associazione GRANDI GIARDINI ITALIANI, di fotografare 15 ville e giardini tra i più belli d Italia; queste immagini hanno permesso di realizzare l archivio fotografico AGFA GRANDI GIARDINI ITALIANI. Dalle fotografie dell archivio è stata realizzata una mostra fotografica ed un libro dal titolo QUATTROCENTO ANNI DI GRANDI GIARDINI ITALIANI ; la mostra ha avuto carattere itinerante ed è stata esposta a ROMA, MODENA, BRESCIA, LERICI (SP), S. MARGHERITA LIGURE (GE) E MILANO Palazzo Reale. Dal lavoro sui giardini, sono stati realizzati articoli pubblicati su varie riviste ( Specchio, magazine della STAMPA Maggio 97, ANNA Giugno 97, CASE & COUNTRY Settembre 97, PRIMO PIANO magazine de IL GIORNO, LA NAZIONE, IL RESTO DEL CARLINO Marzo 98, AMICA Giugno 98, Guida TOURING I GIARDINI PRIVATI ITALIANI Maggio99. Parallelamente al lavoro professionale di fotografia corporate e reportage, ha portato avanti personali progetti sul paesaggio naturale ed urbano e sul reportage, questi lavori, oltre ad essere stati utilizzati per mostre personali e collettive esposte in Itali ed all estero sono stati utilizzati per articoli a carattere fotografico sui seguenti magazine: ZOOM Speciale FERRARI sett/ott 96, PROGRESSO FOTOGRAFICO ott. 96, dic/gen 96/97, Apr. 97, Feb. 98, Lug/Ago 98, GENTE di FOTOGRAFIA 98, Bell ITALIA speciale Monza sett 98, ZOOM nov/dic 98, Bell ITALIA speciale Chianti Gen 98, Bell ITALIA Ago 99, Il FOTOAMATORE magazine della FIAF, TUTTI FOTOGRAFI speciale BN 2005, GEO Germany Mag Stampa personalmente tutte le immagini che realizza sia a colori che in bianco e nero, dal 2005 mette a disposizione le sue conoscenze sulla stampa fotografica per la realizzazione di stampe per i fotografi che necessitano di una elevata qualità finale. Dal 1999 è docente tecnica fotografica, fotografia di paesaggio e creatività presso ISTITUTO ITALIANO DI FOTOGRAFIA, ha all attivo numerosi work shop fotografici e da circa otto anni è presente al Toscana photographic Workshop come docente. L attività di insegnate si è estesa negli ultimi anni attraverso nuove collaborazioni con Spazio Forma e La Scuola di Contrasto. Da circa tre anni ha iniziato una intensa collaborazione con Canon Italia, seguendo i corsi di fotografia Canon Academy e seminari di fotografia digitale. Attualmente, parallelamente al lavoro di fotografo e docente, scrive articoli di carattere fotografico sulle testate TUTTI FOTOGRAFI e FOTONOTIZIARIO. Numerosi sono i premi e i riconoscimenti ottenuti in ambito fotografico, ultimo per evento, il premio professionale creatività fotografica della TAU Visual, dove ha ottenuto la menzione d onore nella sezione ricerca personale. 18 OTTOBRE 23 NOVEMBRE 2014 CLAUDIO ARGENTIERO L OMBRA COME LUCE PALAZZO MARLIANI CICOGNA P.ZZA VITTORIO EMANULE II BUSTO ARSIZIO (VA) ORARI DI VISITA: DAL MARTEDI AL SABATO: / DOMENICA INGRESSO LIBERO ACCESSO FACILITATO AI DISABILI

9 Siamo nel 1827 e Nicéphore Niepce riprende dalla finestra della sua tenuta Le Gras a Saint-Loupe de Varenne su una lastra di peltro ricoperta di bitume di Giudea quella héliographie che risulta essere la prima fotografia mai realizzata giunta fino a noi. La guardiamo e qualcosa di strano subito ci colpisce: a causa dei lunghissimi tempi di posa, il sole è stato ripreso mentre attraversava tutto l orizzonte e in tal modo ha cancellato ogni traccia di ombra. Per la storia è stato un attimo mai più ripetuto, perché da allora in poi la fotografia che nasce in bianconero contrapponendosi orgogliosamente ai colori della quotidianità si caratterizzerà per il contrasto dicotomico fra luce e ombra grazie al quale ogni immagine acquista una suggestiva tridimensionalità. Se questo aspetto si coglie in qualsiasi fotografia tradizionalmente descrittiva, è ancora più evidente quando l autore intende proporre indagini creative cariche di forti suggestioni. E il caso di Claudio Argentiero le cui immagini sono attraversate da un magico cromatismo che ci conduce in una dimensione atemporale dove tutto sembra sospeso di fronte al nostro sguardo meravigliato. Attento conoscitore della stampa fotografica che realizza con competenza e raffinatezza, da autore domina il rapporto fra i contrasti ben consapevole che in tal modo potrà conferire alle sue immagini una intensa plasticità. Insegue le persone che si aggirano fra le strade affollate di Milano o fra i vicoli della suggestiva Arles (stabilendo così un preciso rapporto fra due città che molto amano la fotografia), gioca con il controluce, disegna strane geometrie sulle facciate dei palazzi, fa emergere dal buio delle ombre leggere macchie di colore, frammenti di gesti, espressioni comprese di uomini e donne che camminano inconsapevoli di essere stati trasformati in protagonisti di questo racconto fatto di immagini. Roberto Mutti Claudio Argentiero da oltre venticinque anni si occupa di fotografia. Il suo percorso si snoda tra lavori su committenza e ricerca personale. E da sempre interessato alla documentazione del territorio e dei suoi mutamenti, producendo immagini per mostre e libri, collaborando con enti pubblici e privati. Dal 1988 cura e organizza mostre ed eventi fotografici di rilievo. E ideatore e curatore del Festival Fotografico Italiano, dal 2013 Europeo, e di molte rassegne annuali, tra cui quelle organizzate presso la storica Villa Pomini di Castellanza (Va), sede operativa dell archivio, da oltre quindici anni. Ama il b/n, sperimentando la fotografia infrarosso, le antiche tecniche e le più moderne tecnologie digitali fine art, in stretta collaborazione con EPSON. Ha esposto in importanti spazi in Italia e all estero, e ad Arles (Francia), tempio della fotografia mondiale, in contemporanea ai RIP dal 2005 al 2013, realizzando, con altri autori, due libri sulla cittadina francese, capitale della fotografia internazionale. Ha al suo attivo svariati libri, e nuovi sono in fase di realizzazione. Suoi lavori sono stati pubblicati su diverse testate del settore e d arte. Da qualche anno si dedica con particolare interesse anche al ritratto, alla ricerca di un proprio stile, lavorando in stretto contatto con diversi artisti. E ideatore, fondatore e Presidente dell Archivio Fotografico Italiano, per il quale cura progetti a livello europeo, oltre ad essere photoeditor dei libri da collezione della collana Afi. Sue immagini fanno parte di collezioni pubbliche private, anche straniere. Sito: 18 OTTOBRE 23 NOVEMBRE 2014 FRANCIS LATREILLE ALLA SCOPERTA DI ANIMALI PREISTORICI COURTESY FRANCIS LATREILLE / AGENZIA VOLPE PALAZZO MARLIANI CICOGNA P.ZZA VITTORIO EMANULE II BUSTO ARSIZIO (VA) ORARI DI VISITA: DAL MARTEDI AL SABATO: / DOMENICA INGRESSO LIBERO ACCESSO FACILITATO AI DISABILI Fin dall'alba dei tempi, le uniche immagini di fauna preistorica che ci hanno raggiunto sono le incisioni rupestri e disegni che i nostri scultori antenati hanno tracciato e disegnato nelle caverne. Per una dozzina di anni, sotto la guida e la direzione del francese Bernard Buigues, un "ricercatore, esploratore" mammut, con un team di scienziati associati del nord Europa, è iniziato il vasto inventario dei nostri animali preistorici. Così è nato "Mammuthus" il più grande piano di recupero di queste specie estinte da millenni, ancora oggi minacciate dai repentini cambiamenti climatici.

10 A causa del riscaldamento globale, soprattutto nelle regioni del nord del mondo, si registrano gravi mutamenti climatici, che condizionano anche la vita quotidiana degli abitanti di quelle terre. Il suolo, fino a qualche tempo fa perennamene ghiacciato, sciogliendosi svela il sottosuolo, come un grande libro della nostra preistoria. Così sono stati rinvenuti diversi animali estinti, adulti e piccoli mammut, rinoceronti, cavalli, bisonti e alci, rimossi dal ghiaccio intatto della Siberia e messi a disposizione della comunità scientifica internazionale. Così, Jarkov, Lyuba, Khroma, Yukagir, Iomakom, Yuka, Cavallo Cherski sono i nomi delle nuove stelle di un mondo addormentato per millenni. Il noto fotografo Francis Latrelle, ha seguito le spedizioni, documentando le scoperte straordinarie, con intensa partecipazione emotiva, realizzando servizi pubblicati su importanti testate internazionali. Attraverso il suo lavoro avremo modo di ripercorre le origini della natura, con un approccio scientifico ma anche emozionale, chinandoci davanti a tale bellezza. Francis Latreille fotografo e pittore, è nato l 8 Gen 1948 a Poilly la Gien Loiret (Francia). Nel 1967 prende una decisione che cambierà la sua vita: lascia le rive della Loira e si trasferisce in Israele, per documentare la Guerra dei Sei Giorni. Nel 1995, con Jean Louis Etienne, parte per una esplorazione delle terre meridionali e boreali (Polo Nord, Antartide, Patagonia, Spitsbergen, Groenlandia, Siberia). Si appassiona sempre più al tema del riscaldamento globale, realizzando spedizioni e servizi in varie parti del mondo. Nel 1997, è stato premiato al World Press Photo. Dal 1998, ha partecipato in compagnia di "cacciatore di mammut" Bernard Buigues, al trasporto Mammuthusen Siberia (un mammut congelato da circa anni) e pubblica i suoi servizi, foto e testi, sui giornali come Geo, Paris-Match, Figaro Magazine, Vita, Time, Newsweek,... Nel 2000, ottiene il 1 premio al Festival Internazionale di Angers Scoop. Nel 2000 pubblica il libro "Mammoth", edito da Robert Laffont. Nel 2002 con Jean Louis Etienne pubblica il libro "Missione di ghiaccio" Editions du Seuil. Alla fine del 2003, scrive e pubblica sue immagini in un libro sul Sud Siberiano "Dolgan l'ultimo ghiaccio nomade", pubblicato da Esclusi Collezioni. Nel 2005, è l'autore di "Goletta Tara per il Pianeta", pubblicato da Guérin. Nel 2006, pubblica "Paradis Blanc, il regno del Polo Nord minacciato" edito da De La Martinière. Nel 2008, presenta "South Pole disse ai bambini", edito da De la Martinière giovani "Tara-artica" Gallimard. Nel novembre 2006, è nominato Cavaliere dell'ordine Nazionale del Merito da parte del Presidente della Repubblica, Jacques Chirac. Ha partecipato nel alla spedizione Tara-Arctic, nave Tara come volontario di ghiaccio alla deriva nell'oceano Artico. Nel 2008, ha prodotto per il National Geographic, una relazione sulla scoperta di "Lyuba" un piccolo di mammut congelato 36 mila anni fa, ritrovato nella penisola di Yamal in Siberia. Dal ha partecipato alla Tara-Ocean, spedizione "Mammuthus", alla ricerca di animali estinti (mammut, rinoceronti, bisonti, ecc..). 18 OTTOBRE 23 NOVEMBRE 2014 NICOLA BERTELLOTTI DAMNATIO MEMORIAE MUSEO DEL TESSILE SALA RICAMO VIA GALVANI -BUSTO ARSIZIO (VA) ORARI DI VISITA: DAL MARTEDI AL SABATO: / DOMENICA INGRESSO LIBERO ACCESSO FACILITATO AI DISABILI Quel che resta è la fine: la fine di un periodo di splendore, il termine di una epoca ricca e opulenta, la testimonianza della grandeur di luoghi intensamente vissuti e ora abbandonati. L'osservazione e la messa a fuoco di tale fine diventa in questi scatti il lirico leit motiv del percorso artistico del giovane fotografo Nicola Bertellotti. Cavalletto in spalla e google map per decidere dove andare: ville, teatri, sale cinematografiche, fabbriche dismesse o poco importa esattamente cosa, quel che importa è che quel luogo abbia vissuto di vita pulsante e vera e che le macerie ancora raccontino fenomenologicamente cosa fossero. Si muove così Nicola, con la voglia di scoprire e sentire, andare a respirare ciò che resta,immacolarlo in uno scatto che si nutre del suo stesso stupore e della sua stessa maraviglia.

11 Se dalle crepe esce la luce, la partenza di una rinascita non prende forse vita dalla consapevolezza delle fine? Nicola Bertellotti osserva la fine come pretesto di una rinascita, documenta quei luoghi, li rivive, li calpesta e li rispetta, per restituirci tutta l'intensità ancora presente, non muove un sasso né una carta, non crea un set, non mette in scena, non sposta una foglia: quello che ci mostra è esattamente ciò che vede. Una serie di paradossi visivi e verbali Attraverso l'osservazione del reale e del fascino del così com'era, stanno ad indicare come il ricordo e la memoria possano essere l'unico modo per iniziare un nuovo percorso di senso verso ciò che non è più ed è già altro. Tematica di grande attualità quella affrontata da Bertellotti, ricca e carica e non sola punteggiatura nostalgica di un passato. Francesca Sensi Nicola Bertellotti nasce a Pietrasanta (LU) nel Fin da giovanissimo l amore per i viaggi lo porta ad avvicinarsi alla fotografia, che diventa per lui un mezzo attraverso il quale trattenere la memoria della propria esperienza. La lettura de L usage du monde di Nicolas Bouvier fa nascere in lui il desiderio di raccontare tutto ciò che incontra come un affresco, mettendo in risalto la nuda realtà dei luoghi che esplora e lasciandosi talvolta aggredire e spogliare da essi. Studia storia all Università di Pisa, dove si avvicina alla filosofia di John Ruskin e dove il senso di caducità di ogni cosa si radica profondamente nella sua visione del mondo. La sua ricerca si orienta così verso l estetica della decadenza, portandolo a sviluppare una poetica improntata alla bellezza dell abbandono, ad una Fenomenologia della fine di luoghi dimenticati, riportati alla luce attraverso l obiettivo fotografico. Questa rappresentazione di verità scaturisce da un lucido sguardo sulle rovine moderne, simbolo di un tempo perduto che si aspira a ritrovare. Ha tenuto diverse mostre personali in varie località italiane. Nel febbraio 2014 è uscito il catalogo Nicola Bertellotti Fenomenologia della fine, Petrartedizioni 21 OTTOBRE 23 NOVEMBRE 2014 LUOGHI COMUNI RITRATTI FEMMINILI TRA PROTAGONISMO, CONDIZIONE FEMMINILE EARTE IN CITTA A CURA DI CINZIA BERUTTI E ISTITUTO DE AMICIS FOYER MUSEO DEL TESSILE VIA GALVANI -BUSTO ARSIZIO (VA) ORARI DI VISITA: DAL MARTEDI AL SABATO: / DOMENICA INGRESSO LIBERO ACCESSO FACILITATO AI DISABILI La ricerca trae ispirazione da un analoga esposizione realizzata nella municipalità di Montmartre, a Parigi, nel corso del Gli obiettivi del progetto, che prevede la realizzazione di ritratti femminili, sono: favorire il protagonismo sociale delle donne nella città di Busto Arsizio, fornire alla cittadinanza un rimando circa la condizione della donna in città, promuovere la fruizione dell arte. Le donne che partecipano al progetto raccontano di sé attraverso la propria immagine: la scelta di utilizzare il ritratto si fonda sulla ricchezza narrativa della pratica autobiografica che pone l accento sulla consapevolezza di sé, affinché si possa essere protagonisti attivi delle proprie esperienze di crescita e formazione e dei propri progetti (M. Castiglioni). Ciascuno scatto è accompagnato da una frase, un commento, una battuta di scena con la quale ogni donna parla di sé. Il luogo comune cui si riferisce il titolo dell evento rappresenta, da una parte, lo stereotipo e il pregiudizio e, dall altra, il luogo concreto, ordinario, nel quale la donna si riconosce e si sente rappresentata. Luoghi comuni sono però anche gli spazi della città, che spesso viviamo ma non abitiamo, nei quali le persone si vedono ma non si guardano: la stazione, la piazza, il parco, il supermercato Portare una mostra fotografica in questi contesti significa quindi sottolineare il valore sociale e umano della relazione, della contaminazione, dell incontro. Il progetto Luoghi Comuni è promosso dall Istituto Comprensivo E. De Amicis di Busto Arsizio, in collaborazione con: Coop. Soc. Il Villaggio in città; Ass. Culturale L AllegraBrigata-Sinetema; Circolo Fotografico Bustese.

12 18 OTTOBRE 23 NOVEMBRE 2014 CHIARA CICCOCIOPPO CON IL CUORE ALLA TERRA. DONNE E AGRICOLTURA BIBLIOTECA COMUNALE VIA MARLIANI - BUSTO ARSIZIO (VA) ORARI DI VISITA: DAL LUNEDI AL VENERDI 10 18,30 / SABATO 10 17,30 - INGRESSO LIBERO ACCESSO FACILITATO AI DISABILI La passione, l'amore per la campagna e il paesaggio, l'interesse per uno sviluppo più naturale, nel rispetto dell'ambiente e della salute, accomunano molte donne, che hanno fatto del lavoro agricolo una scelta di vita, non esclusivamente legata ad una tradizione familiare. Il loro modo di relazionarsi alla terra rivela una particolare capacità, una delicatezza, un rapporto quasi materno e sottolinea un modo unico di essere donna. Con viso aperto guardano oltre, guardano avanti e ci restituiscono un'immagine positiva e non scontata dell'universo femminile. La conversione al biologico, la riscoperta di antiche essenze, il rispetto dei cicli naturali, la collaborazione e l'aiuto reciproco indirizzano alla riscoperta di valori che spingono a porsi una domanda. Che cosa lega le donne alla terra? Esiste oggi, in agricoltura, la possibilità di una dimensione più "umana" che la rende a noi congeniale? Chiara Ciccocioppo nasce a Gallarate nel 1963 si è laureata in architettura presso il Politecnico di Milano. Da alcuni anni ha cominciato ad occuparsi di fotografia, mettendo a frutto una passione nata molti anni prima. Si è occupata della documentazione fotografica di eventi letterari, tra cui Scrittrici Insieme, festival di letteratura al femminile, manifestazione per cui ha realizzato anche il libro omonimo, racconto per immagini dell'edizione Ha realizzato alcuni lavori fotografici tra cui "La notte è silenziosa e nel suo silenzio si nascondono i sogni", un lavoro sulle tematiche del circo e del sogno, partendo dalla pittura di Chagall. Nell'affrontare una ricerca predilige temi che abbiano l'uomo come centro e in cui l'immagine sia in qualche modo spontanea e non costruita, considerando i rapporti che si creano con i propri soggetti parte importante e fondamentale di ogni lavoro. Socia dell Afi, collabora a diversi progetti editoriali OTTOBRE 2014 ONE DAY IN AFRICA- VENTIQUATTRO ORE NELLA VITA DEL CONTINENTE VERO CENTRO GIOVANILE STOA VIA GAETA, 10 - BUSTO ARSIZIO (VA) IN COLLABORAZIONE CON L ASSOCIAZIONE CHRISTIAN VERNISSAGE SABATO 18/10 ORE 19,30 INFOTEL: LA MOSTRA PROSEGUIRÀ IL 25 E 26 OTTOBRE 2014 PRESSO IL BATTISTERO DELLA BASILICA DI SAN GIOVANNI BATTISTA PIAZZA SAN GIOVANNI BUSTO ARSIZIO ORARI DI VISITA: SABATO 18/10 DALLE ORE 19,30 ALLE 21 E DOMENICA 19/10 DALLE ORE 17 ALLE 19,30 INGRESSO LIBERO Alle sette di mattina i viali di Luanda sono già paralizzati dal traffico e si trasformano in caotici bazar. A mezzogiorno gli uomini d affari di Johannesburg si danno appuntamento al golf club. A quell ora i Pigmei del Gabon stanno già banchettando con bruchi e falene catturati in piena foresta. Dopo pranzo i giovani di Kigali si ritrovano a chattare con gli amici negli internet café. Nel primo pomeriggio a Lusaka i predicatori evangelici tengono appassionati sermoni su marciapiedi gremiti di fedeli. Al crepuscolo la pista di ghiaccio di Nairobi si riempie di coppie di fidanzati. Dopo il tramonto, nei circoli letterari di Abidjan si leggono poesie d autore. In serata a Lomé si svolgono le cerimonie segrete dei sacerdoti vudù, mentre nei rutilanti locali di Kinshasa si tengono sfilate di moda destinate a proseguire fino a tarda notte... In un solo giorno in Africa accadono un mondo di cose: rituali immutati da secoli, fatti nuovi e imprevedibili, eventi e situazioni che vedono protagonisti più di un miliardo di persone (con un età media di 19 anni: la popolazione più giovane e dinamica del pianeta). La mostra One day in Africa raccoglie quarantacinque immagini realizzate da reporter di ogni nazionalità alle prese con la quotidianità di un continente in perenne fibrillazione. Le fotografie sono esposte secondo l orario in cui sono state scattate - dalle prime luci dell alba fino a notte fonda - per ricostruire idealmente una giornata densa di vita, trascorsa alla scoperta di località e genti distanti tra loro migliaia di chilometri, ma accomunati dalla stessa vibrante energia. I FOTOGRAFI Edoardo Agresti Marco Casino Luciana De Michele Linda de Nobili Alessandro Gandolfi Marco Garofalo Marco Gualazzini Robin Hammond Alexander Joe Frans Lanting Andrew McConnell

13 Pascal Meunier Fernando Moleres Baudouin Mouanda George Osodi Sergio Ramazzotti Davide Scagliola Daniele Tamagni Sven Torfinn Marco Trovato Bruno Zanzottera Tadej Znidarcic. Per dettagli vedere anche: NOVEMBRE 2014 MONIKA BULAJ CON I RAGAZZI DI VELIKA HOCA IL MIRACOLO DEGLI OCCHI CENTRO GIOVANILE STOA VIA GAETA, 10 - BUSTO ARSIZIO (VA) ORARI DI VISITA: SABATO E DOMENICA 17-19,30 INGRESSO LIBERO INFOTEL: Se un giorno d estate una fotografa se ci si convince, che tutto quello che di più brutto abbiamo immaginato, non sia confinato nei terribili passati racconti, ma sia contemporaneo alle nostre esistenze, può accadere che un piccolo villaggio di Kosovo, diventi un enclave, un luogo dove una comunità viva segregata, senza lavoro, senza prospettiva, senza speranza. S e c i s i c o n v i n c e c h e l a discriminazione su base etnica e religiosa sia una pratica diffusa ad appena un ora di volo da casa nostra., può accadere di trovarsi di fronte ad una umanità stanca, a cui è negato ogni misero appiglio per affrontare la quotidianità dell esistenza. Se riuscissimo a comprendere tutto questo, sarebbe impossibile restare immobili, sottrarsi all imperativo morale di fare qualcosa. Lo comprende bene, a seguito di uno dei suoi numerosi viaggi, la fotografa e antropologa Monika Bulaj, che decide di combattere l orrore della disperazione, il mostro come lei lo chiama, proprio dov è più forte. Insieme all associazione da lei fondata, Amici di Decani, decide di tenere un corso di fotografia e trampolismo ai ragazzi di Velika Hoca una minuscola enclave serba nel Kosovo rurale. Le vicende, veri e propri aneddoti di resistenza della bellezza contro la disperazione dell orrore, arricchiscono i testi d un libro che principalmente è fotografico. I giovani con le fotocamere in mano ci restituiscono immagini che impressionano per la freschezza, la forza, l elaborazione filologica e la perizia tecnica. Il miracolo invocato dall autrice si materializza in una vertigine di colori, grigi, ombre, sapienti esposizioni, luci, sogni, gatti, aerei e speranze. La rigorosa prefazione di Cacciari, illustra la necessità di tutela di un mondo sulla soglia dell estinzione e l attestato di stima per la fotografa polacco triestina. Il messaggio solidale di speranza e d aiuto che il volume ci offre, viene sostenuto anche dal ricavato, devoluto interamente ai progetti di promozione creativa dei giovani di Kosovo e Metohija. Sono dodici i fotografi di Velika Hoca, autori delle suggestive immagini de Il miracolo degli occhi - ostinata ricerca di un istante. Dodici ragazzi di età compresa tra i sette e i diciassette anni, che frequent ando i l workshop di Monika Bulaj hanno creato un fantastico lavoro: Luka Petrovic, Blazenka Drljevic, Dosta Cukaric, Nevena Dolasevic, Milena Petrovic, Aleksandar Maksimovic, Stana Petrovic, Ivana Maksimovic, Aleksandar Stolic, Slavko Petrovic, Zivka Savic, Milan Petrovic. (dalla recensione del libro a cura di Michele Monaco) 19 OTTOBRE 9 NOVEMBRE 2014 ISTITUTO ITALIANO FOTOGRAFIA PAESAGGI METAFISICI MOSTRA COLLETTIVA STUDENTI DEL 2 ANNO IIF - A CURA DI ERMINIO ANNUNZI DOCENTE IIF FONDAZIONE BANDERA PER L ARTE VIA ANDREA COSTA, 29 BUSTO ARSIZIO (VA) ORARI DI VISITA: VENERDI E SABATO: / DOMENICA / INGRESSO LIBERO ACCESSO FACILITATO AI DISABILI Per molti, fotografare significa registrare la realtà colta con gli occhi, per altri, fotografare vuol dire utilizzare un mezzo tecnologico per creare realtà alternative suggerite dal pensiero. E in questa seconda ottica che si pone il lavoro svolto dagli studenti dell Istituto Italiano di Fotografia: sviluppare un pensiero e fotografarlo. In fondo, la fotografia metafisica è proprio questo; fotografare il reale, per mostrare ciò che reale non è. Lo sforzo degli studenti nello svolgere questo progetto, si è concentrato sullo sviluppare accostamenti linguistici e mentali, di un sentire trascendentale, con la natura delle cose. Ecco spiegato perché una porta semi aperta che si trova inserita in un paesaggio mostrando un pertugio nero, l osservatore potrà riconoscere il pensiero dell incognito, di ciò che sta oltre, oppure l immagine che

14 mostra la sovrapposizione di positivo/negativo, rivela una epifania del doppio; palese richiamo alla duplicità del mondo; il bello e il brutto, il buono e il cattivo, il giusto e l ingiusto. Sulla falsa riga di questa filosofia, tutti gli studenti hanno prodotto lavori pregevoli, in cui si denota un principio di maturazione, sia dialettica e di pensiero, sia nel padroneggiare lo strumento tecnologico ai fini espressivi. Siamo consci che il lavoro qui presentato, non sia di facile lettura ne di immediata interpretazione, in special modo da chi non ha particolare dimestichezza con la sottile arte della comunicazione per immagini; altresì, anche chi vede la fotografia come uno strumento atto alla riproduzione della realtà, potrebbe trovare difficoltà nel riconoscere questa espressione fotografica che si fonda poco sul dato oggettivo ma che si esprime per soggettività di pensiero. Pensiamo, ad ogni modo, che a tutte queste persone e non solo a loro, il progetto Paesaggi Metafisici possa essere un incentivo, per scoprire nuovi e differenti modi e mondi, dell agire e del pensare fotografico. Con questo lavoro, proposto al termine del loro percorso didattico durato due anni, gli studenti, hanno affrontato e realizzato un operazione in cui hanno proiettato, il loro io intimo ed interiore, dentro il frame dell immagine; lo hanno fatto con tutto il carico di conoscenze, di aspettative e di sogni, in loro possesso. Hanno saputo proiettarsi sapientemente in un nuovo mondo anzi, diverso 19 OTTOBRE 9 NOVEMBRE 2014 OPUS VI RIVELAZIONI DI FOTOGRAFIA ISTANTANEA IN MOSTRA: SILVIA E MASSIMO PEDRINA, CRISTINA ALTIERI, ALAN MARCHESELLI, FRANCO MAMMANA, MATTEO ROSSO, CARMEN PALERMO FONDAZIONE BANDERA PER L ARTE VIA ANDREA COSTA, 29 BUSTO ARSIZIO (VA) ORARI DI VISITA: VENERDI E SABATO: / DOMENICA / INGRESSO LIBERO ACCESSO FACILITATO AI DISABILI Sei è un numero perfetto di per sé, e non perché il mondo è stato creato in sei giorni; piuttosto è vero il contrario. Il mondo è stato creato in sei giorni perché questo numero è perfetto, e rimarrebbe perfetto anche se l opera dei sei giorni non fosse esistita. (Sant Agostino d Ippona da la città di Dio) Sei autori diversi tra loro per poetica e tecnica utilizzata, offrono uno spaccato della fotografia a sviluppo istantaneo, della sua rinascita e della forte componente espressiva che riveste. 23 OTTOBRE 8 NOVEMBRE 2014 ARGENTIERO CLAUDIO BERTANI ANDREA NIGLIA DAVIDE ARCHITETTURE TRA CITTA E CAMPAGNA PIGRECOLAB VIA SAN MICHELE, 4 - BUSTO ARSIZIO (VA) ORARI DI VISITA: DAL LUNEDI AL VENERDI / SABATO INGRESSO LIBERO INFOTEL: / Architetture tra città e campagna è una piccola ma preziosa collezione di immagini di tre autori, che per stile, finalità e formazione lavorano in modo diverso. Offrire una propria interpretazione, significa non limitarsi a riprodurre un edificio, ma trovare la giusta inquadratura affinché spazio e linee dialoghino, nella plasticità delle forme e dell ambiente circostante. In questi ultimi anni il tema della globalizzazione ha interessato anche i nuovi scenari urbani, tant è che è in atto una uniformazione delirante del paesaggio, soprattutto periferico, che segue il concetto del consumismo di massa nel quale si può trovare lo stesso fast-food presente in varie parti del mondo, sentendosi a casa, dando origine ai non luoghi, insensatamente monotoni. Davide Niglia, di formazione architetto, dirige la propria ricerca agli edifici popolari della periferia milanese, utilizzando sistemi di ripresa di grande formato, che costringono a considerare il tempo come un valore espressivo. La perfezione delle linee, il punto di vista e la scala tonale dei grigi si fondono, restituendo dettagli che rivelano scenari non sempre in armonia con le peculiarità del territorio, a vocazione rurale. Una ricerca che pone l accento sulla cementificazione inopportuna, che erode terreno e paesaggio, in controtendenza rispetto alle tesi proposte dall Expo La scelta compiuta da Niglia, non solo documenta con placido sguardo l occupazione del suolo ma, con eleganza, fa riflettere sul destino dell uomo, nel rapporto tra metropoli e campagna. Andrea Bertani, che da sempre si interessa di paesaggi e atmosfere, propone una serie di immagini realizzate in aree agricole della provincia di Milano, trovando come filo conduttore le costruzioni agresti.

15 Cascine e casolari si mostrano in scenari che paiono pacatamente dormienti, incorniciati da brume, neve o rarefatti barlumi, che abbracciano i tenui cromatismi lasciando traccia dei luoghi originari, vera ossatura del progetto, struttura razionale e tangibile funzione identitaria. Coglie sfumature di luce dalle quali affiorano mirabili vedute, che conducono alla spontanea contemplazione, marcando il valore dell immagine, quando scandita da impulsi emotivi. Claudio Argentiero propone invece una serie di fotografie di architettura urbana, realizzate nelle città di Milano, Berlino e Parigi, alla ricerca di una interazione possibile. Non sono unicamente gli edifici recenti a interessarlo, ma piuttosto la sintonia tra antico e moderno, natura e artificio, materia e luce. Particolarmente attento alla relazione tra chiaro-scuro, elabora una propria visione che dalle tonalità più tenui, perviene alle ombre più dense che inghiottono le forme, assumendo forti valenze metaforiche. La leggerezza e la consistenza si amalgamano. La luce e l ombra, due opposti che si incontrano rivelando un realismo di ascendenza espressionista, nella concezione personale dell'autore trovano la forza espressiva, vigorosamente sonora. Perché gli edifici vibrano, emettono onde risonanti, quando il vento sfiora i profili. Bisogna solo fermarsi ad ascoltarli. 18 OTTOBRE 9 NOVEMBRE 2014 ANDREA BERTANI DI SOGNI E DI LUCE SHOW ROOM CACCIA CORNICI - VIA MATTEOTTI, 10 - BUSTO ARSIZIO (VA) ORARI DI VISITA: DAL MARTEDI AL VENERDI 16,30-19 / SABATO / 15,30-19 INGRESSO LIBERO INFOTEL: Di sogni e di luce è intrisa la fotografia di Andrea Bertani che ci conduce in un viaggio visivo unico, non specificatamente nella Camargue, sebbene questa sia compiutamente la sua meta, ma in una dimensione senza tempo né spazio o, meglio, in una dimensione del percepire e dell'umano. La narrazione prende avvio da luoghi e terre i cui confini si perdono a vista d'occhio, luoghi che hanno accolto voci, passi, pensieri, incontrando "l'altro" che trasforma, riscoprendo ricordi personali ed emozioni raccolte durante il cammino di conoscenza che il viaggiatore fotografo compie instancabilmente da anni. Il percepire interminate distese, diventa un evento unico e irripetibile, regala libertà, quella stessa che accompagna il vento, l'idea del viaggio, legata alla presenza dei caravan, e lo stupore di fronte alla bellezza della luce saputa interpretare con la passione di chi ha un vissuto senza pregiudizi, né privilegi. La presenza dell'uomo è qui suggerita attraverso oggetti fuori dal tempo, costruttori di identità, testimonianze, simboli ed echi di quella libertà che è bisogno esistente. Scenari semplici ma grandiosi nello stesso tempo, una canna da pesca, tracce d'uomo, dei caravan scrollati dall'era del consumismo ed immersi nella rete delle affinità elettive, segni da ascoltare con il mirino e da decifrare con la luce, E' una preziosa occasione per riconciliarci con il sentimento di leggerezza, oggi perlopiù disconosciuto, non un viaggio sul delta del Rodano, ma una ricerca nella quale l'uomo si incontra non vedendolo, avvertendone la presenza con i sensi, l'immaginario e il sogno. Qui l'esistenza dell'altro diviene dialettica che riconduce all'io nella propria potenzialità di scelta di vita. E il colore, dai toni pastello, è una scelta stilista precisa, quasi a voler enfatizzare l'assenza del concetto di tempo, l'essenzialità che appaga il gusto estetico sollevando dei perché, una chiave interpretativa che rasenta l'astratto pur mettendo in scena, paradossalmente, l'uomo che non c'è. (Alfiuccia Musumeci) Andrea Bertani inizia a fotografare a 20 anni, scoprendo il linguaggio visivo attraverso la frequentazione di gruppi fotografici ed interessandosi ad eventi di rilievo nell hinterland milanese. Autodidatta, partecipa a diversi corsi e workshop, dove affina le proprie conoscenze tecniche e visuali. Non predilige un aspetto fotografico, in quanto la sua è una ricerca continua che sta perfezionando individuando un proprio stile, con particolare attenzione al territorio e alle trasformazioni in atto. La fotocamera è per lui un mezzo per esplorare il mondo, ma anche espressione di un intimo sentire, che traduce in luce e colore, con particolare attrattiva per le tonalità lievi. Ama il bianco e nero che stampa da anni, non disdegnando il colore, che utilizza in modo personale, intento a graduare le sfumature cromatiche per trasformare la luce in nuance delicate. Dal 2011 fa parte dell Archivio Fotografico Italiano con cui collabora attivamente, sia in termini organizzativi che partecipando a ricerche e progetti editoriali. Alcuni libri della collezione d'autore AFI custodiscono alcune sue pregiate visioni, tra i quali: Il Tempo della Valle (2012), Varese una provincia da amare (2013) L Ame d Arles (2013) Vision (2014).

16 Questi ultimi progetti gli hanno permesso di svelarsi in un contesto europeo, presentando i libro e la sue immagini nel prestigioso Palais de L Archevèchè e nella Galleria riservata all Afi annualmente nel contesto dei RIP di Arles (FR). Sue opere sono fanno parte di collezioni pubbliche e private. 17 OTTOBRE NOVEMBRE 2014 SEI NEL PARCO DEL TICINO SEI FOTOGRAFI IN ASCOLTO DELLA NATURA FRANCO SALA, ROSALINO TORRETTA, CLAUDIO TORRESANI, DAMIANO VILLA, MAURIZIO POL, NORINO CANOVI FOYER CENTRO FIERISTICO MALPENSAFIERE VIA XI SETTEMBRE,16 -BUSTO ARSIZIO VA ORARI DI VISITA: SABATO E DOMENICA INGRESSO LIBERO ACCESSO FACILITATO AI DISABILI Sei nel Parco del Ticino, è una mostra pensata in occasione del 40 anniversario del Parco del Ticino da sei fotografi naturalisti che, attraverso le loro testimonianze fotografiche e video, raccontano le bellezze del Parco Lombardo della Valle del Ticino riconosciuto Riserva della Biosfera dall Unesco. Un patrimonio di natura, di arte e di storia, che ancora lascia trasparire la bellezza di un paesaggio che sembra scorrere su ritmi e tempi passati, che nulla hanno a che fare con la frenesia della nostre metropoli. Nel lento volo di un airone bianco, nell imprevedibile virata di un falco pellegrino, nel rincorrersi frenetico di un gruppo di caprioli, si può cogliere l essenza di questo Parco che, come un Parco di frontiera, è chiamato a difendere e ad offrire al visitatore il tesoro che custodisce. Nel suo correre nervoso verso valle, il Ticino è ancora libero di divagare, di creare nuovi ambienti e di alimentare gli ecosistemi dove proliferano specie animali e vegetali estinte nel resto della Pianura Padana. Con questo spirito, i sei autori ci offrono vedute inconsuete in cui regnano atmosfere appassionanti, paesaggi che celano una natura dalle gradazioni multiformi, una vita animale che ha serbato la purezza dell ecosistema, pur convivendo con ampie aree cementificate, e un mondo di microcosmi descritti minuziosamente con scatti sapienti, che rivelano forme inimmaginabili. In definitiva, una susseguirsi di fotografie emozionali che sapranno conquistare il visitatore attraverso la bellezza. 18 OTTOBRE 15 NOVEMBRE 2014 CLAUDIO ARGENTIERO OMAGGIO A ALDO ALBERTI (DAL PROGETTO RITRARTISTI) CENTRO CULTURALE MARTELLI PIERA VIAFRANCESCO CRISPI, 18 - BUSTO ARSIZIO (VA) ORARI DI VISITA: DAL MARTEDI AL SABATO / INGRESSO LIBERO INFOTEL: Ad Aldo. Mi hai concesso i tuoi spazi, le ombre e chiarori. Sottili intuiti pronunciano una vita giocata, ricordi perenni affiorano tra opere ammassate e fragranze di vernice, che forti eclissano i miei sensi. Mi giro e scorgo forme e profili, nuance e intagli che enunciano vissuti, e il ventre dipinto si appropria dei miei impulsi. Mi seduce. Poemi visivi e anime scoperte da offrire agli sguardi, come gli ardenti baci che un tempo donavi. Nei pensieri la tua silhouette, che vaga nello spazio tra sapienti gesti e inventive, a guarnire le vergini tele che nivee attendevano il tuo segno creativo. Figure eteree e muri rauchi. Cerco la notte, ma il mattino giunge con scaglie di luce. Il buio svanisce e eclissa i suoi artigli, follie e solitudini, sfumature e passioni, impronte indelebili. Un sogno, il buio, la vita è un abbaglio. Chiudo gli occhi e vedo la tua ombra vagare, immerso tra la materia e i segni che hai abbozzato, che non svaniscono, ma si fanno presenza infinita. Ti ricordo così, con la stessa passione che hai messo nel dipingere il tuo mondo. Claudio Argentiero da oltre venticinque anni si occupa di fotografia. Il suo percorso si snoda tra lavori su committenza e ricerca personale. E da sempre interessato alla documentazione del territorio e dei suoi mutamenti, producendo immagini per mostre e libri, collaborando con enti pubblici e privati. Dal 1988 cura e organizza mostre ed eventi fotografici di rilievo.

17 E ideatore e curatore del Festival Fotografico Italiano, dal 2013 Europeo, e di molte rassegne annuali, tra cui quelle organizzate presso la storica Villa Pomini di Castellanza (Va), sede operativa dell archivio, da oltre quindici anni. Ama il b/n, sperimentando la fotografia infrarosso, le antiche tecniche e le più moderne tecnologie digitali fine art, in stretta collaborazione con EPSON. Ha esposto in importanti spazi in Italia e all estero, e ad Arles (Francia), tempio della fotografia mondiale, in contemporanea ai RIP dal 2005 al 2013, realizzando, con altri autori, due libri sulla cittadina francese, capitale della fotografia internazionale. Ha al suo attivo svariati libri, e nuovi sono in fase di realizzazione. Suoi lavori sono stati pubblicati su diverse testate del settore e d arte. Da qualche anno si dedica con particolare interesse anche al ritratto, alla ricerca di un proprio stile, lavorando in stretto contatto con diversi artisti. E ideatore, fondatore e Presidente dell Archivio Fotografico Italiano, per il quale cura progetti a livello europeo, oltre ad essere photoeditor dei libri da collezione della collana Afi. Sue immagini fanno parte di collezioni pubbliche private, anche straniere. Sito: 18 OTTOBRE 2 NOVEMBRE 2014 CLAUDIO RE TRIGGER (STORIA DI UNO SGUARDO) A CURA DI MANUELA CIRIACONO SPAZIO ARTE CARLO FARIOLI VIA SILVIO PELLICO, 15 - BUSTO ARSIZIO (VA) ORARI DI VISITA: GIOVEDI, VENERDI E SABATO ORE 16,30-19 / DOMENICA ORE / 16, INGRESSO LIBERO La mostra Trigger (Storia di uno sguardo) è il frutto di un lavoro portato avanti negli ultimi due anni ed affonda le sue radici nello studio dell autore intorno alla psicologia della paura. In tale ambito, infatti, si definisce trigger (letteralmente grilletto ) il meccanismo mentale atto a risvegliare il ricordo di un evento traumatico vissuto nel passato e celato abilmente dalla mente per allontanarne ogni emozione negaiva ad esso collegato. Ecco allora che la soggettività di uno sguardo si concretizza in tutta la sua nuda realtà, ponendo l individuo di fronte ad un nuovo piano della vita, tutto da affrontare, in cui il conscio sposa l'inconscio e dove a volte solo i sogni si avventurano. Con questa mostra l Associazione Carlo Farioli, intende avvalorare la volontà di promuovere giovani e talentuosi autori. Claudio Re, anno 1983, è nato e risiede a Verbania. Chimico di professione, studia da diversi anni il potente mezzo comunicativo della fotografia. Nella sua ricerca artistica si dimostra profondamente attratto dal tema della psiche umana, nel difficile intento di raccontare, attraverso le immagini, i profondi stati d'animo dell'uomo. 25 OTTOBRE 16 NOVEMBRE 2014 ONE YEAR IN KABUL- MEMORY OF A UNIQUE EXPERIENCE VILLA CALCATERRA VIA MAGENTA, 70 BUSTO ARSIZIO (VA) ORARI DI VISITA: DAL MARTEDÌ AL SABATO: 15/19 INGRESSO LIBERO ACCESSO FACILITATO AI DISABILI "One Year in Kabul Memory of a unique experience", una mostra fotografica realizzata per testimoniare e valorizzare l impegno di NRDC-Italy in Afghanistan nel corso del Immagini rivolte e ispirate ai nostri militari in missione, al loro impegno, alle loro storie e alle loro emozioni, ma anche all Afghanistan, con il suo immane sforzo verso un futuro migliore, merita di essere raccontato! E raccontare tutto ciò compreso l impegno dei militari per renderlo migliore affidandosi al solo linguaggio verbale è difficile: si rischia di non rendere compiutamente l idea della cultura, della storia, delle tradizioni, dei paesaggi, delle contraddizioni e delle speranze di questo lontano e misterioso Paese, così come di quanto i soldati di NRDC-Italy abbiano fatto la differenza. Le immagini in mostra sono state realizzate dai militari impegnati nella missione.

18 23 OTTOBRE 15 NOVEMBRE 2014 CARLO TANCREDI, ANONIMI D ARCHIVIO, CLAUDIO ARGENTIERO BUSTO, IMMAGINI DI UNA CITTA IMMAGINATA NUOVO LIBRO INEDITO IN MOSTRA A CURA DI CLAUDIO ARGENTIERO SHOWROOM TANTE COSE VIA ROSSINI, 7 - BUSTO ARSIZIO (VA) ORARI DI VISITA: DAL MARTEDÌ AL SABATO INGRESSO LIBERO INFOTEL: Questo nuovo libro si potrebbe definire come un transito visivo, poiché raccoglie delle testimonianze fotografiche che, oltre al valore storico, rivestono una parte rilevante di conoscenze, utili a dare forma ai cambiamenti della città negli ultimi quarant anni. La scelta non è casuale, ma si basa su una raccolta di immagini scattate da tre autori in epoche diverse, capaci di dare forma un mosaico di esperienze che si fondono nelle prospettive paesaggistiche, tra le vie del centro, nelle linee architettoniche, negli scorci più intimi e dentro le abitazioni in disuso, nei segni persistenti delle fabbriche abbattute, nelle testimonianze del recente passato, nella vita dei cortili e della piazza. Quello che accomuna i tre autori è la discrezione nello scatto, l attenzione severa alla composizione, la scelta della prospettiva, che tende a favorire una lettura positiva dei luoghi, anche nel mutamento della fisionomia della città. Evitando immagini d effetto, che mal si coniugano con la finalità culturale dell opera, questo progetto editoriale ci riporta dentro la tradizione, che solo pochi decenni fa era considerata consuetudine, oggi forse desueta, per giungere a una più dinamica visione contemporanea che ostenta i cambiamenti, distaccandosi dai classici confini a cui siamo abituati, per evocare tacite testimonianze, senza rimpianti o sterili polemiche. Un tentativo di collezionare frammenti in un rapporto complesso tra l atto di ricordare, che si pone tra passato, presente e futuro, e il bisogno di trovare un orientamento, non riferibile unicamente all istantaneità del momento. Una preziosa rappresentazione dello sguardo, che negli scatti in bianco e nero di Carlo Tancredi si ritrova nella genuina cortesia dell abitare in comune nelle corti a ringhiera, dove scorge dettagli semplici ma di assoluto fascino. Con perizia torna molte volte per documentare i luoghi, che nel loro divenire si mostrano sempre nuovi alla scoperta, poiché è la luce a suggerire le differenti inquadrature. Con metodo e cavalletto impressiona pellicole in bianco e nero, che uscite da poco dai cassetti privati, svelano i dettagli di una città apparentemente distante, che lo sguardo di Tancredi non solo nobilita ma recupera, senza malinconie. Oppure troviamo negli scatti più urbani di un autore, per ora anonimo, la vita cittadina, le persone che popolano le piazza, che fanno acquisti, che parlano e si incontrano, tra insegne e réclame che paiono così lontane. Ad alimentare fantasie filmiche, è il colore sbiadito delle stampe, recuperate con grande soddisfazione e ammirazione, che ci conducono in una città senza tempo, così seducente da rendere gradevole anche i luoghi meno noti. E una città in movimento quella rappresentata da un fotografo per ora anonimo, che offre l opportunità di viaggiare nel tempo, con la leggerezza di chi non ha mai perso la curiosità della scoperta. Infine gli scatti di Claudio Argentiero, artefice anche di questo breve testo introduttivo, per il quale fotografare Busto e i mutamenti avvenuti non è stato unicamente un vezzo tecnico ed estetico, ma piuttosto un impegno personale che dura da anni, forse decenni, chiamato più volte dagli stessi luoghi con luci diverse, con la finalità di racchiudere negli scatti all argento gli aspetti più reconditi che compongono il paesaggio urbano. Attento alle trasformazioni, documenta e interpreta vecchi e nuovi edifici, formando nel tempo una collezione di immagini che dialogano tra loro, nel godere di un patrimonio che assimila identità e memoria, prospettive e segmentate connotazioni, che ci lasciano divagare su una città desiderata, o forse solo immaginata. L idea di un archivio e la conservazione della memoria stanno alla base del lavoro dell autore, poiché le immagini sono quelle che perdurano nella nostra mente, scomparsi i luoghi e i manufatti che abbiamo vissuto e anche fotografato. (C.A.)

19 24 OTTOBRE NOVEMBRE 2014 SILVIA GALLO STAMPINO WINDOWSCONVISTA COMUNITA GIOVANILE VICOLO CARPI, 5 BUSTO ARSIZIO (VA) ORARI DI VISITA: DA MERCOLEDI A DOMENICA DALLE ORE 20 ALLE 24 INGRESSO LIBERO ACCESSO FACILITATO AI DISABILI All occhio di Silvia Gallo Stampino, attenta fotografa urbana e del quotidiano, le finestre non sono semplici trasparenze che connettono spazi interni ed esterni e neppure passano inosservate come mere componenti architettoniche. Sono anzi motivo di grande interesse, fonti luminose che trascendono il reale, sorgenti di una luce virtuale che sembrano trasmettere quello che succede oltre il confine del visibile. Le finestre generano autonomamente luci ed e energie che trascendono le leggi dell ottica e comunicano persino una sorta di leggera inquietudine, come se da loro venissero cose dell altro mondo. Nello spazio aperto e luminoso delle strade, dove si esaltano gli allineamenti e le prospettive dei palazzi fiamminghi di Bruxelles, la luce trova nuove sorgenti e il suo irraggiarsi crea differenti linee prospettiche, di una prospettiva ribaltata, che contrasta con le regole della veduta. Per ottenere questi effetti, Silvia Gallo Stampino, usa il tempo di esposizione lungo, come strumento creativo e di sperimentazione. Con questa tecnica e ben bilanciando chiari e scuri, supera l immagine fotografica e si avvicina piuttosto alla pittura, arrivando a dipingere opere fortemente dinamiche e realtà sovrapposte al reale. In questa prospettiva ribaltata le forme non tendono a chiudersi, ma piuttosto a dilatarsi e proiettare nella loro espansione la convinzione che dietro le finestre esista un mondo che uscendone si esprime. E alla fine questi filamenti di luce e queste linee dinamiche,.sembrano quasi rimandare a presenze di fantasmi e danno l impressione a chi guarda che anche il tempo sia annullato e che quelle immagini vengano da una lontananza che è rimasta sospesa e con cui solo un occhio attento e senza pregiudizi può entrare in contatto. Gaia Prandoni Silvia Gallo Stampino nasce e vive a Busto Arsizio. Fotografa per necessità: esigenza d'espressione. Non ha frequentato nessuna scuola o corso di fotografia. Nell'estate del 2005, un amico le ha prestato una Reflex. Così, per caso, ha scoperto la fotografia. Le sue foto sono una ricerca sulla quotidianità. Quella colta all'improvviso, senza maschere o riflettori. Scatti rubati, attimi di vita trattenuti. Si definisce "Incontenibile e Incontentabile". E finché avrà spazio, lei continuerà a scattare. 25 OTTOBRE NOVEMBRE 2014 UN SOGNO NELLA BRUGHIERA DAL LIBRO DI CARLO COLOMBO FOTOGRAFIE DI: ANDREA PARIANI, MATTIA ABADINI, FEDERICA FUMAGALLI, LORENA GALVAGNO, STEFANO RAIMONDI, MARIANNA PRIMI, CAMILLA FABRIS, DIEGO BANDERA, MARTINA ROBBA LICEO SCIENTIFICO A. TOSI VIA GROSSI, 3 BUSTO ARSIZIO (VA) ORARI DI VISITA: IN ORARI SCOLASTICI DAL LUNEDÌ AL SABATO MATTINA INGRESSO LIBERO ACCESSO FACILITATO AI DISABILI Il volume Un sogno nella brughiera nasce per celebrare i trent anni del nuovo liceo scientifico Arturo Tosi e del centenario dalla nascita del suo architetto Enrico, detto Richino Castiglioni. Compilato da Carlo Colombo, trentenne giornalista ed ex studente, corredato da immagini di archivio e scatti del gruppo fotografico, interno al liceo, il libro ripercorre le tappe più importanti di un istituzione scolastica, nata durante la guerra e traslocata nel 1984 in via Grossi, a Sacconago. Lo fa attraverso gli annali, le immagini di archivio e due figure emblematiche: l architetto e il pittore, di cui il liceo ha preso il nome. Un sogno nella brughiera suggerisce anche un percorso, o trait d union, tra i capitoli e tra i personaggi che in essi trovano spazio, per trarne un insegnamento, una lezione di vita: la perseveranza nel raggiungere un obbiettivo, un ambizione, una visione, si scontra necessariamente con l inerzia della realtà, la grigia brughiera che da sempre circonda il borgo di Busto. Eppure, come scrive l autore nella prefazione: Tra questi due poli, o assi di un ipotetico piano cartesiano, oscilla la vita umana. Ognuno ha il compito di trovare la formula giusta, per conciliare due elementi, egualmente irrinunciabili. Proprio l attuale sede del liceo Tosi diventa così teatro di una mostra fotografica, che propone immagini di repertorio e di architettura, affiancate ai progetti originali della struttura, depositati in Provincia, a Varese. Alcune foto di classi dagli anni Quaranta ai Settanta, insieme a competizioni sportive immortalate tra gli anni Ottanta e Novanta, raccontano il valore della fotografia come testimonianza memoriale; le più vicine opere di Castiglioni, come lo stesso liceo, il rione Sant Anna, l Itis Cipriano Facchinetti, o la chiesa di Prospiano, sono interpretate dai ragazzi, per parlare di bellezza, nelle forme dell architettura moderna.

20 20 OTTOBRE 9 NOVEMBRE 2014 LUCA CATALANO GONZAGA PICCOLI SCHIAVI: L INFANZIA NEGATA DEI BAMBINI LAVORATORI IN COLLABORAZIONE CON WITNESS IMAGE GALLERIA LIBRERIA BORAGNO VIA MILANO, 7/CENTRO STORICO PEDONALE - BUSTO ARSIZIO (VA) ORARI DI VISITA: DAL LUNEDI AL VENERDI 16-19,30 / SABATO E DOMANICA 10/13/15-19,30 INGRESSO LIBERO Può sembrare un neologismo ma non lo è. Di fatto in tutto il mondo i bambini sono da sempre la forza lavoro più docile, più ricattabile e più economica a disposizione di datori di lavoro senza scrupoli. Stando alle cifre delle organizzazioni internazionali oggi nel mondo ci sono 150 milioni di bambini che fanno lavori che mettono a rischio la loro salute mentale e fisica, condannati a una vita senza svaghi né istruzione. Tra le categorie più a rischio ci sono i bambini lavoratori nelle fornaci. In molti paesi, la produzione dei mattoni viene ancora realizzata a mano. I bambini lavoratori, dopo avere mescolato l'argilla con l'acqua ed aver ottenuto la consistenza adeguata, utilizzano stampi in legno per dare forma ai mattoni. Quando i mattoni sono asciutti, vengono trasportati prima nei forni per la cottura e poi, una volta cotti, vengono caricati sui camion che li distribuiscono alle imprese edili. Ogni mattone può pesare fino a 4 kg, ed un bambino arriva a trasportare, sulle spalle o sulla testa, dai ai mattoni al giorno, per un totale di 12 ore lavorative. Il salario quotidiano varia in base al numero di mattoni trasportati. La retribuzione può raggiungere livelli molto bassi, fino ad un dollaro per mille mattoni. L'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) stima che 2.6 milioni di bambini Nepalesi (40% della popolazione) tra i 5 ed i 14 svolgono un attività lavorativa, di questi circa lavorano nei forni per la cottura dei mattoni. In Nepal sono presenti 900 forni, di cui 500 solo nella valle di Kathmandu. Ed è stato calcolato che le fornaci rilasciano circa tonnellate di diossina. Luca Catalano Gonzaga, dopo la laurea in Economia, ha lavorato per anni in aziende di comunicazione occupandosi del settore commerciale. Nel 2008 decide di seguire la sua passione e diventa fotografo professionista. Nel 2009 vince il Grand Prix Care du Reportage Humanitarie per il suo reportage sui bambini lavoratori in Nepal che viene presentato al The International Festival of Photojournalism: Visa Pour l Image a Perpignan. Nel 2010, fonda assieme alla giornalista Susanna Bucci, Witness Image, associazione non-profit di fotogironalismo sui diritti umani. Nel 2011 grazie al finanziamento ricevuto dalla Nando Peretti Foundation realizza il progetto Child Survival in a Changing Climate, sugli effetti dei cambiamenti climati sulla vita dei bambini. Nel 2013 In collaborazione con l' UNPO (Unrepresented Nations and Peoples Organization), realizza il progetto Invisible People sulle condizioni di vita delle popolazioni indigene nel mondo. Susanna Bucci, dopo la laurea in Lettere, lavora come ricercatrice storica dedicandosi agli studi sulla condizione delle donne nel XVIII secolo e lavorando per i beni culturali e ambientali. Giornalista professionista inizia a lavorare per agenzie umanitarie fino a diventare direttore della Comunicazione dell'unicef Italia dove si è occupata anche di fund raising per le emergenze. Ha segutio programmi di sviluppo, vaccinazione, riunificazione familaire e istruzione per I bambini lavoratori in numerosi paesi dell'africa e dell'asia. 12 NOVEMBRE 21 NOVEMBRE 2014 ENZO CEI FIORI. LA VITA CHE VINCE. 14 STORIE DI FIGLI MOSTRA A CURA DELLA ASSOCIAZIONE BIANCA GARAVAGLIA LIBRO IN MOSTRA GALLERIA LIBRERIA BORAGNO VIA MILANO, 7/CENTRO STORICO PEDONALE - BUSTO ARSIZIO (VA) ORARI DI VISITA: DAL LUNEDI AL VENERDI 16-19,30 / SABATO E DOMANICA 10/13/15-19,30 INGRESSO LIBERO

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