NUOVO QUADRO FINANZIARIO PLURIENNALE a cura di Patrizia TOIA

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1 NUOVO QUADRO FINANZIARIO PLURIENNALE a cura di Patrizia TOIA

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3 INDICE Presentazione di Patrizia Toia Contributo di Goran Farm Contributo di Ivailo Kalfin Capitolo I Le Linee Generali del nuovo Quadro Finanziario Pluriennale Capitolo II Le risorse proprie Capitolo III I principali settori di spesa Competitività per la crescita e l occupazione Coesione Politica Agricola Affari interni Giustizia Capitolo IV Le prospettive del negoziato sul QFP e sulle risorse proprie Capitolo V Falsi miti sul bilancio europeo Gruppo dell Alleanza Progressista di Socialisti & Democratici al Parlamento europeo

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5 Presentazione di Patrizia TOIA Il dibattito europeo, in questi mesi in cui lo stesso futuro dell'europa può essere a rischio, si concentra sui temi essenziali del rafforzamento della governance economica dell UE, del futuro delle prospettive finanziarie e dei bilanci pubblici di molti Stati membri, delle conseguenze della crisi greca e spagnola, dei rischi di contagio e, più in generale, della situazione economica e finanziaria europea, preoccupazioni, queste che rischiano di pesare, in modo determinante, sul bilancio comunitario attuale e soprattutto sulle prospettive finanziarie post Vogliamo e dobbiamo scongiurare il pericolo che questa situazione si traduca in un blocco del bilancio dell'ue, o peggio ancora in una riduzione, insomma in un bilancio di austerità, che, nascondendosi dietro l'esigenza di "better spending", in realtà cerchi di determinare cambiamenti riduttivi nel modo di utilizzare le risorse del bilancio comunitario, ma soprattutto che possa spingere l'europa e gli Stati membri a limitare gli investimenti necessari per la crescita e l'occupazione.. Non possiamo accettare di costruire per il nostro domani, una "gabbia", cioè un "bilancio di crisi" perché abbiamo bisogno di tornare a crescere e dobbiamo dunque preparare un bilancio di investimenti e di sviluppo e professionale. In questo quadro anche la Politica di Coesione deve tornare in primo piano, anche come dotazione finanziaria, perché può essere una potente leva per la competitività dei territori, per il superamento di storici "ritardi" e per una qualificazione del capitale umano. Un rilancio dell'unione Europea non può dunque prescindere da un ambizioso finanziamento per la politica di coesione Cifre inferiori, rispetto a quelle stabilite dalla Commissione, come qualche paese vorrebbe per ridurre la spesa pubblica, chiuderebbero la porta a importanti opportunità, essenziali per le economie dei 27 paesi membri. I negoziati sul futuro della Politica di coesione post 2013 si accompagnano con un dibattito acceso sul bilancio, la sua struttura e la ripartizione delle dotazioni finanziarie tra le varie categorie di regioni che va ormai di pari passo con una discussione sui modi per aumentare il "valore aggiunto" di questa politica, ottimizzandone i risultati e il necessario ritorno sugli investimenti. I risultati della politica di coesione si sono identificati spesso con il racconto degli errori e dei ritardi rispetto ai traguardi raggiunti che, invece, ci sono e sono consistenti. Basti pensare che l'italia, grazie ai fondi regionali, ha beneficiato di circa 27,4 miliardi di euro nel periodo e di 29 miliardi nel periodo Secondo i dati della Commissione europea, grazie ai fondi regionali, sono stati investiti: 9,6 miliardi di euro per la R&S e l innovazione; 4,1 miliardi di euro per le infrastrutture di trasporto, incluse le TEN-T; 2,7 miliardi di euro per l imprenditorialità e le PMI; più di 1,6 miliardi di euro per le TIC. Inoltre imprese nelle regioni dell Italia meridionale e PMI in tutto il resto del paese hanno ricevuto un sostegno; sono stati modernizzati 350 km di strade ferrate, costruiti 690 km di strade; sono stati creati 63 nuovi impianti di smaltimento dei rifiuti, insomma non possiamo permetterci, proprio in questo momento, di rinunciare a questa opportunità. Concretamente, il pacchetto legislativo all'esame del Parlamento Europeo, si compone di diversi regolamenti che stabiliscono: il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), il Fondo sociale europeo (FSE), il Fondo di coesione (FC), il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e il futuro Fondo europeo per gli affari marittimi e pesca (FEAMP) e perseguono obiettivi strategici complementari, attraverso la concentrazione tematica, prevedendo una gestione concorrente tra gli Stati membri e la Commissione. Molto importante sarà, inoltre, aumentare al massimo l efficienza di tutti gli strumenti strutturali in termini di realizzazione degli obiettivi generali e di ottimizzazione delle sinergie. Importantissimo sarà il ruolo delle regioni, attraverso gli accordi di partenariato, e noi vogliamo valorizzare anche quello delle città, sempre più protagoniste, in prima persona, dello sviluppo locale.

6 Per questo motivo sono stati individuati degli obiettivi tematici prioritari: rafforzare la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l innovazione; migliorare l accesso alle tecnologie dell informazione e della comunicazione, nonché l impiego e la qualità delle medesime; promuovere la competitività delle PMI, il settore agricolo e il settore della pesca e dell acquacoltura; sostenere la transizione verso un economia a basse emissioni di carbonio in tutti i settori; promuovere l adattamento al cambiamento climatico, la prevenzione e la gestione dei rischi; tutelare l ambiente e promuovere l uso efficiente delle risorse; promuovere sistemi di trasporto sostenibili ed eliminare le strozzature nelle principali infrastrutture di rete; promuovere l occupazione e sostenere la mobilità dei lavoratori; promuovere l inclusione sociale e combattere la povertà; investire nelle competenze, nell istruzione e nell apprendimento permanente; rafforzare la capacità istituzionale e promuovere un amministrazione pubblica efficiente. Nella proposta della Commissione Europea viene anche fissato un budget minimo per i settori prioritari. Nelle regioni più sviluppate (PIL>90% media UE27) e nelle regioni in fase di transizione (75%>PIL<90%), almeno l 80% delle risorse FESR a livello nazionale dovrebbe essere destinato all efficienza energetica, alle energie rinnovabili, all innovazione e al sostegno delle PMI e almeno il 20% di tale finanziamento dovrebbe essere destinato all efficienza energetica e alle energie rinnovabili. Le quattro regioni meno sviluppate (PIL<75% media UE27), avranno la possibilità di scegliere tra un maggior numero di priorità, che riflettano l ampiezza delle loro esigenze. Tuttavia dovranno destinare almeno il 50% delle risorse RESR all efficienza energetica e alle energie rinnovabili, all innovazione e al sostegno delle PMI. Queste le proposte, il Parlamento cercherà, tuttavia, di renderle più flessibili per consentire una maggiore libertà di scelta e, dunque, una maggiore responsabilità delle autorità regionali e locali. L'obiettivo della concentrazione delle risorse è del tutto condivisibile, consente, infatti, attraverso un'adeguata massa critica di mezzi finanziari, di aumentare l'efficacia dei risultati, ma questa concentrazione tematica non deve limitarsi all'imposizione di priorità, anche perché, soprattutto le regioni più sviluppate, hanno spesso già raggiunto e superato i traguardi indicati per alcuni ambiti, quindi potrebbero avere esigenze di investimento in altri settori. Le iniziative legislative orientano la futura Politica di coesione sui risultati e attuano le riforme necessarie per conseguirli. L'approccio qualitativo proposto risponde all'esigenza di conciliare una maggiore efficacia della spesa pubblica con una limitazione (e se possibile il definitivo superamento) dei ripetuti errori finanziari e delle inadempienze che hanno accumulato residui di fondi e lasciato molte opere a metà. La necessità di fornire agli Stati membri, agli enti regionali e locali un aiuto diretto e determinante per la ripresa, è perfettamente coerente con gli obiettivi della Strategia UE2020, che dovrebbero riportare l'unione Europea a crescere. In questo contesto, l'italia deve fare la sua parte per conciliare rigore e sviluppo o, meglio, finalizzare il rigore alla crescita.

7 L'Italia, in quanto paese contributore netto, cioè paese che dà all'unione più di quanto ritorni, è estremamente interessata a tale politica, proprio perché deve colmare il saldo negativo, che spesso è il risultato di una nostra (pubblica e privata) incapacità di accedere positivamente ai fondi comunitari. Dunque la nostra duplice veste italiana di generosi contribuenti del bilancio europeo, da un lato, e di importanti beneficiari della politica di coesione, dall'altro, ci impone di acquisire una più forte e diffusa capacità di protagonismo e di efficacia relativamente ai fondi strutturali che sono una delle più importanti leve di sviluppo territoriale che avremo a disposizione nei prossimi anni. Il volano di crescita di tali fondi, per altro, è ulteriormente potenziato perché altri fondi potranno essere utilizzati in modo collegato, in particolare quelli di Horizon 2020 (ricerca e innovazione) e quelli del COSME, cioè il sostegno alle PMI. Concludendo, occorre raggiungere la massima efficacia e, allo stesso tempo, garantire che tutte le istanze locali, pubbliche, sociali ed economiche, dalle regioni ai comuni, passando per le province e le grandi città metropolitane, siano parte attiva nella definizione dei programmi per assicurare la giusta combinazione e integrazione tra obiettivi, politiche e progetti. Nell'interesse del nostro paese l'indicazione di priorità e target precisi dovrà tener conto del principio di sussidiarietà, affidando la responsabilità di tracciare gli interventi direttamente alle istanze più vicine ai territori. Solo così, sul territorio, nelle regioni e nelle città, dal basso, ma nel quadro di una più vasta programmazione, si realizzerà quel salto di qualità che potrà far crescere socialmente ed economicamente la comunità. La concentrazione sui temi dell agenda di Europa 2020 rappresenta per l Europa un opportunità unica e irripetibile per sviluppare la crescita, sperando di migliorare tanto la competitività del continente quanto la sua equità sociale, che devono andare di pari passo.

8 Contributo di Goran Farm Deputato S&D Svezia, Coordinatore Commissione Bilancio Le implicazioni politiche del Quadro Finanziario Multiannuale (QFM) per il post 2013 L attuale contesto politico ed economico sfavorevole comporta che il futuro dell Europa come entità politica verrà messo a rischio nel corso delle future negoziazioni sul quadro finanziario di lungo periodo. Lo stesso vale per la capacità dell Unione di affrontate in maniera adeguata le nuove sfide globali ed europee e per la capacità di adattarsi ad un ambiente in costante cambiamento. Le future negoziazioni sul budget decideranno la capacità dell UE di offrire o meno dei risultati su queste politiche. Queste negoziazioni sono particolarmente importanti in quanto riguardano la completa riorganizzazione delle spese UE. Dato l attuale contesto economico, adesso più che mai, il prossimo MFF deve riflettere le nostre priorità politiche per i lavori e per la crescita, offrendo un contributo europeo per la soluzione della crisi. La natura del budget UE Il budget UE è purtroppo vittima di molte incomprensioni. Quando incontro i miei elettori, questi tendono a pensare che il budget UE sia un peso crescente sui contribuenti. Fanno fatica a credermi quando dico che il budget UE rappresenta solamente poco di più del 2% della spesa pubblica europea, che la maggior parte delle risorse torna agli stati membri con un profilo di maggiore solidarietà - e che nel corso degli ultimi 20 anni il tasso di crescita è stato minore di quello dei budget nazionali. Questa affermazione è vera nonostante il rapido sviluppo delle responsabilità UE tramite vari nuovi trattati e un processo di allargamento che ha quasi raddoppiato il numero di Stati Membri. Oggi il budget rappresenta una quota percentuale delle economie degli Stati Membri che è minore di quella degli anni 90, quando l UE era composta da soli 15 Stati. E anche vero che il profilo del budget è cambiato in maniera radicale. La spesa legata ad una crescita più moderna, in particolare in termini di R&D, innovazione ed infrastrutture è cresciuta rapidamente. Il Titolo 1 Crescita sostenibile è il maggior titolo di budget, e la politica di coesione è la maggiore area di policy, considerevolmente più importante dei sussidi all agricoltura. Nonostante i miglioramenti, poter svolgere questi nuovi e crescenti compiti, offrendo migliori risultati, con meno risorse, sta per diventare un compito impossibile. I nuovi compiti poi, non sono facoltativi; sono parte del trattato! Gli Stati Membri hanno deciso che l Unione deve essere uno strumento importante per affrontare delle sfide enormi, come le strategie comuni per la crescita e l occupazione, con la Strategia di Europa 2020; combattere i cambiamenti climatici e fare investimenti strategici per sviluppare l energia rinnovabile e la produzione sostenibile di cibo; rafforzare il ruolo dell UE nel mondo, per promuovere una nuova direzione per la sicurezza mondiale, missioni di pace, aiuto per lo sviluppo, diritti umani, etc. La lista è lunga. Perché difendere la spesa UE in periodo di austerità? La crisi ha messo il budget UE in una posizione difficile, rendendo le negoziazioni tra le due parti dell Autorità di Budget (Il Consiglio dei ministri e il Parlamento Europeo) più controverse di quanto siano state per decenni. Il Consiglio sotto pressione a causa della crisi è stato preso ostaggio da alcuni governi a guida conservatrice ed euroscettici. I governi inglese, olandese e svedese sembrano determinati a ridurre il budget in maniera sostanziale. Questo vorrebbe dire ridurre le ambizioni UE, abbassare l influenza europea e di conseguenza, attraverso la porta di servizio, riportare la UE allo stato passivo ed intergovernativo che aveva prima dei trattati sia di Lisbona, ma persino prima di Maastricht, Amsterdam e Nizza, prima dell allargamento, prima della Strategia di Lisbona e dell Agenda UE2020. La maggioranza degli Stati Membri sotto pressione delle necessità di austerità nazionale ha accettato uno sviluppo molto restrittivo del budget, un sostanziale congelamento, anche se non condividono l agenda inglese/olandese/ svedese. Sfortunatamente la logica di un budget di crisi supporta l agenda strategica di alcuni Stati Membri, focalizzandosi sulla riduzione del ruolo dell UE in maniera permanente.

9 Questo ovviamente deve riflettersi ad un livello politico ed ideologico, ma è importante notare che non è possibile paragonare il budget UE a quelli nazionali, per varie ragioni: Mentre i budget nazionali sono principalmente utilizzati per la spesa pubblica, in ambiti come il pagamento del sistema di welfare, gli stipendi di insegnanti e infermiere, i costi di esercizio del trasporto pubblico etc, il budget UE è principalmente utilizzato per investimenti transfrontalieri, per costruire il mercato interno, supportare lo sviluppo di lungo periodo delle regioni più povere e la cooperazione amministrativa strategica europea, spesso con una prospettiva di pianificazione di 7 anni. Il 94% del budget è usato per investimenti ed altri scopi strategici, dentro e fuori dall UE! Tagli in queste aree porterebbero a più conseguenze strategiche e di lungo periodo rispetto a tagli ai budget nazionali; Il budget UE è uno strumento per la solidarietà europea, nella quale i paesi più ricchi supportano lo sviluppo delle regioni più povere. La conseguenza è che dei tagli al budget colpiscono le regioni più povere e sono solo utili ai Paesi Membri pagatori netti, più ricchi. Sugli investimenti, l Europa è rimasta indietro nei confronti dei suoi concorrenti. In teoria la conseguenza dovrebbe essere che questa situazione deve essere migliorata, in pratica invece il focus sull austerità per i budget sia locali che regionali, nazionali ed europei porterà l Europa nella direzione opposta. Gli investimenti nella UE-27 sono scesi già a partire dall inizio della crisi, dall inizio della crisi nel 2008 la discesa è stata anche più radicale in alcuni paesi di un terzo o più in pochi anni. La richiesta di ridurre il budget UE porterà alla riduzione degli investimenti per alcuni programmi chiave europei in aree come la ricerca, l energia, le tecnologie verdi, la creazione di lavori, la coesione, il supporto alle PMI, e renderà impossibile sfruttare il completo potenziale del mercato interno. Inoltre l austerità renderà quasi impossibile passare dall attuale 2% all obiettivo 2020 del 3% del PIL speso su R&D. Il risultato di questa stretta sugli investimenti sarà una pericolosa perdita di competitività. Ridurre la dimensione del budget UE, essendo questo uno strumento per aumentare la leva sugli investimenti, potrà solamente peggiorare la situazione. Per riassumere credo che: - L UE e gli Stati Membri debbano accettare che la sola austerità non può portarci fuori dalla crisi, e che un budget UE ben gestito possa offrire vantaggi su alcuni investimenti chiave comuni, importanti per la crescita e l occupazione; - Si debba rompere lo stallo politico sul budget UE. La Commissione Europea e il Consiglio Europeo devono mostrare della leadership politica nello sviluppo del budget, non limitandosi a rispondere passivamente la moda dell austerità. Rispetto gli attuali limiti sul tetto delle Risorse Proprie (1,29% sugli impegni e 1,23% sui pagamenti), ma rimane ancora molto che si può fare sotto tale tetto; - L UE debba appoggiare la propria politica agenda con un budget sufficiente. Con le risorse necessarie possiamo raggiungere l obiettivo di un Unione Europea più importante ed ambiziosa. Le competenze ed ambizioni politiche UE stanno crescendo, mentre il budget si sta riducendo, il risultato è un equazione impossibile. Ridurre ulteriormente il budget UE renderà impossibile mettere l Europa in una posizione di leadership mondiale e renderà la UE sempre meno rilevante; - Sulla Riforma delle Risorse: per liberarsi del dibattito sul ritorno delle risorse ed invece introdurre un nuovo sistema. Dovrebbe mirare ad ottenere dei migliori e più forti collegamenti democratici tra cittadini, operatori economici e il budget UE. Dovrebbe essere fiscalmente neutrale, i cittadini non dovrebbero pagare più tasse per la semplice esistenza dell Unione Europea e dovrebbe rispettare le competenze del Trattato UE; - Creazione di maggiori sinergie tra il budget UE e le finanze pubbliche nazionali, per migliorare i risultati dell Europa, il suo valore aggiunto e per trovare risparmi basati su delle azioni più coordinate.

10 Contributo di Ivailo Kalfin Deputato S&D Bulgaria Relatore MFF per il Parlamento Europeo Il budget dell Unione Europea è un potente strumento per raggiungere gli obiettivi politici dell Europa. Se la UE deve mantenersi coerente e credibile, gli impegni politici, fatti dai capi di stato e di governo devono essere supportati da una quantità di risorse adeguata. Per esempio quando il Consiglio Europeo ha deciso, nel giugno di quest anno, di stimolare la crescita e la creazione di lavori con un programma da 120 mld di euro, ci si sarebbe aspettati che fornisse i necessari mezzi per realizzarlo. Il Gruppo S&D rifiuta qualsiasi approccio che preveda di mettere a rischio le premesse di stimolo della crescita e della creazione di lavoro a causa della riluttanza a preservare la stabilità del budget Europeo. Il budget UE non dovrebbe essere confuso con lo sforzo per stabilizzare alcune economie nazionali. La stabilità della zona euro richiede uno sforzo straordinario che coinvolge molte risorse, da fornire con poco preavviso. Dall altro lato il budget UE è adottato su una base settennale e mira a finanziare le politiche e soprattutto le priorità dell UE. Programmi di lungo periodo e profondamente radicati dell UE, come la PAC, la coesione, il programma quadro orientato alla ricerca, i programmi di scambio per giovani e studenti come l Erasmus e il Leonardo, dei quali beneficiano centinaia di milioni di cittadini europei, sarebbero impossibili senza un finanziamento adeguato. Il budget UE è principalmente uno strumento di investimento. Il 94% del budget europeo viene rimandato agli Stati Membri. Nella maggior parte dei casi questi soldi creano un effetto leva e portano degli investimenti ulteriori, co-finanziati dai budget nazionali, da contribuzioni private o da speciali strumenti finanziari, progettati dalla Banca Europea di Investimenti, dall EBRD o da altre istituzioni finanziarie. In periodi nei quali tutti gli stati membri stanno tagliando le spese dei loro bilanci, in cui le economia sono in stagnazione, l unica possibilità di generare fondi per gli investimenti pubblici sono i fondi UE. In effetti, nella maggior parte dei paesi europei, la maggioranza degli investimenti pubblici in progetti non sarebbe possibile senza il co-finanziamento europeo. Noi tutti sappiamo che i paesi europei non possono trovare un uscita alla crisi attuale con i soli strumenti nazionali. In periodo di crisi vediamo in particolare il bisogno di solidarietà. Nessun paese UE può farcela da solo. Abbiamo bisogno di decisioni e misure comuni per stabilizzare l eurozona, ma anche per I programmi di medio-lungo periodo per migliorare la competitività UE. Nessun paese è riuscito a trovare una via d uscita dalla crisi solamente tagliando le spese. E invece vero l opposto, ci sono molti esempi di paesi nei quali la riduzione della spesa pubblica ha colpito ulteriormente l economia, portando povertà ed abbassamento degli standard di vita. E fuori questione che i programmi di consolidamento fiscale debbano essere accompagnati da misure per stimolare l economia. E queste misure possono essere finanziate dal bilancio UE. Questa non è solo un espressione di solidarietà, questa è una situazione in cui tutti vincono, nella quale i fondi pubblici UE sono utilizzati nella maniera migliore, portando valore aggiunto a tutta l Unione. La dimensione del budget UE è relativamente piccolo. E circa 45 volte più piccolo della somma dei budget nazionali degli stati membri. Raggiunge a malapena l 1% dell economia. Costa ad ogni cittadino il prezzo di un caffè al giorno 0,67 euro. Inoltre, nei passato 20 anni, il bilancio UE si è ridotto, a paragone dell economia UE, mentre i bilanci nazionali sono cresciuti. Questo significa che gli obiettivi sempre più ambiziosi dell UE sono finanziati con meno risorse. Questa situazione non è sostenibile. La logica che afferma che tagliando i bilanci nazionali sia necessario tagliare quelli dell UE non è corretta. Prima di tutto perché i bilanci nazionali sono tagliati adesso per coprire i debiti, risultato dei deficit eccessivi degli anni passati. Questa ragione non è valida per il budget UE che, per definizione, non può avere un deficit. Secondo, perché non possiamo togliere all Europa il suo solo strumento di investimento.

11 Il Gruppo S&D del Parlamento Europeo combatterà contro tutti quelli che vogliono vedere il budget UE ridursi ulteriormente. Il nostro principale obiettivo politico è di creare gli strumenti per rafforzare la crescita economica e la creazione di occupazione in Europa. Siamo particolarmente preoccupati con il tasso di disoccupazione particolarmente alto tra i giovani. Di conseguenza abbiamo bisogno di un bilancio UE che sia stabile e robusto, per ottenere il massimo vantaggio dalle sinergie dell Unione e per aiutare gli Stati Membri ad uscire dalla crisi economica e ritornare sui mercati.

12 Capitolo I Le linee generali della nuova programmazione comunitaria Lo scorso 29 giugno, la Commissione europea ha presentato la Comunicazione "A Budget for Europe 2020" (COM (2011) 500), nella quale vengono enunciate le linee direttive delle prospettive finanziarie per il periodo La Comunicazione è accompagnata da cinque proposte legislative: Proposta di regolamento del Consiglio che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo (COM (2011) 398); Progetto di accordo interistituzionale tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla cooperazione in materia di bilancio e la sana disciplina finanziaria (COM (2011) 403); Proposta di decisione del Consiglio relativa al sistema delle risorse proprie dell'unione (COM (2011) 510); Proposta di regolamento del Consiglio che stabilisce misure di esecuzione del sistema di risorse proprie (COM (2011) 511); Proposta di regolamento del Consiglio recante applicazione della decisione 2007/436/ CE-Euratom relativa al sistema delle risorse proprie delle Comunità europee, concernente le modalità e la procedura di messa a disposizione delle risorse proprie tradizionali e della risorsa basata sul RNL, nonché le misure perfar fronte al fabbisogno di tesoreria (COM (2011) 512). Il quadro finanziario pluriennale (QFP) non costituisce il bilancio dell Unione europea per un periodo di sette anni, è invece un meccanismo volto a garantire che la spesa dell UE sia prevedibile e allo stesso tempo soggetta a una rigorosa disciplina di bilancio. Il QFP definisce gli importi massimi («massimali») disponibili per ciascuno dei principali settori di spesa («rubriche») del bilancio dell Unione. Nell ambito di questo quadro, il Parlamento europeo e il Consiglio, che rappresentano l «autorità di bilancio» dell Unione, devono concordare ogni anno il bilancio per l anno successivo. Il QFP di fatto fissa le priorità politiche per gli anni a venire e pertanto costituisce un quadro politico, oltre che di bilancio, indicando in quali settori l UE dovrebbe investire di più in futuro. L obiettivo di questo quadro finanziario pluriennale è principalmente realizzare la strategia di crescita dell'ue, con particolare riferimento agli obiettivi dalla strategia Europa 2020, cioè una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Infatti, sulla base di questa linea guida la Commissione propone: di aumentare gli importi stanziati per la ricerca e l'innovazione, l'istruzione e lo sviluppo delle PMI; di valorizzare maggiormente il potenziale del mercato unico fornendo le infrastrutture di cui necessita per funzionare; di rendere la politica agricola comune più efficiente sotto il profilo delle risorse, per garantire prodotti alimentari di alta qualità, salvaguardando l'ambiente e lottando contro i cambiamenti climatici. La proposta contiene impegni pari all'1.05% del reddito nazionale lordo (RNL), che si traducono in pagamenti pari all'1% provenienti dal bilancio UE, cui andranno aggiunti uno 0.02% di spese potenziali non incluse nel quadro finanziario e uno 0.04% di spese non comprese nel bilancio UE, per un totale dell'1,11% del RNL, rispetto a poco più dell'1% delle Prospettive Finanziarie Il bilancio UE è chiamato in primo luogo a finanziare le politiche comuni; a sostenere lo sviluppo delle regioni più deboli permettendo all'ue di funzionare come uno spazio economico unico; a finanziare le azioni per il completamento del mercato interno (riducendo le costose duplicazioni fra regimi nazional)i; a garantire sinergie ed economie di scala, agevolando la cooperazione e la soluzione comune di questioni che non possono essere risolte al livello degli Stati membri (ad esempio, la ricerca e l'innovazione, la cooperazione in tema di immigrazione e giustizia); a rispondere alle sfide che richiedano un approccio comune e almeno europeo (come la

13 salvaguardia dell'ambiente e la lotta ai cambiamenti climatici). Sulla base di questi obiettivi il QFP si concentra sulla realizzazione delle priorità strategiche fondamentali, sul valore aggiunto UE, sull'impatto e i risultati, sulla necessità di fornire vantaggi reciproci in tutta l'unione europea. A partire da queste considerazioni, la Commissione ha inteso modernizzare il bilancio, ridistribuendo le risorse in settori prioritari e dando il massimo rilievo alle priorità strategiche trasversali. In base alle proposte della Commissione, la politica agricola e la politica di coesione rimarrebbero anche nel periodo le due principali aree di spesa del bilancio europeo, assorbendo circa il 75% delle risorse complessive, ma con una sensibile riduzione degli stanziamenti rispetto alle Prospettive Finanziarie C è invece un forte aumento, in termini percentuali, delle risorse destinate alle misure riconducibili alla Strategia 2020 nonché di quelle relative alle politiche interne e alle azioni esterne. Vediamo nel dettaglio: lo stanziamento complessivo proposto per la coesione economica, sociale e territoriale (rubrica 1) sarebbe pari a 376 miliardi di euro, a fronte dei 348,4 miliardi dell attuale programmazione. Tenendo però conto del fatto che 40 miliardi sarebbero riservati al nuovo meccanismo per collegare l'europa (Connecting Europe Facility), le risorse disponibili per gli interventi dei fondi strutturali scendono a 336 miliardi di euro, con una diminuzione significativa degli stanziamenti per le regioni dell obiettivo convergenza (162,5 miliardi, il 20% in meno rispetto agli stanziamenti attuali) e la contestuale introduzione di una nuova categoria di regioni in transizione ; per quanto riguarda la politica agricola, si registrerebbe una riduzione, rispetto al periodo , degli stanziamenti complessivi della rubrica 2 (che comprende anche interventi per l ambiente) del 12% delle risorse destinate ai pagamenti diretti o connesse al mercato (da 322 a 281 miliardi di euro) ed un decremento, anche se inferiore, di quelle per lo sviluppo rurale (da 96 a 89,9 miliardi); gli interventi riconducibili alla Strategia 2020 (anch essi inclusi nella rubrica 1) ammonterebbero complessivamente a circa 114 miliardi (a fronte degli 89,3 dell attuale periodo di programmazione) che salirebbero a 154 miliardi se consideriamo anche il Meccanismo per collegare l'europa ( che è formalmente inserito nell ambito della politica di coesione). In particolare si evidenzia un forte incremento delle risorse per le infrastrutture (da 13 a 50 miliardi di euro, + 287% rispetto alle attuali), per la ricerca e l innovazione (da 55 a 80 miliardi, +46%), per l istruzione e cultura (da 9 a 15 miliardi, +68%); incrementi significativi sono prospettatati anche per la sicurezza e cittadinanza (da 11,5 a 18,5 miliardi di euro, +62%) e le relazioni esterne dell UE (da 59 a 70 miliardi, +19%); le spese amministrative crescerebbero di circa il 12 % (da 55,9 miliardi a 62,6). La presentazione della proposta della Commissione europea per il nuovo quadro finanziario pluriennale è disponibile sul sito web:

14 QFP e proposte per il QFP a confronto RUBRICHE DI SPESA Variazione percentuale 1. Crescita intelligente ed Inclusiva 443,1 490,9 + 11% - Competitività 75,4 114,9 + 52% - Coesione territoriale (incluso il meccanismo per connettere l Europa) 2. Crescita sostenibile: risorse naturali - di cui Spese di mercato e pagamenti diretti PAC 367,7 376,0 + 2% 432,2 382,9-11% 322,0 281,8-12% 3. Sicurezza e cittadinanza 11,5 18,5 + 61% - Libertà, Sicurezza e Giustizia 7,6 11,6 + 53% - Cittadinanza 3,8 6,9 + 80% 4. Europa Globale 58,9 70,0 + 19% 5. Amministrazione (incluse pensioni e scuole europee) - di cui spese amministrative delle Istituzioni UE 56,9 62,6 + 10% 48,4 50,5 + 4% Totale Stanziamenti 1.002, ,9 + 2% In % dell RNL UE-27 1,12% 1,05% - 0,07 Margine disponibile (in % dell RNL) Massimale Risorse proprie (in % dell RNL) 0,17% 0.23% +0,04% 1,23% 1,23% 0%

15 Le proposte della Commissione prospettano in alcuni settori una riduzione e razionalizzazione dei programmi di spesa, mediante la fusione dei programmi esistenti (istruzione e cultura) o la loro rielaborazione (ricerca e sviluppo, coesione), e la loro concentrazione su un numero limitato di priorità. Per gran parte dei programmi sarebbero introdotte, inoltre, regole di condizionalità per garantire un collegamento tra il finanziamento e l effettivo raggiungimento di risultati. Un altra importante novità è l introduzione di una maggiore flessibilità all'interno e fra rubriche di bilancio e il rafforzamento di cinque strumenti non compresi nel QFP (Riserva per gli aiuti d'urgenza, Strumento di flessibilità, Fondo di solidarietà, Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione e un nuovo strumento per reagire alle situazioni di crisi nel settore agricolo). el caso in cui sia necessario ricorrere a tali strumenti sarà possibile iscrivere in bilancio stanziamenti di impegno oltre i limiti dei massimali fissati dal QFP. Gli strumenti finanziari innovativi Un altro elemento chiave del nuovo Quadro Finanziario Pluriennale è l utilizzo di strumenti finanziari innovativi. Questi strumenti sono già stati utilizzati in collaborazione con la BEI attraverso il meccanismo di finanziamento con ripartizione dei rischi (RSFF), utilizzato per il settimo programma quadro e lo strumento di garanzia dei prestiti per i progetti TEN-T. La Commissione ha fissato l obiettivo di aumentare gli stanziamenti complessivi del bilancio europeo destinati a sostenere l emissione di strumenti finanziari innovativi dall 1%, previsto nell attuale periodo di programmazione , al 2%, nel (pari a circa 20 miliardi di euro). Questi strumenti finanziari innovativi rispondono all esigenza di reperire sul mercato, finanziamenti per investimenti strategici nei settori dei trasporti, ambiente, energia e tecnologie digitali. I documenti relativi agli strumenti finanziari innovativi sono stati presentati dalla Commissione nel mese di ottobre Si tratta nello specifico di: una comunicazione (COM(2011)662) che illustra la strategia e un quadro di standard comuni per l individuazione degli strumenti finanziari innovativi nell ambito del periodo ; una comunicazione (COM(2011)660) che prospetta l avvio di un progetto pilota per l emissione di prestiti obbligazionari privati al fine di finanziare progetti infrastrutturali (cosiddetti Project Bond) già nel periodo ; una proposta di regolamento (COM(2011)659) che, modificando la decisione n. 1639/2006/CE, istitutiva del programma quadro per la competitività e l'innovazione ( ) e il regolamento (CE) n. 680/2007, recante i principi generali per la concessione di un contributo finanziario della Comunità nel settore delle reti transeuropee dei trasporti e dell'energia, per l avvio nel periodo del progetto per l emissione di Project bond. Capitolo II Le risorse proprie Le risorse proprie sono i mezzi di finanziamento del bilancio dell Unione e sono attualmente disciplinate dalla decisione 2007/436/CE, Euratom, per il periodo L attuale sistema delle risorse proprie comprende: i diritti riscossi nel quadro della politica agricola comune; i dazi doganali un'aliquota dello 0,30% applicata alla base imponibile dell'iva. La base imponibile da prendere in considerazione non eccede il 50% del Reddito nazionale lordo di ciascuno Stato.

16 un'aliquota, da determinare secondo la procedura di bilancio tenuto conto di tutte le altre entrate, applicata alla somma dei redditi nazionali lordi (RNL) di tutti gli Stati membri ("risorsa RNL") altre entrate dell UE (ovvero le imposte pagate dai funzionari, le ammende inflitte dall'unione alle imprese, gli interessi di mora, ecc.). Le prime due risorse sono definite risorse proprie tradizionali e sono destinate integralmente al bilancio dell UE, detratta una percentuale del 25% trattenuta dagli Stati membri a titolo di riscossione. La proposta della Commissione europea sulla riforma del sistema delle risorse proprie si articola in tre elementi principali: l introduzione di nuove risorse proprie; la semplificazione dei contributi degli Stati membri; la riforma dei meccanismi di correzione. Il massimale delle risorse proprie per il periodo sarebbe fissato all 1,29% del Reddito nazionale lordo totale degli Stati membri dell UE (RNL) in impegni e all 1,23 % del RNL in pagamenti, rispetto all attuale 1,31% del RNL in impegni e all 1,23% del RNL in pagamenti, per il periodo La Commissione propone: una riduzione della percentuale delle spese di riscossione sulle risorse proprie tradizionali, trattenute dagli stati membri, dall attuale 25% al 10%. la soppressione della risorsa propria basata sull IVA a partire dal 31 dicembre 2013, in concomitanza con l introduzione di nuove risorse proprie.- l introduzione di due nuove risorse proprie a decorrere al più tardi dall 1 gennaio 2018: una tassa sulle transazioni finanziarie e un nuovo regime IVA europeo, che dovrebbe sostituire l attuale sistema di riscossione fondato sulla raccolta di una parte dell'iva su base nazionale. La tassa sulle transazioni finanziarie Il 28 settembre 2011 la Commissione europea ha presentato la proposta di direttiva relativa ad un sistema comune d imposta sulle transazioni finanziarie e recante modifica della direttiva 2008/7/CE (COM(2011)594). L imposta si applicherebbe ad ogni transazione finanziaria definita come: l acquisto e la vendita di uno strumento finanziario prima della compensazione e del regolamento, compresi i contratti di vendita con patto di riacquisto e di acquisto con patto di rivendita, nonché i contratti di concessione e assunzione di titoli in prestito; il trasferimento tra entità dello stesso gruppo del diritto di disporre di uno strumento finanziario a titolo di proprietario e qualsiasi operazione equivalente che implica il trasferimento del rischio associato allo strumento finanziario, se non soggetta al punto precedente; la stipula o modifica di contratti derivati. Nell ambito di applicazione dell imposta ricadrebbero tutti gli strumenti negoziabili sul mercato dei capitali, strumenti del mercato monetario (a eccezione degli strumenti di pagamento), quote o azioni di organismi d investimento collettivo e contratti derivati, incluse le transazioni negoziate fuori borsa. Sarebbero invece escluse le transazioni con la Banca Centrale Europea e con le banche centrali nazionali per evitare ripercussioni sulle possibilità di rifinanziamento degli enti finanziari o sulle politiche monetarie in generale. Il luogo di imposizione sarebbe lo Stato membro sul cui territorio risiede un ente finanziario coinvolto nella transazione. L imposta sarebbe esigibile nel momento in cui avviene la transazione finanziaria. Il suo successivo

17 annullamento non sarebbe considerato motivo di non esigibilità dell imposta, fatti salvi i casi di errori. Le aliquote sarebbero fissate da ogni Stato membro come percentuale della base imponibile e non possono essere inferiori a: 0,1% in relazione alle transazioni finanziarie su tutti gli strumenti finanziari eccetto i derivati; 0,01% in relazione alle transazioni finanziarie sui contratti derivati. Nella valutazione di impatto che accompagna la proposta di direttiva la Commissione stima che l applicazione dell aliquota dello 0,1% assicurerebbe un gettito totale compreso tra 73,3 (in caso di forte diminuzione dei volumi delle transazioni) e 433,9 miliardi di euro (con una ridotta diminuzione dei volumi), pari, rispettivamente, allo 0,60% al 3,54% del PIL dell UE. Il termine di recepimento della direttiva negli ordinamenti nazionali è fissato al 31 dicembre 2013, di modo che la nuova imposta si applichi a partire dal 1 gennaio La nuova risorsa IVA La nuova risorsa IVA consisterebbe in una quota dell imposta sul valore aggiunto (IVA) applicabile alle forniture di beni e servizi, agli acquisti intracomunitari di beni e alle importazioni di beni soggetti a un aliquota IVA normale in ogni Stato membro a norma della direttiva 2006/112/CE (sesta direttiva IVA). L aliquota applicabile sarebbe definita con un apposito regolamento e in ogni caso non dovrebbe essere superiore al 2% dell aliquota normale. La Commissione europea ha presentato il 9 novembre 2011 la proposta di regolamento relativa al calcolo e alla messa a disposizione della risorsa basata sull imposta sul valore aggiunto (IVA) (COM(2011)737). La proposta, che stabilisce il metodo che gli Stati membri devono utilizzare per calcolare la nuova risorsa IVA prevede, in particolare, di allineare il calendario di introduzione della nuova risorsa IVA a quello della nuova imposta sulle transazioni finanziarie: utilizzare la nuova risorsa IVA a partire dal 1 gennaio Il metodo di calcolo della nuova risorsa IVA si fonda sui seguenti principi e fasi: si utilizzano come punto di partenza i dati relativi alle entrate IVA, in possesso degli Stati membri. Onde garantire che siano considerate solo le entrate IVA, circa la metà degli Stati membri dovrà continuare a correggere i dati per escludere interessi e sanzioni; si propone che la Commissione provveda a determinare una proporzione media, unica per tutta l'unione, delle entrate IVA provenienti da forniture al consumo finale (cioè alle famiglie o altri soggetti non aventi diritto alla deduzione dell'iva pagata) che sono soggette a un'aliquota IVA normale in ogni Stato membro; gli Stati membri applicano la proporzione media unica per tutta l'unione alle proprie entrate adeguate. L'importo risultante di "entrate IVA imponibili" è convertito in un valore di base, al netto dell'imposta, usando l'aliquota IVA normale effettiva di ciascuno Stato membro. La proposta non prenderebbe quindi in considerazione le aliquote ridotte. una volta determinato il valore della base imponibile, per calcolare il contributo effettivo è applicata la quota stabilita dal regolamento di esecuzione della decisione relativa alle risorse proprie. Non è previsto un livellamento artificiale delle basi imponibili. In sintesi, ogni mese gli Stati membri effettuano un calcolo utilizzando le loro entrate IVA (adeguate) del mese, la proporzione media - unica per tutta l'unione e stabilita dalla Commissione - delle entrate IVA provenienti da forniture al consumo finale soggette a un'aliquota IVA normale, la loro aliquota normale e la quota definita per la nuova risorsa propria IVA. La Commissione ritiene, che rispetto al metodo attuale, il nuovo metodo semplificato consentirebbe di:

18 ridurre il numero delle correzioni che gli Stati membri devono applicare alle loro entrate IVA; eliminare la necessità di calcolare le compensazioni; eliminare la necessità per gli Stati membri di calcolare un'aliquota media ponderata (AMP) per l'interesse posto esclusivamente sulle forniture al consumo finale sistematicamente soggette a un'aliquota IVA normale, assieme alla proposta di calcolare a livello centralizzato una proporzione media, unica per tutta l'unione, di tali operazioni. Capitolo III I principali settori di spesa Competitività per la crescita e l occupazione (rubrica 1) Quadro strategico per ricerca, innovazione e sviluppo tecnologico Tra novembre 2011 e gennaio 2012 la Commissione europea ha presentato un pacchetto di proposte relative al programma quadro Horizon 2020 (Orizzonte 2020), che riunirà in un unico strumento i finanziamenti attualmente erogati dall UE nell ambito del settimo Programma Quadro per la Ricerca e lo Sviluppo Tecnologico (7PQ) e della parte innovazione del Programma per la Competitività e l'innovazione (CIP) nonché gli stanziamenti per l'istituto Europeo di Innovazione e Tecnologia (EIT). La dotazione finanziaria sarà di 80 miliardi di euro che per due terzi saranno destinati alla ricerca applicata e all'innovazione e per un terzo alla ricerca accademica. Tale dotazione sarebbe integrata da significativi stanziamenti per la ricerca e l'innovazione nell ambito dei fondi strutturali (circa 60 miliardi di EUR). La logica che sottende la struttura del nuovo programma é basata su una separazione in tre aree: 1) eccellenza scientifica ( M ) basata su un approccio bottom up con spazi liberi previsti per lanciare progetti più vicini alle imprese; 2) leadership industriale ( M ) 3) sfide sociali ( M ) volta a rispondere ai problemi del cittadino attraverso la creazione di un ponte tra le idee. Horizon 2020 avrà un approccio multidisciplinare in cui si vuole superare la logica di tanti budget distinti per singole tematiche, interventi settoriali. Il nuovo programma quadro vuole puntare all eccellenza, vuole creare un ponte fra ricerca accademica e imprese, attraverso un programma unico e coerente nei settori legati alla ricerca e all innovazione, destinato alle università, agli istituti di ricerca e in particolare alle PMI che generalmente accedono con difficoltà ai fondi comunitari a causa della complessità delle procedure burocratiche e delle minori risorse economiche e di capitale umano di cui dispongono. Si vuole puntare a più innovazione, dalla ricerca alla commercializzazione, tutte le forme di innovazione Competitività e Pmi La Commissione intende, nell ambito del prossimo quadro finanziario, promuovere interventi per le PMI attraverso due canali differenti: misure per favorire l accesso delle PMI a tutti i programmi di spesa dell'ue (in particolare Horizon 2020 e i fondi strutturali); lo specifico "Programma per la competitività e le PMI", con una dotazione finanziaria di 2,4 miliardi di euro. La Commissione europea ha presentato il 30 novembre 2011 la proposta relativa al nuovo programma COSME (COM(2011)834), che intende aumentare la competitività delle imprese e delle PMI.

19 Il nuovo programma si rivolge a: 1. imprenditori, soprattutto PMI, che beneficeranno di un accesso agevolato ai finanziamenti per le proprie imprese 2. cittadini che desiderano mettersi in proprio e devono far fronte alle difficoltà legate alla creazione o allo sviluppo della propria impresa 3. autorità degli Stati membri che riceveranno una migliore assistenza nella loro attività di elaborazione e attuazione di riforme politiche efficaci. COSME si concentrerà sugli strumenti finanziari e sul sostegno all'internazionalizzazione delle imprese e sarà semplificato per agevolare la partecipazione delle piccole imprese.. Gli obiettivi generali del programma sono: Migliorare l'accesso ai finanziamenti destinati alle PMI sotto forma di capitale o debito. Innanzitutto, uno strumento di capitale proprio per gli investimenti in fase di sviluppo che fornirà alle PMI, tramite intermediari finanziari, finanziamenti di capitale proprio rimborsabili ad orientamento commerciale, principalmente sotto forma di capitale di rischio. In secondo luogo, uno strumento di prestito che prevede accordi di condivisione dei rischi diretti o di altro tipo con intermediari finanziari per coprire i prestiti destinati alle PMI Agevolare l'accesso ai mercati sia dell'unione che mondiali. Servizi di sostegno alle imprese orientate alla crescita, tramite la rete Enterprise Europe, per favorirne l'espansione commerciale nel mercato unico. Questo programma fornirà inoltre sostegno commerciale alle PMI al di fuori dell'ue. Non mancherà inoltre il sostegno alla cooperazione industriale internazionale, in particolare per ridurre le differenze nei contesti normativi ed imprenditoriali tra l'ue e i suoi principali partner commerciali. Promozione dell'imprenditorialità. Le attività in questo settore comprenderanno lo sviluppo di abilità e attitudini imprenditoriali, in particolare tra i nuovi imprenditori, i giovani e le donne. L'accesso al credito sarà più facile, specie per gli imprenditori che desiderano avviare attività transfrontaliere, con 3,5 miliardi di prestiti e investimenti aggiuntivi previsti per le imprese europee. Dei 2,5 miliardi di euro di dotazione finanziaria per l'attuazione del programma, 1,4 miliardi saranno destinati agli strumenti finanziari. Istruzione, formazione, cultura La Commissione, per il periodo , propone di stanziare 15,2 miliardi di EUR a favore del settore dell'istruzione e della formazione e 1,6 miliardi di EUR a favore del settore della cultura. Questo finanziamento sarebbe integrato da un significativo sostegno per l'istruzione e la formazione derivante dai fondi strutturali, analogo a quello già erogato nel periodo (pari a circa 72,5 miliardi di EUR).Il 23 novembre 2011 la Commissione ha proposto il programma Erasmus per tutti (COM(2011)788) che, con uno stanziamento totale di 19 miliardi di euro nel settennio (+70%rispetto al ), intende porre rimedio all attuale frammentazione dei programmi e degli strumenti operanti nei settori dell'istruzione, della formazione, della gioventù e dello sport. In particolare, il nuovo programma intende riunire i sottoprogrammi - attualmente separati del programma sull'apprendimento permanente con i programmi internazionali esistenti (Erasmus Mundus, Tempus, Alfa ed Edulink) nonché con i programmi di cooperazione con i paesi industrializzati. Il nuovo Erasmus si concentra su tre azioni fondamentali: sostegno alla mobilità per l apprendimento a livello sia transnazionale, sia internazionale; promozione di cooperazione tra gli istituti di istruzione e il mondo del lavoro per stimolare la modernizzazione dell'istruzione, l'innovazione e l'imprenditorialità; sostegno alle riforme di settore negli Stati membri.

20 Sempre il 23 novembre 2011, la Commissione ha proposto il programma "Europa creativa" (COM(2011)785), che con un bilancio di 1,8 miliardi di euro (+37%rispetto al ) intende riunire gli attuali programmi UE "Cultura", "MEDIA" e "MEDIA Mundus" a sostegno ai settori della cultura e degli audiovisivi. Il programma sarà strutturato in tre sezioni: una sezione transettoriale, che comprende uno strumento finanziario innovativo, gestito dal gruppo BEI, per fornire finanziamenti del debito e conferimenti di capitale in tutti i settori culturali e creativi, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese; una sezione Cultura che riguarda i settori culturali e creativi; una sezione MEDIA che riguarda il settore audiovisivo. Il programma Europa creativa sarà gestito a livello centrale dall'agenzia esecutiva per l'istruzione, gli audiovisivi e la cultura (EACEA). Coesione La Commissione propone di ripartire i 376 miliardi di euro stanziati per la politica di coesione in coerenza con il nuovo assetto dei fondi strutturali definito dalle specifiche proposte legislative presentate il 6 ottobre Obiettivi e fondi Convergenza 162,6 miliardi miliardi Regioni in transizione 38,9 miliardi 25.3 miliardi Competitività 53,1 miliardi 43,6 miliardi Cooperazione territoriale 11,7 miliardi 8,7 miliardi Fondo di coesione 68,7 miliardi 69,5 miliardi Meccanismo per collegare l'europa 40 miliardi - Totale 376,02 miliardi 348,41 miliardi A differenza del quadro finanziario precedente la coesione non sarà un autonoma sottorubrica, ma parte integrante della rubrica 1, insieme agli stanziamenti per le azioni connesse direttamente alla competitività, alla ricerca e all innovazione. La nuova articolazione della politica di coesione Le proposte legislative presentate il 6 ottobre 2011 prevedono una parziale modifica degli obiettivi della coesione e della ripartizione dei relativi stanziamenti. In particolare, si stabilisce: la conservazione degli obiettivi convergenza (riservato alle regioni con un PIL pro capite inferiore al 75% della media UE-27) e competitività (che sarebbe aperto alle regioni con un PIL pro capite superiore al 90% della media dell'ue). Nel prossimo periodo di programmazione rientrerebbero nell obiettivo convergenza Campania,

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