2. EPIDEMIOLOGIA DELLA LEISHMANIOSI

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4 1. INTRODUZIONE La Leishmaniosi è una zoonosi protozoaria causata da varie specie del genere Leishmania. Nel cane oltre alla malattia manifesta, si conoscono forme pausci-sintomatiche o asintomatiche. Queste individuate grazie a test diagnostici di buona affidabilità. In Italia sono presenti tre principali forme di Leishmaniosi: quella sistemica nel cane, quelle viscerale e cutanea nell uomo. Nel nostro paese, la Leishmaniosi è endemica in aree costiere e interne a clima mediterraneo. Recentemente il numero di casi di Leishmaniosi umana è aumentato nei focolai del versante tirrenico dell Italia continentale e nelle isole maggiori (Sicilia e Sardegna). Su queste basi, appare sorprendente la segnalazione di focolai di Leishmaniosi canina in due regioni, Veneto e Piemonte, il cui clima non può certo definirsi di tipo mediterraneo. Scopo di questa tesi è stato lo studio della diffusione dei flebotomi nella provincia di Alessandria (Piemonte), per poter meglio comprendre l ecologia del vettore in un area geografica che in passato si riteneva sicura per quanto riguarda le possibilità dell instaurarsi di cicli endemici. L indagine è stata condotta mediante cattura di flebotomi con trappole oleate in due focolai di Leishmanosi canina recentemente individuati nella provincia di Alessandria (cd.focolaio di Acqui Terme e focolaio di Casale Monferrato).

5 2. EPIDEMIOLOGIA DELLA LEISHMANIOSI 1.1 Il Vettore 2.1.1 Introduzione Wenion(¹⁰³) dimostrò che la mosca domestica poteva ingerire il parassita Leishmania su una lesione di Leishmaniosi cutanea o bottone d Oriente e trasportarlo sulla cute di un altro individuo. Archibald(⁴) sospettò che le scimmie potevano acquisire la Leishmaniosi viscerale o kala-azar mangiando una milza infetta. Shortt e collaboratori(⁹⁸) ipotizzarono la trasmissione per via congiuntivale o per altra via, poiché il parassita veniva ritrovato nelle urine di malati di kala-azar; ma il parassita non potè essere coltivato in quanto non sopravvive nell acqua e non si sviluppa nella fase flagellata se non in terreni di coltura appropriati e in condizioni fisiche ottimali. Patton(⁸³), nel 1907 trovò che il parassita che causava il kala-azar si sviluppava nella fase flagellata dello stomaco della cimice e Wenion(¹⁰¹) similmente riportò questo per il parassita della Leishmaniosi cutanea. Tuttavia il ruolo di questi artropodi venne escluso in quanto le lesioni di Leishmaniosi cutanea si manifestano quasi sempre sulle parti scoperte del corpo e la cimice raramente attacca queste parti. Inoltre per entrambe le malattie, Leishmaniosi cutanea e Leishmaniosi viscerale, non vi è stata mai una correlazione tra la loro distribuzione e quella delle cimici. Altra evidenza che ha fatto escludere la cimice è dato dal fatto che in un secondo pasto di sangue, lo stomaco della cimice rimane completamente pulito di eventuali parassiti flagellati sviluppatsi in seguito ad un precedente pasto di sangue infettante(⁶²).

6 Blanck e Caminopetros (¹⁵ ¹⁶) riportarono in Grecia che larve e zecche del cane nutrite su hamster o su cane leishmaniotico, si infettavano con il parassita e che quest ultimo sopravviveva alla muta.tuttavia in opposizione a questi risultati, diversi lavori precedenti(²¹ ⁸²) e successivi(² ⁹³) a quelli dei due autori non sono mai riusciti a mettere in evidenza parassiti del genere Leishmania in zecche nutrite su cani leishmaniotici. Inoltre la zecca del cane solo occasionalmente attacca l uomo e quindi è da escludere anche il suo ruolo vettore nella Leishmaniosi umana. Basile(⁸) ha riportato la trasmissione della leishmaniosi canina tramite le pulci ma Wenion(¹⁰²) ripetè gli esperimenti senza successo. Young(¹⁰⁵) fallì nel tentativo di trasmettere la malattia tramite pidocchi da un hamster infetto ad uno sano. Nel 1921, Sergent e collaboratori(⁹⁷), hanno condotto un esperimento su esemplari di Phlebotomus papatasi (Diptera: Psychodidae) catturati in un focolaio di Leishmaniosi cutanea, emulsionati in soluzione fisiologica ed inoculati mediante scarificazione della pelle, in un volontario, circa due mesi dopo, nel punto di inoculo si era formata una lesione tipica di Leishmaniosi cutanea contenente parassiti del genere Leishmania. Nel 1924, Knoles, Napier e Smith(⁵⁰), in India hanno osservato l infezione di Phlebotomus argentipes con Leishmania donovani dopo aver consumato un pasto di sangue su un individuo affetto da Leishmaniosi viscerale. Inoltre era stata riscontrata una correlazione fra la distribuzione della specie e quella della malattia. Alder e Theodor(²) furono i primi in Sicilia ad infettare flebotomi (Phlebotomus perniciosus) su cani leishmaniotici.

7 A tutt oggi più di 70 le specie di flebotomi note come vettori provati o sospetti di trasmettere le Leishmaniosi(¹⁰⁴), nella tabella 1, sono riportate le specie appartenenti al genere Phlebotomus che si ritengono vettori provati di Leishmaniosi umana. Tabella 1 - Vettori provati di Leishmaniosi umana (da WHO, 1984). Vecchio Mondo: genere Phlebotomus (Phlebotomus) P. duboscqi L. major Senegal, Africa Occ. P. papatasi L. major Sud-est Asia, Nord Africa, URSS P. salehi L. major India (Rajasthan) (Paraphlebotomus) P. sergenti L. tropica Afghanistan, India, Iran, (Larroussius) Iraq. Pakistan, URSS P. ariasi L. donovani* Francia P. longicuspis L. donovani Nord Africa P. major L. donovani Sud-est Asia P. orientalis L. donovani Sudan P. perniciosus L. donovani Italia, Nord-Africa P. smirnovi L. donovani URSS P. tobbi L. donovani Cipro P. longipes L. aethiopica Etiopia P. pedifer L. aethiopica Etiopia e Kenia (Synphlebotomus) P. martini L. donovani Kenia (Adlerius) P. chinensis L. donovani Cina P. longiductus L. donovani URSS (Euphlebotomus) P. argentipes L. donovani India * In base a recenti acquisizioni tassonomiche L. donovani è stata identificata come L. infantum in molte regioni qui riportate

8 Al di fuori di rarissime eccezioni (infezioni acquisite con trasfusioni di sangue) è provato che l uomo ed il cane si infettano con Leishmanie attraverso la puntura di un flebotomo infettatosi, a sua volta, con un pasto di sangue su un serbatoio domestico o selvatico. A tale proposito, una specie di flebotomo viene dichiarata vettore provato solo quando sono state verificate le seguenti condizioni: a) la sua distribuzione coincide con quella della malattia trasmessa, b) è stata dimostrata la sua antropofilia e zoofilia, c) è stata trovata infetta, in natura, con lo stesso parassita che causa la malattia nel uomo e nell animale, d) è stato provato sperimentalmente che è in grado di trasmettere il parassita(⁶²). 2.1.2. Definizione La prima descrizione di un maschio di flebotomo fu pubblicata da Filippo Bonanni a Roma nel 1691. Nel 1786 John Anton Scopoli ha descritto il Bibio papatasi. Nel 1843 Camillo Rondani(⁹⁵) ha descritto il genere Phlebotomus. Nel 1907 Giambattista Grassi(⁴⁶) ha descritto per la prima volta l uovo, la larva, la ninfa e l adulto di P.papatasi. Attualmente, i flebotomi sono descritti come insetti ematofagi appartenenti all ordine Diptera, famiglia Psychodidae con due sottofamiglie, Psychodidinae e Phlebotominae. La sottofamiglia Phlebotominae comprende oltre 600 specie descritte di flebotomi. Secondo Lewis(⁵²), ai Phlebotominae appartengono cinque generi: Phlebotomus, Sergentomyia, Warileya, Lutzomyia e Brumptomyia.

9 Tutti i flebotomi dell antico mondo appartengono ai generi Phlebotomus e Sergentomyia mentre i flebotomi dell America Latina e dell America Centrale appartengono agli ultimi tre generi. 2.1.3 Morfologia I flebotomi sono piccoli insetti (2-3mm), di colore giallo pallido o brunastro con il corpo e le ali ricoperti da una fitta peluria (figura 1). I maschi hanno segmenti genitali molto sviluppati. Torace e addome formano un angolo quasi retto con il corpo in entrambi i sessi. Il capo è rotondeggiante; gli occhi di colore scuro sono situati ai lati della testa e appaiono rotondeggianti se visti di profilo. Il capo ha due antenne composte da 16 articoli, di cui il primo è cilindrico, il secondo è rotondeggiante e fornito del sensillo di Johnston e gli altri articoli sono muniti di ascoidi, che secondo alcuni autori sono organi di senso. L apparato boccale (figura 2a), pungente e succhiatore, è formato da: labrum-epifaringe, due mandibole, due mascelle, ipofaringe e labium. Le mandibole e le mascelle incidono la cute dell ospite nell atto di pungere. Ai lati delle mascelle sono presenti i palpi mascellari, composti da 5 articoli con il terzo recante le spine di Newstead, organi sensitivi con struttura caratteristica. Il torace è composto da tre segmenti. Il mesotorace, molto sviluppato, porta un paio di ali ricoperte da una fitta peluria mentre il metatorace porta i due bilancieri. Inoltre, ogni segmento toracico porta un paio di zampe. L addome è composto da 10 segmenti, di cui i terminali ( 3 nella femmina e 4 nel maschio) sono trasformati nell apparato genitale.

10 Nella femmina il nono urite si differenzia in una furca che circonda l apertura genitale ed il decimo segmento è ridotto a due cerci fra i quali sbocca l apertura anale (figura 2b). Nel maschio il settimo e ottavo urite sono invaginati l uno nell altro mentre il nono e il decimo segmento sono completamente modificati e costituiscono l armatura genitale (figura 3). Quest ultima è composta da tre appendici: la prima è formata da 2 articoli (coxite e stilo); la seconda ricca di setole, consta dei parameri che originano dalla base del coxite racchiudendo fra loro le due guaine dei filamenti del pene; la terza comprende i lobi laterali. Al margine dell ano, lateralmente, sono localizzati i cerci, poco visibili perché coperti dalla base dei lobi laterali. Figura 1 Veduta laterale di una femmina di Phlebotomus(⁴⁸).

11 Figura 2a Apparato boccale di femmina di flebotomo Figura 2b Femmina di flebotomo con la trasformazione degli ultimi tre segmenti addominali. (ridis.da Croset(²⁰)).