~ 1 ~ CALCOLO DEI LIMITI
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- Taddeo Gagliardi
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1 ~ ~ CALCOLO DEI LIMITI ) Limiti che si presentano nella forma l. Pur non essendo forme indeterminate (il risultato è indicato convenzionalmente con i, nel senso che la funzione tende, in valore assoluto, a ), il calcolo del segno dell infinito di queste forme non è banale. Nelle forme che tradizionalmente vengono proposte al liceo, i iti sinistro e destro esistono, anche se possono spesso differire nel segno. Il problema è quindi quello di calcolare il segno della funzione in un opportuno intorno bucato di (nelle sue vicinanze). Per fortuna ci viene in aiuto il teorema della permanenza del segno: tutte le quantità che ammettono ite positivo (compreso ) sono, se è abbastanza vicino ad, positive, mentre quelle che ammettono ite negativo (compreso ) sono negative se è abbastanza vicino ad. Poiché il teorema citato non fornisce alcuna informazione sulle quantità che tendono a ii, occorrerà studiare il loro segno per verificarne, caso per caso, il comportamento. Quando una quantità tende a mantenendosi positiva indicheremo il suo ite con il simbolo, mentre quando tende a mantenendosi negativa lo indicheremo con. Esempio: Per calcolare il segno dell infinito dobbiamo studiare il segno della sola quantità che tende a (ovvero 9 ), e distinguere il ite sinistro da quello destro (anche se non espressamente richiesto dal testo). i Poiché l espressione f () viene utilizzata convenzionalmente per brevità quando non conosciamo il segno dell infinito (addirittura, una funzione che tende a potrebbe ammettere due diversi iti da sinistra e da destra, e quindi non ammetterne alcuno per che tende ad ), bisogna evitare di sottintendere il segno di, visto che affermare che il ite di un espressione è è molto più preciso che non indicarlo con un generico. ii Praticamente le quantità che tendono a di cui calcolare il segno saranno sempre al denominatore: infatti, se avessimo una forma del tipo l il risultato sarebbe, e non ci sarebbe alcun bisogno di calcolare il segno del numeratore, mentre richiederebbe prima di tutto l einazione della forma indeterminata.
2 ~ ~ 9 per ±, e quindi, essendo > (l equazione ha due soluzioni reali e distinte) e a <, 9 > per valori interni all intervallo delle due radici (ovvero <<). Graficamente: È evidente che, per che tende a da sinistra (ovvero per valori minori di ) il polinomio 9 è positivo (e quindi tende a tende a ) perlomeno se è abbastanza vicina a (deve essere maggiore di ), mentre quando tende a da destra (cioè per valori maggiori di ) 9 è negativo, e quindi tende a. Abbiamo quindi: Per calcolare il segno del risultato abbiamo tenuto presente che il numeratore, visto che tende a 5 che è maggiore di, e positivo in un opportuno intorno bucato di, mentre il segno del denominatore è quello che abbiamo studiato. Fine dell esempio. È chiaro che, se la quantità che tende a è più complessa (per esempio, se contiene funzioni goniometriche, le relative disequazioni comportano maggiori difficoltà, per cui è bene ripassare tutti i tipi di disequazioni studiate (algebriche, goniometriche, ecc.). Esempio con disequazione goniometrica: π cos cos. π sen π sen Per la determinazione del ite esatto occorre quindi studiare il segno della quantità che tende a, ovvero: sen >, e quindi sen > ; sen > ; sen >. Ricordiamo che sen è, per definizione, l ordinata del punto di intersezione P tra il secondo lato dell angolo orientato (avente il primo lato coincidente con il semiasse positivo delle ) e la circonferenza goniometrica (ovvero una circonferenza con centro nell origine e raggio ). Poniamo quindi Y sen
3 ~ ~ (il seno è l ordinata); la disequazione sen > diventa Y >. Mettiamo a sistema la disequazione ottenuta con l equazione della circonferenza goniometrica X Y, dato che ad essa deve appartenere il punto P. ATTENZIONE! X (maiuscolo) qui è cosa diversa da (minuscolo): la prima rappresenta l ascissa di P (praticamente, il coseno di ), la seconda l angolo. Y >. X Y Se un equazione rappresenta, di norma, una linea nel piano cartesiano, una disequazione può essere associata ad un intera zona del piano (analogamente a quando, in una cartina geografica, identifichiamo la zona occupata dall Italia, o dall Asia, o magari al comune di Roma). Come nella cartina, riusciamo ad identificare una zona del piano quando ne conosciamo i confini (l Italia confina ad Ovest con la Francia, a Nord con Svizzera ed Austria, ecc.). IL CONFINE DEL > (o anche di <, e ) È L UGUALE: infatti un numero finisce di essere, per esempio, minore di, quando diventa uguale a. Per capire cosa rappresenta Y >, dobbiamo prima studiare quindi Y, o meglio Y il sistema. X Y Questa è l equazione di una retta parallela all asse X (ha la forma Y costante), che interseca la circonferenza goniometrica in due punti (non ci interessa calcolarne le coordinate, ma solo determinarli graficamente); dalla figura si vede chiaramente che Y corrisponde alle soluzioni π 5 e 5
4 ~ ~ π. D altronde, se Y rappresenta una retta parallela all asse X (tutti i punti che hanno la stessa ordinata), Y > è il semipiano deitato da tale retta che si trova al di sopra di essa. Come mettendo a sistema le equazioni Y e X Y troviamo i punti comuni alle due linee, le soluzioni di Y > sono i X Y punti comuni al semipiano Y > e alla circonferenza goniometrica. Le soluzioni sono quelle π comprese tra (punto B) e π (punto A), ma in questo caso non c è neanche bisogno di risolvere le soluzioni: a noi interessa sapere il segno di sen nelle vicinanze di π π 5 ; ebbene, dalla figura qui sopra si evince che se tende a da sinistra sen <, mentre da destra sen >. ATTENZIONE! Non confondete il fatto che diciamo che tende ad un certo valore da sinistra o da destra con la sinistra e la destra del grafico della disequazione goniometrica! Muovendoci a destra in questo grafico facciamo aumentare la X (maiuscola), cioè il coseno dell angolo, e non (minuscolo), che è l angolo: quest ultimo cresce facendo ruotare il secondo lato dell angolo in senso antiorario, NON necessariamente verso destra. Quando diciamo che tende a π da destra intendiamo che si avvicina a questo valore mantenendosi minore di π. Per esempio, possiamo immaginare 6 (poco più di 5 ).
5 ~ 5 ~ Esercizi. cos sen cos sen π 6 ) Limite all infinito di un polinomio. Danno luogo, spesso, ad una forma indeterminata del tipo, e si risolvono mettendo in evidenza il termine di grado massimo iii. Si ricordi che l tutte le quantità del tipo, essendo n>, danno come risultato. n Esempio: ( 5 8 ) ( ) 5 ( ) ( ) ( 5 ) 5. Esercizi: 8 9 ( ) ( 5 ) ) Limite all infinito, di una funzione razionale fratta (rapporto tra due polinomi). Danno luogo a forme indeterminate del tipo, e spesso, al numeratore o al denominatore, anche forme del tipo. Si risolvono mettendo in evidenza, sia al numeratore che al denominatore, i rispettivi termini di grado massimo, per poi semplificare quanto possibile. Esempio: iii Si tenga presente che mettere in evidenza, per esempio,, significa moltiplicare per tale quantità la funzione di cui si sta calcolando il ite, e quindi ogni termine del polinomio va diviso per la quantità messa in evidenza, per non alterare il valore della funzione.
6 ~ 6 ~ 5 5 ( ) ( ) ( ) 5 ( ) Esercizi: ) Limite all infinito di una funzione irrazionale intera o fratta (come e, ma con in più almeno un termine che contiene la sotto radice). Danno luogo a forme indeterminate del tipo e, come nel caso precedente. Si risolvono, come nei casi precedenti, mettendo in evidenza i termini di grado massimo di numeratore e denominatore (o del solo numeratore, se la funzione non è fratta), e semplificando ove possibile, ma tenendo anche presenti le seguenti considerazioni: a) una potenza di presente sotto radice quadrata equivale ad una con esponente dimezzato (più in generale con esponente diviso per l indice della radice). Per esempio, nelle espressioni 5 6, e 5 5, il termine di grado massimo è rispettivamente, e. b) Con particolare riferimento alle radici quadrate (regola analoga vale per tutte quelle con indice pari) l espressione 9 indica il numero POSITIVO O NULLO che elevato al quadrato dà 9; in altre parole, 9, mentre se scriviamo 9 intendiamo. Quindi NON È SEMPRE VERO che, essendo il primo termine, per definizione, positivo o nullo, mentre può anche risultare negativo. Per esempio, se -, ( ), e quindi in questo caso NON è uguale ad, ma a. In generale, se, mentre se < (o, che è lo stesso). Poiché
7 ~ 7 ~ questo modo di procedere non risulta normalmente familiare, si consiglia vivamente di non saltare i passaggi, soprattutto quando tende a (e quindi è negativo). c) Poiché non esiste radice dei numeri negativi, qualora il temine di grado massimo fosse una potenza dispari di sotto radice quadrata (o, più in generale, con indice pari), non possiamo mettere in evidenza (che non esiste se <, come accade per esempio se tende a ), ma (l opposto di un numero negativo è positivo). d) Nessuno dei problemi indicati alle lettere b) e c) sussiste se la radice ha indice dispari: per esempio, ; inoltre si può sempre mettere in evidenza (se necessario) anche se è negativo. Esempio: ( 9 ) ( ) ( 9 ). ( ) ATTENZIONE!!! Se fosse stato, al posto di avremmo dovuto sostituire, e NON! Segui bene i passaggi nel seguente esempio: ( 9 ) ( 9 ) ( ). Altro esempio: ( )
8 ~ 8 ~ ( ) ( ) ( ) ( ). Esercizi: ) Forme del tipo : funzioni razionali fratte. Le forme indeterminate del tipo si risolvono semplificando o utilizzando alcuni iti detti iti notevoli. Cominciamo a prendere in esame il caso di un quoziente tra due polinomi (funzione razionale fratta). Se, per, numeratore e denominatore si annullano, entrambi sono divisibili per -. Se possibile, la strada più semplice è quindi quella di scomporre in fattori
9 ~ 9 ~ numeratore e denominatore della frazione, semplificare e sostituire al posto di il valore. Esempio: (forma indeterminata) 8 ( )( ) ( )( ) Per scomporre il numeratore è stato usato il prodotto notevole a b (a b)(a ab b ) (differenza di due cubi); mentre il denominatore è una differenza di due quadrati, ovvero a b (a b)(a b). Altro esempio: (forma indeterminata) Mettendo in evidenza, al numeratore, dai primi due termini e - dagli altri (fattorizzazione parziale) si ha: ( ) ( ). ( )( ) Mettiamo in evidenza al numeratore; otteniamo ( ) ( ) ( )( ). ( )( ) ( )( ) Terzo esempio: 8 6 (forma indeterminata) Per scomporre in fattori un trinomio di secondo grado si può tenere presente la formula a b c a( )( ), dove e solo le soluzioni dell equazione a b c. Risolviamo quindi l equazione. 5 b ± b ac ± 9 6 ± 5., a 5 Di conseguenza ( )( ), da cui ( )( ) ( ) Quarto esempio: ( ). 5 5.
10 ~ ~ In questo caso, non essendo possibile usare i metodi precedenti per scomporre in fattori il numeratore, utilizzeremo il teorema fondamentale dell algebra, secondo cui se un polinomio si annulla per se e solo se è divisibile per. Poiché sostituendo al posto di si annullano sia il numeratore che il denominatore, entrambi risultano divisibili per. Possiamo quindi utilizzare la regola di Ruffini per dividere 5 per. Inseriamo i coefficienti del dividendo nella prima riga (si ricordi di inserire uno zero per ogni termine mancante, nel nostro caso ) e il valore di nello spazio a sinistra (stiamo dividendo per ). Riportiamo il primo termine () della riga superiore in quella inferiore, inseriamo il prodotto dei termini della terza riga per negli spazi a destra della seconda, e la somma dei primi due valori di una colonna nel suo spazio vuoto. Alla fine del calcolo l ultima riga conterrà i coefficienti del risultato (tranne l ultimo valore, che DEVE essere essendo il resto della divisione). E poiché stiamo dividendo un polinomio di 5 grado per un di, il risultato deve essere di, cioè 5, da cui 5 ( )( ). Il risultato dell esercizio è perciò il seguente: 5 ( )( ) 5 5 5( ) ( ).
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