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1 NEW: ENERGIA AMBIENTE IN QUESTO NUMERO: Fotovoltaico. L ICI sugli impianti penalizza i cittadini virtuosi Fotovoltaico. Esteso il diritto al premio aggiuntivo fino ai 200KW Clima. Il carbon market alla prova del mercato. Ricerca della Fondazione Mattei Inquinamento. A Ispra, test ecologici per camion e autobus europei Riciclo. Verso l Asia i rifiuti dell UE Energia. Ue. 30 milioni in più all'italia Solare. Il rispetto di Kyoto favorirebbe l economia delle famiglie Piano casa. "Promuova l'efficienza energetica" secondo Ance e Legambiente Clima. La Conferenza delle Alpi chiede l'attuazione del Piano d'azione L agenda di Lula e Obama: crisi, energia e ambiente Nucleare. Scajola detta i tempi Nucleare. In Italia solo propaganda dice Rifkin Nucleare. Un progetto senza regole Rinnovabili. I ritardi delle scuole italiane Fotovoltaico. L ICI sugli impianti penalizza i cittadini virtuosi 16 marzo Molti paesi stanno utilizzando gli investimenti in fonti energetiche per combattere la recessione economica. Una delle principali iniziative del nuovo Presidente degli stati Uniti Barack Obama è stata infatti quella di stanziare ben 15 miliardi di dollari per le energie rinnovabili. In Italia ci sono una serie di iniziative per incoraggiare l utilizzo delle fonti rinnovabili, come le detrazioni IRPEF del 55% e il Conto Energia, ma, purtroppo, la convenienza per il cittadino e le imprese non riesce ancora ad emergere a causa della eccessiva pressione fiscale. Per quel che riguarda il fotovoltaico, ad esempio, una circolare dell Agenzia del Territorio, la Risoluzione n. 3 del , definisce gli impianti di produzione di energia elettrica dal sole alla stregua di qualsiasi impianto industriale e, di conseguenza, soggetto al pagamento di ICI. In questo momento, quindi, è in atto un contenzioso tra il Fisco e gli operatori del settore, che temono si voglia sfruttare un attività che in Italia ha avuto lo scorso anno un incremento esponenziale, per aumentare il gettito fiscale. In questo modo si sottopongono molti cittadini che avevano optato per il fotovoltaico in vista di interessanti incentivi, ad un onere che non avevano preso in considerazione. La misura si applica ai cosiddetti parchi fotovoltaici, cioè quegli impianti estesi che, in tal modo, vengono considerati come immobili a tutti gli effetti anche se non presentano strutture murarie. L Agenzia del Territorio, rispondendo ad alcune società produttrici di energia elettrica che manifestavano perplessità in merito agli accertamenti notificati, ha dichiarato che un parco fotovoltaico deve essere considerato catastalmente come un immobile di categoria D/1 opificio, in analogia a quanto già avviene per le turbine delle centrali idroelettriche. Secondo l Agenzia del

2 Territorio, l impianto fotovoltaico sottrae al terreno la funzione di produzione agricola e quindi deve essere considerato un immobile a tutti gli effetti. Gli addetti al settore, riuniti nell associazione Assosolare, ritengono invece che l impianto fotovoltaico non possa intendersi come opificio in senso stretto, in quanto manca una connessione strutturale tra pannelli e terreno. Inoltre l energia così prodotta ha una finalità di carattere pubblico, sancita anche dal decreto legislativo 387/2003. Per questo ritengono che gli impianti possano rientrare nella categoria catastale E ed essere quindi esclusi dall imposta. Fotovoltaico. Esteso il diritto al premio aggiuntivo fino ai 200KW 16 marzo E' stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il Decreto Ministeriale che estende il diritto al premio aggiuntivo per gli impianti fotovoltaici fino a 200kw, operanti in regime di scambio sul posto per la produzione di energia in edifici pubblici e residenziali. Un risultato che ritengo importante per il settore - ha spiegato Gianni Chianetta, presidente di Assosolare - in linea con gli obiettivi del Parlamento di incentivare maggiormente il fotovoltaico nell'edilizia, in particolare nelle regioni del Nord penalizzate dalla minore insolazione e di utilizzare il conto energia come strumento per promuovere l'efficienza energetica e ridurre le emissioni. Un segnale di attenzione verso il settore che in questi ultimi mesi ha vissuto un periodo di grande incertezza a causa di alcuni messaggi poco rassicuranti circa l'impegno del Governo nel voler mantenere il conto energia che, con questo decreto, risulta invece rafforzato nei suoi contenuti. Il premio consiste in una maggiorazione percentuale della tariffa così come prevista dal conto energia, pari alla metà della percentuale di riduzione del fabbisogno di energia conseguita ed attestata ma non può comunque eccedere il 30% della tariffa incentivante. L'ulteriore novità introdotta con l'articolo 2 del decreto è l'interpretazione dell'art. 4 (c. 4) del "Conto Energia" attraverso la quale si risolve positivamente tanto nella forma che nella sostanza il problema insorto con numerosi soggetti che, per cause varie, hanno ritardato oltre il 60 giorno la comunicazione al GSE di entrata in esercizio dell'impianto FV perdendo il diritto agli incentivi. Un incoraggiamento - ha detto Chianetta - per la promozione di impianti domestici e di media taglia poiché l'estensione fino ai 200 kw è l'ideale per le aziende di piccole e medie dimensioni, altamente energivore, con capannoni industriali in grado di ospitare un impianto fotovoltaico sul tetto senza alcun impatto ambientale. A tal proposito, un grande contributo potrebbe arrivare dalle Regioni se accogliessero la nostra proposta di semplificare il processo autorizzativo, in questo caso, ad una semplice DIA. L'industria italiana è costituita prevalentemente da aziende piccole e medie, per cui ci si aspetta che queste acquisiscano la maggiore quota di mercato del fotovoltaico in breve tempo. Clima. Il carbon market alla prova del mercato. Ricerca della Fondazione Mattei 16 marzo Gli strumenti di mercato introdotti dal Protocollo di Kyoto nell'ambito della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite rappresentano le risposte tangibili che oggi i Governi e le autorità competenti, le imprese ed altri attori chiave nel settore privato devono considerare nella definizione delle loro strategie di sviluppo. Di questi strumenti si è discusso a Milano in occasione del convegno su carbon market e meccanismi flessibili, organizzato dalla Fondazione Eni Enrico Mattei, dallo studio legale Linklaters e dai consulenti tecnici di AMEC. Attraverso il mercato i cosiddetti meccanismi flessibili - Joint Implementation (JI), Clean Development Mechanism (CDM) e International Emission Trading (IET)- consentono ai paesi industrializzati di adempiere ai propri obblighi di riduzione delle emissioni a costi inferiori, investendo in progetti di riduzione delle emissioni in paesi in via di sviluppo o in altri paesi sviluppati, come ad esempio quelli dell'est Europeo, o ancora acquistando sul mercato internazionale le quote di emissione, a costi inferiori rispetto ai propri costi marginali di riduzione. I numeri testimoniano che il carbon market è ormai una realtà importante: nel 2007 venivano scambiati sul mercato internazionale del carbonio milioni di tonnellate equivalenti di CO2, pari ad un valore finanziario di milioni di euro. Il sistema EU ETS rappresentava circa il 78% dei permessi/quote scambiati sul mercato internazionale. Entro il 2012 si stima inoltre che si

3 possano ottenere riduzioni di emissioni da progetti CDM pari a circa 1,5 milioni di tonnellate di CO2, con un ulteriore potenziale di riduzione delle emissioni dei progetti ancora in fase di preparazione stimata a circa 3 milioni di tonnellate. Le criticità e i vincoli, sia tecnici che giuridici, come anche le opportunità del carbon market per il settore privato in Italia sono state analizzate e discusse anche in prospettiva dei futuri scenari post 2012 e sulla base delle politiche europee di settore. Economisti, tecnici e giuristi hanno illustrato le caratteristiche e gli elementi cruciali del carbon market e dei meccanismi flessibili, riportando anche esperienze dirette sviluppate in ambito internazionale nella riduzione delle emissioni. Particolare enfasi è stata posta sulle potenzialità dei progetti di cattura e stoccaggio del carbonio, sulle criticità riscontrate in questa prima fase di vita e di attuazione del Protocollo di Kyoto, e sulle prospettive future dei meccanismi flessibili. Sono stati discussi in particolare: le dinamiche dei prezzi nel mercato del carbonio, anche in relazione alla crisi finanziaria; la realizzabilità degli obiettivi del pacchetto sull'efficienza energetica europeo (obiettivo ) al 2020, guardando in particolare alla capacità dell'italia di adempiere agli obiettivi di Kyoto e del pacchetto europeo; il potenziale dei progetti CDM, soprattutto per le imprese italiane, e in particolare le sfide relative ai progetti CCS e la percezione degli operatori italiani sull evoluzione e le prospettive del carbon market. Inquinamento. A Ispra, test ecologici per camion e autobus europei 16 marzo Il Centro Comune di Ricerca della Commissione europea di Ispra ha una nuova struttura per testare il consumo e le emissioni di autobus e camion, in vista dell'adozione delle linee guida per gli Euro 6 nel Simulare in maniera realistica la spinta del vento o l attrito pneumatico-strada sui mezzi pesanti fino a 40 tonnellate o sugli autobus, fino a 12 metri di lunghezza. Sono solo alcune delle funzioni che il nuovo impianto, dal nome VELA 7, presso il Centro comune di ricerca (CCR) della Commissione europea a Ispra è destinato a svolgere per testare il consumo e le emissioni di autobus e camion. Un obiettivo ancora più importante in vista della scadenza del 1 aprile 2010, quando dovranno essere definite le linee guida per l applicazione delle nuove norme di emissione Euro 6 per i veicoli pesanti. La Commissione europea ha dichiarato il Commissario europeo per la scienza e la ricerca, Janez Potoènik combatte i cambiamenti climatici con le parole e con i fatti, grazie ad esperti interni, sia a livello politico che scientifico. Il Centro di ricerca della Commissione ci fornisce dati scientifici indipendenti e affidabili che servono ad ispirare le norme istituite nella legislazione ambientale dell UE tesa a combattere l inquinamento atmosferico e a ridurre gli effetti negativi del trasporto su strada. Oggi ha proseguito il commissario il trasporto merci su strada in Europa ha raggiunto i 1888 miliardi di tonnellate-chilometri l anno; se aumentiamo l efficienza dei camion riusciremo a ridurre di molto il consumo di carburante. La nuova struttura è una delle più avanzate al mondo e permetterà di avere risultati indipendenti, accurati e imparziali, permettendo di sperimentare tutta una serie di combustibili alternativi e di sistemi di post-trattamento dei gas di scarico dei camion in configurazioni esistenti o future. Verrà data una risposta esaustiva anche alla quantità di emissioni dei veicoli pesanti dell UE, un passo necessario per ridurre successivamente le emissioni in maniera efficace. La spettroscopia e altre tecnologie moderne permettono infatti di analizzare nel dettaglio i componenti gassosi più importanti e le particelle contenute negli scarichi. Riciclo. Verso l Asia i rifiuti dell UE 16 marzo E' boom di esportazioni dall'unione europea di materiali da riciclo, come plastica, carta e metalli, nei mercati asiatici. Secondo i dati di un rapporto sulle spedizioni transfrontaliere dei rifiuti dell'agenzia europea per l'ambiente (Eea), nel periodo fra il 1995 e il 2007 l'ammontare complessivo delle spedizioni di rifiuti non pericolosi ha registrato un'impennata dalla Ue verso

4 l'asia: la quantità di carta esportata in questo continente è decuplicata, quella di plastica aumentata di undici volte e quella di metalli quintuplicata. In generale, la Ue nel 2007 ha spedito più rifiuti di plastica nei mercati asiatici che in tutta l'unione europea, mentre per la carta l'ammontare è stato uguale e per i metalli inferiore. Ma l'europa non è autosufficiente solo sul fronte di materiali da riciclo. Anche sul fronte dei rifiuti elettrici ed elettronici il quadro è tutto da definire, in assenza di dati aggregati. Solo nel 2005, oltre tonnellate di tv a colori sono partite verso l'africa. Energia. Ue. 30 milioni in più all'italia 16 marzo L'Italia ottiene 30 milioni di euro in più dalla lista di progetti da 5 miliardi di euro da finanziare con il bilancio Ue nell'ambito del Piano di rilancio economico europeo. E' quanto traspare dall'ultima proposta di compromesso elaborata dalla presidenza di turno ceca dell'ue. Nello specifico, i fondi per il gasdotto 'Galsi' tra Algeria e Italia, tramite la Sardegna, passano da 100 a 120 milioni di euro, mentre quelli per l'elettrodotto Sorgente-Rizziconi tra Sicilia e Calabria salgono da 100 a 110 milioni di euro. Invariate le cifre per gli altri progetti di interesse italiano: 100 milioni per l'interconnettore Turchia-Grecia-Italia (Itgi), promosso dall'edison; 20 milioni per l'elettrodotto Italia-Malta; 100 milioni per l'impianto di cattura e stoccaggio (Ccs) del CO2 nella centrale Enel di Porto Tolle. La nuova lista è stata discussa dai ministri degli Esteri Ue, in vista di un'approvazione definitiva da parte del Consiglio europeo del marzo a Bruxelles. Nel complesso, la presidenza ceca ha deciso di tagliare le risorse destinate all'agricoltura e allo sviluppo della banda larga, che scendono da 1,25 a 1,1 miliardi, con una maggiore flessibilità di utilizzo tra i due obiettivi. Nell'ambito del capitolo 'Energia', passato da 3,75 a 3,9 miliardi, sono stati ridotti gli stanziamenti per la Ccs e aumentati quelli per gli interconnettori di gas ed elettricità. Tra gli Stati membri, il maggior beneficiario delle ultime modifiche è la Germania, che ottiene 50 milioni in più per un elettrodotto e altri 50 per un progetto di energia eolica offshore. Spagna e Francia hanno spuntato 75 milioni di euro per un elettrodotto, mentre altre 'briciole' sono state spartite tra Gran Bretagna e Irlanda (10 milioni per un elettrodotto), Portogallo (10 milioni), Bulgaria-Grecia e Slovacchia-Ungheria (5 milioni in più in entrambi i casi). Inoltre la dotazione per la rete offshore di eolico nel Mare del Nord è salita a 165 milioni (+10) e altri 5 milioni si aggiungeranno ai finanziamenti per l'inversione del flusso di gas, che interessa diversi Stati membri. Dal punto di vista finanziario la presidenza Ue, piegandosi alle richieste di numerosi Stati, "esclude" il ricorso al bilancio Ue 2008 per finanziare il fondo da 5 miliardi. I fondi verranno recuperati dai 'margini' dei bilanci 2009 e 2010, ma nel caso in cui non sia sufficiente è possibile un allungamento al Sulla base delle ultime modifiche, il vicepremier ceco agli Affari europei, Alexandr Vondra, è sicuro di aver trovato un accordo. "Abbiamo messo sul tavolo una proposta di compromesso che riteniamo risponde alle preoccupazioni sollevate dagli Stati membri, rispettando allo stesso tempo gli obiettivi strategici dell'ue e mantenendo un equilibrio geografico. La gran parte degli Stati membri, infatti, ha espresso il proprio pieno appoggio ha assicurato Vondra. Solo così confermeremo la capacità dell'ue di agire rapidamente e in maniera coordinata di fronte alla crisi economica. Solare. Il rispetto di Kyoto favorirebbe l economia delle famiglie 16 marzo Con quanto l'italia dovrà pagare come penali per non aver rispettato gli accordi di Kyoto, si potrebbero regalare alle famiglie italiane quasi un milione e mezzo di impianti termici all'anno o impianti fotovoltaici. In Italia, infatti, stiamo mandando in fumo ogni giorno una

5 somma che consentirebbe di regalare ogni giorno alle famiglie italiane ( tremilaseicento) pannelli solari termici (per acqua calda) o 180 impianti di pannelli fotovoltaici da 3 Kw, quanto normalmente fornisce la rete elettrica. Fatti i debiti conti, in un anno sarebbero gli impianti per l acqua calda gratis e gli impianti fotovoltaici l anno, corrispondenti ad una potenza di Kw. Al di là dell enorme risparmio per le famiglie italiane, risparmio che potrebbe dirottarsi per altre spese, la produzione e l istallazione di tali apparecchiature di produzione di energia pulita potrebbe generare migliaia di posti di lavoro e la crisi sarebbe solo un ricordo, come l inquinamento da Co2 e le conseguenze arcinote sul clima e la salute del mondo nonché gradualmente sullo stesso crescere del debito. Questo perché, solo considerando il solare termico, per ogni Kwp installato si possono produrre in un anno: da 1100 Kwh (Nord Italia), a 1600 Kwh (Sud Italia) e quindi risparmiare emissioni nocive da 729 Kg di CO2 (Nord Italia) a 1043 Kg CO2 (Sud Italia). Un impianto da 1 Kw di energia solare ci fa risparmiare in un anno circa una tonnellata di anidride carbonica. Tutti i pannelli termici istallabili in un anno, quindi, ridurrebbero di circa il 40%il divario tra la Co2 che attualmente si emette in Italia e quella che si dovrebbe emettere, per rientrare nei parametri dell'accordo di Kyoto. 64 milioni sono le tonnellate di Co2 che in Italia si emettono in eccesso ogni anno e 26,820 milioni di tonnellate sono quelle che si potrebbero "risparmiare" istallando pannelli. In poco più di due anni, perciò la crescita del debito sarebbe azzerata. Dove prendere i soldi per tutto questo? L Italia sta accumulando un debito di 3,6 milioni di euro al giorno per lo sforamento delle emissioni di CO2 rispetto all'obiettivo previsto dal Protocollo di Kyoto. Sulla base delle prime stime delle emissioni climalteranti nel primo anno di conteggio, nel 2008 si è accumulato un debito di circa 1,3 miliardi di euro. La crescita del debito (per ogni tonnellata di CO2 si può stimare un prezzo di 20 ) si può visualizzare in tempo reale dal contatore presente nel sito del Kyoto Club (ad oggi un debito di 42 al secondo). Questo costo deriva dal divario di oltre 64 milioni di tonnellate di CO2 tra i valori del 2008 e il target di Kyoto. Va ricordato che nel periodo di adempimento , la quantità di emissioni assegnate all'italia è pari a 483 Mt CO2 eq (-6,5% rispetto al 1990). Malgrado il modesto calo delle emissioni degli ultimi anni, quella di Kyoto rimane un'emergenza pesante in termini economici, di immagine e di mancate opportunità. Paghiamo dieci anni di sottovalutazione del problema climatico e di una notevole superficialità rispetto all'entrata in vigore del Protocollo. Poiché ogni ulteriore ritardo comporterà costi crescenti, sarà fondamentale che le istituzioni mettano al centro delle politiche del Paese la questione climatica, con conseguenti scelte oculate su efficienza energetica, utilizzo delle fonti rinnovabili e trasporti. Piano casa. "Promuova l'efficienza energetica" secondo Ance e Legambiente 16 marzo "Il Piano casa sia una spinta alla riqualificazione energetica e all'edilizia di qualità". Questo l invito di Ance e Legambiente che "condividono la necessità di riqualificare e rinnovare il patrimonio edilizio individuando provvedimenti immediati ed efficaci anche per la loro possibile funzione anticongiunturale come affermano in una nota congiunta. A tal fine ritengono opportuno che questa azione avvenga nell'ambito di una politica industriale del settore delle costruzioni che migliori la qualità del prodotto, sostenga la professionalità e la competenza degli attori del processo, stimoli l'interesse e la sensibilità dei consumatori verso prodotti di qualità". Nei maggiori paesi industrializzati, e in particolar modo nei principali paesi europei, "il percorso più efficace individuato è di legare la riqualificazione del patrimonio immobiliare ad obiettivi di efficienza energetica e di diffusione dell'uso delle fonti rinnovabili- spiegano Ance e Legambiente - un obiettivo ribadito dalla nuova direttiva 91/02 in discussione al Parlamento europeo che ne prevede l'applicazione in tutti gli interventi di riqualificazione del patrimonio edilizio esistente". L'edilizia sostenibile, del resto, "è uno dei mercati di punta dei prossimi anni, su cui scommette la Commissione europea per sviluppare innovazione, muovere nuove filiere produttive, ridurre il consumo di energie di fonte fossile e di provenienza estera, contribuire alla riduzione delle emissioni di CO2 e conseguentemente, per il nostro paese, contenere le sanzioni previste dal

6 protocollo di Kyoto e dal pacchetto energia-ambiente ". Clima. La Conferenza delle Alpi chiede l'attuazione del Piano d'azione 16 marzo Nel quadro della Conferenza delle Alpi che si è tenuta a Evian, i Ministri dell'ambiente dei Paesi alpini hanno sottolineato che l'arco alpino è particolarmente colpito dagli effetti del cambiamento climatico. Con il «Piano d'azione Clima», la Svizzera, l'austria, la Germania, il Liechtenstein, la Francia, l'italia e la Slovenia intendono affrontare il problema congiuntamente. Uno dei fattori principali del cambiamento climatico nello spazio alpino è costituito dal traffico stradale. Le emissioni che esso genera si ripercuotono direttamente sull'ambiente e sulla popolazione residente nelle anguste vallate alpine. D'intesa con gli Stati limitrofi, occorre pertanto ridurre sensibilmente il traffico merci attraverso le Alpi. Obiettivo, questo, che la Svizzera persegue nel quadro della sua politica di trasferimento del traffico dalla strada alla ferrovia. Durante la Conferenza, il Consigliere federale Moritz Leuenberger ha presentato la proposta svizzera di una Borsa dei transiti alpini, tesa a ridurre il traffico merci sugli assi stradali transalpini tramite strumenti di economia di mercato. Con questa borsa, l'autorizzazione ad effettuare un trasporto attraverso le Alpi verrebbe vincolata all'acquisto di un diritto di transito. Il Capo del DATEC ha inoltre chiesto ai Paesi alpini l'adozione di misure congiunte, volte a prevenire ed eliminare gli effetti negativi sul clima in base al principio di causalità. In questo contesto il Ministro elvetico ha ricordato l'idea di introdurre una tassa sulla CO2 a livello mondiale. Il diritto di transito potrebbe essere acquisito dagli autotrasportatori con le cosiddette unità di transito, messe all'asta annualmente e in seguito commercializzate liberamente. Da studi condotti in quest'ambito emerge che la borsa dei transiti alpini costituisce uno strumento efficiente e non discriminatorio. Il Consigliere federale Leuenberger ha sottolineato che non si intende ridurre il traffico merci transalpino attraverso la Svizzera a scapito dei Paesi limitrofi. La Convenzione delle Alpi rappresenta il quadro ideale per definire concretamente la collaborazione tra i diversi Stati. Nel programma di lavoro dovranno essere presi in considerazione principalmente gli interessi della popolazione alpina. Si prevede inoltre di far partecipare a questo processo anche le organizzazioni non governative attive nell'arco alpino. L agenda di Lula e Obama: crisi, energia e ambiente 16 marzo Crisi economica globale, energia e ambiente. Questi i temi che sono stati affrontati nell'incontro tra il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama e il brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva. I due leader hanno parlato anche dei due vertici cui parteciperanno nelle prossime settimane, il G20 di Londra (2 aprile) e il quinto Summit delle Americhe (17-19 aprile Port of Spain, Trinidad e Tobago). "Vado negli Stati Uniti per chiedere un differente visione dell'america Latina - ha detto Lula prima di lasciare il suo Paese. Siamo un continente democratico, pacifico e gli Stati Uniti devono guardare alla regione in modo produttivo, di sviluppo e non pensando solo alla lotta al traffico di droga e alle organizzazioni criminali - ha aggiunto. Nucleare. Scajola detta i tempi 16 marzo Serviranno dai 3 ai 4 anni, in primis, per concludere l'iter necessario per autorizzare l'avvio alla produzione di energia nucleare ed altri 4-5 anni per portare a termine la costruzione della prima centrale di nuova (terza generazione) generazione. Questi i tempi secondo il Ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, per il ritorno in Italia dell'energia nucleare. Quindi secondo Scajola i tempi tecnici, dovendo essere anche realistici, dovrebbero essere stimati nell'ordine dei dieci anni, individuando nel 2020 l'anno limite entro il quale avviare la prima centrale

7 italiana. Un punto importante da dirimere rimane però la scelta dei siti sui quali verranno costruite le nuove centrali. Il ministro ha dichiarato che una volta che saranno definiti i criteri per l'idoneità dei siti e la conformità normativa su sicurezza ed efficienza, ci sarà concorrenza tra i vari territori per ospitare le centrali. La popolazione deve capire, come ha detto Scajola, che la costruzione di una centrale nucleare non deve essere vista come un rischio ma, anzi una risorsa in grado di portare benessere e ricchezza, prendendo come esempio il continente francese dove ormai convivono da molto tempo con questa 'problematica'. Scajola è ritornato anche sul recente accordo, sul nucleare, firmato da Italia e Francia, sottolineando come, alla luce dell'accordo siglato da Enel e Edf, questa intesa permetterà al Paese di ottenere una potenza di MW nucleari, da considerasi un ottimo risultato, che rappresenta circa la metà della potenza presumibilmente necessaria a coprire con l'energia nucleare il 25% dei consumi elettrici attesi nel Nucleare. In Italia solo propaganda dice Rifkin. 16 marzo Secondo Jeremy Rifkin, consigliere per l'energia del presidente americano Barak Obama, la questione del nucleare in Italia è solo propaganda: E' soltanto propaganda, non ci sarà mai perché non ci sono i soldi. Secondo Rifkin, che è intervenuto a Palermo nei giorni scorsi tenendo una lectio magistralis in occasione della presentazione del Pears (Piano energetico e ambientale della regione siciliana), l'idea del nucleare in Italia è folle poiché il nostro è il Paese del sole e delle fonti rinnovabili. Secondo l'economista l'indipendenza energetica non viene data dal nucleare, bensì dalla sua fonte, ossia l'uranio. L'Italia ha l'uranio? dice Rifkin. No. E allora non potrà avere mai l indipendenza energetica. Il sole, invece, c'è ed è per questo che bisogna investire in queste infrastrutture che permettono di sfruttare le fonti che ci sono. In Sicilia, per esempio c'è il sole: bisogna sfruttarlo. La tecnologia oggi - continua Rifkin - permette di sfruttare il sole con una efficienza molto più alta di ieri e questa va portata rapidamente in Sicilia piuttosto che pensare al nucleare. Il nucleare ha risolto qualche problema in Francia, in Italia non ci sono i soldi e non c'è l'uranio: non è una questione ideologica sulle scorie. Se è sicuro o meno. Restando sempre in Sicilia e sull'argomento nucleare, il Governatore Lombardo ha fatto sapere, a margine della lectio magistralis tenuta all'università di Palermo da Jeremy Rifkin, che il nucleare in Sicilia si farà solo a tre precise condizioni: sicurezza, convenienza e partecipazione dei cittadini. Nucleare. Un progetto senza regole 16 marzo La ripresa nel nostro paese della produzione di energia da fonte nucleare è all attenzione del parlamento dalla scorsa estate. Il progetto del governo si è concretizzato nel ddl 1441-ter (oggi testo AS 1195) Disposizioni per lo sviluppo e l internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia, tra cui spicca un sottoinsieme di norme cui è affidata la nuova disciplina del settore nucleare, ovvero in particolare gli articoli 14 ( Delega al Governo in materia di nucleare ), 15 ( Energia Nucleare ), 17 ( Agenzia per la sicurezza nucleare ). Allo stato attuale il pacchetto nucleare è ancora in discussione al Senato e l approvazione non è certo dietro l angolo a causa della valanga di emendamenti presentati dallo stesso governo. Ma contemporaneamente, in evidente contrasto con le dichiarazioni a effetto della collaborazione tra i due monopolisti dell energia, che sembrano dare concreto avvio alla fase operativa di rientro nel nucleare, c è la persistente assenza di una disciplina definita e certa, necessaria sia per i possibili operatori del settore che per garantire la sicurezza dei cittadini. Non è infatti sufficiente il recupero di popolarità dell energia elettronucleare sia a livello internazionale (esemplare il mutamento di posizione di un paese come la Svezia) che sul piano interno, forse dovuto alla generale preoccupazione per i cambiamenti climatici prodotti dai gas-

8 serra e la convinzione che un nuovo mix di fonti per la produzione di energia debba prevedere una crescita delle energie rinnovabili e del nucleare. Il ritorno al nucleare rimarrà una locuzione vuota se non si procede in tempi brevi a definire un quadro di regole univoche e affidabili, riguardo tempi e contenuti, particolarmente rilevanti in un settore ad alto grado di sensibilità come il nucleare. Sono, questi, prerequisiti irrinunciabili della disciplina. La benché minima incertezza va a incidere fortemente sugli aspetti economici e organizzativi e può produrre negli stessi operatori la percezione di un maggiore rischio connesso al loro investimento. Quindi allo stato attuale è indispensabile un lavoro efficace di elaborazione del contesto normativo, che né il parlamento né il governo per ora sembrano in grado di garantire. Rinnovabili. I ritardi delle scuole italiane 16 marzo Scuole italiane ancora in ritardo nell adozione delle fonti rinnovabili e sistemi per il risparmio energetico. Ma in compenso aumentano di anno in anno gli istituti che scelgono forme di gestione dell energia più sostenibili. È il quadro che emerge dal nono rapporto di Legambiente sull edilizia e i servizi scolastici nel nostro Paese, ampliato per la prima volta con il contributo di Edison, che ha permesso di realizzare la prima indagine nazionale sui criteri di gestione energetica delle scuole. Secondo il dossier, continuano a crescere, le scuole italiane illuminate da fonti a basso consumo (51,48 per cento), mentre solo il 6,75 per cento utilizza fonti di energia rinnovabile e il 24,44 per cento utilizza altre forme per risparmiare energia, impiegando valvole termostatiche, strumenti per la regolazione climatica, cellule fotoelettriche (in netta crescita rispetto al nel 2007 quando erano il 16,49 per cento). In particolare, il solare termico e il fotovoltaico si trovano rispettivamente nel 1,48 per cento e 5,15 per cento degli istituti. Solo 11 scuole su un campione di 1823 (0,6 per cento) hanno sia un sistema che l altro. Il fv è doppio nel Centro Italia rispetto al Nord e al Sud, mentre il solare termico risulta invece utilizzato più al Nord e al Sud. Lo studio evidenzia inoltre che sempre più spesso vengono utilizzati materiali sostenibili per la costruzione e ristrutturazione delle scuole e adottate tecniche di bioarchitettura per i nuovi edifici.

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