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1 Testi ricavati dai contenuti del podcast n. 6 registrato con Emanuele Nusca di: (agg. 12/3/2013) Indice generale 1. Chi è Giuseppe Maiorano Come nasce Cyber Island? Ambiente e Individuo Cos'è Cyber Island? Riflessioni utili Indipendenza Conclusioni...22

2 1. Chi è Giuseppe Maiorano Prima di presentare me stesso, voglio dire che sono molto felice di condividere, attraverso questo mezzo, i risultati ottenuti da una vita passata alla ricerca dei segreti principali del Ben Essere. Ho voluto staccare le ultime due parole che solitamente vengono pronunciate in una sola volta, poiché l'obiettivo che mi sono prefissato prevede di continuare a contribuire all'evoluzione della qualità dell'essere umano inteso come individuo al centro del mio interesse. Ho 58 anni e sin da quando ne avevo 16 ho svolto diverse attività imprenditoriali che mi hanno consentito di intrattenere ottimi rapporti con molte migliaia di persone. Sono fondamentalmente queste le esperienze principali che mi hanno consentito di acquisire quelle nuove consapevolezze utili al progetto pubblicato in questo sito. Esattamente quarant'anni fa, mi sono diplomato in trattamento automatico delle Informazioni (l'attuale indirizzo di informatica nelle scuole superiori), quando i personal computer non esistevano ancora. Per ottenere la potenza di calcolo che oggi è in grado di sviluppare anche un semplice smart phone, erano necessarie apparecchiature delicatissime che occupavano un intero edificio. Dopo qualche mese di incertezze, durante i quali avevo già iniziato ad avviare un percorso nella facoltà di medicina, poiché mi interessava la psichiatria, fortunatamente decisi, invece, di iscrivermi ad Ingegneria. Nel 1980 mi sono quindi laureato in meccanica, con indirizzo tecnologico gestionale. Questa prima scelta, apparentemente trasgressiva, invece, è stata molto importante per il mio futuro perché motiverà la gran parte delle mie ricerche nell'ambito della Salute, quella con la S maiuscola. A beneficio degli ascoltatori che pensano che la provenienza socio-ambientale pregiudichi la nostra vita, voglio approfittare dell'occasione per sottolineare l'infinito riconoscimento per i miei genitori che non ho più da tempo, per avermi dato l'opportunità di arrivare su questa Terra, nonostante la loro scarsa volontà di mettermi al mondo causata, molto probabilmente, dal considerevole disagio in cui vivevano. Grazie alla difficile situazione economica famigliare e alle continue sfide a cui sono stato sottoposto durante la mia infanzia, ho continuato a ricercare, studiare e comprendere l'infinità di aspetti del nostro vivere quotidiano che possono contribuire a migliorare la qualità della nostra vita sul nostro pianeta. Sono partito da un attento studio di me stesso per arrivare a comprendere gran parte dei comportamenti umani. Ho ancora moltissimo da imparare, ovviamente... Ho seguito costantemente alcuni percorsi formativi dei più grandi maestri di vita, molti dei quali ho avuto il piacere di conoscere anche personalmente. A questo proposito, al solo scopo di condividere qualcuno dei miei più importanti riferimenti, affinché chiunque voglia ne possa approfittare, cito, Deepak Chopra, il Dalai Lama, Gandhi, Roy Martina, Anthony Robbins, Gregg Braden, Bruce Lipton, Frank Kinslow e Louisse Hay... 2

3 Sono queste le radici, dalle quali nasce il progetto completamente fuori dagli schemi tradizionali che da oggi avrai la possibilità di fare tuo e che ho voluto chiamare le isole del risveglio e della felicità Mi sono occupato, per oltre 20 anni, di analisi e sviluppo di software e di sistemi informativi per applicazioni professionali, aziendali e industriali. Negli altri 20 successivi ho avviato anche diverse iniziative professionali ed imprenditoriali nell ambito della meccanica, dell'automazione, dell'edilizia, del marketing, delle telecomunicazioni e anche della formazione in generale. Fino ad oggi, ho condotto personalmente ricerche private, ovviamente autofinanziate, nei settori della salute, della comunicazione, della psicologia, dei trasporti, dell'energia ed infine, in particolare negli ultimi due anni e con enorme soddisfazione, anche nell'ambito dell'ingegneria sociale. Ho partecipato fin da studente, anche se in modo anonimo, alla redazione di diversi libri di informatica e nel 1990 ho scritto anche il mio primo libro, mai pubblicato. Il nome che avevo scelto per questo libro era Fantarealtà in cui evidenziavo le enormi contraddizioni sociali di cui iniziavo ad accorgermi, proponendo anche soluzioni concrete che risultarono, ahimè, troppo rivoluzionarie per quei tempi e così decisi di abbandonare l'opera nel cassetto. Nel '91 depositai anche un brevetto di un'idea fantastica (OTS - Optimized Transport System), che rimetteva in discussione una vasta area di interessi nell'ambito dei settori del trasporto e dell'energia. Anche questo progetto, con mio estremo stupore, nonostante proponesse un'innovazione enormemente positiva, dal punto di vista sociale, trovò scarso interesse. 3

4 2. Come nasce Cyber Island? Prima di iniziare a descriverti l'idea, voglio approfittare per condividere con te i due pensieri ispiratori dell'intero progetto che mi hanno letteralmente illuminato la strada. Il primo riguarda un monito del Dalai Lama che racconta come: "Gli uomini perdono la salute per fare soldi, e poi perdono i soldi per tentare di recuperare la salute. Pensano tanto ansiosamente al futuro dimenticando di vivere il presente. Così facendo, non riescono a vivere né il presente né il futuro. Vivono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto." Ti risultano vere queste considerazioni? Il secondo pensiero riguarda, invece, una utile raccomandazione di Richard Buckminster Fuller, eminente scienziato dell'800, vissuto anche nei primi anni del secolo scorso. Lui sosteneva che: "Non potrai mai cambiare le cose combattendo la realtà esistente. Cambiare significa costruire un modello nuovo, il quale agisca in modo che il vecchio sia considerato obsoleto." Proprio seguendo il pensiero di queste due straordinarie creature che amo profondamente, sono nate tantissime idee e proposte. Un bel giorno, durante uno dei tanti seminari formativi a cui partecipo solitamente, decisi di dichiarare pubblicamente che, nonostante ricordassi la mediocre opinione dei miei vecchi insegnanti di italiano delle scuole superiori, avrei pubblicato finalmente un libro che avrebbe descritto, in modo più approfondito, quelle stesse contraddizioni sociali, che nel frattempo si erano molto acuite, già analizzate 20 anni prima. Era quasi la fine di febbraio del Il giorno successivo a quel seminario, mi misi subito al lavoro con entusiasmo. Completai la prima bozza di quel libro in soli tre mesi. Il titolo che gli assegnai fin dall'inizio era molto provocatorio ma quanto mai corrispondente alla realtà che descrivevo nei contenuti: Lavoro? No, grazie!, questo era il titolo Ancora una volta, mi accorsi però che ero andato troppo avanti rispetto al comune modo di percepire le cose. Questa volta però, piuttosto che archiviare la mia opera, decisi di impegnarmi perché almeno qualcuna delle numerose idee e proposte che avevo con passione e determinazione raccolto e formulato, vedesse finalmente la luce attraverso una strategia esemplificativa che la rendesse assolutamente indiscutibile. Decisi, quindi, di promuovere e realizzare un modello reale di ciò che avevo appena ideato, chiedendo il supporto a tutti coloro che desideravo coinvolgere in quella che appariva un'idea straordinaria per i magnifici risvolti sociali che sarebbero potuti derivare. Da allora ad oggi sono accaduti talmente tanti eventi convergenti verso l'obiettivo 4

5 tracciato, che mi sembra quasi come se la mia guida interiore avesse preso completamente il mio posto, conducendomi velocemente verso la realizzazione di ciò che ho sempre sognato. In sintesi, voglio riprodurre un piccolo paradiso terrestre in cui dimostro la possibilità di far vivere piccoli gruppi di persone, nell'abbondanza della soddisfazione dei loro bisogni fondamentali, senza dover più lavorare e soprattutto senza sentirsi letteralmente perseguitati dal bisogno di denaro, almeno secondo i concetti canonici a noi noti. Al concetto di lavoro ho sostituito quello di un impegno dei talenti e delle passioni individuali degli abitanti di questo nuovo contesto residenziale virtuale. Al posto del denaro ho introdotto, invece, un nuovo concetto di contabilizzazione elettronica dei doni scambiati tra individui. E' così nata una sorta di moneta alternativa che ho definito Certificato di Credito digitale o CCD. Nasce così il progetto di un eco villaggio virtuale (il nostro è Cyber Island), flessibile e facilmente riproducibile, completamente indipendente dal punto di vista energetico, alimentare, idrico, economico ed immobiliare e, possibilmente, anche dal punto di vista della salute di ogni abitante. Il modulo sociale attualmente progettato può ospitare, temporaneamente, circa 30 abitanti, ed è inserito, contrariamente al solito, in un contesto urbano qualificato, a bassa densità abitativa, che utilizza il meglio della tecnologia oggi conosciuta, compatibilmente con le risorse in gioco. Ho deciso, inoltre, di essere io stesso a sperimentare per primo il modulo progettato, offrendo, se necessario, la disponibilità del patrimonio di cui sono in possesso. Perché cercare altrove ciò che ho già a portata di mano? Tra l'altro, la soluzione che ho progettato nasce in modo totalmente delocalizzato, cioè non richiede necessariamente la presenza di tutti i partecipanti all'interno del contesto abitativo di riferimento. Questi ultimi, infatti, possono ottenere benefici, quasi equivalenti a quelli riservati ai residenti, pur abitando a migliaia di chilometri di distanza dal luogo di riferimento, in quanto connessi alla sede centrale del villaggio attraverso le vie telematiche. L'intero progetto è concepito con lo specifico intento di avviare, al più presto, un effetto domino irreversibile in grado di sradicare definitivamente la gran parte dei disagi sociali vissuti fino ad oggi, offrendo alla collettività una qualità di vita molto migliore della precedente e riducendo nel contempo l impatto economico ed ambientale a livelli davvero trascurabili. L'incontro a Firenze, nel novembre dello scorso anno, con l'ingegnere nucleare Mehran Tavakoli Keshe, presidente dell'omonima Fondazione residente in Belgio, mi lasciò intravedere una nuova strada che mi avrebbe permesso di compiere ancora un ulteriore salto di qualità. Decisi, così, di offrire la mia disponibilità professionale e imprenditoriale per lo studio e la realizzazione delle tecnologie aerospaziali, proposte dalla stessa Fondazione, in modo da 5

6 accelerare la fattibilità dei nuovi moduli sociali progettati, comunque, per funzionare in modo eccellente anche semplicemente con le tecnologie già esistenti oggi. Approfitto di questa circostanza per invitare chiunque abbia voglia di offrire la propria disponibilità professionale oppure economica, per contribuire in qualche modo all'opera appena iniziata. E sufficiente offrirla via con oggetto Keshe, specificando le proprie motivazioni e le proprie competenze. Credo sia molto importante, infatti, concentrare le forze che diversamente andrebbero disperse, rallentando inevitabilmente la realizzazione di tutto ciò che ci è stato letteralmente regalato. In un momento in cui mi sentivo davvero solo nel fare proposte così rivoluzionarie, sono stati molto utili anche i podcast proposti dal sito e soprattutto i progetti proposti dal sito dei quali sento di dover ringraziare pubblicamente i protagonisti principali e tutte le magnifiche persone che ho conosciuto grazie a loro. 6

7 3. Ambiente e Individuo Spesso parliamo di politica e, salvo rare eccezioni in cui si promuove il sano principio della democrazia diretta, mentre la maggior parte di noi trascura le conseguenze aberranti che abbiamo vissuto attraverso l'applicazione della democrazia rappresentativa, insistendo dolorosamente nella stessa direzione fallimentare. In poche parole quasi tutti, fino a ieri, pensavamo che fosse sufficiente dare una delega a qualcuno che ci rappresentasse in Parlamento perché il delegato potesse essere realmente interessato al bene della collettività. Ciò che abbiamo constatato fino ad oggi, invece, è la totale incertezza sul fatto che costoro si occupino davvero del bene collettivo, contro la certezza assoluta che prevalentemente pensino ai propri interessi personali o delle lobby a cui appartengono. L'unica soluzione che ritengo, quindi, assolutamente necessaria in questo momento storico, per poter iniziare un reale cambiamento sociale positivo, è quella di ripartire dall'individuo che deve finalmente tornare ad essere al centro del tutto, imparando, fin dalle prime esperienze formative, cos'è la politica. Egli dovrebbe praticarla personalmente ogni giorno, assumendosi anche le proprie responsabilità decisionali in ogni occasione in cui venga messa in discussione la sovranità individuale e il reale ben essere collettivo. Attraverso internet tutto questo è possibile da tempo, ormai Parlare della salvaguardia ambientale in modo a sé stante, per esempio, credo sia ormai divenuto assolutamente perdente. Elaborare una qualsiasi proposta politica coerente e funzionale, esclusivamente nell'ambito delle questioni ambientali, sarebbe un po' come occuparsi dello specifico organo di un essere umano ammalato, illudendosi che egli possa guarire definitivamente trascurando il contributo degli altri organi e soprattutto della mente dello stesso "ammalato". Infatti, per quanto ho appreso personalmente, poiché le cause della malattia di quell'organo sono solitamente lontane dallo stesso organo preso in esame, l'idea di riportare in salute l'essere umano, senza coinvolgere anche gli altri fattori patogeni, risulterà, a medio-lungo termine, quasi sempre fallimentare. In sostanza credo che l'attuale pesante squilibrio ambientale sia fondamentalmente il risultato della perversa applicazione di regole sociali profondamente compromesse da interessi internazionali di parte o, nella migliore delle ipotesi, semplicemente divenute obsolete. Queste regole sociali, ahimè, riguardano ormai quasi tutti gli ambiti della vita sul nostro pianeta. Assolutamente da vedere, a questo proposito, la scena finale del film in cui è protagonista Steven Seagal, dal titolo: Sfida tra i ghiacci. Le contraddizioni stridenti che riscontriamo attraverso una visione integrata della nostra madre Terra con l'universo che la circonda e i diversi mondi che la popolano (vegetale, animale, minerale, ecc...), mi hanno spinto a concludere che una sana e concreta proposta debba necessariamente coinvolgere anche e soprattutto le vecchie regole sociali che ci sono state imposte da secoli. Tali regole, infatti, fino ad oggi, hanno salvaguardato solo gli interessi di pochi individui, a 7

8 totale danno degli interessi di molti. Inevitabilmente, anche l'ambiente che ci circonda ne ha pagato duramente le conseguenze. Conservando le stesse regole sociali nelle condizioni in cui sono ancora oggi, la situazione continuerebbe, purtroppo, a peggiorare inesorabilmente. Credo che la soluzione più adeguata per salvaguardare l'ambiente e risanarlo dagli scempi del passato, debba nascere da una nuova visione olistica dell'insieme uomoambiente, sempre più attenta agli equilibri imposti dalla stessa natura. Siamo in tantissimi a crederlo ormai e personalmente credo anche che abbiamo raggiunto la cosiddetta massa critica (v. teoria delle 100 scimmie), utile a rendere questo cambiamento possibile. In sostanza, abbiamo bisogno di osservare ed analizzare il nostro pianeta in modo integrato con i nostri sistemi sociali, partendo dal presupposto che si tratti ormai di un tutt'uno. É necessario, quindi, considerare la nostra Terra come un essere vivente del quale la nostra Umanità che ne è parte integrante, da ora in avanti deve avere totale rispetto, a partire già dalle azioni più elementari necessarie per la nostra sopravvivenza. L'intervento strutturale che propongo, quindi, dovrà necessariamente attraversare un percorso di nuova consapevolezza da parte della collettività. Abbiamo bisogno di revisionare il nostro modo di osservare il mondo terreno, quello interiore e quello esteriore, fino ad oggi tutti pesantemente soggiogati e compromessi dai perversi mezzi di informazione di massa. Questi potenti mezzi sono stati voluti e sono ancora sostenuti, nostro malgrado, proprio da quei pochi individui la cui fame di potere senza confini, ci ha portato ad una forma di schiavitù occulta, divenuta ormai insostenibile. L'essere umano è divenuto, dunque, uno schiavo inconsapevole al punto da essere addirittura riconoscente, per assurdo, al suo padrone che gli permette di vivere in schiavitù. C'era qualcuno che diceva nel passato che è la verità che rende libero l'uomo! David Icke, un famoso scrittore inglese, ha espresso approfonditamente questo concetto in uno dei suoi numerosi libri che consiglio vivamente di leggere, il cui nome è proprio: La verità vi renderà liberi... Un esempio pratico, attraverso l'evidenza dei fatti, più di ogni altra informazione, può dimostrare facilmente la quantità e la qualità delle menzogne che ci sono state propinate soprattutto negli ultimi 150 anni di storia, ma sono certo che le menzogne più importanti dobbiamo ancora scoprirle. La verità verrà dunque fuori senza parlarne, dimostrando che ciò che ci è stato negato da sempre era così semplice da realizzare che poteva essere considerato addirittura ovvio. Intanto il rispetto dell'ambiente, come anche il rispetto per l'essere umano in generale, deve passare obbligatoriamente attraverso una profonda revisione dell'attuale funzionalità del denaro, dei partiti, dell'educazione e della formazione, della finanza pubblica e di 8

9 quella privata, delle industrie ed in particolar modo delle multinazionali (vero pericolo pubblico), dell'economia, del commercio, della Sanità, delle imprese di servizi, ecc... Nessun timore di sbagliare! Sarà sufficiente anche un saggio contadino al posto di un politico di professione per riconoscere dov'è la gramigna ed estirparla. Sarà molto difficile fare peggio di ciò che è stato fatto fino ad oggi. L'estrema complessità del sistema sociale odierno, accettato come unico possibile, fin dal momento della nostra nascita, è la causa evidente di un profondo senso di malessere sociale. Ripristinare il funzionamento di tutte quelle parti malfunzionanti, affinché producano gli effetti desiderati, prevede sforzi e impegni di risorse tali che indurrebbero ad abbandonare ogni speranza di successo prima ancora di iniziare. E necessario ricominciare da tre, come avrebbe detto il grande Troisi. Salviamo quelle poche cose buone rimaste e iniziamo tutto da capo!!! Il nuovo percorso da seguire, quindi, deve inevitabilmente proporre ed applicare modelli sociali innovativi semplici ed efficaci che nascano dal totale rispetto dell'ambiente intorno a noi. Questi sistemi dovranno prevedere una funzionalità ciclica a prova di qualunque tentativo di manipolazione esterna. Inoltre, questi modelli dovranno essere enormemente più stabili dei precedenti, in modo da essere trasmessi altrettanto facilmente alle generazioni future, le quali avranno semplicemente il compito di preservarne e migliorarne ulteriormente la sostanza in modo completamente naturale e coerente con i principi di base. Dovranno essere, infine, talmente logici da divenire quasi parte del nostro DNA umano e sociale. 9

10 4. Cos'è Cyber Island? Sarà necessaria un po' di pazienza poiché il vero nodo da sciogliere per comprendere a fondo il progetto è rappresentato dalle nostre profonde convinzioni, acquisite prevalentemente attraverso la nostra educazione, congelate anche grazie ai diffusi e perversi luoghi comuni combinati ad arte per oscurare la verità. Voglio dimostrare l'ovvietà della soluzione che propongo... in modo quasi naturale. Vedrai! Sarà come se la risposta giungerà da sola, prima ancora di conoscere la proposta che ho elaborato. Questa proposta è assolutamente in linea con le riflessioni fin qui condivise e nasce prevalentemente da un'analisi attenta della storia dell'evoluzione delle tecnologie conosciute ed in particolare di quelle informatiche che rappresentano la mia maggiore esperienza. Sono proprio queste ultime che ci hanno permesso, infatti, uno sviluppo, rapido e molto intenso, di conoscenze e di nuove consapevolezze mai riscontrato prima nella storia umana da noi conosciuta. In pochi sanno, per esempio, che il principio di funzionamento dei computer si basa su convenzioni veramente molto semplici da considerarsi quasi ovvie, grazie alle quali è possibile ottenere lo svolgimento rapidissimo di funzioni estremamente complesse, nella totale certezza dei risultati. Abbiamo imparato, proprio grazie all'evoluzione del mondo informatico, che solo la combinazione di tanti processi molto semplici e molto stabili garantisce di ottenere soluzioni estremamente complesse, altrettanto stabili. Se osserviamo il mondo intorno a noi ci accorgiamo, invece, che l'essere umano viene sommerso da una quantità infinita di informazioni contraddittorie, molto spesso profondamente false e tendenziose, sul suo conto e sul mondo esterno. Inevitabilmente, queste informazioni lo conducono a comportamenti inutilmente complessi e decisamente instabili. Pensa che la quantità di informazioni che ci giungono oggi, in una sola settimana: si stima che sia pari a quella che poteva ricevere un nostro antenato in tutta la sua vita solo 70 anni fa... Il guaio è che la gran parte di queste informazioni è pura immondizia che ci confonde la vita e genera in noi rabbia, ansia, paura, e altre emozioni della stessa tipologia, riducendo drasticamente le nostre capacità di discernimento. Primo suggerimento utile, la cui incredibile efficacia è stata personalmente già provata: se non l'hai già fatto, getta via il tuo televisore e possibilmente evita di leggere tutti giornali, tanto la gran parte di questi mezzi raccontano stupidaggini all'interno delle quali c'è solo qualche piccolo frammento di ciò che interessa veramente per migliorare la qualità della tua vita. Con internet, oggi, dopo un primo periodo di semplice apprendistato, puoi ottenere tutto e 10

11 soltanto ciò che ti serve, davvero in pochi istanti. Immagino che per qualcuno questi suggerimenti siano scontati, tuttavia credo che tantissima gente, invece, abbia davvero bisogno di approfondire l'argomento. Provare per credere recitava un famoso personaggio, qualche tempo fa! Queste scelte sono assolutamente necessarie per iniziare a riprendersi la propria dignità e una buona parte delle nostre capacità decisionali in modo scevro dai condizionamenti perversi dei media tradizionali. Ma cos'è l'essere umano se non la cellula più piccola e più semplice di tutti i sistemi sociali? Ecco perché la vera rivoluzione deve essere pacifica e partire da noi stessi e non dall'esterno. Applicando, in modo assolutamente metaforico, quindi, alla nostra realtà sociale le stesse modalità utilizzate per sviluppare un software (un programma per computer), partendo dai parametri iniziali più semplici già noti, ho ottenuto delle conclusioni davvero esaltanti. Iniziamo, quindi, con lo scoprire che i concetti duali di acceso e spento, tradotti numericamente e convenzionalmente con le cifre 1 e 0, che comunemente definiamo bit, i quali sono alla base di tutti i processi informatici. In sostanza possiamo affermare che il funzionamento di qualsiasi apparecchiatura di calcolo, che chiamiamo computer, si basa semplicemente sull'accensione e lo spegnimento, infinitamente rapido, di miliardi di piccolissime lampadine che definiamo appunto bit. La sigla bit è semplicemente il risultato della sintesi molto ristretta delle parole inglesi binary digit che significano in italiano appunto cifra binaria (0 o 1). Il bit è dunque una sorta di dispositivo, infinitamente piccolo, in grado di rappresentare elettronicamente la funzione di acceso e spento. Ormai i computer sono integrati persino nei telefonini che per questo chiamiamo smart phone (telefoni intelligenti), tuttavia i loro principi di base sono sempre gli stessi: semplicità estrema e rapidissima efficacia. Semplicità ed efficacia sono proprio i temi chiave su cui fonderemo la nostra nuova consapevolezza, utile al processo di trasformazione positiva in atto. Possiamo tranquillamente concludere che un qualsiasi computer basa la propria incredibile potenza di elaborazione sul numero di piccolissime lampadine che è in grado di accendere e spegnere contemporaneamente. Lo stato di acceso di queste lampadine nanoscopiche è stato associato convenzionalmente alla cifra 1 mentre quello di spento è stato associato alla cifra 0. La stessa lampadina, che abbiamo definito bit, può quindi trovarsi nello stato 1 (acceso) o nello stato 0 (spento), così come metaforicamente possiamo identificare un essere umano nello stato di sessualità maschile o femminile. E' molto facile dimostrare come, passando semplicemente attraverso l'uso di questi 11

12 parametri elementari, aggregati tra loro in modo sempre meno semplice, si è giunti in pochissimi anni allo svolgimento di funzioni così complesse e rapide al punto che, molto presto, le macchine saranno addirittura in grado di sostituire pienamente la quasi totalità delle funzioni umane. Analogamente, valorizzando continuamente l identità e le potenzialità dell essere umano possiamo attenderci risultati impensabili dal punto di vista della rapidità e dell efficacia. Esattamente il contrario di ciò che accade oggi Giungeremo presto, quindi, anche ad affrancare totalmente l'uomo da quella infinità di obblighi che lo hanno tenuto nello stato di schiavitù inconsapevole già accennato prima. Si tratta solo di accelerare la consapevolezza di questo processo in atto da tempo, riappropriandoci della nostra vita ed evitando di delegarla ad altri che non avrebbero fatto altro che approfittarne, come è successo fino ad oggi. L'assurdo concetto di Crisi ritengo sia semplicemente il risultato di un'azione folle e criminale organizzata da pochi individui, grazie al nostro profondo sonno in cui essi stessi ci hanno costretto. Questo ultimo periodo critico, a mio avviso, rappresenta la più grande opportunità che l uomo ha ricevuto fino ad oggi per apprendere l importanza di se stesso e del suo enorme valore individuale. C'è da chiedersi, a questo punto, che senso ha più il lavoro, inteso come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi, con tutte le perversioni che ne derivano a causa della sua assenza che sarà sempre più evidente mano a mano che il tempo passa? Che senso ha considerare ancora l'italia o qualsiasi altro Stato, come una Repubblica fondata sul lavoro? E se il concetto di lavoro fosse stato concepito proprio per rendere schiavo l'essere umano, per esempio, attraverso la riduzione strumentale delle opportunità di lavoro che inevitabilmente crea un ulteriore dipendenza tale da portare alla disperazione chiunque non potesse averne uno? E' sufficiente, infatti, drenare accuratamente il denaro circolante, attraverso strategie criminali, come quelle brillantemente messe in atto dalla cosiddetta alta finanza fino ad oggi (v. PIL SPREAD DERIVATI MERCATI...), per ridurre in modo drastico e costante la capacità di scambio di merci e servizi tra gli individui e dunque il lavoro stesso. L'assenza di lavoro porta, quindi, ad una minore disponibilità di denaro che obbliga a ridurre, come in un circolo vizioso, sempre più lo scambio di merci e servizi tra individui, producendo un'ulteriore riduzione di opportunità di lavoro e così via. In questo modo il risultato inevitabile che si ottiene è la disperazione della gente che necessariamente diviene pronta a tutto pur di procurarsi almeno il denaro utile ad alimentarsi. Ma non è proprio la disperazione degli individui che portò Victor Hugo a descrivere i suoi tempi (1862) attraverso la brillante opera che portava il nome de I Miserabili? Cosa è mutato da allora ad oggi? Forse la disponibilità di tanti bei giocattoli elettronici e meccanici con cui ci illudiamo costantemente che tutto sia cambiato in meglio? 12

13 I nobili valori su cui fondava la sua esistenza ogni individuo fino a ieri e la qualità di vita collettiva che fine hanno fatto? Se è avvenuto qualche miglioramento apparente, quale è stato il costo reale che siamo stati costretti a pagare dal punto di vista umano? Sembra quasi di essere diventati protagonisti di un'altra brillante opera di Giuseppe Tomasi di Lampedusa che portava il nome del Gattopardo. Tutto è cambiato per evitare che la gente si accorgesse che il sistema feudale, ancora in essere secoli fa, è restato sempre uguale... Ma se la tecnologia disponibile già nel 1930, secondo un certo John Maynard Keynes, eminente economista britannico del tempo, avrebbe permesso al massimo un impegno procapite di tre ore al giorno per vivere tutti nell'abbondanza, come mai oggi, quando la tecnologia è migliorata infinitamente, si continua a lavorare così tanto, mentre la soglia della povertà ha superato, da tempo, i livelli di guardia e sta colpendo addirittura anche la classe media? E cosa dire delle numerose invenzioni di Nikolas Tesla, un altro eminente scienziato vissuto a cavallo dei due secoli scorsi, del quale solo ora ci viene permesso di conoscere la sua esistenza? Quest'uomo e le sue scoperte sull'energia libera sono state occultate persino nelle università! Tra le tantissime sue proposte riuscì a dimostrare che era possibile avere energia gratuita per tutti e già nel 1933 mise a punto un auto in cui non era affatto necessario né il motore a scoppio né il petrolio, poiché sarebbero state sufficienti le cosiddette onde cosmiche. Lo stesso Keshe, ingegnere nucleare contemporaneo, da quasi 30 anni, tenta disperatamente di proporre all'umanità non solo soluzioni per ottenere infinita energia libera ma anche soluzioni infinitamente utili per tutti, nel settore alimentare, ambientale, della salute, aerospaziale, dei trasporti, ecc... attraverso i nuovi principi magneto - gravitazionali - plasmatici che mettono in discussione l'intera fisica e chimica così come siamo obbligati a studiarla. E' il caso di svegliarsi, o no, di fronte ad informazioni così importanti per la vita dell'intera umanità? 13

14 5. Riflessioni utili C'è, allora, qualcosa di profondamente sbagliato nel nostro sistema attuale? Che ne dici? Osservando i fatti più che le parole, sembra come se, tutto ciò che accade è stato organizzato ad arte per drenare, tramite un uso perverso di quei fogli di carta che chiamiamo denaro, la ricchezza e l'abbondanza esistente sulla terra verso quell'1% della popolazione mondiale, a danno di quel 99% della stessa popolazione che nel frattempo viene ridotta alla fame sempre di più... Ma ciò che è ancora peggio, a mio avviso, è la strisciante e crescente privazione della libertà individuale attraverso una nuova forma di schiavitù, difficile da riconoscere per i più. Lo scopo? Semplicemente la soddisfazione di un senso maniacale di onnipotenza che deriva da menti aberranti, profondamente malate, che dovrebbero essere processate in tribunali simili a quello di Norimberga, e instradate verso lavori molto umili e socialmente utili per evitare di farle gravare ancora sulle spalle di chicchessia... Trascurando, per necessità di sintesi, altre decine di interessanti considerazioni rilevate nel tempo sull'argomento, a questo punto, ho iniziato a ripetermi la stessa domanda ogni giorno. Come possiamo ottenere una nuova soluzione, stabile e coerente, eticamente evoluta, che consenta a tutti di vivere nell'abbondanza e soprattutto in modo pacifico, nel totale rispetto reciproco di tutti gli esseri umani e del Pianeta stesso che li ospita? La risposta ha iniziato a manifestarsi magicamente mentre continuavo a scrivere quegli appunti di cui ho accennato prima ( Lavoro? No grazie! ), che mi sono impegnato a pubblicare al raggiungimento dell'obiettivo prefissato. Per comprendere meglio la dimensione e la qualità della risposta che ho elaborato, anche grazie all'aiuto di poche altre persone che mi sono state vicine nel frattempo, che approfitto dell'occasione per ringraziare pubblicamente, userò ancora alcune semplici analogie con i sistemi informatici di cui accennavo prima. Dimostrerò quindi come è possibile riprodurre modelli sociali molto più coerenti e più efficienti degli attuali, in grado di garantire una qualità di vita decisamente migliore di quella che in modo sicuramente fraudolento, ci è stata permessa fino ad oggi. La proposta che mi appresto a descrivere, renderà inevitabilmente obsoleti i vecchi sistemi sociali che dovranno necessariamente scomparire da sé, senza alcuno sforzo, rendendo del tutto inefficace anche i loro eccezionali "sistemi immunitari" che altrimenti tenterebbero a conservare se stessi. In assenza delle giuste strategie, infatti, rischieremmo di subire nuovamente gli inevitabili attacchi destinati alla conservazione dei vecchi modelli attraverso tutti i mezzi a disposizione dell'oligarchia mondiale che continua a considerarci schiavi. I vecchi modelli sociali, in questo modo, resteranno necessariamente relegati nei libri di storia, meglio se su supporti digitali indistruttibili, affinché possa essere tramandata tutta la 14

15 conoscenza su ciò che un certo tipo di malessere umano, condiviso da pochi esseri viventi, può produrre in assenza delle responsabilità di ogni singolo individuo che lo subisce. Siamo dunque noi i veri responsabili di questo stato di cose? Ahimè, credo proprio di si! Non esiste alcun carnefice dove non c'è almeno una vittima! Nuove credenze e nuovi valori fondamentali devono prendere il posto dei precedenti in modo da sostenere e preservare una sana identità di ogni singolo individuo e quindi dell'intera collettività di cui egli fa parte. Seguendo, quindi, il processo analogico di comparazione tra i sistemi informatici e quelli sociali, torniamo ad associare, metaforicamente, al concetto duale del bit, l'uomo e la donna, tralasciando qualunque riferimento specifico ad una delle due cifre, in modo da evitare qualsiasi malinteso. A tal proposito è bene sottolineare, comunque, che la convenzione numerica binaria, assegna alle sue cifre di riferimento sempre pari dignità, indipendentemente dal nostro immaginario collettivo, riguardante lo 0 e l'1. L'analogia ci è utile anche per affermare come, all'interno del sistema sociale più elementare che ci apprestiamo a proporre, debbano essere presenti entità come l'uomo e la donna, parimenti consapevoli della loro importanza e soprattutto della loro responsabilità nello svolgimento dei propri ruoli funzionali. Tutto questo si potrà ottenere attraverso un processo formativo di nuova concezione che sia impegnato, innanzi tutto, a mettere in discussione tutto ciò che abbiamo imparato fino ad oggi, considerando finalmente la natura umana nel modo olistico accennato prima. Una volta stabilizzata e chiarita definitivamente, la funzione di ciascun individuo e la sua pari dignità, nella piena integrazione con la natura, anche con qualsiasi colore della sua pelle o delle sue caratteristiche somatiche, passeremo alla fase successiva. Ci occuperemo, quindi, di ciò che fino a ieri chiamavamo "famiglia" che sarà bene ridefinire attraverso un altro termine, da decidere in seguito collegialmente, che temporaneamente chiameremo "primo gruppo", salvaguardando e migliorando possibilmente la stessa funzione espressa fino a ieri. La necessità di variazione terminologica nasce, purtroppo, dall'acquisita consapevolezza dell'etimologia del termine famiglia, ignota ai più, che ha così tanto condizionato inconsciamente i comportamenti umani fino ad oggi. Infatti, il significato di questo termine, verificabile per altro anche attraverso la libera enciclopedia Wikipedia, è quello di "casa dei servi" o "casa degli schiavi". "Primo gruppo" (o primo insieme o primo seme ) invece, conterrà in sé alcuni concetti fondamentali come, per esempio, il rispetto per sé stessi e di ogni singolo individuo dello stesso gruppo, rispetto per i suoi talenti naturali e rispetto totale di ogni altro componente del gruppo. Nella solita analogia con il linguaggio informatico, il cosiddetto "primo gruppo" (ex. concetto di famiglia) potrebbe essere temporaneamente associato, per esempio, a ciò che 15

16 normalmente chiamiamo byte e cioè alla combinazione che deriva dall'insieme di otto bit. Ricordiamo, ancora una volta, che a quest'ultimo concetto basilare (bit) abbiamo analogicamente associato il significato di maschio/femmina o uomo/donna. Un primo gruppo potrà essere rappresentato numericamente, quindi, con un massimo di 8 individui conviventi sotto lo stesso tetto, per esempio, generati dai primi due individui che dovranno, possibilmente, essere di sessualità opposta. Partiremo, quindi, dalla cifra 1 (maschio) a cui seguirà la cifra 0 (femmina) a destra delle quali saranno associate le cifre 0 o 1 in funzione della priorità di arrivo e del sesso della prole che verrà generata o delle persone via via associate. In questo modo riusciremo ad identificare con semplicità, attraverso il linguaggio dei computer, la conformazione umana di ogni primo gruppo al fine di poter assegnare alcune piccole responsabilità collettive coerenti con il loro status. La funzione del byte è quella di rappresentare convenzionalmente tutti i simboli elementari che utilizziamo per comunicare con altri essere viventi, tramite computer (come le lettere che compongono i diversi alfabeti, la punteggiatura, i simboli matematici, ecc..). Analogamente, nel nostro caso metaforico, le singole "coppie" di bit (uomo e donna), poste a sinistra del byte ( primo gruppo ), nella loro funzionalità prevalentemente riproduttiva o semplicemente di serena convivenza, oltre che di reciproca assistenza, genereranno una serie variegata di combinazioni di nuovi individui, nella più naturale applicazione del concetto di amore che resta, a mio avviso, la più grande energia espressa dall'individuo e dall'universo. Queste combinazioni, nel loro insieme, svilupperanno una serie di funzioni elementari, coerenti con i principi già tracciati di rispetto per la natura e per la restante parte del gruppo allargato a cui accennerò tra qualche istante. I talenti e le competenze individuali e dell'intero primo gruppo dovranno essere utili anche al raggiungimento della massima indipendenza dell'insieme dei primi gruppi" associati. L'insieme di tutti i primi gruppi, ovunque localizzati, definirà finalmente il livello sociale successivo che chiameremo Campus, il quale costituirà, unitamente a tutte le risorse disponibili e alle funzionalità espresse nell'ambito dei territori limitrofi, nonché dagli stessi individui, un'isola del risveglio e della felicità, che nel nostro caso abbiamo chiamato appunto Cyber Island. L'insieme di tante isole del risveglio darà luogo ad un arcipelago del risveglio e della felicità. La contiguità di tante isole in un singolo arcipelago potrà dar luogo ad una regione o ad un continente del risveglio e della felicità. Abbiamo scelto il termine Campus per richiamare, tra l'altro, quei contesti giovanili in cui il compito preposto era quello di preparare coloro che lo frequentavano, all'inserimento produttivo. Nel nostro nuovo contesto, invece, l'obiettivo più importante sarà quello di insegnare a tutti come raggiungere la massima indipendenza possibile dalle altre isole, nell'ambito sociale collettivo. Questa nuova realtà sociale, composta da un insieme che va da 4 a 16 primi gruppi, per analogia con i sistemi informatici, costituirà un'aggregazione di individui assolutamente 16

17 indipendente dal resto della collettività almeno per le funzioni esistenziali ritenute comunemente basilari. 17

18 6. Indipendenza Come fare a dare all'insieme dei primi gruppi, chiamato Campus, cibo, acqua, energia, un'abitazione, la mobilità, la salute, ecc... che sono i bisogni più frequenti di un essere umano? Le funzionalità di un primo gruppo, previste nel vecchio modello sociale in cui era definito famiglia, pur continuando a rispettare la maggior parte delle funzioni principali per cui nasce, oltre alla convenienza dell'abitare sotto lo stesso tetto, dovrà essere integrata in modo intelligente con le modalità utili all'indipendenza, almeno per gli aspetti esistenziali, piuttosto che rimpinzata di informazioni quasi sempre inutili se non addirittura dannose. Il miglior risultato che intendo raggiungere, oggi ancora difficile, anche se assolutamente possibile, è proprio dell'indipendenza di ciascun primo gruppo in modo da rafforzare ulteriormente l'indipendenza del Campus del quale esso sceglierà di far parte. Ogni primo gruppo, con l'aiuto di tutor competenti, possibilmente presenti in ogni singolo Campus o provenienti da altri Campus, investirà il proprio tempo per raggiungere la propria autonomia creativa, culturale e di pensiero, al fine di sviluppare la massima efficacia possibile. Naturalmente tutto ciò si assocerà anche a quelle funzioni che si riterranno via via più opportune per la vita indipendente dello stesso Campus di cui ogni primo gruppo farà parte. L'obiettivo principale del Campus sarà proprio quello di organizzare, fin dall'inizio dell aggregazione virtuale, la produzione di cibo, acqua, energia, di un'abitazione rispondente alle necessità esistenziali, di mezzi per la mobilità, e di sistemi in grado di mantenere la salute, sempre in totale armonia con la natura. Tutto ciò è già assolutamente fattibile, fin da subito, e gli investimenti necessari si possono effettuare una volta per sempre, piuttosto che essere costretti a lavorare continuamente nel tentativo di procurarsi il denaro necessario per ottenere gli stessi risultati. In sintesi, solo a scopo esemplificativo, se oggi siamo costretti a lavorare mediamente almeno tre ore al giorno per guadagnare il denaro necessario per acquistare ciò che serve a nutrire il nostro primo gruppo (ex famiglia), da domani dedicheremo semplicemente una mezzora al giorno per controllare il corretto funzionamento di una serra aeroponica o idroponica o di un impianto di acquacoltura che ci produrrà ogni giorno più di ciò che ci serve per nutrire il nostro primo gruppo. La produzione del cibo è prevista pari ad almeno una volta e mezza superiore alle necessità quotidiane degli abitanti della singola isola in modo da poter donare la quota aggiuntiva a coloro che non hanno ancora o non hanno più la possibilità di rendersi utili. In questo modo risparmieremmo una considerevole quantità di tempo che potremmo dedicare a noi stessi, ai nostri figli o al nostro partner, senza alcun bisogno di dipendere da nessuno o di elemosinare lavoro attraverso il vecchio paradigma che tra l'altro, come abbiamo già dimostrato prima, sarà sempre meno disponibile. Anche per la soddisfazione degli altri bisogni, possiamo dimostrare facilmente che è possibile ottenere un'uguale indipendenza grazie alle nuove tecnologie disponibili, 18

19 affrancandoci completamente dalla schiavitù imposta fino ad oggi dal concetto stesso di lavoro. Per esempio, quando un operaio dell'ilva di Taranto o delle miniere sarde dell'alcoa viene licenziato o posto in cassa integrazione, aggiungendo altri notevolissimi disagi a se stesso e alla collettività, è sicuramente più opportuno che venga istruito ed aiutato a porsi, nel più breve tempo possibile, nelle condizioni di indipendenza, piuttosto che continuare a tentare di ricollocarlo nel mondo cosiddetto produttivo, al fine di permettergli di guadagnare il denaro necessario per diventare indipendente, ti pare? Come mai una soluzione così ovvia non è stata pensata fino ad oggi? Non ci saranno, per caso, altri interessi in gioco, opportunamente taciuti? I due concetti assolutamente contraddittori e assolutamente anacronistici di PIL e di SPREAD non impediscono di fatto questa ovvia trasformazione? Infatti, una soluzione come quella proposta, ridurrebbe enormemente il PIL nazionale aumentando per assurdo lo SPREAD. Anzi il PIL e lo SPREAD sono essi stessi deterrenti di una logica trasformazione che offre all'essere umano la dignità che merita e ignorano completamente il suo miglioramento... E allora? Che facciamo? Continuiamo ad accettare queste assurde imposizioni sociali e culturali o decidiamo finalmente di avvicinarci sempre più a noi stessi, disimpegnandoci completamente dalle convenzioni imposte dal vecchio paradigma e dalle istituzioni che l'hanno sostenuto fino ad oggi, trascinandoci nel baratro attuale? Ma allora, se scegliamo questa strada che effettivamente sembra addirittura ovvia, come facciamo a produrre tutti gli altri beni che richiedono strutture molto più complesse come quelle industriali? Per quanto possa sembrarti incredibile, noi produciamo oltre 10 volte di più di ciò che può servirci veramente, presi come siamo dal vortice di un assurdo consumismo, legato a sua volta a quei maledetti parametri che ci hanno imposto fino ad oggi e che abbiamo appena analizzato poco fa! Ci ostiniamo nel cercare di fornire il cibo alla gente che non può più mangiare (Caritas) mentre rinunciamo alla soluzione più ovvia di offrire le corrette condizioni e istruzioni per procurarselo in modo completamente indipendente. Optiamo per l'adozione a distanza dei bambini che muoiono di fame, mentre sosteniamo le invasioni barbariche del mondo occidentale che, attraverso la sottrazione occulta delle risorse naturali e lo sfruttamento aberrante dei territori appartenenti a questi popoli, producono quella povertà per cui la gente muore di fame. Produciamo beni che devono durare poco per essere subito riacquistati e che dovranno essere gettati via per produrne altri per poter aumentare la produzione industriale e quindi 19

20 aumentare il PIL e ridurre lo SPREAD. Muoviamo migliaia di tonnellate di merce che viaggia in lungo e in largo per il mondo, ogni giorno, consumando inutilmente petrolio senza alcun senso. Per esempio, noi importiamo ed esportiamo quantità paragonabili di burro e di olio, gravandoli dei costi dei trasporti, della pubblicità, del marketing e del commercio, quando sarebbe sufficiente e più logico utilizzare e consumare prevalentemente, le merci prodotte vicino alle nostre abitazioni. Potremmo produrre beni di maggiore qualità che evitino lo scempio degli sprechi crescenti che viviamo ogni giorno, recuperando magari anche alcune specializzazioni artigianali che potrebbero provvedere alla riparazione delle anomalie che dovessero sorgere, piuttosto che continuare a buttar via tutto ciò che si guasta per tornare a produrre gli stessi prodotti. Potremmo optare, per esempio, per la condivisione di elettrodomestici, di spazi utili e funzionali alla nostra migliore qualità di vita, di mezzi di trasporto più efficienti e più ecologici, ecc.. Potremmo iniziare a condividere anche le energie rinnovabili senza doverci necessariamente rifornire attraverso i sistemi centralizzati di produzione di energia e di combustibili che hanno prodotto sprechi infiniti e conseguente inutile e dannoso inquinamento. Anche l'acqua stessa potrebbe essere rifornita attraverso sistemi autonomi di produzione che attingono dalle falde o dai serbatoi di acqua piovana, magari riciclandola, alcalinizzandola e ionizzandola prima dell'uso. Le ricadute positive sarebbero assolutamente interessanti. Cambiando il punto di vista attraverso il quale osserviamo il mondo, rimettendo in discussione tutto ciò che ci è stato dato per scontato fino ad oggi, possiamo finalmente prendere nelle nostre mani la nostra vita. L'abbiamo consegnata, fino a ieri, a personaggi più o meno intelligenti, che a loro volta sono stati facili vittime di predatori internazionali a cui non importa affatto il nostro benessere a cui, anzi, fa proprio comodo il contrario in quanto utile per continuare, in modo subdolo, a mantenerci loro schiavi. Possiamo riconquistare in pochi anni, dunque, quel paradiso terrestre a cui abbiamo rinunciato attraverso il nostro egoismo, la nostra deresponsabilizzazione, la nostra ignoranza e la nostra indifferenza, recuperando la nostra dignità e cancellando quasi tutto ciò che ci ha portato alle conseguenze aberranti che stiamo vivendo. Questa scelta rende molto più semplice e stabile qualsiasi forma di aggregazione più complessa generando funzionalità diverse e quindi isole specializzate in diverse professionalità e competenze. In questo modo possiamo raggiungere obiettivi e funzioni di qualsiasi tipo, diversamente impossibili a causa dell'esiguità numerica dei componenti di ogni singola isola. Possiamo anche immaginare di rilevare facilmente aziende e industrie in disuso o in corso di chiusura, tramite speciali accordi sociali, al fine di valorizzare gli spazi e le attrezzature disponibili attraverso una nuova e più evoluta formulazione del concetto di lavoro che non produce più denaro ma direttamente i benefici indispensabili per la vita di ciascun individuo. 20

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