Percorsi e storie d impresa a Roma

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1 Percorsi e storie d impresa a Roma Esperienze, valutazioni e prospettive degli imprenditori stranieri Sintesi dei principali risultati Indagine realizzata attraverso la somministrazione telefonica o diretta di 400 questionari a un campione di imprese con titolare straniero localizzate a Roma, rappresentativo dell universo di riferimento, stratificato per settore di attività dell impresa e Continente di provenienza degli imprenditori (coinvolti 69 Paesi). Periodo di rilevazione: 1 luglio-30 ottobre 2013; errore campionario: 4,9% ad un livello di fiducia del 95%. Imprese straniere a Roma: quando l economia cresce - Nel 2013 le imprese straniere censite nella provincia capitolina (Fonte Unioncamere) sono state (pari all 84,2% delle censite nel Lazio e al 10,3% delle presenti in Italia), con una crescita del 9,5% rispetto al 2012 (molto superiore al +4,1% registrato a livello nazionale), con una forte specializzazione nel commercio (34% delle imprese straniere, pari a in valori assoluti) e nell edilizia (18,7% e imprese). Nel 2013 l incidenza dell imprenditoria straniera sul totale delle imprese registrate si è attestata a Roma al 10,9% (8,2% in Italia), confermandosi come una componente strutturale e sempre più consolidata del tessuto economico-produttivo. Il profilo dell imprenditore straniero: giovane, uomo e istruito Gli imprenditori stranieri rappresentano una realtà decisamente più giovane di quella complessivamente osservata a Roma: secondo i dati dalla Camera di Commercio il 61% rientra nella fascia di età compresa tra 30 e 49 anni (a fronte del 47,3% complessivo), e il 29,8% tra gli over49 (a fronte del 48,3%), con una quota di under30 (9,1%) superiore al doppio di quella dell intero tessuto imprenditoriale (4,4%). Il dato trova piena conferma nel campione intervistato, la cui età media, pari a 43,3 anni, è di quasi dieci anni inferiore a quella degli imprenditori delle PMI di Roma (51,4 anni, secondo le rilevazioni EURES-CNA). Il livello di istruzione degli imprenditori stranieri intervistati risulta generalmente medio-alto, con il 18,8% di laureati, il 58% di diplomati e soltanto il 20,2% con una scolarità inferiore. L incidenza della componente

2 femminile (24,5%) risulta invece soltanto di poco superiore a quella complessivamente censita tra gli imprenditori di Roma (24,3%). Imprese straniere: un opportunità occupazionale per 35 mila italiani e 97 mila stranieri Il 49,3% delle imprese intervistate risulta composto dal solo titolare (61,8% tra le edili, 55,7% nei servizi e 48% nel commercio); il 42,3% è costituito da realtà di piccolissime dimensioni (2-5 addetti) ed il restante 8,5% da imprese con oltre 5 addetti. La media degli addetti delle imprese intervistate risulta pari 2,6 unità, scendendo a 2,1 nel settore edile/manifatturiero e salendo a 3,4 nella ristorazione (2,7 nel commercio e 2,6 nei servizi). Se gli addetti (incluso il titolare) risultano nel 73,3% dei casi stranieri, è comunque importante segnalare l opportunità occupazionale offerta agli italiani, pari al 26,7% degli addetti delle imprese intervistate: considerando infatti la media di 2,6 addetti per impresa straniera, sarebbero gli addetti totali a Roma, di cui italiani e stranieri. Clandestinità e lavoro nero nel percorso di integrazione degli imprenditori stranieri - Il percorso di integrazione degli imprenditori stranieri risulta pieno di ostacoli e di insidie, evidenziando come la condizione di irregolare rappresenti spesso un passaggio necessario di emancipazione verso più dignitose condizioni di vita: soltanto 3 intervistati su 10 sono infatti entrati in Italia attraverso un percorso del tutto regolare (il 15% per lavoro a chiamata, l 11,3% per ricongiungimento familiare e il 2,8% come Comunitari), mentre la quota più alta (43%) ha utilizzato un visto turistico o per motivi di studio (rispettivamente 34% e 9%) e quasi un terzo di essi è entrato irregolarmente, come clandestino (26%) o rifugiato (2%). L esperienza della clandestinità è presente nella storia migratoria del 41,6% degli imprenditori africani, scendendo al 32,1% tra gli europei, al 21,3% tra gli asiatici ed al 9,8% tra gli americani (entrati in Italia nel 43,1% dei casi come turisti, nel 17,6% per ricongiungimento familiare e nel 15,7% come studenti). L ingresso clandestino ha inoltre riguardato più gli uomini (29,3%) che le donne (13,3%), ed i flussi pre-giubileo (30% a fronte del 21,8% per quelli successivi). Nel percorso di costruzione dell attività imprenditoriale il 46,3% degli imprenditori stranieri ha inoltre subito l esperienza del lavoro irregolare (il 40% da lavoratore irregolare a lavoratore regolare a imprenditore e il 6,3% direttamente da lavoratore irregolare a imprenditore), con valori che raggiungono il 90,4% tra quanti sono entrati da clandestini e il 75% tra i rifugiati; sul fronte opposto, una leggera maggioranza (53,7%) riporta un iter

3 lavorativo interamente regolare, avendo trasformato un lavoro regolare in attività imprenditoriale (46,8% dei casi) o avendo iniziato a lavorare in Italia come imprenditore (7%). 2 anni per il permesso di soggiorno e quasi 10 per diventare imprenditori - A fronte del percorso di emersione segnalato, risulta pari a 22 mesi il tempo medio atteso dagli imprenditori stranieri per ottenere il permesso di soggiorno (il 35,5% ha atteso meno di 1 anno, il 43,3% da 1 a 2 anni e il 21,2% oltre 2 anni). L attesa del permesso di soggiorno dichiarata dal campione sale a 35 mesi tra quanti sono entrati come rifugiati ed a 27 tra i clandestini, scendendo a 16 mesi nei casi di ricongiungimento familiare e di lavoro a chiamata. Il tempo medio intercorso tra l ingresso in Italia e l avvio dell attività imprenditoriale risulta invece pari a 9,5 anni, che salgono a 16 tra quelli entrati in Italia prima del 1990; hanno invece atteso in media 6 anni gli imprenditori entrati dopo il 2000, e 9 quelli entrati tra il 1990 e il L impresa, frutto del risparmio. Marginale il ruolo delle banche La quasi totalità degli intervistati (il 93,5%) dichiara di aver realizzato ex novo la propria attività, a fronte di quote marginali che hanno acquistato attività già avviate (3,3%), hanno rilevato l attività in cui lavoravano (2,3%) o l hanno ricevuta da un familiare (1%). Oltre l 80% del capitale necessario alla costituzione delle imprese straniere risulta costituito da risparmi personali, accumulati grazie al lavoro in Italia (69%) e, secondariamente, nel paese di origine (13,3%). Soltanto il 10,1% del capitale proviene dal sistema bancario, cui hanno fatto ricorso più frequentemente le imprese della ristorazione (14,8%) e del commercio (11,7%). Inferiore risulta inoltre l incidenza dei prestiti ricevuti da privati (5,1%) e il coinvolgimento di soci o investitori privati (1,5%), voci, queste, che possono prefigurare la presenza di zone grigie, ovvero di un mercato del credito ai margini o fuori dai circuiti legali. Residuale, infine, il contributo dei risparmi realizzati in altri Paesi (0,7%) e quello derivante dall accesso a bandi e finanziamenti (0,4%). Qualità, flessibilità e prezzi, i punti di forza dell imprenditoria straniera. Accesso all informazione e al credito i fattori di svantaggio - L autolettura della competitività delle imprese straniere appare permeata dalla diffusa convinzione di godere di una posizione vincente o comunque concorrenziale nei diversi ambiti economico-organizzativi: una posizione di vantaggio è infatti indicata dal 52,8% del campione per quanto riguarda la qualità della produzione

4 (il 45,8% indica una posizione né di vantaggio né di svantaggio e l 1,5% di svantaggio ) e dal 38,5% relativamente ai prezzi applicati (considerati in linea con la concorrenza nel 57,5% dei casi e meno competitivi per un residuale 4%); analoghe le valutazioni in merito alla flessibilità (giudicata sovrapponibile alla concorrenza dal 70,5%, più competitiva dal 24,8% e meno dal 4,8%) e al costo del personale ( sovrapponibile per il 76,8%, più vantaggioso per 18,3% e meno per il 5%). Le maggiori criticità si rilevano in merito ai finanziamenti e all accesso all informazione dove, pur rimanendo ampiamente maggioritario il giudizio di sostanziale parità con le imprese concorrenti, raggiungono il 21% le valutazioni di svantaggio competitivo nell accesso al credito (contro il 5,8% di segno contrario), il 16% per la disponibilità di prestiti privati (contro il 4,5%) e il 9,3% per l accesso alle informazioni su opportunità e finanziamenti (contro il 4,3%). Mercato locale per le imprese straniere. Solo lo 0,8% guarda lontano - Circa l 80% del fatturato delle imprese straniere si concentra all interno del comune o del quartiere in cui è localizzata l impresa (rispettivamente 66% e 13,9% delle quote di mercato); minoritaria, di conseguenza, l incidenza del mercato su scala regionale (11,9%), nazionale (7,4%), e soprattutto estera (0,8%). Considerando il profilo della clientela, su 100 euro di fatturato ben 87,2 derivano da consumatori finali, 9,1 da piccole e medie aziende (14 per le imprese edili/manifatturiere), 3,4 da grandi aziende e appena 0,3 dalla Pubblica Amministrazione. Ben 85,8 euro di fatturato ogni 100 derivano inoltre da clienti italiani, a fronte di appena 14,2 da clienti stranieri (analogo il dato riferito ai fornitori, con valori pari a 87,4 e 12,6). Sono gli imprenditori asiatici e africani, più presenti nella ristorazione e nel commercio, a registrare le quote di fatturato maggiori derivanti da clienti e da fornitori non italiani (rispettivamente 19,9% e 24,5% nella ristorazione e 21,3% e 20,2% nel commercio). Il 2013, un anno difficile. Ma tiene l occupazione Se il 59,4% degli imprenditori stranieri intervistati afferma che basterebbe un fatturato inferiore a 100 mila euro per garantire la sostenibilità della propria impresa, quasi 7 su 10 (il 67,6%) hanno realizzato nel 2013 un fatturato inferiore al necessario ( leggermente inferiore nel 43,9% dei casi e molto inferiore nel 23,7%); sul fronte opposto il 29,5% ha raggiunto gli obiettivi di sostenibilità e soltanto il 2,9% ha superato il proprio fabbisogno. Ben 6 imprese su 10 (il 61%) indicano inoltre nel 2013 una flessione del fatturato (66,1% nell edilizia e

5 62,8% nel commercio), mentre il 35,2% registra un fatturato stabile e il 3,8% in crescita. La riduzione del margine di utile appare l effetto più manifesto della crisi (72,3% delle indicazioni che salgono all 80,6% tra le imprese edili), seguita dalla riduzione degli ordinativi (58,5%) e, con ampi scarti, dai ritardi nei pagamenti da parte di clienti o imprese committenti (43,1%, che sale al 72,7% tra le edili); seguono le difficoltà di accesso al credito (23,8%, che sale al 38,1% tra le edili), di reperire manodopera qualificata (9,6%) e di ottenere autorizzazioni o licenze (6%). A fronte della prevalente flessione del fatturato non si riscontra tuttavia alcuna contrazione in termini occupazionali, presentandosi invece nel 2013, per il 95,3% delle imprese straniere intervistate un mantenimento dei livelli dell anno precedente; una flessione è segnalata soltanto da un fisiologico 3,3%, mentre sul fronte opposto l 1,4% degli imprenditori intervistati indica un aumento dei propri addetti. A Roma per amicizia e per amore - Per il 93,3% degli intervistati l Italia è stata la prima e unica meta migratoria (il 5,7% è passato per un altro Paese europeo e l 1% da un Paese non europeo). Soltanto il 17,8% del campione afferma inoltre di essere entrato in Italia senza avere alcun riferimento, mentre il 55,5% ha potuto contare su amici e conoscenti e il 36,5% sui familiari; marginale il ruolo degli altri riferimenti (Consolati, volontariato, ecc.). La scelta di avviare un attività imprenditoriale nella Capitale è coerentemente motivata in primo luogo dalla presenza di una rete familiare e/o affettiva (35,5% delle indicazioni) seguita dalle opportunità di guadagno (24,1%); ma quasi un imprenditore straniero su quattro (23,7%) spiega la propria scelta migratoria attraverso l amore per la città, mentre inferiori risultano le indicazioni relative ai contatti di lavoro (11,9%) o all opportunità di un alloggio (4,9%). Imprenditoria, sinonimo di integrazione per oltre 9 imprenditori su 10 - Il 95% degli imprenditori stranieri afferma di essere molto o abbastanza integrato nella vita economica italiana e ben il 93,5% in quella sociale e culturale (98,8% e 96,4% tra quelli entrati da 20 o più anni); residuali appaiono quindi le zone d ombra : soltanto l 11,5% del campione si dichiara infatti poco/per niente integrato (27,5% tra i soli asiatici). Più in particolare sono le imprenditrici a definirsi più diffusamente integrate (96,2% in ambito economico e 93,1% in quello socio-culturale, rispetto al 93,3% e al 92% degli uomini).

6 Un segnale forte di integrazione è dato inoltre dal fatto che il 72,2% degli imprenditori stranieri intervistati convive a Roma con coniuge e/o figli, il 3,5% convive con altri, mentre il 24,3% vive da solo; analogamente il 42,8% del campione dichiara di non avere più alcun familiare nel Paese di origine. Nel bilancio del proprio rapporto con l Italia, il 73,2% del campione ritiene inoltre di essere in una condizione di pareggio, di aver dato, cioè, all Italia quanto ha ricevuto; il 14,4% si sente invece in credito, ritenendo di aver dato più di quanto abbia ricevuto e il 12,4% in debito. In Italia il 98,2% degli investimenti degli imprenditori stranieri - Il 98,2% delle risorse economiche acquisite attraverso l attività di impresa è stata reinvestita in Italia (soltanto l 1,8% nei Paesi di origine); l 82,1% del campione dichiara inoltre di non aver inviato denaro nel Paese di origine nell ultimo anno (97% tra quanti non vi hanno alcun familiare, che scende al 45,7% e al 28,6% tra quanti vi hanno figli o coniugi). Ciò premesso, il canale più utilizzato per inviare denaro nel Paese di origine è costituito dai servizi di money transfer (60,3% delle indicazioni), cui seguono i diversi canali informali, quali i familiari (36,5% che sale al 50% tra gli imprenditori Europei), gli amici (17,5%) o il trasporto personale in occasione di viaggi nel Paese di origine (6,3%). Soltanto il 4,8% invia denaro tramite istituti bancari e solo l 1,6% tramite società finanziarie (13,3% e 6,7% tra gli imprenditori asiatici). Più tutele nel rapporto con le banche per migliorare l integrazione Se il 35,6% del campione non ritiene necessaria alcuna condizione aggiuntiva per migliorare la qualità della propria integrazione (52,6% tra quanti vivono da più tempo in Italia), tra gli altri imprenditori intervistati, la principale richiesta riguarda l aumento delle tutele nel rapporto con le banche (24,4%), segnalando come l identità imprenditoriale risulti fondamentale nel percorso di integrazione. Il 21,6% cita invece la cittadinanza italiana (26,8% tra gli imprenditori africani), cui seguono la richiesta di maggiori tutele socio-assistenziali (19,5%) e pensionistiche (17%), la possibilità di conoscere meglio la lingua e la cultura italiana (10,3%, che sale al 17% tra gli asiatici) e, infine, il diritto di voto (6%). Un futuro italiano per gli imprenditori immigrati e i loro figli - L 81,6% degli imprenditori immigrati immagina che tra 20 anni vivrà ancora in Italia, mentre il 18,4% auspica di poter tornare al proprio Paese di origine. L idea di un futuro italiano risulta ampiamente maggioritaria tra tutti gli imprenditori, con i valori più alti tra quelli di origine europea (86%), seguiti dagli africani (82,6%), dagli americani (80%) e dagli asiatici (76,1%) i quali, più

7 frequentemente auspicano un ritorno al proprio Paese (23,9%). Il più diffuso desiderio di permanenza in Italia si riscontra inoltre tra gli imprenditori entrati in Italia da 20 o più anni (89,3%) e tra le donne (89,6%). Soltanto la presenza degli affetti familiari nel Paese di origine aumenta il desiderio di ritorno (citato nel 100% dei casi quanti vi è il coniuge e nel 50% quando vi sono i figli). Anche immaginando il futuro dei propri figli, l auspicio del 91,1% degli imprenditori intervistati è quello che possano anch essi crescere e continuare a vivere in Italia; soltanto il 6,3% auspica un loro ritorno nel Paese di origine e il 2,6% un futuro in un altro Paese economicamente più solido (America, Inghilterra o Germania). Quasi promosse le istituzioni romane Più disponibilità in provincia - Nel 40,3% dei casi gli imprenditori stranieri hanno rilevato un atteggiamento positivo delle istituzioni romane di fronte alla loro iniziativa imprenditoriale; resta tuttavia elevata la percezione opposta: il 32% segnala infatti un atteggiamento negativo (burocratico e reticente), mentre il 27,8% non rileva particolari connotazioni. Più critici gli imprenditori che hanno avviato la propria attività prima del 2003 (con valutazioni negative nel 48,1% dei casi, a fronte del 40,7% di giudizi positivi), mentre un atteggiamento prevalentemente positivo è stato rilevato dal 39,4% delle imprese nate dopo il 2007 (a fronte del 23,1% che denuncia un esperienza negativa). Le Istituzioni di Roma Capitale raccolgono giudizi meno positivi rispetto alle Istituzioni degli altri comuni della provincia (con il 39% di valutazioni prevalentemente positive contro il 44,8% registrato negli altri comuni).

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