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1 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO Facoltà di Scienze Agrarie e Alimentari Corso di laurea triennale in Valorizzazione e Tutela dell Ambiente e del Territorio Montano Alla ricerca dei giganti della Val Cavargna: Censimento, localizzazione e rilievo di abeti bianchi secolari in una particella boscata del Comune di Cusino Elaborato finale di Angelinetta Matteo Matricola: Relatore: Professore Paolo Baccolo Anno

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3 INDICE: 1. DESCRIZIONE DEI TEMI TRATTATI NELLA TESI DESCRIZIONE GENERALE DELL AREA DI STUDIO Inquadramento geografico Inquadramento geologico Inquadramento pedologico Inquadramento climatico Vegetazione presente Relazione tra la presenza di abete bianco, suolo e clima Presenza nell antichità dell abete bianco in Val Cavargna MORFOLOGIA PIANTE Descrizione generale conifere Descrizione abete bianco Habitat Areale di distribuzione Avversità, usi e selvicoltura RILIEVO DELLE PIANTE Descrizione parametri raccolti Descrizione lavori in campo Lista schede di rilievo Considerazioni sui dati raccolti POSIZIONAMENTO DELLE PIANTE Descrizione lavori in campo (strumenti, procedure) Localizzazione con programma G.I.S CONCLUSIONI BIBLIOGRAFIA...59 ALLEGATO1: (Estrazione delle carotine).61 ALLEGATO 2: (Rinnovazione naturale dell abete bianco).65

4 1. DESCRIZIONE DEI TEMI TRATTATI NELLA TESI La presente tesi di laurea ha per oggetto lo studio di una particella boscata. La particella in esame si trova a 1400 m di altezza a circa metà strada tra l abitato di Malè e l alpeggio di Rozzo nel Comune di Cusino, piccolo paesino montano di 200 anime della provincia Comasca nella selvaggia Val Cavargna. La vegetazione presente nella particella è caratterizzata perlopiù da piante che prediligono condizioni climatiche umide e piovose quali i faggi e gli abeti bianchi; nella particella inoltre sono anche presenti: abete rosso, sorbo degli uccellatori, betulle e larici nella parte più alta. La particolarità di questa particella sta nel fatto che le piante presenti sono tutte relativamente giovani, cioè con un età non superiore al secolo di vita, eccetto alcuni abeti bianchi, ben distribuiti all interno della particella che sono molto più longevi con un età che va dai duecento ai trecento anni. Il lavoro di tirocinio ha avuto come scopo il censimento e la localizzazione di questi giganti. Il lavoro si è svolto nell arco di sei mesi diviso in due fasi: una fase in campo o meglio in bosco e una fase di elaborazione dei dati raccolti. La prima si è svolta nei mesi tardo-estivi/autunnali dell anno 2014 durante i quali sono stati effettuati i rilievi dendrometrici per ciascuna delle diciannove piante rinvenute: innanzitutto l estrazione delle carotine per la stima approssimativa dell età mediante l utilizzo di succhiello di Pressler, la misurazione delle altezze mediante ipsometro laser, la misurazione delle circonferenze a petto d uomo mediante l utilizzo di cordicella metrica e altre valutazioni eseguibili visivamente quali: caratteristiche del fusto, stato vegetativo della pianta, presenza di eventuali malattie, contesto in cui è situata la pianta e infine fotografie della pianta. In campo inoltre è stato effettuato anche il rilievo di queste piante mediante: strumentazione GPS (per il rilievo delle coordinate geografiche di latitudine e longitudine), la bussola (per il calcolo del azimut cioè l angolo rispetto al nord di una certa direzione) e l ipsometro laser (per calcolare le distanze tra una pianta e l altra). La seconda fase è stata una fase di elaborazione dei dati raccolti creando innanzitutto delle schedine di rilevamento per ciascuna pianta censita e inoltre mediante l utilizzo del programma GIS ciascuna pianta è stata localizzata dettagliatamente su di una mappa.

5 Inoltre è stato fatto uno studio relativo alle caratteristiche climatiche, geologiche e pedologiche dell area di studio per cercare di dare una spiegazione della presenza di queste piante, considerate rare, proprio in questa zona. 2. DESCRIZIONE GENERALE DELL AREA DI STUDIO 2.1 Inquadramento geografico La Val Cavargna è una valle montana di confine, sita nel territorio delle Alpi Lepontine, nella zona dell Alto Lario occidentale, dista 50 chilometri da Como e si colloca tra il lago di Como e il lago di Lugano (tra Menaggio e Porlezza) con un fascia altimetrica compresa tra i 600 e i 1550 m slm. Essa confina ad ovest con le valli svizzere: Colla e Morobbia, a nord con la Valle Albano, ad est con la Val Senagra e a sud con il comune di Carlazzo. In questa ampia vallata sono dislocati 4 piccoli comuni composti complessivamente da 2300 abitanti. Salendo da Carlazzo percorrendo l unica strada della valle si incontrano in ordine: Cusino (800m), San Bartolomeo Val Cavargna (850m), San Nazzaro Val Cavargna (995m) e in fine Cavargna (1070m) dal quale prende il nome l omonima valle. La nostra particella si trova nel Comune di Cusino a circa 1400 m slm a circa metà strada tra l abitato di Malè (loc. di Cusino) e l Alpeggio di Rozzo. La particella si trova su di un versante molto impervio e umido ed è raggiungibile mediante una pista forestale da Malè. Inquadramento geografico

6 2.2 Inquadramento Geologico La carta geologico-strutturale del basamento sud-alpino del lago di Como è suddivisa in diverse zone o fasce in base al tipo di roccia presente. La nostra particella si trova al limite meridionale della fascia denominata: fascia Dervio-Olgiasca e in questa fascia il tipo di roccia presente è la roccia metamorfica del Basamento cristallino. La fascia è delimitata: a nord dalla linea Insubrica, e a sud dalla linea della Grona. La linea Insubrica è la faglia che scende dal Passo del Tonale, attraversa la Valtellina in senso est-ovest, giunge sul lago di Como a Gravedona e procede verso il lago Maggiore. Questa faglia divide il dominio Alpino vero e proprio (la placca Europea) dal Sud-alpino (la Placca Africana). La linea della Grona, anch essa una faglia ma, di dimensioni più ridotte rispetto a quella Insubrica, è localizzata più a sud e attraversa in senso est-ovest le Alpi Lepontine. A sud della fascia Dervio-Olgiasca, oltre la linea della Grona, le rocce presenti non sono più rocce metamorfiche del basamento cristallino ma bensì dolomie, rocce sedimentarie carbonatiche. Carta pedologica della Regione Lombardia scala 1: da cui si distinguono le due Faglie che delimitano la fascia Dervio-Olgiasca

7 Con il termine Basamento cristallino si intendono tutte quelle rocce di origine metamorfica o magmatica che sono poste sotto di una copertura sedimentaria. Nella letteratura geologica ricorre comunemente la distinzione tra Basamento cristallino e copertura sedimentaria, cioè la distinzione tra un sottostante complesso di rocce magmatiche e metamorfiche e sovrastanti successioni di rocce sedimentarie. Nel caso specifico, il termine Basamento cristallino è riferito a rocce più vecchie di trecento milioni d anni, consolidate nella crosta terrestre soprattutto tra il Cambriano e il Carbonifero e che hanno acquisito i loro caratteri peculiari nel corso delle orogenesi ercinica o pre-ercinica, nonché in quella alpina. Localmente si segnalano testimonianze anche di un età precambriana: sulle Alpi con datazione radiometriche di vario tipo, in Toscana, nel nord e nel sud della Sardegna. Basamento cristallino è presente con una grande varietà di caratteri soprattutto nella catena alpina, dove risulta coinvolto nella struttura a falde della catena stessa; costituisce lembi discontinui in Toscana tra le Alpi Apuane e L Argentario; ha una connotazione alpina anche sull Arco Calabro-peloritano dove risulta fortemente coinvolto anche nelle deformazioni più recenti; è pure largamente esposto in Sardegna dove però conserva inalterati i caratteri derivanti dalla deformazione ercinica. Si parla di protolite, la roccia originaria, sedimentaria o magmatica, da cui le rocce metamorfiche del Basamento cristallino possono essere derivate. Sulle Alpi risalire al protolite è molto difficile a causa del metamorfismo anche di alto grado in cui le rocce del basamento sono comunemente coinvolte, si tratta di filladi, micascisti, gneiss, etc, che comunque sembrerebbero derivare prevalentemente da rocce sedimentarie detritiche del Paleozoico inferiore e medio e da rocce magmatiche soprattutto dell Ordoviciano. In altre regioni invece il metamorfismo di grado più basso non ha cancellato del tutto i caratteri primitivi delle rocce del basamento consentendo di distinguerne meglio la derivazione; se sedimentaria si parla di rocce metasedimentarie, se vulcanica si parla di rocce metavulcaniche. In questi casi è stata possibile la ricostruzione di ordinate successioni stratigrafiche, conservanti talora il loro contenuto in fossili che ne ha favorito la datazione.

8 Le rocce di origine magmatica nel Basamento cristallino sono state riferite a due intervalli temporali: L Ordoviciano e il Carbonifero-Permiano inferiore. Per quanto riguarda l Ordoviciano, si tratta di prodotti di una attività magmatica di tipo acido manifestatasi in forma sia di intrusioni che di effusioni sulle Alpi e in Sardegna. Consistono in ortogneiss derivanti da graniti e granodioriti, in porfiroidi derivanti da rocce vulcaniche e vulcano-clastiche, sono metavulcaniti acide ancora in Sardegna e in Calabria. Sono riferibili all intervallo di tempo esteso tra il Carbonifero e il Permiano inferiore altre intrusioni granitoidi che tagliano il basamento delle Alpi in diversa posizione strutturale; più o meno nello stesso tempo in Sardegna si è formato un batolite esteso su una superficie di circa km 2. Anche le rocce granitiche delle Serre e della Sila sull Arco Calabro-peloritano sono riconducibili a intrusioni di età tardo carbonifera-permiana; quelle della Sila, in particolare, sono espresse da numerosi plutoni riconducibili ad un batolite di 900 km 2. La maggior parte delle rocce del Basamento Cristallino appartiene alla parte superiore della crosta, con alcune eccezioni rilevabili in Calabria e soprattutto sulle Alpi, dove le rocce basiche e ultra basiche della Zona Ivrea-Verbano sono tradizionalmente riferite dagli studiosi alla transizione crosta-mantello. Le principali rocce che costituiscono il basamento Sud-alpino cristallino presente nell alto lago di Como sono micascisti e gneiss definiti comunemente: Micascisti dei laghi e Gneiss di Morbegno. (Micascisto a clorite) Roccia affiorante su un tratto di strada forestale che da Malè pota a Rozzo

9 MICASCISTO Tipo Roccia metamorfica regionale. Chimismo Peleti Componenti Essenziali: quarzo, mica (biotite, muscovite, fengite, paragonite); Accessori: clorite, apatite, tormalina, zircone, pirite, ilmenite, magnetite, grafite; accidentali: andalusite, cordierite, cianite, sillimanite, granato (almandino), staurolite, epidoto, clacite, plagioclasio, glaucofane ecc. Aspetto Colore variabile secondo il tipo di mica: argenteo o grigio per quelli muscovitici, marrone o nero per quelli biotitici; tessitura granoplastica e lepidoblastica spesso a letti alterni, con passaggi a porfiroblastica (granato, cianite, staurolite, andalusite) e peciloblastica (plagioclasio, cordierite, staurolite, ecc); grana molto variabile, da minuta a decisamente grossa, in ogni caso con miche ben distinguibili a occhio nudo (criterio usato per distinguerli dalle filladi, nelle quali le singole lamelle micacee si individuano solo con l aiuto del microscopio); scistosità molto manifesta, piana o poco ondulata, spesso con una lineazione ben sviluppata. La distinzione con gli gneiss è basata sulle dimensioni dei solidi di frattura, sottili nei micascisti, spessi e difficili da ottenere negli gneiss. Grado metamorfico Da medio ad alto facies degli scisti verdi, delle anfiboliti, degli scisti a glaucofane. Nei micascisti delle aree a metamorfismo regionale si riconosce una distribuzione a zona caratteristica, dovuta ad un regolare rapporto tra temperatura e pressione e presenza di alcuni minerali-indice di una ristretta fascia metamorfica associati con altri atipici e non indicativi. Ambiente genetico Derivano da rocce argillose e argilloso-arenacee, anche un poco calcaree, e sono spesso associate a gneiss se le rocce originarie erano un alternanza di argille e arcose. Sono molto comuni nelle aree di basamento delle catene a pieghe fortemente erose. Località In Italia sono comuni tanto nelle Alpi, soprattutto occidentali e centrali, quanto nell Appennino Meridionale (Calabria, Monti Peloritani) e in Sardegna. La varietà più comune è quella dei micascisti granatiferi caratterizzati dalla presenza di cristalli di granato dalle dimensioni variabili da 1 mm a 5 cm talora con staurolite e cianite, note in molte località e soprattutto in Val Formazza, Valle Anzasca, Alto lago di Como, bassa Valtellina e Val Malenco.

10 GNEISS Tipo Roccia metamorfica regionale Chimismo Sialico (da arenaceo a pelitico-arenaceo). Componenti Essenziali: Feldspato (microclino, microclinopertitico, albite o plagioclasi di varia composizione), Mica (muscovite, fengite, biotite); Accessori: epidoto, apatite, tormalina, ortite, magnetite, ilmenite, zircone, monazite, titanite, pirite, pirrotina; Accidentali: Quarzo, clorite, cianite, sillimanite, andalusite, cordierite, granato (almandino), orneblenda, augite ecc. Aspetto Colore in genere chiaro nei litotipi derivati da graniti (ortogneiss) o da rocce arenacee feldspatiche piuttosto pure (arcose), passante a più o meno scuro in quelli contenenti una notevole frazione pelitica, cioè derivati da arenarie impure (arenarie argillose, grovacche, ecc.). Tessitura prevalentemente granoblastica a grana media o grossa, con passaggi a porfiroblastica e peciloblastica (gneiss occhiadino), oppure nematoblastica (gneiss listato o lineato); scistosità poco sviluppata e solo nei tipi ricchi di mica e a grana piuttosto fine (gneiss minuti, gneiss tabulari). Ciò che distingue un micascisto da uno gneiss non è la composizione mineralogica, benché lo gneiss sia in media più ricco di feldspati, ma il tipo di fratturazione: molto più grossolano e difficile in cubetti o lastre spesse negli gneiss, sottile e facile, a causa della maggiore scistosità nei micascisti. Grado metamorfico Da medio a alto (facies delle anfiboliti, sfumante nelle migmatiti); alcuni gneiss sono anche di basso grado (gneiss albitici). Ambiente genetico La maggior parte degli gneiss di derivazione sedimentaria (paragneiss) si forma nel metamorfismo progrado degli scisti con disidratazione della muscovite e trasformazione della stessa in feldspato e silicati di alluminio. Essi rappresentano, quindi uno stadio molto avanzato della trasformazione delle rocce argillose, immediatamente prima dell inizio della rifusione anatettica che da origine alle migmatiti. Si tratta dunque di rocce di alto grado metamorfico. Altri derivano dal metamorfismo di rocce granitiche, granodioritiche e tonalitiche (ortogneiss) e mostrano talora chiare tessiture relitte. In questo caso possono essere anche di grado metamorfico medio o comunque abbastanza basso, perché

11 mantengono la tessitura gneissica per ragioni composizionali primarie, senza che essa stia ad indicare disidratazione avvenuta ad alta temperatura. Località Ortogneiss di derivazione granitoide sono presenti in tutte le Alpi come prodotto del metamorfismo alpino a spese delle plutoniti e migmatiti erciniche e più antiche. Occhiadini sono quelli della falda Antigorio e Monte Leone e dei massicci del Gran Paradiso, del Monte Rosa e del Monte Bianco ( Protogino ) e dei Tauri, talora contenenti orneblenda oltre che biotite. Essi sono comuni anche in Valtellina e in altre zone delle Alpi Centrali. In particolare secondo la carta Geologica della Regione Lombardia alla scala 1: nella zona in cui si trova la nostra particella abbiamo: Micascisti a clorite e Gneiss a clorite e albite (fascia color violetto), leggermente più a nord, sempre nella fascia del Basamento cristallino, abbiamo Micascisti a granato e staurolite (fascia color verde acqua), mentre a sud oltre la fascia Dervio-Olgiasca del Basamento cristallino abbiamo le Dolomie del Triassico. Carta geologica di Regione Lombardia scala 1:

12 2.3 Inquadramento pedologico Il suolo è lo strato più superficiale della crosta terrestre, derivante dall alterazione del substrato roccioso sottostante per azione chimica, fisica e biologica, esercitata da tutti gli agenti superficiali e dagli organismi presenti su di esso. Esistono diversi tipi di suolo in quanto esistono diversi tipi di substrati rocciosi, ma anche il clima incide molto in quanto rocce diverse soggette all azione dello stesso clima danno origine a suoli molto simili. Gneiss e micascisti, che costituiscono il Basamento cristallino della nostra particella, sono rocce metamorfiche che, soprattutto i micascisti, avendo una struttura scistosa e stratificata, si alterano facilmente e possono dare luogo a suoli sabbioso/argillosi anche molto profondi. Nella nostra particella lo spessore del suolo è molto variabile in quanto l elevata pendenza su cui si trova favorisce l erosione nei settori impervi e negli avvallamenti l accumulo nei settori meno impervi. Per questo motivo nella particella possono essere presenti diversi spessori di suolo: dalla roccia affiorante dove c è stata la completa erosione del suolo, ai colluvi in cui il suolo può essere molto profondo e stratificato. Di notevole importanza inoltre è il chimismo dei suoli. Infatti, micascisti e gneiss sono rocce silicee cioè formate perlopiù da silice SiO 2 (essenzialmente quarzo in varia forma o altri minerali sempre silicei) di conseguenza queste rocce daranno suoli silicei o siliceo-argillosi anche molto profondi. Il principale sistema internazionale di classificazione tassonomica dei suoli è il: World Reference Base for Soil. Questo sistema descrive e definisce i gruppi pedologici tenendo in considerazione: Le caratteristiche del suolo Il colore, la tessitura e la struttura del suolo, caratteri dell attività biologica, disposizione dei vuoti e delle concentrazioni pedogenetiche (screziature, cutans, noduli, etc.) così come le determinazioni analitiche (reazione del suolo, distribuzione della dimensione particellare, capacità di scambio cationico, quantità e natura dei sali solubili). Le proprietà del suolo sono combinazioni ( assemblaggi ) di caratteristiche del suolo, notoriamente presenti nei suoli, e che sono considerate indicative di processi di formazione del suolo presenti o passati (per esempio proprietà vertiche, che sono una combinazione di tessitura pesante, mineralogia smectitica, facce di scivolamento,

13 consistenza dura allo stato asciutto, plastica allo stato umido, di suoli che si contraggono quando sono asciutti e si espandono quando sono umidi). Gli orizzonti del suolo sono corpi pedologici tridimensionali che sono più o meno paralleli alla superficie topografica. Ciascun orizzonte presenta una o più proprietà, che si manifestano entro una certa profondità, e che lo caratterizzano. Lo spessore varia da pochi centimetri a diversi metri; più comunemente è di pochi decimetri. I limiti superiore ed inferiore ( confini ) sono graduali e chiari. Lateralmente, l'estensione di un orizzonte del suolo può variare notevolmente, da un metro a diversi chilometri. I suoli sono definiti dalla combinazione verticale degli orizzonti, che si rinvengono entro una profondità definita, e dalla organizzazione laterale ( sequenza ) degli orizzonti del suolo, o dalla loro mancanza, ad una scala che riflette la morfologia o una unità di paesaggio. Secondo la carta pedologica 1: di Regione Lombardia, l unità pedologica presente nella zona della nostra particella è il CAMBISOLS (CM), più a nord, sempre nella fascia Sud-alpina del Basamento cristallino, troviamo l UMBRISOLS (UM) mentre a sud, nella fascia Dolomitica, troviamo il REGOSOLS (RG). Carta pedologica di Regione Lombardia scala 1:250000

14 Cambisols (CM) Etimologia: Dal latino cambiare, modificare. Definizione: Suoli provvisti di orizzonte cambico, oppure con epipedon mollico su orizzonti profondi chimicamente desaturati (TSB <50%). Concetto centrale: Suoli con limitato grado di evoluzione pedogenetica, testimoniato da: Sviluppo di struttura, tinta più arrossata, leggero incremento d argilla, decarbonatazione rispetto al materiale parentale. Accumulo di sostanza organica umificata, chimicamente satura, in suoli con orizzonti profondi desaturati. Materiale parentale: Di origine colluviale, alluvionale o eolica, a tessitura media o fine. Clima, vegetazione naturale, geomorfologia: Tutti i climi; tutte le vegetazioni; tutte le morfologie. Pedon tipico: Orizzonti genetici: A-Bw-C oppure A-Bw-R Orizzonti diagnostici: ocrico-cambico. 2.4 inquadramento climatico L elemento che maggiormente caratterizza la vegetazione è il clima. L azione del clima è ancora più importante della natura del suolo, se si considera che rocce diverse all azione dello stesso clima danno origine a suoli molto simili o che, viceversa rocce analoghe che subiscono l azione di climi distinti originano suoli dissimili. Nel senso più ampio, il clima è la condizione media dell atmosfera in prossimità della superficie terrestre. I componenti che entrano nella descrizione e nella classificazione del clima sono in massima parte gli stessi elementi metereologici utilizzati per descrivere lo stato dell atmosfera in un certo istante. Se la conoscenza del tempo meteorologico si occupa di un evento specifico, il clima rappresenta invece una generalizzazione dello stesso.

15 Occorre sottolineare che, per quanto riguarda la vegetazione, assumono maggiore importanza la frequenza degli aspetti più estremi del clima rispetto alla condizioni medie. Per esempio l areale di distribuzione di alcune specie è maggiormente influenzata dai minimi invernali piuttosto che dalla temperatura media. Nel caso specifico i laghi prealpini svolgono un azione mitigatrice delle temperature in quanto le masse d acqua, funzionando come grandi serbatoi termici, cedono calore nei periodi freddi e lo assorbono in quelli caldi. In realtà anche altri fattori come l umidità atmosferica, i venti, la limpidezza dell aria, la bassa nebbiosità, caratterizzano la fascia climatica lacustre. Il clima è caratterizzato da un escursione termica annuale non molto elevata (circa 18 C) è propria di un clima poco continentale; le temperature massime vengono raggiunte nel mese di luglio, le minime in gennaio. Il numero di giorni di ghiaccio è modesto e limitato al solo periodo invernale, le gelate sono tipiche dei mesi di novembre e di marzo. Quanto alle precipitazioni, sono molto alte poiché superno i 1300 mm/annui; i periodi più piovosi sono concentrati nei mesi primaverili-estivi e autunnali (ottobre); La stagione secca invece, ha la sua massima espressione tra gennaio e febbraio. Nel complesso, tenendo conto delle temperature e delle precipitazioni, il clima tra Lario e Ceresio è di regime termico temperato alle quote modeste. Nella nostra particella che si trova a quote relativamente alte il clima è definito temperato-freddo (in quanto le temperature non superano i 24 C); Dati provenienti dalla stazione meteorologica di Cavargna dell anno 2008(anno con valori climatici medi)

16 Inoltre la nostra particella si trova in una vallata decisamente piovosa soggetta durante l estate a numerosi eventi temporaleschi di notevole intensità, per questo motivo il grafico evidenzia un picchi di precipitazione nei mesi estivi. Dati provenienti dalla stazione di Cavargna dell anno anno 2008 (anno considerato medio) 2.5 Vegetazione presente I boschi che da Malè portano a Rozzo sono costituiti nella quasi esclusività da cedui pressoché puri di faggio, oggi in fase di conversione, con sporadiche presenze di abete rosso e larice, certamente da rimboschimento. Si tratta di cedui composti, irregolarmente matricinati, che si sviluppano su versanti in genere accentuati ed a volte dirupati, utilizzati anche oggi per la esclusiva produzione di legna da ardere, e certamente fino all 800 per la produzione di carbone di legna da destinare ai forni fusori della Val Cavargna. Improvvisamente prima dell alpe Rozzo, si sviluppa la particella oggetto della tesi, che rapidamente accentua la presenza di abete bianco, sia attraverso i grandi esemplari indagati, sia attraverso la presenza di una fustaia di buon sviluppo, a tratti anche a densità piena, che si sviluppa verso l alto fino al crinale che separa la Val Cavargna dalla Val Sanagra, e che si interrompe nettamente in corrispondenza degli estesi pascoli di Rozzo.

17 2.6 Relazione tra la presenza di abete bianco, Suolo e clima Nella fascia geologica Dervio-Olgiasca, gli abeti bianchi sono presenti anche in altre due zone oltre alla Val Cavargna, cioè nella confinante Val Sanagra e in Val Varrone (vallata del versante orientale del lago di Como in provincia di Lecco). Non si può fare a meno di notare come la presenza di abeti bianchi in questa specifica fascia possa non essere del tutto casuale, in quanto si è visto che le caratteristiche pedologiche del suolo presente nella fascia Dervio-Olgiasca (cioè la presenza di silicati nelle rocce che da origine a suoli silicei, profondi e con un ph leggermente acido) corrispondono esattamente con le esigenze pedologiche dell abete bianco. Questo non vuol dire che oltre la fascia del Basamento cristallino non cresca l abete bianco solo perché non ci sono i silicati nelle rocce, semplicemente noto che nella fascia del Basamento cristallino, ricco di silicati, sono presenti gli abeti bianchi, mentre nella vicina fascia dolomitica (ricca di carbonati), oltre la Faglia della Grona, oltre la fascia Dervio-Olgiasca (ad es. nella vicinissima Val Rezzo) non sembrano essere presenti. Il motivo principe potrebbe sicuramente essere la presenza di silicati, ma anche il clima incide moltissimo, in quanto l abete bianco è molto esigente dal punto di vista climatico: infatti non cresce dappertutto nella fascia del Basamento cristallino ma cresce solo in vallate piovose, umide e ad una certa quota altimetrica. 2.7 Presenza nell antichità dell abete bianco in Val Cavargna In seguito a diverse ricognizioni a scopo archeologico effettuate dai Musei Civici di Como, (Laboratorio di archeologia), nelle Alpi Lepontine meridionali e precisamente in Val Cavargna, sono stati messi in evidenza alcuni punti, a quote differenti, caratterizzati da orizzonti del suolo contenenti fustoli di legno combusto; essi derivano probabilmente da incendi boschivi applicati in passato come sistema di deforestazione antropica. La ricerca è stata attuata con l applicazione di analisi pedoantrocologiche; l obbiettivo immediato è stato quello di verificare la presenza, nei diversi orizzonti, delle tracce degli incendi mediante l individuazione dei carboni di legno in essi presenti. L esame e lo studio dei carboni sono stati utilizzati per conoscere la successione delle associazioni vegetali che si sono avvicendate durante l olocene.

18 Grazie al lavoro di tirocinio e tesi del dott. Procacci Giovanni: Uso del territorio e deforestazione in Val Cavargna (Alpi Lepontine meridionali) fra terzo millennio a.c. e primo millennio d.c.: un caso di studio pedoantracologico. In Val Cavargna sono stati individuati, campionati e descritti dal punto di vista pedologico 12 profili di suolo e gli orizzonti di ciascun profilo sono stati analizzati in laboratorio. L analisi antracologica è stata eseguita su 1003 carboni e ha permesso di distinguere i seguenti taxa: Abies alba, Picea/Larix, Salix/Populus, Betula sp., Prunus sp., Alnus viridis DC., cfr. Alnus, Alnus/Corylus, cfr. Corylus, Fagus sylvatica, Quercus sez. ROBUR, Laburnum anagyroides/alpinum, cfr. Laburnum, Acer sp., cfr Acer, Ericaceae, cfr. Fraxinus, cfr. Cornus. I risultati delle analisi antracologiche sono stati elaborati statisticamente mediante tabelle e grafici; l analisi ha evidenziato: nella parte più bassa dei versanti, la presenza dominante di abete bianco (Abies alba) negli orizzonti più profondi e di faggio (Fagus sylvatica) in quelli più superficiali. Nei profili situati sopra il limite della vegetazione arborea si è riscontrata la presenza dominante di abete bianco fino agli orizzonti più superficiali. Gli ultimi profili, a oltre 1700 m di quota, sono caratterizzati da orizzonti carboniosi ricchi di frustoli di Ericaceae Questo accurato lavoro di tesi ci dice che: prima dal terzo millennio a.c il limite arboreo in Val Cavargna fosse molto più alto di quello attuale; e che gli ormai rari abeti bianchi presenti attualmente, un tempo occupavano interi versanti di montagne.

19 3. MORFOLOGIA PIANTE 3.1 Descrizione generale delle conifere Sono definite conifere tutte le piante portatrici di cono cioè di strobilo. Gli esseri viventi più alti, più grossi, più massicci e longevi sono conifere. Nella stragrande maggioranza dei casi le conifere sono sempreverdi e le foglie possono rimanere per molti anni sulla pianta e in alcuni generi il fogliame giovanile appare differente da quello adulto mentre i generi: Larix, Taxodium e Metasequoia perdono le foglie nei mesi autunnali rimanendo spogli durante tutto l'inverno. Le conifere costituiscono la classe più importante delle gymnospermae e comprendono numerose famiglie. Dal punto di vista economico i generi più importanti sono 4: il genere Abies che è rappresentato da una sola specie cioè l abete bianco (Abies alba) e così pure il genere Picea (Picea excelsa) ed il gener Larix (Larix decidua), mentre del genere Pinus si contano 8 specie cioè: il Pino silvestre (Pinus silvestris), I Pini nero e laricio (Pinus nigra), il Pino montano (Pinus mugo), il Pino domestico (Pinus pinea), Il Pinasto (Pinus pinaster), il Pino d aleppo (Pinus halepensis), Il Pino loricato (Pinus leucodermis ) e il Cembro ( Pinus cembra). Le specie di conifere che incontriamo sulle nostre montagne e lungo le nostre spiagge sono relativamente poche, ma alcune sono molto sociali in quanto formano grandi masse (boschi, foreste) che danno una fisionomia particolare al paesaggio e, per le utilizzazioni che l uomo ne trae, assumono grande importanza economica. Le conifere sono piante resinose, perché secernono una specie di oleoresina detta Trementina. Tali sostanze sono formate per l attività di speciali cellule tappezzanti dette canali resiniferi che sono situati specialmente nella corteccia ma che possono trovarsi anche nelle foglie, nei frutti, nei semi e spesso pure nel legno. Tra le conifere il solo tasso è del tutto sprovvisto di questi canali e quindi non è resinoso.

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