TERAPIA CENTRATA SUL CLIENTE
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- Amanda Di Stefano
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1 RELAZIONE PROFESSIONALE DI AIUTO TERAPIA CENTRATA SUL CLIENTE (Carl Rogers)
2 LA RELAZIONE PROFESSIONALE DI AIUTO Secondo Rogers (Client-Centered Therapy, 1951), è UNA RELAZIONE IN CUI ALMENO UNO DEI PROTAGONISTI HA LO SCOPO DI PROMUOVERE NELL ALTRO LA CRESCITA, LO SVILUPPO, LA MATURITA E IL RAGGIUNGIMENTO DI UN MODO DI AGIRE PIU ADEGUATO ED INTEGRATO NELL ALTRO
3 RELAZIONE PROFESSIONALE DI AIUTO secondo tale teoria IL PAZIENTE DEVE DIVENIRE CLIENTE
4 RELAZIONE PROFESSIONALE DI AIUTO il fulcro è quindi il RICONOSCIMENTO DELL ALTRO
5 PERCHE SI INSTAURI UNA RELAZIONE EDUCATIVA O D AIUTO oltre alla DISPONIBILITÀ DI ENTRAMBI GLI ATTORI A CAMBIARE
6 PERCHE SI INSTAURI UNA RELAZIONE EDUCATIVA O D AIUTO c è quindi bisogno che IL CLIENTE VOGLIA CONSAPEVOLMENTE INVESTIRE LE PROPRIE ENERGIE NELLA RELAZIONE
7 LA RELAZIONE EDUCATIVA è un accompagnamento di durata più o meno lunga, che interviene sullo stile di vita degli individui e mira a condurli all identificazione del proprio benessere e a dotarsi degli strumenti atti a conseguirlo e a preservarlo, per mezzo di un progetto individualizzato e provvisto di metodi, obiettivi e criteri di monitoraggio sempre valutabili.
8 CARATTERISTICHE DELLA RELAZIONE EDUCATIVA! INTENZIONALITA COMUNE! ASCOLTO ATTIVO E COMPRENSIONE EMPATICA! AUTENTICITA! PRESA IN CARICO (ACCOGLIENZA)! ASSUNZIONE DI RISCHI! CONGRUENZA E COERENZA! ACCETTAZIONE INCONDIZIONATA DELL ALTRO! PROGETTAZIONE (durata nel tempo)
9 TALI ATTEGGIAMENTI SERVONO A DETERMINARE NELL ALTRO:! ADESIONE A UN PROGETTO COMUNE! FIDUCIA NELL EDUCATORE! LIBERTA NEL PRENDERE DECISIONI! SENSO DI PROTEZIONE! FIDUCIA NEL FUTURO
10 TALI SENTIMENTI POSSONO INDURRE L ALTRO A:! Esplorare sentimenti sino ad ora sconosciuti o reputati pericolosi! Ricercare e attivare volontariamente nuove relazioni positive! Cambiare il proprio comportamento in modo costruttivo! Conoscere nuove parti di sé, rinunciando ad atteggiamenti di difesa
11 FATTORI CHE FAVORISCONO UNA BUONA RELAZIONE STRUMENTI EDUCATIVI VERBALI E NON FATTORI ISTITUZIONALI FATTORI SITUAZIONALI CONTESTO EMOTIVO (empatia)
12 TIPI DI RELAZIONE: AUTORITARIA o DIRETTIVA AUTOREVOLE D ACCOMPA- GNAMENTO EURISTICA
13 Esempi di pratiche: AUTORITARIE: presentare norme rigide insistere sulla superiorità dell educatore mostrare riservatezza e distacco attivare forme di controllo e punizione trascurare i bisogni/ interessi degli educandi dare ordini e comandi comunicare in modo impersonale AUTOREVOLI: non imporsi come guida ma venire riconosciuto come tale Spiegare le regole rendere protagonisti gli educandi instaurare un rapporto dialettico condividere obiettivi e mezzi tenere un comportamento coerente motivare gli educandi
14 ATTENZIONE, PERO! PER IMPOSTARE UNA RELAZIONE EDUCATIVA EQUILIBRATA RARAMENTE BASTA ADOTTARE IN VIA ESCLUSIVA SOLO ATTEGGIAMENTI AUTOREVOLI O AUTORITARI. SI TRATTA PIUTTOSTO DI DOSARE GLI UNI E GLI ALTRI IN MODO COERENTE.
15 A determinare il tipo di relazione è il differente livello di: DISTACCO/EMPATIA CONTROLLO/LIBERTA DIPENDENZA/AUTONOMIA
16 RELAZIONE PROFESSIONALE DI AIUTO CONTROLLO MAX. DISTACCO EMPATIA CONTROLLO MIN. Valutazione pratica del comportamento educativo (Tausch R. e A., 1973)
17 Che cos è un progetto? E un piano d azione, un intenzione, che richiede da parte di chi lo predispone una capacità di valutare il futuro anche in base a una valutazione del passato e del presente, ed una conseguente capacità metodologica volta alla scelta ed alle predisposizione dei mezzi necessari per la concreta realizzazione del piano stesso (P. Bertolini, Dizionario di Psico-sociopedagogia, Mondadori, Milano, 1981)
18 Che cosa significa programmare? Programmare significa inserire i concreti momenti dell esperienza educativa all interno di una sequenza ordinata di azioni. La programmazione e`un area della professione educativa nella quale sono soddisfatte istanze organizzative ed istituzionali e sono attivate forme di comunicazione radicate nel ruolo svolto da un professionista nei confronti di altri professionisti. (Piero Zaghi L educatore professionale. Dalla programmazione al progetto, Armando Editore, Roma, 1995)
19 SULLA BASE DEL DIVERSO COINVOLGIMENTO DI QUESTE COMPONENTI SI DISTINGUONO 3 TIPI DI APPROCCI ALLA PROGETTAZIONE EDUCATIVA APPROCCIO SINOTTICO-RAZIONALE o della razionalità assoluta APPROCCIO CONCERTATIVO O PARTECIPATO problem solving EURISTICO o dialogico
20 Approccio "sinottico-razionale" scientifico o della razionalità assoluta Massimamente pre-strutturato, per questo vissuto come più sicuro e agevole da realizzare. Le maggiori risorse di tempo ed economiche sono impiegate per elaborare il progetto (inteso come prodotto cartaceo). Incentrato sulla programmazione. Non c è coinvolgimento reale dei destinatari e dei soggetti attori del progetto.
21 Approccio "concertativo" o "partecipato" a razionalità limitata o problem solving - Muove da un ipotesi di cambiamento di una data realtà che è analizzata e concertata con i destinatari. Per questo è cruciale la tappa dell attivazione. - Valorizza la dimensione dell interazione sociale ed il livello cognitivo ed emotivo. - Parte dal presupposto che non esista una conoscenza unica ed oggettiva della realtà: in questo senso Il problema e l ambiente non sono dati a priori. - Il processo d interazione tra i diversi attori prosegue per tutte le tappe del progetto. Pur condividendo un impianto logico comune ogni attore continua ad essere portatore di aspettative, saperi, ambiti di lavoro e ad avere ampi margini di autodeterminazione e negoziazione.
22 Approccio euristico o dialogico (eurisko = ricerco) Come l approccio partecipato pone al centro l attivazione dell utenza, ma rispetto ad esso rinuncia a conseguire obiettivi predeterminati dagli operatori, dato che il progetto è in continua costruzione ed i protagonisti sono i suoi destinatari. Nella fase di valutazione viene reputato importante non tanto il conseguimento di un risultato predefinito, ma i processi con cui lo si è raggiunto. La progettazione è intesa come un percorso e non come punto di partenza. Dall attivazione può non scaturire un unico progetto bensì tanti sotto progetti tra loro connessi con un proprio percorso di progettazione, realizzazione e verifica. Si fonda su un approfondito lavoro di ricerca, analisi del contesto e del problema, e sulla presenza di ricerche basate sulla metodologia della ricerca-azione. Pone al centro i bisogni dell'utenza, che a loro volta si confrontano, si scontrano e si amalgamano ai bisogni, ai valori e ai vissuti di chi progetta l'intervento sociale. Per conservare il giusto distacco l équipe necessita di una continua supervisione.
23 CHI VUOLE IL PROGETTO? COMMITTENTI ESPLICITI IMPLICITI AUSPICABILI
24 A CHI SERVE IL PROGETTO? COMMITTENTI UTENTI OPERATORI OPERATORI DI ALTRI SERVIZI
25 PUNTO DI PARTENZA SONO GLI OBIETTIVI Titolo diagramma OBIETTIVI INTERNI ESTERNI CONDIVISI ISTITUITI ISTITUENTI
26 IN TUTTI I CASI E NECESSARIO INDIVIDUARE CHI OPERA NEL PROGETTO E CON QUALI RESPONSABILITA, DEFINENDO: Titolo diagramma RISORSE RUOLI TECNICI INDISPENSABILI PARTECIPAZIONE PRESENTI DA RICERCARE
27 LA PROCEDURA DEVE PREVEDERE ANCHE I VINCOLI: Titolo diagramma AZIONI TEMPI SCADENZE INDICATORI
28 IL PROGETTO DEVE ANCHE PREVEDERE VERIFICHE Titolo diagramma VERIFICHE IN ITINERE VERIFICA FINALE
29 IL PROGETTO DEVE PRODURRE: DOCUMENTAZIONE RICHIESTA PARTECIPATA
30 ELEMENTI DI VALUTAZIONE DI UN PROGETTO Titolo diagramma COERENZA EFFICACIA EFFICIENZA COINVOLGIMENTO RIPRODUCIBILITA'
31
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