Contribuenti.it GENNAIO 2012 ANNO IX NUMERO 1 MAGAZINE. PRIMO PIANO di NINO BUONOCORE DENTRO LA GIUSTIZIA di RAFFAELLO MAGI

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1 Contribuenti.it GENNAIO 2012 ANNO IX NUMERO 1 MAGAZINE ISSN LA SVOLTA NEL 2012 Ecco da dove partire PRIMO PIANO di NINO BUONOCORE DENTRO LA GIUSTIZIA di RAFFAELLO MAGI SPECIALE PARTE LA BANCA DEL MEZZOGIORNO INTERNET RITARDI E PROSPETTIVE DEL WI-FI GRATUITO

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4 PRIMO PIANO di NINO BUONOCORE DENTRO LA GIUSTIZIA di RAFFAELLO MAGI SPECIALE PARTE LA BANCA DEL MEZZOGIORNO INTERNET RITARDI E PROSPETTIVE DEL WI-FI GRATUITO Sommario Contribuenti.it Gennaio Anno -IX - Numero 1 EDITORE Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani PRESIDENTE Vittorio Carlomagno Dottore Commercialista e Giornalista Pubblicista 4 05 Il Direttore di Antonella Di Benedetto COMINCIAMO DAI NOSTRI FIGLI 07 Il Presidente di Vittorio Carlomagno CORTINA. ORA SI FA SUL SERIO 08 Primo Piano di Nino Buonocore TRECENTO GIORNI DI SOLE ALL ANNO 10 Interviperando di Serena Pane CONDONO LITI FISCALI, UN EXPLOIT INATTESO 12 Economia di Daniela Castellano SUD. RITARDI E PROSPETTIVE PER IL NUOVO ANNO 15 Speciale di Giuseppe De Stefano BANCA DEL MEZZOGIORNO, L IMPRESA DEL SUD RIPARTE DA QUI? 17 Speciale di Daniela Castellano PRONTO L INGRESSO NEL MONDO DEL CREDITO MERIDIONALE 19 Dalle Istituzioni di Daniela Castellano EQUITALIA. IN BALLO IL RAPPORTO TRA CONTRIBUENTI-STATO 20 Good News di Daniela Castellano POVERI DI DIRITTI, DIFENDERLI COSTA 8 TRECENTO GIORNI DI SOLE ALL ANNO 15 BANCA DEL MEZZOGIORNO 22 Fisco di Valentina Tortelli 2012, TORNA LA TASSA SULLA PRIMA CASA 23 Giurisprudenza di Giuseppe De Stefano CREDERE NELLA GIUSTIZIA 24 Curiosando di Valentina Acri TELEFONARE GRATIS 26 Sportello Consumatori di Amabile Amato ITALIANI. POPOLO DI POETI, SANTI E NAVIGATORI... MA CON QUALCHE DIFFICOLTÀ 28 Sportello Lavoro di Amabile Amato ANNO NUOVO, SISTEMA NUOVO 30 Sport di Giuseppe De Stefano TORINO: UN NUOVO STADIO PER L ECONOMIA 30 JUVENTUS STADIUM VICE PRESIDENTE Serafina Pane Dottore Commercialista e Giornalista Pubblicista CONTRIBUENTI.IT MAGAZINE DIRETTORE RESPONSABILE Antonella Di Benedetto Sociologo della Comunicazione e Giornalista Pubblicista IN REDAZIONE Daniela Castellano, Giuseppe De Stefano COMITATO SCIENTIFICO Enrico Carlomagno - Dottore Commercialista e Pubblicista, Salvatore Coppola - Dottore Commercialista, Raffaele D Alessio - Avvocato, Luigi Del Prete - Avvocato, Maria Rosaria Imperatore - Avvocato, Gaetano Laghi - Avvocato, Luigi Romano - Dottore Commercialista, Antonio Scherillo - Dottore Commercialista, Valentina Tortelli - Giornalista Pubblicista, Marco Carlomagno - Coordinatore Didattico Medialo, Nora Capece - Referente Scientifico Medialo, Stefano Dumontet - Professore Ordinario Università Parthenope, Ezio Sciarra - Professore Ordinario Università G. D Annunzio HANNO COLLABORATO Amabile Amato, Valentina Acri, Nino Buonocore, Valentina Tortelli PROGETTO GRAFICO Antonio Matarese STAMPA In proprio AUTORIZZAZIONI Registrazione Tribunale di Napoli n.6 del Iscrizione al R.O.C. n Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 (conv. L. 46/2004) art.1, c.1, DCB Napoli REDAZIONE DI NAPOLI Via R. Bracco, 45 - Tel Fax REDAZIONE DI ROMA Via Piave, 61 - Tel Fax RESPONSABILE TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI Gennaro Morra ABBONAMENTO A CONTRIBUENTI.IT MAGAZINE Euro 50,00 comprensivo della quota di iscrizione all'associazione Contribuenti Italiani DIRITTI SULLA PRIVACY In relazione a quanto disposto dall articolo 11del D.lgs. 30 giugno 2003, n.196, i dati personali oggetto di trattamento sono: a) trattati in modo lecito e secondo correttezza; b) raccolti e registrati per scopi determinati, espliciti e legittimi, ed utilizzati in altre operazioni del trattamento in termini compatibili con tali scopi; c) esatti e, se necessario, aggiornati; d) pertinenti, completi e non eccedenti rispetto alle finalità per le quali sono raccolti o successivamente trattati; e) conservati in una forma che consenta l'identificazione dell'interessato per un periodo di tempo non superiore a quello necessario agli scopi per i quali essi sono stati raccolti o successivamente trattati. Ai sensi dell art. 7 del D. lgs. n. 196/2003, Lei potrà chiedere la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge. I contenuti e i pareri espressi negli articoli sono da considerarsi opinioni personali degli autori che non impegnano pertanto l editore, la direzione, le redazioni e il comitato scientifico. Infatti gli articoli firmati possono non rappresentare la linea dell editore ma, per una più ampia e completa informazione, vengono pubblicate anche le opinioni non condivise. Associato USPI Unione Stampa Periodica Italiana Contribuenti.it GENNAIO 2012 ANNO IX NUMERO 1 MAGAZINE LA SVOLTA NEL 2012 Ecco da dove partire ISSN

5 IL DIRETTORE di Antonella Di Benedetto COMINCIAMO DAI NOSTRI FIGLI Cominciamo da loro, dai nostri figli. Perché faranno esattamente quello che avranno visto fare da noi. Cominciamo a garantire loro le armi della conoscenza e la consapevolezza dei propri diritti, visto che i doveri saranno comunque imposti. Nulla di più semplice se trasferiamo questi concetti nella dimensione del quotidiano: sono gli esempi, quelli legati alla vita quotidiana, che lasciano impronte indelebili nel comportamento e nell'atteggiamento di chi ci seguirà. Il senso di lealtà, onestà o correttezza non può essere insegnato, può essere solo trasmesso. Il rispetto per gli altri passa attraverso il rispetto di se stessi. L'appropriazione dei propri diritti passa attraverso la consapevolezza dei propri doveri. Per intenderci, se insegniamo ai nostri figli a richiedere lo scontrino, predisponiamo le basi di un uomo consapevole dei propri diritti e di un cittadino dotato del senso della collettività; se indichiamo ai nostri figli semplici soluzioni di vita, legate ad esempio alla raccolta differenziata, avremo degli uomini che si prenderemmo cura dell'ambiente che li circonda, a partire dalla cura di se stessi; se accendiamo in loro la passione per il sapere e la conoscenza, avremo degli uomini informati e coscienti, ma prima di tutto degli individui liberi. Certo è che per garantire tale continuità, a genitori esemplari dovrebbero subentrare persone responsabili e capaci soprattutto di formare delle "teste ben fatte": ovviamente mi riferisco al ruolo chiave che l'istruzione gioca nel processo di formazione dell'individuo. Ebbene, a questo punto il processo si interrompe. Cosa aggiungere se i sistemi di istruzione e formazione, in Italia, non riescono ad assumere la sfida della mondializzazione, a preparare generazioni poliglotte o "tecnologiche", in grado di affrontare i diversi livelli della competizione sul mercato del lavoro? Cosa dire se la maggior parte degli insegnanti è impreparata all'uso dell'informatica e alle nuove competenze di tecnologia digitale? Cosa dire se dall'alto del nostro onorevole sistema politico non si riesce a gestire le risorse e non si riesce a garantire la formazione delle teste delle nuove generazioni; di quelle teste che dovranno risolvere tutte le problematiche e gli aspetti controversi di una realtà ereditata dai loro padri? E allora, con estrema razionalità, cominciamo dai nostri figli! RIPRODUZIONE RISERVATA 5

6 Autore Dino Izzo - Anno Tecnica Acrilico e Stampa Digitale su Carta cm. 70X100 Arabo Urlò tutta la sua rabbia Stando al centro della sabbia Ebbe allora un grosso dubbio E se fossi già in Arabia?

7 IL PRESIDENTE di Vittorio Carlomagno CORTINA. ORA SI FA SUL SERIO Gentile Presidente, il blitz delle fiamme gialle a Cortina ha scatenato uno spropositato circo mediatico: è davvero scattata, finalmente, l'ora della lotta all'evasione oppure si tratta del solito fuoco di paglia? Lei che ne pensa? Grazie Abbiamo più volte sottolineato nelle pagine del nostro magazine la necessità di rafforzare, nella popolazione italiana, la leva psicologica della cosiddetta tax compliance, l'adesione al patto sociale tra il popolo e lo Stato, tra il contribuente ed il Fisco. Un patto sociale è, però, per definizione stipulato tra due parti: se da un lato sono i cittadini che devono sentirsi membri di una comunità per cui pagare le tasse è un obbligo, un dovere cui ottemperare, dall'altra lo Stato deve restituire quanto pagato in termini di servizi erogati, di garanzia dei diritti. Una grossa falla del sistema contributivo italiano secondo diversi opinionisti sarebbe la consuetudine per cui "non si paga perché è facile evadere". È in questo senso che si può leggere l'impatto della notizia sul blitz della Guardia di Finanza a Cortina. I numeri di questa operazione comunicati dall'agenzia delle Entrate sono apparsi clamorosi: tra 30 e 31 dicembre gli oltre 80 agenti hanno svolto controlli fiscali su 35 esercizi commerciali registrando aumenti di fatturazione tra il 300% e il 400%. Altrettanto notevole la verifica sulle 251 auto di lusso: su 133 intestate a persone fisiche 42 sono risultate di proprietà di cittadini che dichiarano circa euro lordi l'anno. Indignazione e clamore hanno segnato i giorni a seguire, ma ciò che conta è porre le giuste domande con lucidità, e in questo mi unisco alla voce del sindaco di Cortina, Andrea Franceschi: vogliamo la verità! Vogliamo tutti i numeri ufficiali! Vogliamo nomi e cognomi! L'Agenzia delle Entrate non può dare in pasto ai media dei numeri perché le istituzioni si facciano pubblicità: 80 agenti, che per legge devono agire in coppia, hanno inevitabilmente svolto dei controlli solo parziali, come possono essere 35 esercizi sugli oltre mille della nota località veneta. Scavando sotto i titoli cubitali, tra dati già disponibili, per altro, si scopre che gli aumenti tra il 300 e il 400% sarebbero riferiti a casi isolati, poiché alcuni esercizi pare abbiano registrato addirittura dei cali di fatturazione. Il dato sulle auto di lusso, poi, si commenta da solo, poiché le istituzioni hanno tutti i mezzi per incrociare a monte il reddito dichiarato dai cittadini con l'immatricolazione di vetture di lusso: non c'è alcuna necessità di prendere le targhe nei parcheggi degli alberghi a cinque stelle. Un'operazione mediatica, dunque, che sembra voler riconciliare il cittadino medio con le istituzioni, individuando in un luogo ed in alcune categorie "il nemico". Un esercizio che, però, è pericoloso e solleva pure un riso amaro. Siamo usciti da poco da quella che alcuni hanno definito "Videocrazia": speravamo che in luogo di essa i tecnici portassero la sobrietà, la risposta dei fatti ad anni di annunci urlati. Invece ci ritroviamo a puntare il dito contro le categorie dei commercianti, delle piccole e medie imprese, sia pure in un contesto lussuoso. È giusto che chi evade sia punito e azioni come quella di Cortina non devono essere criminalizzate, ma neppure andrebbero amplificate con tanto fragore. La sensazione, altrimenti, è quella che si voglia spostare l'attenzione degli italiani dai grandi evasori che dissanguano sul serio lo Stato e dalla sua classe dirigente che è professionista di prediche ma razzola malissimo. E che, soprattutto, non tiene fede a quel patto sociale. 7

8 Primo Piano di Nino Buonocore TRECENTO GIORNI DI SOLE ALL ANNO ERA UNA FAMOSA PUBBLICITÀ DEGLI ANNI 70 «SE ESTENDIAMO QUESTA VISIONE A TUTTO IL SUD POTREMMO DIRE PER PARADOSSO CHE LA NARCO- SI DI CUI ESSO HA SOFFERTO PER DECENNI È STATA FORSE INDOTTA DA UNA IMPOSTAZIONE PUBBLICITARIA INGANNEVOLE CHE HA PRODOTTO COME CONSEGUENZA L ASSOPIMENTO DI QUALSIASI IMPETO CREATIVO» 8 La pubblicità di un noto villaggio turistico/residenziale alle porte di Napoli diceva pressappoco così: "Trecento giorni di sole all'anno". Un appeal decisamente ammaliante se si pensa che il sole produce sensazioni di benessere che rendono piacevole la vita e qualunque attività, sia essa lavorativa o creativa. Era una pubblicità degli anni '70 ed è naturalmente dettata da una diversa impostazione pubblicitaria rispetto a quella che si sarebbe ideata per qualunque sito residenziale ubicato al Nord il quale, come tutti possono dedurre, non può che puntare su altri requisiti per attirare insediamenti. Un'impostazione che, creata sulla distorsione di alcuni bisogni, ha finito per condizionare inevitabilmente un intero modo di concepire la vita. Se è vero infatti che lavorare e creare al sole è indubbiamente più sano e piacevole è pur tuttavia vero che al calore del sole ci si rilassa più facilmente. Oggi ovviamente, il sole c'è sempre, forse non per trecento giorni, come annunciava esagerando quella pubblicità, ma quel villaggio è ridotto ad uno stato di triste abbandono. Credo sia la metafora di come tutto il Sud sia scivolato malinconicamente sulla via del declino nel corso degli anni. Il sogno di un luogo paradisiaco dal punto di vista climatico e paesaggistico ha abilmente nascosto quelle tante ed evidenti carenze funzionali e strutturali che lo avrebbero reso alla lunga invivibile. Se estendiamo questa visione a tutto il Sud potremmo dire per paradosso che la narcosi di cui esso ha sofferto per decenni è stata forse indotta da una impostazione pubblicitaria ingannevole che ha prodotto come conseguenza finale l'assopimento di qualsiasi impeto creativo ed imprenditoriale fino ad arrivare all'encefalogramma piatto attuale. Il Sud è stato per secoli, lo è ancora e lo sarà sempre, culla di intellettuali, grandi poeti, grandi musicisti e pensatori i quali arrangiandosi come potevano sono riusciti tuttavia a sfornare continuamente pani di progresso e di cultura. Il segreto di queste menti è stata la dura forgia che le ha rese capaci di partorire una genialità di bassa spesa ma di grande ricavo se sapientemente sfruttata. Se parliamo di musica ad esempio (il mio campo) potrei dire tranquillamente che gran parte del movimento di rinnovamento musicale sia partito dal Sud. Nonostante il fatto che al Sud non ci sia mai stata un'industria discografica degna di tale nome. Eppure avremmo potuto creare una vera e propria industria del turismo e della cultura impedendo che troppi avventurieri cinici, spregiudicati se non collusi con la criminalità organizzata

9 rovinassero una risorsa praticamente inesauribile e molto remunerativa per lo stato. Di errori purtroppo ne sono stati fatti tanti. Come in una partita di calcio se lasci l'iniziativa agli avversari prima o poi il gol lo incassi pur sapendo giocare bene. Ma si può sempre rimontare e forse anche vincere la partita. Come? Cominciando ad esempio a considerare l'istruzione una importante risorsa. La cecità (voglio essere buono) dei governi che si sono succeduti ha ridotto la scuola italiana, ed in maniera ancora più colpevole nel Sud, ad una sorta di boy-sitting di Stato Eppure sono convinto che da lì bisogna ripartire, lì dove confluiscono e si sviluppano le energie migliori e più sane. E nel Sud ho l'impressione che di queste energie esplosive siamo ricchi adesso più che mai dopo anni di sofferenza. Il volano di ogni società civile è sempre stato l'istruzione. Dai movimenti studenteschi è partita sempre la scintilla che ha acceso la consapevolezza e la forza dell'azione di ogni singolo cittadino quando armonicamente inserito in un quadro di cambiamento collettivo. Non è un caso che in un sistema che tutela lo status quo non si faccia nulla per l'istruzione. Chi non sa non pretende. Per anni il core system dell'intero paese è stato tenuto nascosto al buio per permetterne il funzionamento a volte anche perverso. E quella condizione di oscurità ha consentito al potere di tarpare le ali di tante coscienze libere quando non sia riuscita ad asservirla. E in quella stessa oscurità lo spirito di un progresso comune è stato mortificato dall'opportunismo individualista di una minoranza tesa a guardare il prossimo come un competitore anziché una risorsa. Abbiamo un meraviglioso paese che fa invidia per il suo patrimonio paesaggistico, culturale, artistico, oltre che per il suo clima. E il Sud ne costituisce la parte più assolata. Una enorme fortuna che dovremmo considerare di tutti. Ma occorre ricostruire una forte coscienza di unità nazionale, incoraggiando e proteggendo (volere è potere) ad esempio una sana attività di impresa su ogni parte di territorio tenendo conto delle sue specificità finalmente come un valore aggiunto e non come una tara. Noi del Sud stiamo già cominciando a darci da fare. Io lo sento. Stiamo ripartendo da una moralizzazione capillare, volta a sconfiggere quella mentalità gretta di interessi di parte che degenera facilmente in attività criminale quando passa attraverso la sopraffazione dell'interesse comune. Stiamo provando a rimettere insieme quei valori etici basilari, difendendone strenuamente il senso attraverso una costante opera di rieducazione. Forse potrà apparire come un inizio troppo timido ma sono sicuro che scatenerà in breve tempo una vera rivoluzione culturale che coinvolgerà l'intera nazione, concorrendo inoltre a scardinare quegli stupidi pregiudizi sul Sud che nulla hanno prodotto in tutto questo tempo se non lo stallo di ogni processo di sviluppo organico nel paese. Forse oggi anche il Nord, nella dura realtà della globalizzazione, ha bisogno di aggrapparsi a nuove armonie. Intanto noi proviamo a dare il "la". Magari si smetterà una buona volta per tutte di pensare che il Sud è la palla al piede di questo paese e converremo tutti che l'italia non potrà andare mai da nessuna parte rinunciando ai piedi, alle braccia, ma soprattutto al cuore e al genio di anche noi meridionali. RIPRODUZIONE RISERVATA 9

10 di Serena Pane INTERVIPERANDO CONDONO LITI FISCALI UN EXPLOIT INATTESO 10 Un po' di ossigeno per le casse dell'erario dal condono delle liti fiscali pendenti. Lo scorso dicembre, infatti, risultavano pervenute all'agenzia delle Entrate ben domande di definizione agevolata dei micro contenziosi fino a euro pendenti innanzi la giustizia tributaria. Lo strumento, come ricorderete, era stato inserito nella manovra correttiva dello scorso luglio, approvata dal governo Berlusconi, e prevedeva la possibilità di chiudere i contenziosi in corso con l'agenzia delle Entrate pagando aliquote ridotte dal 10 al 50% del valore della causa. Il record di adesioni porta nei forzieri dello Stato maggiori entrate stimabili in oltre 138 milioni di euro senza conteggiare gli ulteriori versamenti ancora non comunicati all'amministrazione Finanziaria. La realtà è andata quindi ben oltre la rosea aspettativa di circa 112 milioni di euro di maggiori introiti preventivati a luglio. La conferma ufficiale con i dati certi sarà pronta solo dopo il prossimo 2 aprile, scadenza ultima di invio delle domande telematiche, ma le previsioni sono più che attendibili. Due i vantaggi conseguenti al mini condono. Da una parte un bel gettito imprevisto per l'erario, dall'altro un effetto deflattivo sul carico di lavoro delle Commissioni tributarie spesso ingolfate dai numeri esorbitanti dei litigi fiscali, con la possibilità di liberare tempo e risorse per i contenziosi più significativi. Stesso effetto, si spera, che sarà conseguito con l'introduzione, a pena di ammissibilità del ricorso, della mediazione anche in materia tributaria a partire dal prossimo 1 aprile per le controversie di valore pari o inferiore a 20mila euro. RIPRODUZIONE RISERVATA

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12 Economia di Daniela Castellano SUD RITARDI E PROSPETTIVE PER IL NUOVO ANNO Equità e sviluppo. Intervista al Sen. Mario Baldassarri 12 Senatore, l'attuale contesto di crisi ha portato all'ordine del giorno i temi di equità e sviluppo. Contribuenti.it promuove da sempre un rapporto più trasparente tra cittadini e Fisco; eppure, a fronte di nuovi sacrifici ci sono stati altrettanti tagli ai servizi. In qualità di economista, potrebbe farci una panoramica della situazione in cui ci troviamo e delle prospettive per il nuovo anno? Intanto bisogna dire che la discontinuità del nuovo governo si rivela su alcune grandi verità. La prima è che la manovra di agosto non era sufficiente ad azzerare il deficit nel 2013: mancavano ancora 20 miliardi e per di più ce n erano ancora 20 che venivano previsti come tagli orizzontali a tutte le detrazioni fiscali, quindi una macelleria sociale. Il nuovo governo Monti ha dovuto tappare questi 40 miliardi di buco, contrariamente a quanto ci hanno raccontato in precedenza, ed è chiaro che di fronte a questa prima verità il nuovo governo si è trovato di fronte ad un'emergenza. I 20 miliardi che dovevano essere ottenuti attraverso i tagli orizzontali alle detrazioni fiscali saranno ottenuti tramite un aumento dell'iva e dei 20 miliardi veri e propri di deficit che mancavano, 18 verranno da un aumento di tasse, 2 da tagli di spesa; quindi la manovra è fortemente sbilanciata sul fronte del puro rigore finanziario e, per di più, manca la parte dello sviluppo e dell'equità. Ecco perché occorre chiarire che, fatta questa manovra per evitare il baratro della crisi del debito pubblico, adesso viene il compito vero: realizzare le cinque grandi riforme strutturali che servono al Paese, da fare entro Pasqua perché con la crisi in atto la crescita del 2012 rischia di scendere attorno al -2%, e a maggio/giugno prossimo qualcuno ci chiederà addirittura un'altra manovra. Se non saremo in grado di rispondere dicendo "ok, abbiamo fatto le 4/5 riforme necessarie e permanenti e quindi l'italia esce dal tunnel in maniera stabile e definitiva", allora la situazione tornerà ad essere grave per tutti. Quali sono, secondo Lei, le riforme di cui il Paese avrebbe bisogno con urgenza? Le cinque riforme da fare, che nessun governo ha portato a termine e, in alcuni casi, neanche messo in cantiere, vedono in testa la madre di tutte le riforme: il taglio verticale di almeno miliardi di spesa pubblica corrente, in cui rientrano i veri costi della politica, gli sprechi e le aree grigie tra economia e politica che vanno anche a finanziare le organizzazioni criminali. Solo tagliando queste voci di spesa si L Italia deve capire, tutta intera, che il Paese cresce se cresce il Sud, altrimenti la crescita non è possibile. Non è una cortesia da fare agli abitanti del Meridione ma una necessità nazionale. ottengono le risorse da mettere a disposizione per famiglie, ricerca, impresa, investimenti, infrastrutture e per sviluppo e crescita. La seconda riforma riguarda il sistema pensionistico, in gran parte già contenuto nella manovra appena varata; il principio del contributivo pro rata per tutti è, secondo me, sacrosanto e arriva con 17 anni di ritardo, perché andava inserito già nella riforma Dini del La terza è quella che riguarda il mercato del lavoro e il welfare, cioè la necessità di cucire la spaccatura nel mondo del lavoro tra generazioni di ipergarantiti e giovani, in parte donne, che stanno fuori, al freddo e al gelo senza protezioni, nella più totale precarietà. La quarta linea di riforma è quella che concerne le liberalizzazioni e la quinta è un progetto per abbattere il debito pubblico, l'unico possibile, praticabile e serio: mettere in vendita il patrimonio pubblico immobiliare e mobiliare attraverso un "fondo immobiliare Italia" al quale conferire gli immobili pubblici, valorizzarli nel tempo e venderli nel momento in cui assumono un valore più alto. Ciò significa che l'abbattimento del debito pubblico non può essere fatto con la bacchetta magica delle iperboliche patrimoniali una tantum ma con un progetto a lungo termine in cui il debito scende e nel frattempo la crescita aumenta. Entrambi devono contribuire alla riduzione progressiva del rapporto deficit/pil e a farlo arrivare al di sotto del 100% prima possibile per liberare quelle risorse che oggi, purtroppo, siamo costretti a dedicare agli interessi sul debito pubblico. Dai 70 miliardi di qualche anno fa saliranno, per ovvie ragioni, circa a 100 miliardi ogni anno. Secondo alcune stime di Contribuenti.it i titoli di Stato emessi vengono acquistati principalmente nel Sud Italia. Eppure è dall'epoca del governo Amato che gli investimenti pubblici non raggiungono il 45% in queste regioni. Dunque, cosa significa questo? Che gli investimenti continuano a concentrarsi al Nord? Bisogna intanto dire che i titoli del debito pubblico italiano vengono in gran parte acquistati all'estero, e poi, per circa la metà, acquistati dagli italiani. Purtroppo però, poiché gli italiani più ricchi si concentrano al Nord, i titoli si acquistano più facilmente al Nord che al Sud: è diverso dal dire che gli investimenti infra-

13 IL SENATORE MARIO BALDASSARRI Presidente della Commissione Finanze strutturali vengono fatti più nel centro Nord e il Sud rimane sempre in grave ritardo. La necessità di modernizzare il Sud con investimenti mirati è una priorità nazionale dell'italia, che non va legata solo alla questione del debito pubblico. Dunque, quella meridionale è una questione che va ampliata e contestualizzata a più livelli. Contribuenti.it è da sempre convinta che "solo il Sud può salvare l'italia" e farla uscire da questa buia fase della sua storia. Secondo Lei questa affermazione può e deve essere sostenuta da una "normalizzazione" della gestione economica, legata sia allo sviluppo che allo snellimento della burocrazia, oppure ci dobbiamo rassegnare a considerare l'emergenza come una condizione abituale? L Italia deve capire, tutta intera, che il Paese cresce se cresce il Sud, altrimenti la crescita non è possibile. Non è una cortesia da fare agli abitanti del Sud ma una necessità nazionale; l'intervento al Meridione va fatto in maniera mirata e precisa in termini di capitale infrastrutturale e capitale umano, nel senso di formazione e ricerca. Su queste due linee vanno spese le risorse; purtroppo nei trent'anni passati al sud sono state investite tante risorse andate perse in mille rivoli; soprattutto, mi riferisco ai famosi fondi perduti per lo sviluppo: teoricamente avrebbero dovuto aiutare la nascita delle imprese ma in realtà sono stati sprecati o addirittura incassati dalle organizzazioni criminali e il Sud è rimasto sempre indietro. Quindi uscire dall'idea di un assistenzialismo "parassitario" Sono totalmente d'accordo, questa questione è una delle più annose nella storia del Paese. Dopo la caduta del Muro di Berlino, Le faccio un esempio internazionale per allargare gli orizzonti della nostra chiacchierata, la Germania in poco più di dieci anni ha investito nelle regioni orientali tanto da azzerare il divario tra Est e Ovest Mi scusi se la interrompo ma non sono d'accordo; intanto dopo dieci anni la Germania non ha azzerato il divario tra Est e Ovest. Ma va detto che ha trasferito nei land dell'est capitali pari al doppio di quelli che l'italia ha trasferito al Sud negli ultimi trent'anni, quindi lo sforzo tedesco è stato molto più forte di quello che l'italia ha fatto per il Sud e molto più mirato in termini di infrastrutture, di adeguamento delle strutture e quindi di un miglioramento generale della produttività. Nonostante questo il divario tra Est e Ovest si azzererà non prima del Certo, ma resta comunque un esempio da seguire, seppure con obiettivi a lungo termine Si, in termini di risorse investite ma soprattutto dei modi in cui ciò è stato fatto: non certo sotto forma di sussidi a pioggia o false occupazioni, nei lavori socialmente utili o nelle ruberie delle organizzazioni criminali. Secondo Lei, perché non si è riuscito ad innescare un processo simile in Italia? A cosa imputa questa mancanza? Alla forza dei soggetti che ho appena citato. Quindi una questione culturale, di politica economica o cosa? Una questione puramente economica, secondo me, perché quando lei toglie dalle grinfie di quei soggetti e da quelle ragnatele miliardi di euro all'anno, è chiaro che gli toglie l'acqua nella quale sguazzano. Occorre anche una ben precisa e forte scelta politica, a vantaggio di 57 milioni di italiani e di 18 milioni di abitanti del Sud contro i 3 o 400 mila italiani che sguazzano in quelle ruberie, in quegli sprechi di spesa pubblica. Spesso le lacune del nostro Paese sono anche di tipo normativo. Per recuperare i ritardi del "sistema Italia" potrebbe essere una soluzione l'omologazione fiscale dell'unione Europea? Potrebbe creare delle opportunità in più per il Sud oppure lascerebbe tutto invariato? Guardi, io ho proposto già vent'anni fa il 3 per 15 al Sud, cioè basta con i fondi perduti: 15% di Irpef, 15% di contributi sociali e 15% di Ires per tutti i nuovi insediamenti produttivi al Sud e per la nuova occupazione. Cosa vuol dire? Che l'aiuto allo sviluppo e alla crescita va dato alle imprese che esistono, ai lavoratori veri che vengono occupati e non a fondo perduto; è successo molto spesso: aziende fantasma che su un progetto incassano milioni di euro di sussidio, non fanno il progetto, dopo due anni spariscono, i soldi sono spesi e lo sviluppo non c'è. Quindi la trasformazione del fondo perduto in credito d'imposta è una scelta fondamentale che ha bisogno di un grande coraggio politico, da trovare a tutti i costi per dare la svolta che serve all intero Paese. RIPRODUZIONE RISERVATA 13

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15 Speciale di Giuseppe De Stefano BANCA DEL MEZZOGIORNO L IMPRESA DEL SUD RIPARTE DA QUI? PROPOSITI DA MANTENERE E PROMESSE DA NON DISATTENDERE L OPINIONE DEL PROF. MARCO MUSELLA Era il settembre 2009 quando Giulio Tremonti, a Napoli, rilanciava la questione meridionale come questione nazionale annunciando il disegno di legge per il progetto della Banca del Mezzogiorno: un istituto bancario che, almeno nelle originali dichiarazioni dell'ex Ministro, superasse le derive regionalistiche nate negli anni Novanta er ricondurre gli investimenti ad una regia nazionale senza,però, allontanarsi dalle realtà locali. All'alba del 2012 iniziamo a vedere concretizzarsi quel progetto: dopo il brusco cambio di governo che rischiava di archiviare tutto, 15

16 16 Speciale Poste Italiane lancerà i primi 250 sportelli nelle regioni del Sud. Il progetto di una banca di secondo livello, e cioè con il ruolo di fornire servizi alle banche che aderiranno al progetto, nasce per finanziare quegli imprenditori meridionali che obiettivamente hanno una situazione di svantaggio rispetto a quelli del centronord. "Certamente per tutto il Mezzogiorno una banca più dedicata che abbia anche delle pratiche attente alla sua situazione è una cosa buona e giusta - dice il Prof. Musella, preside della facoltà di Scienze Politiche dell'università degli Studi di Napoli, Federico II, nonchè docente ordinario di Economia Politica - non so se questa specifica esperienza concreta possa essere la soluzione o una soluzione delle tante possibili, però certamente il Mezzogiorno ha bisogno di banche". Una lacuna forte, in effetti, quella a cui voleva rispondere il progetto di Tremonti, se consideriamo che negli ultimi anni sono venute meno istituti come la Banca del Salento, confluita in Monte dei Paschi, il Banco di Napoli oggi Intesa San Paolo o ancora Banca Apulia ora del Gruppo Veneto Banca. "Una delle ragioni per le quali è molto più difficile fare impresa, specie 'microimpresa', al Sud - spiega Musella - è proprio il fatto che il rapporto col mondo del credito non è un rapporto facile. Le banche tradizionali fanno molta poca attenzione a quelle che potrebbero essere le esigenze dei piccoli imprenditori, e questo nel Mezzogiorno è ancora più vero che in tutto il Paese, poiché sappiamo che la distribuzione territoriale del sistema creditizio ha uno squilibrio forte tra Nord e Sud." La Banca del Mezzogiorno avrà una regia ed una prima partecipazione statale, ma poi il suo ruolo di 'facilitatore' dovrà essere dismesso entro cinque anni con l'intenzione di lanciare i privati locali: sapendo di poter fare affidamento sulla rigida ossatura di Mediocredito Centrale, ci dovrà essere il coinvolgimento dei piccoli istituti di credito presenti sul territorio, e forse rientreranno nella partita anche le Banche di Credito Cooperativo che pure erano state parte attiva in primissima battuta a sostegno dell'acquisto da parte di Poste Italiane dello stesso Mcc. "Per l'attività bancaria, che è anche un'attività che IL PROGETTO DI UNA BANCA DI SECONDO LIVELLO NASCE PER FINANZIARE QUEGLI IMPRENDITORI DEL SUD CHE HANNO UNA SITUAZIONE DI SVANTAGGIO RISPETTO A QUELLI DEL CENTRONORD IL PROFESSORE MARCO MUSELLA Preside della Facoltà di Scienze Politiche Università Federico II Napoli presuppone raccolta e gestione delle informazioni, avere una conoscenza del territorio in linea teorica è un elemento importantissimo - precisa il prof. Musella - il mercato del credito, come diciamo noi economisti, è un mercato in cui ci sono asimmetrie informative. Quindi le banche spesso non conoscono la situazione, lo stato di salute delle imprese che devono finanziarie e quindi si basano su indicatori o su garanzie. Un sistema più vicino al territorio, che ha più elementi di conoscenza del territorio, almeno in teoria dovrebbe funzionare meglio come sistema che finanzia le iniziative buone di quello stesso territorio." Non a caso, del resto, Giulio Tremonti, in quel lontano settembre, diceva "in questa banca non si parlerà inglese". Da gennaio la Banca del Mezzogiorno è operativa con l'obiettivo di dare accesso al credito alle imprese meridionali che non hanno i requisiti patrimoniali per ottenere affidamenti dalle banche tradizionali, ma c'è il dubbio che tutti i buoni propositi del progetto originale vengano disattesi. L'ex-ministro allora allontanava i dubbi di chi lo interrogava sul rischio di creare una banca pubblica affermando che era impossibile, in quanto vietato dall'europa. Ad oggi, però, l'istituto procede senza soci privati: in attesa dell'effettivo ingresso delle Bcc e delle popolari Sarmi, l'amministratore delegato di Poste Italiane, dopo avere acquisito da Unicredit le azioni di Mediocredito Centrale rinominandolo "Banca del Mezzogiorno s.p.a." ne è rimasto unico vero amministratore. Ma se le Poste fanno capo al Tesoro al 100%, la nascita della Banca del Mezzogiorno allora è stata, sia pure indirettamente, pagata interamente dal Tesoro. Il progetto di Tremonti, ispirato, sia pure alla lontana, all'esperienza del Crédit Agricole francese, voleva incoraggiare e sfruttare la rete della federazione delle ex casse rurali e artigiane: se l'ingresso delle Bcc dovesse venir meno saremmo di fronte all'ennesimo "buono proposito fallimentare" per dare un occasione alle eccellenze che troppo spesso sono impossibilitate ad esprimersi nel Mezzogiorno che le ha generate "le misure da seguire dovrebbero puntare su alcune cose, di cui il credito è certamente un pezzo importante. L'altro slancio sarebbe una maggiore efficienza della Pubblica Amministrazione: andiamo dai servizi di base, quindi dalla registrazione alla Camera di commercio, per dire cose ordinarie, fino a cose più complesse e articolate come il funzionamento dei servizi comunali e il sistema universitario informativo." Ci sarebbero, quindi, secondo il prof. Musella dei punti da cui ripartire, ma "non si tratta tanto di individuare a tavolino delle misure - precisa - sarebbe più necessario mettere in piedi una procedura con cui si selezionano le idee che hanno possibilità di successo. Non ci sono misure specifiche per un settore piuttosto che per un altro: servirebbe organizzare un tavolo serio dove si prendono delle decisioni e si diventa operativi in tempi brevi." Ritrovare, dunque, una nuova mentalità, progettuale e collaborativa in tutti i settori: questa sarebbe la vera svolta per il Sud e per tutto il Paese. Sperando che la Banca del Mezzogiorno possa essere un primo passo. 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17 Speciale di Daniela Castellano PRONTO L INGRESSO NEL MONDO DEL CREDITO MERIDIONALE Intervista all Avv. Augusto Dell Erba Con l'accelerazione data da Poste Italiane alla concretizzazione della Banca del Mezzogiorno, molto si è detto sia a proposito della reale aderenza al progetto originario sia sulle possibilità di dare un significativo input all'economia del meridione. Abbiamo chiesto un parere ad Augusto Dell'Erba, che dal marzo 2010 presiede il Comitato promotore per la costituzione della Banca del Mezzogiorno Nel 2009 l'allora ministro dell'economia Tremonti annunciava la costituzione della S.P.A. Banca del Mezzogiorno, con l'obiettivo dichiarato di aumentare la disponibilità di credito destinato al Meridione, grazie anche all'emissione di bond per il sostegno dell'imprenditoria. Come valuta l'impatto del progetto sulla struttura economica del Sud del nostro Paese? Le banche da molto tempo non appartengono per definizione né al Sud né al Nord; ormai il sistema bancario nel suo complesso, specie dopo la riforma del '93, si è delineato: ci sono le banche spa, le banche popolari, quelle di credito cooperativo. Ciascuna di queste tre ha assolto in questi anni alla propria funzione. Ora, l'idea della Banca del Mezzogiorno, per come era contenuta nella legge finanziaria, che diede poi luogo alla costituzione del Comitato promotore che io fui chiamato a presiedere, aveva l'intento di creare ex novo una banca che fosse però banca di secondo livello e che potesse veicolare liquidità, raccolte a condizioni di favore, da girare ad altri istituti di credito con i quali esercitare più efficacemente il credito. Quindi, diciamo che si tratta di una iniziativa suggerita dall'attività di governo, latu sensu di ispirazione politica, ma che doveva avere un'operatività ed un sostegno assolutamente privatistico. Partimmo noi delle BCC e poi valutammo ancora l'apertura alle popolari con le quali abbiamo rapporti di relazione. Ero convinto allora, e lo sono anche oggi, che una banca che riuscisse ad avere questo ruolo, cioè avere la capacità di immettere efficacemente liquidità e supportare le banche di primo livello sarebbe una buona cosa. Nelle intenzioni di Tremonti, come riportato da più parti, il modello di riferimento è quello del Credit Agricole francese, quindi una banca che nasce dal territorio per poi confluire in una struttura unica. Un modello che se da un lato è disegnato dallo Stato, nel ruolo di socio promotore, dall'altro viene fattivamente realizzato da privati. Noi non abbiamo mai condiviso questa opinione col ministro Tremonti, nel senso che il modello del Credit Agricole che lui ha evocato, seppur in contesti diversi da quello della Banca del Mezzogiorno, è un modello che non trova condivisione presso il sistema del credito cooperativo italiano; AUGUSTO DELL ERBA LA SCHEDA Avvocato civilista, è il nuovo presidente del Fondo di Garanzia dei Depositanti del Credito Cooperativo italiano e succede a Francesco Liberati. Vice presidente della Federazione Italiana delle Bcc (Federcasse), dell'erba, spiega una nota, e' anche presidente della Cassa Rurale di Castellana Grotte (Bari) e della Federazione Puglia e Basilicata delle Banche di Credito Cooperativo nonché componente del consiglio dell'abi e già presidente di Iccrea Banca, dal marzo 2010 dell'erba presiede il Comitato promotore per la costituzione della Banca del Mezzogiorno. 17

18 Speciale il Credit Agricole rappresenta le vecchie casse rurali, che negli anni sono diventate, come si dice, un player internazionale. Noi, invece, siamo sempre stati molto legati alla nostra autonomia territoriale; per questo siamo nati come banche del territorio e tali vogliamo restare. In più stiamo rendendo più efficienti le nostre strutture di secondo livello, ma questa è una cosa diversa dalla Banca del Mezzogiorno. A proposito di territorio, quanto conta la conoscenza dello stesso per una più consapevole interpretazione delle dinamiche del suo sviluppo? Questo è un concetto fondamentale, nel senso che qualsiasi operatore che giunge su un territorio, sia che debba cedere danaro sia che debba fare qualsiasi altra impresa, ha la difficoltà di conoscere interlocutori del territorio, per cui normalmente si utilizzano degli strumenti di osservazione, di conoscenza della controparte di indole tecnica. Però molto spesso l'eccessivo tecnicismo, efficiente dal punto di vista teorico, finisce per non esserlo nella pratica, soprattutto nella grande diversificazione dell'italia in generale e del Meridione in particolare; per cui l'esigenza di banche territoriali, promosse dagli stessi territori e non calate dall'alto, è un fattore essenziale per la microeconomia del Meridione, formata da microimprese, da piccolissime realtà che non hanno evidentemente gli strumenti tecnici per farsi conoscere. Dunque è bene che ci siano le grandi banche che fanno il loro lavoro ma è altrettanto importante che ci siano, per una clientela di dettaglio, le piccole banche espressione del territorio Dopo diversi cambi di direzione e non poche polemiche, il progetto è stato preso in mano da Poste Italiane. L'innegabile forza d'urto della rete postale nelle regioni meridionali può essere considerato un valore aggiunto al progetto o piuttosto una deviazione dal modello originario? Questo lo vedremo alla prova dei fatti. E' recente la notizia sui giornali che la Banca del Mezzogiorno, secondo la diversa formulazione alla quale fa riferimento, prenderà corpo entro la fine di Un buon passo sarebbe riuscire ad utilizzare per investimenti al Mezzogiorno le grandi liquidità che in questi giorni la Banca Centrale Europea sta mettendo a disposizione delle banche a tassi molto bassi. gennaio; pare che Poste metterà disposizione 250 sportelli per fare questo. Può essere una buona partenza. Ci può spiegare, in poche parole, in cosa consistono queste deviazioni a cui accennavamo? Io non userei il verbo deviare, piuttosto siamo di fronte ad un diverso modo di vedere le cose nel senso che, mentre il progetto di Banca per il Mezzogiorno, secondo l'originaria idea, era in itinere, Medio credito Centrale è diventato un asset cedibile da parte di Unicredit e quindi a quel punto l'indicazione è stata verso l'acquisto di MCC da trasformare poi in Banca del Mezzogiorno. In quella fase Poste ha ritenuto di acquistarlo e di trasformarlo, cosa che è già avvenuta, in Banca per il Mezzogiorno. Per cui, non è che il progetto sia deviato, per carità, ma ha potuto prendere un'altra piega in ragione del fatto che Medio Credito Centrale, che è una banca già operante, è andata sul mercato; poi è chiaro che ogni soggetto si approccia al tema in maniera diversa. Per quanto riguarda i cosiddetti Tremonti bond, che impatto possono avere sul versante della liquidità? In realtà i Tremonti bond non erano uno strumento di liquidità, ma prevalentemente di patrimonializzazione e credo che abbiano ormai assolto alla loro funzione; sono in via di restituzione, le banche che li avevano sottoscritti ormai li hanno restituiti e sono stati, per quelli che li hanno utilizzati, evidentemente uno strumento di patrimonializzazione che può essere servito. Nell'ottica più generale di misure atte ad incentivare, agevolare e sostenere imprenditoria e occupazione nel Meridione, quali possono essere le modalità da seguire per colmare il divario sia con il Nord del Paese che con il resto d'europa? Questa è una domanda che si pone circa dal 1860 e quindi ho difficoltà a formulare una risposta compiutamente seria ed è chiaro che poi ognuno ha una visione, come dire, meridionalistica delle cose. Io, limitatamente ad un punto di vista bancario, posso dirle che un buon passo sarebbe riuscire ad utilizzare per investimenti al Sud le grandi liquidità che in questi giorni la Banca Centrale Europea sta mettendo a disposizione delle banche a tassi molto bassi; però, come si dice in certi momenti, "il cavallo non beve", perché la situazione è cupa e quindi magari la prospettiva negativa frena gli investimenti ma con le misure che stanno adottando i governi centrali vedo che la liquidità non sta mancando. Il problema è utilizzarla in maniera corretta. RIPRODUZIONE RISERVATA 18

19 Dalle Istituzioni di Daniela Castellano EQUITALIA. IN GIOCO IL RAPPORTO CONTRIBUENTI-STATO Il sistema di riscossione al centro di proteste e polemiche. Intervista all On. Pili Contribuenti.it ha condannato con fermezza l'episodio di violenza ai danni del direttore di Equitalia, Marco Cuccagna, ma ritiene che vada fatta una seria riflessione sia sulle drammaticità economico-sociali innescate dalle vessazioni del sistema di riscossione, sia sul ruolo di Equitalia. In ballo non c'è solo la riscossione dei tributi ma il rapporto tra Contribuenti e Stato; se la lotta all'evasione va comunque sostenuta ed appoggiata nell'interesse di tutti, non possono essere giustificati atteggiamenti vessatori e lesivi della dignità delle persone, che provocano ingenti danni economici e morali. Da più parti si sono levate proteste e si è arrivati ad invocare l'eliminazione di Equitalia. La proposta di legge di iniziativa popolare, sostenuta in Parlamento già da 90 deputati, è stata accolta con entusiasmo dai contribuenti, che stanno firmando a sostegno dell'iniziativa. Secondo il suo parere, quali sono le problematiche legate al sistema di riscossione e quali i rischi connessi a una gestione troppo autoritaria dei poteri di Equitalia? Prima di tutto: non mettiamo bombe e nemmeno alimentiamo odio ma svolgiamo un doveroso compito per trasformare la protesta in proposta e rispediamo al mittente i tentativi di confondere la nostra azione legislativa con il clima anti Equitalia che si sta generando nel Paese. Siamo davanti a palesi violazioni e perciò diventa indispensabile intervenire per ridefinire gli indebiti compensi di Equitalia S.p.A. tagliando gli aggi e gli oneri accessori, veri e propri balzelli ai danni del contribuente. Alle difficoltà nell'ottemperare agli oneri delle imposte il cittadino deve aggiungere il peso di somme che non trovano alcuna logica. È evidente che una gestione invasiva della riscossione spesso porta al fallimento del IL PARLAMENTARE L ON. MAURO PILI (PDL) soggetto economico, sia persona fisica che impresa, provocando all'erario un danno superiore a quello della mancata riscossione del capitale. La nostra proposta di legge prende in esame la questione dei compensi di Equitalia S.p.A. per l'esercizio dell'attività pubblica al fine di rideterminarli, considerato che gli stessi a volte raddoppiano le somme che i contribuenti devono pagare. Puntiamo a cancellare tutti gli elementi della riscossione che generano un guadagno indebito e ingiustificato di Equitalia S.p.A: dal diritto all'aggio (oggi 9%) all'interesse di mora (oggi 0,615%), dalle spese di esecuzione alle spese di notifica, al diritto al rimborso delle quote inesigibili. Sono introiti da cancellare: non corrispondono al costo del servizio e diventano una rapina ai danni del contribuente. Quanto influisce anche questa problematica nel deteriorarsi progressivo dei rapporti tra Stato e cittadini? Quando lo Stato insiste su una riscossione illegittima e violenta e non comprende che il danno è maggiore con un fisco che strozza le imprese piuttosto di uno che esige il giusto, vuol dire che il fossato è ormai profondo. Quando a tasse stellari non corrispondono servizi adeguati, quando non si comprende che un carico fiscale eccessivo schiaccia le imprese, quando uno Stato è semplicemente un esattore, significa che il distacco con la società è totale. Bisogna intervenire subito: pagare le tasse è un obbligo, vessare i contribuenti è un abuso. Ripristinare la legalità della riscossione è l'imperativo che muove la proposta di legge avanzata; in che modo si può, concretamente, fare in modo che vengano colpiti i veri evasori e non imprese e cittadini? La riscossione vessatoria, incostituzionale e spavalda colpisce i contribuenti noti e salva quelli ignoti. Il problema non è quello di non pagare le tasse, ma quello di pagarle tutti con parametri equi legati all'effettivo costo della riscossione. La base imponibile va ampliata, identificata. Faccio un esempio: quanti comuni sono dotati di aerofotogrammetria, indispensabile per individuare il numero di edifici presenti nel territorio comunale? Sicuramente pochi, rispetto ad un vasto territorio dove sfuggono all'erario persino i beni immobili, figuriamoci il resto. Non serve uno Stato di polizia tributaria, ma un piano serio di censimento dei beni, da quelli immobili a quelli finanziari. Sono in molti a chiedere l'abolizione di Equitalia, che è una S.P.A. e come tale ha delle entrate, e ad auspicare un ritorno alla gestione diretta da parte dello Stato, come messo in evidenza dall'associazione Contribuenti Italiani. E' possibile, secondo Lei, modificarne dall'interno la struttura per rendere più equa la riscossione senza eliminare Equitalia? Solo una legge dello Stato può cancellare le vessazioni di Equitalia. Per farlo serve una grande mobilitazione parlamentare e popolare. Servono 50 mila firme, ma contiamo di raccoglierne molte di più. Il Parlamento deve sentire il peso di una riscossione iniqua che genera drammi economico-sociali da affrontare con urgenza, nell'interesse dei contribuenti ma anche dello Stato. Basti solo un dato: in Sardegna sono fallite 2351 imprese sotto la pressione di Equitalia, hanno lasciato inevaso un debito di 1mld e 200mln. Lo Stato vessatore ha perso tutto, imprese che producono Pil, quota capitale del debito, oneri accessori e quant'altro. Il disastro Equitalia è il comune denominatore di tutte le regioni e la massiccia partecipazione alla mobilitazione ci lascia ben sperare in una risposta rapida del Parlamento. Il nostro obiettivo è mettere il governo alle strette su questo tema. Lo faremo, speriamo entro gennaio, non appena avremo raggiunto un sostegno popolare tale da rendere ineludibile la legge di riforma della Riscossione nel nostro paese". RIPRODUZIONE RISERVATA 19

20 Good News di Daniela Castellano POVERI DI DIRITTI DIFENDERLI COSTA ETICA E VALORI PER LA DIFESA DEL CITTADINO - CONTRIBUENTE Siamo davanti a un'emergenza economica che sta assumendo le sembianze di una vera catastrofe sociale, stravolgendo abitudini e costumi e andando a impoverire quel "paniere" di diritti che, in fondo, è l'ultimo e più importante anello di congiunzione tra Stato e cittadini. Alla povertà materiale va sommato, dunque, anche l'indebolimento della catena di difesa sociale; in altre parole, la crisi economica influisce in maniera considerevole anche sulla possibilità di pagare avvocati, commercialisti e professionisti in genere per problemi come multe, cartelle esattoriali ecc. Contribuenti.it, ormai da dieci anni, si avvale del network KRLS mettendo in RAPPORTO CARITAS campo un'imponente mobilitazione che si propone di diffondere l'etica degli affari contestualmente a una gestione valoriale delle competenze professionali, come precisa il fondatore e presidente onorario di KRLS, padre Rastrelli: " Il network nasce dalla volontà di un gruppo di professionisti ispirati dai principi etici di S.Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, che invita a prestare la propria opera gratuitamente nei confronti dei meno abbienti". Non solo. I professionisti che collaborano forniscono assistenza alle vittime di terremoti, agli anziani, ai malati, ai diversamente abili e a chi è caduto nelle mani degli usurai, confermando la sua vocazione a difesa degli inderogabili principi sanciti dallo Statuto dei diritti del contribuente. L ultimo rapporto Caritas fotografa una realtà allarmante: gli italiani che versano in uno stato di povertà relativa sono 8 milioni e 272 mila, cioè il 13,2% dell'intera popolazione; quelli che si trovano ad essere, invece, in condizioni di assoluta povertà sono 3 milioni e 129mila individui, pari al 5,2% degli italiani. Nel meridione si toccano punte del 7,7% a fronte di un 25% di cittadini impoveriti, che hanno visto peggiorare progressivamente le proprie condizioni di vita, con i nuovi poveri aumentati in 4 anni del 13,8%. Contro il mostro della burocrazia, che spesso finisce per costringere i cittadini nelle paludi del sistema fiscale italiano, togliendo tempo, denaro ed entusiasmo, ci sono dunque gli "angeli del fisco"; professionisti che considerano il volontariato una forma attiva di solidarietà, impegnandosi nella difesa gratuita dei diritti dei cittadini in difficoltà all'interno di quella giungla di uffici tributari, esattorie, amministrazione finanziaria e fiscale che è diventata l'italia. Come per gli altri anni, anche nel 2012 Contribuenti.it ha rinnovato la convenzione con KRLS lasciando invariata la simbolica quota associativa di 50 euro annui e confermando ancora una volta di essere in grado di mettersi sulla stessa lunghezza d'onda dei cittadini che difende. La quota associativa garantisce a chi si rivolge a Contribuenti.it di poter usufruire di assistenza circa pratiche legali, ricorsi tributari, problematiche riguardanti categorie "deboli" come quelle degli anziani o dei diversamente abili, il tutto all'insegna dell'equità e dell'efficienza nel pieno rispetto dei diritti. RIPRODUZIONE RISERVATA 20

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