13 MARZO Per smontare le accuse la Lodi presenterà una memoria scritta. giovedì 13 marzo 2014 CRONACA, pagina 9

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1 13 MARZO 2014 Per smontare le accuse la Lodi presenterà una memoria scritta giovedì 13 marzo 2014 CRONACA, pagina 9 La prima ad entrare nell'ufficio del giudice Guido Taramelli oggi sarà Alessandra Lodi per il secondo interrogatorio di garanzia, passaggio obbligato dopo l'emissione di una nuova ordinanza di custodia cautelare. L'avvocato Lodi, moglie di Vito Giacino, liberata per l'omessa notifica di un atto dal tribunale del Riesame venerdì scorso ma arrestata nuovamente sabato pomeriggio, con tutta probabilità affiderà ad una memoria scritta (come già fece pochi giorni dopo l'arresto del 17 febbraio) la tesi difensiva mirata a smantellare l'assunto del gip a sostegno della misura. Per il magistrato non solo sapeva del denaro di Leardini ma in diverse occasioni era stata lei stessa a ritirare le somme. Ci sono poi le «consulenze fittizie» come quella svolta a favore di una delle società di Alessandro Leardini giustificata dalla fattura di euro emessa l'11 marzo 2013 «per la redazione di un contratto» ma verosimilmente, come sostiene il gip, «il ricorso alle prestazioni della Lodi altro non era che una modalità imposta da Giacino per mascherare dazioni illecite». Quelle chieste dal politico per evitare «intralci». Sempre la Lodi avrebbe incassato il contante che rappresentava la «differenza in nero» dell'importo chiesto dal marito, anch'egli avvocato, per trattare due cause (la somma in fattura era di molto inferiore). Nell''ordinanza si fa riferimento anche alla circostanza che la Lodi fosse titolare di cinque carte di credito prepagate con le quali effettuava acquisti in internet ma ricaricate senza che di ciò vi fosse traccia nei conti correnti: agli acquisti non corrisponderebbero prelievi per rifornire la provvista. E, sottolinea il gip, ha pagato in contanti anche gli onerosi trattamenti estetici «a cui si sottopone in modo periodico». Senza contare l'acquisto degli arredi dell'appartamento: i 25mila euro fatturati li ha pagati la Lodi in contanti, medesima modalità utilizzata da Giacino per saldare il resto (155mila). Prima lei, poi la raggiungeranno Vito Giacino e Alessandro Leardini (difesa Avanzi - Pezzotti) per il prosieguo dell'incidente probatorio chiesto per «fissare» le dichiarazioni dell'impreditore. L'esame del pm Zanotti è terminato la scorsa settimana, oggi a condurre il controesame sarà Filippo Vicentini, il legale dell'ex politico. «Non sono l'emissario di Giacino Anzi, da lui mi sento tradito» Parla il tecnico che, secondo l'accusa, era il tramite con Leardini VERONA Una serie di incontri, avvenuti dopo le sue dimissioni da vicesindaco, con una persona che avrebbe utilizzato come emissario per fare arrivare dei messaggi ad Alessandro Leardini. Questa è la ragione principale per cui è finito in carcere Vito Giacino, a proposito del pericolo di inquinamento delle prove. «Giacino mi dice che sei agitato, mi dice di dirti di stare tranquillo, che non ci sono problemi in quanto non hanno nulla in mano», avrebbe detto questa persona a Leardini l'11 novembre. Il 12 l'imprenditore si presenterà spontaneamente in procura per confessare di aver versato a Giacino, negli anni, oltre 600mila euro in tangenti. Il 15, Giacino lascerà l'incarico, ufficialmente per non danneggiare l'immagine del Comune. Il Corriere di Verona ha parlato con il presunto emissario di Giacino, che non è indagato e ha chiesto di mantenere - per ragioni professionali - l'anonimato. Si tratta di un tecnico agronomo che lavora nel campo dell'edilizia, sia con amministrazioni pubbliche che con privati. Tra cui, con Alessandro Leardini. La sua versione dei fatti non è stata acquisita né dagli inquirenti, né dalla difesa dell'ex vicesindaco. «Ma se mi chiameranno racconterò quanto sto dicendo a lei», spiega. «Sono letteralmente allibito per quanto sta emergendo - esordisce il tecnico - il 18 febbraio (giorno dell'arresto di Giacino, ndr) è stato per me come ricevere due sberle». La prima da Giacino, amico da tanti anni, per cui ha contribuito pure alla campagna elettorale: «Continuo a sperare che non ci sia nulla di vero in quello che leggo sui giornali, ma certo mi sento confuso e personalmente tradito». L'altra da Leardini, con cui collabora per ragioni professionali: «Ma sia chiaro, io non gli ho mai portato nessun messaggio da Giacino, io non ho fatto l'emissario di nessuno». Non nega, il tecnico, i rapporti di amicizia con Giacino e con la moglie, Alessandra Lodi. Non a caso, decise di nominare proprio quest'ultima come avvocato di fiducia nella causa che lo vede imputato assieme ad altri -

2 tutti componenti dell'allora commissione edilizia di Lazise - con l'accusa di concorso in abuso d'ufficio per una lottizzazione «abusiva» in località Marra, nel comune gardesano. La Lodi, a quel tempo, era anche il legale del Comune di Lazise anche se le pratiche, si è scoperto poi, venivano affidate ad un esperto amministrativista di Padova. Quanto agli incontri con Giacino di cui si legge nelle carte dell'inchiesta, uno è avvenuto al ristorante La Bottega del Vino. «È stato Giacino a invitarmi fuori a pranzo», racconta il tecnico, che mostra i messaggi ancora salvati sul telefonino. Di cosa si è parlato? «Del più e del meno, ma in particolare Giacino voleva sapere cosa si diceva di lui in giro. Io gli ho risposto che mezza Verona lo riteneva innocente, l'altra mezza colpevole». A quell'incontro ne sono seguiti altri, in altri ristoranti, sempre convocati da Giacino. E se per il gip che ha ordinato l'arresto dell'ex vicesindaco è «del tutto verosimile» che in quegli incontri Giacino istruisse l'amico in vista dei futuri incontri con Leardini, così da mettergli «pressione», il tecnico nega tutto: «In nessun caso mi è stato chiesto di recapitare messaggi». Quanto alle successive telefonate con Leardini, «sono state solo per ragioni professionali - assicura - l'ultima chiamata con lui è stata il 21 gennaio. L'ho sentito in relazione ad un arbitrato che la sua ditta, Gardesana Sviluppo, ha in corso a Lazise». Lungi dall'essere l'«emissario» di Giacino, il tecnico avrebbe partecipato insomma a nient'altro che pranzi innocenti con un amico in difficoltà. Anche se ora, qualche sospetto gli giunge: «Giacino sapeva che io lavoravo anche con Leardini, avrebbe dovuto sapere che incontrandomi avrebbe potuto mettermi in difficoltà. Non so davvero se lo abbia fatto nella speranza di ottenere da me qualche informazione. Ma io non sapevo proprio nulla». Quanto al quadro accusatorio emerso ai danni dell'amico, il tecnico si dice stupefatto: «Mai avrei pensato a qualcosa del genere. Se davvero ha fatto quel che si dice, è stato molto ingenuo, con tutti i controlli che ci sono oggi». Alessio Corazza «Tranquillo, indagine archiviata» Le «errate» convinzioni della Lodi che oggi incontrerà la pm insultata VERONA E pensare che quella volta, a luglio, lei si era presentata nell'ufficio di Leardini per rassicurarlo sulla questione della lettera del «Corvo». Come ricorda l'ordinanza del gip Taramelli, «la Lodi era passata alcune volte dagli uffici di Leardini per rassicurarlo sulla questione della lettera, asserendo che la procura aveva archiviato l'anonimo». Un'informazione decisamente sbagliata perché, a distanza di poco più di 8 mesi, è stato dimostrato che l'indagine a carico dell'ex vicesindaco Vito Giacino e di sua moglie Alessandra Lodi era tutt'altro che archiviata. Nonostante le affermazioni estive della giovane avvocato, l'inchiesta coordinata dal pm Beatrice Zanotti è proseguita a ritmo serrato, arrivando fino all'arresto della coppia con le accuse di concussione e corruzione. Finiti nei guai per aver intascato più di 600mila euro in tangenti dall'imprenditore Alessandro Leardini. Quello stesso imprenditore che oggi, nell'ufficio del gip Taramelli, sarà sentito con la formula dell'incidente probatorio per confermare quanto denunciato alla polizia giudiziaria nel corso di una serie di audizioni: le mazzette, le consulenze false, gli incontri con Giacino. Un «secondo round» dopo l'incontro della settimana scorsa durante il quale il costruttore (assistito da Nicola Avanzi e Marco Pezzotti) ha risposto alle domande del pm. Oggi sarà la volta del controesame degli avvocati della coppia, Filippo Vicentini e Apollinare Nicodemo. L'appuntamento è fissato per le e non è ancora certa la presenza dei coniugi Giacino. Molto probabile che compaiano entrambi. La Lodi sarà sicuramente in tribunale perché alle 13 dovrà comparire davanti al gip per l'interrogatorio di garanzia della seconda ordinanza emessa a suo carico dopo che i giudici del Riesame l'avevano «liberata» per un inghippo con la nomina del suo avvocato. Ed è facile che decida di fermarsi per assistere anche all'incidente probatorio del suo grande accusatore. La moglie dell'ex vicesindaco, nuovamente ai domiciliari, potrebbe così trovarsi faccia a faccia con la pm Zanotti. La stessa che insultava nelle conversazioni intercettate al telefono dopo il suo arresto di febbraio. E.P.

3 L'EX VICESINDACO AGLI ARRESTI. I particolari dell'ordinanza del tribunale del Riesame Quel parere «bizzarro» per i lavori nella casa Giampaolo Chavan Il via libera all'ampliamento dell'appartamento Giacino-Lodi con il benestare di Comune e Regione è nel mirino dei giudici giovedì 13 marzo 2014 CRONACA, pagina 9 C'è anche il «singolare» caso, come riporta l'ordinanza del riesame di Venezia, della «Termosanitaria Pasinato srl». La società è creditrice nei confronti della coppia Giacino Lodi di più di 86 mila euro per i lavori nella casa di via Isonzo 11 ma è stata ligia al pagamento di euro per le consulenze della consorte dell'ex vicesindaco. Una somma pagata in un'unica soluzione il 3 gennaio 2012 mentre gli 86mila euro saranno pagati in 4 rate dalla Lodi fino al 31 dicembre 2017, come già riportato su queste colonne. È quanto emerge dalla carte processuali nell'inchiesta a carico della coppia, accusata di concussione oltre che di corruzione nella nuova formula insieme all'imprenditore Alessandro Leardini. I due, a parere dell'accusa, avrebbero incassato 600mila euro di tangenti e si sarebbero fatti promettere un milione e 270 mila euro tra il 2008 e il marzo La società di impianti sanitari ha realizzato i lavori insieme alla Soveco spa nell'abitazione della coppia. Occorre precisare che nè i vertici della Pasinato srl nè quelli della Soveco spa, ambedue beneficiarie di lavori del Comune, sono indagati in questa inchiesta. Ma questa vicenda, a parere sia del gip Guido Taramelli che dei giudici del riesame, appare estremamente significativa ai fini della definizione della responsabilità penali della coppia Giacino Lodi. I lavori di ristrutturazione, scrive il gip, «danno efficacia alla tesi sulla capacità di Giacino di intervenire e influenzare, a seconda dei suoi interessi, la gestione delle relative pratiche». Gli fa eco l'ordinanza del tribunale del riesame con la quale è stata rigettata la richiesta di scarcerazione presentata dal braccio destro di Tosi: «È del tutto chiara ed evidente l'influenza che Giacino era in grado di esercitare sia dal punto di vista politico sul Consiglio comunale che gerarchico sui dipendenti dell'ente (...) e sulle ditte che hanno eseguito le opere di restauro della sua abitazione e avevano accettato condizioni particolarmente sfavorevoli». E quali sono queste situazioni di svantaggio? La Soveco spa, beneficiaria dell'appalto per i lavori del ponte San Francesco, ha concesso uno sconto per i lavori sui 933 mila euro pattuiti del 26,6% pari a euro. La coppia Lodi Giacino aveva pagato 455mila euro: mancavano 230mila euro di cui 70 mila euro sono stati pagati con un assegno al momento della transazione tra la coppia e la Soveco. «Lodi», scrive il gip, «risulta debitrice di 160mila euro da pagare in 4 rate da 40mila euro con scadenze fino al 31 dicembre». All'origine di questi sconti, è la tesi della difesa, ci sarebbero le contestazioni presentate alle due aziende. Ma c'è un altro passaggio che ha attirato l'attenzione anche dei giudici del riesame di Venezia e si riferisce a un parere relativo ottenuto dalla Regione per ottenere l'ampliamento dell'appartamento di via Isonzo 11, acquistato dalla Lodi. I giudici lo definiscono «bizzarro» e si tratta del documento con il quale si è dato il via libera ai lavori in casa della coppia dopo la richiesta dell'ufficio del Comune, gestito da Mauro Grison, «persona di fiducia di Giacino per come riferito da Leardini», scrive il gip. A quel parere, riporta l'ordinanza «veneziana», «seguiva una delibera del Consiglio comunale che modificava la precedente situazione in modo favorevole ai nuovi proprietari». La considerazione finale appare lapidaria: «È il caso di evidenziare che finchè il bene apparteneva al semplice quivis de populo (il precedente proprietario ndr) nessun organo amministrativo aveva assunto la benchè minima iniziativa» per i lavori di ristrutturazione.

4 Trovata la carta «mancante» per l'attico VERONA La carta dispersa è rispuntata. Ieri, il Corriere di Verona, in un articolo sulle autorizzazioni ottenute dall'ex vicesindaco Giacino per la ristrutturazione del suo attico, dava conto che la richiesta di un parere alla Regione del dirigente Mauro Grison, richiesta in copia dal capogruppo Pd Michele Bertucco, non era risultata reperibile in Comune. Grison precisa ora che la documentazione «è stata fornita», dopo averne ottenuto una copia dalla Regione. L'ex poliziotto in politica «Vedevo Vito, e allora?» VERONA Il nome del consigliere della seconda circoscrizione Graziano Maggio è finito nell'ordinanza dei giudici del Tribunale del Riesame che hanno confermato la detenzione in carcere per Vito Giacino. La frequentazione tra Maggio e Giacino, sarebbe una ulteriore prova che le dimissioni da vicesindaco «non hanno automaticamente posto il Giacino al di fuori del suo "contesto" politico di riferimento». Maggio è il capogruppo della lista Tosi nel parlamentino della circoscrizione ed uno dei fedelissimi di Giacino. «Non c'è nulla di nascosto - spiega lui - ho fatto la campagna elettorale con lui e a lui mi sono rivolto per alcune questioni relative agli impianti sportivi di Parona, dove stiamo cercando di rifare i nuovi spogliatoi». Maggio è effettivamente impegnato come allenatore di calcio dei ragazzi. Di questo si è parlato nell'incontro citato dai giudici? «No, ma non vengo certo a dirlo a lei. Eventualmente, se me lo chiederanno, lo dirò ai miei ex colleghi». Già, perché Maggio è un ex poliziotto, attualmente in pensione. Proprio la Polizia di Stato ha condotto le indagini su Giacino e la moglie. In ogni caso, Maggio assicura che nei contatti con l'ex vicesindaco si è sempre parlato di «cose della circoscrizione». L'ultima volta che ci sono sentiti? «Poco prima che venisse arrestato. Una cosa, ovviamente, che non mi è piaciuta per niente». A.C. Commissione consiliare d'inchiesta In quattordici firmano la richiesta VERONA «Finalmente si arriva in consiglio comunale: e adesso vedremo chi ha davvero a cuore la trasparenza amministrativa e chi invece preferirebbe non parlarne». Michele Bertucco presenta così la richiesta di una commissione consiliare d'indagine, che questa sera infiammerà il dibattito in consiglio comunale. Accanto a lui, i consiglieri del Pd e del Movimento 5 Stelle, ma la proposta di delibera è firmata anche da Forza Italia, da Sel e da Luigi Castelletti del gruppo misto. Totale 14 consiglieri. Secondo il grillino Gianni Benciolini «la commissione deve poter operare a 360 gradi, non solo sulle materie su cui indaga la procura e per questo non ha senso dire che vogliamo interferire con essa, ma anche su altri atti amministrativi». E Benciolini fa un esempio concreto: «In Agec sono stati reintegrati al loro posto di lavoro 5 funzionari rei confessi: vogliamo sapere come e perché, quali mansioni avranno e via dicendo». Da Damiano Fermo (Pd) anche una stoccata alla curia: «Non accettare la commissione significa non voler dare la possibilità alla complessa macchina gestionale pubblica di rialzarsi. E chi ha forte influenza sull'opinione pubblica veronese - aggiunge Fermo - ha la responsabilità di aver sempre protetto e sostenuto chi mostra una modalità di gestione opaca e autoreferenziale: e fra tutti viene in mente la costante vicinanza del vescovo Zenti al primo cittadino». (l. a.)

5 POLITICA E INCHIESTE. Consiglio, richiesta di commissione d'indagine Urbanistica, in aula si va alla resa dei conti Report cerca nuovi elementi e contatta Paternoster «Forse perché girava voce che ero moroso di Tosi» giovedì 13 marzo 2014 CRONACA, pagina 9 Resa dei conti,oggi in Consiglio comunale, sulla proposta di commissione d'inchiesta su vicenda Giacino, Parentopoli e caso Agec, chiesta da 14 consiglieri della minoranza, di Pd, Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Sel e Gruppo Misto. «Questo strumento non è quella sorta di tribunale del popolo come qualcuno ha cercato di dipingere, né una brutta copia dell'inchiesta della magistratura. Più semplicemente, la commissione d'indagine è l'opportunità di riflettere concretamente su quanto non ha funzionato». Lo dichiarano i consiglieri del Pd Michele Bertucco, Orietta Salemi, Luigi Ugoli, Damiano Fermo e Fabio Segattini, e Gianni Benciolini e Luca Mantovani del M5S. Pd e 5 Stelle ribadiscono che «per tutti gli indagati vale il principio dell'innocenza fino a prova contraria. Ma non si può nascondere la testa sotto la sabbia. Un amministratore pubblico dev'essere al di sopra di ogni sospetto e quando tale condizione non è data, la politica deve intervenire anche senza attendere i tempi della verità giudiziaria. D'altra parte, se non per vicende come queste, che cosa deve succedere per giustificare una commissione d'indagine secondo l'articolo 14 del Regolamento del Consiglio comunale?». Intanto, mentre la Polizia giudiziaria ha acquisito in municipio ulteriore documentazione su delibere di edilizia privata (delega che aveva Giacino), non si allenta la morsa di Report, trasmissione di Rai Tre il cui coautore Sigfrido Ranucci, che sta svolgendo un'inchiesta su Verona, è stato querelato da Tosi. Alla trasmissione di Telearena «Oltre il Tg» il presidente di Agsm e segretario della Lega Paolo Paternoster ha detto infatti in diretta di essere stato contattato martedì da Report con l'intento, per lui, di screditare il sindaco. E ha citato un video diffuso su You Tube con Ranucci in cui «una leghista da me espulsa», spiega Paternoster, «dice che io sono stato il primo fidanzato di Tosi. Non il fidanzato; il primo». E scherzando, conclude, «sarà per questo che mi hanno cercato».e.g. Bagarre e contestazioni sui lavori a Quinzano giovedì 13 marzo 2014 CRONACA, pagina 9 Bagarre in consiglio della seconda circoscrizione per la lottizzazione di Quinzano. Il presidente Grigolini è costretto a chiudere la seduta dopo la contestazione dei cittadini ribattuta da alcuni consiglieri della maggioranza. Tutto è iniziato con l'apertura della discussione sul «caso Giacino» immediatamente dopo la lettura dell'ordine del giorno presentato dal Pd sul tema del Piano degli interventi nel territorio della seconda circoscrizione. La richiesta esposta in tarda serata dal capogruppo Mario Gianelli puntava al blocco totale di tutte le attuali procedure collegate al Piano degli interventi della circoscrizione, in particolare quelle oggetto di indagine giudiziaria, come il Pua «San Rocco» di via Selva di Quinzano. Gianelli ha osservato come il Piano degli interventi attualmente in vigore ha straordinariamente interessato il territorio della seconda circoscrizione nel quasi totale consumo della superficie edificabile prevista dal Patm, aggiungendo che «molti di questi interventi risultano oggetto di indagine giudiziaria». Un tema caldo per i residenti della frazione ai piedi del monte Cavro: già nel 2010 era stata presentata una istanza suffragata da una raccolta di firme per fermare l'ampliamento dei nuovi palazzi di via Selva. E anche in aula i residenti hanno fortemente espresso il loro disappunto attaccando la maggioranza. Alcuni consiglieri hanno ribattuto accendendo ancor più gli animi mossi dal malcontento per una «ferita al territorio difficilmente sanabile». La diatriba è sulla responsabilità di quanto accaduto in via Selva, che i cittadini imputano all'attuale amministrazione, ma i consiglieri di maggioranza ribattono dicendo che «il consiglio di circoscrizione aveva

6 espresso parere negativo». Per i presenti in sala non è bastato, e c'è chi ha ricordato che si tratta di un'area paesaggistica vincolata. Ma gli interventi del pubblico non sono ammessi, una regola che è stata ampiamente infranta tanto che a un certo punto il presidente Grigolini ha sospeso la seduta rinviando al prossimo consiglio gli ordini del giorno sul Piano degli interventi. Anche il M5S aveva preparato un odg che il capogruppo Albrigo riassume: «Le vicende giudiziarie dell'ex vicesindaco Giacino sono un'altra occasione per denunciare cosa sta avvenendo nel Comune e nella circoscrizione».m.cerp. Borgo Roma Pd e M5S: «Sospendere il Piano degli interventi» giovedì 13 marzo 2014 CRONACA, pagina 9 Una sospensione definitiva nel processo di realizzazione delle opere presenti nel Piano degli interventi. O quantomeno una moratoria per valutare ombre e rischiarare dubbi. È quanto chiesto dai consiglieri del Movimento 5 Stelle e del Pd del parlamentino di Borgo Roma, dove si preme per «valutare la regolarità dei provvedimenti e procedimenti» definiti nel mandato dell'ex assessore all'urbanistica Giacino, ora agli arresti. «La concessione di un numero eccessivo di centri commerciali, di poli direzionali, terziari e alberghieri, in un periodo di grave crisi economica» lascia perplessi, come pure la mancanza di un disegno complessivo tra le varie lottizzazioni.c.b. A Lazise arrivano Croce e Tessadri Paternoster: Report mi ha chiamato VERONA Dopo la defezione del giornalista di Report, Sigfrido Ranucci, che ha deciso di non partecipare ritendola una iniziativa «politica», l'incontro di domani sera su corruzione e malaffare a Lazise, organizzato dalla parrocchia e intitolato «Le mani sul Lago di Garda», ha trovato due nuovi relatori: Michele Croce, ex presidente di Agec e grande accusatore del «sistema Tosi», e il giornalista del Fatto Quotidiano Paolo Tessadri, che in questi mesi si è occupato di presunte infiltrazioni malavitose a Verona. Assieme a loro, confermata la presenza dell'inviato de L'Espresso Paolo Biondani e del capogruppo del Pd in Comune Michele Bertucco, invitato in quanto ex presidente di Legambiente (numerose, ai tempi, le sue denunce sulla cementificazione del lago) e autore dell'esposto che ha avviato l'inchiesta contro l'ex vicesindaco Vito Giacino. Ieri, intanto, il segretario della Lega Nord Paolo Paternoster ha rivelato di essere stato contattato dalla redazione di Report per un'intervista. «Penso volessero chiedermi di quanto si dice nei famosi video con le dichiarazioni del giornalista Ranucci (ripresi dall'ex leghista Sergio Borsato, che poi li ha consegnati a Tosi, ndr) - ha spiegato - dove un'ex leghista, che io ho espulso, ha detto che io sarei stato il primo fidanzato di Tosi». Filobus, via libera al progetto definitivo Casa di Giulietta, ok alla nuova entrata VERONA Via libera della giunta comunale al progetto definitivo per il filobus nonché alla realizzazione (in project financing) del nuovo ingresso alla Casa di Giulietta, non più da via Cappello ma da piazzetta Navona (ovvero da una delle entrate del Teatro Nuovo). Sul primo punto, l'assessore Enrico Corsi, affiancato dal collega Gigi Pisa, ha confermato che le variazioni apportate comportano un maggior costo di quasi 11 milioni di euro che rientrano comunque nei fondi ottenuti grazie ai ribassi d'asta (per 24 milioni di euro, rispetto alla cifra che era stata prefissata) ottenuti durante la gara d'appalto. Resta peraltro in ballo una modifica molto attesa in Borgo Venezia, quella dello sdoppiamento di percorso del filobus su via Pisano e via Spolverini, ma Corsi ha spiegato che si provvederà a realizzarlo una volta che siano finalmente partiti i

7 lavori. «Adesso - ha detto l'assessore alla Mobilità - la priorità è quella di far partire il cantiere, mentre l'iter prevede l'approvazione definitiva del nuovo finanziario da parte del ministero, entro la fine del mese di marzo. Da quel momento si comincerà finalmente a lavorare a stralci, iniziando da piazzale XXV Aprile». Via libera anche al nuovo ingresso alla Casa di Giulietta, non più da via Cappello bensì da una delle entrate del Teatro Nuovo, in piazzetta Navona. L'ok della giunta è arrivato ieri mattina, dopo il parere legale (positivo) redatto e firmato dal professor Giovanni Sala per far fronte alla battaglia legale avviata dai condòmini del cortile, contrari allo spostamento. Si va quindi avanti, affidando la realizzazione e la gestione alla Fondazione Atlantide, Teatro Stabile di Verona, di Paolo Valerio, che adesso dovrà approntare rapidamente (tra l'entrata del Teatro Nuovo in piazzetta Navona, il corridoio e il foyer teatrale arrivando al cortile con la celeberrima statua restaurata) un «percorso museale, culturale ed emozionale ispirato al balcone di Giulietta e denominato Giulietta in Love». L. A. TRASPORTO PUBBLICO/2. Atv, dai grillini sospetti di bando su misura La profezia dei 5Stelle «Zaninelli confermato» I consiglieri «anticipano» sul loro sito anche i nomi dei vincitori di un concorso alla Fondazione Arena giovedì 13 marzo 2014 CRONACA, pagina 8 «Stefano Zaninelli verrà confermato direttore generale dell'atv». Il Movimento 5 Stelle, dicendo di volersi dare all'arte divinatoria, pronostica che «domani, nella riunione del cda dell'azienda del trasporto pubblico, l'ex dg Zaninelli sarà dichiarato vincitore del bando per l'assunzione di un nuovo direttore generale». Non solo. I pentastellati, in particolare Luca Mantovani e Riccardo Saurini, capogruppo e consigliere in Comune, e Alessandro Gennari, responsabile comunicazione, estendono le profezie a un altro concorso pubblico: quello aperto ( e non ancora concluso) dalla Fondazione Arena per la selezione di un responsabile del settore regia e di un coordinatore della produzione. I nomi dei due presunti futuri vincitori vengono fatti in un video sul blog del Movimento. Tornando al caso Atv, spiegano Mantovani, Saurini e Gennari, i sospetti prendono le mosse dal profilo di candidato tratteggiato nel bando. «Si chiede comprovata esperienza, "almeno quinquennale", nella dirigenza di aziende di trasporto pubblico locale. Requisito che pare un abito cucito addosso a Zaninelli. Ma per scongiurare l'esclusione dell'ex dg, su cui pendono tre indagini e un rinvio a giudizio», continuano, «nel bando si evita di precludere la candidatura a coloro che abbiano riportato condanne penali o siano coinvolti in processi. Si legge solo dell'obbligatorietà di "dichiarare eventuali procedimenti in corso"». La prima indagine riguarda la "Parentopoli" scaligera, dove Zaninelli è indagato con altri dieci dirigenti di aziende pubbliche (Amia, Atv, Amt, Transeco, Serit). La seconda è relativa a due assunzioni sospette nell'atv, per le quali il magistrato ha ottenuto prima la sospensione per due mesi di Zaninelli dall'incarico e poi il suo rinvio a giudizio. La terza indagine riguarda una turbativa d'asta sugli appalti delle pulizie dei bus. Mantovani conclude: «Noi ci auguriamo che le nostre previsioni siano sbagliate. Ma per evitare future occasioni di cattivi pensieri proporremo in Consiglio comunale una delibera per l'introduzione di regole stringenti contro i clientelismi nelle nomine in tutti gli enti pubblici». Approfittando del burrascoso clima politico, il M5S chiama a parlare in città i suoi parlamentari, tra cui Alessandro Di Battista e quelli sospesi per l'assalto ai banchi del Governo dopo l'approvazione del decreto Bankitalia. L'incontro si terrà lunedì 17 alle al teatro Stimate.L.CO

8 Ghiacciaia degli ex Magazzini Niente Auditorium, arriva Eataly Accordo con Cariverona, il progetto curato dall'archistar Botta VERONA Colpo di scena a Verona sud: arriva Eataly, di Oscar Farinetti. Ma l'insediamento non troverà spazio nell'area dell'ex Mercato Ortofrutticolo, bensì all'interno degli ex Magazzini Generali, e per la precisione sotto la splendida cupola della «ghiacciaia», uno dei simboli della storia industriale di Verona, il luogo in cui, finora, si pensava di far sorgere un Auditorium. La decisione è stata presa dopo una serie di colloqui riservati tra il sindaco Flavio Tosi, l'ingegner Paolo Biasi, presidente di Cariverona, e Oscar Farinetti, notissimo fondatore di Eataly, oltre che esponente di punta del mondo imprenditoriale più vicino a Matteo Renzi (del cui governo è stato a un passo dal far parte). Tutti i dettagli dell'accordo saranno rivelati (prevedibilmente con notevole amplificazione mediatica) nel corso della prossima edizione di Vinitaly. Ma la sostanza è già stata spiegata ieri dal sindaco Tosi, dal direttore generale di Cariverona, Fausto Sinagra, e dal vicesindaco Stefano Casali. Il dottor Sinagra ha spiegato come, dopo una serie di colloqui informali, nel gennaio scorso «Natale Farinetti, detto Oscar» abbia chiesto ufficialmente di avere in locazione da Cariverona (che ne è la proprietaria) la Rotonda degli ex Magazzini Generali, per farne la sede del «più importante centro Eataly d'italia, punto di riferimento per il Veneto, il Trentino e il Friuli, da realizzare su di un'area di 11mila metri quadri, più un parcheggio da 850 posti». Sinagra, da banchiere navigato, ha sottolineato il peso economico di Eataly («oltre 200 milioni di fatturato, sedi a Milano, Roma, Firenze e Torino ma anche a New York, Toronto, Chicago e Dubai») ricordando come solo 48 ore prima la holding di Farinetti avesse ricevuto una «iniezione» di 120 milioni di euro vendendo il 20 per cento delle azioni, attraverso la società Tamburi, a nomi di primo piano del settore come Lavazza, Ferrero, Branca, Marzotto e altri. Ovviamente soddisfatto il sindaco, che, a prevenire possibili interrogativi frutto di non lontane esperienze, ha spiegato subito che «il nuovo progetto ha già avuto l'approvazione del direttore regionale per i Beni Culturali, Ugo Soragni, che sarà con noi alla presentazione ufficiale, durante Vinitaly». Dopo di che, Tosi ha ricordato come la Fiera sia stata d'accordo nel definire «non indispensabile» la realizzazione del previsto Auditorium, vista l'ampia offerta già esistente a Verona di strutture di quel genere, dalla Gran Guardia alla stessa zona fieristica». Onde evitare altre possibili obiezioni, il sindaco ha poi aggiunto come «Eataly non sia solo un centro vendita ma molto di più, visto il suo attivismo anche culturale». «Non a caso - ha detto da parte sua Sinagra - Farinetti si è molto interessato alla storia della ghiacciaia, dove un tempo arrivavano da tutta Europa treni ricolmi di cibo, da conservare appunto nella ghiacciaia, grazie ad una "macchina del ghiaccio" che l'imprenditore vuole preservare e mettere in mostra, come base di una zona espositiva destinata alla cultura enogastronomica del nostro territorio». Il sindaco ha poi aggiunto che si punta ad un intervento di grande pregio, su progetto dell'architetto svizzero Mario Botta (lo stesso che aveva lavorato finora al progetto per l'auditorium, ndr), che ha già ricevuto il parere favorevole da parte della Soprintendenza e della Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici del Veneto». Tosi si è tolto infine anche il classico sassolino dalla scarpa, ricordando che «questa è un'ulteriore risposta a chi dice che Verona è ferma e che non arrivano né investimenti né posti di lavoro: Eataly è la realtà che conoscete e ha già firmato il preliminare con Cariverona - ha concluso - mentre Ikea ha confermato che arriverà, mentre nella vecchia Zai sono già in corso i lavori per grandi riconversioni di aree industriali, dalle ex Adige a molte altre». Quanto alla tempistica, il vicesindaco Casali ha spiegato che il Comune è già al lavoro (con due funzionari da ieri in Regione per accelerare i tempi) per il cambio di destinazione urbanistica dell'area, cambio che dovrebbe arrivare entro 6 mesi, mentre il contratto stipulato da Cariverona prevede che i lavori durino tra i 18 e i 24 mesi a partire dall'approvazione comunale del progetto. In tutto quindi, 2 anni, massimo due anni e mezzo, prima che «Eataly Verona» apra i battenti. Lillo Aldegheri

9 Un impero nel mondo valutato 600 milioni e che andrà in Borsa giovedì 13 marzo 2014 CRONACA, pagina 7 Eataly nasce, nel 2007, da un'idea di Oscar Farinetti, già proprietario di UniEuro. L'obiettivo, che si pone in un'ottica di riscoperta culturale delle radici enogastronomiche, è quello di dimostrare come i prodotti di alta qualità possano essere accessibili a tutti. Proporre il meglio delle produzioni artigianali a prezzi ragionevoli è reso possibile dalla creazione di un rapporto diretto tra il produttore e il consumatore. Il segreto di Eataly consiste in una grande intuizione e determinazione di Farinetti: accorciare il più possibile la filiera. In questo modo i produttori portano direttamente i loro prodotti a Eataly che diventa così luogo in cui vendita, ristorazione, didattica e cultura trovano un punto di incontro. Questa formula sta ottenendo un grande consenso anche fuori dai confini nazionali. Il primo supermercato al mondo di alta gastronomia è stato aperto a Torino, nella vecchia fabbrica del vermouth Carpano, davanti al Lingotto. In breve tempo sono state aperte sedi a Milano, Firenze, Roma ma, anche a New York e a Tokyo. E molti sono i progetti in fase di realizzazione; tra questi, F.I.CO Eataly World, il parco tematico dedicato all'agroalimentare italiano d'eccellenza, che aprirà alle porte di Bologna. Un'Expo permanente in cui centinaia di piccole e medie aziende italiane di alta qualità potranno mostrare in diretta l'iter produttivo delle loro creazioni. «Un luogo in cui», ricorda Farinetti, «la bellezza del settore agroalimentare italiano verrà presentata e narrata dalla sua nascita nella terra madre fino al suo arrivo nel piatto o nel bicchiere. Uno spazio dove i bambini e i giovani di tutta Italia potranno capire l'immenso patrimonio della propria nazione e una moltitudine di turisti potrà godere delle meraviglie enogastronomiche del nostro Paese». La holding della famiglia Farinetti ha, da poco, ceduto per 120 milioni il 20 per cento del suo capitale sociale al Fondo Tamburi, in cui compaiono i grandi nomi dell'agroalimentare italiano, come Lavazza e Ferrero. Ma, anche, Marzotto, Branca, Lunelli e Angelini. Tutti consapevoli delle grandi potenzialità della formula di Farinetti. La quotazione in borsa del brand Eataly è prevista entro il LA STORIA. Ritorno all'antico: qui si smerciava frutta, verdura e farine Una «ghiacciaia» europea gioiello degli anni Trenta giovedì 13 marzo 2014 CRONACA, pagina 7 L'arrivo di Eataly potrebbe rappresentare una scossa non solo per Verona sud ma per tutta la città sotto il profilo dell'impatto economico e enogastronomico. Nello spazio dedicato alla creatura di Farinetti sono previsti 850 posti auto e decine di assunzioni soprattutto di giovani in una realtà, Verona, da sempre capitale dell'agroalimentare. Si tratta anche di un recupero filologico delle antiche funzioni di questo luogo di archeologia industriale che ritornerà ad essere punto di smercio alimentare: costruita a fine Anni Venti, la stazione frigorifera sormontata dalla splendida cupola fu la prima realtà economica che si stabilì, oltre Porta Nuova, in fondo a viale Piave. L'Ente Magazzini Generali acquistò il terreno su cui sorgeva il forte austriaco Clam, e diede inizio alla costruzione di un impianto composto di magazzini per le merci estere e nazionali, magazzini da affittare a privati, celle frigorifere per le merci deperibili ed un'immensa fabbrica di ghiaccio. Nel '28 i Magazzini erano in piena attività e movimentavano merci per quintali. Venivano stoccati «cereali, farina, paste, prodotti vegetali» e refrigerati nell'apposito magazzino anche 115 vagoni di pesche poi spediti a Berlino e a Monaco. Nel suo genere, era la stazione frigorifera più grande d'europa costruita con 150 mila giornate di lavoro, 5 mila tonnellate di cemento e calce e mille tonnellate di ferro e di altri metalli con 35 chilometri di serpentine frigorifere.

10 Nel 1930, i Magazzini erano una struttura modello: il complesso obbediva a criteri di razionalità economica, oltre a presentare qualche pregio architettonico che ne faceva uno dei migliori esempi di architettura industriale del tempo. La destinazione delle merci vedeva al primo posto la Germania che riceveva circa i due terzi delle merci e che rappresentava il più importante mercato di sbocco per i nostri prodotti ortofrutticoli, in particolare pesche, ciliegie, fragole e ortaggi. Ma qui affluivano anche, la frutta e le verdure dell'italia centrale e meridionale che erano dirette ai mercati dell'europa centrale. Vicino alle celle frigorifere sono nate poi le gallerie del Mercato Ortofrutticolo (ora ex) che, come ha assicurato Tosi, resteranno a disposizione del Comune per altre destinazioni commerciali e culturali, tenendo presente che a fianco (nell'attuale area parcheggio) arriverà anche l'esselunga di Caprotti. Nelle gallerie una teatro per il quartiere VERONA L'arrivo di Eataly alla ghiacciaia degli ex Magazzini Generali sarà accompagnato da altre tre novità importanti, nella stessa zona: una struttura teatrale all'interno di una delle «gallerie» dell'ex Mercato Ortofrutticolo, la creazione di una grande piazza di fronte alla chiesa di Santa Teresa e la continuità operativa garantita a Interzona. A spiegarlo è il presidente della V circoscrizione, Fabio Venturi, che ha partecipato all'intensa discussione che si è svolta nelle ultime settimane, su questi temi, tra Comune e Cariverona. «La Fondazione - spiega adesso Venturi - ha dimostrato grande sensibilità alla nostra richiesta di ottenere uno spazio culturale di cui possa usufruire il quartiere. Una volta rinunciato al progetto per l'auditorium, abbiamo concordato la realizzazione di uno spazio teatrale, grazie ai contributi di Cariverona, all'interno di una delle gallerie rimaste all'ex Mercato. E non solo: grazie all'abbattimento del magazzino 28 (quello il cui muro esterno incombe oggi su chi parcheggia davanti a Santa Teresa, ndr) avremo finalmente una vera piazza in quella zona. E fa parte dell'accordo anche la garanzia che Interzona potrà rimanere dove si trova, dando continuità ad un'associazione che spesso ha posizioni politiche opposte alle mie ma che è comunque gestita con grande correttezza e capacità professionale». Borgo Roma, ciclabile «regalata» da Brico giovedì 13 marzo 2014 CRONACA, pagina 8 Il caotico incrocio tra via Flavio Gioia, via dell'esperanto e via Pasteur sarà finalmente attraversabile anche a piedi e in bicicletta, e la stessa via Flavio Gioia è pronta ad allargarsi, munendosi di un'ulteriore corsia a ridosso del Centro Avanzi, per rendere più snella la svolta verso Sacra Famiglia. L'intervento sarà fatto dalla Elle immobiliare, che si accinge a costruire un Brico Center in via Fleming. La società, rinunciando a realizzare una stradina che sarebbe a suo unico utilizzo privato, si accinge quindi a migliorare la viabilità di Borgo Roma, predisponendo anche una nuova ciclabile fino ai piedi del cavalcavia che si collegherà a quella delle ex Officine Adige. Una novità che è emersa martedì sera nel parlamentino di Verona Sud, e che ha ricevuto il voto contrario di Pd e 5 Stelle, da sempre ostili allo sbarco del futuro Brico. Consiglieri divisi anche alla parola filobus, con la minoranza contraria al parere di non assoggettare l'opera a valutazione d'impatto ambientale. Se il Pd ribadisce il no al passaggio del nuovo tram in mezzo a parco San Giacomo e vicino alle scuole, i grillini premono perché si rinunci al diesel per un'alimentazione meno inquinante, come il metano. Promosso invece all'unanimità l'elenco di strade e marciapiedi che necessitano degli interventi più urgenti, da effettuare con i 200mila euro assegnati dal Comune a ciascuna circoscrizione. Se strada La Rizza, per il pessimo stato in cui versa, ha ricevuto un'ulteriore somma di 200mila euro, nella lunga lista di 48 punti si va dal ripristino dei marciapiedi di via Calvi e via Polveriera Vecchia, alla bitumatura di via dei Grolli e di tratti di marciapiedi del quartiere 1 Maggio. E c'è via Scopella, la strada finita a Striscia la Notizia per essere stata asfaltata solo a metà, nel pezzo di competenza di Castel d'azzano.c.b.

11 IL CONVEGNO. Sabato 15 alle 9 alla Loggia di Fra' Giocondo il dibattito organizzato da Fidapa Gioco d'azzardo e dipendenza numeri in crescita nell'ulss 20 Alessandra Galetto Il dottor Gomma: «In un anno casi raddoppiati: è emergenza» giovedì 13 marzo 2014 CRONACA, pagina 12 Un fenomeno che colpisce un numero sempre più significativo di popolazione, con gravissimi effetti in termini di spesa sociale e sanitaria. È il gioco d'azzardo, ultima dipendenza contro la quale anche nella nostra città sono partiti progetti di prevenzione che coinvolgono soggetti differenti, dai medici agli psicologi alle forze dell'ordine. Per fare il punto sulla situazione Fidapa (Federazione Italiana Donne nelle Arti Professioni e Affari) ha promosso il convegno «Quando il gioco d'azzardo diventa dipendenza: cause, effetti, rimedi», che si svolgerà sabato 15 marzo dalle 9 alle 12,30 alla Loggia di Fra' Giocondo. L'incontro è stato presentato ieri in Provincia dall'assessore alla Cultura e Identità Veneta Marco Ambrosini, insieme alle rappresentanti Fidapa Anna Mazzaglia, Daniela Fortini, Marisa Saggiotto, Graziella Vettrioli e ad alcuni relatori del convegno, Maurizio Gomma, direttore del dipartimento delle Dipendenze dell'ulss 20 e Giuliana Guadagnini, psicologa clinica. «Questo convegno offre una opportunità di riflessione in merito ad una delle dipendenze che, a causa anche della crisi, sta coinvolgendo sempre più persone anche nel nostro territorio», ha detto Ambrosini, ricordando che il dibattito di sabato toccherà gli aspetti giuridici civili e penali che coinvolgono il giocatore e la sua famiglia, le principali tipologie e forme di gioco d'azzardo presenti nel nostro territorio, ma cercherà anche di promuovere un confronto sulle cause scatenanti del disturbo, sulle possibili strategie da mettere in atto per prevenirne la comparsa e sulle terapie da adottare per la sua cura. «Il gioco d'azzardo patologico è un fenomeno in netta e costante espansione, che muove volumi di spesa elevati», ha spiegato il dottor Gomma. «Il numero dei soggetti presi in carico dal Dipartimento è raddoppiato in un anno, passando da circa 50 persone nel 2012, a quasi 100 nel A livello nazionale sono circa 600mila le persone interessate da questo problema. Per porre un freno a una piaga sociale che affligge numeri crescenti di persone, è più che mai necessario agire con un efficace lavoro di rete». «La Regione indifferente Irap più alta per le slot» giovedì 13 marzo 2014 CRONACA, pagina 12 «Il Consiglio regionale aveva l'opportunità di regolare una volta per tutte la presenza delle macchinette mangia-soldi in locali e spazi pubblici ma ha nuovamente deciso di non decidere. Adesso venga portata subito in approvazione la mia proposta di legge in materia che da mesi viene tenuta ad ammuffire nei cassetti del Consiglio regionale». A parlare è Stefano Valdegamberi, consigliere regionale presidente di Futuro Popolare, che con queste parole commenta la bocciatura per tre voti avvenuta ieri del suo emendamento al bilancio regionale che prevedeva aliquote Irap più care di un punto per i locali con slot machines, sgravi, sempre di un punto, per quelli che non li ospitano e distanze minime di 500 metri della sale da gioco dai luoghi di aggregazione giovanile. «Mi auguro», prosegue Valdegamberi, «che dopo questa ennesima dimostrazione di mancanza di volontà venga portata in discussione, ed approvata, quella proposta che ho depositato sulla scorta delle normative adottate da altre Regioni, come la Lombardia».

12 SAN MICHELE E PORTO. Ancora polemiche per l'assegnazione gratuita del Nuovo a un'associazione ambientalista Teatro e Giarol, è scontro in Settima L'ex assessore Pozzerle replica a Gugole sulla gestione della Fattoria didattica: «Tutto regolare» giovedì 13 marzo 2014 CRONACA, pagina 15 Non c'è pace per il Consiglio della Settima circoscrizione (San Michele Extra, Porto San Pancrazio). «Dopo il danno, la beffa». Il presidente dell'associazione Cittadini per la tutela del territorio di Verona est, Gianni Giuliari, esce allo scoperto sul caso dell'affitto del Teatro Nuovo, a San Michele. Ciò dopo la mozione approvata in Consiglio circoscrizionale proposta da Lista Tosi, Pdl, 5 Stelle, Cittadini per la Settima, secondo cui il teatro sarebbe stato assegnato gratis dal presidente della circoscrizione Riccardo Delfanti (Pd) a un'associazione il cui vicepresidente è un esponente del Pd. Affermazione già smentita dallo stesso Delfanti (L'Arena di lunedì). Giuliari, in una nota inviataci, illustra l'iter che ha portato la sua associazione, dal 31 ottobre, a chiedere per iscritto di utilizzare gratis il teatro per una serata sulle emergenze ambientali di Verona Est, in collaborazione con altri comitati, fino alla richiesta di patrocinio alla circoscrizione, approvata (solo questa) all'unanimità dal Consiglio. E il 7 marzo è stato deciso di rimandare l'argomento al Consiglio di aprile, dando mandato alla commissione di lavoro preposta di esaminare nel frattempo tutte le richieste pervenute dalle associazioni per usare il teatro. Intanto però «il responsabile del Teatro Nuovo, che aveva temporeggiato fino al Consiglio di venerdì 7 marzo», aggiunge Giuliari, «per richiedere il pagamento dell'uso della struttura, ha sollecitato l'associazione a saldare quanto pattuito. Di comune accordo con i gestori del Teatro Nuovo quindi abbiamo stabilito di anticipare 550 euro che saranno consegnati nei prossimi giorni a titolo di garanzia, in attesa che il Consiglio di aprile dia, forse, il benestare per utilizzare gratis il teatro». E Carlo Pozzerle, assessore comunale ai Lavori pubblici ( , Giunta Zanotto), del Pd, replica al consigliere circoscrizionale della Lista Tosi Giorgio Gugole promotore di una mozione, pure approvata venerdì, in cui si contesta che sia stato assegnato un servizio al Giarol Grande, per euro, alla Cooperativa 8 Marzo, guidata dal fratello di Pozzerle, Luciano. Gugole ha anche presentato un'interrogazione per sapere se e come sono stati spesi i 725mila euro che la Giunta Zanotto, nel 2006, aveva deciso di erogare alla Cooperativa 8 Marzo per gestire la fattoria didattica al Giarol Grande. «Da consigliere, dal 2007 al 2012, ho poi votato contro il Pat», dice Pozzerle in una nota, «perché abbondantemente modificato dalla successiva Amministrazione e al successivo Piano interventi che invece Gugole, come consigliere comunale, ha approvato. Sulla trasparenza di alcune scelte del Piano ora vengono sollevati dei piccoli dubbi. Per non parlare di emendamenti accolti o approvati e sull'edificabilità e aumenti di cubatura di alcune aree al Porto San Pancrazio e a San Michele, inserite nel Pi, sulla cui trasparenza Gugole nulla ha avuto da ridire». Pozzerle aggiunge che «il Pdl, di cui Gugole faceva parte, ha votato gli interventi sulle aree Peep, su alcuni dei quali avevamo fatto osservazioni in tempi non sospetti; sulla trasparenza di quelle scelte ora vengono sollevati dei piccoli dubbi. Dico che la trasparenza si applica e basta. E non c'entro con decisioni della Settima».E.G. «Immorale ricorrere all'ammenda perché è un contratto privatistico» I consumatori: «Siamo in sintonia con il ministero dei Trasporti» VERONA L'unica cosa che mette tutti d'accordo è che nessuno ci crede. Difficilmente, il parere del ministero dei Trasporti sul parcheggio negli «stalli blu» (che indica di non comminare sanzioni in caso di superamento dell'orario di sosta, ma solo di chiedere la differenza) avrà effetti concreti sulla maggior parte dei municipi. Insomma, se si sforano i tempi di pagamento come indicati dal biglietto sul cruscotto (o dagli strumenti previsti dai singoli comuni), il rischio sarà sempre lo stesso: una multa. Lo ha già chiarito la polizia

13 municipale di Verona: per il comando di via del Pontiere, infatti, «il parere è superato dal Codice della Strada, che prevede una multa, per ogni periodo per il quale si protrae la violazione, di 25 euro». Intanto le associazioni dei consumatori cominciano a valutare l'idea di accogliere ricorsi, pur con qualche cautela. «Il caso è conosciuto - spiega Davide Cecchinato, segretario di Adiconsum - ma controverso. Il parere del ministero, pur se reso pubblico dai giornali in questi giorni, è datato 2010 e probabilmente deve essere aggiornato. Quello che è importante, al di là dell'entità dell'eventuale sanzione è che si stabilisce che il rapporto tra l'utente e chi eroga il servizio di sosta è di tipo esclusivamente privatistico. In questo modo, il gestore del parcheggio, e per Verona vale per qualsiasi stallo blu, non può ricorrere allo strumento della multa. Delle penali potranno essere previste se menzionate chiaramente in un avviso specificato, ma la richiesta di pagamento non avverrebbe con un atto giudiziario». Ritiene «sacrosanto» il parere del ministero, Roberto Raggi di Sos Consumatore. «Multare per scadenza dei ticket è immorale, come gran parte della politica che regola i parcheggi a pagamento. Si va a infierire sul cittadino che non può fare altro che rischiare continuamente la sanzione, dato la carenza di stalli. E ad elevare la multa non è nemmeno un agente di polizia, come la legge richiederebbe, ma un dipendente di un'ex municipalizzata». Scettici, i sindaci di due grosse comuni come Legnago e Villafranca. Per il primo, Roberto Rettondini «seguire il parere del ministero vorrebbe dire cambiare il senso degli stalli blu, che sono stati istituiti per garantire un ricambio delle auto parcheggiate, non per la sosta perenne. Detto questo, sarei ben felice per il risparmio che deriverebbe ai cittadini, ma chi ci governa deve mettersi d'accordo, ci sono troppe norme contrastanti». Anche per Mario Faccioli, primo cittadino di Villafranca «un provvedimento del genere renderebbe quasi inutili gli stalli blu, i cui proventi, peraltro, vanno indirizzati a specifici capitoli di bilancio e non a rimpinguare le casse del Comune». Ed è proprio l'utilizzo dei soldi ottenuti dalle multe il pomo della discordia anche a Palazzo Barbieri. Per Elisa La Paglia, consigliere del Partito democratico «il nodo fondamentale è cosa se ne fa il Comune di queste risorse. Vanno usate per promuovere mezzi alternativi all'auto e strumenti che possano consentire ciò, come parcheggi scambiatori, anche se far pagare la differenza, anziché la multa sarebbe preferibile». «Il legislatore deve far chiarezza e stabilire se c'è una sanzione o meno - è la posizione di Gianni Benciolini, Movimento 5 Stelle - quel che è certo è che il Comune di Verona incentiva il trasporto privato e fa il possibile per spennare i cittadini, costretti, di fatto a ricorrere all'auto». Davide Orsato SAN MARTINO BUON ALBERGO. Dure prese di posizione dei relatori intervenuti all'incontro dell'associazione «Cosa nostra? Prospera a casa nostra» Vittorio Zambaldo Romani: «La maggior parte dei beni confiscati alla criminalità organizzata nel Veneto è nel Veronese» giovedì 13 marzo 2014 PROVINCIA, pagina 23 Quando il nemico, come il fenomeno mafioso, si insinua sottotraccia, c'è il rischio di abituarsi a conviverci. L'ha ben spiegato Pierpaolo Romani, coordinatore nazionale di «Avviso pubblico-enti locali e regioni per la formazione civile contro le mafie» all'incontro organizzato dall'associazione 37036, con il titolo «Cosa Nostra a casa nostra? Infiltrazioni mafiose in Veneto». «Fa bene alla mafia sostenere che tutti i politici sono uguali, che la mafia è solo al Sud. Poi scopriamo che dentro il sistema ci sono presidenti di squadre di calcio del Nord, ma anche impiegati delle poste, che la Lombardia è stata terra di conquista per anni senza che di fronte agli allarmi qualcuno prendesse le contromisure. Lì abbiamo l'esempio di che cosa significhi negare per anni l'esistenza della mafia, che non è né piovra né cancro», ha precisato Romani, «ma un'organizzazione fatta di persone che vogliono arricchirsi in fretta e temono più la perdita del patrimonio che il carcere». I dati forniti allarmano: il 30 per cento dei

14 proventi da attività illecita è destinato a foraggiare la criminalità, ma ben il 70 per cento è impiegato in attività pulite e lecite. «Ecco perché ci deve preoccupare il terreno di coltura. La mafia si accomoda dove c'è un'evasione fiscale enorme e la stessa Unione Europea ha messo in guardia che là dove impera la corruzione si attira la criminalità organizzata. In Veneto e nel Veronese la mafia si scopre seguendo l'odore dei soldi più che della polvere da sparo», ha aggiunto Romani, ricordando che degli 85 beni confiscati alla mafia in Veneto, la maggior parte è nel Veronese e annunciando che ad «Avviso pubblico» oltre a Bardolino aderiranno presto anche Povegliano e Illasi. Roberto Fasoli, consigliere regionale Pd, è anche primo firmatario della legge 48/2012 e ha illustrato gli articoli di uno strumento legislativo approvato all'unanimità in cui sono previsti finanziamenti per iniziative antimafia: «Purtroppo nel bilancio 2014 sono stanziati solo 50mila euro a fronte dei due milioni di euro della regione Emilia Romagna, ma non scoraggiatevi dal presentare progetti», ha ribadito. Ha sottolineato anche l'importanza degli articoli 12 e 13 che prevedono l'uso pubblico dei beni sequestrati: «Non devono essere venduti perché rischiano di finire nelle stesse mani alle quali sono stati tolti», ha tuonato. Infine Roberto Cornelli criminologo, docente a Milano-Bicocca e sindaco di Cormano, paese della cintura milanese che da anni aderisce ad Avviso pubblico, si è chiesto come sia stato possibile che paesi a economia agricola siano finiti in mano alle mafie: «Si è passati dalla strategia del diniego per il bisogno di rassicurazione sociale a quella della giacca e cravatta, uno stereotipo opposto a quello della lupara ma che non fa capire nulla del fenomeno mafioso. La Brianza ha pensato di contenere la mafia con operosità e solidarietà, ma si è accorta che dopo decenni di individualismo, in cui si è negato valore alla comunità, non era in grado di opporsi all'infiltrazione di capitali. Chi pensa di trattare alla pari con la mafia si sbaglia perché la quantità di denaro che questo sistema muove non è neanche paragonabile al sistema bancario e quando tutti ci guadagnano, tutti hanno interesse a dire che la mafia non esiste». A Marco Braggion, consigliere di minoranza che ha introdotto la serata è arrivato l'appoggio del vicesindaco Franco De Santi per una mozione comune: «Servono amministratori attenti alla trasparenza e alla governabilità del territorio», ha detto, «e se serve una mozione, libera da schemi di colore politico, sono pronto a sostenerla». Avviso pubblico: entrano anche Povegliano e Illasi giovedì 13 marzo 2014 PROVINCIA, pagina 23 «Avviso pubblico. Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie», è nata come associazione nel 1996 per coordinare le amministrazione pubbliche che si impegnano a promuovere la cultura della legalità democratica sui loro territori. Vi aderiscono più di 240 soci tra Comuni, Province, Regioni. Il Veneto ha aderito tramite la legge 48/2012. Tra i Comuni veronesi c'è in lista solo Bardolino, entreranno prossimamente Povegliano e Illasi. Avviso pubblico collabora con Libera per la realizzazione della Giornata della memoria e dell'impegno e con l'arci per l'organizzazione della Carovana internazionale antimafie. Pubblica Quaderni di documentazione destinati agli amministratori locali e alle persone impegnate nella lotta alle mafie e ha istituito gruppi di lavoro su appalti, racket e usura; beni confiscati e sostegno alle cooperative; Comuni sciolti per mafia; corruzione; giovani e cultura; sicurezze. Con Legami di legalità e Rapporti internazionali si propone di gemellare Comuni italiani del Nord e del Sud e Comuni stranieri). Inoltre ha redatto una griglia di indicatori per aiutare gli amministratori locali a capire se sul territorio vi è una presenza criminale di tipo mafioso e promuove la regolamentazione in sede amministrativa del gioco d'azzardo con campagne di sensibilizzazione. È anche attenta all'urbanistica e alla sanità per diffondere il rispetto delle regole e combattere la corruzione. V.Z.

15 DEGRADO IN VIA TUNISI. Cambiano i vertici dell'azienda ma la situazione resta sempre uguale «Quei condomini Agec non sono da Paese civile» Manuela Trevisani Scarsa manutenzione dei palazzi e inciviltà di alcuni inquilini. L'ira di un residente: «L'unico modo per uscirne, credo sia andarsene» giovedì 13 marzo 2014 CRONACA, pagina 15 Passano gli anni, cambiano i presidenti ai vertici di Agec, ma la situazione dei condomini di via Tunisi resta sempre uguale a se stessa. Complice in parte l'inciviltà di alcuni inquilini che vivono all'interno degli appartamenti, in parte la scarsa manutenzione negli anni, le condizioni in cui si ritrovano a vivere oggi le persone che abitano in via Tunisi non sono affatto gradevoli. Questo almeno risulta dai racconti dei diretti interessati, che si lamentano per la pulizia insufficiente, gli ascensori quasi costantemente rotti, la frequente presenza di blatte nelle case, le cantine in totale disordine e spesso anche dormitoio per inquilini occasionali (ma non troppo) e molti altri problemi ancora. «Sono andato a trovare la mia ex moglie e mio figlio che abitano in un appartamento di via Tunisi e sono rimasto ancora allibito per quello che ho rivisto», racconta un padre in una lettera a L'Arena. «In generale, mi ha colpito lo stato in cui versano i condomini. Nello specifico, parlo dell'insufficiente quantità di acqua calda che già fatica ad arrivare ai primi piani delle "torri", alla pressione a scatti anche dell'acqua fredda che esce dai rubinetti, e mi chiedo come facciano i residenti che abitano dal sesto piano in su a usufruire di tale servizio». Secondo questo lettore, le condizioni non sono da «Paese moderno e civile». «Inoltre, quando qualcuno telefona all'ufficio tecnico dell'agec viene risposto che è tutto a posto e normale», continua il padre indignato. «Un ex presidente dell'agec aveva detto, visitando gli stabili, che avrebbe indetto una riunione con tutti i condomini, ma dopo la revoca della sua nomina non se n'è fatto più nulla. Perché da allora tutto tace?». Fabio, un ragazzo i cui genitori vivono nel condominio dal 1982, fa un lungo elenco di tutti i problemi delle torri di via Tunisi. «Le luci nel parcheggio sono sempre spente, gli ascensori si rompono periodicamente e ciò ci crea grandi disagi, dal momento che mio padre è disabile. E pensare che paghiamo quasi 2 mila euro di spese condominiali all'anno», racconta Fabio. «Da quando ci sono stati i lavori per gli impianti di riscaldamento, hanno iniziato a girare le blatte per la casa: pagando, vengono dei tecnici a fare la disinfestazione, ma il problema non si risolve». Parecchie lamentele arrivano anche da due anziani coniugi: «La situazione continua a peggiorare: la pulizia del giroscale è prevista una volta alla settimana, ma dopo mezza giornata c'è già sporco di nuovo e ciò è dovuto all'inciviltà di tutti, nessuno escluso», commenta Mario, pensionato. «Le cantine sono tutte in disordine e spesso si trovano sacchi a pelo, perché qualcuno ci dorme anche per lunghi periodi. L'unico modo per uscire da questo degrado, credo che sia proprio andarsene».

16 ELEZIONI AMMINISTRATIVE Legnago, San Bonifacio, Negrar e Pescantina superano quota 15mila abitanti e potranno andare al ballottaggio domenica 8 giugno In corsa 52 Comuni per scegliere il sindaco Francesca Mazzola Quest'anno si voterà solo domenica 25 maggio con seggi aperti dalle ore 7 alle 23 mentre le liste devono essere presentate entro sabato 26 aprile giovedì 13 marzo 2014 PROVINCIA, pagina 20 Domenica 25 maggio si voterà oltre che per il rinnovo del parlamento europeo, anche per eleggere il sindaco e i consiglieri in 52 comuni del territorio veronese (vedi tabella in pagina). Una prova importante, anche per saggiare nuove coalizioni, e che coinvolgerà un bacino di poco più di 300mila abitanti. I dati del censimento 2011 fissano la popolazione a persone La novità più importante, rispetto alle amministrative 2013, è che per effetto della legge di stabilità quest'anno si voterà in un'unica giornata, con orario di apertura dei seggi allungato. Domenica 25 maggio ci si potrà quindi recare alle urne dalle 7 del mattino alle 23. Lo spoglio delle schede inizierà subito dopo per le europee, per le amministrative si comincerà alle 14 di lunedì 26. È prevista una restrizione degli spazi che verranno messi a disposizione per l'affissione della propaganda elettorale. Se non interverrà un decreto legge in senso contrario, motivato dal fatto che il termine dei 30 giorni canonici quest'anno arriva in pieno ponte festivo, la scadenza per la presentazione delle liste è fissata alle 12 di sabato 26 aprile. Anche per l'elezione dei consiglieri comunali potrebbero esserci sorprese: se dovesse essere approvato il decreto Delrio, non varrebbe più la riduzione del numero dei consiglieri introdotta dal 2011, ma vi sarebbero dei ritocchi all'insù. Ad oggi, tuttavia, vale la regola di 24 consiglieri sopra i 30mila abitanti, 16 sopra i diecimila, 10 sopra i cinquemila, 7 sopra i tremila, 6 per tutti gli altri. Il problema non è marginale, visto che sta interessando chi in questi giorni è alle prese con la formazione delle liste elettorali. In questa tornata elettorale sono quattro i grossi comuni per i quali è possibile anche il ricorso al ballottaggio domenica 8 giugno: Legnago ( abitanti); San Bonifacio (20.275); Negrar (16.935) e Pescantina (16.326). A Legnago le carte sono state scoperte quasi del tutto: ha ufficializzato la candidatura al secondo mandato Roberto Rettondini, sindaco uscente. Il Pd attraverso le primarie ha espresso Clara Scapin, il Movimento 5 stelle candida Federico Castelletto, si sono candidati inoltre Paolo Longhi, assessore fuoriuscito dalla maggioranza, Gian Luca Saracco, Dante Faccenda, Tommaso Casari e Giovanni Morin. Tra simboli di partito e liste civiche le formazioni ufficiali sono già 13. Anche a San Bonifacio, oggi retto da un commissario prefettizio, la partita dei candidati è a buon punto: primo a lanciare la sfida è stato Silvano Polo (di Liga Veneta Repubblica) già sindaco in passato; il Pd attraverso le primarie ha dato mandato a Giampaolo Provoli, il Movimento 5 Stelle ha candidato Michele Teatin, sono in corsa anche Mario Nogara ed Elena Pasini, ex assessore. È invece data per sicura ma non ancora ufficiale la ricandidatura di Antonio Casu, sindaco dimissionario. Confusa la situazione in Valpolicella: a Negrar le voci di probabili candidature si rincorrono ma per ora di ufficiali ce n'è una sola, quella di Valentino Viviani, che sfidò Giorgio Dal Negro al precedente ballottaggio. Quanto al sindaco uscente, fino ad oggi ha lasciato tutte le porte aperte. Nebbia fitta a Pescantina, altra amministrazione retta da un commissario. I debiti del comune e l'intricata vicenda della gestione della bonifica della discarica per rifiuti urbani di Ca' Filissine fanno sì che nessuno finora abbia alzato la mano per tentare di prendere il posto che è stato di Alessandro Reggiani, dimissionario. Tra le sfide che si annunciano più calde si possono indicare quella per la guida di Peschiera del Garda, nell'area lacustre, e quella per il successore di Gianluigi Soardi, sindaco dimissionario di Sommacampagna, terzo ente locale ad arrivare ad elezioni guidato da un commissario. Infine un dato statistico: se alcuni comuni al rinnovo amministrativo si chiamano città, come Legnago, e sfiorano i 25 mila abitanti, ce ne sono

17 ben quattro che stanno sotto i mille abitanti, tutti montani. In ordine decrescente: Selva di Progno, Velo veronese, Erbezzo e Ferrara di Monte Baldo, che conta solo 221 residenti. DOLCÈ. Il Comune continua a valorizzare il suo territorio con un'opera didattico-educativa che punta sulla biodiversità C'è un nuovo percorso che fa bene al turismo Adamoli: «Si svilupperà su un antico tracciato dalla frazione di Peri per poi arrivare a Breonio» giovedì 13 marzo 2014 PROVINCIA, pagina 24 Un itinerario con funzione didattico-educativa e turistico-ricreativa per valorizzare il territorio. Il progetto è finanziato da un contributo di ,99 euro del «Programma di sviluppo rurale Asse 4-Leader Gal Baldo Lessinia-Misura 227-Azione 1». «Si tratta di una nuova opera nell'ambito della valorizzazione del nostro territorio che troverà presto concretizzazione», afferma il vicesindaco del Comune di Dolcè Massimiliano Adamoli. Che ne illustra i dati salienti. «Il percorso inizia dal fondovalle della frazione di Peri a una quota di 130 metri, a ridosso della strada statale 12 del Brennero e dell'abetone, ha una lunghezza totale di 3 chilometri 793 metri con un dislivello di 550 metri, evidenziato con segnaletica Cai». Il percorso s'inerpica, a monte del paese, sui versanti boscati del Colle Ara e del Monte Battucciano e prosegue verso est, attraversando il Vajo Casarole e il Dosso Biotto per terminare a Breonio, dove si congiunge al progetto denominato «Sistema della Sentieristica della Lessinia- Anello Breonio-Dosso Biotto-Cascate del Paradiso del Vajo Casarole. «L'intero percorso», riprende il vicesindaco, «si sviluppa su un antico tracciato in quanto unica via di accesso da Peri in Valdadige verso la Lessinia nell'ambito di una valorizzazione paesaggistica, naturalistica e turistica del territorioper incentivare le attività e i servizi turistici nelle aree rurali marginali, evidenziando le caratteristiche storiche della Valdadige con particolare riferimento ai luoghi. Si creerà così un servizio turistico su vasta scala». Con la realizzazione del progetto il Comune di Dolcè vuole continuare la valorizzazione del territorio nei suoi molteplici aspetti paesaggistici, naturalistici, turistico-ricreativi e storico-culturali, sottolinea il vicesindaco attraverso la creazione di un percorso didattico-educativo, che incentivi un tipo di turismo sostenibile volto alla conoscenza delle importanti peculiarità naturalistiche dell'area con particolare riferimento alla biodiversità. La scelta del percorso è stata studiata in modo da riuscire a prendere in considerazione i vari habitat vegetazionali presenti nella zona. Ognuno di questi aspetti contribuirà ad arricchire la conoscenza degli aspetti caratteristici del territorio. «Per rendere agevolmente fruibile il punto di partenza, sosta e di osservazione del percorso», conclude Adamoli, «è stato sistemato a uso parcheggio un piazzale all'ingresso sud di Peri con interventi come la posa di stabilizzato di cava per rendere più stabile il fondo dell'area, riducendo i costi di manutenzione del Comune e garantendo l'agibilità nei periodi piovosi vista la scarsa permeabilità del suolo. Inoltre è stata creata un'area attrezzata costituita da un tavolo e due panche ed è stata installata una bacheca con mappa del percorso e informazioni turistiche, sistemazione e messa in sicurezza del muro di cinta dell'area di sosta».g.g.

18 ILLASI. La bocciatura in primo grado dell'inchiesta sui T-Red: «Il pubblico ministero ha sposato una teoria di parte» Multe ai semafori, Trabucchi all'attacco dopo l'assoluzione Vittorio Zambaldo L'ex sindaco critica i giudici: «Qui si trattava di difendere la vita dei pedoni in attraversamenti pericolosi, non fare un piacere a qualcuno» giovedì 13 marzo 2014 PROVINCIA, pagina 21 Tutti assolti gli imputati nella vicenda «T-Red», i semafori che scattavano fotografie al passaggio con il rosso e che avevano un tempo di durata del giallo talmente esiguo da creare tamponamenti e incidenti. Sono usciti indenni dal primo grado di giudizio l'allora sindaco di Illasi, Giuseppe Trabucchi, che ne aveva chiesto l'installazione; il comandate della polizia dell'unione comuni Verona Est Graziano Lovato, che materialmente aveva seguito l'appalto e tutte le pratiche successive per l'inoltro dei verbali di contravvenzione agli automobilisti e Raoul Cairoli, titolare di Citiesse srl, distributore in esclusiva dei «T- Red». Il giudice Luciano Gorra ha ritenuto che nel funzionamento dei «T-Red» non ci fossero né truffa né falso in atto pubblico perché il fatto non sussiste. A bocca asciutta sono rimasti 150 automobilisti che si erano costituiti parte civile attraverso le associazioni dei consumatori per avere il risarcimento delle cifre sborsate e magari anche il riconoscimento dei danni. «Coinvolto in cinque anni di mandato in due processi importanti, sono stato assolto in entrambi i casi», commenta l'ex sindaco Trabucchi, «ma mi chiedo come sia possibile che chi lavora onestamente debba essere preso di mira in questo modo, con una precisa volontà di rallentare tutta l'azione amministrativa che in quel periodo stavo svolgendo e che per gran parte sono riuscito a portare a termine». Il suo chiodo fisso è la riforma della giustizia: «Soprattutto della fase istruttoria come dimostra la mia vicenda, ma anche tante altre in cui non sono direttamente coinvolto. C'è una generale incompetenza e una sbalorditiva ignoranza nel non riconoscere la legittimità intrinseca degli atti esercitati da un primo cittadino nell'interesse collettivo. «Qui si trattava di difendere la vita dei pedoni in attraversamenti pericolosi, non fare un piacere a qualcuno», sbotta, rivendicando che nella fase istruttoria andrebbe rimarcata la presunzione di innocenza sancita dalla Costituzione, «mentre anche in questo caso il pubblico ministero, che è un giudice, ha compiuto la fase istruttoria sposando una teoria di parte». Non è tenero neanche con la riforma della pubblica amministrazione: «Il ministro Franco Bassanini è stato l'attila della politica locale, falciata con la mentalità del burocrate. Io ho voluto i T-Red perché erano omologati e in commercio. Ho dato direttive perché fosse applicata la tutela dei cittadini, pedoni e automobilisti, non ho responsabilità se poi queste macchine sono state alterate nel loro funzionamento. «Un sindaco deve avere il diritto di difendere i suoi cittadini», dice Trabucchi, «ma sono stato colpito con l'evidente volontà di mettermi in grado di non agire: la prova è nel fatto che il mio collega Alberto Martelletto, sindaco di Colognola, che aveva esercitato il mio stesso diritto, non è stato raggiunto da nessuna denuncia. Questo mi ha fatto piacere, mentre mi ha lasciato sgomento il fatto che un ex sindaco e vicepresidente del Consiglio provinciale, di quella Provincia che ha competenza proprio sulla strada su cui i T-Red erano installati, si è fatto collettore della protesta dei multati». Il riferimento è a Mario Zampedri che però non commenta la sentenza: «Dico solo che ci sono tre gradi di giudizio: quello dei tribunali che abbiamo visto com'è andato e quello della gente che invece ha tutt'altra idea. Ma poi, per me che credo, c'è anche il giudizio di Dio, che non si lascerà influenzare da bravi avvocati».

19 Non commenta la sentenza ma ironizza: «Questo processo apre nuove prospettive per i giovani in cerca di lavoro. Basta essere dei bravi smanettoni, confezionare un congegno che non richiede neanche tanti investimenti, ed essere capaci di venderlo per arricchirsi in poco tempo. Se quello che è stato fatto con i T- Red è legittimo», conclude Zampedri, «prendiamo atto che non esistono certezze». Per il ricorso in appello si attendono le mosse del pubblico ministero e la lettura delle motivazioni della sentenza.

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