LA PREISTORIA PALEOLITICO E MESOLITICO

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1 LA PREISTORIA PALEOLITICO E MESOLITICO Il termine Paleolitico (o età della pietra antica) corrisponde a un lunghissimo periodo della Preistoria, durato molti millenni, che in Lombardia è documentato quasi esclusivamente ai piedi delle Alpi o nelle aree intorno all alveo del Po. Recenti scoperte nelle zone appenniniche fuori dalla Lombardia potrebbero fare ritenere di ritrovarlo in futuro anche in Oltrepò. Fu soprattutto nel periodo successivo, detto Mesolitico ( circa a.c.), che le comunità umane cacciatrici, in seguito a diverse condizioni climatiche createsi con la fine della glaciazione di Würm, si espansero sia nella zona alpina, sia nella pianura padana. L Oltrepò non ha però ancora restituito resti di quest epoca. IL NEOLITICO Il periodo che vide il passaggio da un tipo di vita basato sulla caccia e sulla raccolta a un'economia fondata sull agricoltura e sull allevamento è chiamato Neolitico ( a.c. circa). Agricoltura, domesticazione, allevamento, tessitura, produzione di vasellame in ceramica e di asce in pietra levigata sono le grandi scoperte di questo periodo che rivoluzionarono la vita dell uomo. È proprio una di queste scoperte, la ceramica, diversamente modellata e ornata a seconda dei vari momenti del Neolitico in cui venne prodotta, che fornisce un grande aiuto per la datazione delle culture. Convenzionalmente il Neolitico si divide in tre grossi periodi, con caratteristiche diverse: Inferiore/Antico: vasi decorati a impressioni ottenute sulla parete ancora cruda - vasi a peduccio, vasi troncoconici con cordoni e piedi a tacco, anse sormontate da bugnette, vasi a tulipano. Le varie culture sono definite: cultura della ceramica impressa, cultura del Vho di Piadena, cultura di Fiorano. Medio: vasi con orlo e collo a quattro angoli detti vasi a bocca quadrata. Superiore: piatti con orlo a tesa, scodelle carenate, vasi troncoconici in ceramica nero-lucida decorata talvolta da motivi graffiti; Cultura della Lagozza. Nell Oltrepò Pavese è finora documentata solo la fase del Neolitico antico con vasi simili a quella della cultura del Vho di Piadena (Cremona).

2 LA PROTOSTORIA LE ETÀ DEI METALLI La prima età dei metalli o Eneolitico è caratterizzata da una grande scoperta diffusasi in Europa centro-occidentale a partire dal III millennio a.c.: il rame. Altro fenomeno comune ad ampia parte dell Europa è la diffusione di un vaso a forma di campana rovesciata (vaso campaniforme) che probabilmente accompagnava i cercatori di metallo. Su questo periodo le conoscenze sono maggiori circa gli aspetti funerari, mentre sono molto più scarsi i rinvenimenti relativi agli abitati. Successivamente l uomo si rese conto che con l aggiunta di stagno al rame si poteva ottenere una lega più resistente: il bronzo, la cui diffusione in Lombardia coincide in gran parte con la cultura detta di Polada. Le culture dell età del Bronzo si svilupparono nel periodo che va dal XVIII al XII secolo a.c. e si distinguono per le diverse forme delle ceramiche e dei bronzi. A una grande esplosione demografica avvenuta nei secoli XVI e XII (età del Bronzo Medio e Recente), seguì, dal XII secolo a.c., un momento di apparente spopolamento che è probabilmente il riflesso dei mutamenti politici che avvennero in quest epoca in tutto il bacino del Mediterraneo (si pensi ad esempio al crollo della civiltà micenea). Dal XIII secolo a.c. si affermò definitivamente un cambiamento nel rito funebre: i corpi dei defunti non venivano più sepolti ma erano cremati e si seppellivano in terra solo le ceneri raccolte in un vaso e accompagnate da altri oggetti di corredo. Questo rito permane nell epoca successiva che Ricostruzione di un telaio verticale viene chiamata età del Ferro, per l introduzione di questo metallo che permetteva la fabbricazione di strumenti più resistenti. Le culture del Nord Italia, in questo periodo, si differenziarono tra loro e le aree geografiche della Lombardia Occidentale e del Piemonte furono principalmente interessate dalla cultura detta di Golasecca. Questa cultura perdurò, con diverse modalità nei vari secoli, da un primo periodo (Protogolasecca XI-IX secolo a.c.) fino a tutto il V secolo a.c. Fu un periodo di intensi scambi commerciali tra i paesi nord-alpini e il mondo etrusco. L Oltrepò Pavese, nell età del Ferro, era abitato da popolazioni liguri che vivevano in piccoli insediamenti arroccati sulle sommità delle alture (castellieri) e partecipavano in varia misura a tali commerci. Nel IV secolo a.c. l Italia Settentrionale fu caratterizzata dalla cultura celtica. Nella Lombardia occidentale predomina una popolazione di ceppo celtico che aveva la propria capitale nel sito dell odierna Milano: gli Insubri, che furono sconfitti nel 222 a.c. dai Romani a Casteggio. Stampo per realizzazione di oggetti in bronzo

3 EPOCA ROMANA Lo scontro del 222 a.c. fu importantissimo per la conquista dell Italia Settentrionale, rafforzata dalla fondazione della colonia di Piacenza 218 a.c., da parte dei Romani. Vanificò per un certo periodo gli effetti della vittoria l arrivo del cartaginese Annibale, che, dopo la battaglia sul Ticino si impossessò di Casteggio, corrompendo il prefetto locale, tal Dasio da Brindisi con 400 nummi d oro, e facendo della cittadina il granaio delle sue truppe stanziate al Trebbia. Nel 197 a.c. i Romani riconquistarono Casteggio e la incendiarono per vendetta. Di questo periodo che va dal III al sec. a.c. i ritrovamenti archeologici non dicono molto. È comunque un momento fondamentale nel quale le popolazioni celtiche, ormai pacificate, incontrano i coloni romani e ne assumono velocemente usi e costumi. I ritrovamenti di epoca romana più antichi riguardano la seconda metà del I sec.a.c., momento nel quale tutto l Oltrepò è ormai romanizzato. Dal punto di vista amministrativo la zona era ripartita tra quella di appartenenza alla colonia di Piacenza e quelle afferenti a Voghera e Tortona (prova di questo sono anche le tracce lasciate dalla suddivisione in parcelle del territorio agrario, la cosiddetta centuriazione, visibile in foto aerea anche ai nostri giorni). I Romani organizzarono il territorio costruendo strade (come la via Postumia), edificando centri urbani di una certa consistenza (quali Casteggio e Voghera) e ponendo, all interno del territorio centuriato le cosiddette ville rustiche, ossia piccole imprese agricole, utilissime sia a livello economico per lo sfruttamento del territorio, sia a livello culturale per la diffusione delle usanze romane anche nelle campagne. I centri meglio noti grazie agli scavi archeologici sono Voghera e Casteggio. Voghera (Forum Iulium Iriensium) doveva avere un ruolo importante. La colonizzazione romana, avvenuta dal II sec.a.c., diede l impronta urbanistica alla città, la pianta quadrata che caratterizza tuttora il centro abitato. Con la decadenza dell Impero romano la città si ridusse a villaggio, affacciato sulle rive del torrente Staffora. Casteggio (l antica Clastidium), sorgeva invece sulle rive del torrente Coppa e lungo la via Postumia. Le testimonianze archeologiche si concentrano nella parte bassa del paese dove sono state trovate case, cimiteri e aree artigianali, ben separati per motivi igienici e di sicurezza. Gli abitanti di Casteggio e, in generale, quelli di tutto l Oltrepò pavese dovevano godere di floride condizioni economiche come documentano gli oggetti di pregio, spesso anche di importazione, trovati negli scavi e i materiali di lusso utilizzati nell edilizia privata. Sembra lecito pensare che tale ricchezza derivasse soprattutto dallo sfruttamento delle risorse locali. L intenso popolamento del retroterra pedecollinare testimonia l utilizzo del territorio a fini agricoli. Non mancavano le produzioni artigianali (lavorazione dell argilla per la produzione di laterizi, per esempio a Massinigo in Valle Staffora, e di vasellame) e i commerci, documentati oltre che da oggetti importati anche da frequenti rinvenimenti di pesi da bilancia. Fotografia aerea esemplificativa della centuriazione romana Ritratto di Annibale

4 CASTEGGIO NELLA VIABILITÀ Clastidium era inserita in un sistema di comunicazioni che la collegavano non solo alla grande via fluviale del Po, ma anche ai principali centri romani circostanti: Forum Iulium Iriensium (Voghera), Placentia (Piacenza) e Ticinum (Pavia). Il piccolo centro sorgeva sicuramente lungo la via Postumia, la grande arteria stradale realizzata nel 148 a.c. dal console Spurio Postumio Albino per collegare Genova ad Aquileia. Il ricordo dell antica via romana sembra sopravvivere, nel territorio casteggiano, attraverso il percorso della Romera, la via dei Pellegrini, che documenta l ininterrotta frequentazione della strada dall altomedioevo fino al secolo scorso. Lungo le strade i Romani installavano i miliari, piccole colonne in pietra che portavano incisa la distanza in miglia da Roma, o da alcune importanti città dell Impero. Un frammento di colonna miliaria, rinvenuto a Casteggio reca l iscrizione NOBILIS CAESARIS III, ed è con buona probabilità riferibile a una delle strade che percorrevano il territorio. COME SI COSTRUIVA UNA STRADA IN EPOCA ROMANA: si delineava la larghezza e si impiantavano i bordi (crepedines), che dovevano contenere la sede stradale; tra essi si scavava un fossato, riempito da strati alterni di materiale consistente, come pietrame, schegge di breccia o cocciame (statumen e rudus), e leggero, come sabbia, pozzolana o calcina (il nucleus); su questo fondo si ponevano i blocchi del lastricato stradale, il summum dorsum, incastrandoli tra loro perché non si muovessero; ai lati venivano scavate due fosse per raccogliere l acqua che scivolava dal dorso stradale displuviato, cioè curvato a schiena d asino. Spesso i tratti stradali extraurbani non erano lastricati, ma in battuto o in ciottoli (via glarea strata o glareata).

5 L OLTREPÒ E IL MONDO DEI DEFUNTI Disegno ricostruttivo di cerimonia funebre romana tratto da A imitazione del lusso. La decorazione dei letti funebri di età romana in Lomellina a cura di Rosanina Invernizzi, Milano, 2005, p.11 In Oltrepò sono state rinvenute numerose aree sepolcrali di epoca romana, di differente estensione: talvolta si tratta di tombe isolate, altre volte di vere e proprie aree cimiteriali. Sono attestati sia il rito dell incinerazione che quello dell inumazione. Nel territorio oltrepadano, e in particolare a Casteggio, l uso di cremare i defunti, si prolunga fino al III- IV secolo d.c., momento nel quale generalmente in Italia Settentrionale, e nella zona pavese, l inumazione è ormai prevalente. Per il momento non è possibile sapere se questo avvenisse per il forte conservatorismo delle famiglie locali, legate ad abitudini del passato, o per una volontà di differenziare individui appartenenti a determinati clan familiari, o per entrambe le cause congiunte. La caratteristica veramente peculiare della zona è l ampio impiego di laterizi. Sono rare le sepolture in fossa in nuda terra nelle necropoli oltrepadane, mentre sono frequenti vere e proprie piccole opere architettoniche in muratura. Le epigrafi funerarie, costituivano un modo per assicurare al defunto un perenne ricordo, garantivano il riconoscimento del luogo di sepoltura (proprio come le nostre lapidi), e spesso abbellivano la parte centrale di veri e propri recinti funerari, cioè aree sepolcrali private, talvolta monumentalizzate e destinate alla sepoltura di un individuo e della sua famiglia. Esempi di sepolture a inumazione e a cremazione dell Area Pleba di Casteggio

6 LA VITA OLTRE LA MORTE I CORREDI FUNERARI DELLE NECROPOLI ROMANE L insieme degli oggetti deposti in una tomba costituisce il corredo, la cui analisi è di fondamentale importanza ai fini di una datazione. Nelle tombe si ponevano gli oggetti cari al defunto, le cose di uso più comune, o, al contrario quelle più preziose (i beni di famiglia) e tutto ciò che, secondo la concezione diffusa, poteva servire nel mondo ultraterreno. Pur nella nuova collocazione funeraria, i manufatti continuano comunque a rinviare alla loro sfera di origine: le suppellettili per la mensa o la cucina, talvolta riempite di cibo, gli attrezzi da lavoro, gli oggetti d ornamento e quelli da toilette. Balsamari in vetro Essi permettono talvolta di riconoscere il sesso del defunto e, in casi sia pur rari, l attività svolta durante la vita. Così nelle tombe maschili si possono trovare falcetti, roncole, coltelli in ferro, in quelle femminili specchi in bronzo o altri strumenti per l igiene personale o il trucco e le fusaiole in argilla. Ma un corredo era formato anche da elementi di maggiore pregnanza simbolica. Tra questi le monete e le lucerne che, rispetto all uso primario, hanno un significato simbolico. La moneta si collocava, al momento della cremazione o della sepoltura, a stretto contatto con il defunto, spesso in bocca. Questo gesto serviva per garantire ai propri cari il passaggio nel mondo dei morti, pagando il pedaggio a Caronte, il traghettatore delle anime. Le lucerne avevano un significato importante nel rituale funerario, in quanto si trovavano a fianco del morto quando veniva esposto. Ma non solo, la luce, cui il lume allude, crea un immediato contrasto rispetto alle tenebre della morte. Proprio per questo in alcuni casi, questi manufatti erano posti rovesciati nelle sepolture, a significare l irreversibilità della morte. Nei corredi erano anche collocati oggetti che rimandano direttamente al rituale funerario, come le grappe e i chiodi in ferro, utilizzati come elementi di connessione di barelle per il trasporto dei defunti o di casse in legno, o i balsamari contenitori per gli unguenti, con i quali si cospargeva il corpo. Essi sono numerosi, in genere, nei corredi femminili, quale corollario indispensabile per la toilette quotidiana, ma sono presenti anche in sepolture maschili. DAL RITO FUNEBRE ALLA VITA QUOTIDIANA Gli oggetti rinvenuti nei corredi, che garantivano ai defunti la sopravvivenza nel mondo dei morti, consentono a noi, oggi, di ricavare informazioni sul mondo dei vivi. I manufatti delle necropoli, infatti, sono generalmente ben conservati e ci permettono di integrare, o ampliare, le conoscenze sui costumi della vita quotidiana dei Romani dedotte dagli abitati. Il buono stato di conservazione dei reperti archeologici si lega a diversi fattori. Si trattava di oggetti selezionati appositamente per accompagnare il morto nel viaggio oltremondano, scelti tra i più preziosi a lui appartenuti; inoltre essi erano collocati, contestualmente alla deposizione del cadavere, all interno di una sepoltura, che veniva immediatamente richiusa. Quindi, a meno che non siano intervenuti fenomeni di disturbo, come saccheggi o profanazioni di epoca successiva, ci sono giunti pressoché integri. Olle, spesso protette da coperchi, tegami, anforette per la conservazione dei cibi, di tipo analogo a quelle rinvenute negli abitati, garantiscono la realtà del legame stretto tra mondo dei vivi e quello dei morti. Inoltre le coppe, le patere, i bicchieri, le bottiglie (olpai) in ceramica, trovati associati nelle tombe permettono di ricostruire il servizio da mensa tipo del mondo romano, costituito appunto da al- Olpe in vetro meno un recipiente per versare liquidi, da uno per bere e uno per servire il cibo. Nel servizio da mensa romano, non mancavano neppure oggetti in vetro. Le tombe dell Oltrepò consentono così di ricavare molte informazioni sull uso del vetro, altrimenti destinate a sfuggirci per la scarsità dei rinvenimenti di questo tipo di materiale negli abitati. Questo materiale era assai utilizzato nel mondo romano per le sue caratteristiche che lo rendevano adatto alla conservazione dei cibi, nonché per la bellezza degli esiti estetici ottenibili con la sua lavorazione. Anche gli unguenti e i balsami forse si conservavano meglio all interno di contenitori in vetro, data la frequenza di balsamari nelle tombe femminili.

7 LA TOILETTE DELLA DAMA ROMANA Moltissime informazioni si ricavano dalle tombe sulla toilette di una donna romana. Assai comuni sono gli specchi in bronzo, con la superficie riflettente lucidata o rivestita da un sottile strato di argento. Se ne trovano sia di forma circolare che rettangolare, forse in origine montati su supporti in legno o comunque in materiale deperibile, mentre quelli più sofisticati avevano manico in bronzo. Pinzette e spatole erano usate per la cura della persona e per la pulizia personale. Per mescolare polveri e unguenti tratti dai balsamari, si utilizzavano bastoncini in bronzo o in vetro, di forma assai semplice. Come supporto si adoperavano tavolette in pietra, usate anche dai medici per mescolare le polveri curative. Scatolette in vetro, in ceramica o in avorio rimandano al trucco, operazione che la dama Matrona e ancilla. Affresco da Pompei romana compiva ogni giorno con grande cura. Vediamo nel dettaglio come questa operazione veniva svolta: la matrona romana andava a letto praticamente vestita indossando il perizoma, la fascia sorreggente il seno, la tunica e, in caso di freddo, una specie di mantello. Al mattino doveva calzare solo i sandali e avvolgersi nella sopravveste. Non si lavava se non sommariamente. L'occupazione che richiedeva più tempo era l'acconciatura per la cui realizzazione la dama aveva bisogno della ornatrix (la pettinatrice). Un altro compito dell'ornatrix era la depilazione e il trucco. La faccia e le braccia venivano imbiancate con biacca e gesso, le labbra e gli zigomi diventavano rossi grazie alla feccia di vino rosso o all'ocra; un po' di fuliggine serviva infine per annerire il contorno occhi. La matrona conservava l occorrente per il trucco in un cofanetto. Terminata l'acconciatura la signora si ingioiellava grazie al valido aiuto delle ornatrices. Cofanetto da trucco di Pompei. Museo Archeologico Nazionale di Napoli Sui profumi Si utilizzano due elementi per fare i profumi: il succo e l essenza: il succo in genere consiste nei vari tipi di olio, l essenza negli odori. Un terzo elemento è il colore, da molti spesso trascurato: per ottenerlo si aggiunge cinabro e ancusa. fu semplicissima la ricetta del rhodinum fatto con l aggiunta di succo d uva (o di oliva) acerba, petali di rosa, olio di zafferano, cinabro, calamo aromatico, miele, giunco profumato, fiore di sale o ancusa, vino Il più delicato tra tutti i profumi è il susinum, fatto di gigli, olio di ghiande, calamo aromatico, miele, cannella, zafferano, mirra (da Plinio, Naturalis Historia, XIII, 1-4) Particolare dall affresco con amorini profumieri. Pompei, Casa dei Vettii, I secolo d.c. da Vita non brevis. Dal rito funebre alla vita quotidiana, a cura di Rosanina Invernizzi, Milano, 2004, p.18

8 LE ABITAZIONI DI ETÀ ROMANA: DOMUS E VILLE RUSTICHE Non sono molti i ritrovamenti di abitazioni romane nei centri dell Oltrepò. Gli esempi più significativi vengono da Casteggio, si tratta per lo più di zone residenziali con domus di piccole dimensioni Per quanto riguarda invece l altra tipologia abitativa diffusa nel territorio, la villa rustica, diversi ritrovamenti sono stati fatti, nel corso degli anni Novanta, nel territorio (per esempio a Castelletto di Branduzzo, Rovescala, Broni). Negli scavi di abitati di epoca romana in Oltrepò, sono stati trovati diversi oggetti riferibili ad attività svolte quotidianamente degli antichi abitanti della zona. Tali manufatti offrono informazioni su tutto ciò che riguardava la vita di tutti i giorni. In genere, per varie ragioni, i materiali provenienti dagli abitati antichi, sono frammentari e lacunosi, sia per la lunga permanenza nel terreno, sia perché ciò che noi rinveniamo si riferisce all ultimo momento di vita di una struttura, prima del suo definitivo abbandono, dovuto spesso a eventi funesti, quali incendi, vicende belliche, o (come nel caso di Casteggio), esondazioni di corsi d acqua. STRUMENTI DA LAVORO I dischi di macine in pietra erano macchine semplici, non molto diverse da quelle ancora in uso nelle nostre campagne fino a poco tempo fa, costituite da un basamento in muratura, un perno centrale sul quale poggiava il disco e un contenitore per i semi, al quale era fissata una leva, mossa da un animale. Falcetti per la potatura, falci per la fienagione, piccoli coltelli a punta per incidere, coltelli a grossa lama per la macellazione, erano gli arnesi in ferro più comunemente usati nel mondo romano. L Oltrepò non ha restituito moltissimi strumenti di questo tipo, ma comunque le coti in pietra rinvenute in alcuni scavi, e usate per affilare le lame, ne testimoniano l utilizzo. Grossi pesi da telaio, di diverse forme, e fusaiole (piccoli dischi forati per fare girare il fuso) attestano attività di filatura e tessitura svolte dalle donne. LA TAVOLA Il servizio da tavola era in genere costituito dall olpe (la bottiglia per il vino o l acqua), dai bicchieri, in vetro o in ceramica, e dalle coppe, utilizzate sia per bere che per contenere salse e spezie con le quali insaporire le portate. Olla con coperchio e olpe in ceramica comune Le patere, simili alle nostre fondine, erano utilizzate per lo più come piatti da portata. In genere gli antichi non si servivano, se non in casi eccezionali, di forchette o di posate: il cibo, quindi, doveva giungere sulla mensa già tagliato e non troppo caldo. L ILLUMINAZIONE Le lucerne sono gli oggetti comunemente utilizzati nel mondo antico per l illuminazione. Nel serbatoio veniva versato l olio da bruciare, nel foro centrale era posto lo stoppino cui dare fuoco. In età romana imperiale le lucerne, realizzate a matrice, portano spesso sul fondo un bollo a rilievo, un vero e proprio marchio di fabbrica, e sul disco una decorazione, spesso rappresentante scene di vita quotidiana, oggetti d uso, animali... GLI OGGETTI IN BRONZO Fra i bronzetti figurati, particolarmente diffusi nel mondo romano, predominano le immagini delle divinità, talora collocate in piccoli altari domestici. Nell arredamento delle ricche case romane comparivano mobili in legno che recavano ornamentazioni in bronzo, come letti, tavoli, casse o scrigni. Le decorazioni potevano essere di vario genere: soggetti figurati, elementi vegetali, borchie, semplici guarnizioni, serrature Bene di lusso era anche il vasellame bronzeo, che rimaneva in uso a lungo e veniva anche riparato in caso di danni provocati dall usura. Ancora in bronzo potevano essere realizzati oggetti d uso comune e quotidiano nelle case (come, ad esempio, gli aghi e gli specchi) o d ornamento (fibule, anelli, bracciali, pendenti di collane, spilloni ), strumenti impiegati nell igiene personale o nelle cure mediche. L abbondanza dei ritrovamenti in bronzo fatti a Casteggio e nelle ville rustiche del territorio documenta la ricchezza della zona in età romana. Esempio di domus romana Ricostruzione dell utilizzo di una macina romana

9 LA CUCINA IN ETÀ ROMANA Il mosaico della cucina di Marbella (fine I - II sec. d.c.) - da Vita non brevis. Dal rito funebre alla vita quotidiana, a cura di Rosanina Invernizzi, Milano, 2004, p.11 La cucina-tipo di epoca romana era piuttosto semplice: con un pavimento in terra battuta, o, nei casi più felici, in mattonelle di argilla cotta, era arredata semplicemente con un tavolaccio in legno usato come piano di lavoro, scaffali per contenere i diversi recipienti e barattoli e un piano di cottura costituito da una struttura in muratura con un arco per conservare la legna e una parte incavata su cui si faceva il fuoco e si conservavano le braci. Potevano esserci, all esterno delle abitazioni, dei forni per la cottura del pane o di grossi arrosti. Per quanto riguarda il vasellame, realizzato al tornio o a mano, si tratta in genere di oggetti piuttosto poveri, in genere in ceramica, più raramente in bronzo. Tra i manufatti più comuni l olla, un vaso di forma variabile, piuttosto alto che poteva essere utilizzato per bollire l acqua o per cuocere carni, legumi, cereali bolliti, come le nostre pentole. Le olle servivano anche come barattoli da dispensa, in genere erano riempite di frutta. Le ciotole erano utilizzate sia come coperchi che come contenitori o coppe. Talora, private del pomello, potevano servire come imbuti. Vi erano poi piatti-tegame facenti le funzioni delle nostre padelle per la cottura più veloce di carni, di uova, eccetera. Un altro oggetto comune in cucina era il mortaio, un grosso piatto con tante pietruzze all interno, usato per sminuzzare i cereali e per preparare salse. Non mancavano le botti per la conservazione di grossi quantitativi di vino e le anfore per la conservazione di acqua, vino, frutta, salse di pesce (garum, liquamen) di cui gli antichi erano ghiotti. I Romani conoscevano l uso delle posate: grossi coltelli erano frequenti nelle cucine per tagliare carni e ingredienti vari, si conoscevano anche cucchiai e forchette, raramente usati però sulla tavola, dove i cibi arrivavano già tagliati. Tre ricette di epoca romana Come conservare a lungo l uva. Raccogli dalla vite i grappoli di uva sana: fai ridurre di 1/3 l acqua piovana e versala nel recipiente in cui disporrai l uva. Impecia bene il vaso, chiudilo e sigillalo il coperchio con il gesso, riponilo in un locale fresco, dove non penetra il sole e, quando lo vorrai, troverai l uva fresca. L acqua si darà agli ammalati invece dell idromele. Se accomoderai l uva con farina d orzo la troverai perfettamente sana. Torta fredda di asparagi. Prendi gli asparagi ben puliti e schiacciali nel mortaio, innaffiali con l acqua, fanne una poltiglia e passala nel setaccio. Metti in un piatto i beccafichi svuotati delle interiora. Pesta nel mortaio sei scrupoli di pepe, aggiungi in garum e trita bene, poi aggiungi un ciato di vino e uno di passito. Metti nella pentola dove fai cuocere tutto in tre once di olio. Ungi bene una casseruola e mescolaci sei uova con garum di vino, vuotaci la purea di asparagi e metti a cuocere sulla cenere calda. Versaci poi il composto e distendici i beccafichi. Fai cuocere: insaporisci col pepe e servi. Prosciutto. Dopo avere lessato il prosciutto con molti fichi secchi e tre foglie di alloro, scotennalo, incidilo a tasselli, che riempi di miele. Rivesti poi come di una nuova pelle il prosciutto con una nuova pasta, fatta con farina e olio. Quando la sfoglia e cotta, levalo dal forno e servilo. (da Apicio, L arte culinaria, Manuale di gastronomia classica a cura di G. Cazzamali, Milano, Bompiani, 1990)

10 LA FINE DELL IMPERO ROMANO L OLTREPÒ PAVESE IN EPOCA TARDOANTICA Le nostre conoscenze sull età tardoantica in Oltrepò sono ancora estremamente lacunose, sia per la frammentarietà della documentazione archeologica sia per la scarsa notorietà dei materiali conservati nel museo. Ci troviamo, infatti, di fronte a testimonianze per lo più sporadiche che non permettono ancora la ricostruzione di un quadro storico completo. I dati ricavabili da scavi o rinvenimenti recenti, sia pur frammentari, consentono di riconoscere le tracce di una continuità di vita in alcuni insediamenti o ville rustiche in età tardoromana, almeno fino al IV-V secolo d.c. Alcuni di essi sono posti lungo le direttrici della viabilità romana, altri nella zona collinare. Per quanto riguarda i due principali centri urbani formatisi in età romana, Casteggio e Voghera, solo nel primo caso siamo in grado di riconoscerne la vitalità in epoca tardoimperiale, grazie alle ultime indagini archeologiche. Ben pochi sono invece gli indizi per documentare una continuità tardoantica di Voghera, al di là della sopravvivenza del toponimo (Iria) negli itinerari stradali. CASTEGGIO NEL PERIODO TARDOANTICO La vitalità di Clastidium in epoca tardoantica, già indiziata da alcuni materiali provenienti dai ritrovamenti ottocenteschi, è stata chiaramente messa in evidenza dai più recenti scavi effettuati nel centro. L indagine archeologica in via Emilia-Coralli ha rivelato una fase di riutilizzo, databile al III-IV secolo d.c., di una domus romana costruita nel I secolo d.c. Lo scavo dell area Quaglini ha dimostrato l esistenza nel IV-V secolo d.c. di edifici residenziali di una certa consistenza, dotati anche di pavimentazioni durevoli e di impianti di riscaldamento. Queste strutture vengono ancora ricostruite dopo una distruzione per incendio, databile con precisione alla seconda metà del V secolo grazie alla presenza di un ripostiglio monetale. I materiali rinvenuti negli strati tardi attestano ancora l esistenza di importazioni e quindi di commerci: è questo il caso della terra sigillata chiara, delle lucerne e delle anfore, importate dall Africa e dall Oriente. Si può quindi supporre che Clastidium abbia goduto di prospere condizioni economiche almeno fin verso la fine del V secolo, prima che le esondazioni dei locali torrenti seppellissero la zona bassa. Tra i vecchi ritrovamenti assai interessante è quello di una fibbia in bronzo, originariamente rivestita di una laminetta aurea, datata al V-VI secolo, in una tomba messa in luce nel 1930 in località Masona: si tratta finora dell unico elemento dell orizzonte culturale barbarico proveniente con certezza dalla zona. Fotografia di scavo di una tomba tardoantica di Casteggio, area Quaglini

11 IL MEDIOEVO IN OLTREPÒ Il territorio oltrepadano subì certamente le conseguenze del passaggio di eserciti nel periodo delle invasioni barbariche. Una leggenda molto romanzesca vorrebbe Casteggio distrutta dal re dei Goti, Totila nel 538 d.c. Nel 572 d.c. Pavia fu conquistata dai Longobardi, che ne fecero la loro capitale. Non è nota la geografia amministrativa della provincia di Pavia in questo periodo. Ritrovamenti di epoca longobarda, sia pure di modesta entità, sono stati fatti in Oltrepò pavese nel territorio di Rivanazzano; sono del tutto assenti testimonianze documentarie scritte, alcuni toponimi (come i nomi dei torrenti Staffora e Bardonezza) costituiscono prove indiziarie della presenza di questo popolo. Nella successiva età carolingia il territorio pavese fu diviso in Comitati. Ne esistevano diversi: il territorio a sud del fiume Po apparteneva, nella parte occidentale, alla contea di Tortona, la parte centrale e orientale (inserita nella Diocesi di Piacenza) non è noto se fosse ancora sotto l influsso amministrativo piacentino come in epoca romana. Intorno all anno Mille il Comune di Pavia cominciò a estendere la propria influenza sull Oltrepò Pavese, dove già il Vescovo e vari monasteri della città avevano esteso la propria signoria. Voghera, tra il X e il XII secolo era invece indipendente da autorità esterne, fatta salva quella imperiale; era una Il Castello Malaspina di Oramala (Varzi, PV) città florida e dedita a diverse attività artigianali, come è documentato anche da ritrovamenti archeologici (come quello di Piazza Duomo). Una battuta di arresto fu data sicuramente dall arrivo del Barbarossa che occupò la città nel 1155 e la distrusse poi tre anni dopo. Nel 1164 Federico I emise un decreto imperiale che attribuì a Pavia gran parte dell Oltrepò. Rimaneva indipendente il Marchesato dei Malaspina, che comprendeva gran parte del territorio meridionale. Per il possesso di queste terre Pavia dovette lottare a lungo con i Comuni vicini, specie con Piacenza, raggiungendo infine una certa stabilità di confini. I Pavesi esercitarono sul territorio un potere signorile, mantenendo per secoli una posizione di privilegio rispetto agli abitanti delle campagne. I nobili pavesi vi possedevano beni fondiari, questa situazione sussisteva ancora nel XVIII secolo. In questo periodo vengono costruiti, dalle famiglie dominanti, diversi castelli nel territorio. Croce longobarda

12 IL COLLEZIONISMO Esempi di Camere delle meraviglie Per collezionismo si intende la raccolta, la conservazione e l esposizione a un pubblico più o meno ristretto di oggetti di qualsiasi origine e provenienza, seguendo uno scopo determinato: prestigio personale, investimento economico, testimonianza di interesse per un epoca storica, o una particolare forma d arte o artigianato. Nelle antiche civiltà dell Egitto, della Mesopotamia e della Grecia erano i santuari i principali centri di raccolta delle opere d arte, destinate come offerte votive alla divinità locale. Molte di queste furono poi portate a Roma come bottino di guerra e sollecitarono la formazione, nella capitale, di un diffuso collezionismo d arte e di un ampio mercato di opere per lo più greche. Dal Medioevo fino al Rinascimento fu il gusto per il prezioso (oreficerie, lavori in osso ed ebano, tessuti) e per il raro (reliquie, curiosità naturali) a caratterizzare i tesori ecclesiastici e le collezioni laiche. Nel XVI e XVII secolo i prodotti della natura, dell arte e della tecnica vennero raccolti senza distinzioni per soddisfare le esigenze di aggiornamento in ogni campo del sapere da parte degli uomini del tempo (le cosiddette Wunderkammern, o Camere delle meraviglie ). Il collezionismo moderno nasce però solo tra il Settecento e l Ottocento, dopo l Illuminismo e i conseguenti rivolgimenti politici: la soppressione degli ordini religiosi, la decadenza dell aristocrazia, l emergere della nuova classe borghese furono tutti fattori che contribuirono alla creazione di un mercato d arte di più vasta circolazione. Sulla base delle teorie illuministiche si andò, inoltre, affermando l idea di pubblico godimento delle opere d arte, che diede luogo alla nascita dei primi musei nelle grandi capitali europee, alla quale molti privati contribuirono, donando le proprie collezioni. In Italia, solo dopo l unità si cominciò ad avvertire il problema di conservazione dei beni culturali nazionali. Nacquero i musei civici in seguito a donazioni di privati e alla confisca dei beni ecclesiastici. Un esempio a noi vicino, in questo senso, é il Museo di Pavia, nato da un lascito privato, e costantemente arricchito da donazioni di cittadini. Ma il fenomeno del collezionismo privato continuò, come del resto sopravvive oggi. Anche nell ambito del territorio pavese diverse furono le raccolte formatesi tra l Ottocento e gli inizi del Novecento, di varia entità ma in genere non cospicue. Gli oggetti che le componevano erano principalmente le testimonianze archeologiche locali, ma non mancavano pezzi provenienti da altre zone dell Italia (prevalentemente dall Etruria e dalla Magna Grecia) o dall estero, frutto forse di viaggi. La scelta degli oggetti corrispondeva solitamente a un gusto estetico-antiquario. Veniva privilegiato il pezzo prestigioso, possibilmente intero o comunque in buone condizioni, fabbricato in materiale nobile (il bronzo, il vetro, la ceramica dipinta o decorata) o il reperto per qualche motivo curioso ; erano molto amate le monete. Anche il Museo di Casteggio, dopo la sua nascita, fu arricchito di reperti, di provenienza sia locale che extraterritoriale, donati da privati che vollero legare il loro nome alla nuova istituzione.

13 AL DI LÀ DELLA VITA LE SEPOLTURE DI ETÀ ROMANA La sepoltura, oggi come in antico, è il momento più alto dell espressione del rapporto tra i vivi e i morti, l occasione per rendere omaggio al defunto e assicurargli, tramite appositi riti, un riposo tranquillo nell Aldilà. Le fonti letterarie, epigrafiche e artistiche testimoniano il profondo senso religioso che, nel mondo antico, caratterizzava le manifestazioni sociali legate al rituale funerario e i ritrovamenti archeologici ne costituiscono una conferma. La scoperta di una necropoli antica permette, infatti, di ricostruire oggi modi e riti di sepoltura e di indagare le credenze e le superstizioni legate agli usi funerari. La necessità di mantenere il ricordo del defunto, si accompagnava alla convinzione che questi conservasse una propria individualità anche nel mondo ultraterreno. Quindi si rendevano riconoscibili i luoghi di sepoltura con epigrafi, monumenti, segnacoli di vario tipo e si ponevano, all interno delle tombe, gli oggetti usati quotidianamente, quale garanzia di sopravvivenza. Nel mondo antico, esistevano principalmente due riti: quello dell inumazione (la deposizione del cadavere integro nel luogo di sepoltura) e l incinerazione (la cremazione della salma e la successiva deposizione dei resti nella tomba). La scelta dell uno o dell altro rito dipendeva da diversi fattori: da tradizioni familiari, locali, culturali, o genericamente dall uso dei tempi. Allo stesso modo il tipo di sepoltura, dalla semplice fossa in nuda terra alla struttura più complessa, costruita con coperture in mattoni, era legato a fattori di moda, ma anche, e soprattutto, alla reperibilità dei materiali. Inumazione Cremazione I tipi di sepoltura attestati nel cimitero dell Area Pleba di Casteggio

14 IL MATERIALE LAPIDEO NELLE SEPOLTURE La sepoltura all interno di sarcofagi, già praticata nel mondo greco e in altre civiltà del Mediterraneo, si diffuse nella cultura romana particolarmente dal II secolo d.c., quando il rito dell inumazione cominciò gradatamente a soppiantare quello della cremazione. Gli esemplari più preziosi erano in marmo e decorati a rilievo, con motivi ornamentali, figure o scene che avevano un contenuto simbolico legato all ideologia funeraria pagana e alla mitologia dell Oltretomba. Vi erano, però, anche casse più semplici, prive di decorazione, magari solo contrassegnate da un iscrizione con il nome del defunto, e realizzate in pietre meno pregiate. L uso dei sarcofagi e molti elementi del repertorio figurativo passarono al mondo cristiano: ovviamente la simbologia funeraria fu adattata ai diversi contenuti della nuova religione. Per la loro forma particolare, dopo la fine della civiltà antica, vennero spesso riutilizzati come vasche per fontane o come abbeveratoi per animali (è il caso avvenuto alla maggior parte dei sarcofagi conosciuti nell Oltrepò). Nelle necropoli le tombe potevano essere contrassegnate da segnacoli in superficie, come stele, cippi, are, monumenti funerari più o meno complessi, che recavano iscrizioni con il nome del defunto, o dei defunti, e disposizioni legate alle volontà testamentarie: tale usanza è ampiamente attestata a Casteggio e nell Oltrepò. Un cippo funerario è il celebre monumento di Atilia Secundina, rinvenuto nel 1789 in via Roma e oggi conservato a Pavia nel palazzo centrale dell Università. Di forma quadrangolare, dotato di una cuspide sormontata da una pigna, reca la dedica di Marcus Labikanus alla moglie Atilia Secundina, morta all età di diciassette anni, e ai suoceri. Il monumento è importante perché conferma l appartenenza amministrativa del territorio di Casteggio alla colonia di Piacenza. Un altro cippo, forse anch esso originariamente con terminazione cuspidata, venne ritrovato nel 1957, nel territorio extraurbano di Casteggio, nella necropoli della Fornace Locatelli. L iscrizione, che riporta le dimensioni dell area sepolcrale, reca la dedica di Laria Amabilis al marito Marcus Petronius, decurione di Placentia: si tratta di un altra importante attestazione del legame amministrativo fra Clastidium e il centro emiliano. Nell Oltrepò sono attestate anche stele funerarie con i ritratti dei defunti (per esempio, a Pietra de Giorgi, reimpiegate nella chiesa di S. Maria Assunta; a Torre degli Alberi, nel castello dei conti Dal Verme). Un frammento di ara funeraria è probabilmente il blocco in pietra calcarea proveniente da Tronconero, riutilizzato come vera di pozzo. Su di esso sono scolpiti, a bassorilievo, un coltello sacrificale e un mestolo per le libagioni. Il monumento a cui il frammento era pertinente era probabilmente costituito da un basamento sormontato da un corpo quadrangolare con fascia decorata nella parte superiore ed eventuale coronamento. Iscrizione di C. Calusius Philo Il frammento forse pertinente a una stele funeraria, in arenaria locale, fino al 1974 era murato nel cortile dell Arcipretura. Si tratta di un pezzo di reimpiego, tagliato lungo il bordo destro, la cui provenienza da Clastidium è altamente probabile. La lettura più recente propone il testo: C(aio) Calusi[o C(ai) lib(erto)] Philo [---] C(aius) Calusius [C(ai) f(ilius) ---] testam[ento] fieri iu[ssit---] Caio Calusio figlio di Caio ordinò che venisse fatto testamento a favore del liberto di Caio, Caio Calusio Filo Iscrizione di Publilius Exsoratus Fu ritrovata nel 1857 nell antico alveo del torrente Coppa, allora già deviato, in scavi per il prelievo di ghiaia; gli stessi scavi misero in luce anche i piloni di un ponte romano. Era precedentemente murata nel Voltone del palazzo comunale. La lettura più recente propone il seguente testo: [_P]ublilius / Exsoratus / locum sibi / et suis / in fron / tem p(edes) XX / in agrum p(edes) XXV / et Secun / dae Uriae / Boiae l(ibertabus). Publilio Exorato (predispose) una sepoltura di 20 piedi verso la strada e di 25 piedi verso la campagna per sé e per le sue (liberte) Seconda Uria Boia (le dimensioni del recinto funerario corrispondevano a circa 6 x 7,50m). Calco di iscrizione L iscrizione, rinvenuta nel 1909 fra i resti di un edificio romano in via Emilia, era probabilmente pertinente a un monumento funerario. Nonostante la lacunosità e la frammentarietà del testo, ha una notevole interessa documentario perché riporta il toponimo Clastidium, confermando la coincidenza del centro antico con la località attuale. Il calco conservato in museo è diventato ora assai importante, perché l originale, che stava nel cortile dell Università di Pavia, è stato rubato nell estate 1998.

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