Tempo di vacanze. Carissimi turisti, Riandando a quel sabato sera. 1,00 Spedizione in A.P. - art. 2 - c.20 - L.662/96. editoriale

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1 Speciale Abitanti digitali Anno XXXIV n 6 15 Giugno 2011 Redazione: piazza Duomo, 12 Brindisi tel fax ,00 Spedizione in A.P. - art. 2 - c.20 - L.662/96 Si è svolto a Macerata, dal 19 al 21 maggio, il convegno nazionale promosso dall Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali, in collaborazione con il Servizio Informatico della Conferenza Episcopale Italiana. Tema dell incontro è stato Abitanti digitali. Nel corso di alcuni interventi è stato ribadito come la rete sia oggi il nuovo areopago dove incontrarsi e confrontarsi. Al convegno era presente anche il nostro Ufficio diocesano con la sua delegazione. Ampio resoconto alle pagine editoriale Riandando a quel sabato sera Angelo Sconosciuto Come se fosse ieri. Ascoltare le parole del Papa, domenica 5 giugno, è stato come sentirlo nuovamente qui, a tre anni di distanza: come se ci fosse stato un effetto eco. «Non cedete a quella mentalità secolarizzata che propone la convivenza come preparatoria o addirittura sostitutiva del matrimonio», ha detto il Papa a Zagabria, parlando ai giovani nella sua omelia sul valore della famiglia, esposta «a una crescente disgregazione», mentre rappresenta la via per «vivificare il tessuto sociale». E quindi ha riaffermato «il valore unico e insostituibile della famiglia fondata sul matrimonio». Come non riandare con la mente a quel caldo sabato sera di tre anni addietro in piazza Lenio Flacco? «Fra i valori radicati nella vostra Terra vorrei richiamare il rispetto della vita e specialmente l attaccamento alla famiglia, esposta oggi al convergente attacco di numerose forze che cercano di indebolirla - disse qui il successore di Pietro -. Quanto è necessario ed urgente, anche di fronte a queste sfide, che tutte le persone di buona volontà si impegnino a salvaguardare la famiglia, solida base su cui costruire la vita dell intera società! Altro fondamento della vostra società è la fede cristiana, che gli antenati hanno ritenuto come uno degli elementi qualificanti l identità brindisina». Domenica scorsa, queste parole, le abbiamo idealmente riascoltate in un clima tristissimo, perchè nel corso della notte un altra giovane vita era stata spezzata. Ed il pensiero è diventato ricordo quasi struggente delle parole rivolte ai giovani brindisini quel sabato sera: «Le vostre voci, che trovano immediata rispondenza nel mio animo, mi comunicano la vostra fiduciosa esuberanza, la vostra voglia di vivere». E ancora: «So che la vostra giovinezza è insidiata dal richiamo di facili guadagni, dalla tentazione di rifugiarsi in paradisi artificiali o di lasciarsi attrarre da forme distorte di soddisfazione materiale. Non lasciatevi irretire dalle insidie del male! Ricercate piuttosto un esistenza ricca di valori, per dare vita ad una società più giusta e più aperta al futuro. Mettete a frutto i doni di cui Dio vi ha dotato con la giovinezza: la forza, l intelligenza, il coraggio, l entusiasmo e la voglia di vivere». E dobbiamo davvero credere, anche contro l attuale evidenza, che quelle parole non sono state pronunciate invano. Primo Piano La Parrocchia comunità educata ed educante Mario Gioia A pagina 3 Tempo di vacanze Il Papa e i Vescovi affidano l Italia alla Vergine Maria assemblea dei vescovi italiani (Roma, L maggio) si è conclusa con un gesto di umile e fiduciosa, persino accorata preghiera davanti all icona di Maria, Salus populi romani, nella più antica basilica dedicata in Occidente alla Madre di Dio, Santa Maria Maggiore. I vescovi, radunati attorno a Benedetto XVI, hanno voluto «condividere un intenso momento di preghiera con il quale affidare alla protezione materna di Maria, Mater unitatis, l intero popolo italiano, a centocinquanta anni dall unità politica del Paese». Così, in un breve e intenso messaggio, si è espresso il Papa che, in questa come in altre frequenti occasioni, ha espresso la sua attenta premura per «questa amata nazione», di cui nell assemblea dei vescovi si è parlato con toni preoccupati nell intento di incoraggiare la ripresa di un cammino di sviluppo e di superamento delle difficoltà e del disorientamento in cui versa l attuale stagione politica. «Affidare» a Maria con il ricorso ad una delle preghiere più popolari quale il Rosario non è un atto di rassegnata attribuzione ad altri delle responsabilità, non è un gesto magico: «La fede non è alienazione», quanto una presa di coscienza, più profonda e lucida, della responsabilità delle persone chiamate a «fare spazio a Dio» nella vita privata e pubblica, e Associazioni Padre Pio. Convegno dei Gruppi di Preghiera A pagina 7 porsi «alla scuola di Maria». La Vergine ci invita a «condividere i passi di Gesù», camminare sul sentiero da lui indicato, imitando lui che è «la forma dell uomo, la sua verità più profonda, la linfa che feconda una storia altrimenti irrimediabilmente compromessa». La preghiera dei vescovi con il Papa è invocazione a Dio, richiesta d intercessione di Maria, è confessione di povertà e insufficienza delle risorse umane di fronte ai grandi e complessi problemi della storia contemporanea, ma è anche messaggio e ammonimento per amministratori, politici e cittadini. Un invito a prendere sul serio la dimensione politica della vita collettiva, a essere sensibili e capaci di rappresentare le istanze sociali, a ricostruire la storia in termini non faziosi, a concepire la laicità in modo rispettoso dei diritti dei fedeli e delle comunità religiose, a riconoscere l importanza della presenza della Chiesa nella storia italiana di questi centocinquanta anni. In una parola ad affrontare la vita politica e sociale sulla base delle categorie della fraternità e del bene comune. Vita di Chiesa Pubblicate le linee guida contro la pedofilia nella Chiesa A pagina 17 Carissimi turisti, ritorna l estate, il tempo del sole e del mare, dei colli e dei monumenti, del viaggio e del riposo: dono di Dio all uomo che lavora. Benvenuti nella Chiesa di Brindisi-Ostuni e nel territorio brindisino: la Chiesa offre i doni dello spirito, il luogo quelli della bellezza, della cultura, della distensione. Mi piace dirvi che i turisti oggi hanno un altro grande punto di riferimento in terra e in Cielo: un uomo, proclamato beato, che ha saputo godere delle cose di Dio sulla terra e che oggi gode in Cielo del Dio che le ha create. Parlo di Giovanni Paolo II, che ha amato il mare e i monti, ha educato al turismo sano, ha sempre lodato, adorato, ringraziato il Creatore, l Autore delle bellezze della natura, santo in terra, santo in Cielo. Questo turismo bello io, come Vescovo, vi auguro perché possiate, nel riposo, rinfrancarvi nell anima e nel corpo - «mens sana in corpore sano» -; nella contemplazione dell ordine rinvigorire l armonia familiare; nelle relazioni riscoprire il rispetto della dignità della persona; nella preghiera coltivare la vostra fede; nel silenzio avvertire il bisogno di Dio. Informatevi dei luoghi di culto per partecipare alla Santa Messa o per gustare la pace dello spirito. I sacerdoti che vi raggiungono sono il segno di una presenza. Anche le vacanze possono essere incontro con Dio per una vita nuova. Di cuore vi saluto e vi benedico. Brindisi, 12 giugno 2011 solennità di Pentecoste + Rocco Talucci Arcivescovo Benedetto XVI ha voluto ricordare a chiare lettere: «A ragione l Italia celebrando i centocinquanta anni di unità politica può essere orgogliosa della presenza e dell azione della Chiesa» e rivendica il diritto di rappresentare le istanze etiche e di difendere i valori e i diritti fondamentali dell uomo che sono «previ rispetto a qualsiasi giurisdizione statale», in quanto iscritti nella natura stessa della persona umana. E infine la raccomandazione del Papa ai vescovi: «Non esitate a stimolare i fedeli laici a vincere ogni spirito di chiusura, distrazione e indifferenza, e a partecipare in prima persona alla vita pubblica». «Incoraggiate le iniziative di formazione ispirate alla dottrina sociale della Chiesa affinché chi è chiamato a responsabilità politiche e amministrative non rimanga vittima della tentazione di sfruttare la propria posizione per interessi personali o per sete di potere. Sostenete la vasta rete di aggregazioni e di associazioni che promuovono opere di carattere culturale, sociale e caritativo».

2 15 giugno 2011 Primo Piano 3 L intervista Padre Arcivescovo illustra i contenuti del prossimo Convegno Ecclesiale Diocesano La Parrocchia comunità educata ed educante La Chiesa di fronte alla sfida educativa La nostra Chiesa diocesana si appresta a vivere il suo tradizionale Convegno ecclesiale. L appuntamento, giunto all undicesima edizione, si svolgerà dal 29 al 31 agosto pp.vv. a San Giovanni Rotondo presso il Centro di Spiritualità Padre Pio. Padre Arcivescovo presenta il tema e i contenuti del convegno di fine agosto che avrà per tema Parrocchia comunità educata ed educante. La Chiesa di fronte alla sfida educativa. Eccellenza, perchè la scelta di questa tematica? «Il tema è legato alla scelta di altri due ambiti sinodali: la Pastorale Scolastica e quella della Cultura e Comunicazioni Sociali, previsti per il secondo anno di approfondimento. Il senso del tema riguarda la sfida educativa che impegnerà la Chiesa italiana in questo decennio. Per noi vuol dire che una comunità che si ritiene evangelizzata, non può non evangelizzare; se si lascia educare dalla Parola di Dio non può non educare». Spesso si associa la Parrocchia al prete e a qualche operatore pastorale. Ma il concetto di comunità cristiana e parrocchiale è ben diverso più ampio «La comunità parrocchiale non è il Parroco o il singolo operatore pastorale, ma l intero gregge, cioè la comunità dei fedeli. Questa viene educata dalla Parola ed è chiamata ad educare. È soggetto la comunità che ascolta, prega, crede, ama, condivide programmi, matura una mentalità, respira un progetto, sostiene e condivide le iniziative, al punto che la testimonianza del singolo esplicita il modo di sentire della comunità». Durante il Sinodo, nella sua lectio magistralis sull ambito della Pastorale Organica, don Giancarlo Gozzi aveva esordito affermando che Parlare di parrocchia oggi è addentrarsi in un discorso impegnativo. Significa che la nostra Diocesi non ha paura di confrontarsi con una tematica che richiede parecchia riflessione e predisposizione al cambiamento? «Il Parroco, con l aiuto degli operatori e degli organismi pastorali, anima l intera comunità, la forma e la aggiorna per suscitare i migliori interessi educativi. Parla alle famiglie, alle associazioni e movimenti, ai gruppi e alle assemblee per renderle protagoniste e capaci di confronto, di riflessione e di cambiamento anche di mentalità per aprirsi alla missionarietà. Tutto l anno liturgico e la vita della Chiesa in modo diretto o indiretto, stimolano la comunità all impegno». Nel nostro Sinodo diocesano la riflessione sulla Parrocchia è stata sempre sullo sfondo di ogni approfondimento. Nel Liber Synodalis il termine Parrocchia ricorre centinaia di volte. Come mai tutta questa attenzione? «Uno degli scopi del Sinodo era la valorizzazione della Parrocchia e questo è stato evidenziato a sufficienza, tanto che nel programma triennale i vari aspetti la vedono come soggetto diretto. La Parrocchia è la comunità più vicina alla gente e riflette intorno alla persona del Parroco la vita della Chiesa particolare ed universale. Si denota, però, anche la sua non autosufficienza: non si può e non si deve prescindere da essa, ma, se la Parrocchia vuol rendere un servizio di vita buona del Vangelo deve integrarsi con le altre realtà parrocchiali e non». Ultimamente di Parrocchia si parla anche in termini di realtà in profondo e continuo cambiamento. Cosa però, al di là delle epoche storiche, rimane immutato in una realtà parrocchiale? «Anche l uomo è in continuo cambiamento pur rimanendo se stesso. Una Parrocchia ha le sue note immutabili nell essere comunità di fede intorno alla Parola, di speranza intorno alla Grazia, di fraternità umana intorno alla carità: sono virtù da coltivare e testimoniare per essere anima del mondo. Il cambiamento riguarda i metodi da seguire, le esperienze da coltivare, i problemi da affrontare, la cultura da respirare. Cambia il mondo, non la Parola che risuona nella Parrocchia che sarà sempre in grado di animare e illuminare il mondo». La Parrocchia, per lunghissimo tempo, ha rappresentato un punto di riferimento per intere generazioni. Oggi, i giovani in particolare, abitano altri spazi, i cosiddetti sagrati virtuali. Come far ritornare i ragazzi, ma non solo loro, nelle parrocchie? «Le Parrocchie restano un punto di riferimento sempre, perché sono il luogo dove si parla di Dio e dell uomo. Un tempo forse era unico punto di riferimento riconosciuto anche dalle famiglie, e questo facilitava le scelte. Era unico anche come proposta di socializzazione e di gioco. Oggi ci sono tanti altri spazi che si impongono. Invito i giovani a saper scegliere il luogo più giusto e benefico nella verità e per il loro bene, invito la Parrocchia a saper fare nuove proposte non per accalappiare i giovani, ma per renderli più liberi». Quali strategie adottare affinchè la Parrocchia sia davvero una comunità che educa? «Al di là dei servizi di culto e di carità, sempre necessari, la Parrocchia deve evidenziare il primato della Parola di Dio che educa alla vita buona, alla giustizia e alla santità, al bene e alla felicità. La Parrocchia faccia sentire questo discorso anche dai tetti, sappia coinvolgere le famiglie capaci di individuare il vero bene, rilanci l invito alla preghiera e l esperienza del volontariato, offra la possibilità di aderire a scelte associative e di movimenti. La presenza di un oratorio sia capace di filtrare e comprendere i nuovi linguaggi perché il virtuale non prevalga sul reale, faccia cogliere le differenze tra bene e male, tra virtù e vizio. Va recuperata un alleanza con la scuola e con tutte le forme educative. Una parrocchia sensibile alla sfida educativa, apparirà una comunità che educa se farà comprendere a tutti che il vero Maestro è Gesù». Giovanni Morelli

3 4 Vita Diocesana 15 giugno 2011 ostuni Percorso di ascolto promosso dal Consiglio vicariale e presentato durante la stazione quaresimale Un osservazione qualificata della realtà civile ed ecclesiale Le linee pastorali dell Arcivescovo per l anno hanno incoraggiato il Consiglio Vicariale di Ostuni ad adoperarsi per articolare percorsi di ascolto ragionato, lettura ed interpretazione del territorio in cui opera, per rendere sempre più consapevole ed adeguata la sua presenza, il sostegno e l azione con le persone che di questi bisogni si fanno portatori. Il questionario era suddiviso in tre diverse parti: una prima più quantitativa, volta a raccogliere i dati strutturali (cenni biografici e di formazione dei parroci e dei quartieri di riferimento delle parrocchie) e ad individuare i bisogni ed i portatori degli stessi che hanno raggiunto le proprie parrocchie; per poi procedere verso un aria più qualitativa in cui si chiedeva agli stessi parroci di confrontarsi con il sistema dei servizi del pubblico, dell associazionismo e del privato sociale e di concentrare l attenzione sui bisogni più pressanti rappresentati nell ultimo semestre, Credo di poter riassumere le istanze che hanno mosso richiesta che mi è stata proposta da alcuni esponenti dello stesso Consiglio nel mese di marzo 2011, con la conseguente esigenza di presentare alla comunità dei cattolici ostunesi (parrocchie, associazioni, volontari), una fotografia della percezione della qualità della vita della popolazione locale. Si è dunque ragionato insieme sulle fonti da cui attingere informazioni attendibili ed aggiornate e si sono individuate: un accurata ricerca condotta dal Laboratorio di sociologia pastorale su richiesta stessa Vicaria ed un indagine da me condotta con il Consorzio dei Comuni dell Alto Salento, entrambe risalenti ad una decina di anni fa, con l aggiornamento dati desumibile dal Piano sociale regionale e dall ultimo Piano sociale di zona condotto nello specifico ambito socio-sanitario di Fasano, Ostuni e Cisternino. Sembravano dunque tracciate le grandi linee da percorrere per il raggiungimento dell obiettivo, ma la sensazione era quella di tentare di riempire ulteriormente un contenitore già traboccante. Lo sguardo nelle parrocchie (raccolta fondi, indumenti, distribuzione viveri, organizzazione della mensa, ecc.) ed i confronti avuti con i miei interlocutori, davano l idea infatti di una presenza costante a contatto con le richieste, i motivi di insoddisfazione, dolore e sofferenza di chi, usufruendo o no dei sussidi e delle forme di sostegno offerte dai servizi sociali dell Amministrazione comunale o da quelli socio sanitari previsti dall offerta sanitaria o dal Piano di Zona, si rivolge alle parrocchie in cerca di un conforto materiale o spirituale. Da questa considerazione è nato il progetto di un Osservazione qualificata, che desse l opportunità ai 9 parroci di alleggerire un tantino lo zaino carico dei bisogni della comunità e desse a tutti gli altri la possibilità di conoscere la natura dei problemi avvertiti più pesantemente nel territorio comunale e diocesano. per concludere l informativa con i tentativi che i parroci hanno attivato per rispondere ai bisogni registrati e la richiesta agli stessi di suggerimenti perché nel territorio diocesano e cittadino le risposte divengano sempre più adeguate. Il lavoro realizzato è stato fonte di piena soddisfazione, l impressione è stata quella di aver aiutato la luce a filtrare un po più in basso, dove le necessità si fanno fitte ed impellenti ed a volte è difficile rispondervi, di aver agevolato una ulteriore occasione di confronto e scambio tra coloro che li raccolgono, di aver completato e confermato, con le otto fotografie (un solo parroco non ha collaborato), il mosaico della nostra città e del territorio. Il fuoco dell indagine ci ha consentito di conoscere aspetti della nostra dimensione spazio temporale che non entrano ogni giorno nelle nostre case come cronaca mediatica, ma che chiedono la massima comprensione ed attenzione perché non lo diventino. delle argomentazioni proposte, d altro canto, come risulta evidente dal quadro che sintetizza i suggerimenti dei parroci di seguito riportati, L articolazione evidenzia il diagramma una risposta in sé complessa e articolata, capace di affrontare il reale nelle categorie di azione diretta (vedi risposte in rosso in alto), aggregazione e sensibilizzazione, previste con le risposte centrali, e costanza e pianificazione, come evidenziato nell ultima riga. Si è dunque elaborato un questionario, semi strutturato, che permettesse ai parroci di dare risposte confrontabili tra di loro e con le fonti bibliografiche prescelte, ma che raccogliesse anche le specificità di ognuno di loro, nelle chiavi si interpretazione e nell elaborazione di risposte utili alle richieste accolte. La collaborazione dei parroci è stata immediata, come il coordinamento, la distribuzione e la raccolta delle informazioni, esemplari e degni di organizzazioni ben più complesse. In pochi giorni si è dunque organizzata una presentazione articolata sui dati estratti dalle fonti bibliografiche e sulle testimonianze dirette a religiosi e laici, alla presenza dell arcivescovo, nell incontro che ha fatto seguito alla Stazione quaresimale dello scorso marzo. Alle informazioni raccolte si sono aggiunte qualche riflessione, qualche spunto per attività future e qualche definizione proveniente dalla comunità scientifica, che facilitasse la lettura di concetti letti nei racconti e nelle testimonianze e più ostici da declinare in un contesto economico e sociale che si modifica repentinamente e non sempre immediatamente intelligibile. Questa esperienza può considerarsi conclusa, e, d altro canto, ha impiegato una quantità limitata di energie lavorative in un arco di tempo anch esso ristretto. Ma la percezione è quella di un percorso appena aperto, in cui laici e religiosi a cui sta a cuore la vita della comunità, sviluppino la capacità di analisi, si aprano al confronto ed all apprendimento, creino partenariati con chi ha a cuore tanto i bisogni dei cittadini e dei nuovi arrivati, quanto i diritti civili e le buone prassi ed, attraverso appuntamenti costanti, forniscano un supporto concreto, vissuto e competente all organizzazione dell agenda politica, così bisognosa di partecipazione, di sollecitazioni sulle urgenze e pressioni costanti e organizzate sulla programmazione socio-territoriale del medio lungo periodo. Valeria Pecere Sociologa

4 15 giugno 2011 Vita Diocesana 5 OSTUNI Presentato nella biblioteca comunale lo studio di Dino Ciccarese Don Italo Pignatelli, dono della Provvidenza È stato presentato il 18 maggio scorso, presso l Auditorium della Biblioteca comunale di Ostuni, il nuovo libro curato dal prof. Dino Ciccarese Don Italo Pignatelli, servo della carità, edito dalla Fondazione Madonna Pellegrina con il patrocinio della Società di Storia Patria per la Puglia. All incontro, moderato da don Franco Blasi, Presidente della Fondazione Madonna Pellegrina, hanno preso parte, oltre all autore, il Sindaco di Ostuni Domenico Tanzarella, Sua Eccellenza l Arcivescovo, mons. Rocco Talucci, il Rettore del Pontificio Seminario regionale di Molfetta, mons. Luigi Renna e il vice presidente vicario del Centro Servizi al Volontariato Poiesis, Rino Spedicato. Il libro si apre con le presentazioni dell Arcivescovo, che inquadra l opera lungo la scia del Sinodo diocesano concluso di recente, e con quella del sindaco Tanzarella, secondo il quale la città di Ostuni, ha amato don Italo e ancora oggi si inchina davanti alla sua opera di benefattore. Le oltre 200 pagine di studio, corredate da un ricco repertorio fotografico, partono dall analisi dell assistenza sociale ad Ostuni, per poi approfondire la figura e l opera di don Italo. Quella di don Italino è stata una figura sacerdotale di estrema esemplarità che «pur avendo bisogno di tutto per assicurare ai suoi ragazzi il meglio» parole dell autore «è riuscito a chinarsi in ogni direzione sulle necessità altrui. Un uomo dal profondo animo caritatevole che con l azzardo solidale del suo cuore lo ha portato, non a parlare di carità, ma a farsi e diventare carità testimoniando più il noi che l io». È seguito l intervento di mons. Luigi Renna il quale, nella sua relazione, ha tracciato un quadro della vita di don Italo esaltando la grandezza di un uomo, di un sacerdote semplice come un fanciullo che ha vissuto come un pellegrino la sua sofferenza, affidando alla Chiesa le sue opere. «Don Italo ha sottolineato il rettore di Molfetta è Don Giuseppe Paladini era nato a Leverano il 18 luglio 1916; ordinato sacerdote il 28 giugno 1942, fu nominato parroco alla Madonna della Consolazione il 19 marzo 1957 dove rimase prima di divenire parroco della Chiesa Madre di Leverano, dal 26 settembre 1982 sino al 28 giugno Dal gennaio 2006, sino a pochi giorni prima della morte, ha celebrato la Santa Messa in casa dove riceveva per confessioni e conversazioni. Suo papà morì in guerra dopo pochi mesi dalla sua nascita. Don Giuseppe aveva un forte rammarico per non averlo conosciuto e lo amava immensamente. Sapeva quello che voleva e i suoi programmi pastorali, concreti e chiari, si ispiravano al Concilio Vaticano II, specialmente alla Costituzione dogmatica Lumen Gentium e alla Costituzione pastorale Gaudium et stato un uomo dal cuore grande perché è stato prete attento ai segni dei tempi a trecentosessanta gradi. È stato prete dal cuore creativo, capace di educare (ispirato dalla scuola salesiana e dell Azione Cattolica) con il canto, la musica, il teatro, uomo di relazioni durature». Ed è proprio la grande umanità la caratteristica che emerge con più forza dal libro di Ciccarese. Don Italo stesso affermava infatti che la sapienza pedagogica non può portare frutti se non si ancòra ad una serena umanità. E ripercorrendo le tappe della sua vita, mons. Renna ha concluso dicendo: «don Italo è stato uomo grande, semplice, di fede e la Chiesa di Ostuni e il Seminario regionale si unisce a voi ringraziando il Signore per averlo avuto in dono». Il libro, prezioso per la storia della città di Ostuni e per la spiritualità che trasmette, vuole essere uno strumento in grado di dare un messaggio forte e chiaro alla nostra società. E a tal proposito, Rino Spedicato ha voluto evidenziare l importanza che oggi assume questa pubblicazione. «Il libro ha sottolineato il vice presidente del Csv è utile per diversi motivi: per fare memoria di un sacerdote, figlio di questa terra, che attraverso le opere della carità ha fatto parlare di Dio nella storia e tra la gente; ma anche per riflettere su una generazione di sacerdoti che in anni veramente difficili, di estrema povertà, seppe dare corpo e speranza agli insegnamenti e ai percorsi della Dottrina Sociale della Chiesa, e seppe portare speranza laddove c era disperazione». Un esempio, una storia da raccontare S p e s. Lungimirante, favoriva la pastorale interparrocchiale senza mortificare quella parrocchiale. Ripeteva spesso una confessione di don Primo Mazzolari: mi sono stancato di tutto, fuorchè di essere parroco. Attraverso l Azione Cattolica si impegnava a formare laici, apostoli missionari. Amava pregare anche con lo studio. I suoi autori preferiti erano don Primo Mazzolari, Padre David Maria Il tavolo con i relatori A.Pacifico ai ragazzi, come ha affermato Spedicato, «perché è la meravigliosa storia di una Chiesa e di un Mezzogiorno che non vogliono arrendersi, che vogliono vivere il Vangelo della resurrezione e la grammatica della speranza, nella consapevolezza che non costruiremo il bene comune senza una coscienza cristiana comune ed una diffusa e condivisa coscienza civica». Le conclusioni sono state affidate all Arcivescovo, il quale ha esortato a scoprire e conoscere le figure sacerdotali del territorio: «Abbiamo il diritto e il dovere di conoscere queste figure - ha detto mons. Talucci - per rendere erede di cose belle chi viene dopo di noi. E se l attività caritativa presenta il miglior volto della Chiesa ha aggiunto un interprete della carità come don Italo ha presentato il miglior volto di Gesù, Buon Pastore vicino alle pecore deboli». Don Italo, che ha vissuto tra due epoche, ha fatto sentire le novità del Concilio Vaticano II anche rileggendo, in una nuova chiave, il protagonismo laicale, ambito particolarmente curato anche dal Sinodo diocesano appena concluso. «Vedo in lui ha detto Padre Arcivescovo un prete che, interpretando il Concilio in tutte le sue urgenze, è un antesignano di quanto abbiamo voluto scoprire oggi con il Sinodo. Don Italo, dono della Provvidenza, sia stimolo per tutti gli uomini ad avere questa capacità di amare che deve diventare anche il nostro atteggiamento abituale». Il ricordo È morto il 25 maggio scorso a Leverano Don Giuseppe Paladini, un padre Daniela Negro Turoldo, il Cardinal Carlo Maria Martini, don Tonino Bello, Mons. Bruno Forte. Amava chi lo faceva soffrire, sapeva guidare e obbedire, sapeva parlare e in più ascoltare, era riverente ma non si piegava mai, rispettoso e mai adulatore, generoso, povero, profondo conoscitore dell uomo e appassionato ricercatore di Dio. Faceva suo il programma di San Paolo: Guai a me se non evangelizzo. Pensando alla morte esclamava: quanto vorrei chiamarti sorella come Francesco, ma non ho la sua fede. Lenta si avvicina e silenziosa per non farmi paura; e io ti desidero e ti temo, anzi, non temo te, perché tu la porta sei. Al di qua il carico del mio male, di là il mistero, spero all ingresso di trovare una mano materna che in silenzio mi accompagni al cantuccio preparato dalla bontà infinita. don Cosimo Rolli A Brindisi il 10 Raduno dei Ministranti Domenica 29 maggio, presso il Seminario Arcivescovile Benedetto XVI, si è svolta la X edizione del Raduno diocesano dei Ministranti, momento culminante di tutto il cammino annuale, che ha visto coinvolti i ragazzi in diversi impegni e attività all'insegna del tema: La gioia di donarsi con Gesù pane di vita. Il raduno è iniziato di primo mattino, quando da tutta la diocesi sono giunti i vari gruppi. Al collo di ognuno è stato appeso un cartoncino colorato con il proprio nome in modo che questo gruppo eterogeneo diventasse un tutt'uno, affinchè ci si conoscesse e si facesse comunione. Non è mancato il momento di preghiera, fin quando i ragazzi sono stati raggiunti dal Padre Arcivescovo che ha vissuto con loro i momenti della tarda mattinata fino alla celebrazione eucaristica. Il Mo.Mi (Movimento Ministranti) è una sorta di movimento diocesano che racchiude e unifica in un unico cammino di crescita tutti i vari gruppi dei chierichetti delle nostre parrocchie, con la grande voglia e il desiderio di diffondere un senso di appartenenza forte ad una vocazione di gioia e servizio. Durante tutto l arco di quest anno si sono tenuti tre incontri in ogni paese della nostra diocesi, incentrati sulla figura, le qualità e le prerogative di un ragazzo cristiano, che con gioia e slancio vuole porsi a servizio di Dio e della propria comunità; infatti prima di divenire ministrante è opportuno sapere chi egli sia e successivamente impegnarsi a vivere, così come Gesù ci ha insegnato, la propria chiamata al servizio. In ogni incontro si è partiti da un brano del Vangelo: nel primo la parabola dei talenti, nel secondo il brano dell offerta della povera vedova, nel terzo, infine, il brano del fariseo e del pubblicano nel tempio, per poi tracciare, grazie alla stessa Parola di Dio, la figura del ministrante e le motivazioni vere del suo servizio. Un percorso parallelo è stato offerto anche ai responsabili dei vari gruppi ministranti; con loro è stato vissuto uno stretto rapporto di collaborazione per l animazione nelle parrocchie, per la formazione e per le iniziative diocesane come il torneo di calcetto e il raduno annuale. Domenica 29 maggio, dunque, come ogni anno, il rettore, don Alessandro Luperto, ha invitato tutti i chierichetti della diocesi a condividere assieme una intensa giornata fatta di spunti, preghiera, gioco, comunione e riflessione. Antonella Di Coste Pubblicazione quindicinale Reg. Tribunale Brindisi n. 259 del 6/6/1978 Questo periodico è associato alla Unione Stampa Periodica Italiana Direzione: Piazza Duomo 12 - Brindisi Tel. 340/ Fax 0831/ Direttore Responsabile: Angelo Sconosciuto Coordinatore di Redazione: Giovanni Morelli Hanno collaborato: Daniela Negro, Cecilia Farina, Danilo Di Leo Questo numero è stato chiuso in redazione alle ore 16 del 10 giugno 2011 Spedizione in abbonamento postale art. 2 - comma 20 - legge 662/96 Abbonamento annuale 15,00 conto corrente postale n intestato a: ASSOCIAZIONE CULTURALE FERMENTO Piazza Duomo, Brindisi Responsabile del trattamento dei dati personali: Angelo Sconosciuto Stampa Martano Editrice s.r.l. Viale delle Magnolie, 23 - Z.I. BARI - Tel. 080/ Questo periodico è associato alla Federazione Italiana Settimanali Cattolici

5 6 Associazioni & Movimenti 15 giugno 2011 azione cattolica Splendida esperienza associativa, entusiasmante esperienza di Chiesa Comunità d Italia. 150 modi per... Ti aspetti molte cose da una festa diocesana dell Azione Cattolica. Ti aspetti di incontrare tanti, tantissimi volti amici, sorridenti e gioiosi. Ti aspetti di vedere una piazza affrescata di mille colori. Ti aspetti di capire da lontano di essere arrivato nel luogo della festa sol perché senti un brusìo di voci, un intreccio di canti e schiamazzi, un continuo rincorrersi di saluti e coretti improvvisati. È così che decidi che prima di tuffarti in questo fantastico clima di bellezza, condivisione e calore umano sia il caso di ritagliarti un momento tutto tuo attraverso il quale godere per un istante di una sintesi personale di tutto ciò che accade attorno a te. È per questo che domenica 5 giugno nel pomeriggio decidi, appena arrivato in piazza Mitrano a Locorotondo per il tradizionale appuntamento della Festa Diocesana Unitaria a conclusione del cammino di Azione Cattolica annuale, di cercare un angolo dal quale far partire le linee della tua personale prospettiva, un luogo dal quale poter osservare tutto intorno e capire se le tessere del mosaico che ti aspetti, siano tutte lì al loro posto. Quello che scopri è un piccolo mondo di bandiere tricolore portate da ogni parte della diocesi, intrise di riflessioni già cominciate nei gruppi parrocchiali sul senso più profondo delle celebrazioni sui 150 anni di Unità d Italia, sulla stretta relazione che esiste tra il percorso degli ormai 143 anni di cammino associativo e la partecipazione attiva alla vita del tuo Paese, del quale ti senti, come ha ricordato il neo-presidente diocesano Piero Conversano, un socio fondatore. L istantanea che hai scattato dal punto che ti sei scelto deve necessariamente registrare un elemento incontrovertibile della festa (e poi anche dell essere di AC): la coesistenza pienamente riuscita e laboriosa di generazioni diverse, che si divertono insieme, riflettono insieme e pregano insieme guidate dalla sicura mano del Padre Arcivescovo. Questa unitarietà (è così che si chiama nel gergo associativo lo stare insieme di Adulti, Giovani e Ragazzi di AC) la percepisci dalla sintesi dei lavori fatti per settore, scanditi dal colore della bandiera: verde per il settore giovani, come segno di speranza e Impegno; bianco per l articolazione ACR, simbolo di scommessa per il futuro; rosso per il settore adulti, espressione e simbolo di passione, testimonianza e sacrificio. In questa splendida domenica pomeriggio quello che ti aspetti, e che verifichi con gioia, è l entusiasmo straripante dell associazione parrocchiale di Locorotondo che con ogni attenzione vizia e vezzeggia i suoi ospiti. Quello che non ti aspetti, ma accade e ti auguri possa continuare ad accadere, è di vedere un folto gruppo di adulti in cappellino rosso coinvolgersi e coinvolgere in una passione senza limiti e contagiosissima. Una splendida esperienza associativa, una entusiasmante esperienza di Chiesa. Angelo Cipolla convegni di cultura Il 21 maggio scorso nel Salone San Michele Il ruolo dei cattolici nel Risorgimento Il Convegno di Cultura M. Cristina di Savoia, sabato 21 maggio 2011 nel Salone San Michele della Basilica Cattedrale, ha organizzato una conferenza dal titolo: Risorgimento, Unità d Italia e ruolo della Chiesa e dei cattolici, in collaborazione con il Serra Club di Brindisi. La realizzazione dell iniziativa è stata dettata dal comune sentire di dare il proprio contributo ai festeggiamenti per il 150 anniversario dell Unità d Italia. Il relatore, don Francesco Castelli, Docente di Storia della Chiesa Contemporanea, Direttore dell Archivio Storico della Diocesi di Taranto e Articolista dell Osservatore Romano, ha fornito ad un uditorio particolarmente interessato una dotta lezione sul periodo storico che portò all unificazione dello Stato Italiano e non solo. Sì perché, ha affermato Don Castelli, «le radici dell Italia affondano ad un periodo molto anteriore all 800». L unificazione è un processo di secoli, non è solo quello degli ultimi anni prima dell unità. Un processo che comprende appieno la formazione che la Chiesa ha esercitato nella costruzione dell identità italiana, premessa dello Stato unitario. Si pensi alla creazione dello spazio italiano, prima ancora dello Stato italiano, al ruolo cruciale del Papa in modo particolare. Nell 800 c è stato poi chi ha raccolto l eredità precedente e l ha portata dentro il processo di unificazione anche politico-istituzionale. Si pensi al ruolo che hanno esercitato il Rosmini, il Manzoni, i quali sono stati interpreti di questa eredità e l hanno trasformata in una delle componenti fondamentali del dibattito risorgimentale. Il ruolo della Chiesa e dei cattolici è stato un ruolo importante, anche se il conflitto Chiesa-Stato ha segnato le origini dello Stato unitario. Una persona sicuramente centrale nelle vicende risorgimentali fu Papa Pio IX che, in un periodo difficilissimo, difese la teologia cristiana e la Chiesa dal liberismo, dal naturalismo e dal razionalismo assoluto che volevano ridurre o eliminare il Cristianesimo e il legame tra fede e ragione. Pio IX proponeva un patto doganale di libera circolazione delle merci come primo passo verso l unità, ma il pericolo di scissione con la chiesa austriaca, il cambio del governo piemontese che passò dall appoggio del progetto di Confederazione di Rosmini ad un progetto espansionistico, il pericolo che prevalesse l ala più liberista anticattolica, spinsero Pio IX a mettersi sulla difensiva. I contrasti aumentarono con le leggi di esproprio dei beni ecclesiastici e la chiusura degli ordini religiosi in Piemonte prima,e in tutto il regno d Italia dopo. Pio IX non ebbe poi consiglieri capaci come Cavour, che invece si distinse per doti diplomatiche tanto da guadagnarsi l appoggio della Francia, determinante nelle campagne militari contro l Austria, e degli inglesi che finanziarono l impresa dei Mille. Dopo la proclamazione del Regno d Italia 17 marzo 1861 i cattolici si divisero in transigenti e intransigenti. Questi ultimi, il cui motto era Cattolici con il Papa e per il Papa furono la corrente più numerosa e più attiva sul piano socio-economico e culturale. Essi costruirono uno stato sociale capace di aiutare i contadini e gli operai abbandonati dal governo liberista. In questo periodo i cattolici fecero opere culturali e sociali, ebbero come avversari prima il liberismo e poi il socialismo. I cattolici difesero il ruolo dell educazione cattolica nella scuola pubblica e il matrimonio cristiano di fronte all istituzione del matrimonio civile. La vicenda dell Unità d Italia ci spinge a riflettere sul vero significato della parola laicità e sui rapporti tra Stato e Chiesa:Illuminanti, da questo punto di vista sono le parole di Benedetto XVI nella Deus Caritas Est: Lo Stato non può imporre la religione, ma deve garantire la sua libertà (.) La società giusta non può essere opera della Chiesa, ma deve essere realizzata dalla politica. Tuttavia l adoperarsi per la giustizia lavorando per l apertura dell intelligenza e della volontà alle esigenze del bene la interessa profondamente. Elide Criscuolo Carrino Una gradita novità in Diocesi: la Mariapoli 2011 DI PUGLIA E BASILICATA Dal 6 all 8 maggio si è tenuta presso Riva Marina Resort (Specchiolla) la Mariapoli 2011 di Puglia e Basilicata. La Mariapoli è una cittadella temporanea dove una volta l anno le persone si ritrovano e vivono giornate di fraternità, una sorta di mosaico di cui ognuno di noi è un tassello unico ed insostituibile. La Mariapoli è organizzata dal Movimento dei Focolari o Opera di Maria, movimento laico fondato da Chiara Lubich all interno della Chiesa cattolica con l obiettivo di realizzare l unità tra le persone proprio come richiesto da Gesù secondo il racconto del Vangelo secondo Giovanni (17,21). Ne consegue una precisa vocazione ecumenica oltre che al dialogo in altri settori della cultura. Le Mariapoli nascono nel dopoguerra, d estate, sui monti del Trentino, quando ad un primo gruppo del nascente Movimento guidato da Chiara Lubich si uniscono un numero sempre maggiore di giovani, famiglie, operai, professionisti, politici che vogliono vivere nell amore scambievole. Vi fanno visita personalità politiche come il Presidente del Consiglio, Alcide De Gasperi. Si compone la Mariapoli, bozzetto temporaneo di una società rinnovata dall amore evangelico. Si incontrano sud-tirolesi e italiani, francesi e tedeschi, che vedono sciogliersi odi e rancori. Le Mariapoli si ripetono tutt oggi nei 5 continenti. La Mariapoli 2011, la prima organizzata nella nostra diocesi, ha avuto come tema quest anno Un sì all amore e ha visto coinvolti circa 800 persone di Puglia e Basilicata. Nei tre giorni dell evento si sono intervallati momenti di riflessione, racconti di esperienze di vita e momenti di gioco volti alla socializzazione tra le diverse generazioni. Si è approfondito in particolare il tema della volontà di Dio, Chiara Lubich diceva che immedesimarsi con Gesù, per essere con Lui, quindi, essere la volontà di Dio è una realtà abissale, come Dio stesso. È il modo di Dio di esprimerci il suo amore e che poi chiede una nostra risposta per poter arrivare alla nostra piena realizzazione. Alla Mariapoli ha partecipato anche il nostro Arcivescovo che nel pomeriggio del 6 maggio è venuto a dare il suo personale benvenuto a tutti i partecipanti. Mons. Rocco Talucci ha voluto condividere la sua personale esperienza all interno della conferenza regionale sulla laicità dei movimenti, mettendo in risalto come ogni singola realtà abbia la capacità di rappresentare il Vangelo ognuno per un aspetto diverso. Proprio l unione degli uni con gli altri, ha dato la possibilità di mettere insieme le proprie identità in modo scambievole. L unità tra i cristiani infatti non può prescindere dall unicità tra i Movimenti proprio per dire quel sì alla Chiesa, che è la sintesi dell unità. L Arcivescovo, inoltre, ha messo in risalto l importanza che la parola di vita riveste per il Movimento dei Focolari visto che la stessa fondatrice del movimento, Chiara Lubich, si è sempre prodigata per diffonderla capendo che essa è l essenza dell amore di Dio. Perciò se le nostre parole corrispondono alla Parola, davvero la luce cammina in mezzo a noi. Riccardo Mancini

6 15 giugno 2011 Parrocchie & Associazioni 7 opera nostra signora di fatima Riprese le celebrazioni mariane Da ogni luogo per pregare la Vergine Il 13 maggio scorso sono riprese le celebrazioni mariane all Opera Nostra Signora di Fatima di Ostuni, in memoria delle Apparizioni della Vergine Maria, avvenute nel 1917 in Portogallo. L enorme affluenza di fedeli provenienti da tutte le province della Puglia è un segno di speranza che si può uscire dal degrado morale in cui si trova la società odierna. Diciotto pullman e numerosissimi mezzi privati hanno raggiunto l Opera portando ai piedi della Madonna circa duemila anime piene di aspettative, con la voglia di aprire il loro cuore alla Mamma Celeste ed ottenere da Lei rifugio e consolazione. Ricorrono quest anno degli anniversari molto importanti: 6 anni di fondazione del movimento ecclesiale della Famiglia del Cuore Immacolato di Maria, 20 anni di fondazione dell Istituto religioso dei Servi del Cuore Immacolato di Maria, 30 anni dall attentato al papa Giovanni Paolo II, quando una mano materna deviò il proiettile che altrimenti l avrebbe ucciso, in piazza San Pietro, a Roma. Quante grazie in tutti questi anni ha effuso la Madonna alla città di Ostuni! Basti guardare i cambiamenti dell Opera e delle persone che hanno visitato questo luogo benedetto. Alle ore 21, in un clima di raccoglimento e di preghiera, si è svolta la consueta processione con l effige della Madonna di Fatima portata in spalle. Il cielo era stellato e guardava benevolo le luci di migliaia di flambeaux, che, come un fiume in piena, si muovevano lungo il percorso prestabilito. Alle 22 ha presieduto la celebrazione eucaristica, nella cappellina all aperto, mons. Fernando Filograna, vicario generale dell Arcidiocesi di Lecce. Nella sua omelia ha invitato tutti a convertirci continuamente attraverso la Confessione, così come la Madonna ha chiesto a Fatima ai Pastorelli. Ha esortato a fare sacrifici e a pregare per la conversione degli altri. Ha esortato i presenti ad essere «come carboni ardenti che incendiano il mondo dell amore di Dio». Ha chiesto, inoltre, di avere fiducia nella misericordia di Dio: «come la sabbia asciutta della riva si lascia continuamente bagnare dall acqua del mare, così noi dobbiamo lasciare che la misericordia di Dio bagni la nostra anima inaridita dal peccato». Tutto si è concluso con lo sventolio dei fazzoletti bianchi con cui si salutava la Madonna, che ritornava nella sua cappellina. Luigina Ramunno s.maria mercede Alla scuola di S. Pietro Nolasco Maestro di vita, eroe di carità materdomini Il 15 maggio a Mesagne Colto il frutto di cinque anni Mentre narravo le vicende del nostro San Pietro Nolasco, fondatore dell Ordine dei Mercedari, ai bambini di 6-7 anni che accompagno nella catechesi, uno di loro, esterrefatto, mi ha chiesto se tutto ciò che avevo appena raccontato corrispondesse davvero a verità o fosse stato frutto della mia fantasia. San Pietro Nolasco con la sua storia e il suo carisma affascina anche i più piccoli anche se è conosciuto poco. Chi ha partecipato all intenso triduo (3-4-5 maggio) predicato dal nostro Superiore Padre Giovanni Fabiano ha avuto modo di conoscere meglio questa figura di cui storicamente non si sa tanto, ma quel che si sa basta a renderlo un Santo maestro di vita, eroe della carità e cavaliere della libertà. Padre Giovanni ha scandagliato la figura del Santo attraverso le tre virtù teologali fede, speranza e carità dando maggior risalto a quest ultima che non si vede con gli occhi ma permane nel cuore di ognuno di noi. Come cristiani ci dobbiamo lasciar guidare dalla speranza nel condurre una vita non segnata dalla rassegnazione ma da una «combattività costruttiva e positiva». La speranza è la marcia in più di noi cristiani proprio come lo è stata per San Pietro che da mercante di stoffe divenne «mercante di libertà». Mai perse la speranza di poter riscattare migliaia di schiavi a rischio della sua stessa vita. Seppe far fronte a tanti e continui bisogni, sviluppando un organizzazione meravigliosa. Nella serata del 6 maggio, Festa di San Pietro Nolasco, Padre Giovanni e Padre Arcangelo hanno rinnovato la loro professione mentre la Fraternità Laicale Mercedaria si è arricchita di dieci nuovi aggregati che sono stati consacrati dal Superiore (guida spirituale della Fraternità). Esserne membri comporta molti doveri. La figura di San Pietro deve essere la nostra guida per vivere tendendo sempre lo sguardo al bisognoso, evitando l effimero, le eccedenze ed impegnandosi ad aiutare, ognuno nelle proprie possibilità, un fratello in difficoltà. Come Fraternità ci siamo impegnati a collaborare con Padre Giovanni (cappellano della casa circondariale di Brindisi) all acquisto delle uova di Pasqua per le famiglie dei carcerati. Inoltre abbiamo organizzato la Fiera del Dolce per la campagna organizzata dalla Curia Generalizia LIBERAREDUCANDO al fine di delle scuole in Kikulungo. Aiutare il prossimo, per noi cristiani, per di più guidati dal carisma mercedario, non deve essere un optional, ma uno stile di vita.. Lucia Semeraro Il 15 maggio, scorso, con la celebrazione del Sacramento della Cresima e dell Eucaristia di nostra figlia, abbiamo raccolto il frutto che, nel corso di cinque anni, con tanto amore avevamo sognato. Quando in Parrocchia ci fu illustrato il nuovo percorso dell Iniziazione Cristiana, fra tanti disappunti e perplessità io fui subito entusiasta. La perplessità però nacque quando il parroco invitò anche noi genitori a seguire lo stesso cammino dei nostri figli. Non mi sentivo coinvolta, non ne capivo il motivo e la necessità. Vista la mia indecisione, fu mio marito ad offrirsi volontario e così ogni mese per quattro anni ha seguito lui il cammino. Dopo ogni incontro, quando tornava a casa, mi raccontava quello di cui si era parlato; le prime volte prestavo poca attenzione, era come se non mi riguardasse, e quando lui mi invitava a frequentare rispondevo che non potevo perché dovevo occuparmi del nostro secondogenito Simone. Una sera, di ritorno dall incontro, mio marito mi ha fatto promettere che nel momento in cui sarebbe arrivato il momento di Simone avrei dovuto frequentare anch io il percorso. Così, a settembre 2010, timidamente mi sono avvicinata, l impatto del primo incontro è stato intenso, forte, ma importante per sbloccarmi, per aprirmi e accogliere Dio da una nuova prospettiva. È stato bello conoscere altre mamme e papà che come me si stavano avvicinando a Dio insieme ai propri figli; vedere quei genitori così affiatati, interessati e coinvolti mi ha fatto rendere conto di quanto avessi perso negli anni precedenti. Giorno dopo giorno mi rendo conto che questo cammino ha dato molto alla mia famiglia, perché oggi riusciamo più di prima a cogliere ciò che veramente ha valore e senso. Famiglia Buccolieri Il 21 maggio scorso, nella Chiesa di San Pio in Mesagne, si è celebrato il VII Convegno Diocesano dei Gruppi di Preghiera di Padre Pio. Nella luminosa ed accogliente Chiesa, nel primo pomeriggio, sono convenuti i Gruppi che, con i loro stendardi e i colori vivaci dei foulards dei partecipanti, hanno contribuito a creare un clima gioioso di festa. Molti di noi attendevano con gioia questo momento, perché, dopo circa un anno, ci si ritrovava entusiasti per ascoltare i relatori, raccontare esperienze, evidenziare eventuali difficoltà nel gestire ed organizzare i propri Gruppi, pregare e lodare il Signore. Tutti si aspettavano tra noi il coordinatore regionale, padre Fortunato Grottola, che solo pochi giorni prima del convegno si è trovato nell impossibilità di raggiungerci, ma il vuoto da lui lasciato è stato immediatamente colmato dalla presenza degli altri relatori che da un lato, hanno soddisfatto ogni aspettativa, dall altro, hanno creato un clima di fraterna comunione che ha consentito ai capigruppo presenti di intervenire nel momento dedicato al dibattito e ricevere preziosi ed esaurienti consigli sulla guida dei gruppi e sulle iniziative intraprese Hanno accolto i Gruppi convenuti, il parroco della Parrocchia San Pio, don Giuseppe Laghezza, che nel suo saluto ha espresso grande gioia perché il direttivo diocesano ha scelto come sede del Convegno la chiesa dedicata al Santo fondatore, il Coordinatore diocesano, padre Diomede Stano e don Adriano Miglietta, membro del direttivo diocesano, che ormai da diversi anni offre la sua preziosissima collaborazione e competenza per programmare gli incontri di catechesi dei Gruppi. Ha dato inizio all incontro il nuovo coordinatore diocesano che, dopo essersi presentato ed aver salutato i Gruppi, gruppi di preghiera Il 21 maggio a Mesagne il Convegno diocesano Con San Pio, santificarsi e santificare ha sviluppato una riflessione sulla spiritualità dei Gruppi di Preghiera. Attraverso la preghiera comunitaria essi si impegnano a santificarsi e santificare, cercando di rimanere fedeli al modello di vita indicato da San Pio: Eucaristia e Santo Rosario ogni giorno. Finalità precipua degli aderenti ai Gruppi, ha ribadito padre Diomede, è dare testimonianza di vita di comunione nella preghiera e nella carità, nutriti quotidianamente della Parola e del Pane Eucaristico. Don Adriano, nel suo intervento, ha richiamato l attenzione dei presenti sul III Convegno Regionale I laici nella Chiesa e nella società pugliese oggi, del quale ha trasmesso, con estrema chiarezza, i messaggi più interessanti, soprattutto quelli riguardanti le aggregazioni laicali che sono chiamate ad animare la Chiesa nello spirito apostolico di comunione e condivisione. Ha esortato i presenti a documentarsi individualmente sui lavori del Convegno, attraverso il periodico Fermento del 15 Maggio 2011, nel quale viene dato ampio spazio all argomento. Ha suggerito, altresì, di soffermarsi, in particolare, sull articolo riguardante la relazione di apertura della professoressa Annalisa Caputo, che, guidata dal pensiero di Don Tonino Bello, ha esortato i laici a farsi pietre di scarto per diventare pietre angolari su cui basare la struttura della Chiesa Viva. Don Adriano, infine, riferendosi in modo particolare ai Gruppi di Preghiera, ha richiamato alla mente degli astanti i laici figli spirituali di Padre Pio, che hanno speso tutta la loro vita collaborando alla realizzazione del meraviglioso progetto del Santo di Pietrelcina. Durante gli incontri di catechesi di questo anno pastorale, su proposta dello stesso don Adriano, molti Gruppi della Diocesi hanno utilizzato le schede-guida da lui preparate, che hanno consentito di conoscere da vicino i più stretti collaboratori di Padre Pio, così da seguirne l esempio nelle vicende di vita comunitaria, ciascuno secondo le proprie possibilità. Nella società in cui viviamo occorre che gli aderenti ai Gruppi di Preghiera, imitando nell ordinarietà lo stile di vita dei laici impegnati alla sequela di Padre Pio, cooperino alla realizzazione del Regno di Dio, costruttori di un magnifico e solido ponte tra società e Chiesa. Al termine della riflessione di don Adriano, ci ha raggiunti il nostro Padre Arcivescovo, Mons. Rocco Talucci, che, dopo aver salutato i presenti con parole di incoraggiamento a proseguire con sempre maggiore entusiasmo nel cammino intrapreso, testimoni credibili dell unità della Chiesa, ha benedetto una bellissima statua in legno di San Pio, realizzata con il generoso contributo dei parrocchiani. Al termine della benedizione della statua e dopo il saluto di commiato dell Arcivescovo, il nuovo coordinatore diocesano, padre Diomede, ha invitato i capigruppo presenti a prendere la parola, per presentare il proprio Gruppo con la sua storia e le attività intraprese nella realtà parrocchiale e diocesana. Il Convegno si è concluso con la concelebrazione eucaristica di tutti i sacerdoti presenti, accompagnata dai canti del coro parrocchiale, eseguiti con professionalità di altissimo livello, così come si addice alle solenni celebrazioni. Anna Maria Manfreda

7 famiglia e società Peggiora la condizione economica Emergono segnali di stanchezza famiglia e media Educare ad una libertà responsabile Alleati non avversari Ancora una volta le famiglie italiane risultano in uno stato di sofferenza. I nuclei familiari percepiscono un declino della loro condizione economica e non si riscontrano politiche adeguate. Ci si chiede: fin quando le famiglie potranno continuare a essere una risorsa per il nostro tessuto sociale? La pressione subita è indicata da due rilevazioni, rese pubbliche nel giro di pochi giorni. Da una parte l Istat mostra lo scoraggiamento dei nuclei familiari nei confronti della propria situazione economica. I consumatori, dice un indagine periodica, esprimono giudizi negativi rispetto alla situazione attuale e la loro fiducia scende ancora più rapidamente quando guardano al futuro: il saldo tra quelli che rispondono in modo positivo e quelli che rispondono in modo negativo rispetto alla propria situazione economica infatti scende da 43 a 44 e la flessione è ancora più ampia per le prospettive future (da 13 a 17), senza contare che il saldo delle risposte sulle opportunità di risparmiare nei prossimi 12 mesi scende da 50 a 59. In sintesi l Istituto di ricerca ribadisce le difficoltà per le famiglie di tirare avanti la carretta in una situazione di crisi che non accenna a terminare, ma ciò che risulta più grave è la visione pessimistica per il futuro. Dall altra parte uno studio dell Ocse rileva l irrisorio investimento pubblico che l Italia dedica alla famiglia: nel nostro Paese è appena l 1,4% del Pil, contro il 3,7 della Francia, il 3,6 della Gran Bretagna e il 2,8 della Germania. Nel rapporto si sottolinea come a subire le conseguenze maggiori della scarsa attenzione della politica siano i più deboli: i bambini che nascono appartengono spesso a famiglie Verso l Incontro Mondiale delle Famiglie monoreddito, più povere delle altre; inoltre le mamme di frequente sono costrette a rinunciare al lavoro perché in Italia ancora non attecchisce un idea adeguata di flessibilità. Come si può notare è un cane che si morde la coda. Il sistema di welfare italiano spesso tesse le lodi delle nostre famiglie capaci di assistere gli anziani soli non autosufficienti, capaci di ammortizzare gli effetti della precarietà giovanile mantenendo le spese dei propri figli che continuano ad avere collaborazioni senza progetto, sovvenzionando le giovani coppie che altrimenti non riuscirebbero mai a dare un anticipo per acquistarsi una casa, oppure garantendo per loro nel contrarre un mutuo. Le stesse famiglie che poi aiutano i genitori ad accudire i figli, dato che la scuola non ha gli stessi orari degli altri posti lavorativi. Gli ultimi dati sembrano rilevare una stanchezza, perché mancano un orientamento per il futuro e un sostegno nel presente. Viene il dubbio, però, che le politiche per la famiglia, più che la logica della sussidiarietà, seguano la logica della deresponsabilizzazione. E purtroppo pare che ad un certo punto anche la famiglia inizi a sentire stanchezza. Andrea Casavecchia Un sito internet potenziato e rinnovato da parte del Pontificio Consiglio per la famiglia (www.familia.va), un secondo sito internet specifico per l'appuntamento mondiale di Milano (www.family2012. com), la diffusione a stampa e on-line di un volume "La famiglia: il lavoro e la festa" con le catechesi preparatorie in sette lingue da utilizzare in tutto il mondo, oltre a innumerevoli iniziative pubblicitarie e di sponsorizzazione a livello nazionale e internazionale: sono questi gli "ingredienti" del cammino preparatorio in vista del VII incontro mondiale delle famiglie in programma a Milano dal 30 maggio al 3 giugno La celebrazione dell incontro mondiale metterà a fuoco tre modi di rinnovare la vita quotidiana: vivere le relazioni (la famiglia), abitare il mondo (il lavoro), umanizzare il tempo (la festa). Istituire una Giornata nazionale della famiglia, da celebrarsi il 15 maggio, in coincidenza con la Giornata internazionale della famiglia promossa dall Onu. È la proposta del Forum delle associazioni familiari, formulata da Luisa Capitanio Santolini durante il convegno organizzato il 13 maggio, a Roma, presso la Biblioteca del Senato sul tema: La famiglia esposta. Le relazioni familiari nel linguaggio comunicativo oggi, promosso dal Forum delle famiglie. «Saranno le famiglie a salvare le famiglie, ma i politici devono fare la loro parte», ha affermato la relatrice, alla presenza del sottosegretario Carlo Giovanardi, che ha dato «l assenso di massima» al disegno di legge «trasversale» presentato in materia. Libertà responsabile antidoto a invasion e. «Famiglie in rovina, maltrattanti, in grave difficoltà», in cui «la molteplicità di condizioni, di modelli familiari e di storie familiari viene considerata un dato positivo, contro quel luogo di prevaricazione e di scandalo che è la famigerata famiglia tradizionale. A lanciare l allarme su come la famiglia viene «ritratta» dai media è stato Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari. Spesso, la denuncia del Forum, la famiglia in Italia è sottoposta ad «una vera e propria invasione, se non addirittura colonizzazione, della sfera privata da parte dei mass-media, che è una vera minaccia all integrità della dignità della persona». «Oggi - ha affermato il presidente del Forum - non possiamo governare la relazione con i mezzi di comunicazione solo con modalità di controllo preventivo, con la censura: non possiamo limitarci a dire la Rai o Mediaset devono programmare delle buone trasmissioni, perché dobbiamo governare una multimedialità infinita, la tv dei canali, Internet». Il compito delle famiglie, per il Forum, è invece quello di «consentire ad una libertà fragile di esercitarsi responsabilmente»: «Nei confronti dei nostri figli - ha esemplificato Belletti - non possiamo pensare di spegnere il computer (e con esso i collegamenti con Internet), perché ormai fa parte della loro vita quotidiana, ci fanno i compiti, ci parlano con gli amici, ci leggono le notizie». Sono i nostri figli, in altri termini, a «governarsi» nell uso dei media, alle famiglie spetta il compito di «accompagnarli». Da qui l invito del Forum ad «educare una libertà responsabile e non governare e controllare un cortile protetto». Per una ecologia dei media. I media oggi «non sono solo canali e linguaggi, ma degli ambienti culturali e simbolici», e quindi «non basta bloccare certi canali o scegliere quelli più compatibili con i valori familiari, né è sufficiente apprendere i linguaggi e maturare una competenza necessaria a decodificarli e a capirne le logiche e i meccanismi interni». A teorizzare in questi termini la necessità di una «ecologia dei media», da tradursi in una «sostenibilità ambientale dell ambiente mediatico» è stato Guido Gili, della Facoltà di scienze umane e sociali dell Università del Molise. «Preservare la bio-diversità; contenere le specie infestanti o nocive; migliorare la qualità dell ambiente»: questi, per il docente, gli imperativi più urgenti a cui rispondere per questa sorta di «bonifica» dei media, da condurre sulla scorta di quella ambientale. «Preservare la biodiversità», ha spiegato, significa garantire il «pluralismo del sistema comunicativo», che non è solo pluralità di canali, reti, fonti comunicative, ma anche «pluralismo dei soggetti e delle voci». Se per la tv, ha osservato Gili, «tenere sotto controllo e limitare il più possibile le specie nocive» significa evitare «certi talk show o reality show oppure a certi dibattiti irresponsabili in cui si manifesta una forma assai rilevante della violenza della televisione», nel mondo della rete, e del web «la propagazione di specie velenose è ancora più ampia»: basti pensare allo sviluppo «di siti che fomentano l odio e l intolleranza in rete o siti-esca che attirano soprattutto i più giovani». In questo contesto, «una strategia delle difese esterne da sola non basta: proprio perché l offerta dei media è sempre più eterogenea e proteiforme, cambia continuamente forme, canali, generi, contenuti - ha detto Gili - occorre affidarsi non solo ad una efficace tutela negativa, cioè contenere e contrastare le specie infestanti o nocive, ma occorre puntare su una promozione positiva, un innalzamento della qualità dei prodotti mediali sia dal punto di vista dei contenuti, sia dei linguaggi e delle forme espressive». Il digital divide. Tra i ragazzi i nuovi media «spopolano» rispetto ai media tradizionali - ad eccezione della televisione - ma nello stesso tempo «proprio questi nuovi media sono quelli il cui uso è meno controllato e governato dai genitori, anche dei giovanissimi». È uno dei dati salienti della ricerca del Forum delle associazioni familiari sull uso dei media da parte dei minori. «Senza indulgere a sterili allarmismi - ha detto Pietro Boffi, ricercatore del progetto Fuoco e coordinatore per la comunicazione del Forum delle famiglie - non si può negare che tra i compiti più urgenti della nostra società ci sia quello di aiutare i nostri giovani e i loro educatori ad un utilizzo sano ed equilibrato delle nuove tecnologie». Anche qui, la ricerca dimostra come i giovani siano meno sprovveduti degli adulti: alla domanda ritieni che Internet contenga dei pericoli, il 92% ha risposto sì, così come che l influenza dei media sia negativa (64,4%) o molto negativa (7,8%).

8 festa della famiglia Decine di coppie hanno raggiunto il Santuario della Madonna di Picciano Una giornata vissuta tra preghiera, svago e riflessione Nella foto il Santuario della Madonna di Picciano F.Destino Famiglie al loro arrivo al Santuario di Picciano F.Destino Si è svolta lo scorso 2 giugno, presso il santuario della Madonna di Picciano (Matera) la Festa diocesana della Famiglia. L incontro è stato vissuto in un clima di festa, ma anche di partecipazione e confronto sui temi dell Iniziazione Cristiana. La giornata è iniziata con il raduno dei partecipanti e la partenza dai diversi paesi della Diocesi; giunti a Picciano abbiamo celebrato la S. Messa, al termine della quale, Lorenzo, uno dei ragazzi della comunità di Mater Domini di Mesagne che ha seguito l itinerario formativo di cinque anni, ricevendo i sacramenti della Cresima e della Eucarestia, ci ha raccontato ciò che ha provato durante questo cammino, mostrando l entusiasmo per quanto fatto insieme ai suoi compagni e all intera comunità. Lorenzo ha raccontato di essersi sentito protagonista, specie durante il periodo della Quaresima di quest anno quando ha ricevuto diversi segni, ognuno con il proprio significato; ad esempio la veste bianca, il piccolo cero da accendere durante la veglia pasquale e la celebrazione dei Sacramenti. Dopo aver consumato il pranzo al sacco, nel pomeriggio, i ragazzi e gli adulti, insieme agli animatori del Centro Sportivo, hanno organizzato dei giochi divertenti che hanno coinvolto grandi e piccoli. Successivamente tutte le comunità si sono trasferite all interno della struttura dei Padri Benedettini presenti nel Santuario, per un confronto sul tema dell Iniziazione Cristiana. Moderatori sono stati don Massimo Alemanno e don Angelo Ciccarese. Abbiamo ascoltato alcune testimonianze di mamme, della comunità di Mater Domini e della parrocchia Santa Rita di San Vito dei Normanni, che hanno fatto, o stanno ancora facendo insieme ai loro figli, questa nuova esperienza di cammino parallelo a quello dei ragazzi. È stata illustrata l articolazione del percorsi attraverso le diverse tappe, Arare, Seminare, Irrigare, Germogliare, Portare Frutto, che vede i genitori parte attiva con la partecipazione mensile agli incontri su un tema che viene affrontato anche dai loro figli durante la catechesi settimanale. Don Angelo Ciccarese ha parlato proprio dell importanza della famiglia come prima fonte di trasmissione della fede. Circa l Iniziazione Cristiana, l ha definita «come un tirocinio che ciascun credente deve compiere nella propria vita a partire dal segno della croce, segno distintivo di noi cristiani, quindi un processo di crescita continua che ci deve portare a conoscere sempre di più Gesù Cristo e la sua Parola; un processo in divenire che non ci deve far sentire arrivati una volta ricevuti i sacramenti». «Non basta più iniziare ai sacramenti ha concluso con Ciccarese - ma attraverso i sacramenti». L Iniziazione Cristiana vede impegnati non solo i ragazzi e i loro genitori ma l intera comunità in un rapporto di collaborazione e fraternità che dovrà rafforzarsi sempre di più mediante la continuità del cammino intrapreso, attraverso la cosiddetta Mistagogia, che rappresenta la vera scommessa del dopo-iniziazione. Proprio per questo nella comunità di Mater Domini, al termine dei tre turni di celebrazione dei Sacramenti, è stata fatta un altra consegna, la consegna della Domenica, è stato sottolineato, cioè, ed è stato fatto prendere l impegno ai ragazzi, di partecipare alla celebrazione dell Eucarestia fonte e culmine della vita cristiana, e ad essere testimoni credibili dell amore di Dio. La giornata di festa si è conclusa con la visita alla città di Matera. In un primo momento siamo andati a vedere i Sassi dalle colline che si trovano di fronte alla città, in seguito ci siamo spostati nel centro cittadino Verso sera abbiamo ripreso i pullman e siamo ritornati a casa felici di aver trascorso un giornata serena e anche ricca di esperienze e confronto. Angelo e Maria De Benedittis Si è svolto lo scorso 5 giugno, presso il Pontificio Seminario Regionale di Molfetta, l incontro regionale della Pastorale delle Famiglie. Relatore d eccellenza mons. Renzo Bonetti, attualmente parroco di Bovolone nel veronese, ma con un esperienza ultra ventennale nella Pastorale familiare. Mons. Bonetti, che ha relazionato su La grazia del sacramento: stupirsi del dono grande, ha esordito affermando che per capire a fondo il Sacramento del matrimonio occorre stupirsi del dono grande, ma soprattutto è indispensabile la fede. Senza la fede il matrimonio è vissuto solo come un accordo, un contratto tra un uomo e una donna. La fede ci inserisce nel mistero grande del sacramento del matrimonio dove si esige grande umiltà per continuare ad imparare sempre e non definirsi mai degli arrivati. Senza Gesù non c è piena comprensione del mistero delle nozze. Solo Lui svela all uomo-donna il mistero nascosto dell immagine della somiglianza di Dio. Nella luce della croce si scoprono in pienezza le nozze; la croce altro non è che lo svelamento dell amore totale, di un Cristo che ha tanto amato gli uomini fino a dare la sua vita. Solo in Gesù vivo e risorto, con la forza che viene da Lui, si può realizzare tutta la pienezza possibile delle nozze; pienezza intesa come amore esclusivo, definitivo e gratuito (ci si dovrebbe sposarsi non per sistemarsi ma perché si ama). È in questo orizzonte che si scopre il significato vero dell Eucarestia, Gesù che si fa pane diviene forza e fonte stessa del matrimonio cristiano. Nell Eucarestia è resa possibile una unità alta con Dio; un unità che non esiste nel mondo e che consente le nozze di Dio con la sua Chiesa. È nell Eucarestia che si realizza la pienezza delle nozze, solo guardando ad essa si produce ricchezza nelle coppie. Allora ci si chiede: stiamo amando totalmente? Abbiamo seppellito qualcosa di noi per rendere felice l altro? Abbiamo cominciato a tirar fuori la capacità di amare o ci siamo rassegnati a seppellire il vero amore? Lo scopo della vita non è quello di farsi una famiglia, matrimonio A Molfetta incontro con don Bonetti Riscoprire la grazia del sacramento bensì quello di fare famiglia qui come germoglio di famiglia dell aldilà. È nell Eucarestia domenicale che inizia a trovare scopo la mia vita. Con l Eucarestia gli sposi costruiscono questa unità ora, per una unità più piena dopo. Gli sposi sono segno-sacramento, hanno il potere possibilità di amarsi come Dio vuole. Nel sacramento del matrimonio viene consacrata la relazione. Gli sposi hanno ricevuto la grazia di amare tutto della propria moglie-marito, così come Cristo ha amato tutto dell umanità, compresi i suoi limiti. Nel sacramento del matrimonio si riceve questa forza che porta a vivere straordinariamente l ordinario. C è bisogno di valorizzare i gesti semplici e quotidiani, prestare più attenzione all altro. Solo con la fede si può avere una vera e propria carta d identità di sposi. Se come coppia ci si mette in ascolto di Dio, si scoprono le meraviglie operate da Gesù. Finchè non avremo coppie che parlano con competenza ed entusiasmo della grazia del sacramento del matrimonio, non avremo più matrimoni cristiani. Al termine del primo intervento di mons. Renzo Bonetti, i responsabili regionali della Pastorale Familiare, hanno comunicato i prossimi appuntamenti per le Famiglie. Subito dopo la celebrazione eucaristica e un frugale pranzo condiviso con i seminaristi, mons. Bonetti ci ha illuminato riguardo Il Rinnovamento della Pastorale a partire dal Sacramento, mettendo anzitutto in evidenza la soggettività della famiglia protagonista dell azione pastorale perché lo sposo-sposa, col sacramento nuziale, svelano il compimento della creazione. L uomo-donna vengono posti al centro della creazione, per questo gli sposi sono portati a contemplare il creato ed essi insieme diventano via per scoprire il Creatore. Il secondo aspetto dell identità degli sposi è dato dalla Grazia che gli sposi ricevono con il Sacramento. Essi sono coinvolti nell alleanza d amore con Cristo e con la Chiesa per costruire la relazione. Il Sacramento del Matrimonio come Alleanza dà concretezza a Cristo che vuole abbracciare ogni pecorella smarrita. Il terzo aspetto riguarda la forza del sacramento del matrimonio perché in virtù di esso viene costruita l unità e la bellezza della distinzione. Unità e distinzione è il segreto della nostra famiglia. Uomo e donna uniti nel vincolo del matrimonio fino a formare un solo corpo, una sola carne ma distinti perché maschio e femmina. Il quarto aspetto è che il Sacramento conduce alla paternità e maternità grande: gli sposi sono chiamati a condurre a Colui che è Padre. Il sacramento del Matrimonio fa vivere alla famiglia la dimensione della Chiesa; si è Chiesa quando si è uniti nel nome del Signore. La famiglia è chiamata a riscoprire il suo mandato di evangelizzazione, avendo come sua vocazione la capacità di relazionarsi con tutti coloro che gli stanno intorno. Essa può realizzare una rete relazionale per formare un corpo di persone e far passare il calore divino. Claudio e Maria Carmela Martellotto

9 10 Attualità & Territorio 15 giugno 2011 corte europea Bocciata la norma italiana che punisce la clandestinità L immigrazione clandestina non è un reato La Corte di giustizia dell Unione europea ha bocciato la norma italiana, contenuta nell ambito del cosiddetto pacchetto sicurezza del 2009, che prevede il reato di clandestinità, punendo con la reclusione gli immigrati irregolari. La norma - secondo i giudici europei - è in contrasto con la direttiva europea sui rimpatri dei clandestini. Ecco alcune reazioni. Migrantes, un passo in avanti. La sentenza della Corte europea di giustizia che boccia il reato di clandestinità introdotto in Italia è «un passo avanti verso un diritto delle migrazioni che aiuti a rendere efficaci le azioni e le politiche migratorie dei singoli Stati europei, comprese anche quelle di allontanamento e di rimpatrio, senza però mai ledere i diritti della persona, e senza esasperare situazioni di trattenimento». È quanto afferma mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes.«La sentenza motivata da un interrogazione della Corte d Appello di Trento - aggiunge mons. Perego - conferma quanto già aveva affermato la Corte Costituzionale italiana, cioè la non legittimità di procedere all arresto e alla reclusione di un cittadino di un Paese terzo in soggiorno irregolare». Inoltre la sentenza «conferma le tre azioni possibili verso un cittadino irregolare fermato sul territorio nazionale: il rimpatrio volontario entro 30 giorni; il rimpatrio coatto; per gravi ragioni il trattenimento in un centro che non sia di detenzione, a tutela della dignità della persona, per il più breve tempo possibile». Attenzione alla persona umana. La sentenza «dimostra attenzione alla persona umana anche quando si trova in una situazione irregolare». Lo ha dichiarato il presidente del Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti, mons. Antonio Maria Vegliò. «La sentenza dimostra attenzione e sensibilità verso la dignità della persona umana - ha precisato mons. Vegliò - anche se essa, cioè la persona umana, si trova in situazione irregolare. Questa attenzione alla persona è alla base della sollecitudine pastorale della Chiesa e della sua dottrina sociale». «Ovviamente - ha detto - i governi si trovano a dover individuare il giusto equilibrio che rispetti sia le esigenze di sicurezza interna e internazionale, sia le forme di legalità previste dai singoli sistemi normativi». Il governo italiano ci ripensi. «Ora il governo italiano ci ripensi». È l appello lanciato da mons. Agostino Marchetto, segretario emerito del Pontificio Consiglio per i migranti. A suo avviso, la sentenza è «l ulteriore conferma di quanto abbiamo sempre detto, ossia che è indegno prevedere misure come i respingimenti e il reato di clandestinità, che non rispettano i diritti delle persone. Mi auguro che questa condanna in sede europea possa portare il nostro governo a rivedere misure che non rispettano i diritti e la dignità della persona e induca l Italia ad annullare il reato di clandestinità, misura senza senso e sproporzionata, che colpisce anche i rifugiati». Caritas, recepire direttiva europea. «Le nostre forti perplessità e le nostre critiche sul reato di clandestinità espresse già nel momento in cui venne introdotto il pacchetto sicurezza, trovano conferma nella sentenza della Corte di Giustizia europea». Lo dice Oliviero Forti, responsabile nazionale dell ufficio immigrazione di Caritas italiana. «Ora ci attendiamo risposte adeguate da parte del governo italiano - precisa -, e cioè che venga recepita la direttiva dell Unione europea sui rimpatri e quindi che venga rispettata la sentenza europea. Si tratta di dare seguito al principio del rimpatrio volontario assistito, che oltretutto avrebbe costi assai inferiori rispetto ai rimpatri forzati». Patrizia Caiffa A Brindisi una Consulta dei migranti stata presentata il 28 È maggio a Brindisi, una iniziativa promossa dall Amministrazione Comunale brindisima finalizzata alla costituzione di una Consulta dei Migranti. Si tratta di uno strumento che si propone come luogo di scambio e di approfondimento di questioni di ambito interculturale. La Consulta nasce all interno della Commissione per le Pari Opportunità ed è aperta alla partecipazione dei rappresentanti delle comunità di migranti, così come di associazioni che siano espressione di tali realtà e di associazioni di volontariato che operano nell ambito della promozione e della tutela della multiculturalità. Le funzioni di questo organismo sono consultive, di informazione, di confronto e di approfondimento, di ricognizione, di sussidio alle attività della Commissione Pari Opportunità che hanno come oggetto tematiche inerenti l integrazione, l accoglienza e l interculturalità. l indagine Analizzando i dati Istat 2010 Uomini pugliesi più longevi d Italia In Puglia gli anziani sono più di 756 mila e rappresentano il 18,5% della popolazione. La speranza di vita dei pugliesi è di 79,6 anni per gli uomini (più del dato italiano pari a 79,1 anni) e di 84,3 anni per le donne. Sono alcuni dei dati Istat diffusi il 16 maggio in occasione della presentazione del Forum Aal, la piattaforma europea sulle tecnologie a disposizione degli anziani, in programma per la prima volta in Italia a Lecce, dal 26 al 28 settembre prossimi. La crescita rispetto al 2009 è di tre decimi di anno per gli uomini e di due per le donne. Nel 2010, infatti, all età di 65 anni la speranza di vita residua è di altri 18,3 anni per gli uomini e di 21,9 anni per le donne. In tutto il territorio nazionale negli ultimi dieci anni la percentuale di individui di 65 anni e oltre è aumentata dal 18,4% del 2001 al 20,3% del 2011, con un incremento di 1,8milioni di individui per questa classe di età. I ragazzi fino ai 14 anni sono invece il 14% del totale. Sempre in Italia particolarmente veloce è stata la crescita della popolazione di 85 anni e oltre. Nel 2001 i cosiddetti grandi vecchi erano un milione e 234mila, pari al 2,2% del totale. Oggi sono un milione e 675mila, pari al 2,8% del totale. La stima delle persone ultracentenarie si è addirittura triplicata, dal 2001 al 2011, da circa cinquemila e 400 individui a oltre 16mila. In Puglia, al primo gennaio 2011, le persone di 65 anni e oltre risultano e rappresentano il 18,5% della popolazione totale (nel Mezzogiorno sono il 18,3% e in Italia il 20,3%). veglie Un progetto integrativo teso a educare Accordo tra il Comune e la Asl Il Comune di Veglie con Deliberazione della Giunta Comunale n. 70 dell 11 Aprile 2011, ha approvato il protocollo d intesa riguardante il Progetto integrativo con l' Azienda Sanitaria Locale Lecce per la raccolta delle dichiarazioni di volontà alla donazione di organi e tessuti. Tale importante progetto ha la finalità di: - aumentare la diffusione della cultura della donazione di organi e tessuti - promuovere attraverso una corretta informazione il superamento delle diffidenze che condizionano la donazione di organi per consentire ad ogni persona di effettuare una scelta consapevole - agevolare i percorsi presso gli uffici preposti alla raccolta delle dichiarazioni utilizzando dei momenti durante i quali gli utenti sono già a contatto con altre formalità burocratiche presso gli uffici comunali. Con tale intesa quindi la dichiarazione di volontà alla donazione di organi e tessuti, da parte dei cittadini interessati, potrà essere raccolta presso le sedi degli Uffici dell Anagrafe del Comune di Veglie, dal personale preposto addetto alla raccolta delle suddette dichiarazioni. rapporto Inps 2010 Disparità crescenti tra generazioni e lavoratori L Italia è un Paese al contrario È questa l impressione che si trae dalla lettura del rapporto Inps Sembra davvero che l Italia promuova chi non avrebbe bisogno di esserlo e annichilisca chi si trova, invece, nei momenti più importanti e difficili del proprio percorso professionale e di vita. Le disparità spaventano. Il rapporto, infatti, tra quanto percepisce oggi un dirigente e l entità della pensione di un atipico (co.co.co /co.co.pro) è di 40 a 1. Preoccupa, direi, anche perché questa fetta di lavoratori è destinata ad aumentare sensibilmente, coinvolgendo figure professionali eterogenee. Una categoria sociale di svantaggiati per i quali non sembra, a differenza di quanto sta avvenendo nel resto d Europa, le cose potranno migliorare a breve. La classifica delle pensioni è dunque così articolata: i dirigenti euro (al mese), euro i telefonici, euro l area dei trasporti. Gli altri tutti sotto gli 800 euro. I preti s accontentano di 574 euro e i co. co. co. finiscono a 121 euro al mese. Permangono all interno di questo quadro le diseguaglianze a cui, ormai, siamo abituati. In particolare quelle riguardanti le diverse aree del Paese e sopratutto le differenze di trattamento che riguardano le donne. L Inps, per il ruolo e la tipologia di servizi che eroga permette una fotografia precisa di quanto sta avvenendo e, sopratutto, del risultato delle politiche sin ora adottate. In tutti i sensi, possiamo dire, abbiamo accantonato il futuro del Paese, promuovendo, oltre ogni logica, il passato. È proprio quell idea di futuro a cui le precedenti generazioni erano abituate, che sembra, inesorabilmente, venire meno. Come non collegare questa impietosa fotografia con le mobilitazioni dei giovani di questi giorni in Spagna e ancora prima, in Francia, quando i giovani immigrati delle periferie francesi avevano coniato lo slogan di queste generazioni: il futuro è questa notte!. C è da chiedersi, quindi, se chi osserva tali fenomeni, costruendo politiche, sia pienamente consapevole del fatto che se è sempre più difficile avere chiaro quando finirà la notte che sembra abbracciare le risorse migliori del Paese. Per questo, oggi più che mai, non possiamo eludere la domanda circa la sostenibilità sociale del sistema che è stato costruito. I fenomeni sociali non seguono le leggi della statistica. I tempi sono maturi, sopratutto moralmente, per imprimere una svolta. Redistribuendo quei diritti che fanno oggi dell Italia un Paese al contrario! Cristiano Nervegna

10 Dossier In diversi Paesi dell Est europeo si percorrono strade che attraversano moltissimi villaggi senza campanili. Pensando ad altre terre europee si avverte subito un assenza. Non è solo una questione estetica. C è un rimando al paesaggio dell anima che appare privato non di un oggetto ma di un respiro. Di questo furto conosciamo gli autori e le conseguenze. Anche nel paesaggio digitale, è un messaggio che viene dal convegno di Macerata, esiste il rischio della scomparsa dei campanili, delle campane, del loro suono. L immagine non è richiamata per una nostalgia ma per un pensiero immerso nella realtà e rivolto al futuro. C è il rischio, nel digitale, che il flusso di parole, immagini, voci e suoni impedisca o renda più difficile ascoltare un messaggio altro, che viene da un altrove. Ma potrebbe anche essere che, abitando una casa senza soffitta e senza pareti, l uomo avverta l esigenza di infinito e si ponga sui suoi sentieri, anche se in modo confuso e incerto. Allora la presenza del campanile invisibile, cioè della linea verticale del pensiero e del dialogo, diventa importante e decisiva. Ed è proprio in questa piccola immagine che si riassume il significato dell abitare da credenti il digitale. Non per alzare bandiere, si è affermato, ma per far nascere, anche con i linguaggi delle nuove tecnologie, le domande ultime che ogni uomo e ogni donna si portano nel cuore e nella mente. Un campanile che si affaccia su un cortile dei gentili, luogo che non ha alcuna recinzione. L avventura digitale può partire da qui. Affrontarla con realismo, serenità e fiducia è oggi irrinunciabile per una Chiesa che intende stare dentro la nuova storia con amore. Anche in questo terreno è chiamata a essere mater et magistra nell accompagnare un cammino dell uomo di oggi indicando la meta. Anche in questo mondo in cui i confini tra virtuale e reale s incontrano e a tratti si sovrappongono il compito è di dire con linguaggi nuovi le ragioni della speranza. Questo percorso porta all incontro con Dio? Non c è una risposta prefabbricata. Si può, però, richiamare quella che Matteo Ricci, diede ai suoi interlocutori a Roma: Non so quanti cinesi ho convertito, so però che molti oggi si chiedono Chi c è dietro le stelle. Il digitale, come altre esperienze umane, può condurre l uomo del nostro tempo fino alla soglia del Mistero. Non è poco. Paolo Bustaffa comunicazioni sociali A Macerata i direttori degli Uffici diocesani Abitanti digitali, stranieri o cittadini? voci dal convegno Consapevoli che la rete ora coincide con il mondo La sfida: essere nel web, ma non del web Nell «approfondire i diversi aspetti critici che accompagnano la diffusione della nuova cultura digitale» la Chiesa «sta solo facendo quanto il Signore le ha chiesto: portare l annuncio del Vangelo agli uomini del nostro tempo». È quanto ha affermato mons. Claudio Giuliodori, vescovo di Macerata e presidente della Commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali, aprendo il convegno nazionale Abitanti digitali. Abitare i cambiamenti. Mons. Giuliodori ha sottolineato che il convegno «fa parte del cammino della Chiesa italiana per rilanciare e sviluppare, nel decennio dedicato all educazione, una nuova intelligenza della fede» «Oggi - ha affermato - ci interroghiamo su come sia possibile da cristiani educare alla piena cittadinanza in questo nuovo mondo digitale, conservando le prerogative della dignità umana e sviluppando una più intensa esperienza spirituale». Per mons. Giuliodori «il mondo dei media» non ha cancellato «le domande fondamentali», e per questo «la Chiesa, attenta a ciò che l uomo vive, cerca di capire i cambiamenti in atto e di abitarli». Il nuovo areopago. Dunque, per i credenti, ci sono due compiti fondamentali: il primo è «l approfondimento di tutti gli aspetti antropologici, sociali e culturali che delineano il volto di questo nuovo ambiente» e il secondo «verificare in che modo la fede si cala in questo ambiente». Infatti non «basta essere nel web o usare i nuovi strumenti di comunicazione digitali. Per il cristiano è fondamentale, anche in questo nuovo ambiente, verificare se e come cresce il rapporto con Dio e l amore tra le persone e nella società». Secondo mons. Giuliodori, «la rete è oggi il nuovo areopago dove incontrarsi e confrontarsi» ed è «sulle nuove frontiere digitali che si gioca la capacità della Chiesa di essere un segno di contraddizione e di speranza». La dimensione umana del digitale. «Che cosa significa formazione al tempo dei social network? Quali proposte? E, anche, che cosa già si sta muovendo in questa direzione, anche nelle nostre realtà per abitare il tempo del digitale?». Se lo è chiesto don Ivan Maffeis, vicedirettore dell Ufficio Cei per le comunicazioni sociali, nel suo intervento introduttivo al convegno. «Abitare - ha risposto don Maffeis - è sinonimo di casa, ambito delle relazioni sociali primarie, condizione di sicurezza e di pace. Assicurare una dimensione umana all abitare significa tenere insieme l esigenza di strutture, di servizi e di spazi ampi con il bisogno di riservatezza e di intimità. Abitare è parola che richiama l incontro; anche con Colui che ha piantato la sua tenda fra noi, fino ad abitare in noi e con noi». Dal canto suo mons. Domenico Pompili, direttore dell Ufficio per le comunicazioni sociali, ha esordito ribadendo che «la rete non copre tutta la realtà anche se ne modifica in profondità l esperienza umana, al punto che non possiamo non dirci abitanti digitali». «È dunque necessario per la Chiesa mantenere lo sguardo vigile e il cuore aperto rispetto ai mutamenti in corso - ha richiamato mons. Pompili -. Per poter parlare a questo tempo, infatti, non si può guardare dallo specchietto retrovisore, come ammoniva McLuhan. Occorre con curiosità e lucidità penetrarne i linguaggi e le forme, valorizzandone le possibilità e contenendone i rischi. Si tratta di ripensare e reinterpretare il legame, antico e sempre nuovo, tra la tecnica, la verità e la libertà». I media digitali, ha sottolineato citando l enciclica Caritas in veritate, non sono «puri strumenti, devices, ma possono diventare opere che recano impresso lo spirito del dono, e che consentono d intraprendere un cammino di relazionalità, di comunione e di condivisione». Il microfono e la campana. Oggi, ha aggiunto mons. Pompili, «il medium è il messaggio, e i media da strumenti diventano ambiente dove cambiano le condizioni della nostra esperienza». Un esempio di questo cambiamento? «L impatto dell introduzione del microfono sulla liturgia», che ha portato alla «riformulazione della liturgia stessa». La sua introduzione, ha sottolineato mons. Pompili, «da un lato ha coinciso con l abbandono del latino» e «la diffusione del vernacolo»; dall altro «all avvento del microfono corrisponde anche il rivolgersi dell officiante verso i fedeli, anziché verso l altare». In secondo luogo, il rapporto «tra orizzontalità e verticalità» in un contesto di «ambienti discontinui». Un esempio, qui, è «la campana». «Nei villaggi rurali, ma anche nelle città, la campana - ha ricordato il sottosegretario Cei - delimita infatti un territorio i cui confini coincidono con l udibilità del suono». Ma «se lo spazio del villaggio era audio-visuale (la campana sta sul campanile, il suono ha una posizione riconoscibile e si diffonde da un centro), oggi lo spazio digitale è pienamente audiotattile»; «la possibilità di essere perennemente connessi, anche nella mobilità, taglia i confini spaziali che demarcano le diverse situazioni e rende i contesti della nostra vita quotidiana sempre simultaneamente accessibili, quindi compresenti». Ma come abitare il web, «spazio senza campanili»? «Rispetto agli spazi che storicamente siamo usi abitare, quello digitale - ha riconosciuto don Pompili - è uno spazio orizzontale, senza sporgenze, senza gerarchie, fatto di relazioni alla pari; uno spazio totalizzante, senza un fuori e un sopra; uno spazio abilitante, ma anche limitante» Tuttavia proprio «la rete, se si va al di là della logica del dispositivo, può essere il luogo in cui tentare la nuova sintesi umanistica». A partire proprio «dal modo di abitare». «La vera sfida - ha evidenziato - è oggi quella della trascendenza: essere pienamente dentro, ma affacciati su un altrove; essere nel web, ma non del web».

11 12Dossier Dossier15 giugno giugno comunicazioni sociali A Macerata, dal 19 al 21 maggio, i direttori degli Uffici diocesani si interrogano sulle opportunità e i rischi del web Abitanti digitali, cittadini o stranieri? DIBATTITI Dopo la relazione di Giaccardi Oltre i sagrati virtuali ESPERIENZE Confrontarsi con le identità digitali Educati a relazionarsi Nel corso del dibattito che ha fatto seguito alla relazione della sociologa Chiara Giaccardi è stato evidenziato come «bisogna smontare il meccanismo dell anonimato, trasmettere idee e parole facendosi riconoscere, senza dimenticare la propria storia e le proprie convinzioni». Il confronto si è sviluppato con gli interventi di genitori, insegnanti, utilizzatori del web, comunicatori. Diverse le sottolineature: alcuni si sono soffermati sui rischi rappresentati dal web, specialmente per i minori; altri ne hanno indicato il potenziale comunicativo. «È necessario essere presenti in rete - ha affermato uno dei partecipanti -, soprattutto per cominciare a seminare domande. Infatti sono troppe le affermazioni», i «punti esclamativi», «ognuno immette la sua verità», invece «occorre aiutare a ragionare e favorire il confronto». I sagrati virtuali. Nella rete si trovano oggi dei sagrati virtuali e gli incontri che si fanno on line spesso sono seguiti da incontri di persone. È il bilancio di un monitoraggio del rapporto tra parrocchie e rete che ha presentato Rita Marchetti, dell Università di Perugia. Nel corso della sua indagine la studiosa ha rilevato che le parrocchie sono presenti in internet con i loro siti per informare (orari delle messe, date degli incontri, informazioni storico-artistiche) e mobilitare i fedeli che già frequentano la parrocchia, ma sicuramente la frontiera è la presenza sui social network. «A volte si creano pagine Facebook per singoli eventi - ha raccontato Marchetti - ma la presenza più interessante è quella dei profili dei sacerdoti. La rete può infatti aiutare a recuperare relazioni e opportunità, favorire gli incontri anche con i lontani, sia geograficamente che culturalmente». educatori Dopo l intervento di Eugeni Le relazioni siano umane Il primato della relazione. «Il web si sta orientando verso un primato della relazione. Da questo punto di vista la contrapposizione tra virtuale e reale, tra analogico e digitale o anche tra locale e globale tendono a eclissarsi». È quanto affermato da Ruggero Eugeni, docente di Semiotica dei media all Università Cattolica di Milano, il quale ha osservato come si registra, soprattutto mediante i social network, i blog, le chat, «una costante messa in scena di sé», «un intimità esposta, resa pubblica», accanto a «forme narrative deboli, segnate da situazioni puntiformi e segmenti di racconto». Ma tale relazione - si è chiesto il relatore - si può definire «autenticamente umana», dato che richiede tempo, «mettersi nei panni dell altro», ascolto e dialogo. Secondo Eugeni, per «mettersi in relazione», sul web come nella quotidianità, è essenziale «riscoprire la ruminatio», ripensare gli eventi, «interiorizzando la realtà e le relazioni». Si deve «andare oltre il qui e ora, per creare una memoria autobiografica», la quale «richiede la volontà e capacità di coltivare l intimità, il sé». Opportunità e rischi. Massimo Scaglioni, docente di Storia dei media all Università Cattolica di Milano, ha spiegato che nel web «i rischi più grossi sono due: lasciarci soggiogare da ingenui entusiasmi, da un lato, oppure da ingiustificati allarmismi, all estremo opposto». «Media tradizionali (come giornali, tv e radio) e media nuovi (come la rete e i social network) possono agire sinergicamente per generare un senso di appartenenza». In questa logica, ha concluso, non ci si deve negare «l opportunità di accettare la sfida del dialogo. È vero che il sistema mediale contemporaneo consente opportunità inedite per comunicare un messaggio, ma richiede anche di accettare un confronto necessario con quella cultura discorsivamente densa e diffusa che, non sempre, è amichevole e ben disposta». RIFLESSIONI Guardando alla «notizia buona» e alla «notizia vera» La formazione al tempo dei social network In un mondo della comunicazione e dell interconnessione dove sembra dominare la «frenesia» e spesso «non c è spazio per la riflessione», il Vangelo indica due strade da percorrere: «la notizia buona» e la «notizia vera». Questo il filo conduttore dell omelia di mons. Edoardo Menichelli, arcivescovo di Ancona-Osimo, alla messa celebrata al convegno Abitanti digitali. L arcivescovo ha spiegato che i mezzi di comunicazione, di per sé neutri, vanno «usati, guidati e governati» sulla «misura uomo» e devono diventare strumenti della «misura adulta» della persona e non essere causa di «dipendenza», «squilibri», «stanchezza dell anima» e «assuefazione all impudicizia». Per il presule è urgente una «comunicazione di fraternità» che sia di «nutrimento» per le persone e abbia una «moralità evangelica». Mons. Menichelli ha poi evidenziato che la comunità cristiana ha «il compito educativo» d «intercettare le cose nuove», ma anche «orientare alla conoscenza sapiente» e agire nei media in modo da «scoprire la valenza etica del prodotto che veicolano». Un cambio di paradigma. La formazione, ha sottolineato Pier Cesare Rivoltella, docente di didattica e tecnologie dell istruzione all Università Cattolica di Milano, parlando della «formazione al tempo dei social network», risente di un «cambio di paradigma» e richiama lo «sviluppo integrale e continuo della persona». «Nel paradigma tradizionale - ha premesso Rivoltella - la formazione era qualcosa di diverso da educazione e istruzione» all interno di una tripartizione dove alla formazione era demandato un «training tecnico volto allo sviluppo di competenze professionali». Ora, invece, la mutazione è dovuta alla «crescita del protagonismo di sistemi informali nell ambiente sociale», all interno dei quali «passano comportamenti e valori». Perciò la formazione è divenuta un elemento «profondamente antropologico e per nulla confinato alla questione tecnica». Tre gli snodi costitutivi delle reti sociali messi in luce dal docente: informalità, interattività, autorialità. «Le logiche dei social network sono informali e ascendenti»; in secondo luogo «sono interattive, partecipative» e fanno leva sulla «condivisione di risorse»; infine «i social network sono creativi, basati sulla creazione e pubblicazione» e «la logica della partecipazione individuale prevale su una di mero download». Possibilità e rischi. Rispetto alle nuove tecnologie «si può costruire un agenda formativa da declinare nei nostri contesti di presenza ecclesiale?», ha chiesto il docente. Quattro sono i possibili livelli di quest «agenda», ha risposto, e coinvolgono «tutti gli operatori, dai presbiteri ai catechisti»: informazione («ne ho sentito parlare»), padronanza («so fare»), appropriazione («comprendo, formo»), sviluppo («faccio evolvere»). Il primo è il livello di base che dovrebbe essere fatto proprio da «ciascun operatore dell educazione e della pastorale». Al terzo livello si pone invece la «saggezza digitale», «capacità grazie alle tecnologie di fare scelte critiche e prendere decisioni più pragmatiche». Operai nella vigna digitale. Da ultimo, tre indicazioni per rendere possibile ed efficace la formazione al tempo delle reti digitali. «Non cediamo alla semplificazione - è il primo suggerimento di Rivoltella - e non crediamo a quelle retoriche mitologiche che attorno a questi temi le nostre società producono di continuo». In secondo luogo «non abbiamo paura del cambiamento» e ricordiamo che cambiare non significa adottare acriticamente il nuovo, né «tendere all entropia, precondizione per tornare al vecchio». Infine, «tornare dalle parole ai fatti». «Abbiamo bisogno - ha ammonito - che la parola si evolva nell azione, e non viceversa. È necessario che gli abitanti digitali diventino operatori digitali, e anzi - ha concluso - lavoratori nella vigna digitale». Una ricerca che «s inserisce in un nuovo filone di analisi, ancora in fase sperimentale, che utilizza il web non solo come oggetto di analisi, ma anche come canale di accesso e come strumento di rilevazione». Chiara Giaccardi, docente di sociologia e antropologia dei media all Università Cattolica di Milano, ha presentato i risultati di uno studio condotto sulle «identità digitali». Tra i risultati si è rilevato «che la maggior parte dei giovani si dichiara credente, circa il 53%» e «anche in coloro che si dichiarano atei o agnostici, emerge comunque la convinzione di una vita dopo la morte». È un «campione probabilistico» quello che sta alla base della ricerca, ha ricordato la sociologa. Il target di riferimento sono i giovani tra i 18 e i 24 anni, raggiunti on line e ai quali sono state proposte 77 domande, dai «dati socio grafici» alla «famiglia», dalla «rete di relazioni» alle «pratiche di comunicazione mediata», dai «media e reti sociali» frequentati al «rapporto tra relazioni online e offline», fino alle «credenze e pratiche religiose». Andando ad analizzare i risultati, relativamente all off line «emerge la predilezione per spazi di tipo relazionale: non solo il pub o la birreria, ma lo sport, che risulta l ambito privilegiato, dove si unisce la cura - a volte ossessiva - per il corpo con il bisogno di trovare relazioni, stare insieme ad altri». E «anche al centro commerciale ci si va con altri», mentre, al contrario, «sono in ribasso quei luoghi che si frequentano da soli: cinema, sale giochi, ma anche discoteche, dove comunicare è difficile». Secondo la ricerca, poi, vi è una correlazione diretta tra la pratica religiosa e il volontariato, che implica «alterità e gratuità». A tal riguardo poche, ha osservato Giaccardi, sono le «persone che fanno volontariato» e queste si collocano, come pratica religiosa, tra i «credenti convinti». Si conferma invece sempre più l importanza del cellulare tra i giovani, che di fatto è una «protesi del sé, appendice che non viene mai spenta e si usa per restare in contatto con gli amici». Riguardo all appartenenza religiosa degli intervistati, vi è un 10,4% di atei, 12,3% Microsoft acquista Skype di agnostici («non so se Dio esiste»), 13,9% alternativi («non credo in un Dio personale, ma credo in un entità superiore di qualche tipo») e 63,4% credenti («tiepidi» nel 38.5% dei casi, «convinti» 24,9%). La sociologa ha ricavato dalla ricerca anche alcune indicazioni pastorali. «La partecipazione a spazi religiosi - ha rilevato tra l altro - non corrisponde necessariamente a una percezione di particolare vicinanza con le relazioni che s intrecciano in tali mondi. Per il credente convinto tali relazioni sono significative quanto quelle con i colleghi di lavoro, e meno rispetto a quelle con i compagni di scuola o di università». Emerge pure l importanza del «silenzio digitale» e della pausa come elemento da valorizzare, contro una saturazione che lascia spazio solo a immediatezza e contingenza. Percepita con maggiore forza dai credenti è la «consapevolezza della pausa da internet». Ultima indicazione, l «atteggiamento con cui porsi dentro al web». Serve competenza, da parte degli educatori e del mondo adulto, poiché «se non si capiscono le logiche, è difficile entrare in relazione con chi queste logiche le ha per natura». Doveva essere una volata a due, con Facebook in testa rispetto al rivale (Google), in ragione di maggiori sinergie industriali, e invece quando tutti gli osservatori sono distratti da questo testa a testa ecco spuntare il terzo incomodo (Microsoft) che, in barba agli altri due, ha chiuso l accordo: il vecchio (56 anni all anagrafe, ma ben 36 alla guida del colosso di Redmond) Bill si è comprato Skype. La notizia ha lasciato tutti di stucco, sia perché Gates è rimasto sottocoperta fino all ultimo sia per il valore finale di acquisto. Microsoft ha sbaragliato tutte le carte, puntando diritta al mercato delle telecomunicazioni (probabilmente per cercare di contrastare l avanzata di Apple e Google) ed ha acquistato il campione del VoIP per 8,5 miliardi di dollari. Una cifra record per Microsoft, l acquisizione più cara della sua lunga storia, e più del triplo di quanto ebay pagò per Skype nel 2005 (2,6 miliardi di dollari). L annuncio è stato dato lo scorso 11 maggio, dagli amministratori delegati delle due società, Steve Ballmer (Microsoft) e Tony Bates (Skype), nel corso di una conferenza stampa nella quale Ballmer ha anche spiegato il ruolo strategico dell operazione: Skype è un servizio fenomenale amato da milioni di persone in tutto il mondo e insieme creeremo il futuro della comunicazione in tempo reale. Ma gli analisti sono più prudenti, Skype ha da sempre il problema di non riuscire a monetizzare a sufficienza la sua base di utenti e il prezzo pagato da Gates sembra sovrastimare le previsioni di successo. La borsa, il giorno dopo, non ha reagito con entusiasmo alla notizia dell acquisizione e molti vedono avvicinarsi sempre di più lo spettro di una seconda bolla internet.

12 14 Dossier15 giugno 2011 esperienze Il 2 giugno scorso Mons. Talucci ospite dell emittente radio Ciccio Riccio «Incontrandoci possiamo realizzare cose belle» Giovedì 2 giugno S. E. l Arcivescovo è stato ospite, in diretta, degli studi radiofonici dell emittente Ciccio Riccio presso il laboratorio urbano Lab Creation di Mesagne. Durante il programma, condotto da Ilia D Arpa, Mons. Talucci ha risposto ad alcune domande poste dagli ascoltatori e dal pubblico presente negli studi. Al primo quesito sul perché la Chiesa non si apra alla sessualità umana, intesa come profonda manifestazione dell Amore, umano e spirituale, Mons. Talucci ha risposto che «occorre sapersi educare alla sessualità come all uso del corpo. Basti pensare che oltre all uso c è anche un abuso e di questo la Chiesa se ne preoccupa. Non si tratta tanto di aperture, quanto piuttosto di un discorso educativo per il buon uso della sessualità, perché faccia partire un amore che è destinato al bene dell altro e non viceversa». E sulla questione del celibato dei preti ha aggiunto: «c è un uso bello e libero della sessualità aperto all amore coniugale, alla famiglia, alla vita, ma al sacerdote è chiesto di scegliere Dio nella sua totalità per amare tutti, a lui viene chiesta la migliore somiglianza al Signore Gesù che, nella sua esperienza, ha parlato e ha sostenuto la famiglia mostrandosi come uomo casto, povero ed obbediente». Ad un altra domanda su cosa si dovrebbe cambiare nella Chiesa, Mons. Talucci ha risposto che «se Gesù Maestro ha voluto la Chiesa è perché fosse storicamente la Maestra dell educazione, dell evangelizzazione, della vita. Il programma della Chiesa è il programma del Signore e questi contenuti non sono soggetti a cambiamenti», sottolineando inoltre come non bisogna «adeguarsi alla mentalità del tempo, quanto piuttosto cercare ed usare un linguaggio nuovo, un altro tipo di vicinanza per far comprendere meglio il messaggio del Vangelo». E in riferimento al mondo giovanile e al rapporto con la Chiesa, l Arcivescovo ha ribadito la sua passione pastorale per i giovani, invitando i genitori ad essere i primi educatori «perché con la loro esperienza e testimonianza possono saper giudicare il bene e il male». L ultimo quesito posto a mons. Talucci ha riguardato la questione della pedofilia. L Arcivescovo ha ribadito che «i fatti di abuso sui bambini, pur gravi, non tolgono nulla all opera meritoria di tanti sacerdoti che nel corso dei secoli hanno dato la vita, educando, amando e rinunciando a tante espressioni della vita normale». «La nostra attenzione educativa ha sottolineato Mons. Talucci - deve portarci a coltivare sempre di più queste forme di amore oblativo che evitino ripiegamenti su se stessi e sugli altri». Ed ha concluso: «dovremmo saper riconoscere la grande testimonianza cristiana di sacerdoti che come Gesù sanno dire lasciate che i bambini vengano a me». Al termine del programma Padre Arcivescovo ha rivolto un messaggio ai giovani in ascolto: «ritengo che, al di là delle apparenze, i giovani siano meravigliosi perché proiettati ad orizzonti grandi. La mia presenza in radio rappresenti un ponte di dialogo che esprime la maternità e la logica della Chiesa a cui è bene rispondere, perché incontrandoci possiamo fare cose belle». Daniela Negro L uomo digitale nelle parole di Benedetto XVI Sempre più immersi nella metropoli digitale delle nuove tecnologie, rischiamo di perderci nelle immagini, nelle parole, nei contatti e nel flusso inarrestabile di contenuti e forme, spesso in disordine, di cui quotidianamente internet e i media in genere ci inondano. Ma la sete di infinito non si spegne e, anzi, si rafforza proprio di fronte al possibile smarrimento di senso e di valori che il villaggio globale può generare. Lo ha ricordato Benedetto XVI nell udienza generale dell 11 maggio, con parole semplici e dense: «L uomo digitale, come quello delle caverne, cerca nell esperienza religiosa le vie per superare la sua finitezza e per assicurare la sua precaria avventura terrena». A fronte di un clima sociale in cui «Dio sembra sparito dall orizzonte di varie persone o diventato una realtà verso la quale si rimane indifferenti», si raccolgono al contempo molti segni che indicano «un risveglio del senso religioso, una riscoperta dell importanza di Dio per la vita dell uomo, un esigenza di spiritualità, di superare una visione puramente orizzontale, materiale della vita umana». Bisogna saper cogliere questi segnali per interpretarli e rispondere in modo adeguato alla nuova sete spirituale delle persone, volgendo in risorse i potenziali rischi del mondo web. Le nuove tecnologie, parte integrante del nostro ambiente esistenziale, permettono possibilità inedite e sempre nuove per gestire i legami e le relazioni con gli altri, con il mondo e con la stessa trascendenza. Il nodo da sciogliere riguarda il rapporto fra la tecnica e la verità dell esperienza in rete. L interconnessione resa possibile dall ambiente digitale può rappresentare l occasione per un approfondimento delle relazioni con gli altri, aprendo la porta a percorsi di comunione. E può anche costituire un apertura ulteriore a quel Tu che fonda la nostra umanità e la nostra libertà. Restare indifferenti a questa possibilità, usando i nuovi media soltanto per le loro potenzialità tecniche, significa cadere nell indifferenza e nella tentazione della rinuncia. Un altro rischio connesso all uso scorretto degli strumenti digitali è l idolatria della tecnica, cui può essere subordinata non soltanto una maggiore efficienza professionale e sociale, ma anche la tensione alla trascendenza e, quindi, il rifiuto della religione. Dio non può restare escluso da questo ulteriore ambito di espressione dell ingegno umano: i media digitali non sono soltanto dispositivi utili, ma opere che devono mantenere saldo lo spirito del dono e favorire la comunicazione a tutti i livelli. La sorgente del senso non è la tecnica, ma l essere umano. Le potenzialità della rete, quindi, devono essere esplorate e usate alla luce dell esperienza di fede, per cogliere appieno tutte le potenzialità di umanizzazione che esse offrono e sviluppare ulteriormente la capacità delle persone di vivere integralmente e consapevolmente questa epoca mediatica. Benedetto XVI lo ricorda anche nel messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali di quest anno, laddove ci richiama a un dato fondamentale: La verità che è Cristo, in ultima analisi, è la risposta piena e autentica a quel desiderio umano di relazione, di comunione e di senso che emerge anche nella partecipazione massiccia ai vari social network. Se la crescente frequentazione di questi ultimi è indice del bisogno di incontro e confronto costitutivo di ogni persona, non bisogna lasciare che i contatti online diventino un surrogato delle relazioni vere, al punto da ridurre le persone a categorie, favorendo chi cerca di manipolarle o permettendo a chi ha più potere mediatico di monopolizzare a proprio vantaggio le opinioni altrui. Siamo chiamati a comunicare con integrità, onestà e verità anche attraverso le nuove tecnologie, per farle diventare non uno strumento da cui dipendere ma una risorsa in più nella nostra tensione verso gli altri e verso l Altro. Marco Deriu magistero I 40 anni di Communio et progressio Un dono e un compito Compie 40 anni l istruzione pastorale Communio et progressio sugli strumenti della comunicazione sociale, approvata da Paolo VI in data 23 maggio Formulata dopo sei anni di lavoro dall apposita Commissione Pontificia, l Istruzione veniva a completare il decreto conciliare Inter mirifica ed essa stessa può essere considerata un documento conciliare trattando dell atteggiamento dei cattolici nei riguardi degli strumenti di comunicazione sociale alla luce delle direttive del Concilio Vaticano II. Riprendeva inoltre, aggiornandole, le riflessioni già espresse dalle encicliche Vigilanti cura di Pio XI e Miranda prorsus di Pio XII. La comunione e il progresso della società umana costituiscono lo scopo primario della comunicazione sociale e dei suoi strumenti, quali la stampa, il cinema, la radio e la televisione. Il loro continuo perfezionamento infatti ne estende la diffusione a nuove moltitudini di persone e li rende più accessibili ai singoli, favorendo una sempre maggiore e profonda incidenza di questi strumenti nella mentalità e nel modo di vivere degli uomini. La Chiesa riconosce in questi strumenti dei doni di Dio. Così il passo introduttivo della Communio et progressio. Il documento - improntato a ottimismo e grande apertura, in uno spirito autenticamente ecumenico - accenna nella prima parte agli sforzi necessari per dare agli strumenti della comunicazione sociale un inserimento dottrinale e pastorale nel contesto della moderna catechesi. I giornali, la radio, la televisione, il cinema, non sono più un qualcosa di aggiunto e di volontaristico per il cristiano che vuole annunciare il Vangelo. Entrano nel tessuto teologico e spirituale della Chiesa e diventano problema per le coscienze di uomini e donne. L Istruzione richiama alla maturità personale con il rispetto della libertà di opinione di tutti, ricordando che l uomo del nostro tempo non può fare a meno dell informazione, che deve rispondere a criteri di rettitudine, di accuratezza, di esattezza e di fedeltà. Il diritto all informazione è essenziale per il bene comune, però non deve ledere altri diritti essenziali, quindi si richiede senso di responsabilità sia da parte di coloro che sono coinvolti nel processo di comunicazione, sia da parte dei destinatari, nella considerazione che i media possono arricchire ma anche degradare la natura umana. Inevitabilmente l Istruzione redatta 40 anni fa dalla Pontificia Commissione per le comunicazioni sociali, ora Pontificio Consiglio, risulta datata rispetto all evoluzione tecnologica e ai cambiamenti nella stessa società intervenuti nel frattempo, però i princìpi fondamentali rimangono validi e vitali ancora oggi. La Communio et progressio, come profeticamente ebbe allora a dichiarare l arcivescovo John Martin O Connor, presidente della Commissione, è l esposizione più completa finora apparsa sulla posizione cattolica nel campo degli strumenti delle comunicazioni sociale. Il documento è testimonianza di uno sviluppo dottrinale di cui i cattolici dovranno ormai tener conto. P.I.

13 16 Vita di Chiesa 15 giugno 2011 ARCIDIOCESI BRINDISI OSTUNI Erogazione delle somme otto per mille per l anno 2010 Per esigenze di Culto e Pastorale Quadro A - esercizio del culto: Euro ,00 Quadro B - esercizio della cura delle anime Euro ,00 Quadro C - formazione del clero Euro ,00 Quadro D - scopi missionari Euro ,00 Quadro E - catechesi ed educazione cristiana Euro ,00 Quadro F - contributo Prom. Sost. Econ. Chiesa Euro 3.000,00 Totale erogazioni Euro ,00 Assegni non riscossi al 31/03/2011 Euro 2.700,00 Quadro H fondo di garanzia accantonato Euro ,17 Totale ,17 Per Interventi Caritativi Quadro A - distribuzione a persone bisognose Euro ,00 Quadro B - opere caritative diocesane Euro ,00 Quadro C - opere caritative parrocchiali Euro ,00 Quadro D - opere caritative altri enti ecclesiastici: Caritas Diocesana Euro ,35 Totale erogazioni Euro ,54 Brindisi, 25 maggio 2011 L Economo Diocesano don Sergio Vergari Anagrafe degli istituti culturali ecclesiastici Dal 13 giugno l Anagrafe degli istituti culturali ecclesiastici (archivi, musei e biblioteche) è presente sul web. Il sito consente l interoperabilità con l Anagrafe delle biblioteche italiane del ministero per i Beni e le Attività culturali (MiBac), gestita dall Istituto centrale per il Catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche (Iccu). Attraverso questo servizio, informa una nota della Cei, gli archivi, le biblioteche ed i musei diocesani ed ecclesiastici che vi aderiscono metteranno a disposizione di tutti gli utenti del web le informazioni che li riguardano e sarà possibile conoscere gli orari di apertura, le condizioni di fruibilità, la dotazione dei servizi, la dotazione di documenti, libri, opere d arte e altro. Nell anagrafe sono censiti in modo completo 1191 istituti, di cui 335 biblioteche, 640 archivi e 216 musei ecclesiastici. L Anagrafe degli Istituti culturali ecclesiastici, inoltre, andrà ad arricchire di contenuti il servizio realizzato dal MiBac dedicato alle biblioteche e consultabile all indirizzo: In base ad un accordo tra Cei e Ministero, ci sarà un riversamento periodico dei dati riguardanti le biblioteche ecclesiastiche verso l Anagrafe delle biblioteche italiane del MiBac. L Anagrafe promossa e coordinata dall Iccu sin dal 1989 raccoglie informazioni dettagliate relative ad oltre biblioteche delle diverse tipologie: statali, universitarie, comunali, scolastiche, di ente ecclesiastico e di numerose accademie e fondazioni. Don Miglietta porta il Vangelo su Radio InBlu Da lunedì 13 giugno la quotidiana riflessione sul Vangelo, in onda sulle radio del circuito InBlu sarà curata dal nostro don Adriano Miglietta Don Adriano riceve il testimone da don Davide Pedrosi, di Rimini. Nato a Brindisi nel 1958, don Miglietta come sacerdote si è formato nel Seminario Romano Maggiore. È stato rettore del Seminario diocesano di Ostuni dal 1984 al 1989; docente di Teologia Morale presso l Istituto Superiore di Scienze Religiose S. Lorenzo da Brindisi dal 1984 al 2007; direttore dell Ufficio diocesano per l Educazione Cattolica (settore Insegnamento della Religione Cattolica) dal 1989 al 2001; direttore del Centro Diocesano Vocazioni dal 1989 al 2007; cappellano presso la Casa di riposo Il Focolare di Brindisi dal 1993 al 1997, parroco della chiesa dei SS. Anna e Benedetto di Brindisi dal 1997 al Attualmente, don Adriano è assistente Regionale dell AIMC e assistente della Caritas diocesana. Dal settembre 2002 è parroco della Cattedrale di Brindisi. A don Adriano, attento e fedele lettore del nostro giornale, l augurio di buon lavoro dall intera redazione di Fermento.

14 15 giugno 2011 Vita di Chiesa 17 GIORNATA MONDIALE DELLA PACE 2012 Reso noto il tema scelto dal Santo Padre Educare i giovani alla giustizia e alla pace i giovani alla giustizia e alla pace : è questo il tema scelto dal Papa per la celebrazione della 45ª Educare Giornata mondiale della pace (1 gennaio 2012). Nel comunicato del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace che propone alcune considerazioni preliminari sul significato di questa Giornata, si afferma che il tema entra nel vivo di una questione urgente nel mondo di oggi: ascoltare e valorizzare le nuove generazioni nella realizzazione del bene comune e nell affermazione di un ordine sociale giusto e pacifico dove possano essere pienamente espressi e realizzati i diritti e le libertà fondamentali dell uomo. Pedagogia della pace. Il testo prosegue affermando che la Chiesa accoglie i giovani e le loro istanze come il segno di una sempre promettente primavera e indica loro Gesù come modello di amore che rende nuove tutte le cose. Nel commento si aggiunge poi che i responsabili della cosa pubblica sono chiamati ad operare affinché istituzioni, leggi e ambienti di vita siano pervasi da umanesimo trascendente che offra alle nuove generazioni opportunità di piena realizzazione e lavoro per costruire la civiltà dell amore fraterno coerente alle più profonde esigenze di verità, di libertà, di amore e di giustizia dell uomo. Il Pontificio Consiglio sottolinea che il tema si inserisce nel solco della pedagogia della pace tracciato da Giovanni Paolo II nel 1985 ( La pace ed i giovani camminano insieme ), nel 1979 ( Per giungere alla pace, educare alla pace ) e nel 2004 ( Un impegno sempre attuale: educare alla pace ), rilevando che i giovani dovranno essere operatori di giustizia e di pace in un mondo complesso e globalizzato. Anche in riferimento all impegno della Chiesa per l educazione delle nuove generazioni, il testo prosegue sottolineando che ciò rende necessaria una nuova alleanza pedagogica di tutti i soggetti responsabili. Viene infine proposta un analisi degli ultimi temi scelti dal Papa per questa Giornata, partendo dal primo dopo la sua elezione (2006: Nella verità la pace ), proseguendo con le riflessioni sulla dignità dell uomo (2007: Persona umana, cuore della pace ), sulla famiglia umana (2008: Famiglia umana, comunità di pace ), sulla povertà (2009: Combattere la povertà, costruire la pace ), sulla custodia del creato (2010: Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato ) e sulla libertà religiosa (2011: Libertà religiosa, via per la pace ). Ascolto e aiuto. Un invito ad ascoltare e aiutare le nuove generazioni nella costruzione di un mondo più giusto, pacifico e solidale: è questo il senso del tema della 45ª Giornata mondiale per la pace. «I giovani che hanno incontrato Cristo e che vogliono testimoniarlo - ha dichiara al SIR padre Eric Jacquinet, responsabile della sezione Giovani del Pontificio Consiglio per i laici (Pcl) - non possono restare solo nella Chiesa ma devono impegnarsi di più anche sul campo della giustizia e della pace, dunque in quello sociale. Fa parte della nostra missione di educatori formare le nuove generazioni su questo campo. Rivolgendosi, in primo luogo, ai cristiani, il Papa lancia un appello agli adulti dal quale non arrivano molti esempi positivi. Basta pensare al mondo della politica. E i giovani hanno bisogno di esempi e di testimoni credibili. Urge un alleanza pedagogica che metta insieme giovani e adulti, responsabili, per lavorare nel campo della giustizia e della pace». Un aiuto all educatore impegnato nel formare i giovani alla giustizia e alla pace può arrivare dalla dottrina sociale della Chiesa, come affermato da don Nicolò Anselmi, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile (Cei). «L educazione dei giovani alla giustizia e alla pace - spiega - non deve essere pensata solo davanti ai grandi temi o eventi ma va vissuta nella quotidianità di una vita comunitaria che sia meno aggressiva, riconciliata, basata su relazioni sobrie e profonde. Questo modo di vivere dovrebbe pervadere lentamente tutta la società a partire dai giovani in un rinnovato impegno e passione sociopolitica cui Benedetto XVI, e con lui anche il card. Angelo Bagnasco, ha fatto spesso richiamo». Ed è anche per questo che il Servizio per la pastorale giovanile da molto tempo ha ripreso in mano la dottrina sociale della Chiesa, «utile - sottolinea don Anselmi - per orientarsi cristianamente nel mondo del lavoro, dello studio e della politica. La giustizia e la pace sono valori che vanno continuamente riscoperti attraverso la testimonianza del mondo adulto che deve offrire testimonianze credibili per incentivare i giovani a essere operativi anche nel campo della cittadinanza e della politica». LETTERA CIRCOLARE Dalla Congregazione per la dottrina delle fede Risposta adeguata della Chiesa agli abusi sui minori le importanti responsabilità del vescovo diocesano al Tra fine di assicurare il bene comune dei fedeli e, specialmente, la protezione dei bambini e dei giovani, c è il dovere di dare una risposta adeguata ai casi eventuali di abuso sessuale su minori commesso da chierici nella sua diocesi. Inizia così la lettera circolare della Congregazione per la dottrina della fede dal titolo: Per aiutare le Conferenze episcopali nel preparare Linee guida per il trattamento dei casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici. La risposta del vescovo diocesano - si legge nel documento, diffuso il 16 maggio - comporta l istituzione di procedure adatte ad assistere le vittime di tali abusi, nonché la formazione della comunità ecclesiale in vista della protezione dei minori. Detta risposta dovrà provvedere all applicazione del diritto canonico in materia, e, allo stesso tempo, tener conto delle disposizioni delle leggi civili. Attenzione alle vittime e collaborazione. La Chiesa, nella persona del vescovo o di un suo delegato - chiarisce la circolare -, deve mostrarsi pronta ad ascoltare le vittime e i loro familiari e a impegnarsi per la loro assistenza spirituale e psicologica. Quanto alla protezione dei minori, in alcune nazioni sono stati iniziati in ambito ecclesiale programmi educativi di prevenzione, per assicurare ambienti sicuri per i minori. Tali programmi cercano di aiutare i genitori, nonché gli operatori pastorali o scolastici, a riconoscere i segni dell abuso sessuale e ad adottare le misure adeguate. Curare con speciale attenzione la formazione permanente del clero, soprattutto nei primi anni dopo la sacra ordinazione, valorizzando l importanza della preghiera e del mutuo sostegno nella fraternità sacerdotale : queste le raccomandazioni della Santa Sede ai vescovi, che devono assicurare ogni impegno nel trattare gli eventuali casi di abuso che fossero loro denunciati secondo la disciplina canonica e civile, nel rispetto dei diritti di tutte le parti. L abuso sessuale di minori non è solo un delitto canonico, ma anche un crimine perseguito dall autorità civile, ricorda la Santa Sede: Sebbene i rapporti con le autorità civili differiscano nei diversi Paesi, tuttavia è importante cooperare con esse nell ambito delle rispettive competenze. In particolare, va sempre dato seguito alle prescrizioni delle leggi civili per quanto riguarda il deferimento dei crimini alle autorità preposte, senza pregiudicare il foro interno sacramentale. Indicazione universale. «Dare un comune denominatore sostanziale di principi e fondamenti che tutti possono aver presente per formare le proprie direttive». Così padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede, ha presentato le Linee guida sulla pedofilia, in un briefing svoltosi sempre il 16 maggio con i giornalisti. «Un documento atteso, già annunciato», e che ora diventa «un indicazione universale», affinché «si preparino linee, indicazioni, per procedere perché i problemi, di gravità differenti, siano tenuti in conto da tutte le Conferenze episcopali in modo serio, approfondito, uniforme, con indicazioni chiare per far fronte alle situazioni che si presentano». Interrogato dai giornalisti sullo stato degli abusi sessuali all interno della Chiesa, padre Lombardi ha risposto che si tratta di «una situazione sempre in evoluzione». L esempio del card. Bagnasco. «Anche la Conferenza episcopale italiana ne terrà conto, e immagino che ci lavorerà: sicuramente ci sarà una risposta, visto che adesso non esiste un documento di questa natura». Così padre Lombardi ha risposto ad una domanda sul caso del parroco genovese indagato per abusi sessuali e spaccio di sostanze stupefacenti. Padre Lombardi ha detto che «è stato di esempio l intervento del card. Bagnasco come vescovo competente: un intervento tempestivo e molto apprezzato dall opinione pubblica italiana, e che era esattamente quello che si poteva fare come intervento immediato». A proposito della «cooperazione con le autorità civili» ha precisato: «Bisogna collaborare con la situazione che c è. Se ci sono le leggi, vanno osservate; se non ci sono, non siamo noi che le facciamo. Occorre collaborare nel modo migliore perché ci sia la protezione delle vittime e sia assicurata la giustizia». Quanto al risarcimento alle vittime, padre Lombardi ha ricordato che «è un problema che riguarda i casi prescritti, perché per quelli non prescritti e ancora in giudizio c è la legge civile». «Dare indicazioni di carattere generale per il mondo», in questo ambito - ha proseguito il portavoce vaticano - «è un po difficile, bisogna cercare un modo comune di procedere anche a livello di società civile». La scomparsa di mons. Ruppi Lutto nelle Chiese di Puglia per la scomparsa di monsignor Cosmo Francesco Ruppi, per vent anni arcivescovo di Lecce e per molti anni presidente della Conferenza episcopale pugliese. Il prelato si è spento a 79 anni nel pomeriggio del 29 maggio nella casa di riposo per anziani Fondazione Giovanni XXIII che lui stesso aveva contribuito a realizzare nella natia Alberobello. Cosmo Francesco Ruppi venne ordinato sacerdote il 18 dicembre Il 13 maggio 1980 fu eletto vescovo delle diocesi di Termoli e Larino. Ricevette l ordinazione episcopale il 29 giugno 1980 dal cardinale Corrado Ursi. Il 7 dicembre 1988 fu eletto arcivescovo metropolita di Lecce. In tale veste è stato presidente della Conferenza Episcopale Pugliese fino al gennaio Nella Conferenza episcopale italiana ha fatto parte delle Commissioni per le Comunicazioni Sociali e per la Scuola, l Educazione e la Cultura. Ha svolto un intensa attività giornalistica. Il rito funebre, presieduto dal Cardinale Salvatore De Giorgi, è stato celebrato martedì 31 maggio nella Basilica dei Santi Cosma e Damiano di Alberobello alla presenza, tra gli altri, del nostro Arcivescovo Mons. Rocco Talucci, il quale ha dichiarato: «Ricordo un uomo che ha amato il Papa e la Chiesa fornendo un significativo contributo soprattutto nell ambito della comunicazione. Con lui scompare un uomo che aveva un forte desiderio di trasmettere la parola di Dio, non soltanto dall altare ma anche attraverso i mezzi di comunicazione». «Monsignor Ruppi - ha detto ancora Mons. Talucci - ha amato la sua terra, valorizzandola con dedizione, ha sostenuto i seminaristi volenterosi di apprendere, e si è sempre battuto sia in favore degli immigrati, sia per una politica molto spesso richiamata al suo ruolo primario, che è quello di pensare al bene comune».

15 15 giugno 2011 PaginAperta 19 ITALIANI DA 150 ANNI La Diocesi tra 1856 e 1878 Mons. Ferrigno e la custodia della fede Il secolo XIX fu importantissimo per la nascita dell Italia religiosa contemporanea ed è stato oggetto, a causa dei radicali rivolgimenti verificatisi in esso e dell atteggiamento mantenuto dall organizzazione ecclesiastica, di appassionata discussione, come pure di molteplici attacchi da parte della storiografia non cattolica. In realtà questo secolo presenta nelle sue problematiche anche per ciò che concerne la Chiesa, aspetti religiosi, politici e sociali molteplici, come pure una galleria ricchissima di ritratti e una varietà straordinaria di correnti: zelanti, moderati ed estremisti, neoguelfi e cattolici liberali, legittimisti e patrioti, intransigenti e conciliaristi, neotomisti e rosminiani. Giungono anche alla loro più piena attuazione le istanze disciplinari e spirituali dell epoca controriformistica (accentramento ecclesiastico, difesa della dottrina cattolica, intensificazione dell impegno delle opere di misericordia) con il contrappeso di una crescente maturità del laicato. Mons. Raffaele Ferrigno, Arcivescovo di Brindisi dal 1856 al 1878 ebbe la stessa visione che di tutto il processo di unificazione ebbe l Episcopato dell ex Regno delle Due Sicilie, e cioè una visione esclusivamente religiosa, anche per ciò che concerne la proprietà ecclesiastica, e vale a dire che i beni della Chiesa che lo Stato confiscava erano in definitiva i beni dei nullatenenti, per cui le leggi di alienazione venivano considerate sacrileghe. Egli si rifiutò di celebrare personalmente funzioni religiose di ringraziamento per tutti i fausti avvenimenti e si astenne dal voto plebiscitario; di conseguenza alcuni lo consideravano soverchiamente attaccato alla dinastia borbonica, altri oltremodo papista. Del resto, i favori che la dinastia borbonica aveva concesso con il concordato del 1818 alla Chiesa, come la graduale riapertura dei conventi e monasteri soppressi durante il decennio murattiano, le autorizzazioni date agli enti ecclesiastici per l accettazione e l acquisto di eredità e legati, avallavano tale atteggiamento. Ferrigno aveva studiato a Napoli e si era laureato in utroque iure seguendo la tradizione scolastica che sbarrava la strada ai nuovi indirizzi teologici e filosofici. L atteggiamento iniziale del medio basso clero nei confronti dei comizi elettorali nel 21 ottobre 1860, non era stato ancora fortemente antiunitario come sarebbe stato in seguito. L arcivescovo Ferrigno, invitato dal sindaco a dare istruzioni ai sacerdoti perché sollecitassero il popolo a votare per il plebiscito, promosse la partecipazione popolare alle votazioni in senso favorevole all unità. Così, in breve volgere di tempo, a Brindisi e nel suo circondario, come pure nel resto del Meridione, si decompose l assetto politico-istituzionale dei Borboni e si affermarono i nuovi modelli politico-liberali. Ma nel quadro di questo processo si innestarono ben presto focolai di resistenza e di opposizione, tali da mettere seriamente in pericolo il mantenimento dell ordine pubblico e dello stesso ordine politico. Al pericolo oggettivo per l ordine pubblico rappresentato dagli sbandati e dai disertori del disciolto esercito napoletano, si aggiungevano nuovi e più pericolosi elementi di turbativa dopo l esilio di Francesco II a Roma presso la corte pontificia. La politica antiecclesiastica del neonato Stato unitario, fece ben presto eco l ostilità delle autorità ecclesiali. Il 25 maggio 1861 l arcivescovo Ferrigno, mediante lettera, comunicava il suo rifiuto a far celebrare per la festa nazionale del Regno d Italia funzioni religiose in qualsiasi chiesa della sua diocesi. Il 27 giugno 1866, il sottoprefetto di Brindisi inviava al Prefetto della provincia di Terra d Otranto alcune informazioni riservate sull arcivescovo Ferrigno che a suo dire, come capo del partito borbonico clericale, esercitava la sua più grande influenza su tutti i ceti e soprattutto sulle masse superstiziose ed ignoranti. Tale atteggiamento era confermato dal sacerdote Paolano Grande, direttore diocesano dell Associazione del clero italiano meridionale, che in un esposto alla Commissione Parlamentare d inchiesta sul brigantaggio, del 17 febbraio 1863, accusava il clero di Mesagne, fomentato dall arcivescovo, di tenere un comitato segreto, di raccogliere e mandare il suo obolo a S. Pietro e di fare dimostrazioni reazionarie pervertendo le masse. Egli era assertore di un moderato impegno sociale e accusatore del clero reazionario cittadino, come pure del malgoverno delle autorità comunali. L azione pastorale del Ferrigno si esplicava anche con l insegnamento delle lettere pastorali nelle quali aveva grande attenzione verso le seduzioni del comunismo. La Chiesa veniva presentata come custode e tutrice della vera libertà che preservava la dignità dell uomo contro il violento comunismo e il selvaggio socialismo e trionferà l istituzione divina del matrimonio e della proprietà. Insomma nelle lettere pastorali di mons. Ferrigno era messa in evidenza una costante preoccupazione nei confronti dei suoi fedeli in un periodo storico di capovolgimenti sociali e politici: l ateismo minacciava la cristianizzazione del popolo. Katiuscia Di Rocco PIANETA CARCERE Se riuscissimo a rendere migliori le strutture Un sorriso per i bambini detenuti innocenti Il pianeta carcere, malgrado tutto, mette al riparo i cittadini onesti da quelli meno onesti. Il carcere, istituzione rieducativa, deve essere un luogo di redenzione, di formazione e reinserimento sociale. Tutto ciò è scritto nella legge, legge che coloro che sono detenuti hanno violato. La punizione deve essere, quando certa, scontata con la dignità che l umanità richiede. Non ci può essere l inumanità dietro la penitenza. Gli addetti ai lavori devono dare il loro contributo attraverso il buon esempio, solo l amore genera amore. Con l odio, sotto qualsiasi forma espressa, si creano i presupposti della violenza e, nel caso delle carceri, del nuovo delinquere. Ma in tutto questo variegato mondo del penale, ci sono le cosiddette anime pure: i bambini. In tutto il mondo diverse associazioni combattono per far rispettare i diritti dei bambini, del nostro futuro. Del futuro dell umanità tutta. I nostri eredi. Ma non sempre questo diritto viene raggiunto. Un bambino ha diritto a vedere il proprio genitore, anche se detenuto. Ma cosa rimane impresso nella mente di un bambino? Cosa chiede un bambino ad un genitore detenuto? La domanda più semplice del mondo: quando torni a casa? Per evitare traumi di ogni genere, i detenuti si inventano diverse storielle, hanno un lavoro importante che devono terminare e non possono uscire da lì altrimenti succede una catastrofe, alcuni recitano la parte di costruttori di invenzioni segrete, altri di essere dei lavoratori protetti. Tutto ciò in nome della difesa dell innocenza dei bambini. I figli dei detenuti sono costretti a subire una pena ingiusta e iniqua, una pena da innocenti. Una pena che non gli appartiene ma che devono scontare, in silenzio e con il sorriso. Alla ricerca di un perché! Sin dalla più tenera età sono costretti a frequentare da innocenti un mondo in cui si respira il clima della pena, della colpa, della condanna: è il carcere dei non detenuti infantili. Sul problema dei figli dei detenuti c è indifferenza, silenzio e un vuoto informativo. Nessuno vuole sapere del problema, si preferisce donare, frettolosamente, un euro ad un bambino del terzo mondo, anzichè avere notizie dei figli dei detenuti. È un problema reale che esiste e che nessuno vuole affrontare. Una vacatio legislativa che consente di mostrare a questi bambini, fin dalla loro nascita, la brutalità e la bruttezza del carcere. È il prezzo che ogni bambino, di genitore detenuto, è costretto a pagare per poter abbracciare il proprio genitore. Un prezzo alto, un conto molto salato e a volte indigesto! I bambini, figli di detenuti, vanno, al pari di tutti gli altri, tutelati e aiutati. I bambini che hanno un genitore detenuto non vengono considerati come persone che hanno dritto e bisogno di aiuto, anzi, spesso, li si emargina ghettizzandoli. Loro, invece, hanno bisogno di essere riconosciuti come gruppo vulnerabile, che ha bisogno di sostegno e di maggiore attenzione. A questo proposito, il carcere dovrebbe essere strutturato per accogliere al meglio i bambini quando entrano per incontrare il proprio genitore. È uno spettacolo commovente il vedere i bambini di ogni età, che mano nella mano delle mamme o delle nonne, attendono il loro turno, una volta alla settimana,per incontrare per un ora o due il loro papà, per avere da lui una carezza, un bacio. Molti dei figli dei detenuti della casa circondariale di Brindisi affrontano veri e propri viaggi per andare a trovare i loro papà:sono viaggi più o meno lunghi ma sicuramente tutti faticosi, la meta è certa, ma è proprio quando ci si arriva (magari molto tempo prima dell orario d ingresso per essere i primi) che bisogna saper aspettare, e si aspetta lì, tutti insieme, il proprio turno, sul marciapiede di via Appia 131, in attesa che si aprano le porte d ingresso dei colloqui. Sotto la pioggia, sotto il sole, al caldo o al freddo ed esposti agli occhi, a volte curiosi, a volte pieni di compassione e a volte indifferenti, di quanti passano dalla via Appia. Uno spettacolo poco edificante per dei bambini sfortunati ed innocenti. U n a volta entrati nel recinto del carcere, al riparo da quegli occhi penetranti, i tempi di attesa, prima di essere chiamati ai colloqui, sono sempre lunghi e duri da viversi, soprattutto per i bambini. Per alleviare, in parte, tale innocente sofferenza nel carcere di Brindisi si è pensato di creare per loro uno spazio ludico, di animazione, dove i bambini, giocando, non solo ingannano il tempo, ma lo utilizzano per esprimere, rappresentare ed elaborare i loro vissuti che, soprattutto in questi bambini, in questo tempo di attesa è ricco di sensazioni, spesso ambivalenti e, quindi, difficile da vivere. Nel carcere di Brindisi, non essendoci molti spazi, si è pensato di utilizzare la sala di attesa (20 mq) come sala di animazione e giochi. Attualmente è il massimo che ci consente la struttura. Faccio appello alle Associazioni, agli Animatori, ai Volontari che, tenendo conto dello spazio a disposizione, pensano che lo possano utilizzare per rendere meno pesanti e noiose le ore di attesa dei figli dei detenuti nei giorni in cui vengono a incontrare i loro padri. Questo equivale ad alleviare le sofferenze ingiuste di tanti bambini ed evitare di traumatizzarli ancor di più. Il tempo speso per gli altri è un tesoro che nessun ladro potrà mai rubare Per i credenti vale la parola di Gesù: Chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me.(mt.18,5). Un abbraccio e un augurio di ogni bene a tutti coloro che vogliono collaborare al progetto: un sorriso per i bambini detenuti innocenti. P. Giovanni Fabiano Cappellano È possibile contattare il cappellano (P. Giovanni 338/ /951281) Fermento torna a Luglio La redazione ricorda che è possibile inviare articoli, foto, lettere e riflessioni entro e non oltre il 5 Luglio. Il tutto va spedito a: oppure al numero di Fax: 0831/ o in busta chiusa indirizzata a: Redazione Fermento, Piazza Duomo, Brindisi.

16 20 Libri 15 giugno 2011 Lettera di Giacomo di Rosario Chiarazzo Gli studi neotestamentari si arricchiscono di un nuovo, significativo contributo grazie a Rosario Chiarazzo, docente di Sacra Scrittura presso l Istituto Superiore di Scienze Religiose «Ecclesia Mater» della Pontificia Università Lateranense e professore invitato presso l Istituto di Catechesi e Spiritualità Missionaria della Pontificia Università Urbaniana in Roma. Il biblista, con «Città Nuova», ha dato alle stampe «Lettera di Giaco- L Italia meridionale e l Impero Bizantino di Jules Gay el rinnovato interesse per la «Nstoria millenaria di Bisanzio» ecco la ristampa, con presentazione di Antonio Ventura de «L Italia meridionale e l Impero Bizantino: dall avvento di Basilio I alla resa di Bari ai Normanni ( )», di Jules Gay pubblicata da Capone Editore. Sono 446 pagine ben introdotte e corredate di un glossario dei termini riguardanti l amministrazione bizantina e di 3 tavole cronologiche re- La geopolitica dello Stato pontificio di Maurizio Gattoni La geopolitica dello Stato pontificio sotto i riflettori dello storico, che prima ha analizzato il pontificato di Leone X ( ), quindi quello di Clemente VII ( ) e, con particolare riferimento alla politica iberica, quello di Pio V ( ), ancora quello di Gregorio XIII ( ). Maurizio Gattoni, dal 2000 ad oggi ha descritto un ampio arco di tempo, mettendo in relazione documenti dell Archivio La parrocchia nel Vaticano II di Giampiero Ziviani Va accolto con estremo favore dall intera comunità di Chiesa lo studio che don Giampiero Ziviani - 47enne direttore dell Ufficio catechistico diocesano di Adria-Rovigo - ha pubblicato per le edizioni Dehoniane di Bologna, con una notevole prefazione di mons. Franco Giulio Brambilla. «Una Chiesa di popolo. La parrocchia nel Vaticano II», è uno studio di 312 pagine che tende ad essere strumento valido non solo per il pre- mo» (pp. 152, Euro 18,50), volume inserito nella Collana «Nuovo Testamento commento esegetico e spirituale», diretta da Santi Grasso, con lo scopo di «fornire ai cristiani del Duemila strumenti di vita, di meditazione e di lavoro sulla base della Sacra Scrittura, permettendo così di passare da una fede tradizionale ad una fede più illuminata e matura». Nell ampia introduzione, l autore discute dei temi maggiormente rilevanti questa lettera, a partire proprio dall enigma dell autore, della data e del luogo di composizione, per proseguire poi con i destinatari e l ambiente culturale, il canone, le particolarità stilistiche ed il genere letterario. Chiarazzo, quindi, entra nel vivo della trattazione, dividendo il contenuto della lettera in nove, densi capitoli, metodologicamente impostati secondo uno schema decisamente valido, dal quale esula solo il primo, nel quale l autore analizza l indirizzo di saluto. Tutti gli altri capitoli, infatti, dopo l analisi puntuale della strategia compositiva, recando il relativo commento. E Chiarazza, inizia a trattare della «Perseveranza nelle prove», quindi dedica attenzione «All origine della tentazione», a «La fede vissuta in autenticità» ed a «Le relazioni attraverso la parola». Si analizzano, quindi, «I frutti dell autentica sapienza», «La conferma della scelta radicale», «Le illusorie certezze» e i temi propri di «Una comunità in cammino», dalla «paziente attesa» alla «preghiera perseverante» alla «solidarietà fraterna nella fede». L autore dimostra con chiarezza che «la riflessione di Giacomo non si contrappone o non cerca di polemizzare in maniera sterile contro la visione paolina della fede, ma suggerisce una prospettiva complementare che scevra da estremismi fideistici, si colloca nella viva concretezza del Vangelo». Fondamentale, in tutto ciò, la notazione dell autore secondo il quale «l incontro con Cristo glorioso, oggetto della speranza cristiana, si sostiene e si rafforza non nella prevedibilità di un dato cronologico, ma nella qualità di un rapporto costruito e consolidato». (a. scon.) lative ad avvenimenti e personaggi contenuti nell opera, che agevolano il lavoro di chi studia questo libro, aprendo l interesse ad un pubblico più vasto, che non fosse quello degli studiosi che per primi l accolsero nel 1904 (edizione francese) o nel 1917 (edizione italiana). Noi salentini, del resto, non possiamo prescinderne. Gay partì dall analisi dell Italia meridionale prima del regno di Basilio I. Ciò servì per studiare, nel secondo libro, «la politica e la conquista dell Italia meridionale. Dall avvento di Basilio I alla vittoria del Garigliano ( )» e per approfondire, nel terzo, «il regime bizantino nell Italia Meridionale dal regno di Leone VI all avvento di Niceforo Foca ( )». Nel quarto libro, quindi, Gay trattò de «L Italia Meridionale e l Impero Bizantino dopo l avvento di Niceforo Fioca fino alla morte di Costantino VIII ( )», mentre nel libro conclusivo affrontò il periodo della «decadenza della dominazione bizantina». Il periodo analizzato è tra i più densi di avvenimenti. «La parte greca dell Italia meridionale, anche per questo, nella prima metà del Mille, cambiò letteralmente volto per l incremento demografico, favorito dai catapani, che produsse, ad opera dei grandi monasteri ma anche per l intervento dei proprietari laici, il dissodamento di vastissime aree agricole e una intensificazione delle coltivazioni - si legge nella presentazione -. Da quel momento, il paesaggio agrario meridionale cambia in positivo e, a conferma della crescente ripresa economica e commerciale, si moltiplicano, intorno alle città murate, nuovi insediamenti umani (casali e castra). A nulla valse la tenace resistenza di queste città, però, di fronte ai nuovi invasori arrivati dalla Normandia. Infatti - si conclude -, la legittimazione da parte della Chiesa di Roma della conquista normanna con l investitura del Ducato di Puglia a Roberto Guiscardo, pone la parola fine alla presenza bizantina nell Italia Meridionale». Meritoria, dunque, quest avventura editoriale che può vantare anche il pregio di aver definito la biografia di Gay: l Iccu considera l autore ancora vivente. Invece a vivere è solo la sua opera. (a. scon.) Segreto Vaticano e quelli della Torre do Tombo di Lisbona e dell Archivio Generale de Simancas. Con Sisto IV, Innocenzo VIII e la geopolitica dello Stato Pontificio ( ), che le Edizioni Studium di Roma hanno pubblicato nella collana Religione e Società (pp. 223, Euro 16), lo studioso inserisce ulteriori e preziosi tassello nell ampio mosaico che va descrivendo, soprattutto perché com è stato opportunamente osservato la politica estera di quei due Papi, che hanno retto la Chiesa sul finire cronologico dell età medievale, è stata sinora poco meditata dalla storiografia. Sul finire cronologico del Medioevo, si è detto. In realtà, proprio grazie ai documenti di archivio ed alla bibliografia aggiornatissima, Gattoni pone in evidenza come l azione di Sisto IV possa mettere in luce quel pontefice quale iniziatore della fase matura del Rinascimento per lo Stato Pontificio. Papa della Rovere, infatti, viene considerato «l iniziatore di quella filosofia rinascimentale» grazie alla quali i Papi, fino a Clemente VII (1534) «diventarono attori della politica internazionale: la loro visione del futuro determinava l azione presente, la plasmava, dandole una coscienza del momento attraverso una fase creativa (quindi attiva non più passiva) a differenza di quanto era accaduto durante tutto il periodo della cattività avignonese». Oltremodo interessante il quarto capitolo che, analizzando i tre anni compresi tra il 1482 ed il 1484, pone lo studioso innanzi all interrogativo: le alleanze variabili o le variabili delle alleanze? E così, per meglio orientare il lettore ecco come la cronaca di battaglie e delle congiure sia corredata da schede biografiche dei protagonisti e dalle descrizioni delle magistrature; di particolare interesse sono l analisi delle bolle pontificie dirette contro Lorenzo de Medici e delle fonti dottrinali cui si ispirarono. Dopo Innocenzo VIII, generalmente, il pontificato di Alessandro VI è stato visto come l inizio della fine per l equilibrio italiano, nato a Lodi nel 1454 e confermato a Bagnolo nel Tuttavia, questo sarà tema dei volumi successivi, conclude Gattoni. E ci dà appuntamento ad un ulteriore percorso, fino al (a. scon.) sbitero, ma per ciascun christifideles. «Affrontando il tema della parrocchia, l autore propone un saggio di ermeneutica del concilio non solo metodologicamente corretto ma anche pastoralmente fecondo», scrive chi ha analizzato a fondo queste pagine. «Pur restando la parrocchia un interesse laterale del Vaticano II - si prosegue -, grazie all impulso di questo essa è venuta trasformandosi da istituzione amministrativa a figura pastorale, soggetto missionario attivo, non con un formale ripensamento della sua presenza e della sua azione, ma piuttosto mediante la ridefinizione dei suoi elementi vitati e della fisionomia dei suoi protagonisti». Nell introduzione, don Ziviani parla di nuovo orizzonte e pone la domanda se la parrocchia sia cambiata, quindi proponendo di «ritornare al Concilio» e guardando «il cammino della Chiesa italiana» illustra il percorso della ricerca, che si va snodando intorno a quattro densi capitoli. Nel primo egli tratta del «Fare teologia sul Vaticano II», ponendo la questione delle fonti storiche e discutendo sia del Concilio e del problema storiografico, sia della storia della Chiesa come disciplina teologica, sia dell evento conciliare e delle sue ricostruzioni. Nel secondo capitolo, poi, ci si sofferma su «la parrocchia alla vigilia del Concilio», mentre nel terzo si studia, attraverso «gesti e testi conciliari», «La parrocchia durante il Concilio». «Una Chiesa in forma di popolo» è il capitolo conclusivo del lungo excursus. «A cinquantanni dall indizione del Concilio la parrocchia appare ancora un soggetto debole segnato da un deficit di riflessione teologica non compensato dalle recente attenzione pratica, dovuta alla ristrutturazione della presenza ecclesiale sul territorio - hanno sostenuto gli studiosi -. Ma questa identità debole potrebbe oggi costituire uno dei suoi punti di forza, a patto che la logica amministrativa sia abbandonata a favore dello spazio di esercizio della comunione». Insomma, concepite per coloro che si riconoscevano dentro la Chiesa, ora le parrocchie sono chiamate a ripensarsi missionariamente e a ritrovare la capacità di trasmettere la fede anche a chi si trova nelle regioni del dubbio e della lontananza». (Ang. Arg.)

17 15 giugno 2011 Cinema 21 festival di cannes Gli italiani tornano a mani vuote Il portafoglio o l occhio? Era già nel nome: Tree chiamava Palma, e Palma è stata. Chissà, si era già vociferato per la premiere ufficiale, se Terrence Malick fosse in sala in incognito, ma il palco ha consegnato un altra verità: a ritirare la Palma d Oro i produttori e non il regista, come se fossimo agli Oscar e non al festival, il più grande del mondo, francese, e la Palma premiasse non l occhio ma il portafoglio del miglior film. Paradosso vero, perché in questa Life c è molta, moltissima autorialità e poca nel senso castrante del termine industria: film totale, cosmogonia demiurgica, creazione universale e insieme privata, addirittura esclusiva. Nella nostra redazione c è chi ha gridato al capolavoro confortato da gran parte della stampa internazionale e chi ha evidenziato le aporie del suo poetico massimalismo: hanno ragione i primi, almeno così dice l epilogo al Gran Theatre Lumiere. Malick a parte, i mali tricolori. Sorrentino e Moretti a bocca asciutta, e spiace non solo per campanilismo: scorrendo il palmares, la loro presenza non sarebbe stata un corpo estraneo o illegittimo, tutt altro. Eppure, sono fuori. Moretti non bissa la Palma di 10 anni fa, Sorrentino il Grand Prix del 2008: La stanza del figlio è nettamente inferiore ad Habemus Papam, ma vinse, This Must Be The Place non è risolto come Il Divo, ma più ambizioso e complesso. Che dire, scherzi da festival? Nanni può consolarsi con i 36 Paesi che hanno acquistato il suo Papa, Paolo per lui premio della Giuria Ecumenica può guardare a un nuovo traguardo: gli Oscar, con Penn a fare gli onori di casa. Per ora, il Sean was terrific di De Niro. Grand Prix ex-aequo ai Dardenne e il turco Ceylan, due habitué della Croisette, e dei premi della Croisette: registi vincenti quasi a prescindere, perché quest anno Il ragazzo con la bicicletta non correva da solo, e neanche meglio di altri. Uno su tutti? Aki Kaurismaki, favorito e mazziato: Cannes non è Le Havre, che l abbia fatto fuori la geografia? O la follia, perché Polisse di Maiwenn scenosa come poche sul palco tiene in Francia il riconoscimento della Giuria, mentre la sceneggiatura va in Israele, al Footnote di Cedar, che meritava, per carità, ma possiamo spellarci le mani? Sì, con Nicolas Winding Refn che prende la regia per Drive : film di genere fatto da un autore, e che autore. Nel palmares di Cannes 64, il futuro è suo, anzi, il futuro è lui, e scommetteremmo che tra De Niro, Thurman e Law è già gara per farsi dirigere dal genietto danese. Non l unico sul palco: ha aleggiato il fantasma di Von Trier, con la bella e Melancholica Kirsten Dunst miglior attrice. Altro che misogino, le donne le dirige da dio Lars, e se tacesse o si facesse curare meglio chissà la sua pasticca blu dove l avremmo trovata. Applausi, i nostri e in buona compagnia, anche per l attore: Jean Dujardin è impalmato The Artist, dopo il Palme Dog al cagnino Uggy. Nulla da dire, se non gioire. Infine, plauso a Cannes 64, da Jacob a Fremaux fino alle maschere gentili, che guardano la bandierina sul badge e dicono Buongiorno : alta qualità sia in Concorso sia al Regard, un annata più che buona se non ottima. Che poi le giurie non azzecchino tutto noi italiani lo sappiamo meglio di altri: vi ricordate Tarantino all ultima Mostra? Federico Pontiggia cannes Riconoscimento alla carriera Premio a Bertolucci Il Festival di Cannes ha celebrato il cinema italiano con la consegna della Palma d'oro alla carriera a Bernardo Bertolucci. Un riconoscimento importante per uno dei registi italiani tra i più conosciuti all'estero, vincitore anche del Premio Oscar per il suo "L'ultimo imperatore". Strana la carriera di Bertolucci, che parte come regista giovane e ribelle e diventa poi regista hollywoodiano di grandi film spettacolari, alternando sempre queste sue due anime. Negli anni Sessanta, con l'onda lunga della "Nouvelle Vague" che dalla Francia rivoluziona il cinema e con l'arrivo di tutte le contestazioni giovanili che sommergono e rivoltano l'europa, Bertolucci esordisce con "La comare secca" (1962), pellicola che risente molto dell'influenza pasoliniana nello stile scarno, realistico e crudo. Il primo vero film che lo fa conoscere, al pari del suo coetaneo Bellocchio, è "Prima della rivoluzione" (1964), che va anche al Festival di Cannes, dove viene ben accolto, a differenza dell'italia dove invece la critica non gli risparmia nulla. Un film autobiografico, ambientato a Parma, liberamente tratto da "La certosa di Parma" di Stendhal, in cui Bertolucci racconta il disagio di un giovane borghese che cerca di emanciparsi dalla sua classe di appartenenza, che vuole ribellarsi, ma alla fine rimane condannato al suo stato e non riesce a fare la rivoluzione, si ferma "prima della rivoluzione", appunto. Il cinema di Bertolucci è fortemente legato ad un nichilismo di fondo, tipico della generazione di cineasti di cui fa parte, molto ideologico nella prima parte della carriera, più attento anche alla spiritualità nella seconda parte (l'avvicinamento al buddismo). Dall attacco frontale all uomo e alle istituzioni, al recupero della centralità dell umanità, anche nella sua dimensione spirituale. THE TREE OF LIFE regia: Terrence Malick Terrence Malick è considerato il Salinger del cinema americano. Come lo scrittore de Il giovane Holden, infatti, Malick vive recluso, escluso dalla vista degli altri e del mondo e gira un film una volta ogni sei, sette anni. Non a caso la sua filmografia consta di solo cinque pellicole, tutte però considerate delle vere opere d arte. Un po come per Stanley Kubrick, il cinema di Malick è visto dai critici come l espressione poetica e filosofica di un artista che non si adegua al canone di rappresentazione cinematografica narrativa tradizionale, ma cerca una via d espressione differente per il linguaggio della settima arte. The tree of life, la pellicola che Malick ha presentato in concorso al Festival di Cannes di quest anno, vincendo la Palma d oro, s inserisce proprio all interno di questa concezione: cinema come strumento poetico e non di prosa, cinema come mezzo per indagare il senso delle cose, della vita e dell uomo e non come semplice mezzo d intrattenimento. Molti hanno paragonato quest opera a 2001: Odissea nello spazio : stessa ricerca visiva, stesse domande che l attraversano, stessa ermeticità. The tree of life tenta di raccontare, infatti, attraverso la storia di una famiglia americana, il senso della vita, il perché delle nostre esistenze e soprattutto la presenza di una trascendenza che ci avvolge e che dà luce alle nostre vite. Attraverso un linguaggio non narrativo ma visivo, con immagini estremamente poetiche e riflessive, quasi privo di dialoghi e attraversato solo dalle voci off dei protagonisti della vicenda che commentano le proprie vite alla ricerca delle risposte rispetto quello che accade loro, il film di Malick è un opera di contemplazione, di visione, in cui lo spettatore è invitato ad abbandonarsi per godere della bellezza delle immagini e per lasciarsi suggestionare dalle domande poste. Bellissime le scene della natura, rappresentata in tutta la sua potenza e bellezza, anima del mondo che ci protegge e a volte ci ferisce, e altrettanto belle le immagini di vita quotidiana della famiglia protagonista, in cui vengono raccontate le giornate tra giochi, silenzi, affetto e severità che vivono i tre figli. Divisi tra una madre che li invita ad amare tutto e tutti e a lasciarsi andare alla bellezza che ci circonda e un padre duro e autoritario che vorrebbe invece insegnare ai propri figli che per avere successo nella vita bisogna sapersi imporre e sopraffare gli altri. Fino ad un finale in cui viene visualizzato una sorta di Paradiso in cui ognuno di noi ritroverà le persone care che ha perso. La pellicola è certamente complessa, difficile da seguire dal momento che noi spettatori siamo abituati ad un cinema narrativo di nessi causa-effetto e lineare nella sua cronologicità. Qui invece si passa dal presente (uno dei figli della famiglia protagonista che ricorda il suo passato), al passato (l infanzia passata negli anni Cinquanta in una cittadina di provincia), fino all inizio della storia del mondo (la nascita delle prime cellule, addirittura i dinosauri), senza soluzione di continuità. Unico filo rosso, la ricerca del senso delle nostre esistenze, che per Malick si trova nell amore per la natura, nella famiglia e negli affetti veri, nell idea che esiste una trascendenza che ci avvolge tutti e che dà una prospettiva più ampia alle nostre vite. cinematografo.it IL RAGAZZO CON LA BICICLETTA regia: Jean Pierre e Luc Dardenne Hanno appena vinto un altro premio al Festival di Cannes e il loro film, Il ragazzo con la bicicletta, sta ottenendo buoni risultati anche al botteghino. I fratelli Dardenne, autori belgi che da sempre lavorano in coppia, hanno messo a segno un ennesima vittoria, cinematograficamente parlando. Eppure il loro è un cinema complicato, drammatico, a volte totalmente pessimista, che richiede allo spettatore attenzione e invita sempre alla riflessione. I loro film sono scarni, essenziali, con pochi dialoghi e poca azione, macchina da presa a mano ad inseguire i protagonisti raccontati, con uno sguardo che scandaglia fin dentro le loro anime, anche nelle parti più buie. Un cinema complesso, dunque, ma al tempo stesso estremamente vero, reale, umano. Al centro della vicenda, infatti, sempre uomini e donne svelati lentamente nelle pieghe del racconto in tutti i loro pregi e spesso difetti. Un cinema che pone, dunque, al centro l uomo e le sue fragilità e che lascia che sia il progredire lento del tempo morto cinematografico a far sì che l interiorità dei personaggi venga fuori. Allo stesso modo ne Il ragazzo con la bicicletta i due registi fanno sì che sia la lente d ingrandimento di una macchina da presa mobile e sempre posizionata vicino ai loro attori a raccontarci la storia di Cyrill, dodicenne abbandonato dal padre in un istituto per orfani, che non vuole rassegnarsi al rifiuto paterno e lo cerca, lo rincorre, anche solo per un saluto. Cyrill è pieno di rabbia e, al tempo stesso, non vorrebbe altro che qualcuno da amare e da cui essere amato. Troverà questa persona in una parrucchiera, incontrata per caso, e con cui instaurerà un rapporto all inizio complicato e poi sempre più stretto fino a chiederle di poterlo adottare. Due solitudini che s incontrano (la parrucchiera è sola quanto lui, anche se non conosciamo le ragioni che la portano ad accettare di prendere con sé il bamb ino), che si studiano, si conoscono, anche nella conflittualità, ma che, grazie all apertura, alla solidarietà e all amore, si aprono l una all altra. Il film è semplicissimo, quasi banale, ma proprio qui sta la sua forza: la forza della verità e dell umanità dei suoi protagonisti e delle loro vicende che, per una volta tanto nel cinema dei fratelli Dardenne, hanno un finale positivo. Nonostante, infatti, il ragazzino sia tentato dalle sirene dell illegalità e della violenza (emblemizzate da un ragazzo che come lui viene dall istituto per orfani e che gli propone di entrare nella sua banda di delinquentelli di paese) sarà il suo angelo custode, la parrucchiera, appunto, a salvarlo e a permettergli di ricominciare con una nuova vita. Una vita in cui finalmente Cyrill trova l amore che cercava e la famiglia che da sempre sognava di avere. Un film emozionate, che recupera quel grande insegnamento del neorealismo cinematografico italiano che importanza capitale ha avuto nella storia del cinema e, cioè, che il cinema deve cercare di essere realista e soprattutto veicolare una nuova forma di umanesimo e di moralità. Paola Dalla Torre

18 22 Sport 15 giugno 2011 GIOCHI DELLA GIOVENTù 2011 campo scuola di atletica Montanile una bella giornata di sport Tutti protagonisti, nessuno escluso Il Campo Scuola di Atletica Leggera Lucio Montanile di Brindisi, in contrada Masseriola, ha ospitato anche quest anno la Festa di Sport Giochi della Gioventù, promossa dal Coni di Brindisi con il Patrocinio dell Unicef ed in collaborazione con il Ministero della Pubblica Istruzione, l Amministrazione Provinciale, la Camera di Commercio ed i Comuni di Brindisi, Carovigno, Ceglie Messapica, Erchie, Fasano, Ostuni, San Pietro Vernotico, San Vito dei Normanni e Torre Santa Susanna. Una festa celebrata all insegna del motto Tutti protagonisti, Nessuno escluso, filosofia di fondo di questa manifestazione che anni fa vide proprio Brindisi sede di test. Numerose le autorità civili, militari e religiose presenti, tra le quali: il Sindaco di Brindisi On. Mennitti, l Arcivescovo Mons. Talucci, il Prefetto di Brindisi Dott. Prete, il Questore Dott. Carella. Significativa la presenza di Giacomo Leone, Consigliere Nazionale del Coni, che ha iniziato l attività di atleta con i Giochi della Gioventù per poi emergere a livello Internazionale ed Olimpico. Ad aprire la lunga teoria delle rappresentative delle scuole partecipanti, il tricolore ed i bandieroni del Coni e del Comitato Paralimpico. La sfilata è stata preceduta dalla Compagnia di sbandieratori e musici I Carvinati di Carovigno e chiusa dai giovanissimi atleti del gruppo Rope Skipping di San Vito dei Normanni, le cui esibizioni sono state particolarmente apprezzate. Il saluto d apertura è stato del Presidente del Coni Provinciale, Dott. Nicola Cainazzo; sono seguiti quelli del Prof. Francesco Capobianco, della Dott.ssa Maria Errico, del Prefetto Dott. Prete, dell Arcivescovo Mons. Rocco Talucci e del Sindaco On. Domenico Mennitti, Ad accendere il tripode due tedofori d eccezione, gli studenti-atleti Andrea Basile (titolo italiano 80 ostacoli ai Giochi Sportivi Studenteschi) e Michele Scivales (titoli italiano ed europeo di pattinaggio corse 500 m). Dopo i saluti, si sono svolte le gare cui hanno preso parte circa 1200 alunni-atleti provenienti dalle Scuole Secondarie di primo grado Vinci-Alighieri, Kennedy-Mameli, Marzabotto-Cesare, Pacuvio-Don Bosco e Salvemini-Virgilio di Brindisi, Pascoli di Ceglie Messapica, Pascoli di Erchie, Bianco di Fasano, San Giovanni Bosco di Ostuni, Don Minzoni di San Pietro Vernotico, Buonsanto-Meo di San Vito dei Normanni e Mazzini di Torre Santa Susanna. Le premiazioni hanno suggellato una bellissima giornata di sport che, in sintesi, sarà possibile rivedere sul sito nazionale dei Giochi della Gioventù. Grande soddisfazione per l ottima riuscita dell evento è stata espressa dal Presidente Provinciale del Coni che ha avuto parole di elogio e di gratitudine per tutti colori che hanno reso possibile questa bella giornata di sport. scommesse Ritorna un incubo Fango in campo sembra non avere fine: dopo 5 L incubo anni da Calciopoli riecco Scommessopoli, un nuovo gigantesco calderone di miserie da cui emergono illeciti, partite comprate e vendute, giocatori avidi, dirigenti corrotti, con il solito contorno di ambienti malavitosi e di patologie legate allo scommettere su tutto e su tutti. Dalla procura di Cremona emerge un quadro devastante, anche se purtroppo già visto troppe volte: il denaro che entra a piedi uniti sullo sport, che ne cambia i connotati, ne snatura la filosofia, fa prevalere interessi diversi rispetto alle logiche di campo, alle aspettative dei tifosi. Solo che stavolta si è passato il segno: gli inquirenti, che hanno passato al vaglio 50 mila intercettazioni, riferiscono che c era persino chi somministrava a compagni intrugli capaci di sopirne gli ardori, pur di poter arrivare ad alterare un certo risultato: pare sia successo durante l intervallo di un Cremonese- Paganese, con ben 5 giocatori grigiorossi vittime di un compagno di squadra, con l aggravante che uno di questi ha poi rischiato anche la propria incolumità, nel dopo partita, al volante di un auto. Scenari inquietanti che per ora non riguardano, se non marginalmente, la grande ribalta della Serie A, ma quelle inferiori, la B e la Lega Pro. Nel primo caso a rischiare sono ora proprio le due compagini che hanno raggiunto la promozione diretta: Atalanta e Siena; nel secondo caso, esiste una galassia di casi e di illeciti direttamente collegati a un calcio sull orlo della bancarotta, con società in liquidazione, stipendi che vengono pagati con il contagocce e giocatori che per arrotondare non trovano di meglio che addomesticare le partite. Tutto dovrà essere ampiamente provato, è ovvio, ma il quadro è davvero desolante, con tesserati ed ex illustri come il vicecampione del mondo Beppe Signori invischiati in una vicenda grave e pericolosa. Si scommetteva di tutto e su tutto: non solo il risultato finale come accadde 31 anni fa durante il primo scandalo che trascinò in B Milan e Lazio, rovinando la reputazione ai vari Rossi, Giordano, Albertosi e Manfredonia. Oggi si può scommettere sul numero di gol, il risultato del primo tempo, i marcatori e tutta una serie di variabili che per chi è malato di questi azzardi diventa una vera ossessione. Sono decine i club coinvolti e, come sempre, l auspicio sarebbe: pulizia, per ripartire da zero. Ma difficilmente sarà così, altrimenti la purga del 2006 qualche insegnamento l avrebbe lasciato. Invece siamo punto e a capo, con interessi miliardari che continuano a minare la pulizia dello sport più bello del mondo e con il timore, ormai fondato, che i nostri figli finiscano per disamorarsi, definitivamente del giocattolo, rotto ormai troppe volte e poi troppo maldestramente riparato. Leo Gabbi scommesse A colloquio con il noto giornalista Bruno Pizzul Non bisogna arrendersi mai Si espande l inchiesta calcio scommesse, avviata con l accusa di frode sportiva, e che ora sembra coinvolgere 5 squadre di serie A (Roma, Fiorentina, Cagliari, Lecce e Genoa) oltre a società e giocatori che militano nei campionati minori. Nei giorni scorsi sono finiti agli arresti 16 calciatori, tra cui l ex azzurro Beppe Signori (ai domiciliari) e il portiere del Benevento Marco Paoloni (in carcere). Sulla vicenda, il SIR ha chiesto un parere a Bruno Pizzul, noto telecronista e commentatore sportivo. Negli ambienti calcistici c era sentore di questo giro illecito di scommesse prima dell inchiesta giudiziaria? «C era effettivamente la sensazione di qualcosa di poco pulito: troppe partite venivano individuate dagli stessi bookmakers per puntate eccessive. D altra parte le scommesse clandestine, perlomeno nel calcio, sono una piaga che periodicamente si rinnova, una cattiva abitudine dalla quale in Italia non riusciamo a liberarci e che, peraltro, trova riscontri anche all estero: in Germania, Francia e Inghilterra, dove di tanto in tanto emergono situazioni con tesserati coinvolti». Quali sono gli orizzonti di questo malaffare? «È difficile individuare tutte le partite colpite, ma la sensazione è che ci siano parecchi giocatori coinvolti. Non va dimenticato il fatto che il calciatore, per la federazione italiana, in quanto tesserato non può scommettere. Pertanto già la scommessa, anche se condotta con canali leciti, è un comportamento deontologicamente scorretto. Ciononostante, c è una tendenza diffusa a scommettere sulle partite. Questa vicenda è demoralizzante per il pessimo esempio che viene dato da calciatori professionisti, che finiscono per essere modello di riferimento per le giovani generazioni». È dunque un danno sul piano educativo? «Più volte diciamo che sarebbe auspicabile che lo sport fosse un agenzia educativa, ma esempi così deleteri rendono estremamente problematica l utilizzazione dello sport per la crescita, non solo agonistica ma anche morale e civile, dei giovani». Oltre alle scommesse vietate stanno emergendo episodi di corruzione o, addirittura, la somministrazione di sonnifero ai giocatori Ma la rete criminale era davvero così potente? «Nelle situazioni in cui si è individuata l ingerenza di questo sistema malavitoso molto spesso il disegno non è andato a buon fine. Questa non è una giustificazione, né elimina il problema, ma significa che era presente anche una dose di millantato credito, con personaggi che tessevano reti d intrighi asserendo di avere il controllo delle squadre, il che non era poi vero. Lo stesso Paoloni (il portiere che aveva usato il sonnifero, ora in carcere, ndr) ha racimolato un gruppo di scommettitori ma, per scommesse perse, alla fine si è indebitato pure lui e ha subito minacce». Calciopoli, calcio-scommesse, ultrà che provocano violenze. Periodicamente il pallone finisce al centro dell attenzione per vicende che con lo sport non hanno nulla a che fare «Non c entrano con la cronaca sportiva, ma hanno a che fare con la società in cui viviamo: questo malcostume fa particolarmente impressione nello sport perché nel comune sentire dovrebbe essere caratterizzato da comportamenti virtuosi. In realtà il calcio risente delle storture e criticità della società nella quale è immerso. Questo non è un alibi, ma solo denuncia un sistema incancrenito che, purtroppo, trova riscontro anche negli altri ambiti della nostra convivenza». C è chi attribuisce queste deviazioni al giro di soldi che c è attorno allo sport professionistico e, al contrario, chi denuncia episodi di squadre sull orlo della bancarotta e giocatori che non vengono pagati. «Da alcuni le scommesse sono state addirittura viste come una forma di auto-tutela per quei tesserati che giocano nei campionati minori senza stipendio per problemi finanziari delle loro società In realtà siamo ben lontani da una giustificazione, ma piuttosto questo è il segnale che il calcio italiano è sovradimensionato a livello professionistico. Abbiamo ben 134 società professionistiche, mentre realtà calcistiche ben sviluppate come quella spagnola o inglese hanno un terzo o un quarto delle nostre società. Il problema è articolato e complesso, fermo restando che in cima vi è l integrità etica e morale dei singoli». Da ultimo, è possibile voltare pagina o ciclicamente siamo destinati a parlare di calcio non per lo sport, ma per la cronaca giudiziaria? «Non bisogna mai arrendersi, ma consideriamo che tra le connotazioni tipiche del mondo dell agonismo c è anche questa deriva che può intervenire nel momento in cui ci sono troppe attenzioni di carattere materiale, ovvero troppi soldi. È un problema vecchio come il mondo, denunciato già dal drammaturgo greco Euripide nel quinto secolo avanti Cristo. Laddove il risultato sportivo dà fama, ricchezza, soldi ecc. scatta la tentazione di raggiungere l obiettivo a qualsiasi costo, e magari adottare comportamenti truffaldini. È un rischio congenito nell organizzazione dello sport di vertice, perciò non si deve alzare bandiera bianca, ma al tempo stesso riconoscere le insidie e i pericoli». Francesco Rossi

19 15 giugno 2011 Accadde nel LA PRIMA GIORNATA DELLA DONNA (1911) LABOREM EXERCENS (1981) Maria Fanny Tanzarella Panese Esattamente cento anni fa, si celebrava la prima giornata della donna. Era il 19 marzo 1911 e quel giorno passò alla storia. Fu il giorno in cui con decisione e coraggio le donne sfidarono le istituzioni, la cultura e il pensiero comune, e vennero organizzati incontri e riunioni in ogni città grande e piccola della Danimarca, Germania, Svizzera e Austria, diffusi attraverso il passaparola e propagandati porta a porta. Quello che le donne rivendicavano non era solamente il diritto al voto, ma anche quello alla formazione professionale ed a un lavoro non discriminante. A meno di una settimana da quella memorabile giornata, in un tremendo incendio nella fabbrica Triangle di New York persero la vita più di 140 ragazze lavoratrici, la maggior parte immigrate italiane ed ebree. Per la costruzione della giornata dell 8 marzo era stata fondamentale la seconda Conferenza Internazionale del lavoro delle donne, tenutasi l anno prima a Copenaghen; in tale occasione fu la socialista e femminista Clara Zetkin a suggerire l idea di un International Women Day. La sua figura, seppur spesso non convenzionale all interno del panorama femminista dell epoca, ha lasciato contribuiti fondamentali nell aver saputo legare il discorso sul socialismo a quello delle rivendicazioni delle donne. Da una parte il socialismo della Zetkin dall altra il cattolicesimo di Maria Fanny Tanzarella Panese, una figura ostunese a cavallo di due secoli o meglio due ere della storia delle donne: l era della sottomissione e delle dimensioni ristrette e l epoca dell autonomia economica e giuridica, l era del positivismo e dell anticlerialismo e l era in cui grandi esponenti della cultura cattolica cercavano di ricostruire una nuova Italia. Nell Italia tra le due guerre, periodo di trasformazione, tanto più difficile quanto più radicale, Maria Tanzarella era dirigente dell Azione Cattolica e soprattutto segretaria di propaganda per l arcidiocesi di Brindisi. Era collaboratrice de L Osservatorio e de Lo Scudo, storico periodico cattolico ostunese, al quale collaborò fino a qualche mese prima della morte, avvenuta il 22 aprile Già nel 1924 il dibattito sul problema femminile trovava spazio nelle pagine dello Lo Scudo dove particolare risalto era dato alla formazione morale della donna che biologicamente, psicologicamente, storicamente, sociologicamente, filosoficamente è ordinata alla famiglia nella quale ha una funzione specifica: la maternità per l allevamento e l educazione dei figli. Maria Tanzarella si espresse ampiamente sull argomento in un discorso scritto per la Settimana delle Donne tenutasi a Bari nel 1938 e conservato nella Biblioteca Pubblica Arcivescovile A. De Leo. Si tratta di un testo ricco di citazioni ma assolutamente lontano dalla retorica di quegli anni. L incisività della parola e la brevità delle frasi aiutano il lettore a focalizzare immediatamente il senso del discorso, ovvero quello di segnalare come la donna non abbia un posto nella vita non (abbia) influenza nella famiglia, nella società, non (abbia) autorità, non (abbia) prestigio nulla nulla, come se fosse una bestia senza origine e senza destino perché un destino non sa di averlo. Proprio questa profonda consapevolezza spinge Maria Tanzarella a reclamare una santa libertà di creature libere; libere dalla colpa che ci fa schiave; da pregiudizi che ci rendono infelici; dal peso delle tradizioni che ci offuscano lo sguardo; e impediscono di slanciaci verso l infinito. Sull esempio della Barelli, la Tanzarella come molte altre donne del Nord e soprattutto quelle del Sud, non abituate ad uscire di casa, si buttarono nell azione, rompendo schemi rigidi a cui la cultura le aveva assoggettate. La Barelli insegnava loro a stare davanti alle autorità civili e religiose con dignità, vincendo timidezze e paure, senza presunzioni e disobbedienze, ma con la forza dettata dalla consapevolezza della necessità di percorrere strade nuove nell educazione, nell annuncio del Vangelo, nella carità. La Barelli chiamò a collaborare tutti i ceti: dalle ragazze borghesi alle contadine. Le invitava ad uscire, talvolta a lasciare la famiglia; alcune sarebbero andate a vivere a Milano, sede allora della nascente associazione della Gioventù Femminile. Tra tutte Donna Maria capì e abbracciò con slancio la novità di vita proposta: sapeva leggere e scrivere (occorre tener presente il grande tasso di analfabetismo soprattutto riferito alle donne) per seguire quanto la Barelli le insegnava e per studiare sui testi che l associazione proponeva. È una rivoluzione pacifica l emancipazione personale, la scoperta della propria storia e della propria vita in dimensione diversa da quella tradizionale. Tutto ciò favorì anche un fenomeno molto singolare: un rapporto fra ceti diversi, tra culture diverse, tra regioni e situazioni diverse che creò una vera sorellanza, vissuta nella profonda formazione religiosa o politica, nella dedizione agli ideali e nel servizio: Dall Alpe nevosa all isola ardente... canteranno le giovani. Katiuscia Di Rocco del 13 maggio 1981 a Papa L attentato Giovanni Paolo II in piazza San Pietro, fece sì che il 15 successivo, 90 anniversario dell enciclica Rerum Novarum, trascorresse senza celebrazione alcuna. Ma quell evento così cruento ebbe solo l effetto di rinviare al 14 settembre successivo la pubblicazione di un enciclica già pronta, la Laborem exercens, la prima enciclica sociale del papa polacco da poco Beato; quella che «come già la Redemptor hominis lo ha scritto Guido Formigoni -, si rifà al collegamento tra missione della Chiesa e centralità dell uomo». L enciclica vide la luce in un momento storico davvero particolare, nel corso del quale, in Italia assistiamo allo scandalo della loggia massonica P2 ed all installazione degli euromissili a Comiso, mentre guardando oltre i nostri confini, notiamo l ingresso nella Cee della Grecia, la vittoria dei socialisti lì ed in Francia con Mitterand alla presidenza; l assassinio di Sadat in Egitto con Mubarak che prende il potere, mentre in Libano si inasprisce la guerra civile, in Iran vengono finalmente liberati gli ostaggi americani, ed in Polonia il generale Jaruzelski attua un colpo di stato e dichiara fuori legge il sindacato Solidarnosc. Tante fibrillazioni, dunque, in quegli anni 80, caratterizzati non solo dallo sviluppo delle multinazionali, che accentuano un neo-colonialismo economico, e dal divario tra il nord ed il sud del mondo che va aumentando, ma anche caratterizzati dal degrado della dignità dell uomo, con il lavoro materiale che diventa una della tante componenti della produzione; dall accentuarsi del desiderio di partecipazione, da parte delle masse, a quelle che vengono chiamate scelte di politica economica;dallo scontro tra modelli politico-economici, che diventa meno ideologico e più economico, meno politico e più sociale, meno diffuso socialmente e più culturale. Insomma è più subdolo e variegato lo scontro tra modello capitalista e modello collettivista, in quest epoca definita della «de-ideologizzazione», con la nascita di sindacati autonomi e con «il mondo della produttività che diventa più pragmatico». E Giovanni Paolo II, in tutto ciò, notò un incapacità delle classi dirigenti; vide come l ingresso massiccio di tecnologie fosse inversamente proporzionale all intensificarsi delle ideologie ed in questa grande problematica egli vuole arrivare al centro della persona umana: alla dignità dell uomo. Ecco perché il primo punto dell enciclica su cui riflettere è la «dignità dell uomo che lavora», con il lavoro che è diritto da esprimersi «tra i diritti fondamentali dell uomo». Non solo: il Papa offri una rilettura attualizzata del conflitto tra capitalismo e collettivismo, nonché riflessioni sul diritto di proprietà e sul suo uso in quella temperie. «Si immagina il superamento della lotta tra capitale e lavoro e vengono elaborare le proposte riguardanti la proprietà dei mezzi di lavoro è stato osservato -. E si Giovanni Paolo II alla Fincantieri di Castellamare (1992) espone, allora, una prospettiva sociale comunitaria e si parla del cosiddetto azionariato del lavoro», con un invito alla ricerca e alla riproposizione nella spiritualità del lavoro. Gli insegnamenti? Il primo è che l essere umano è, e deve essere sempre, il soggetto del lavoro, che serve a definire la dignità personale di ciascuno. Ancora: il lavoro consolida la ricchezza di una società e ciò significa che il capitale resta funzione strumentale, mentre la proprietà è subordinata nel suo uso alla realizzazione del bene comune. Va poi ricordato il nesso tra lavoro e emigrazione, perché vi è il diritto di lasciare il proprio paese di origine per raggiungerne altri onde migliorare le condizioni di vita e di lavoro. «Nessun popolo o ordinamento può e deve limitare in modo discriminatorio la circolazione di persone appartenenti a culture ed etnie se si ha l obiettivo di migliorare le proprie condizioni di lavoro», è stato autorevolmente scritto. È documento interessantissimo, dunque, quello pubblicato da papa Wojtyla, che rileggeva la Rerum novarum a 90 anni dalla sua pubblicazione. E se papa Benedetto XVI la richiama ben 4 volte nella sua Caritas in veritate, significa che il solco lasciato è di tutta evidenza. «La dottrina sociale della Chiesa illumina con una luce che non muta i problemi sempre nuovi che emergono. Ciò salvaguarda il carattere sia permanente che storico di questo patrimonio dottrinale», dice papa Ratzinger (n. 3), mentre ricorda come l imprenditorialità, sia «inscritta in ogni lavoro, visto come actus personae» (24), e come «i poveri in molti casi sono il risultato della violazione della dignità del lavoro umano, sia perché ne vengono limitate le possibilità (disoccupazione, sotto-occupazione), sia perché vengono svalutati i diritti che da esso scaturiscono, specialmente il diritto al giusto salario, alla sicurezza della persona del lavoratore e della sua famiglia»(n.8). La persona al centro, dunque. Ecco perché «la tecnica è l aspetto oggettivo dell agire umano, la cui origine e ragion d essere sta nell elemento soggettivo: l uomo che opera. Per questo la tecnica non è mai solo tecnica» (n.5). Più chiari di così Angelo Sconosciuto

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