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1 19º anno - n gennaio incisioni eseguite con una punta su una superficie dura, per lo più mettendo allo scoperto un sottostante strato di colore diverso... Direzione, Redazione, Amministrazione: Darfo Boario Terme, vicolo Oglio - Direttore responsabile: Tullio Clementi - Autorizz. Tribunale di Brescia n.3/92 del Spedizione in abbonamento postale, art. 2 comma 20/d legge 662/96 - Filiale Bs - Ciclostilato in proprio, Darfo Boario Terme. caro amico ti scrivo... di Bruno Bonafini Anno nuovo. Tempo di auguri (che facciamo, tanti, ai lettori), tempo di riflessioni e propositi. Graffiti vive un buon momento. Entra nel suo 19 anno, che non è poco per un periodico locale senza padrini importanti. Da tempo vive fuori casa, in piena autonomia di rapporti, di frequentazioni e giudizi rispetto alla famiglia d origine e alla parentela più larga. Con le quali pur soffre e gioisce, insieme, per errori e successi (pochi, questi ultimi...), ma con franchezza di rapporto, senza volute accondiscendenze. Tengono lettori ed abbonamenti, che registrano anche qualche aumento (a proposito: al lettore ricordo il rinnovo...). A ulteriore soddisfazione, l Associazione Graffiti, omonima, da cui emana il foglio, ha prodotto sul territorio, nell anno appena chiuso, iniziative culturali e/o politiche tutte ben frequentate ed apprezzate. Con una confortante presenza di giovani tra chi vi ha lavorato non meno che tra chi ne ha fruito. segue a pagina 2 a cena con Graffiti Centro anziani di Bienno sabato 30 gennaio - ore 20 per sostenere l Associazione e per trascorrere una serata in compagnia, tra lettori, tesserati e simpatizzanti. all interno il volantino con il menù ALLUNGAMENTO DELL OBBLIGO SCOLASTICO un occasione sprecata? di Liliana Fassa «... ma quando in consiglio di classe mi ritrovai ancora a parlare di ascolto, di mastery learning, di apprendimento come padronanza, ebbi l impressione di essere come il Galileo di Brecht di fronte ai cardinali che si rifiutavano di guardare nel cannocchiale...». Bruna Franceschini, La scuola difficile Con il corrente anno scolastico è andato a regime l elevamento dell obbligo di istruzione fino a sedici anni. Anche questa è una vicenda passata in sordina, forse perché già da anni era elevato il numero dei quattordicenni che prosegue gli studi superiori, magari senza poi arrivare al diploma a causa delle bocciature e degli abbandoni, l aspetto più vergognoso e dolente credo del nostro sistema scolastico. Ma l elevamento per obbligo di due anni dei percorsi di istruzione è un dato di civiltà, coerente con i principi costituzionali, che meriterebbe più attenzione dal corpo sociale. Significa infatti una formazione di base più solida e più distesa, ha un alta valenza democratica dal momento che si rivolge a tutti gli individui di quella fascia di età, dovrebbe comportare uno spostamento in avanti della scelta dei percorsi differenziati e un intensificarsi di quei percorsi di orientamento che, pur presenti già oggi nella scuola di base, spesso non aiutano gli/le studenti nella scelta della scuola da frequentare (se è vero, come è vero, che le scelte dipendono ancora oggi in larga misura dallo status socio-economico delle fa- miglie di provenienza, da motivazioni estrinseche gli amici, i trasporti ecc, dalla spendibilità del titolo di studio). Insomma ci troviamo dinanzi a quello che potrebbe essere un passaggio dalle grandi potenzialità, vissuto invece quasi con indifferenza e io temo, ahimè, che l allungamento dell obbligo si traduca in un ennesima occasione sprecata. Anche se il principio è affermato e attuato, i problemi connessi sono infatti tutti ancora da affrontare. Ne elenco alcuni. Innanzitutto il biennio non è unitario, come sarebbe stato auspicabile. È bene ricordare che negli anni Sessanta l allungamento dell obbligo a quattordici anni fu accompagnato dall istituzione della scuola media unica. Per dare a tutti le stesse opportunità. Oggi non è così. Le scelte differenziate continuano e continueranno ad avvenire al termine della scuola mesegue a pagina 4 combattere il pizzo è possibile (Serena Treachi, pag. 5) TESTIMONIANZE DA KARAMOJA (UGANDA) lavorare con loro, non per loro di Fabio e Luca Ciao a tutti amici, siamo alla fine di un altro anno, e io e Fabio volevamo cogliere l occasione per ringraziarvi e augurarvi delle serene feste. Si avvicina la fine del mio secondo anno in Karamoja, mentre per Fabio si sta concludendo il primo dei 3 anni di volontario SVI in Uganda. È stato per noi un anno ricco di eventi, intenso, faticoso ma anche affascinante. Troppe le cose che sono successe per poterle descrivere tutte, troppe le avventure, i progetti portati avanti, per poterli condensare in una pagina. Non saprei da dove iniziare per descrivere quello che stiamo facendo qua segue a pagina 3 dal vertice di Copenaghen (Elena Fanetti, pag. 6) un anno di associazione (Barbara Distaso, pag. 7) rancori e disamori in Provincia (Bruno Bonafini, pag. 8) la storia e le sue parodie (Tullio Clementi, pag. 10)

2 2 gennaio graffiti dalla prima pagina caro amico ti scrivo... Crescono le collaborazioni e le attenzioni al notiziario. E non mancano nemmeno le critiche (che pubblichiamo, quando ci giungono scritte), anch esse provano che, nel nostro piccolo, siamo percepiti e ritenuti interlocutori. Alla riflessione sulla realtà locale riserviamo in genere il maggior spazio, ma sempre meno di quanto a freddo ci proponiamo. È spesso difficile, infatti, reprimere emozioni, moti di sdegno o di solidarietà ideale, di fronte a eventi nazionali o internazionali, che pur sono fuori dalla nostra competenza e che altri trattano meglio di noi, ma sui quali pur non ci sentiamo di tacere. Anche con la citazione, a volte, con la condivisione della parole di altri. Insomma, difficile che il localismo ci vinca. Ma l aspirazione ad un attenzione sempre più larga alla realtà locale resta, soprattutto a fatti, a scelte amministrative e culturali, a idee e proposte che ci sono numerose e di qualità nei tanti che operano in enti e associazioni le più varie, di cui la Valle è ricca, e che meriterebbero un livello di divulgazione e di discussione o di apprezzamento più largo di quello del loro naturale ambito. Graffiti può essere, vorrebbe essere sempre di più, lo strumento di questa maggiore circolarità, valligiana, di idee, proposte, critiche, realizzazioni. Lo può essere con non minore efficacia divulgativa delle pagine camune dei nostri quotidiani provinciali, se si considera il numero di lettori. E forse con un target di lettori più attento alle tematiche della cultura e della vita politica e amministrativa. Sicuramente offrendo maggior possibilità di argomentazione su proposte eventi e realizzazioni rispetto ad altre pagine o ad altri strumenti, caratterizzati da tempi e modi di comunicazione più strettamente informativi. Un foglio aperto alla più larga interlocuzione, insomma, ben disposto a considerare sollecitazioni e contributi diretti di quanti hanno qualcosa di sensato e non scontato da dire o da segnalare sulla Valle e per la Valle. Con lo spazio delle sue pagine, o con l attenzione dei redattori e dei collaboratori per chi non ha tempo o è più restio a metter mano alla penna. Per Graffiti è l augurio ed il proposito, vecchio e nuovo, anche di quest anno. migranti in piazza! Non vogliamo pagare la crisi. Basta con il razzismo istituzionale. Così il titolo di un volantino diffuso nei giorni scorsi dalle Associazioni migranti diffuse e operanti sul territorio bresciano come appello per la partecipazione alla manifestazione provinciale di sabato 6 febbraio (alle 14,30) in Piazza della Loggia, a Brescia. Nel merito dell iniziativa, i promotori denunciano «il razzismo di molte delibere di Comuni come Brescia, Coccaglio, Trenzano, Castelmella, Pompiano, Chiari, Montichiari, Villa Carcina» che, insieme ai provvedimenti razzisti del Governo, «aggravano notevolmente le condizioni di vita e di lavoro dei migranti». La crisi, leggiamo ancora sul volantino, «ci colpisce prima di tutti gli altri, ci rende più precari e perdendo il posto di lavoro ci fa tornare clandestini». L Associazione dei migranti denuncia quindi «il pacchetto sicurezza, che azzera i diritti elementari dei migranti» e «la volontà di aprire un Centro di Identificazione ed Espulsione a Brescia, un vero e proprio carcere etnico», considerati alla stregua di «strumenti per sfruttare ancor di più i migranti». Infine, prendendo le mosse dalle associazioni francesi che hanno indetto uno sciopero dei migranti per il prossimo 1 marzo, i promotori si chiedono se non sia il caso di organizzare una mobilitazione analoga anche in Italia, per «diventare protagonisti del nostro destino di cittadini e lavoratori». AVANTI GRAN PARTITO! (a cura di Michele Cotti Cottini) speranze e propositi di inizio 2010 Il terzetto a Breno. Un Auditorium Mazzoli gremito accoglie i tre sfidanti delle primarie bresciane del 17 gennaio: una serata di confronto costruttiva, di buon auspicio per il nuovo anno. Frati, Ferrari, Bisinella paiono sulla stessa lunghezza d onda; seri e motivati. Poche le differenze, a conferma che a scontrarsi sono soprattutto i rispettivi supporter. Tutti e tre i candidati segretario partono da un analisi impietosa del partito provinciale: Frati lo definisce «incompiuto»; un «partito che non c è», rincara Bisinella; «il PD è costituito ma non l abbiamo ancora fatto», afferma Ferrari. Riccardo Frati. 43 anni, avvocato. Insiste sul tema dell identità: finora siamo stati il partito del sì ma anche ; autoreferenziali, litigiosi, indecisi. «Abbiamo spesso balbettato, o scimmiottato il centrodestra, col risultato di allontanare anche una parte dei nostri». Frati vuole un PD più nettamente schierato contro le politiche razziste della Lega; «non c è niente di più preoccupante del silenzio delle brave persone», dice citando il deputato democratico Touadi. Valori e principi non sono da improvvisare: stanno tutti nelle culture della sinistra progressista e del cattolicesimo democratico. I temi su cui puntare? Giustizia sociale, lavoro («la precarietà non è modernità, fa schifo»), fisco («aumentiamo del 5% l aliquota sulle rendite finanziarie»), ambiente, formazione («è intollerabile che nella nostra provincia il 40% dei ragazzi abbandoni la scuola tra i 15 e i 18 anni»). Il PD provinciale ha bisogno di ricambio («il gruppo dirigente è chiuso»), trasparenza, valorizzazione della periferia (autonomia politica delle zone, scelte democratiche dei candidati). Giambattista Ferrari. 48 anni, impiegato. Sogna un partito laico liberale progressista. Spiega il senso della sua autocandidatura: un segnale per superare il maggiore vizio che attanaglia il PD, dal livello nazionale al locale, ossia la divisione in correnti, gruppi, clan. «Per cambiare l Italia dobbiamo prima cambiare noi stessi» e il rinnovamento non si ottiene abbattendo questo o quel potente, ma quando «ognuno starà nel PD in modo autonomo e libero». Negli ultimi 15 anni il centrosinistra ha prodotto molti partiti, molte alleanze, molte promesse di nuovo, ma i risultati sono stati scarsi. L Italia è peggiorata; se 15 anni fa fu la Lega a denunciare le storture del Paese, oggi tocca al PD. I temi su cui lavorare per Ferrari coincidono in larga parte con quelli proposti da Frati: «è una vergogna che lavoratori con alta professionalità guadagnino al mese», «la flessibilità non mi fa paura, ma ai cittadini va garantito un paracadute», «aria, acqua, suolo sono beni di tutti», «servono politiche di convivenza». Pietro Bisinella. 44 anni, professore. È il più pragmatico. Dalle recenti frequentazioni della Federazione provinciale ricava un impressione desolante: «Persa la Loggia, s è anche perso il lume della ragione; molta gente s è fatta male e ha fatto male al partito». Cita spesso la sua esperienza da sindaco, Bisinella, per sottolineare la necessità di uscire dai palazzi della politica; promette, se sarà eletto, di visitare tutti i Circoli. I pilastri della sua proposta: territorio (maggiore autonomia; il PD è federalista, altro che la Lega: «quello è il partito più centralista di tutti, e sta praticando un occupazione dei posti pubblici scandalosa»), formazione politica dei giovani («non ci servono robottini di partito ma persone con spirito critico»), comunicazione, merito (basta con i tuttologi, servono persone competenti su lavoro, sanità, cooperazione»). Bisinella ribadisce il bisogno di discontinuità: «dobbiamo essere orgogliosi di essere del PD, e darci da fare perché le conquiste del passato sono a rischio».

3 graffiti - gennaio a colpi di... roncola «Durante gli auguri al partito dice di avere umanamente perdonato Massimo Tartaglia: Sapete che non sono capace di portare rancore, e aggiunge che il gesto era premeditato e spero che non lo liberino troppo presto». Cosi il Corriere della Sera (campione indiscusso del cerchiobottismo italiano) di mercoledì 23 dicembre, sotto un titolo a quattro colonne in prima pagina: «Berlusconi: perdono Tartaglia, ma spero non lo liberino subito». E ci siamo ricordati la storiella dei due vignaioli di Volpino, rappacificati grazie all intervento dei vicini, con un lieve strascico. Colui che si riteneva maggiormente offeso, infatti, la concluse a modo suo: «io ti perdono, ma una spodettata [ podet è la roncola tascabile usata dai vignaioli] te la voglio dare ugualmente». (t.c.) l uditore giudiziario/3 Il processo per la strage di Brescia è una grande antologia dell eversione neofascista come argutamente la definisce Filippo Jannaci della Casa della Memoria (www.28maggio74.brescia.it) nel quadrimestrale dell Anpi provinciale Ieri e oggi resistenza (numero 48, dicembre 2009, pagina 16). Infatti, stando a quanto si sente nell aula della Corte d Assise, è in corso un maxiprocesso in cui sono chiamate a testimoniare persone che dagli anni Settanta girano l Italia per rispondere alle domande dei magistrati sulla strategia della tensione e sullo stragismo. Nell udienza del 22 dicembre 2009 Carmine Dominici, ex militante di Avanguardia nazionale a Reggio Calabria, ha riferito sulla vicinanza tra il capitano Francesco Delfino, comandante del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Brescia dal 1974 al 1977, il movimento di estrema destra che fu sciolto nel 1976 dal Ministro dell interno e la criminalità organizzata calabrese. Ora l ex ufficiale, che ha gestito la prima indagine sulla bomba esplosa in piazza della Loggia il 28 maggio 1974, è imputato di concorso in strage con i neofascisti Carlo Maria Maggi, Pino Rauti e Delfo Zorzi e con Maurizio Tramonte, informatore del Servizio informazioni difesa (SID). Ripensando alla testimonianza, mi è tornata in mente la canzone di Edoardo Bennato Il rock di Capitano Uncino (1980): [...] Veri pirati noi siam! Contro il sistema lottiam. / Ci esercitiamo a scuola a far la faccia dura / per fare più paura. Ma cosa c è di male? / Ma cosa c è di strano? Facciamo un gran casino / ma in fondo lavoriamo per Capitan Uncino. / Io sono il professore della rivoluzione / della pirateria io sono la teoria / il faro illuminante. / Ma lo capite o no? Ve lo rispiegherò / per scuotere la gente, non bastano i discorsi / ci vogliono le bombe [ ]. (p.l.f.) dalla prima pagina in Karamoja, anche grazie al vostro contributo, per farvi sentire cosa vuol dire passare 3 anni in questa magnifica regione. Potrei parlarvi delle centinaia di bambini che sono ovunque e che ti salutano con un entusiasmo che ti lascia senza fiato, delle lunghe chiacchierate (e bevute), con gli abitanti dei villaggi, nei lunghi pomeriggi caldi e oziosi (ops forse non dovevo dirlo che qua di pomeriggio non si lavora!), delle corse all ospedale, in piena notte, per portare i sempre troppi feriti da arma da fuoco, delle visite ai vari villaggi della zona per parlare insieme agli abitanti dei raccolti e di come migliorarli. AMBIENTE & DINTORNI (di Guido Cenini) il coraggio delle scelte Delle riunioni e discussioni che durano ore, perché non si può andare subito al cuore del problema, no bisogna girarci intorno per ore, con metafore, doppi sensi, e per bresciani pratici e che mirano sempre al sodo come io e Fabio, questa è una tortura vera e propria. Del fatto che qua il concetto di puntualità è molto diverso che a Brescia (se fissi un incontro per le nove vuol dire che non partirà mai prima delle undici!), delle molte volte che ci siamo sentiti dire «Luca, Fabio ma che fretta avete sempre!», delle decine e decine di ettari coltivati a forza di braccia e zappe a sorgo e maize dai Non ho visto le televisioni locali e neanche i giornali ne hanno parlato. Eppure la serata di presentazione del progetto di un mega impianto fotovoltaico in quel di Malegno meritava molto di più. Siamo all ennesima trovata, nel senso positivo del termine, di Alessandro Domenighini, sindaco di Malegno, per far fronte alla forte diminuzione di entrate finanziarie da parte dello stato e mantenere, dall altra parte, almeno lo stato attuale dei servizi alla cittadinanza. Un illustre concittadino, l ingegner Milani, amministratore delegato di ENI Power, ed un tecnico trentino del settore hanno illustrato il progetto di un moderno impianto fotovoltaico che potrebbe fornire un megawatt di elettricità al paese. L impianto andrebbe collocato sopra l abitato in posizione soleggiata, direzione sud, con circa mq di pannelli, parte a terra e parte inclinati di 33. L idea sarebbe quella di combinare risparmio alle finanze comunali, risparmio da fonti energetiche fossili, risparmio di co2 in atmosfera e efficienza delle fonti rinnovabili. Domenighini, al di là di quanto Berlusconi-Tremonti non gli danno più in termini di trasferimenti statali, intende mettersi all avanguardia rispetto al entro il 2020 fissato dell Unione Europea. Fonti rinnovabili-meno emissioni-maggior efficienza energetica. Certo, rimane da valutare l impatto ambientale di tutta questa massa enorme di pannelli. Si può e si deve mitigare l ambiente circostante in modo da diminuire l impatto visivo e soprattutto con le abitazioni circostanti, anche se sono solo cascine ad uso temporaneo. Il materiale deve essere riciclato al momento delle dismissioni, forse tra vent anni, e non deve contenere acidi tossici. Le garanzie sulla salute dei cittadini e del territorio devono essere prioritarie. Poi ben venga l impianto che non inquina, risparmia e frutta anche dal punto di vista finanziario. Sempre meglio di una centralina a biomasse che brucia magari anche pellets radioattivi, di una centrale nucleare ed anche di pale eoliche alte ottanta metri e ferme per sei mesi all anno. Karimojong, della siccità di quest anno che ha distrutto gran parte dei raccolti, dei vari agricoltori che ormai sempre piu numerosi hanno capito l importanza di piantare alberi per fermare la devastante deforestazione in atto in questa regione. Delle tante, troppe volte nelle quali veniamo messi faccia a faccia con la nostra ipocrisia e l assurdo modo di vivere di noi uomini bianchi, del fatto che c è gente che vive e pensa in un modo completamente diverso dal nostro e delle tue certezze che giorno per giorno si sgretolano, di quando dici faccio un salto cinque minuti al villaggio a comprare i fagioli e quei 5 minuti diventano un ora, perché devi salutare tutti, ma proprio tutti quelli che incontri per strada, perché è scortese non farlo, di quando vai a dormire la sera e ti trovi un cobra fuori dalla porta, dei nostri corsi per agricoltori, di quando giri per i campi e scopri agricoltori che usano tecniche agricole che noi gli abbiamo suggerito, di quando scendi a Kampala, per vedere un po di gente e per cambiare aria e dopo pochi giorni di trovi a pensare che in fondo il Karamoja già ti manca. Di quando ti rendi conto che non sei qua a lavorare per loro ma con loro e di come questo cambi totalmente il senso del tuo essere qua. Di quando ti fermi un attimo a pensare a cosa stai dando a questa gente e scopri quanto loro stanno dando a te. Di tutte le volte che avresti voluto mandare un paio di persone a quel paese perché cavolo ma quante volte ve lo devo dire, la domenica non lavoriamo non vogliamo vedere nessuno! però poi ci vai lo stesso a bere una birra! Sono tantissime le cose che potremmo raccontarvi del progetto, non sappiamo quale merita di piu. Capita a volte che qualcuno ci fermi per strada per ringraziarci del nostro lavoro. Ecco forse potremmo solo girarvi questi ringraziamenti e sperare di continuare questa avventura insieme a voi anche nel prossimo anno.

4 4 gennaio graffiti dalla prima pagina un occasione sprecata? dia e non si vedono all orizzonte le tanto conclamate passerelle che dovrebbero consentire il passaggio non traumatico tra i diversi ordini di scuola, qualora lo/la studente si rendesse conto di frequentare una scuola non consona alle aspettative/ai propri interessi. Non mi risulta, poi, che gli istituti superiori si siano organizzati sul piano culturale, didattico ed organizzativo per affrontare il nuovo orizzonte. Né per disposizione ministeriale, né per scelta autonoma. Forse, anche se lo volessero, carenze di organico, ristrettezza di risorse, aumento del numero degli alunni per classe lo impedirebbero. Ma è necessario fare i conti con il fatto che non è la stessa cosa proporre un offerta formativa a chi si iscrive per scelta e a chi si iscrive per obbligo. L obbligo, pur essendo obbligo di istruzione, può essere assolto anche nei percorsi di formazione professionale che, nonostante le norme in vigore, continuano ad avere tempi, calendari e modalità formative molto diversi da quelli cui si attengono gli istituti superiori di istruzione, essendo la finalità della formazione professionale rivolta a questa fascia di età quella di un rapido avvio al mondo del lavoro. È il nodo più inaccettabile, per chi crede nel principio democratico delle pari opportunità per tutti. L obbligo di istruzione si traduce in un misero obbligo di frequenza. Talvolta anche in una trappola nella quale cadono incautamente gli utenti: si veda al proposito la nota di Valerio Moncini nel numero di ottobre di Graffiti. Non a caso è stato proprio questo il nodo che ha tenuto al palo per un decennio l attuazione dell allungamento dell obbligo, introdotto nel 1999 dall allora ministro Berlinguer, bloccato dalla Moratti, resuscitato da Fioroni, attuato nella maniera pasticciata che stiamo descrivendo dalla Gelmini. Se questa è la situazione attuale, si potrebbe sperare nel tanto atteso riordino delle superiori che dovrebbe entrare in vigore con il prossimo anno scolastico non solo per le classi prime ma anche per le seconde, cioè per le prime dell anno scolastico in corso (!). Sorvolando sulle pur gravi implicanze pratiche che questo comporterebbe e guardando invece ai nuovi scenari che si delineano, non si può invece sperare in nulla, perché nei documenti ancora in itinere non c è traccia di percorsi unitari nel primo biennio, non c è traccia credibile di transito tra istituti diversi. C è invece una generalizzata riduzione dell orario e delle discipline insegnate, ma non degli indirizzi. Si pretende di definire le nuove superiori senza toccare quelle che sono le sofferenze ormai storiche. Rischiando di sprecare un occasione preziosa di crescita culturale e democratica. non potevamo essere altrove Siamo a Roma, con una famiglia di amici per una vacanza pianificata da tempo. 4 bambine (dai venti mesi agli otto anni) ci indurrebbero ad altri programmi, ma l occasione è ghiotta, così eccoci, nonostante le bambine, o forse proprio per loro. Vogliamo raccontare loro la storia di un paese magico. Un paese in cui si impari che la scuola è importante, non solo perché alle pareti delle sue aule è possibile appendere i crocifissi; che avere due belle gambe è sì una dote, ma che tenacia e impegno nello studio e nel lavoro possono portare più lontano (non necessariamente all estero); che il diritto alla critica non è un capriccio perseguibile con isolamento e risarcimenti; che ogni persona va giudicata per i propri atti, e il colore della pelle o il ruolo rivestito in politica non sono né aggravanti né attenuanti. Il racconta delude Greta e Elena forse la magia è altra cosa, stiamo volando troppo basso. Siamo qui, con Dario Fo, Franca Rame, Moni Ovadia in un mare di persone, solo Gaia (3 anni e mezzo) dall alto delle spalle di Marco ci dà l idea della situazione: «Mamma siamo tantissimi: millecento e anche di più». La piccola Viola ci guarda dal passeggino sorridendo. Sguardo d intesa con Alessandra: siamo qui e non potremmo essere altrove. (Lara Clementi) Il breve commento di Lara Clementi è giunto in Redazione nei giorni successivi alla manifestazione no B-day romano, quando il giornale era ormai in fase di stampa, ma il tema ci sembra che non abbia perduto affatto la sua preoccupante attualità. RITRATTO (a cura di Mario Salvetti) Mauro Parolini «Salve, sono Mauro Parolini, assessore ai lavori pubblici della Provincia di Brescia. In questi anni ho fatto molto per ridurre gli incidenti sulle nostre strade e, anche grazie a voi, ce l abbiamo quasi fatta». Poi il monologo in prima persona (singolare e plurale) continua con l esaltazione delle rotonde che migliorano la viabilità e riducono l incidentalità, con la necessità di andare piano in auto, con il divieto di usare il cellulare mentre si è alla guida e di non bere oltre i limiti previsti dalla legge. Se non fosse che siamo alla vigilia delle elezioni regionali e che Parolini sarà il candidato di punta del Pdl bresciano (pronto ad incassare il massimo nella battaglia delle preferenze individuali) non ci scandalizzeremmo affatto (a proposito, tanto di cappello sulle rotonde), ma è evidente che questa registrazione venduta alle radio locali sa molto di spot elettorale e poco di pubblicità progresso. Per di più con i soldi del contribuente e totalmente differente dalla campagna sulla sicurezza degli anni scorsi dove manifesti e volantini affissi un po ovunque ritraevano facce di ragazzi piene di cicatrici; pubblicità sì firmata dal suo staff, ma senza l indicazione autocelebrativa di nome e cognome dell assessore. Del resto Parolini le elezioni le vuol vincere bene, anche per poter assumere importanti incarichi a livello regionale che sono già dietro l angolo, abbandonando quell ente provinciale che alle prese con debiti spaventosi pare troppo egemonizzato dalla Lega di Molgora. A Formigoni, poi, andrebbe da dio uno come Parolini, perché è ciellino come lui ed è solito animare con l ex collega Paola Vilardi, ora assessore in Loggia il ritiro spirituale degli uomini di don Giussani che ogni anno raggiungono la Tunisia per il raduno degli amministratori celesti che ormai hanno conquistato il potere in tutta la regione e si riconoscono nell associazione culturale Areopago. Anche da noi Parolini vuole incassare una buona performance, soprattutto perché qui il potere di Comunione e Liberazione per ora si è limitato a qualche cooperativa sociale e a sporadiche consulenze, finora fortunatamente slegate dagli enti pubblici. Ma si sa, la Valle è sempre stata fertile terra di conquista «Mentre Berlusconi sfodera le sue armi di distrazione di massa, il Consiglio dei ministri prosegue con i tagli alla scuola. Il biennio delle superiori passa da 34 ore settimanali a 27. È il Processo di apprendimento breve, spiega Maria Stella Gemini, che andrà a fare l esame di coscienza a Reggio Calabria. Ridotte anche le ore di inglese, mentre quelle di informatica saranno comprese in quelle di matematica. Spariscono così due delle tanto sbandierate tre i. Per la Gelmini restano tutte e tre ma saranno comprese in «iiimpresa». (Francesca Fornario, L Unità)

5 graffiti - gennaio IL RACCONTO DEI RAGAZZI DI ADDIO PIZZO A BIENNO combattere il pizzo è possibile di Serena Treachi Peccato per il poco pubblico presente al Palazzo Simoni-Fè di Bienno. L incontro con i ragazzi di Addio Pizzo (anche l aver sfidato la pioggia battente) meritava sicuramente una platea molto più vasta. Palermitani, giovani, volontari, sono riusciti a fare qualcosa di apparentemente impossibile: porre un freno alla piaga del pizzo in una città difficile come Palermo, dove, secondo la Procura, l 80% dei commercianti lo paga. Il loro percorso è cominciato con una bravata. Una notte hanno tappezzato la città con volantini con un semplice slogan: Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità. E subito i giornali hanno parlato di loro, dando loro la coscienza, o forse solo la speranza, che potevano fare qualcosa. Geniale la loro idea: creare un elenco di negozianti, commercianti, imprenditori disposti a non pagare il pizzo, da un lato; stilare un analoga lista di consumatori che si impegnano ad acquistare prodotti dai suddetti esercenti, dall altro. In questo modo il commerciante non si sente solo (hanno aderito finora 419 imprese), ha il sostegno di un associazione e soprattutto il prendere posizione contro il pizzo non gli comporta, come succedeva puntualmente, un danno economico che spesso lo costringeva a chiudere, ma anzi entra in contatto con una rete di consumatori disposti ad appoggiarlo e a comprare da lui (ad oggi cittadini). All inizio non è stato facile convincere gli imprenditori, i ragazzi hanno telefonato a tutte le attività di Palermo e dintorni per reclutarli e spesso hanno ricevuto risposte negative, ma ora sono molti i negozianti che chiamano di loro iniziativa per essere inseriti nell elenco. Periodicamente l associazione pubblica e diffonde agli acquirenti un opuscolo che pubblicizza gli esercenti che aderiscono. La stessa lista compare sul sito internet dell associazione. Ogni anno Addio Pizzo organizza a Palermo una giornata di festa, al fine di entrare in contatto con la gente e cercare di scalfire la mentalità secondo la quale pagare il pizzo è una cosa normale. Fondamentale è anche l attività di formazione nelle scuole. Recentemente l associazione ha aperto una piccola agenzia di viaggio, Addio- PizzoTravel : rivolgendosi ad essa il turista avrà la certezza di usufruire di strutture e servizi forniti da ristoratori e albergatori che hanno detto no al pizzo. Gli applausi partivano spontanei al Palazzo Simoni-Fè, mentre si faceva strada in noi l idea a tratti stupefacente che allora si può fare qualcosa anche contro la mafia, anche a Palermo, anche partendo dal nulla. E quando pochi giorni fa è stato arrestato il boss Mimmo Raccuglia ho visto in tv i ragazzi di Addio Pizzo in piazza ad esultare, ho riconosciuto le loro magliette e le loro facce. Meravigliosi. Se volete conoscerli: «Per le pecore la Qualità è quello che dice il pastore, e se una notte, col vento che infuria, ne lasci una oltre il limite dei boschi lei si spaventerà a morte e belerà e belerà finché non arriverà il pastore, o il lupo». Robert. Maynard Pirsig, Lo Zen e l arte della manutenzione della motocicletta IL LAVORO CHE NON C È PIÙ articolo 1: [af]fondata sul lavoro di Tullio Clementi L Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Così, tout court, l articolo 1 della Costituzione italiana, che gli ex socialisti Brunetta e Sacconi vorrebbero cambiare. Il primo anche nella forma, entrambi comunque nella sostanza. E intanto che il dettato c è ancora, almeno nella forma, lo stanno onorando, l articolo 1, con un lavoro di buona lena sui suoi versanti più vulnerabili (come dire un po ovunque, in sostanza): dal renderlo sempre più insicuro (il lavoro), fragile e precario, fino ad ignorarne la fatica e lo stress, che si riverberano alfine nella fase del pensionamento, rimangiandosi drasticamente finanche la statistica sulle cosiddette speranze di vita. Per la verità, già il compagno Padoa Schioppa aveva fatto la sua parte con l ennesimo regalo alle imprese, in perfetta sinergia con l ennesima promessa di un sempre più mitico secondo tempo ai lavoratori, tanto che al Montezemolo, da uomo di mondo qual è, era toccato di intervenire con un pensiero verso gli stessi lavoratori: «Ed ora pensiamo anche a loro»... Durante un recente convegno a Brescia (ne abbiamo scritto anche sullo scorso numero di Graffiti), il parlamentare Furio Colombo (il comunista, pare venga chiamato nella aule di Palazzo Madama), già direttore dell Unità, dopo essere stato direttore della Fiat negli Stati Uniti e, prima ancora, fra i protagonisti di quell esaltante esperimento di socialismo utopistico che fu la Olivetti, ricordava con alcuni aneddoti quella stagione, quando Adriano Olivetti esortava al reclutamento di umanisti (vi sarebbero passati intellettuali come Paolo Volponi, Franco Ferrarotti, Tiziano Terzani, Franco Fortini...), perché gli ingegneri, diceva, vi sarebbero approdati spontaneamente; e poi la regola di fondo che improntava il rapporto fra dipendenti e dirigenti, nessuno dei quali avrebbe dovuto percepire un compenso superiore di oltre dieci volte (che già non sembrava poco) a quello dell ultimo operaio. L esperimento dell Olivetti si consumò presto, purtroppo, dopo la prematura scomparsa del suo principale artefice, al quale subentrarono gli imprenditori di Borsa (di cui abbiamo visto qualche raffinato esempio anche dalle nostre parti). E le forbici si allargarono (e si allungarono), in tutti i sensi: i compensi dei manager (ai quali non verrà più imposta neppure la contropartita delle responsabilità e delle relative conseguenze) salirono a cento e poi a mille e poi ancora oltre, nel rapporto con quelli degli artefici del lavoro... Una volta [af]fondata sul lavoro il resto viene quasi da sé, tanto per l antifascismo quanto per la democrazia. L antifascismo, già azzoppato sul nascere (basti pensare alle epurazioni ai vertici dell impresa pubblica e privata, per esempio, a lungo promesse e mai realizzate), verrà definitivamente affondato con la sciagurata riabilitazione dei ragazzi di Salò, mentre l altro fondamento, la democrazia, verrà annichilito definitivamente grazie al federalismo leghista (c è un certo Cattaneo che si sta rivoltando nella tomba), partendo proprio dal suo riferimento più autentico, i Comuni, nel cui ambito, innanzitutto, si dovrebbe esercitare il secondo comma dell articolo uno: la sovranità popolare, appunto. «Ogni lavoratore, leggendo questo documento, può capire che cosa si vuol dire. Che la Costituzione mette l accento sul fatto che la società umana è fondata non più sul diritto di proprietà e di ricchezza, ma sulla attività produttiva di questa ricchezza. È i1 rovesciamento delle vecchie concezioni, per cui si passa dal fatto della ricchezza sociale a considerare l atto che produce questa ricchezza. Mentre la proprietà può isolare, il lavoro unisce, ed è da questa nozione che deve essere associata al diritto a1 lavoro che sorgono tutti gli altri diritti sociali». (Giuseppe Saragat)

6 6 gennaio graffiti DAL NOSTRO INVIATO A... Copenaghen: un Vertice piuttosto... spigoloso di Elena Fanetti Al di là del risultato fallimentare del vertice mondiale sul cambiamento climatico che si è svolto in dicembre a Copenaghen, conclusosi nell impossibilità di raggiungere un accordo vincolante fra gli Stati per la riduzione delle emissioni di CO 2 nell atmosfera, responsabili dell aumento di temperatura e del conseguente scioglimento dei ghiacci, questo ha senza dubbio il merito di avere portato al centro del dibattito globale la questione del cambiamento climatico e del suo mantenimento entro livelli che possano assicurare la sopravvivenza del Pianeta e dei suoi abitanti. Grazie a questa Conferenza e a tutto il processo di preparazione che l ha preceduta, infatti, il cambiamento climatico si situa ora al centro non solo delle agende politiche di molti Stati (anche se l Italia ci pare arrivare molto in ritardo), ma anche dei governi locali, delle organizzazioni internazionali e di quelle della società civile. Inoltre, e per la prima volta nella Storia, l argomento clima ha occupato enorme spazio sui mass media di tutto il mondo per oltre due settimane, sollevando aspettative nelle popolazioni, in seguito deluse dall incapacità dei un camuno al Vertice Al Vertice di Copenaghen c era pure un camuno doc ma anche la stessa inviata speciale, Elena Fanetti, può vantare a buon titolo radici valligiane, il professor Dario Sonetti, portavoce dell Osservatorio territoriale edolese, «l organismo costituito lo scorso anno per difendere alcune aree del paese dalla speculazione edilizia», come leggiamo su Bresciaoggi del 9 gennaio, e come già scritto da Graffiti nei mesi scorsi. Ed ecco un breve stralcio delle dichiarazioni rilasciate dallo stesso Sonetti al quotidiano bresciano: «la cosa più significativa che ho notato è stata la grande partecipazione della componente sociale: migliaia di associazioni e organizzazioni non governative. Questo mi ha dimostrato che sta crescendo una consapevolezza delle singole persone su problemi che sono globali. Sono poi rimasto colpito dalle lacrime che hanno solcato i volti di molti rappresentanti delle piccole nazioni polinesiane - aggiunge - che, senza una drastica riduzione delle emissioni nocive, per lo scioglimento dei ghiacciai dei Poli rischiano tra pochi anni di finire sott acqua». Qui da noi, risponde infine Sonetti alla domanda di Lino Febbrari, «le stesse cose sembrano problemi distanti e che mai ci toccheranno. Il fatto è che se ognuno di noi non attuerà comportamenti più sostenibili, le ricadute negative si potranno avvertire pesantemente anche nei nostri territori che, a torto, consideriamo immuni». riformista a chi? leader di trovare un accordo politico. Il cambiamento climatico è così entrato a pieno titolo a far parte delle discussioni dei leader di diverso livello, dei discorsi della gente comune e, dunque, della nostra vita quotidiana. L avvicinarsi delle vacanze di fine anno ed il sorgere di nuove emergenze mediatiche sembra abbiano spazzato via l argomento clima da giornali, radio e tv, e c è da aspettarsi che questo rifarà capolino solo con la prossima Conferenza mondiale o (ci auguriamo di no) in occasione di un nuovo disastro o catastrofe ambientale. Mi sembra necessario denunciare questo silenzio che è molto pericoloso perché rischia di diffondere nell opinione pubblica l idea che l emergenza clima non sia più tale, e che dunque si possa aspettare in tranquillità un altro anno prima di agire in concreto. Non esiste al momento un affermazione più falsa di questa. Al contrario, c è bisogno di integrare l elemento clima nelle discussioni politiche e sociali intraprese da tutti i tipi di organizzazioni governative e non, oltre che di inserirlo in maniera permanente nei programmi educativi di tutti i livelli. Solo cominciando a fare la differenza a partire dalle nostre realtà locali e dimostrando più responsabilità e maturità dei nostri leader potremo fare un adeguata pressione sui livelli nazionale ed internazionale. In questo senso, le buone pratiche già in atto da diversi anni nei Paesi scandinavi costituiscono un ottima fonte di ispirazione per la nostra realtà decisamente arretrata in materia. Vorrei infine citare quattro elementi cruciali risultanti dal Vertice di Copenaghen che hanno trovato poco spazio sui media tradizionali, sui quali mi pare invece necessario attirare l opinione pubblica perché possano essere spunto di riflessione per molti in questo nuovo anno: la comparsa sulla scena mondiale di piccoli Paesi insulari semi-sconosciuti come Tuvalu, le isole Maldive e degli eterni esclusi dell Africa, cioè coloro che più di tutti rischiano per le conseguenze del cambiamento climatico, rappresenta decisamente una novità che ci dà speranza sulla possibilità di avere un futuro più equo per tutti; questi piccoli Paesi sono riusciti, durante la Conferenza, non solo a prendere la parola e ad essere ascoltati, ma anche ad impantanare i negoziati in diverse occasioni richiamando l attenzione sulla realtà dei più vulnerabili; il palesarsi sulla scena politica internazionale di una nuova alleanza strategica tra le potenze americana e cinese, accomunate da interessi economici molto simili e la preoccupazione di molti davanti all evidenza che queste due, unendosi, possano fare il bello e cattivo tempo (in senso letterale) sul Pianeta; la forte mobilitazione dentro e fuori la Conferenza della società civile di stampo ambientalista e di alcune personalità che la rappresentano, in particolare Waangari Maathai 1 e Vandana Shiva 2, che si sono particolarmente esposte e hanno saputo richiamare i leader ad un atteggiamento responsabile soprattutto nei momenti di impasse del negoziato, attirando l attenzione sulla necessità di un accordo vincolante ed equo nei confronti dei Paesi più vulnerabili al cambiamento climatico; l avvento sulla scena danese e mondiale di una nuova strategia di sicurezza che prevede l arresto preventivo da parte della polizia dei membri di organizzazioni sociali sospettati di poter creare disordini, come avvenuto prima e durante le diverse manifestazioni svoltesi al di fuori del Summit; si tratta di una novità preoccupante dal punto di vista del rispetto dei diritti umani e della libertà di espressione, sicuramente il segnale di una profonda crisi politica degli Stati nazionali e dell establishment internazionale. 1 Biologa ed ecologista keniana. Premio Nobel per la Pace nel 2004, ha fondato il movimento Cintura Verde che ha piantato oltre 30 milioni di alberi lungo il continente africano per lottare contro la desertificazione. 2 Attivista e ambientalista indiana, nel 1993 ha ricevuto il Right Livelihood Award. In Italia collabora con Slow Food ed è anche comparsa nel film di Ermanno Olmi Terra Madre. «Da quando Silvio Berlusconi si è manifestato al centro commerciale di Arcore, lasciando che le cassiere vedessero da vicino le sue ferite cicatrizzate, non si contano le segnalazioni di avvistamenti e apparizioni. Una pensionata di Brescia giura di aver visto spuntare lacrime di sangue su una sua foto: Palazzo Chigi non ha confermato né smentito. Tre pastorelle di Potenza affermano di averlo visto apparire in una grotta, circondato di luce e avvolto in un mantello d oro: Palazzo Chigi non ha confermato né smentito. In provincia di Sassari due pescatori hanno raccontato di averlo avvistato mentre passeggiava sulle acque: Palazzo Chigi non ha confermato né smentito. Un assicuratore di Livorno sostiene di averlo visto discutere di riforme con Bersani: Palazzo Chigi ha smentito». (Sebastiano Messina, La Repubblica)

7 graffiti - gennaio E LA COMMISSIONE PER IL PGT NON È STATA NEMMENO COSTITUITA il centrodestra di Artogne: tagli e promesse mancate a cura della Redazione Per il centrodestra artognese, tornato a governare il Paese ormai quasi quattro anni fa, informare i cittadini della situazione e delle iniziative del Comune non ha alcuna importanza. Non ci ha pensato due volte, infatti, ad abolire il notiziario che la giunta precedente aveva istituito, come pure a rinunciare alle annuali assemblee pubbliche nel capoluogo e nelle frazioni. Un motivo in più per dare notizia, anche su Graffiti, del manifesto con cui la lista civica Il Maglio ha voluto augurare agli Artognesi un buon inizio 2010, aggiornandoli sulle carenze e sulle disfunzioni dell attuale amministrazione comunale. Signori si taglia! L ultimo Consiglio Comunale del 2009, nel tentativo di colmare i sempre più preoccupanti buchi del bilancio, ha deciso una serie di tagli per circa L elenco è molto lungo: si va dai finanziamenti ai vari ordini di scuola, a quelli per i gruppi sportivi, dai contributi per lo sfalcio a quelli per i vincitori di borse di studio. In alcuni casi potrebbe trattarsi di un rinvio al prossimo anno, per altri sarà invece un taglio definitivo. L unica certezza è che la gestione della spesa corrente si annuncia per il 2010 ancor più problematica. Le difficoltà derivano principalmente, ma non solo, dai mancati introiti dell ICI relativi alla società Alpiaz. A tale proposito, l Amministrazione Comunale non ha proprio nulla da rimproverarsi? Come mai il Maglio era invece riuscito a recuperare dalla stessa società quasi un milione di Euro? La piscina? sarà per un altra volta! Le cose non vanno meglio sul versante degli investimenti. È sotto gli occhi di tutti che, a parte il completamento di alcuni importanti interventi già approntati e finanziati dalla precedente Amministrazione (messa a norma della casa di riposo, ampliamento del cimitero, migliorie sulla strada per Acquebone), le opere fin qui realizzate, o comunque in fase avanzata, sono ben poche. Forse nei prossimi mesi, avvicinandosi le elezioni, vedremo l apertura di nuovi cantieri. È facile però prevedere che mancheranno parecchie opere rispetto alle mirabolanti promesse lanciate in campagna elettorale (il centrodestra si era addirittura impegnato a dotare Artogne di una piscina!). Nuovo PGT: a pensare male si fa peccato, ma il più delle volte la si indovina Nel programma elettorale del centrodestra c era scritto: «noi intendiamo procedere sollecitamente alla redazione e approvazione del nuovo Piano di Governo del Territorio». Dopo quasi quattro anni, nulla si conosce circa le intenzioni dell Amministrazione Comunale, a parte l aver cestinato il lavoro avviato da chi li aveva preceduti. Basti dire che la «... Mi riferivo, è chiaro, alla Lega. Li ho visti all opera: sono tromboni pericolosi. Hanno detto di sì alla chiusura del call center regionale, ai licenziamenti. Oggi il call center della sanità lombarda è a Paternò, feudo elettorale di La Russa in Sicilia, dove hanno creato 300 posti di lavoro. C è un maggior costo e un disservizio in più per i lombardi. È federalismo a parole, oppio per i poveri». (da un intervista a Osvaldo Squassina) c è da fare per Maisetti Commissione in cui si dovrebbe discutere in modo trasparente l argomento non è stata nemmeno costituita! Ciò però non vuol dire che tutto sia fermo: già si sentono le voci di promesse elargite qua e là A questo punto, si fa peccato a pensare che il PGT possa essere utilizzato a meri scopi elettorali? Raccolta rifiuti: mani al portafoglio! Nel corso degli ultimi anni è aumentata in modo considerevole la quantità di rifiuti raccolti. Il nostro Comune, invece di intervenire per incentivare la raccolta differenziata (che è l unica operazione in grado di farci risparmiare), si è limitato ad aumentare le tariffe per coprire le maggiori spese. In questo modo i costi per le famiglie sono via via cresciuti e la tendenza potrebbe essere aggravata dal previsto passaggio ad un nuovo metodo di calcolo della tassa (come dimostrano le verifiche in corso). Con tanti saluti alle promesse agevolazioni tariffarie! E la Lega se ne va Con una lettera del 4 dicembre 2009 l Assessore Spagnoli rassegna le proprie dimissioni dalla Giunta Municipale e dichiara che d ora in poi il Gruppo della Lega sarà all opposizione. Meglio tardi che mai Ha buttato fuori i fuorilinea, qualche assessore, qualche consigliere comunale reo di appoggiare un sindaco favorevole all accordo di maggioranza al Bim e in Comunità montana. Quell accordo bollato dalla Lega, da Maisetti per essa, come un infame inciucio (sai che fantasia...!). E ne ha costretti altri a togliere l appoggio a maggioranze altrettanto colpevoli di larga intesa. La Lega è inflessibile, furoreggia Maisetti, non tollera devianze e doppiogioco. La linea è la linea, e chi non rispetta quanto deciso se ne va. O lo si caccia con infamia. Bene. Bravo Maisetti (a parte la grammatica). Solo che adesso Caparini sta tremando. Già, perchè la Lega, dopo aver vantato per anni la propria intransigenza politica sulla questione dell acqua, che è bene di tutti, giammai da privatizzare; e averne fatto uno dei suoi cavalli di battaglia, sì proprio la Lega, Caparini compreso, ha infine dato il suo voto alla privatizzazione. Una svendita, approvata senza percepibili mal di pancia tra i suoi parlamentari, senza discutere più di tanto (c era la fiducia al governo!), senza particolari traumi tra i suoi amministratori locali nonostante il voltafaccia. Le nostre tariffe saranno più alte, lo danno tutti per scontato. Gli investimenti necessari alla modernizzazione degli acquedotti, la ragione (o il pretesto) con cui si è giustificata la privatizzazione, saranno caricati sulla bolletta dell utente. Gli investimenti, quali e quando ci saranno, entreranno con larghi margini in tariffa, come quelli che non ci saranno o che saranno fatti in economia, naturalmente; chi può dubitarne? Così, se finora ci si poteva bere, d ora in poi con l acquedotto qualcuno ci potrà pure mangiare. E Caparini zitto, anzi consenziente. Ma quantomeno, ci resta Maisetti. E c è da giurarci, almeno in Valle la cosa non passerà liscia. La rappresaglia del segretario non tarderà a colpire: come ha espulso, inesorabile, in quattro e quattr otto, i devianti consiglieri camuni, butterà fuori l on. Caparini senza sentir ragioni. O gliela farà comunque pagar cara. C è da scommetterci. D altronde, se sugli Enti comprensoriali c era in ballo qualche poltrona, con l acqua svenduta si è tradito l interesse della nostra gente. E, ancor di più, Maisetti sarà inflessibile.vedrete la sfuriata... (Bruno Bonafini)

8 8 gennaio graffiti NATALE IN PROVINCIA, TRA RANCORI E DISAMORE Lega e Pdl: parenti serpenti di Bruno Bonafini «Quando l uomo tenta di immaginare il Paradiso in terra, il risultato immediato è un molto rispettabile Inferno». (Paul Claudel) un anno di associazione Parenti serpenti. È il titolo di un vecchio film, come sappiamo. Che impietosamente mostrava quanto odio e rancore, quanti sospetti invidie e conflitti covassero in una larga e bella (apparentemente) famiglia italiana. Ce lo fa ricordare, quel vecchio film di Monicelli, la lunga diatriba inscenata tra gli alleati della Lega e del Pdl che insieme fanno maggioranza e giunta in Provincia di Brescia. Uno scontro di insolita durezza, portato alla massima evidenza e virulenza a suon di dichiarazioni e conferenze stampa, proprio in pieno il clima natalizio e nonostante questo, a dispetto pure della stagione politica dell Amore, aperta ufficialmente in quei giorni dal leader carismatico di Arcore. I consiglieri del Pdl abbandonano per protesta una seduta di Consiglio prima, disertano una riunione di Giunta il giorno dopo. E forniscono poi alla stampa motivazioni dure e dettagliate sulla protesta, un lungo elenco di cose che non vanno (se lo dicono loro!), tutte imputate allo sbrigativo decisionismo del Presidente, motivazioni e rancori che vanno ben oltre il fatto specifico che ha evidenziato la crisi di rapporto. A cui Molgora, il presidente (che è anche deputato, ma anche sottosegretario di stato, ma anche assessore al turismo al bilancio e alla cultura, che uomo!) controbatte con una conferenza stampa al vetriolo (Giornale di Brescia), a tratti sprezzante verso gli alleati e verso la presunta necessità di una mediazione politica della vicenda. Alla non gradita mediazione tra i partiti contrappone un chiarimento interno ai consiglieri di maggioranza, vittime tutti di cattiva comunicazione (ti pareva!). L apparente conclusione di questi giorni è la creazione di una cabina di regia che accompagni con le dovute mediazioni l azione amministrativa della Giunta, ma soprattutto del Presidente, sembra di capire, o di chi per lui, visti i suoi numerosi impegni (che non intende lasciare). Un commissariamento, insomma, o quasi, negato a parole, ma di fatto sancito. Fino a che punto, e fino a quando accettato o sopportato dal diretto interessato, si tratterà di vedere. La crisi e la sua precaria soluzione mostrano abbastanza chiaramente la natura del problema. Che non sta solo nell incredibile scelta e concessione al Presidente di un cumulo di cariche contrario ad ogni logica di buon senso, di buon operare e poco rispettoso della dignità della Provincia (che merita ed esige più di un part time). E nella conseguente difficoltà a fare squadra con e tra gli assessori. Scelta aggravata dal fatto che il vice Presidente, il camuno Romele, è egli stesso anche deputato. Il problema è in una concezione della democrazia e della conduzione di un amministrazione pubblica del tutto impropria, basata sul mito dell uomo solo al comando come scelta vincente e moderna. Una impostazione personalistica e particolaristica che Bossi e Berlusconi incarnano sul livello nazionale, praticano indiscussa all interno del loro partito e nelle Istituzioni, nel metodo e spesso nella scelte (le leggi ad personam, l egoismo territoriale ed elettoralistico). Che si manifesta anche ai livelli più bassi, dei loro partiti e degli Enti che governano. Ammantandosi di qualche demagogico effetto speciale, come la sforbiciata di Molgora in Provincia alle spese di rappresentanza degli assessori (era ora!, ricordiamoci le follie di Minini al turismo), per consentirsi poi incontrollate scorrerie clientelari, cominciando dalle consulenze. Una pratica che garantisce talora momenti di efficienza (non sempre di efficacia), ma nega l essenza della buona politica (e amministrazione), che è coinvolgimento, sollecitazione di apporti di idee e consensi, mediazione di interessi, confronto e rispetto degli uomini e dei ruoli nella definizione delle scelte. Perchè non venga annullata o mutilata la funzione di rappresentanza di quanti sono eletti, che sono una pluralità proprio perchè è la pluralità di idee, di interessi, di esigenze territoriali che nell Ente deve trovare espressione e considerazione. E la bontà delle scelte in politica, il buon governo, non può prescindere dal grado di coinvolgimento, pur senza eccessi ed unanimismo. A ciò si aggiunga che Molgora è stato quasi precettato dai suoi quale Presidente della Provincia, che gradiva meno di una possibile carriera ministeriale a Roma. Decisionismo ed accentramento, a scapito del gioco di squadra e del rapporto col territorio ed i suoi eletti, sono allora anche il modo di tenere Brescia senza lasciare Roma. O di far pagare a Brescia le gratificazioni romane. L Associazione culturale Graffiti celebra in questi giorni il primo anno di vita, invitando soci, lettori e simpatizzanti alla festa di tesseramento e sostentamento che si terrà sabato 30 gennaio a Bienno. Come lo scorso anno (e come, speriamo, per molti altri anni a venire) una comune cena di gruppo si trasformerà in una preziosa occasione di incontro e confronto; a tutti i partecipanti, infatti, verrà offerta la possibilità di esprimere i propri interessi e le proprie sensibilità, suggerendo alla Associazione temi ed argomenti su cui lavorare nei prossimi mesi ed offrendo il proprio contributo diretto alla realizzazione delle iniziative proposte. Quanto effettuato nel corso dei dodici mesi già trascorsi ha permesso alla nostra Associazione di caratterizzarsi più di quanto avrebbero potuto fare molte parole; nel nostro impegno si legge ciò che siamo: persone libere ed affamate di conoscenza, dotate di spirito critico e capacità collaborativa, spesso deluse dai partiti, ma fermamente determinate nel continuare a credere nella politica. In linea con la filosofia del mensile da cui prendiamo il nome, abbiamo inaugurato la nostra attività schierandoci a difesa della libertà di stampa; tra le altre cose, ci siamo poi occupati di chiedere alle forze politiche riconducibili al centrosinistra di dialogare e confrontarsi in occasione delle elezioni europee; abbiamo poi realizzato nelle scuole un incontro di approfondimento in occasione del ventennale della caduta del Muro di Berlino, prendendo spunto da un fondamentale avvenimento storico per parlare ai ragazzi della nostra Valle anche dei molti muri visibili e non ancora esistenti. Il nostro maggiore successo, tuttavia, ciò di cui andiamo maggiormente fieri, è senz altro Su la Festa. A marzo 2009 abbiamo proposto a quelle che ritenevamo essere le migliori associazioni impegnate in Valcamonica di realizzare insieme una festa diversa da quelle cui siamo abituati nei mesi estivi ed a luglio il progetto tanto sperato ha preso vita. Sono stati due giorni intensi, di grande impegno e grosse soddisfazioni. Abbiamo incontrato e ritrovato la nostra gente, abbiamo offerto momenti di riflessione e divertimento, consapevoli di aver dato un impulso fondamentale alla creazione di qualcosa di assolutamente nuovo, meraviglioso ed, ormai, irrinunciabile. Non tutto, ovviamente, ha funzionato per il meglio. Pur vantando più di 40 iscritti l Associazione non è stata in grado di coinvolgerli tutti, spesso trovandosi ad arrancare nell organizzazione degli eventi per le poche forze a disposizione. Ci sono stati momenti difficili ed anche forti tensioni, superate, come spesso accade, solo grazie agli ottimi risultati raggiunti. Il proposito per il nuovo anno è senz altro di proseguire nel viaggio intrapreso, replicando come faremo con la cena di tesseramento le migliori iniziative svolte e dando vita a nuove esperienze, si spera maggiormente condivise. L appuntamento, dunque, è per il prossimo 30 gennaio 2010; noi riempiremo i vostri stomaci, voi nutrirete le nostre menti! p.s.: Viste le tante richieste dello scorso anno, abbiamo aumentato il numero di posti disponibili per la cena a 150 non deludeteci! (Barbara Distaso)

9 graffiti - gennaio L ULTIMA SALITA. LA VIA CRUCIS DEL SIMONI IN... TRASFERTA il battito di ciglia della statua di Stefano Malosso e il conto? ai poveri! Al momento di andare in stampa la grancassa dei mezzi di informazione mette in primo piano l ultima campagna propagandistica (e speriamo rimanga tale) lanciata dal presidente del consiglio, Silvio Berlusconi: «Due sole aliquote fiscali, al 23% e al 33%». Gioverà ricordare che i redditi bassi sono già tassati al 23% (e quindi ci rimarranno), mentre l Irpef sui redditi medio-alti è ancora improntata al rispetto della Carta costituzionale («Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività», art. 52), con un imposta che può superare anche il 40%. Festa grande, dunque! Ma non per tutti. Un assistente sul set è un occhio che scruta ciò che sullo schermo poi non appare. Registra l invisibile, gioca col fantasma; rielabora le voci, i suoni, i colori di intere giornate in cui le videocamere raccolgono e plasmano il materiale esistente: guardare il documentario girato da Gianni Amelio sul set di Novecento di Bertolucci permette di percepire questo movimento. La scena della neve artificiale che dalle impalcature sul soffitto cade direttamente in scena e diventa, in diretta, quello che chiamiamo Film. La mia esperienza da assistente sul set del film L Ultima Salita: la Via Crucis di Beniamino Simoni della regista Elisabetta Sgarbi si può riassumere in questo poter guardare da un dietro le quinte curioso, come un flâneur baudelairiano che segue, passo dopo passo, il costruirsi di un mondo. I sei giorni del set, allestito all interno della Parrocchiale di Cerveno, hanno prodotto svariate ore di filmato che, dopo un lavoro certosino in fase di post-produzione, hanno dato vita ad un film di grande valore artistico e di valorizzazione del territorio. Artistico perché la regia della Sgarbi e del suo staff è ormai una garanzia: a colpire sono i movimenti di macchina, le luci, il montaggio, le pause che come una punteggiatura visuale donano il ritmo alle immagini delle statue intagliate dal Simoni, mentre i testi di Jelloun, Testori, Bodei, Severino e Erri De Luca, la voce narrante di Toni Servillo e la colonna sonora di Franco Battiato conferiscono un prezioso valore aggiunto. Di valorizzazione del territorio perché questa opera, presentata al Festival del Cinema di Locarno, contribuisce al lavoro di promozione della Via Crucis che gli Enti Locali e l Associazione Le Capèle hanno intrapreso per assegnare a questa opera d arte il ruolo di centralità che le spetta nell elenco delle Bellezze d Italia. L evento della prima proiezione nazionale del film a Ferrara il 15 dicembre scorso ha rappresentato l occasione per vedere rappresentata la Via Crucis all interno del prestigioso Teatro Comunale della città estense, per l occasione colmo di gente. Nelle prime file prendono posto, da un pullman direttamente arrivato dalla Vallecamonica, i rappresentanti della Comunità Montana e del Comune di Cerveno affiancati dai cittadini del paese che durante i giorni di lavorazione del film hanno contribuito con la propria generosità ad aiutare la troupe cinematografica, mentre tutto attorno il teatro brulica di una folla mossa da interesse e curiosità verso la nuova creatura filmata da Elisabetta Sgarbi. Interesse che non viene tradito durante i circa sessanta minuti di film, sospeso tra sacro e profano, colmo di quella spiritualità sofferta che si prova guardando le opere del Simoni: e l applauso finale dell intero teatro, un applauso insistito che si dilunga svariati minuti mentre la regista si alza e ringrazia emozionata, è la conferma dell ottimo lavoro compiuto, e della riuscita trasposizione su pellicola dell emozione che la Via Crucis suscita sull osservatore. Il buio, l emozione delle sequenze che vedono le statue sempre al centro e del pubblico che sembra seguire fisicamente la salita della Via Crucis, poi il finale. Gli applausi che riempiono il teatro. Elisabetta Sgarbi prende la parola e ringrazia chi ha reso possibile il film, mentre Marco Vitale invita il pubblico ad andare a Cerveno a vedere con i propri occhi l opera rappresentata: quindi, dopo i saluti di rito, il pullman riparte con direzione Vallecamonica negli occhi della gente ormai nel dormiveglia, durante il lungo viaggio di ritorno in piena notte, sembra esserci ancora la sequenza in cui un abitante di Cerveno appare tra le statue diventando egli stesso un opera d arte, una statua in carne e ossa che sembra dare una continua attualità alla Via Crucis: il suo impercettibile battito di ciglia sembra essere il simbolo di un territorio che lotta per farsi strada. Ed è allora che riaffiora quel ricordo. Chiudo gli occhi e ripenso a quel giorno in cui mi trovai dietro le statue ad aiutare Luca Volpatti a montare un piccolo faro per illuminare il volto di Gesù, quando improvvisamente mi resi conto di quanto inaspettato e privilegiato fosse quel punto di vista. Potevo vedere ogni singolo colpo degli attrezzi del Simoni sul blocco di legno, imprecisi e indefiniti perché da quel punto di vista nessun visitatore avrebbe potuto vedere la statua; mi sembrò di sentire i suoi colpi duri e sapienti, di vedere il sudore della sua fronte. Dentro e fuori la pellicola, avanti e indietro nel tempo: L Ultima Salita sa mostrare l essenza di questa grandiosa opera d arte, come a me parve, quel giorno che non sembra troppo lontano. funerali calmierati, qualcuno ci prova L argomento non è allegro, non lo si affronta volentieri, talora lo si esorcizza con qualche battuta, ma è pur vero che i funerali, di questo si parla, ci sono e ci saranno, interessano prima o dopo ogni famiglia, sono momento di dolore, di sofferenza morale e di stress. Il dolore della perdita distoglie spesso l attenzione dagli aspetti finanziari. Anzi il ragionar di costi viene quasi rimosso, il soffermarvisi è quasi sentito come colpa che intacca la centralità della perdita e del lutto. Ma il tema dei costi, ragionandone a freddo, fuori dal coinvolgimento diretto, non è questione da poco per molte famiglie. Si tratta spesso di cifre notevoli per il bilancio di una famiglia media; per scelte fatte nel momento difficile a fronte di offerte di agenzia molto simili nelle cifre, che peraltro nessuno mai nella tristezza del momento ha voglia di contrattare o di mettere in concorrenza (ammesso che ci sia una concorrenza). Bene hanno fatto allora, con una scelta coraggiosa, i comuni di Lumezzane e di Villa Carcina a porsi l obbiettivo di una calmierazione di tali costi (ma la scelta è già stata fatta da altri comuni in ambito nazionale). A Villa Carcina, ad esempio, una convenzione tra l amministrazione comunale e quattro agenzie operanti sul territorio ha definito prezzi concordati rispetto ad alcune tipologie di servizio di onoranza funebre. Un dignitoso servizio a costi non speculativi, insomma, per i cittadini che vorranno utilizzare l offerta. Costi definiti e valutati in una situazione che consente una loro calibratura non speculativa. Le cifre definite, e rese pubbliche, sono di gran lunga inferiori a quelle correnti sul libero mercato per lo stesso servizio. E danno il senso della validità dell operazione amministrativa. I due Comuni sono, nello specifico, anche un buon esempio, precursori di una scelta che altri comuni dovrebbero seguire. Hanno avuto il coraggio di affrontare un tema insolito e delicato, mostrando sensibilità su un tema importante che pur pochi sollevano pubblicamente, per il pudore di cui si diceva. Ma soprattutto non hanno temuto di andar controcorrente, mostrando e dimostrando, anche nel piccolo, il ruolo sociale dell Ente pubblico, in un momento di forza di certa cultura politica, che vorrebbe l Ente pubblico relegato a compiti minimi (perfino l acqua gli hanno tolto!). E recuperando, forse inconsapevolmente, un tratto che anche nel settore delle esequie caratterizzava tante amministrazioni di sinistra del secondo dopoguerra. (b.b.)

10 10 gennaio graffiti LA STORIA E LE SUE PARODIE senza alcun limite al peggio di Tullio Clementi L incipit della lettera aperta di Valentina Rivetti di Trenzano («una persona che abita a Trenzano da sempre, che conosce il dialetto bresciano, il cotechino, le canzoni degli alpini e le feste in oratorio»), pubblicata sul Giornale di Brescia di martedì 29 dicembre 2009, è accattivante, quasi poetico oseremmo dire. E non è certo da meno neppure il seguito (di cui ci limitiamo ad un breve stralcio): «La mia identità scrive non potrebbe essere diversa: non potrei portare un velo che mi scopra solo il viso, perché ho un idea della femminilità molto occidentalizzata, come non potrei pregare cinque volte al giorno, perché non sono così fervente. Ma se qualcun altro lo fa, e lo fa nei modi della sua tradizione (lingua inclusa), non mi fa paura»... Possiamo supporre che il dialetto bresciano lo conoscano piuttosto bene anche gli amministratori ed i cittadini di Paderno Franciacorta che, tuttavia, non si sono risparmiati nel momento in cui s è sentito il bisogno di spezzare il cordone sanitario dell omertà (meglio nota da noi, al Nord, come reticenza ) attorno alla vicenda del siciliano Peppino Impastato e del sindaco leghista di Ponteranica, nella Bergamasca, perché, leggiamo sulla delibera, «il silenzio calato su questa vicenda è quasi assoluto...», e questo silenzio è «ancora più oltraggioso e pericoloso della decisione di togliere la targa dedicata a Peppino Impastato»... Dalla Franciacorta alla Valsaviore, a quella sorta di enclave democratica e libertaria in cui non solo la solidarietà senza confini, ma perfino la cosiddetta coesione sociale (prima della sua insulsa e pelosa degenerazione degli ultimi decenni), poteva essere vissuta e sperimentata quotidianamente, con acclamato diritto di cittadinanza universale. Ebbene proprio al centro di quell enclave, a Cevo, quando il dialetto nelle pubbliche manifestazioni veniva considerato ancora come un goliardico valore aggiunto per dare tono e colore alle feste degli Alpini ( Mangiom, baom, ulumas bè, era il loro motto) e non come una cortina di... filo spinato attorno al presepio ( A tücc an bu Nadal e n bel an, c è toccato leggere nei giorni scorsi), proprio a Cevo, dicevamo, trovò calda e cordiale ospitalità per anni (qualcuno credo ci abiti ancora) la famiglia di Elvira Mujcic, giovane autrice di due drammatici racconti sulla tragedia bosniaca ( Al di là del caos. Cosa rimane dopo Srebrenica, e E se Fuad avesse avuto la dinamite? ), entrambi segnati da una sofferta impronta biografica. Una Bosnia che, scrive l autrice, secondo l ipocrita perbenismo europeo «stava diventando di stampo islamico, il peggiore, quello integralista, e i serbi si dovettero difendere» (e l Occidente non esiterà a smembrarla ulteriormente per ridurne la pericolosità). Oltre alla tragedia, dunque, una duplice beffa, perché «se lo fossimo stati veramente [islamici integralisti] aggiunge con amara provocazione la giovane almeno gli arabi ci avrebbero fornito armi per difenderci e non saremmo rimasti a mani nude a sperare il meglio subendo il peggio». E ancora: «Li vedo, quelli che pensano di aver capito tutto; girano per le nostre strade e dicono: Quante donne coperte! Manco fossimo a Teheran». Perché, conclude, «il nemico alla fine di tutto riesce a creare quello che più temeva! Se un giorno nascerà l integralismo in Bosnia saranno da ringraziare i serbi, che ne hanno avuto la paranoia, e l Europa, che per ridurne le possibilità ha dimezzato un Paese dandolo in pasto a chi di dovere»... L intento della lettera di Valentina Rivetti, da cui siamo partiti, tendeva a confutare tanto le parole dell assessore a Cultura e Identità del Comune di Trenzano, Gianmario Fusari, («Ritengo che la vera possibilità di integrazione per queste persone risieda nel rinunciare a vivere integralmente la propria religione ed acriticamente i suoi preconcetti per accettarne una forma decisamente più moderata... Se ciò non accadesse, credo che seguiteremo ad indicarci come noi e loro...») quanto quelle del sindaco dello stesso Comune, durante il Consiglio comunale del 12 dicembre: «Forse è meglio rinunciare a qualche libertà ed essere più sicuri». E proprio queste ultime, aberranti parole ci riportano ancora al drammatico racconto di Elvira Mujcic, messe in bocca ad uno dei pochi (o tanti?) serbi che non condivisero il bestiale progetto di pulizia etnica in Bosnia: «Ma quanti altri musulmani devono morire affinché noi serbi ci sentiamo più sicuri? Io non mi posso sentire sicuro se qualcuno uccide in nome della mia nazionalità». «... ma sembravamo sempre più una zattera in balia dell oceano; era questione di tempo e le onde l avrebbero fatta a pezzi e noi vi ci saremmo aggrappati con le unghie e coi denti pur di rimanervi sopra, avremmo buttato a mare più gente possibile pur di avere una certezza per noi stessi...». (Elvira Mujcic) CONSULENZA PROGETTAZIONE E VENDITA DI SISTEMI INFORMATICI ANALISI E SVILUPPO SOFTWARE PERSONALIZZATO ASSISTENZA TECNICA Via Quarteroni, DARFO BOARIO TERME Tel Fax Internet: COOPERATIVA SOCIALE Pro-Ser Valcamonica Onlus Piazza don Bosco, 1 - DARFO BOARIO TERME pulizie uffici, scale condominiali, negozi, bar, ristoranti, civili abitazioni. Preventivi gratuiti! LAVA&STIRA-LAVASECCO a Gianico, Centro Mercato Valgrande a Pisogne, Centro Commerciale Italmark Maninpasta Produzione e vendita di pasta fresca, a Darfo (piazza Matteotti, 15) ADERENTE AL CONSORZIO SOLCO CAMUNIA

11 graffiti - gennaio «Caro professore, cosa vuole aspettarsi da una Giunta comunale che ha voluto tenacemente premiare un fascista quale Mario Granbassi, con l intitolazione di una via a suo nome, rendendo omaggio al fascismo triestino, quello che incendiò il Narodni dom, che proibì la lingua slovena, che plaudì all antisemitismo e lo praticò...». da una lettera di Claudio Cossu, a Boris Pahor recensione di Alessio Domenighini Titolo: Necropoli Autore: Boris Pahor Editore: Fazi Editore LA CLASSIFICA DEL MESE a cura di Gastone integralisti e filosofi Voto 1 a Mauro Parolini, assessore provinciale ai lavori pubblici. La pubblicità progresso diffusa da tv e radio per sensibilizzare sugli incidenti mortali in verità è un vero e proprio spot a favore di se stesso, candidato per il Pdl alle regionali di marzo. Con la sua voce attribuisce a se stesso i successi sul fronte della sicurezza stradale. Propaganda di parte con soldi pubblici. Profondamente scorretto. Voto 2 a Francesco Abondio, sindaco di Darfo. Durante l assemblea pubblica sul Pgt del 21 dicembre se ne è andato senza rispondere alle preoccupazioni dell Osservatorio territoriale, lasciando la parola ai tecnici incaricati. Come se la questione fosse solo burocratica e non politica. Voto 3 a Monica Rizzi, consigliere regionale della Lega. In prima fila ai gazebo sparsi per la Valle per chiedere firme a favore del crocefisso sul tricolore. Ma il suo capo una volta non voleva usarlo per pulirsi il fondoschiena? Voto 4 a Daniele Molgora, presidente della Provincia. Dalla verifica politica dopo la crisi di Natale tra Pdl e Lega ne è uscito dimezzato, in pratica commissariato da una cabina di regia che filtra gli argomenti in discussione durante la Giunta. Quando si hanno mille incarichi non è possibile tenere tutto sotto controllo. Voto 5 a Fiorino Fenini, sindaco di Esine. La sentenza del Tar di Brescia ha imposto di ripartire da zero con l approvazione del Pgt, dopo mille peripezie per approvarlo. Un vizio di forma sottovalutato da tecnici e consulenti. Poverino. Voto 6 a Giovanni Guizzetti, sindaco di Lovere. Finalmente è stata formalizzata dal consiglio comunale (con voto all unanimità) l istituzione dell Agenzia del centro storico per strappare al degrado e ripopolare le vie interne del paese lacustre. Era ora. Voto 7 a Pierluigi Mottinelli, consigliere provinciale del Pd. Costantemente informa stampa ed elettori su quello che fa a favore del territorio. È sempre utile stabilire un rapporto con la cittadinanza e scambiarsi idee ed opinioni. Ora attendiamo un blog come quello di Pierangelo Ferrari. Voto 8 a Pietro Burlotti, imprenditore di Darfo recentemente scomparso. Il testamento depositato presso il notaio prevede elargizioni consistenti a parecchie realtà sociali e di volontariato operanti sul territorio. Generoso. Voto 9 a Cristina Valgoglio, portavoce del Pd di Ceto. Una bella iniziativa quella da lei organizzata per contestare la scelta di Formigoni di spostare il Centro Unico di Prenotazione per le visite sanitarie a Paternò, in Sicilia, per accontentare i due La Russa. Una dozzina i lavoratori svantaggiati che in Valle perderanno il posto di lavoro. Grazie Lega. Voto 10 a Riccardo Venchiarutti, sindaco di Iseo. «Voglio un nuovo umanesimo dell essere». Con queste parole ha spiegato al consiglio comunale la nomina ad assessore allo sport di Gabriele Rosa, guru dello medicina ed allenatore della nazionale cinese di maratona. L attività fisica a tutti i livelli aiuta a stare meglio con se stessi e con gli altri. Un grande sindaco filosofo. 27 gennaio, giornata della memoria. Una data che vorrebbe continuare a ricordarci ciò di cui siamo stati capaci, se non personalmente, certo come società civile e cristiana. Una data che ci ricorda la barbarie di un regime, a grande consenso popolare, quello fascista, alleato e corresponsabile del nazismo. Insieme hanno saputo perpetrare eccidi inenarrabili nel nome della razza, della tradizione, della nostra presunta superiorità, reprimendo con la violenza ogni forma di critica e dissenso democratici. Una data, che continua a ricordarci la nostra difficoltà/incapacità a fare i conti con questo nostro terribile passato e che rende possibile il fatto che oggi, anche chi si dichiara fascista o che quel regime non ha mai rinnegato, possa addirittura diventare gestore di istituzioni democratiche. Una data allora che non può essere una specie di stanco rito commemorativo, vuoto e privo di significato, come qualche volta succede anche per altre commemorazioni. Ricordare la Shoah, allora, significa anche trovare continuamente nuovi stimoli per riflettere, per non dimenticare, per vigilare su quanto succede. Trovare nuove occasioni di riflessione, dunque. Una mi pare molto rilevante. Ho sotto mano il bellissimo libro di Boris Pahor, uno sloveno nato a Trieste dove vive tutt ora. Necropoli è il titolo di quest opera pubblicata da Fazi Editore nel 2008, a circa quarant anni della sua prima pubblicazione in Slovenia. Libro difficile e assolutamente straordinario per durezza, efficacia, livello della scrittura. La vicenda che fa da trama al romanzo è doppiamente autobiografica. Da un lato racconta il ritorno dell autore nato nel 1913 al lager di Natzweiler-Strutof dove era stato internato. Qui segue indirettamente una comitiva di turisti, alcuni consapevoli, altri svagati e quasi estranei e autoconcentrati sui personali interessi, come la coppietta che si bacia quasi incurante di quello che le sta attorno. L autore, sporadicamente, segue anche le illustrazioni che la guida propone alla comitiva commentando dentro di sé assonanze, differenze e soprattutto diversi modi di vivere e rivivere i luoghi. L altro filone consiste nelle rievocazioni: le immagini, i luoghi, gli oggetti richiamano alla memoria fatti, avvenimenti, persone e volti che poco alla volta compongono un affresco tragico dal quale emerge il lager, le vite distrutte da condizioni quasi inenarrabili, sprazzi nei quali la sofferenza, l annullamento della persona, i momenti della vita scanditi dalla presenza costante dell annientamento e della morte si intrecciano con qualche bagliore di umanità, con qualche spiraglio di luce destinato a intrecciarsi con l altra luce che sembra emanare ancora dal crematorio nel quale terminava il viaggio della moltitudine dei dannati. È una romanzo di altissimo profilo narrativo e umano intimamente intrecciati. Non c è una consequenzialità né filo narrativo. È semplicemente l emergere di flash apparentemente casuali ma che alla fine lasciano storditi. Una lettura terribile e bellissima. E alla fine della lettura non possono che emergere alcuni interrogativi. Come riuscire a condividere con altri questa esperienza, per quanto indiretta? Ma ancora. Perchè in Italia sono dovuti passare quarant anni perchè questo capolavoro venisse pubblicato? E perchè nessuna grande casa editrice l ha pubblicato? Ogni interrogativo serve proprio ad andare avanti, spinge a cercare risposte, e soprattutto, a non dimenticare.

12 12 gennaio graffiti lettere aperte... porte chiuse È datata 10 dicembre la lettera che L Osservatorio Territoriale Darfense ha indirizzato ai Parroci e ai Consigli Pastorali di Darfo Boario Terme. Una lettera tesa a far conoscere alcuni fatti piuttosto rilevanti e che riguardano i destinatari della medesima, ma, in genere, tutta la comunità. L Osservatorio è costituito da «un gruppo di semplici cittadine e cittadini che... ha deciso di attivarsi in modo volontario e indipendente da qualsiasi partito..., senza scopi di lucro né di interessi personali, per porre attenzione al territorio comunale e al suo progressivo degrado». E più avanti... «abbiamo costituito il nostro gruppo nello scorso ottobre, quando gli amministratori locali hanno pubblicato il PGT (Piano del Governo del Territorio)». Spinge a ciò il fatto che «non tutti i cambiamenti previsti vanno a vantaggio della collettività, ma che alcuni possono peggiorare ulteriormente la situazione del territorio... A questo punto abbiamo sentito l urgenza di condividere democraticamente con i nostri concittadini le conoscenze acquisite. Ecco perchè abbiamo chiesto ai Parroci di ogni frazione di consentirci l uso della sala dell Oratorio: per incontrarci tra Darfensi... Avendo avuto il consenso alla nostra richiesta... dai Parroci di Angone, Boario, Gorzone, Montecchio, i nostri primi incontri si sono svolti nei loro Oratori, ma il rifiuto successivo di tutti gli altri Parroci e del Vicario don Danilo ci ha costretti, fra molti disagi, a chiedere ospitalità a bar, ristoranti e sala degli Alpini. Sappiamo che la reazione degli Amministratori ai nostri incontri è stata molto negativa». Questi i passi più salienti. A seguito di ciò lo stesso incaricato diocesano della Pastorale del Creato ha preso posizione attraverso una lettera indirizzata al medesimo Vicario, citando il messaggio dei Vescovi dell 8 novembre 2009 nel quale si afferma che «Non possiamo dimenticare... come il nostro paese detenga un primato nel consumo del suolo, risorsa pregiata e di fatto non rinnovabile... Invitiamo, pertanto, i singoli cristiani e le comunità ecclesiali a vigilare in modo positivo e le istituzioni a intervenire con leggi e piani idonei alla gravità del fenomeno». Una posizione poco conosciuta e di grande rilievo anche sul piano prettamente sociale, oltre che pastorale. La lettera prosegue esortando a questa vigilanza, affermando il diritto dei cittadini ad una adeguata informazione come fondamento della democrazia, esortando quindi le parrocchie a svolgere un servizio alla società civile mettendo a disposizione i propri «ambienti adatti ai pubblici dibattiti». Quello che stupisce in questa vicenda è semplicemente il fatto che un Vicario, responsabile della Caritas, spesso impegnato in attività umanitarie, questa volta abbia deciso di schierarsi dalla parte del potere con una scelta politica piuttosto netta. Non ci stupisce che i credenti si collochino politicamente su fronti diversi. Quello che può sembrare stonato è la scelta di campo precisa da parte di chi detiene delle responsabilità pastorali. Notoriamente il potere non è insensibile a queste scelte e le ricompense possono anche essere rilevanti. Ma questo basta a giustificare una scelta che, per lo meno agli occhi di chi non è ABBONAMENTO 2010 ordinario: 15,00 - sostenitore: 25,00. Gli abbonati sostenitori riceveranno in omaggio un libro sulla Valcamonica. Versare sul c.c.p (intestato all Associazione culturale Graffiti), tramite l allegato bollettino. Tanti piccoli sforzi personali possono trasformarsi in una grande risorsa per le prospettive di Graffiti! Ricordiamo inoltre che il bollettino per l abbonamento al giornale può essere utilizzato anche per l iscrizione all omonima Associazione culturale (30 euro), che darà diritto non solo a ricevere il giornale stesso ma anche a farne giungere una copia per l intero 2010 ad un altra persona (che dovrà essere indicata, con l indirizzo, dal nuovo associato). Gli abbonati che dispongono di un servizio di posta elettronica possono, se lo desiderano, ricevere Graffiti in anteprima (in formato pdf ) direttamente nella loro casella: postale. Sarà sufficiente comunicare in Redazione la propria . precisamente un cattolico, non solo è decisamente di parte, ma sembra addirittura contraddire la stessa autorità ecclesiastica? O forse, magari, ci sono sfuggite iniziative tese a «vigilare in modo positivo». Se così fosse, chiediamo anticipatamente scusa. (Alessio Domenighini) GRAFFITI via Silone, 8 (c/o Tullio Clementi) DARFO BOARIO TERME in Redazione: Monica Andreucci, Bruno Bonafini, Guido Cenini, Michele Cotti Cottini, Alessio Domenighini, Valerio Moncini. hanno collaborato: Lara Clementi, Barbara Distaso, Ando Domenighini, Elena Fanetti, Pierluigi Fanetti, Liliana Fassa, Fabio e Luca, Gastone, Stefano Malosso, Mario Salvetti, Serena Treachi. Direttore responsabile: Tullio Clementi. Le vignette di Staino, Ellekappa, Vauro, ed altri sono tratte dai quotidiani: l Unità, il Corriere della Sera, il Manifesto, Repubblica Tel Fax: Brescia - Via Luzzago, 2/b FREQUENZE: dal lago a Capodiponte: da Capodiponte a Edolo: da Edolo a Pontedilegno: Redazione Valcamonica: MERCOLEDÌ 27 GENNAIO dalle ore 18,30 alle ore 19,20 VALCAMONICA ON-LINE (di Mario Salvetti) L ultimo numero de L Isiga, periodico del CAI di Cedegolo diretto da Caterina Facchini, ci segnala un sito particolare, direi personale, di un amante della montagna abituato a fotografare e descrivere luoghi ed emozioni vissuti passeggiando tra i più bei posti della Vallecamonica. Franco Pelosato, da Sonico, scomparso due anni fa, è il creatore del blog Il sito dell escursionista, un contenitore di immagini e pensieri in libertà inseriti on line senza ordine apparente. Di un attualità incredibile, tra «itinerari ed immagini delle più belle valli camune» figurano il lago d Arno, il Salario, la Valle Adamè, il Baitone, la Val Duello, l Aviolo, il Gallinera, le Gole Larghe, il Pantano ed il Venerocolo. Da ex dipendente Enel ovviamente non poteva mancare un riferimento piuttosto corposo alle centrali di Edolo e San Fiorano, oltre che alle incisioni rupestri di Capo di Ponte, dove per qualche anno ha fatto la guida turistica. Curioso il materiale inserito in Cara Destra dove Franco esplicita la sua fede politica e sociale avversa al berlusconismo: una raccolta di vignette satiriche, ma anche articoli tratti da quotidiani e riviste. L evolvere della sua malattia è stato documentato lucidamente nella sezione SLA, con commenti, articoli scientifici e un link all associazione che da anni si batte per sconfiggere la Sclerosi Laterale Amiotrofica.

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