IL NURAGHE SANTU ANTINE
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- Flaviana Di Gregorio
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2 IL NURAGHE SANTU ANTINE
3 SARDEGNA ARCHEOLOGICA 6 Guide e Itinerari Ercole Contu il nuraghe SANTU ANTINE In copertina Nuraghe Santu Antine: veduta aerea. Finito di stampare nel mese di gennaio 2002 presso A.G.E., Via P.R. Pirotta 20-22, Roma ISBN Copyright 1988 by Carlo Delfino editore, Via Rolando 11/A, Sassari Carlo Delfino editore
4 Il Nuraghe Santu Antine di Torralba (Sassari) Si tratta della più bella e certo di una delle più grandiose fra le costruzioni preistoriche note come nuraghi ; parola molto antica, anteriore allo stesso arrivo dei Fenici, con la quale all incirca venivano chiamati questi monumenti dallo stesso popolo che li eresse, come torri e castelli, a dominio e difesa della Sardegna da circa il 1500 a circa il 500 a.c. A questo popolo isolano, del quale non conosciamo il nome, si deve pertanto quella che viene appunto chiamata Civiltà Nuragica. Il nuraghe in questione è situato in territorio del comune di Torralba, in provincia di Sassari, nell altopiano del Meilogu, nella piana di Cabu Abbas. Vi si arriva deviando a destra al km 172 della superstrada Cagliari-Sassari-Porto Torres (bivio Thiesi-Torralba e poi bivio stazione di Torralba) ed è a circa 51 km da Sassari. È indicato da appositi cartelli stradali e si trova a poche centinaia di metri dalla superstrada, circa a metà strada tra la medesima e la stazione ferroviaria di Torralba, a circa km 4 dall omonimo paese (dove sta per aprirsi un piccolo museo archeologico ed etnografico). Il nuraghe porta il nome di Santu Antine o Santine (cioè San Costantino) ma è più noto con la denomimazione popolare di Sa Domo de su Re: la Casa del Re, la Reggia nuragica. Intorno si notano almeno un altra decina di nuraghi minori, di cui uno dei più vicini ed importanti (se ne dà perciò un apposita scheda) è il Nuraghe Oes, di Giave, situato, nei pressi della ferrovia, a circa m 800 in linea d aria, a Sud-Est. Fig. 1. Il Nuraghe Santu Antine (?) in una incisione del 1744 (da Cetti). 4 5
5 Storia del monumento e degli studi Fig. 2. Pianta, sezione e prospetto del nuraghe Santu Antine in un disegno del 1827 (da Smith). 6 Che l interesse eccezionale del monumento sia apparso subito chiaro, si deduce dal fatto che il Nuraghe Santu Antine è il primo nuraghe di cui sia stata data illustrazione grafica, visto che già compare in un disegno, sia pure non preciso, del naturalista abate Francesco Cetti, risalente al A Londra W. H. Smith, trattando in un suo libro della Sardegna, pubblica nel 1828 la prima planimetria, accanto ad una sezione e ad una veduta prospettica. Frutto di apposito rilevamento è un altra bella illustrazione (con piante, sezioni, prospetti e ipotesi di ricostruzione grafica) fornita dal Conte Alberto Ferrero de Lamarmora nell atlante del suo Voyage en Sardaigne, nel Il nuraghe appariva allora come un grande basamento triangolare ad angoli arrotondati al centro del quale si ergeva una torre troncoconica a tre piani. Degna di interesse è una veduta prospettica pubblicata nel 1888 dal Padre Alberto Centurione, ove sono documentati degli elementi, ora parzialmente scomparsi, come l elevazione delle torri angolari. Anche l archeologo Giovanni Spano si fermò più volte a lungo (fra il 1854 ed il 1867) a considerare l importanza di questo monumento; e cosi avvenne più tardi di Francois Préchac (1908), Ettore Pais (1923, 1881), ecc. A Giovanni Pinza si deve (1901) la prima illustrazione fotografica. Solo nel 1935 comunque il nuraghe fu fatto oggetto di appositi scavi archeologici da parte di Antonio Taramelli, limitatamente al monumento principale e ai resti delle abitazioni rettangolari adiacenti di età romana. Furono così liberati tutti gli ambienti del nuraghe e fu quindi possibile l accesso regolare ad ogni piano. Si consideri infatti che prima vi si accedeva solo dalla finestra del primo piano, posta all altezza quasi di m 9 dal cortile e che lo stesso cortile era interamente nascosto dalle rovine che lo sovrastavano. Un allargamento degli scavi alle vicine capanne circolari e vari restauri furono effettuati da Guglielmo Maetzke e dall autore nel Un saggio lungo la muraglia occidentale (con la inattesa scoperta 7
6 Fig. 4. Il Nuraghe Santu Antine in un disegno dello Spano. Fig. 3. Pianta, sezione e prospetto del Nuraghe Santu Antine nel rilevamento del Lamarmora. delle sue fondazioni) fu operato nel 1985 da Susanna Baffico e Guido Rossi. La prima ipotesi ricostruttiva realizzata in questo secolo si deve a Paolino Mingazzini (1947). La stessa fu ripresa, aggiornata e completata più tardi (1971) dall autore di questa guida; che in seguito propose a scopo didattico per il Museo Sanna di Sassari anche una scena di assedio (1973)! Chi scrive ricorda ancora l impressione profonda che, ancora giovane archeologo, trasse dalla prima visita al nuraghe nel 1952: un emozione, in verità, che accomuna ogni visitatore di questo monumento, anche se non particolarmente interessato all archeologia. E ciò avviene non tanto quando si veda il nuraghe dal di fuori e da lontano, dato che esso un po si perde nell ampio orizzonte del pianoro, quanto nel procedere all interno delle labirintiche e grandiose strutture murarie, 8 fra celle, scale, corridoi ecc. Un sentimento di stupore che nessuna illustrazione fotografica o grafica potrà rendere. Benché la visita del nuraghe possa farsi anche partendo dalle sue parti più esterne, la logica costruttiva con cui esso fu realizzato suggerisce invece un percorso inverso, cioè dal centro verso la periferia. Tale centro è costituito dal mastio o torrione centrale, al quale fu successivamente appoggiato un grande corpo costruttivo, il bastione di forma triangolare con angoli (corrispondenti ad altrettante torri) notevolmente arrotondati. Infine gli scavi hanno messo in luce tutt intorno una decina di capanne circolari nuragiche e, sovrapposti a queste, i resti di una serie di abitazioni di età romana con muri rettilinei. L interruzione della ricerca non ha permesso sinora di accertare quale fosse l intera espansione del villaggio nuragico né di quello romano ma molti indizi portano a credere che quello messo in luce possa essere meno di un decimo di quanto sta ancora sottoterra. Il progresso degli scavi anzi potrebbe illuminarci su un altro importante aspetto dello stesso nura- 9
7 PROSPETTO A VOLO D UCCELLO del Nuraghe Santinu o Sant Antine di Torralba secondo il modello in sughero donato dal Cav. Crespo al Museo Archeologico di Torino A B C D E F Camera del 2 piano con diametro di 4 m in gran parte distrutto. Scala a chiocciola che saliva sulla camera ad un terrazzo. Pianerottolo che mena alla camera e ad una finestra. Scala che continua sino al piano terreno. Finestra d altro pianerottolo con accesso alla camera del 1 piano ed al terrazzo di sotto. Porta (fatta nel modello ogivale) che conduce per corridoi, uno dritto e due trasversali, alla camera centrale terrena e ad L, L. G Celletta che comunica per un foro con essa camera e per corridoi con l alto di L, L. H Corridoio tra L e L con altro simile fra L, L. L L L F Circonferenza totale dell edificio 117 m circa. Altezza massima dal piano terreno 17 m recentemente scemati. Fig. 5. Il Nuraghe Santu Antine in un disegno «a volo d uccello» del 1882 (da Centurione). 10 Fig. 6. Nuraghe Santu Antine: veduta aerea. 11
8 ghe, cioè sull esistenza o meno di una cinta esterna o antemurale, simili per esempio a quelli dei nuraghi di Barumini e Palmavera presso Alghero; benché le capanne circolari non appaiano di solito entro tali cinte ma fuori di esse. Fig. 7. Nuraghe Santu Antine: planimetria generale del piano terra. 12 Il Mastio Entriamo quindi nel monumento per la porta meridionale del bastione e fermiamoci ad osservare il grande tronco di cono residuo del mastio. Esso è alto ancora m 17,55 e doveva raggiungere in origine i m 21, quando era ancora terminato superiormente da un terrazzo provvisto di un parapetto e ampliato da mensole con sporti (come i castelli medievali). Cinque mensole si ritrovarono fuori posto durante gli scavi. Benché una parte della sua attuale rovina sia dovuta all utilizzo delle pietre nel secolo scorso per costruire una fontana nel vicino paese, è ancora il nuraghe più alto fra quelli conosciuti. Infatti quello di Barumini per esempio è alto attualmente m 14,10 ed in origine forse raggiungeva i m 20; il Nuraghe Nuraddeo di Suni-Nuoro è ora di m 14,10 ed in origine poteva essere di m 16. Il diametro di base del cono non è chiaramente rilevabile perché la circonferenza è ricoperta per tre quarti dalle murature del successivo bastione, ma esso è circa di m 15,50; quello residuo della base superiore del cono tronco è di m 10,23 ed ovviamente doveva restringersi ancora di più nel tratto mancante, ma per poi riacquistare la suddetta larghezza grazie alla sporgenza del terrazzo. Si consideri che il diametro medio della base di un nuraghe si aggira intorno a m 10,75 e solo in qualche raro caso (Nuraghe Is Paras Isili-Nuoro) raggiunge i m 14. L inclinazione (o scarpa) del paramento murario è nel nostro nuraghe piuttosto limitata (solo 8 ), e può significare una maggior perizia costruttiva che non teme di avvicinarsi per quanto è possibile alla verticale. Nel suddetto Nuraghe Is Paras è invece di ben 13 mentre è di 10 al Nuraghe di Barumini. La torre del Nuraghe Santu Antine (come il restante bastione) è costruita con massi di basalto di provenienza locale. La caratteristica che più colpisce nei blocchi del tratto di questa torre che dà sul cortile non è neanche la grande mole (che trattandosi di tecnica ciclopica e non megalitica, non è mai proprio straordinariamente grande), quanto invece due altri ordini di considerazioni: per i primi due terzi del- 13
9 Fig. 9. Nuraghe Santu Antine: sezione. Fig. 8. Nuraghe Santu Antine: planimetria del piano terra. l altezza residua (corrispondenti a dodici filari) i blocchi sono (almeno di facciata) appena sbozzati e di forma non sempre vagamente tendente al parallelepipedo, per cui ne derivano degli allineamenti non perfettamente orizzontali (misure medie in altezza e lunghezza m 0,68x1,13, cioè meno di mq 0,77 (1); più in alto, invece, per circa diciassette filari residui, la forma esterna rettangolare dei conci diventa più marcata con conseguenti giunti piuttosto regolari. Altra caratteristica delle due zone è la stessa differenza di misura fra i blocchi più o meno progressivamente sempre più grandi nella zona sottostante e sempre più piccoli (media 0,38x0,74, cioè meno di mq 0,28) in quella sovrastante, come si deduce anche dal suddetto numero di filari (2). In 14 ciò è da riconoscersi un espediente tecnico per rendere meno faticoso il trasporto dei materiali da costruzione e, nonostante la minor grandezza dei blocchi, più solide le strutture murarie, tecnica che, almeno per la minor mole dei materiali nei livelli più alti (molto meno invece per la loro rifinitura) è documentata in numerosi altri nuraghi. Non è da escludersi infine che alcuni bei conci in marna bianchiccia (misure medie in altezza, lunghezza e profondità m 0,52x0,27x0,46, minima 0,40x0,30x0,42; cioè meno di metri cubi 0,06 e di mq 0,014) trovati durante gli scavi possano aver servito a dare un tocco di colore alla parte terminale, cioè più alta, della costruzione (3). Passiamo ora ad un esame architettonico più particolareggiato di questo torrione. Il suo unico ingresso, a cui si accede dal cortile, è orientato a S-SE. Di poco spostate da questo asse si aprivano in alto anche due finestre, di cui una sola si conserva per intero. L ingresso a piano terra e le due finestre illuminavano le grandi celle o stanze sovrapposte verticalmente e ricavate entro il volume del cono tronco del mastio. L ingresso al piano terra, di luce pressoché rettangolare (alto m 1,62 15
10 e largo alla base 0,78 ed alla sommità 0,77), è provvisto di un blocco di soglia (alto m 0,35) con faccia superiore piuttosto convessa ed è sormontato da un bell architrave (alto m 0,80xl,90 di lunghezza x 0,90 di larghezza), alleggerito da un finestrello di scarico. Tre filari più su si aprono tre spiragli di luce paralleli, verticali. Quest ingresso, come solitamente avviene in queste costruzioni, non dà accesso direttamente alla camera ma ad un corridoio o andito, con volta tabulata piana (lungo m 5,40, alto 2,65 e largo al centro m 1,53 ed ai due capi m 1,40). Sulla sinistra dell andito si apre una scala, sulla quale si tornerà più avanti, sulla destra invece sfocia un corridoio anulare che, partendo da sotto la stessa scala, gira intorno alla camera, con la quale è collegato da Fig. 10. Nuraghe Santu Antine: particolare della scala del mastio con ripostiglio. 16 Fig. 11. Nuraghe Santu Antine: l ingresso al bastione e particolare del mastio con finestrone. 17
11 tre alti ed ampi accessi disposti a croce. Questi accessi hanno luce trapezoidale, e, con l eccezione di quello vicino alla scala, presentano sopra il relativo architrave un finestrello di scarico, che ha forma di trapezio rovesciato nell accesso settentrionale e di rettangolo in quello orientale. Sul fianco esterno del corridoio anulare (che è largo m 1,20x3,15 di altezza) si aprivano a diversi livelli, disposte a raggiera rispetto alla cella finchè non furono coperte dalla costruzione del bastione nove feritoie-finestrelle-occhi di luce. Queste strette aperture, strombate verso l interno, sono variamente distanziate fra di loro ed avevano lo scopo di illuminare il corridoio. È presente inoltre nel tratto nord-occidentale del corridoio un foro nella volta ogivale dello stesso, tramite il quale sarebbero state possibili comunicazioni acustiche col piano superiore. Non conosco molti altri nuraghi con corridoi che girino intorno alla cella e comuque la soluzione è diversa: solo a Santu Antine esso avvolge la cella per tre quarti, mentre è addirittura completo nella strana torre con due ingressi del Nuraghe Leortinas di Sennarìolo-Oristano e vi si accede appunto da due lati. Al Nuraghe Murartu di Silanus-Nuoro il corridoio anulare è invece costituito da due lunghi bracci che non si incontrano a chiudere l anello. La cella, alla quale i corridoi anulari servono da disimpegno è di forma circolare; questa ha al Santu Antine il diametro di m 5,25; che significa circa un terzo del diametro esterno della torre. È quindi una stanza proporzionalmente piuttosto piccola se non si volesse considerare anche l area utile del corridoio anulare. Ma in certi Nuraghi il rapporto è anche minore, cioè di circa un quarto (Nuraghe Sfundadu-Alghero) e, nei casi in cui è maggiore, il diametro esterno equivale a poco più di una volta e mezzo quello interno (1,6: Nuraghe Santa Barbara di Villanova Truschedu-Oristano). Al Nuraghe Is Paras di Isili la cella ha invece il diametro di m 6,50. La volta della cella è ogivale come in tutti i nuraghi ed è terminata da un filare costituito da quattro blocchi affrontati, sovrastati da un blocco di chiusura. Questa tecnica non prevede infatti nessuna chiave di volta. L altezza della cella è di m 7,93; il che vuol dire poco meno di una volta e mezzo il diametro (rapporto di 1,43): cioè un eccezionale utilizzo dello spazio in verticale considerato che in certi nuraghi il rapporto è invece di 2,16 (Nuraghe Dom e S Orku di Sarrok-Cagliari) o di 1,76 (Nuraghe Is Paras) o di 1,61 (Nuraghe di Barumini). 18 Fig. 12. Nuraghe Santu Antine: particolare della copertura a falsa volta della cella inferiore del mastio. Solo il Santa Barbara suddetto presenta un indice ancor più favorevole, cioè 1,08. L altezza della cella del Nuraghe Is Paras è di m 11,50 (ma in essa ad una certa altezza della parete si apre anche la scala) ed è questa in fondo l unica vera grande cella del nuraghe; mentre a Santu Antine sono tre le celle sovrapposte, per cui lo spazio viene sfruttato molto meglio. Benchè i 21 filari di cui è costituita risultino ugualmente abbastanza regolari, la struttura muraria del vano della cella inferiore del Nuraghe di Torralba sembra meno curata di quella del perimetro ester- 19
12 no e specie della parte superiore di essa ed è presente l uso di molte zeppe e malta di fango a rinforzare le pietre subquadrate. La misura media dei blocchi in altezza e larghezza (non è rilevabile la profondità in muro) è di m 0,42x0,89; cioè meno di mq 0,37 (4). Il pavimento di terra battuta e un gradino segnano gli accessi di due corridoi anulari. Da segnalare è un piccolo vano ellittico oblungo cupolato (diametri 2,60x3,50, altezza 4,00) che si apre a m 2,90 verso la cella, sopra il corridoio d ingresso. Vi si accede per una luce trapezoidale con basi di m 0,70 e 0,40 x m 1,10 di altezza. Fig. 13. Nuraghe Santu Antine: particolare dell ingresso al vano cupolato che si apre sopra l ingresso alla cella inferiore del mastio. 20 Fig. 14. Nuraghe Santu Antine: nicchia della cella inferiore del mastio. 21
13 Benché possa avere avuto staticamente la funzione di vano di scarico questo ambiente poteva anche essere usato per ripostiglio o nascondiglio per tendere agguati. A tal fine presentava anche una apertura di m 0,50 nel suo pavimento (il quale corrisponde alle lastre di copertura del corridoio d ingresso). È illuminato dal finestrello esterno a tre spiragli di cui si è detto. Tornando su questo corridoio si imbocca sulla destra di chi esce l ingresso alla scala. Questa scala, secondo una tecnica nel suo insieme piuttosto comune nei nuraghi, sale elicoidalmente, girando in senso orario, entro lo spessore dei muri e intorno alla cella del piano terreno e raggiunge così la cella del primo e, continuando allo stesso modo, la cella del secondo piano; ed infine, quando esso c era, sboccava in qualche modo all aperto sul terrazzo. I gradini di questa scala sono piuttosto irregolari e di varia misura e per un certo tratto mediano mancano del tutto, sostituiti da un semplice piano inclinato. Altra interruzione è costituita dal pianerottolo antistante la cella del primo piano e dall aggiunta della scaletta che dal secondo piano doveva condurre al terrazzo. La luce della scala, che presenta copertura angolare, ha la larghezza media di m 1,30 e l altezza di m 2,60. L altezza eccessiva della scala deve essere stata suggerita dal proposito di alleggerire le murature. A circa m 2 o m 0,60 o anche meno dagli scalini si aprono sulla sinistra di questa scala sei occhi di luce a feritoia, ma i primi quattro inferiori furono ricoperti, come si è già accennato, dalle murature del bastione. Oggi infatti tutta la scala sino al primo piano non può essere percorsa senza una lampada. A Nord-Est, circa a metà del primo tratto della scala, cioè a m 19 dal suo ripiano inferiore si apre sulla parete sinistra di chi sale, con la soglia a livello del suolo (in posizione perciò anche pericolosa quasi fosse un trabocchetto per chi vi transitava inconsapevolmente vicino) un finestrello (largo m 0,45x0,90 di altezza) che, situato nella parte superiore, costituisce l unico accesso ad una celletta ellittica voltata, provvista di due nicchiette e una feritoia di illuminazione (o una nicchietta con feritoia anch essa, come quelle della scala, poi ricoperta dal bastione). Questa celletta-ripostiglio (facilmente occultabile e alla quale si può accedere solo con una scala di legno o di corda; tanto che poteva aver funzionato anche da prigione) è alta m 2,95 larga m 1,50 e lunga m 2,50. Al tempo del Taramelli vi erano state rinvenute numerose palle di pietra, attribuite ad apposite macchine da guerra. 22 Fig. 15. Nuraghe Santu Antine: scala elicoidale del mastio. 23
14 Arrivati al primo pianerottolo, si accede sulla destra alla stanza del primo piano, attraverso un andito di ingresso tabulato, alto m 2,20, largo alla base m 1,25 e lungo m 1,85, corrispondente alla finestra esterna già descritta, che sta a m 9,23 dal piano del cortile. Questa finestra, la cui soglia è a livello del pianerottolo ed ha perciò anche le caratteristiche di luce di un balcone, è provvista di un bell architrave squadrato e con spiraglio di scarico; è larga m 0,75 ed alta m 1,55. La luce di questo finestrone illumina a sufficienza la relativa stanza adiacente. Questa cella del primo piano è circolare e realizzata, con ventuno filari, nella stessa tecnica della stanza sottostante. Il diametro è di m 4,85 e l altezza di m 5,33: quindi è, anche proporzionalmente, più bassa dell altra. Il pavimento è a grossi blocchi piatti superiormente giustapposti con cura. Tutt intorno alla base di questa stanza corre un basso bancone-sedile (alto in media cm 35), fatto di una sola file di pietre piatte, interrotte solo sulla destra, cioè ad Est, da una nicchia ellittica sopraelevata (m 2,50/1,91x2,30 di altezza), provvista ad una certa altezza (m 2,17 dal pavimento della stanza) di una feritoia-occhio di luce, con strombatura all interno. La base della nicchia risulta a m 0,50 dal pavimento della stanza. Un altra nicchia si apre, al livello del piano superiore del sedile, sul lato opposto. Presenta anch essa forma ellittica o, meglio, auricolare (m 2,50x1,80) e si inoltra a sud nel sottoscala. È l unica stanza di nuraghe con bancone-sedile continuo che si conosce. Gli altri banconi-sedili (a parte un certo bancone della cella D del bastione, come si dirà) si trovano tutti in capanne ed altri luoghi di riunione, come pozzi sacri e tempietti; fatto, questo, che sembra segnarne la funzione come luogo di riunione di capi. Proseguendo per la scala elicoidale, si giunge alla cella a cupola del secondo piano che è molto rovinata. Essa, che è ellissoide, ha i diametri di m 4,25x4,00 e l altezza residua (ad Est) di m 1,45 circa, per cinque filari; ma in origine questa altezza doveva essere di circa m 4,50. Vi si entrava da Ovest ma non vi corrispondeva da questo lato una finestra (anch essa, come l altra, a livello del pavimento), che si apre invece (un po sfasata sulle altre due aperture inferiori) sul lato meridionale della stanza, sempre verso il cortile. Il pavimento della cella in questione è simile a quello del primo piano; ma in esso si apre, spo- 24 Fig. 16. Nuraghe Santu Antine: cella del primo piano con nicchia e bancone. stato verso Est, una specie di silos verticale, tronconico con base oblunga, la cui imboccatura era facile da occultare e certo poteva servire anche da nascondiglio in caso di pericolo. Esso è profondo m 2,40 largo in basso m 1,60x2,45 e all imboccatura irregolare m 1,20x0,70. Un piccolo tratto di scala, di cui si individua a fatica qualche gradino, portava al terrazzo che, come si è detto, non è conservato (e del resto non si conserva in nessuno dei nuraghi) ma viene ricostruito sulla base di modellini in pietra e bronzo che invece ci sono pervenuti. Uno di questi, in pietra, a forma di lisciatoio, viene proprio da questo nura- 25
15 Fig. 17. Nuraghe Santu Antine: particolare del bastione e del mastio. ghe anche se è meno utile degli altri per tentare una ricostruzione ipotetica proprio di questa torre. Prima di procedere oltre, passando all esame del bastione ci fermiamo a considerare per un attimo l interesse eccezionale del torrione del mastio che abbiamo descritto. È chiaro innanzitutto che esso fu costruito per funzionare anche da solo, ancor prima dell aggiunta del bastione. Altrimenti non si spiegherebbe tutta quella serie di spiragli di luce che furono accecati dalla costruzione del bastione e che non solo non sono comuni in così gran numero nei nuraghi ma sono anche estremamente rari in sé e per sé. Quindi il bastione non dovette essergli appoggiato immediatamente ma dopo un certo lasso di tempo, che i risultati degli scavi non hanno permesso di precisare. Quel che si può dedurre è che tale tempo non deve essere stato molto lungo o per lo meno è indubbio che esso era racchiuso entro il periodo della Civiltà Nuragica segnato dalla produzione di un tipo di ceramica decorata a pettine. Altra considerazione è che questo torrione è un opera architettonica eccezionale. Egitto a parte, è ancora oggi il più alto fra tutte le costruzioni preistoriche che si conoscono nel bacino del Mediterraneo, oltre ad essere, come si è detto, il più alto fra tutti i nuraghi. Sebbene le soluzioni tecniche siano tutte piuttosto semplici ed elementari, bisogna dire che fu usato ogni accorgimento per vuotare e quindi alleggerire tutta la massa muraria affinchè la torre avesse, nonostante il suo ardito slancio in altezza, il massimo di leggerezza ed eleganza possibile. Tale ricerca di leggerezza si concretizzò inoltre anche nel poter ricavare i più vari spazi utili e la massima funzionalità delle varie parti. Sono caratteristiche, queste, che, sebbene in modo diverso, si possono riconoscere anche nel bastione. Fig. 18. Nuraghe Santu Antine: ricostruzione ideale 26 27
16 Il Bastione La creazione, cioè l aggiunta, del bastione non comportò un diretto collegamento del torrione precedente alle nuove strutture addossate: cioè il torrione restò un isola architettonica a sé stante, chiusa in sé ed accessibile sempre e solo dal suo unico ingresso al piano terra. Non pare neppure che al Santu Antine si potesse avere (come invece è stato Fig. 19. Nuraghe Santu Antine: particolare del bastione e del mastio. 28 abbastanza ragionelvomente supposto per l analogo caso del Nuraghe di Barumini) un collegamento sopraelevato tra bastione e mastio, realizzato con una specie di balconata in legname al livello della finestra del primo piano di quest ultimo. Anzi, come si è visto, sembra che il bastione, accecando tanti occhi di luce, abbia in certo qual modo diminuito la funzionalità del mastio o almeno la sua facile agibilità interna. Il bastione è costituito, come si è già accennato, da una massa muraria di forma esterna vagamente triangolare, addossata senza incastri di nessun genere al parametro murario esterno del mastio, così da ricoprirlo per tre quarti della sua circonferenza sino ad un altezza attuale di circa m 7,40 (su una decina di filari) e che in antico poteva raggiungere e superare sugli spalti anche i m 10. Su questi spalti doveva svettare la parte superiore delle torri d angolo, provviste originariamente, come il mastio e gli spalti stessi, di mensole e sporti per ampliare i sovrastanti terrazzi e più alte di almento 4 o 5 m rispetto al resto del bastione. Ma ogni angolo del bastione, inglobando, per così dire, una torre circolare, diviene anch esso a porzione di circonferenza. Le cortine murarie che collegano la convessità delle torri sono di profilo leggermente concavo per i lati orientali ed occidentali, mentre è decisamente convessa quella del lato meridionale, dove, sul tratto orientale di tale convessità, si apre l ingresso principale del bastione. Un ingresso secondario (la posterula) si apre invece in corrispondenza della torre settentrionale nel suo tratto orientale. Da tutto ciò deriva una pianta dal profilo dolce e curveggiante, senza spigoli e leggermente ondulato, che è chiaramente una manifestazione di un gusto architettonico molto rigoroso e significativo. Il triangolo del bastione (includente un cortile e numerosi vani e corridoi) è lungo m 38,80 sull asse-bisettrice Nord-Sud e m 39,00 (si inserisce cioè esattamente in un quadrato) sull asse Est-Ovest. Ha un area perciò di circa mq Le murature, in pietre basaltiche, in file orizzontali abbastanza regolari, presentano nel paramento esterno una scarpa o ritiro di 7-8. La disposizione dei corsi nelle murature interne del cortile è comunque meno regolare di quella del torrione e mai in particolare raggiunge le caratteristiche di ordine e squadratura della parte alta di quello. Le pietre (la cui misura media in altezza, lunghezza e profondità in muro è di m 0,66x0,88x0,84; cioè meno di metri cubi 0,49 e, in faccia a vista, di mq 0,58) (5) sono prevalentemente di taglio subquadrato e 29
17 presentano soprattutto forme di parallelepipedo ma alternate anche a forme poliedriche; e, fra le prime, le cubiche si succedono alle prismatiche, e tutte, a differenza dei blocchi del muro esterno del mastio che hanno lati netti e profilati, presentano invece i margini di taglio naturale arrotondato o addirittura frastagliati o, comunque, non tagliati ad angolo retto. Tutto ciò produce un paramento murario i cui singoli elementi costitutivi non combaciano perfettamente, lasciando dei vuoti Fig. 20. Nuraghe Santu Antine: particolare del mastio con finestrone e del bastione. Fig. 21. Nuraghe Santu Antine: ingresso esterno alla torre D. 30 Fig. 22. Nuraghe Santu Antine: cortile con pozzo ed ingressi al mastio e al bastione. 31
18 Fig. 23. Nuraghe Santu Antine: cortile con pozzo ed ingressi al mastio e al bastione. nelle commessure che talora vengono riempiti con brecciame minuto. Le superfici a vista delle pietre sono talvolta leggermente convesse: non spianate e levigate come le hanno i conci del mastio. Infine le pietre sono di proporzioni maggiori rispetto a quelle del torrione, ma solo nelle parti alte sono usati grandi massi, anche più lunghi in facciata di m 1,50, rifiniti a scalpello con buona squadratura, talvolta sagomati a 32 cuneo per l incastro in muro. Questi massi formavano una parete sufficientemente liscia, con elementi ben congiunti, che non sfigurano rispetto a quelli del paramento del mastio. La loro misura media in altezza, lunghezza e profondità in muro è di m 0,66x1,07x1,05; cioè meno di metri cubi 0,74 e di mq. 0,71 (6). Mentre nel cortile si nota una certa cura nell ordinamento dei filari anche se minore rispetto al torrione a cui si appoggiano, nei vani e nei corridoi interni al bastione stesso le murature, pur mantenendo la disposizione a filari, mostrano l impiego di pietre tagliate sommariamente a mazza o lasciate pressoché al naturale, messe in opera, forse, anche con maggior perizia costruttiva (è più facile usare elementi squadrati) ma allo stesso tempo con un certo apparente disordine, in cui si accostano confusamente elementi di varia forma (subquadrata, poliedrica) e misura (grandi dimensioni nei corridoi, grandi e medie nelle camere). A ciò si unisce un uso frequente di zeppame fra blocco e blocco. Veniamo dunque ora, sul lato meridionale del bastione, al suo ingresso principale (oggi un po impedito da alcune capanne nuragiche antistanti e dai resti di abitazioni romane). Esso aveva forse luce trapezoidale allungata. La larghezza massima è di m 0,80. Era coperto da un architrave (ora interamente di restauro) posto a m 1,82 dalla soglia e sovrastato da un ampio finestrello di scarico. Questa parte è collegata col retrostante cortile da un andito che si innalza progressivamente al centro, sino a raggiungere circa i 4 m, in una cupoletta forata (ora interessata da un apposito consolidamento, perché minacciava rovina) che deve aver funzionato da canale acustico in relazione agli spalti. Sulla sinistra dell andito si ha un ampia nicchia o garetta di guardia (larga m 1,60x3,20 di lunghezza x 3,30 di altezza) a tre quarti di ellisse, provvista di tre feritoie-occhi di luce, di varia ampiezza e di forma irregolare, elevate sul primo filare da m 1,20 a 0,75 a 0,46 dal suolo. Attraverso un altra porta, coperta a piattabanda (e larga m 1,35x2,53 di altezza), si entra nel cortile. Questo, che ha pianta vagamente trapezoidale con lati curvilinei, è lungo m 19,25 ed è largo ad Ovest m 6,60 e ad Est m 7,05. Occupa pertanto un area di circa mq. 95,59. Si tratta del più grande cortile di nuraghi complessi che si conosca. Dopo, con i suoi 56,43 mq., viene il cortile del bastione quadrangolare di Barumini. Dato che le sue murature sono aggettanti in fuori di almeno 7, l a- 33
19 rea disegnata dalla sua parte alta terminale era molto minore di quella riscontrabile al livello del suolo. A Barumini addirittura un fatto del genere è così accentuato che certamente il cortile stesso finiva per assumere le caratteristiche di un area semicoperta che riceveva luce da una specie di grande lucernaio centrale, anche se lo scopo originario principale doveva essere stato quello di allargare al massimo l area di manovra sugli spalti. Le murature meridionali del cortile del Nuraghe Santu Antine presentano una serie di cinque feritoie al livello del primo filare (due a destra e tre a sinistra di chi entra), di cui (se non si accetta l idea di sfiatatoi per la stagione calda o di vie per disturbare ed agganciare le scale d assedio del nemico) è difficile individuare altra funzione, non risultando agevole, d altronde, come nelle altre, tirarvi d arco. Si aprono inoltre nel cortile ben otto ingressi, compreso quello dal quale siamo appena entrati. Quello immediatamente di fronte è l ingresso al mastio che abbiamo descritto nelle pagine precedenti; gli altri, tre per parte, disposti simmetricamente, sono gli ingressi rispettivamente alle celle B (ad Ovest) e C (ad Est), due ingressi agli anditi di raccordo dei corridoi del piano terra e due accessi alle scale laterali che conducono ai piani superiori del bastione. Tra l ingresso al mastio e l accesso alla scala occidentale si ha il parapetto e la ghiera di un pozzo (profondo m 5; diametro alla bocca m 0,50). Cominciamo il giro da Ovest entrando, attraverso una porta architravata (larga m 1,00x2,10 di altezza) e un andito strombato nella cella della torre B: un vano vagamente circolare, con pavimento di terra battuta, un tempo coperto da falsa-volta ed ora svettato (conservato per circa m 7,40 di altezza), che presenta il diametro di base di m 5,50x5,20. Tutt intorno alla circonferenza si hanno, sopra il primo filare di blocchi, sette feritoie-occhi di luce, disposte radialmente. Dal tratto Nord di questo vano, attraverso una porta trapezoidale architravata, piuttosto bassa (larga m 0,65x1,82 di altezza), si accede ad un imponente corridoio di cui si dirà più avanti. Sopra questo ingresso, a m 4,60 circa dal suolo, si apre una specie di porta-finestra, ugualmente architravata, un po guasta (alta m 1,10, larga in basso m 0,50 e in alto m 0,40), che permetteva di raggiungere con una scala di corda un altro corridoio parallelo, che sovrasta quello, suddetto, del piano terra. 34 Fig. 24. Nuraghe Santu Antine: cortile con pozzo ed ingressi al mastio e al bastione. 35
20 Quest ultimo presenta una copertura angolare di grandi e rozzi massi disposti in filari progressivamente aggettanti. È lungo (da porta a porta) m 23 e largo per un ampio tratto m 2,30, ma restringentesi a strombo nelle parti terminali; la parte mediana raggiunge i m 3,80 ma verso Nord si abbassa progressivamente il livello del suolo e si raggiungono i m 4,50 di altezza. Da questo lato il corridoio sbocca, con un ingresso architravato, nella cella della torre settentrionale D; mentre nel lato orientale del tratto meridionale e del tratto settentrionale questo corridoio è collegato tramite anditi trasversali (con porte architravate, di luce trapezoidale alte m 2,60 sul corridoio e larghe alla base m 1,90 e alla sommità 0,60; alta sul cortile m 2,20 e larga m 1,30 e m 0,70), rispettivamente con il cortile e con l altro analogo grande corridoio, che si svolge appunto in corrispondenza del perimetro orientale del bastione. Questi interessanti accorgimenti permettono di passare dal cortile al corridoio e da un corridoio all altro e di nuovo all altro capo del cortile senza attraversare la camera delle tre torri d angolo. L ingresso all andito di collegamento è alto m 1,85, largo m 1,10 e 0,80. Questo andito curveggiante, che dai pressi di B collega il grande corridoio occidentale col cortile, è lungo m 8,30 circa; quello che, con andamento un po meno curvilineo, collega i due grandi corridoi è invece lungo m 9,40 circa; infine quello che permette di rientrare nel cortile direttamente dal corridoio orientale è lungo anch esso m 8,30; un altro breve andito, sopraelevato di circa m 0,40 dal suolo e lungo circa m 2, consente infine di collegare trasversalmente l andito suddetto direttamente con la cella della torre settentrionale D. È quindi un vero intrecciarsi complesso di celle, corridoi ed anditi, con un certo innegabile effetto di labirinto e sembra richiamare accentuandola la complessità della cella A del piano inferiore del mastio. Ma occorre tornare al corridoio occidentale per precisare che ha il pavimento di terra battuta ed è illuminato, lungo il lato occidentale, da dieci feritoie-occhi di luce sovrastanti al primo filare. Otto di queste sono strombate in dentro, mentre quella adiacente alla cella B è più larga e più alta (due filari) delle altre ed ha pianta pressoché rettangolare (larga m 1 circa ed alta m 1,20; spessore murario m 2,50), per cui può servire benissimo anche da porta di scampo o uscita segreta. Quella più prossimale alla torre settentrionale D invece è larga all imbocco m 0,90 ed alta m 0,70 ma verso l esterno riprende di netto l aspetto di una stretta feritoia (alta m 0,70 e larga m 0,15). È perciò una 36 Fig. 25. Nuraghe Santu Antine: scala che porta ai piani superiori del bastione. 37
21 specie di nicchietta allungata (m 3,20) provvista di spiraglio di luce. Il muro ha in corrispondenza lo spessore di m 3,70, mentre per le feritoie centrali del corridoio si aggira intorno a m 2. Alla cella della torre D si accede per un ingresso architravato, alto m 1,86 e largo m 1,10 in basso e 0,80 in alto, provvisto di finestrello di scarico. Questa cella ha forma ellittica ingrossata e misura m 5,10x5,80; della falsavolta che la copriva si conserva soprattutto il tratto meridionale per un altezza di m 7,90 che doveva raggiungere in origine i m 8/8,50. Si aprono radialmente in questa cella cinque feritoie e quattro luci d ingresso praticabili. Le feritoie sono elevate nel primo filare a circa m 0,70/0,80 da terra ed hanno l altezza del secondo filare. Come si è visto, vi si apre ancora, a Sud, l ingresso sopraelevato nell andito che collega i due grandi corridoi, ad Est una porta secondaria o postierla e a Sud-Est l ingresso al grande corridoio orientale. La postierla, che è fiancheggiata a destra da una nicchia triangolare, è preceduta da un andito strombato e tabulato, lungo m 3,20, largo al massimo m 1,70, alto all imbocco m 3,03, che dà all esterno, cioè fuori del bastione, con una porta architravata (e con finestrello di scarico) alta m 1,55 e larga m 0,80. Quindi non vi si poteva accedere dritti in piedi. Altre due aperture si hanno a circa 5 metri di altezza, pressoché sulla verticale degli ingressi ai due grandi corridoi del piano terra: si tratta degli accessi architravati ai due corridoi del primo piano; ed ovviamente dovevano essere provvisti di scala di corda. Le loro misure, partendo da quello posto ad Ovest, sono: larghezza m 0,50x1,20 di altezza e rispettivamente m 0,70x1,20. Ma l interesse di questa stanza, che è la più lontana dal cortile, non finisce qui: essa infatti presenta a Sud, a piano terra, l imboccatura di un pozzo circolare ancora attivo, con copertura a falsavolta non conclusa (diametro massimo m 1,50x1,60 circa, con profondità attualmente rilevabile di m 2,90). Nell arco di cerchio compreso a Sud fra gli accessi ai due grandi corridoi ed il pozzo, si ha infine in questa cella un tratto di rozzo banconesedile, costituito da quattro blocchi accostati, lungo m 3,50. Forse serviva anche come piano di appoggio per le brocche di chi attingeva l acqua. Resta infine da dire che non solo la torre angolare in questione è quella meglio conservata delle tre che costituiscono il bastione ma è visibile ancora a Sud in alto fuori della cella, un tratto, alto alcuni 38 Fig. 26. Nuraghe Santu Antine: ingressi alla torre B (a sinistra) e all andito che raccorda il cortile con il corridoio che unisce B e D. 39
22 Fig. 28. Nuraghe Santu Antine: interno con feritoie della torre B. Fig. 27. Nuraghe Santu Antine: veduta sul cortile della cella della torre B. 40 metri, della sua antica muratura esterna; sebbene se ne conservi di meno rispetto a quanto appare in un disegno, risalente ad un secolo fa, del Padre Alberto Centurione. Ed è proprio nel tratto compreso fra questa torre e il mastio (al di sopra della volta di un andito che collega i due corridoi superiori) che si rinvenne in abbondanza la ceramica decorata a pettine. Tornando al piano terra della cella D, entriamo nell estremità Nord del corridoio inferiore orientale tramite uno scomodo ingresso architravato, ancora più basso della suddetta postierla: è alto infatti m 1,40 e largo alla base m 0,75 ed in alto m 0,80. Questo corridoio è simile a quello del lato occidentale e sbocca all altra estremità nella cella della torre orientale; mentre a circa due terzi del percorso se ne distacca un andito di disimpegno che permette di raggiungere direttamente il cortile senza passare per la cella. 41
23 Fig. 29. Nuraghe Santu Antine: ingresso all andito che unisce il cortile con il corridoio inferiore fra C e D. Fig. 30. Nuraghe Santu Antine: particolare dell andito che unisce il cortile con il corridoio fra C e D. Il corridoio in questione presenta al centro e a Nord la sua larghezza massima di m 2,50 mentre si restringe un poco nel resto del percorso (m 2,20); la sua altezza massima è di m 3,90 e si riduce solo alle due estremità presso l ingresso alle due celle. La lunghezza totale (da cella a cella) è di m 23,50. La copertura è di tipo angolare con pareti aggettanti e grossi blocchi appena sbozzati. Il lato orientale di esso è illuminato da nove feritoie, basate sul primo filare, di cui tre sole (due a Nord ed una nel mezzo) alte non uno ma due filari. Per giunta la prima feritoia a Sud si biforca eccezionalmente in due feritoie divergenti verso l esterno. Davvero impressionante è l architettura rozza e potente di questi corridoi per i quali troppo spesso è stato richiamato il confronto con l architettura micenea ed in particolare con i corridoi della rocca di Tirinto; ma ugualmente sorprendente è il raffronto con i corridoi ittiti di Bogazköy e di Arslantepé. Possiamo ora passare, attraverso un comodo ingresso architravato e con finestrello di scarico, nella cella della torre C (o torre sud-orientale). La struttura muraria visibile di questa cella è simile a quella delle altre due celle analoghe B e D del bastione, già descritte. La misura media dei blocchi è di m 0,50x0,99 (7)
24 Fig. 32. Nuraghe Santu Antine: corridoio inferiore fra C e D. Fig. 31. Nuraghe Santu Antine: andito che unisce i due corridoi inferiori in prossimità della torre D. 44 L ingresso suddetto è alto m 2,75 e largo alla base m 1,80 e alla sommità m 0,95; mentre un analogo ingresso, senza finestrello di scarico, che dalla cella conduce al cortile è alto m 2,25 e largo m 1,45 e 0,80. In alto, a circa m 4,30 dal suolo, la cella presenta ben conservato il solito ingresso diretto sopraelevato al corridoio superiore (alto m 1,40, largo m 0,63 e 0,47). La cella C (pressoché circolare e con diametro di m 5,10) presenta caratteristiche simili alle altre due del bastione ed in particolare alla cella B, alla quale fa da pendant sull altro lato del cortile; ma ha cinque feritoie come la cella D. Di queste feritoie, quattro sono come al solito strombate in dentro e presentano l altezza di un filare (il secondo) mentre la quinta, che ha l altezza di due filari (il secondo ed il terzo, per complessivi m 1,23) presenta sia all interno della cella che fuori quasi la stessa misura di larghezza (m 0,76 e m 0,59) ed era suf- 45
25 ficientemente larga da poter servire come cunicolo di scampo o (opportunamente occultato) come passaggio segreto. Tornati dalla cella nel cortile, prendiamo a salire i ripidi, irregolari ed alti gradini con cui si può accedere dal lato orientale del cortile ai corridoi superiori e, da essi, quando ancora c erano in antico, agli spalti. Questa scala è preceduta da una gradinata slargata di quattro gradini. Un altra scala analoga, come si è già accennato, si trova al lato opposto dello stesso cortile, nei pressi del pozzo. L accesso vero e proprio alla scala risulta perciò piuttosto sopraelevato ed è costituito da porte trapezoidali molto alte, architravate e con finestrello di scarico. La porta orientale è alta m 2,16 e larga in basso m 1,10 e alla sommità m 0,72; le stesse misure per quella occidentale danno m 3,30x1,15 e m 0,60. La sezione trasversa della scala orientale (così come dell altra scala di cui si dirà) è angolare-ogivale. Circa a due terzi del suo percorso la scala volge a sinistra proprio dove, a destra, si ha un pianerottolo sul quale si apre un grande nicchione ellittico, coperto con falsavolta (m 2,10x1,55x2,45 di altezza). Dal pianerottolo un andito rettilineo porta verso il corridoio orientale del primo piano. Questo corridoio è lungo (da una porta-finestra all altra con le quali è collegato con le celle C e D) m 22,30 mentre la larghezza va da m 2 a 1,90. L altezza residua è di m 3,22 e m 3,15. È orientato sullo stesso asse del corridoio inferiore di cui ripete anche la forma ed è collegato con l altro corridoio (quello occidentale) dello stesso piano tramite un apposito andito con andamento curveggiante. Sul corridoio orientale, che è ancora coperto (col sistema ogivale) solo nei tratti terminali, si aprono nove feritoie. Sull altro corridoio (altezza residua m 3,50) che ha circa le stesse misure ed analoghe caratteristiche se ne aprono invece otto. Anche qui è presente un vano sussidiario: esso si affaccia direttamente sul corridoio, ha la copertura a falsavolta (ora svettata) e nella sua pianta, quasi circolare, misura m 3,60x2,45. Conviene tornare all altro corridoio per salire alcuni dei gradini che conducevano agli spalti (che, come si è detto, non si conservano) e ad una particolare celletta quasi circolare (m 2,20x1,70; altezza residua m 1,10), un tempo coperta a falsavolta. È provvista di un occhio di luce orientato a Sud-Ovest. Vi si accedeva, con un lungo andito (m 2,40x0,55 di larghezza interna e 0,75 di larghezza esterna), da Nord-Est, dagli stessi spalti. Il pavimento a lastre di questa celletta cor- 46 risponde alla copertura tabulare dell andito che va al corridoio superiore orientale e dalla scala adiacente saliva agli spalti. Anzi si apre sul pavimento, spostando una lastra di chiusura, una caditoia che permetteva di spiare e colpire chi fosse salito da tale scala. Spostandosi di alcuni metri a Sud verso il bordo delle murature, si getti uno sguardo dall alto dentro il cortile e si vedrà quale straordinario senso di potenza deriva dalla visione del grande spazio racchiuso entro questa eccezionale realizzazione architettonica. Ritornando sui propri passi si può scendere nello stesso cortile attraverso la scala occidentale di esso e terminare così la visita del monumento principale per dare almeno uno sguardo ad una decina di capanne che gli sorgono intorno (il loro numero ridotto è dovuto, come si è detto, solo alla limitata estensione degli scavi). Fig. 33. Nuraghe Santu Antine: particolare del bastione e della capanna 1. 47
26 Considerazioni e confronti sul nuraghe Prima di ciò desidero comunque, allargando le considerazioni generali già espresse man mano, soffermarmi un po di più sulle caratteristiche sin qui descritte di questo nuraghe, cominciando dagli splendidi corridoi del bastione. Essi trovano in Sardegna ben pochi confronti, almeno nei nuraghi noti e scavati, perché di solito si tratta invece di angusti ambienti di collegamento a sviluppo parziale ed inorganico rispetto all insieme delle altre strutture (è il caso questo per esempio del Nuraghe di Barumini) o i corridoi non esistono quasi del tutto, come nel caso del Nuraghe Losa di Abbasanta (infatti si hanno in questo caso solo due lunghi anditi di accesso alle torri frontali). Per il nostro nuraghe unico confronto valido è quello del Nuraghe Voes di Nule (Sassari), di cui verso il 1910 fece redigere piante e sezioni (pubblicate in piccola scala) lo studioso inglese Duncan Mackenzie; ma non vi furono effettuati appositi scavi archeologici. Nel Nuraghe di Nule, anzi, come al Santu Antine, i corridoi sono presenti (disposti allo stesso modo), sia al piano terra che al primo piano del bastione (e si tratta proprio di un bastione triangolare analogo a quello del nostro nuraghe); ma solo in questo piano si ha l andito trasversale di raccordo. Quindi anche in questo caso, in cui il confronto è il più vicino fra tutti, risaltano le eccezionali caratteristiche di raffinata e complessa architettura del Nuraghe Santu Antine. La sua forma esterna di triangolo pressoché equilatero con gli angoli notevolmente arrotondati, includenti nella sua sinuosa linea continua le torri angolari, lo fa appartenere ad un tipo piuttosto raro di nuraghi: cioè ai trilobati con addizione concentrica, di cui sembra la massima evoluzione; ciò in quanto il precedente stadio evolutivo pare fosse costituito dai trilobati con perimetro rettocurvilineo, cioè con cortine rettilinee che collegano tre torri nettamente sporgenti a lobo e curvilinee, come per esempio il Nuraghe Pranu Nuracci di Siri-Oristano e il Nuraghe Nuraddeo di Suni-Nuoro. Anzi, di questa forma rettocurvilinea, il tipo molto più comune è quello quadrilobato (Nuraghe Su Nuraxi di Barumini e molti altri); che sfocia ugualmente in un analogo quadrilatero sinuoso e senza spigoli (Nuraghe Santa Barbara di Macomer-Nuoro). Ciò si dica senza voler trascurare il rapporto del Santu Antine anche con nuraghi trilobati, ma sempre con torri chiaramente sporgenti a lobo (Nuraghe Longu di Cuglieri-Oristano). 48 Al gruppo specifico dei bastioni triangolari, vagamente trilobati e cioè dalla linea più o meno sinuosa e continua (quindi senza spigoli esterni e senza risalto netto di torri angolari) appartengono, secondo quanto mi consta, oltre al Santu Antine almeno altri quattro nuraghi, che indico, assieme a questo in ordine di grandezza e complessità decrescenti: Nuraghe Santu Antine, Nuraghe Voes di Nule-Sassari, Nuraghe Losa di Abbasanta-Oristano, Nuraghe Nieddu di Mógoro-Oristano, Nuraghe Logomake di Fonni-Nuoro. Perciò lo spazio di distribuzione territoriale è piuttosto ampio, anche se colpisce la preferenza costante per le zone interne e lontane dalle coste. Oltre alla grandezza, che va appunto dai m 39x38,80 (base per altezza del triangolo) del Santu Antine ai m 12,30x18,60 di Logomake, le differenze sono tante quanto le somiglianze e comunque tutti i nuraghi portati a confronto risultano dal punto di vista tecnico meno evoluti del nostro nuraghe. In particolare, solo Voes di Nule e Nieddu di Mógoro presentano un cortile (anche se di modesta ampiezza) e solo a Voes, come si è detto, si hanno i corridoi in doppio ordine. Lo schema triangolare del Nuraghe Nieddu è molto simile anche per la presenza del cortile a quello del Nuraghe Nuraddeo di Suni, ma questo è, come si è visto, del tipo rettocurvilineo. Taccio di altri confronti che riguardano solo dei particolari, come la celletta sopra l ingresso del Nuraghe Santu Antine, al mastio (Nuraghe Cae di Pozzomaggiore-Sassari e Nuraghe Crabia di Bauladu-Oristano; ma con scala di accesso), il pozzo-silos nella cella del secondo piano (Nuraghe Is Paras di Isili-Nuoro) ecc. che significano solo l appartenenza del nostro momumento ad una concezione generale caratteristica dell Età Nuragica. In nessun altro nuraghe le varie caratteristiche giungono a un tale livello di evoluzione e raffinatezza (sia pure e volutamente sempre fuori di ogni schema puramente geometrico), di imponenza e complessità costruttiva (accentuata ancor più dalla continua ricerca di svuotamento delle masse murarie a scopo di alleggerimento delle medesime). Anzi la complessità quasi labirintica, sia in piano che in elevato e nell intrecciarsi dei due elementi, è tale che non solo appare chiaro che il monumento, frutto maturo di una civiltà illetterata non abituata a scrivere o disegnare, non nacque da una planimetria creata disegnativamente; ma forse non ebbe nemmeno un preciso modello di legno o di creta, essendo stato concepito piuttosto quasi come un opera di scultura che ha il suo modello solo nella mente dello 49
27 scultore, cioè, dell architetto e direttore dei lavori: e in questo caso vorrei proprio usare la parola Architetto! Tale complessità sia in piano che in alzato rende oggi estremamente difficile ogni rilevamento grafico (appunto perché la costruzione non nacque da uno schema grafico); difficoltà accentuata ancor più dal fatto che il magnetismo delle rocce basaltiche di cui è composto il monumento genera un errore persino di 20 sull ago della bussola, per cui tutto il rilevamento va fatto solo con strumenti ottici. Così si capisce anche perché è tanto difficile far coincidere i tre principali rilevamenti di questo nuraghe: uno pubblicato dal Lamarmora nel 1840, uno dal Taramelli nel 1939, uno da me verso il 1961 e quello attuale dovuto al Geom. Paolo Zara e all Architetto Fiorenzo Ramponi. Il nuovo rilevamento delle capanne è anche opera del Geom. Giuseppe Grafitti. Questo monumento dunque non finisce mai di stupire; anzi non finirà mai di stupire perché è un capolavoro dell architettura di ogni tempo. Il nostro stupore e la nostra ammirazione sono grandi come grande sarà stato a suo tempo il timore che la mole ardita e minacciosa del monumento avrà ingenerato nei nemici che, superato il baluardo degli altri nuraghi, muovevano alla sua conquista nella piana di Cabu Abbas. Intorno e talora anche molto vicine al bastione triangolare (ma mai addossate ad esso, se non, come è probabile, in antico con gli spioventi del tetto di frasche) si hanno allo stato attuale delle ricerche circa una decina di capanne circolari, distribuite apparentemente senza un ordine od un intento preciso: una specie di piccolo villaggio di case sparse, posto intorno al grande bastione; un villaggio che si dimostrerà, come negli altri casi noti, certamente molto più ampio quando si procederà ancora con gli scavi: come infatti già risulta evidente da vari tratti di muro già visibili anche oggi (vedi per esempio il n. 11). C è da notare inoltre che, benché non se ne siano trovate prove certe, appare ragionevole pensare che la costruzione delle capanne (data anche la loro eccessiva vicinanza al bastione) sia da mettersi in un momento in cui la complessa funzione militare difensiva del bastione (che avrebbe sofferto di tale vicinanza), doveva essere già da tempo scaduta. Sulla base inoltre del confronto con le capanne del Nuraghe Fig. 34. Nuraghe Santu Antine: la torre D e capanne visti dal mastio. Fig. 35. Nuraghe Santu Antine: ingresso al bastione e capanna 8 con focolare centrale. 50 Il villaggio 51
28 Fig. 36. Nuraghe Santu Antine: la capanna 1 in una fase dello scavo. Fig. 37. Nuraghe Santu Antine: particolare della capanna 1. Palmavera di Alghero e della fase a capanne circolari monocellulari del Nuraghe di Barumini, sembra anche doversi escludere, proprio in ragione di tale vicinanza, che nuovi scavi archeologici possano portare a trovare anche al Nuraghe Santu Antine una cinta esterna o antemurale che dir si voglia, come è presente, ma senza capanne all interno, nei due nuraghi citati e in altri ancora. Alle capanne venute in luce presso il Nuraghe Santu Antine è stato dato, come si vede nella pianta, un numero progressivo che non segue nessun orientamento e che mi auguro non crei difficoltà al lettore: ciò si deve semplicemente al fatto che l ordine seguito è quello, del tutto imprevedibile, determinato dai vari momenti della scoperta. Anzi è bene precisare che non tutte le capanne individuate furono interamente messe in luce, in quanto si ebbe lo scrupolo di conservare un altra documentazione archeologica sovrapposta alle rovine della prima: quella delle case rettangolari di Età Romana (forse tardo-romana), ove non solo si riscontra un altro spirito ed un altra tecnica ma si utilizzarono anche spesso, nelle strutture, materiali nuragici di recupero. Altro limite derivò dal ristretto spazio a disposizione negli ultimi scavi, che (a parte qualche saggio recente del 1985) risalgono appunto al Nessuna capanna invece era stata messa in luce durante gli scavi precedenti del Taramelli. In conclusione oggi possiamo vedere quasi per intero solo sei capanne ma anche altre risultano più o meno individuabili. Partendo dalla strada di accesso agli scavi e girando in senso orario intorno al grande bastione, le capanne sono così distribuite: tre (di cui due sole attualmente visibili) in corrispondenza della torre o angolo settentrionale del bastione (capanne 10, 6, 5; non visibile attualmente perché interrata la capanna 10), una, piuttosto piccola (e non visibile e rilevabile attualmente) circa a metà del lato orientale del bastione (capanna 7); tre, in piccola parte (capanna 9) o in gran parte (capanne 4, 11) nascoste, presso la torre od angolo Sud-Est del bastione; una, messa in luce non completamente perché in gran parte sottostante ai muri romani (capanna 8), proprio davanti all ingresso principale all adiacente convessità del bastione sul lato meridionale dello stesso; altre due (capanne 2, 3), queste libere e chiaramente individuate, assieme ad un tratto di muro rettilineo, nel settore sud-occidentale del lato suddetto; infine una (capanna 1) presso il tratto meridionale del lato occidentale del bastione
29 Quel che accomuna queste capanne fra loro e principalmente con la torre centrale o mastio del vicino nuraghe e dei nuraghi in genere è, come in altre zone della Sardegna, oltre che in genere la struttura del muro a secco e almeno parzialmente anche aggettante, la forma esterna ed interna circolare (anche se la figura geometrica risulta in genere solo parzialmente regolare). La struttura di questi muri è fatta comunque di pietre basaltiche di minor mole e con minori tracce di preparazione rispetto a quel che può vedersi nel nuraghe. Data l altezza residua dei muri (che solo nella capanna 2 raggiunge i m 1,25, resterà da vedere quale tipo di copertura sia ipotizzabile. Infatti, per quelle con muro anche proporzionalmente al diametro che si presenta più robusto (quali le capanne 5, 1 e 8) è ipotizzabile una copertura a falsavolta, più o meno simile anch essa a quelle del nuraghe. Queste capanne hanno infatti, rispettivamente, i seguenti spessori murari: m 1,50/1,70 e m 1,70 e m 1,90; mentre i diametri, interni ed esterni sono nello stesso ordine: m 9,50 e 6,30; 9,10 e 5,70; 8,00 e 4,50). Per le altre capanne invece è più probabile che si avesse una copertura con tetto conico di frasche. Del resto, proprio nella stessa zona, l architettura rustica tradizionale della capanna circolare (pinnetta) prevede sia la copertura di frasche che quella con piccole pietre disposte a creare una falsavolta. E di questo modo di costruire, ancora esistente ma in via di rapida estinzione, si può vedere (a voler trascurare quelli della campagna intorno) un bell esempio, realizzato qualche anno fa a scopo dimostrativo, circa una ventina di metri a Nord del complesso archeologico, presso la strada di accesso al medesimo. Passando alle altre capanne vediamo che in esse il diametro interno (quindi lo spazio utile) varia dai m 5,50 circa della capanna 2 (con m 1,20 di spessore murario) ai m 5,30 della capanna 6 (con m 1,10 di spessore), ai m 5,20 della capanna 9 (con m 1,40), ai m 5 della capanna 3 (con m 1,30), ai m 4,20 circa della capanna ora non rilevabile, n. 7 (con spessore di m 0,70); per finire con la capanna 10, che dai vecchi rilevamenti risultava avere il diametro interno di circa m 6,30 (con spessore di soli m 1 circa). Quindi, trascurando per la troppa differenza la capanna 7, si hanno nelle capanne del Nuraghe Santu Antine le seguenti misure medie: dia- 54 Fig. 38. Nuraghe Santu Antine: capanna 2. metro esterno m 8, diametro interno m 5,50, spessore m 1,40. Ciò significa che siamo, come ovvio d altronde, entro le misure che ci si potevano attendere per queste costruzioni sia in questa che in altre zone nuragiche; dove infatti si hanno in genere diametri esterni che variano dai 3 agli 11 m (eccezionalmente anche 15 m nelle capanne delle riunioni), mentre il diametro del vano interno si aggira in media sui 4-5 m (eccezionalmente anche 7 o 11 m.); e lo spessore medio dei muri si aggira intorno ai m 1/1,75. Ci sono anche altri elementi di diversa natura che differenziano fra loro le capanne del Nuraghe Santu Antine: uno di questi è costituito dalla posizione dell ingresso, che, più che seguire l ovvio orientamento ai quadranti più soleggiati e per sé difesi dai venti freddi, appare invece chiaramente influenzato dalla presenza della massa costruttiva del bastione. Tale ingresso infatti in due casi guarda all incirca, come era da attendersi, verso il Sud (capanne 6, 1), in uno guarda verso Sud-Est (capanna 5); in uno invece guarda verso Nord-Ovest (capanna 9) ed in altri due (capanne 2, 3) verso Nord. Solo nella capanna 2 è possibile farsi un idea pressoché completa di 55
30 tale ingresso, perché se ne conserva l architrave di basalto ancora in posto sopra gli stipiti. Così non solo risulta che l apertura è leggermente strombata verso l interno ma appare anche chiara la sua luce di forma trapezoidale (largo alla soglia, che è di terra, m 0,55, all architrave m 0,44, l altezza piuttosto bassa è di m 1,18). L architrave suddetto, che è di forma vagamente parallelepipeda, è alto per sé m 0,40, lungo m 0,95 e profondo verso l interno m 0,51. Questa capanna e la capanna 1 fanno eccezione anche per un particolare che riguarda le murature: esse infatti sono trapassate da cinque (capanna 2) o quattro (capanna 1) feritoie-occhi di luce o spiragli di aerazione, che guardano nel primo caso, uno ad Ovest e quattro verso tutto il quadrante Sud-Est (e cioè per queste ultime, più o meno in direzione dell ingresso principale del bastione, forse a guardia del medesimo); nel secondo caso invece, cioè nella capanna 1, queste aperture a spiraglio, che vanno a restringersi verso l esterno, guardano in direzione del quadrante settentrionale. Vien da pensare al Nuraghe Losa di Abbasanta, dove il bastione ha intorno non solo torri e cortine, entrambi con feritoie, ma anche appunto una capanna con feritoie, davanti all ingresso. In tempi relativamente recenti lo spazio dentro la capanna 2 fu per non chiare ragioni notevolmente ristretto o suddiviso tramite un apposito muro ad andamento curvilineo. Un muro curvo, appartenente ai resti di una capanna più antica o al bordo di un focolare semicircolare in muratura appare lateralmente anche all interno della capanna 6. All interno delle capanne si riscontrano anche altri motivi di interesse: una nicchia larga ma poco profonda ed un altra molto più piccola si hanno nella capanna 3; una nicchia come quest ultima si ha sia alla capanna 6 che alla capanna 9. Una sola capanna (capanna 3) presenta il pavimento lastricasto e non, come le altre, battuto; un altra presenta lungo il muro almeno quattro lastre erette, poggianti sul muro stesso e sul pavimento, con funzione di reggere un piano in legno (utilizzabile ottimamente anche come sedile), fissato in apposite riseghe, onde coprire dei ripostigli-armadi sottostanti. Entro questi spazi doveva essere conservato il corredo di vasi ed altri materiali delle capanne, così come si conosce dalla straordinaria scoperta, fatta di recente, di una capanna di S Urbale-Teti-Nuoro, che presentava ancora tutti gli oggetti in posizione originaria). 56 Fig. 39. Nuraghe Santu Antine: capanne 9 e 4. Nella capanna 5 si trovò sepolto appositamente sino alla bocca, nel centro del pavimento un grande vaso di terracotta. Esso serviva per conservarvi l acqua o altre derrate alimentari, come già era stato notato per esempio in alcune capanne del Nuraghe Palmavera di Alghero ed in una capanna di Li Muri ad Arzachena-Sassari. Infine quel che è visibile della capanna 8 ci permette di constatare che essa presentava al centro un focolare pressoché circolare in muratura, molto guasto per effetto del calore dei fuochi accesi, rialzato sul pavimento di m 0,40 e con diametri di m 1,l0x1,40. Qualcosa di simile cioè a quel che si può vedere nella grande capanna delle riunioni del Nuraghe Palmavera. In questo caso si trovava fra l altro accanto (e originariamente sopra) una pietra sacra a forma di torre tronconica, immagine simbolica del castello nuragico e della protezione che da esso derivava. Era quindi probabile che anche la nostra fosse una capanna con funzioni rituali, ma certo appare troppo piccola per pensare che fungesse da luogo di riunione (il diametro interno, come si è visto, è di soli m 4,50, contro gli 8 m di Palmavera). Ma al Nuraghe Santu Antine il luogo di riunione dei capi della comunità era situato, come ci indica il 57
31 nuraghe da solo potrebbe risalire anche a quattro o cinque secoli prima) pare dividersi in caste, aristocrazie e signorie; in contrasto così con il probabile ordinamento democratico precedente ove il Capo poteva apparire invece come un primus inter pares. Direi inoltre che queste capanne sembrano solo avere una funzione accessoria (nei primi tempi forse proprio non necessaria) rispetto al nuraghe; cioè sembrano, a mio parere, da interpretarsi come delle dependances. C è per giunta da considerare che i diversi particolari che le distinguono e caratterizzano (focolare sacro o no, vaso per derrate, ripostigli-sedile a lastre, feritoie ecc.) sembrano solo indicare una funzione diversa di ognuna, che comunque è difficile precisare in che cosa realmente consistesse. Comunque nuraghe e capanne costituiscono uno dei più interessanti esempi di architettura di tutta l antichità preclassica del Mediterraneo. Fig. 40. Il Nuraghe Oes di Giave visto nel finestrone del mastio del Nuraghe Santu Antine. bancone-sedile che gira intorno al vano della cella, nel primo piano del mastio. Quanto al focolare, ugualmente centrale e circolare, ma realizzato diversamente, è anche quello di una capanna nuragica di Noddule-Nuoro. Certo per ora questo è un villaggio piuttosto modesto rispetto a quelli di Barùmini e di Palmavera, per citare solo due esempi che risultino in chiara connessione col vicino nuraghe, ma non per questo, anche allo stato attuale dell esplorazione, è meno importante e degno di nota; anche se non può uguagliare l enorme interesse architettonico che caratterizza soprattutto a Santu Antine il grandioso nuraghe vicino. Comunque non ritengo proprio che per questo nuraghe debba esser accettato fra i concetti scientificamente convalidati l interpretazione popolare che si tratti di una Reggia (Sa Domo de Su Re), così come, conseguentemente, non ritengo che le capanne intorno siano da attribuirsi a dei sudditi od accoliti. Anzi un fatto del genere mi è difficile concepirlo anche per quel momento in cui, forse per sollecitazioni ed influssi esterni, la Civiltà Nuragica, fra i secoli IX ed VIII a.c. (ma il 58 Note 1) Misure di sei blocchi sulla fronte del mastio (altezza x lunghezza; come spesso avviene nelle murature integre, non risulta invece misurabile la profondità del blocco entro le stesse murature): a sinistra della porta, nel secondo filare, m 0,60x 1,10; idem, nel terzo filare, 0,73x0,90; 0,68x1,33; a destra della porta, terzo filare, 0,73x0,95; 0,72x1,05; idem, nel quarto filare, 0,63x1,29. Nessun blocco o anche pietra concia è, come di solito in Età Nuragica, di forma parallelepipeda (ma, piuttosto, vagamente piramidale o troncopiramidale o poligonale e con terminazione pressoché conica), in quanto, ove più ove meno, si tratta di blocchi a coda o anche di conci a coda: perciò le suddette misure e quelle delle pagine seguenti non permettono di calcolare (se non in un modo molto lungo e complesso, che qui non si è seguito, e comunque sempre con larga approssimazione per eccesso) l area della faccia a vista ed il volume (e conseguentemente il peso). Da ciò deriva che l una e l altra di queste misure vengono qui date nella forma di: meno di metri quadri, meno di metri cubi. 2) Misure di sette conci, circa sulla fronte del mastio (sempre c.s. e d ora in avanti, altezza x lunghezza x eventuale profondità): a sinistra del mastio e della finestra del primo piano, al livello della soglia, m 0,42x0,87; idem due filari più su, 0,37x0,85; idem, ancora un filare più su, 0,40x0,50; a destra della finestra, all altezza della soglia, 0,40x0,85; idem, due filari più su, 0,31x0,54; idem, altri due filari più su, 0,35x0,50; idem, un altro filare più su, 0,35x0,98. 3) Misure di nove conci a coda di marna bianchiccia rinvenuti fuori dalla posizione originaria e conservati al di là del tratto orientale del muro recintorio moderno (ordine c.s.): m 0,24x0,50x0,50;0,25x0,43x0,52;0,16x0,51x0,42;0,32x0,52x0,43;0,30x0,40x0,42; 0,30x0,60x0,52; 0,28x0,50x0,45; 0,30x0,53x0,42. 4) Misure di otto blocchi entro la cella a piano terra del mastio: entrando, sulla sinistra, nel terzo filare, 0,65x1,30; nel quarto filare, 0,50x0,90; entrando a destra, nel terzo filare, 0,60x0,80; nel quinto filare, 0,45x1,20; nella parte sinistra del tratto di fondo della parete, nel quinto filare, 0,40x0,95; nel sesto filare, 0,45x1,15; idem, nella parte destra, nel terzo filare, 0,35x0,90; nel quarto filare, 0,60x1,25. 59
32 5) Misure di venti blocchi nel paramento interno meridionale del grande cortile, tratto occidentale, nel secondo filare, tra l ingresso al cortile e la prima feritoia, m 0,78x1,40; 0,69xl,09; 0,77x0,75; 0,62x0,86; 0,77x0,47x0,98; tra la prima e la seconda feritoia, 0,75x0,85x0,75; fra la seconda e la terza, 0,75x0,70x0,75; fra la seconda e la terza 0,85x0,90x0,88; 0,67x0,88; 0,76x0,64x0,83; in corrispondenza generale del quarto filare, 0,37xl,10; 0,38x0,96; 0,40x1,30x 0,67x0,75; 0,68x0,70; 0,68x0,97; 0,63x0,98; 0,60x0,93; 0,72x0,97; 0,60x0,37. 6) Misure di cinquantanove blocchi del lato meridionale del bastione: tratto a sinistra dell ingresso, nel secondo filare, m 0,49x1,24; 0,50x2,10xl,10; 0,72x1,55x1,20; 0,64xl,10x1,25; 0,63x0,60x1,40; 1,13x0,62x0,92; 0,70x0,55xl,00; 0,63x0,75x1,20; 0,63x1,13x0,80; 0,57x1,08xl,00; idem, nel quarto filare, 0,70x0,95;0,85x1,50;0,75x1,43; 0,60x1,65; 0,50x1,20; 0,60x1,10; 0,75x1,10; 0,72x0,85; 0,64x1,00; 0,80x1,20; idem, nel nono ed ultimo filare residuo, 0,70xl,00xl,00; 0,69x0,86; 0,67xl,00; 0,66xl,10; 0,70x1,25; 0,63x0,70; 0,70x1,25x0,85; 0,70x1,35x0,95; tratto a destra dell ingresso, secondo filare, 0,66x0,95; 0,72x0,90; 0,69x1,15; 0,70xl,00; 0,58x1,15; 0,79x0,97; 0,72x0,90; 0,54x1,18; 0,55xl,35; 0,58x0,85; idem, nel quarto filare, 0,69x1,30; 0,69x1,10; 0,83x1,40; 0,90xl,10; 0,81x1,05; 0,65x0,85; 0,75x0,85; 0,65x1,30; 0,62x0,85; 0,70x1,20; idem, nel nono ed ultimo filare, 0,71x1,31x1,20; 0,62x1,58x1,10; 0,61x0,96x0,80; 0,61x1,12; 0,61x0,94; 0,61x0,80; 0,63x1,40; 0,65x1,38; 0,63xl,01. 7) Misure di sette blocchi nel paramento murario della cella sud-orientale (o cella C) del bastione: a sinistra entrando dalla porta che immette nel cortile, secondo filare, m 0,52x0,64; idem, quarto filare, 0,53x1,35; idem, a destra, secondo filare, tra la prima e la seconda feritoia 0,56x0,70; tra la seconda e la terza, 0,62x0,90; come architrave subito sopra la terza feritoia, terzo filare, 0,61x1,75; di fronte al suddetto ingresso, nel terzo filare, 0,74x1,20; idem, nel quarto filare, 0,59x1,27. Fig. 41. Nuraghe Santu Antine: veduta aerea. 60 Il Nuraghe Oes di Giave (Sassari) Conosciuto erroneamente anche come Nuraghe Oes di Torralba, è situato a circa 800 m a Nord-Ovest del Nuraghe Santu Antine. Ne parla già il Petit Radel nel 1826 ma sino ad oggi unico rilevamento grafico resta quello del Lamarmora nel 1840; ed ancora il nuraghe non è stato fatto oggetto di ricerca attraverso scavi archeologici che ne chiariscano meglio l espansione planimetrica. La via più breve per arrivarvi prende le mosse dalla stazione ferroviaria di Torralba, ma questo percorso è vietato e pericoloso (il nuraghe è a ridosso della ferrovia), per cui si consiglia di arrivarvi attraverso la campagna attraversando la linea ferroviaria all altezza della stazione. Sebbene sia noto al grande pubblico meno del suddetto Nuraghe Fig. 42. Il Nuraghe Oes in un disegno del Lamarmora. 61
33 Fig. 44. Il Nuraghe Oes: bastione e mastio. Fig. 43. Il Nuraghe Oes: particolare della camera con finestrone e risega anulare per sostenere il solaio in legno. 62 Santu Antine, esso ha ben presto colpito l attenzione degli studiosi per un suo particolare costruttivo: a differenza dell altro monumento, dove i vari piani degli ambienti della torre centrale sono ottenuti sovrapponendo almeno tre camere circolari coperte a falsavolta, qui la falsavolta era una sola (ma non si conserva) ed i diversi piani erano ottenuti con impalcati di legname. Questi impalcati o solai (che pure ovviamente non si conservano a causa del materiale deperibile) erano appoggiati a due riseghe orizzontali continue, una per ogni piano, sporgenti dalla muratura. A ogni piano di questa torre conduceva un unica scala elicoidale, analoga a quella dell altro nuraghe ma con percorso antiorario. Questa torre ha un diametro esterno di circa m 13 ed un diametro interno di circa m 4; e si conserva per circa m 12 di altezza, che doveva raggiungere i m 20 circa in antico. Il suo ingresso inferiore guarda a Sud-Est. Particolarmente interessante risulta l ingresso al primo piano superiore: esso era provvisto infatti di architrave che presentava, sino a qualche anno fa, un ampia finestra di scarico triangolare (ora scomparsa), che ricordava un analogo particolare del Tesoro di Atreo a Micene. 63
34 A questa bella torre-mastio, ricoprendola per circa la metà della circonferenza di base si appoggia a Sud-Est, nello schema di addizione frontale trasversale, un corpo aggiunto o bastione, composto di due torri racchiudenti all interno un cortile quadrato con lati arrotondati. Al cortile si accede sia da Sud-Est che, parrebbe, da Nord. L insieme, nel suo perimetro esterno (nonostante la presenza di una certa convessità tra queste due ultime torri e compresa la torre centrale), ha un aspetto di nuraghe trilobato, quindi vagamente triangolare equilatero, vicino a quello offerto esternamente dal Nuraghe Santu Antine. Questo triangolo ha i lati di circa m 27. A pochi metri dal bastione, nell arco di spazio che va da Est a Sud-Ovest, resta anche traccia dell antemurale. Allo stato attuale, come si è detto, altri elementi del monumento non paiono rilevabili senza appositi scavi e comunque non sarebbero utili per una scheda sommaria. Le riseghe della torre principale, per reggere impalcati di legname, sono segnalate anche per i Nuraghi Polcalzos-Borore-NU (che documenta la presenza dell unica chiusura superiore a falsavolta), Guastalassa-Uri-SS, Longu-Ploaghe-SS, Attentu-Orani-NU. L addizione frontale includente il cortile è una caratteristica abbastanza comune a gran numero di nuraghi (per esempio Nuraghe La PriscionaArzachena-SS, Nuraghe Sa Mura e Mazzala-Scano Montiferro-OR). 64 Bibliografia Nuraghe Santu Antine La bibliografia su questo nuraghe è, per tempi interessati, autori e titoli, la più vasta che riguardi un nuraghe. Si consideri infatti che ebbe inizio nel 1774 e continua sino ai giorni nostri; tanto è vero che nell ampia scheda descrittiva e bibliografica realizzata nel 1962 da G. Lilliu (I nuraghi, torri preistoriche della Sardegna, Mondadori, Verona 1962, pp , 204, figg. 1:25; 3:5; 8:6; 14:2; tavv. XL-LIV, cartina B,12) sono riportati ben 49 autori e 81 titoli. Rimandando quindi per maggiori informazioni alla scheda bibliografica del Lilliu, si citeranno qui di seguito, in ordine cronologico e con le ovvie aggiunte di aggiornamento, solo gli studi ritenuti più significativi o di argomento specifico. F. Cetti (abate), Storia naturale della Sardegna, Sassari 1774, t. I, p. 101 ss., fig. a p. 147; William H. Smith, Scketc of the present State of the Island of Sardinia, London 1828, p. 6 s. (pianta, sezione e prospetto); A. Ferrero De La Marmora, Voyage en Sardaigne ou description statistique, phisique et politique de cette ile avec les recerches sur les productions naturelles et ses antiquitées, Paris-Turin 1840, II, p. 43 ss , 79, 82-84, 87, 110, 552, Atlas, II partie, tav. X (nuovo rilevamento grafico in scala e ricostruzione ideale); G. Spano, I nuraghi della Sardegna del Canonico Giovanni Spano o Memoria sopra i nuraghi della Sardegna, Cagliari 1854, p. 16; ID., Memoria sopra i nuraghi della Sardegna, 1867, pp. 4, 17, 27, 62, 66, 78, 84, 97, tav. I, 2; A. M. Centurione (Padre), Studi recenti sopra i Nuraghi e loro importanza, in Civ. Cattolica, serie XIII, 1888, pp. 23, 33, 41-43, ssgg.; 70, 91, 93, 95, 107 ss.; fig. XXIX; G. Pinza, Monumenti primitivi della Sardegna, in Mon. Ant. Lincei, XI, 1901, col. 114, tav. V, 1 (prima illustrazione fotografica); A. Taramelli, Santu Antine in territorio di Torralba (Sassari), in Mon. Ant. Lincei, XXXVIII, 1939, coll. 9-70, figg. 1-27, tavv. I-IX (primo scavo archeologico del solo nuraghe, rilevamento grafico e descrizione, non particolarmente dettagliata, dello stesso, i disegni di Raitano); P. Mingazzini, Restituzione del nuraghe S. Antine in territorio di Torralba, in Studi Sardi, VII, 1947, pp tavv. I-III (prima proposta di restituzione grafica, con torre unica, centrale, senza sporti); ID., I nuraghi e il loro ambiente, in Annali di Ricerche e Studi di Geografia, II, n. 4, p. 32, fig. 1:2-3; E. Contu, Il Nuraghe di Santu Antine, in Selezione del Reader s Digest, febbraio 1956, pp. 1, 3-4 di coper.; G. Lilliu, Las Nuragas, in Ampurias, XXIV, 1959, passim; E. Contu, Riesame di alcuni elementi strutturali del Nuraghe Santu Antine (Torralba- Sassari), in Studi Sardi, XVII, , pp , tavv. I-III; G. Lilliu, I nuraghi, torri preistoriche, 1962, cit.; E. Contu, Notiziario, 65
35 in Riv. Scien. Preist., XVI, 1961, p. 279; op. cit. XX, 1965, pp (lo scavo delle capanne, i rinvenimenti, i lavori di consolidamento e restauro del 1964); G. Lilliu, L architettura nuragica, in Atti del XIII Congr. di Storia dell Architettura (Sardegna), Cagliari 1963, Ediz. Roma 1966, pp. 52, 53, 58, 65, 104, , 118, 130, figg. 3:5; 9:25:2; 54-57, 65:2; E. Contu, Commenti e precisazioni a proposito di certe recenti teorie sulla funzione dei nuraghi, in Boll. della Soc. Sarda di Scien. Natur., anno V, vol. VIII, 1971, pp , fig. 4 (nuova proposta di restituzione grafica con quattro torri e bastione provvisti di sporti); ID., in E. Contu, M. L. Frongia, Il Nuovo Museo Naz. Giovanni Antonio Sanna di Sassari, Itinerari M.P.I., Poligrafico Stato, Roma 1976, pp (ricostruzione grafica ideale di una scena di assedio con lo schema del Nuraghe Santu Antine); op. cit., II ediz., 1983, pp ; ID., La Sardegna dell Età Nuragica, in Popoli e Civiltà dell Italia Antica, Biblioteca di Storia Patria, Roma 1974, pp. 152, 155, 162, tavv , 113, a, 138, 144, a, 145 (nuovo rilevamento di pianta e parzialmente della sezione; veduta aerofotografica); N. Ghisu, La reggia nuragica di Santu Antine, Torralba-Sassari. Guida turistica, Caligichs, Sassari 1978; E. Contu, L architettura nuragica, in AA.VV., Ichnussa, La Sardegna dalle origini all Età Classica, Scheiwiller, Milano 1961, pp , 33, 36, 38, 62, 85, 123, 142, figg. a pp , figg , tavv. I, A, q; II, g; A. Moravetti, Torralba (Sassari). Il nuraghe S. Antine, in AA. VV., I Sardi, Jaca Book, Milano 1984, pp , figg , ; E. Contu, Il nuraghe, in AA.VV., Sardegna Preistorica. Nuraghi a Milano, Electa, Milano 1985, II ediz., passim. Territorio di Gesturi - Censimento archeologico, Amm. Prov. di Cagliari, Cagliari 1985, passim; E. Contu, L architettura nuragica, titolo cit., riedizione Scheiwiller Garzanti 1985, (con aggiornamento bibliografico); ID., Il nuraghe, cit., 1985, passim; M. A. Fadda, Il villaggio, in AA.VV., Sardegna Preistorica - Nuraghi a Milano, 1985, pp , (in specie per il villaggio di S Urbale-Teti-Nu); G. Lilliu, La Civiltà Nuragica, Delfino, Sassari 1982; D. Mackenzie, Dolmens, Tombs of Giants and Nuraghi of Sardinia, in Papers of the British School at Rome, V, n. 2, 1910, pp , fig. 1 (unica descrizione non molto particolareggiata ed unico schizzo di pianta di incerta scala grafica del Nuraghe Voes di Nule-SS). Nuraghe Oes L. C. F. Petit Radel, Notice sur les nuraghes de la Sardegne considérés dans leurs rapports avec les résultates des récherches sur les monuments cyclopéens ou pélasgiques, Paris 1826, p. 60. Lamarmora, Voyage, cit., p. 46, pl. XI, pp , 87, 110, 131, 149. Lilliu, I nuraghi torri preist., cit., pp , tavv. XXXIV, 1 - XXXIX, 4: ivi bibliografia precedente. Contu, Archit. nuragica, cit., pp. 18, 20, 31. Bibliografia generale e raffronti Per i confronti generali o specifici sull architettura nuragica si rimanda alle seguenti pubblicazioni (parzialmente già citate) ed alle indicazioni bibliografiche in esse contenute: AA.VV., I Sardi, cit., 1984, passim; AA.VV., 66 67
36 Glossario Addizione Antemurale (o Protheichisma) Bancone-sedile Bastione Cammino di ronda Cella Chiave di volta Ciclopica (tecnica o architettura) Commessura Concio 68 Copertura angolare Frontale, laterale, concentrica, etc.) Dicesi nella architettura nuragica della sistemazione delle torri aggiunte del bastione in rapporto al mastio in generale o alla parte anteriore del medesimo. La cinta esterna delle fortificazioni che racchiude al suo interno il mastio ed il bastione. Lunga panca, costituita da vari blocchi accostati, che segue, in tutto o in parte, la circonferenza interna del vano (camera del nuraghe o capanna). Analogamente ai castelli medievali, il giro di torri raccordate da cortine murarie disposte intorno alla torre centrale o mastio. Stretto passaggio protetto da parapetto posto alla sommità delle fortificazioni per difesa o sorveglianza. Camera interna di un nuraghe. Pietra posta all apice di un arco o di una volta e verso la quale convergono le spinte. Dicesi della costruzione a secco con massi irregolari o no, disposti a file (filari) orizzontali sovrapposte. Il punto di contatto fra pietra e pietra nella muratura. Pietra appositamente lavorata per essere messa in opera nella muratura. Detta anche pietra concia. In genere le pietre dei nuraghi, anche se concie, presentano all esterno una faccia più o meno piana e all interno del muro un prolungamento all incirca conico che si chiama coda. Da cui concio a coda. Corridoio anulare Corso Cortina Decorazioni a pettine Disimpegno Feritoia Filare Finestrino di scarico Garetta o garitta di guardia Giunto Incastro architettonico Lisciatoio Equivale a copertura ogivale e quindi non tabulata di un vano, la cui sezione trasversale risulta perciò superiormente ad angolo più o meno acuto. Il corridoio che si svolge tutt intorno ad una cella. Fila di pietre disposte orizzontalmente in muratura. Dicesi anche assise o filare. Tratto di mura che collega fra loro due torri. Particolare ornamentazione del vaso ottenuta quando l argilla è ancora fresca tramite uno strumento fatto di varie punte allineate. Vano, corridoio, scala o altro ambiente che collega due vani o l interno e l esterno di essi. Stretta apertura verticale delle murature che nei nuraghi si allarga verso l interno e perciò serviva non per la guerra (tirar di freccia) ma per l illuminazione e l areazione di corridoi, celle, etc. Allineamento di una fila orizzontale di pietre della muratura. Vuoto lasciato nelle murature subito sopra un architrave per evitare che il peso delle medesime gravi sul centro dell architrave provocandone la rottura. Nicchia che si apre solitamente sul lato sinistro di chi accede all andito di ingresso di un nuraghe. È il punto in cui le pietre di una muratura combaciano fra di loro. Inserimento di una struttura architettonica nuova su di un altra precedente legando le stesse con apposite pietre. Pietra di varia forma con tracce dovute alla levigatura effettuata su altri materiali come ceramica, pelle, etc. 69
37 Lobato Mastio (o maschio o torrione) Megalitica (tecnica o architettura) Mensola Modellino di nuraghe Nuraghe Paramento murario Posterula o postierla 70 Dicesi di bastione di pianta poligonale avente una torre circolare in corrispondenza degli spigoli, che risultano, perciò, o semplicemente arrotondati o più spesso sporgenti a forma di lobo, a due o tre quarti di cerchio: trilobato se triangolare, tetralobato se di pianta quadrilatera, pentalobato se di pianta pentagonale, etc. Torre principale e più antica in un nuraghe complesso o in genere in un castello. Costruzione a secco con grandi lastre di sostegno disposte in verticale o a coltello ed altre di copertura poggianti orizzontalmente sulle prime, come nei dolmen e nelle allées couvertes (corridoi dolmenici). In genere vale anche come costruzione fatta di massi di notevole mole. Elemento di sostegno, sporgente, in pietra o in legno: serviva con altre a reggere nei nuraghi e nei castelli in genere gli sporti del terrazzo delle torri e delle cortine. Piccola scultura in pietra o bronzo o altro materiale che ripete in scala minore (da pochi a 70 cm) il nuraghe semplice o quello complesso (trilobato e quadrilobato). Edificio con preminente funzione militare, costruito con pietre a secco e con celle coperte a falsa volta ; appartiene alla Media e tarda Età del Bronzo e all Età del Ferro della Sardegna. Quello più semplice, costituito da una sola torre, ha forma troncoconica. Aspetto costruttivo visibile della superficie della muratura. Ingresso secondario di un nuraghe o di un castello. Si dice del perimetro di quei nuraghi complessi dove la curvatura delle torri risulta sporgente rispetto alla linea delle cortine. Scala elicoidale È la scala ricavata nello spessore murario che gira intorno alle celle sovrapposte del nuraghe avvitandosi quindi come un elica. Scarpa Inclinazione verso l interno del muro esterno della costruzione; detta perciò anche ritiro. Silos Rispostiglio per conservare generi alimentari o di altra natura. Sporti Quella parte del terrazzo e delle cortine che, sprovvista di parapetto ed appoggiata alle mensole, sporge rispetto al muro esterno superiore di torri e cortine. Strombato Dicesi di ingresso, feritoie, etc. che si allargano progressivamente. Subquadrato Dicesi di blocco solo parzialmente squadrato. Tholos Vano o costruzione con copertura circolare a falsa-volta o falsa-cupola ottenuta dal restringersi progressivo del cerchio di ciascun filare di pietre. Vano di scarico Vuoto creato in certi punti della muratura per distribuire nei lati il peso della medesima. Volta ogivale o falsa volta Dicesi della copertura di una cella o di un corridoio, ottenuta con l inclinazione (o aggetto ) progressiva delle pareti interne senza la presenza di una chiave di volta. Volta tabulare Copertura di un corridoio o di una scala etc. con lastre disposte orizzontalmente a creare un soffitto piano. Voltato Coperto a volta o falsa-volta. Zeppe Pietre piccole e scaglie interposte fra blocco e blocco di una muratura per facilitare la stabilità dei medesimi. Retto-curvilineo (a profilo...) 71
38 Indice Il Nuraghe Santu Antine di Torralba 5 Storia del monumento e degli studi 7 Il Mastio 13 Il Bastione 28 Considerazioni e confronti sul Nuraghe 48 Il villaggio 51 Il Nuraghe Oes di Giave 61 Bibliografia 65 Glossario 68
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