Scuola di Fotografia Divieto di riproduzione parziale o totale con qualsiasi mezzo del contenuto di questo documento. Il suo utilizzo è da intendersi a solo scopo personale ed è vietata la sua diffusione. Tutti i diritti riservati. Copyright PhotoStudioArt. - La profondità di campo A fuoco, non a fuoco: Nella figura in alto, il punto P è uno degli infiniti punti del soggetto che riflette la luce ricevuta dall ambiente. Solo alcuni di questi raggi, quelli che colpiscono l obiettivo, riescono ad entrare nella fotocamera. Gli altri, come ad esempio il raggio R 1 in figura, ne sono esclusi. Si forma così un cono di luce (I) con vertice nel punto P e base corrispondente al foro del diaframma nell obiettivo. Le lenti piegano questi raggi formando un secondo cono (II) con vertice in corrispondenza di P 3. Da qui, i raggi iniziano a divergere formando un terzo cono (III) che si apre sempre più. Quando il piano del sensore (o della pellicola nella fotografia analogica), si trova in corrispondenza del vertice del cono interno (P 3 ), l immagine del punto P è di nuovo un punto. Lontano da questo, l immagine di P è un cerchio più o meno grande (P 1, P 2, P 4, P 5 ). Questo circoletto si chiama circolo di confusione. Se il circolo di confusione è più piccolo del potere risolutivo dell occhio (circa un decimo di millimetro), il cerchietto è visto ancora come un punto (P 2, P 4 ) e l immagine viene percepita ancora a fuoco. Altrimenti la somma dei tanti cerchietti che si sovrappongono l un l altro, ci fa apparire l immagine sfuocata. 1
La profondità di fuoco Osserviamo la prima immagine nel disegno in alto. A diafram- A ma aperto, i cerchietti in A ed in B sono al limite della risoluzione dell occhio. Se il sensore resta nell intervallo AB, continueremo a percepire a fuoco l immagine. Se ne usciamo fuori, i cerchietti ci appariranno come cerchietti e non più come punti, e percepiremo una immagine sfuocata. L intervallo AB è detto profondità di fuoco. Chiudiamo ora il diaframma (seconda immagine nel disegno in B D alto. Si restringerà la base del cono di luce che si farà più acuto. Ora i cerchietti al limite della risoluzione si sono distanziati, allontanandosi ancora di più dal vertice del cono, pur rimanendo delle stesse dimensioni di prima. è aumentata la profondità di fuoco. Grazie alla profondità di fuoco, un errore piccolo sul posizionamento del sensore rispetto all obiettivo (un piccolo errore di messa a fuoco), può incidere in maniera trascurabile sulla nitidezza. La profondità di campo è indirettamente legata alla profondità di fuoco. Il circolo di confusione Il discorso fatto è valido per l analogico nel caso stampassimo il negativo per contatto (e per il digitale, se dimensionassimo l immagine con le stesse misure del sensore). In realtà, l immagine prodotta verrà quasi sempre più o meno ingrandita. Con essa, si ingrandiranno anche i circoli di confusione. Immaginiamo di ingrandire di 10 C Immaginiamo che il circolo A sia di 0,1 mm, al limite di risoluzione dell occhio che lo vede ancora come un punto. Se ingrandiamo di 4 volte (B), supereremo il limite ottenendo una immagine sfuocata. Il circolo di partenza, perché resti anche dopo l ingrandimento entro il limite di risoluzione, dovrà essere, nel caso in questione, di 0,025 mm (0,1 mm / 4) come in C. 2
volte. Un circolo di confusione al limite della risoluzione, e quindi col diametro di un decimo di millimetro, diverrà di un millimetro. Tenendo conto di tale ingrandimento, il limite dell immagine originale dovrebbe scendere da un decimo ad un centesimo di millimetro. Dobbiamo quindi calcolare il valore del circolo di confusione in funzione dell ingrandimento finale? Non è necessario. Perché? Perchè il valore che serve è quello del diametro effettivo del circolo sulla retina. Più mi allontano osservando la foto, più i circoli si proietteranno piccoli sulla retina. Più mi avvicino, più si ingrandiranno. Una immagine che da vicino mi appare sfuocata, da lontano può apparirmi a fuoco. è vero però che si tende a guardare una immagine grande da una distanza maggiore rispetto a quando osserviamo una immagine piccola. Una immagine piccola che ci appare a fuoco da vicino, continuerà ad apparirci a fuoco se la ingrandiamo e la osserviamo da una maggiore distanza e questo perchè la maggiore distanza di visione (che riduce i circoli di confusione sulla retina), compensa l aumento dei circoli di confusione sulla stampa ingrandita. La profondità di campo Ora abbiamo le basi necessarie per poter capire a fondo la cosiddetta profondità di campo. Ne diamo per ora una definizione empirica, per poi entrare più in profondità. Quando mettiamo a fuoco un punto dello spazio, dovrebbe essere perfettamente a fuoco solo tutto ciò che è situato sul piano verticale che passa per quel punto. Ma grazie a quanto abbiamo detto circa il circolo di confusione, percepiremo a fuoco anche una porzione di spazio prima ed una porzione di spazio dopo quel piano. L estensione di questo spazio nitido si definisce appunto profondità di campo. In funzione di alcuni fattori che andremo ad esaminare, la pdc (chiameremo così per brevità da ora in poi la profondità di campo) può estendersi da qualche millimetro, ad alcuni metri, fino addirittura all infinito. Con l aumentare della distanza di visione, diminuiscono le dimensioni del circolo di confusione sulla retina. pdc 3
Da che dipende la pdc? La pdc dipende da tre fattori: l apertura di diaframma la distanza di messa a fuoco la lunghezza focale dell obiettivo. Dipende dall apertura di diaframma: Apertura di diaframma e pdc sono inversamente proporzionali: se aumenta l apertura diminuisce la pdc; se diminuisce l apertura, aumenta la pdc. A diaframma f/11 avremo più profondità di campo che a diaframma f/5,6. Il triangolo della pdc Esistono delle formule matematiche (che vi mostrerò poi) per il calcolo della pdc, ed esistono anche dei programmi. Sul mio iphone ho l app Simple DoF di cui vi mostro due schermate: Con un diaframma aperto si ha una minore profondità di campo rispetto ad uno più chiuso. Impostato il tipo di fotocamera, il programma definisce automaticamente le dimensioni del circolo di confusione più adatto. In entrambe le videate la distanza di messa a fuoco è sui 3 metri e l obiettivo è un 50 mm. A sinistra si è impostato un diaframma f/5,6. A questo valore risulta una pdc di 1,25 metri. A destra il diaframma è stato portato ad f/11 e la pdc è aumentata a 2,86 metri. Continueremo nella prossima lezione. La profondità di campo Quando il diaframma è chiuso si percepisce a fuoco da poco avanti al muso fino a lontano loco. Ma se lo tieni aperto e un punto metti a fuoco, allor vedrai, sii certo, di qua e di là ben poco. E.Maddalena 4
Il perché: Come abbiamo detto in una precedente lezione, oggetti vicini vanno a fuoco più indietro di quelli lontani. In altre parole, man mano che un elemento si allontana dalla macchina, la sua immagine nitida si forma sempre più vicino all obiettivo. A A B B Il piano del sensore è nel vertice del cono arancione ed il soggetto A è perfettamente a fuoco. Lo stesso sensore taglia però il cono giallo del soggetto B lontano dal vertice, con la formazione di un circolo di confusione grande (al di sopra del limite di risoluzione). Mentre il soggetto A è nitido, il B appare sfuocato. La pdc è insufficiente. sensore sensore Con un diaframma più chiuso, il circolo di confusione di B si riduce, fino a rientrare nel limite di risoluzione. Ora anche il soggetto B è a fuoco. La pdc è aumentata. 5