IUAV Composizione architettonica e urbana prof. arch. Umberto Trame Tipologia e architettura arch. ph.d Giovanni La Porta Venezia 31.10.2017
PROGETTO DI ARCHITETTURA -> gli oggetti sono entità fisiche autonome concepibili secondo la più grande libertà formale. I contesti sono sistemi significativi di entità integrate tra di loro (A. Cornoldi). Gli oggetti (design) hanno carattere temporaneo, transitorio, prefigurano una condizione futura perché sia velocemente superata; i contesti hanno carattere durevole, permanente, legato alla storia -> il carattere precipuo dell architettura, per cui essa si distingue dalle altre attività artistiche, sta nel suo agire con un vocabolario tridimensionale che include l uomo [ ] l architettura è una grande scultura entro cui si svolge la vita umana [ ] impossessarsi dello spazio, saperlo vedere costituisce la chiave d ingresso alla comprensione degli edifici (B. Zevi) -> un progetto di architettura individua di una relazione stabile tra i seguenti elementi - forma (tipologia) - sistema costruttivo (tecnologia) - funzione (destinazione d uso)
TIPO forma generale, insieme di proprietà che sono comuni ad un certo numero di individui, oggetti, condizioni, (classe, famiglia, genere,) TIPO ARCHTETTONICO - insieme di caratteri comuni degli edifici tali da definire classi omogenee - enunciato che consente di descrivere una struttura formale, un analoga disposizione logica delle parti, un idea organizzativa della forma ARCHITETTURA E TIPO - l architettura è il risultato di una interazione tra 1) elementi materiali e sistemi costruttivi primari ( muro, colonna, copertura, finestra, ) 2) relazioni formali tra gli elementi 1) (morfologia) 3) tipo come principio ordinatore di una struttura formale TIPO E STORIA - l invarianza formale sopravvive alla storia, ciò che invece determina lo stile. - Il Tipo è indifferente alla cronologia, lo Stile è legato invece al periodo storico, indifferente alla cronologia. gli esempi di architettura di un passato più remoto o più recente si confrontano sul piano della loro forma, al di sopra dei motivi umani ed economici, politici o religiosi ai quali essi per lo più vengono fatti corrispondere [G. Grassi]
TIPO E LUOGO - il tipo architettonico come un invariante, una forma che si replica in molteplici oggetti e che si riproduce in situazioni diverse, ma l architettura non può che dedurre i suoi caratteri dal luogo nel quale si insedia. La relazione con il luogo impone modifiche della norma, variazioni e compromessi che tendono a contraddistinguere l edificio, tanto da renderlo una componente del luogo, indissociabili da esso. L originalità dell architettura non quindi sempre sinonimo di valore: un buon lavoro artigianale teme sempre l originalità, ma non ciò che è consueto o la ripetizione, che porta con se la sua spiegazione [H. Tessenow]. Il luogo individua quindi aspetti particolari, singolari, concreti TIPO E FUNZIONE -la forma architettonica sopravvive alla funzione. Il funzionalismo ingenuo (A. Rossi) afferma che la variazione della funzione (o dei requisiti funzionali) implichi una variazione della forma. L esperienza storica mostra con chiarezza che la forma architettonica è più duratura di qualsiasi utilizzazione, una stessa forma può contenere funzioni diverse continuando a persistere. Il tipo consente di cogliere il carattere di tale persistenza. TIPO E SOCIETA - il tipo architettonico rappresenta una struttura formale che somma un patrimonio di conoscenze ed aspirazioni di una collettività che possono prendere forma in un progetto compiuto, ciò che attribuisce all edificio una sorta di stato di necessità nell accogliere una funzione divenuta rituale per la collettività - la ragione (A. Monestiroli) degli edifici corrisponde all individuazione della sua radice collettiva per la quale giustifica la sua esistenza
Bibliografia: - Monestiroli A. (1979), L architettura della realtà, Alemandi ed. - Aris C. M. (1990), Le variazioni dell identità, Clup ed. - Gazzola L. (1990), Architettura e tipologia, Officina ed. - Moneo R. (1999), La solitudine degli edifici, Allemandi ed. - Monestiroli A. (2002), La metopa e il triglifo, Einaudi ed.