Note per la redazione delle tesi di laurea (proff. Pietro Perconti e Alessio Plebe) Introduzione Queste note intendono guidare lo studente alla stesura della propria tesi di laurea, affinché il documento finale sia conforme alla caratteristiche consone ad un lavoro di questo livello. Si tratta essenzialmente di note editoriali, senza riferimento ne' ai contenuti ne' allo stile di scrittura, che naturalmente sono ben più importanti, ma più difficilmente attuabili solamente seguendo alcune note. Viceversa è del tutto elementare mettere in pratica le raccomandazioni qui presentate, e il risultato di una corretta leggibilità della tesi ne è comunque una bona premessa. Note Uniformità Diverse delle raccomandazioni che seguiranno non sono tassative, ma lasciano margini di scelta secondo le preferenze personali. Una volta adottata una certa convenzione, diventa però necessario accertarsi che sia praticata uniformamente dall'inizio alla fine della tesi, e mai mescolata con le sue alternative. Dimensioni Nelle lauree triennali si raccomanda che la tesi non sia troppo lunga, la dimensione di riferimento è di 60000 battute complessive. Impaginazione Occorre usare il normale foglio A4, con margini ampi, un valore indicativo per tutti (superiore, inferiore, destro, sinistro) è di 3 cm. L'interlinea preferibile è 1.5. Si raccomanda l'adozione del carattere Times New Roman. Il corpo ottimale per il testo principale è 11, non va superato tassativamente il corpo 12. Per la bibliografia e le citazioni lunghe si raccomanda corpo 10, per le note a piè di pagina corpo 9. Spazi vuoti Tra una parola e l'altra va lasciato un solo spazio vuoto. Gli spazi vuoti vanno lasciati dopo i segni di punteggiatura, non prima. Se si mette una parte del testo tra parentesi, gli spazi vuoti vanno lasciati prima delle parentesi; subito dopo la parentesi di apertura e subito prima della parentesi di chiusura non occorrono spazi vuoti. file:///e /Documenti/universita/scienze%20della%20formazione/note_tesi.html (1 of 5)13/08/2007 17.47.10
Citazioni Le citazioni brevi non modificano la continuità del testo principale, e debbono essere racchiuse tra doppi apici aperti e chiusi, oppure tra doppie parentesi triangolari, aperte e chiuse. Le citazioni lunghe (tipicamente più di due righe) vanno inserite separate dal testo principale, con margini destro e sinistro maggiori, e un corpo più piccolo (tipicamente 10). Non è necessaria la chiusura tra apici. Se nell'economia delal citazione vengono omesse dall'originale sue parti intermedie, ciò deve sempre essere segnalato con i tre punti di sospensione racchiusi tra parentesi quadre: [...]. Vanno rispettate le eventuali variazioni di stile (corsivo) dell'originale, in caso diverso segnalarlo in nota. Bibliografia In linea di principio la bibliografia non è obbligatoria in una tesi, nel senso che uno studente potrebbe avere la capacità di produrre un lavoro originale e compiuto interamente frutto del proprio pensiero. Non è invece mai consentito riferirsi alle posizioni di altri se non dando modo a chi legge di confrontare tali posizioni nell'originale: tramite i riferimenti bibliografici. Sono accettabili due stili bibliografici diversi: mediante note a piè di pagina, oppure con chiave e lista di riferimenti separata. Nel primo caso si richiama il riferimento bibliografico nel punto dove richiesto mediante la normale nota a piè di pagina, un numero racchiuso tra parentesi. Il secondo caso prevede invece che il richiamo nel testo avvenga mediante una chiave, che trova corrispondenza in un elenco di tutte le opere citate, raggruppato alla fine delle tesi. Esistono diverse convenzioni che si possono adottare per le chiavi. La più semplice è di usare un numero progressivo (per tutta la tesi) racchiuso tra parentesi quadre. Ampiamente adottata è la chiave esplicita, con il cognome dell'autore seguito dall'anno, racchiuso tra parentesi quadre, o anche tonde. Se si adotta questo tipo di chiave, nel caso di due autori vanno indicati entrambi, congiunti da "e", se più di due si indica solo il cognome del primo seguito da "et al.". Un'altra chiave che può essere adottata è quella formata dalle prime tre lettere del cognome seguita dall'anno, sempre tra parentesi quadre. La lista delle pubblicazioni è un capitolo a parte (non numerato) alla fine della tesi, denominato "Riferimenti bibliografici" o "Bibliografia", e deve avere un corpo più piccolo del testo principale (tipicamente 10). Esistono due ordinamenti accettabili della lista: per ordine alfabetico del primo autore, oppure per ordine di citazione delle opere nel testo. Il riferimento del lavoro deve includere tutti gli autori, l'anno di pubblicazione e il titolo. Nel caso di libri si indica la casa editrice e il luogo di pubblicazione. Per lavori che sono parti di un libro occorre indicare anche il titolo del libro e il nome(i) del curatore(i). Per gli articoli va indicato il titolo della rivista, il volume e le pagine. Le comunicazioni a convegni devono indicare anche la denominazione e il luogo del convegno stesso. Le tesi di dottorato e i report interni devono indicare l'istituzione presso cui sono stati pubblicati. Ecco alcuni esempi: Libro: file:///e /Documenti/universita/scienze%20della%20formazione/note_tesi.html (2 of 5)13/08/2007 17.47.10
Sperber, D. e Wilson, D., 1986, Relevance: a Theory of Communication, Cambridge, Mass., Harvard University Press (trad. it. La pertinenza, Milano, Anabasi, 1993). Articolo: Saggio in un volume collettaneo: Shepard, R. N. e Metzler, J. 1971, Mental rotation of three-dimensional objects, "Science", 171, 701-703. Loveland, K. A. e Tunali, B., 1993, Narrative language in autism and the theory of mind hypothesis: a wider perspective, in S. Baron-Cohen; H. Tager-Flusberg; D. J. Cohen (eds.), Understanding other minds, Oxford, Oxford University Press, 247-266. Abbreviazioni ed acronimi È possibile nelle tesi usare abbreviazioni, sigle, acronimi, sia di uso comune che introdotte specificatamente per i fini del lavoro. Non è consentito però il loro uso senza che ne sia indicata la forma estesa, almeno la prima volta che vengono utilizzate, anche per quelle ritenute dallo studente di dominio comune. Stili dei caratteri Lo stile sottolineato non ha applicazioni in lavori del genere di una tesi di laurea, e va quindi evitato. Il grassetto è utilizzato, unitamente alle variazioni di corpo, per la produzione dei titoli ai diversi livelli di sezionamento del lavoro. Pertanto è opportuno non venga adottatto anche nel testo principale. Eccezioni potrebbero essere, secondo i gusti, sigle e acronimi solamente nella loro prima citazione, contestualmente a quando viene indicata tra parentesi la forma estesa. Il corsivo ha diversi tipi di utilizzo. È anzitutto in generale un modo di evidenziare termini, pratica di cui si raccomanda la giusta parsimonia. Caso particolare sono termini anomali per vari motivi, per esempio i termini arcaici o di pura invenzione, qui il corsivo è assolutamente appropriato. Per quanto riguarda le parole che non sono in italiano, vanno sempre in corsivo, tranne che nei casi in cui il termine sia entrato ormai stabilmente nell'uso e non si avverta più come straniero (per esempio, hotel). Un altro utilizzo, questa volta obbligatorio, è nei titoli di opere citate nel testo (e in bibliografia). Lo stile tele-type, da "macchina da scrivere", è impiegato per certi termini informatici, come nomi di comandi, indirizzi web o di posta elettronica. Maiuscole Naturalmente sono appropriate per nomi propri e all'inizio di ogni frase, e anche per sigle ed acronimi (dove tipicamente tutte le lettere vanno in maiuscolo). Vanno invece evitate accuratamente per tutti i nomi comuni, incluse istituzioni (Stato, Legge, Chiesa,...), discipline e file:///e /Documenti/universita/scienze%20della%20formazione/note_tesi.html (3 of 5)13/08/2007 17.47.10
correnti di pensiero (il Romaticismo, l'ermeneutica,...), o come modo per evidenziare termini (ciò non si è MAI verificato...). Vi sono certe eccezioni quando un nome comune viene assunto a rango di nome proprio in una locuzione, come "lo Stato Vaticano". Tabelle e figure Non debbono mai arrivare a costituire una porzione preponderante del lavoro. Debbono essere numerate, rispettivamente con "Fig...." e "Tab....", e ciascuna corredata di una chiara didascalia (con un corpo minore, tipicamente 10). Occorre prestare attenzione alle dimensioni: debbono essere il minimo indispensabile per una lettura corretta del loro contenuto. È sempre deprecabile adottare una dimensione più grande del necessario. Struttura Una tesi può avere due tipi di ripartizione: come un piccolo libro, oppure come un lungo articolo. Nel primo caso la ripartizione è in capitoli, sezioni e sottosezioni, i primi due necessariamente numerati, mentre il terzo livello di numerazione per le sottosezioni può essere omesso. Nel caso di tre livelli di numerazione possono essere previste anche paragrafazioni interne alle sottosezioni, con titolo ma senza livello proprio di numerazione. Ecco un esempio: 1. Tanto per iniziare 2. Continuando? 2.1 Meglio specificare 2.2 Articolando il discorso 2.2.1 Per essere proprio precisi 3. Tornando alla linea argomentativa principale 4. Meglio concludere Nel caso dell'articolo non ci sono capitoli, ma solamente sezioni, sottosezioni ed eventuali paragrafi. Le scelte sono certamente dettate da gusti soggettivi, ma debbono avere una corrispondenza con l'articolazione dei contenuti. Vanno evitate sequenze di diverse pagine senza paragrafazione, così come è poco utile sezionare blocchi di meno di metà pagina. Va inoltre curata una minima uniformità nelle dimensioni di ogni livello di ripartizione lungo tutta la tesi. Possono essere aggiunte, in coda alle strutture numerate, delle appendici, che hanno lo stesso livello della struttura più alta (ovvero del capitolo, nel caso del libro, o della sezione per file:///e /Documenti/universita/scienze%20della%20formazione/note_tesi.html (4 of 5)13/08/2007 17.47.10
l'articolo), ma vengono etichettate tramite lettere dell'alfabeto. Possono a loro volta essere ripartite internamente, con blocchi numerati. La bibliografia non ha numerazione, e dev'essere alla stessa stregua dei livelli più alti (sempre capitolo o sezione). È pratica corrente, ma non un obbligo, iniziare la tesi con un capitolo (o sezione, nel caso di articolo) fuori numerazione denominato "Introduzione". 10/10/2004 eventuali commenti a aplebe@unime.it file:///e /Documenti/universita/scienze%20della%20formazione/note_tesi.html (5 of 5)13/08/2007 17.47.10