Il punto. La crisi che pre-occupa. Brescia Via Folonari 20 - Tel Fax

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1 Il punto CGIL Brescia Via Folonari 20 - Tel Fax La crisi che pre-occupa Non vorremmo sembrare anti italiani ma torniamo a parlare di crisi. Il fatto è che chi lo scorso anno ha continuato a dire che la crisi non c era, salvo poi affermare che «lo aveva previsto prima degli altri», è lo stesso che quest anno si affretta a sentenziare che ora ne siamo già usciti. Purtroppo non sarà così. I dati sulla cassa integrazione lo confermano, quelli sulla disoccupazione anche. Anzi, se il Pil è sceso di cinque o sei punti e le previsioni più ottimistiche dicono che torneremo ai livelli dello scorso anno fra tre o quattro anni, temiamo che licenziamenti e disoccupati, o inoccupati, ce ne saranno presto di più. In questo numero del Punto raccontiamo dei presidi fuori dalle fabbriche in crisi: l Ideal Standard innanzitutto, ma anche quelle più trascurate dai media come l Atc di Rodengo, la Veros di Cologne, la Federal Mogul di Desenzano, la Mac di Brescia. Non è facile trascorrere le giornate davanti a un cancello di una fabbrica. Queste persone vorrebbero continuare a lavorare. E vorrebbero che si parlasse di più di che futuro si vuole per il nostro territorio. Con loro ci sono anche tanti interinali scomparsi, o i precari della scuola. O i tanti che un lavoro ce l hanno ma hanno sempre più diffi coltà ad avere riconosciuti dei diritti. La vicenda dei lavoratori della cooperativa dell aeroporto di Montichiari, ne parliamo a pagina sette, insegna. Questo «Punto» non è né allegro né tranquillizzante, ma è bene dare voce a certe situazioni. Convinti che il conoscerle sia il modo migliore per costruire un futuro diverso. «È dura: c è la rabbia che ti hanno chiuso una fabbrica competitiva. C è che ti hanno tenuto a bagnomaria per 80 giorni. E poi c è anche la consapevolezza di aver perso il posto di lavoro». È quello che dicono i lavoratori fuori dai cancelli di via Milano. Prima il presidio dal 2 luglio, poi l occupazione della fabbrica da martedì 22 settembre. In mezzo iniziative di solidarietà, concerti, spiedi. Siamo all Ideal Standard, storica azienda bresciana che fa sanitari, lavandini e water se si preferisce, ora in dismissione. Dentro i capannoni, 50mila metri quadrati, c è il deserto. O meglio, è tutto fermo ma gli operai in occupazione ci sono, vanno avanti e indietro dai cancelli, si danno il cambio alle entrate principali. Foglio della Camera del Lavoro di Brescia - Ottobre 2009 Si sono organizzati a turni, come quelli lavorativi: alle entrate principali, gli addetti alle pulizie, alla cucina. E nel reparto, proprio a pochi passi da quel forno che la proprietà voleva chiudere e che ha dato la molla all occupazione. «Eravamo in presidio a Bassano quando abbiamo saputo che volevano spegnere il forno ricorda Ivan Maltempi, delegato Rsu per la Filcem Cgil -: la decisione di occupare è stata immediata e presa all unanimità». Il forno spento gli operai l hanno vissuto come una provocazione: un po perché spegnerlo pochi giorni prima di un incontro al ministero dice molto di come avrebbe dovuto essere la trattativa per l azienda, un po perché quello è un forno particolare.non lo spegni e non lo riaccendi dalla sera la mattina. Gli altri due che ci sono sì, ma quello no. Ha sessant anni, è lungo 100 metri, è fatto in modo particolare, funziona ancora benissimo. Quando decidi di spegnerlo lo abbassi di 50 gradi per volta e i tiranti vanno regolati in ogni momento. Insomma, andare da 1200 gradi a zero ce ne vuole e se si decide di spegnerlo è un po come una fiammella che viene meno. Un operaio racconta che solo lo scorso anno erano

2 stati fatti otto modelli nuovi e che, insomma, non è che si stava ad aspettare la crisi o che «il mercato ti mangiasse». C anche chi la storia te la mette così: a fare un water in Cina costa 4 euro, più altri quattro per il trasporto. Farlo all Ideal costa 24 euro e mezzo. Tutti e due, si badi bene, vengono dati al rivenditore a 67 euro in media, che poi diventano 250 euro per il consumatore finale. Otto euro quello cinese, 24 e passa quello nostrano: non c è partita. E così in Cina i lavoratori hanno le condizioni di lavoro che hanno, all Ideal si decide di chiudere e il consumatore finale continua a pagare la stessa cifra. Ma non è solo quello, anzi. Rispetto al contesto italiano ed europeo, l Ideal di Brescia è più che competitiva. È che l azienda ha deciso di tagliare e non sente ragioni. Né da parte delle istituzioni, né da parte di nessuno. Ci sono 50mila metri quadrati a pochi passi dal centro e in parte c è l Ideal Clima che ha chiuso i battenti poco prima ed era su un area da 70mila metri quadrati. Queste sono le domande che girano. Resta quest azienda che dice: 40 a Bassano, 10 col bonus, 18 in mobilità, 30 in Europa (Inghilterra, Repubblica Ceka e Bulgaria) e 25 a Pordenone. Fatta la somma sono addirittura più dei 119 addetti (più undici interinali) dell Ideal Standard e già questo dice della serietà della proposta. Già, l azienda: la proprietà e di un fondo di investimento americano, la Bain Capital, che ha una sede a Bruxelles per l Europa, una a Milano per l Italia e un paio di ingegneri che si occupano della trattativa. Questo dicono i lavoratori mentre sono fuori dai cancelli. Ivan Maltempi ha cinquant anni, una moglie e un paio di figli, il secondo ancora in casa. Ha finito di pagare il mutuo, guadagna 1500 euro al mese con notturni e domenicali. Senza quelli la media sarebbe sui 1.200/1.300 euro al mese. Non si lamenta perché pensa ai tanti che «in giro magari prendono 800 euro al mese e non hanno neanche un diritto». Certo è che ora anche in una fabbrica storica e sindacalizzata il «diritto al lavoro» sta venendo meno. E in tre mesi di presidio conosci tante storie, aumenta la confidenza, ci si racconta i problemi. E c è chi il mutuo lo sta ancora pagando, o chi ha dei figli e vorrebbe mandarli all università. Atc di Rodengo, Veros di Cologne, Federal Mogul di Desenzano, Mac di Brescia Vite da presidio Si fanno i turni e si organizzano come al lavoro. Giocano a carte e qualche volta gira un salame o c è addirittura uno spiedo. Viaggio tra i presidi «noiosi ma necessari», in corso da settimane, dei lavoratori delle fabbriche in crisi. In tutto settecento e passa posti di lavoro a rischio Quando vedi le bandiere del sindacato sui cancelli dell azienda capisci che le cose non vanno bene. E in effetti è proprio così: a Rodengo parlano dei manager come di cavallette, «vengono, mangiano quello che c è da mangiare e poi se ne vanno»; a Cologne invece sono un po incazzati perché non prendono lo stipendio con regolarità; a Desenzano invece hanno paura che gli portino via i macchinari di notte e se li mettano in Polonia. Tre paesi della provincia, tre aziende in difficoltà e centinaia di persone che rischiano di perdere il posto di lavoro. La crisi economica c è, così come il calo della domanda e tutto quello che si vuole, ma ogni crisi aziendale ha la sua storia particolare. E particolari sono tutte le storie di ognuno degli operai di queste aziende. Che in questi giorni sono fuori dai cancelli, presidiano gli ingressi delle aziende, passano giorni e notti sotto i gazebo, attendono con ansia delle risposte e hanno tanto voglia di parlare e di far sapere come sono messi. A Rodengo Gianfranco Orizio, delegato Fiom di 53 anni, racconta gli ultimi mesi dell Atc Cometal, 143 dipendenti solo nel sito bresciano. Dalle sue parole, ma anche da quelle dei colleghi, par di capire che la crisi c entra qualcosa ma c entra soprattutto il modo in cui è stata gestita l azienda negli ultimi anni. Male. «Eravamo leader mondiali del nostro settore fino a qualche anno fa racconta un operaio -, poi con la nuova gestione sono iniziati i problemi». L azienda ha qualche decina di milioni di euro di debito e non si sa bene come ne verrà fuori. Fuori dai cancelli ti spiegano le varie ipotesi che ci sono in campo tra fallimenti, cessioni di qualche pezzo e banche creditrici che si devono mettere d accordo. La sostanza è che i 143 dipendenti sono a rischio posto di lavoro. E la sintesi tra cattive gestioni, crisi globale e riforma del welfare la fa Giandomenico Bondioli, tecnico di 55 anni: «Ero quasi pronto per la pensione, poi mi hanno detto che 35 anni di lavoro non bastavano più e dovevo 2 Il punto

3 farne altri cinque. Va bene, mi sono detto, però almeno fatemeli fare. Qui invece è come se mi avessero spostato il traguardo e poi, non contenti, mi hanno pure bucato le gomme». Giancarlo, 34 anni, alla pensione non ci pensa. Pensa invece alla moglie, ai due figli da mantenere e ai lavori alternativi possibili, «tutte cose a chiamata o precarie». Alla Veros di Cologne, azienda che fa costruzioni meccaniche per macchine movimento terra (ruspe) sono in 60 dipendenti e non prendono lo stipendio con regolarità. Lo ricorda uno striscione appeso fuori dai cancelli: prima c era scritto «quasi quattro mesi», poi i quattro mesi sono passati e hanno messo una barra sul «quasi». Sono quasi tutti giovani, l età media è molto bassa, arriva a malapena a 30. Forse è anche per questo che prima dello scoppio di questa crisi non erano molto sindacalizzati. L azienda è in «gestione passiva con sette otto milioni di debiti», racconta un operaio. Il quale aggiunge: «Abbiamo sempre collaborato. Non è che appena non ci hanno pagato siamo scesi subito in sciopero, abbiamo tirato per un po. Ma quando vedi che ti dicono balle sulla situazione reale, che lavori e non prendi lo stipendio come fai a continuare? Ti senti preso in giro». Qualcuno usa espressioni più colorite ma la sostanza che tra affitti (o mutui) e bollette da un lato e mancati stipendi dall altro la situazione è diventata «insostenibile». Nel giro di pochi anni l azienda è passata da una quindicina di operai a quasi 120, una quarantina dei quali interinali. Quelli sono già stati lasciati a casa da un pezzo. Ora ne sono una sessantina, una ventina dei quali immigrati. Le prospettive non sono buone. Le ultime dicono che a breve verranno pagati un paio di mesi di arretrati, poi si vedrà. A Desenzano altro presidio, questa volta davanti ai cancelli della Federal Mogul, multinazionale nel settore dell automotive, fino a un anno fa 215 dipendenti, ora scesi a 196. È da un anno e passa che le cose non vanno bene ed è recente la notizia dell annunciata chiusura dell attività del sito di Desenzano a fine dicembre. I lavoratori non ci stanno, si sono messi di traverso e dicono che in quest area, Federal Mogul o meno, deve restare un attività produttiva. «Noi diciamo no a cambi di destinazione dell area», afferma Usmaro Bacchi, 41 anni, sposato e con due figli di 7 e 10 anni. Già, siamo a Desenzano e qualcuno pensa che la devastazione del territorio sul lago non basti ancora e crede quindi che 30mila metri quadri possano servire per ospitare palazzine e negozi. Anche a questo si oppongono i lavoratori: all idea che chiudano le aziende. E che le multinazionali possano aprire e chiudere siti produttivi come, quando e dove vogliono. «Noi vogliamo lavorare», sintetizza Usmaro. Beppe De Vecchi aggiunge: «Mantenere il sito è importante. Per i lavoratori ma anche per tutto il sindacato perchè è una risposta alle multinazionali che pensano di avere gioco facile qui in Italia». In città il presidio è iniziato da diversi giorni alla Mac, 154 dipendenti, sito Iveco. La proprietà punta a chiudere e a trasferire tutto quanto a Chivasso. Lavoratori e sindacato non sono d accordo e presidiano i cancelli. Il reparto era già stato terziarizzato dalla Fiat nel 1999 e c era l impegno, che ora si vuole disattendere, a riassoribire i lavoratori nel gruppo Fiat in caso di crisi. All Iveco, intanto, prosegue la cassa integrazione e dopo il cambio delle linee è stato spostato in avanti il rientro graduale dei lavoratori. Di segni di ripresa, al momento, non ce ne sono. Metalmeccanici, uno sciopero difficile ma necessario Il 9 ottobre in piazza a Milano, Roma e Napoli. Al centro dell iniziativa il no ai licenziamenti e l unità dei lavoratori. Venerdì 9 ottobre sciopero di 8 ore dei lavoratori e delle lavoratrici del settore metalmeccanico: a deciderlo la Fiom Cgil dopo che a metà settembre Federmeccanica ha annunciato lʼintenzione di proseguire il negoziato sul rinnovo del contratto solo sulla piattaforma di Fim e Uilm. Una decisione grave, che potrebbe portare allʼapprovazione di un accordo non condiviso dal maggiore sindacato (la Fiom ha oltre il 50 percento degli iscritti della categoria) e senza prevedere tra lʼaltro alcun voto tra i lavoratori. Da qui la decisione di proclamare la giornata di sciopero, con manifestazione a Milano per quanto riguarda il Nord Italia, con la messa al centro dei punti centrali della piattaforma Fiom: sospensione dellʼapplicazione del sistema di regole definito nellʼaccordo separato del gennaio scorso; blocco dei licenziamenti e apertura di un confronto sulla struttura industriale del nostro paese; richiesta congiunta al governo per lʼestensione degli ammortizzatori sociali e defiscalizzazione degli aumenti del contratto nazionale, soluzione transitoria di accordo economico che tenga conto di tutte le piattaforme. In vista dello sciopero dei Metalmeccanici del 9 ottobre la segreteria della Camera del Lavoro, lo Spi e la Fiom hanno organizzato alcune assemblee pubbliche nelle varie zone. Tra queste, segnaliamo: BRESCIA 6 OTTOBRE presso la Casa del Popolo Via Risorgimento 18 ore 20,15 GARDONE V.T. 6 OTTOBRE presso sala Comunità Montana Via Matteotti ore 20,15 FLERO 7 OTTOBRE presso sala Consigliare Piazza 4 Novembre ore 20,15 Il punto 3

4 Lombardia, due imprese su tre irregolari In Lombardia il 66% delle imprese ispezionate ha fatto registrare irregolarità di varia natura. È il dato che emerge dallʼanalisi dellʼattività di vigilanza nel primo semestre Trentaduemila i lavoratori cui si riferiscono irregolarità di vario genere e quelli completamente in nero. Unica nota positiva, si fa per dire, è il recupero di 155 milioni di euro per le casse pubbliche. «La piaga del lavoro sommerso, irregolare, nero e grigio continua a dilagare in Lombardia e lʼapertura dei cantieri per la realizzazione delle opere relative allʼexpò 2015 potrebbe far peggiorare la situazione», osserva Fulvia Colombini della segreteria regionale della Cgil. Una piaga destinata a crescere dopo lʼapprovazione del pacchetto sicurezza che introduce il reato di clandestinità. Per i lavoratori stranieri non comunitari che perdono il posto di lavoro a causa della crisi, si apre il problema del mancato rinnovo del permesso di soggiorno. Con il permesso scaduto si viene considerati clandestini, quindi preda di sfruttamento e lavoro sommerso. Inoltre, in questo periodo di crisi il lavoro nero diventa particolarmente nefasto, perché oltre ad essere fuori dalla legalità, a produrre danno e dumping sociale, nega anche la possibilità a chi lo svolge di usufruire degli ammortizzatori sociali di sostegno al reddito e dei percorsi di politiche attive. Irregolarità nel lavoro significa anche svolgere un lavoro meno sicuro con maggiori probabilità di incorrere in infortuni. Ammortizzatori sociali: è ora di cambiare La crisi in corso evidenzia i limiti del sistema italiano di welfare CONTRATTO DI SOLIDARIETÁ CASSA INTEGRAZIONE ORDINARIA TIPO REQUISITI DURATA IMPO CASSA INTEGRAZIONE STRAORDINARIA CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI IN DEROGA INDENNITÁ DI MOBILITÁ INDENNITÁ DI MOBILITÁ IN DEROGA DISOCCUPAZIONE ORDINARIA PRIMI 6 MESI 60% della retribuzione seguenti 2 mesi 50% della retribuzione restanti mesi 40% della retribuzione DISOCCUPAZIONE A REQUISITI RIDOTTI primi 120 giorni 35% della retribuzione giorni successivi (max 180) 40% della rtetribuzione DISOCCUPAZIONE IN DEROGA Operai - impiegati - Quadri - soci di Coop - Titolari di Contr. Form. Lavoro e di Contratto di solidarietà. x Aziende con più 15 dipendenti - Operai - impiegati - Quadri - soci di Coop - Titolari di Contr. Form. Lavoro e di Contratto di solidarietà x Aziende con più 15 dipendenti - Operai - impiegati - Quadri - soci di Coop - Titolari di Contr. Form. Lavoro e di Contratto di solidarietà x Aziende escluse normalmente dalla cigs possono usufruire i lavoratori subordinati compresi i contratti di Somministrazione i lav. in Apprendistato. Alla Cig in deroga vi accedono i lavoratori esclusi dalla Disoccup.in deroga. x Aziende con più 15 dipendenti Operai - impiegati - Quadri - soci di Coop - Titolari di Contr. Form.Lavoro e di Contratto di solidarietà. Anzianità aziendale di almeno 12 mesi di cui 6 di effettivo lavoro Previsto per lavoratori esclusi dalla L.223/91 Indennità Mobilità. Attivato dall accordo Governo - Regioni - Parti sociali. Stessi requisiti previsti per la Mobilità ordinaria Operai - impiegati -Quadri-soci di Coop- Titolari di Contr. Form. Lavoro e di Contratto di solidarietà. Bisogna avere almeno 1 contributo versato nei 2 anni precedenti il licenziamento ed almeno 1 anno di contributi negli ultimi 2 anni precedenti la disoccupazione Operai - impiegati - Quadri - soci di Coop - Titolari di Contr. Form. Lavoro e di Contratto di solidarietà. Bisogna avere almeno 1 contributo versato nei 2 anni precedenti il licenziamento ed almeno 78 giornate di lavoro nell anno di riferimento lavoratori sospesi (anche Apprendisti) di aziende che non hanno Cig e Cigs. Intervento Ente bilaterale o fondo Interprofessionale per il 20%. durata max di 2 anni DA 3 A 12 MESI Mesi x Crisi Aziendale 24 Mesi + 24 Riconversione Ristrutturazione Aziendale fino a max 12 mesi Dare immediata disponibiltà ad intraprendere un percorso formativo o di riqualificazione. Tale periodo non rientra nel computo del limite max dei 36 mesi della CIG ex L.223/91 meno di 40 anni mesi da 40 a 50 anni mesi oltre 50 anni mesi fino a max 12 mesi Totali (Lombardia). Comprensivi di eventuali periodi di Cig in deroga. Dare immediata disponibiltà ad intraprendere un percorso formativo o di riqualificazione. meno di 50 anni mesi dai 50 anni in su mesi 360 giorni meno i giorni lavorati nell anno di riferimento max 90 giorni la misura dell retribuzione per (80% da quand pacchetto anticr lordi lordi lordi lo primi 12 mesi Mesi successivi Primi 12 mesi (da ridurre del 5 Tetto massimo d Tetto massimo d Importi pari a d 4 Il punto

5 La lunga e sempre più grave crisi occupazionale che sta colpendo i lavoratori della nostra provincia e dell intero Paese sta anche drammaticamente evidenziando i limiti del sistema italiano di ammortizzatori sociali. Da tempo la Cgil ritiene che occorra garantire un sistema universale di tutele dei lavoratori, ispirato al principio e all obiettivo che il lavoro RTO MASSIMO integrazione è pari al 60% della sa o sarà approvato il decreto attuativo isi) sile fino a 1.917,48 rdi lordi (da ridurre del 5.84%) 709,05 (senza riduzioni) 886,31 lordi.84%) i indennità corrisposta 886,31 sile fino a 1.857,48 lordi i indennità corrisposta 858,58 isocc. Ordinaria o a Requisiti Ridotti IMPORTO MINIMO sile superiore a 1.917,48 lordi 1.065,26 lordi sile superiore a 1.917,48 lordi 1.065,26 lordi sile superiore a 1.917,48 lordi 1.065,26 lordi sile superiore a 1.917,48 lordi primi 12 mesi 1.065,26 lordi (da ridurre del 5.84%) Mesi successivi 852,21 (senza riduzioni) Primi 12 mesi 1.065,26 lordi (da ridurre del 5.84%) sile oltre 1.917,48 Tetto massimo corrisposto 1.065,26 sile oltre 1.857,48 Tetto massimo corrisposto 1.031,93 vada difeso e salvaguardato e non eliminato con facilità in caso di difficoltà delle aziende. La crisi ha inoltre mostrato a tutti le conseguenze della devastazione del mercato del lavoro causata dalle leggi della precarietà e soprattutto dalla legge 30: è davvero intollerabile che i lavoratori assunti con meno diritti contrattuali, alla specifica condizione di subalternità loro riservata nei luoghi di lavoro debbano sommare la mancanza di tutele una volta rimasti disoccupati. E a questo bisogna aggiungere che è del tutto irrazionale oltre che ingiusto un sistema che eroga o non eroga provvidenze e integrazioni al reddito in base alle dimensioni e alle tipologie settoriali delle imprese. Da qui la necessità di uguaglianza nelle tutele e nei diritti in materia di ammortizzatori sociali, che devono diventare un aspetto qualificante dello Stato sociale. I capitoli principali di una radicale riforma sono: priorità ai contratti di solidarietà, cassa integrazione effettivamente pari all 80% della retribuzione perduta per tutti i lavoratori alle dipendenze (anche in forma di collaborazione), possibilità di formazione, politiche idonee per una reale ricollocazione dei lavoratori, incremento dei trattamenti di disoccupazione, istituzione del reddito minimo di inserimento, estensione dei benefici e del finanziamento del sistema così riformato alle imprese oggi escluse. Ma il governo persegue tutt altri obiettivi e nell ultimo anno è intervenuto con leggi e provvedimenti insufficienti (non è stata sinora accolta nemmeno la nostra richiesta di raddoppiare le settimane di cassa ordinaria) e che hanno la caratteristica di accentuare la frammentazione e le differenze di trattamento. È con questa impostazione corporativa invece che universalistica che ad esempio l erogazione dei trattamenti di disoccupazione è stata condizionata ad un intervento integrativo degli Enti bilaterali, mentre una logica di messa in discussione dei diritti nazionali ha ispirato la destinazione delle risorse europee per la formazione alla strutturazione della cassa integrazione in deroga su base regionale. E queste politiche sono ancora più preoccupanti considerando la decisione del governo di presentare una legge finanziaria 2010 che non prevede risorse per rafforzare gli ammortizzatori sociali e per sostenere il reddito dei lavoratori. Naturalmente la Cgil non rinuncia alla sua rivendicazione di uno Stato sociale che abbia al suo centro una forte protezione del lavoro e dell occupazione, ma agisce nel contempo per un uso corretto e sempre finalizzato alla massima difesa dei lavoratori degli strumenti oggi disponibili, dei quali pubblichiamo di seguito un sintetico e schematico promemoria relativo ai requisiti, ai criteri di concessione, alle prestazioni. Cassa integrazione, in Lombardia segnali sempre negativi In Lombardia le ore autorizzate di cassa integrazione nel periodo gennaio-agosto 2009 sono aumentate del 465% rispetto allo stesso periodo dellʼanno scorso. È quanto emerge dai dati presentati ieri dalla Cgil regionale. Nel dettaglio, la cassa ordinaria è salita dellʼ858%, mentre quella straordinaria ha segnato un +200%. Il settore maggiormente coinvolto è quello industriale (ordinaria più 907% e straordinaria più 187%). Più in particolare si osserva la grave difficoltà del metallurgico, con un incremento sul corrispondente periodo del 2008 (gennaio-agosto) pari a un più 2.083%. Gli altri comparti che presentano una grave crisi, anche se non comparabile al settore metallurgico, sono il legno (+800), la meccanica (+951), la lavorazione dei metalli (+523, la chimica (+532). A livello territoriale Lecco (1.460%), Cremona (1.079), Lodi (851), Brescia (724), Mantova (711) e Como (675) sono le province più coinvolte dalla cassa integrazione. I licenziamenti, in totale, nel periodo gennaio-settembre 2009 sono , con un aumento del 67% in rapporto allo stesso periodo del Si tratta di lavoratori (+18,90%) con indennità di mobilità e di (+119%) con indennità di disoccupazione. Mancano ovviamente tutti quei lavoratori precari che possono usufruire di indennità a requisito ridotto che potranno fare domanda solo a partire dal prossimo mese di marzo. E la caduta della produzione industriale, se prolungata, porta in sé una prossima forte contrazione dellʼoccupazione. Il punto 5

6 La scuola in saldo Vademecum per capire dove sta andando la scuola pubblica. Solo a Brescia in con il contratto a tempo determinato Tagli, organici, precari: sono tanti i problemi della scuola. Così tanti che viene un dubbio: mentre qualcuno lavora per ridurre la qualità della scuola (pubblica), sempre quel qualcuno agita campagne fumogene. L anno scorso era il dibattito estivo sul colore dei grembiulini, quest anno l accesa discussione se sia giusto o meno avere insegnanti che conoscono il dialetto della zona. Siamo sicuri che questa sia la strada giusta per una scuola di qualità? Risorse In tutti i paesi civili la scuola viene considerata una risorsa, un bene comune su cui investire risorse e idee. Da noi non è così e l anno scolastico inizia all insegna dei tagli: 427 milioni di euro di crediti delle scuole nei confronti del Ministero, 73 milioni di euro di tagli al funzionamento didattico amministrativo, 44 milioni di euro per il piano dell offerta formativa, 37 milioni per i corsi di recupero, 270 milioni per le ditte di pulizie, 3 milioni per la formazione del personale Qualità In provincia di Brescia, quest anno, si contano studenti e 60 classi in più. Questo significa che: o fanno 60 classi ad hoc da 50 alunni o il numero di studenti per classe è aumentato. Fa il paio con le 700 cattedre ancora vuote nella nostra provincia a inizio anno scolastico e con un corpo docenti formato per un quarto da precari. Alla faccia della continuità didattica e della programmazione. Maestro unico Le famiglie che hanno scelto le 24 ore si contano sulle dita di una mano: gli altri hanno preferito le 27, le 30 o le 40 ore. Resta da capire come sia conciliabile l aumento della richiesta di tempo pieno con la riduzione del numero di insegnanti. Per il ministro Gelmini la risposta è semplice: «tempo pieno» e «dopo scuola» sono la stessa cosa. Dal punto di vista didattico no: il tempo pieno è una modalità scolastica organizzata con metodi e strategie mirate a curare l attenzione e la crescita di tutti. L anno prossimo La riforma della scuola superiore che ci sarà l anno prossimo si segnala per la riduzione della qualità complessiva con improvvisate rivisitazioni delle classi di concorso (chi insegna cosa) e riduzione oraria degli ordinamenti funzionale innanzitutto al risparmio. Stipendi A fine anno scade il contratto nazionale. Oggi un insegnante di ruolo al suo primo incarico percepisce in media uno stipendio variabile tra i 1273 e i 1357 mensili escluse le tasse regionali. Lo stesso importo viene erogato ai docenti a tempo determinato, i cosiddetti supplenti che da anni ricoprono lo stesso posto senza vedersi riconosciuta alcuna anzianità di servizio. I nostri insegnanti sono fra i peggio pagati d Europa a fronte di un orario che in media è simile: Lo stipendio medio di un professore di scuola secondaria superiore dopo 15 anni di insegnamento è pari a euro lordi annui, tredicesima inclusa. Fosse in Germania ne guadagnerebbe 20 mila in più. In Finlandia 16 mila in più (MariaStella Gelmini). Come risparmio sul precario. Se assumo i precari la scuola fallisce. Queste le parole pronunciate dal ministro Gelmini a fine settembre. Il Ministro dell istruzione ha tenuto a precisare che non è possibile assumere 150mila persone, il problema infatti non è la stabilizzazione, ma avere una scuola di qualità. Non si riesce a capire come faccia la scuola a fallire assumendo il personale necessario per farla funzionare e tantomeno come si riesca ad assicurare qualità con le classi sovraffollate per la riduzione dei docenti. Il Governo invece di assumere decide di mantenere precario tutto quel personale che ormai fa funzionare la scuola della Repubblica. In provincia di Brescia il locale Ufficio Scolastico ha stipulato oltre 4000 contratti tra docenti e personale ATA: 300 circa a tempo indeterminato (ruolo), un numero sicuramente insufficiente, e 3600 circa a tempo determinato. ENERGIA DOMANI Secondo il dipartimento Usa per lʼenergia, nel 2020 un Kwh di energia nucleare prodotta costerà 10,2 centesimi contro i 9,9 dellʼeolico, i 9,8 del carbone e gli 8,2 del gas. Questo ipotizzando che una centrale nucleare da 1000 megawatt costi 3,3 miliardi di dollari, mentre la Florida Light&Power è arrivata a chiedere 8,2 miliardi di dollari per costruire un impianto. LAVORI SICURI Dopo i due morti dei giorni scorsi, è salito a dodici il numero di morti sul lavoro in provincia di Brescia dallʼinizio dellʼanno. Nel dire queste cose si avverte un senso di impotenza. Di vicinanza, nei confronti delle vittime e dei famigliari, di sconforto perché sembra oramai che ci resti solo la denuncia. Di più si potrebbe senzʼaltro fare. In Italia, dallʼinizio dellʼanno, ci sono stati 784 morti, 785 mila infortuni e poco meno di 20mila invalidi. Per il Governo questa non è però unʼemergenza, anzi. Ha infatti tagliato soldi e risorse ai controlli ispettivi e lo scorso luglio ha modificato negativamente alcune delle parti più avanzate del Testo Unico sulla Sicurezza (appalti, tutele individuali, diritti delle rappresentanze dei lavoratori, sistema delle responsabilità). 6 Il punto

7 Aeroporto di Montichiari un ritorno all antica Non per i 100 anni di attività, ma per le condizioni di lavoro Mancato pagamento dei contributi, buste paga inferiori ai minimi stabiliti dal contratto nazionale, ore di lavoro non pagate e soprattutto comportamento antisindacale: sono questi alcuni esempi che descrivono le condizioni dei lavoratori della «Servizi Globali», cooperativa che gestisce il carico e scarico della posta all aeroporto di Montichiari per conto di Poste italiane. A denunciarlo sono gli stessi lavoratori della cooperativa e la Filt Cgil che sta sostenendo la loro vertenza per la dignità del lavoro. Giuseppe Bottoli e Silvia Cadei, due soci della cooperativa, sono stati anche sospesi perché hanno provato a rivendicare i loro diritti. Con loro ci sono altri lavoratori e lavoratrici sospesi. «Una vera e propria scuola di antisindacalismo», ha detto uno degli avvocati che hanno preso in mano la faccenda. Che ha avuto una punta il 14 settembre, quando in occasione dello sciopero promosso dalla Filt Cgil e dalla Uilt, davanti all aeroporto i lavoratori si sono ritrovati un gruppo di energumeni con la testa rasata che invitavano ad entrare. Il tutto preceduto da pressioni fatte sui dipendenti con una falsa precettazione. Oggi il più importante business dell Aeroporto di Montichiari, senza il quale non potrebbe sopravvivere, è gestito da lavoratori le cui condizioni ricordano quelle dell inizio del secolo scorso. Altre iniziative sono però in programma, leali e di mobilitazione, dal momento che ad oggi poco o nulla è migliorato. Stefano Malorgio, segretario della Filt Cgil di Brescia, spiega che a Montichiari si è raggiunto l apice, ma purtroppo queste condizioni di lavoro sono assai diffuse nel mondo delle cooperative di trasporto. E non solo. «Certo è che la vertenza in corso è molto importante - spiega Malorgio -. Le aziende stanno scaricando la crisi sui lavoratori delle cooperative, lavoratori che rischiano di essere invisibili agli occhi dell opinione pubblica ma che perdono quotidianamente il posto di lavoro. Chiediamo a tutte le istituzioni di intervenire perché se passa l idea che dei diritti dei lavoratori si può fare quello che si vuole all aeroporto di Montichiari, figuriamoci cosa potrebbe accadere da altre parti» FISCO OGGI Dello scudo fiscale approvato dal governo si è già detto di tutto: è immorale, è unʼoperazione di riciclaggio di denaro sporco mascherata, è un amnistia di fatto approvata a maggioranza semplice e non qualificata, è un insulto per chi le tasse le paga, è una medaglia agli evasori. Aggiungiamo una nota di colore, frutto di una prima tranche di controlli incrociati effettuati dalla Agenzia delle Entrate la scorsa estate. Ebbene, in base a questi controlli risulta che su 100 persone titolari di contratti di leasing per vetture di lusso, sono ben 45 quelle che denunciano un reddito inferiore al canone annuo pagato. La regolarizzazione costa troppo? La badante viene licenziata Il flop della sanatoria, a Brescia solo 13mila domande Altre 15mila restano in nero e clandestine Da gennaio assisteva una donna anziana e quando si è aperta la finestra della regolarizzazione ha chiesto alla sua datrice di lavoro di avviare le pratiche necessarie a sanare la sua posizione di immigrata irregolare. La risposta è stata negativa e, anzi, la protagonista della vicenda, una badante salvadoregna, è stata licenziata. Da qui la decisione di rivolgersi all ufficio vertenze della Cgil che ha girato la pratica allo studio dell avvocato Mario Berruti. Nei giorni scorsi la buona notizia: il tribunale del lavoro di Brescia ha accolto favorevolmente il ricorso d urgenza, ordinando il reintegro della donna «risultando sufficientemente dimostrata la natura discriminatoria del licenziamento». Questa è solo una delle tante storie di colf e badanti alle prese con la le difficoltà a regolarizzarsi. Da un lato le pratiche burocratiche, dall altro i costi della regolarizzazione. La sostanza è che in molte, anche dopo questa fase di questa regolarizzazione resteranno in nero e quindi clandestine. «Il dato bresciano è esemplificativo - ricorda il segretario organizzativo della Cgil di Brescia Damiano Galletti -: le domande presentate sono state 13mila, e questo a fronte di stime che parlano di circa 30mila badanti nella nostra provincia». Come già osservato a inizio sanatoria, sono rimasti esclusi dal provvedimento di regolarizzazione i tanti migranti che vivono e lavorano in Italia da anni ma non hanno il permesso di soggiorno. I settori sono noti: edilizia, agricoltura e via a scendere gli altri. Condannati all illegalità da chi urla ogni giorno che bisogna lottare contro i clandestini. RISCALDAMENTO Una nuova specie di migranti si affaccia sulle rotte di transito del pianeta. Sono le vittime del riscaldamento globale, persone in fuga da terre essiccate o sommerse dalle acque. Ecomigranti. Scrive il settimanale britannico Economist che, secondo lʼorganizzazione internazionale per le migrazioni, da qui al 2050 i migranti ambientali saranno 200 milioni, ma le persone coinvolte dal fenomeno potrebbero arrivare a 700 milioni. Il punto 7

8 Giù in archivio Suggerimenti di lettura a cura dell Archivio storico della Camera del Lavoro La risparmiatrice di stoffa Dalla risaia alla macchina da cucire. Che fabbrica raccontano le donne? Ce lo siamo già chiesto una volta... Come immaginiamo una fabbrica tessile senza mai esserci entrati? Dieci, venti, cinquanta file per tre di tavoli per il taglio della stoffa affiancati dal tavolinetto che regge la macchina da cucire. Boh! Forse è un immaginario cinematografico... Resta il fatto che nello stabilimento la mattina entrano di corsa decine di donne già affaticate dalle rappresaglie mattutine con figli, gatti, cani e auto che non si accendono quando fa freddo. Resta il fatto che la sera escono altrettante donne che non hanno voglia di sorridere al tramonto perché si affrettano a capo basso verso le auto che le condurranno verso case di madri a ritirare figli, case di suocere a ritirare biancheria stirata e, qualche volta, verso una tintoria a ritirare cappotti. Una volta, ad una donna che confidava la fatica di una vita in corsa, fu chiesto: Ma il lavoro ti soddisfa, no? Lavori in una fabbrica di confezioni, tagli, cuci, ammiri i manichini in prova.. È soddisfacente! Un lavoro creativo! Cinzia rispose: Lavoro creativo? Io svolgo mansioni programmate, monitorate e controllate da una capo reparto che da voce ad anonimi gesti meccanici e ripetitivi Stupore! E qual è il comando più frequente? Risparmia la stoffa. Invito alla lettura: Viginia Woolf, Una stanza tutta per sé, Roma, Newton Compton, 2004 Alimentaristi arriva lʼintesa unitaria Centoquarantadue euro di aumento e una durata triennale. Capitoli su sicurezza sul lavoro, formazione e un fondo sanitario integrativo a carico del datore di lavoro Arriva lʼintesa unitaria degli alimentaristi. A quattro mesi dallʼinizio della trattativa, dopo un incontro durato circa 24 ore, Fai Cisl, Flai Cgil, Uila Uil e Federalimentare hanno raggiunto lʼipotesi di accordo per il rinnovo contrattuale dellʼindustria alimentare, che interessa circa 450mila addetti. Lʼincremento salariale medio è di 142 euro mensili, pari al 7,3% della retribuzione, e sarà erogato in quattro tranches con decorrenza dallʼ1 giugno 2009: la prima di 45 euro (32% del totale) sarà in busta paga a ottobre, poi 42,6 euro dallʼ1 aprile 2010, 28 euro dallʼ1 aprile 2011 e 25 euro dallʼ1 giugno Eʼ prevista unʼ una tantum di 227 euro per i quattro mesi di vacanza contrattuale. Il contratto avrà durata triennale, dallʼ1 ottobre 2009 al 30 settembre Lʼintesa per il rinnovo, osserva la Flai Cgil, è in linea con la piattaforma unitaria approvata dal 90% dei lavoratori, non presenta deroghe contrattuali e punta allo sviluppo e alla tutela dei diritti individuali e collettivi, attraverso un lavoro di rafforzamento della parte normativa. In particolare, vengono implementati i capitoli che riguardano la sicurezza sul lavoro, la formazione e le pari opportunità. Eʼ stato inoltre costituito un fondo sanitario integrativo del valore di 10 euro per lavoratore, che sarà a totale carico del datore di lavoro. Il risultato ottenuto è molto positivo sottolinea la Flai Cgil - perché abbiamo consegnato ai lavoratori dellʼindustria alimentare un aumento salariale che consente il pieno recupero del potere dʼacquisto e perché abbiamo rinnovato il contratto utilizzando un indice negoziale. Ovvero, senza adottare lʼindice Ipca previsto dallʼaccordo separato del 22 gennaio. Unʼintesa raggiunta in modo unitario, osserva la Flai, dimostrando che è ancora possibile rinnovare tutti insieme i contratti di lavoro. 8 Il punto TIPOLITOTAS

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