I NUOVI INDUSTRIALI QUELLI DELLA GLOBALIZZAZIONE

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1 ies Industria e Sviluppo trimestrale di informazione, opinione, economia, impresa Confindustria Arezzo, Firenze, Grosseto, Siena DALLE TERRITORIALI Arezzo Crescere si può, si deve! Firenze Un format con la regia del Presidente Grosseto Credit Crunch, Credit Funds: cosa serve alle imprese Siena La Toscana del Sud verso l Expo 2015 ANNO V - N. 3 luglio-settembre 2013 I NUOVI INDUSTRIALI QUELLI DELLA GLOBALIZZAZIONE GIAN GIACOMO GELLINI Carpe diem ma che sia quello giusto ALBERTO DI MININ La scommessa? Nuove strade per lo sviluppo LUCA ROSSETTINI Con la crisi resta chi cresce

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4 Huntsman Pigments Produttore leader a livello globale di pigmenti specializzati a base di biossido di titanio, destinati alla manifattura di svariate applicazioni: rivestimenti, inchiostri, polimeri, prodotti alimentari, farmaceutici e per la cura personale. Unico produttore in Italia di TiO 2 Oltre 75 anni di esperienza Il nostro obiettivo: ZERO incidenti per ambiente, persone e comunita INNOVAZIONE SICUREZZA SOSTENIBILITÀ Huntsman Pigments, Loc. Casone, Scarlino (GR), Italy Tel:

5 Direttore responsabile: Annarosa Pacini Comitato di redazione: Simone Bettini, Sandro Bonaceto, Antonio Capone, Cesare Cecchi, Andrea Fabianelli, Massimiliano Musmeci, Piero Ricci, Mario Salvestroni Coordinatore editoriale: Furio Massi Redazione: Luisa Angioloni (Arezzo), Simona Bandino (Firenze), Rossella Lezzi (Siena), Franco Passarini (Grosseto) Hanno collaborato a questo numero: Maurizio Abbati, Pino Di Blasio, Mauro Bonciani, Mattia Cialini, Marco Magrini, Francesco Massignani, Giuseppe Nigro, Silvia Pieraccini, Paolo Vannini Impaginazione, grafica e foto: Franco Passarini Direzione e redazione: Confi ndustria Grosseto, viale Monterosa 196, Grosseto, iesindustriaesviluppo.com Editore: Assoservizi Toscana Sud Rete d Imprese. Via Roma, Arezzo Stampa: Soluzioni per la Stampa Srl, Corso Carducci 34, Grosseto Registrazione: Tribunale di Grosseto n. 1/2009 del Gli articoli possono non rispecchiare le posizioni delle Associazioni Industriali e dell Editore, che li ritengono in ogni caso un contributo sul piano dell informazione e dell opinione. Dei contenuti sono responsabili i singoli autori. L Editore non dovrà essere ritenuto responsabile per errori, omissioni, interruzioni o ritardi legati ai contenuti pubblicati nè per eventuali danni provocati dagli stessi. È consentita la riproduzione purchè espressamente autorizzata dall Editore, e con la citazione della fonte. Non vengono trattati dati personali. L uso dei dati, temporaneo, è solo a fi ni giornalistici. Foto Assoservizi Toscana Sud - Rete d Imprese. E vietato qualunque utilizzo e/o riproduzione, anche parziale, del materiale fotografico contenuto in questa rivista. PUBBLICITÀ: per informazioni e prenotazioni di spazi pubblicitari su IES - Industria e Sviluppo rivolgersi a: com tel SOMMARIO 8 Conoscenza e digitale: la via verso l impresa globale EDITORIALE COVER STORY Carpe diem ma che sia quello giusto 10 7 La scommessa? Nuove strade perlo sviluppo 12 Con la crisi resta chi cresce 14 Giovani industriali: gli imprenditori dell oggi 18 Quello scatto che cambia le cose 22 Fare impresa: tutte le frecce nell arco dei giovani 26 Globalizzazione: la grande sfida 30 FIRENZE Un format con la regia del Presidente 36 SIENA La Toscana del Sud verso l Expo AREZZO Crescere si può, si deve! 48 GROSSETO Credit Crunch, Credit Funds: cosa serve alle imprese TERRITORIALI

6 Manifattura Tessile di Nole M.T. SpA - Nole (TO) Le piccole e medie imprese sono la forza del Paese. Noi le sosteniamo con 10 miliardi. INTESA SANPAOLO RINNOVA IL SUO IMPEGNO A FAVORE DEL SISTEMA PRODUTTIVO SIGLANDO UN NUOVO ACCORDO CON CONFINDUSTRIA PICCOLA INDUSTRIA. Per maggiori informazioni potete rivolgervi alla Filiale Imprese più vicina o consultare il sito Messaggio Pubblicitario con finalità promozionale. Per le condizioni contrattuali fare riferimento ai Fogli Informativi disponibili in Filiale e sui siti internet delle Banche del Gruppo. La concessione del finanziamento è subordinata all approvazione da parte della Banca. Banca del gruppo

7 EDITORIALE IES luglio-settembre 2013 Pagina 7 di Marco Magrini, giornalista Conoscenza e digitale: la via verso l impresa globale Ogni quanti anni andrebbe riscritto un manuale di management? La domanda è lecita. Negli ultimi cento anni lo scenario competitivo si è trasformato continuamente, ma con una straordinaria accelerazione negli ultimi trenta: nel 1983, la Cina non si era ancora convertita al capitalismo, viaggiare in aereo costava una fortuna, i personal computer erano primordiali e il Web doveva ancora nascere. Alla fine di questo trentennio, per certi versi esaltante, il cambiamento è così profondo da risultare addirittura incessante. Il mondo è entrato compiutamente nell Economia della Conoscenza, dove il sapere, ma anche il saper maneggiare un alluvione di informazioni, sono il sale e il pepe di una competizione davvero globale. Con le idee giuste, un forte spirito d innovazione e con le lenti di una visione globale, un impresa per quanto piccola o remota può avere opportunità commerciali che trent anni fa erano impensabili. Certo, innumerevoli modelli di business sono stati spazzati via dalla concorrenza cinese, dai computer e da Internet. Ma le opportunità si sono moltiplicate. Un po per l accesso a mercati che un tempo parevano irraggiungibili. Ma soprattutto grazie alle tecnologie dell informazione che, oltre a moltiplicare i frutti di una ricerca scientifica che si avvale dell interscambio planetario fra le materie grigie, hanno ribaltato in un batter d occhio i vecchi paradigmi: beni e servizi possono essere sviluppati, comprati, venduti (e in molti casi anche spediti) attraverso i network digitali. La dislocazione geografica può essere strategica, come accadeva molti anni fa. Ma, in molti casi, può anche essere irrilevante. La Silicon Valley, l epicentro della tecnologia mondiale alle porte di San Francisco, parrebbe dimostrare il contrario. Basta vedere Facebook che, nata nel 2004 nel Massachusetts, nel 2011 si è trasferita lì, armi e bagagli, per non perdere il passo con Google e Yahoo. Qualsiasi policymaker del mondo vorrebbe avere una Silicon Valley a casa propria, non foss altro per i posti di lavoro e le entrate fiscali che produce. Eppure, tutti quelli che ci hanno provato con un certo successo (da New York a Tel Aviv) hanno visto che non è così semplice. La ricetta però, lo sarebbe. Basta far soffriggere un po di buone idee in un recipiente che contenga un paio di prestigiose università, al fuoco di una rete di venture capital che finanzia le iniziative più coraggiose. Cospargere di talenti che arrivano da tutto il mondo, marinati nella prospettiva di diventare ricchi in fretta. E infine servire sul piatto caldo (guai se è freddo!) dell innovazione tecnologica. Una ricetta che, in teoria, è replicabile ovunque. Anche in Toscana. Alla quale, sulla carta, mancherebbe solo la capacità di attirare giovani da tutto il pianeta verso i suoi poli universitari. Certo, a Firenze non ci sono le più grandi case di venture capital del mondo, come accade a sud-est di San Francisco. Ma al giorno d oggi alle idee, se buone per davvero, non sfuggono i capitali necessari per partire. Gli esempi abbondano. Da Malta alla Finlandia, da Taiwan all Indonesia, dal Brasile al Sudafrica, la marcia delle startup ha assunto ritmi incessanti. Per definizione, molte non centrano l obiettivo e scompaiono. Però tante riescono a scavarsi una nicchia dove sopravvivere e poi magari prosperare. Il mercato è più competitivo che mai. Però è un mercato solo, globale. «Una volta dice l imprenditore e consulente aziendale Robert Poole l impresa nasceva locale e poi, se era il caso, allargava il suo raggio d azione. Oggi, con la giusta mentalità, può permettersi di aspirare ad essere globale dal primo giorno». Il genere umano non ha mai posseduto un mezzo potente come il Web, per la conoscenza e la diffusione delle idee. Nessuno, neppure Isaac Newton o Steve Jobs, ha mai inventato qualcosa senza conoscere le invenzioni degli altri. Così, le nuove opportunità sono enormi. Basta non far troppo affidamento su quel vecchio manuale di management. Perché nel mondo digitale e globalizzato, viene riscritto ogni anno. Se non, addirittura, ogni giorno.

8 IES luglio-settembre 2013 Pagina 8 COVER STORY / I NUOVI INDUSTRIALI, QUELLI DELLA GLOBALIZZAZIONE Carpe diem ma che sia quello giusto Conoscere, investire, allargare gli orizzonti. Per avere successo nel mondo non c è una ricetta perfetta ma chi non si muove affonda. Intervista a Giacomo Gellini, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Toscana di Pino Di Blasio, caposervizio interni ed economia regionale La Nazione «Non stanno meglio o peggio delle altre aziende, quelle che vedono al timone o nei posti strategici i giovani industriali toscani. L età conta poco in questo momento. E le imprese più verdi riflettono lo stato di salute dell economia generale. Utili o perdite dipendono dai settori; nel nostro gruppo di imprenditori toscani ci sono moltissime aziende che vanno bene, in particolare nel made in Italy e nell information technology o nella telefonia. Altre, e metto anche qualcuna del mio gruppo, fanno molta fatica. Soprattutto quelle che devono lavorare con gli enti pubblici, che devono realizzare infrastrutture o grandi opere. Il trend è al suo momento peggiore». Giacomo Gellini, 37 anni, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Toscana, usa come leva la diagnosi, prevedibile, sulla congiuntura delle imprese per dettare il decalogo della globalizzazione. La conquista di piccole fette di mercato nel pianeta per sopravvivere all agonia del mercato interno. Quali sono le regole per avere successo nel mondo? «Partiamo da una premessa cruciale. A mio avviso le condizioni e i passaggi che elencherò sono necessari, ma non sufficienti per avere successo. Rispettare questi comandamenti non basta per entrare nel paradiso dei mercati, emergenti o meno. Ma sono indispensabili per provarci almeno. Per bussare alle porte internazionali, sperando che si spalanchino». Da qualcosa bisogna pur cominciare per stilare decaloghi... «E allora partiamo dall esperienza del gruppo Gellini, in particolare dalla Cab srl, marchio che si occupa di impianti per l asfalto. Il mercato interno langue, la situazione nel settore dei lavori pubblici è pesantissima». Non vi aiuta il decreto per il pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni? «E accompagnato da grandi proclami, ma di concreto c è ben poco. E poi sono cifre che rappresentano il 10 per cento del debito complessivo del settore pubblico. E vero che piuttosto che niente meglio piuttosto, ma quei soldi spettano alle aziende da anni. Altro problema, non ci sono grandi opere pubbliche all orizzonte. E le banche, un tassello cruciale per chi deve realizzare infrastrutture, chiudono i rubinetti. Le imprese sono strette in una morsa, la situazione è grave in Toscana e nel resto d Italia. Vanno bene solo le manutenzioni». Meglio scappare in Afri-

9 COVER STORY / I NUOVI INDUSTRIALI, QUELLI DELLA GLOBALIZZAZIONE IES luglio-settembre 2013 Pagina 9 ca, come ha fatto lei? «Sono contento di aver aperto la strada per l Africa al mio gruppo. E un continente estremamente variegato, molto più eterogeneo dell Europa. Le condizioni variano in maniera drastica da un Paese all altro. Noi abbiamo puntato sul Ghana». Perché proprio il Ghana? «La scelta è nata per caso, mi affascinò una persona che parlava delle enormi prospettive di quel Paese. L ho visitato e ho visto che c erano le condizioni che potevano consentire un mercato. A cominciare dalla stabilità politica, senza che ci fosse un regime». Scusi, ma tanti economisti hanno partorito dogmi del tipo che «si fanno più affari con le dittature»... «E uno dei dogmi che la globalizzazione ha mandato in frantumi. La stabilità politica di un Paese deve essere autogenerata. I regimi sono stabili, ma in maniera forzata. E il loro destino è una fine violenta, repentina. Si fanno più affari nei Paesi dove la popolazione è felice. Io sono andato in Ghana per vedere come stava la gente». E cosa ha scoperto? «Che quel Paese ha tantissima acqua, grazie anche a una diga costruita dagli italiani dell Impregilo in fondo al fiume Volta, la diga di Akosombo. Quel bacino dà acqua a tutto il Paese. E dove c è l acqua non c è miseria, non c è fame. Altra Silicon Valley: conoscenza, università, un ambiente favorevole alla nascita delle imprese. In Italia un orizzonte ancora lontano regola fondamentale, se faccio fatica a mangiare è più facile che mi arrabbi e renda il Paese instabile. Terza condizione, una buona istruzione media dei ghanesi. In più c è la ciliegina del petrolio, che ha portato ulteriore ricchezza. La sfida del Ghana è gestire bene i soldi che arrivano dal petrolio. Se il governo riesce a investirli in infrastrutture, tutto il Paese crescerà». Queste le condizioni di partenza. Lei che ha fatto? «Mi sono cercato un socio locale, un italiano che è lì da 35 anni. Abbiamo fondato una società che può partecipare agli appalti pubblici locali. Il nostro socio ha delle cave e una società di costruzioni edilizie, con il nostro impianto per la produzione dell asfalto possiamo realizzare Gellini ospite all Italian Innovation Day 2013 Mountain View Giovani Imprenditori di Confindustria Toscana partecipanti allo study tour California (9-17 marzo 2013) Internazionalizzare: a partire dall idea, - osserva Gellini - vuol dire pensare a un azienda che ha come orizzonte di mercato il mondo Giacomo Gellini qualsiasi infrastruttura. E il momento migliore, il Ghana ha un disperato bisogno di strade e di infrastrutture. E questa è un altra regola d oro per chi vuole investire negli altri Paesi: cogliere l attimo giusto». Tutte le aziende che vanno all estero seguono questo decalogo, a suo avviso? «Le cose che bisogna fare, razionalmente, sono quelle: conoscere il Paese, investire in quelli che hanno più potenziale e sfruttare il momento giusto. Sono le regole della buona globalizzazione, chi punta solo sull export non ha certo bisogno di seguirle. Chi vuole investire deve avere anche una buona dose di fortuna. Bisogna guardare dentro un Paese con calma, non avere fretta. Se dovessi investire adesso in Ghana, probabilmente mi farei male». Tra le regole per i globalizzatori c è anche qualcuna che ha imparato dalla missione dei giovani industriali nella Silicon Valley? «Più che per un discorso di internazionalizzazione, siamo andati nella patria della conoscenza. Alla base di un impresa di successo deve esserci tanto sapere, altra condizione necessaria ma non sufficiente. La Silicon Valley è un territorio grande quanto il Valdarno, 50 chilometri per 15. Ma rappresenta la sesta economia del mondo in termine di Pil, è un concentrato straordinario di aziende che si fondano sulla conoscenza. Le chiavi di volta sono le due università, Stanford e Berkeley, che fanno da humus a un ambiente favorevole alla nascita delle imprese. Ingeneroso fare paragoni con l Italia, dove invece ci sono troppi ostacoli, tra burocrazia e tasse, per creare aziende». E un modello replicabile? «No, ma puoi imparare tanto. A cominciare dal fatto che l internazionalizzazione vuol dire pensare a un azienda che ha come orizzonte di mercato il mondo. E vero che nella Silicon Valley ci sono aziende leggere, che lavorano in rete con tutto il pianeta. Ma ci sono anche imprese che producono materiali innovativi. E il loro mercato non è la California, ma tutto il resto del mondo».

10 IES luglio-settembre 2013 Pagina 10 COVER STORY / I NUOVI INDUSTRIALI, QUELLI DELLA GLOBALIZZAZIONE La scommessa? Nuove strade per lo sviluppo Contro la crisi, l unica difesa è l attacco. I giovani imprenditori sanno qual è il cambiamento necessario alle imprese: è il momento di passare all azione di Silvia Pieraccini, giornalista Sole 24 Ore L input che è arrivato all impresa toscana in questi anni è stato di salvare l esistente, più che di scommettere su nuove strade di sviluppo. Si è fatta una politica di difesa, mentre si poteva osare di più sulle attività di business venturing e sulla creazione di nuovi posti di lavoro. Alberto Di Minin, 36 anni, friulano, docente di Innovazione alla Scuola Superiore Sant Anna di Pisa istituto che con i Giovani Imprenditori di Confindustria Toscana ha organizzato un percorso sull innovazione dei modelli di business guarda fuori dai confini regionali e vede iniziative di attacco alla crisi, come quella avviata dalla Regione Puglia che col programma Bollenti spiriti ha finanziato l avvio di nuove imprese innovative, o quella del Trentino che ha puntato su nuovi posti di lavoro provenienti dalle attività di business venturing. Professor Di Minin, cosa si è sbagliato in Toscana? Si è fatta soprattutto una politica di difesa. L unico progetto di attacco che mi viene in mente è il finanziamento al 50 per cento, da parte della Regione Toscana, degli assegni di ricerca nel caso in cui l Università trovi un partner industriale che finanzi il restante 50 per cento. Al Sant Anna, in questo modo, abbiamo finanziato progetti di bio-robotica e di ingegneria fotonica, dai quali potrebbero nascere start up e posti di lavoro. Ci vorrebbero più progetti simili a questo, e meno finanziamenti a pioggia. E troppo tardi per fare una politica di attacco? Non è mai troppo tardi, si può partire adesso, anche se è indubbio che le imprese toscane, in questi anni, abbiano preso una bella botta: ma io sono ottimista per natura, anche perché vedo i giovani pieni di idee. Idee da trasmettere alle imprese? Il pregio degli imprenditori toscani, soprattutto quelli giovani con cui ho occasione di dialogare, è quello di non piangersi addosso

11 COVER STORY / I NUOVI INDUSTRIALI, QUELLI DELLA GLOBALIZZAZIONE IES luglio-settembre 2013 Pagina 11 e di sapersi interrogare sul cambiamento necessario alle imprese. L interrogativo, l ansia, il bisogno di fare qualcosa per aggredire la crisi, sono ben presenti nelle generazioni dei giovani imprenditori. Magari quello che poi manca alle aziende toscane è la capacità di riuscire a mettere in pratica i progetti, di passare alla fase di implementazione. Come dire che non si riesce a passare dalle parole ai fatti: perché? Per problemi interni ed esterni all impresa. Sul fronte interno, le imprese tendono ancora a ragionare in un ottica di innovazione incrementale, mentre le attività di business venturing richiedono un vero e proprio strappo. Faccio un esempio: se un azienda produce serramenti, può pensare di applicare quella stessa tecnologia a un altro settore. Significa attuare un cambio di passo, non incrementale ma discontinuo. E questi casi, in Toscana, sono più unici che rari. E i problemi esterni all impresa? E l ecosistema toscano che non sempre fornisce alle aziende le professionalità adeguate: mi riferisco sia alle banche che ai consulenti, strategici, per l internazionalizzazione o per il trasferimento tecnologico. Nel momento in cui l imprenditore trova il coraggio di fare il salto, dovrebbe avere vicino un sistema che lo aiuta. Invece i nostri distretti industriali non sono abituati ad avere queste competenze per supportare l innovazione incrementale. Anche se qualche operazione in vista c è, e punta a fornire finanza alle aziende per progetti più coraggiosi. E anche le Università toscane si stanno attrezzando un po meglio, con servizi per tradurre scienza e tecnologia in un linguaggio comprensibile alle aziende. E l antica promessa di avvicinare l Università alle aziende? Io sono convinto che sia le Università che le aziende debbano diventare più spugnose l una nei confronti dell altra, nel senso che devono costruire rapporti e interfacce migliori. Anche perché oggi le Università e i centri di ricerca toscani stanno lavorando molto con aziende che non sono toscane. Al Sant Anna abbiamo un intera palazzina costruita dalla Ericsson, con cui c è una partnership da diversi anni; Telecom finanzia borse di studio per dottorati industriali. Sarebbe troppo facile obiettare che lei sta parlando di grandi aziende, quando il sistema toscano è formato al 95 per cento da Pmi... E qui veniamo al tema delle dimensioni aziendali: è indubbio che per fare ricerca esista un Piccolo non è più bello: per competere e sopravvivere bisogna diventare grandi Nel momento in cui l imprenditore trova il coraggio di fare il salto, dovrebbe avere vicino un sistema di competenze in grado di supportarlo problema dimensionale, perché serve una dimensione minima per fare investimenti. E il sistema industriale toscano, ma anche quello italiano, è indietro rispetto alle aggregazioni in atto a livello internazionale, che peraltro consentono l accesso alle catene di distribuzione globale. La colpa non è di nessuno, è la storia che ha prodotto questo. E dunque ha senso, secondo lei, continuare a dire che le aziende devono aggregarsi e diventare più grandi? Assolutamente sì, ma lo Stato deve creare un programma di politica industriale che faciliti i progetti di aggregazione. Non è facile, e non è gratuito, nel senso che le aggregazioni spesso portano a esuberi di posti di lavoro. Ma non abbiamo scelta, perché se non lo facciamo il destino è di essere comprati dagli stranieri: e, infatti, la Toscana, col suo saper fare, è terreno di caccia per l acquisto di marchi. Dev essere chiaro, in ogni caso, che quello delle dimensioni aziendali è un problema europeo: Alberto Di Minin non siamo i soli, in Italia, a riflettere su queste cose. In attesa di diventare più grandi, cosa possono fare le aziende toscane? Dovrebbero porre con più forza una domanda di innovazione: se nei bandi regionali o nazionali si dessero titoli preferenziali alle Pmi innovative, alle spin off accademiche di cui la Toscana è piena, ai soggetti imprenditoriali nuovi, si potrebbe avere una spesa pubblica più smart. E più possibilità di crescita. Anche nei nostri cari, tradizionali distretti? I distretti sono tutt altro che morti, e in Toscana non possiamo certo farne a meno: ma devono trovare le loro specificità nell ambito di catene globali del valore. Guardiamo cos è successo alla concia di Santa Croce sull Arno: chi l avrebbe mai detto nel 2008, ai tempi del crollo di Lehman Brothers, che il distretto si sarebbe inserito nelle filiere internazionali della pelle, e sarebbe diventato quel che è oggi?.

12 IES luglio-settembre 2013 Pagina 12 COVER STORY / I NUOVI INDUSTRIALI, QUELLI DELLA GLOBALIZZAZIONE Con la crisi resta chi cresce Eccellenza, innovazione, flessibilità e conoscenza sulla strada del mercato globale. No al mito dei cervelli in fuga, eppure per i giovani in Italia ancora troppi ostacoli di Mauro Bonciani, giornalista Corriere Fiorentino Luca Rossettini è cofondatore e ceo della D-Orbit, ed è stato scelto da Confindustria Firenze per parlare dal palco del Teatro Comunale durante l Assemblea annuale, per sottolineare che eccellenza ed innovazione possono e devono essere strategici per il manifatturiero e non solo. D- Orbit è una start up del settore spaziale, nata nel 2011 che oggi è ospitata nell incubatore tecnologico dell Ateneo di Firenze a Sesto Fiorentino ed impiega tredici persone, sei delle quali a tempo pieno. E che ogni giorno fa i conti con la globalizzazione e i suoi vantaggi. Rossettini, la vostra è una storia imprenditoriale nata da un idea. Sì. Tutto è cominciato da un progetto che poi è diventato un business plan e quindi ha trovato finanziatori. D-Orbit è una start up che si propone di firmare i primi contratti nel 2015, ma forse anche prima. L idea è quella di un sistema che faccia rientrare in orbita i satelliti a fine vita o con avarie, distruggendoli senza rischi e problemi per le persone e l ambiente. L idea è nata nel 2008, quando si discuteva di questo problema solo a livello accademico, poi una serie di incidenti, con satelliti precipitati anche in zone abitate, hanno fatto capire che servivano soluzioni e si è aperto questo settore. Un ambito giovane nel quale le grandi aziende e le agenzie spaziali si muovono ancora con lentezza e rigidità e quindi dove le start up hanno possibilità. Per voi la globalizzazione è l unico scenario? In Italia e anche in Europa non esiste quasi un mercato aerospaziale e il mercato Usa e mondiale è l unico orizzonte. La globalizzazione per noi non è una scelta, è una strada obbligata. Sia io che Renato Panesi, l altro cofondatore, veniamo da esperienze all estero, da studi nella Silicon Valley in California, con conoscenze con Nasa e Esa, l ente spaziale europeo, ma abbiamo scelto di venire in Italia per la nostra impresa. Perché l Italia e non gli Usa? Mi sono fatto una semplice domanda: di cosa ho bisogno? E la risposta è stata che la prima cosa sono i cervelli. Gli italiani sono intelligenti e flessibili, più degli anglosassoni che sono specializzati e quindi rigidi, e anche se sapevo che ci sarebbero stati problemi ho deciso di tornare in Italia e siamo venuti in Toscana. Alla scelta ha contribuito il patrimonio di pri-

13 COVER STORY / I NUOVI INDUSTRIALI, QUELLI DELLA GLOBALIZZAZIONE IES luglio-settembre 2013 Pagina 13 mo ordine di conoscenze spaziali del nostro Paese che è stato il terzo al mondo a lanciare un satellite, e ha una solida rete di aziende nonostante il mercato sia di nicchia. La scelta di venire in Italia è del 2010 e già nel 2011 abbiamo fondato D-Orbit: negli Usa ci sarebbe voluto lo stesso tempo, ma certo avremmo avuto finanziamenti dieci volte superiori a quelli che abbiamo ricevuto qui. A chi vi siete rivolti per i finanziamenti? Una start up, senza fatturato e bilanci, non è certo il settore tradizionale delle banche e quindi non ci siamo rivolti alle banche, anche se poi parlando con alcuni manager ci è stato detto che anche loro hanno interesse a cambiare approccio e investire in idee. Ci appoggia un venture capital, un fondo di rischio, italiano. L ecosistema delle imprese italiane del settore ne ha pochissime di hardware e così in poco tempo abbiamo trovato l interlocutore giusto, fermo restando che i fondi di rischio in Italia investono cifre molto più basse degli analoghi fondi statunitensi. In Usa la competizione è fortissima e c è una grande offerta, non solo una grande domanda, con fondi molto più consistenti che possono permettere un più rapido sviluppo; noi come stranieri avremmo avuto però qualche difficoltà in più ad operare in un settore che può riguardare anche la difesa. Nessuno vi ha considerato poco, in Usa, perché giovani? Assolutamente nessuno. E qui in Europa che esiste questa tendenza. Lì si viene valutati per il progetto, per la sua fattibilità e finanziabilità, per cosa si fa e come, per il business plan; nessuno ti chiede l età, né da quanto esisti. Ti giudicano e ti danno una possibilità, basandosi poi sul merito dei tuoi risultati. Lei è tornato in Italia: cosa consiglia ai giovani? Ed è stato un ritorno di cervelli? Questa dei cervelli è un luogo comune. Tutti gli italiani non vedono l ora di lavorare in Italia, il problema è di rendere attrattivo il Paese, di far sì che gli stipendi non siano più bassi che all estero, che chi torna con un esperienza manageriale anche importante, chi è stato dirigente, non debba poi tornare indietro nella scala gerarchica perché il merito non è tenuto nella giusta considerazione. Detto questo, considero indispensabile un esperienza all estero: apre la mente, insegna la lingua, esperienze che poi possono essere utili nel business in I cervelli italiani fanno la differenza. Gli italiani sono intelligenti e flessibili, caratteristiche vincenti in ogni impresa In Italia c è difficoltà a fare rete, ma la troppa diffidenza danneggia il business: meglio condividere di più Italia. Ai ragazzi consiglio l estero sia prima di laurearsi sia post laurea con dottorati o con borse di studio; sinceramente questa è la prima cosa che guardo quando ci arriva un curriculum. A proposito di luoghi comuni: voi smentite l assunto che in tempi di crisi è più difficile investire... La crisi, e non è una provocazione, fa bene. Il business tradizionale era già in crisi prima della crisi e le aziende decotte che vengono tenute in vita solo grazie ai sussidi statali, una volta che gli aiuti verranno meno, chiuderanno comunque. Capisco i problemi sociali creati dalla crisi di alcune aziende, ma ormai non si può competere sui costi e la gestione del lavoro, la globalizzazione fa sì che altri Paesi producano comunque a più basso costo; la crisi farà restare solo chi può crescere. Serve innovazione e investimenti e nei periodi di vacche grasse si deve investire proprio Luca Rossettini per avere le carte in regola nei periodi di crisi. Ricapitolando, avete trovato competenze, finanziatori, un ambiente propizio per la crescita: tutto questo in Italia, in Toscana. Infatti. Stiamo accelerando la parte di sperimentazione dei sistemi per satellite e facciamo parte di Toscana Spazio proprio per fare rete, per sfruttare le sinergie e il supporto industriale, le conoscenze. E la Regione ha un importante linea di finanziamenti per l innovazione, anche se le procedure sono molto complesse e portano via tempo, cosa che molte regioni non hanno: è importante che le istituzioni scommettano sull innovazione e anche noi stiamo valutando se presentare domanda per il bando regionale. C è un po di difficoltà a fare rete, ma la troppa diffidenza danneggia il business; noi preferiamo prenderci il rischio di condividere di più.

14 IES luglio-settembre 2013 Pagina 14 COVER STORY / I NUOVI INDUSTRIALI - FIRENZE, AREZZO Giovani industriali: gli imprenditori dell oggi Tecnologici, globali, rottamatori, con i piedi ben saldi sulle tradizioni e già tanta esperienza alle spalle. E non chiamateli giovani, perché non sono promesse, ma certezze di Maurizio Abbati, giornalista freelance Tecnologici, quel tanto che basta per capire che muoversi sulla rete è più veloce che farlo con un aereo, su cui però sono abituati a salire. Globali, perché l asticella dei confini nazionali l hanno superata da un pezzo, ma senza dimenticare che il termine made in Italy può comunque servire a volare più in alto. Rottamatori, perché rompere gli schemi a volte serve per affacciarsi su un palcoscenico affollato, ma tenendo ben presente che la tradizione ha il suo peso. I giovani industriali di oggi hanno già esperienza da vendere, di quella fatta sul campo, quella che serve per orientarsi nella ricerca dei mercati più sensibili, attorno a cui ruotano i grandi giri d affari, lontano spesso dalle piazze italiane. Hanno l entusiasmo dell età, la voglia di fare, ma anche la consapevolezza che ogni progetto di sviluppo ha un prezzo da pagare e in questo momento gli investimenti vanno selezionati con cura. E poi quel termine giovani, che a volte suona un po come se si stesse parlando di eterne promesse, di speranze per il nostro sistema, che invece sono già certezze. Negli Stati Uniti con i miei

15 COVER STORY / I NUOVI INDUSTRIALI - FIRENZE, AREZZO IES luglio-settembre 2013 Pagina 15 trentuno anni nessuno ti considererebbe più un giovane industriale e questo dà un po la dimensione di come il nostro Paese stenti a guardare avanti. Francamente non mi ritengo più giovane in termini professionali, ho già maturato una lunga esperienza e giro il mondo per promuovere la mia azienda, cosa che mi porta a toccare anche tre continenti diversi in dieci giorni. E in questo forse l essere giovane d età aiuta. Rifiuta un po lo stereotipo del giovane imprenditore Leonardo Boni di Baldi Home Jewels, brand internazionale del lusso nel mondo dell arredo. La maggiore frustrazione per noi giovani - confessa Boni - è forse proprio quella di non essere presi in considerazione sul serio dal sistema Italia, che ci dà poca fiducia. A questo noi cerchiamo di rispondere dimostrando capacità di interpretare i cambiamenti avvenuti nel sistema economico. Il mercato è ormai globale e senza girare il mondo le aziende non possono essere performanti. La stessa Baldi è proiettata ormai per il 100 per cento sui mercati esteri. Proprio perché giovani possiamo avere stimoli nuovi, che magari chi ha vissuto fasi precedenti ha difficoltà a recepire e attuare. Anche se personalmente rappresento in azienda la sesta generazione di una famiglia che da sempre ha girato il mondo. Sarà qualcosa che abbiamo nel dna. Una sorta di tradizione. Effettivamente credo che la figura del giovane industriale vada ridefinita. Ci hanno sempre detto che siamo gli imprenditori di domani, ma non è più così. Noi siamo soprattutto gli imprenditori dell oggi. Le aziende che sopravvivono e vanno bene hanno tutte all interno figure giovani in ruoli di primo piano. Ad attendere il proprio turno si invecchia insomma e non ce lo possiamo più permettere. Per Gabriele Brotini, classe 1980, presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria Firenze e da tempo ormai alla guida dell azienda di famiglia, la Packerson Srl, è ora di far capire che se l Italia vuole davvero ripartire, aggredire i mercati con i propri prodotti, deve affidarsi alle nuove generazioni. Non si tratta di rottamazione, ma di naturale turn over. Serve una visione più internazionale, un concetto di impresa che parte dal territorio ma ha il coraggio di valicare i confini alla ricerca di nuovi mercati Leonardo Boni Bisogna assumere una visione più internazionale. Un concetto di impresa - spiega Brotini - che parte dal territorio e sul territorio trova competenze e garantisce lavoro, ma ha il coraggio di valicare i confini alla Gabriele Brotini ricerca di nuovi mercati, per portare sia idee nuove che prodotti innovativi. Per fare questo serve dinamismo, quello che i giovani possono avere. E poi non possiamo permetterci di arrivare a 40 anni e sentirsi ancora considerati gli industriali di domani. Non di fronte alla globalizzazione, non quando c è una concorrenza fatta di giovanissimi brillanti laureati, alla guida di imprese importanti di paesi in forte espansione come Cina e India. Vivere con la valigia sul letto per mettersi il mondo in tasca insomma, sembra questa una delle caratteristiche del giovane industriale di oggi, come conferma Giacomo Lucibello di Le Porcellane Home and Lightning. Valigia e capacità di innovare, senza perdere il riferimento con il proprio territorio. Forse più che adoperare il termine giovani industriali in senso generico si dovrebbe guardare ai vari settori o anche Giacomo Lucibello alle situazioni personali. Io ho un azienda che produce porcellane e mi sono trovato a dover cambiare in poco tempo l intero sistema distributivo, passando da avere un 90 per cento di mercato italiano a un 90 per cento di mer-

16 IES luglio-settembre 2013 Pagina 16 COVER STORY / I NUOVI INDUSTRIALI - FIRENZE, AREZZO Le imprese devono imparare a crescere: se il sistema del credito non supporta le aziende occorrono strade alternative cato estero. Per me il vantaggio di essere giovane può essere stato quello di poter prendere la valigia e girare il mondo per capire quali erano le realtà dove i nostri prodotti potevano funzionare. Ed è stato grazie a questo passaggio che gli affari hanno iniziato a crescere. In questo momento il mercato italiano non sembra avere grandi prospettive di sviluppo, ma è grazie al marchio made in Italy sottolinea Lucibello che noi riusciamo a vendere porcellane anche ai cinesi, che in fondo le hanno inventate. Ma essere giovani ha un altro vantaggio, anche se dal gusto un po amaro: Quello di non aver mai visto momenti d oro. Io sono entrato in azienda negli anni 2000 e d oro non c era già più niente. Solo ricordi. La crisi ci ha messi nella condizione di dover consolare i nostri padri e spingerli a ripartire. Tenere duro e non mollare. Con grinta. Costruire le basi per la ripresa. Sembra un mantra e forse lo è quello di Maria Grazia Cerè, aretina, una delle artefici del rilancio di Flynet Italia e ora alla guida del comparto telecomunicazioni da rete fissa di Terra. Essere giovani è utile soprattutto per la maggiore disponibilità al cambiamento e la maggiore attitudine a diversificare e innovare, guardando con un ottica a 360 gradi per definire obiettivi e strategie. E vero che in certi casi può mancare un pizzico di esperienza, ma a questo si può sempre supplire con l impiego di tecnici preparati. E poi si impara rapidamente. Non arrendersi, è questo ciò che un giovane deve sempre proporsi, soprattutto quando le difficoltà sembrano averti costretto nell angolo e bisogna trovare una via d uscita. Attualmente purtroppo il nostro sistema creditizio non ci supporta adeguatamente. Ma anche in questo caso bisogna trovare delle alternative. Nella nostra azienda racconta Maria Grazia Cerè siamo riusciti a creare una rete di imprese che Patrizio Valentini Maria Grazia Cerè oggi ha raggiunto i 120 soci e questo rende più facile operare degli investimenti. Le imprese devono insomma imparare a crescere. Detto da un giovane è significativo. Purtroppo a volte ci sentiamo dei giovani vecchi. Cerchiamo di metterci entusiasmo, curiosità e spirito critico su quanto fatto finora, ma siamo in affanno perché ci troviamo a lavorare in un sistema Paese che ci ha lasciato allo sbaraglio, in una situazione di difficoltà estrema. E non mi riferisco solo alla politica. La voglia di innovare non basta a superare gli ostacoli che ci troviamo davanti, almeno se si resta qui in Italia, come accade a noi che abbiamo nella produzione made in Italy un valore aggiunto fondamentale e non possiamo semplicemente delocalizzare la produzione in altri paesi. Non nasconde un velo di amarezza per le difficoltà in cui ci si imbatte oggi a fare impresa Patrizio Valentini, dell omonimo Pastificio Valentini e presidente dei Giovani Imprenditori aretini, sorto nel cuore delle foreste Casentinesi e ora azienda che ha saputo imporsi per la qualità e la genuinità dei suoi prodotti. Difficoltà che si evidenziano anche quando si cerca di fare il salto, valicare i confini per ritagliarsi nuove fette di clientela. Mercati esteri interessati alla pasta fresca ce ne sono diversi e l attenzione verso le nostre produzioni cresce costantemente, ma quando si parla di internazionalizzazione sorge il problema delle dimensioni aziendali, perché non basta portare due pancali di merce in Corea per parlare di export. Per andare all estero fa capire Valentini bisogna avere dimensioni sufficienti, o si fanno reti di impresa, cosa non facile da realizzare, soprattutto in Toscana dove esiste un forte individualismo. E anche in questo i giovani potrebbero dare una mano, trasformando il fare impresa in un gioco di squadra. Il made in Italy è un valore nel mondo, ma per chi fa impresa in Italia gli ostacoli da superare sono ancora troppi

17 COVER STORY / LA GHIGLIOTTINA DELLE TASSE - GR, SI, LI Deduci i costi della tua pausa pranzo Esenti fino a 5,29 euro al giorno Deducibili al 100% IVA detraibile Accettati in tutta Italia locali Facili da gestire DAY BUONI PASTO DAY TRONIC CADHOC DAY WELFARE Per maggiori info: t

18 IES luglio-settembre 2013 Pagina 18 COVER STORY / I NUOVI INDUSTRIALI - SIENA, GROSSETO Quello scatto che cambia le cose La crisi pesa e le regole ingessano, ma chi non cambia, muore. Così i giovani industriali sfidano il mondo, senza dimenticarsi mai della loro terra di Giuseppe Nigro, direttore Sienafree.it La propensione per l estero nel DNA, una formazione mirata nel curriculum, la capacità di trovare applicazioni pratiche alle proprie competenze per avere una marcia in più in tempo di crisi. In estrema sintesi sta soprattutto qui il diverso dinamismo dei giovani imprenditori di successo rispetto a un contesto a volte paludato. Quello che vedo in certi giovani imprenditori, e mi piace spronare, è il concetto di innovazione e cambiamento, di persone che per età, esperienza e modo di essere hanno una formazione che li porta in questa direzione e uno sguardo nei confronti di un mercato globale, dice Giulia Palmieri, presidente Giovani Imprenditori di Confindustria Grosseto e responsabile amministrativa dell azienda grossetana Acqua e Aria. Sono i giovani che possono portare dinamismo all interno di un azienda - prosegue -, una novità necessaria perché già siamo nei guai dal punto di vista economico, e nel momento di crisi un azienda può essere portata a tagliare i costi, quindi la formazione o l innovazione tecnologica. I ragazzi la portano a costo zero con dinamismo e volontà di andare avanti, possono dare un valore aggiunto. Spesso hanno conoscenze informatiche, perché sono cresciuti con internet, e quindi già il loro punto di partenza è innovativo rispetto alle generazioni precedenti. Solo se si è innovativi si riesce a mantenere quote di mercato. C è chi è internazionale per formazione, come Andrea Fratoni di Elettromar, società di ingegneria e costruzioni di Follonica. Ho fatto lo stage universitario in azienda e ho iniziato a lavorarci subito dopo. La tesi era sul mercato nordamericano del settore elettrotecnico. Il secondo lavoro di cui mi sono occupato era in Brasile, quindi è stata naturale l apertura all internazionalizzazione, senza cui un azienda spesso è destinata a morire. E anche oggi in azienda la maggior parte dei lavori sono fuori dall Europa. Tra internet e social network la mia generazione è sempre stata abituata a utilizzare certi mezzi di comunicazione a partire dalla rete, per cui è anche più semplice guardare poi oltre. La marcia in più dei giovani imprenditori secondo lui è la capacità di adattamento: Rispetto ai colleghi di una certa età che si spendono per far andare avanti le cose, sopravvivere, mantenersi, senza necessariamente cercare di innovare, quello che contraddistingue la nostra generazione è capire che è importante cambiare: senza la versatilità nell andare a cercare le innovazioni, veniamo sorpassati da altre aziende. In realtà per come le ho conosciu-

19 COVER STORY / I NUOVI INDUSTRIALI - SIENA, GROSSETO IES luglio-settembre 2013 Pagina 19 te io in Italia, le aziende sono abbastanza versatili. L ingessatura deriva da quello che c è attorno: chi dovrebbe sostenere i finanziamenti o i rapporti con le banche per esempio, burocrazia e fisco. Andare a lavorare all estero sarebbe certo più semplice ed economicamente vantaggioso, ma nel mio caso sono stati la passione e l orgoglio a spingermi magari con fatica a far crescere qui l azienda. A volte l intraprendenza invece è nel codice genetico, come nel caso di Balbino Terenzi, dei Vini Terenzi di Scansano. Mio nonno è arrivato a Milano da un paesino nelle Marche investendo su impianti gpl per le auto, mio padre ha avuto un percorso nell industria cosmetica in cui è stato il primo a esportare all estero le fiere più importanti del settore. Spirito imprenditoriale e apertura all estero mi vengono dalla mia storia familiare, che sono serviti adesso nel settore del vino. Ma anche qui il concetto è chiaro sulle capacità di comprendere il contesto: Adesso è tutto più incerto e veloce, bisogna avere capacità di adattarsi, essere elastici, snelli. Sul suo caso, Terenzi racconta: Il vino è il ritorno alle origini, alla campagna, all opposto rispetto all effimero della cosmetica e della moda, ma mantenendo la propensione all internazionalizzazione e al sapersi adattare. Entrammo nel settore nel 2001 quando c era una profonda crisi dopo l esplosione della bolla dei Super Tuscan, l abbiamo affrontata cavalcando il successo del Morellino e soprattutto vivendo la crisi come un opportunità, come la possibilità di dimostrare che si può fare qualità a un prezzo interessante. Per cui quando poi è arrivata anche la crisi economica ci siamo già trovati avanti nella capacità di affrontarla. Dna ma anche formazione, studi, competenze, in uscita dal sistema accademico e non solo: da qui arrivano le risorse per ritagliarsi il proprio spazio. Racconta Simone Bartalucci, presidente Giovani Imprenditori di Confindustria Siena e responsabile commerciale di Itla, azienda di Casole d Elsa che si occupa di taglio laser e trasformazione lamiere e affini: Sono nato all interno dell azienda, rilevata dalla mia famiglia quando avevo appena terminato gli studi. La mia assenza, ai tempi, di conoscenze di officina meccanica mi ha permesso di installare una serie di sistemi di rilevazione tramite computer che sarebbero stati probabilmente boicottati all interno di un officina meccanica: vent anni fa il computer era quello che sbagliava, oggi è fondamentale. Nel nostro settore si è dovuto cambiare mentalità e modo di lavorare, perché il mercato è totalmente stravolto: continuare a lavorare come sei-sette anni fa è un utopia, a partire dai tempi di evasione degli ordini. Balbino Terenzi Simone Bartalucci Giulia Palmieri Ma chi non cambia non dura: ognuno può essere stato bravissimo a fare il lavoro che ha fatto, però purtroppo è cambiato il mondo. E l ampliamento all estero, nel nostro caso dovuto all utilizzo di sistemi come un database internazionale, veniva ignorato quando il mercato italiano era florido. Adesso la necessità è di non porsi limiti. Anche perché le ingessature italiane sono evidenti: Dopo il viaggio che abbiamo fatto in Silicon Valley avevo una serie di idee che avrebbero ampliato l impatto sociale della nostra azienda, dopo sei mesi mi sto rendendo conto che ci sono tanti muri all interno dei nostri territori. Prendiamo il polo tecnologico di Navacchio: è una struttura tecnologica avanzata ma sconosciuta a tanti. Iniziativa e idee, messe all opera, sono la ricetta di Pasquale Fedele, fondatore e amministratore delegato di Liquid web, una start-up tecnologica: Vista la fase dell economia in cui ci troviamo e le condizioni del nostro paese, le possibilità secondo me non mancano a livello di imprenditorialità - dice - ma vanno cercate in settori molto innovativi e ci vogliono alla base competenze specifiche, studi. Andrea Fratoni La rete aiuta a guardare oltre: la generazione digitale fa bene all impresa

20 IES luglio-settembre 2013 Pagina 20 COVER STORY / I NUOVI INDUSTRIALI - SIENA, GROSSETO Pasquale Fedele Conoscenza, innovazione, cooperazione: solo così si cresce e si vince Accesso al credito, burocrazia, fisco: fare impresa in Italia è una sfida, ancora troppi i pesi che opprimono Poi unire competenze con persone di settori eterogenei è un fattore vincente e che porta a reali innovazioni. li settore IT di per sé può dare tanto ad altri ambiti e sta rivoluzionando e rivoluzionerà molto il settore industriale andando a sostituire settori tradizionali. Questa la sua storia imprenditoriale: Sono laureato in ingegneria informatica, lavorando nell ambito della ricerca all università di Siena ho vissuto l inquietudine di voler vedere i frutti della ricerca applicati e resi disponibili nel mondo reale invece di farli rimanere prototipi da laboratorio inutilizzati. Partito da uno spin off universitario, si è destreggiato tra brain control, controllo dei computer mediante tecniche di elettroencefalografia, un joystick guidato con le onde cerebrali, sensori per far interagire pazienti in coma apparente, completamente paralizzati, però presenti dal punto di vista cognitivo, riuscendo a farli comunicare. Ma per un tipo di realtà altamente innovative c è bisogno di un contesto favorevole per crescere. Non abbiamo nemmeno pensato di rivolgersi a una banca per il tipo di attività che facciamo, noi cerchiamo partner finanziari con capitale di rischio, come in Silicon Valley ma anche Germania, Inghilterra e Francia. Da noi si è ancora lontani da dire che c è un contesto favorevole. Già un anno fa avevo avuto la proposta di trasferire tutto il team negli Stati Uniti, mi sono preso un altro anno per capire se si può lavorare qui, ma l internazionalizzazione è un passaggio obbligato e a settembre uno di noi sarà negli Stati Uniti per un anno. Anche come generazione c è una consapevolezza, rispetto a chi c era prima di noi, di doversi necessariamente aprire all internazionalizzazione. A partire dalla lingua. Ed è cresciuto in ateneo anche il sogno imprenditoriale di Francesca Gallina, che lavora allo spin-off dell Università per Stranieri di Siena Ital-tech. Vengo dall ambiente accademico, a ottobre con l università è stato creato uno spin off composto da università per stranieri e altri 13 soci. Siamo precursori nel nostro settore, quello linguistico: oltre a fare servizi di formazione e traduzione, consideriamo le lingue uno strumento per fare impresa. Di fronte a una crisi come quella che stiamo vivendo e necessità di muoversi in mercato globalizzato, portare il Made in Italy implica mettersi a confronto non solo con mercati differenti ma anche con persone che hanno un background linguistico e culturale che incide sul loro modo di fare business: conoscerlo dà una marcia in più all imprenditore che investe le proprie energie all estero. I paesi che tirano di più sono quelli del mondo arabo, Cina, Vietnam, Turchia. La Francesca Gallina considerazione è che in Italia la piccola e media impresa è quella più presente ma che fa più fatica ad avere risorse interne per affrontare i mercati internazionali. Il segreto del suo successo? Ci sono molti studiosi che raccolgono dati molto precisi su quanto il volume di affare delle aziende viene penalizzato da mancanza di risorse linguistiche ma abbiamo cercato di non fermarci all analisi teorica: per noi il passaggio fondamentale è darci una prospettiva più applicativa su cosa fare. Ma perché una buona idea diventi un iniziativa imprenditoriale di successo serve anche che le venga data fiducia: Una buona idea non basta, bisogna farla veicolare e accettare e poi darle tempo per affermarsi. Non tutti colgono che possa essere una risorsa in più invece che una perdita di tempo. Nel nostro caso i Giovani di Confindustria Siena hanno manifestato un interesse molto più forte e in questo si è sentito il divario generazionale. E la nostra risposta alla crisi, per noi che siamo più giovani e siamo colpiti dal precariato della carriera accademica, trovare risorse nostre è diventato un modo per crearci da soli una via di riuscita e crescita professionale e personale.

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