CORRESPONSABILITÀ, ANIMA DELL EVANGELIZZAZIONE

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1 Periodico di informazione dell Arcidiocesi di Campobasso - Bojano Ufficio per le Comunicazioni Sociali Registrazione Tribunale di Campobasso n. 231 del Anno XII - n agosto Euro LA CONVOCAZIONE DIOCESANA: PASTORI ANCHE I LAICI CORRESPONSABILITÀ, ANIMA DELL EVANGELIZZAZIONE P Michele Tartaglia er voi sono prete, con voi sono cristiano : è questo lo slogan, di evidente matrice agostiniana, scelto per indicare la strada del prossimo anno pastorale, che prenderà avvio dalla convocazione diocesana che si terrà a Castelpetroso l 11 e il 12 settembre prossimi e si concluderà a Campobasso il 13 settembre pomeriggio, con la celebrazione eucaristica preceduta dall esposizione delle linee pastorali da parte del nostro vescovo. Il tema, sebbene rifletta il cammino della chiesa universale, che sta vivendo l anno sacerdotale, assume per la nostra chiesa locale una connotazione particolare, che si riassume in una parola chiave: corresponsabilità. Nel corso dell anno pastorale appena concluso, infatti, è emersa sempre di più la necessità di rimettere in moto l azione pastorale parrocchiale, tenendo a cuore soprattutto la catechesi e l iniziazione cristiana, che necessita sempre più di sinergia tra la famiglia e la parrocchia. Se da un lato, quindi, l anno che ci sta davanti è particolarmente dedicato al sacerdozio, non dobbiamo dimenticare che, se tale ministero ha senso, è perché è al servizio del popolo di Dio, di cui il prete è parte. La comunità non è semplicemente destinataria o fruitrice di servizi, ma è soprattutto, come ci insegna il Concilio, il segno o sacramento del rapporto tra Dio e l umanità. Il segno, a sua volta, serve, perché rimanda ad altro, e quindi la dimensione del servizio (ministero) non è specifica solo del prete ma appartiene a tutta la comunità; essa nella Scrittura è definita popolo sacerdotale, intermediario, cioè, nella sua totalità, tra Dio e mondo. Se il prete è pastore del popolo di Dio, il suo servizio pastorale consiste nel far prendere coscienza alla comunità di essere sacramento, sacerdote, e quindi intermediaria tra il Dio incontrato e amato e l umanità. Se normalmente si parla in modo velatamente spregiativo di quelli di fuori, è necessario prendere coscienza che la comunità esiste per essi e non al di sopra di essi o al di fuori di essi (si vedano gli splendidi passaggi dell antica Lettera a Diogneto, nei capp. 5-6). Per questo ogni comunità deve essere ministeriale, connotata, cioè, dalla dimensione del servizio. I laici più vicini alla parrocchia o appartenenti a comunità equivalenti, non sono i privilegiati della grazia, ma devono essere sempre più coscienti di essere chiamati a prendersi cura, a diventare pastori dell umanità. La sfida che ci viene dal Concilio e dal ritorno alle fonti della fede, soprattutto la Scrittura, è quella di sentirci tutti più attivi nella vita ecclesiale, non per mania di protagonismo, ma per debito verso i doni di Dio; siamo tutti, laici e preti, quindi, chiamati a collaborare per rendere più efficace l annuncio del vangelo, inteso non come fardello di dettami religiosi, ma come lieta notizia liberante per gli uomini e le donne di oggi. E in quest ottica che dobbiamo collocare l impegno alla nascita o alla riqualificazione dei consigli pastorali parrocchiali, promossa dal vescovo e fatta propria dalla diocesi a cominciare dal presbiterio. E solo una tappa, questa, in un percorso più articolato che tende alla piena consapevolezza dell impegno che deriva dalla fede, accolta con i sacramenti dell iniziazione cristiana, ma che necessita di giungere a maturazione nel servizio disinteressato ad una umanità che, spesso senza saperlo, desidera fare esperienza dell amore di Dio. La prossima convocazione diocesana (vedi pagg ) sarà l occasione per porre il fondamento del cammino pastorale che ci sta davanti, cioè l ascolto della Parola, fonte e criterio per discernere la fede di ciascuno. continua a pag. 10 Impariamo da Maria, che cavalca le nubi. Solo allora potremo progettare un futuro di speranza e di coraggio, vincendo... la diffidenza che sento tra la gente... verso nuove iniziative di cooperazione... (Cor ad cor, pag. 3) PRIMO PIANO La nuova catechesi permanente pag. 2 TERREMOTO A L Aquila messaggeri di speranza pagg. 4-5 SICUREZZA Una legge che non ci piace pag. 19

2 PRIMO PIANO 2 IL NUOVO ITINERARIO DI CATECHESI PERMANENTE GENITORI, A VOI IL CATECHISMO Il nuovo scenario dell iniziazione cristiana fa protagonisti i padri e le madri I l campo di formazione e aggiornamento rivolto ai catechisti della diocesi di Campobasso-Boiano, organizzato dall Ufficio Catechistico Diocesano (diretto da don Michele Socci) e svoltosi a Castelpetroso fra il 31 luglio e il 2 agosto 2009, ha visto la partecipazione di una ventina di parrocchie e la presenza costante di mons. GianCarlo Bregantini, affiancato dalla prof.ssa Emilia Di Biase, moderatrice e animatrice dell appuntamento estivo. Sua, infatti, è stata l iniziativa di incoraggiare, nella nostra diocesi, la diffusione di un innovativo itinerario di formazione per i bambini che si apprestano a ricevere l Eucaristia, itinerario che è stato presentato nelle sue linee essenziali già a maggio (in un incontro informativo svoltosi nella sala Celestino V, a Campobasso) e poi ampiamente illustrato, durante il campo, da due catechiste della parrocchia calabrese di Bovarino, nella Locride, ormai da otto anni alle prese con un modello di catechesi del tutto originale e completamente rinnovato. Lanciato alcuni anni fa dalla parrocchia di Mattarello (diocesi di Trento), questo modello parte dal concetto che il catechismo tradizionale soffre di alcuni punti deboli: l assenza delle famiglie o il disagio di gestire le nuove famiglie (convivenze, separazioni), il mancato contatto fra catechisti e pastorale familiare, il raro lavoro di squadra fra gli stessi catechisti, la carenza delle strutture, la presenza talvolta poco collaborativa dei parroci, l inadeguatezza dei sussidi (il cui linguaggio e i cui contenuti sono poco rispondenti alle esigenze e ai vissuti del bambini di oggi), il crescente disinteresse dei piccoli, che diventa demotivazione negli anni che sfiorano la preadolescenza e spesso si traduce anche in comportamenti indisciplinati. Il nuovo itinerario di formazione catechistica vorrebbe quindi coinvolgere come protagoniste le famiglie e nel contempo trasformare la catechesi tradizionale e scolastica in iniziazione cristiana permanente, ossia in un cammino di vita che coinvolga il bambino in modo consapevole, portandolo ad una scelta di fede adulta, convinta, che abbia delle ricadute positive su tutto il suo cammino esistenziale e anche sulla vita coniugale dei genitori. Nel corso di questo cammino (che parte dalla cura delle famiglie fin dal battesimo e si conclude, per il fanciullo, a 14 anni), al termine della scuola elementare il bambino riceve contemporaneamente la Confermazione, prima, e l Eucarestia poi, secondo l ordine con cui dovrebbero effettivamente essere somministrati i sacramenti e che invece è abitualmente invertito ormai nella prassi comune: l Eucarestia, infatti, è il traguardo dell iniziazione cristiana, e deve pertanto giungere in seguito alla Conferma del Battesimo, che avviene mediante la Cresima. I due sacramenti (è un indicazione orientativa) si ricevono in corrispondenza della quinta elementare, ma si adattano elasticamente alla maturità e alle esigenze di ciascuno. Gabriella de Lisio INDICAZIONI PRATICHE ED ORGANIZZATIVE Gli anni di cammino sono complessivamente 8 (escludendo tutto il percorso prebattesimale, battesimale e postbattesimale condotto con le famiglie): A) - cinque anni (età 6 10 anni), scanditi in ACCOGLIENZA (1 anno), PRECATECUMENATO (2 anno) E CA- TECUMENATO ( anno). Al termine si ricevono Confermazione ed Eucarestia. B) - tre anni (età anni) corrispondenti alla MISTAGOGIA Le fasce di età indicate in parentesi sono raccomandate ma orientative, non vincolanti: i fanciulli possono iniziare il percorso anche a 7 anni o più in là, laddove non sia stato possibile iniziarlo durante la frequenza della classe 1a elementare. LE MAMME A SCUOLA I bambini avranno una ragione di più per dire, un giorno: grazie, mamma. La novità forse più grande del percorso di catechesi sta qui: le catechiste tradizionali (la cui esperienza viene comunque riutilizzata) non operano più direttamente coi bambini ma formano nuove catechiste, cioè le mamme stesse dei bambini. La scelta della parrocchia di Bovarino (Locride) è nata perché è stato difficile far passare il nuovo modello fra chi privilegia la tradizione. Pur lasciando, dunque, la possibilità di seguire il percorso abituale, gradualmente le mamme coinvolte sono state formate adeguatamente e hanno dato un insperata disponibilità a mettersi al servizio della parrocchia. Lunedì, a Bovarino, è il giorno dedicato alla formazione: le mamme si riuniscono con le catechiste, il parroco e un biblista, e preparano l incontro settimanale. Ad ogni mamma è affidato un gruppo di una decina di fanciulli. Due fra le catechiste, inoltre, diventano parte di un Gruppo Progetto parrocchiale (composto dal parroco, due catechiste, un biblista, un rappresentante della Carità, uno della Liturgia e una coppia di genitori) che si occupa della progettazione annuale del percorso catechistico. LE NOVITÀ PIÙ EVIDENTI DAL CORSO AL PERCORSO Una serie di parole-chiave per sintetizzare lo spirito e l ispirazione del nuovo itinerario, sono le seguenti: - non si parla più di iscrizione dei bambini al corso di catechismo, ma di festa dell accoglienza : l inizio del percorso viene festeggiato con momenti di gioco, canto e animazione insieme al parroco, alle catechiste e alle famiglie; - non più lezioni, ma incontri, per giunta di durata variabile (se un ora non basta, all occorrenza ci si trattiene per due!); - non più insegnamento, ma accompagnamento dei bambini e delle famiglie; - non più sussidi tradizionali della CEI ma preferenza data al fare, ossia alle attività di laboratorio che aiutano a comprendere i continui riferimenti alla Parola attraverso i giochi, la manualità e delle semplici spiegazioni; - non precetti di morale come buone maniere, ma fede e incontro con Gesù che ispirano spontaneamente i comportamenti sani e giusti. E l incontro, l integrazione tra fede e vita, è il modo di far scaturire stili di vita cristiani dalla fede; - non programmi standard e rigidi da seguire ma itinerari calibrati sui gruppi e rispondenti alle esigenze diverse dei bambini e dei contesti; - non date prestabilite ma flessibili per i sacramenti, che vengono concordate solo quando tutto il gruppo dei bambini ha raggiunto la maturità e il gradi do consapevolezza atteso; - non un corso, dunque, ma un percorso di vita. LA PAROLA DEL VESCOVO PRIMIZIE, NON ÉLITE Sentirsi primizia e mai elite, cioè sentirsi annunciatori e testimoni, ma mai maestri, seme di speranza e non gruppo isolato, eletto e migliore degli altri poiché in possesso della verità e di ricette di salvezza o di morale. Ha sintetizzato così padre GianCarlo Bregantini il senso di questo rinnovata avventura di evangelizzazione primaria. E don Michele Socci ha aggiunto: Saper comunicare il Vangelo in un mondo che cambia con coraggio e disponibilità, puntando sulle relazioni e mettendosi in discussione per cercare nuovi linguaggi, nuovi metodi e nuovo entusiasmo.

3 3 TERZA PRIMO PAGINA PIANO IL PIEDE SULLE NUBI DEL CIELO Nelle mie quotidiane visite ai nostri sacerdoti, dentro il vissuto delle loro parrocchie, che sempre più si affollano sulla mia agenda con grande mia gioia, mi sono imbattuto, felicemente, in tre statue del Di Zinno nella bella chiesa di Campochiaro. E una comunità che custodisce diverse opere del Di Zinno, tutte firmate e datate intorno al E stato bello parlarne con don Mauro, il giovane parroco, molto competente in materia. Ma non riuscivo a staccare gli occhi da una di esse, quella centrale, la statua della Madonna Assunta in cielo, cui è dedicata anche la parrocchia. Perché, mi direte? Oltre alla bellezza di forme e di movimento che il grande scultore molisano sa imprimere alle sue opere, nel contorcersi del Barocco che plasma inediti spazi di luce, mi ha colpito un gesto energico di quella statua. Infatti Maria Assunta, oltre alle mani aperte, che additano a tutti noi la nostra patria, che è nei cieli, poggia il piede sinistro su una nube. Quasi la schiaccia, la utilizza come gradino, vi sale con facilità, domina la scena con quella bellezza che la fede intravede in questo mistero. E Maria che diviene regina. E il cosmo, già da Cristo redento, che ora viene conquistato da Maria. Con precisi messaggi, che subito sono entrati nel mio cuore. Specie dopo aver parlato con la gente in piazza e al bar. In uno dei tanti nostri paesi. Uno come tutti, dove le speranze si fanno rare. Dove è difficile dominare le angosce che entrano nella nostra cultura, specie davanti al futuro dei nostri giovani. Ecco perché mi è piaciuta quella statua regale, di quella regalità rilanciata dal concilio. Dove non è la corona forzatamente appiccicata che la rende evidente. Ma è quel piede che schiaccia le nubi. Che sale. Che domina le paure dell ignoto. Non più il serpente che viene schiacciato, come si vede nella vicina statua dell Immacolata, sempre del Di Zinno. Ma sono le nubi, cioè le nostre realtà quotidiane. Perché ogni cristiano possa camminare sulle nubi del cielo. Quasi a dirci, specie ai giovani, che non ci dobbiamo rassegnare. Basta con il ripetere quel ritornello, così abusato ed ormai fastidioso: Che vuoi... il Molise è così piccolo, siamo così pochi... un pezzetto di Napoli ci supera... chi vuoi che ci pensi!?. Ecco le nubi che oscurano il sole della speranza. Ecco il fatalismo che blocca la fiducia. Ecco l angoscia di quella ragazza che ha finito la laurea a Bologna e vive una profonda angoscia, per discernere il suo futuro. Nel dialogo serrato con lei, le dissi con cuore di padre: Mettiti davanti a Dio... non chiederti quello che devi fare tu... ma quello che Dio vuole da te. Evita due insidie: il capriccio e il volontarismo. Nemici opposti ma presenti nel cuore di tanti ragazzi. Il capriccio è l affidarsi al caso. Il volontarismo è il credere di farcela da soli. Impariamo da Maria, che cavalca le nubi. Solo allora potremo progettare un futuro di speranza e di coraggio, vincendo le nubi oscure della diffusa diffidenza che sento tra la gente, verso forme di lavoro insieme, verso nuove iniziative di cooperazione. Come risuona attuale l esortazione Paolina: Gareggiate nello stimarvi a vicenda!. Dove c è stima, c è sviluppo. Dove c è invidia, c è invece miseria. Dominare il cuore come si cavalcano le nubi. Per costruire relazioni di fiducia, spazi di solidale presenza, coraggio verso il nuovo. Così il futuro sarà di luce. E la festa dell Assunta non sarà solo una gita in montagna, ma un messaggio fortissimo di speranza, con articolate scelte economiche e sociali. Cavalcando le nubi della diffidenza e della paura. In compagnia di Maria, nostra sorella di speranza. + p. GianCarlo, vescovo BOJANO / PARROCCHIA SS. ERASMO E MARTINO. GRAZIE A TE, DON STEFANO, QUEL GIORNO DIVENTAMMO GRANDI Ricordato l anniversario del sacrificio di don Gorzegno I l 28 luglio 2009 con un invocazione allo Spirito Santo hanno avuto inizio le tre giornate dedicate al ricordo di don Stefano Gorzegno, il prete-eroe morto sei anni fa sulla spiaggia del litorale termolese dopo aver salvato la vita a sette bambini. Le omelie commemorative di queste giornate sono tutte incentrate su riflessioni riguardanti l amore: chiamati con amore - chiamati dall amore - chiamati per amare. A celebrare la prima messa è il parroco dei Ss. Erasmo e Martino, don Giovanni di Vito, il quale ha incitato i fedeli presenti a scoprire la bellezza dell essere chiamati con amore: solo l amore apre le porte del cuore e permette all anima la ricerca del tesoro nascosto [ ] E Dio che ci sussurra di lasciarci chiamare dal suo amore, egli perdona la colpa del peccato e agisce con il cuore. In occasione dell anno sacerdotale - ha concluso don Giovanni - siamo chiamati a guardare don Stefano, attraverso il quale Dio si è fatto vicino alla nostra comunità e ci fa vivere l esperienza del suo amore. Ad analizzare il tema chiamati dall amore è mons. Angelo Spina, vescovo di Sulmona-Valva che con commozione ricorda don Stefano, il quale con il suo immenso gesto d amore, incarna mirabilmente la figura di Gesù buon pastore. Don Stefano è un fiore di Dio che si è lasciato riempire del profumo della vita e ha donato la sua vita con slancio nel cuore, dice mons. Spina, che ricorda le parole di Graziella, madre di don Stefano: Insieme a mio marito La madre di don Stefano Lucio abbiamo portato nel cuore la resurrezione di Cristo. Giovedì 30 la celebrazione è presieduta da mons. Bregantini, che esprime gratitudine al Signore per averci donato don Stefano: Le lacrime egli ha detto diventano sorgenti di vita, si trasformano in perle; il ricordo non è nostalgia ma benedizione e ci aiuta a dare alla nostra vita uno stile comunitario. Il finale di queste tre giornate non poteva essere migliore: a concludere ci hanno pensato i giovani della parrocchia ( Gruppo di Preghiera don Stefano Gorzegno ) con la messa in scena del musical scritto e diretto esclusivamente da loro, intitolato Gocce di Memoria, la sera del 30 nell oratorio della parrocchia. Sullo sfondo di onde irrequiete, suoni di gabbiani e dolci melodie, si è narrato ciò che è accaduto quel 30 luglio 2003 sulla spiaggia di Termoli. Ci si è poi soffermati sul male, sulle sofferenze e sulle esperienze di vita e, dopo le bellissime parole dell Inno alla Vita di Madre Teresa, il musical si è concluso con il ringraziamento dei ragazzi: Grazie Don Stefano, per averci, quel giorno, fatti diventare grandi. Al termine, sulle note di Let it be i ragazzi hanno ricordato Elvio Romano, un giovane della parrocchia di S.Erasmo, vittima del terremoto in Abruzzo del 6 aprile I ragazzi hanno espresso la loro vicinanza alla famiglia di Elvio e, con commozione, l hanno immaginato sorridente al fianco di don Stefano in qualche angolo del Paradiso. Maurizia Buffolino e Lorenza Sbroma

4 PRIMO TERREMOTO PIANO 4 UN ESPERIENZA FORTE PER SEMINAR U n idea. Un desiderio. Si parte. Ma dove? Destinazione L Aquila, o meglio quel che resta di questa splendida città piegata e ferita ma non distrutta. Che rivive nel cuore e nella tenacia di gente scossa ma forte. L idea è del vescovo, padre GianCarlo che invita i seminaristi e i preti di giovane ordinazione per un esperienza nelle tendopoli, per condividere la vita di chi si è vista tremare la terra e mille certezze sotto i piedi. Il desiderio era quello di andare sul posto per condividere e capire, per impolverarci e vivere per quanto possibile la precarietà di chi in 36 secondi ha visto crollare tutto. Partiamo senza grandi certezze ma solo con la voglia di condividere. Cosa fare una volta lì? Nessun programma, lasciamo che la realtà ci guidi e cogliamo ogni occasione La parrocchia di Pettino, periferia ovest de L Aquila contava 15mila abitanti. La sua chiesa è l unica rimasta in piedi su tutte. Segno di speranza dove tutt intorno è desolazione. E diventata la cattedrale dell Aquila e proprio in un container accanto è situato l Ufficio di cancelleria diocesano. Don Dante il parroco ci accoglie con un sorriso e subito ci rende partecipi della situazione. Racconta e dalla voce si percepisce che qualcosa di tremendo è successo in quella notte del 6 aprile alle 3e32. La sua parrocchia è ormai inesistente (a parte la chiesa), molti sono andati via, altri li vediamo fare il trasloco con le lacrime agli occhi, di chi ha perso il frutto del lavoro di una vita. Non molto distante dalla chiesa è stato allestito un campo, con delle tende igloo donate da volontari norvegesi. È un campo diverso dagli altri, nato dalla voglia di non disperdersi. Tanti i volontari presenti dalle varie delegazioni Caritas d Italia. Fra tutti spiccano gli scout, sempre pronti e concreti nell aiutare. La cucina e la mensa è gestita dalle signore del luogo e simpaticamente il giovedì si fa spazio ai signori mariti. Anche nelle tragedie la fantasia e l inventiva non mancano. Tra tanti ospiti del campo conosciamo Luigi, molto solare e accogliente. Anche lui racconta e poi in un momento di commozione parla di Antonio, suo unico figlio, morto quella notte insieme con la ragazza in quella maledetta casa dello studente. Mi porta al cimitero e in silenzio guardo quelle tombe numerate, che ti dicono spesso la giovane età delle vittime. Una foto su tutte, una mamma e i due suoi bambini. Uniti per sempre nella vita e nella morte! Ma Luigi ha nel cuore una forza che mi lascia stupito. Ha speranza e guarda avanti. Sente che la vita di Antonio è stata offerta in dono al Signore. Ognuno legge la realtà per darle un significato dove sembra non esserci. L AQUIL A: ALL A SCUOL Alcuni giorni tra gli attendati abbruzzes Sentire i racconti, vedere i volti spesso rigati di lacrime, celebrare nelle cappelle adibite sotto le tende, conoscere i preti e i religiosi impegnati ci ha dato la misura del dolore e delle attese che il sisma ha provocato. La nostra presenza (insieme al vescovo c erano Marco, Gilbert e Donato - i seminaristi, don Nico ed io giovani preti) ci ha permesso di provare un po sulla pelle quanto soffrono queste persone ed è stata vista come il segno di una Chiesa che si fa samaritana. Che entra nella storia e nelle storie, cerca di capirne il senso e legge con la Parola di Dio quanto succede. Il terremoto non è una punizione, ma certamente una prova. Ma in questa prova si sta sperimentando la fede e la tenacia, l unità e la solidarietà, il meglio di ciò che non solo gli aquilani ma anche i numerosissimi volontari sanno dare ed essere. La fragilità ha dato spazio alla potenza di Dio che è Amore in mille modi. I volontari che animano i grest per dare sorrisi e serenità ai bambini, la protezione civile e altre organizzazioni che operano in maniera davvero eccezionale, i tanti gruppi ecclesiali, i religiosi e i preti di tutta Italia impegnati sul posto. I muri caduti con il terremoto hanno fatto spazio all Amore, pur tra mille difficoltà e amarezze che ci sono. Ora lo sguardo è al futuro Che sarà? Avranno una casa, una vita che si possa dire normale? O ci saranno i soliti speculatori che faranno del sisma un occasione di guadagno? L Aquila attende risposte, ma soprattutto una spinta a riprendere il volo. Il lumicino va aiutato a restare acceso. Adriano Cifelli e Marco Filadelfi

5 5 PRIMO TERREMOTO PIANO ARISTI E GIOVANI SACERDOTI LA DELL A SOFFERENZA esi, messaggeri di speranza

6 PRIMO SOCIETA PIANO 6 I CATECHISMO IN FULL COLOR l libro in questione edizione 2008 è The Catechism in full color, il Catechismo a colori che ho riportato con me, come ricordo, dal mio recente viaggio in Canada, il quarto. Viaggio durante il quale ho comprato regalini per alcune persone amiche e, per me, solo ricordi e testimonianze anche tangibili come questa riguardanti la conoscenza della nostra religione. Il libro Il tutto è scritto sulla copertina, al cui centro campeggia il volto di Gesù Alfa e Omega che rivolge un invito, lo stesso che rivolgeva a chi lo seguiva sulle strade della Galilea: Io sono Gesù che ti ama e se tu vuoi, io posso essere tuo Maestro. Vieni, seguimi! L ho letto tutto, facilitata dal fatto che tante cose si conoscono e si ricordano, per cui la comprensione del testo non mi richiedeva neppure l aiuto ogni tanto del vocabolario. E credo di aver capito che si tratta di un testo che è rivolto a tutti, non è limitato alla preparazione per la prima comunione o per la cresima, ma mira ad una preparazione globale e costante di chiunque abbia volontà di capire le verità della nostra fede per seguire il Maestro nel cammino delle nostre giornate, anche durante lo svolgimento delle nostre faccende. Il suo invito è di per sé un dono: non perché con Lui possiamo trovare e rendere attivo nella nostra vita ciò che, lungo i fregi che bordano la copertina, è indicato: Amore, Gioia, Entusiasmo (=la volontà), Pace, Forza, Salute, Felicità, Coraggio, Perseveranza, Sapienza (=discernimento), ma perché il suo invito vuol dire che ci ha scelti, come scelse i dodici, per poter diventare anche noi propagatori di una fede vissuta. Il sottotitolo ci presenta il testo in full color, ed io aggiungerei and in full prayer, perché, oltre alle spiegazioni sulle tematiche trattate, viene periodicamente presentata la preghiera come momento di incontro con la Divinità, sia che si tratti delle preghiere molto note, che i nostri Massime Eterne raggruppano in preghiere del mattino e della sera, sia che si tratti di preghiere più impegnative, come la Via Crucis; la preghiera per i sacerdoti di Santa Teresa di Lisieux dalla quale possiamo meditare sull importanza della loro presenza nella vita della Chiesa e del cristiano; e, soprattutto, la preghiera per eccellenza, la Santa Messa, di cui si mettono in evidenza i tanti benefici (ce n è un elenco di 16, alcuni dei quali comprensivi di più d uno). I colori. I colori sono bellissimi, come le illustrazioni, che ricordano quelle dei più bei libri di racconti e di favole di qualche decennio fa o di affreschi di chiese di campagna: immagini non da interpretare, ma che parlano, direttamente all intelligenza ed al cuore. Ogni lezione è sostenuta da passi semplici ripresi dalla Bibbia (V.T. e N.T.), e dal Magistero della Chiesa Cattolica, per mettere in evidenza come l insegnamento di Cristo è La Parola del Padre prima della sua venuta e continua ad essere messaggio attuale a distanza di duemila anni. E questa, in realtà, la funzione del Catechismo: immergerci nella Verità, perché possiamo esserne testimoni, e non semplicemente un visto per accedere alla Prima Comunione o alla Cresima, magari quando ci si deve sposare e ci si è resi conto di aver fatto passare del tempo senza pensarci; vivere in dialogo con il Maestro Supremo, che avrà sempre cose nuove da insegnarci senza che possiamo dire Non sapevo. Nessuno mi ha istruito. Linetta Mazzilli Colavita IL VESCOVO TITOLARE DI SEPINO NUNZIO IN LIBANO Gabriele Giordano Caccia, milanese, cinquantunenne, ordinato sacerdote l 11 giugno 1983 dal cardinale Carlo Maria Martini, dal 1 giugno 1991 è nel Servizio diplomatico della Santa Sede ed è stato assegnato alla Rappresentanza Pontificia in Tanzania. Dal 1983 è nella Segreteria di Stato Vaticana e dal 2002 è Assessore per gli Affari Generali. Il 16 luglio 2009 è stato nominato Arcivescovo titolare di Sepino e Nunzio Apostolico in Libano. Riceverà l ordinazione episcopale il 12 settembre 2009 in San Pietro. BILANCIO POSITIVO DEL I ANNO DI SCUOLA TEOLOGICA PER LAICI UNA SCUOLA PER DIVENTARE ADULTI D opo anni d intensa attività ha visto purtroppo la sua chiusura l Istituto Diocesano di Scienze religiose a Campobasso. Questo evento ha determinato un grande vuoto nel settore della formazione, ma allo stesso tempo ha stimolato la ricerca di una valida alternativa, certamente di minore spessore, ma che offrisse comunque gli elementi essenziali per una formazione teologica ed ecclesiale. Partendo dalle indicazioni di mons. Bregantini sulla necessità della formazione, guidati dall idea e dal desiderio di un cammino condiviso della Chiesa Molisana, ha preso il via un nuovo progetto educativo, che ha coinvolto le quattro diocesi della regione, con la nascita della Scuola di teologia per laici. Due i percorsi realizzati: EMMAUS, della durata di due anni e rivolto alla formazione dei laici impegnati, iniziato nell ottobre scorso, e BETA- NIA, della durata di quattro anni rivolto alla formazione dei candidati al diaconato permanente, che prenderà il via nell ottobre prossimo. Entrambi gli itinerari sono stati strutturati per offrire gli elementi di Sacra Scrittura, dogmatica (Cristologia) e Storia della Chiesa, e per garantire una visione globale della teologia e di tutto ciò che può servire per una vita ecclesiale attiva e partecipata. Per quanto attiene la Diocesi di Campobasso Bojano sono stati attivati tre corsi, a Riccia, a Bojano e a Campobasso, per agevolare logisticamente gli iscritti. Il bilancio del primo anno della scuola è senza dubbio positivo ed incoraggiante per il futuro, ci dice don Michele Tartaglia, responsabile della scuola, Anche nelle verifiche foraniali è emerso l alto gradimento per l iniziativa, confermata dai numeri. Circa duecento infatti gli iscritti all itinerario Emmaus. L auspicio è che possa esserci un ulteriore incremento di partecipanti. Esperienza bella ed entusiasmante sotto più punti, dice d. Adriano Cifelli, docente della scuola, è sempre un emozione interagire con persone animate dalla sete di conoscenza, e grande la soddisfazione per i numerosi interventi dei partecipanti al corso che hanno stimolato ulteriormente la voglia di approfondire e hanno fatto emergere quell interesse e quella propensione a voler diventare, sempre più, adulti nella fede. Bilancio positivo anche per d. Rocco Di Filippo altro docente della scuola: La scuola di teologia per laici impegnati, a Bojano ha coinvolto tutta la zona pastorale, con circa quaranta iscritti. Come primo anno l esperienza può considerarsi ampiamente positiva. D altronde la formazione permanente è la prima strada da intraprendere per poter vivere una Chiesa adulta, sempre più vicina alle esigenze delle tante domande che albergano nel cuore dell uomo. Marianna Campanella

7 7 PRIMO SOCIETA PIANO CHI AMA DI PIU : CHI NASCONDE O CHI LIBERA? Il 16 luglio 2009 in un incontro organizzato dall associazione Tedeschi in collaborazione con il comitato promotore di Libera Molise è intervenuto il sen. Giuseppe Lumia, membro della Commissione Parlamentare Antimafia S i torna a parlare di mafie in Molise. Ed i toni sono sempre più accesi. I fatti sempre più preoccupanti. Si torna a parlare di mafie dati alla mano e se ne parla facendo riferimento alla questione morale, politica e lavorativa della nostra regione. Tutto questo durante l incontro del 16 luglio scorso presso i locali della chiesa di s. Antonio di Padova di Campobasso organizzato da associazione Tedeschi e comitato promotore di Libera Molise e che ha visto protagonisti il consigliere regionale Michele Petraroia, il prof. Franco Novelli e, soprattutto, ospite speciale, il sen. Giuseppe Lumia componente della Commissione Parlamentare Antimafia già intervenuto in terra molisana nel Strana coincidenza: anche all epoca intervenne in una chiesa, a Venafro, perché non c era alcun locale pubblico disponibile ad ospitarlo. Altra strana coincidenza: sempre all epoca si era ad una settimana dall inchiesta denominata Piedi d argilla. Oggi si è a pochi giorni dai fatti di Cantalupo, dai fatti di Toro. E proprio il 16 luglio, una notizia fresca fresca, data in anteprima: il tribunale di Campobasso ha rinviato a giudizio per voto di scambio il Presidente del Consiglio Regionale. BREVE RACCOGLIERE TAPPI DI PLASTICA: IL NOSTRO AIUTO PER IL VILLAGGIO S. NICOLA Il senatore Lumia Il tema dell incontro (Molise, lavoro, questione morale e infiltrazioni malavitose) è giustificato da subito da Petraroia, che apre i lavori. Riportando alla mente le inchieste principali degli ultimi tempi, per l appunto, citando le più note, Piedi d argilla, Black Hole, l operazione Mosca etc. è chiaro, secondo il consigliere regionale, che lo stato di cose attuale molisano non può essere più tacciato semplicemente di eccezione. Il sistema Ci si trova dinanzi ad un sistema, che lentamente e silenziosamente sta infiltrandosi nel tessuto politico ed economico-sociale della nostra terra. Per Novelli la questione morale è atavica. Nasce con la questione meridionale e, ancor prima, già con lo stato unitario. Insomma, la politica come servizio al bene comune - da sempre è andata a braccetto col suo rovescio della medaglia, quella al servizio del bene personale, dell interesse privato. Per esemplificare, Lumia è ancor più diretto: Conflitto politico diventa sinonimo di: levati tu che mi ci metto io! E la dialettica si perde per strada. Particolarmente dure e nette sono state proprio le riflessioni del senatore che non ha avuto peli sulla lingua. Ha messo a nudo ed elencate una Raccogliere tappi di plastica di bottiglie, cosmetici, detersivi ed alimenti: con questo piccolo gesto si può contribuire alla costruzione del villaggio di accoglienza S. Nicola di Macchiagodena. Per informazioni ci si può rivolgere al parroco don Franco Romano ai numeri 0865/ e 348/ per una le colpe e le responsabilità della nostra regione rispetto al fenomeno mafioso: Per troppi anni il Molise ha sottovalutato la possibilità di infiltrazioni mafiose; per troppi anni ha tacciato di irresponsabilità coloro che indicavano il male; per troppo tempo il Molise ha fatto finta di non vedere; per troppo tempo non ha fatto il proprio dovere. Il dovere Il dovere della prevenzione, della denuncia, farmaci essenziali per tutelare la legalità. La mancanza di ciò ha indebolito il tessuto di questa regione continua il parlamentare e le mafie, che hanno un ottimo fiuto sono venute anche qui presentandosi con i loro classici biglietti da visita: traffico di droga, gestione di opere pubbliche, riciclaggio, gestione dei rifiuti, etc. Insomma, per dirla in breve, le mafie sono arrivate. E se a dire questo è un membro della commissione parlamentare antimafia, non si può stare più tranquilli, non si può far più finta di niente. E tardi E per Lumia, ora che è già troppo tardi, occorre intervenire velocemente altrimenti si fa lo stesso errore della Germania ove la mafia è entrata già nel dopoguerra, ma dove per ammetterlo sono serviti i fatti di Duisburg. Dove per dire sì, la mafia c è, sono serviti i morti. E alla mobilitazione Lumia incita prima di tutto le classi dirigenti regionali che a detta del senatore non hanno controllato il nostro Molise e hanno dato solo il cattivo esempio. Senza citare i particolari, tutti sanno a cosa egli si possa riferire. Ma l accusa più marcata di Lumia è al tentativo (di alcuni personaggi in particolare), di nascondere, di occultare con retorici elogi alla bontà della propria terra i suoi mali. Citando la famosa lettera a Diogneto Ogni patria straniera è patria loro [cioè dei cristiani] e ogni patria è straniera, Lumia la fa sua e di ogni politico che ami veramente e nel giusto senso la sua terra: Ogni terra è la mia patria egli dice - e ogni patria mi è straniera. Amore viscerale per la propria terra e libertà assoluta di denunciarne i mali. Elisa Tomasso Consigli per l uso : parla l on. Lumia I mali del Sud e le vie per la mobilitazione. - Il Sud consuma troppo e produce poco. Bisogna produrre. Bisogna alzarsi la mattina e domandarsi: Cosa produco? Quali sono le mie risorse? Quali le mie vocazioni? e non Come frego il prossimo? - La piaga dell assistenzialismo. Il Sud rinascerà rimettendo il merito al centro. Occorre imparare a selezionare il merito senza guardare in faccia nessuno, né fratello, né sorella, né padre - La voglia di liberarsi dalle mafie, nel Sud e nel nostro paese in generale non c è. Qualora ci fosse, non occorre accontentarsi di combatterle, ma le mafie si possono e si devono eliminare - Il rapporto legalità - sviluppo. Nella storia del Sud non c è mai stato. Chi ama la legalità deve fare sviluppo e viceversa. Mai considerare la legalità come spesso accade pietra d inciampo per lo sviluppo.

8 PRIMO FRANCESCANI PIANO 8 DAL MONASTERO DELLE CLARISSE DI MOLA DI BARI, LA VOCE MOLISANA DI SR. CHIARA LETIZIA METTERE IN GIOCO LA PROPRIA VITA PER QUALCUNO CHE VALE Una donna in continuo cammino di conversione, toccata quotidianamente dalla grazia, nei momenti difficili, dalla consolazione nei momenti di gioia e continuamente interpellata da un mondo, dal quale non mi sento estraniata. a cura di Fabiana Carozza Carissimi lettori, pace a voi. Sono Sr. Letizia, ho 32 anni, originaria di Campobasso, e vivo nel monastero delle Clarisse di Mola di Bari (la federazione pugliese è composta da sette monasteri, più una fondazione in Albania) da 12 anni. Non sto dando i numeri però, ora come ora, mi rendo conto di quanto il tempo sia stato vissuto con la consapevolezza di una Presenza importante nella mia vita: quella di Dio. Come sono arrivata a fare un tipo di scelta così radicale? Beh, intanto provengo da esperienze che solitamente un giovane fa alla sua età. Frequentando il convento dei Frati Minori, vicini di casa, mi dedicavo ad alcune attività parrocchiali, particolarmente all animazione liturgica e al canto; avevo il mio gruppetto di amici con i quali m intrattenevo volentieri e condividevo lo studio, le uscite (anche fuori città), le cenette in pizzeria, le feste. Ho avuto la possibilità di esternare i miei sentimenti che andavano bel oltre la semplice amicizia, quindi di fare esperienza di amare e di essere amata, di vivere la bellezza dell innamoramento. Io portavo avanti il mio progetto, per me era più che normale, ma evidentemente non coincideva con quello di Dio. Il Signore, a mia insaputa, ha cominciato a farmelo capire proprio attraverso quello che vivevo. Sì, nacque in me una certa inquietudine e ciò che facevo cominciava a non rientrare più nei miei desideri. Mi avvicinai alla figura di Francesco di Assisi ed essa iniziò ad affascinarmi, anzi, mi affascinò il modo in cui egli aveva amato e seguito Cristo. Decisi allora di farmi aiutare ed accompagnare da un padre francescano. Cominciai a partecipare alle iniziative per i giovani da parte dei Frati ed è proprio in una di queste iniziative che il Signore mi manifestò chiaramente quello che Lui aveva in mente per me. Dopo il sì da parte mia, il Signore ha voluto constatare la veridicità della mia risposta con prove difficili, ma superate, attraverso il confronto con la Parola, attraverso la mia famiglia che, grazie a Dio, mi ha aiutata a verificare la mia scelta. Tutto questo ha richiesto del tempo, io dovevo veramente capire cosa potesse rendermi felice e realizzarmi. Perché la clausura? Io l avevo proprio esclusa, pensavo di non poter resistere a quel tipo di vita, ma anche questo non era pensato come pensa Dio, così, nel mio cammino di discernimento, Egli mi ha fatto incontrare Chiara d Assisi, compagna di Francesco, una donna che ha vissuto nel nascondimento, ma che ha amato il Cristo povero e crocifisso, fino in fondo, in chi la circondava. Mi suggerirono di frequentare un monastero di Clarisse, Sorelle Povere, precisamente quello in cui vivo (purtroppo nella nostra terra non c è una presenza clariana, significativa è invece quella francescana che comprende la provincia minoritica di Puglia (Foggia- Bari) e Molise), così ho cominciato a fare esperienza di Dio in clausura. Vivo in un fraternità con altre dieci sorelle, e vivo la mia storia sotto lo sguardo di Dio; l intuizione giusta non è tanto vivere in clausura, questa è una modalità, quanto invece vivere il Santo Vangelo in unità di spirito e in altissima povertà, di fare esperienza di un amore che mi permette di essere libera di donare il mio cuore a tutti in Dio, di fare esperienza della fraternità e quindi della condivisione, di sperimentare la provvisorietà dei miei progetti, per far posto, con fiducia, a quelli di Dio. Questa è la mia quotidianità, come quella delle Sorelle con le quali vivo e le Sorelle di tutto l Ordine, ritmata dalla preghiera, dal lavoro (i lavori che in particolare svolgiamo sono la lavorazione delle ostie, la scrittura delle icone, oggetti di devozione, decorazione dei ceri) dalla riconoscenza per un Dio sempre provvidente. Questa è la testimonianza che posso offrirvi. Mi sento una donna in continuo cammino di conversione, toccata quotidianamente dalla grazia, nei momenti difficili, e dalla consolazione nei momenti di gioia, e continuamente interpellata da un mondo, dal quale non mi sento estraniata, ma che mi aiuta a leggere ciò che la stoltezza umana vuole nascondere. Credo che ognuno di noi ha bisogno di mettersi in gioco con la propria vita per qualcosa che vale, o meglio per Qualcuno, in forme talmente diverse che solo Dio sa. Stiamo attenti a ciò che ci accade, mettiamoci in ascolto della nostra vita, perché sicuramente ognuno di noi, pur avendo le proprie fragilità, ha bisogno di realizzare ciò che ha nel più profondo del cuore: amare ed essere amato Ogni bene per voi. Sr Chiara Letizia Presutti Monastero di S. Chiara di Mola di Bari: più di trecento anni di storia La storia del monastero di S. Chiara di Mola di Bari affonda le sue radici in epoca lontana. Era il 10 ottobre 1677 quando due monache si trasferirono a Mola, dal monastero di Modugno, e fissarono la loro prima dimora nei pressi del Porto. Numerose calamità si abbatterono sul monastero fino ad una terribile bufera che ne distrusse una parte. Senza perdersi d animo le Sorelle si trasferirono in un palazzo vicino, ove vissero fino al Nell Ottocento il monastero conobbe il suo massimo splendore e prestigio grazie all apertura, su consiglio dell allora arcivescovo mons. Clary, di un piccolo laboratorio di ricamo, musica e pittura, che offriva alle giovani figlie delle famiglie di Mola formazione manuale e spirituale. Ma dal 1861, a causa della soppressione degli Istituti Religiosi, il monastero non potè accettare vocazioni per mezzo secolo e, con lo sfratto nel 1914, le monache furono costrette a peregrinare di abitazione in abitazione, come forestiere. È soltanto a Palazzo Netti che si conclude la lunga e difficile storia del monastero di Mola. Riscattato a poco a poco e a prezzo di indicibili sacrifici, il palazzo, fradicio, fu abbattuto e ricostruito diventando la sede attuale del monastero e della chiesa annessa. Grazie al decreto Sponsa Christi del 1950, le Clarisse di Mola hanno potuto gestire anche una scuola materna e l attività di lavorazione delle ostie.

9 9 FRANCESCANI PRIMO PIANO LE CONCLUSIONI DEL CAPITOLO DEI FRANCESCANI OTRI NUOVI PER UN VINO NUOVO Rinnovato slancio per restare fedeli a Francesco d Assisi L a fraternità come ricchezza e come capacità d integrazione di diversità. Si può racchiudere in questa idea, felice e al tempo stesso evidentemente impopolare, visti i tempi che corrono, l esito del 37.mo Capitolo provinciale dell Ordine dei francescani di Puglia e Molise, tenutosi a S.Giovanni Rotondo durante il mese scorso. Durante l incontro, cui hanno preso parte anche esponenti dell ordine francescano operanti nelle parrocchie della nostra diocesi, si è puntata l attenzione innanzitutto sul concetto di evangelizzazione, da intendersi in duplice direzione: inter gentes, ovvero la semplice presenza che diventa testimonianza e la vicinanza alla gente e alle situazioni più diverse, e ad gentes quando si richiede maggiore disponibilità per le missioni. Il documento conclusivo dell incontro afferma che, consapevoli della necessità di ripartire ogni giorno dallo spirito di orazione e devozione, costitutivo dell Ordine, i frati sanno che non si riesce a fare buona evangelizzazione se prima non si percorre un cammino di formazione. Che è l altro cardine di cui si è dibattuto durante il Capitolo. Una formazione che guardi sia ai frati che ai laici, alla quale dovrebbe dedicarsi, secondo le indicazioni emerse, il Segretariato dell Evangelizzazione. Non è poi mancato uno sguardo al sociale. Difatti sul tema minorità, economia solidale e gestione dei beni, sono state lanciate diverse proposte, delle quali due in particolare meritano di essere riportate; la prima riguarda l istituzione di una Commissione Giustizia, pace e integrità del creato che possa adeguatamente vigilare ed operare nei vari contesti parrocchiali, onde contrastare scempi e deturpamento dei beni ambientali della parrocchia. La seconda idea riguarda la possibilità di installare, nelle comunità francescane che ne avvertissero l esigenza, pannelli fotovoltaici o altre fonti alternative pulite, per il risparmio energetico, e per la diffusione di una maggiore coscienza sensibile alle tematiche ambientali. Nei saluti conclusivi del Capitolo, Fra Leonardo Civitavecchia (segretario del Capitolo), ha dichiarato: Il Capitolo è stato un momento favorevole per tutti [ ]. Abbiamo fatto l esperienza della Comunicazione-Comunione in Fraternità, riaffermando la nostra volontà di restare fedeli al carisma, «vivendo il Vangelo nella Chiesa, secondo la forma osservata e proposta da San Francesco». [ ] Il sogno del nostro Ministro Generale fra Josè sia il desiderio per avanzare verso il futuro seguendo il Signore della storia: «Sogno una vita francescana che sappia creare otri nuovi per un vino nuovo, che con un bagaglio leggero avanzi verso il futuro, con il fuoco della passione che arde dentro, sapendo che Lui può fare oggi cose grandi con gli umili di cuore, come le fece 800 anni fa con Francesco d Assisi». Alle parole di Fra Leonardo, si sono poi aggiunte quelle di Fra Pietro Carfagna, Ministro Provinciale, che ha esortato i presenti a ripartire prendendo a modello i frati che in origine si incontravano alla Porziuncola, perché la missione, l annuncio e la carità diventino gioiosa restituzione al Dio della misericordia di tutti i beni che ci ha elargito, singolarmente e comunitariamente. Francesco de Lisio Aiutare le clarisse di Paganica Padre GianCarlo, nel Cor ad cor dello scorso numero, nel suo dolente diario aquilano ricordava i particolari di una scena di tragedia raccolti dalle Monache di clausura, le Clarisse di Paganica, a due passi dalla città de L Aquila. Vi ero stato il 4 ottobre, in una splendida giornata di colori, per la professione perpetua di una giovane suora. Ora ci raccontano la scena: tutto distrutto, tante suore ferite, ma soprattutto la loro Priora perita nelle macerie. Che loro, le figlie, sentono e vedono come l offerta suprema della madre, quasi si fosse immolata per il suo monastero, che ella aveva fatto rifiorire in un inaspettata primavera. Dalle sorelle clarisse di Paganica giunge a tutti i fedeli una lettera accorata, in cui esse, che hanno perso tutto e il cui dolore più grande è la scomparsa dell amata madre suor Maria Gemma Antonucci, chiedono un contributo per il loro monastero, perché possa risorgere e continuare l opera di testimonianza, di preghiera, di santità. Per chi volesse contribuire alla ricostruzione del Monastero inviamo i numeri di riferimento: Codice IBAN: IT67J BANCA CARISPAQ filiale di PAGANICA (AQ) Intestato al Monastero S. Chiara Via S. Bartolomeo, Paganica Conto Corrente Postale: Il sito del monastero

10 PRIMO CONVOCAZIONE PIANO DAL CONVEGNO DI VERONA ALLE PAROLE DI BENEDETTO XVI E IL TEMPO DELLA CORRESPONSABILITÀ DALLA PRIMA PAGINA Saremo guidati da suor Elena Bosetti, esperta di S. Scrittura, nella lettura di due libri del Nuovo Testamento che indicano l identità della comunità cristiana come popolo sacerdotale (Prima Lettera di Pietro), e l origine della dimensione sacerdotale cristiana, non legata a riti e strutture, ma al dono della propria vita da parte di Gesù che rende possibile ormai l accesso libero a Dio, senza altre mediazioni che non sia Gesù stesso e la sua vita donata (Lettera agli Ebrei). La figura di Celestino V che ci è affidata dalle chiese d Abruzzo-Molise in questo tempo così significativo anche a causa della ferita del terremoto, costituisce una sintesi simbolica forte per la strada che siamo chiamati a percorrere: il suo servizio ministeriale come papa, svolto per breve tempo, ha ricevuto spessore dal suo servizio laico nel tempo in cui è vissuto, provocando la fede e l impegno di tanti giovani assetati di Dio. La sua condizione di ponte tra ministro ordinato e laico impegnato diventa modello per tutta la comunità cristiana, ricordandoci che non ci sono posizioni privilegiate per annunciare il vangelo, ma ogni luogo, fosse anche l apparente immobilità di un eremo, e ogni stato di vita, diventano annuncio efficace se si è in ascolto obbediente della Parola di Dio. Michele Tartaglia I laici non possono più essere considerati collaboratori del clero ma devono essere visti come corresponsabili della missione della Chiesa, ha affermato Benedetto XVI martedì 26 maggio, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, in occasione dell apertura del Convegno ecclesiale della diocesi di Roma che ha per tema Appartenenza ecclesiale e corresponsabilità pastorale. Giorgio Campanini, in una sintesi del Convegno di Verona del 2006, ha scritto: Corresponsabilità e comunione sono le due parole chiave che, nella conferenza inaugurale del IV Convegno ecclesiale il card. Dionigi Tettamanzi (nella foto a destra) ha indicato quali fondamento di un rapporto fra le varie componenti del popolo di Dio. L arcivescovo di Milano si è in tal modo fatto interprete delle molte istanze avanzate nel corso del cammino preparatorio al fine di valorizzare l apporto dei laici alla vita della Chiesa. La fine del mandato Una sollecitazione a ripensare il rapporto gerarchia-laicato e a valorizzare maggiormente l autonomia dei laici proveniva dagli sviluppi dell ecclesiologia già negli anni immediatamente precedenti il Concilio Vaticano II. Si avviava a superamento la tesi del «mandato» (quasi che i laici avessero bisogno di una formale investitura da parte della gerarchia) e si apriva la via a un apostolato laicale che scaturiva dallo stesso battesimo, elemento comune a tutti i christifideles. Da una «ecclesiologia di dipendenza» si passava a una «ecclesiologia di comunione». L ecclesiologia di comunione, pienamente accolta anche dalla Chiesa italiana, ha faticato non poco, tuttavia, ad affermarsi nella realtà delle cose. Un laicato formato L Arcivescovo di Milano ha affermato che è venuto il tempo di far diventare la visione del laicato espressa dal Vaticano II «autentica prassi ecclesiale», accelerando un processo in atto ma non ancora giunto a piena maturazione. Condizione per un esercizio fecondo di questa corresponsabilità è - secondo il cardinale la presenza nella Chiesa di un laicato adeguatamente formato. Di qui la forte sollecitazione a un «rinnovato impegno delle nostre Chiese e realtà ecclesiali per sviluppare una più ampia opera formatrice dei laici, singoli o aggregati», in vista dell adempimento della comune vocazione di tutti i membri della Chiesa all evangelizzazione e, insieme, alla santità. Franco Giulio Brambilla ha aggiunto che una effettiva corresponsabilità del laicato nell elaborazione delle grandi linee pastorali della Chiesa italiana è anche operativamente fruttuosa in quanto eviterebbe il rischio di una sorta di centralismo ecclesiastico e consentirebbe un più continuativo rapporto tra chi ha la responsabilità ultima della decisione e coloro che, prima di essere chiamati ad attuarla, dovrebbero essere incoraggiati anche a prepararla. Ci si potrebbe infatti domandare se una «responsabilità senza corresponsabilità» (quella di laici passivi esecutori di decisioni venute dall alto) non possa essere non solo meno ecclesiale ma anche meno efficiente. Insomma, ha concluso Campanini, Il laicato cattolico italiano, nel suo complesso, ha ancora fiducia nella Chiesa, nella quale si riconosce e in cui opera in semplicità e fedeltà. Ma è necessario, in vista dell avvio di una nuova stagione di presenza e di testimonianza, che questa fiducia sia contraccambiata e di continuo sorretta e alimentata. «Col nome di laici si intendono qui tutti i fedeli ad esclusione dei membri dell ordine sacro e dello stato religioso sancito nella Chiesa, i fedeli cioè che, dopo essere stati incorporati a Cristo col battesimo e, nella loro misura, resi partecipi dell ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo, per la loro parte compiono, nella Chiesa e nel mondo, la missione propria di tutto il popolo di Dio». (Lumen Gentium 31) Il cardinale Tettamanzi ha sottolineato con forza il tema della corresponsabilità come nuova frontiera della chiesa nel convegno di Verona 2006 LE FONTI DEL MAGISTERO Dalla ecclesiologia di dipendenza alla ecc UNA CHIES MINISTERI * * * Il carattere secolare è proprio e peculiare dei laici. Infatti, i membri dell ordine sacro, sebbene talora possano essere impegnati nelle cose del secolo, anche esercitando una professione secolare, tuttavia per la loro speciale vocazione sono destinati principalmente e propriamente al sacro ministero, mentre i religiosi col loro stato testimoniano in modo splendido ed esimio che il mondo non può essere trasfigurato e offerto a Dio senza lo spirito delle beatitudini. Per loro vocazione è proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio. Vivono nel secolo, cioè implicati in tutti i diversi doveri e lavori del mondo e nelle ordinarie condizioni della vita familiare e sociale, di cui la loro esistenza è come intessuta. Ivi sono da Dio chiamati a contribuire, quasi dall interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo esercitando il proprio ufficio sotto la guida dello spirito evangelico, e in questo modo a manifestare Cristo agli altri principalmente con la testimonianza della loro stessa vita e col fulgore della loro fede, della loro speranza e carità. A loro quindi particolarmente spetta di illuminare e ordinare tutte le cose temporali, alle quali sono strettamente legati, in modo che siano fatte e crescano costantemente secondo il Cristo e siano di lode al Creatore e Redentore. (LG 31) * * * Lo Spirito Santo non solo per mezzo dei sacramenti e dei ministeri santifica il popolo di Dio [ ] ma distribuendo a ciascuno i propri doni come piace a lui dispensa pure, tra i fedeli di ogni ordine, grazie speciali, con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi varie opere ed uffici, utili al rinnovamento e alla maggiore espansione della Chiesa, secondo quelle parole a ciascuno la manifestazione dello Spirito è data perché tor-

11 11... PRIMO DIOCESANA PIANO PER CELEBRARE L ANNO SACERDOTALE LA CONVOCAZIONE DIOCESANA DI SETTEMBRE ARCIDIOCESI DI CAMPOBASSO-BOJANO ANNO SACERDOTALE - ANNO CELESTINIANO Per voi sono prete, con voi sono cristiano LA CORRESPONSABILITA NELLA NOSTRA CHIESA LOCALE 11 settembre, Castelpetroso Auditorium CONVOCAZIONE DIOCESANA settembre Introduzione dell Arcivescovo Relazione La Prima Lettera di Pietro - prof.ssa Elena Bosetti * Dibattito Vespri ecclesiologia di comunione SA TUTTA IALE ni a comune vantaggio» (LG 32). * * * Nel dare risposta all interrogativo chi sono i fedeli laici, il Concilio, superando precedenti interpretazioni prevalentemente negative, si è aperto ad una visione decisamente positiva e ha manifestato il suo fondamentale intento nell asserire la piena appartenenza dei fedeli laici alla Chiesa e al suo mistero e il carattere peculiare della loro vocazione, che ha in modo speciale lo scopo di cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio» (Christifideles laici 9). * * * La partecipazione dei laici all espansione della fede risulta chiara, fin dai primi tempi del cristianesimo, a opera sia dei singoli fedeli e famiglie, sia dall intera comunità [ ] La necessità che tutti i fedeli condividano tale attività apostolica non è solo questione di efficacia apostolica, ma è un diritto-dovere fondato sulla dignità battesimale» (Redemptoris Missio 71). * * * L esigenza vivissima, sentita in maniera differente e convergente nel campo sociale e nel 12 settembre, Castelpetroso Auditorium Ora Media Relazione La Lettera agli Ebrei - prof.ssa Elena Bosetti Dibattito Pausa Lavori di gruppo Assemblea di verifica Vespri 13 settembre, Castelpetroso Cattedrale Relazione dell Arcivescovo: Corresponsabili per costruire insieme. Linee per l anno pastorale S. Messa per inizio Anno Pastorale N.B. Sono sospese tutte le Messe pomeridiane nelle parrocchie * Elena Bosetti,suora di Gesù Buon Pastore, è docente di esegesi del Nuovo Testamento presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma e l Istituto superiore di scienze religiose di Modena.Membro del Settore di Apostolato Biblico nazionale della CEI, è attivamente impegnata in varie forme di servizio della Parola.Tra le sue pubblicazioni: Il Pastore.Cristo e la chiesa nella Prima lettera di Pietro (Dehoniane 1990); La tenda e il bastone. Figure e simboli della pastorale biblica(san Paolo 1992);Luca. Il cammino dell evangelizzazione (Dehoniane 1995); Donne nel popolo di Dio: 16 proposte per incontri biblici (Elledici 1998); Marco.Il rischio di credere (Dehoniane 2000); Cantico dei Cantici: Tu che il mio cuore ama. Estasi e ricerca(san Paolo 2001); Va dai miei fratelli e di loro. Suor Elena annuncia il Vangelo in tivù (Paoline 2001); Matteo.Un cammino di speranza (Dehoniane 2002); Prima lettera di Pietro.Introduzione e commento (Messaggero 2006). campo ecclesiale, è quella di una Chiesa tutta ministeriale, tutta dotata e preparata, tutta compaginata e mobilitata con la molteplicità delle sue membra al servizio della propria missione nel mondo. (CEI, Evangelizzazione e ministeri, 18). * * * Per questo, ci sembra importante che la comunità sia coraggiosamente aiutata a maturare una fede adulta, «pensata», capace di tenere insieme i vari aspetti della vita facendo unità di tutto in Cristo. (Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, 50) FONTI Lumen Gentium (Concilio Vaticano II, 1964) Christifideles Laici (Giovanni Paolo II, 1988) Novo Millennio Ineunte (Giovanni Paolo II, 2001) Comunicare il Vangelo in un Mondo che Cambia (Cei, 2001) Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia (Cei, 2004) Apostolicam actuositatem Sull apostolato dei laici (Concilio Vaticano II, 1965).

12 PRIMO PASTORALI PIANO 12 DON ANTONIO MAZZI A COLLE D ANCHISE LA FAMIGLIA EVANGELIZZA IL SUO INTERNO. I PADRI GENERANO GLI ADOLESCENTI S SI RIPETE IL SUCCESSO PER IL CAMPO AMICIZIA Guardiaregia. Dopo gli ottimi risultati ottenuti con il campo amicizia svolto nella parrocchia dei SS Erasmo e Martino di Bojano, l'infaticabile suor Margherita ha organizzato a Guardiaregia il terzo Campo Amicizia. Il campo ha avuto come tema centrale La verità viene a galla e ha coinvolto per due settimane 50 ragazzi dai 6i ai 13 anni della parrocchia san Nicola di Bari. I ragazzi affidati a animatrici volontarie, dirette da suor Margherita coadiuvata dalla novizia Lisa Trentin, sono stati impegnati in riflessioni guidate e momenti di socializzazione con fasi di gioco, ballo e canto. Con lo sfondo integratore della storia di Pinocchio i ragazzi sono stati guidati alla percezione della vita come un' avventura. Diversi gli spunti di riflessione: la famiglia, la scuola, la parrocchia, le attività sportive, per un aiuto alla crescita e alla conquista di una coscienza positiva; la necessità delle regole per migliorare il proprio comportamento, anche se non sono sempre facili da rispettare; l'ascolto della voce della coscienza che aiuta a prendere decisioni; l attenzione e il rispetto per chi ci sta accanto e l imparare a riconoscere le persone di cui potersi fidare, ricordando che le persone che ci vogliono bene ci rimangono sempre vicino. Momenti di relax sono stati vissuti a contatto con la natura a Campitello Matese. Il campo si è concluso il 31 luglio con la rappresentazione di Pinocchio. Le famiglie - dato gratificante e significativo - hanno espresso l'augurio che l'esperienza possa ripetersi anche il prossimo anno. Un grazie particolare al dirigente scolastico dell'istituto Comprensivo che ha messo a disposizione i locali e all'amministrazione comunale che per il suo sostegno economico. Parte dei contributi delle famiglie sarà devoluto per l'adozione di una classe delle scuole elementari del Burundi gestite dalle suore Dorotee. Maria Raspa crivere sulla relazione di don Mazzi (su quello che ha suscitato in me: ammirazione, entusiasmo, approvazione ) non mi sembrava il caso perché poco proficuo Molto più utile mi è sembrato parlare della relazione, di quello che lui ci ha detto, perché le sue parole e non le mie suggestioni potessero suscitare qualcosa in ciascun lettore. Ognuno di noi ha detto don Mazzi vive in un ambiente che condiziona in parte i fatti che gli succedono o gli atti che compie.e questo ambiente a sua volta si trasforma ad opera di ognuno di noi. Così capire come la Società e la Famiglia sono cambiate rispetto alla cultura di un tempo, soprattutto alla cultura contadina alla quale la gran parte di noi apparteneva, può aiutarci a ripensare al nostro ruolo in esse. Quattro punti Don Antonio trova quattro caratteristiche per ogni argomento del suo discorso e comincia dall analisi della Società che oggi è diventata: - la Società dei Coriandoli: non ha un quadro organico, un progetto: strappiamo tutto (forse perché non riusciamo a digerire pezzi più grandi) e tutto vola perché è coreografico e ci divertiamo. È una società che non ha radici né foglie. Preferisce i coriandoli, che sono allegri e colorati, volano in alto anche se subito cadono a terra, ma presi singolarmente, non insieme che potrebbero formare un mosaico, cioè qualcosa di senso compiuto progettato e realizzato. - la Società del Teatro: l apparenza vince su tutti e tutto. Cosa c è di più bello e appariscente dei fiori? Attenzione, però, perché ci sono quattro tipi di amanti dei fiori: quelli che hanno un giardino o un balcone e curano le piante per farle fiorire, le seminano, le zappano, le annaffiano amano i fiori in tutte le fasi della loro vita e accettano la fatica di goderli. Poi c è chi pensa sia più comodo avere i fiori finti: fanno la loro figura senza bisogno di cure. E poi c è l ultimo tipo di amante del verde: l amante del bonsai è il più dannoso, e aberrante: le piante sono vive ma false, artificiali, rese tali dall uomo. - la Società del profitto: chi non è efficiente, chi non produce o produce poco è da buttare. E chi è efficiente crede di poter far tutto, anche l elemosina data per magnificare o giustificare se stesso e non per aiutare l altro a crescere. - Infine la nostra Società è una Babele 2: siamo l uno sull altro, affollati vicini ma non insieme, non riusciamo a comunicare anche se siamo sommersi dalle parole, ognuno parla la sua lingua, diversa per ciascuno di noi e incomprensibile a ciascun altro di noi, e nessuno ascolta. Anche la famiglia è ovviamente cambiata e per starle dietro ci obbliga non solo alla formazione (che è solo la modalità per arrivare al miglioramento) ma all ascolto e alla propensione al cambiamento: per educare gli altri dobbiamo essere noi per primi a considerarci educabili. La prima causa e contestualmente il primo effetto del cambiamento sia della società che della famiglia è il ruolo della donna. Nella cultura contadina la donna non aveva impegni sociali, sebbene lavorasse quasi quanto l uomo: era l angelo del focolare e basta. Ora la donna è al centro della vita sociale, economica, ecc. e questo non solo perché lavora fuori di casa: anche se è dentro casa, è ormai protagonista. Non si è ancora capito bene questo ruolo: nemmeno la donna l ha capito e un po, negli anni del femminismo estremo, si è persa. La famiglia è poi cambiata perché ha aperto le porte della casa ad un ospite inquietante: la televisione, che arriva a comandare, condizionare la nostra vita. La pubblicità, le fiction, i reality: così accattivanti, piacevoli e apparentemente innocui, creano dei bisogni e dei modelli che ci stanno rendendo stranieri in casa nostra. Ogni famiglia, poi, deve affrontare, per i pochi figli che ha, il periodo più duro tra genitori e figli: l adolescenza che è esplosa e si è dilatata. Prima, la società contadina non dava importanza all adolescenza: uno due anni appena dopo la pubertà e poi subito si andava a lavorare (spesso si continuava quello già fatto da bambini oppure si aggiungevano o si sostituivano con altri più pesanti e rapportati all età) Oggi da 0 a 25/30 anni c è la preparazione alla vita: è adolescenza! E non per colpa dei genitori o dei figli, ma perché è così: è cambiata la società, si è allungata la vita, ecc. ecc. E dobbiamo attrezzarci perché l adolescenza non diventi l età della droga, dell alcool, della fragilità. Ultimo non per importanza elemento di cambiamento della famiglia è la crisi dei padri: non degli uomini, ma dei padri, che sono sanno più cosa fare. Nelle cascine c era la mamma, ma poi c era i maschi di famiglia, il clan: il papà, il nonno, lo zio. Ora il padre, a 40 anni, si trova da solo a dover portare il figlio verso la società ed è solo in questo ruolo ed è spaesato. Dora Riccitelli 1.a parte - continua

13 13 PRIMO CRONACA PIANO CAMPOLIETO / UNA CRESIMA NEL SEGNO DEL GRAZIE GIOVANI, NON ABBIATE PAURA DI SCEGLIERE P adre GianCarlo torna a Campolieto, a meno di un mese dalla ultima visita, per il sacramento della Cresima. In un pomeriggio di luce e di sole, nel gioco stupendo dei colori del tramonto il nostro Vescovo ricorda non solo ai cresimandi, ma a tutto il popolo di Dio, che il giorno della Cresima deve essere considerato una giornata speciale: Dio passa e ad ognuno consegna un messaggio, un segno, un sapore speciale. Tocca a noi poi saper mettere a frutto il suo dono. Nei campi è tempo di mietitura, di raccolta di quanto è stato seminato: ogni persona raccoglierà quello che ha seminato. Padre GianCarlo ha evidenziato quattro elementi che caratterizzano il sacramento della Cresima. Dio ci chiama per nome Lui sa chi siamo, ci conosce nel profondo e ci capisce. Ognuno di noi raccoglie in sé una storia, una vita; per questo tutti siamo importanti. Già nel nome c è qualcosa di grande. Dio non vuole pecore erranti, senza nome e senza meta, ma volti umani che hanno dignità e forza. Dire grazie per le cose che si ricevono, per le attenzioni, per un semplice gesto significa avere dignità e rispettare il prossimo. Significa partecipare alla costruzione del bene comune. Il volto della persona che sa dire grazie è radioso, quella è una persona positiva. Camminare a testa alta Davanti a noi si presentano sempre scelte, facili o difficili. Bisogna avere il coraggio di scegliere le strade difficili se vogliamo arrivare al traguardo e non accontentarci della mediocrità. Il cammino della vita non è semplice, ma dobbiamo camminare a testa alta professando le nostre scelte, senza paura. Ancora una volta padre GianCarlo è tornato su questo tema. Ed è un messaggio rivolto anche ad una Chiesa in troppi casi timorosa o con paura di perdere posizioni. Lo aveva fatto in altre circostanze. Lo ha ribadito a Campolieto per dire chiaramente che non c è spazio per chi si nasconde o cerca nella Chiesa ruoli o funzioni che possano appagare aspettative di carattere sociale. Stima Il vescovo fa sulla fronte dei cresimandi il segno della croce con l olio profumato: è il profumo che il cristiano deve sprigionare ogni giorno nella comunità. Ognuno ha il dovere di partecipare alla costruzione della propria comunità. Per fare questo è necessario che ci sia stima reciproca, rispetto delle persone, riconoscimento dell impegno di ognuno. Troppe volte prevale l invidia, la gelosia, i rancori: si distruggono storie, vite, famiglie. Una comunità cristiana si distingue per la stima che regna tra tutti e per il grazie. Senza stima e senza la forza di dire grazie non c è comunità. La mano sulla spalla Il padrino mette la mano sulla spalla del figlioccio quasi a dirgli: non avere paura ci sono io a darti sostegno. Dio è sempre vicino ad ognuno di noi, ci sostiene, cambia il nostro cuore se siamo disponibili all amore e alla grazia. Ci aiuta se cadiamo. Il cristiano deve far sentire al proprio fratello una mano sulla spalla per dirgli: possiamo fare insieme questa strada, fidati, hai un amico. Ha concelebrato padre Vittorio Di Nardo, frate francescano di Campolieto da 44 anni missionario in Corea. Padre GianCarlo ha evidenziato il coraggio di questa scelta radicale di padre Vittorio, esempio per tutti quei giovani che temono di assumere decisioni definitive. Mario Ialenti UN CONVEGNO A TRIVENTO TESTAMENTO BIOLOGICO, OGICO, NON FACCIAMO F GUERRE INUTILI A Trivento il 24 luglio, promosso dal vescovo mons. Scotti e organizzato dal dottor Americo Pandolfo, presidente della sezione Medici Cattolici (A.M.C.I.) di Trivento, si è tenuto un interessante Incontro sul tema di attualità: Testamento Biologico. Presenti lo stesso mons. Scotti e una numerosa e qualificata platea di medici, religiosi, insegnanti, operatori sociali e cittadini di Trivento, ha aperto l incontro il dr. Pandolfo che ha introdotto il tema rappresentando le difficoltà dell elaborazione di una legge sul fine vita e sulla dichiarazione anticipata di trattamento. E seguito l intervento del dr. Giovanni Sparano, presidente dell A.M.C.I. regionale che, portato il plauso dell associazione regionale e nazionale per la lodevole iniziativa, ha precisato che è molto difficile varare una legge in merito sia perché il fine vita tocca profondamente le coscienze di ognuno sia per altri motivi: 1) presenza di varie posizioni politiche in una società a rapida trasformazione con presenza di etnie, religioni e culture diverse; 2) varietà di patologie e di scenari clinici che possono evolvere in modo non sempre prevedibile; 3) rapidi progressi della medicina che possono cambiare la prognosi di una malattia; 4) facile cambio di opinione e di decisione della persona che di fronte alla malattia muta spesso radicalmente il suo atteggiamento. Sparano ha concluso l intervento auspicando un dignitoso incontro tra paziente (o suo fiduciario) e medico, con la speranza che il dialogo e le norme della deontologia medica consentano di raggiungere sempre una condivisione di vedute con rispetto della pari dignità morale di persone libere da ogni interesse e pregiudizio. E seguito l autorevole intervento del professor Dario Sacchini, docente di Bioetica della UCSC di Roma, che ha raccomandato di non polarizzare la contrapposizione laici/cattolici sui principi dell autodeterminazione da una parte e difesa della vita dall altra. Il rapporto medico paziente ha avuto un evoluzione nel tempo. In passato il medico decideva a nome del paziente; oggi si è affermato, su ispirazione anglosassone, il principio dell autodeterminazione che enfatizza l indipendenza del soggetto da ogni invasione di potere sia esso politico, religioso o medico. Oggi il medico non può intraprendere alcuna attività diagnostica o terapeutica senza l acquisizione del consenso informato del paziente e, quando questi non è in grado di esprimere la propria volontà, in caso di grave pericolo di vita, il medico non può non tener conto di quanto precedentemente dichiarato dallo stesso, anche se i desideri non sono determinanti ai fini della decisione definitiva. E auspicabile che tale decisione rispetti la volontà del paziente e che i suoi desideri coincidano con il suo vero bene, escludendo sempre soluzioni eutanasiche o di accanimento terapeutico. La legge attualmente in discussione ha positività e negatività. La soluzione migliore non è certamente quella di considerare il medico un avversario che deve eseguire quanto sancito in un contratto; è auspicabile che venga conservata l alleanza terapeutica tra medico e paziente, salvaguardando quel rapporto di fiducia che poggia sulla coscienza del medico che adotterà in ogni caso la soluzione che rispetta la volontà e il bene del suo assistito. Il dottor Gennaro Barone, presidente dell Ordine dei Medici ed Odontoiatri della provincia di Campobasso ha portato le conclusioni del Consiglio Nazionale della FNOMCeO sulle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento, tenuto a Terni, che ha ribadito i tre principi che da sempre regolano il rapporto medico paziente: giustizia, beneficialità, autodeterminazione. Ha concluso il convegno il vescovo Scotti che ha ringraziato i relatori per la chiarezza e profondità delle argomentazioni su un tema in cui spesso si specula per mettere laici e cattolici in contrapposizione artificiosa. Giovanni Sparano

14 PRIMO CONVEGNO PIANO 14 LO STRANIERO IN CARCERE: UN CANTIERE APERTO Gli interventi di don Michele Tartaglia, Della Pietra e Maiorano nel convegno di luglio I l tanto discusso pacchetto sicurezza approvato definitivamente al Senato il 25 luglio al centro del convegno Lo straniero in carcere: problema o risorsa?. E certo l accostamento non è casuale. Infatti, alcune delle norme più dibattute del nuovo testo legislativo sono proprio quelle relative alla condizione dell immigrato clandestino in Italia e alla sua punibilità con un inasprimento non indifferente delle pene. Lo straniero e la religione. Il convegno del 16 luglio scorso, organizzato dalla pastorale carceraria di Campobasso presso i locali della curia arcivescovile, ha visto la partecipazione di monsignor Giancarlo Bregantini che, successivamente alla presentazione di fra Mimmo Scardigno, ha aperto i lavori citando dapprima l ultima enciclica di Papa Ratzinger, Caritas in veritate, per poi esprimere preoccupazione sulla nuova legge. Il legame tra il primo e il secondo documento: la condizione di solitudine dell uomo, tanto più se questo si trova in terra straniera, lontano dai suoi affetti e, per di più, privo di libertà perché recluso. La solitudine per Bregantini, in consonanza con il Santo Padre, è una delle più profonde povertà sperimentabili dall uomo. Ed è ancor più drammatica quando è la risultante del rifiuto dell amore di Dio, quando è sinonimo di chiusura dell uomo in se stesso. Allora compito dei volontari e di tutti quanti operano in una struttura come quella carceraria è proprio afferma il vescovo quello di spezzare queste solitudini. Quello di evitare che il dolore rinchiuda l uomo nel suo stesso dolore. Compito arduo, specialmente se inscritto in un contesto socio-culturale, come quello italiano, che va sempre più verso derive xenofobe e sempre meno verso l ospitalità, l accoglienza del diverso, visto per lo più come una minaccia che sarebbe meglio evitare o addirittura espellere. La Bibbia Sui concetti di ospitalità, forestiero e prossimo alla luce delle Scritture si sofferma invece don Michele Tartaglia, biblista. Particolarmente interessanti due dei suoi approfondimenti. Il primo parte dalla domanda provocatoria: Perché Sodoma è stata distrutta?. Non per motivi di ordine moralistico / sessuale rivela don Michele ma per la mancanza di ospitalità, perché i suoi abitanti non accolsero il forestiero Lot con la sua famiglia - nel modo dovuto. Da qui si snoda, con molti esempi biblici, la seconda riflessione, sulla coerenza del cristiano: Nessuno può essere considerato, in nome di Gesù Cristo, straniero. Gesù stesso dice di sé di non appartenere a questo mondo, ma al Regno dei Cieli. Gesù stesso è ebreo e come tale appartenente ad un popolo da sempre in esilio e da sempre straniero. Occorre dunque, per don Michele essere solidali con gli stranieri e non solo. Sentirci noi stessi stranieri perché il cristianesimo è una religione universale, che porta la buona novella ad ogni uomo, perché in ogni uomo c è l immagine di Dio, c è Dio stesso. In breve, stando a quanto dicono le Scritture, stando all insegnamento e alla pratica di Gesù, un cristiano non può e non deve essere razzista. Lo straniero e il carcere. Gli interventi della dr.ssa Della Pietra, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Campobasso e del dr. Maiorano, vicecommissario del Corpo di Polizia Penitenziaria di Campobasso, vanno al cuore del convegno: le problematiche inerenti la presenza crescente di stranieri nelle carceri, anche alla luce dei nuovi provvedimenti in materia di immigrazione. Della Pietra, oltre a delineare i profili incostituzionali della legge 125/2008, esprime seria preoccupazione sulle conseguenze della stessa, ad esempio in merito all identificazione del cittadino straniero. Fino ad oggi ci sono state poche espulsioni proprio per la difficoltà dell identificazione, laddove oltre ad esserci poca collaborazione da parte dei clandestini, non c è n è affatto dai consolati e dalle ambasciate. Altra questione è quella relativa ai centri di accoglienza temporanea. Trattenerli per sei mesi, mi chiedo se anche questo sia costituzionale. Non c è alcuna misura cautelare, né pena da espiare. Eppure sono reclusi. Da cosa è giustificata la reclusione?. Tante altre domande si fa Della Pietra per concludere con un amara riflessione: Non ci sarebbe bisogno di tanto carcere se ci fosse più supporto sociale. Il problema del carcere è un problema innanzitutto economico, con il proposito di fare quanto in suo potere per migliorare la condizione dei detenuti stra- nieri presso la casa di reclusione di Campobasso. Ultimo ad intervenire è il vicecommissario Maiorano, che mette in luce proprio le difficoltà che deve affrontare un extra-comunitario tra le mura di un carcere. Il sovraffollamento, come condizione di partenza, già rende difficile l integrazione e il suo controllo in quel tipo di struttura. Poi c è il problema della lingua e quindi degli strumenti essenziali che mancano ad un detenuto straniero e per socializzare e per vedersi riconosciuti i diritti minimi. E poi la condizione di solitudine a cui il recluso straniero va incontro, accostabile a quella dei collaboratori di giustizia. Infatti, si registrano le stesse dinamiche, gli stessi incidenti, gli stessi comportamenti come ad esempio l autolesionismo tra le due categorie. La mancanza del contatto, anche dei semplici colloqui, con i propri cari è motivo di quella sofferenza inesprimibile che diviene chiusura e quindi solitudine cui il vescovo accennava all inizio del convengo. Allora il compito di spezzare queste solitudini diviene urgente e da affrontare attraverso un impegno congiunto da parte di quanti, a vario titolo, operano nel settore carcerario. Elisa Tomasso BREVE UN CONO DI POCHI METRI INVECE DEI PILONI: ECCO L EOLICO SENZA PALE Tanti modi per dire no al nucleare «Tornado Like», progettato da un gruppo di ingegneri russi e messo a punto dalla «Western co», società di San Benedetto del Tronto specializzata nelle tecnologie rinnovabili, è stato presentato a Firenze durante «Lavori verdi», summit sull energia alternativa voluto dal leader dei Verdi toscani Fabio Roggiolani e al quale hanno partecipato esperti da tutta Europa. La macchina, che ricorda un cono, ha il vantaggio di non avere le pale e dunque di poter essere mimetizzata molto meglio nell ambiente. Un aerogeneratore tradizionale raggiunge in media i venti, trenta metri, «Tornado» invece non supera i due tre metri e in futuro sarà ancor più piccolo. «Funziona ovunque, anche dove non c è troppo vento - spiega Roggiolani - perché è in grado di accelerare l aria e di creare un effetto tornado ottimo per muovere le turbine e produrre energia». La resa energetica è superiore a quella di un normale aerogeneratore e il costo inferiore al 30%. Come funziona? «L aria penetra dalla base del cono - risponde Giovanni Cimini, presidente della Western co - e dentro la macchina il flusso viene trasformato in un vortice fino a quando, potentissimo, raggiunge la sommità del dispositivo dove si trovano le turbine per generare l energia elettrica».

15 15 ANNO SACERDOTALE PRIMO PIANO ANNO SACERDOTALE. TESTIMONIANZE LE STELLE DELLA DIOCESI UN OCCASIONE PER AMMIRARE UN GRANDE DONO DI DIO I l 19 giugno scorso il Papa ha aperto un nuovo Anno, tutto incentrato su un grande dono per la comunità ecclesiale: il Sacerdozio Ordinato. E stato provvidenziale per i giovani preti, il fatto che in diocesi, nello stesso giorno, le porte dell Anno dedicato ai sacerdoti fossero state spalancate spiritualmente anche dalle mani semplici e forti di un presbitero deceduto in quei giorni, il cui ricordo e la cui stella impreziosiscono il cielo dei ferventi sacerdoti della diocesi di Campobasso-Bojano, mirabili esempi di un ministero sempreverde carico di frutti di carità. Don Pasquale Di don Pasquale Pizzardi rimane scolpita nel nostro cuore l estrema disponibilità nell abbracciare le anime dei fedeli, per raccogliere le loro lacrime nel sacramento della penitenza dalla mattina presto alla sera. Come non ricordare la sua costante preghiera di intercessione espressa attraverso i grani del Rosario che sempre scorrevano in sagrestia e in Chiesa nel nascondimento del Coro? Nello spirito di mortificazione amava vivere l astinenza attraverso i digiuni serali e le costanti alzate mattiniere, perché le coraggiose vecchiette della prima ora potessero trovare accoglienza nella Casa di Dio. Come è edificante ricordare i suoi ostinati ritorni a casa a piedi la sera, al termine delle lunghe ed estenuanti giornate, mentre molti gli offrivano un passaggio in macchina constatando il suo zoppicare. Manteneva un cuore sobrio e povero, carico di nascondimento e di una fede umile, radicale, schietta, sincera, profondamente legata ai problemi storici del suo Molise, comunque guardati nella certezza che il Signore guida la storia sui suoi sentieri di giustizia e di pace. Il suo esempio ha anche lanciato alcuni giovani alla scelta radicale della vita consacrata e al sacerdozio. Ricordiamo, tra questi, con riconoscenza al Signore, mons. Fusco e lo stesso mons. Nuzzi. Fra Immacolato Un altro grande frutto sacerdotale della nostra diocesi a cui si vuol guardare quest anno con spirito di ringraziamento e di imitazione, è certamente fra Immacolato Brienza, maestro esperto di una sofferenza non soltanto patita ma soprattutto offerta con amore per la conversione e la salute delle anime, come fa la Vergine Addolorata di Castrelpetroso che, sofferente, offre il Figlio, Ostia gradita al Padre. La tubercolosi lo ha costretto nel letto, il suo talamo di croce, ad appena quattordici anni, ma la fede lo ha salvato dall abbattimento e dalla disperazione. Da quell altare, era sempre disponibile ad innalzare preghiere di intercessione per tutti i fedeli e in particolare per tutti i preti della diocesi anche attraverso il Rosario. Col passare del tempo maturò in lui la decisione di consacrarsi totalmente al Signore diventando carmelitano. Dall altare di sofferenza del suo letto col passare del tempo riuscì ad acquisire in misura sempre maggiore gli occhi di Dio per poter guardare e dirigere i cuori sui sentieri del Signore attraverso il carisma della direzione spirituale. Vescovi, preti, e laici accorerranno a quel trono di Misericordia per cercare consiglio, consolazione e luce in mezzo alle vicende talvolta contorte della vita. Mons. Fusco In quest Anno contempliamo anche con gioia la stella sacerdotale lucente del vescovo di Nardò - Gallipoli mons. Vittorio Fusco: pensando a lui, subito il cuore va all immagine domestica e intima del Padre fedele che spezza il Pane vivo delle Sacre Scritture per nutrire l amato gregge a lui affidato. Per un disegno mirabile della Provvidenza, la sua memoria, in quest anno sacerdotale infarcito di strane coincidenze, cade proprio l 11 luglio, giorno in cui si celebra la memoria di un altro grande Padre e Maestro della Parola, San Benedetto, la cui regola di vita inizia proprio con il consiglio chiave per essere discepoli della Parola di Dio: Ascolta figlio... c è qualcuno che desidera la vita e brama lunghi giorni per gustare il bene?. Di lui rimane il ricordo di un pastore che non si è mai stancato di approfondire in maniera critica la Parola fornendo studi di elevatissimo livello scientifico tuttora ricordati in Europa. La sua intelligenza acuta e perspicace lo portò a fondare per la prima volta nella nostra diocesi un circolo culturale (progenitore dell Istituto di Scienze Religiose) con lo scopo di formare i laici perché potessero approfondire la propria fede capendone la ragionevolezza. Fu davvero un profeta che, entusiasta e fedele al Concilio, cercò di ridare la Bibbia nelle mani della gente. Anno celestiniano Dulcis in fundo, rimanendo sulla scia delle strane coincidenze di quest anno, nella nostra diocesi si celebrerà con gioia dal 29 Agosto anche l inizio dell anno Celestiniano, in occasione degli 800 anni dalla nascita di San Pietro Angelerio -Celestino V, papa e prete di Dio. Per noi preti è bello guardare a un uomo capace di rivestire il saio da frate dopo aver capito che non poteva governare la Chiesa del tempo, ritornando nel nascondimento e nella estrema povertà per il Vangelo. Dalle fonti emerge la vita di un uomo di Dio che è stato sempre libero da ogni cupidigia carrieristica, come pure da ogni forma di ricchezza per assumere lo stile del Cristo povero, casto, amante della preghiera. La sua ricerca di solitudine per ascoltare la discreta voce di Dio è cardine della sua spiritualità e altro frutto del suo sacerdozio a cui noi tutti guardiamo con ammirazione e impegno di emulazione, in un mondo assordato da una miriade di messaggi urlati. Pensando a questi modelli durante questo Anno Sacerdotale pregheremo e rifletteremo su altri aspetti chiave della vita del sacerdote come la comunione tra preti di una stessa diocesi e il rapporto preti-vescovo. Don Tonino Bello Fa effetto quello che dice Tonino Bello, compianto vescovo pugliese, che si accendeva di grande entusiasmo mentre, guardando i suoi sacerdoti, definiva la comunione tra i suoi presbiteri come la gemma dell albero che preannuncia, a mo di esempio, il frutto della comunione delle nostre comunità ancora troppo gravate dall individualismo e dalla ghettizzazione, per puntare ad acquisire il sogno di una coscienza di Popolo. Nicola Maio, presbitero Nei prossimi numeri altre testimonianze

16 PRIMO ENCICLICA PIANO 16 L ENCICLICA E I SEMI DEL POST-CAPITALISMO In Il Sole 24 Ore del 5 luglio 2009 di Giancarlo Zizola A lcuni temevano anzi che Papa Ratzinger cedesse a una teologizzazione della dottrina sociale, rincarando la pretesa di un autosufficienza dell ordine della Grazia rispetto all ordine profano della natura (anche in economia), delle sue leggi e delle sue autonomie: quasi che solo nella costellazione dei principi eterni fosse riconoscibile un esito salvifico della storia, anche nell ordine mondano. Tuttavia la sua anima agostiniana, accanto alla passione giovanile per San Bonaventura da Bagnoregio (tema della sua tesi di dottorato) ha infine fatto prevalere il suo realismo, ben memore che la prima costruzione di un economia di mercato si deve ai seguaci di San Francesco d Assisi: oltre a Bonaventura, Antonino da Firenze, che il laicissimo Schumpeter definiva «il più grande economista di tutti i tempi prima di Adam Smith». L opzione di Ratzinger è stata chiara fin dalla scelta del titolo: di fronte all alternativa, che il gruppo redazionale non aveva saputo risolvere, tra Veritas in caritate oppure Caritas in veritate (nell immagine, l edizione tedesca), il Papa ha scelto decisamente quest ultimo, convinto che la ricerca della verità se non è finalizzata al primato del bene comune finirebbe nell integralismo o anche nel giustizialismo. La sua critica alla pretesa dell autonomia moderna dall etica ha buon gioco del resto nell argomentare apologeticamente sulla crisi economica per denunciare gli effetti distruttivi dell abuso dello strumento economico a meri scopi di massimizzazione del profitto individuale. Il testo coglie la crisi come un opportunità provvidenziale per un recupero di forme civili dell economico che integrino in modo creativo prin- CONSIGLIO A SINISTRA: LEGGETEVI IL PAPA In il Riformista dell 8 luglio 2009 U n consiglio a sinistra: leggere e sottolineare l enciclica di Benedetto XVI Caritas in veritate. Poi fermarsi a riflettere su se stessi, su quello che i partiti di sinistra, di centrosinistra, laici e cattolici hanno detto e fatto negli ultimi anni sul lavoro e sui lavoratori. E, quindi, trarne le conclusioni. Io l ho fatto. La conclusione che ne ho tratto è molto semplice. Caritas in veritate contiene molte idee e valori storicamente definiti di sinistra. E sui quali la sinistra farebbe bene a tornare. E molte, molte idee che negli ultimi anni ha messo in soffitta, se non addirittura rinnegato. [ ] Ancora una volta la dottrina sociale della Chiesa attraverso Benedetto XVI sceglie la radicalità della sua verità e non si fa incantare dalle sirene del pensiero dominante. Dalle sirene della globalizzazione, in questo di Ritanna Armeni caso, che con i loro canti hanno affascinato e incantato anche la sinistra. Nessuna confusione offusca il messaggio sociale della Chiesa che rimane fermo in veritate, vede la situazione per quello che è e chiede che in essa sia immessa, cresca e si sviluppi la caritas, cioè l amore, la solidarietà, il rispetto per l uomo e per la donna. E allora è vero - è, appunto, in veritate - che nel mondo globalizzato «la mobilità lavorativa, associata a una deregolamentazione generalizzata, è stata un fenomeno importante, non privo di aspetti positivi» ma la caritas, cioè l attenzione agli uomini e alle donne fa vedere quanto «l incertezza circa la condizioni di lavoro, in conseguenza dei processi di mobilità e di deregolamentazione» abbia portato a «forme di instabilità psicologica, di difficoltà a costruire propri percorsi coerenti nell esistenza, compreso quello verso il matrimonio. Conseguenza di ciò - dice l encicli- COMMENTI ALLA CARITAS IN VERITATE cipi fondamentali non più valicabili né accessori. L analisi del Papa aggredisce apertamente la distorsione del sistema ancora vigente e della sua ortodossia liberista: «È da ritenersi errata la visione di quanti pensano che l economia di mercato abbia strutturalmente bisogno di una quota di povertà e di sottosviluppo per poter funzionare meglio. È interesse del mercato promuovere emancipazione». Secondo l enciclica, la giustizia distributiva va integrata nel processo stesso di produzione della ricchezza. In questa prospettiva i laboratori di un economia pre-capitalistica vengono evocati come una possibile prefigurazione utopica di un economia globale che voglia farsi sostenibile. L utopia economica di Ratzinger (in cui pare riverberare il sogno di Gioachino da Fiore) si spinge ad assumere il principio di gratuità, il gesto del dono non più come forma periferica, terapeutica, religiosa o giustapposta per compensare i fallimenti del sistema economico. Infine, è notevole che nel proporre alcune ispirazioni per la governance globale dell ordine internazionale l enciclica scarti risolutamente l ipotesi di forme di superstato o equivalenti e si faccia invece portabandiera di una visione poliarchica, cioè di una pluralità di centri di potere [ ] Ratzinger recupera dal Concilio Vaticano II l enfasi sul principio (biblico e patristico) della destinazione universale dei beni della Terra. Deludendo le pressioni di circoli conservatori vaticani per un documento sociale che determinasse una discontinuità rispetto all enciclica di Paolo VI Populorum progressio (1967) Benedetto XVI ha voluto ricongiungersi organicamente a quel testo, al quale dedica l intero primo capitolo dell enciclica, riconoscendone il carattere profetico. ca - è il formarsi di situazioni di degrado umano, oltre che di spreco sociale». [ ] Per molti anni si è rinunciato alla caritas, non si è guardata alla verità con gli occhi dell amore e della solidarietà. E questo ha impedito, ahimé, anche di guardare davvero la realtà. Quella dell impresa, ad esempio, che oggi appare dominata «da una classe cosmopolita di manager che spesso rispondono solo alle indicazioni degli azionisti di riferimento costituiti in genere da fondi anonimi che stabiliscono di fatto i loro compensi». O al ruolo della Stato di cui «ragioni di saggezza e di prudenza - dice l enciclica - suggeriscono di non proclamare troppo affrettatamente la fine» - anzi, si aggiunge - «in relazione alla soluzione della crisi attuale, il suo ruolo sembradestinato a crescere». Leggere e sottolineare. L invito è anche per i sindacati. La luce della caritas, renderebbe chiaro che non minore, ma maggiore deve essere il ruolo delle organizzazioni sindacali che oggi appaiono chiuse nella difesa dei propri iscritti e invece dovrebbero volgere «lo sguardo anche verso i non iscritti, e, in particolare, verso i lavoratori dei Paesi in via di sviluppo, dove i diritti sociali vengono spesso violati».

17 17 L INTERVISTA Sul settimanale cattolico torinese Il nostro tempo un intervista a tutto campo a mons. Bregantini La Chiesa deve parlare forte V iviamo un tempo difficile, caratterizzato da un progressivo sfilacciamento della morale, scalzata da narcisismo, corruzione e arroganza, in totale sprezzo del bene comune. Anche la politica ha perduto l anima, cioè l etica. I cattolici cercano con difficoltà alternative possibili. Per il credente diventa sempre più faticoso stare sulla stessa barca, come più volte evidenziato dal dibattito aperto su queste stesse colonne. Il momento sollecita un confronto franco con pastori aperti al dialogo. Abbiamo dunque incontrato monsignor Giancarlo Maria Bregantini, trentino di Denno, dal 1994 vescovo di Locri, profondo conoscitore del Sud, con tutte le problematiche legate all arretratezza e alla ndrangheta, ma anche con le sue grandi potenzialità, per le quali si è sempre battuto affinché potessero esprimersi in pienezza. Dal 2007 è arcivescovo metropolita di Campobasso Bojano. Monsignore, molti cristiani sono indignati perché ritengono la Chiesa poco profetica su temi cruciali. Attendono una condanna chiara di certi atteggiamenti immorali, invocano parole certe su quanto lontana dal Vangelo sia la classe dirigente. Possiamo continuare a far finta di nulla? Possiamo chiuderci in sacrestia e attendere che tutto passi? Riguardo alla situazione generale della Chiesa, oggi, mi piace rivisitare tre verbi che spesso ripeto ai preti della nostra diocesi. Frutto di anni di fatica interiore e pastorale, di lacrime ma anche di tante speranze e di tante gioie, vissute con la gente. Perché la Chiesa non è solo la gerarchia: è soprattutto quella parte del popolo di Dio che vive, spera e lotta tutti i giorni. Compio ogni sforzo perché il mio cuore sia sempre più attaccato ad essa. E la gerarchia stessa non è mai finalizzata a sé stessa, ma opera sempre per la gente, nel vissuto quotidiano e sofferto della storia, così come la disegna il Signore per noi, di pietra in pietra. Dicevo che ho imparato tre verbi: mai vincere, ma sempre convincere; mai imporre, ma sempre proporre; mai giudicare, ma analizzare. Un giorno un Provinciale di una Famiglia religiosa di consacrati mi disse, quasi scusandosi: «Ma la santità non si può imporre!». È vero, risposi di getto, ma si deve proporre, sempre più. La Chiesa oggi sente la sua pesantezza, ma guai se smette di proporre la santità come meta. Se si lascia infiacchire dalla propria stanchezza. Don Milani, con chiarezza, nel suo fiorito linguaggio fiorentino, amava dire: «Sfottere crudelmente non chi cammina in basso, ma chi mira in basso!». Tutti siamo fragili, tutti peccatori. Ma questo non ci deve per nulla esimere dal puntare in alto. Anzi, proprio perché la fragilità è evidente, ancor più limpida deve essere la proposta e alta la meta. Ecco allora la necessità di riflettere sul comportamento della Chiesa nel nostro tempo. Ma siano analisi, e non giudizi. Perché c è una differenza grande. E dove sta la differenza? Nel tono della voce. In famiglia, in ufficio, in politica: tutto sta nel tono della voce. Se esprimi un giudizio, il tuo tono sarà duro, aspro, diretto. Se invece analizzi, vedi e individui subito ciò che non va, perché il tuo occhio è limpido, come il catino dell acqua con cui Gesù lavò i piedi ai suoi discepoli. Il tono della tua voce si fa testimonianza, coinvolgimento, passo sofferto e condiviso. Anche il male lo porti con te e non te ne tiri fuori, perché non sei diverso da loro. Occorre sfuggire al soffuso ma comodo manicheismo che talvolta avvinghia certi preti bravi o certi cristiani impegnati. La fatica di un vescovo è la fatica del pastore, che non ritma i suoi passi sul passo delle sue forze, ma sul passo fragile delle «pecore madri, che egli conduce pian piano e porta sul petto gli agnellini» (Isaia 40,11), cercando sempre la pecorella che si è smarrita. E se la pone sulle spalle, condividendo la gioia con i suoi amici, in una comunità dove soprattutto il lontano si fa vicino, per il sangue di Gesù sulla croce. Quella croce che ha fatto dei due un solo popolo nuovo. Ripeto: solo chi non mira in alto va crudelmente sfottuto. Ed è ciò che oggi si deve fare di fronte alla perdita del bene comune, alla mancanza di etica. Solo con la chiarezza del profeta si può dire di «no», ad esempio, a un personaggio politico locale, che pretenda di fare da padrino nella cresima di un amico. Con amarezza ma con chiarezza, perché egli non regola la sua vita politica con coerenza. Non sarà giudizio, ma analisi lucida, poiché hai orientato la tua vita, prima di ogni altra, secondo ideali evangelici che cerchi di vivere con coerenza. La Chiesa oggi deve parlare di più con voce profetica. Troppo tace, troppo lascia correre. Su certe questioni si dimostra inflessibile, mentre su altre è acquiescente. Ma questa difficoltà nasce dalla carenza di proposta evangelica. Questo è il problema. E il nostro dolore diffuso. A quali principi dovrebbero essere improntati i rapporti tra la gerarchia ecclesiastica e la politica? C è sempre attenzione all ultimo, al povero, alla giustizia? Noi vescovi della regione ecclesiastica Abruzzo-Molise abbiamo emesso un decalogo, evangelicamente ben inquadrato, che indica i sentieri del bene comune, con precisione e passione pastorale. In sintesi richiama il potere al servizio orientato verso le categorie più deboli. Vede la politica come crescita di responsabilità e democrazia, nel rispetto delle altrui posizioni e nella coerenza delle scelte. Ribadisce il rifiuto e la denuncia di comportamenti immorali e disonesti e auspica l impegno per favorire la cultura della legalità, la preparazione degli amministratori e una selezione della classe dirigente che premi il merito, la competenza e rifugga da simpatie, legami personali o familistici, ripicche o vendette. Tutto questo si fonda sul Vangelo e sulla Bibbia. Eppure, quando l ho presentato, c è stato chi mi ha accusato di fare politica. Ciò accade spesso quando la Chiesa diviene chiara, profetica e incisiva. Molti la vorrebbero invece muta e silenziosa, quasi complice di uno stile di vita che favorisce i ricchi e penalizza i poveri. Ma che direbbe quel Gesù che afferma che ogni cosa fatta al più piccolo dei fratelli è fatta a lui stesso? Che rimprovera Erode per essere come una volpe? Che paga le tasse? Che contesta, con il suo silenzio, anche Pilato? È sempre lui la misura. Oggi uno dei punti più dolenti è il respingimento degli stranieri, condannati a sevizie certe nei lager della Libia. Molte persone, laici e cattolici impegnati nell apostolato sociale, si sono dichiarate pronti alla disobbedienza civile di fronte a leggi che permettono tutto ciò. Ritiene sia una scelta coerente con il Vangelo? Il respingimento degli stranieri è un peccato grave. È uno dei più tristi segni della nostra acquiescente debolezza come cristiani. E dico grazie alle voci ecclesiastiche (non molte, per la verità) che li hanno condannati con chiarezza. Memori di un Gesù che disse: «Ero straniero e mi avete accolto» (Matteo 25,35). È triste sentire certi politici che, ogni volta che la Chiesa dice la sua, la deridono con sciocchi pretesti. CONTINUA ALLA PAGINA SEGUENTE

18 L INTERVISTA 18 Credo che chi matura forme di disobbedienza civile non faccia altro che seguire gli esempi dei grandi santi. Come Tommaso Moro, patrono dei politici, che morendo, sul palco della sua decapitazione, affermò con luminosa chiarezza evangelica: «Ho sempre servito Dio e il re. Ma ho servito Dio prima del re». La testimonianza riguarda non solo il clero, ma anche il laicato cattolico. La fedeltà a una scelta costa la fatica di una strada in salita, soprattutto in alcuni luoghi che lei ben conosce, e può presentare un conto salato se si disturbano i potenti e i prepotenti La testimonianza è indispensabile. Nasce da un modo di leggere la Parola e la storia. Fedeli a Dio e alla gente. Ai laici, chiedo un forte amore per la propria terra, dettato da un cuore materno. È infatti soprattutto con un cuore femminile, anche nella vita consacrata, che si coltiva questo amore. Solo così la terra diviene un giardino. La devi amare, curare, e servire, con rispetto e dedizione, fino in fondo. In fedeltà da sposo e non da amante. «I piccoli sì preparano il cuore ai grandi sì cioè al bene; come i piccoli no al male allenano ai grandi no al male», diceva san Tommaso Moro. È fondamentale la coerenza nelle piccole cose, la chiarezza interiore coltivata giorno per giorno, che fa leggere la vita con occhi trasparenti. Altro elemento importante nella testimonianza è la gratuità. Siamo amati gratuitamente da un Padre che ci dona il suo sole; e lo dona sia a chi è giusto sia agli ingiusti. Lo stile gratuito rovescia il concetto meritocratico che diventa, sottilmente, la più falsa giustificazione della scala sociale iniqua. Solo nella gratuità si diviene fratelli. L allontanamento di tanti dalla pratica religiosa, tra cui la confessione, dipende da molte cause. Lei ha detto che la testimonianza è la prima forma di identità. Testimoniare Cristo morto e risorto è come spandere un profumo, ma, a volte,questo si è come dissolto e non attrae più La testimonianza resta il vero profumo, che la Chiesa nel giovedì santo immette nell olio del Crisma, segno stesso del Cristo. Crisma, Cristo, cristiano: stessa radice, stesso itinerario di speranza e di coerenza. Ma qui tutti sentiamo di essere fragili. Abbiamo bisogno di mete alte, di testimoni credibili. E qui si gioca la fatica educativa con i nostri ragazzi, che restano il banco di prova della nostra coerenza. Perché sono i primi ad accorgersi se in noi, preti o educatori, c è realmente quel profumo di santità e di bellezza. È dunque necessario che questa testimonianza sia resa ben visibile, con gesti credibili e alternativi. Perché la Chiesa non deve essere né succube a questo sistema di potere né anarchica, ma alternativa. Deve cioè avanzare proposte alte, con passo più avanzato, con presenze forti presso chi è escluso o è vittima della crisi che ci travolge. Ma questa via alternativa non è praticabile, se non attuiamo prima una serie di strumenti di sostegno. Mi riferisco in particolare a due: un gruppo biblico in ogni parrocchia e un circolo culturale in ogni quartiere. Occorre costruire una fede che sa leggere dentro i fatti, che si avvalga del discernimento maturo dei laici e parroci che usano la Parola come luce che illumina i nostri passi. Da soli non si può essere profeti. E se è vero (come dicevo ai ragazzi della Locride) che tu solo puoi farcela, devi ricordarti però che non puoi farcela da solo. Sempre più spesso al Sud il territorio diventa discarica di veleni, che incrementano l incidenza tra la popolazione locale di alcuni tumori e alterazioni genetiche. È possibile fermare questo obbrobrio? Su questo punto si gioca la verifica del nuovo rapporto con la terra-giardino. Ai ragazzi traduco così questo concetto: senza il cielo, la terra si fa fango; con il cielo, diviene giardino. Come dicevo prima, tocca a noi far amare questa terra in forza della bellezza del cielo. «Novissima considera, ut videas bona», dicevano i medioevali, cioè guarda lontano, per poter vedere bene qui, già da Una tenda di condivisione Padre GianCarlo Bregantini ha letto - durante la consueta trasmissione televisiva del giovedì - un'articolata riflessione, che è anche un invito all'impegno e un messaggio di speranza, sul caso del giovane israeliano morto per overdose, a Bocca della Selva, durante un rave party. Ne riportiamo la parte conclusiva. Perché questo vuoto esistenziale? Perché questo baratro? Che c'è dietro questa tragica perdita di senso? Queste domande le pongo al mio cuore. Ma anche al cuore di tanti educatori. Soprattutto ai genitori dei ragazzi delle scuole medie e della adolescenza. Perché è proprio a quell'età che si costruiscono o si demoliscono le coordinate del futuro. Ci angoscia tutti la diffusa mancanza di progettualità! Il cuore giovanile, infatti, sembra ripiegato solo sul presente. E' come se non avesse mattoni che gli permettano con facilità di costruire il suo futuro, pur dimostrando doti e qualità per poterlo fare. C'è infatti una voragine esistenziale che non gli permette di saltare oltre, di guardare più avanti. Questa lettura non ci deve però scoraggiare. Ma richiede a noi tre cose: a) Non giudicare con facile moralismo i giovani stessi e la nostra società, perché anche oggi L organo elettronico donato dal Sodalizio dell Addolorata alla chiesa di S. Maria della Croce in occasione della sua riapertura al culto, dopo che i recenti restauri, che ne hanno ripristinato l antica bellezza. Il prezioso strumento sarà benedetto a conclusione del settenario dell Addolorata (15 settembre ore 17,30) alla presenza di mons. Bregantini. Suonerà il maestro Antonio Colasurdo. ora. Questo è il compito attuale della Chiesa: additare questo cielo, che brilla già dentro di noi; farlo rilucere, intessendolo d amore, in un intreccio sereno tra intelligenza e cuore. Allora il Signore ci porrà alla sua destra, perché quel cielo ci avrà portato a servire con umiltà e gratuità i piccoli, i poveri, i soli, i disoccupati, gli stranieri, in un profumo di testimonianza luminosa e coinvolgente. Ida Nucera Il nostro tempo 2 agosto 2009 Niente moralismi ma accompagnamento e assunzione di responsabilità di fronte ai drammi dei giovani ci sono ragazzi coraggiosi e luoghi di costruzione della speranza. b) Ascoltare ed accompagnare le domande acute di senso che ogni ragazzo porta in sé. Nemmeno basta informare sugli effetti negativi di alcool e droga. Occorre invece - crediamo -educare aiutando i nostri ragazzi a capire che la vita è una storia, che si evolve e cresce con te. Che ha bisogno del tuo mattone, Che tu sei prezioso. Che hai bisogno di cielo, cioè di trascendente per camminare sulle nubi del vento. e) infine, questi nostri ragazzi invocano, spesso silenziosamente, presenze concrete ed affettuose di noi adulti, che pongano dei segni coraggiosi ed alternativi di sostegno. All'assoluto negativo si sostituisca l'assoluto positivo. Anche mediate una tenda, collocata magari proprio in questi luoghi di angoscia. Cioè un delirio che si trasformi in abbraccio! Invochiamo in preghiera silenziosa Shalom per chi è caduto sulle colline della nostra terra. E coraggio ai nostri giovani e alle loro famiglie, per un futuro che superi la voragine della paura della vita. Campobasso, 20 agosto 09 + p. Giancarlo, Vescovo

19 19 PRIMO SICUREZZA PIANO COME ERAVAMO 1912, cioè ieri G eneralmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l acqua, molti di loro puzzano perchè tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro, affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perchè poco attraenti e selvatici ma perchè si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali. Così l Ispettorato per l Immigrazione del Congresso americano descriveva gli immigrati italiani negli Stati Uniti. Era l ottobre del La relazione prosegue: Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione. Apro il giornale di oggi: il ministro La Russa annuncia compiaciuto e stentoreo che a Venezia arriverà [nientedimeno!] l esercito a dare la caccia ai clandestini. E mi domando quanti veneti e lombardi di oggi hanno nonni e bisnonni tra gli italiani di quel lontano-vicino AdL REAGIRE, UN DOVERE DI COSCIENZA (ASCA) - Padova, 24/09 - Sempre più numerosi sacerdoti, religiosi e suore si dichiarano obiettori di coscienza della cosiddetta legge sicurezza che sta già ottenendo risultati amari su una fascia sempre più grande di poveri. Tra i nomi mons. Giovanni Nervo, già direttore della Caritas italiana, padre Alex Zanotelli, don Albino Bizzotto, fondatore dei Beati i costruttori di pace e Arturo Paoli. E importante e urgente, a botta calda, proporci non come oppositori politici, ma come portatori di una necessità pastorale e civile, dichiarandoci obiettori di coscienza sostengono in un appello da poco diffuso e già con numerose adesioni (tra cui quella di don Michele Tartaglia, della nostra diocesi). Come scelta e impegno di vita siamo stati chiamati e mandati a dare ed essere buona notizia per i poveri. La legge - sicurezza, emanata dal Governo in questi giorni, discrimina, rifiuta e criminalizza proprio i più poveri e i più disperati. Riteniamo strumentale e pretestuosa la categoria della clandestinità loro applicata. E lo Stato che rifiuta il riconoscimento si legge nell appello. Per chi perde il lavoro a causa della crisi, è lo Stato che induce alla clandestinità, decidendo arbitrariamente l interruzione della regolarizzazione. Di null altro sono colpevoli queste persone se non di essere troppo bisognose. Per lo Stato italiano oggi è questo che costituisce reato. I firmatari dell appello dicono di sentirsi incoraggiati in questa decisione, non solo in riferimento alla fede, ma anche come comuni cittadini, in ottemperanza alle leggi sottoscritte e vincolanti per lo Stato italiano: dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, alla Convenzione sullo stato dei rifugiati, alla Convenzione sui diritti dell infanzia e alla nostra stessa Costituzione, che questa legge - sicurezza non ha tenuto in considerazione. L intero appello al sito Don Antonio Di Lalla, parroco a Bonefro, ha messo sulla porta della sua chiesa uno striscione di forte provocazione evangelica: Io ospito i clandestini. Qualcuno lo ha invitato a toglierlo nel rispetto della legge. Ma prima della legge, per un cristiano, vale il Vangelo.

20 APPUNTAMENTI 20 L AGENDA DEL VESCOVO dal 1 al 14 settembre 2009 Dal 1^ al 3 settembre Ritiro a Palombara con gli Stimmatini venerdì 04 ore 10,00 Udienze prenotate ore 18,30 Castelpetroso Campo scout sabato 05 ore 9,00 udienze prenotate ore 19,00 Dialogo sul Congo domenica 06 ore 2,30 Carpinone, Pellegrinaggio Isernia Castelpetroso ore 18,00 Celebrazione Eucaristica a Ponte Rotto Madonna di Loreto lunedi 07 ore 10,30 Udienze clero ore 17,00 Ecumenismo comitato regionale ore 19,30 21,00 Consulta aggregazioni laicali martedi 08 ore 09,30 Udienze clero L idea per questo articolo mi è nata durante una lezione di comunicazione interculturale e si è delineata in quella di cultura europea. Nel corso di comunicazione interculturale, mettendo a confronto le diverse realtà, mi sono resa conto di quello che credo possa perfezionare le nostre università. La conoscenza della lingua inglese è la cosa in cui sicuramente si dovrebbe migliorare. Non è possibile sentir dire a volte si sa che gli italiani non lo conoscono oppure che ai giovani piace restare a casa, senza rimboccarsi le maniche (riferendosi in maniera molto fine ai cosiddetti mammoni. - A volte l effetto dei media purtroppo è devastante!-). Credo che noi studenti dobbiamo far valere tutti gli anni di studio che con sforzi portiamo avanti. Purtroppo è vero che rispetto ad altre nazioni siamo indietro, ma possiamo imparare da questo errore e provvedere. Anche se non tutti, ed io sono la prima, pensiamo a noi stessi come europei, bensì solo come italiani, siamo cittadini d Europa ed è giusto essere al passo con i paesi esteri. Frequentando un università tedesca da tre mesi ormai, mi sono fatta un idea sugli aspetti che, a mio parere, mancano alle nostre. Per quello che riguarda Campobasso, ad ore 11,30 Civita di Bojano, Celebrazione eucaristica e processione ore 17,00 Chieti mercoledì 09 ore 9,30 Udienze prenotate ore 16,00 Castelpetroso, Commissione liturgica ore 19,00 Campobasso, Mater ecclesiae - Celebrazione eucaristica e unzione dei malati giovedì 10 ore 9,00 Il vescovo studia ore 16,00 Chieti, Pastorale vocazionale ore 21,30 Telemolise dall 11 al 13 Convocazione diocesana. Il 13 settembre a Campobasso (nella Cattedrale) alle 17,00 conclusioni dei lavori e celebrazione eucaristica lunedi 14 settembre 2009 ore 9,00 Udienze clero ore 19,00 Udienze in curia prenotate ore 18,00 Comitato celestiniano DIARIO ERASMUS Siamo cittadini d Europa Cosa manca alle nostre università? onor del vero, le possibilità di fare esperienza pratica all interno dell università sono limitate. Qui in Germania, ad esempio, si può fare esperienza diretta negli attrezzati laboratori, per avere maggiormente le idee chiare sulla propria specialistica; le sedi, poi, non sono sparpagliate e quindi è più facile organizzare la propria vita universitaria; oppure, valutando anche il punto di vista del benessere ambientale, ad esempio, ci sono addirittura le apposite macchine per riciclare le bottiglie, il che non ci farebbe male. Ma soprattutto dico, come riflessione e non come lamentela, di valutare bene fino a che punto è utile avere una presenza sproporzionata di corsi triennali rispetto allo scarso numero di specialistiche biennali. Comunque sia, anche se possiamo imparare molto dagli altri Paesi, questa esperienza mi sta facendo ingrandire il mio senso d identità nazionale. Impegniamoci tutti affinché diminuiscano le circostanze in cui l Italia venga ricordata per le imprese di Berlusconi, per la mafia, per i debiti, o solo poiché è davvero un bel Paese. Perché la nostra Italia non è solo questo, bensì molto di più... Noemi Galuppo Viene distribuito in questi giorni nelle tendopoli, negli alberghi sulla costa e nelle parrocchie il Numero 0 del quindicinale Vola che la diocesi di L Aquila ha pensato come un filo per tenere in contatto le molte comunità frammentate dal terremoto. Il quindicinale è consultabile anche sul sito CALENDARIO DIOCESANO DAL 1 AL 15 SETTEMBRE 7 settembre ore Consulta aggregazioni laicali Dall 11 al 13 settembre Convocazione diocesana (vedi programma pag. 11) Il 13 settembre a Campobasso (nella Cattedrale) alle 17,00 conclusioni dei lavori e celebrazione eucaristica 15 settembre ore Verifica uffici pastorali Gli abbonati troveranno in questo numero di Vita Diocesana, come allegato, il fascicolo Lo Scrigno, di don Antonio Di Lalla. Nei prossimi numeri gli Atti della Convocazione di settembre 2008 e la raccolta dei Cor ad cor di padre GianCarlo Bregantini. Periodico di informazione dell Arcidiocesi di Campobasso-Bojano Ufficio per le Comunicazioni Sociali via G. Mazzini, Campobasso Telefax: Registrazione Tribunale di Campobasso n. 231 del Spedizione in abb. post. D.L. 353/2003 (conv. L N 46 Art. 1, comma 2 DCB - Campobasso) Anno XII n.14 del 26 agosto 2009 Copia singola 1 euro - Abbonamento annuo 15 euro da versare sul c/c postale n intestato a: Arcidiocesi di Campobasso - Bojano Ufficio per le Comunicazioni Sociali Direttore responsabile: Sergio Bucci Direttore: Andrea de Lisio Redattori: Fabiana Carozza, Francesco de Lisio, Noemi Galuppo, Elisa Tomasso Segretaria di redazione: Patrizia Esposito Grafica e impaginazione a cura dell UCS da un progetto di Antonio Spadaccino e Laura Palladino Le foto di attualità sono di Diego De Vivo La collaborazione è sempre a titolo gratuito e volontario. Manoscritti e foto inviati non vengono restituiti. Stampato presso la tipografia ARTI GRAFICHE LA REGIONE S.r.l. C.da Pesco Farese, Ripalimosani (z.i.) Tel Tiratura: 800 copie

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