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2 INDICE 1 PREMESSA MOTIVAZIONI STRATEGICHE E FINALITÀ DELL OPERA Gli orientamenti della politica energetica della Comunità Europea Le linee di indirizzo della politica energetica nazionale Il Sistema energetico Piemontese 9 3 CARATTERIZZAZIONE IDROLOGICA Le portate Ricostruzione delle portate derivabili Calcolo del Deflusso Minimo Vitale Portate caratteristiche dell'impianto 17 4 LO STATO DEI LUOGHI E DELLE OPERE A PROGETTO Introduzione Descrizione dello stato di fatto Descrizione dello stato a progetto 23 5 QUADRO TECNICO ED ENERGETICO Introduzione Quantificazione delle portate derivate Quantificazione del salto geodetico Potenze prodotte Produzione Costi dell'impianto Eventuali incrementi occupazionali Regola operativa dell'impianto 34 6 CRONOPROGRAMMA DEI LAVORI Fasi di cantiere Aree di cantiere Movimenti terra Viabilità cantiere 39 7 DISPOSITIVI DI LIMITAZIONE E DI MISURAZIONE DELLA PORTATA Dispositivo di limitazione della portata massima derivata Il misuratore di porta Installazione del misuratore 42 Pagina 1 di 50

3 8 CONCLUSIONI A01 CARATTERISTICHE MISURATORE DI PORTATA A02 CRONO PROGRAMMA DEI LAVORI Pagina 2 di 50

4 1 PREMESSA Il Sig. Riba Alberto nato a Cuneo il 21/10/1972 residente in Boves (CN) 12012, via XXXI Dicembre n.5 C.F. RBILRT72R21D205M ha incaricato l ing. Gossa Paolo, iscritto all albo degli Ingegneri della Provincia di Cuneo con numero A1964 di predisporre il presente progetto per l avvio della richiesta di concessione di derivazione d acqua pubblica ai sensi del D.P.G.R 29/07/2003 n.10/r e s.m.i per l'impianto idroelettrico nel comune di Centallo in località "Azienda agricola Pilone" (CN). Il progetto di cui alle tavole allegate risulta, ai sensi della normativa regionale in materia di programmazione energetica, essere così definito: Impianto Idroelettrico ad acqua fluente di caratteristiche: Corpo idrico: Torrente Grana Mellea Quota impianto: 424,77 m s.l.m. Portata Massima derivata: 5,000 m 3 /s Portata Media derivata: 3,380 m 3 /s Portata Minima derivata: 0,750 m 3 /s Salto geodetico per la portata Massima derivata: 2,50 m Salto geodetico per la portata Media derivata: 2,70 m Salto geodetico per la portata Minima derivata: 3,01 m Potenza legale massima: 122,55 Kw Potenza legale media: 89,47 Kw Potenza installata massima: 88,29 Kw Potenza installata media: 64,65 Kw Coordinate UTM della centrale: 32T E ,43 m N ,28 m Il progetto è principalmente motivato dalla necessità di incrementare la produzione di energia da fonti rinnovabili, in conformità con i più recenti indirizzi di politica energetica regionale, nazionale e comunitaria, ed in particolare in relazione agli Indirizzi generali in materia di programmazione energetica regionale. Le finalità perseguite si possono solo indirettamente considerare come finalità strettamente ambientali, in quanto la politica di riferimento dell intervento è la politica energetica. A tale riguardo, l energia, che sarà prodotta dalla centrale oggetto di studio ed immessa in rete, contribuirà positivamente ad incrementare la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili. Le dimensioni dell intervento e le finalità perseguite non sono tali da costituire una modificazione dell assetto attuale del territorio, pertanto lo studio si rivolge ad un contesto che prende in considerazione il tratto di canale compreso tra il punto di derivazione e il punto di restituzione. Pagina 3 di 50

5 Sul piano ambientale le lavorazioni previste nell ambito del progetto sono in grado di influire prevalentemente sulle seguenti componenti e fattori: viabilità (limitatamente alla fase di cantiere); qualità dell aria (limitatamente alla fase di cantiere); rumore (fase di cantiere e di esercizio); regime e qualità dell acqua (fase di esercizio). Pagina 4 di 50

6 2 MOTIVAZIONI STRATEGICHE E FINALITÀ DELL OPERA 2.1 Gli orientamenti della politica energetica della Comunità Europea Un primo contributo innovativo alla definizione di strategie di sviluppo durevole e sostenibile nel settore energetico viene offerto dal Quinto Programma di Azione Ambientale, documento di carattere politico-programmatico approvato nel febbraio 1993 dal Consiglio e dai rappresentanti dei Governi degli Stati-membri della Comunità Europea 1. Tale documento, relativo al periodo , sottolinea la necessità di elaborare strategie di sviluppo a lungo termine per assicurare che l impatto ambientale della produzione e del consumo di energia sia ricondotto nell ambito della sostenibilità, le cui caratteristiche principali sono: la salvaguardia della qualità della vita; il mantenimento della fruibilità delle risorse naturali; l eliminazione del danno ambientale durevole; il soddisfacimento dei fabbisogni presenti senza pregiudizio per quelli delle generazioni future. Facendo seguito al Quinto Programma, la Commissione europea il 24 gennaio 2001 ha adottato una proposta contenente una nuova ambiziosa strategia ambientale che definisce le aree prioritarie di intervento per il periodo Il Sesto Programma Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra scelta ruota attorno a quattro aspetti fondamentali: cambiamento climatico, ambiente e salute, natura e biodiversità, gestione delle risorse naturali e sottolinea l importanza di nuove forme di partecipazione di cittadini e imprese. Con particolare riguardo al cambiamento climatico, l obiettivo di riduzione delle emissioni dell 8% entro il ai sensi del Protocollo di Kyoto costituisce l asse portante del nuovo programma. Il Trattato sulla Carta dell energia e l allegato Protocollo sull efficienza energetica firmati a Lisbona il 17 dicembre 1994 e ratificati dall Italia con la Legge 10 novembre 1997, n. 415, affiancano all obiettivo primario di favorire gli scambi Est-Ovest e gli investimenti nel settore dell energia, quello dello sviluppo sostenibile e della tutela dell ambiente, impegnando le Parti a tenere in particolare considerazione il miglioramento dell efficienza energetica, lo sviluppo e l utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili, la promozione dell impiego di combustibili puliti e il ricorso a tecnologie e ad altri mezzi che riducano l inquinamento. Nel 1995 la Commissione europea predispone un Libro Bianco intitolato Una politica energetica per l Unione Europea, in cui, nell ambito dell individuazione di tre macro-obiettivi quali una migliore competitività, la sicurezza dell approvvigionamento e la protezione dell ambiente, vengono suggeriti riferimenti e indicazioni per un quadro comune di politica energetica sostenibile. 1 Informazioni tratte dal Piano Energetico della Regione Piemonte. Pagina 5 di 50

7 In particolare, grande enfasi viene attribuita al principio dei vantaggi competitivi che possono derivare per le attività economiche e produttive dall adozione di tecnologie energetiche efficienti, nonché ad una nuova strategia che muove dalla necessità di stimolare un rinnovato ruolo delle Regioni e delle Autorità locali nel settore energetico. Una strategia, quest ultima, dettata dalla consapevolezza della maggiore efficacia di un approccio locale nell attuazione di politiche per l efficienza energetica e lo sviluppo delle fonti rinnovabili e nella applicazione di strumenti fortemente correlati alla specificità locale. Due anni più tardi, nel 1997, a seguito di un ampio dibattito sulle potenzialità di sviluppo delle fonti rinnovabili e sul loro ruolo nel raggiungimento degli obiettivi strategici di protezione ambientale e di diversificazione delle fonti di approvvigionamento, incentrato su uno specifico Libro Verde, la Commissione europea propone un secondo Libro Bianco, questa volta dal titolo Energia per il futuro: le fonti energetiche rinnovabili, quale piano d azione frutto di una strategia concertata. Nel dicembre 1997 ha luogo a Kyoto, sotto l egida dell ONU, la terza Conferenza delle Parti alla Convenzione sui cambiamenti climatici. Un assise internazionale convocata con il difficile compito di negoziare un accordo vincolante che stabilisca quantificati impegni di riduzione delle emissioni clima alteranti da mettersi in atto da parte dei Paesi industrializzati. Dopo undici giorni di negoziato in cui emerge il ruolo trainante svolto dall Unione Europea, i rappresentanti dei 170 Paesi partecipanti alla Conferenza adottano, il 10 dicembre, un Protocollo di attuazione nel quale sono definiti gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra, rispetto ai livelli del 1990, da conseguirsi entro il In particolare, trentotto Paesi, tra cui l Italia, dovranno procedere ad una riduzione delle emissioni in misura maggiore. Segnatamente per gli Stati-membri dell Unione Europea viene stabilita una percentuale di riduzione pari all 8 % entro il periodo preso in considerazione. Inoltre, il Protocollo orienta l azione dei singoli Paesi, individuando misure e specifici settori d intervento in cui primariamente procedere ai fini del conseguimento degli obiettivi posti, e in particolare: promozione dell efficienza energetica in tutti i settori; sviluppo delle fonti rinnovabili per la produzione di energia e delle tecnologie innovative per la riduzione delle emissioni; protezione ed estensione delle foreste per l assorbimento del carbonio; promozione dell agricoltura sostenibile; limitazione e riduzione delle emissioni di metano dalle discariche di rifiuti e dagli altri settori energetici; misure fiscali appropriate per disincentivare le emissioni di gas serra. Più recentemente, il 29 novembre 2000, la Commissione europea ha adottato il Libro Verde Verso una strategia europea di sicurezza dell approvvigionamento energetico che ha messo in evidenza le debolezze strutturali dell approvvigionamento di energia dell Unione europea e le sue fragilità Pagina 6 di 50

8 geopolitiche, economiche e sociali alla luce soprattutto degli impegni europei nel quadro del Protocollo di Kyoto. In questo Libro, la Commissione ha evidenziato che l Unione europea è fortemente dipendente dall approvvigionamento energetico esterno e le sue importazioni coprono oggi il 50% della domanda. Persistendo l attuale tendenza, questa percentuale è destinata ad aumentare entro il 2030 fino al 70 %. In questa direzione, la Direttiva 2001/77/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 27 settembre 2001 sulla promozione dell energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell elettricità partendo dalla considerazione che il potenziale di sfruttamento delle fonti energetiche rinnovabili è attualmente sottoutilizzato nella Comunità, riconosce la necessità di promuovere in via prioritaria le energie rinnovabili poiché queste, nel contribuire alla protezione dell ambiente, allo sviluppo sostenibile e alla sicurezza degli approvvigionamenti, permettono di conseguire più rapidamente gli obiettivi di Kyoto. La direttiva, prendendo le mosse dall obiettivo indicativo del 12 % quale contributo delle rinnovabili al complessivo consumo interno lordo di energia, da conseguire entro l anno 2010, contenuto nel Libro Bianco sulle fonti energetiche rinnovabili, stabilisce che entro la stessa data sia raggiunta la quota indicativa del 22,1 %, quale percentuale di elettricità prodotta da fonti energetiche rinnovabili sul consumo totale di elettricità della Comunità. 2.2 Le linee di indirizzo della politica energetica nazionale La Conferenza Nazionale per l Energia e l Ambiente tenutasi a Roma nel novembre 1998 rappresenta il segnale di un nuovo modo di fare politica energetica, basato sulla concertazione, sul decentramento, sull utilizzo dei meccanismi di mercato e sull integrazione della stessa politica con quelle riguardanti il territorio. Nel documento conclusivo della Conferenza, accanto alla stipulazione del Patto per l energia e l ambiente, sono indicate altre iniziative prioritarie in campo energetico: il riassetto del settore elettrico la delibera CIPE sul Protocollo di Kyoto l introduzione della carbon-tax l attuazione della Bassanini legge 10/91 Il Governo, nel documento citato, ha delineato un programma di azioni che prevede, tra l altro, il raddoppio della quota di fonti energetiche rinnovabili entro la data del 2010 quale obiettivo da raggiungere in un costante dialogo con le Regioni. Emerge dunque chiaramente la necessità di dialogare e confrontarsi con le Regioni, riconoscendo alle stesse un ruolo di programmazione troppo spesso trascurato a favore dell attribuzione di compiti meramente operativi. Pagina 7 di 50

9 Il generale processo di riforma amministrativa, intrapreso in questi ultimi anni con le cosiddette leggi Bassanini (leggi 59/97, 127/97, 191/98 e decreto legislativo 112/98, modificato dal D. Lgs. 443/99), delinea un nuovo sistema di governo dell energia, ridisegnando ruoli, competenze e procedure. Si tratta di un processo di regionalizzazione che rovescia il criterio di distribuzione delle funzioni, riconoscendo al sistema decentrato e integrato di regioni ed enti locali un ruolo programmatorio sul territorio che ha come punto di riferimento gli indirizzi fissati dall Amministrazione centrale. Specificamente, il decentramento alle regioni di compiti di pianificazione, indirizzo e controllo nel settore energetico, in parte già avviato con l emanazione della legge 10/91 ed, in particolare, con leggi successive, con la legge 59/97 e il D.Lgs. 112/98, consente alle medesime di meglio strutturare le funzioni in materia energetica, fermo restando il rispetto delle competenze riservate allo Stato dall art. 29 dello stesso D.Lgs 112/98 e il conferimento di funzioni agli enti locali come previsto dall art. 31 dello stesso decreto. Allo Stato sono riservati la definizione degli indirizzi di politica energetica nazionali, il coordinamento della programmazione energetica regionale, l unificazione tecnica delle condotte delle varie amministrazioni, l assolvimento di funzioni di rilevanza nazionale (quali la ricerca scientifica, la costruzione delle centrali elettriche oltre i 300 MW, l attuazione del programma di metanizzazione del Mezzogiorno, la vigilanza sull ENEA); agli enti locali sono attribuite le funzioni in materia di controllo sul risparmio energetico e l uso razionale dell energia, nonché le altre funzioni previste dalla legislazione regionale, oltre che la redazione e l adozione dei programmi di intervento per la promozione delle fonti rinnovabili e del risparmio energetico, l autorizzazione all installazione e all esercizio degli impianti di produzione di energia, il controllo sul rendimento energetico degli impianti termici. In sintesi alle Regioni è riconosciuta quale potestà generale, quella di redigere ed approvare i piani energetici regionali, nonché funzioni di amministrazione diretta in tema di certificazione energetica degli edifici e di contributi per i progetti di uso razionale dell energia. Il Parlamento, in data 26 marzo 2002, in occasione della discussione del D.L. 7 febbraio 2002, n. 7 (c.d. Sblocca Centrali ) ha approvato l ordine del giorno 9/2523/3 con cui ha impegnato il Governo alla presentazione di un disegno di legge di complessivo riordino e riforma del settore energetico. Tra gli aspetti salienti del disegno di legge emerge la previsione di norme volte alla promozione dell incremento della quota obbligatoria dell energia elettrica da fonti rinnovabili e all utilizzo razionale dell energia. Per quanto riguarda la risorsa idroelettrica, che ha rappresentato in passato uno dei significativi fattori di sviluppo economico del Paese, essa è ancora, a tutt oggi, la fonte energetica nazionale di maggior rilievo; tale risorsa contribuisce, infatti, alla copertura del fabbisogno elettrico nazionale per circa il 17 %, a fronte di una produzione netta pari a GWh nel 1998, di cui il 75 % da impianti ENEL e il rimanente 25 % da impianti di soggetti privati e aziende municipalizzate. Pagina 8 di 50

10 Malgrado le potenzialità di sfruttamento della risorsa idrica a fini di produzione elettrica, come di seguito meglio specificato, siano ormai prossime all esaurimento, il carattere strategico di tale forma di produzione, e pertanto il ruolo da essa svolto nel quadro del soddisfacimento del fabbisogno elettrico nazionale, continuano ad essere rilevanti. In particolare, nel nuovo scenario venutosi a determinare con la creazione del mercato unico europeo dell energia elettrica, gli impianti idroelettrici continuano a ricoprire una funzione insostituibile nel breve periodo, consentendo un efficace e rapida rimodulazione della produzione, un ottimizzazione della stessa in funzione dei diagrammi di carico della rete elettrica, nonché il soddisfacimento delle punte di richiesta. Tutto ciò, grazie alle peculiarità degli impianti contraddistinti dalla rapidità di presa di carico, dalla possibilità di funzionare per brevi periodi (e più volte) nell arco della stessa giornata, nonché dalla capacità di regolazione della tensione, della frequenza e delle potenze attive e reattive. Inoltre, la completa indipendenza del funzionamento di tali impianti da interventi esterni li rende insostituibili per quanto attiene alla riaccensione della rete nei casi di blackout. Al di là di tali caratteristiche della produzione, che potremmo definire dinamiche, altro fondamentale requisito della fonte idroelettrica è rappresentato dal suo squisito carattere di rinnovabilità che, unitamente alla sua estraneità a qualsiasi emissione in atmosfera, fa della risorsa un elemento d importanza strategica nel bilancio energetico del Paese. 2.3 Il Sistema energetico Piemontese Il quadro della produzione idroelettrica in Piemonte nel 1998 rivela la presenza sul territorio regionale di 419 impianti per una potenza installata complessiva pari a MW e una produzione netta di GWh nell annualità di riferimento, pari al 14,5 % della produzione idroelettrica totale a livello nazionale nello stesso anno. Tale parco-impianti risulta di proprietà dell ENEL per l 80,5 % della potenza installata complessiva, delle municipalizzate per il 9,5 %, nonché degli autoproduttori Unapace per il 7 % e di altre imprese per il rimanente 3 %. La taglia media degli impianti, poi, varia da MW relativi alle unità di produzione dell ENEL e delle aziende municipalizzate, a 1,8 MW e a 600 KW rispettivamente nel caso degli autoproduttori e delle cosiddette altre imprese. Il raffronto con i dati relativi al 1993 consente di evidenziare le macro-caratteristiche del trend evolutivo dello sfruttamento della risorsa idrica a fini idroelettrici. Per il Piemonte, nel periodo di osservazione, esso rivela un incremento contenuto della potenza installata (1,45 %) connesso alla realizzazione di 31 nuovi impianti, nonché alla dismissione di 5 unità di generazione, pur in presenza di un calo significativo della produzione (-9,36 %) attribuibile in buona parte agli eventi siccitosi che hanno caratterizzato il territorio regionale nel 1998 e che continuano a caratterizzare gli andamenti climatici invernali. Un trend di crescita moderata, dunque, caratterizzato soprattutto dalla realizzazione di impianti di piccola taglia (1 MW) ad acqua fluente da parte di soggetti investitori privati. Pagina 9 di 50

11 Il progetto è coerente con le finalità perseguite dalla Regione Piemonte laddove si ritiene prioritario lo sviluppo del ricorso alla produzione di energia dalle fonti rinnovabili e un riordino del parco idroelettrico che consenta una valorizzazione delle risorse marginali presenti, nel rispetto delle condizioni di garanzia dei corpi idrici e di tutela ambientale 2. 2 AA.VV - Primi orientamenti per la predisposizione del Piano Energetico Regionale. Piemonte Energia Ambiente, maggio Pagina 10 di 50

12 3 CARATTERIZZAZIONE IDROLOGICA 3.1 Le portate Nel seguente capitolo le portate derivabili dall impianto verranno ricavate mediante una ricostruzione idrologica, al paragrafo 3.3 verrà inoltre effettuata un analisi riguardante la portata di Minimo Deflusso Vitale da rilasciarsi nel tratto oggetto di interesse. 3.2 Ricostruzione delle portate derivabili Il progetto presentato si configura come una derivazione da acque superficiali la quale utilizza le strutture idrauliche, esistenti, in gestione al Consorzio Infernotto facente parte dei consorzi della Coutenza dei canali ex demaniali della Pianura Cuneese. Le analisi idrologiche sono state compiute analizzando sia i dati medi mensili delle portate naturali presenti in alveo, sia andando ad analizzare la curva di durata delle portate naturali. Per addivenire ad una più precisa ricostruzione idrologica delle portate prelevabili ed utilizzabili si è deciso di partire dai dati medi mensili di portata prelevabili all opera di presa, ossia al netto del DMV. Per iniziare l analisi delle portate naturali presenti e del DMV (deflusso minimo vitale) si è preso in considerazione i dati riportati e valutati nel PTA della Regione Piemonte calcolati presso l'opera di presa del Canale Mellea (337,5 km 2 di bacino sotteso) e nella zona Tavolera (337 km 2 di bacino sotteso ), entrambe poste a valle della traversa in oggetto di studio. Deflusso medio naturale Tavolera Deflusso medio naturale S. Vittore Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic TABELLA 1 - Portate medie mensili nelle sezioni di Tavolera e S.Vittore Il valore del Deflusso Minimo Vitale calcolato in corrispondenza di tali stazioni risultano essere: TABELLA 2 - Portate caratteristiche nella sezione di Tavolera e rispettivi DMV TABELLA 3- Portate caratteristiche nella sezione di presa del Canale Mellea e rispettivi DMV Pagina 11 di 50

13 I DMV base risultano così essere pari a: 850 l/s valutato secondo la il DVM Regione Piemonte e 895 l/s secondo il calcolo del DMV AdB Po per quanto riguarda la sezione di misura di Tavolera ; 849 l/s valutato secondo la il DVM Regione Piemonte e 896 l/s secondo il calcolo del DMV AdB Po per quanto riguarda la sezione di misura dell'opera di presa del Canale Mellea. Desunte le portate medie naturali nelle due sezioni, si sono potute ottenere, attraverso una similitudine idraulica tra bacini con diversa estensione le portate naturali e il rispettivo DMV base da assegnare alla sezione di progetto (335 km 2 di bacino sotteso). Deflusso medio naturale Tavolera Deflusso medio naturale S. Vittore Deflusso medio naturale Centallo - opera di presa Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic 5,006 5,507 7,009 7,509 7,009 3,504 2,002 2,002 2,503 4,005 8,010 6,508 5,011 5,512 7,015 7,516 7,015 3,507 2,004 2,004 2,505 4,008 8,017 6,514 4,976 5,474 6,967 7,464 6,967 3,483 1,990 1,990 2,488 3,981 7,962 6,469 DMV 0,895 0,895 0,895 0,895 0,895 0,895 0,895 0,895 0,895 0,895 0,895 0,895 TABELLA 4 - Portate medie mensili Come si può osservare nella tabella riportata in precedenza si è adottato come DMV base, il valore pari a 895 l/s. Il su scritto valore è stato calcolato utilizzando, come dato di riferimento per la similitudine idraulica, il valore 896 l/s valore massimo riscontrato dall' AdB Po per la sezione di misurazione presso l'opera di presa del Canale Mellea. GRAFICO 1 - Portate medie mensili naturali nella sezione di presa Pagina 12 di 50

14 Definite le portate medie mensili naturali che convergono alla sezione di presa si è intrapresa l'analisi delle portate attraverso la curva di curata. Per analizzare le quantità in gioco si sono adottati i valori definiti dal piano di tutela delle acque il quale va a definire una curva di durata per il Torrente Grana Mellea con una sezione di chiusura che va a definire un bacino idrografico di circa 471 km 2. TABELLA 5 - Caratteristiche del bacino del corpo idrico Mellea Adottando anche in questo caso la similitudine idraulica si sono potuti definire i seguenti valori di portata naturale. gg Q [m 3 /s] 10 15, , , , ,067 TABELLA 6 - Curva di durata delle portate nella sezioni di presa GRAFICO 2 - Curva di durata portate medie mensili naturali nella sezione di presa Pagina 13 di 50

15 3.3 Calcolo del Deflusso Minimo Vitale Come scritto precedentemente per il calcolo del Valore Base di Deflusso Minimo Vitale si è deciso di intraprendere la strade della similitudine idraulica del bacino andando a calcolare un contributo chilometrico anche per quello che riguarda il DMV. Il valore di DMV base ottenuto attraverso questa metodologia di calcolo risulta pari a 895 l/s. TABELLA 7 - Portate caratteristiche del bacino del nellea alla sezioni di chiusura Valutando anche la tabella riassuntiva all'interno del Piano di Tutela delle Acuque, riportata precendetente, si può osservare che viene definito come DMV alla sezione di chiusura del Bacino del Torrente Grana Mellea (471 km 2 di bacino sotteso) un DMV pari a 1,26 m 3 /s. Effettuando le dovute valutazione si definisce che per un bacino con 335 km 2 di area sottesa il DMV Base deve essere di circa 895 l/s Modulazione del rilascio del DMV Nel caso di nuovi prelievi aventi una portata massima istantanea superiore alla portata naturale di durata 120 gg del corpo idrico alimentatore e comunque superiore a 500 l/s, la modulazione temporale dei rilasci è effettuata adeguando la portata di rilascio del DMV a valle della traversa di derivazione alla portata istantanea in arrivo alla medesima (Modulazione di Tipo A). In subordine l autorità concedente può consentire una modulazione su basi temporali definite a priori, in relazione a specifici obiettivi identificati nell ambito del procedimento di concessione (Modulazione di Tipo B). Nel caso in oggetto si è scelto una modulazione di TIPO B Modulazione di Tipo A La modulazione temporale del deflusso minimo secondo la presente modalità comporta l adattamento della portata istantanea rilasciata in alveo alle fluttuazioni del regime idrologico misurate immediatamente a monte della traversa di captazione. In tal caso la portata da rilasciare nel corpo idrico a valle della presa dove X rappresenta una percentuale variabile dal 10% al 20%. TABELLA 8 - Portate di deflusso minimo vitale Pagina 14 di 50

16 3.3.3 Modulazione di Tipo B La modulazione temporale dei rilasci secondo la presente modalità comporta l obbligo di gestire rilasci a gradini con valori differenziati, ciascuno dei quali applicabile per periodi di tempo di durata predefinita, di norma, non inferiore a 30 gg. L entità dei gradini di portata superiore al DMV di base e la durata di ciascuno di essi è stabilita dall autorità concedente nell ambito del procedimento di concessione tenendo presente i seguenti criteri: entità, durata e decorrenza di ciascun gradino di rilascio maggiorato sono rapportate agli specifici obiettivi di qualità del corpo idrico interessato dal prelievo; in mancanza dei predetti obiettivi, la modulazione è orientata ad assicurare valori di portata minima più elevati nei mesi in cui la portata media mensile naturale del corpo d acqua supera il valore medio annuo; le variazioni delle portate di rilascio del DMV sono effettuate attraverso opportune manovre sui dispositivi di regolazione di cui è dotata l opera di presa. Le modalità di modulazione potranno essere riviste, in accordo col gestore della derivazione, all atto dell applicazione del DMV ambientale. La portata massima derivata dall'impianto idroelettrico in progetto (5000 l/s)è maggiore di quella naturale di durata 120 gg e superiore a 500 l/s, per cui è previsto il rilascio del Deflusso minimo Vitale con Modulazione di Tipo B. Il rilascio avverrà con cadenza mensile con due scalini di rilascio pari a 1150 l/s e 1450 l/s. In particolare, nei mesi in cui la portata in arrivo alla presa di derivazione è minore di della portata media annua naturale, pari a circa 5000 l/s il rilascio sara' di 1150 l/s, nel restante periodo il rilascio minimo sarà portato a 1450 l/s. Si riporta qui a seguito la tabella riassuntiva del DMV. Giorni DMV tipo B [gg] [m 3 /s] , , , ,150 TABELLA 9 - Curva di durata delle portate di deflusso minimo vitale Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic TABELLA 10 - Deflussi minimi vitali mensili Pagina 15 di 50

17 3.3.4 La scala di rimonta per l'ittiofauna. Valutato la portata da rilasciare per soddisfare il deflusso minimo vitale si è andato a valutare il quantitativo di risorsa da rilasciare al di sopra della struttura di rimonta per l'ittiofauna. Nel caso in esame si è deciso di affrontare il problema andando a inserire una struttura di rimonta denominata rampa rustica visto il basso salto generato dalla traversa fluviale. La struttura in oggetto definita come rampa in pietrame ad alta scabrezza. Pendenza media 2-4% (maggiore, sino al 6%), con altezze superabili usualmente non superiori a 2-3 m. La portata minima di alimentazione può essere mediamente circa 200 l/s per metro di larghezza della rampa, ma preferibilmente di più. Al posto delle classiche briglie di sistemazione per l erosione del fondo o per conversione di vecchi sbarramenti ove non sia possibile regolare il livello a monte. FIGURA 1 - Schematizzazione tecnica di una rampa di risalita Visto la definizione del DMV paria a 1150 l/s e 1450 l/s si è passati al calcolo della portata attrattiva per la scala di rimonta definita come QPAI. Il manuale regionale "Linee guida per la progettazione e verifica dei passaggi per pesci" definisce la QPAI nel seguente modo: Analizzate le equazioni precedenti si è deciso di adottare il valore 1150 in corrispondenza del DMV visto la sua definizione per tutti i mesi annuali. Il valore 1450 l/s si presenta solo 6 mesi all'anno, 1150 l/s si raggiungono sia nei mesi dove viene proposto come dmv sia nei mesi in cui si raggiunge un dmv più elevato. Fatte queste considerazioni si definisce il valore QPAI pari a 740 l/s. La su scritta portata verrà rilasciata attraverso uno stramazzo realizzato nel coronamento della traversa il quale metterà in comunicazione la rampa rustica con il monte dell'opera idraulica. Lo stramazzo presenterà larghezza pari a circa 1,72 m ed altezza pari a 0,40 m. Pagina 16 di 50

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