ZANCLEA NELLA VILLA DEI MISTERI DI POMPEI ANTICA

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1 NICOLA GLIELMI ZANCLEA NELLA VILLA DEI MISTERI DI POMPEI ANTICA IL GRANDE DIPINTO DIONISIACO

2 Prima edizione Nicola Glielmi Zanclea nella Villa dei Misteri di Pompei antica, Tommaso Marotta Editore Napoli, 2000

3 ZANCLEA NELLA CORRENTE di Valerio Evangelisti Uno scritto di Nicola Glielmi, si tratti di un saggio scientifico, di una memoria, di una creazione letteraria, è sempre per il lettore un'esperienza sorprendente. Lo è perché vi ritrova un flusso vitale che la società odierna ignora, condanna o nasconde. Qualcosa di estremamente scandaloso, e anche di inquietante, agli occhi dei fantocci irrigiditi che siamo divenuti, e che diveniamo ogni giorno di più. L'energia vitale è il segreto di Nicola Glielmi: come uomo, come scienziato, come scrittore. Difficile, per chi ha avuto la fortuna di incontrarlo, dimenticare la vivacità del suo sguardo, il vigore della parlata, la fluidità nel gestire, il tutto condito da una sorta di malizia infantile che nulla ha di cattivo e di ombroso. Semplici doti umane? Non solo questo. Nicola Glielmi ha avuto il privilegio di toccare, attraverso un'esperienza culturale, professionale e di vita assolutamente esemplare, le grandi correnti segrete a cui aveva avuto accesso il suo maestro, Wilhelm Reich. Quei torrenti impetuosi di energia che fanno di agglomerati di cellule creature di carne animata, e che reggono i meccanismi dell'affinità, dell'attrazione, della perpetuazione della specie. Freud, nella sua scontrosa genialità, aveva avuto l'intuizione dell'esistenza di quelle correnti, ma si era limitato ad immergervi il dito. Lo aveva ritratto subito, turbato, e alla sua scoperta aveva assegnato poco più di un nome: libido. Ma cos'era la libido? Reich non si accontentava di una definizione priva di contenuto. Scavò fino a trovare il fiume nascosto, ed ebbe la sorpresa di scoprire che si trattava di un oceano: tanto vasto da

4 ricoprire per intero l'esistente, e tanto tumultuoso da agitarne le forme organiche in tutte le loro manifestazioni. La libido divenne, più appropriatamente, l'energia orgonica. I due termini ebbero sorte diversa, e tuttavia egualmente tragica. L'Orgone fu ignorato; la libido divenne una sorta di parolaccia, rimanendo confinata, nel lessico comune, a un aggettivo - "libidinoso" - carico di risonanze negative. Per fortuna, la grande scoperta di Reich non fu abbandonata, ed ebbe, e ha tuttora, appassionati cultori. Tra i primi in Italia vi fu Nicola Glielmi, psicoterapeuta, psichiatra, direttore di importanti servizi per l'igiene mentale. La sua carriera nell'ufficialità, sempre tormentata, finì con un odioso trabocchetto, che espulse dal grigio sistema psichiatrico italiano l'unica fiammella di pensiero reichiano che vi si era insediata. Ma, da un certo punto vi vista, fu meglio così. Libero da vincoli amministrativi e da impegni secondari, Nicola Glielmi può ora esporre come meglio gli aggrada i fermenti del proprio pensiero. Il libro che il lettore ha tra le mani è appunto una manifestazione di questa ritrovata libertà. Opera singolare, e tuttavia affascinante. Se la vitalità sessuale è negata o pervertita da tutto il modo di vivere attuale, Glielmi la va a ricercare nel mondo antico, quando minori erano i vincoli alla sua espressione. Si inizia così con l'esplorazione, in compagnia del più dotto dei maestri, della pompeiana Villa dei Misteri, in cui rintracciamo, sugli affreschi raffiguranti l'iniziazione di una fanciulla, costanti universali dei processi di vita, inquadrati in rigorose proporzioni geometriche altrettanto universali: due forme di eternità, anzi, una sola. Poi la descrizione si fa poema, ed è qui che la vita balza davvero in primo piano. Ciò che Glielmi era costretto a "raffreddare" nelle sue pubblicazioni scientifiche, per obbedire a canoni accademici, diviene impressione, profumo, colore: diviene la verità che solo la letteratura può cogliere nella sua pienezza. Le pagine poetiche di Glielmi sono di una evidenza e di una ricchezza che stupisce. Di ogni immagine è fornita l'intera gamma delle sensazioni: tutti e cinque i sensi sono all'opera, e sono sollecitati nel lettore. Non vi è mai una descrizione abborracciata, epidermica, incompleta. Ogni atmosfera è descritta nella completezza dei suoi 6

5 elementi, in modo che chi legge la possa fare interamente sua, la possa vivere. Vivere, appunto. Perché è questo il tema che Glielmi tratta: la vita, colta nella ricchezza più profonda. Così un frutto, un cibo, un rito - qualunque cosa egli descriva - ha una profondità di dimensioni che l'immerge nel flusso energetico vitale. In ciò l'autore è coerentissimo con la visione scientifica che ha sempre coltivato; solo, la modella in modo che acquisti immediata evidenza, tangibile concretezza. Così la poesia si fa tesi, e la tesi poesia. Emisfero sinistro ed emisfero destro - razionalità ed emozione - operano congiuntamente. Pian piano, ci si accorge di avere a che fare con una vera e propria cosmogonia, cui l'autore aggiunge, senza soluzione di continuità, riflessioni sulla propria visione del mondo. Alla fine, non è troppo difficile scoprire che Nicola Glielmi ed energia vitale fanno tutt'uno, che il primo è una scintilla della seconda. Ora, il movente di ogni scintilla è palese: attizzare un incendio. Non per fare fuoco, ma per fare luce. Braccato da grumi di carne morta e malata, Nicola Glielmi non ha rinunciato alla propria missione. L'iniziazione di Zanclea, dolorosa sì ma anche fonte di vita e di piacere, è il rimedio che egli vede al dilagare della peste emozionale, di cui soffrono coloro che vorrebbero seppellire per sempre le correnti eterne e universali dell'energia vitale. Non ci riusciranno. Confido - e Glielmi confida - che altre giovani Zanclee siano condotte, emozionate e titubanti, alla scoperta inebriante della vita e che, varcata quella soglia, continuino ad assaporarne i frutti. Un tempo era cerimonia pubblica; oggi è lavorio da iniziati. Ma finché vi saranno maestri intelligenti e profondi come Nicola Glielmi, il fiume sotterraneo scoperto da Wilhelm Reich troverà coraggiosi disposti a immergersi nelle sue acque, così fresche e corroboranti. Fino a quando il suo corso non sfocerà alla luce del sole, e sarà ricchezza per tutti. 7

6 Fig. 1 - Scultura di Dioniso dell ateniese Fidia, dal frontone orientale del Partenone a.c., British Museum, Londra. 8

7 PROLOGO Esiste Dio? Non ho nessuna prova della sua esistenza. Ma se proprio debbo credere che esista, penso che Dio sia l AZZURRO dei cieli e dei mari come qualità infinita, impalpabile e tuttavia reale e forse eterna che sta lì a darti la vita senza la volontà di darti qualcosa, altrimenti non sarebbe più Dio; senza chiederti in cambio preghiere, odori d incenso e d interiora bruciate; senza alcuna pretesa di averti dato la vita e senza gloriarsene; senza neppure sapere di averti dato la vita, perché altrimenti non sarebbe più Dio. Pertanto, solo l Energia Orgonica che ha formato le galassie, le stelle, il sole, la luna, la terra e la Vita su di essa, potrebbe essere Dio. E solo Dioniso, l ambiguo dio greco, il dio dell energia vitale, della vegetazione, del vino e dell amore potrebbe essere la manifestazione di Dio, un Dio che è Vita, la Vita che è Amore. Se poi Dio dovesse essere come Michelangelo lo ha raffigurato nella cappella Sistina, penso che non avrebbe potuto non mandare sulla terra altri che suo figlio, nella più alta funzione dell Energia Vitale, così come l umanità lo ha sempre desiderato ed agognato, in tutto simile e uguale a Dioniso, dispensatore di gioia, unico fra tutti gli Dei della Grecia ad essere figlio di un Dio e di una vergine donna. Ma il Liberatore, come lo fu già Dioniso, ogni giorno è fatto a pezzi e mangiato. Ciò aumenta nell uomo a dismisura quella colpa per la quale era salito sulla croce, promettendo vanamente una vita eterna in cambio di quella terrena. Da qui il dolore per l olocausto che è, invece, godimento, chiamato pietà, nell attesa del prossimo olocausto per espiare la colpa nel vile corpo del disgraziato. La vita sessuale, repressa perché rende liberi sovvertendo l ordine e le gerarchie, predicata come colpa, aggrava la disfunzione dei fenomeni vitali in tutte le persone credenti nel peccato di Eva. La colpa non risparmia le persone, giunte a considerare, in età matura, la creazione di Eva dalla costola di Adamo come un complesso edipico rovesciato, perché non se trovasse più traccia. Gli atei non hanno potuto evitare, bambini e puberi, che il germe nefasto della colpa crescesse in loro 9

8 rigogliosamente come negli altri. Caratterialmente non sono diversi dai credenti. La trasfigurazione di Gesù presentata come un fatto reale al bimbo, cresce nella sua mente come un virus che si mostrerà resistente alle terapie iniziate da Flemming, anche quando si scoprirà che Raffaello, ha rappresentato, senza saperlo, l allucinazione dell epilettico. I Greci per i furti pregavano Ermes, il dio dei ladri, ma per la fede in Teti, che presiedeva alla Giustizia, scuoiavano vivo il giudice corrotto e della sua pelle rivestivano lo scranno sul quale sedeva il figlio che gli succedeva nell ufficio. Questi pensieri hanno guidato il mio lavoro e stimolato l interesse per Villa dei Misteri in Pompei antica. Ho fissato nella dimensione di un presente perenne fatti e personaggi di epoche diverse, sembrandomi che l uomo caratterialmente fosse cambiato poco. Ha cambiato in peggio la sua Vita per la massiccia e potente idea del peccato, sulla quale hanno prosperato da sempre le religioni. Dopo questo prologo affido Zanclea nella Villa dei Misteri con più fiducia al lettore perché saprà fin dall inizio che cosa potrà trovarvi. Mi auguro che egli riviva il piacere che io ho provato nello scrivere questo libro e nel modo in cui è stato realizzato per esprimere emozioni, descrivere ambienti, esporre concetti scientifici. 10

9 SOTTO LA TORRE SARACENA (Arenzano, Luglio 1976) Se avessi tempo per dolcissimi giorni sibariti, vorrei abbandonarmi, per mio sommo diletto, a vivere gli amori di Dafne e Cloe. Ma dovrò accontentarmi di un weekend arenzanese, standomene in jeans sdraiato sul muretto della Chiesa del primo o secondo vero Bambin Gesù di Praga, a godermi, noiosamente, la brezza marina, mentre in qualche parte della penisola, il termometro segna trentotto gradi centigradi e le pecore e le vacche muoiono di sete. O dovrò starmene cento metri più sopra, coricato sull erba, ai piedi della torre saracena abbracciato alla mia donna. Per gli evoé del Ditirambo! Sono sotto la torre saracena e mi trovo fra le mani l immagine di una pittura pompeiana della casa dei misteri. Questo dio della follia! Comincia proprio a infastidirmi. Eppure, non gli sono molto devoto, essendo io piuttosto astemio. Ma sarà meglio accontentarlo, o mi si farà innanzi racchiuso in una bottiglia d Aglianico del Vulture o di Amarone color granato della Valpolexèla, e in quelle vesti mi farà paura, risultandomi, poi, assai sgradito Preferisco che venga a me vestito da pastore con una pelle di capro, o da mietitore. Ringraziamo il dio per il suo ventilabro e rimandiamo altre fantasie. Da Lui ispirati chiudiamo gli occhi, tendendo l orecchio al linguaggio dell immaginazione: li apriremo a Villa dei Misteri in Pompei. 11

10 Fig. 2 - Thiasos dionisiaco (Dioniso e Arianna tra due satiri). Anfora attica a figure nere Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma 12

11 LA SAGGEZZA DI ZEUS Paura e terrore tra le genti! I cristiani annunziavano prossima la fine del mondo per i peccati degli uomini. Segni premonitori erano stati un terremoto che aveva colpito le città intorno a Monte Somma e la distruzione di Gerusalemme per mano di Tito. Poi di nuovo era toccato a Pompei, Ercolano e Stabia nelle quali il vizio e la lussuria da gran tempo avevano il sopravvento sulla castità e la verginità delle fanciulle: città peccatrici nelle quali gli uomini, come in tutto l Impero, avevano alzato templi agli Dei bugiardi. Non s era trovato, nelle tre città, un solo uomo giusto da salvare. Jahvé aveva fatto traboccare il Vesuvio. La prova più significativa dell ira di Jahvé era costituita non tanto dal male oscuro col suo virus sinciziale che a Napoli falcidiava bambini a decine, a causa della legge sull aborto e sul divorzio, e non tanto dall AIDS il cui virus incontrollabile poteva essere una chiara prova dell epifania del dio fra gli uomini per la incipiente rivoluzione sessuale reichiana contrastata perfino dai comunisti, quanto dal fatto che era stato colpito a distanza, sulla spiaggia di Stabia, quel ficcanaso di Plinio, il vecchio, scienziato ateo che voleva vederci chiaro in quella faccenda e si era portato per mare da Miseno in quella apocalisse di fuoco, macigni incandescenti, fumo, lapilli e fiumi di lava. Era stato punito, come già Empedocle sull Etna, per la sua incredulità e per il suo orgoglio, l antico peccato di Adamo: il desiderio della conoscenza. Jahvé, disgustato dalle opere degli umani si era ritirato nel suo cielo del Silenzio. La verità, invece, è che Zeus, irritato per le nefandezze che gli uomini avrebbero commesso contro la VITA con milioni di aborti dentro e fuori i sacri recinti, per la pedofilia imperante, per i divorzi a pagamento, per le uccisioni dei bambini, per le stragi etniche e per tutti i delitti contro l Umanità e contro la Natura, pregò suo figlio Vulcano di coprire con una coltre di cenere Pompei, Ercolano e Stabia affinché gli uomini, nel momento del maggior bisogno, riscoprissero il mondo vivo e razionale governato dalle sue sante leggi. Zeus, sentite le Parche, aveva appreso che i suoi massimi sacerdoti, i FILOSOFI, sarebbero stati ridicolizzati e scherniti e che il pensiero 13

12 funzionale e razionale sarebbe stato sostituito con quello mistico e meccanicistico. I masturbatori dialettici, quelli che spingono il seme in vescica, o quelli che praticano l amplesso con eiaculazione retrograda in vescica, o il coitus interruptus, fanno per ogni avvenimento un esercizio di frivola e sterile retorica, secondo la doppia morale derivata dalla loro pratica sessuale nella convinzione, inviando il seme in vescica, di non peccare come Onan che spargeva il suo seme per terra per non ingravidare la moglie di suo fratello. Costoro incapaci di un pensiero onesto, così come d un appagante orgasmo naturale, definiscono epicureo, con dispregio, ogni seguace del grande Maestro, iniziatore di un pensiero funzionale naturale, austero, che si cibava di pane e cacio ricevuto dalla madre. Cosi chiamano reichiano, con dissacrazione del suo lavoro, lo studioso affascinato da Wilhelm Reich per avere Egli detto che l Amore, il Lavoro e la Conoscenza sono le fonti della nostra vita e dovrebbero anche governarla, come da tempo ordinava Zeus dall Olimpo. Alla sapienza di Zeus si deve il fatto che Villa dei Misteri fosse scoperta soltanto nel secolo della bomba atomica e non prima, altrimenti gli uomini malvagi, bugiardi e ladri, che contaminano la Medea di Euripide con l apparizione della Vergine Maria, e che a Siracusa, la città di Zanclea, avevano derubato il tempio a Minerva, avrebbero trasformato il tirso di Dioniso nella Croce del Buon Pastore; da Arianna e Dioniso avrebbero ricavato la deposizione del Cristo e dopo d aver contaminato e deturpato il tutto, come nelle tombe etrusche di Tarquinia, cancellando i peccaminosi membri virili, avrebbero preteso di dire che le pitture pompeiane rappresentano le tentazioni di Santo Antonio abate d Eracleopoli, con donne, animali e demoni emergenti dalle rosse fiamme dello inferno. Zeus per la terza volta ha salvato suo figlio Dioniso. Gloria alla saggezza di Zeus per aver conservato sotto una coltre di cenere gli affreschi pompeiani quale esempio pittorico del pensiero funzionale razionale 14

13 DIONISO Le pitture e gli oggetti rinvenuti a Pompei attestano una larga diffusione del culto misterico di Dioniso. Alle severe scene di iniziazione dipinte sulle pareti di Villa dei Misteri, fanno da contrappunto rappresentazioni di incontri amorosi, di orge e di baccanali che si svolgono nei boschi. Un mito racconta che Dioniso fosse figlio di Zeus e di Demetra, sua sorella. Un altro che fosse figlio di Zeus e di Persefone. Zeus, innamoratosi di sua figlia, che era stata nascosta in una grotta da Demetra, si tramutò in serpente e la raggiunse mentre era intenta a tessere. La fecondò, e la fanciulla partorì due bambini, Zagreo e Dioniso. Nel mito dove Dioniso era figlio di Zeus e Demetra, il Dio venne fatto a pezzi dai Titani istigati dalla gelosa Hera, moglie di Zeus. Ma, Demetra riattaccò insieme le membra del figlio e portò il cuore a Zeus che lo ingoiò. Esiodo racconta che Zeus dopo aver mangiato il suo cuore si accoppiò con Semele e nacque Dioniso, il nato due volte. Semele figlia di Cadmo, generò un fulgido figlio congiunta a Zeus in amore, Dioniso datore di gioia, figlio immortale di madre mortale. (Esiodo, Teogonia, vv. 904, trad. E. Romagnoli, Zanichelli Edit., Bologna) Hera scoperta la relazione dei due amanti e appreso che Semele avrebbe avuto un figlio, colpita dalla gelosia decise di vendicarsi e ispirò nelle tre sorelle di Semele invidia perché, nonostante questa fosse nubile, poteva vantare di avere un amante e di essere gravida, al confronto delle sorelle maggiori, ancora nubili. Evidentemente erano brutte. Semele subì le beffe di Agave, Ino e Autonoe, le quali criticavano non solo che fosse incinta, ma anche che il padre del bambino non si fosse ancora dichiarato. La stessa Hera si trasformò in Beroe, nutrice di Semele, e la convinse a chiedere a Zeus di apparirle come Dio e non come mortale. Zeus non voleva, ma Semele insistette e il Dio, che le aveva promesso di accontentare ogni sua richiesta, si trasformò e Semele morì folgorata dal fulmine. 15

14 Zeus riuscì a salvare il bambino che Semele aveva in grembo e nascose il piccolo Dioniso nella sua coscia. Bromio Dioniso nume e figlio di nume Bromio cui fra l angoscia fatal del parto, al guizzo della folgore, anche immaturo Semele diè a luce; e lei strusse la fiamma in cenere, ed esalò lo spirito. Ed in novello genitale talamo Zeus l accolse, e nella propria scapola lo chiuse, ove con fibule d oro lo assicurava per nasconderlo ad Era; il dì che volle, un nume nacque. (Euripide, Le baccanti vv. 88 e segg., trad. E. Romagnoli, Zanichelli, Bologna). Fig. 3 Particolare di vaso attico con la nascita di Dioniso dalla coscia di Zeus Dopo la nascita Dioniso è affidato ai nonni, Armonia e Cadmo, e allattato dalla zia Ino, detta anche Leucotea. Intanto Agave, sorella di Ino, dà alla luce Penteo, che sarà re di Tebe. 16

15 Hera, furente, fece impazzire Armonia e Cadmo e il piccolo venne affidato prima ad Ermete e quindi a Sileno. Diventato adulto e resosi conto che nessuno credeva alle sue origini divine, lasciò la Grecia e vagabondò per l'asia dove imparò ad affinare i suoi poteri alla scuola di Sileno. Euripde ne Le Baccanti racconta che Dioniso rientrato a Tebe non fu riconosciuto come Dio da Penteo, che per tale colpa fu fatto a pezzi e sbranato dalla madre Agave e dalla zia Ino. Fatte impazzire da Dioniso, si recarono come baccanti nei boschi e scambiarono Penteo per una fiera. Agave si presenta a Tebe con le testa del figlio infilzata su un bastone, convinta di portare come trofeo la testa di un leone. Fig. 4 - Penteo viene squartato dalle Baccanti. Casa dei Vettii, Pompei, I secolo d. C..Dioniso e Arianna Arianna figlia di Minosse, re di Creta, si innamorò di Teseo quando egli giunse nell isola per uccidere il Minotauro, rinchiuso nel labirinto di Cnosso costruito da Dedalo. Arianna diede a Teseo un gomitolo di lana per poter segnare la strada percorsa nel labirinto e quindi uscirne agevolmente. Concepì dall eroe alcuni figli. Fuggì con lui, ma Teseo la 17

16 fece addormentare per poi abbandonarla sull'isola di Nasso. Il dolore per l abbandono di Teseo fu di breve durata perché giunse Dioniso su un carro tirato da pantere. Se ne innamorò e la sposò. La religione dionisiaca Tra le religioni misteriche greche l orfismo fu il più importante. Prese il nome da Orfeo, mitico cantore tracio che avrebbe importato i misteri orfici in Grecia. L orfismo era una particolare forma della religione dionisiaca, religione orgastica ed estatica incentrata sul culto di Dioniso. Il mistero orfico consisteva nella palingenesi attuata rivivendo la vita, cioè il mito, di Dioniso Gli uomini - nati dalle ceneri dei Titani fulminati da Zeus in punizione della colpa commessa - sono gravati dalla colpa titanica. Ma avendo i Titani divorato Zagreo, l uomo porta in sé anche la natura dionisiaca: da qui il conflitto nell uomo tra la natura titanica insita nel corpo e la natura dionisiaca insita nell anima. L uomo, pertanto, deve liberarsi dalla colpa titanica e ricongiungersi con la natura dionisiaca mediante il mistero. La palingenesi consisteva nel rivivere questo mito, cioè nel morire e nel rinascere in Zagreo. Al di fuori della religione misterica, che si svolgeva con grande segretezza per gli adepti, il Dio dell'estasi e dell'ebbrezza, il Dio ambiguo, androgino e femmineo, ricoperto con la pelle di un di capro o di pantera, era festeggiato in primavera e in autunno, alle grandi e alle piccole Dionisiache con processioni e baccanali. Durante le feste si facevano anche spettacoli teatrali con la rappresentazione sacra dei miti degli eroi greci, alla quale presiedeva un sacerdote di Dioniso. Il nome di tragedia deriva da tragos (capro), la pelle di capretto che indossava il Dio per sfuggire alla collera di Hera. L'origine del termine per la prima parte della parola, va messa in rapporto con tràgos ( capro ) e per la seconda con oidè ( canto ). Probabilmente la tragedia è così chiamata, o perché il vincitore della gara otteneva un capro, come ricompensa (canto per il capro), oppure perché i coreuti indossavano delle maschere con sembianze caprine (canto dei capri). In ogni caso la tragedia era legata al culto di Dioniso ed era un pontificale solenne dionisiaco che facilitava la catarsi nello spettatore. La concezione dell uomo diviso in anima e corpo, durerà fino a Sigmund Freud con i suoi Eros e Tanatos. Wilhelm Reich dopo secoli di lotte e di guerre nella falsa concezione del bene contrapposto al male, scoprirà che il corpo e l anima sono manifestazione di una medesima energia, l Orgone. Il Bene e il Male non sono due Entità metafisiche estranee all uomo, ma sono manifestazioni dell Orgone (Energia vitale - Bene) che se ristagna, soprattutto per una vigorosa repressione sessuale, nei muscoli, con la formazione di corazze muscolari, si trasforma in energia letale detta DOR (il Male). 18

17 VILLA DEI MISTERI OGGI La Villa è collocata fuori dell antica Pompei, a occidente, e guarda Napoli e il golfo. Un viale acciottolato all interno della città antica, devastata dai turisti, tagliando per via Herculanense, porta nella Villa, per l uscita dalla città, milionii di turistii attraverso una brutta scala metallica sospesa sulla rigogliosa campagna. Fig. 5 - Planimetria della regione suburbana fuori Porta Ercolano tratta da Amedeo Maiuri, La Villa dei Misteri, Istituto Poligraficoo della Stato libreria dello Stato, MCMLXVII (quarta edizione, esemplare numero CCCLXIV) La stanza di colore nero, contrassegnata da Amedeo Maiuri come tablino, con rappresentazionii egizie di valore pittorico e religioso, 19

18 forse, anche superiore a quello del grande dipinto della stanza di Dioniso, è stata trasformata in una strada di passaggio. Come uscita dalla città, è esposta agli insulti della massa dei visitatori che terminano qui la loro escursione. Ciò che ha conservato il Vesuvio, l uomo distrugge! Un tempo, le persone interessate a visitare la Villa potevano accedervi percorrendo il moderno viale che dagli antichi misteri prende il nome e che costeggia le mura della città. I colori delle immagini del grande dipinto sono rovinate dai flash dei visitatori che ne vogliono tenere il ricordo. Fig. 6 Pianta della Villa d età augustea e postaugustea tratta da Amedeo Maiuri. Il triclinium è collocato nella sala di Dioniso (n.5). Il tablinum nella stanza nera ( N. 2). Dal peristilio si accede con un corridoio (N. 7) ad una grande stanza (oecus N..6). 20

19 Molte sono, ad opera dei vari proprietari, le trasformazioni subite dalla Villa via via che nel tempo s ingrandiva ed i locali assumevano funzioni diverse. E varie sono le interpretazioni che hanno dato i vari autori che con passione e competenza hanno studiato la Villa. Fig. 7 Pianta della Villa preromana. Amedeo Maiuri in questa colloca il tablinun nella stanza oscura, e la sala triclinare nell angolo superiore a sinistra. Per l epoca successiva (augustea e postaugustea) colloca il triclinium nella sala di Dioniso (N. 5). Certamente la stanza del grande dipinto dionisiaco non poteva essere adibita a triclinium, come scrive Amedeo Maiuri, perché, posta all estremo sud-ovest della casa, è troppo distante dalle cucine. Dagli scavi nessun reperto testimonia la presenza di utensili per un banchetto nella stanza di Dioniso e in quella attigua, dove Roxani ha inciso il nome, come segno del suo passaggio (v n.3-4 della Fig.7 di Maiuri). 21

20 Né il tablinum, poteva essere collocato nella stanza dipinta in nero con immagini della mitologia egizia (N.2 della fig. 7). Le ipotesi della sala di Dioniso come triclinium e quella della stanza nera come tablinum sono da rigettare, per una collocazione dei locali più funzionale, tanto più che al momento dell eruzione la Villa era stata svuotata di mobili e suppellettili per la ristrutturazione. Le due stanze (N. 2 e N.5 della fig.7) insieme con quella intermedia rosso scura di Roxani (N. 3-4 della fig.7), dovevano costituire un complesso di tre stanze adibite alla devozione del Dio Dioniso, così come vedremo, nei secoli a seguire, cappelle private in palazzi patrizi e ville signorili, per officiare i riti della religione cristiana. Vittorio Macchioro colloca il tablino nella grande stanza (oecus 6 delle piante di Maiuri), che da una parte si affaccia sull atrium tuscanicum a Nord, da una parte sul piccolo atrio quadrato ad Est, mentre un corridoio unisce questa stanza con il peristilio (Fig.8). Fig. 8 - Planimetria tratta da Vittorio Macchioro - La villa dei Misteri in Pompei, Richter & C. Editori, Napoli. Il tablino è collocato nell oecus 6 della pianta di A. Maiuri. Credo che si debba rigettare anche l ipotesi di Vittorio Macchioro. Nella stanza, oecus 6, non può essere collocato il tablinum ma piuttosto la sala triclinare. 22

21 Il triclinium Credo che il triclinium vada collocato nell oecus 6 (Fig. 6 e 7 di Maiuri) perché permette al dominus, alla domina e ai figli, che trovano alloggio nei cubicoli della parte settentrionale (n.12,13,14,15, 16, 18, 19, 20,21,22, delle fig. 6 e 7), di accedervi facilmente con una porta dall atrium tusculanum. Fig. 9 Particolare della fig. 7 di Maiuri - Zona notte padronale a settentrione dell Atrium - sala triclinare (oecus 6) - quartiere degli ospiti (atriolum tetrastilon) nella parte alta a destra della figura. Al triclinium qui collocato si può accedere anche dal perystilium attraverso un corridoio (Fig. 6 di Maiuri). Il corridoio doveva essere usato dalla servitù che portava le pietanze dalle cucine al triclinium attraversando il peryistilium e le bevande fresche dalla cripta sistemata nel peristilio. Anche il dominus, accompagnato da un eventuale ospite, poteva accedere, attraverso il medesimo corridoio, dal perystilium al triclinium, e non attraverso l atrium tuscanicum, (la parte più intima e riservata della casa destinata alla notte, per non esporre alla vista dell ospite i familiari che nell atrium potevano trattenersi a prendere il sole e i bimbi a giocare rincorrendosi sotto il porticato. Gli ospiti che si fossero trattenuti per la notte nella villa occupando le stanze che si affacciano sul piccolo atrio quadrato (atriolum tetrastilon), potevano facilmente accedere al triclinium dal piccolo atriolo dove si affacciano tre cubicoli e il balneum. Potevano godere della libertà di trattenersi, a loro piacimento, prima o dopo il pranzo vuoi sotto il perystilium, vuoi nella terrazza coverta (Fig. 8 di Macchioro). 23

22 Il tablinun Nel momento in cui il Vesuvio ha coperto di cenere la Villa, il tablinum non poteva essere collocato nella stanza nera, come scrive il Maiuri, e neppure nell oecus n. 6, come afferma Vittorio Macchioro, Credo che dovesse trovare la sua migliore sistemazione nella stanza collocata tra il turcularum e tra la stanza absidata ( n. 48 e 49 della fig. 10), da Maiuri contrassegnata come stanza triclinare del periodo del tufo, che si affaccia nel perystilium, di fronte alle cucine con larario, forno e focolare. Fig. 10 Particolare della Fig. 7 di Maiuri - Il tablinum va collocato tra la stanza absidata e il turcularum. In alto a destra il vestibulum. Il tablinum collocato in questa stanza offre la possibilità di accedervi per il vestibolo, cioè l ingresso principale della Villa, passando per il peristilium, oppure dalla campagna attraverso l ingresso secondario, accanto alla cella vinaria. Inoltre da questa stanza si può accedere facilmente al turcularum per la premitura delle uve e ai depositi del grano e dei cereali. L ingresso secondario dalla campagna, a settentrione della Villa, conduceva nel tablinum gli uomini politici, i clientes, gli amici e i commercianti, che per vari motivi non desideravano esporsi ad occhi indiscreti, entrando per il vestibolo della casa, intorno al quale ruotava il quartiere degli schiavi. 24

23 Il dominus riceveva nella stanza n. 48 e 49 (Fig. 10), provvista di anticamera per l attesa, i commercianti che, entrando dal vestibolo o dall ingresso secondario aperto sulla campagna, desideravano acquistare i prodotti della sua terra. Il dominus li guidava, agevolmente, nella cella vinaria, per far sentire, prima di offrirlo da bere, il suono del vino, che versato nel calice di vetro dalla lagona a collo stretto, o dall ampolla, annunciava, con la diversa sonorità del gorgoglio, le sue specifiche ed uniche caratteristiche, segnalando il rosso o il bianco, il secco o il liquoroso, la densità e la gradazione, l invecchiamento e il terreno di provenienza. Altrettanto agevolmente li accompagnava nel torcularum e nei depositi, per mostrare l olio, far odorare le frutta e far sentire il fruscio dei cereali, che cadendo nell aria da una mano posta in alto a quella più in basso erano in codesta accolti con la stesso rispetto col quale si accoglie una persona cara e con la stessa tenerezza con la quale si tocca il seno di una donna. La statua di Livia Nell angolo del peristilio, immediatamente prima dell ingresso al tablinum è stata ritrovata una scultura che rappresenta una donna ammantata da sacerdotessa. Si pensa che la statua rappresentasse l imperatrice Livia moglie di Augusto e madre di Tiberio per la ricchezza dell abbigliamento, e per il diadema mancante e non recuperato, che doveva inserirsi nel solco profondo della capigliatura. Quel che agli occhi degli scavatori ravvivava l aspetto della scultura erano le tracce di policromia che si notarono al momento della scoperta e che andarono man mano attenuandosi: in biondo cupreo la capigliatura, le sopracciglia e le ciglia; brune le pupille e nero il cerchio dell iride, si da animare la immota fissità dello sguardo; di carminio le labbra; e, segno di particolare distinzione, tinta di porpora la balza inferiore del manto (Amedeo Maiuri, La Villa dei Misteri, pag. 108.) Pare che fosse collocata provvisoriamente nell angolo del peristilio, in attesa d essere sistemata, dopo aver ultimati i lavori di restauro, nella stanza absidata destinata a larario e al culto di Livia. 25

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