Basic Life Support. Early Defibrillation

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1 CROCE ROSSA ITALIANA Comitato Provinciale di Padova Basic Life Support Early Defibrillation Dispensa per la formazione interna BLSD a cura di dott.ssa Silvia De Carlo, dott. Giacomo Magagnotti

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3 INDICE INTRODUZIONE... 5 PERCHE IL BLSD... 5 L ARRESTO CARDIACO E IL DANNO ANOSSICO CEREBRALE... 6 LA CATENA DELLA SOPRAVVIVENZA... 7 FONDAMENTI TEORICI... 9 LA DEFIBRILLAZIONE... 9 POSIZIONAMENTO DEGLI ELETTRODI I DEFIBRILLATORI AUTOMATICI E SEMIAUTOMATICI RESPONSABILITA DELL OPERATORE DAE SEQUENZA E TECNICHE BLSD FASE A STATO DI COSCIENZA E VIE AEREE FASE B VALUTAZIONE DELL ATTIVITA RESPIRATORIA FASE C VALUTAZIONE DEL CIRCOLO PROCEDURE OPERATIVE DAE TECNICHE DI RIANIMAZIONE SITUAZIONI SPECIALI QUANDO INIZIARE E PER QUANTO TEMPO CONTINUARE LA RCP? RIPRESA DELLE FUNZIONI VITALI DEFIBRILLAZIONE IN SITUAZIONI PARTICOLARI BLSD E TRAUMA APPENDICE 27 ALGORITMO GENERALE BLSD DAE LAERDAL HEARTSTART FR CHECK LIST DAE HEARTSTART FR NORMATIVA VIGENTE IN MATERIA DI DEFIBRILLAZIONE PRECOCE... 33

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5 INTRODUZIONE PERCHE IL BLSD Lo scopo del BLS (Basic Life Support Supporto vitale di base) è quello di garantire il pronto riconoscimento del grado di compromissione delle funzioni vitali (fase della valutazione) e di supportare ventilazione e circolo (fase dell azione) fino al momento in cui sia possibile correggere efficacemente la causa che ha determinato l arresto cardiaco. Il suo obiettivo principale consiste nella prevenzione dei danni anossici cerebrali attraverso procedure standardizzate di rianimazione cardiopolmonare (RCP) atte a garantire la pervietà delle vie aeree (Airways), a sostenere la respirazione (Breathing) ed il circolo (Circulation) in presenza di un paziente che presenti un improvvisa cessazione dell attività respiratoria e/o cardiocircolatoria (arresto respiratorio/arresto cardiaco). Si tratta dunque di una procedura di mantenimento, che permette di guadagnare preziosi minuti in attesa che venga identificata e corretta la causa dell arresto cardiaco. E documentato che la Tachicardia Ventricolare senza polso (TV) e la Fibrillazione Ventricolare (FV) rappresentano i più frequenti ritmi presenti all esordio di un arresto cardiaco nei pazienti non traumatizzati: tali ritmi possono essere efficacemente corretti attraverso la defibrillazione elettrica: l addestramento all uso del defibrillatore automatico esterno (DAE) permette quindi un precoce utilizzo dell unico trattamento efficace in questi casi. Va tuttavia sottolineato come l aggiunta della defibrillazione precoce non deve distogliere il soccorritore dalla necessità di saper praticare correttamente la semplice rianimazione cardiopolmonare (compressioni toraciche e ventilazioni): tali manovre infatti evitano il rapido instaurarsi di danni cerebrali irreversibili, prolungano la persistenza della FV/TV nel tempo permettendo quindi maggiori chance di ottenere una defibrillazione efficace prima della conversione in asistolia. In altre parole rappresentano i presupposti per il ripristino di un ritmo cardiaco valido e di un totale recupero del paziente. 5

6 Croce Rossa Italiana Comitato Provinciale di Padova L ARRESTO CARDIACO E IL DANNO ANOSSICO CEREBRALE L arresto cardiaco rappresenta la completa cessazione di qualsiasi attività contrattile valida del cuore, associata all assenza di respirazione o a respirazioni agoniche (gasping): questa situazione provoca la progressiva diminuzione dell ossigeno contenuto nel sangue. La mancanza di apporto di ossigeno alle cellule cerebrali (anossia cerebrale) produce lesioni che iniziano dopo 4-6 minuti e sono dapprima reversibili, ma diventano irreversibili dopo circa 10 minuti di assenza di circolo. L attuazione di procedure atte a mantenere un ossigenazione di emergenza (BLS) può interrompere la progressione verso una condizione di irreversibilità dei danni tissutali. Qualora il circolo venga ripristinato ma il soccorso sia stato ritardato o inadeguato, l anossia cerebrale prolungata si manifesterà con esiti di entità variabile: stato di coma persistente, deficit motori o sensoriali, alterazioni delle capacità cognitive o della sfera affettiva ecc. Le possibilità di prevenire il danno anossico dipende dalla rapidità e dall efficacia delle procedure di soccorso. Pur essendo molteplici le cause che possono determinare arresto cardiaco, circa l 85% dei casi di arresto cardiaco improvviso non traumatico avviene nell adulto per una Fibrillazione Ventricolare (FV), aritmia cardiaca che comporta la depolarizzazione incoordinata delle cellule miocardiche con conseguente cessazione delle attività di pompa del cuore. La contrazione muscolare viene innescata quando la differenza di potenziale elettrico che esiste tra l esterno e l interno della fibra muscolare viene meno: si parla di depolarizzazione, a cui segue l inizio della contrazione delle cellule muscolari ed il conseguente accorciamento della fibra muscolare nel suo complesso. Perché la contrazione sia efficace è necessario che tutte le cellule si contraggano (e quindi si depolarizzino) in sincronia: se le depolarizzazioni diventano caotiche (come nella FV) le contrazioni delle cellule muscolari perdono di efficacia. La defibrillazione, ossia l applicazione di una corrente elettrica attraverso il miocardio, è l unica terapia attualmente realmente efficace per arrestare la FV e la Tachicardia Ventricolare senza polso, che spesso la precede, e creare i presupposti per il recupero di un ritmo cardiaco valido. La persistenza nel tempo della FV dipende dalla presenza di adeguate scorte energetiche del miocardio, che vengono consumate dal muscolo cardiaco (miocardio) fibrillante a velocità molto superiore a quanto si verifica durante la contrazione ritmica. Una volta esaurite le scorte energetiche la FV evolve nell asistolia, ovvero la totale assenza di attività elettrica e contrattile, situazione non più suscettibile di terapia elettrica. 6

7 Formazione Interna BLSD La defibrillazione si propone come obiettivo la contemporanea depolarizzazione di tutte le cellule miocardiche producendo un asistolia temporanea e fornendo ai pacemaker naturali l opportunità di riprendere la loro normale attività di regolazione della depolarizzazione cellulare. La sua efficacia dipende dalla precocità dell intervento ma anche dal grado di ossigenazione del miocardio che può essere incrementato attraverso manovre di compressione toracica e ventilazione efficaci. LA CATENA DELLA SOPRAVVIVENZA Nella gestione dell arresto cardiaco, per favorire il completo recupero del paziente, è necessario realizzare una serie di interventi. La metafora della catena della sopravvivenza (fig. 1) sintetizza il migliore approccio al trattamento delle persone colpite da arresto cardiaco e sottolinea l importanza della sequenzialità ed efficacia di tutti gli interventi: senza uno degli anelli la catena si interrompe e le possibilità di sopravvivenza diventano ridottissime. I quattro anelli della catena sono costituiti da: Riconoscimento della situazione di emergenza ed attivazione precoce del sistema di soccorso Inizio precoce delle procedure di RCP Defibrillazione precoce Inizio precoce del trattamento avanzato (ALS) Figura 1 - La catena della sopravvivenza 7

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9 FONDAMENTI TEORICI LA DEFIBRILLAZIONE Come detto i ritmi più frequentemente responsabili dell arresto cardiaco sono la fibrillazione ventricolare e la tachicardia ventricolare senza polso. La fibrillazione ventricolare è un alterazione del ritmo cardiaco caratterizzata da caos elettrico che si traduce nell assenza di attività di pompa del cuore; il polso è quindi assente. Nella tachicardia ventricolare gli impulsi elettrici cardiaci, a partenza ventricolare, si succedono invece ritmicamente, ma con frequenza talmente elevata da non consentire contrazioni cardiache efficaci; anche in questo caso il polso è assente. La tachicardia ventricolare spesso evolve in fibrillazione ventricolare. In entrambi i casi l unico trattamento risolutivo consiste nella defibrillazione, ovvero nel far attraversare il cuore, in pochi millisecondi, da una adeguata scarica di corrente continua. Lo shock elettrico azzera i potenziali del muscolo cardiaco, interrompendo la FV; allo stato di depolarizzazione subentra di solito il risveglio di pacemaker naturali che ristabiliscono l ordine elettrico ed un ritmo organizzato, con ripristino di contrazioni efficaci e di circolazione spontanea. Gli apparecchi che consentono questo intervento si chiamano defibrillatori: essi possono essere manuali (l uso dei quali richiede all operatore la capacità di saper diagnosticare il ritmo cardiaco visualizzato) e semiautomatici (DAE, che non richiedono la diagnosi del ritmo, eseguita dal defibrillatore in automatico). La corrente erogata dal defibrillatore nel corso di uno shock attraversa solo in parte (circa il 4%) il cuore, dato che la maggior parte viene dispersa, assorbita o passa da un elettrodo all altro attraverso la gabbia toracica saltando il miocardio; affinché la scarica sia efficace deve essere depolarizzata una quota sufficiente di miocardio (massa critica) tale da permettere il subentro dei pacemaker naturali che ripristinano l ordine elettrico ed un ritmo organizzato. L efficacia dello shock dipende dai seguenti fattori: 1. Soglia di defibrillazione: risente soprattutto della durata della FV. Altri fattori che la possono influenzare sono lo stato metabolico e patologico del miocardio, la temperatura corporea, la presenza in circolo di farmaci. Le 9

10 Croce Rossa Italiana Comitato Provinciale di Padova manovre di RCP, migliorando lo stato metabolico del miocardio abbassano la soglia di defibrillazione, garantendo una migliore chance di successo alla defibrillazione 2. Picco di corrente ed energia erogati: il picco di corrente erogata al miocardio (misurata in Ampere) è l indicatore ideale d efficacia di uno shock. Per comodità, dato che la misurazione del picco di corrente che attraversa il muscolo cardiaco è a tutt oggi ancora difficoltosa in condizioni di emergenza, il parametro elettrico che viene normalmente usato per definire l entità dello shock è l energia (misurata in Joule) 3. Forme d onda: Si possono classificare in monofasiche o bifasiche. Si parla di onda monofasica quando la corrente che depolarizza la massa cardiaca si dirige in un unica direzione, da un elettrodo all altro. Quando invece la direzione della corrente ad un certo punto si inverte, l onda viene detta bifasica. I defibrillatori che impiegano forme d onda monofasiche necessitano di maggiore energia e quindi devono produrre voltaggi più alti rispetto a quelli necessari ad un defibrillatore bifasico; inoltre la defibrillazione con apparecchi bifasici, a parità di energia erogata, ha una maggiore probabilità di successo rispetto a quelli monofasici 4. Impedenza transtoracica: è la resistenza che si interpone al passaggio della corrente. La determinano fattori quali l energia selezionata, il materiale di interfaccia elettrodi-cute, la pressione di contatto elettrodocute, la dimensione degli elettrodi, posizione degli elettrodi POSIZIONAMENTO DEGLI ELETTRODI Al fine di ridurre il più possibile l impedenza transtoracica, gli elettrodi devono essere posti in una posizione che garantisce il passaggio del massimo flusso di corrente attraverso il miocardio. La posizione raccomandata è sterno-apicale. L elettrodo sternale è 10

11 Formazione Interna BLSD posto alla destra della parte superiore dello sterno sotto la clavicola, quello apicale è posto in direzione longitudinale alla sinistra del capezzolo con la parte centrale in corrispondenza della linea ascellare media (fig. 2). Si raccomanda sempre di non defibrillare su dispositivi sottocutanei, né su cerotti trans-dermici, né direttamente sul tessuto mammario nelle donne. L utilizzo di elettrodi autoadesivi per monitoraggio e defibrillazione è efficace quanto di quelli a placca metallica; inoltre consentono di praticare la defibrillazione a mani libere. Con questa tecnica tuttavia l operatore non può esercitare la pressione che usualmente si pratica con le classiche piastre manuali. Questa pressione abbassa l impedenza transtoracica grazie al miglioramento del contatto fra cute ed elettrodi; le placche adesive garantiscono una simile abbassamento dell impedenza grazie al loro migliore adattamento alla parete toracica: è dunque fondamentale garantire la perfetta aderenza delle placche adesive alla cute, eventualmente rimuovendo il pelo in eccesso mediante il rasoio monouso in dotazione. Figura 2 - Posizione delle piastre del DAE 11

12 Croce Rossa Italiana Comitato Provinciale di Padova I DEFIBRILLATORI AUTOMATICI E SEMIAUTOMATICI Il termine generico di DAE si riferisce ai defibrillatori esterni che incorporano un sistema di analisi del ritmo in grado di indicare al soccorritore se lo shock (defibrillazione) è necessario, ed un sistema di caricamento automatico. L operatore che utilizza un defibrillatore completamente automatico deve semplicemente collegare gli elettrodi al paziente ed accendere l apparecchio, che in pochi secondi procede all analisi del ritmo cardiaco: se si è in presenza di FV o TV il dispositivo carica i propri condensatori ed eroga lo shock. Altri apparecchi, detti semiautomatici, per erogare lo shock elettrico attendono la conferma dell operatore addestrato ad attivarli su pazienti privi di coscienza, respiro e polso. Gli apparecchi in dotazione ai soccorritori della provincia di Padova sono esclusivamente di quest ultimo tipo. Il DAE, di qualunque tipo, esonera l operatore dall onere e dalla responsabilità della diagnosi del ritmo, in quanto analizza il tracciato ed individua quello defibrillabile automaticamente; in virtù di questa caratteristica esso può essere utilizzato anche da parte di personale non medico, adeguatamente formato. Inoltre l apparecchio effettua la registrazione elettrocardiografica di tutto l evento, dal momento dell accensione a quello dello spegnimento, salvandolo in una speciale memoria che può essere, in un secondo momento, interfacciata ad un PC permettendo la verifica dell intero evento comprensivo dei tempi e delle azioni effettuate. Tale memoria non è modificabile dall operatore. Tutti i DAE vengono collegati al paziente con due elettrodi adesivi mediante cavi di connessione. Questi elettrodi hanno due funzioni: rilevare il ritmo ed erogare lo shock elettrico. I DAE in dotazione ai soccorritori della provincia di Padova sono dotati di due tasti, in quanto la sequenza operativa prevede la pressione di due tasti separati, nella debita sequenza: Accensione e inizio analisi tasto ON (verde e rotondo) Shock tasto SHOCK (rosso e triangolare) L analisi del ritmo viene attivata automaticamente una volta che all apparecchio acceso vengano connesse, mediante l apposito connettore, le piastre. 12

13 Formazione Interna BLSD Esperienze cliniche ormai molto ampie hanno dimostrato che i DAE hanno alta specificità e sensibilità e quindi non vengono tratti in inganno dai movimenti del paziente (convulsioni, respirazione agonica ecc.), e sono in grado di discernere i ritmi defibrillabili da quelli non defibrillabili con un altissima affidabilità. RESPONSABILITA DELL OPERATORE DAE Come abbiamo visto, il DAE esonera l operatore dalla responsabilità di riconoscere il ritmo presentato dal paziente come defibrillabile o non defibrillabile. In nessun caso dunque la traccia elettrocardiografica eventualmente visualizzata sul display dell apparecchio deve essere utilizzata dall operatore per decidere se il paziente necessiti o meno di defibrillazione. L operatore DAE è invece primariamente responsabile del corretto utilizzo dell apparecchio; questo comprende: il controllo ad inizio turno che il DAE sia funzionante (clessidra nera lampeggiante visualizzata sul display di stato) e dotato degli accessori necessari (piastre, rasoio mono uso, garze). il riconoscimento dell arresto cardiaco ed il conseguente corretto svolgimento del protocollo. In nessun caso il DAE dovrà essere applicato ad un paziente che presenti circolo e/o respiro conservati, anche se incosciente. l accertamento delle condizioni di sicurezza di tutti i presenti (soccorritori, testimoni, parenti ecc.) al momento dell erogazione dello shock. Ogni caso che prevede (o che avrebbe potuto prevedere) l uso di un DAE verrà riesaminato dai medici responsabili del progetto. Ogni evento in cui viene praticata la RCP deve quindi essere accuratamente documentato e registrato, al fine di poter essere 13

14 Croce Rossa Italiana Comitato Provinciale di Padova poi sottoposto a revisione medica per confermare che l utilizzo del DAE sia avvenuto secondo gli standard professionali ed i protocolli operativi vigenti. La centrale operativa 118 o il Pronto Soccorso accettante potranno inoltre richiedere copia della registrazione dell intervento, a scopi clinici, epidemiologici o di controllo delle procedure: tali registrazioni verranno consegnate esclusivamente tramite l ufficio formazione BLSD al quale dovranno essere segnalate tulle le richieste in tal senso. 14

15 SEQUENZA E TECNICHE BLSD La sequenza del BLSD, al pari del BLS, consiste in una serie di azioni che si riassumono schematicamente con l ABCD: Airways (apertura delle vie aeree), Breathing (respirazione), Criculation (circolo), Defibrillation (defibrillazione). E importante che ogni fase della sequenza sia preceduta da una valutazione che autorizzi alle successive azioni appropriate che sono, nel paziente in arresto cardiaco, la ventilazione, il massaggio cardiaco esterno (MCE) e la defibrillazione. Prima di effettuare la valutazione del paziente il soccorritore deve, come in ogni altra situazione, valutare la sicurezza dell ambiente. Se esistono pericoli reali o presunti la scena deve essere messa in sicurezza prima di poter intervenire; in tutti gli altri casi le manovre di rianimazione vanno iniziate direttamente sul posto, salvo diversa indicazione della Centrale Operativa 118. FASE A STATO DI COSCIENZA E VIE AEREE Una volta avvicinato il paziente, l operatore DAE valuta lo stato di coscienza chiamando l infortunato ad alta voce e scuotendolo gentilmente per le spalle (fig. 3). Figura 3 - Valutazione dello stato di coscienza 15

16 Croce Rossa Italiana Comitato Provinciale di Padova Se non risponde il soccorritore chiede al suo compagno di portare il DAE, qualora questo non sia già disponibile sulla scena (per es. intervento in casa in cui non si prevedeva l utilizzo del DAE), quindi pone la vittima supina su un piano rigido allineando testa, tronco e arti e ne scopre il torace. Successivamente provvede ad aprire le vie aeree. La tecnica di apertura delle via aeree prevede l iperestensione del capo: con una mano posta sulla fronte della vittima si spinge all indietro la testa mentre con due dita dell altra mano si solleva la mandibola agendo sulla punta del mento e applicando una forza verso l alto (fig. 4). Una volta iperesteso il capo il soccorritore controlla la cavità orale alla ricerca di corpi estranei visibili, che dovranno essere eventualmente rimossi. Il soccorritore dovrà sempre avere a disposizione un aspiratore di secreti. Eventuali protesi dentarie vanno rimosse solo se dislocate. In associazione all iperestensione del capo in questa fase può essere utilizzata la cannula di Guedel-Mayo, che favorisce il mantenimento della pervietà delle vie aeree ponendosi tra la lingua e la parete posteriore del faringe. E opportuno utilizzare la cannula solo se non sono presenti riflessi faringei, che potrebbero stimolare il vomito; la misura corretta della cannula può essere stimata prendendo la distanza dall angolo della bocca al lobo dell orecchio. La cannula deve essere inserita con la concavità rivolta verso il naso e, una volta introdotta fino a metà, ruotata di 180 e introdotta fino a far combaciare l anello rigido della parte terminale con l arcata dentaria. Figura 4 - Iperestensione del capo 16

17 Formazione Interna BLSD FASE B VALUTAZIONE DELL ATTIVITA RESPIRATORIA Una volta garantita la pervietà delle vie aeree occorre valutare se l attività respiratoria è presente e normale; questo avviene attraverso la manovra GAS (Guarda Ascolta Senti). Il soccorritore si pone al fianco della vittima e guarda se il torace si espande, ascolta se ci sono rumori respiratori, sente sulla propria guancia l eventuale flusso d aria (fig. 5). Tale manovra deve essere effettuata per non più di 10 secondi, mantenendo la pervietà delle vie aeree con la tecnica descritta al punto A. E importante in questa fase non confondere l attività respiratoria con il cosiddetto respiro agonico o gasping, che consiste nella presenza di contrazioni dei muscoli respiratori non efficaci per la ventilazione: il torace non si espande e non è presente flusso di aria. Il gasping può comparire nei primi momenti dopo la perdita di coscienza e mantenersi per alcuni minuti. Figura 5 - Valutazione della respirazione 17

18 Croce Rossa Italiana Comitato Provinciale di Padova FASE C VALUTAZIONE DEL CIRCOLO La valutazione del circolo è concomitante alla valutazione del respiro. Durante la valutazione dell attività respiratoria il soccorritore valuterà anche i segni di circolo: movimenti, tosse e polso carotideo. Il polso alla carotide è ampio e di facile accesso, ma a volte può non essere percepito anche se presente. La tecnica di ricerca del polso carotideo prevede di (fig. 6): mantenere estesa la testa con la mano posta sulla fronte; con l indice e il medio dell altra mano individuare la cartilagine tiroidea (pomo d adamo) e far scivolare le dita verso di sé fino ad incontrare un solco anatomico corrispondente al margine anteriore del muscolo sternocleidomastoideo, dove decorre l arteria carotide; sostare in questo punto con i polpastrelli delle due dita, esercitando una modesta pressione per non comprimere eccessivamente l arteria. Figura 6 - Ricerca del polso carotideo 18

19 Formazione Interna BLSD A seconda dell esito della valutazione effettuata è possibile il riscontro di una delle seguenti situazioni: 1. Il paziente è incosciente, il respiro e il circolo sono presenti: in questo caso i soccorritori provvedono ad assicurare la pervietà delle vie aeree e procedono nell intervento secondo quanto specificato nei protocolli operativi sanitari. 2. Il paziente è incosciente, non respira ma presenta segni di circolo: i soccorritori provvedono ad assicurare la pervietà delle vie aeree e a ventilare il paziente con pallone AMBU con una frequenza di atti/minuto (una insufflazione ogni 6 secondi circa) 3. Il paziente è incosciente, non respira e non presenta segni di circolo: il paziente si trova in arresto cardiaco ed i soccorritori iniziano senza indugio la RCP; l operatore DAE procede nel protocollo operativo di seguito illustrato. PROCEDURE OPERATIVE DAE Una volta riconosciuto l arresto cardiaco la tempistica di utilizzo del DAE si divide in base al tipo di arresto cardiaco, ovvero se l AC sia stato testimoniato o meno. Si considera arresto cardiaco testimoniato esclusivamente la situazione in cui il paziente perda le funzioni respiratorie e circolatorie in presenza dei soccorritori; in tutti gli altri casi in cui l equipaggio d ambulanza giunga sulla scena e rinvenga il paziente già in AC, l arresto viene considerato non testimoniato, a prescindere dal tempo trascorso dall evento o dalla presenza di testimoni al momento del malore. La procedura operativa può essere perciò così distinta: 1. ARRESTO TESTIMONIATO: in caso di arresto cardiaco che avvenga in presenza del personale di ambulanza la defibrillazione deve essere praticata non appena possibile. Mentre il resto dell equipaggio pratica la RCP, l operatore DAE accende subito il defibrillatore e posiziona le piastre; non appena queste sono posizionate l RCP viene immediatamente interrotta per lasciare che il DAE analizzi il ritmo 19

20 Croce Rossa Italiana Comitato Provinciale di Padova 2. ARRESTO NON TESTIMONIATO: nel caso l arresto cardiaco sia già in atto all arrivo dell equipaggio, prima dell accensione del DAE devono essere praticati 2 minuti di RCP (pari a 5 cicli di ventilazione e massaggio). Al completamento dei 5 cicli l RCP viene interrotta e l operatore DAE provvede ad accendere il defibrillatore e a posizionare le piastre, dando inizio così all analisi del ritmo L utilizzo del DAE avviene seguendo tre semplici punti: 1. Accendere il dispositivo: il DAE inizia ad emettere messaggi vocali e a registrare l evento 2. Collegarlo al paziente: le placche adesive devono essere posizionati sul torace del paziente, rispettivamente in posizione sottoclaveare destra e sulla linea ascellare media sinistra col bordo superiore all altezza del capezzolo e collegati al defibrillatore: il DAE inizia l analisi del ritmo. In questa fase il paziente non deve essere toccato, l ambulanza deve essere fermata e si deve cercare di ridurre al minimo ogni tipo di interferenza 3. Erogare la scarica, se indicata Mentre il DAE effettua l analisi e prima di erogare la scarica, l operatore deve sempre enunciare ad alta voce il messaggio di allontanarsi dal paziente ( Allontanarsi; Io sono via, voi siete via, tutti sono via ), e deve accertarsi che ciò sia effettivamente avvenuto. Il caricamento dei condensatori ha inizio automaticamente al riscontro di un ritmo defibrillabile. L inizio del caricamento è segnalato da un suono sintetizzato; quando il caricamento è avvenuto ed il DAE è pronto ad erogare la scarica il pulsante SHOCK si arma e lampeggia: in questa fase è possibile, premendo il pulsante, erogare la scarica elettrica. Prima di ciò è necessario assicurarsi di nuovo che nessuno sia a contatto con il paziente e che non vi siano altre situazioni a rischio (acqua ); in particolare il torace deve essere asciutto e qualsiasi fonte di ossigeno deve essere allontanata dal paziente (AMBU!). Se il pulsante SHOCK non viene premuto entro 30 secondi, il DAE si disarma e avvia una nuova analisi del ritmo. La somministrazione dello shock provoca di solito contrazioni della muscolatura del paziente, fenomeno assolutamente normale. 20

21 Formazione Interna BLSD Una volta eseguita la scarica deve essere immediatamente iniziata la RCP, che si esegue per 2 minuti (5 cicli) dopodiché l apparecchio inizierà una nuova fase di analisi e la RCP verrà nuovamente interrotta. Se necessario si provvederà nuovamente ad erogare lo shock, seguito da altri 2 minuti di RCP, continuando così fino all arrivo dei soccorsi avanzati o alla ricomparsa di segni di vita. Qualora il DAE segnali che lo shock non è indicato si deve praticare la RCP per 2 minuti, trascorsi i quali il DAE effettuerà nuovamente una nuova analisi e così via. Gli operatori ALS all arrivo sul posto assumono il controllo e la responsabilità del trattamento; l operatore DAE deve fornire un sintetico resoconto della situazione. E di vitale importanza che durante questa fase non vengano mai interrotte le manovre di RCP, che debbono essere praticate con la massima continuità per tutta la durata dell intervento di soccorso. TECNICHE DI RIANIMAZIONE Le tecniche di rianimazione cardiopolmonare (RCP) comprendono le compressioni toraciche e la ventilazione artificiale. Le compressioni toraciche si rendono necessarie quando occorre vicariare il circolo, in mancanza di un attività cardiaca efficace. Durante i primi minuti dopo l arresto cardiaco, la cui causa non sia l asfissia, il contenuto di ossigeno nel sangue rimane alto e la distribuzione dello stesso al miocardio e al cervello è limitata più dalla ridotta gittata cardiaca che da una mancanza di ossigeno nei polmoni. Per questo è utile iniziare le manovre di RCP con il massaggio cardiaco. La ventilazione è, infatti, almeno inizialmente meno importante delle compressioni toraciche. Le compressioni provocano un abbassamento dello sterno schiacciando il cuore contro la colonna vertebrale. Questa spremitura, associata ad un aumento di pressione che si crea all interno del torace, permette al sangue contenuto nelle cavità cardiache e nei grossi vasi di essere spinto in circolo; successivamente il rilasciamento totale del torace permette al cuore di riempirsi nuovamente. Applicando ritmicamente e ripetutamente questa tecnica, ad una frequenza di circa 100 compressioni/minuto, si crea un circolo artificiale in grado di garantire una perfusione cerebrale sufficiente a rallentare l insorgere del danno anossico. Contemporaneamente viene anche assicurata una sufficiente perfusione del muscolo miocardico. Perché il massaggio cardiaco sia efficace il 21

22 Croce Rossa Italiana Comitato Provinciale di Padova paziente deve giacere su un piano rigido e deve essere individuato correttamente il punto dove esercitare le compressioni, che devono essere eseguite con la tecnica corretta: Il soccorritore si pone a fianco della vittima, con le ginocchia all altezza del torace, braccia e spalle perpendicolari al punto di compressione La parte prossimale del palmo di una mano viene posizionato al centro del torace sullo sterno, e viene sovrapposta a questa l altra mano ed intrecciate le dita evitando che la pressione sia applicata sulle coste, sulla parte alta dell addome o sulla parte terminale dello sterno Il torace deve essere compresso di 4-5 cm, e il rilasciamento che segue la compressione deve essere completo per consentire al cuore di riempirsi nuovamente; compressione e rilasciamento devono avere la stessa durata ed ampiezza I gomiti bloccati e le braccia tese conferiscono una rigidità che permette di esercitare la forza sfruttando il peso del tronco; il fulcro del movimento è rappresentato dall anca Il soccorritore conta ad alta voce per imporre il ritmo, mentre chi sta ventilando conta i cicli così da rendersi conto del tempo trascorso (5 cicli di compressioni/ventilazione corrispondono a circa 2 minuti di RCP) Le compressioni toraciche vengono alternate alle ventilazioni con rapporto di 30 compressioni e 2 ventilazioni (30:2). La ventilazione artificiale è necessaria nel paziente in arresto cardiaco e in quello in cui il circolo è ancora efficace ma la respirazione è assente. La tecnica di ventilazione più appropriata, da parte del personale soccorritore di ambulanza, è rappresentata da quella con il pallone AMBU, possibilmente dotato di reservoire, collegato ad una fonte di ossigeno: Il soccorritore si posiziona alla testa della vittima, con le gambe aperte ai lati delle orecchie del paziente 22

23 Formazione Interna BLSD La maschera facciale viene appoggiata sul volto, facendo attenzione che sia della misura adeguata a coprire bocca e naso e che l apice della maschera sia posto in corrispondenza della radice del naso Con l indice ed il pollice di una mano viene mantenuta la maschera aderente al volto, mentre con le restanti dita viene sollevata la mandibola effettuando l iperestensione del capo Con l altra mano viene compresso il pallone AMBU per insufflare un quantitativo d aria tale da provocare l espansione del torace Le insufflazioni devono essere lente e progressive, della durata di 1 secondo, con volume sufficiente per fare espandere il torace, ma evitando ventilazioni troppo veloci o energiche per evitare il fenomeno della distensione gastrica (ovvero l accumularsi dell aria insufflata nello stomaco, con conseguente espansione di quest organo e rischio di vomito). L ossigeno deve essere erogato, mediate il tubo di raccordo collegato al pallone AMBU, ad un flusso di L/minuto. E verificato che il soccorritore che pratica il massaggio cardiaco si affatica e non è più efficace nella manovra dopo in media due minuti; è pertanto opportuno che i soccorritori si scambino nei propri ruoli con regolarità. La modalità consigliata è quella di eseguire lo scambio ogni due minuti, durante la fase di analisi del ritmo. 23

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25 SITUAZIONI SPECIALI QUANDO INIZIARE E PER QUANTO TEMPO CONTINUARE LA RCP? Le manovre BLSD prevedono un supporto di base delle funzioni vitali che ha lo scopo principale di arrestare il progredire del danno cerebrale verso la morte biologica. Questo tentativo deve quindi sempre essere praticato, a meno di non trovarsi di fronte a segni evidenti di morte, che testimoniano l avvenuto decesso. Tali segni sono: la decomposizione tissutale, il rigor mortis non vincibile che impedisce il posizionamento del paziente in posizione idonea alla RCP, la decapitazione o il detroncamento, la completa carbonizzazione. In tutti gli altri casi il soccorritore deve sempre iniziare le manovre rianimatorie, senza tenere conto dell età apparente della vittima, dell aspetto cadaverico, della temperatura corporea o della presenza di midriasi pupillare. Circa il problema della sospensione delle manovre di rianimazione la legislazione italiana riconosce nel medico l unica figura in grado di stabilire l avvenuto decesso della vittima. Se non è presente sul posto un medico, i soccorritori dovranno protrarre la rianimazione fino al suo arrivo o, altrimenti, fino all esaurimento delle proprie forze. RIPRESA DELLE FUNZIONI VITALI Si considera ripresa delle funzioni vitali la ricomparsa di movimento, tosse, respiro associati alla presenza di polso carotideo; può seguire una ripresa della coscienza parziale o totale. Si tratta di un evenienza non frequente, ma possibile qualora lo shock erogato dal DAE riesca a convertire la FV/TV in un ritmo organizzato capace di garantire un adeguata perfusione sistemica. Si tratta di una situazione altamente instabile, in quanto il rischio di una recidiva di arresto cardiaco è molto alta: i soccorritori devono lasciare in sede le piastre, continuare a monitorare il paziente e a praticare le necessarie terapie di supporto quale il mantenimento della pervietà delle vie aeree, la ventilazione artificiale se necessaria, o la somministrazione di ossigeno in maschera ad alti flussi (almeno 10 L/minuto) oltre alla continua rivalutazione dei segni vitali. DEFIBRILLAZIONE IN SITUAZIONI PARTICOLARI Paziente in ipotermia grave: la risposta del miocardio alla terapia elettrica è in questo caso nettamente ridotta; dopo tre tentativi inefficaci di shock deve essere 25

26 Croce Rossa Italiana Comitato Provinciale di Padova praticata in maniera continuativa la RCP in attesa dell arrivo dell equipe ALS. Se il paziente è a contatto con l acqua, deve essere immediatamente spostato ed il torace deve essere asciugato. Donna in gravidanza: i DAE sono sicuri anche in caso di gravidanza, in quanto la corrente è direzionata in modo da non attraversare il feto. Nel caso di arresto cardiaco in donna in gravidanza va adottato il protocollo abituale Pazienti pediatrici: l arresto cardiaco in età pediatrica viene raramente provocato dalla fibrillazione ventricolare; tuttavia l utilizzo del DAE può comunque essere utile in quella fetta di pazienti che presentino un ritmo defibrillabile. I livelli di energia necessari alla defibrillazione di un bambino sono tuttavia inferiori a quelli necessari ad un adulto: l utilizzo di piastre pediatriche permette di ridurre la quantità di energia erogata in caso di paziente di età inferiore agli 8 anni. La posizione delle piastre è invariata; tuttavia nei soggetti più piccoli deve essere posta particolare attenzione affinché queste non si tocchino. Alternativamente le piastre possono essere posizionate davanti e dietro, con la piastra sternale posizionata lungo il bordo sinistro dello sterno e la piastra apicale posizionata sulla schiena tra le scapole. Qualora il DAE non abbia in dotazione le specifiche piastre pediatriche, l utilizzo del DAE è consentito solo su pazienti di età pari o superiore agli 8 anni compiuti. BLSD E TRAUMA La sequenza ABCD del BLSD non è diversa in caso di evento traumatico. Va tuttavia posta la massima attenzione nel proteggere la colonna, in particolare cervicale, sospettando sempre una potenziale lezione. Per questo motivo l iperestensione del capo è controindicata nel paziente traumatizzato; la cannula di Guedel-Mayo viene utilizzata per mantenere la pervietà delle vie aeree, avendo cura di mantenere sempre in asse testa, collo e tronco. La sequenza e le restanti tecniche BLSD non cambiano in caso di arresto cardiaco di origine traumatica. 26

27 APPENDICE ALGORITMO GENERALE BLSD L infortunato risponde? NO APRI LE VIE AEREE L infortunato respira? Ha polso e segni di circolo? NO L arresto è testimoniato? NO SI 2 MINUTI DI RCP APPLICA IL DAE SHOCK indicato? NO SI 2 MINUTI DI RCP EROGA LA SCARICA 2 MINUTI DI RCP 27

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29 Formazione Interna BLSD DAE LAERDAL HEARTSTART FR2 A: Presa del connettore degli elettrodi di defibrillazione B: Indicatore di stato Clessidra nera lampeggiante: DAE pronto per l uso X rossa lampeggiante: DAE necessita di manutenzione urgente X rossa fissa: DAE inutilizzabile C: Pulsante ON/OFF D: Pulsanti di regolazione contrasto E: Pulsante SHOCK 29

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31 Formazione Interna BLSD CHECK LIST DAE HEARTSTART FR2 IL CONTROLLO E SUPERATO SOLO SE HAI RISPOSTO SÌ A TUTTE LE DOMANDE 31

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33 Formazione Interna BLSD NORMATIVA VIGENTE IN MATERIA DI DEFIBRILLAZIONE PRECOCE LEGGE 3 aprile 2001, n.120 Utilizzo dei defibrillatori semiautomatici in ambiente extraospedaliero. La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Promulga la seguente legge: Art E' consentito l'uso del defibrillatore semiautomatico in sede extraospedaliera anche al personale sanitario non medico, nonche' al personale non sanitario che abbia ricevuto una formazione specifica nelle attivita' di rianimazione cardio-polmonare. 2. Le regioni e le province autonome disciplinano il rilascio da parte delle aziende sanitarie locali e delle aziende ospedaliere dell'autorizzazione all'utilizzo extraospedaliero dei defibrillatori da parte del personale di cui al comma 1, nell'ambito del sistema di emergenza 118 competente per territorio o, laddove non ancora attivato, sotto la responsabilita' dell'azienda unita' sanitaria locale o dell'azienda ospedaliera di competenza, sulla base dei criteri indicati dalle linee guida adottate dal Ministro della sanita', con proprio decreto, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara' inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica Italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Data a Roma, addi' 3 aprile 2001 CIAMPI Amato, Presidente del Consiglio dei Ministri Visto, il Guardasigilli: Fassino 33

34 Croce Rossa Italiana Comitato Provinciale di Padova REGIONE DEL VENETO DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE 22 marzo 2002, n. 619 La Giunta regionale delibera a) di far proprie le risultanze del documento tecnico sull'utilizzo dei defibrillatori semiautomatici in ambiente extraospedaliero della Regione Veneto, di cui all'allegato A), che costituisce parte integrante del presente provvedimento; b) di approvare l'adozione di una prima fase, a carattere sperimentale, secondo i modi, i tempi ed i soggetti di cui all'allegato A), riservandosi l'avvio di una seconda fase ad avvenuta verifica dei risultati ottenuti con il compimento della fase iniziale; c) di prevedere e contestualmente impegnare la somma di euro ,00 (quattrocentocinquantamila/00) sul capitolo di bilancio 60009, che presenta la dovuta disponibilità, destinando tale importo all'acquisto di n. 150 defibrillatori semiautomatici (DAE), da collocarsi nei siti fissi individuati dai responsabili delle CC.OO. provinciali del SUEM 118; d) di disporre che tutte le ambulanze impiegate dal SUEM 118, qualora ne siano sprovviste, vengano dotate di DAE, e che i relativi oneri facciano carico ai bilanci delle Aziende ULSS interessate; e) di prevedere e contestualmente impegnare la somma di euro (centocinquantamila/00) sul capitolo di bilancio 60047, che presenta la dovuta disponibilità, destinando tale importo, comprensivo delle spese per il materiale didattico e informativo sull'uso dei DAE, alla formazione del personale non medico individuato nella prima fase; f) di affidare all'azienda ULSS 12 veneziana, in quanto C.O. del SUEM 118 indicata nella DGRV n. 2293/99 quale sede di coordinamento per le maxiemergenze, all'espletamento della gara per l'acquisto dei DAE aventi i requisiti tecnici di cui all'allegato A); g) di demandare alle aziende ULSS sedi delle CC.OO. del SUEM 118 la stipula di accordi con Enti, Istituzioni, Società, Associazioni Pubbliche e Private presso cui saranno allocati in questa prima fase i DAE, sulle modalità d'impiego e di custodia degli stessi. Sottoposto a votazione, il presente provvedimento risulta approvato con voti unanimi e palesi. 34

35 Formazione Interna BLSD ALLEGATO A alla DGR n. 619 del 22 mar 2002 Progetto della Regione Veneto per l'impiego dei defibrillatori semiautomatici in ambiente extraospedaliero PREMESSE La morte improvvisa viene definita come una morte inattesa, non traumatica, non violenta, che si verifica in maniera istantanea o entro breve tempo dall'inizio dei sintomi (da pochi minuti a 1-24 ore). La morte improvvisa e un evento drammatico che ha importanti ripercussioni sociali ed economiche e che costituisce una modalità frequente di decesso nei paesi industrializzati. Le statistiche internazionali indicano che l'incidenza della morte improvvisa e di 0,7-1 caso x 1000 abitanti per anno. Ad esempio, negli USA da 300 mila a 400 mila persone muoiono ogni anno improvvisamente. In Italia tale numero si stima essere di circa 40 mila - 57 mila ( casi per milione di abitanti per anno, ovvero un caso ogni 9-13 minuti). Tradotto in termini percentuali ciò rappresenta, secondo i dati ISTAT, l'8% - 11% di tutte le morti che si verificano annualmente nel nostro paese (circa mezzo milione). Nel Veneto, il numero di morti improvvise per anno e stimato essere di 4380, tenendo conto che lo studio F.A.C.S., condotto in Friuli, ha evidenziato un'incidenza di morte improvvisa pari a 0,95 casi per mille abitanti per anno. Responsabile della morte improvvisa e, nella gran maggioranza dei casi (70% - 80%), un'aritmia ventricolare maligna (una tachicardia ventricolare sostenuta, una fibrillazione ventricolare o una torsione di punta), come documentato nei soggetti rianimati da un arresto cardiaco extraospedaliero o nei soggetti deceduti improvvisamente durante registrazione Holter. La comparsa di una tale aritmia porta ad una contrazione cosi rapida ed irregolare del cuore che e come se questo pompasse a vuoto; ne risulta una riduzione notevole della gittata cardiaca e dell'afflusso di sangue al cervello, con conseguente danno cellulare irreversibile e morte del soggetto. Quando sopravviene un'evenienza di questo tipo al di fuori dell'ospedale, si parla di arresto cardiaco extraospedaliero. Nel Veneto ci sono circa 12 arresti cardiaci extraospedalieri al giorno. Il trattamento dell'arresto cardiaco extraospedaliero presuppone l'esistenza di un sistema di pronto intervento sul territorio e di trattamento delle emergenze basato sul concetto della Catena della Sopravvivenza". I quattro anelli di questa Catena" sono: l'allarme precoce al sistema di emergenza (118 SUEM); la rianimazione cardiopolmonare precoce; la defibrillazione precoce; la terapia avanzata precoce. L'efficienza di un sistema di emergenza sanitaria territoriale dipende dalla stretta interconnessione di questi quattro anelli. La defibrillazione precoce per le persone colpite da arresto cardiaco extraospedaliero rappresenta spesso l'unica terapia risolutiva in quanto, come detto prima, la causa principale dell'arresto cardiaco e un'aritmia ventricolare maligna. Le probabilità di recuperare un paziente sono tanto più elevate quanto più breve e l'intervallo tra l'inizio della fibrillazione 35

36 Croce Rossa Italiana Comitato Provinciale di Padova ventricolare e la defibrillazione. Per ogni minuto che passa dall'esordio della fibrillazione ventricolare la sopravvivenza dei soggetti in arresto cardiaco extraospedaliero diminuisce del 10%. OBIETTIVI Di qui la necessita di implementare anche nella Regione Veneto, un sistema di pronto intervento e di trattamento delle emergenze che preveda una rete di defibrillatori semiautomatici in tutti i mezzi di soccorso 118" e collocati in siti ritenuti strategici, al fine di eseguire la defibrillazione precoce con tali apparecchi da parte del personale sanitario non medico e laico istruito, prima dell'arrivo sul posto di personale medico specializzato e prima del trasporto in ospedale. La Regione Veneto intende promuovere la diffusione dei DAE in due fasi successive - la prima fase, sarà di sperimentazione, in quanto la diffusione di tale metodica in ambiente non ospedaliero rappresenta una assoluta novità nel nostro Paese, e viene delegata a personale non medico e laico, presentando forti responsabilità e una necessaria formazione, che impongono massima attenzione da parte della Regione e del Servizio Sanitario Nazionale. In tale prima fase i DAE verranno diffusi in tutti i mezzi di soccorso 118 e in siti ritenuti strategici con la formazione del personale sanitario non medico e laico coinvolto. Nel pieno recepimento della legge 3 aprile 2001 n. 120, e necessario che tutto il sistema dell'emergenza territoriale 118" della Regione sia in grado di eseguire la defibrillazione extraospedaliera. Andranno pertanto dotate di DAE tutte le ambulanze coinvolte a rispondere a tali emergenze, formando il personale soccorritore sanitario non medico al suo utilizzo, ivi compreso il personale del volontariato convenzionato. Vanno inoltre individuate come scelte prioritarie, da valutarsi successivamente in ambito provinciale, anche sul piano epidemiologico, da parte della CO 118, i seguenti siti in cui collocare dei DAE in postazioni fisse: Principali Stazioni ferroviarie Aeroporti con voli di linea. Centri Commerciali ad alta densità di affluenza Stadi ed impianti sportivi di maggior affluenza Principali località turistiche (spiagge, impianti di risalita, centri storici) Principali Centri Industriali e Produttivi La condizione di posizionamento di DAE o la loro concessione in tali siti e obbligatoriamente legata alla presenza di personale dedicato al suo utilizzo 24 ore su 24 o durante gli orari di apertura al pubblico, formato, motivato, e responsabile dell'uso del DAE e della sua conservazione. In tale prima fase di sperimentazione, viene pertanto prevista la formazione dei seguenti soggetti: Personale sanitario non medico del 118 dipendente o del volontariato convenzionato Forze dell'ordine (PS-VV.F-VV.UU - Carabinieri - Guardia di Finanza), Guardie Giurate e/o personale addetto alla sicurezza 36

37 Formazione Interna BLSD Soggetti stabilmente presenti nei siti sopra elencati, in grado per ruolo e competenza di assolvere tali funzioni. Tale prima fase di sperimentazione prevederà il coinvolgimento di tutte le UU.LL.SS.SS. del Veneto che dovranno accertare che i mezzi del sistema d'emergenza 118 siano dotati di defibrillatori semiautomatici, e assicurare la formazione del personale non medico coinvolto. Prevederà inoltre degli accordi con il Volontariato convenzionato, le Forze dell'ordine e con i Soggetti sopra individuati, per la formazione del personale e per l'eventuale dotazione dei DAE. La Regione si attiverà per la diffusione dei DAE nei siti sopra individuati, promuovendo l'acquisizione da parte di terzi o assumendone direttamente l'onere. La Regione altresì attuerà la formazione dei soggetti individuati attraverso le CC.OO. 118 provinciali e il Servizio Sanitario Nazionale mediante specifici accordi con gli Enti pubblici e privati coinvolti. Al termine della prima fase di sperimentazione (12-18 mesi) la Regione Veneto, attraverso le CO 118, verificherà l'efficacia, l'efficienza e l'appropriatezza del progetto, con particolare attenzione al numero di eventi che hanno richiesto l'utilizzo del DAE e ai risultati ottenuti, alla regolare manutenzione dei DAE, alla corretta gestione delle autorizzazioni, nonché alla capacita di formare tutto il personale e di verificarlo a distanza. Conclusa la prima fase sperimentale, a verifica ottenuta, la Regione Veneto attuerà una seconda fase di maggiore diffusione del sistema DAE, mirando ad una sua capillarizzazione sul territorio, con l'individuazione di ulteriori postazioni fisse per i DAE e con il coinvolgimento di altri gruppi di soggetti laici. Regolamentazione d'uso Le Aziende Sanitarie Locali, sedi di sistema 118, autorizzano la regolamentazione d'uso del defibrillatore semi automatico, in sede extra ospedaliera, nel rispetto dei seguenti criteri: la struttura utilizzatrice mediante la ditta fornitrice e con la supervisione della C.O. 118, ne cura la conformità alle norme in vigore, la funzionalità, la manutenzione e la revisione periodica e richiede l'autorizzazione all'uso alle Aziende Sanitarie Locali sedi di Sistema 118. tutto il personale, non medico, che utilizza il defibrillatore semi automatico, deve essere in possesso di idonea formazione validata e sistematicamente verificata dalle Aziende Sanitarie Locali sede di Sistema 118. L'autorizzazione, di norma, ha durata 12 mesi. e depositato, presso le Aziende Sanitari Locali sedi di C.O. Provinciali SUEM 118, l'elenco delle persone autorizzate. e depositato, presso le Centrali Operative sedi di Sistema 118, l'elenco dei defibrillatori semi automatici e specificato il modello e la sede ove sono disponibili. l'avvenuto utilizzo del defibrillatore semi automatico deve essere immediatamente comunicato al Sistema 118 territorialmente competente secondo protocolli concordati. 37

38 Croce Rossa Italiana Comitato Provinciale di Padova Formazione Per garantire una omogeneità di formazione su tutto il territorio regionale e coordinare le varie fasi della formazione, il progetto prevede l'individuazione di un responsabile regionale indicato dalla Direzione dei Servizi Ospedalieri ed Ambulatoriali che si avvarrà dei responsabili provinciali C.O. 118 per gli ambiti di competenza previsti dalla Legge. Il responsabile provinciale C.O. 118 potrà avvalersi delle potenzialità formative legate agli ambiti specialistici di area (cardiologia - pronto soccorso - anestesia e rianimazione) e delle associazioni scientifiche o società formative già esistente e riconosciute che sviluppano tale formazione. La formazione del personale ha per obiettivo di permettere di far funzionare, in tutta sicurezza, il defibrillatore semi automatico, per assicurare la presa in carico delle persone vittime di un arresto cardiocircolatorio. L'operatore che somministra lo shock elettrico con il defibrillatore semi automatico e responsabile, non della corretta indicazione di somministrare lo shock che e determinato dall'apparecchio, ma della realizzazione di questa manovra in condizioni di sicurezza per il paziente, per l'operatore e per tutte le persone presenti intorno al paziente. Questa formazione, di cui in seguito e specificato il programma, deve essere dispensata, sotto la responsabilità di un medico delegato dal Responsabile della C.O.118, coadiuvato da istruttori sanitari e laici certificati in rapporto di 1 a 4/5, da medici e infermieri, assistiti da monitori qualificati. La dotazione minima, in termini di materiale pedagogico di ogni centro di formazione, e rappresentato da un manichino che permetta l'insegnamento della RCP, inclusa la liberazione delle vie aeree, la ventilazione artificiale, il massaggio cardiaco esterno e l'utilizzo di un defibrillatore semi automatico. La formazione iniziale deve prevedere: La conoscenza dei metodi di rianimazione cardiopolmonare di base (Basic Life Support secondo le linee guida dell'american Heart Association A-HA- o European Resuscitation Council -ERC-). Parte teorica: finalità della defibrillazione precoce, fondamentali di elettrofisiologia cardiaca, pericoli e precauzioni per il personale ed i pazienti: Presentazione e descrizione dell'apparecchio, alimentazione, uso e manutenzione, modalità di messa in opera e dimostrazione da parte del formatore. Parte pratica: messa in opera sul manichino della sequenza di RCP e defibrillazione semi automatica, raccolta dei dati registrati e analisi dell'intervento. 38

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