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1 D E L L A D I O C E S I D I C O M O ANNO XXXI 6 GENNAIO 2007 E 1,00 1 PERIODICO SETTIMANALE - POSTE ITALIANE S.P.A. SPED. IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N 46) ART. 1, COMMA 1, DCB COMO Andrea Mantegna, Adorazione dei Magi (1500 ca.) NELLA LUCE DELL EPIFANIA IL NOSTRO SETTIMANALE DIOCESANO COMPIE TRENT ANNI Annuncio e informazione A L incarnazione esige una scelta. I pastori hanno detto: «Andiamo». La stessa decisione l avevano presa i Magi all apparire della stella. Il Natale cristiano ha immesso questo dinamismo dentro la storia umana, e anche noi siamo stati raggiunti dall annuncio che ci aiuta e decifrare il segno povero della mangiatoia: il bambino è il Salvatore, Dio è quel ne- 30 ANNI DEL SETTIMANALE Il Settimanale della diocesi di Como ha compiuto trent anni di vita. Il primo grazie va al Signore. Per questo celebreremo la Santa Messa di ringraziamento venerdì 12 gennaio alle ore 18 nella chiesa della S.S. Trinità nel Centro Pastorale Card. Ferrari. Pregheremo anche perché questo strumento di comunicazione e comunione, di informazione e formazione possa continuare il suo cammino a servizio della nostra Chiesa con la collaborazione di tutta la nostra comunità diocesana sotto la guida del suo pastore. onato. Andiamo anche noi! Ma c è anche chi non va. Chi si limita a mandare. E vorrebbe sapere. Per scatenare poi la sua violenza sugli inermi innocenti. È la vicenda di Erode, che s interseca con quella dei Magi. Che cosa rende diversi i saggi venuti da Oriente dal re di Gerusalemme? Si potrebbero individuare, forse, tante differenze. Ne sottolineiamo una. L «annuncio» dell evento dell incarnazione raggiunge Erode come una semplice «informazione», che destabilizza il suo quadro di riferimento tanto da spingerlo a cancellare l evento. I Magi, invece, da una «informazione» legata ad un segno celeste traggono la forza di mettersi in cammino alla ricerca di un evento che sappia essere «annuncio» di una novità per la loro vita. Una differenza essenziale, che si radica a livello del cuore. Pensavo a questo rapporto tra l annuncio e l informazione alla luce della solennità dell Epifania in riferimento al trentesimo compleanno del nostro Settimanale, che cade proprio in questi giorni. Un giornale radicato sul territorio è chiamato a fare informazione, e a farlo professionalmente ed in modo documentato. Ma un giornale che nasce dalla passio- ne evangelizzatrice di una Chiesa locale ha nel suo stesso DNA l annuncio cristiano per eccellenza. È, cioè, uno strumento di incarnazione. L annuncio del Verbo fatto carne è sullo sfondo di ogni pagina e fa sì che nessuna notizia sia ridotta a semplice informazione. Così che informare diventi un modo di annunciare ed un canale per evangelizzare. Certo, il tutto è affidato alle nostre povere parole umane, che, a differenza di quelle che diciamo e quindi... volant, sono stampate e quindi... manent. Trent anni sono un tempo abbastanza lungo per operare già una prima valutazione. Che non spetta certo a me. Io, nella mia qualità di direttore pro tempore di questo foglio, posso confessare la consapevolezza di un compito che non è certo facile. MONS. TERESIO FERRARONI che il giorno 8 gennaio ricorda i quarant anni della sua ordinazione episcopale il pensiero augurale, grato e affettuoso, di tutta la diocesi di Como. Al Signore chiediamo per l antico pastore tanta serenità e la grazia che lo compensi delle sue fatiche apostoliche, il cui ricordo rimane sempre vivo. Del resto, la Parola del Padre non ha avuto cammino più agevole, quando ha deciso di essere scritta nella carne dell umanità. Ha trovato un Erode pronto a cancellarla. Oggi magari si preferisce ignorarla... Ma c è chi, come i Magi, è partito da lontano per accoglierla. Da lontano è partito anche chi ha voluto il nostro Settimanale. A Betlemme, anche noi, oggi, a distanza di trent anni, vogliamo ritrovare la forza per continuare il viaggio. don AGOSTINO CLERICI

2 P A 2G I N A RIFLESSIONI RIFLESSIONI DI MONS. MAGGIOLINI A CAVALLO TRA IL 2006 E IL 2007 MEMORIA E ATTESA IMPLORIAMO LA PACE Calano le ombre sull ultimo giorno dell anno e sullo stesso anno Calano le ombre, e il crepuscolo e poi il buio costringono a raccoglierci davanti al Signore e a noi stessi per compiere un bilancio di questo lasso di tempo di cui dovremo rendere conto a Dio. 1. LA MEMORIA Il primo sentimento che emerge nell animo è la memoria dell anno trascorso. Ci dobbiamo interrogare se siamo diventati più buoni con il Signore, più accoglienti e pronti ad aiutare i fratelli, più sinceri e umili verso noi stessi. La vita cristiana non è una sorta di bilancia che misura il vero e il falso, il bene e il male, il bello e il brutto con il metro dell umano. La memoria non è soltanto una specie di bilancio che ci dica se siamo progrediti o regrediti; se siamo migliorati o peggiorati, se siamo più vicini o meno alla perfezione cristiana. Per una visione di fede la memoria è la persona stessa che si squaderna davanti agli occhi onniveggenti di Dio. E il moto iniziale che ci spinge al rapporto religioso è il ringraziamento. Possiamo sommare con acribia e perfino con pessimismo e con cattiveria tutti i mali che ci sono sopravvenuti. Non mancano, tuttavia, spazi di luce e di gioia per chi sa leggere a tutto raggio e alla profondità dell azione stessa del Signore. Con l atto di pentimento occorre che si esprima anzi che innanzitutto si esprima la gratitudine per i doni che abbiamo ricevuto: doni di salute anche nel dolore; doni di fraternità nella vita sociale; doni di comunione con le persone che ci vivono accanto. Il pentimento dei peccati si frammischia così con la riconoscenza: anzi, la riconoscenza prevale sul dolore dei peccati perché l ultima parola di Dio è il perdono e, ancor più, la speranza a chi si lascia perdonare e a chi si lascia raggiungere dalla fiducia nel futuro che è nel grembo di Dio fatto prossimo a noi in Maria. 2. IL PRESENTE Se la memoria ci richiama all anima il male compiuto con la nostra povertà e il bene compiuto con l aiuto di Dio, il presente ci lega a una responsabilità ineliminabile. E vano sognare un domani radioso o rabbuiato. Il domani sarà quello che Dio ci concederà. E inutile e logorante il tendersi al futuro quasi per renderlo più vicino. Non possiamo determinare le tappe dell agire di Dio: i tempi di Dio non sono i nostri. Il Signore risponde alle nostre suppliche quando e come vuole: spesso anche in opposizione alle nostre richieste, poiché stiamo invocando ciò che per noi sarebbe di danno, mentre il Signore ci prepara la strada che conduce alla beatitudine. Oggi va di moda il pessimismo, dopo tanto allegro e superficiale attendere la sorte come nei giochi di fortuna. E si ha fretta di concludere la vita magari in modo violento, o di protrarla senza un termine, mentre l esistenza non è nostra, ma di Dio; e l eternità della vita terrena sarebbe una maledizione se fosse un invecchiamento interminabile. Siamo chiamati a rispondere giorno dopo giorno, momento dopo momento alle chiamate di Dio che hanno come risultato la beatitudine, anche se esigono la fatica e la sofferenza del mestiere di vivere. 3. L ATTESA E ora disponiamoci all inizio del nuovo anno, meglio nella preghiera che nel baccano dei botti che non si sa chi ammazzano e chi salutano, se la fede non segna una direzione. Disponiamoci a una conversione quotidiana personale e familiare. Anche se abbiamo l impressione di essere sempre a quel punto della vita e di ripetere sempre le medesime colpe, già il riprendere testardamente, cocciutamente, instancabilmente l impegno della vita cristiana è amore evangelico. Disponiamoci a costruire una Chiesa vivace e ordinata: fervente di iniziative e lontana dalle mode del secolo: una Chiesa come la nostra di Como e Sondrio già è. Disponiamoci a stabilire una società dove non prevalga l invidia, la rivalità, l odio; dove la famiglia sia la famiglia, e non un drappeggio colorato e presto stinto di emozioni, di sentimenti e di piaceri effimeri, ma si viva di pace e di perdono e di servizio e di aiuto gratuito. Ciò valga anche per i poteri civili che siano momenti di concordia e di iniziativa, non tappe di rivalità e di ostilità inconcludenti. Disponiamoci a rinnovare le istituzioni e i valori umani che stanno alla base della convivenza civile. Anche se dobbiamo estraniarci da uno stile di vita invalso, che si lascia guidare da una istintualità selvaggia e corrotta. Facciamoci gli auguri chiedendo al Signore di essere ancor qui alla fine del prossimo anno, o di essere accanto a lui. Con Maria nostra madre e protettrice, guida e cardine della Santa Famiglia di Nazareth, perseveriamo nella conservazione e nella crescita dei valori e delle norme cristiane e umane anche nella vita del matrimonio. All aprirsi del nuovo anno, il Santo Padre ci invita a pregare e a operare per la pace con l aiuto di Dio e della santissima Madre di Dio. Questo diciamo perché oggi è una festa dedicata particolarissimamente a Maria che ci ha portato il Principe della pace. 1. DONO E IMPEGNO Se il Signore non costruisce la città, invano lavorano gli architetti e gli operai. Se il Signore non custodisce la città, invano vigilano le sentinelle. Per chi vede le cose con gli occhi della fede, non basta l industriosità umana a formare una società compatta e fraterna. Così, il primo dovere per essere agenti di pace, per quanto l osservazione possa apparire paradossale, è la preghiera; è il vivere in comunione con il Signore dando spazio allo Spirito nel cuore di ciascuno in modo che tutti diventino davvero una cosa sola in Cristo. Sembra inutile insistere oggi sulla necessità di raggiungere l ordine della giustizia, tanto è arruffata la situazione sociale e aggressivo l atteggiamento delle singole nazioni. Pace, pace: continuano a ripetere pace e pace non c è. Non sarà certo una bandiera iridata a recare la serenità della convivenza civile. Soprattutto quando coloro che si dichiarano pacifisti nascondono il manganello o le armi sotto abiti di mansuetudine. 2. PACE TRA LE NAZIONI Non c è giornale o telegiornale che non appaia una sorta di litania di ostilità. Si attendeva un periodo di concordia, ed ecco che è giunta una tappa della storia tra le più inquiete. Diventa perfino difficile collocare i focolai di violenza. Sembra che l intero mondo sia mosso da una volontà di prevaricazione: un paese contro l altro; un paese contro tutti. E le guerre non si contano. E le guerre assumono forme inedite in tempi passati. Il terrorismo è serenità e concordia? L uso delle armi trasportate da un paese all altro e vendute magari per essere usate contro gli stessi venditori può preludere a un tempo di rispetto reciproco e anzi di amore fraterno? C è poi una guerra consumata senza armi che non siano la propaganda di odio e lo stimolo alla vendetta. Al punto che oggi è difficile tracciare una mappa delle zone quiete del mondo, dal momento che l ostilità ha preso quasi tutti i popoli. Donde deriva questo sentimento di astio e di disonestà, di ruberia, di prepotenza, di uccisione? Sembra di essere sotto il dominio del maligno, senza ricorrere a visioni discutibili e a escatologismi oscuri. 3. PACE NELLA FAMIGLIA A costo di apparire sorpassati ma forse si è profeti occorre insistere sulla necessità della pace nelle famiglie. Già nel formarsi della famiglia. Che non è il giustapporsi di due egoismi e di chiusura verso il futuro, ma l accogliersi vicendevole e ablativo degli sposi che si aprono alla fecondità. Sembra che si debba cambiare il vocabolario della lingua italiana: i patti di convivenza sociale non sono più patti sanciti dalla benedizione di Dio; la convivenza sociale non è più una parola data da persone coerenti e unitarie e solide che mantengono una parola data per i tempi di salute e di malattia, fino alla morte. L amore sembra diventato il gioco del più potente con dei balocchi da strapazzare e da buttare quando si consumano o non garbano più. Ciò che sembra rimanere di quello che era il matrimonio santificato da Dio è la ricerca di vantaggi economici congiunti a un piacere che svuota le persone di serietà. Si gioca agli sposi quando non ci si è nemmeno conosciuti. Ci si abbandona secondo il ghiribizzo del momento, magari per una incomprensione superabilissima con un minimo di buona volontà. Si può anche ammettere che vi sia l opportunità di regolamentare alcuni aspetti giuridici di libere convivenze. Purché non si chiamino matrimoni delle ventate emotive e dei capricci sospinti dalle pulsioni informate della sessualità. 4. PACE NELLE CITTÀ Il rispetto della famiglia è il cardine della società giusta e solida. Quando la famiglia si sfalda, si oscura il futuro e si acuisce la incomprensione e l ostilità tra coloro che pure dovrebbero amarsi come nessuno. Ciò vale anche per le città. Le quali sono chiamate a custodire le tradizioni cristiane e umane che le hanno generate. 5. RITORNIAMO ALLA PREGHIERA Questa visione di concordia non è utopistica, se la vita cristiana che sta alla base della convivenza civile esprime l amore di Cristo per la Chiesa e l amore di Maria per Giuseppe nella sacra famiglia. Senza un humus di vita morale di vita cristiana, per molti di noi diventa il gargarizzare di sogni che ricadono su se stessi e fanno sentire in modo ancor più opprimente il peso e quasi la maledizione di una società senza pace. Il Signore ci aiuti nell impegno per la fiducia reciproca e l aiuto vicendevole che iniziano nelle nostre case e trovano alimento nelle nostre chiese. Parola noi FRA IS 40, SAL 103, TT 2,11-14; 3,4-7 LC 3, Noi non siamo stati battezzati, ma siamo battezzati di don AGOSTINO CLERICI PRIMA SETTIMANA del Salterio BATTESIMO DEL SIGNORE - ANNO C UNA GENERAZIONE CHE DURA TUTTA LA VITA Il significato della festa del battesimo di Gesù nel fiume Giordano, che chiude il ciclo natalizio è abbastanza chiaro: Gesù si mescola alla folla che va da Giovanni a pentirsi dei propri peccati e riceve anch egli il battesimo, per confermare la sua scelta di condividere la nostra natura umana. L unico senza peccato riceve un battesimo di penitenza, non per cancellare i peccati che non ha, ma per immedesimarsi fino in fondo nella nostra storia di peccatori e annunciare un battesimo nuovo, in Spirito Santo e fuoco, che dona la salvezza eterna. Non c è più un Gesù Bambino, ma un Gesù adulto, eppure il messaggio natalizio non è affatto cambiato: egli, che è Dio, ha preso la nostra carne umana e l ha assunta totalmente - fino al punto di condividere un gesto penitenziale che non gli compete - per annunciare solennemente che in Cristo l uomo si mette finalmente sulla strada per «diventare Dio», e può farlo grazie alla presenza dello Spirito Santo. Sant Ambrogio riassume bene questa verità resa visibile nella scena del Battesimo di Gesu: «Si è immerso ma ha sollevato tutti; è disceso da solo in acqua perché tutti potessimo risalire; da solo accolse i peccati di tutti perché in lui fossero purificati i peccati di tutti Per noi si è purificato chi non aveva bisogno di alcuna purificazione». E conclude sant Ambrogio: «Tutto questo ha rapporto con noi». Proprio così: il battesimo di Gesù ci riguarda. Richiama il nostro battesimo che è insieme battesimo di acqua, come quello di Giovanni, nel senso che rimette i peccati - toglie, innanzitutto, il peccato originale -, ma è soprattutto battesimo di Spirito Santo e fuoco, nel senso che, donandoci la presenza di Dio che arde in noi, ci mette nella condizione dei figli di Dio che aspirano ad abitare per sempre nella casa del Padre. Oggi è occasione per pensare al nostro battesimo e per comprendere il dono della presenza dello Spirito Santo in noi. Lo facciamo a partire da una questione di linguaggio. Quando ci riferiamo alla nostra nascita fisica, giustamente diciamo «siamo nati» e non «nasciamo», tanto è vero che ricordiamo ogni anno il giorno della nostra nascita, che diventa occasione di festa. L avvenimento del nascere è necessariamente un fatto del passato che continua ad avere le sue conseguenze sul presente, per cui, siccome un giorno «siamo nati», ora «viviamo» e un giorno qualcuno appurerà che «siamo morti», identificando anche una data, da scrivere sulla tomba accanto a quella della nascita. Due date entro cui si è dipanata una vita, due punti che appartengono al passato. Ecco, il battesimo rappresenta qualcosa di simile per quanto riguarda la nostra nascita spirituale alla vita divina. Ma «siamo stati battezzati» o «siamo battezzati»? Non è una questione di linguaggio, ma di sostanza. Il battesimo è un fatto del passato oppure è un dato del presente? Certo, possiamo ricordare la data del nostro battesimo, ma noi non siamo stati battezzati ma siamo battezzati; non siamo nati alla vita divina, ma nasciamo alla vita divina. Il battesimo è cosa che riguarda l oggi, non è un rito da ributtare nel passato. Se la nascita naturale è un avvenimento che posso identificare e chiudere nel passato, la nascita soprannaturale è una generazione continuata, che dura tutta la vita. L essere figli di Dio e abitati dallo Spirito Santo non è una conseguenza del battesimo, come il vivere è la conseguenza dell essere nati. No, siamo figli di Dio e lo Spirito Santo abita in noi. I verbi vanno necessariamente coniugati al presente.

3 UNA RIFLESSIONE DI MONS. ALESSANDRO MAGGIOLINI EPIFANIA: RIVELAZIONE, REALTÀ E COMUNIONE CHIESA PRIMOPIANO 3 LA PAROLA DEL PAPA NATO PER DARE LA VITA Il tema della vita, come dono di Dio, dono da rispettare dal concepimento sino al suo tramonto naturale, è ritornato a Natale nella riflessione di Benedetto XVI, davanti ad una folla imponente, riunita in piazza San Pietro. Ma non meno incisivo è stato il suo discorso, che ha preceduto la recita dell Angelus nel giorno di Santo Stefano. In quella occasione ha voluto accostare la nascita di Gesù a Betlemme al martirio del diacono cristiano. I due avvenimenti potrebbero quasi sembrare in contrasto tra loro e potrebbe stupirci il loro accostamento liturgico nel calendario. Ma per il Papa non è così. La pace e la gioia di Betlemme e il dramma di Stefano non sono in contrasto. In realtà ha detto il Papa - l apparente stridore viene superato se consideriamo in profondità il Mistero del Natale. Il Bambino Gesù che giace nella grotta è l Unigenito Figlio di Dio, fattosi uomo. Egli salverà l umanità morendo sulla croce. Ora lo vediamo in fasce nel presepe, dopo la sua crocifissione sarà ancora avvolto da bende e deposto in un sepolcro. Non a caso l iconografia rappresentava talvolta il divino neonato adagiato in un piccolo sarcofago, ad indicare che il Redentore nasce per morire, nasce per dare la vita in riscatto per tutti. A queste parole il Papa ha fatto seguire una profonda riflessione sul valore e l attualità del martirio. Santo Stefano - ha detto - è il primo a seguire le orme di Cristo con il martirio. Morì come il Divino Maestro, perdonando e pregando per i suoi uccisori. Nei primi quattro secoli del Cristianesimo, tutti i santi venerati dalla Chiesa erano martiri. La loro morte non incuteva paura, ma entusiasmo spirituale, che suscitava sempre nuovi cristiani. Per il credente il giorno della morte, e ancor più il giorno del martirio, non è la fine di tutto, bensì il transito verso la vita immortale e il giorno della nascita definitiva; in latino il dies natalis. Si capisce allora il legame che esiste tra il dies natalis di Cristo e quello di Santo Stefano. Se Gesù non fosse nato sulla terra, gli uomini non avrebbero potuto nascere al Cielo. Proprio perché lui è nato, noi possiamo rinascere. Proseguendo poi il suo discorso sul valore e il significato del martirio, Benedetto XVI ha voluto accostare la testimonianza dei primi martiri cristiani alla situazione, non meno difficile, dei nostri giorni. Con speciale vicinanza spirituale - queste le sue accorate parole - penso a quei cattolici che mantengono la propria fedeltà alla Sede di Pietro, senza cedere a compromessi, a volte anche a prezzo di gravi sofferenze. Tutta la Chiesa ne ammira l esempio e prega perché essi abbiano la forza di perseverare, sapendo che le loro tribolazioni sono fonte di vittoria, anche se al momento possono sembrare un fallimento. Il Santo Padre ha lasciato intendere agli ascoltatori a chi erano destinate queste sue parole. Tutti hanno pensato alla situazione dei cattolici cinesi, che ormai da molti anni sono vittime di una vera e, persino, crudele persecuzione, di cui non si scorge ancora la fine. Nonostante i molti tentativi già operati dalla Santa Sede per una concreta riconciliazione, finora tutto è caduto nel nulla. Si spera almeno che le parole del Papa siano di conforto ai nostri fratelli, ai cinesi in particolare, ma poi a tutti i cristiani che nel mondo soffrono a causa della loro fede. CARLO CAVIGLIONE Potrebbe sembrare che il Natale abbia compiuto il ciclo delle feste della nascita del Signore Gesù tra noi. E invece la Chiesa ci chiama a fissare gli occhi e il cuore sulla figura determinante di queste feste: Cristo che nasce e rimane tra noi. 1. RIVELAZIONE Epifania dice il protendersi di Dio verso di noi per comunicarci la sua verità. In un tempo in cui lo scetticismo sembra la posizione gnoseologica più solida e non solo più vera, la parola di Dio ci avverte che non ci sono indefinite verità: ce n è una sola, e questa va accettata con l umiltà di alunni che dipendono dall unico maestro dell umanità. Forse dovremmo erigere la schiena e levare la fronte con senso di dignità nell accogliere il vero. Che non cambia con il tempo, o i luoghi, o gli umori, o gli utilitarismi che ci piegano alla viltà e allo scanso di fatiche. Verità è ciò che rimane per sempre e che guida le nostre idee e segna la via della morale umana e divina. Con tutta la preoccupazione che dobbiamo avere per stabilire un dialogo cordiale, non possiamo barattare quella che Dio ci ha detto essere la verità con opinioni umane e cangianti. Il credo ha ancora e sempre il suo valore e va accolto con un senso di umiltà, di modestia e di fierezza. I doni di Dio non umiliano mai. 2. REALTÀ Epifania dice il calarsi di Dio verso di noi per essere come noi, rimanendo Dio, e salvarci. Siamo al mistero forse più determinante del cristianesimo. Il Signore Gesù, Verbo incarnato e redentore, non si mette tra noi attualisticamente, come con una decisione improvvisa e balenante, ma subito scomparsa. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del tempo. Tutti i giorni. Nella parola proclamata. Nella eucaristia celebrata. Nella conservazione delle specie eucaristiche dentro il nascondimento radioso del tabernacolo. Così la verità si esprime nella realtà. Accostandoci alla Chiesa, soprattutto all eucaristia, non ci misuriamo con un libretto di formule astratte: ci collochiamo a tu per tu os ad os con la concretezza stessa del Signore Gesù risorto. L Epifania è, dunque, il luogo più ecclesiale ed ecclesiante: più umano e più divino; più umano perché nell eucaristia rinveniamo l uomo perfetto che ha percorso l esperienza del vivere fino a morire; l eucaristia è il luogo più divino perché in essa noi troviamo la presenza reale di Cristo stesso che vuole unirsi a noi. 3. COMUNIONE L Epifania è il Signore Gesù medesimo che si dona a noi nel modo più intimo possibile: come cibo e bevanda; come termine della nostra adorazione e come punto di attrazione di tutti i nostri valori e aspetti umani. Quando ci si unisce a Cristo, allora non ci si può più dividere, poiché egli diviene il centro di attrazione che ci assimila a lui e che ci rende cristiformi. E presto detto che l eucaristia è il centro dell universo. Poi nasce il nostro impegno missionario: come Cristo chiama i magi dall Oriente i magi che quasi nulla sapevano del Messia che doveva venire così chiama noi che pure lo conosciamo, ma dobbiamo lasciarci come assorbire dalla sua umanissima divinità. L Epifania segna una vita che cambia perché ci unisce alla redenzione, anzi al Redentore, in modo sorprendente e trasformante: non siamo più uomini sbalottati dalle favole mondane, ma figli di Dio che trovano nel Signore Gesù la loro radice, il loro tronco e la cima delle loro aspirazioni. Colonia: sulle tracce dei Magi Forse non tutti ricordano che a Colonia è conservato il prezioso scrigno che, secondo la leggenda, custodirebbe le reliquie dei re magi. Di certo, chi si reca in questa storica località tedesca lungo il Reno, fa volentieri una capatina a visitare lo splendido Duomo, dove si può ammirare questa opera d arte, cesellata in oro e smalti, tra il 1181 ed il 1225, secondo un progetto del maestro Nikolaus da Verdun. Non sono molte le fonti storiche relative a questo scrigno: in particolare per quanto esso conserva e viene venerato. E la domanda che tutti ci poniamo è: in questo dorato contenitore (alto 1,35 metri, largo 1,10 metri e lungo due metri e venti) ci sono davvero le reliquie dei tre magi? Nel Vangelo di Matteo, si parla di questi personaggi venuti dall Oriente e diretti a Betlemme per venerare e fare dei doni al Bambin Gesù. Che fossero teste coronate, come si direbbe oggigiorno, lo si apprende da tradizioni del VI secolo, e prima che nelle terre dove si parlava la lingua latina venisse dato loro il nome di Caspar, Melchior e Batlhasar, trascorsero ancora altri secoli. La tradizione che porta a Colonia si fa strada solo nel XII secolo. Di sicuro l arcivescovo Rainald von Dassel, cancelliere del Reich al tempo dell imperatore Federico Barbarossa, portò da Milano verso il Reno i resti, venerati come reliquie -, quale preda di guerra - dei tre sovrani. Era l anno La tradizione ci dice che sarebbero stati scoperti a Gerusalemme, dalla regina Elena, madre dell imperatore Costantino. A questa nobildon-na si ascrive, pure, il ritrovamento della Croce sulla quale fu appeso Gesù e della sindone. Le reliquie sarebbero state portate, al tempo dell arcivescovo Eustorgio, nel IX secolo, nel nord Italia. Le raffigurazioni che ornano lo scrigno riflettono il pensiero teologico del Medio Evo. Dapprima lo scrigno venne conservato in una vecchia chiesa carolingia. Ma già nel 1248 Corrado von Hochastaden pose la prima pietra per la nuova cattedrale, la quale doveva essere un gigantesco reliquiario per i resti mortali dei tre re. È là riposarono indisturbati per secoli. Quando, nel 1794, truppe francesi arrivarono fino a Colonia, il capitolo del duomo decise di portare al sicuro quel tesoro. Dopo non poche peripezie il reliquiario venne trasportato a Colonia, in stato miserabile. Mancavano parti metalliche, smalti, iscrizioni, pietre preziose, rilievi nel coperchio. Allora fu migliorato alla buona, senza competenza e arte. Soltanto un totale restauro tra il 1961 e il 1973 ci ridiede il capolavoro medievale nello stato attuale. A parte le competenti discussioni sull autenticità o meno delle reliquie, ha valore una dichiarazione del direttore, un tempo, del museo diocesano di Colonia, Walter Schulten: Questo prezioso scrigno con le sue reliquie, per i credenti è un invito, insieme ai tre saggi, a cercare Dio. PAOLO VICENTIN

4 P A 4G I N A SOCIETÀ FATTI&PROBLEMI APPROVATA LA MANOVRA 2007 Conosciamo la Finanziaria NOTA ECONOMICA Per risanare l economia serve l impegno di tutti Mi è difficile capire la ragione per la quale cattolici, laici e sacerdoti di tutte le età, vengano attratti da ideologie e culture, laico/illuministe, di sinistra più o meno marxisteggianti, di destra più o meno liberale o reazionaria, rinunciando, in parte, alla ricchezza della sapienza cristiana. Detta sapienza porta a considerare la persona come valore supremo nel mondo, destinata a dialogare con Dio e presente, nel contempo, nella società in spirito di collaborazione e solidarietà, con tutti gli uomini tesi al bene comune. Spero di aver insinuato nel lettore, i motivi del contrasto con l individualismo, disvalore che riaffiora puntualmente nella cultura e nella prassi liberale. Detta concezione conduce a fondare, i rapporti economici sulle leggi del profitto e della concorrenza, ignorando per conseguenza, i valori fondamentali di solidarietà, cooperazione e giustizia distributiva. Questa idea ha portato al fenomeno universale quanto enigmatico, di massa insoddisfatta, ribelle e violenta. La massa è andata a scapito della formazione dell uomo come persona individua. La quale deve restare in rapporto con la comunità, come la parte verso il tutto. Il bene comune è il fine del tutto sociale, quest ultimo non dovrà mai tendere alla sopraffazione del bene della parte, alla quale purtuttavia si richiederà sempre la leale e totale cooperazione. Ecco i passaggi che hanno portato a trasformare i cittadini/persona in massa: dalla macchina alla produzione standardizzata; dalla merce standard all uomo-massa; dalla produzione di serie alla massa amorfa. Potrei continuare richiamando l utopismo dell uguaglianza dimostratosi illusorio e fonte di inganni e sofferenze atroci, il mito del progresso indefinito e incessante, ottenuto senza sacrifici e discernimento. Per non dire dei principi idolatrati di libertà e individualismo che, ad esempio, hanno portato nell economia la dura legge dell interesse, dell egoismo, del cinismo e dell irresponsabilità. Il cristianesimo contrappone a questi errori, il valore di responsabilità personale dell essere, chiamato alla costruzione della propria vita e alla conquista del proprio futuro di libertà e ordinato benessere. La scissione dalla morale, nell attività economica e finanziaria, ha affermato che il cardine, di dette attività, è il profitto da perseguire con tutti i mezzi, anche illeciti. Sarebbe comunque errato non riconoscere allo Stato liberale, anche se affronta i problemi socioeconomici, in base al principio dell individualismo, quindi a danno dell uguaglianza, della solidarietà e della giustizia, il merito di aver valorizzato e tutelato l iniziativa del singolo cittadino, la capacità personale, la proprietà privata e la libera intrapresa economica, nonché di aver contrastato il privilegio di nascita e di posizione sociale. Per evitare equivoci ricordo che, negli ultimi decenni, il liberalismo ha fatto notevoli passi verso l apertura alla socialità, all uguaglianza e alla dignità dell uomo-persona, cosicché il giudizio è divenuto meno negativo. Nonostante ciò, rimangono molte ragioni di contrasto, con i valori cristiani ed è per questo che i cattolici devono esaminare attentamente e criticamente, le politiche economiche dei governi e le scelte del mondo imprenditoriale per valutare se le stesse rispondano o no, ai valori cristiani. Sostengo che non si deve dimenticare il compito affidato all essere umano di maturare se stesso nella capacità d amore e di far progredire il mondo, rinnovandolo nella giustizia e nella pace (Benedetto XVI). L enunciazione dei principi è cosa relativamente facile, ma declinarli nella quotidianità è arduo al punto di incorrere nel rischio di farlo in modo incompleto, ambiguo, quando non errato. Per ridurre errori e inadeguatezze, occorre maturare vaste conoscenze tecnico/professionali, giuridiche, scientifiche e dottrinali. Rifletto ora sullo scontro tra Confindustria e ministro dell economia, Tommaso Padoa- Schioppa. Motivo del contrasto: Finanziaria e stime sul Pil elaborate dall Ufficio Studi della Confindustria. Stime che il Ministro giudica fuori linea rispetto a tutte le valutazioni degli altri istituti di previsione. La Confindustria sostiene che la Finanziaria farà da freno alla risalita nel 2007, del prodotto interno lordo, mentre Padoa-Schioppa sostiene che si tratta di una Finanziaria di crescita e non recessiva. Il problema non è sapere chi ha torto e chi ha ragione, bensì se questa Finanziaria opera o no, a favore del bene comune, così come espresso dall insegnamento sociale della Chiesa. Mi limito a dire che gli uomini di questo governo, come quelli dei governi precedenti, non si sentono impegnati a tradurre, nel loro impegno politico, i contenuti della dottrina sociale e ciò perché, la stragrande maggioranza, non la conosce e non la accetta. Se quanto sostengo corrisponde a verità, per i cristiani, si apre il compito di divulgazione e testimonianza del messaggio cristiano/sociale nell ambito economico, sindacale, politico e culturale. Secondo S. Tommaso il bene comune è il fine proprio della comunità ed è inteso come perfezione umana realizzata, con una certa completezza, attraverso la collaborazione sociale. Da ciò si evince che per raggiungere, nel presente, il massimo di bene comune per poi proiettarlo, rinnovato, nel futuro è necessario che la dottrina sociale della Chiesa entri, a pieno titolo, nella cultura contemporanea. Inoltre i cittadini devono prendere coscienza che l obiettivo dianzi richiamato, per essere raggiunto richiede l opera non solo dei governi, ma anche di tutte le componenti della società e dei singoli cittadini. Solo l impegno del mondo finanziario, economico, politico e sindacale, sommato a quello di governo, imprenditori e singoli cittadini, può porre mano, con garanzia di successo, ai fondamentali dell economia del Paese: ricerca, infrastrutture, sanità, previdenza, istruzione, emergenze, ossia crescita, innovazione, produttività. La situazione è grave, ma non tragica, quindi mettiamoci al lavoro. GIANNI MUNARINI

5 SOCIETÀ FATTIePROBLEMI 5 QUELLO CHE HA ADESSO PIERGIORGIO WELBY Un nuovo punto di vista! Ancora bocciati... C è un fatto che, nella vicenda di Piergiorgio Welby, non può essere colto dalla nostra società. Ed è un vero peccato. Ma è inevitabile, in una società secolarizzata sazia e disperata, per dirla con Giacomo Biffi che ha perso completamente di vista la dimensione più autentica della vita. Mi riferisco al fatto ineluttabile per cui, giunti al termine della nostra avventura terrena, andremo dall altra parte, e tutto ci apparirà immediatamente chiaro. Chesterton usa l immagine assai efficace dell arazzo: guardato da dietro, esso appare un intrico di fili senza senso; osservato dal davanti, eccolo rivelare la bellezza e la perfezione di un disegno di senso compiuto. Noi, in questa vita, osserviamo il retro dell arazzo; per vederlo e capirlo tutto dovremo andare di là. Perfino i cattolici, i credenti, non riflettono su questa realtà: e cioè che il povero Piergiorgio Welby, un istante dopo aver cessato di vivere, si è immediatamente reso conto di come stessero veramente le cose. In un nanosecondo ha realizzato che la Chiesa, Benedetto XVI, il catechismo, il prete dell oratorio, e tutti quelli che gli dicevano: non chiedere di essere ucciso; tutti questi avevano ragione. Gli erano apparsi come nemici per una vita intera, e lui aveva dedicato la sua esistenza a combatterli, pronunciando parole di fuoco addolcite dal sintetizzatore vocale del computer contro la Chiesa e i preti, nel tripudio di applausi delle assemblee dell associazione Luca Coscioni. E quegli altri, quelli che travestiti da buoni samaritani gli offrivano un biglietto gratis per l altro mondo, i membri della compagnia della buona morte, quelli gli erano sembrati i suoi amici, i profeti della verità; ecco, adesso si mostrano per quello che sono veramente: becchini dei corpi e delle anime. Adesso tutto gli è chiaro, in una eucatastrofe improvvisa e sconvolgente. Adesso Piergiorgio vorrebbe tornare e spiegare a Pannella e Cappato come stanno veramente le cose, ma non può. Ed è costretto a vedersi usato ancora, anche da morto, esibito nel grande funeralone laicista dell altro giorno a Roma, e ricordato in saecula saeculorum come martire dell eutanasia illegale. Sì: di qui, da questa parte, la confusione regna sovrana. Una confusione seminata a piene mani dal peccato originale e coltivata dal principe di questo mondo. Colui che è stato mentitore, omicida e scimmia di Dio fin dal principio, e che si serve di molti infaticabili servitori. I radicali appartengono di diritto a questa poco raccomandabile categoria, e occupano un posto di rilievo nelle nutrite schiere di coloro che sollevano dense volute di polvere per aumentare la confusione nelle coscienze. Non hanno mai mancato un appuntamento storico: divorzio, aborto, eutanasia. Se c è una causa ingiusta e sbagliata, loro ci sono. E stato così anche nella vicenda di Piergiorgio Welby. Ricevuto il suo pieno consenso di militante radicale, lo hanno usato per benino allo scopo di scuotere l opinione pubblica. Hanno cucinato a puntino i mass media e il pubblico, questuando ogni giorno il parere di un autorità differente, nella speranza che ci fosse un giudice, un esperto di bioetica, un medico pronto a dare loro ragione. Per loro disgrazia e forse per l antica consuetudine del loro padrone a fare bene le pentole ma assai meno bene i coperchi non ne hanno azzeccata una: hanno infilato una serie impressionante di dinieghi da organismi laicissimi: un tribunale; l Istituto superiore di sanità; un medico presentato da Radio Radicale prima come massimo esperto di cure palliative, e poi subito scaricato non appena ha spiegato che, come erede di Ippocrate, non poteva uccidere un paziente. Insomma, una penosa, laicissima via crucis della morte pietosa, che rischiava di concludersi con un imbarazzante stallo: Welby che sopravvive magari per mesi e che poi ti muore di morte naturale quando tutta la gente si occupa d altro, del Campionato di calcio o delle vacanze estive. Non sia mai. Dobbiamo fare presto, altrimenti c è il rischio che muoia prima dell eutanasia, dicevano senza pudore i profeti del nulla dai microfoni di Radio Radicale. E allora, ecco estrarre dal cilindro il jolly della disperazione: l eutanasia rapida eseguita da un medico del giro radicale. Missione compiuta. Hanno guadagnato il sostegno di qualche persona in più nella inesorabile cavalcata verso l eutanasia di Stato. Ma hanno perso definitivamente un compagno e un iscritto: quel Piergiorgio Welby che ne siamo sicuri adesso non ha più niente a che fare con la Rosa nel Pugno, con i digiuni di Marco, con la Ministro Bonino che al mattino fiancheggia l eutanasia fuorilegge e al pomeriggio siede in Consiglio dei Ministri. Vorrebbe dirlo, Piergiorgio, ma come ricorda una famosa parabola del Vangelo, ormai non può più. Preghiamo per la sua anima. MARIO PALMARO C è il rischio di apparire monotoni. Ma i fatti sono fatti. Il rapporto Education at e Glance 2006 del settembre scorso fotografa la situazione del sistema di istruzione di trenta paesi Oecd con dati aggiornati al L Italia spende per l istruzione solo lo 0,2% di Pil in meno della media Ocse (3,6 contro 3,8), ma - e il dato meriterebbe attenta lettura - la spesa per studente è molto più alta che negli altri Paesi. Un alunno della primaria costa ogni anno dollari, contro i della media Ocse; uno studente delle superiori ne costa 7.938, contro una media di Inoltre, il 96% del budget annuale del ministero se ne va in stipendi. Ancora: le ore di lezione sono ai livelli più alti e ad ogni insegnante italiano corrispondono molto meno allievi di un collega di altra nazionalità. La spesa aumenta, ma non garantisce buoni risultati. E un sistema inefficiente. Un altro dato merita attenzione: la nostra scuola di massa, che negli anni sessanta è stata certamente il motore della crescita sociale, sembra essersi trasformata in un pericoloso meccanismo di riproduzione delle disuguaglianze. La nostra scuola - è stato rilevato in sede di commento dei dati citati - rigida e burocratica, invasiva nei tempi ed elusiva delle responsabilità, con alti tassi di ab- SCUO LA & non solo... bandono scolastico e formativo, non è più in grado di porsi come strumento di promozione sociale. L affermazione può apparire forte, eppure mi sembra condivisibile alla luce dei dati. Come muoversi? Due le indicazioni emerse da più parti. La prima: occorre pensare alla scuola - e alle concrete soluzioni - in un orizzonte diverso dallo stereotipo consolidato di un insegnamento formale e unidirezionale. La seconda: attuare una reale autonomia delle scuole e nelle scuole. Il Parlamento, cioè, stabilisca i contorni (gli standard) e liberalizzi i percorsi, dia spazio e chieda conto dei risultati, premiando chi raggiunge il meglio. Se lo Stato continuerà ad essere l unico gestore e controllore di tutto il sistema scolastico, ogni speranza di miglioramento sarà perdente in partenza! L Ocse dice, da anni, che spendiamo troppo e male. Come interpretare, allora, le periodiche litanie di tanti interessati fedeli della scuola di stato che invocano, appunto, più soldi solo per le scuole statali? ARCANGELO BAGNI Eppure mi resta un dubbio! Scrivo queste righe, in punta di penna, quasi togliendole dalla mia coscienza, e avvisando subito che non hanno alcun sapore polemico, ma vogliono dare un po d inchiostro alle domande e alle perplessità di tanti cristiani di fronte alla decisione del Vicariato di negare i funerali religiosi a Piergiorgio Welby. È fin troppo facile segnalare che le condizioni in cui da anni si trovava Welby pongono un essere umano in una situazione che tutto può essere considerata tranne che lucida (si dà, cioè, piena avvertenza e deliberato consenso?). A me resta qualche dubbio, sia quando leggo di desideri di morte (come nel caso di Welby) sia quando leggo, invece, inni alla vita... C è posto per gli uni e per gli altri, sia chiaro, proprio perché la situazione da cui scaturiscono è al limite della vita umana, ma è bene, in entrambi i casi, rispondere con il silenzio e la preghiera. Anche quando un caso umano è diventato un caso politico? Questa è la domanda che ha agitato l opinione pubblica e che, mi sembra, ha motivato la decisione del Vicariato nella direzione di negare i funerali religiosi. Ebbene, mi si lasci dire, è stato proprio questo l ultimo diabolico «tranello» teso dalla grancassa dei radicali nel loro ignobile sfruttamento del caso Welby. Ora, nelle settimane che hanno preceduto il tragico epilogo, si era sempre detto che l errore stava proprio nell aver trasformato un caso umano in un caso politico. Perché adesso, di fronte alla morte-suicidio-eutanasia di Welby, si è preferito dare una risposta adatta ad un caso politico invece che ad un caso umano? Non era preferibile - da un punto di vista pastorale - scegliere di accogliere in chiesa la bara di Welby e pronunciare su di essa, e davanti a parenti e fedeli (e i radicali, magari!) quella Parola di Dio che, sola, è in grado di salvare la misericordia e proclamare la verità? Welby - come dice mons. Sigalini - «è stato fatto diventare una bandiera». Sì, ma la Chiesa non ha rischiato di continuare a sventolarla proprio con quella decisione di negargli i funerali? Welby, in quanto persona, «è sempre tra le braccia di Dio». Vero, ma la Chiesa non dovrebbe continuare ad incarnare con la sua presenza proprio quelle braccia di Dio che, nel Natale, hanno assunto la nostra carne? Onestamente, non mi avrebbe dato fastidio sentir dire da voci malevole che il funerale era stato fatto... per i soldi. Mi imbarazza di più sentir dire - ed è voce altrettanto malevola - che ci è mancato il coraggio della carità. don AGOSTINO CLERICI EUTANASIA IL PARERE DI MONS. DOMENICO SIGALINI La decisione del Vicariato Il vescovo di Palestrina, mons. Domenico Sigalini, commenta ai microfoni della Radio Vaticana, il dibattito nato, anche tra i credenti, dopo la decisione del Vicariato di negare i funerali religiosi a Piergiorgio Welby «I o sono convinto che il funerale è un gesto di preghiera che si fa verso Dio nei confronti di una persona che è deceduta. Quindi credo che nessuno abbia messo in dubbio che per questa persona si debba pregare perché il Signore lo accolga. Il problema è che questo funerale è stato fatto diventare una bandiera. Credo che il Vicariato si sia trovato di fronte a questa situazione, di fronte ad un gesto liturgico che appunto è stato fatto diventare una bandiera per affermare dei principi contrari alla vita cristiana. Il Vicariato non ha espresso un giudizio su una persona mettendosi davanti e al di sopra di Dio nel giudicare la sua salvezza o meno. Se il funerale è un gesto che tiene conto di tutta un esperienza di comunità, allora non è privatizzabile e assolutamente non è strumentalizzabile da un ideologia che vuol far passare con i casi pietosi tutto un suo modo di concepire la vita. Tanto più che hanno chiesto i funerali soprattutto quelli che non hanno niente a che fare con la fede e non la vogliono nemmeno oltre che, evidentemente, la famiglia. Mi pare che nella Bibbia già Gesù Cristo stigmatizzava il fatto che c era gente che faceva morire le persone e poi gli creava dei monumenti. A me pare che anche in questo caso c è gente che ha voluto a tutti i costi la sua morte e poi gli hanno voluto fare un monumento. Ciò non toglie che nelle chiese si sia pregato per lui, io pure ho pregato per lui. Perché è una persona che nella vita ha sbagliato, ma il suo errore fino in fondo lo conosce soltanto Dio. Non siamo noi in grado di entrare fino in fondo nella sua coscienza. Noi vediamo il fatto e lo condanniamo, ma la persona è sempre tra le braccia di Dio. Mons. Sigalini, secondo lei, perché molti, anche tra i credenti non hanno capito le motivazioni di questa scelta? Perché lentamente noi stiamo mettendo la sordina a tutto. Va bene tutto, va bene il contrario di tutto. Io mi sarei aspettato, se avessero fatto i funerali in chiesa che qualcuno avrebbe detto: Vedete, la Chiesa fa tanto baccano sul problema dell eutanasia e poi alla fine le va bene anche quella, basta che le danno i soldi del funerale. Questo sarebbe stato ancora peggio. Purtroppo l esperienza della Chiesa è vista sempre come una sorta di commercio dovuto di cose sacre, invece è un dialogo con Dio profondo, il dialogo con Dio non può essere soggetto a nessuna di queste strumentalizzazioni. Io ho dovuto in questi giorni, anche sotto Natale, rispondere alle dei miei amici che giustamente si interrogavano, si dicevano: Ma io devo dare la stura a tutte queste lamentele oppure accetto senza ragionare?. No, io dico che bisogna ragionarci sopra, bisogna vedere veramente che cosa significa questo esasperare un problema e voler continuamente portare la Chiesa su alcune posizioni per poi poterla infilzare. Questo mi pare che sia lo stratagemma che stanno usando tutti quelli che vogliono l eutanasia come lo hanno usato quando c era l aborto. Hanno detto che c erano milioni di aborti clandestini solo perché volevano non far ragionare la gente, la volevano commuovere e basta.

6 P A 6G I N A SOCIETÀ FAMIGLIA IN MERITO AL DIBATTITO SU MATRIMONIO E PACS/2 IL PROBLEMA È IL RISPETTO DELLA DIGNITÀ UMANA La questione dei PACS nasconde la volontà di sdoganare le unioni gay: una scelta che va rifiutata e che chiede posizioni chiare nei confronti delle persone omosessuali di mons. ANGELO RIVA Convivere. Una scelta sempre più praticata: nel 2003 in Italia casi, secondo i dati ISTAT. Convivere per poi sposarsi, dopo un tempo di prova. Convivere senza mai sposarsi. Perché il matrimonio - si dice - è una cosa pubblica, mentre l amore è un fatto privato: nessuno ci deve mettere il becco. Dopo l approfondimento teologico pubblicato sull ultimo numero del 2006 del Settimanale, procediamo nella nostra riflessione con un ulteriore approfondimento su Pacs e unioni omosessuali. NO AI PACS, NO AL MATRIMONIO OMOSESSUALE Da quanto detto (vedi Settimanale numero 48/49 del 23 dicembre 2006) risulta ben chiaro perché il diritto deve dire no ai PACS. Questo piccolo matrimonio, trattando allo stesso modo la coppia sposata (che si impegna in un vincolo pubblico di stabilità) e la coppia convivente (che tale vincolo rifiuta), realizza un ingiustizia verso la coppia sposata. O, se vogliamo, realizza un privilegio verso la coppia convivente: attribuisce alla coppia convivente gli stessi diritti della coppia sposata senza che la coppia convivente si impegni a corrispondere i medesimi doveri. In più lancia un messaggio diseducativo, specie per i giovani: è come se si dicesse che sposarsi con impegno (ufficiale) di stabilità e sposarsi senza impegno (ufficiale) sono due scelte equivalenti, indifferenti rispetto al bene comune. Giusto, quindi, regolamentare le convivenze, nella misura in cui queste hanno ormai implementato dei diritti e delle legittime spettanze fra le persone coinvolte, ma il PACS è uno strumento sbagliato: eccessivo, ingiusto, dannoso. Lo Stato adotti altri mezzi, per es. ricorrendo a provvedimenti di diritto civile mirati a disciplinare aspetti particolari della convivenza. Ma, per favore, si lasci stare il matrimonio. Nella sua unicità e integralità il matrimonio non deve essere confuso con un istituto debole e caricaturale quale il PACS. Ancor più netto è il giudizio nel caso della convivenza omosessuale. Qui non è solo la mancata promessa di stabilità a fare problema. Più radicalmente, è il bene comune dei figli a non essere tutelato. Ciò mette automaticamente in fuori gioco anche il matrimonio omosessuale, il quale se, a differenza del PACS omosessuale, garantirebbe una promessa di stabilità del rapporto, non è però in grado di assicurare in misura sufficiente il bene comune dei figli (la loro procreazione e la loro educazione). Legittimando il matrimonio omosessuale (com è accaduto in Olanda nel 2001, in Belgio nel 2003, in Spagna e nel Regno Unito nel 2005 ) il diritto, anziché tutelare, infligge una ferita mortale all identità e alla dignità del matrimonio. L apparente eliminazione di una discriminazione fra coppie etero e coppie omo si traduce, in realtà, in una flagrante discriminazione delle prime, non più riconosciute e promosse nella loro capacità unica e integrale di realizzare il bene comune dei figli. Quattro sono le richieste avanzate dalla cultura omosessuale: eliminazione delle discriminazioni odiose (come la persecuzione razzista o il licenziamento dal posto di lavoro); riconoscimento della libertà omosessuale; tutela delle convivenze omosessuali; introduzione del matrimonio omosessuale, con possibilità di procreazione artificiale e/o adozione dei figli. Le prime due richieste vanno senz altro accolte e tutelate dal diritto (la prima - e solo quella - anche dalla morale cristiana), la terza pure (ma con lo strumento del diritto civile, non con il PACS), la quarta assolutamente no. LA STRADA DEL DIRITTO CIVILE Posto che giustizia è anzitutto dare a ciascuno il suo, senza confondere matrimonio e PACS, resta vero che giustizia è anche sanare eventuali situazioni di ingiustizia venutisi a creare per la coppia convivente. Per es. il fatto che il convivente da lunga data si trovi escluso dalla successione testamentaria, o dal subentro nel contratto di locazione in caso di morte del coniuge; o ancora si trovi escluso dalla pensione di reversibilità, o dall essere coinvolto dal personale sanitario in merito alla decisione da prendere circa uno stato di malattia grave o terminale del convivente. A voler essere precisi, sarebbe meglio parlare di disagi più che di vere e proprie ingiustizie, dal momento che i conviventi, se proprio volevano fruire di quelle opportunità di cui ora lamentano la mancanza, avrebbero potuto sposarsi! Al di là di questo è però giusto che il diritto si preoccupi di lenire questi disagi della coppia convivente. Lo faccia, però, non scimmiottando una confusiva e caricaturale figura pseudo-matrimoniale (il PACS), bensì attraverso singoli e mirati dispositivi di legge civile. Molti di essi, di fatto, sono già attivi nel diritto vigente: per es. una coppia convivente può riconoscere figli naturali e adottare, può adire ai consultori pubblici e alle tecniche di fecondazione artificiale omologa (legge 40); può fare testamento a favore del partner (fatta salva la riserva per i familiari, com è giusto), può stipulare congiuntamente il contratto di locazione, può avvalersi della facoltà di non deporre in giudizio nel procedimento penale contro il partner Altre norme ancora potrebbero essere previste (come quella sulla reversibilità della pensione), ma in ogni caso si tratterebbe sempre e solo di rapporti giuridicopatrimoniali, tali cioè da non intaccare il diritto di famiglia. Notiamo che questa tutela giuridico-civile riguarderebbe parimenti anche le convivenze o- mosessuali, a parte - è ovvio - la normativa relativa ai figli (possibilità di adozione, accesso alle tecniche di fecondazione artificiale), per i motivi detti prima. NON SOLO DANNOSO, MA ANCHE INUTILE In definitiva, il gran chiasso sui PACS sembra essere solo fumo negli occhi. La verità è che il PACS non serve: ciò che si vorrebbe raggiungere mediante esso (danneggiando il matrimonio) lo si può tranquillamente raggiungere (e in modo indolore per il matrimonio) attraverso la via del diritto civile. Come mai allora tanta insistenza?la risposta è evidente. Il PACS, in realtà, non interessa a nessuno, se non come primo passo verso una legittimazione psicologica, sociale e culturale del matrimonio omosessuale. Inutile (anzi, dannoso) per le convivenze eterosessuali, l effetto vero del PACS sarebbe di far uscire dalla penombra le convivenze omosessuali, dando loro una prima, incipiente configurazione giuridica, primo passo verso il completo sdoganamento delle nozze gay. CHIESA E OMOSESSUALITÀ La vera questione, allora, su cui bisognerebbe confrontarsi, è quella omosessuale. Questione certamente complessa e spinosa, con la quale saremo sempre più alle prese nei prossimi anni. L emersione della questione omosessuale impegna la Chiesa a chiarire e verificare sempre più la sua posizione in merito: sotto il profilo biblico, teologico, psicologico e dell antropologia culturale. Ancor più impegna la Chiesa ad essere mater, oltre che magistra. Carità e verità: sono i due versanti non contrapponibili della medesima sollecitudine per l uomo. Se il giudizio etico sull omosessualità (e la conseguente ricaduta sul piano del diritto) non può che essere negativo - e non vediamo come possa essere altrimenti -, non deve però venire a mancare la cura materna della Chiesa verso questi suoi figli. Se l errore va giudicato, l errante va amato, e fino al punto che lui abbia ad accorgersene. Non accadesse questo, la Chiesa verrebbe meno al suo compito. La persona omosessuale deve sentirsi accolta, capita e accompagnata dalla Chiesa, pur nella chiarezza di un giudizio etico e pur senza arrivare a giuridificare pretese (come quella del matrimonio omosessuale) contrarie alla verità dell uomo, alla dignità della famiglia, al bene comune e all ordine sociale. Percorsi percorribili di una castità cristiana della persona omosessuale sono però in larga parte ancora tutti da disegnare. -fine

7 CHIESA CHIESA LOCALE P A 7G I N A CENTRO DIOCESANO VOCAZIONI Incontri di formazione 2007 Laboratori di confronto e approfondimento sull Accompagnamento spirituale guidati da don Paolo Ciotti, responsabile della Scuola Pratica di Accompagnamento Spirituale di Milano 1. LUNEDÌ 15 GENNAIO 2007 CHE COS È L ACCOMPAGNAMENTO SPIRITUALE? Confronto secondo il metodo induttivo a partire dalle nostre esperienze 2. LUNEDÌ 19 FEBBRAIO 2007 GLI ELEMENTI FONDAMENTALI DELL ACCOMPAGNAMENTO SPIRITUALE Presentazione di alcuni contenuti essenziali e successivo dibattito 3. LUNEDÌ 12 MARZO 2007 SPERIMENTIAMO UN METODO Una proposta concreta con cui confrontarsi Tutti gli incontri si svolgeranno a Como in Seminario alle ore e si rivolgono a tutti i membri e collaboratori del CDV e a tutti coloro che fossero interessati I laboratori (insieme ad un incontro pratico organizzativo che si terrà lunedì 16 aprile) serviranno in preparazione ad un pomeriggio di riflessione e approfondimento che verrà proposto a quanti nella nostra diocesi si occupano già di adolescenti e giovani (educatori d oratorio, insegnanti di religione, catechisti di adolescenti e giovani, nuovi operatori dei centri d ascolto caritas, ecc.) SABATO 28 APRILE 2007 vigilia della Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni L ACCOMPAGNAMENTO SPIRITUALE DEI GIOVANI presso la Casa Madonna del Lavoro di Nuova Olonio U.C.I.D. COMO CONVIVIALE CON ANDREA TORNIELLI La prossima riunione conviviale sarà tenuta venerdì 12 gennaio alle ore presso l Albergo Ristorante Palace Hotel di viale Lungo Lario Trieste n 16 a Como. Sarà ospite il dott. Andrea Tornielli, noto giornalista e vaticanista del quotidiano Il Giornale e autore di molti libri e ricerche. La sua relazione avrà per tema: Chiesa e mass media. Stiamo vivendo un periodo di gran confusione: radio, televisione e giornali, purtroppo, fanno a gara nel dare notizie e giudizi non corrispondenti alla verità. La relazione del dott. Tornielli sarà pertanto molto utile e di grande interesse. COOPERATORI SALESIANI PROSSIMO INCONTRO I Cooperatori salesiani augurano a tutti un buon anno Il prossimo incontro, primo del nuovo anno, si terrà al Salesianum di Tavernola il 13 gennaio alle ore Vi sarà un momento di informazione ove si riferirà sull ultima conferenza annuale, sulla festa di don Bosco che si terrà il 4 febbraio ove 12 aspiranti diventeranno Cooperatori salesiani. Il 17 febbraio si terrà la giornata formativa a Milano in Ispettoria. Seguirà un momento di formazione sul nuovo Regolamento e la S. Messa. COOPERATORI SALESIANI Conferenza a Tavernola «S iamo chiamati a lavorare per i giovani, a farci carico dei loro problemi, ad attivare iniziative, con l aiuto del Signore, a favore dei giovani e dei ragazzi, che non hanno bisogno di cose ma di amore. Questo è, oggi come agli inizi, uno dei concetti fondamentali che ispira l azione dei Cooperatori Salesiani, l Associazione laicale fondata da S. Giovanni Bosco, che domenica 19 novembre ha riunito al Salesianum di Tavernola molti Cooperatori ed amici per la Giornata di Spiritualità e Seconda Conferenza Annuale. Al mattino don Paolo Borroni, delegato dell Associazione, ha svolto la riflessione sul tema Essere Cooperatori Salesiani oggi. A Torino, ai tempi di don Bosco, vi fu una impennata di criminalità giovanile e l opinione pubblica si convinse che la società non va bene se non funzionano le forche infatti molti giovani furono mandati al patibolo. Don Bosco, come cappellano del carcere minorile, vide e toccò con mano questa dura realtà: fece la scelta di dedicare la vita per la salvezza dei giovani e non li abbandonò mai, con l aiuto di Dio. Oggi molti giovani e ragazzi sono in pericolo di perdersi in una società che non li aiuta; i Cooperatori Salesiani devono testimoniare i valori cristiani e chi è anziano deve riscoprire il ruolo, importantissimo, proprio degli anziani vivendo la saggezza, la fiducia e la serenità. La società di oggi manca di queste testimonianze, pur avendo parecchi anziani, perché questi cercano di imitare i giovani negli atteggiamenti e nell immaturità, dimenticando il proprio ruolo. Questi sono alcuni dei pensieri con i quali il delegato ha sviluppato il tema, sottolineando come anche oggi Dio ci chiama a farci santi lavorando per il bene dei giovani. L incontro è proseguito con la celebrazione eucaristica nella quale sono stati ricordati i cooperatori ed amici deceduti quest anno. Dopo il pranzo ed il momento festoso della lotteria a favore dell Associazione, la giornata è continuata con la recita del S. Rosario e con le comunicazioni: il consigliere ispettoriale Ferdinando Marchini ha relazionato sul Convegno di Roma nel 150 anniversario della morte di mamma Margherita e sulle attività a livello di ispettoria, mentre il coordinatore Antonio Cocco ha presentato il programma delle prossime riunioni, con particolare riferimento agli incontri di formazione per il gruppo degli aspiranti cooperatori. Hanno concluso l intensa giornata una video-proiezione sulle missioni salesiane in Equador e l adorazione al SS.mo in cappella. ANTONIO NEGRINI

8 P A 8G I N A GENNAIO 2007 Apostolato della preghiera Intenzione generale: Perché nel nostro tempo, segnato purtroppo da non pochi episodi di violenza, i Pastori della Chiesa continuino ad indicare al cuore di ogni uomo la via della pace e dell intesa fra i popoli. Afferma la Sacra Scrittura: «Dio creò l uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò» (Gn 1,27). Perché creato ad immagine di Dio, l individuo umano ha la dignità di persona; non è soltanto qualche cosa, ma qualcuno, capace di conoscersi, di possedersi, di liberamente donarsi e di entrare in comunione con altre persone. Al tempo stesso, egli è chiamato, per grazia, ad un alleanza con il suo Creatore, a offrirgli una risposta di fede e di amore che nessun altro può dare al posto suo. In questa mirabile prospettiva, si comprende il compito affidato all essere umano di maturare se stesso nella capacità d amore e di far progredire il mondo, rinnovandolo nella giustizia e nella pace. Con un efficace sintesi sant Agostino insegna: «Dio, che ci ha creati senza di noi, non ha voluto salvarci senza di noi». È pertanto doveroso per tutti gli esseri umani coltivare la consapevolezza del duplice aspetto di dono e di compito.anche la pace è insieme un dono e un compito. Se è vero che la pace tra gli individui ed i popoli la capacità di vivere gli uni accanto agli altri tessendo rapporti di giustizia e di solidarietà rappresenta un impegno che non conosce sosta, è anche vero, lo è anzi di più, che la pace è dono di Dio. La pace è, infatti, una caratteristica dell agire divino, che si manifesta sia nella creazione di un universo ordinato e armonioso come anche nella redenzione dell umanità bisognosa di essere recuperata dal disordine del peccato. Creazione e redenzione offrono dunque la chiave di lettura che introduce alla comprensione del senso della nostra esistenza sulla terra. (Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2007) Intenzione missionaria: Perché la Chiesa in Africa diventi sempre più autentica testimone della Buona Novella di Cristo, e s impegni in ogni nazione nel promuovere la riconciliazione e la pace. La sfida del dialogo è, in fondo, la sfida della trasformazione delle relazioni tra gli uomini, tra le nazioni e tra i popoli nella vita religiosa, politica, economica, sociale e culturale. È la sfida dell amore di Cristo per tutti gli uomini, amore che il discepolo deve riprodurre nella sua vita: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri» (Gv 13, 35). «L evangelizzazione continua il dialogo di Dio con l umanità, un dialogo che tocca il suo vertice nella persona di Gesù Cristo».(154) Per mezzo della Croce, Egli ha distrutto in se stesso l inimicizia (cfr Ef 2, 16) che divide ed allontana gli uomini gli uni dagli altri.ora, nonostante la civiltà contemporanea del «villaggio globale», in Africa come altrove nel mondo lo spirito di dialogo, di pace e di riconciliazione è lungi dall abitare il cuore di tutti gli uomini. Le guerre, i conflitti, gli atteggiamenti razzisti e xenofobi dominano ancora troppo il mondo delle relazioni umane. La Chiesa in Africa avverte l esigenza di diventare per tutti, grazie alla testimonianza resa dai suoi figli e dalle sue figlie, luogo di autentica riconciliazione. Così, perdonati e riconciliati vicendevolmente, essi potranno recare al mondo il perdono e la riconciliazione che Cristo, nostra pace (cfr Ef 2, 14), offre all umanità mediante la sua Chiesa. Altrimenti il mondo assomiglierà sempre più ad un campo di battaglia, dove contano solo gli interessi egoistici e dove regna la legge della forza, che allontana fatalmente l umanità dall auspicata civiltà dell amore. (Giovanni Paolo II, Ecclesia in Africa, n. 79) Intenzione dei Vescovi italiani: Perché, alla luce del Convegno ecclesiale di Verona, possiamo diventare veri testimoni di speranza attraverso una vita rinnovata e capace di cambiare la storia. Testimoni di Gesù risorto. Quel di va capito bene! Vuol dire che il testimone è di Gesù risorto, cioè appartiene a Lui, e proprio in quanto tale può rendergli valida testimonianza, può parlare di Lui, farlo conoscere, condurre a Lui, trasmettere la sua presenza. E esattamente il contrario di quello che avviene per l altra espressione: speranza del mondo. Qui la preposizione del non indica affatto appartenenza, perché Cristo non è del mondo, come pure i cristiani non devono essere del mondo. La speranza, che è Cristo, è nel mondo, è per il mondo, ma lo è proprio perché Cristo è Dio, è il Santo. Cristo è speranza per il mondo perché è risorto, ed è risorto perché è Dio. Anche i cristiani possono portare al mondo la speranza, perché sono di Cristo e di Dio nella misura in cui muoiono con Lui al peccato e risorgono con Lui alla vita nuova dell amore, del perdono, del servizio, della non-violenza. Come dice sant Agostino: Hai creduto, sei stato battezzato: è morta la vita vecchia, è stata uccisa sulla croce, sepolta nel battesimo. E stata sepolta la vecchia, nella quale malamente sei vissuto: risorga la nuova (Sermone Guelf. IX, in M. Pellegrino, Vox Patrum, 177) (Benedetto XVI) CHIESA RUBRICHE PER LE PARROCCHIE 65 L informatore giuridico In tema di fondo di rotazione in campo culturale si rende noto che con Circolare della Regione Lombardia del 12 dicembre 2006, n. 29, pubblicata sul BURL, 2 Supplemento Straordinario al n. 51 del 21 dicembre 2006, è stato emanato il bando relativo al fondo di rotazione per il sostegno ai soggetti che operano in campo culturale. Tale circolare regionale prevede una serie di tipologie di intervento riguardanti i seguenti oggetti: 1. Interventi su beni culturali immobili pubblici e privati ed edifici di culto o servizi religiosi, nonchè sale polifunzionali e sale per spettacoli; per tale ipotesi si fa riferimento a progetti di: a) adeguamento tecnologico; b) restauro; c) risanamento conservativo; d) manutenzione straordinaria; e) ristrutturazione edilizia. 2. Beni culturali mobili: opere, collezioni, raccolte e archivi afferenti ai musei, raccolte museali e ad altri istituti e luoghi di culto o della cultura, mediante: a) acquisti; b) manutenzione; c) restauro. 3. Sistemi culturali integrati: a) Progetti di realizzazione di edifici con destinazione culturale; b) Allestimento di musei, biblioteche, archivi e teatri, sale polifunzionali e sale per spettacoli. Sono ammessi al finanziamento di cui al fondo di rotazione i soggetti pubblici e privati che abbiano la disponibilità del bene oggetto dell intervento; per l acquisto di beni mobili è necessario inoltre il possesso dell offerta di vendita. La circolare precisa che sono ammesse a contributo le spese relative a: a) progettazione ed esecuzione lavori; b) altre spese tecniche; c) costo di acquisto di beni mobili. I progetti presentati per il contributo devono rientrare, come costo totale: a) per i beni immobili e i sistemi culturali integrati: lotti funzionali, o relativi stralci, di costo complessivamente non inferiore a ,00 e non superiore a ,00 IVA inclusa; b) per i beni mobili: intere collezioni o lotti funzionali di costo complessivamente non inferiore a ,00 e non superiore a ,00 IVA inclusa. Per poter usufruire del contributo la domanda deve essere presentata a partire dal 15 gennaio fino al 30 aprile 2007 e deve essere inoltrata esclusivamente a mezzo posta al seguente indirizzo: FINLOMBARDA s.p.a. Finanziaria per lo sviluppo della Lombardia via Oldofredi, Milano. La domanda per essere valida deve rispettare i seguenti requisiti: a) deve essere firmata dal legale rappresentante e da un suo delegato secondo la modulistica pubblicata sui siti internet e b) deve essere redatta in carta legale nei casi previsti dalla normativa sull imposta di bollo; c) deve essere completata con la documentazione richiesta nella modulistica. rubrica mensile a cura di VITTORIO RUSCONI GENNAIO 2007 Parola di vita di CHIARA LUBICH «Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti» (Mc 7,37) Umlazi: uno dei tanti sobborghi delle grandi città del Sud Africa sorti negli anni 50 per la popolazione di colore. Vi abitano circa persone. Penuria di scuole, di ospedali, di alloggi dignitosi. Neppure un campo per giocare a calcio. La disoccupazione supera il 40%. La povertà genera violenze, abusi e diffusissimo il contagio dell AIDS. Tanti si sentono isolati, hanno paura di parlare delle loro sofferenze, dei loro mille problemi. Cosa fare? si sono chiesti i responsabili delle varie comunità cristiane di Umlazi. Occorre rompere il silenzio, si sono detti, e aprire un dialogo con ciascuno fatto di ascolto e di comunione di vita, per portare insieme le difficoltà. Hanno iniziato con i giovani, intavolando con loro un dialogo costruttivo e costruendo rapporti sempre più profondi. Forti di questa esperienza i cristiani di Umlazi hanno proposto, per la Settimana di preghiera per l unità dei cristiani, che si attua in questo mese in molte parti del mondo, il brano del Vangelo di Marco da cui è tratta la Parola di vita. Sia la ricerca dell unità tra i cristiani che la risposta cristiana alla sofferenza umana sono entrambe intenzioni presenti nella Settimana - secondo il commento della Guida alla Settimana di preghiera per l unità dei cristiani Mentre Gesù è in viaggio, gli viene condotto un sordomuto e Lui lo guarisce pronunciando la parola Effatà, ossia Apriti. La gente, al vedere ciò, esprime meraviglia e gioia ed esclama: Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti! I miracoli di Gesù sono l espressione del suo amore per quanti incontra sul proprio cammino. Sono anche segni del mondo nuovo che egli è venuto ad instaurare. La guarigione del sordomuto è il segno che Gesù è venuto a donarci una capacità nuova di intendere e di parlare. Effatà è stata la parola pronunciata anche su di noi, al momento del nostro battesimo. Effatà : e Lui ci apre all ascolto della Parola di Dio, perché la lasciamo penetrare in noi. Effatà è il suo invito ad aprirci all ascolto di tutti quelli nei quali si è identificato: ogni persona, soprattutto i piccoli, i poveri, i bisognosi, e ad instaurare con tutti un dialogo d amore che arriva a condividere la propria esperienza evangelica. Riconoscenti a Gesù per quanto continua ad operare in noi, proclamiamo, come la folla a suo tempo: Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti! Come vivere questa Parola di vita? Infrangendo la nostra sordità e facendo tacere i rumori che, dentro e attorno a noi, ci impediscono di ascoltare la voce di Dio, della nostra coscienza, dei nostri fratelli e sorelle. Da tante parti ci giunge, spesso tacita, una richiesta di aiuto: un bambino che domanda attenzione, una coppia di sposi in difficoltà, un ammalato, un anziano, un carcerato che hanno bisogno di assistenza. Ci giunge il grido di cittadini che invocano una città più vivibile, di lavoratori che domandano maggiore giustizia, di popoli interi a cui è negata l esistenza... Distratti da mille interessi e attrattive, spesso l orecchio del nostro cuore non è attento a quanti ci sono attorno. Oppure, ripiegati sui nostri bisogni, ci può capitare di far finta di non sentire. La Parola di vita ci domanda di ascoltare per portare insieme agli altri le preoccupazioni e le difficoltà, così come di condividere le gioie e le attese, in una ritrovata solidarietà. Ci invita a non essere muti, ma a trovare il coraggio di parlare: per partecipare le esperienze e le convinzioni più profonde; per intervenire a difendere chi non ha voce; per fare opera di riconciliazione; per proporre idee, soluzioni, strategie nuove... E quando l impressione di non essere all altezza delle situazioni ci farà sentire impari, ci sosterrà una certezza: Gesù, che ci ha aperto orecchi e bocca: Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti! E l esperienza di Lucy Shara, del Sud Africa, che, trasferitasi con la famiglia a Durban, si era trovata ad affrontare la vita di una grande città e con essa ad incominciare un nuovo lavoro, di responsabilità. Erano gli anni dell appartheid ed era inusuale che una donna africana rivestisse posti di dirigenza. Un giorno si rende conto che tra gli operai si sta diffondendo una forma asmatica acuta, causata dalle cattive condizioni di vita sul lavoro. Molti di essi improvvisamente sparivano oppure si assentavano dal lavoro per lunghi mesi. Ne parla con il vicedirettore proponendo una soluzione: installare un efficiente macchinario per la depurazione dell ambiente. E una forte spesa e l azienda rifiuta. Lucy, che da tempo cerca di vivere la Parola di vita, trova in essa la sua forza e la sua luce. Avverte dentro di sé come un fuoco che le infonde coraggio, che la mantiene calma in tutte le trattative e la pone in sincero ascolto delle opinioni espresse dalla direzione. Ad un certo punto - racconta - mi sono fiorite sulla bocca le parole giuste per difendere coloro che erano senza voce. Sono riuscita a far capire come il rilevante costo iniziale si sarebbe ammortizzato per le migliorate condizioni di salute degli operai, non più costretti ad assentarsi per malattia. Le sue sono parole convincenti. Il depuratore viene installato, l asma scende dal 12% al 2% e di pari passo cala l assenteismo. La direzione la ringrazia, le dà perfino un extra bonus nello stipendio. Tra gli operai si diffonde la gioia e nella fabbrica si respira una nuova atmosfera, in tutti i sensi!

9 VESCOVO CHIESALOCALE 9 VERSO L INCONTRO CON MONS. DIEGO COLETTI/3 RICORDANDO GLI ANNI DA RETTORE AL SEMINARIO LOMBARDO DI ROMA... i trovo sul volo A- Mlitalia AZ 683 che mi sta riportando a Milano dall Argentina. Mi hanno detto di approfittare di queste dodici ore di volo per scrivere qualche nota sul nuovo Vescovo di Como, così come l ho conosciuto durante gli anni ( ) in cui sono stato alunno del Lombardo. Il Pontificio Seminario dei Santi Ambrogio e Carlo in Roma, detto, brevitatis causa, Lombardo, come forse qualcuno sa, è il Collegio - a dispetto della denominazione seminario - realizzato dai Vescovi della Lombardia per ospitare, innanzitutto, benché non esclusivamente, i propri sacerdoti durante gli anni di studio a Roma. Ricordo il primo incontro con l allora mons. Coletti, oggi S.E. Nell ufficio al secondo piano del Lombardo, piazza Santa Maria Maggiore. Era il mese di luglio. Nell ampio studio, dove erano disposte diverse sedie e poltrone, mi indicò un divanetto che, solo a guardarlo, capivi subito che dovevi sederti a modo, non sbracato. Comodo. Ma eretto. Primo messaggio subliminale: al Lombardo ci si accomoda. Non ci si sbraca. Che significa: guarda che stai entrando in un ambiente che ti permetterà di godere di una situazione particolare e del tutto privilegiata per poter studiare e formarti adeguatamente. Non gettare alle ortiche il tempo - quattro anni - e la Grazia di Dio - incalcolabile - che ti viene offerta. Sfrutta al meglio ogni occasione e fai tesoro di tutto. Dopo il colloquio, mons. Coletti mi invitò a pranzo. Non accettai, perché avevo già un altro impegno, ma vale, ad ogni buon conto, per dire la sua spontanea capacità di accoglienza e di saper mettere ciascuno a proprio agio. Ricordo la Messa del mercoledì. Ore Senza vespri, ma con omelia di mons. Rettore. Giungeva in sacrestia immancabilmente con un quadernetto ad anelli, verde. Si preparava meticolosamente. Gli piacevano le cose preparate, non improvvisate. Ricordo poi la cura con cui organizzava i viaggi che ogni anno il lombardo offriva agli alunni. Una piccola gita di due-tre giorni, all inizio dell anno accademico, come momento di conoscenza reciproca con i nuovi arrivati e come introduzione agli esercizi spirituali. Poi c è un vero e proprio viaggio, in genere subito dopo Pasqua. Un anno in Italia e un anno all estero. Nel 1996 fummo in Russia. Non meno stampata nella memoria, resta poi la passione con la quale mons. Coletti preparava la festa di san Carlo. La macchina organizzativa si metteva in pressione con un buon mese di anticipo. Ovvio quindi che l evento - religioso-ecclesial-mondano - riuscisse sempre alla perfezione. E la gente dava di gomito per poter parteciparvi. Questo per dire che gli piacciono le cose organizzate (l impronta genetica benché depurata è pur sempre ambrosiana) e fatte bene. Anzi: molto bene, per essere più precisi. Ricordo poi il coraggio e la determinazione con cui portava avanti progetti anche coraggiosi, tipo l acquisto di una appartamento - denominato, dapprima Lombardino e, poi, Casa Fausti - prospiciente l edificio del lombardo nel quale realizzare un certo numero di camere con bagno per l accoglienza di ospiti, diciamo così a lunga degenza. Si trattava di ex alunni del Lombardo che tornavano a Roma per semestri di aggiornamento o per tenere corsi all università, oppure che, non avendo terminato gli studi negli anni loro assegnati, tornavano per concluderli. Il progetto ebbe, a quel tempo, critiche talora ingenerose. In seguito ci si rammaricò del fatto che non si fosse acquistato anche l appartamento adiacente a quello che, di fatto, fu acquisito. Ricordo poi la capacità di condivisione, che, a quei tempi, si manifestò nel notevole aiuto realizzato - su impulso del Nostro - dal Lombardo a favore del Seminario di Scutari in Albania. Ci andai con mons. Coletti e con altri alunni a Scutari, nel Vedemmo e credemmo. Ricordo Insomma, ora basta. Lasciamolo arrivare a Como questo benedetto Vescovo!!! Avremo tempo e modo per conoscerlo adeguatamente. Se diciamo tutto il bene ora, che diremo poi? Non feci fatica allora, e non ho vergogna ora a dirlo pubblicamente che, lasciando il Lombardo, il 21 luglio del 1996, baciai lo stipite del portone di ingresso. Sono stati anni belli, grazie anche a tutto ciò che don Diego - pardon, Sua Eccellenza mons. Coletti - ha saputo dare a me e a tanti altri con semplicità e affetto. mons. ALBERTO PERLASCA Consigliere della Nunziatura Apostolica di Buenos Aires CLIMA DI CORDIALITÀ E FAMILIARITÀ Nel periodo mons. Angelo Riva, vicario episcopale per la Pastorale (incarico, in questo momento di passaggio, attualmente in sospeso) è stato alunno del Lombardo, a Roma. In quegli stessi anni vi era anche don Marco Cairoli, oggi docente in Seminario. Diversi, dunque, i sacerdoti della nostra diocesi che hanno conosciuto mons. Coletti nelle vesti di Rettore del Pontificio Seminario dei Santi Ambrogio e Carlo in Roma. «Ho il ricordo di una persona molto cordiale e affabile - ci racconta mons. Riva -, sempre accogliente e pronto a ricevere tutti con grande enfasi. Un aspetto che colpisce subito del suo carattere è la capacità organizzativa: mons. Coletti non ama le cose improvvisate o lasciate al caso, al contrario è sempre preciso ed efficiente. Al tempo stesso, lo ribadisco, è davvero molto disponibile, umano Peculiarità che emergono con evidenza, per esempio, nella sua eloquenza. Nella memoria ho ben impresse le omelie profonde, riflessive, di taglio notevole. È un uomo che si nutre della Parola di Dio, che trae grande ispirazione dalla lettura e dallo studio della Bibbia: le sue prediche, chiare e scorrevoli, lasciano il segno». Nel ruolo di Rettore, mons. Coletti ha sempre cercato di dare al Lombardo un impronta non di semplice Collegio ma di vero e proprio Seminario, in cui vi fossero anche occasioni di condivisione, di vita comune e di familiarità. «Mi hanno raccontato - riprende don Angelo - che essendo mons. Coletti grande tifoso della Sampdoria, nel 1990 tutto il Lombardo partecipò alla gioia per la vittoria dello scudetto ma anche al lutto per la sconfitta nella finale in Coppa dei Campioni!». E non sono nemmeno mancati gli scherzi «Uno fu davvero memorabile - ci dice ancora mons. Riva -. Era il carnevale del Da tempo, da parte degli alunni del Lombardo, era stata avanzata la richiesta di partecipare alla S. Messa che il Papa celebra tutte le mattine nella sua Cappella privata. La lista d attesa era lunghissima e quindi, come tutti, dovevamo aspettare. Quell anno, fra gli alunni del Seminario, vi era anche un giovane sacerdote polacco, padre Dembinskij, il quale, forte del suo accento, telefonò a mons. Coletti imitando la voce del segretario di Giovanni Paolo II, don Stanislao, e disse che il venerdì mattina avremmo potuto partecipare alla Messa con il Santo Padre. Furono ore di panico, perché era il primo venerdì di Quaresima ed era in programma una giornata di ritiro, predicata da mons. Boccaccio. Iniziarono le telefonate per avvertire che si doveva rimandare il tutto, visto che dovevamo andare dal Papa Lo scherzo durò un paio d ore, poi l inghippo saltò fuori e ricordo che il Rettore seppe fare buon viso a cattiva sorte!». ENRICA LATTANZI

10 10 CHIESA FAMIGLIA PRESENTATI A MILANO DUE NUOVI SUSSIDI LA VERIFICA SUI PERCORSI DI PREPARAZIONE AL MATRIMONIO Una pastorale che abbia un attenzione specifica per i fidanzati e per le giovani coppie è una necessità emersa con chiarezza e che richiede risposte pagina a cura di ENRICA LATTANZI Ainizio dicembre, a Milano, è stato presentato il testo che raccoglie gli atti del convegno Accompagnare l amore dei fidanzati nella comunità cristiana, tenutosi presso l Università Cattolica del capoluogo lombardo il 24 settembre Il convegno, promosso a livello regionale, era incentrato sulla restituzione dei dati della ricerca attuata dalla Consulta per la pastorale della famiglia intorno ai percorsi di preparazione al matrimonio tenuti in Lombardia nell anno pastorale Tale sforzo conoscitivo traeva a sua volta origine da un evento significativo per la pastorale familiare nella nostra regione: la pubblicazione - nel novembre 2000, dopo diversi anni di lavoro e di attesa - di un sussidio per gli animatori degli itinerari educativi dei fidanzati al matrimonio. Sotto un profilo storico-contingente, il testo dei Vescovi lombardi nasceva da un ampio confronto sui cammini di preparazione al matrimonio, svoltosi nella Consulta regionale di Pastorale familiare, e sostenuto dalla convinzione che tali percorsi di preparazione al matrimonio dovessero essere profondamente ripensati come autentici itinerari di fede. Tale ripensamento è stato, inoltre, sollecitato e provocato anche dalla pubblicazione, nel 1993, del Direttorio di pastorale familiare per la Chiesa in Italia, che contiene una parte considerevole dedicata agli itinerari di preparazione al matrimonio, sottolineandone scopi, durata, metodi, contenuti. PERCHÈ RIPENSARE I PERCORSI PER I FIDANZATI Alla base di questo riorientamento pastorale stavano alcune motivazioni di fondo. La prima consiste nella consapevolezza che annunciare il Vangelo del matrimonio e della famiglia appartiene alla missione evangelizzatrice della Chiesa. La Chiesa, infatti, è mandata a comunicare tutto il Vangelo: essa esiste per evangelizzare. E il Vangelo ha molto da dire anche sul matrimonio e sulla famiglia. La Chiesa, quindi, per essere se stessa, deve comunicare questo contenuto del Vangelo sul matrimonio e sulla famiglia, mostrando che vivere il matrimonio e la vita familiare - come annuncia il Vangelo - è una cosa buona e bella: è vangelo esso stesso. La seconda motivazione di fondo risiede nella convinzione dell importanza e dell urgenza della pastorale familiare e, in essa, della pastorale prematrimoniale. La pastorale familiare è una priorità e una dimensione di tutta l azione pastorale della Chiesa. Essa si presenta oggi come particolarmente urgente, visto il contesto e la cultura nei quali l identità del matrimonio e della famiglia è seriamente messa in discussione. Nel quadro più ampio della pastorale familiare, quella prematrimoniale si rivela particolarmente importante e, in qualche modo decisiva, essa, «in ogni sua articolazione, costituisce uno dei capitoli più urgenti, importanti e delicati di tutta la pastorale familiare. Tale pastorale si trova dì fronte a una svolta storica. Essa è chiamata a un confronto chiaro e puntuale con la realtà e a una scelta: o rinnovarsi profondamente o rendersi sempre più ininfluente e marginale» (n 40). VERIFICARE IL CAMMINO FATTO A qualche anno di distanza dalla pubblicazione della guida regionale per gli animatori degli itinerari di preparazione al matrimonio, è sembrato perciò opportuno verificare come nelle parrocchie di Lombardia si stanno attuando tali percorsi, alla luce degli strumenti proposti e del rinnovamento richiesto. A questo scopo la Consulta regionale per la pastorale della famiglia ha promosso un indagine conoscitiva al fine di censire tutti i percorsi di preparazione al matrimonio realizzati nell anno pastorale nelle dieci Diocesi di Lombardia. È stata pertanto predisposta una scheda/questionario, spedita, con lettera di accompagnamento del Vescovo di ogni Diocesi, a tutte le parrocchie e alle varie strutture della pastorale familiare. Il questionario è stato auto-somministrato e prevedeva oltre alla parte identificativa del soggetto promotore, anche una parte dedicata alle caratteristiche dei fidanzati, alla descrizione analitica di tutti gli incontri, alle varie attività organizzative/logistiche, ma anche alla valutazione di alcune prassi organizzative e pastorali. Al fine di raggiungere tutti i percorsi di preparazione al matrimonio presenti in Lombardia - e avere quindi una solida rappresentatività statistica di tutto l universo - si sono organizzati nelle singole Diocesi alcuni momenti di sensibilizzazione e formazione degli operatori incaricati di promuovere la ricerca a livello decanale/ vicariale. Essi con competenza hanno informato e stimolato i vari coordinatori dei percorsi parrocchiali di preparazione al matrimonio. Successivamente i singoli uffici di pastorale della famiglia si sono attivati nella raccolta delle schede relative alla propria diocesi. «Lo sforzo organizzativo - notano dalla Consulta - si è rivelato fin da subito considerevole e non sono mancati risultati consistenti e confortanti. Abbiamo stimato che i percorsi censiti siano circa il 75-80% di tutti i percorsi attuati nelle parrocchie di Lombardia». L ELABORAZIONE DEI DATI La fase successiva è stata impegnata nella tabulazione dei dati su supporto informatico attraverso la costituzione di due centri di imputazione (Bergamo e Milano). La quantità e la qualità ricca e articolata dei dati è tale da permettere anche ulteriori livelli di elaborazione e analisi (ad esempio prendendo in esame una singola diocesi o decanato/ vicariato). L organizzazione dei dati è stata realizzata tenendo presente anche possibili comparazioni e raffronti rispetto ad altri contesti analoghi o ad ulteriori attività di censimento da prevedere auspicabilmente nel prossimo futuro. «La raccolta e l interpretazione dei dati - osservano sempre dalla Consulta regionale - ci ha permesso di conoscere con quali sottolineature e modelli organizzativi vengono attuati i percorsi ed inoltre di valutare più attentamente la ricezione della Guida per gli animato- IL PERCORSO PER I GIOVANI SPOSI «FATE QUELLO CHE VI DIRÀ» ri, nonché di raccogliere numerosi suggerimenti per rendere sempre più efficaci itinerari di preparazione al matrimonio». Il Convegno Regionale, aperto ai diversi operatori che hanno contribuito alla realizzazione della ricerca, si proponeva di stimolare la riflessione e il confronto sia sulle ragioni che portano la Chiesa ad accompagnare il cammino dei fidanzati, sia sul quadro che emerge dalla rilevazione regionale, sia sui passi da compiere nel servizio ai giovani che chiedono alla comunità cristiana di essere accompagnati nel tempo del fidanzamento e nei primi anni di matrimonio. A tale scopo la Consulta regionale per la pastorale della famiglia si è impegnata ad elaborare linee orientative per la pastorale con le giovani coppie e suggerimenti per l educazione degli affetti e della sessualità nella fase che precede il fidanzamento. «Gli atti che oggi presentiamo - è stato sottolineato nel corso dell incontro meneghino - contengono in sostanza i risultati della ricerca sotto il profilo sia quantitativo (curato da Bruno Vedovati) sia qualitativo (coordinato da Pietro Boffi e da Francesco Belletti). Sono inoltre raccolti gli interventi dei relatori del Convegno (anzitutto il prezioso saluto al Convegno del presidente della CEL S.Em. il cardinal Dionigi Tettamanzi, nonché i contributi di don Luca Bressan e di don A- ristide Fumagalli)... La pubblicazione degli Atti del Convegno - concludono dalla Consulta - corrisponde al vivo desiderio di riscoprire e manifestare il volto di una Chiesa dedicata all annuncio e al servizio della buona notizia del matrimonio cristiano e impegnata a portare nella società una testimonianza positiva di famiglia. Vogliamo auspicare che gli sforzi di ricerca e documentazione abbiano un esito fruttuoso e aiutino i diversi operatori pastorali a condividere gli ulteriori passi di questo cammino ecclesiale con intelligente passione e generosità». Si intitola Fate quello che vi dirà ed è il nuovo sussidio per la pastorale con i giovani sposi preparato dalla Consulta regionale lombarda per la famiglia. Si è operata la scelta di fondo di concentrare l attenzione e la riflessione sulla figura dell accompagnatore, sulla sua formazione e sul suo ruolo, perché sia in grado di offrire ai giovani sposi l esperienza di un cammino di natura mistagogica, lungo il quale possano approfondire e vivere in pienezza il dono sacramentale del matrimonio in una dimensione propriamente ecclesiale. Diversamente dal tempo del fidanzamento l accompagnamento è caratterizzato da una dimensione maggiormente esperienziale fatta di accoglienza, di incisiva azione educativa e di trasmissione di una autentica spiritualità coniugale. È stata scelta l icona evangelica delle nozze di Cana, un episodio che aiuta ad aprire lo sguardo degli sposi sulla più profonda dimensione del rapporto tra Dio e l uomo: il mistero pasquale come realizzazione dell amore nuziale di Cristo per la sua Chiesa. Da questo brano evangelico il sussidio ricava alcune indicazioni che riguardano gli accompagnatori vedendo, in controluce, lo stile di accompagnamento che Gesù stesso mette in atto. Vi è la volontà di seguire i giovani sposi a partire dall osservazione della loro condizione di vita, leggendola a partire dalle tre dimensioni che la costituiscono: affetti, lavoro e società, tempo libero. L intento è quello di far emergere il fatto che il matrimonio sacramento anche nel nostro tempo porta nella vita degli sposi tutta la ricchezza di grazia che diviene risorsa per vivere in Cristo la vita coniugale. Il testo non offre un itinerario già fatto, ma fornisce indicazioni perché la creatività delle comunità e degli accompagnatori lo possano formulare in coerenza con le diverse situazioni in cui si trovano a vivere.

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12 12 E Como CRONACA P R O V I N C I A SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 GENNAIO 2007 L ATTIVITÀ DELL ASSOCIAZIONE TRA BILANCI E PROGETTI L Unione Ciechi e il futuro Un 2006 ricco di attività e iniziative, e un 2007 che si apre con delle interessanti novità. Con Mario Mazzoleni, presidente della sezione comasca dell UICI, compiamo un viaggio all interno del sodalizio, per registrarne progetti e speranze di MARCO GATTI Il 2006 è ormai alle spalle. E anche per l Unione Italiana Ciechi di Como è tempo di bilanci. Com è stato l anno che si è appena concluso? A risponderci è Mario Mazzoleni, presidente dell UIC di Como. «Il bilancio che tracciamo è di indubbia positività - ci spiega -. Le due assemblee di primavera e autunno necessarie per l approvazione dei documenti programmatici, relazioni morali, bilanci etc., e la festa di S. Lucia ci hanno confermato l interesse e l affetto che ruota attorno alla nostra associazione. Grande infatti è stata la partecipazione e il sereno clima che le ha caratterizzate. La festa di S. Lucia è stata inoltre l occasione per premiare i soci (eravamo in 8!) con 50 anni di iscrizione all Unione Ciechi». «Ripensando all anno trascorso - continua Mazzoleni - tra le soddisfazioni più grandi che ci tengo a richiamare c è stata la possibilità di sfruttare a pieno la nuova e più ampia sede in cui ci troviamo oggi. Inaugurata lo scorso anno ci ha permesso di assolvere al meglio i nostri compiti, rispondendo in maniera più efficace alle richieste di spazio. È stato dunque possibile proseguire con i corsi di informatica nelle apposite aule, organizzare riunioni e incontri culturali nel nostro salone, avviare un corso di ginnastica dolce per una decina di soci e amici. Sono inoltre proseguiti i vari corsi che la sezione promuove: formazione, riabilitazione, autonomia, orientamento e mobilità, cultura, attività fisico-sportiva, scrittura braille, cucina, cucito, stiro, etc. Da segnalare anche il prezioso lavoro svolto dalla sportello per l autonomia, servizio che si prefigge di contattare persone che hanno perso la vista in età adulta e che spesso cadono nello sconforto, offrendo loro la possibilità di comprendere come la cecità sia molto meno limitante di quello che si pensi». È un entusiasmo contagioso quello del prof. Mazzoleni. Persona sensibile e dinamica la menomazione della vista è stata per lui una sfida quotidiana nel ricordare come ciò non significhi smettere di vivere, di relazionarsi. E l Unione Ciechi è lì a dimostrarlo. Nata con l intento di rappresentare e tutelare gli interessi morali e materiali di ciechi e ipovedenti, è in grado di offrire assistenza, accompagnamento, supporto tecnico e psicologico. «Le tecnologia negli ultimi anni ha compiuto passi da gigante - prosegue il presidente -, e gli aulisi offerti ai minorati della vista sono sempre più sofisticati. L Unione è Alcune immagini scattate all interno della sede dll Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti della Provincia di Como. In alto a sinistra il presidente Mario Mazzoleni, qui sopra uno scanner vocale DOV È La sezione provinciale di Como dell Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti è in via Raschi 6, tel , fax , sito: in grado di fornire materiale tiflotecnico di uso quotidiano (tavolette, punteruoli, cartelle braille, metri etc.) e oggetti dotati di sintesi vocale (misuratore di pressione, bilance, termometri, orologi, sveglie, calcolatrici, etc.). In più l Unione svolge anche un servizio di registrazione di libri, riviste, manuali, depliants e fotocopiatura di documenti vari a richiesta (le registrazioni sono curate da alcuni volontari. Ancora troppo pochi, in verità). A queste opportunità offerte dall UIC si aggiunge anche il servizio di accompagnamento con i mezzi pubblici o con l autovettura sezionale per urgenze o motivi di salute». I soci iscritti all Unione Italiana Chiechi di Como sono attualmente 310, «potenzialmente potremmo però essere il doppio» ci dice Mazzoleni non nascondendo un po di amarezza. La qualità del lavoro svolto dalla sezione comasca si scontra spesso con la scarsa conoscenza delle sue attività, o con il riserbo mostrato da parte di alcuni minorati della vista nel decidere di iscriversi. «Iscriversi all Unione Ciechi - continua - viene letto da molti come il vedersi affibbiare un etichetta, l ammissione di una menomazione. In realtà il servizio che noi svolgiamo è molto, molto di più. Offriamo ai minorati della vista l opportunità di condurre una vita normale, autonoma, senza tralasciare lo spazio alla cultura, allo sport, al tempo libero». Pochissimi sono i giovani iscritti, circa il 70% dei soci supera i 60 anni, mentre ragazzi sono seguiti dall Amministrazione provinciale. «Vorremmo che anche i giovani abbiano la possibilità di conoscerci da vicino, senza timori, consapevoli dei vantaggi che ne potrebbero ottenere». La presenza dell UIC è anche dentro il mondo della scuola. Da circa 5 anni è attivo presso la scuola media Ugo Foscolo il Centro Territoriale Risorse e Disabilità Visive che, in collaborazione con l Ufficio Scolastico Provinciale, la Provincia e le amministrazioni competenti offrono supporto tiflodidattico pedagogico per studenti non vedenti o ipovedenti, famiglie e scuole. Ora che un altro anno si è concluso e per l Unione Italiana Ciechi di Como è tempo di ripartire con nuove energie nella promozione delle molteplici attività che caratterizzano la sezione. Si riparte con l entusiasmo di sempre e con qualche interessante novità. La prima è l aggiunta di una vocale all acronimo che caratterizza la sigla dell Unione. Non più solo UIC dunque, ma UICI: Unione italiane ciechi e ipovedenti. Un passo semplice per abbracciare la maggiore complessità che caratterizza i difetti al campo visivo. A questa novità ne dovrebbe seguire, a breve, un altra di ben più ampia portata. A parlarcene è lo stesso Mazzoleni. «Ha finalmente avuto il via libera - ci spiega - un progetto che l Unione Italiana Ciechi di Como aveva predisposto con l Ospedale S. Anna: l attivazione, presso il principale presidio cittadino, all interno del reparto di oculistica, di un Centro per le Riabilitazione visive (Cervi). Presso il Cervi i soggetti ipovedenti con residuo visivo grave potranno ottenere: visite specialistiche dall ortottista, dall oculista, dallo psicologo, etc. per ricevere i suggerimenti necessari al fine di migliorare il proprio campo visivo. In più sarà anche possibile ottenere ausili di ultima generazione. Penso per esempio a speciali lenti in grado di permettere a ipovedenti con capacità visiva di 1/20 di poter leggere autonomamente. L inaugurazione di questo spazio rappresenterà un passo importante sul fronte dell aiuto ai minorati della vista nel territorio della provincia di Como». Tra le altre attività previste per il 2007, accanto ai tradizionali corsi e servizi, anche l avvio del corso di sci alpinismo in gennaio; la cena al buio il 12 febbraio presso la sala Bianca del Casino Sociale (a servire ai tavoli saranno non vedenti, soci dell UICI); uno spettacolo teatrale al Sociale che vedrà protagonisti anche degli attori non vedenti; l iniziativa dialoghi al buoi, in primavera, con la visita di ambienti completamente al buio e l ascolto di rumori caratteristici dell ambiente urbano o della natura (traffico, il rumore di un ruscello etc.). E molto molo, molto ancora. «Riprendiamo a pieno ritmo - conclude il prof. Mazzoleni -. E con l entusiasmo di sempre. L augurio che ci facciamo per il 2007 è che ci porti il contribuito di nuovi volontari che si aggiungano a quelli, già preziosissimi, ma purtroppo non numerosi, che affiancano le nostre attività. Il loro sarebbe un servizio prezioso a chi ha avuto un po meno fortuna, ma non per questo è disposto a smettere di vivere e sognare»

13 CRONACA Como 13 NOSTRA INTERVISTA L Università secondo Casati Già pro-rettore dell Insubria e personalità nota nel mondo della ricerca scientifica, da qualche tempo è nuovamente salito alla ribalta della cronaca per un importante scoperta di cui si è reso protagonsita. Vediamo di che cosa si tratta di LUIGI CLERICI Foto William Già pro-rettore dell Università dell Insubria, il professor Giulio Casati è una personalità nota nel mondo della ricerca scientifica che recentemente è salito nuovamente alla ribalta della cronaca nazionale per una scoperta, il rettificatore termico, che è stato recentemente sperimentato in un laboratorio della California University. A Como è stato uno dei fautori più convinti nella realizzazione del progetto Università. Come già rilevato ha ricoperto la carica di Prorettore. Lo abbiamo incontrato per fare il punto sull esperienza accademica vissuta finora nella nostra città e per tracciare qualche considerazione sul futuro. «L università oggi a Como non corrisponde compiutamente all idea originaria. Sono attivi, infatti, in città, due Atenei, il Politecnico di Milano e l Università dell Insubria, le cui aule e laboratori sono dislocati in diverse sedi nella convalle. Il progetto iniziale era diverso: attraverso la costituzione di un ateneo cittadino si voleva formare i giovani e proporre stimoli culturali affinché il contesto lariano, alla difficile ricerca di una diversa identità ormai da molto tempo, potesse finalmente tornare a crescere. Inizialmente, le prospettive sembravano confermare questi obiettivi: la possibilità di concentrare tutte le strutture nell area di S. Martino, dove sarebbe sorto un campus all avanguardia, e un offerta didattica che comprendeva facoltà scientifiche e, successivamente, anche umanistiche, poiché una città non può vivere solo di ricerca e innovazione. Un università concepita, dunque, come un luogo di crescita per le nuove generazioni, che sapesse attrarre anche i giovani al di fuori dalla provincia. Come detto, i primi passi sono stati incoraggianti, con l inizio delle lezioni delle facoltà scientifico/tecnologiche nel 1989; una scelta rivelatasi particolarmente pertinente perché oggi la nostra società è disposta ad investire soprattutto in questi campi che, allora, assicuravano anche ottime prospettive dal punto di vista professionale. L università a Como iniziò, quindi, in un clima di grande entusiasmo, sostenuto da una sorprendente unità politica e d intenti. Per qualche anno è sembrato che tutto potesse diventare realtà. Ma poi, come spesso accade, anche a Como sono emersi particolarismi e divisioni». Quali sono stati, dunque, i motivi che han- no portato ad un sviluppo differente del progetto universitario? «Il testo legislativo che fondava l università a Como prevedeva l istituzione di corsi che facevano capo all Università di Milano ed al Politecnico. Una situazione temporanea, perché, entro pochi anni, l Ateneo sarebbe dovuto diventare autonomo. Una serie di circostanze impedì l evolversi nel senso auspicato di questo progetto. Negli anni mancò improvvisamente l on. Francesco Casati che aveva avuto un ruolo determinante nella nascita della nuova università. Inoltre, Vico Valassi, che, allora presidente della camera di commercio di Como, aveva svolto un ruolo chiave, si trasferì a Lecco. Pochi anni dopo, il Politecnico di Milano abbandonò il progetto iniziale che prevedeva la istituzione della università autonoma di Como e decise di mantenere al proprio interno la sede di Como. Questa scelta, frazionando in due parti l insediamento universitario comasco, decretava di fatto la fine del progetto originario poiché le restanti Facoltà di scienze e giurisprudenza erano ovviamente troppo deboli per Vista di Gerusalemme dar luogo ad una università autonoma. Fu decisa quindi, dopo lunghe discussioni, la confluenza di scienze e giurisprudenza in una sola università con Varese: l università dell Insubria. A questo appuntamento Como si è presentato in condizioni di inferiorità, anche numerica, rispetto a Varese che era invece rimasta compatta pur avendo istituito corsi decentrati sia da Pavia che da Milano. Da qui la decisione, naturale, di porre il rettorato a Varese con tutta una serie di conseguenze che non ha più molto senso esaminare. Oramai la situazione si è consolidata e a San Martino la nostra città ospita ora due sedi universitarie, una del Politecnico di Milano e una della Università dell Insubria. Le aule ed i laboratori si trovano dislocati in varie zone della città: via Castelnuovo, via Lucini, piazzale Gerbetto, via Cavallotti, viale Masia, via Oriani, e, tra poco, palazzo Natta e Sant Abbondio». Quale possibilità c è affinché la situazione attuale possa evolversi nel segno del progetto originario? «Uscire da questo contesto è molto difficile perché la situazione si è consolidata. Mutare questo quadro richiede grande volontà, determinazione, entusiasmo, unità di intenti e disponibilità a mettersi in gioco. Va tenuto presente che le università sono autonome e giustamente perseguono i propri obiettivi. Si sente spesso, ad esempio, parlare dell area del San Martino» Luogo dove avrebbe dovuto avere sede l Ateneo cittadino «Esatto. O almeno, questa è stata, da sempre, la proposta: una università di Como localizzata qui, prossima a Milano, in un area bellissima, con vista del lago, poteva costituire uno dei più bei campus d Europa ed attrarre docenti e studenti di qualità. Sarebbe stata, oltre che una occasione di nuova vita per la città anche un servizio all intera Regione. Oggi l obiettivo del campus a San Martino è più complesso da raggiungere, visto anche il problema del costo a carico delle università. Le cose sarebbero state diverse se venti anni or sono le richieste affinché il piano regolatore della città destinasse quell area a sede universitaria fossero state accolte...» Quali margini di crescita possono avere, in questo contesto, i due Atenei e l Università dell Insubria in particolare? «Questo dipenderà dai piani di sviluppo delle università che, ripeto, sono autonome. Immagino che, come tutte le università, tenderanno ad allargare la base studentesca migliorando la qualità delle strutture ed ampliando l offerta didattica. Ad esempio l Università dell Insubria potrà duplicare a Como corsi di laurea già esistenti a Varese (economia, medicina) e viceversa. L istituzione di nuove Facoltà o corsi di laurea richiede invece più risorse ed è quindi più difficile da realizzare. Queste scelte spettano principalmente alle università. Il problema nostro invece è: quale progetto e, quindi, quale futuro per Como?». LUIGI CLERICI

14 14 CRONACA Como A COLLOQUIO CON PADRE UCHE DESMOND IFESINACHI Il carisma guanelliano in Africa Ii giovane religioso Nigeriano, da qualche giorno a Como per alcune cure riabilitative a causa di un brutto incidente ad un braccio, ci illustra i contenuti dell importante progetto a cui sta lavorando di SILVIA FASANA Padre Uche Desmond Ifesinachi è un giovane ed entusiasta religioso guanelliano, che ha sempre nel cuore la sua Nigeria, anche quando, come in questi giorni, è a Como per alcune cure riabilitative a causa di un brutto incidente ad un braccio. Il carisma del Beato Luigi Guanella, montanaro di Fraciscio, lo ha raggiunto in terra africana, e subito lo ha conquistato. Ha seguito il percorso formativo guanelliano ed è entrato a far parte della Congregazione dei Servi della Carità, rimanendo a operare tra la sua gente, per mostrare loro che Dio è Padre, secondo gli insegnamenti del Fondatore. Lo abbiamo incontrato per farci illustrare un importante progetto che sta realizzando in Nigeria a favore dei disabili, quelli che don Guanella chiamava affettuosamente buoni figli. «Nel mio paese in generale l interesse verso i portatori di handicap è praticamene inesistente, sia per motivi culturali, sia per scarsità di mezzi. Non esistono nemmeno dati statistici aggiornati circa il loro numero. Una stima di massima porta ad individuarne dai 5 ai 10 circa ogni 500 abitanti. La maggior parte dei disabili psichici deve tale condizione a problemi insorti durante il parto o successivamente, a causa di malattie (in particolare la malaria infantile) con febbri molto alte che, se non curate, provocano lesioni cerebrali di entità più o meno grave. Il soggetto disabile costituisce un grave peso per la famiglia che, nella stragrande maggioranza dei casi, non è nelle condizioni economiche e culturali per provvedere alle cure e all assistenza necessarie. Infatti la tradizione locale considera la disabilità come una punizione e il disabile viene visto come un portatore di sfortuna, di malocchio, di maledizioni per chi gli sta vicino. Diventa quindi imperativo evitare qualsiasi rapporto con lui, per non essere contagiati dalla sua maledizione. Per tali motivi, le persone porta- trici di handicap vengono abbandonate dai loro parenti e dall intero villaggio di appartenenza, spesso quando sono ancora molto piccole. In altri casi vengono invece tenute nascoste, segregate dalle famiglie, proprio per non incorrere in atteggiamenti discriminatori e accusatori da parte degli abitanti del villaggio». Continua padre Uche: «In una situazione come questa, la Chiesa non poteva limitarsi solo ad una generica predicazione del Vangelo, del grande amore di Dio per gli uomini, specialmente per quelli che si trovano in una situazione di particolare difficoltà. Era necessario un impegno concreto, per stare vicino a queste persone. Una delle prime testimonianze forti è stata quella data dalle suore della Congregazione delle Figlie di Carità di San Vicenzo de Paoli, con l istituzione di numerosi centri in diverse zone del Sud della Nigeria. Nel 1993 i padri Guanelliani hanno iniziato la loro opera di educazione e riabilitazione dei disabili mentali nel Don Guanella Centre, presso il villaggio di Nnebukwu, nella zona Sud - orientale della Nigeria». Presto questo Centro è diventato un importante punto di riferimento per tutta la Regione, comprendendo anche altre attività come un Centro di formazione per seminaristi, servizi agli anziani, aiuto ai neonati a rischio, sostegno a ragazzi delle scuole e a giovani apprendisti per l avviamento al lavoro, per rendere concreto e visibile il carisma guanelliano attraverso l opera caritativa, esempio di amore verso i più deboli. Ma i bisogni sono tanti. Con 34 disabili mentali residenti nel Centro e 10 diurni, il Don Guanella Centre è arrivato al limite della sua capacità e sono in tanti quelli in lista di attesa per l ammissione. «Dopo ormai 15 anni di presenza, noi confratelli abbiamo ritenuto che fosse giunto il momento di estendere la nostra attività ad un sempre maggior numero di persone, offrendo un servizio più diversificato e adatto alle diverse problematiche e tipologie di bisogno. Questo proposito si concretizzerà nell apertura di un nuovo Centro educativo - riabilitativo per i disabili mentali nella città di Owerri, capitale dell Imo State. In una prima fase inizieremo il nostro servizio in modo ridotto e sperimentale con un piccolo gruppo di ragazzi per cui il lavoro riabilitativo è particolarmente urgente, e ciò ci consentirà anche di far conoscere la nostra attività nelle parrocchie e in altri ambienti cittadini e di creare una rete di aiuto con benefattori e volontari (entro i limiti dati dall ambiente socio-economico). Inoltre tale periodo iniziale ci permetterà di offrire un adeguato periodo di formazione sul campo agli operatori, che in seguito costituiranno le figure centrali dell attività del Centro, poiché i religiosi assumeranno solo ruoli di coordinamento, amministrazione e direzione educativa. A questo proposito vorrei esprimere il nostro ringraziamento all Ufficio Missionario della Diocesi di Como e al suo direttore, don Stefano Bianchi, che ci hanno concesso euro per il nostro progetto. Questo finanziamento è stato per noi di grande aiuto, perché ci hanno permesso di prendere subito in affitto per due anni, un locale del vecchio seminario della Diocesi di Owerri, dove cominceremo al più presto le attività. Sono già stati individuati alcuni disabili mentali del posto e i dipendenti del futuro Centro, i quali per ora, mi stanno aspettando, dato che sono in Italia a curare il mio braccio. Tra non molto metteremo a punto il progetto definitivo e inizieremo anche i lavori edilizi del nuovo e definitivo Centro su un lotto di terreno fornito gratuitamente dal Governo». Quali saranno i servizi offerti a pieno regime dal nuovo Centro? «Inizialmente verranno accolti circa 60 ragazzi e ragazze con disabilità mentale di età compresa fra 6 e 28 anni. Prevediamo di diversificare la nostra attività in tre ambiti principali: una scuola speciale per disabili mentali, tra i 6 e i anni di età, con attività volte all apprendimento della propria cura personale e all autonomia, allo sviluppo delle capacità intellettive e manuali; un laboratorio protetto per adulti, con l obiettivo di favorire la socializzazione e il mantenimento di quanto appreso a scuola, ma anche di possibile produttività, e un servizio ambulatoriale di diagnosi e terapia riabilitativa, focalizzato principalmente sulla riabilitazione motoria». Conclude padre Uche con un sorriso: «Nell attesa di poter tornare in Nigeria tra i miei ragazzi, posso solo affidare a Dio questa opera, una piccola testimonianza per combattere l ingiustizia verso i disabili e per promuovere una nuova cultura fondata sul rispetto della loro dignità di uomini e di figli di Dio». Per informazioni sulle attività in Nigeria dei Servi della Carità - Opera Don Guanella: Centro Missionario Guanelliano (don Adriano Folonaro - Silvio Verga), via T. Grossi, Como; tel ; fax ; sito internet: africa.guanelliani.it; e- mail: guanelliani.it. INIZIATIVE PER LA PACE A COMO 5 gennaio 2007 Venerdì 5 gennaio la Caritas Diocesana e la Pastorale Sociale di Como organizzano per le strade di Como la Marcia della Pace: quest anno si vuole percorrere la Città dalla periferia verso il centro per sottolineare il valore e l uguaglianza di ogni persona, dovunque abiti e di qualunque condizione sia. Il programma prevede: Ore 17.30, Prestino: S. Messa nella Chiesa Parrocchiale. Al termine riflessione del parroco, don Italo Mazzoni: Al Centro anche se lontani. Ore 19.30, Camerlata: Piazzale della Chiesa di S. Brigida. Preghiera e riflessione del parroco, don Lorenzo Butti: Persone viventi in un ambiente inquinato. Ore 20.15, chiesa di S. Rocco: preghiera e riflessione del parroco, don Andrea Messaggi: Uguali, chiamati a rispettare la fede e i diritti di tutti. Negli ultimi anni è cresciuta l attenzione dell opinione pubblica sulle problematiche legate all HIV e all AIDS: malattia che ogni anno in Italia colpisce circa quattro mila nuove persone. Molto è stato fatto per cercare di eliminare quell alone negativo di mistero e omertà che ancora circonda questa malattia, portando ad atteggiamenti di aperta discriminazione nei confronti delle persone sieropositive (persone contagiate dal virus ma che non hanno ancora sviluppato la malattia) o malate. Ma come si può vivere la malattia o convivere con persone sieropositive in un ambiente promiscuo e affollato come il carcere? A questa domanda hanno provato a dare una risposta gli stessi detenuti della Casa Circondariale di Como realizzando un opuscolo informativo intitolato PositHIVo, un problema reale. La pubblicazione, dall originale veste grafica, è stata realizzata all interno del progetto Carcere e HIV nata dalla collaborazione con l ASL di Como e il reparto malattie infettive dell Ospedale S.Anna. Il Bassone oggi ospita 350 detenuti, uomini e donne, (prima dell indulto erano 550) tra cui sei soggetti sieropositivi, seguiti dall ASL insieme ai circa 80 tossicodipendenti. Il progetto - ha spiegato Maria Gramegna, responsabile di Carcere e HIV - è partito con la compilazione di un UN OPUSCOLO SULL HIV IN CARCERE questionario da parte dei detenuti, da cui è emersa la necessità di iniziare un percorso informativo legato a queste problematiche. Dai questionari emergeva da un lato la paura e il rischio di discriminazione, e dall altro il timore che i malati smettessero di curarsi. Non volevamo però creare uno strumento calato dall alto, ma far si che i detenuti costruissero da soli gli strumenti della loro formazione. Il progetto ha coinvolto tutti i detenuti, divisi in vari gruppi, uno per ogni sezione. Le informazioni raccolte in questa prima fase sono state successivamente elaborate in uno dei laboratori della biblioteca da Francisco L., Benito P., Sofiane B. e Nicola R., sotto la guida e il coordinamento del direttore dell area educativa Mauro Imperiale e da Ida Morosini, arrivando alla redazione finale dell opuscolo. Vincere la discriminazione, il pregiudizio e la paura - scrivono i redattori - è possibile, anche in carcere. Informazione e comportamenti corretti sono l unica vera arma per evitare il contagio e sconfiggere la malattia, con cui si può convivere senza modificare la qualità delle relazioni interpersonali. PositHIVo raccoglie una ricca serie di informazioni sull AIDS: informazioni generali sulla malattia e sui sintomi, le vie di trasmissione, il Test, le principali norme e i comportamenti utili per la prevenzione, la descrizione delle terapie e una parte conclusiva sulle principali malattie infettive. Un capitolo specifico, intitolato AIDS e Detenzione, si concentra sui riferimenti legislativi che regolano la permanenza in carcere delle persone sieropositive. L importanza di questo progetto, nato con il mio predecessore - ha commentato il direttore della Casa Circondariale, Fabrizio Rinaldi - è stata la capacità di coniugare l esigenza di informazione e prevenzione con un aspetto trattamentale, legato al lavoro dei detenuti e alla loro partecipazione attiva ed espressiva al progetto. Nei prossimi mesi verranno stampate, dalla tipografia interna al Bassone, circa 1500 copie del volume che sarà distribuito a tutti i detenuti e agli operatori. Dopo il contributo dato alla realizzazione di questo lavoro ha dichiarato Luigi Davide Clerici, direttore Sociale dell ASL - alcune persone hanno deciso di sottoporsi al test. Come si legge in una testimonianza raccolta nell opuscolo: Dobbiamo, noi malati di AIDS e sieropositivi, prestare sempre grande attenzione a noi e agli altri, consapevoli del male che potremmo fare e che, possiamo sicuramente evitare scegliendo di assumere i comportamenti corretti della prevenzione. Le difficoltà esisteranno sempre, ma, in ogni caso, vale sempre al pena di vivere e sforzarsi di vivere bene. MICHELE LUPPI

15 CRONACA Como 15 CONOSCIAMO DA VICINO IL GRUPPO ASTROFILI LARIANI Astronomia, mondo misterioso Luca Parravicini, presidente del G.A.L. ci illustra finalità e obiettivi di questo sodalizio, nato 32 anni fa, e che oggi conta circa un centinaio di iscritti, tutti con la grande passione di esplorare il cielo alla scoperta di stelle e costellazioni, pianeti e satelliti, nebulose e galassie distanti anni luce ma sempre affascinanti e misteriose di PAOLO BORGHI Il cielo notturno punteggiato di stelle è uno degli spettacoli più affascinanti che esistano. La quantità di astri risplendenti visibili ad occhio nudo è modestissima rispetto alle miriadi infinite del cosmo intero, eppure quante persone sono in grado di riconoscere anche soltanto le costellazioni più note? Quante sono capaci di rintracciare i perfetti disegni stellari del firmamento o, semplicemente, conoscono i meravigliosi meccanismi che regolano il corso degli astri? Pochissime, certamente. Proprio con l obiettivo di ripercorrere le tappe dei grandi progressi dell astronomia dai tempi antichi ai moderni, rendersi conto delle appassionanti esplorazioni ed esaltanti scoperte dei nostri predecessori e riflettere sui misteri che avvolgono i segreti dell universo sui quali gli scienziati contemporanei con tenace costanza continuano ad indagare scrutando gli spazi infiniti con meravigliosi nuovi strumenti, a Como 32 anni fa è sorto il Gruppo Astrofili Lariani (G.A.L.) che conta oggi un centinaio d iscritti, tutti con la grande passione di esplorare il cielo alla scoperta di stelle e costellazioni, pianeti e satelliti, nebulose e galassie distanti anni luce ma sempre affascinanti e misteriosi. Siamo nati il 13 dicembre precisa Luca Parravicini, presidente del G.A.L. - a Como, nella libreria di via Mentana di Anna Sacerdoti, dove una quindicina di persone appassionate d astronomia si trovavano per discutere di quest affascinante materia, cercavano pubblicazioni, uniti da un u- nico obiettivo: soddisfare la propria curiosità verso mondi sconosciuti e inesplorati. Fu così che iniziò un difficile ma profi- IL CONSIGLIO DIRETTIVO Il Consiglio direttivo del Gruppo Astrofili Lariani è così composto: presidente onorario: Anna Sacerdoti; presidente: Luca Parravicini; vice presidente: Mattia Verga; tesoriere: Roberto Casartelli; segretario: Rosanna Evolvi; consiglieri: Giorgio Longoni, Marco Papi, Luigi Viazzo. cuo lavoro, da autodidatti, spesso con l aiuto d astronomi professionisti quali Livio Gratton, Margherita Hack, Tullio Regge, Vittorio Castellani. Il Comune di Ramponio Verna, in Val d Intelvi, ci diede un piccolo apprezzamento di terreno dove costruimmo un plinto in cemento con una montatura di ferro ai quali applicavamo l apparecchiatura mobile che portavamo dalla sede, ma nel 1992 nacque l idea di costruire un osservatorio sul Monte Galbiga, che sorge a metri di quota sulla sponda occidentale del lago di Como in Comune di Lenno e fa parte della catena del Monte Generoso. Ogni anno stiliamo un calendario di serate durante le quali l osservatorio è a- perto al pubblico per l osservazione del cielo, e in queste occasioni l ingresso è libero. Gli oggetti osservabili spaziano dalla Luna a Saturno, Marte e Giove, per finire con i cosiddetti oggetti di profondo cielo, cioè nebulose, ammassi stellari e galassie. L ingresso avviene a gruppi di dieci persone, che possono così osservare attraverso i potenti strumenti dell osservatorio gli oggetti visibili in quella serata. Durante l attesa per il proprio turno, all esterno della struttura sono posizionati dei telescopi più piccoli oppure vengono fornite brevi lezioni introduttive presso il rifugio Venini - Cornelio. Alle osservazioni pubbliche è solitamente presente molta gente, quindi l attesa per l osservazione può essere lunga, così come il tempo che si può passare al telescopio non è molto, per rispetto alle altre persone. Privati, scuole e associazioni possono perciò richiedere un osservazione privata mettendosi in contatto direttamente (tel ) con il G.A.L. che fornirà indicazioni sulle migliori serate per la visione delle varie meraviglie del cielo. Proprio dal Gruppo A- strofili Lariani è nata la rivista L astronomia, oggi una delle più importanti nel settore a livello mondiale, la cui redazione un tempo aveva la sede in via Nino Bixio a Como, mentre oggi si trova a Milano. L impegno di una ventina di soci ha portato anche a scrivere due libri, entrambi editi dalla De Vecchi Editori, che hanno avuto un discreto successo nelle librerie italiane e anche in quelle straniere. Non è indispensabile associarsi per seguire le lezioni e le conferenze organizzate dal G.A.L., tuttavia essere soci offre diversi vantaggi come quello di consultare oltre 400 libri e le maggiori riviste d astronomia, ricevere per posta il periodico trimestrale L Astrofilo Lariano, stampato in proprio dall associazione, e partecipare alle uscite osservative riservate ai soci. Noi non siamo alla ricerca della grande scoperta - spiega Parravicini - trattiamo l astronomia come scienza e quindi studiamo solo quello che vediamo. Non abbiamo mai avvistato Ufo od oggetti volanti non identificati anche perché nel nostro sistema solare è praticamente scontato che non esistono altre forme di vita. Fuori da questo è possibile, però bisogna fare alcune essenziali considerazioni: le distanze fra i corpi celesti sono immense, la stella più vicino a noi, Proxima del gruppo di Alfa Centauri, dista dalla terra circa tre anni luce. Ipotizzando che qualcuno riesca ad arrivare fino a noi da distanze così elevate, dovremo anche ipotizzare che queste creature trovino il modo di viaggiare più velocemente della luce. Accettando questo, le leggi fisiche, da Newton in a- vanti, non varrebbero più niente. La cosa diventa quindi molto discutibile. Il Gruppo Astrofili Lariani può contare su tre telescopi C8 da 20 cm, su un telescopio di 30 cm, su un riflettore di 12 cm e un planetario dal diametro di 3 metri, situato presso il Centro Civico di Solzago, frazione di Tavernerio. Il planetario è una macchina in grado di proiettare le stelle su una cupola, rappresentando così la volta celeste. Esso è quindi un valido strumento per imparare a riconoscere le costellazioni e comprendere i movimenti del cielo. Presso il planetario, sotto la cui cupola trova posto circa una ventina di persone alla volta, il G.A.L. organizza delle lezioni per le scuole d ogni ordine e grado e offre anche la possibilità di effettuare una proiezione direttamente presso la scuola tramite un planetario portatile in grado di rappresentare le stelle fino alla quarta magnitudine. L unico requisito necessario è quello di una stanza buia. Recentemente - aggiunge Luca Parravicini - presso la nostra sede abbiamo tenuto una conferenza di Paolo Ostinelli dal titolo Viaggio negli Stati Uniti: un viaggio fra il passato, il presente e il futuro dell astronomia e dell aeronautica e una proiezione con il planetario d immagini computerizzate dei più begli oggetti non stellari (ammassi, nebulose, galassie) presenti nel catalogo del celebre astrologo francese Charles Messier. Inoltre il socio Marco Papi ci ha parlato de L esplorazione spaziale di Saturno e delle sue lune, mentre per i prossimi mesi abbiamo già programmato una conferenza di Luigi Viazzo dal titolo Nel cosmo alla ricerca della vita e una proiezione col planetario nel corso di una serata dal tema Il cielo invernale. I soci del Gruppo Astrofili Lariani si ritrovano ogni venerdì dalle alle nella loro sede sociale presso il Centro Civico Rosario Livantino di Tavernerio in via Risorgimento 21.

16 16 CRONACA Como IL 2006 ATTRAVERSO LA CRONACA DE "IL SETTIMANALE" Un anno di storie, sorrisi, Riproponiamo ai lettori, sperando di far loro cosa gradita, uno stralcio dei fatti più significativi che hanno trovato spazio sul nostro giornale nell arco dei 12 mesi passati pagine a cura di MARCO GATTI Con l arrivo del nuovo anno torniamo a riproporre, come consuetudine, una breve sintesi dei fatti piccoli e grandi che hanno accompagnato la cronaca del Settimanale nel corso del GENNAIO * Nuova flora protetta nel Comasco. Cresce il numero delle piante totalmente protette in provincia di Como. Tra le novità più conosciute inserite nel nuovo elenco: il narciso, il ciclamino, il bucaneve e il pungitopo. * Cresce la coscienza ambientale in Ticino. Un acceso dibattito si apre attorno al progetto di realizzazione dell impianto di termovalorizzazione di Giubiasco. * Nell Olgiatese si progetta l apertura di una Casa famiglia per minori. A volerla è la neonata Fondazione Faggetti. Dovrebbe ospitare bambini fino a sette anni che il Tribunale ha allontanato dai genitori. * Un ambulatorio per gli ultimi. Nonostante le difficoltà arriva l assicurazione che anche per il 2006 proseguirà la sua attività Casa S. Luisa, l ambulatorio medico per senza fissa dimora attivo in via Rezia, che assiste ogni anno svariate centinaia di uomini e donne. * Come sta il lago? A dircelo sono i pesci. La presenza di alcune specie, come il lavarello, ne confermerebbe il buono stato di salute, anche se ancora lungo sembra presentarsi il cammino per la sua definitiva depurazio-ne. * Ai vertici del Collegio Infermieri di Como (Ipa svi) viene riconfermato Stefano Citterio, di Mariano Comense. * Muore Urbano Lazzaro, il partigiano Bill che fu tra i protagonisti dell arresto di Benito Mussolini a Dongo il 27 aprile 1945 e che qualche ora dopo depositò le due borse sequestrate al duce presso l agenzia Cariplo di Domaso. * Un grave lutto colpisce la famiglia del Settimanale. All improvviso se ne va Furio Ricci, una delle colonne storiche della redazione. * La Provincia di Como avvia la revisione della sua Carta ittica, aggiornata l ultima volta nel Una fotografia interessante per conoscere tipologia e caratteristiche dei pesci che popolano il Lario. * La Solitaria di Albese con Cassano, residenza per anziani del complesso della Ca d Industria, allarga i battenti con l apertura di nuovi reparti. * Rivive la Como di 2000 anni fa. Dopo i restauri curati dalla Soprintendenza tornano al Museo di Como i reperti, frutto degli scavi archeologici di via Benzi e viale Varese. * FNP tra passato e futuro. Attilio Rimoldi, segretario generale della Federazione Nazionale Pensionati Cisl di Como traccia un bilancio di un anno di attività e pensa al domani. Tra i progetti più importanti: una raccolta di firme per una proposta di legge sulla non autosufficienza. * Como è soffocata dalle polveri e Palazzo Cernezzi scende in campo con il Biofix, speciale collante in grado di catturare il Pm10. * La Fondazione Provinciale della Comunità Comasca festeggia il lustro di attività. In cinque anni oltre cinquecento i progetti finanziati distribuendo in provincia 5,5 milioni di euro. FEBBRAIO * L associazione Iubilantes si appresta a festeggiare i dieci anni di attività con un 2006 carico di progetti. * Dopo le abbondanti nevicate che hanno coperto il Lario, Provincia di Como e Centro Geofisico Prealpino predispongono un sistema di monitoraggio degli eventi atmosferici della provincia. * Università di Como: spazio all estetica. Da uno studio condotto da Univercomo emerge una proposta del tutto particolare per gli atenei co-maschi. * Associazione Casa Amica. La Provincia dice no alla proposta di entrare a farne parte. Uno smacco per chi, lavoratore regolare, è in cerca di un alloggio stabile. * Compie 10 anni il progetto comasco che ha fafto nascere a Xapurì, in Brasile, una scuola bottega. * Nell anno di chiusura degli istituti il Coordinamento Comasco delle Realtà di accoglienza per minori, che raduna 20 enti della provincia, lancia un percorso di sensibilizzazione. * Rinnovato il comitato direttivo del Forum Comasco delle associazioni familiari. A guidarlo è sempre Franco Fragolino. * Segnali difficili dai cugini svizzeri. Anche in Ticino risulta in crescita la disoccupazione. * Prima assemblea dell Unitalsi per il 2006 con molti progetti per l anno in corso. * Psicosi aviaria. Un o- puscolo dell Asl tranquil- lizza i comaschi. Il Lario è zona a rischio basso. Basta attenersi ad alcune precauzioni. * L Autunno Musicale celebra quattro decenni di musica e concerti. MARZO * Primavera e allergie. Una problema sempre più diffuso. Il fenomeno è raddoppiato in provincia di Como negli ultimi vent anni. Ne è affetto il 20% della popolazione. * Aler: una casa per tutti. Cresce il patrimonio abitativo dell Azienda lombarda per l edilizia residenziale, nonostante le difficili condizioni economiche. Quasi 4 mila gli alloggi disponibili. * L associazione Telefono Donna amplia il servizio di ascolto telefonico da tre a sei giorni settimanali per raggiungere il maggior numero di donne possibile offrendo loro un servizio di a- scolto e di aiuto (tel ). * L Avis festeggia i 70 anni di vita proseguendo la sua battaglia contro la carenza di sangue e appellandosi ai donatori, sempre necessari. * Tempi non facili per la Terza età. A rivelarlo è uno studio della Cisl secondo il quale la metà dei pensionati comaschi vive con una pensione al di sotto dei 700 euro mensili. * Decreto flussi, sono 4 mila le domande comasche, che pongono Como al 7 posto il Lombardia. * Come difendersi dagli imenotteri (api, vespe e calabroni?), ne parliamo con il nostro esperto. * La realtà di Casa Lavinia. A poco più di un anno dalla sua realizzazione torniamo a conoscere questa realtà di accoglienza voluta dal Centro di Aiuto alla Vita di Como. * Il Novum Comum, storico edificio a ridosso dello stadio Sinigaglia, apre le porte alla città con visite guidate. * Progetto Plinius: in un convegno a Villa Gallia vengono presentati i primi risultati di questo programma che ha, tra i suoi obiettivi, quello di migliorare la qualità della acque del primo bacino del Lago. * Nella splendida cornice di Villa Olmo si inaugura la mostra Magritte, l impero delle luci. APRILE * Acsm e Aem progettano intese comuni. I sindacati chiedono garanzie per i dipendenti e perché la società resti a maggioranza pubblica. * Inquinamento elettromagnetico. Como è nella norma. A dirlo è uno studio commissionato da Palazzo Cernezzi. * Pioggia, a rischiare di più sono i monumenti! Un interessante studio ne affronta il tema. * Ricchezza: Como procede a gambero. A rivelarlo è l ultimo rapporto redatto dalla Camera di Commercio. * Il 18 aprile, Como festeggia i 60 anni di vita amministrativa. * La Regione Lombardia dice sì all iscrizione della Spina Verde tra i parchi naturali, un area protetta che si estende per circa 1000 ettari. * Presso il Don Guanella di Como si progetta l apertura di un piccolo dormitorio per senza fissa dimora. MAGGIO * Il Settimanale festeggia la ricorrenza dei 10 anni dalla visita del Santo Padre, Giovanni Paolo II. * È emergenza per i vigili del fuoco di Como. Il comando comasco registra gravissime carenze di organico con oltre il 40% di personale in meno. * La società sportiva comasca Ardisci e spera festeggia i 100 anni di attività. * Crescono i costi delle rette della case di riposo della provincia. La denuncia è della Cisl. * Sunek il cortometraggio realizzato dal comasco Paolo Gagliardi e dal centro Servizi per il Volontariato vince un importante premio a Matera, è l inizio di una catena di successi. * Siticibo contro ogni spreco. Da un anno è attiva anche a Como, sulla scorta di un esperienza milanese, questa realtà che recupera cibarie da destinare ai bisognosi della città. * Anche in Como città prende il via la sfida dell umido. La raccolta interessa le grandi utenze (supermercati, mercati ortofrutticoli, mense pubbliche e scolastiche, ristoranti). 330 i cassonetti distribuiti sul territorio municipale. * Se ne va Alida Valli, la divina attrice che conobbe Como ancora bambina. * L associazione Alcolisti Anonimi (Al-Anon) si presenta con una riunione aperta alla città. GIUGNO * Torna la festa dei Popoli, importante occasione che vede riunirsi italiani e stranieri cattolici della città di Como. * Epilessia, perché nasconderla? È il disturbo cerebrale più comune al mondo. Anche a Como è attiva una sezione dell AICE. * Dopo il grave incidente del 31 maggio la chiusura del S. Gottardo ha gravi ripercussioni anche sulla viabilità comasca e di confine.

17 CRONACA Como 17 IL 2006 ATTRAVERSO LA CRONACA DE "IL SETTIMANALE" fatti di una provincia viva * L associazione culturale Iubilantes festeggia ufficialmente il 10 anni di vita il 18 giugno. * Raccolta differenziata: la provincia di Como raggiunge il traguardo del 40,1%. L obiettivo per il 2007 è quota 50. * Gas a Como, un arcobaleno di società per gestirlo. È questo il risultato innescato dal processo di liberalizzazione, che ha prodotto anche una confusa varietà di tariffe. * Como rivede i suoi tempi: Palazzo Cernezzi, d intesa con i sindacati, lancia un progetto che ha l obiettivo di rendere più fruibili alcuni servizi pubblici della città uniformando gli orari di accesso agli sportelli. * Infortuni domestici: la Giunta regionale approva un piano d interesse generale finalizzato a prevenirli. In provincia di Como se ne stimano circa 30 mila ogni anno. * Giugno: tempo di funghi. Per prevenire intossicazioni l Asl avvia una campagna di sensibilizzazione. 720 i kg di funghi controllati nel 2005, 142 sono stati confiscati. Attenzione alla fase di cottura. LUGLIO-AGOSTO * Sviluppo-Como, questa la denominazione della nuova società nata in seno alla Camera di Commercio per promuovere progetti strategici complssi finalizzati a favorire lo sviluppo socio-economico del territorio comasco. * Si rinnova l affascinante iniziativa che punta a far conoscere le principali Ville Lariane attraverso la promozione al loro interno di speciali concerti. * Un accordo quadro territoriale per lo sviluppo e la valorizzazione della figura e dell opera dei Magistri Comacini. A volerlo, la Regione Lombardia. Nel piatto: 14 milioni di euro. * Sindacati e Comune di Como raggiungono un importante intesa per rendere più trasparente ed equo l accesso alle case di riposo da parte di persone con età superiore ai 65 anni. * Frontalieri in calo in Canton Ticino. Nel 2006 sono , duecento in meno rispetto all anno precedente. * Ticosa: cambia un pezzo di città. Ad aggiudicarsi la gara d appalto la Multi Development che verserà nelle casse di Palazzo Cernezzi 15 milioni di euro per l acquisto dell area. Ne verranno ricavati appartamenti, negozi e aree verdi. * Energia eolica: poche possibilità sul Lario. Studi condotti hanno dimostrato come la velocità del vento sul nostro territorio non appaia sufficientemente intensa. * Sanità: la rivoluzione passa dalla Carta dei Servizi. In provincia di Como ne sono già state distribuite 513mila. * Turismo: i primi dati relativi al 2006 indicano come l area più in difficoltà risulti quella montana. * Come consuetudine il Comune di Como avvia, in collaborazione con l Auser, il servizio di Pronto Intervento Anziani. 115 le persone assistite nel corso dell estate * Rebbio festeggia il suo Gianluca Zambrotta, neo campione del mondo! * Il 26 agosto s inaugura Parolario la sesta edizione della manifestazione che offre un interessante vetrina culturale, affiancandosi alla Fiera del Libro. Obiettivo: superare i numero del 2005, quando sul Lario arrivarono oltre 150mila visitatori. * Il 31 agosto prende il via la 26 a edizione del Palio del Baradello. La città fa un salto indietro di circa 900 anni. Foto William SETTEMBRE * L associazione Anteas della Cisl si appresta a festeggiare la 4 a festa d autunno, importante momento d incontro tra generazioni diverse. * I vigili in pensione al servizio del cittadino. Conosciamo l ANVUP, da qualche mese presente anche a Como. * La Gaudium Vitae di San Fermo della Battaglia compie 20 anni. Moltissime le mamme con bimbi che lì hanno trovato una calda accoglienza e una dimora sicura. * Nuova ala al Sim-patia di Valmorea. Presso il Centro Residenziale per disabili gravi s inaugura un nuovo centro di fisioterapia e una piscina aperta anche ad un utenza esterna. * L acqua, un bene prezioso e insostituibile. La Provincia di Como diffonde una pubblicazione di indubbio interesse dedicata a questo prezioso bene. Il testo, realizzato da Laura Valenti, viene distribuito a tutti i bambini delle scuole primarie della provincia. * Terze edizione de L Isola che c è. La fiera dell economia solidale e del consumo consapevole va pian piano riscuotendo sempre maggiore interesse. * Il Crea della provincia di Como (Centro di riferimento per l educazione ambientale) presenta il nutrito programma scolastico per l anno Molte le iniziative in programma rivolte a studenti di elementari e medie. * Il 118 di Como festeggia i 20 anni di vita al servizio dell emergenza. Circa 55 mila le chiamate ricevute ogni anno dalla sola provincia di Como * La diocesi: un patrimonio di beni. Ad occuparsi della loro catalogazione è l Ufficio inventariazione beni culturali ecclesiastici, diretto da don Andrea Straffi. * Se ne va il dott. Luciano Terruzzi, uno dei padri del consultorio La Famiglia di Como. * In un convegno pubblico promosso da Acli, Cgil, Cisl e Uil si ricorda la figura di Achille Grandi, a 60 anni dalla morte. * La comunità educativa Annunciata di viale Varese, che offre ospitalità a giovani con difficoltà familiari, lancia un appello per avvalersi di nuovi volontari. OTTOBRE * Villa Olmo ospita La settimana del cervello, un meeting internazionale in cui esperti, malati e cittadini si confrontano per fare il punto sulle malattie neurologiche, terza causa di morte e prima di invalidità permanente nei paesi occidentali. * Prende ufficialmente il via l iniziativa I mercoledì del cittadino. 29 gli enti che vi aderiscono. * Il Corpo di polizia penitenziaria della Cisl di Como decide di protestare contro una caotica gestione degli orari lavorativi all interno del carcere del Bassone. * Viene avviato, nel primo bacino del Lario, il progetto Pumping System. Per una settimana, delle speciali eliche rimescolano l acqua per ridurre il tempo di ricambio delle acque superifi-ciali. * Madonna del Latte, simbolo di devozione nel Comasco. Il Settimanale presenta i risultati del suo censimento. * Paolo Bettini trionfa sul Lario al Giro di Lombardia, edizione numero 100. * Acqua calda: l arte del fai da te. L associazione l Isola che c è offre gli strumenti per imparare a costruire autonomamente dei pannelli solari. * L ultimo addio a Luigina Barella, che si spegne dopo una lunga malattia. Per anni è stata fedele collaboratrice del Settimanale redigendo la pagina di Chiesa Mondo, ricca di reportage e- sclusivi da tutto il pianeta. * Il museo del Ghisallo è una realtà. Il primo passo di un percorso che renderà l area punto d eccellenza per gli amanti dello sport su due ruote. * Nuove difficoltà per l ambulatorio S. Luisa che offre assistenza medica ai senza fissa dimora. Mancano i soldi e rischia la chiusura. * Le suore delle Poverelle di Bergamo festeggiano i 70 anni di presenza nella Casa della Giovane di via Borgovico. * Un campus per il S. Martino. L associazione Univercomo illustra il suo dettagliato progetto legato all ipotesi di Campus. NOVEMBRE * Un fallimento l iniziativa Bosco in pericolo, che era stata pensata dal Centro Volta due anni fa per prevenire il rischio degli incendi boschivi. Mai usate le ap-parecchiature, eccetto il giorno dell inaugurazione. * Si svelano i resti della Porta Praetoria, che fu la principale via d accesso alla città in epoca romana. Nell intento del Comune c è un progetto ambizioso: offrire ai comaschi la possibilità di ammirare questo splendido pezzetto di storia. * Il Settimanale festeggia i suoi trent anni di presenza sul territorio. * Immigrazione: la provincia di Como raggiunge quota 30mila. A rivelarlo l ultimo rapporto Caritas-Fondazione Migrantes. * Nuovo S. Anna: anno zero. Dopo continui rinvii mercoledì 15 novembre viene posata la prima pietra del presidio che avrà una capienza di 587 posti letto e sarà ultimato nel * Donne e violenza nel Comasco. Il raddoppio del servizio di ascolto di Telefono Donna ha fatto aumentare del 49% i casi di persone che si sono rivolte a questo spazio in cerca d aiuto. * Grande successo per la Colletta Alimentare comasca che raggiunge quota 143 tonnellate, il 10% in più rispetto allo scorso anno. * Mons. Diego Coletti, vescovo di Livorno, riceve l incarico di guidare la diocesi di Como succedendo a mons. Alessandro Maggiolini. DICEMBRE * Cresce il Forum Comasco delle Associazioni Familiari che, per organizzarsi meglio, decide di attivare uno spazio di segreteria e coordinamento. * La Casa Famiglia di via Zezio e l annesso Centro di lavoro guidato compiono trent anni. * Il prefetto Domenico Lerro conclude la sua carriera a Como e decide di restare a vivere in città. * Istituti: il tempo dell addio. La legge ne decreta la chiusura il 31 dicembre A Como non ve ne sono, ma resta il disagio di molti minori allontanati dalla famiglia. * Dongo e le sue radici di ferro. Prende corpo un progetto per scandagliare a fondo il rapporto instauratosi nel tempo tra la fabbrica e il territorio. * Casa Amica. Bilancio ancora magro per l associazione che punta a recuperare alloggi dal mercato per subaffittarli a lavoratori privi di un alloggio stabile. Qualche progetto importante è però in cantiere per il * L Asl di Como presenta il suo bilancio sociale. In crescita la popolazione anziana.

18 18 CRONACA Como FU PUNTO DI RIFERIMENTO PER LA PARROCCHIA DI S. ROCCO, L OZANAM, LA SAN VINCENZO Davide Bianchi, uomo di carità Il prossimo 18 gennaio sarà trascorso un anno dalla sua scomparsa. Fu uomo di grande dedizione, sempre pronto a porsi al servizio del prossimo. In questa pagina il ricordo di chi lo ha conosciuto da vicino e ha condiviso con lui un lungo tratto di strada di ANGELO PALMA Presidente Onorario dell Associazione Piccola Casa Ozanam Nel ricordo di Davide Bianchi si devono anzitutto richiamare un passo del Vangelo di Luca (10,25-37) e due lettere, rispettivamente di San Paolo Apostolo e di San Giacomo Apostolo. Vangelo di Luca (10,25-37) Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso. San Paolo Apostolo ai Corinzi (12,31-13,13) La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine San Giacomo Apostolo (2, 14-18) Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non date loro il necessario per il corpo, che giova? Così anche la fede: se Davide Bianchi accanto a mons. Maggiolini (1992) Sotto Davide Bianchi con l allora presidente della Casa Ozanam Angelo Palma (2002) non ha le opere, è morta in se stessa. Al contrario uno potrebbe dire: tu hai la fede ed io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere; ed io con le mie opere ti mostrerò la mia fede. Sono questi i pilastri sui quali Davide Bianchi ha costruito la sua vita terrena. Davide era infatti l incarnazione della carità e dell amore verso il prossimo e soprattutto verso il bisognoso; un agire in silenzio, senza farlo vedere, con grande attenzione al più debole, giovane o anziano che sia, una buona parola, ma anche uno stimolo, un benevolo rimpro- vero, talvolta rude se necessario. Del suo ricordo sono pieni molti animi, dei suoi incontri sono segnate tante vite. L essenzialità della sua fede, l esempio di una pietà senza orpelli, il conforto del suo insistente richiamo alla fedeltà misericordiosa del Signore, lo stimolo della carità missionaria: questi sono alcuni tratti dell amico Davide che dal mio angolo di osservazione ho sempre potuto ammirare e molto spesso segretamente invidiare. Era l attestazione di come il Vangelo può essere annunciato attraverso le più svariate forme di linguaggio. Davide Bianchi era nato nel lontano 1912 nelle case della Edificatrice di via Viganò - note e care ai comaschi per essere le abitazioni per operai - ove ha trascorso l intera sua vita terrena con la sua a- mata moglie Irene fino alla scomparsa avvenuta il 18 gennaio Pur impegnato nel lavoro di tipografo e attento e amoroso marito e padre di due figli è stato in grado di dedicare molto del suo tempo e per più di 60 anni alla parrocchia di S.Rocco, alla San Vincenzo, all Ozanam. In parrocchia era impegnato in diverse attività (tra le altre nella fabbriceria, nel consiglio pastorale, quale animatore nelle attività parrocchiali); nella San Vincenzo, di cui è stato presidente del Consiglio centrale, collaborava soprattutto in via Tatti con i padri della Missione e con le suore nella Messa domenicale e, ancora, nella questua, sempre domenicale, al Cimitero Maggiore; all Ozanam, di cui è stato per lunghi anni dapprima consigliere, poi vicepresidente, assicurava la sua presenza tutte le sere nella Casa di via Napoleona. Dell Ozanam, Davide Bianchi è stato cofondatore nel lontano 1932, protagonista e compartecipe del riconoscimento giuridico come associazione riconosciuta nell agosto del 1963, sostenitore della realizzazione delle nuove case di accoglienza in via Cosenz. Il Consiglio direttivo dell Associazione Piccola Casa Ozanam, quale riconoscenza per la preziosa e ineguagliabile attività, gli ha attribuito la presidenza onoraria nel 1990 pur non avendo ricoperto la carica di presidente. Nel 1994 ha ricevuto il premio Stecca I miei ricordi personali di Davide, vicini e lontani nel tempo, sono un succedersi di immagini ancora vive tutte collegate alla sua infaticabile dedizione per l Ozanam. Mi piace richiamarne tre. La prima, siamo sul finire degli anni Sessanta ed io ero agli inizi della professione esercitata nello studio con mio padre e mio zio, il compianto avv. Luigi Palma, allora presidente dell Ozanam. Ogni mattina verso le 8.30 arrivava il Dino (diminutivo di Davidino), preannunciato da un lungo squillo del campanello d ingresso; entrando direttamente nell ufficio dello zio rivolgeva il suo saluto ciao Palmin a cui seguiva, senza preamboli, il tradizionale incontro per la soluzione dei quotidiani problemi di gestione del dormitorio; pochi minuti, un arrivederci; tutto era rapidamente risolto. Talvolta lo accompagnava un libro di grandi dimensioni; era il giornalmastro, da lui tenuto con grande cura, ovviamente a mano. La seconda fotografia: scomparso l avv. Luigi Palma, l Associazione Ozanam doveva procedere alla nomina del nuovo presidente. Nella riunione assembleare Dino prese la parola e con determinazione indicò che fossi io a raccogliere l importante testimone, ben sapendo che per merito spettasse a lui. Ora lo ringrazio di cuore per questa grande opportunità che mi ha offerto per fare del bene al prossimo. La terza fotografia riguarda le sue sere trascorse nella Casa di via Napoleona, l aiuto al custode nell accoglienza, nel servire la frugale cena (un piatto di minestra, ma tanto buona, diversamente da oggi primo, secondo, ecc.). Il giorno più importante era il sabato sera, con la S. Messa, allora delle ore L organizzazione della cerimonia, l assistenza al sacerdote, le letture, ma soprattutto la presenza degli ospiti, erano il suo impegno rituale; noto era il suo giro per la casa con voce tonante a Messa a Messa. Davide non si limitava ad attendere il povero sul far della sera nella Casa di via Napoleona, andava anche a cercarli in città, offrendo loro aiuto e donando speranza. Assisteva e si metteva vicino ai poveri cristi con umiltà e fratellanza. Tu mi sei fratello, è mio dovere darti un aiuto, spalancare le braccia e accoglierti: darti del cibo, un tetto, assicurarti un rifugio confortevole senza chiederti ragione del perché bussi alla mia porta, donarti soprattutto un po di affetto e una parola di conforto. AL VIA LA CAMPAGNA ANTISMOG DEL COMUNE DI COMO Con la distribuzione di 20mila depliant da poco prima di Natale agli associati di Apa, Cna e Fai ha preso il via la campagna antismog del Comune di Como per i controlli ai gas di scarico. Il calendario del 2007 prevede che a gennaio, come concordato tra l assessore all Ambiente e le stesse associazioni, inizi la Campagna vera e propria di controllo dei gas di scarico che riguarderà tutti gli autoveicoli a benzina, gas, gpl, diesel per trasporto merci o persone immatricolati fino al 2002 e per quelli immatricolati dal 2004, ma solo se hanno percorso più di chilometri. Sono esclusi i veicoli storici. Insieme agli impianti di riscaldamento, i veicoli rappresentano la maggior causa di inquinamento atmosferico. Le malattie collegate all inquina- mento da traffico hanno un peso del 5,1% sui decessi tra la popolazione cittadina e le malattie legate alle polveri fini (Pm10), come le bronchiti acute, sono sempre più gravi e diffuse Commissione Europea, Direzione generale per la salute. Da gennaio 2007 la Polizia locale di Como verificherà il possesso della documentazione che attesti la regolarità delle emissioni dei gas di scarico dei veicoli (ex bollino blu ). In caso di irregolarità gli automobilisti saranno soggetti ad una sanzione di 71 euro e dovranno effettuare i controlli presso le officine e i centri di revisione autorizzati al costo di 12 euro, IVA inclusa (tariffa stabilita dalla delibera della Giunta Regionale 7/11/2006, n. 3476), conservando a bordo la documentazione. Da febbraio 2007, in collaborazione con ARPA, la Polizia locale di Como effettuerà controlli mirati agli autoveicoli circolanti utilizzando anche l opacimetro, uno strumento tarato appositamente per tutti i veicoli pubblici e privati che verificherà il rispetto dei limiti di emissione dei veicoli diesel naturale-aspirati o turbo-compresso, attraverso la valutazione dei coefficienti K. Una situazione irregolare comporterà l applicazione delle sanzioni amministrative da un minimo di 71 euro ad un massimo di 357 euro previste dagli articoli nr. 71, nr. 72 e n. 79 del Codice della Strada. Bastano pochi gesti per rispettare l ambiente: sottoporre il veicolo ad una corretta revisione e ad una puntuale manutenzione. Attenzione alle emissioni di fumi neri in fase di accelerazione, in quel caso recarsi dal proprio meccanico.

19 CRONACA Como 19 ALL INTERNO DEL BUCO DELLA VOLPE GROTTA SOPRA CERNOBBIO Presepe nel cuore del Bisbino Un idea maturata quasi per caso che ha trovato concreta realizzazione poco prima di Natale. A realizzarla un gruppo di speleologi di Saronno. Ed ecco lo splendido risultato di VITO ROMANAZZI Una esperienza unica che si vive solo in ambienti bui dove non c è altro che acqua fango e roccia. Un gruppo di speleologi del GGS (Gruppo Grotte Saronno), nel mese di settembre del 2006 decide di affrontare una impresa importante. Svuotare un sifone nella grotta Il buco della volpe sita nel comune di Cernobbio. Il sifone è una parte di grotta sommersa dall acqua che impedisce l accesso alla parte restante. Questo, chiuso, da molti anni ha impedito eventuali nuove esplorazioni. Dopo aver steso 150 metri di tubo secondo la teoria dei vasi comunicanti si è provveduto a svuotare il sifone Arge, portando l acqua in un punto più basso della grotta. Durante l attesa e accertatosi che tutto il sistema idrico funzionasse, Vito Romanazzi (studente dell Accademia di Brera e speleologo) si distrae per cinque minuti plasmando due statuette con l argilla della stessa grotta. Il fascino del luogo e la prossimità con l evento natalizio ha suggerito di fare un qual cosa di più serio. Si è così arrivati alla decisione di realizzare in questo luogo un presepe intero. Da quel giorno sono trascorsi alcuni mesi e domenica 17 dicembre 2006 ci si è finalmente decisi per la realizzazione. Gli esecutori materiali sono stati Vito Romanazzi, Gabriel Kanah e Salvatore. Il promotore del progetto, Aldo Scoglio, componente del GGS. Domenica 17 nove persone sono entrare in grotta con compiti diversi (chi per l esplorazione del sifone, chi per la realizzazione dell opera), arrivati al sifone però si sono trovati una sorpresa. Il sifone era pieno d acqua un altra volta! Nella settimana precedente si erano infatti verificate molte piogge che avevano contribuito nel riempirlo come in origine. La squadra che doveva esplorare ha dovuto così cambiare programma. Gli altri tre, In questa pagina alcune immagini del presepe. Sopra gli artefici di quest originale opera invece, attrezzati di mirette (bacchette a forma di fuso con estremità in filo di ferro piegato a cappio in modo vario utilizzate per scavare o regolarizzare le superfici eliminando materia, ndr). spatole e tanta buona volontà non si sono scoraggiati e hanno deciso ugualmente di provvedere alla rea- lizzazione dell opera. Qualche ora d impegno e il presepe ha così preso corpo! Ci sono proprio tutti i personaggi: san Giuseppe, Maria, il bambinello, il bue e l asinello, i Magi e tanti altri personaggi. Tutto questo in uno spazio di circa due metri per uno, circoscritto da alcuni muretti ottenuti con dei sassi disposti a regola d arte. Soddisfatti del risultato si è festeggiato con tutti gli altri la fine dei lavori. Anche il sig. Colombo Nani (custode ed esploratore storico della grotta) incuriosito dalla notizia datagli al mattino è entrato a vedere il lavoro nonostante la sua veneranda età. Dopo decine di foto si è pensato di rendere pubblico il lavoro fatto. Le foto sono state visionate dal prof. Bruno Gandola, docente dell Accademia di Brera. Questa è la storia di come un semplice gesto diventa progetto e un progetto diventa realtà! L opera è stata realizzata in forma permanente. UN AVVENIMENTO VENUTO DA LONTANO CHE ANCORA INCANTA PICCOLI E GRANDI NEL PRESEPE IL RICORDO SI RINNOVA E PRENDE CORPO Racconta fra Tommaso da Celano. Correva l anno 1223, da tempo nella mente di Francesco frullava l idea di fare qualche cosa di particolare in occasione del Santo Natale. Due settimane prima della festa chiamò il suo amico Giovanni Velida, signore di Greccio che da tempo aveva rinunciato al mestiere delle armi per entrare nell Ordine della Penitenza. Di fronte a Greccio, che s innalzava sopra di uno sperone roccioso, al limite di una vastissima valle, il Velida possedeva un vasto terreno tutto traforato da grotte e coronato da boschi. Francesco ritenne quel luogo più adatto per l attuazione di quello che aveva in mente. Ciò che egli pensava di realizzare, era una novità per la liturgia dell epoca, per cui pensò bene di sottoporre l idea, quando era ancora occasionalmente in Roma, al Papa Onorio, il quale l approvò incoraggiandolo. Arrivata la notte del Natale, ai frati dell Eremo, si unì la popolazione del luogo portando torce e ceri per rischiarare la notte. Lungo i tortuosi sentieri della montagna, il corteo s incamminò verso il luogo dove era stata collocata una mangiatoia fra un grosso bove e un minuscolo asinello. Sotto i grandi alberi, l eco dei salmi dei frati si mescolati ai devoti cantici della gente. Cominciò la Santa Messa, cui frate Francesco assisteva in qualità di diacono, al momento stabilito, con voce sonora, egli cantò il Vangelo, poi fece una predica per annunciare la gioia del cielo agli uomini di buona volontà. Fu una notte meravigliosa, quella della rappresenta- zione del primo presepe vivente. Tra tutte le raffigurazioni sacre del mondo cristiano, quella della natività, o del presepe, ebbe grandissima presa popolare. Istintivamente il popolo ha sempre considerato la scena della Natività come una idealizzazione e quasi una protezione della stessa famiglia. Resta incerto il momento in cui il presepe diventa propriamente popolare : è forse più esatto dire che, dal Trecento in poi esso interessò sempre di più la grande arte ed il folclore. Alla metà del XV secolo, il presepe si arricchì della scultura dei plastificatori di terracotta, poi fu la fortuna della scultura in legno che diede l avvio a fortunatissime interpretazioni. Ma l epoca d oro del presepe è nel XVII-XVIII secolo, quanto alla Natività vennero aggiunte numerose scene sacre e profane. Dopo la decadenza (XIX sec.), il presepe torna ad essere momento d interesse nelle famiglie. Una sorta di rivoluzione consentì il presepe in casa; la si deve alla realizzazione delle statuine in gesso che sostituirono quelle di cartapesta. Il rito del presepe fa parte del nostro patrimonio culturale, seppure ignorato, bistrattato e commercializzato, questo incantato teatrino casalingo continua a stupire e a raccontare un evento straordinario che colse di sorpresa i pastori e spaventò i potenti del tempo, di una terra povera e lontana due millenni fa. Dal latino preasãepe che significa dinnanzi al recinto, definizione che servì ad indicare la grotta in cui era nato Gesù. L idea della teatralità di questo avvenimento storico non poteva venire che a san Francesco, cioè al giullare di Dio, che doveva movimentare la fantasia popolare traducendo con semplicità l inizio del Mistero della salvezza. Il tempo nostro ha tolto le candele e portato le luci elettroniche, il muschio artificiale e le statuine meccaniche, ma sempre rimane l originalità insostituibile della mangiatoia con il bue e l asino e al centro, tra un papà e una mamma, Gesù. ENRICO ORSENIGO

20 20 CRONACA BassaComasca LOMAZZO CAMPAGNA DI ADESIONI Volontariato in Croce Rossa Martedì 9 gennaio alle ore presso il Palazzo Comunale di Turate saranno illustrate le opportunità offerte da CRI per poter operare nel campo dei servizi socio assistenziali e del pronto soccorso e i corsi necessari per appartenere ad una componente La Croce Rossa di Lomazzo rilancia la campagna per il reclutamento di volontari. Nelle circostanze e nelle modalità più svariate - si legge in un comunicato diffuso poco prima di Natale - ogni persona si trova a dover esercitare la propria opera di aiuto e soccorso a favore dei bisognosi. Se ognuno di noi pensasse ai vari episodi quotidiani in cui si viene a contatto con persone che hiedono aiuto, anche semplicemente con la richiesta di una parola di conforto, infinite sarebbero le situazioni che ci verrebbero in mente: nelle calamità e nella vita di ogni giorno, in famiglia, per strada, a scuola, nello sport e nel tempo libero, ovunque. E per questo che, la Croce Rossa Italiana, ritiene che formarsi ed accrescere la propria cultura ed educazione sanitaria debba essere un impegno comune a tutti i cittadini. Vari sono i livelli ed i modi in cui si può prestare aiuto e il Comitato Locale di Lomazzo della Croce Rossa Italiana, propone la soluzione più significativa: entrare in una delle componenti volontarie, all insegna del motto Regala il tuo tempo, regala opere. Per questo CRI ha deciso di organizzare una serata di presentazione per martedì 9 gennaio alle ore presso il Palazzo Comunale di Turate dove saranno illustrate le opportunità offerte da CRI per poter fare del volontariato nel campo dei servizi socio assistenziali e del pronto soccorso ed i corsi necessari per appartenere ad una componente. Nello specifico, in C.R.I. a Lomazzo, esistono due gruppi attivi: i Volontari del Soccorso e le Volontarie del Comitato Femminile, mentre è in fase costitutiva la componente dei Pionieri. I Volontari del Soc- corso si occupano di diverse attività che spaziano dal soccorso sanitario urgente alle attività di trasporto e supporto psicologico di persone disabili ed infermi, dagli accompagnamenti per visite o terapie alle attività di assistenza infermieristica ambulatoriale, etc etc. Il corso che sarà presentato per diventare Volontari del Soccorso della CRI è costituito da tre moduli, che consentono di scegliere il proprio livello di aiuto ed il tempo che si può dedicare alle meritorie attività dell associazione: MODULO BASE per il conseguimento del Brevetto Europeo di Primo Soccorso ( B.E.P.S.), che consentirà di svolgere tutte le attività della CRI esclusi i servizi d ambulanza; MODULO AVANZATO per il conseguimento della qualifica di Operatore Trasporto Infermi (O.T.I.), che abiliterà a svolgere anche i servizi d ambulanza a carattere non urgente; MODULO AVANZATO per il conseguimento del brevetto di Operatore Servizio di Emergenza Sanitaria ( O.S.E.S.); Questo ultimo passo consente al Volontario del Soccorso CRI di integrare tutte le conoscenze ed abilità manuali per poter svolgere l attività di barelliere nei servizi di Urgenza ed Emergenza coordinati dal S.S.U.Em. 118 di Como. Le attività svolte dalle Volontarie del Comitato Femminile, invece, sono prettamente di carattere socio-assistenziale e trovano la propria attuazione nei servizi di accompagnamento (persone anziane, nefropatiche o minori disabili ai centri socio educativi), nella gestione degli ambulatori infermieristici e nelle attività di sostegno ai degenti della casa di riposo. Le volontarie promuovono inoltre raccolte di fondi e generi di prima necessità a sostegno di popolazioni coinvolte in emergenze ed altre iniziative a carattere umanitario. Per poter aderire ai corsi di formazione per Volontari del Soccorso o del Comitato Femminile occorre avere almeno 18 anni e non avere nessuna pendenza penale. I Pionieri costituiscono la componente più giovane della Croce Rossa Italiana, aperta a chiunque abbia un età compresa tra i 14 e i 25 anni e nessuna pendenza penale. Le attività svolte da questi ragazzi sul nostro territorio si estendono da servizi di animazione sociale con disabili, anziani, giovani e giovanissimi, allo studio e diffusione del Primo Soccorso, ad interventi in caso di calamità o emergenza (in collaborazione con le altre componenti CRI e la Protezione Civile). Per diventare Pioniere è necessario partecipare ad un corso di tre mesi, comprendente lezioni di carattere teoricopratico, cui fa seguito un esame ed un breve periodo di tirocinio. Le iscrizioni sono già aperte; per informazioni o adesioni è possibile contattare la Segreteria CRI al numero tutte le sere dalle alle 20.00, oppure visitare il sito internet www. crilomazzo.it RACCOLTA FONDI PER LA COSTRUZIONE DI UN CENTRO DI RIABILITAZIONE Facciamo Centro con l Ovci in Sudan a Khartoum OVCI la Nostra Famiglia presenta l iniziativa che incarna la nuova Campagna di Natale ma che andrà avanti per tutto il nuovo anno, il cui slogan è: Facciamo Centro! Perché in Sudan la riabilitazione sia di casa. OVCI è presente a Juba, nel Sud del Sudan, dal 1983 ma arriva a Khartoum, la capitale del Paese, nel 1999; qui ha sostenuto la nascita ed ha subito iniziato a collaborare con l Associazione USADC (Usratuna Sudanese Association for Disabled Children), una realtà locale che accoglie diversi volontari impegnati sul territorio che hanno scelto come missione il sostegno ai bambini disabili e alle loro famiglie. In particolare l azione congiunta di OVCI e USADC si attua a Omdurman, la parte storica di Khartoum, nella quale vivono circa cinque milioni di persone. Fino ad oggi in questo territorio OVCI ha realizzato, e continua a sostenerli attivamente, i seguenti tre programmi: - sostegno ai 40 volontari dell USADC che facilitano l inserimento sociale di un centinaio di bambini disabili a Bugga, Dar El Salam, Abbasia, tre quartieri di Omdurman; - appoggio alle attività del VTC (Vocational Training Centre), prima scuola professionale per ragazzi disabili: qui 20 operatori locali accompagnano 75 ragazzi all avvio al lavoro; - avvio, in collaborazione con l Università per sole donne Ahfad, del primo corso di laurea per fisioterapisti in tutto il Sudan. L inizio dei corsi è previsto per luglio Ad oggi è stato formulato il piano di studi, è stato attivato il comitato didattico permanente del corso di laurea, è stato selezionato e formato un tutor, si sono identificati gli spazi fisici per la scuola e sono state acquistate attrezzature didattiche e di segreteria. Manca però un quarto tassello che ha ispirato la Campagna di Natale 2006: la costruzione di un centro di riabilitazione. Questo nuovo Centro - di 650 metri quadrati - sorgerà a fianco del VTC e a pochi passi dall Ahfad University. Esso diventerà punto di riferimento operativo per l assistenza socio - riabilitativa per centinaia di bambini disabili e le loro famiglie. L edificio sarà destinato alle attività di medicina riabilitativa, di accoglienza e di formazione continua del personale locale. Il Centro di Riabilitazione diventerà, quindi, snodo principale per una intera rete di servizi territoriali che potranno concorrere all assistenza multi-disciplinare nella riabilitazione medica come in quella sociale, nell integrazione scolasti- ca ed educativa come in quella della formazione professionale. Al momento, in tutto il Sudan sono presenti nove volontari OVCI, dei quali tre a Khartoum. OVCI può essere sostenuto inviando un contributo tramite bonifico bancario c/o Banca Etica Filiale di Milano conto n (codice Cin P; codice ABI 05018; codice CAB 01600) oppure tramite conto corrente postale n , entrambi intestati a OVCI la Nostra Famiglia, con causale Campagna di Natale I versamenti fatti a beneficio di OVCI la Nostra Famiglia sono fiscalmente deducibili. Per informazioni è possibile consultare il sito:

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