di G. Sagliaschi e L. Noja

Dimensione: px
Iniziare la visualizzazioe della pagina:

Download "di G. Sagliaschi e L. Noja"

Transcript

1 TUTELA DELLA PROVENIENZA GEOGRAFICA E AZIENDALE DEI PRODOTTI INDUSTRIALI: LA SVOLTA DEL MADE IN ITALY di G. Sagliaschi e L. Noja Estero >> Commercio internazionale

2 Con la legge finanziaria 2004 (legge 350/2003) ha preso il via un vasto progetto di riforma a tutela del "made in Italy", volto a contrastare il crescente fenomeno della contraffazione, proveniente, in particolare, dai mercati del Far East, che, secondo le stime del Governo, in Italia ha ormai raggiunto l allarmante cifra di 4-5 miliardi di euro all anno. È stato così avviato, ad opera del Ministero delle Attività Produttive e del Ministero delle Finanze, il c.d. Progetto Leonardo "per la realizzazione di azioni a sostegno di una campagna promozionale straordinaria a favore del made in Italy, anche attraverso la regolamentazione dell'indicazione di origine o l'istituzione di un apposito marchio a tutela delle merci integralmente prodotte sul territorio italiano o assimilate ai sensi della normativa europea in materia di origine, nonché per il potenziamento delle attività di supporto formativo e scientifico particolarmente rivolte alla diffusione del made in Italy nei mercati mediterranei, dell'europa continentale e orientale" (art. 61 legge finanziaria 2004), che prevede, tra l'altro, la creazione del Fondo per la promozione straordinaria del made in Italy, della esposizione permanente del design italiano e del made in Italy, nonché del Comitato nazionale anti-contraffazione 1 ). Inoltre, non limitandosi a stabilire, in chiave programmatica, misure per tutelare e promuovere il made in Italy con interventi legislativi di attuazione e risorse da destinare al sistema produttivo, la legge finanziaria 2004, art. 4, par. 49, interviene direttamente nel settore, introducendo una parziale modifica all'art. 517 del Codice penale ("Vendita di prodotti industriali con segni mendaci"), tale per cui: L'importazione e l'esportazione a fini di commercializzazione ovvero la commercializzazione di prodotti recanti false o fallaci indicazioni di provenienza costituisce reato ed è punita ai sensi dell'art. 517 del Codice penale. Costituisce falsa indicazione la stampigliatura made in Italy su prodotti e merci non originari dall'italia ai sensi della normativa europea sull'origine; costituisce fallace indicazione, anche qualora sia indicata l'origine e la provenienza estera dei prodotti o delle merci, l'uso di segni, figure, o quant'altro possa indurre il consumatore a ritenere che il prodotto o la merce sia di origine italiana. Le fattispecie sono commesse sin dalla presentazione dei prodotti o delle merci in dogana per l'immissione in consumo o in libera pratica e sino alla vendita al dettaglio. È davanti agli occhi di tutti l'esigenza che ha ispirato l'intervento riformatore, ossia quella di porre un freno alla commercializzazione di prodotti contraffatti provenienti da mercati esteri, in particolare dal Far East, con indicazione mendace circa l'origine, la provenienza e/o la qualità degli stessi, e ciò a tutela non soltanto dei consumatori, vittime dell'inganno, ma anche, e soprattutto, degli imprenditori nazionali che subiscono una concorrenza sleale contro la quale spesso non sanno, o non possono, difendersi. Un discorso de iure condendo sulla tutela della provenienza geografica e aziendale dei prodotti industriali dovrebbe, peraltro, necessariamente fare i conti con le dinamiche complesse della moderna realtà economica, caratterizzate da aspetti fisiologi e patologici strettamente interconnessi, e con le istanze ed esigenze, tra loro spesso contrapposte e apparentemente inconciliabili, da queste veicolate. In quest'ottica, infatti, un intervento riformatore inteso a colpire la patologia del sistema, individuata per l'appunto nell'inarrestabile diffusione sul mercato nazionale di prodotti contraffatti provenienti da mercati stranieri in via di sviluppo, dovrebbe tener conto delle conseguenze che un tale intervento potrebbe avere rispetto ad altre dinamiche e ad altre esigenze parimenti meritevoli di tutela. Ci si intende riferire, in particolare, al fisiologico decentramento dell'attività industriale attraverso l'esternalizzazione della produzione a terzi sub-fornitori, spesso operanti proprio su mercati in via di sviluppo dove è possibile avvantaggiarsi del basso costo del lavoro e/o di agevolazioni fiscali, e alla esigenza degli imprenditori nazionali, che hanno, in parte o del tutto, decentrato il ciclo di produzione, di caratterizzare comunque i propri prodotti in maniera uniforme, per origine, provenienza e qualità, e ciò al fine di conservare, indipendentemente dal luogo di effettiva lavorazione dei prodotti stessi, l'immagine unitaria del gruppo, del marchio e del prodotto. L'interconnessione tra i due fenomeni, quello fisiologico del decentramento produttivo e quello patologico della contraffazione, appare subito evidente quando si consideri che l esternalizzazione spesso comporta il trasferimento di tecnologia e segni distintivi proprio in 1 La legge finanziaria 2004 è stata pubblicata in G.U. n. 299 del 27 dicembre S.o. n Pagina 2 di 10

3 quei mercati in cui è più avvertito il rischio contraffazione. D'altronde, emerge altrettanto chiaramente il possibile contrasto tra le istanze veicolate da tali fenomeni, visto che, almeno in apparenza, le misure più efficaci a contrastare il fenomeno della contraffazione finiscono per soffocare anche, o forse soprattutto, l esigenza manifestata dalle imprese nazionali che hanno decentrato la produzione. Stabilendo che "Costituisce falsa indicazione la stampigliatura made in Italy su prodotti e merci non originari dall'italia ai sensi della normativa europea sull'origine; costituisce fallace indicazione, anche qualora sia indicata l'origine e la provenienza estera dei prodotti o delle merci, l'uso di segni, figure, o quant'altro possa indurre il consumatore a ritenere che il prodotto o la merce sia di origine italiana" - senza distinguere a seconda del soggetto che fa utilizzo dell'indicazione made in Italy, imprenditore italiano o straniero, bensì in ragione del luogo di effettiva lavorazione del prodotto - certamente il legislatore italiano ha intenso porre in essere una misura protettiva volta a contrastare il fenomeno della contraffazione, ma non si è forse sufficientemente curato del rischio connesso di frustrare anche le esigenze dell imprenditore nazionale che, per aver esternalizzato una parte sostanziale del ciclo produttivo, si veda impedito a caratterizzare unitariamente il proprio prodotto, valorizzandolo con il marchio di italianità. Di seguito, verrà sinteticamente delineato il quadro normativo attuale a tutela della provenienza geografica e aziendale dei prodotti industriali, analizzando trasversalmente gli strumenti offerti dalla normativa penale e da quella a tutela del consumatore e della concorrenza, soffermandosi, di volta in volta, a considerare l'impatto che potrà avere la riforma che ha preso il via con la legge finanziaria Con una doverosa premessa e un'altrettanto doverosa domanda: come si avrà modo di approfondire infra, dall'attuale quadro d'insieme emerge chiaramente che, salvo quanto riguarda specifiche categorie merceologiche, l'ordinamento italiano non impone, in positivo, un obbligo di indicare l'origine e la provenienza dei prodotti industriali messi in commercio, quanto, in negativo, vieta e intende reprimere la condotta ingannatoria di chi faccia uso di nomi, marchi e segni distintivi mendaci; la legge finanziaria 2004 e i futuri interventi legislativi di attuazione andranno ad incidere anche su questo assunto di fondo? ASPETTI PENALISTICI Il codice penale del 1930 conosce la tutela della provenienza aziendale e geografica dei prodotti industriali e colloca tra i reati contro l'economia pubblica, l'industria e il commercio due figure tipiche di reato, la frode nell'esercizio del commercio (art. 515) e la vendita di prodotti industriali con segni mendaci (art. 517), a espressa tutela dell'origine, provenienza e qualità delle merci vendute o comunque poste in circolazione. Va ribadito innanzitutto quanto anticipato in termini generali: la condotta penale tipica descritta negli artt. 515 e 517 codice penale è condotta commissiva e non omissiva, per cui integra la fattispecie di reato chi ponga in essere una condotta ingannatoria facendo uso di nomi, marchi e segni distintivi mendaci e non invece chi semplicemente ometta di dichiarare l'origine e la provenienza di prodotti industriali posti in circolazione. In particolare, l'art. 517, che qui interessa, incrimina: chiunque pone in vendita o mette altrimenti in circolazione opere dell'ingegno o prodotti industriali, con nomi, marchi o segni distintivi nazionali o esteri, atti a indurre in inganno il compratore sull'origine, provenienza o qualità dell'opera o del prodotto". Un reato di pericolo concreto, dunque, che non intende offrire una tutela diretta alla veridicità dei segni o alla verità del messaggio, ma alla affidabilità che il pubblico viene a riporre in essi. Non importa che si tratti di nomi, marchi o segni distintivi - da intendersi come qualsivoglia indicazione o simbolo capace di dare informazioni al consumatore, ivi pertanto comprese le indicazioni di provenienza 2 - registrati o altrimenti riconosciuti e protetti a livello nazionale o 2 In tal senso, si è espressa la Cassazione penale il 25 settembre 1980, in Giust. pen. 81, II, 130. Parte della dottrina, peraltro, non condivide tale estensione della formula legale, pur ammettendo che nel concetto di segno distintivo Pagina 3 di 10

4 internazionale. Parimenti non è necessario che vi sia stata una vera e propria contraffazione o alterazione degli stessi: è sufficiente che comunque vi sia stato l'utilizzo di nomi, marchi o segni distintivi che risultano idonei ad indurre in errore l'eventuale compratore "medio" in ordine alla origine, provenienza o qualità del prodotto. Si rileva, peraltro, l'incertezza mostrata dalla dottrina nel definire i concetti di origine e di provenienza, spesso utilizzati alla stregua di una mera endiadi, ove, invece, a voler distinguere, sembra corretto ricollegare l'"origine" alla provenienza geografica, "da una determinato luogo specifico", e la "provenienza", invece, alla provenienza aziendale, "da un determinato produttore specifico", dei prodotti messi in circolazione. Parte della dottrina, supportata da una certa giurisprudenza, si spinge persino a negare qualsiasi autonomia ai due concetti di origine e provenienza, qualificandoli quali elementi funzionali al terzo, la qualità, che in realtà sarebbe il solo fondamentale, posto che il luogo e lo stabilimento in cui il prodotto è confezionato sono indifferenti alla qualità del prodotto stesso. In quest'ottica, origine e provenienza dovrebbero intendersi esclusivamente come indicatori della provenienza giuridica, ossia del produttore cui attribuire la responsabilità per la qualità, appunto, del prodotto. Tutto ciò premesso, e a prescindere dalle ambiguità terminologiche della norma, non vi può essere dubbio che la fattispecie penale risulta integrata nel caso di vera e propria contraffazione, ossia ogni qual volta vengono commercializzati in Italia beni industriali prodotti all'estero da imprenditori stranieri, con falsa indicazione di provenienza aziendale o geografica, ossia con apposizione di marchi o altri segni distintivi in grado di creare nel consumatore l'apparenza di un prodotto fabbricato in Italia e/o da soggetti italiani. Invero, in linea teorica, la fattispecie penale sembra applicarsi anche al caso dell'imprenditore nazionale che, dopo aver affidato a terzi sub-fornitori, in tutto o in parte prevalente, la lavorazione dei prodotti industriali da commercializzare sul mercato italiano, contrassegni il prodotto finito con il proprio nome e marchio, nonché con indicazioni di provenienza, aziendale e/o geografica, che riconducano comunque il prodotto al territorio italiano e all imprenditore nazionale. Peraltro, la giurisprudenza, che ha avuto modo in diverse circostanze di verificare l applicabilità della fattispecie ai casi di esternalizzazione della produzione, è giunta, almeno in parte, a risultati di compromesso che, senza snaturare la lettera della norma penale, permettessero di salvaguardare le esigenze di decentramento ed insieme di unitarietà del gruppo aziendale, che abbiamo visto essere proprie della moderna realtà economica. In quest ottica, si è innanzitutto dato conferma del fatto che, a prescindere dall effettivo luogo di lavorazione dei prodotti, l imprenditore nazionale ha il diritto di contrassegnare gli stessi con i propri marchi e segni distintivi. Scopo del marchio, si è detto, non è tanto quello di indicare la provenienza geografica o aziendale del prodotto, quanto la sua provenienza giuridica, ossia quello di individuare il soggetto responsabile delle scelte e delle modalità della produzione e quindi, in ultima analisi, della qualità del prodotto finito 3. Più problematiche le ipotesi nelle quali, con una qualche equivocità, l'imprenditore nazionale non si limita ad apporre al prodotto commissionato a terzisti il proprio marchio, ma faccia uso di nomi, segni distintivi o altre indicazioni che possano indurre il pubblico a ritenere il prodotto fabbricato direttamente dall'imprenditore e/o in una determinata zona geografica. rientrano certamente la ragione o denominazione sociale, la ditta, l'insegna, le indicazioni di provenienza e gli altri segni di genere. 3 Cfr., in particolare, Tribunale Torino 12 ottobre 1984, in Foro it. 1985, II, 230. Il Tribunale ha riformato una precedente decisione resa dal Pretore di Torino, che aveva ritenuto integrata la fattispecie di reato di cui all'art. 517 del Codice penale per il fatto di avere la Fiat apposto il proprio marchio su autovetture fatte produrre all'estero conto terzi, in Polonia, Jugoslavia, Spagna, Brasile, senza indicazione del luogo di effettiva produzione. Secondo il Tribunale di Torino la "funzione distintiva del marchio... è una funzione di indicazione di provenienza di un determinato prodotto da un determinato nucleo imprenditoriale, garantendo, quindi, il marchio anche, almeno indirettamente e tendenzialmente, la costanza qualitativa del prodotto rispetto agli altri che lo hanno preceduto e recavano lo stesso segno..." ed è pertanto lecita la "apposizione del marchio del committente sui prodotti fabbricati per suo conto da terzi (i c.d. "terzisti"), per lo meno quanto tale lavorazione avvenga secondo le dettagliate istruzioni tecniche del committente e sotto la sua sorveglianza, sì da origine ad un prodotto che non si distingua qualitativamente da quello fabbricato dal committente medesimo, ampliandosi in tal modo sia la funzione tipica del marchio sia il concetto di provenienza aziendale di un prodotto". Pagina 4 di 10

5 In tutti questi casi ci si trova in una zona grigia, dipendendo l'applicazione della norma penale dalla concreta attitudine ingannatoria delle indicazioni utilizzate dall'imprenditore. Secondo il più recente indirizzo giurisprudenziale, peraltro, neppure l'indicazione errata o imprecisa del luogo di fabbricazione è sufficiente per integrare gli estremi del reato quando sia comunque possibile ricondurre il prodotto ad una determinata organizzazione imprenditoriale, e ciò perché la garanzia che la legge ha inteso assicurare al pubblico riguarda l'origine e la provenienza del prodotto non già da un determinato luogo, bensì da un determinato produttore, e cioè da un imprenditore che ha la responsabilità giuridica, economica e tecnica del processo di produzione 4. Tutto ciò premesso, non resta che chiedersi come andrà ad incidere sulla norma penale e sulla sua applicazione la modifica introdotta con la legge finanziaria Invero, la Finanziaria più che modificare, integra la norma penale, ne specifica il contenuto, stabilendo espressamente che: Costituisce falsa indicazione la stampigliatura "made in Italy" su prodotti e merci non originari dall'italia ai sensi della normativa europea sull'origine; costituisce fallace indicazione, anche qualora sia indicata l'origine e la provenienza estera dei prodotti o delle merci, l'uso di segni, figure, o quant'altro possa indurre il consumatore a ritenere che il prodotto o la merce sia di origine italiana 5. In attesa delle prime applicazioni giurisprudenziali e gli aspetti sanzionatori, sembrano possibili due diverse interpretazioni: o la riforma ha soltanto carattere declamatorio, non incidendo, di fatto, sulla portata della norma penale; ovvero la riforma incide direttamente sulla estensione della norma penale, in tal caso ampliandone i confini al di là di quanto stabilito dalla più recente giurisprudenza. A tale riguardo, non senza una certa vis polemica, sarà sin d'ora permesso osservare che un tale ampliamento della norma penale non andrà certo a colpire la condotta contraffattoria dell'imprenditore straniero che commercializzi in Italia beni industriali prodotti all'estero e contrassegnati con false indicazione di provenienza aziendale o geografica, ossia con apposizione di marchi o altri segni distintivi in grado di creare nel consumatore l'apparenza di un prodotto fabbricato in Italia e/o da soggetti italiani, ché, già oggi, la norma penale reprime senza riserve questa condotta; piuttosto, la riforma andrà con ogni probabilità a colpire proprio l'imprenditore nazionale che abbia esternalizzato la produzione, il quale potrebbe vedere frustrata l'esigenza, che fino ad oggi la nostra giurisprudenza ha cercato di contemperare, di caratterizzare unitariamente il proprio prodotto, valorizzandolo con il marchio di italianità. 4 Lo sviluppo giurisprudenziale sembra dare conferma della consapevolezza, ormai acquisita dai nostri Giudici, circa le esigenze veicolate dalle moderne tecniche di produzione. Mentre nel 1979 la Cassazione (Cassazione penale 29 gennaio 1979, in Foro it. 1981, II, 252), dopo aver ribadito il diritto dell'imprenditore di contrassegnare con il proprio marchio i prodotti commissionati a terzi subfornitori, concludeva sostenendo che "integra gli estremi del reato di vendita di prodotti industriali con segni mendaci, di cui all'art. 517 del Codice penale, il fatto dell'imprenditore, titolare del marchio, che offre in vendita prodotti commissionati ad altri, indicando sulla confezione in modo equivoco il luogo di fabbricazione", nel 1999 la Suprema Corte (Cassazione penale 7 luglio 1999, in Riv. pen. 1999, 1107) ha escluso la sussistenza del reato in un caso in cui l'imprenditore committente aveva apposto sul prodotto commissionato a terzi subfornitori, oltre al proprio marchio, anche l'indicazione della propria sede legale, concludendo che "una indicazione errata o imprecisa relativa al luogo di produzione non può costituire motivo di inganno su uno dei tassativi aspetti considerati dall'art. 517 del Codice penale in quanto deve ritenersi pacifico che l'origine del prodotto deve intendersi in senso esclusivamente giuridico, non avendo alcuna rilevanza la provenienza materiale posto che origine e provenienza sono indicate, a tutela del consumatore, solo quali origine e provenienza dal produttore". 5 Non viene preso in considerazione nel testo l aspetto forse più innovativo della riforma, ossia quello sanzionatorio: a tal riguardo ci limita a richiamare il testo dell art. 4 par. 49 della legge finanziaria 2004, in base al quale: "La fallace indicazione delle merci può essere sanata sul piano amministrativo con l'asportazione a cura ed a spese del contravventore dei segni o delle figure o di quant'altro induca a ritenere che si tratti di un prodotto di origine italiana. La falsa indicazione sull'origine o sulla provenienza di prodotti o merci può essere sanata sul piano amministrativo attraverso l'esatta indicazione dell'origine o l'asportazione della stampigliatura made in Italy". Pagina 5 di 10

6 TUTELA DEL CONSUMATORE E TUTELA DELLA CONCORRENZA L'esame del quadro normativo e giurisprudenziale, nell ambito del quale l iniziativa legislativa del Governo andrebbe ad inserirsi, non può non investire anche l ulteriore profilo riguardante la tutela della concorrenza e del consumatore. Come è già stato sottolineato, non è ancora ben chiaro se e come il Governo intenda dare attuazione al Progetto Leonardo sul made in Italy, previsto dall art. 61 legge finanziaria È, però, certo che, se la preannunciata "regolamentazione dell'indicazione di origine" dei prodotti commercializzati in Italia dovesse tradursi nell imposizione sui produttori dell obbligo di indicare sulle loro merci il paese di origine delle stesse, la riforma sarebbe epocale e potrebbero finanche porsi problemi di compatibilità della normativa in questione con i principi comunitari che governano la materia della libera concorrenza nel mercato comune. Tale problematica in passato è già stata affrontata dalla Corte di Giustizia Europea 6, la quale, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità di una normativa nazionale in forza della quale, in mancanza di una precisa indicazione circa l origine di determinati prodotti, ne vietava la commercializzazione all interno dello Stato membro, dichiarò un siffatto divieto incompatibile con l art. 30 del Trattato Cee. La Corte ebbe, infatti, ad affermare che, essendo lo scopo delle indicazioni di origine quello di permettere ai consumatori di distinguere tra prodotti nazionali e prodotti importati, prevedere l obbligo di inserire una tale indicazione sulle etichette dei prodotti, di fatto dà ai consumatori "la possibilità di far valere i loro eventuali pregiudizi nei confronti delle merci straniere" 7. Del resto, la Corte significativamente aggiungeva che, ove l'origine nazionale della merce suggerisce ai consumatori determinate qualità, i produttori hanno interesse ad indicarlo di loro iniziativa sui prodotti o sugli imballaggi, senza che sia necessario obbligarveli; in questo caso, la tutela dei consumatori è adeguatamente garantita dalle norme che consentono di far vietare l'uso di indicazioni d'origine false, norme che il trattato Cee lascia intatte. Con la decisione citata, la Corte di Giustizia ha voluto, dunque, affermare il principio secondo cui, se è vero che gli Stati membri non possono imporre l obbligo di apporre su prodotti commercializzati nei rispettivi territori un marchio di origine, è altrettanto vero che, nella misura in cui tale marchio venga volontariamente apposto dagli stessi produttori, le norme nazionali devono garantire la correttezza e veridicità delle indicazioni che da esso possono trarsi circa la provenienza della merce; diversamente non verrebbe attuato quel difficile bilanciamento tra libera concorrenza e tutela dei consumatori che ciascuno Stato membro è chiamato a realizzare. In linea con quanto precede, come già rilevato, ad oggi, fatta eccezione per determinate categorie merceologiche, il legislatore italiano si è astenuto dall'introdurre nel nostro ordinamento un obbligo generale per i produttori di indicare sulle etichette il paese di produzione delle merci che commercializzano in Italia. Salvo quanto previsto dal codice penale, 6 Commissione Ce vs. United Kingdom, Causa 207/83, sentenza 25 aprile Nello stesso senso cfr. anche Commissione Ce vs. Repubblica federale di Germania, Causa C-325/00, sentenza 5 novembre 2002 e Commissione Ce vs. Repubblica francese, Causa C-6/02, sentenza 6 marzo Nel primo caso la Corte di Giustizia Europea dichiarò che la Repubblica federale di Germania, con la concessione del marchio di qualità «Markenqualität aus deutschen Landen» (qualità di marca della campagna tedesca) a prodotti finiti di una determinata qualità e fabbricati in Germania, era venuta meno agli obblighi ad essa incombenti ai sensi dell'art. 30 del trattato Ce. Secondo la Corte, infatti, la disciplina controversa ha, quantomeno potenzialmente, effetti restrittivi sulla libera circolazione delle merci tra Stati membri. Una simile disciplina, introdotta al fine di promuovere la commercializzazione dei prodotti agroalimentari realizzati in Germania ed il cui messaggio pubblicitario sottolinea la provenienza tedesca dei prodotti interessati, può indurre i consumatori ad acquistare i prodotti che portano il marchio Cma, escludendo i prodotti importati. Peraltro, la Corte ha aggiunto, il fatto che l'uso del marchio Cma sia facoltativo non ne elimina il carattere di ostacolo per gli scambi, dato che l'uso di questo marchio favorisce, o è atto a favorire, lo smercio dei prodotti in questione rispetto ai prodotti che non possono fregiarsene. Si deve quindi, del pari, respingere l'argomento secondo cui il fatto che la disciplina controversa persegua una politica di qualità la escluderebbe dal campo d'applicazione dell'art. 30 del Trattato. Infatti, l'esistenza di una restrizione ai sensi dell'art. 30 del Trattato dev'essere valutata con riferimento all'effetto della misura interessata sugli scambi. Nel secondo caso, la Corte censurò, in quanto contrario all art. 28 (ex art. 30) del Trattato Ce, il mantenimento da parte del Governo francese, della protezione giuridica nazionale concessa ad alcuni marchi regionali quali «Savoie», «Franche-Comté», «Corse», «Midi-Pyrénées», «Normandie», «Nord-Pas-de-Calais», «Ardennes de France», «Limousin», «Languedoc-Roussillon» e «Lorraine». Pagina 6 di 10

7 la materia inerente alle indicazioni di provenienza delle merci trova, infatti, la propria sola ed unica disciplina specifica nel dpr 656 del 26 febbraio 1968, con il quale l'accordo di Madrid è stato recepito in Italia. In forza dell'art. 1 di tale dpr: le merci per le quali vi sia il fondato sospetto che rechino falsa o fallace indicazione di provenienza sono soggette a fermo all'atto della loro introduzione nel territorio della Repubblica, a cura dei competenti uffici doganali che ne danno immediata notizia all'autorità giudiziaria e agli interessati. La ratio sottesa a tale norma è chiaramente quella di garantire ai consumatori un'efficace tutela rispetto a false dichiarazioni in merito alla provenienza delle merci importate nel nostro territorio, imponendo l'obbligo per i produttori di agire in buona fede nei confronti del mercato e, nella misura in cui vogliano "dichiarare" qualcosa circa l'origine dei loro prodotti, di dichiarare il vero. Ben diverso sarebbe, è evidente, prevedere che tutte le merci commercializzate nel nostro paese debbano recare il marchio made in, considerato che, come rilevato dalla Corte di Giustizia, una tale previsione, ben lungi dal limitarsi a garantire il sacrosanto diritto dei consumatori a non essere raggirati, potrebbe in realtà risolversi in una misura protezionistica volta a scoraggiare le importazioni da paesi stranieri. Tale rischio fu paventato anche all'epoca della conclusione dell Accordo di Madrid e la soluzione di compromesso raggiunta allora fu quella di prevedere, da un lato, che le disposizioni contenute [nell Accordo stesso] non escludono che il venditore indichi il proprio nome o indirizzo su prodotti che provengano da un paese diverso da quello in cui ha luogo la vendita, dall altro, che in tali casi, l indirizzo o il nome del venditore devono essere accompagnate dall indicazione, precisa, e a caratteri chiari, del paese o del luogo di fabbricazione o produzione o da altre indicazioni che valgano ad evitare errori sulla vera provenienza delle merci (art. 3 dell Accordo). Alla luce della disposizione citata, poteva apparire obbligata al legislatore italiano la scelta di non consentire all operatore commerciale l importazione in Italia di prodotti contraddistinti con il proprio nome e indirizzo, senza che a tale indicazione fosse associata quella relativa al luogo di origine dei prodotti stessi. In realtà, però, non solo il dpr 656/68 attuativo dell Accordo di Madrid non ha recepito espressamente l art. 3 di tale Accordo, ma, successivamente all emanazione del dpr in questione, il Ministero delle Finanze 8, tornando sull argomento riguardante l indicazione di provenienza, precisò che, in presenza di prodotti importati con marchi di fabbrica legalmente utilizzati, non risulta necessaria l evidenziazione del paese di origine degli stessi, e ciò in quanto la diversificazione dei processi industriali porta alla necessità che più imprese, ubicate anche in paesi differenti e facenti parte di un unica organizzazione imprenditoriale, concorrano alla produzione di merci sulle quali vengono apposti marchi identificanti l organizzazione stessa. Secondo tale orientamento, infatti, il semplice marchio di fabbrica sarebbe già di per sé idoneo a consentire al consumatore di identificare la provenienza del prodotto non tanto in termini di luogo, quanto in termini di produttore. Da quanto precede, risulta, dunque, chiaro che il legislatore italiano, sin qui scarsamente propenso ad imporre obblighi positivi di informazione in merito al luogo di produzione delle merci importate, ha preferito lasciare alla libera scelta di ciascun produttore la decisione riguardo a cosa indicare sulle proprie merci; e ciò, pur senza che il nostro ordinamento rinunciasse a vincolare gli operatori del mercato ad un obbligo di correttezza e verità nei confronti dei consumatori. Ed infatti, nei casi in cui l indicazione di origine volontariamente apposta dal produttore sia successivamente risultata non conforme al vero, l Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è severamente intervenuta, affermando che una siffatta dichiarazione costituisce un'ipotesi di pubblicità ingannevole ai sensi degli artt. 1, 2 e 3, lettera a), del decreto legislativo 74/92. 8 Circolare Prot. 358/77.29/VI del 22 luglio Pagina 7 di 10

8 A tale riguardo, è sufficiente citare la decisione 9 con la quale l'autorità Garante, nel valutare un messaggio pubblicitario costituito da etichette riportanti la dicitura made in Italy ed apposte su merci che, difformemente da quanto indicato, erano state importate da paesi terzi, ha affermato che un siffatto messaggio "risulta idoneo ad indurre i destinatari in errore in relazione all'origine geografica del prodotto e, per tale motivo, suscettibile di orientare indebitamente le scelte dei potenziali acquirenti, pregiudicandone il comportamento economico; il potenziale pregiudizio per i concorrenti è, poi, in re ipsa: essi non potrebbero non risentire dello sviamento di clientela provocato dall'errore in cui dovessero incorrere i destinatari al momento di orientare le proprie scelte". Sulla base della stessa ratio, l'autorità Garante ha altresì ritenuto che integrasse un'ipotesi di pubblicità ingannevole l'uso del marchio "Geneve" e la dicitura Swiss Made in relazione ad orologi che si sono rivelati di produzione interamente italiana 10 e ciò proprio in virtù del fatto che, in casi quale quello citato, l'indicazione dell'origine era volta ad evidenziare una caratteristica del prodotto, in realtà mancante, promuovendone indirettamente l'acquisto. Dunque, l'ottica che sino ad ora ha prevalso in Italia, sia a livello legislativo che a livello giurisprudenziale, è stata quella di astenersi dall'imporre obblighi generali di informazione relativamente all'origine dei prodotti commercializzati nel nostro paese e, per converso, di censurare qualunque pratica commerciale che, inducendo in errore i consumatori circa il luogo di produzione dei medesimi, creasse un'indebita turbativa del mercato. Le considerazioni esposte evidenziano il difficile equilibrio raggiunto dal nostro ordinamento, attraverso l opera d'interpretazione, tanto a livello giudiziario quanto a livello amministrativo, per definire, nel campo della tutela della provenienza geografica e aziendale dei prodotti industriali, soluzioni compatibili con le complesse dinamiche economiche e le multiformi esigenze da queste veicolate. La regolamentazione della materia, infatti, deve necessariamente tener conto dello stato attuale della nostra economia, caratterizzata dalla libera circolazione delle merci, dei fattori prodottivi e dei capitali, e deve conseguentemente contemperare le diverse esigenze a ciò riconnesse, ossia, da un lato, quella di contrastare la commercializzazione sul mercato nazionale di merci contraffatte provenienti da mercati stranieri e, dall altro lato, quella di non pregiudicare l imprenditore nazionale che intenda esternalizzare (su mercati stranieri) parte del proprio ciclo di produzione. Sotto tale profilo, è paradigmatico come la più recente giurisprudenza si sia fatta carico di adeguare la normativa di settore alle dinamiche della nuova economia globale. L'indirizzo seguito dalla Cassazione penale nel come anche l'intervento ministeriale del sono, infatti, chiari esempi della volontà di tutelare, per quanto possibile, anche le esigenze dell'imprenditore italiano che abbia esternalizzato su mercati stranieri la propria produzione. In questo quadro, la riforma, avviata con la legge finanziaria 2004, e di cui non è dato ancora conoscere i confini, dovrà intervenire con cautela, senza minare l'equilibrio raggiunto e, soprattutto, senza la pretesa di combattere contro i "mulini a vento". Per concludere, a nostro avviso, è, dunque, necessario in primo luogo chiedersi se l inadeguatezza del sistema, resa evidente dai dati più recenti che confermano le cifre crescenti del fenomeno contraffazione, sia da ricondurre non tanto ad un deficit normativo, quanto ad un deficit applicativo che ha la sua origine nel momento stesso in cui le merci contraffatte fanno ingresso sul mercato nazionale, ossia alle dogane. Inoltre, sia permesso di notare ulteriormente che proprio le più volte richiamate dinamiche dell'economia globale dovrebbero indurre il nostro legislatore a riflettere sul fatto che una riforma non può ormai prescindere dal contesto internazionale che ci circonda e che anzi qualsiasi riforma potrà godere di un reale grado di effettività soltanto nel momento in cui venga condivisa, quantomeno a livello europeo. Alcune perplessità sorgono, dunque, in merito all'opportunità di una riforma esclusivamente nazionale, ciò anche in considerazione 9 Provvedimento dell'autorità Garante della Concorrenza e del Mercato Garante n del 25 gennaio 2001; nello stesso senso, cfr. Provvedimenti nn e 9168 emessi in pari data. 10 Provvedimento n del 23 giugno Pagina 8 di 10

9 dell'accesso dibattito che si sta svolgendo, in sede europea, per una regolamentazione comune della materia che, a breve, potrebbe portare alla creazione di un marchio "made in Ue" Cfr., per un approfondimento del dibattito in sede europea, Made in the EU Origin Marking Working Document of the Commission Services, Brussels, 12 dicembre Pagina 9 di 10

10 GLOSSARIO Accordo di Madrid L'Accordo di Madrid risale al 14 aprile 1891 ed è nato per dare forza alla repressione delle false o fallaci indicazioni di provenienza delle merci. E stato riveduto a Washington il 2 giugno 1911, ad Hague il 6 novembre 1925, a Londra il 2 giugno 1934 e a Lisbona il 31 ottobre Etichette Secondo l'autorità Garante della Concorrenza e del Mercato "non v'è, infatti, dubbio che anche l'etichetta e la confezione di un prodotto costituiscono una forma di messaggio pubblicitario valutabile ai sensi del decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 74" (Provvedimento n. 2525, del 7 dicembre 1994; nello stesso senso, cfr. Provvedimento n del 31 marzo 2003; Provvedimento n del 17 dicembre 1998; Provvedimento n del 26 gennaio 1995; Provvedimento n del 13 ottobre 1993).. Documento reperibile, assieme ad altre monografie, nella sezione Dossier del sito Documento pubblicato su licenza di WKI - Ipsoa Editore Fonte: Commercio Internazionale Quindicinale di diritto e pratica degli scambi con l'estero, Ipsoa Editore Copyright: WKI - Ipsoa Editore Pagina 10 di 10

I MARCHI D'ORIGINE (INDICAZIONE D'ORIGINE DEI PRODOTTI)

I MARCHI D'ORIGINE (INDICAZIONE D'ORIGINE DEI PRODOTTI) I MARCHI D'ORIGINE (INDICAZIONE D'ORIGINE DEI PRODOTTI) LA FATTISPECIE: - legittimità dell'apposizione dei marchi "made in Italy " o "Italy" sui prodotti realizzati al di fuori del territorio nazionale.

Dettagli

LA REPRESSIONE DELLA CONTRAFFAZIONE A LIVELLO INTERNAZIONALE

LA REPRESSIONE DELLA CONTRAFFAZIONE A LIVELLO INTERNAZIONALE . seminario: LA TUTELA DEI MARCHI ALL ESTERO LA REPRESSIONE DELLA CONTRAFFAZIONE A LIVELLO INTERNAZIONALE Relatore: Alberto Ghelfi Avvocato e Doganalista Ancona, 26 Giugno 2012 1 SINTESI del Regolamento

Dettagli

ETICHETTATURA DI ORIGINE E TUTELA DEI CONSUMATORI

ETICHETTATURA DI ORIGINE E TUTELA DEI CONSUMATORI ETICHETTATURA DI ORIGINE E TUTELA DEI CONSUMATORI Dott. Zeno Poggi 045-9230163 info@zenopoggi.com QUADRO NORMATIVO - ITALIA L apposizione della dicitura MADE IN configura una dichiarazione di scienza,

Dettagli

DI PROVENIENZA E SITEMI DI CERTIFICAZIONE VOLONTARIA Avv. Monica Minelli

DI PROVENIENZA E SITEMI DI CERTIFICAZIONE VOLONTARIA Avv. Monica Minelli MARCHI GEOGRAFICI INDICAZIONI DI PROVENIENZA E SITEMI DI CERTIFICAZIONE VOLONTARIA Avv. Monica Minelli Santa Sofia, 5 maggio 2011 ore CEUB- Centro Residenziale Universitario Bertinoro Le diverse tipologie

Dettagli

VENDITA DI PRODOTTI INDUSTRIALI CON SEGNI MENDACI

VENDITA DI PRODOTTI INDUSTRIALI CON SEGNI MENDACI VENDITA DI PRODOTTI INDUSTRIALI CON SEGNI MENDACI Il delitto di cui all art. 517 c.p., modificato dalla legge n. 99 del 2009 solo per inasprirne l apparato sanzionatorio, portando la reclusione fino ai

Dettagli

Etichettatura prodotti tessili Quadro normativo comunitario e nazionale

Etichettatura prodotti tessili Quadro normativo comunitario e nazionale Etichettatura prodotti tessili Quadro normativo comunitario e nazionale L 8 maggio 2012 è entrato in vigore il nuovo Regolamento (UE) n. 1007/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 settembre

Dettagli

PARTE SPECIALE SEZIONE XI DELITTI CONTRO L INDUSTRIA E IL COMMERCIO

PARTE SPECIALE SEZIONE XI DELITTI CONTRO L INDUSTRIA E IL COMMERCIO PARTE SPECIALE SEZIONE XI DELITTI CONTRO L INDUSTRIA E IL COMMERCIO INDICE 1. FATTISPECIE EX ART.25-BIS.1 D.LGS. 231/01 2. PRINCIPI DI COMPORTAMENTO 3. PRINCIPI GENERALI DI CONTROLLO 4. AREE A RISCHIO

Dettagli

IL MARCHIO: NOZIONE E FUNZIONE

IL MARCHIO: NOZIONE E FUNZIONE IL MARCHIO: NOZIONE E FUNZIONE PROF. GUIDO BEVILACQUA Indice 1 SEGNI DISTINTIVI E CONCORRENZA -------------------------------------------------------------------------------- 3 2 LE FONTI LEGISLATIVE --------------------------------------------------------------------------------------------------

Dettagli

6L etichettatura dei prodotti

6L etichettatura dei prodotti L etichettatura di Marisa Abbatantuoni, Avvocato - Studio Consulex Lawfirm Premessa La recente liberalizzazione degli scambi commerciali e la creazione del Mercato Unico europeo hanno richiesto la definizione

Dettagli

MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO

MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO ai sensi del Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231 PARTE SPECIALE L DELITTI CONTRO L INDUSTRIA E IL COMMERCIO Approvato dal Consiglio di Amministrazione

Dettagli

L etichettatura dei prodotti alimentari: la normativa europea (REG UE n. 1169/11 ) Paola Rebufatti

L etichettatura dei prodotti alimentari: la normativa europea (REG UE n. 1169/11 ) Paola Rebufatti L etichettatura dei prodotti alimentari: la normativa europea (REG UE n. 1169/11 ) Paola Rebufatti SANZIONI Il panorama giurisprudenziale è rappresentato principalmente da: Codice penale D. L.gs n. 109/92

Dettagli

Origine delle merci, marchi di origine e segni di provenienza nel commercio internazionale

Origine delle merci, marchi di origine e segni di provenienza nel commercio internazionale Origine delle merci, marchi di origine e segni di provenienza nel commercio internazionale CC.I.A.A. di Forlì - Cesena 25 Novembre 2010 2009 coordinatore: C.C.I.A.A. di Forlì - Cesena relatori: Avv. Enzo

Dettagli

MALTRATTAMENTO DI ANIMALI E LEGGI SPECIALI: CONFERME GIURISPRUDENZIALI O QUESTIONI ANCORA APERTE?

MALTRATTAMENTO DI ANIMALI E LEGGI SPECIALI: CONFERME GIURISPRUDENZIALI O QUESTIONI ANCORA APERTE? MALTRATTAMENTO DI ANIMALI E LEGGI SPECIALI: CONFERME GIURISPRUDENZIALI O QUESTIONI ANCORA APERTE? Commento alle sentenze n. 116066 del 26 marzo 2012 e n. 46784 del 21 dicembre 2005 della III Sezione Penale

Dettagli

LA TUTELA PENALE DEL COMMERCIO DEL VINO. avv. Paolo Tosoni

LA TUTELA PENALE DEL COMMERCIO DEL VINO. avv. Paolo Tosoni LA TUTELA PENALE DEL COMMERCIO DEL VINO PREMESSA a) la genuinità e la bontà del vino che quotidianamente consumiamo determinano lo stato fisico e la condizione del cittadino-consumatore; b) il consumatore

Dettagli

CIRCOLARE n. 20/D. Roma, 13 maggio 2005. Alle Direzioni Regionali dell Agenzia delle Dogane LORO SEDI. Agli Uffici delle Dogane LORO SEDI

CIRCOLARE n. 20/D. Roma, 13 maggio 2005. Alle Direzioni Regionali dell Agenzia delle Dogane LORO SEDI. Agli Uffici delle Dogane LORO SEDI CIRCOLARE n. 20/D Protocollo: 74 Roma, 13 maggio 2005 Rif.: Allegati: Alle Direzioni Regionali dell Agenzia delle Dogane LORO SEDI e, per conoscenza: Alle Direzioni delle Circoscrizioni doganali Agli Uffici

Dettagli

DELITTI CONTRO L INDUSTRIA ED IL COMMERCIO MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO. CONSIP S.P.A. a socio unico ***** PARTE SPECIALE K

DELITTI CONTRO L INDUSTRIA ED IL COMMERCIO MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO. CONSIP S.P.A. a socio unico ***** PARTE SPECIALE K MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO AI SENSI DEL D. LGS. 231/2001 DI CONSIP S.P.A. a socio unico ***** PARTE SPECIALE K DELITTI CONTRO L INDUSTRIA ED IL COMMERCIO 1 IL RISCHIO SPECIFICO DEI

Dettagli

Testata Diritto 24 - Data 14/04/11

Testata Diritto 24 - Data 14/04/11 La responsabilità da reato degli enti nel settore sanitario: i destinatari della normativa Stefano Crisci, Avvocato, Studio Legale Crisci - a cura di Lex24 14 aprile 2011 Tra i destinatari dell ormai celebre

Dettagli

Etichettatura di origine nel settore tessile/abbigliamento

Etichettatura di origine nel settore tessile/abbigliamento 1 Etichettatura di origine nel settore tessile/abbigliamento Dr. Filippo Laviani Area Europa e Regolamentazione Commercio Internazionale 2 Etichettatura d origine: Made In L origine del prodotto è determinata

Dettagli

Diritto & Diritti - Rivista giuridica elettronica pubblicata su internet

Diritto & Diritti - Rivista giuridica elettronica pubblicata su internet Giurisprudenza nazionale AUTORITA' GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO Provvedimento PI5289 - AZIENDA OLEARIA DEL CHIANTI Numero: 15770 Data: 27.7.2006 Pubblicazione: Bollettino nr. 30/2006 SENTITO

Dettagli

IL CARATTERE DISTINTIVO DEL MARCHIO ACQUISITO MEDIANTE L USO

IL CARATTERE DISTINTIVO DEL MARCHIO ACQUISITO MEDIANTE L USO IL CARATTERE DISTINTIVO DEL MARCHIO ACQUISITO MEDIANTE L USO NELL INTERPRETAZIONE DELLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA Sommario: 1. Brevi cenni sul marchio Europeo 2. L art. 3 comma 3 della direttiva e i precedenti

Dettagli

I CONTROLLI SUL LAVORATORE: IMPIEGO DI INVESTIGATORI E TUTELA DELLA PRIVACY

I CONTROLLI SUL LAVORATORE: IMPIEGO DI INVESTIGATORI E TUTELA DELLA PRIVACY I CONTROLLI SUL LAVORATORE: IMPIEGO DI INVESTIGATORI E TUTELA DELLA PRIVACY E legittimo negare la comunicazione delle informazioni personali raccolte in fase di indagine prima dell avvio del processo a

Dettagli

Disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari

Disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari Disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari La Commissione Agricoltura della Camera, in sede Legislativa, ha definitivamente approvato l'ac 2260-bis-B, in materia di etichettatura

Dettagli

L evasione dell IVA all importazione quale autonoma fattispecie di reato Tributo interno o diritto di confine?

L evasione dell IVA all importazione quale autonoma fattispecie di reato Tributo interno o diritto di confine? L evasione dell IVA all importazione quale autonoma fattispecie di reato Tributo interno o diritto di confine? di Michele Petito e Tommaso De Angelis 1 La giurisprudenza penale di legittimità ha spesso

Dettagli

PARTE SPECIALE Sezione IV. Reati contro industria e commercio

PARTE SPECIALE Sezione IV. Reati contro industria e commercio PARTE SPECIALE Sezione IV Reati contro industria e commercio PARTE SPECIALE Sezione IV Sommario 1.Le fattispecie di Reati Presupposto (Artic 25 bis 1 D lgs 231/01)... 3 2.Processi Sensibili... 5 3.Regole

Dettagli

Oggetto: chiarimenti in materia di vendita diretta dei prodotti agricoli (art. 4 d.lgs. n. 228 del 2001 e art. 4 del d.lgs. n. 99 del 2004).

Oggetto: chiarimenti in materia di vendita diretta dei prodotti agricoli (art. 4 d.lgs. n. 228 del 2001 e art. 4 del d.lgs. n. 99 del 2004). Oggetto: chiarimenti in materia di vendita diretta dei prodotti agricoli (art. 4 d.lgs. n. 228 del 2001 e art. 4 del d.lgs. n. 99 del 2004). Sono pervenute allo scrivente Servizio molteplici richieste

Dettagli

Edizione dicembre 2011

Edizione dicembre 2011 COCA-COLA ITALIA S.R.L. Modello di Organizzazione Gestione e Controllo D. Lgs. 231/2001 P a r t e S p e c i a l e 7 Reati in materia di segni di riconoscimento e contro l industria e il commercio Edizione

Dettagli

1 di 5 16/01/2015 17:53

1 di 5 16/01/2015 17:53 1 di 5 16/01/2015 17:53 Fattura elettronica e semplificata: le precisazioni dell'agenzia Pratica Fiscale e Professionale, 21 / 2013, p. 31 Chiarimenti della circolare 12/E Fattura elettronica e semplificata:

Dettagli

La violazione del marchio

La violazione del marchio +39.06.97602592 La violazione del marchio Le Sanzioni previste in tema di marchi d impresa Le sanzioni comminate a seguito delle violazioni previste in tema di marchi sono disciplinate dal codice civile,

Dettagli

Herman Miller Limited, Filiale Italiana

Herman Miller Limited, Filiale Italiana Herman Miller Limited, Filiale Italiana Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo [ex D. Lgs. 231 del 2001] Parte Speciale 4 Edizione settembre 2011 PARTE SPECIALE 4 Reati contro l industria e il

Dettagli

Il dovere di fedeltà del lavoratore dipendente

Il dovere di fedeltà del lavoratore dipendente Il dovere di fedeltà del lavoratore dipendente L obbligo di fedeltà del prestatore di lavoro ha come fonte principale la norma contenuta nell art. 2105 c.c. che così recita: il prestatore di lavoro non

Dettagli

- PARTE SPECIALE D- I DELITTI CONTRO L'INDUSTRIA E IL COMMERCIO NONCHÉ IN MATERIA DI PROPRIETÀ INDUSTRIALE

- PARTE SPECIALE D- I DELITTI CONTRO L'INDUSTRIA E IL COMMERCIO NONCHÉ IN MATERIA DI PROPRIETÀ INDUSTRIALE - PARTE SPECIALE D- I DELITTI CONTRO L'INDUSTRIA E IL COMMERCIO NONCHÉ IN MATERIA DI PROPRIETÀ INDUSTRIALE D.1. I 'nuovi' reati di cui all'art. 25 bis e 25 bis 1 del D. Lgs. n. 231/2001: delitti di contraffazione

Dettagli

Audizione sugli Atti di Governo

Audizione sugli Atti di Governo CAMERA DEI DEPUTATI 11ª Commissione (Commissione Lavoro pubblico e privato) Audizione sugli Atti di Governo Schema di Decreto Legislativo recante disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle

Dettagli

PARTE SPECIALE - Tredicesima Sezione Delitti contro l industria e il commercio

PARTE SPECIALE - Tredicesima Sezione Delitti contro l industria e il commercio PARTE SPECIALE - Tredicesima Sezione Delitti contro l industria e il commercio INDICE PARTE SPECIALE - Tredicesima Sezione 1. I delitti contro l industria e il commercio (art.25bis1 D.Lgs. 231/2001) 2.

Dettagli

OGGETTO: cittadini extracomunitari accesso al lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione.

OGGETTO: cittadini extracomunitari accesso al lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione. Dipartimento della funzione pubblica Ufficio per il personale delle pubbliche amministrazioni Prot. n. 23/11 Roma, Parere n. 196/04 Al Ministero dell interno Dipartimento per gli affari interni e territoriali

Dettagli

Corte di Cassazione. sentenza 6 novembre 15 dicembre 2014, n. 52029. Presidente Squassoni Relatore Scarcella. Ritenuto in fatto

Corte di Cassazione. sentenza 6 novembre 15 dicembre 2014, n. 52029. Presidente Squassoni Relatore Scarcella. Ritenuto in fatto Corte di Cassazione sez. III Penale sentenza 6 novembre 15 dicembre 2014, n. 52029 Presidente Squassoni Relatore Scarcella Ritenuto in fatto 1. V.M. ha proposto ricorso mediante il proprio difensore di

Dettagli

I Sistemi Collettivi per il finanziamento dei RAEE e l art. 10 del D.Lgs. 49/2014: una normativa di dubbia di legittimità

I Sistemi Collettivi per il finanziamento dei RAEE e l art. 10 del D.Lgs. 49/2014: una normativa di dubbia di legittimità Autore: Luca PRATI e Francesco Maria SALERNO Data: 09.09.2014 Pubblicato su: www.lexambiente.it I Sistemi Collettivi per il finanziamento dei RAEE e l art. 10 del D.Lgs. 49/2014: una normativa di dubbia

Dettagli

CESSIONI DI GASED ENERGIA ELETTRICA

CESSIONI DI GASED ENERGIA ELETTRICA 1 di 6 23/01/2015 20:26 CESSIONI DI GASED ENERGIA ELETTRICA L'IVA, 4 / 2006, p. 25 Territorialità CESSIONI DI GASED ENERGIA ELETTRICA Committeri Gian Marco;Pallaria Gianfranco Soggetti interessati Acquirenti

Dettagli

LA TUTELA DEI MARCHI E DEI PRODOTTI NELLE FIERE DI SETTORE IN ITALIA E IN EUROPA

LA TUTELA DEI MARCHI E DEI PRODOTTI NELLE FIERE DI SETTORE IN ITALIA E IN EUROPA LA TUTELA DEI MARCHI E DEI PRODOTTI NELLE FIERE DI SETTORE IN ITALIA E IN EUROPA di Roberto Lupetti, avvocato - INNOVA & PARTNERS s.r.l. * * * LE IPOTESI PRINCIPALI DI CONTRAFFAZIONE IN FIERA - Copia/imitazione

Dettagli

Le norme sullo Spalma incentivi tra incostituzionalità e violazione del diritto sovranazionale

Le norme sullo Spalma incentivi tra incostituzionalità e violazione del diritto sovranazionale Le norme sullo Spalma incentivi tra incostituzionalità e violazione del diritto sovranazionale di FRANCESCO SAVERIO MARINI ANDREA STICCHI DAMIANI Tra le pieghe del d.l. n. 91/2014 (c.d. decreto competitività

Dettagli

La tutela dei consumatori nella legislazione italiana

La tutela dei consumatori nella legislazione italiana La tutela dei consumatori nella legislazione italiana La legislazione italiana ha sempre dato attuazione alle Direttive Comunitarie nel campo della tutela dei consumatori anche se ha riscontrato in passato

Dettagli

per la riforma della sentenza del t.a.r. lazio roma, sezione i, n. 02484/2007, resa tra le parti, concernente pubblicita' ingannevole

per la riforma della sentenza del t.a.r. lazio roma, sezione i, n. 02484/2007, resa tra le parti, concernente pubblicita' ingannevole Page 1 of 6 N. 01012/2012REG.PROV.COLL. N. 06613/2007 REG.RIC. R E P U B B L I C A I T A L I A N A IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) ha pronunciato

Dettagli

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Tribunale di Verona Sentenza 6.6.2014 (Composizione monocratica Giudice LANNI) REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI VERONA SEZIONE I nella persona del dott. Pier

Dettagli

Onlus: no alle agevolazioni tributarie in presenza di attività commerciale Renzo La Costa

Onlus: no alle agevolazioni tributarie in presenza di attività commerciale Renzo La Costa Onlus: no alle agevolazioni tributarie in presenza di attività commerciale Renzo La Costa La sentenza 18 settembre 2015, n. 18396 della Corte di Cassazione offre l occasione per rivisitare il quadro normativo

Dettagli

Mi preme parlare della tutela penale e delle norme che trovano applicazione nel campo che stiamo trattando, in quanto, a seguito di una diffusione ed

Mi preme parlare della tutela penale e delle norme che trovano applicazione nel campo che stiamo trattando, in quanto, a seguito di una diffusione ed 1 Mi preme parlare della tutela penale e delle norme che trovano applicazione nel campo che stiamo trattando, in quanto, a seguito di una diffusione ed allargamento dei prodotti tipici, anche con riferimento

Dettagli

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE UFFICIO DEL MASSIMARIO E DEL RUOLO

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE UFFICIO DEL MASSIMARIO E DEL RUOLO CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE UFFICIO DEL MASSIMARIO E DEL RUOLO Segnalazione di contrasto Rel. n. 123 Roma, 21 giugno 2012 Oggetto: TRIBUTI (IN GENERALE) - DISCIPLINA DELLE AGEVOLAZIONI TRIBUTARIE (RIFORMA

Dettagli

"Vecchi" dipendenti pubblici a part time: la P.A. non può obbligarli al full time Avvocati part time

Vecchi dipendenti pubblici a part time: la P.A. non può obbligarli al full time Avvocati part time "Vecchi" dipendenti pubblici a part time: la P.A. non può obbligarli al full time Avvocati part time TRE DISPOSIZIONI DA COORDINARE: a) In base all'art. 1, co 36, della legge di stabilità per il 2012 (l.

Dettagli

AUTOTUTELA TRIBUTARIA E DECADENZA DEI TERMINI DI ACCERTAMENTO

AUTOTUTELA TRIBUTARIA E DECADENZA DEI TERMINI DI ACCERTAMENTO AUTOTUTELA TRIBUTARIA E DECADENZA DEI TERMINI DI ACCERTAMENTO a cura Cosimo Turrisi L autotutela tributaria è un procedimento amministrativo di secondo grado che consente, in ossequio ai principi di cui

Dettagli

IT-1 "Contratto" e "illecito": la qualificazione delle obbligazioni nel diritto internazionale privato dell'unione europea

IT-1 Contratto e illecito: la qualificazione delle obbligazioni nel diritto internazionale privato dell'unione europea IT-1 "Contratto" e "illecito": la qualificazione delle obbligazioni nel diritto internazionale privato dell'unione europea Sono trascorsi alcuni anni dall adozione, da parte delle istituzioni europee,

Dettagli

Rivenditori di auto usate: recente sentenza della Corte UE ribadisce l impossibilità di applicare il regime del margine a cura di Luca Caramaschi

Rivenditori di auto usate: recente sentenza della Corte UE ribadisce l impossibilità di applicare il regime del margine a cura di Luca Caramaschi Il Punto sull Iva Rivenditori di auto usate: recente sentenza della Corte UE ribadisce l impossibilità di applicare il regime del margine a cura di Luca Caramaschi Con la recente sentenza datata 19 luglio

Dettagli

Approvato dal Consiglio di Amministrazione del 25 maggio 2012

Approvato dal Consiglio di Amministrazione del 25 maggio 2012 Robert Bosch S.p.A. MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO EX DECRETO LEGISLATIVO 8 GIUGNO 2001, N. 231 PARTE SPECIALE H: REATI CONTRO L INDUSTRIA E IL COMMERCIO Approvato dal Consiglio di Amministrazione

Dettagli

FALSITÀ IN MONETE, IN CARTE DI PUBBLICO CREDITO, IN VALORI DI BOLLO E IN STRUMENTI O SEGNI DI RICONOSCIMENTO

FALSITÀ IN MONETE, IN CARTE DI PUBBLICO CREDITO, IN VALORI DI BOLLO E IN STRUMENTI O SEGNI DI RICONOSCIMENTO FAMIGLIA DI REATI FALSITÀ IN MONETE, IN CARTE DI PUBBLICO CREDITO, IN VALORI DI BOLLO E IN STRUMENTI O SEGNI DI RICONOSCIMENTO NORMATIVA CHE LI HA INTRODOTTI L art. 25 bis disciplina le ipotesi in cui

Dettagli

Made in Italy e nuove disposizioni doganali ex Reg. UE 603/2013

Made in Italy e nuove disposizioni doganali ex Reg. UE 603/2013 Made in Italy e nuove disposizioni doganali ex Reg. UE 603/2013 Avv. Elio De Tullio Progetto 2013 Camera di Commercio Italo Orientale Camera di Commercio Italo Lituana Camera di Commercio Italo Bosniaca

Dettagli

Reverse charge: interventi di collaudo e prima accensione

Reverse charge: interventi di collaudo e prima accensione Fiscal News La circolare di aggiornamento professionale N. 161 28.05.2015 Reverse charge: interventi di collaudo e prima accensione Categoria: IVA Sottocategoria: Reverse charge La nuovo normativa concernente

Dettagli

La disciplina dei prodotti alimentari

La disciplina dei prodotti alimentari Associazione Italiana di Diritto Alimentare La disciplina dei prodotti alimentari Etichettatura, marchi e pubblicità dei prodotti alimentari Le normative europee e nazionali (Stefano Masini) Roma, Cassa

Dettagli

Ipoteche e fermi amministrativi dei concessionari di riscossione: giurisdizione e competenza nela tutela giurisdizionale

Ipoteche e fermi amministrativi dei concessionari di riscossione: giurisdizione e competenza nela tutela giurisdizionale Ipoteche e fermi amministrativi dei concessionari di riscossione: giurisdizione e competenza nela tutela giurisdizionale di Francesco Mingiardi e Luigi Patricelli Sommario: 1. La Giurisdizione - 2. La

Dettagli

Diritto di accesso ai documenti. (Risposta a quesito del 5 settembre 2000)

Diritto di accesso ai documenti. (Risposta a quesito del 5 settembre 2000) Diritto di accesso ai documenti. (Risposta a quesito del 5 settembre 2000) Il Consiglio Superiore della Magistratura, nella seduta del 5 settembre 2000, ha adottato la seguente deliberazione:

Dettagli

RISOLUZIONE N. 32/E QUESITO

RISOLUZIONE N. 32/E QUESITO RISOLUZIONE N. 32/E Roma, 11 marzo 2011 Direzione Centrale Normativa OGGETTO: Chiarimenti in ordine al trattamento fiscale delle operazioni di factoring e di recupero crediti QUESITO È pervenuta a questa

Dettagli

Rel. n. III/04/2013 Roma, 18 dicembre 2013

Rel. n. III/04/2013 Roma, 18 dicembre 2013 Rel. n. III/04/2013 Roma, 18 dicembre 2013 Novità legislative: D.L. 10 dicembre 2013, n. 136 Disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e industriali ed a favorire lo sviluppo delle

Dettagli

Diritto dei mezzi di comunicazione. Indice

Diritto dei mezzi di comunicazione. Indice INSEGNAMENTO DI DIRITTO DEI MEZZI DI COMUNICAZIONE LEZIONE VI LA DISCIPLINA DELLA PUBBLICITÀ COMMERCIALE ATTRAVERSO I MEZZI DI COMUNICAZIONE PROF. SIMONE OREFICE Indice 1 Premessa ---------------------------------------------------------------------------------------------------

Dettagli

LIBERALIZZAZIONE DEGLI ORARI DEL COMMERCIO: COME SI APPLICA?

LIBERALIZZAZIONE DEGLI ORARI DEL COMMERCIO: COME SI APPLICA? LIBERALIZZAZIONE DEGLI ORARI DEL COMMERCIO: COME SI APPLICA? La cosidetta LIBERALIZZAZIONE DEGLI ORARI delle attività di commercio al dettaglio e di somministrazione, ulteriormente confermata dal decreto

Dettagli

L Italia è tra i primi dieci paesi nel mondo per superfici gestite con metodo biologico. A livello nazionale vi sono oltre 41.000 aziende biologiche.

L Italia è tra i primi dieci paesi nel mondo per superfici gestite con metodo biologico. A livello nazionale vi sono oltre 41.000 aziende biologiche. OGGETTO: 14/PQ = Il Controllo Dei Prodotti Biologici In Italia 1 L Italia è tra i primi dieci paesi nel mondo per superfici gestite con metodo biologico. A livello nazionale vi sono oltre 41.000 aziende

Dettagli

Attuazione dell articolo 14 della direttiva 2005/29/Ce che modifica la direttiva 84/450/Cee sulla pubblicità ingannevole

Attuazione dell articolo 14 della direttiva 2005/29/Ce che modifica la direttiva 84/450/Cee sulla pubblicità ingannevole Testo aggiornato al 10 dicembre 2007 Decreto legislativo 2 Agosto 2007, n. 145 Gazzetta Ufficiale 6 Settembre 2007, n. 207 Attuazione dell articolo 14 della direttiva 2005/29/Ce che modifica la direttiva

Dettagli

Antiriciclaggio: segnalazione di operazioni irregolari o sospette

Antiriciclaggio: segnalazione di operazioni irregolari o sospette Antiriciclaggio: segnalazione di operazioni irregolari o sospette La nuova filosofia regolamentare in materia di antiriciclaggio, concepita con l'obiettivo di valorizzare la capacità di autodiagnosi della

Dettagli

Il concorso di persone nell illecito amministrativo ambientale: la disciplina normativa e la prassi applicativa

Il concorso di persone nell illecito amministrativo ambientale: la disciplina normativa e la prassi applicativa Il concorso di persone nell illecito amministrativo ambientale: la disciplina normativa e la prassi applicativa A cura della Dott.ssa Stefania Pallotta L art. 5 della legge n. 24 novembre 1981, n. 689

Dettagli

Mauro Tescaro. (articolo pubbl. anche nella rivista Studium Iuris)

Mauro Tescaro. (articolo pubbl. anche nella rivista Studium Iuris) Mauro Tescaro Applicazione ai servizi finanziari dell art. 3, parr. 3-6, della «Direttiva sul commercio elettronico»: la comunicazione della Commissione del 14 maggio 2003 (articolo pubbl. anche nella

Dettagli

Inadempimento di Stato - Libera circolazione dei lavoratori - Libertà di stabilimento - Dentisti - Condizione della residenza

Inadempimento di Stato - Libera circolazione dei lavoratori - Libertà di stabilimento - Dentisti - Condizione della residenza Conclusioni dell'avvocato generale Léger del 9 novembre 2000 Commissione delle Comunità europee contro Repubblica italiana Inadempimento di Stato - Libera circolazione dei lavoratori - Libertà di stabilimento

Dettagli

AGEVOLAZIONI PRIMA CASA: analisi dei profili fiscali di una fattispecie particolare di trasferimento immobiliare tra privati

AGEVOLAZIONI PRIMA CASA: analisi dei profili fiscali di una fattispecie particolare di trasferimento immobiliare tra privati AGEVOLAZIONI PRIMA CASA: analisi dei profili fiscali di una fattispecie particolare di trasferimento immobiliare tra privati di Alessandra Loiacono Il governo italiano ha da tempo introdotto una serie

Dettagli

Cassazione, sentenza n. 3717 del 9 marzo 2012

Cassazione, sentenza n. 3717 del 9 marzo 2012 Cassazione, sentenza n. 3717 del 9 marzo 2012 Svolgimento del processo 1. L'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di La Spezia irrogava la sanzione, di sei mesi di sospensione

Dettagli

S T U D I O L E G A L E A S S O C I A T O T O S E L L O & P A R T N E R S

S T U D I O L E G A L E A S S O C I A T O T O S E L L O & P A R T N E R S Annullata la sentenza assolutoria dalla responsabilità 231 nei confronti di Impregilo S.p.a. Primo commento critico alla sentenza Cass. Pen. Sez. V n. 4677/2014 Con sentenza n. 4677 del 18.12.2013, pubblicata

Dettagli

IVA: Chiarimenti Circolare dell'agenzia delle Entrate del 3 maggio 2013, n. 12/E

IVA: Chiarimenti Circolare dell'agenzia delle Entrate del 3 maggio 2013, n. 12/E Prot. 94/2013 Milano, 23-05-2013 Circolare n. 50/2013 AREA: Circolari, Fiscale IVA: Chiarimenti Circolare dell'agenzia delle Entrate del 3 maggio 2013, n. 12/E L Agenzia delle Entrate fornisce i primi

Dettagli

NOZIONI INTRODUTTIVE DI CARATTERE DEFINITORIO DEL DOCUMENTO ELETTRONICO E DELLA FIRMA ELETTRONICA. RIFERIMENTI NORMATIVI

NOZIONI INTRODUTTIVE DI CARATTERE DEFINITORIO DEL DOCUMENTO ELETTRONICO E DELLA FIRMA ELETTRONICA. RIFERIMENTI NORMATIVI IL DOCUMENTO ELETTRONICO E LA FIRMA ELETTRONICA (PARTE PRIMA) PROF.SSA FRANCESCA MITE Indice 1 NOZIONI INTRODUTTIVE DI CARATTERE DEFINITORIO DEL DOCUMENTO ELETTRONICO E DELLA FIRMA ELETTRONICA. RIFERIMENTI

Dettagli

di Bruno Pagamici Risorse Umane >> Gestione e organizzazione del personale

di Bruno Pagamici Risorse Umane >> Gestione e organizzazione del personale LA DIFFUSIONE DELLA PASSWORD ALL ESTERNO CONFIGURA IL LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA di Bruno Pagamici Risorse Umane >> Gestione e organizzazione del personale Il dipendente che diffonde all esterno dell

Dettagli

CIRCOLARE N. 28/E. Roma, 28 maggio 2010

CIRCOLARE N. 28/E. Roma, 28 maggio 2010 CIRCOLARE N. 28/E Direzione Centrale Affari Legali e Contenzioso Roma, 28 maggio 2010 OGGETTO: IRAP autonoma organizzazione giurisprudenza della Corte di cassazione ulteriori istruzioni operative per la

Dettagli

Circolare dell'agenzia delle Entrate n. 69 /E del 14 agosto 2002

Circolare dell'agenzia delle Entrate n. 69 /E del 14 agosto 2002 Circolare dell'agenzia delle Entrate n. 69 /E del 14 agosto 2002 OGGETTO: Imposta di registro - agevolazioni fiscali prima casa - Cass. SS.UU. 6-21 ottobre 2000, n. 1196 - termine di decadenza triennale

Dettagli

Stato di malattia e occupazione presso altro datore di lavoro

Stato di malattia e occupazione presso altro datore di lavoro N. 388 del 05.10.2012 La Memory A cura di Raffaele Covino Avvocato e Funzionario della DTL Modena (1) Stato di malattia e occupazione presso altro datore di lavoro Con sentenza n. 16375 del 26 settembre

Dettagli

Deposito Iva: analisi delle novità legislative e giurisprudenziali

Deposito Iva: analisi delle novità legislative e giurisprudenziali Deposito Iva: analisi delle novità legislative e giurisprudenziali Premessa Negli ultimi anni, l istituto del deposito Iva è stato oggetto di forti contrasti interpretativi in merito alla rilevanza dell

Dettagli

LE FATTISPECIE DI CUI ALL ART. 2598 N. 2 COD. CIV.

LE FATTISPECIE DI CUI ALL ART. 2598 N. 2 COD. CIV. LA CONCORRENZA SLEALE (PARTE NONA) PROF. GUIDO BEVILACQUA Indice 1 LE FATTISPECIE DI CUI ALL ART. 2598 N. 2 COD. CIV. -------------------------------------------------------- 3 2 LA DENIGRAZIONE ---------------------------------------------------------------------------------------------------------

Dettagli

Sport dilettantistico: sponsorizzazioni e diritto di detrazione IVA

Sport dilettantistico: sponsorizzazioni e diritto di detrazione IVA Sport dilettantistico: sponsorizzazioni e diritto di detrazione IVA di Marco Peirolo L approfondimento La Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia ha esaminato il caso di una società che ha

Dettagli

CONCLUSIONI DELL AVVOCATO GENERALE M. POIARES MADURO presentate il 14 dicembre 2006. Causa C-134/05

CONCLUSIONI DELL AVVOCATO GENERALE M. POIARES MADURO presentate il 14 dicembre 2006. Causa C-134/05 CONCLUSIONI DELL AVVOCATO GENERALE M. POIARES MADURO presentate il 14 dicembre 2006 Causa C-134/05 Commissione delle Comunità europee contro Repubblica italiana «Inadempimento di uno Stato Artt. 43 CE

Dettagli

Il contrasto alle frodi comunitarie

Il contrasto alle frodi comunitarie di OCSE Il contrasto alle frodi comunitarie La vendita di prodotti industriali con segni mendaci 1 di L'autore si è laureato presso l'università degli Studi di Napoli, facoltà di Economia e Commercio.

Dettagli

Le novità del periodo in materia doganale

Le novità del periodo in materia doganale Le novità del periodo in materia doganale Avv. Sara Armella, Armella & Associati, Milano e Genova www.studioarmella.com Nel corso degli ultimi mesi, la materia doganale è stata interessata da importanti

Dettagli

1. LA TRASPARENZA E GLI STRUMENTI DI PUBBLICITÀ

1. LA TRASPARENZA E GLI STRUMENTI DI PUBBLICITÀ 1. LA TRASPARENZA E GLI STRUMENTI DI PUBBLICITÀ 1.1. Premessa 1 GLOSSARIO 6 NORMATIVA 8 1.1 PREMESSA Al termine di questo capitolo sarai in grado di conoscere gli obiettivi perseguiti dalle disposizioni

Dettagli

TAR LAZIO sentenza n. 14481/2004

TAR LAZIO sentenza n. 14481/2004 SENTENZE IN SANITÀ TAR LAZIO TAR LAZIO sentenza n. 14481/2004 Non vi sono norme di legge che menzionano tra i motivi di incompatibilità o di esclusione da scuole di specializzazione il possesso di altre

Dettagli

Studio Legale Casella e Scudier Associazione Professionale

Studio Legale Casella e Scudier Associazione Professionale Circolare n. 4/2012 del 22 novembre 2012 I REDDITI PER ATTIVITA PROFESSIONALI TRA OBBLIGO CONTRIBUTIVO INARCASSA E RIFORMA FORNERO DELLE COLLABORAZIONI: SPUNTI DA UNA RECENTE SENTENZA L obbligo di pagamento

Dettagli

Comune di San Martino Buon Albergo Provincia di Verona REGOLAMENTO D USO DEL MARCHIO EL CAPEL DE NAPOLEON DI SAN MARTINO BUON ALBERGO

Comune di San Martino Buon Albergo Provincia di Verona REGOLAMENTO D USO DEL MARCHIO EL CAPEL DE NAPOLEON DI SAN MARTINO BUON ALBERGO Comune di San Martino Buon Albergo Provincia di Verona REGOLAMENTO D USO DEL MARCHIO EL CAPEL DE NAPOLEON DI SAN MARTINO BUON ALBERGO Sommario Art. 1 Titolarità, denominazione ed uso del marchio Art. 2

Dettagli

PARTE SPECIALE H CONTRAFFAZIONE E DELITTI CONTRO L INDUSTRIA E IL COMMERCIO

PARTE SPECIALE H CONTRAFFAZIONE E DELITTI CONTRO L INDUSTRIA E IL COMMERCIO PARTE SPECIALE H CONTRAFFAZIONE E DELITTI CONTRO L INDUSTRIA E IL COMMERCIO 1 PARTE SPECIALE H CONTRAFFAZIONE E DELITTI CONTRO L INDUSTRIA E IL COMMERCIO 1. Le fattispecie dei reati di contraffazione e

Dettagli

L obbligo di vendere le merci esposte

L obbligo di vendere le merci esposte L obbligo di vendere le merci esposte di Marilisa Bombi L ordinamento giuridico nazionale ha, da sempre, previsto l obbligo della prestazione, anche se quest obbligo, contenuto all interno della disciplina

Dettagli

Nuove regole per le informazioni sugli alimenti ai consumatori Trento, 5 dicembre 2014

Nuove regole per le informazioni sugli alimenti ai consumatori Trento, 5 dicembre 2014 Nuove regole per le informazioni sugli alimenti ai consumatori Trento, 5 dicembre 2014 Paese d origine o luogo di provenienza Paolo Borghi Professore ordinario di diritto agrario, Università di Ferrara

Dettagli

del bacino del Mediterraneo

del bacino del Mediterraneo Centro Studi Anticontraffazione Proprietà Intellettuale e Competitività delle piccole e medie imprese nel settore tessile e dell abbigliamento dei Paesi del bacino del Mediterraneo Prato, Teatro Politeama

Dettagli

Corso Avvocato 2013. Il METODO Neldiritto. NOME Angelo Mattia COGNOME Greco

Corso Avvocato 2013. Il METODO Neldiritto. NOME Angelo Mattia COGNOME Greco NOME Angelo Mattia COGNOME Greco Corso Avvocato 2013 Il METODO Neldiritto Applicazione del metodo Parere motivato in materia regolata dal diritto penale Traccia da consegnare entro il 13/09/2013 Tizio

Dettagli

Marchio geografico e marchio collettivo. Prima definizione di marchio geografico (M.G.) e di marchio collettivo

Marchio geografico e marchio collettivo. Prima definizione di marchio geografico (M.G.) e di marchio collettivo Marchio geografico e marchio collettivo Prima definizione di marchio geografico (M.G.) e di marchio collettivo M.C.): M.G. è quello che contiene o che consiste in un nome di un località geografica. M.C.

Dettagli

I profili di criticità legati alla distribuzione assicurativa in regime di libera prestazione di servizi tramite canale agenziale

I profili di criticità legati alla distribuzione assicurativa in regime di libera prestazione di servizi tramite canale agenziale I profili di criticità legati alla distribuzione assicurativa in regime di libera prestazione di servizi tramite canale agenziale Autore: Avv. Alessandro Steinhaus e Avv. Silvia Colombo Categoria Approfondimento:

Dettagli

R E P U B B L I C A I T A L I A N A

R E P U B B L I C A I T A L I A N A Numero 04802/2012 e data 13/11/2012 R E P U B B L I C A I T A L I A N A Consiglio di Stato Sezione Consultiva per gli Atti Normativi Adunanza di Sezione del 8 novembre 2012 NUMERO AFFARE 10380/2012 OGGETTO:

Dettagli

IVA: novità, con decorrenza 1 gennaio 2013, in materia di fatturazione e di operazioni intracomunitarie

IVA: novità, con decorrenza 1 gennaio 2013, in materia di fatturazione e di operazioni intracomunitarie ACERBI & ASSOCIATI CONSULENZA TRIBUTARIA, AZIENDALE, SOCIETARIA E LEGALE NAZIONALE E INTERNAZIONALE CIRCOLARE N. 42 31 DICEMBRE 2012 IVA: novità, con decorrenza 1 gennaio 2013, in materia di fatturazione

Dettagli

LA REVISIONE DELLE SANZIONI PENALI TRIBUTARIE

LA REVISIONE DELLE SANZIONI PENALI TRIBUTARIE LA REVISIONE DELLE SANZIONI PENALI TRIBUTARIE LA REVISIONE DELLE SANZIONI PENALI TRIBUTARIE D.Lgs. n. 74/2000 Artt. da 1 a 14, D.Lgs. n. 158/2015 Con la pubblicazione sulla G.U. del Decreto attuativo della

Dettagli

Il Consiglio Superiore della Magistratura, nella seduta del 17 giugno 1998, ha adottato la seguente deliberazione:

Il Consiglio Superiore della Magistratura, nella seduta del 17 giugno 1998, ha adottato la seguente deliberazione: Impiego dei componenti privati del Tribunale per i minorenni in attività istruttoria e nella redazione di provvedimenti collegiali (Risposta a quesito del 17 giugno 1998) Il Consiglio Superiore della Magistratura,

Dettagli

Morte della persona fisica e fallimento della società: le due situazioni non sono assimilabili

Morte della persona fisica e fallimento della società: le due situazioni non sono assimilabili Morte della persona fisica e fallimento della società: le due situazioni non sono assimilabili di Guido Stampanoni Bassi Nota a CASS. PEN., SEZ. V, 19 novembre 2012 (ud. 26 settembre 2012), n. 44824 GRASSI

Dettagli

L antidumping non è dovuto per le operazioni doganali non registrate

L antidumping non è dovuto per le operazioni doganali non registrate L antidumping non è dovuto per le operazioni doganali non registrate E la conclusione cui sono pervenute alcune recenti sentenze di plurime Commissioni Tributarie (CTP Venezia, sentenze n. 394.1.2014 dep.

Dettagli

CAMERA DEI DEPUTATI PROPOSTA DI LEGGE. Istituzione del marchio «Made in Italy» N. 1402 RAISI, SAGLIA. Atti Parlamentari 1 Camera dei Deputati

CAMERA DEI DEPUTATI PROPOSTA DI LEGGE. Istituzione del marchio «Made in Italy» N. 1402 RAISI, SAGLIA. Atti Parlamentari 1 Camera dei Deputati Atti Parlamentari 1 Camera dei Deputati CAMERA DEI DEPUTATI N. 1402 PROPOSTA DI LEGGE D INIZIATIVA DEI DEPUTATI RAISI, SAGLIA Istituzione del marchio «Made in Italy» Presentata il 18 luglio 2006 ONOREVOLI

Dettagli