Casella, la sfida alla ndrangheta

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1 8 Primo piano Primo piano Domenica 11 dicembre Domenica 11 dicembre 2011 Il personaggio Scese in Calabria e girò in catene Fu una svolta contro l Anonima Casella, la sfida alla ndrangheta È morta Mamma Coraggio: nell 88 il figlio Cesare venne rapito e liberato dopo due lunghi anni nella Locride di GIOVANNI VERDUCI SIDERNO - Mamma coraggio non ce l ha fatta. Angela Casella si è spenta la notte scorsa, all età di 65 anni. Accanto a lei, fino all ultimo, il marito Luigi ed i figli Carloe Cesare. Oltre al marito ed ai figli, Angela Montagna Casella lascia anche quattro nipoti: Alessandro, Leonardo, Michelle e Cloe Angelina. I funerali verranno celebrati lunedì alle 11 nella chiesa della Sacra Famiglia di Pavia. La salma verràpoi tumulatanella tombadi famiglia al cimitero di San Genesio Il maleèstatapiùforte dileichehaavuto il coraggio di lottare contro l anoni - ma sequestri, di scendere in Calabria negli anni bui delle guerre di mafia e arrivare nel cuore di San Luca e di Platì per sensibilizzare le coscienze, chiedere solidarietà e trovare un modo per sottrarre ai carcerieri il giovane figlio Cesare. Angela Montagna Casella è diventata per tutti mamma coraggio dopo il sequestro delfiglio Cesare,rimastonelle mani dei rapitori 743 giorni, e la sua decisione di andare nella Locride a chiedere l aiuto degli abitanti della zona e soprattutto delle madri, anche «quelle dei sequestratori» per la liberazione del giovane. Questa le tappe della vicenda. Il 18 gennaio 1988 Cesare Casella, 18 anni,figliodi Luigi,proprietariodiuna concessionaria Citroen sulla statale Vigentina alla periferia di Pavia, viene rapitomentre torna a casain auto. Tamponato ebloccato daun altra vettura,viene prelevatodadue uominie portato, si scoprirà, in un garage non lontano dove resterà alcuni giorni prima di essere trasferito in Aspromonte. Seguirono giorni di silenzio e di angoscia. Poi, il 10 febbraio 1988 si registrò il primo contatto tra i sequestratori e la famiglia. L anonima sequestri alza la posta e chiede 8 miliardi di lire di riscatto. Ilgiovane nel frattempo viene tenuto prigioniero in una tana scavata nella terra legato con una catena e con le pareti foderate di sassi euna lamiera ricopertadi foglie come tetto. Nel marzo del 1988 alla famiglia arriva una fotografia Polaroid di Cesare ritratto con un quotidiano che portala datadel13dello stessomese. E la prova che il giovane è vivo ed è ancora in mano ai suoi sequestratori. La trattativa riparte e pochi mesi dopo pare giungere ad una tappa risolutiva. Ad agosto, infatti, Luigi Casella va in Calabria per pagare il riscatto. Arriva una seconda prova per confermare che l'ostaggio è ancora vivo e i soldi vengono consegnati ma Cesare Casella non viene liberato e i rapitori chiedono altro denaro. Il tentativo fallisce ma il cedimento rilancia gli Una foto recente della Casella In lacrime a Locri obiettivi dell anonima sequestri. Nel frattempo esplodonole polemiche sul pagamento. L Italia si mobilita, anche la politica sembra voler accendere la luce sulla Calabria e viene creato il Naps: un gruppo specializzato nelle indagini sui sequestri di persona che, fino a quel giorno, erano state appannaggio di una squadra di giovani investigatori in forza alla Procura della Repubblica di Locri e coordinati dai sostituti procuratori Macrì e Arcadi. Fra la fine del 1988 e la primavera del1989 leindagini andrannoavanti ma la trattativa registra una battuta di arresto.arriva la terza provache il giovaneèin vitaevisono unaseriedi contatti tra famiglia e rapitori ma scatta il blocco dei beni e la trattativa si interrompe. Angela Casella rompe gli indugi, lascia Pavia e va per la prima volta in Calabria, incontra alcuni parroci e dalla chiesa lancia un appello per la liberazione di Cesare. Passano pochi mesi e la donna, ormai ribattezzata mamma coraggio, torna nella Locride, gira le piazze di Platì, Ciminà, San Luca, raccoglie firme disolidarietà, siincatena edorme in una tenda richiamando l attenzio - ne sullavicenda deimedia, dellapolitica e della gente comune. Vengono aumentati i controlli di polizia in Aspromonte, presso le caserme dei carabinieri vengono aumentati i militari in servizio. La protesta clamorosa di Angela Casella segna i primi puntiafavore. L opinione pubblica si mobilita, in Calabria arrivanocentinaiadigiornalistie ilsequestrodicesare Casella diventa un caso internazionale. Pochi giorni dopo i rapitori si fanno sentire, inuna lettera, dicono che la liberazione di Cesare è «impossibile» dopo il clamore suscitato dalla mamma ma si tratta e il riscatto scende a 1,5 miliardi. Tutto sembra precipitare ma aottobrela cifrasiabbassaulteriormente a un miliardo. La svolta sembra vicina. A Natale c'è l accordo perla consegnadei soldi ma all appuntamento con gli esattori arrivano i Gis (Gruppi di intervento speciale) dei carabinieri che feriscono e arrestano un latitante venuto a prendere il riscatto, Giuseppe Strangio. E un colpo decisivo. Il 3 gennaio del 1990, infatti, Giuseppe Strangio, dall ospedale in cuiè piantonato, lancia un appello ai rapitori: «Vogliatelo bene» e comincia a collaborare. E lasvolta. Il 30 gennaiodello stesso anno, infatti, Cesare Casella viene liberato dopo 743 giorni; il suo è stato il secondo sequestro più lungo dopo quello, durato 831 giorni, di Carlo Celadon. I suoi sequestratori lo abbandonato incatenato nelle campagne di Natile di Careri, luiriesce a liberarsi e a telefonare ai carabinieri. A Pavia l aspetta mamma coraggio per l ab - braccio liberatorio mentre l indu - striadeisequestri dipersonasubisce uncolpo mortalee,neiprimi anninovanta, con la liberazione di Alessandra Sgarella (morta per un tumore lo scorso agosto) ilo business fallisce per sempre. L ultimo saluto del figlio Cesare davanti alla Casa funeraria di Pavia «La ringrazierò sempre per ciò che ha fatto» SIDERNO - Cesare Casella, che oggi ha 42anni e che dauno è diventato papà di una bambina, Cloe Angelina, è arrivato alla Casa funeraria di Pavia dove è stata allestita la camera ardente della mamma Angela. «Ringrazierò sempre mia mamma - ha detto - per quello che ha fatto per me». Oggi sembra ancora più lontana l'immagine esuberante di quelragazzo di 20 anni che, la mattina del 31 gennaio1990, arrivòa Paviascortato dalle gazzelle dei carabinieri dopo essere stato liberato dai sequestratorila seraprima anatile di Careri, in Calabria e che abbracciò dopo tanto tempo la madre nella caserma dell'arma. È un uomo maturo, papà di una bambina: «L'abbiamo chiamato Cloe Angelina - ha spiegato con un filo di voce - Angelina è il nome della nonna. Mi dispiace molto che mia mamma non abbia potuto godersi ancora un pò la sua nipotina. Sino a Ferragosto le forze l'hanno sorretta: poteva stare con noi e coccolare mia figlia. Poi, purtroppo, il male non le ha più dato tregua». Insieme al figlio nel giorno della liberazione IL RICORDO Il carabiniere che indagò sul rapimento «Una donna straordinaria» SIDERNO - Cosimo Sframeli è un luogotenente dei carabinieri che l anonima sequestri l ha studiata da vicino. Nei suoi anni passati alle falde dell Aspromonte ha avuto modo di conoscere anche mamma coraggio,gli èstato accanto nei giorni più bui del sequestro del giovane figlio Cesare. Oggi, Cosimo Sframeli guida la stazione principale dell Armadi ReggioCalabria e quegli anni li sta mettendo nero su bianco inun libro che avrebbe dovuto ospitare anche un intervista ad Angela Casella. «Era una donna eccezionale - ha detto il luogotenente Cosimo Sframeli - una donna a modo che era stata ferita dalla Calabria, una regione che con il sequestro del figlio le aveva fatto vedere il suo lato peggiore. La sua forza, però, ha rivoluzionato tutto. Dopo le sue proteste lo Stato ha dato un accelerazione importante alla lotta contro l anonima sequestri». In Calabria arrivarano gli uomini del Naps: il corpo speciale della polizia di Stato per contrastare il fenomeno dei sequestri di persona. «L avevamo contattata solo pochi mesi addietro - ha detto ancora Cosimo Sframeli - e si era detta disponibile a rispondere alle nostre domande per raccontare la sua vicenda». gio.ve. IL WEB Su twitter l ultimo saluto «Un emblema ci mancherà» SIDERNO - La notizia della morte di Angela Casella, la mamma coraggio che sfidò la ndrangheta e l anoni - ma sequestri per rivedere libero il figlio Cesare, è rimbalzata anchesui socialnetwork. In particolare su twitter numerosi sono stati i cin- guettii di condoglianze che sono stati postati da tutta Italia. Ci sono quelli di famosi giornalisti che hanno vissuto quei giorni rivoluzionari per la Calabria come testimoni in prima fila, quelli di numerosi organi di informazione, ma anche di diversi cittadini normali: magari giovani che all epo - ca dei fatti erano ancora minorenni. Molti si limitano a rilanciare la notizia a chi li segue. Altri, invece, lasciano un loro pensiero dedicato. Ulmax, ad esempio, scrive: Riposa in pace grande donna. Pgorrasi va oltre: C è più dignità in questa donna che in tutti i calabresi disonesti. E ancora Enricabendini twitta: Con Angela Casella se ne va una grande italiana, l emblema di come una madre non si dovrebbe fermare di fronte a nulla. RobertoMattiaz1, infine, posta: E morta Angela Casella mamma coraggio della Locride. Forse la prima a dire se non ora quando. Ci mancherà. O P E R AT I V O A PAVIA Neri, il diplomatico delle cosche intercettato durante il sequestro SIDERNO - Pavia, città viva nel cuore produttivo della Lombardia, ha un cordone ombelicale che la lega alla Calabria. Come diverse altre città del ricco Nord Italia anche Pavia, città che ha dato i natali ad Angela e Cesare Casella, non è esente dagli interessi della criminalità organizzata. Anzi di più. A Pavia, così come scoperto dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Milano che hanno dato corpo all inchiesta In - finito, opera uno dei più importanti locali di ndrangheta della Lombardia. A Pavia, infatti, è cresciuto Pino Neri (nella foto): originario di Giffone, una laurea in giurisprudenza, con tesi sulla ndran - gheta, con uno studio di consulenza benavviato. Ma Pino Neri non è uno sconosciuto. Per i magistrati della Procura antimafia meneghina è un personaggio importante nel quadro criminale delineatosi nell estate del Per Ilda Boccassini, infatti,pino Neriappare al centro di un comitato di affari e, soprattutto, si muove per gestire direttamente gli affaridella Lom - bardia dopo la morte del boss scissionista Carmelo Novella. Sarebbe stato lui, infatti, a gestire le trattative diplomatiche per riportare la pace fra le cosche in Lombardia e, soprattutto, per recuperare la credibilità dei boss milanesi di fronte ai padrini calabresi. Ma il suo nome, prima ancora dell arresto nell ambi - to dell operazione La notte dei fiori di San Vito, era finito nei verbali delle forze dell ordine già alla fine degli anni novanta, proprio nell ambito delle indagini avviate per scoprire gli esecutoridel sequestrodelgiovanissimo Cesare Casella. «In realtà - si legge nelle carte dell inchiesta Infinito - il legame di Neri con esponenti dispicco della ndran - gheta calabrese era già emerso negli atti ottanta, quando una nota del 25 maggio del 1993 della Questura di Paviadava conto di come l utenza dello studio professionale riferibile a Neri fosse stata sottoposta ad intercettazione in relazione alle indagini esperite sul sequestro di Cesare Casella». Le microspie delle forze dell ordine, anche in quell occasione, registrano movimenti interessati e diedero modoagli investigatori difare lucesulla figuradi Pino Neri.«Da quellaattività investigativa - si legge infine - risultarono i contatti di Neri con esponenti delle famiglie di SanLuca, Siderno e di Giffone». gio.ve. L incontro con i giornalisti. E con la gente che l aiutò Quella donna piccola e forte sotto il Cristo di Zervò Angela Casella in una tenda e fra le donne di Platì di MICHELE ALBANESE ZERVO Correvamo come pazzi sui quei tornati stretti che da Oppido Mamertina salgono sui pianori del vecchio sanatorio di Zervò per andare ad incontrare quella donna che ci dissero si era incatenata alla balaustra del Cristo. Il tam tam tra i cronisti del territorio che si occupavano dei sequestri di persona compresi tanti inviati dei grandi giornali del nord che stazionavano negli alberghi della Locrideedella Pianasieramesso in movimento. Una donna, la madre Cesare Casella una ragazzo che era da mesi nelle mani dell anonima sequestri era scesa in Calabria per sfidare la ndrangheta e non solo e chiedere con gesti eclatanti la liberazione del figlio. Arrivammo lì nel primo pomeriggio e trovammo una donna minuta, capelli raccolti e legati dietro la nuca, segnata ma determinata. Si era incatenata con una robusta catena al cancello della recinzione di un edicola sulla quale troneggiava il cristo di Zervò, una statua colata in bronzo alta un metro e mezzo circa, cara agli abitanti della zona, ma non a qualche balordo che poche settimane dopo esplose all indirizzo del costato del Cristo un colpo di fucilecaricato a palla cheaprì un buco di qualche centimetro. Un gesto terribile ed una foto che fece il giro del mondo. Pacchetto di sigarette in mano ed un cartello ben visibile sul quale c era scritto: «Miofiglio è incatenato così da 510 giorni». La zona era presidiata da polizia ecarabinieri preoccupatie qualcunodi essi anche incazzato. Quella donna, con quel gesto stava mettendo a repentaglio le indagini e forse anchela liberazione del figlio.stava complicando la vita ai conoscitori dei rapporti segreti dell Aspromonte. Coloro che sguazzavano al confine con la legalità e che sapevano già allora come districarsi negli angusti rapporti tra lo Stato e l antistato e che sulla vicenda Casella stavano lavorando da tempo. C erano giornalisti come Angelo Conti, inviato de La Stampa, Totò Delfino inviato dè Il Giornale di Montanelli e di Panorama, Franco Calabrò, o Pantaleone Sergi di Repubblica, inviati della Rai come PietroMelia o Gregorio Corigliano, Filippo veltri dell Ansa e tanti altri. In quei mesi collaboravo anch io con un giornale nazionale e la storia di quella donna che era scesa in Calabria, lungo i crinali aspromontani o le piazze diplatì dovedormiva intenda entròprepotentemente nelle redazioni ed interessò l Ita - lia. Riempimmo pagine di appunti sui block notes e poi giù di corsa ad Oppido ai telefoni pubblici per dettare il pezzo. Angela Casella venne ribattezzata Mamma Coraggio. Affrontò i giornalisti ma soprattutto incontrò la gente di Platì, Natile di Careri e San Luca che vinsero l omertà e si avvicinarono a lei offrendogli pane caldo, tazze dicaffè ma anche sostegno morale. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro

2 12 Calabria 24 ore Domenica 11 dicembre 2011 Il giallo della morte di Bergamini. L avvocato esprime il desiderio della famiglia «Non parliamo di Denis» Il legale di Pisano: una vicenda dolorosa di tanti anni fa di FRANCESCO MOLLO CASTROVILLARI - «Non vogliamo parlare di questa vecchia vicenda, perché è una cosa successa tanti anni fa e che all'epoca fu dolorosa per tutta la famiglia. Ce ne vogliamo tenere lontani; tanto più che finora non ci è stato notificato nulla». Con queste parole, riferite dall'avvocato Domenico Malvasi del foro di Palmi, i familiari di Raffaele Pisano hanno espresso il loro desiderio di tenere l'anziano ex autotrasportatore lontano dalla nuovainchiesta sulla morte di Denis Bergamini. Lontano come Pisano è stato fino a qualche giorno fa; perché il camionista - che dichiarò di aver investito il calciatore del Cosenza perché si era tuffato sotto le ruote del suo Iveco è stato ritenuto morto per oltre dieci anni. Ma dopo che il Quotidiano ha rivelato che Pisano è vivo, anche la stampa nazionale ha cercato un contatto con l autotra - sportatore - oggi settantatreenne e pensionato - che ha legato il suo nome - ventidue anni fa - a quello del centrocampista del Cosenza trovato morto sulla strada statale 106 nei pressi di Roseto Capo Spulico. E bene ripeterlo: i due processi per omicidio colposo a carico del conducente del camion di Rosarno hanno confermato la versione del suicidio. Un suicidio che però non ha mai convinto la famiglia del calciatore di Boccaleone d'argenta e sul quale ora anche la procura di Castrovillari nutre molti dubbi, tanto da aprire una Raffaele Pisano, l autotrasportatore di Rosarno, e Donato (Denis) Bergamini nuova indagine con l'ipotesi, stavolta, di omicidio volontario. Secondo la corposa controinchiesta confezionata dall'avvocato Eugenio Gallerani su incarico della famiglia di Bergamini, niente farebbe pensare alla volontà dell'amato calciatore rossoblu di togliersi la vita, a ventisette anni, al culmine della sua migliore stagione calcistica: né lo fanno pensare i suoi progetti professionali e familiari, né tantomeno il perfetto stato (senza alcun segno di incidente o di trascinamento) dei pochi reperti sopravvissuti alla «grossolana» (dicono i familiari) inchiesta del 1989: le scarpe Tod's, un orologio Seiko e la catenina d'oro che il giocatore portava il giorno in cui - secondo la verità giudiziaria congelata nella sentenza della Corte d'appello di Catanzaro che nel '92 prosciolse definitivamente Pisano - si sarebbe gettato sotto un camion di nove metri carico di oltre cento quintali di mandarini diretti al mercato ortofrutticolo di Milano Ṡu questi oggetti, su alcuni reperti istologici conservati dopo l'autopsia eseguita dal'istituto di medicina legale di Ferrara, e sulla Maserati nella quale il calciatorequel pomeriggioraggiunse il luogo della sua morte accompagnato dalla ex fidanzata Isabella Internò, i carabinieri del Ris di Messina stanno lavorando su ordine del procuratore capo Franco Giacomantonio per trovare prove evidenti di ciò che sembra un omicidio volontario secondo l ipotesi della famiglia. I Ris stanno anche effettuando simulazioni su un esemplare di Fiat-Iveco 180 NC, lo stesso camion che Pisano guidava quella sera e che vendette tre mesi dopo. Nel 2007 il mezzo originale - che sarebbe stato utile alle indagini - è stato demolito, almeno così risulta sulla carta Ṅon ci sono, ad oggi, piste privilegiate da parte della procura di Castrovillari. Neanche il fatto che Raffaele Pisano sia il padre di Bruno Pisano coinvolto nell'operazione della Direzione distrettuale antimafia denominata Crimine o che porti il cognome dei Diavoli di Rosarno (cosca che insieme ai Bellocco e agli Ascone dagli anni Ottanta ha dominano la scena criminale di Rosarno con un fiorente commercio di stupefacenti). Né chi indaga fa pendere l'ago verso l'ipotesi del traffico di droga a opera della 'ndrangheta, un qualcosa in cui il calciatore ferrarese potrebbe essere rimasto coinvolto anche senza volerlo. Ma da tutte queste cose Raffaele Pisano vuole stare lontano. Almeno finché potrà; almeno finché i magistrati di Castrovillari non lo chiameranno - se lo faranno - a raccontare quello che sa. Che potrebbe naturalmente essere quello che ha sempre sostenuto. Arresto a Serra San Bruno Calci e pugni all ex moglie Il figlio di 7 anni dà l allar me di MIRKO TASSONE SERRA SAN BRUNO - Lesioni personali, danneggiamento aggravato, minacce, porto di armi ed oggetti atti ad offendere, queste le pesanti accuse con le quali, gli uomini dell'ufficio controllo del territorio coordinato dall'ispettore Giuseppina De Luca, unitamente a personale reperibile, nella mattinata di ieri, hanno tratto in arresto un disoccupato 35enne, Salvatore Pasquino, originario di Mongiana. Gli agenti, intervenuti in seguito ad una segnalazione al 113, giunti presso le case popolare di via Aldo Moro, hanno sorpreso l'uomo intento a danneggiare con un coltello un'autovettura. Alla vista della volante, avrebbe cercato di occultare l'arma, poi rinvenuta poco distante. Ad allertare gli agenti, guidati dal commissario capo Domenico Avallone, sarebbe stata l'ex moglie dell'uomo. Stando ad una prima ricostruzione, la 32enne T.A., dopo essere stata ripetutamente colpita con schiaffi e pugni sarebbe riuscita a barricarsi nella casa in cui vive con il figlio di 7 anni, la madre ed il convivente. Giunti sul posto e constatata la situazione, i poliziotti sono intervenuti con tempestività evitando che la situazione precipitasse. Una volta immobilizzato, l'uomo è stato condotto presso il commissariato della città montana ed espletate le formalità di rito, è stato, infine, arrestato e tradotto nel carcere di Vibo Valentia. Nessun colpevole per la morte del 18enne di Serra La Procura di Vibo archivia l omicidio di Andreacchi SERRA SAN BRUNO La notizia è circolata solo ieri, ma la Procura vibonese aveva archiviato già un anno fa il caso dell omicidio di Pasquale Andreacchi, un 18enne serrese sequestrato, picchiato brutalmente e poi ucciso con un colpo di pistola in fronte l 11 ottobre del A rivelare la decisione dei magistrati vibonesi è stato, nella tarda serata di ieri, il sito di informazione locale Il Vizzarro.it. Tra l altro, al contrario di quanto era stato ipotizzato nell immediatezza del delitto, non c era nessun indagato per il sequestro e l omici - dio di Andreacchi, sebbene pare che le denunce del padre del ragazzo, Salvatore, andassero in un unica direzione, specie in relazione a specifiche minacce che avrebbe ricevuto qualche tempo prima del delitto. Tramite il legale di fiducia degli Andreacchi, l avvocato Giovanna Fronte, che ha appena preso in mano il caso, i genitori del giovane hanno appurato con sgomento che il procedimento sull omicidio Due gravi incidenti sul lavoro in Calabria Muore schiacciato dal trattore Boscaiolo perde una gamba CRUCOLI Due incidenti sul lavoro ieri in Calabria. Un agricoltore di 54 anni, Giuseppe Zito, è morto a Crucoli, nel crotonese, dopo essere rimasto schiacciato dal trattore che stava guidando. L uomo stava effettuando dei lavori su un fondo di sua proprietà quando il mezzo si è rovesciato travolgendolo. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Crotone, ma quando il trattore è stato rimosso, Zito era già morto. Sull'episodio Pasquale Andreacchi L intervento della polizia ha messo fine al clima di violenza hanno avviato indagini i carabinieri della Compagnia di Cirò Marina. L altro incidente è accaduto a Scigliano, nel cosentino. Un giovane di 28 anni, di nazionalità bulgara mentre stava tagliando della legna con una motosega, in località Foresta, per cause in corso di accertamento, con un colpo violento siè quasi reciso l'arto destro all'altezza del ginocchio. Soccorso in ospedale i sanitari gli hanno dovuto amputare la gamba. del figlio era stato archiviato il 30 dicembre 2010, cioè un anno dopo il ritrovamento dei suoi resti. Oggi Pasquale Andreacchi avrebbe vent anni. L età in cui ci si affaccia alla maturità, in cui si comincia a mettere in pratica i progetti sognati nell adolescenza, l età in cui un ragazzo inizia a capire cosa significa vivere nel mondo dei grandi. Un assassinio brutale, inspiegabile. Le date principali che hanno scandito questa terribile storia sono tre: 11 ottobre 2009, giorno della scomparsa; 9 dicembre, giorno in cui alcuni netturbini hanno trovato, in un cassonetto nei pressi di un bosco poco distante dal centro storico serrese, un cranio umano con un foro in fronte e un femore piuttosto lungo (Pasquale era alto due metri); 27 dicembre, quando un cacciatore, proprio nel bosco di castagno vicino al luogo del primo ritrovamento, si è accorto che sparsi per terra c erano dei resti umani e degli indumenti. I parenti di Pasquale hanno riconosciuto subito i suoi vestiti, nonché il portafoglio con i suoi documenti d iden - tità; la conferma definitiva è arrivata nel gennaio 2010 con l esame del dna. Chi si è occupato degli esami medico-legali ha ipotizzato che l omicidio possa essere avvenuto la sera stessa della scomparsa. A distanza di un anno da quei macabri ritrovamenti, è arrivata l archi - viazione. Un provvedimento a cui i familiari sicuramente si opporranno con ogni mezzo consentito dalla legge. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro

3 24 ore Domenica 11 dicembre 2011 La dipendente del commissariato di Lamezia accusata di aver aiutato un clan Corbelli La talpa fa scena muta «Morelli sta vivendo un vero un incubo» La Lentini non chiarisce al gip il suo ruolo nelle fughe di notizie di CHIARA SPAGNOLO DAVANTI al gip non ha voluto dire neppure una parola. Non un tentativo di difesa, né di chiarimento rispetto alla grave accusa di avere rivelato al capo di un sodalizio criminale calabroucraino notizie riservate sulle indagini di cui era protagonista. Giuseppina Lentini, impiegata civile del commissariato di Lamezia, arrestata mercoledì su richiesta della Dda di Catanzaro, durante l'interrogatorio di garanzia, si è avvalsa della facoltà di non rispondere. La sua permanenza nel Tribunale di Catanzaro, al cospetto del giudice Abigail Mellace, accompagnata dall'avvocato Francesco Gambardella, è durata pochi minuti, poi la donna è tornata nella sua casa di Gizzeria dove è ristretta agli arresti domiciliari. Le accuse di cui la Lentini deve rispondere sono favoreggiamento personale, aggravato dall'aver commesso il fatto in violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione, rivelazione di segreti d'ufficio e falso in atto pubblico. Secondo la Procura del capoluogo sarebbe lei la talpa che, nella scorsa primavera, ha rivelato informazioni segrete a Matteo Vescio, presunta mente diun sodalizio criminale che imponeva il pizzo agli autotrasportatori in servizio tra l'italia e l'ucraina, arrestato a giugno nell'ambito dell'operazione On the road. Proprio le telefonate tra Vescio e una complice ucraina hanno sollecitato gli agenti della Squadra mobile di Catanzaro a cercare di capire chi fosse l'amica che gli forniva notizie sulle indagini, dopo averle apprese in ambienti vicini alla Questura. Accertamenti approfonditi e controlli incrociati hanno permesso di ipotizzare che proprio Giuseppina Lentini avrebbe svelato chi erano le persone indagate,chi eraintercettato e finanche dove eranostate piazzate le telecamere della polizia. Ipotesi poi tradotte nella richiesta di custodia cautelare formulata dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli e dal pm Simona Rossi,alla quale ilgip Abigail Mellace ha dato seguito con l'applica- zione della misura degli arresti domiciliari. Davanti al giudice la presunta talpa, ieri, avrebbe potuto cercare di contestare le accuse che le sono state rivolte e che l'hanno fatta finire ai domiciliari. La strategia dell'avvocato Gambardella, però, è andata in altra direzione e la donnaha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere. Nei prossimi giorni il legale presenterà istanza di revoca della misura cautelare al Tribunale del Riesame, avendo in tal modo la possibilità di entrare in possesso ditutti gli atti chela Procura riterrà di depositare. In quelle carte potrebbero esserci nuovi particolari su ciò che ha consentito agli uomini della Squadra mobile di stringere il cerchio sulla Lentini. Elementi utili per capire fin dove può spingersi l'accusa e su cosa può essere costruita la difesa. Commissariato lametino «Preziosa relazione sulla Sorical» Maiolo (Legautonomie) ringrazia i magistrati della Corte dei Conti CATANZARO «Occorre ringraziare la sezione regionale della Corte dei Conti per la preziosa recente relazione sulla gestione delle risorse idriche nella nostra regione». Lo sostiene, in una nota, il presidente di LegAutonomie Calabria, Mario Maiolo. «Essa va accolta prosegue Maiolo con spirito positivo per riconoscere e promuovere ulteriormente meccanismi di collaborazione tra i diversi livelli territoriali di governo facendo tesoro delle funzioni istituzionali attribuite dalla legge alla Corte stessa, in quanto mosse dalla 'ratiò di garanzia della sana gestione e degli equilibri di finanza pubblica. Esprimo altresì la mia soddisfazione anche per la citazione, all interno della relazione, dello studio da noi presentato nel marzo scorso ( Il buco nell acqua ) proprio sul tema del servizio idrico regionale, a con- ferma della validità dell attività di LegAutonomie Calabria che mira a fornire strumenti di conoscenza e di miglioramento delle condizioni degli enti locali calabresi». A parere di Maiolo «ci sono molti punti fermi nella relazione della Corte dei Conti di cui occorre tenere conto per dare finalmente a questo setto- Mario Maiolo re un assetto che non può più ignorare il ruolo dei Comuni e per ridurre la conflittualità oramai palese tra la società di gestione SoRiCal e gli enti locali. Di certo non si può ignorare la chiarezza ordinamentale esposta nella relazione che, allo stato, riconosce al servizio idrico integrato una tra le 'funzione fondamentalì dei Comuni con la conse- guenza che quelle di organizzazione del servizio idrico integrato, di scelta della relativa forma di gestione, di determinazione e modulazione delle tariffe all utenza, di affidamento della gestione e relativo controllo, sono funzioni che competono ai Comuni che le esercitano 'attraversò gli Ato. Una posizione da noi sempre sostenuta da molti anni che occorre adesso portare a sistema per offrire alle comunità amministrate un servizio sempre più efficiente ed ai comuni calabresi il ruolo che compete nel quadro del sistema amministrativo e gestionale di questo fondamentale e delicato settore di attività». CATANZARO Franco Morelli, il consigliere regionale della Calabria arrestato nei giorni scorsi nell ambito dell operazione «Infinito» della Dda di Milano, si difende dal carcere. A farsi portavoce di Morelli, che nega ogni responsabilità, è il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli. «Morelli afferma Corbelli è in un vero e proprio incubo. Non riesce a darsi una spiegazione di quello che gli è successo. È visibilmente molto provato. Ha già perso 10 chili. Alla moglie riferisce -, che ha incontrato pochi giorni dopo il suo arresto, ha detto guardandola negli occhi, con lo sguardo perso nel vuoto: Perchè sono qui, perchè mi hanno arrestato, come è possibile che io sia qui in carcere. Cosa ho fatto di male, di così grave? Non ho mai commesso alcun illecito. Durante tutta la mia vita ho solo sempre aiutato tanta povera gentè». Dopo aver denunciato «la sua forte preoccupazione per lo stato di salute di Franco Morelli che ha perso 10 kg in sette giorni», Corbelli chiede l intervento del ministro della Giustizia, Paola Severino, per quella che definisce, «una grande ingiustizia e una tragedia che si sta consumando nel silenzio e nell indifferenza generali, interrotti solo dal massacro mediatico, nei confronti di una persona perbene, da tutti stimata sino al momento dell arresto». Corbelli parla di «violazione dei diritti più elementari che impedisce ai familiari di poter persino portare gli indumenti pesanti necessari per l inverno, perchè è consentito portare ogni mese al detenuto un massimo di 20 kg di roba (alimentari o altri prodotti e vestiti). E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro 14 Calabria

4 Bagnara Dal Comune aiuti alle famiglie bisognose Reggio Domenica 11 dicembre L assessore provinciale Lamberti Castronuovo torna ad attaccare il Museo della ndrangheta «Certa antimafia costa troppo» E ai magistrati: «Stiano in tribunale, all educazione pensano famiglia e scuola» di DOMENICO GRILLONE «In tempi di crisi il denaro va speso bene» a pagina 35 «NON AMO le polemiche. Leggere però che ho attaccato l antimafia ela magistratura mi irrita e mi indigna. È falso». Comincia così la nota dell assessoreprovinciale allaculturae legalità Eduardo Lamberti Castronuovo per una polemica nata l altro ieri, a seguito delle sue dichiarazioni espresse durante la conferenza stampa di presentazione del Top Jazz Festival svoltasi a palazzo San Giorgio. Durante l incontro con i giornalisti l assessore Lamberti sottolineava, infatti, alcune perplessità sull utilitào menodeiconvegniantimafia, evidente il riferimento al recente convegno del Museo della ndrangheta, aggiungendo tra l altro che «servono come vetrina a qualcuno, anche per qualche magistrato». Secca la replica del coordinatore del Museo dellandrangheta,claudio LaCamera,ilquale dichiarava tra l altro di «sentirsi turbato per l attacco dell assessore all antimafia ed alla magistratura».fin qui i fatti.oggi Lamberti nella sua nota chiarisce innanzitutto «di aver messo a confronto il ruolo della musica quale forte elemento culturale, anche nella sua funzione anti ndrangheta, con quello, a mioparere,molto menoredditizio,deiconvegni». Ho anche aggiunto continua l asses - sore - da imprenditore, che il rapporto costi benefici nei convegni, dove si parla di anti ndrangheta, sono insostenibili. Sopratutto in un momento di crisi. Bene, se sono a costo zero. Male se vengono richiesti esosi contributi da parte di chi organizza, quasi si trattasse di una agenzia da avanspettacolo che scrittura vedettes. Spendere in un anno circa 27 mila euro per viaggi e 54 mila per noleggio di non meglio identificati apparati, non credo sia sostenibile da una parte pubblica a favore di un soggetto privato. Tale è infatti l associazione che gestisce l organizzazione il cui coordinatore si lascia andare ad affermazioni, su di me, non degne di commento alcuno». Riguardo i magistrati, l assessore ribadisce di non gradire quelli che «utilizzano, a guisa di vetrina, questo tipo di convegni limitati a non più di cento persone. Molti sono a pensarla come me, anche tra i magistrati stessi. Pochi hanno il coraggio di affermarlo in pubblico. Io si». Il motivo è che, secondo Lamberti, il Magistrato debba, prima di tutto, frequentare i tribunali ed amministrare la giustizia, salvo una discreta e non plateale presenza nel mondo esterno, lasciando alle altre figure preposte, nella scuola i professori, nella famiglia i genitori, il ruolo di insegnare l educazione civica e la cultura dell anti ndrangheta». Con qualche eccezione. «Sotto la toga c è sempre l Uomo che vuole esprimersi e se talvolta mette in atto una incursione positiva, ben venga. Talvolta. Non sistematicamentee,certamente mai,perfavorireimprese nate ad hoc per lucrare sull anti ndranghetismo». Infine nessun problema con il presidente della Provincia, l ente che ha finanziato e ospitatol evento. «Per quanto attienela presunta divergenza con il presidente Raffa, ci tengoa sottolineareche èsolofrutto dimera fantasia. Noi accogliamo nella sede dell am - ministrazione ogni democratica manifestazione ed assegniamo secondo criteri di assoluta equità i contribuiti che la legge consente. Contrasparenza. Quellachecontaè lavolontà collettiva del Presidente e della Giunta. Ed in tempi di crisi generale il principio del buon padre di famiglia, impera». REDAZIONE: via Cavour, Reggio Calabria - Tel Fax L assessore Eduardo Lamberti Castronuovo LA MANIFESTAZIONE Gioiosa Jonica Rapine in casa Convalidati due fermi Ethos contro il modello Reggio UNA manifestazione con manifesti e striscioni per dire no al modello Reggio, ecco l iniziativa messa in campo dall associazio - ne Ethos e dal comitato Se non ora quando, erano una cinquantina le persone che ieri sulle scale del Cilea hanno organizzato il sit - in. Chiedono ragione al sindaco del buco in bilancio, degli stipendi non pagati alle società miste. Biodiversamente incivili SIAMO pronti a scommettere che l'assessore Tilde Minasi riesca a riportare la Villa Comunale all'antico splendore, inserendola nell'istituenda Rete dei giardini della biodiversità. Ma per favore non parli di restituire la Villa ai cittadini. I cittadini reggini, in larga parte diversamente civili, hanno già dimostrato di non meritarla. Completato l'intervento straordinario istituisca un rigido sistema di vigilanza e di manutenzione per non ripetere gli errori del passato. a pagina 38 Legambiente ricorda De Grazia NEL sedicesimo anno della sua scomparsa, Legambiente ricorda il comandante Natale De Grazia. L iniziativa avrà luogo nel salone dei Lampadari di Palazzo San Giorgio, lunedì alle 17, alla presenza della moglie, degli amici e degli autori del fumetto che raccontano la storia Natale De Grazia e delle navi dei veleni. L ufficiale della Capitaneria di porto indagò sui rifiuti radioattivi e sui misteri della Rigel e della Rosso. Sulla sua morte, avvenuta propria durante l inchiesta, restano ancora tanti dubbi, ma le denunce degli ambientalisti trovano oggi alcune conferme. La sua morte è un mistero, uno dei tanti nella Calabria dei traffici di rifiuti radioattivi su cui l ufficiale marinaio indagava. Natale De Grazia è deceduto il 13 dicembre 1995, esattamente sedici anni fa. Un pomeriggio insieme alla moglie Anna Vespia, agli amici di Natale e agli autori del fumetto Natale De Grazia Le navi dei Veleni (Round Robin editrice da - Sud). Polistena Ladri in chiesa per la Corona d or o a pagina 41 La nomina Pontorier o al centr o dell ateneo IL MOVIMENTO studen - tesco ed universitario Studicentro, in Calabria, ha scelto il suo rappresentante reggino. In tal senso, il coordinatore regionale, Francesco Malara, ha provveduto alla nominadel responsabile dalla Mediterranea.A Pasquale Pontoriero (studente di giurisprudenza), è stato affidato il compito di coordinare Studicentro in riva allo stretto. «Il cerchio è dunque chiuso ed il nostro nuovo soggetto associativo può d ora in avanti intensificare, ancor di più, le proprie attività in tutte le università della nostra regione è il commento di Malara. Ci siamo posti l obietti - vo di divenire punto di riferimento, su questo territorio, delle migliaia di studenti che si rivedono nell area moderata e che, attivamente, vogliono vivere ilproprio percorsodi studi. A noi non piacciono né gli slogan e né gli annunci, intendiamo agire nell interesse diquelle ragazze e di quei ragazzi che, con impegno ed abnegazione, hanno deciso di mettersi in gioco». E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro

5 di DOMENICO GALATÀ PALMI - Tre udienze prima di Natale. Sembra essere fermamente intenzionata a non perdere tempo Concettina Epifanio, presidente del Tribunale collegiale di Palmi, chiamata a giudicare gli oltre 60 imputati coinvolti nel processo All Inside. Nel corso dell'ultima udienza il giudice ha già fissato i giorni in cui si terranno le udienze prima della pausa per le festività: si partirà il 16 dicembre per proseguire poi giorno 20. Un'altra udienza si terrà tra il 22 e il 23 dicembre, a seconda della disponibilità dell'aula bunker del Tribunale di Palmi, dove si tiene anche un altro processo di rilievo come Cosa Mia, in cui sono imputati esponenti del cosce del territorio di Palmi. Anche se il procedimento contro capi e presunti affiliati della cosca Pesce di Rosarno è soltanto agli inizi quindi, l'intenzione dei giudici sembra essere quella di procedere spediti e impiegare meno tempo possibile per arrivare alla sentenza. Sino ad ora i momenti interessanti non certo sono mancati, su tutti la tre giorni trascorsa da giudici e alcuni avvocati nell'aula bunker 2 del Tribunale di Milano, dove è stata sentita la testimone di giustizia Rosa Ferraro, cugina di Angela Ferraro, moglie di Salvatore Pesce, ritenuto uno degli elementi di spicco della 'ndrina rosarnese. Una scelta dettata dalla necessità di garantire la massima sicurezza alla testimone, oggetto di presunti piani finalizzati alla sua eliminazione dopo la decisione di collaborare con la Guardia di Finanza e la Dda di Reggio Calabria. Piana Domenica 11 dicembre Ufficio di Corrispondenza: Piazzetta 21 Marzo, Polistena Tel/Fax Procede a ritmo spedito il processo al clan Pesce di Rosarno. Ancora tre appuntamenti prima di Natale All Inside, udienze a raffica L ultimo a sfilare sul banco dei testimoni il fratello della collaboratrice Ferrar o Il blitz notturno dell operazione All Inside Per la Cgil è sempre esplosiva la situazione di Rosarno invasa da lavoratori stranieri senza opportunità Emergenza migranti, le colpe della Regione ROSARNO - «Scopelliti scarica i comuni edi migranti.in occasionedello sciopero del 12 chiederemo al Prefetto un tavolo per affrontare la drammatica emergenza». L'emergenza Rosarno-immigrati adesso è certificata anche dalla Cgil che attacca Giunta regionaleeil presidentescopelliti:«per alleviare le sofferenzedei migranti di Rosarno basterà, quest'anno, la cerimonia di apertura del campo per l'accoglienza di poco più di cento lavoratori stranieri?». Poi l'affondo del segretario Nino Calogero: «Scopellitilo scorsoanno ci stupì promettendo che sarà migliore l'anno che verrà! Pensiamo, invece, cheilcomunedi Rosarno,chedaquel che abbiamo appreso a tutt'oggi non ha ricevuto nemmeno un centesimo, abbia fatto quello che era nelle sue possibilità,essendo riuscito,almeno, a far capire al modo che il popolo calabrese nonè affattorazzista eche sono le gravi situazioni di contesto, aggravate dallacrisi eda unanormativa dal profilo xenofobo, che innescano meccanismi in cui, a volte, si insinua, oltre losfruttamento, lasubculturamafiosa. E' questo lo stesso fertile humus che fece scatenare larivolta e le drammatiche reazioni». Quest'anno, secondo la Cgil, ci si trova «in una condizione assoluta d'abbandono ed il migliaio di ragazzi, già presente, vive le medesime condizioni di due anni fa con l'aggravante che la crisi galoppante, quasi certamente, offrirà loro pochissime opportunità di lavoro. Sista consumando la continua sconfitta della politica e delle istituzioni nulla è stato fatto dal A Gioia Tauro consiglio comunale aperto La legalità una priorità ma la gente non partecipa di ALESSANDRO TRIPODI Solidarietà bipartisan al poliziotto Piero Spadafora GIOIA TAURO - Ha lasciato l'amaro in bocca la scarsa partecipazione dei cittadini al Consiglio comunale ad hoc sul tema della legalità. Dopo l'escalation delle condotte delinquenziali, che hanno fatto piombare la città in un clima di sconcerto, il sindaco Renato Bellofiore, e tutta l'amministrazione, ha deciso di convocare il civico concesso «per discutere della questione e promuovere le opportune valutazioni in merito alla sicurezza di Gioia Tauro». Venerdì scorso, quindi, maggioranza e opposizione al completo, tranne la repubblicana Eusapia Ritrovato, assente per motivi familiari. Nella sala consiliare Antonino Scopelliti presente anche il sindaco di Rosarno, Elisabetta Tripodi, accompagnata dagli agenti della scorta. I lavorili apre Bellofioreche affronta di petto l'argomento attentati: «A nome di tutta l'amministrazione condanno con fermezza gli inqualificabili episodi delittuosi che hanno creato profondo turbamento nell'intera cittadinanza e hanno generato insicurezza e sfiducia nei confronti delle istituzioni. In particolare vogliamo ribadirela solidarietàal sostituto commissario Piero Spadafora, vittima di un recente e grave atto intimidatorio». Poi prende la parola ilvicepresidente del Consiglio, Angelo Guerrisi, che commenta la limitata adesione della popolazione all'assemblea. «Speravo venissero più persone - ha detto Guerrisi- manonostanteciò noicontinueremo a portare avanti la battagliaper lalegalità.si deverompere il muro dell'omertà senza aver paura perché i cittadini devono essereliberi». Fortie risolute, altresì, le considerazionidella consigliera d'opposizione, Anna Maria Stanganelli (Pdl), speranzosa che «questi vigliacchi vengano assicurati alla giustizia». Ed aggiunge. «Parliamoci chiaro, nessuno è immune da parentele ingombranti, ma ognuno di noi risponde personalmentedelle proprieresponsabilità». Alla stregua della Stanganelli, il capogruppo del Pdl, Umberto Pirilli,ha focaliz- L intervento del sindaco Bellofiore zato l'attenzione sulla cosiddetta quello della legalità in modo tale zona grigia, ossia quella fetta da lanciare un messaggio chiaro di società che intrattiene con la e preciso alla cittadinanza la qualedevecomprendere dacheparte criminalità un intreccio diabolico fatto di collusioni penalmente sta la sua amministrazione. Un rilevanti o meno. altro dato rilevante - ha continuato il sindaco - è l'unità d'intenti tra «La zona grigia va combattuta - ha affermato Pirilli - La criminalità, spesso, ha protezioni inimstante il fronte comune che Gioia maggioranza e opposizione attemaginabili. Allora per sconfiggerla è necessario puntare sulla sioni come questa». Tauro è in grado di creare in occa- cultura e su una positiva formazione dei giovani». Bellofiore frontare l'illegalità il sindaco ha Riguardo ai tecnicismi, per af- chiude i lavori dicendo che «è importante riunire il Consiglio co- corpo dei Vigili Urbani e la crea- proposto il potenziamento del munale su temi scottanti come zione di una Polizia di quartiere. All'epoca dei suoi screzi con Salvatore Pesce, gli stessi familiari della donna si sarebbero riuniti incaricando il fratello Marco della sua eliminazione. L'uomo però, affetto da alcuni disturbi mentali, si sarebbe rifiutato di svolgere il compi- to assegnatoli, denunciando I continui no del teste censurati dal pm Cerreti l'accaduto insieme a Rosa alla caserma della Guardia di Finanza di Gioia Tauro. Nel corso dell'udienza di venerdì scorso, però, dove è comparso in veste di testimone, il fratello della Ferraro ha negato di aver mai parlato della presunta riunione ai militari delle Fiamme Gialle e di avere sottoscritto la denuncia che il Pm Alessandra Cerreti gli ha più volte mostrato. Una circostanza che ha portato la Pubblica Accusa a chiedere l'acquisizione della testimonianza dal parte dell'ufficio di Procura. Alla base della reticenza del testimone, secondo i magistrati, ci sarebbero state minacce «dovute alle circostanze ambientali», che avrebbero intimorito Ferraro costringendolo a presentarsi in aula e pronunciare l'infinta sfilza di «io non so niente» che di fatto hanno reso inutile il tentativo dei Pubblici Ministeri di trovare una conferma al presunto progetto di eliminare la testimone di giustizia. punto di vista economico e sociale per migliorare le condizioni del sistema agricolo della Piana e per rendere più dignitose, di riflesso, le condizioni di vita e di lavoro. Come Cgil possiamo apparire facili profeti, ma da tempo, sosteniamo che per uscire dall'emergenza si debba mettere in moto un processo virtuoso per rendere qualitativamente competitivo il comparto agricolo. E' necessario rilanciare il tessutoproduttivo agricolo,apartire dal sostegno ai tanti produttori che hanno reso ricca la terra pianigiana, procurando non solo una utile integrazione al reddito ma offrendo importanti possibilità di lavoro». La Cgil si domanda: «Quanto sia più tollerabile che diverse centinaia di milioni di euro, messi a disposizione dalla Unione Europea per essere impiegati in agricoltura, finiscano con arricchire le tasche dipochi, invece di trasformare il settore e produrre qualità e lavoro! In questo le responsabilità della Regione sono antiche ed appartengono tanto a Loiero quanto a Scopelliti. Polemiche a go go che non mancano mai mentre nelle campagne di Rosarno e nei nuovi ghetti si sta consumando l'ennesimo scempio dei diritti umani. L'emergenza umanitaria che non può più essere lasciata al solo comune di Rosarno continua senza fine». «Saremoincampo -ricordarenato Fida che ha fatto aprire l'esperienza del sindacatodi strada - giàda lunedì, metteremo questi temi, insieme alla questioni più urgenti, alla base dello sciopero». mi. al. Oggi la tradizionale kermesse Polistena fa festa con le prelibatezze del torrone POLISTENA - Con l'inizio delle feste natalizie ritorna puntuale, questa sera in città, l'ormai tradizionale Festa del Torrone. Organizzata dall'associazione commercianti di Polistena in collaborazione con l'assessorato alle Attività produttive della Provincia di Reggio Calabria, alla manifestazione sarà presente l'assessore provinciale al ramo Domenico Giannetta, la seconda edizione dell'ormai classico appuntamento natalizio che metterà in vetrina la classica e gustosa prelibatezza che accompagna da sempre le feste di fine anno, si terrà a partiredalleore16 inpiazzadellarepubblica Ṅel corso della serata i maestri pasticceri della città, daranno sfoggio dal vivo alla loro arte nel preparate il torrone nelle diverse specialità, che tutti i presenti potranno poi assaggiare. Il torrone di Polistena, è uno dei più rinomati della Piana, da decenni fiore all'occhiello dei maestri pasticceri della città pianigiana. Malgrado il periodo di crisi che ha colpito anche questo settore, il torrone viene spedito, ancora oggi, in tutto il mondo Ȧd allietare la festa dedicata al classico dolce di Natale ci saranno in piazza, per tutta la durata della manifestazione, musicisti zampognari, trampolieri, trucca bimbi e l'allegra brigata dei personaggi Disney. p. cat. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro

6 L immagine della Madonna Cosenza Domenica 11 dicembre REDAZIONE: via Rossini, Castrolibero (CS) - Tel. (0984) Fax (0984) Cetraro In una grotta appare la Madonna a pagina 37 Il Pronto soccorso Scigliano Incidente sul lavoro perde una gamba a pagina 35 Terminator 4. Chiamato in causa dai collaboratori di giustizia e dalla moglie della vittima «Nulla a che fare con l omicidio» Marsico risponde al gip e si tira fuori dall assassinio di Vittorio Marchio di ROBERTO GRANDINETTI «SONO INNOCENTE. Con l omicidio di Vittorio Marchio non c entro nulla». Loha dettoierialgip LivioCristofano, del tribunale di Cosenza, delegato dalla Dda,uno degli indagatieccellenti di Terminator 4, operazione che martedì scorso ha interessato 18 persone, arrestate con l accusa di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di tre omicidi, alle estorsioni, all usura e al traffico di sostanze stupefacenti. Si tratta di Walter Gianluca Marsico, 44 anni, difeso dagli avvocati Filippo Cinnante e Cesare ENOGASTRONOMIA Il procuratore bruzio Granieri e il procuratore della Dda Lombardo durante la conferenza stampa Sapori cosentini in terra estense Badolato. Ha escluso ogni coinvolgimento con la cosca Ruà-Lanzino anche in merito all accusa di usura ed estorsione. Poi non ha aggiunto altro, avvalendosi della facoltà dinon rispondere. Di diverso avviso la Distrettuale antimafia, secondo la qualel indagato in questione è da ritenersi responsabile dell omicidio di Marchio insieme a Francesco Presta e Mario Gatto. Tra i responsabili figurano anche Ettore Lanzino, Domenico Cicero, Vincenzo Dedato efrancesco Amodio,per iquali si sta procedendo separatamente. Contro Marchio furono esplosi più colpi d arma da fuoco con due armi diverse, ossia unapistola calibro 9x21 euna pistola calibro 38 special. I proiettili lo raggiunsero al torace e all addome. Era il 26 novembre del Nello specifico, e sempre secondo la Dda, ruolo di Presta, Gatto e Marsico sarebbe stato quello di aver deliberato l uccisione insieme a Lanzino, Cicero e Dedato. Dedato, Gatto e Presta sono indicati come esecutori materiali. Lanzino avrebbe dato il via ai killer dopo aver individuato Marchio sotto casa. Marsico, Angelo Colosso, insieme a Francesco Amodio e al defunto Francesco Marincolo, avrebbero seguito gli spostamenti della vittima nei giorni precedenti l omicidio, al fine di individuare l occasione più favorevole per la commissione dello stesso. Una ricostruzione che non ha trovato d accordo Marsico, il quale si è appunto dichiarato innocente. Contro di lui la Dda ha utilizzato, come fonti di prova, le dichiarazioni di Angelo Colosso. A detta dell accusa il pentito «fornisce significativi elementidi riscontrosull omici - dio essendo stato direttamente coinvolto nelle prime fasi della vicenda omicidiaria in argomento sia dal Lanzino che da Marsico». Ci sono anche le dichiarazioni rese dall auti - sta di Marchio. «Quanto af- Pr oseguono le indagini a carico dei politici cosentini fermato dai collaboratori Amodio e Colosso - si legge nell ordinanza di Termina- tor 4 - trova riscontro nelle dichiarazioni di Perri Miriam, moglie del Marchio, che afferma di essere a conoscenzachefino allaseraprecedente all omicidio Marsico e Colosso si aggiravano nei pressi della sua abitazione». Ci sono anche «le annotazioni di servizio che attestano la contestualepresenzadel Marsicoedel Marincolo nello stesso luogo in cui si trovava il Marchio, in epoca di poco antecedente all omicidio». Le indagini di Terminator 4 prose - guono anche in merito al coinvolgimentodi alcunipolitici,accusati divoto di voto di scambio e concorso esterno in associazione mafiosa.i primi avvisi di garanzia sono stati a tal proposito notificati all ex sindaco di Rende, Umberto Bernaudo,l ex assessoreprovinciale PietroRuffolo eal consiglierecomunale di Piane Crati, Pierpaolo De Rose. Sono stati chiamati in causa a seguito di alcune intercettazioni telefonicheacaricodi unaltroindagato,ossia Micheledi Puppo,particolarmente attivo sul territorio di Rende e sempre per conto della cosca Ruà-Lanzi - no. SI CONCLUDE oggi presso il Castello estense di Ferrara, e alla presenza dell presidente di Confcommercio Cosenza Klaus Algieri, la rassegna dei Sapori, che vede la partecipazione di numerose aziende della provincia cosentina. L'evento enogastronomico, patrocinato dal Comune, dalla Provincia e dalla Camera di Commercio di Ferrara, rappresenta l'avvio della concreta attuazione dell'accordo di collaborazione, siglato lo scorso 12 luglio tra le due associazioni, finalizzato alla valorizzazione e alla promozione dei rispettivi territori, attraverso l'ideazione e la realizzazione di attività ed iniziative culturali in ambito turistico e commerciale. Soddisfazione è stata espressa dal presidente Algieri per lo stretto legame instaurato con la città estense indirizzato a sviluppare relazioni culturali di lunga durata. «Si tratta - ha detto Algieri - di un'importante occasione per promuovere un turismo enogastronomico di qualità, oggi fortemente apprezzato, che permette di valorizzare le nostre eccellenze di produzione agroalimentare e rappresentare, così, un volano per la crescita delle economie locali ancora non adeguatamente riconosciute» «La collaborazione con Confcommercio Cosenza - spiega Mauro Spinelli, commissario Ascom Confcommercio di Ferrara - riveste una forte valenza etico e sociale, in quanto si ispira ai valori della reciproca conoscenza dei territori e delle loro espressioni turistiche, con il fondamentale obiettivo di tutelare il rispettivo patrimonio enogastronomico attraverso la fusione di sapori e di cultura. All'interno della manifestazione - conclude Spinelli - oltre alle eccellenze enogastronomiche ferraresi, saranno presentate le miglioriproduzioni della provincia cosentinacome leclementine, l'olio extra vergine di oliva, il pane e numerosi prodotti tipici che fanno della provincia di Cosenza un territorio con un patrimonio culturalee gastronomicodi qualità Partner dell'iniziativa Confagricoltura Ferrara, rappresentata dal suo presidenteprovinciale NicolaGherardi:«Come imprenditori, riteniamo che la qualità delle nostre produzioni sia una fondamentale risorsa per tutta la nostra economia dal momento che siamo stati in grado di realizzare sia un forte potenzialeinnovativosia dicoglierel'evoluzione delle esigenze del consumatore». Feste di Natale Inaugurata la pista da sci E STATA inaugurata ieri la pista da sci su viale Mancini. Bambini entusiasti. Più scettici gli adulti. alle pagg. 26 e 27 Comune «Monitorar e bene i conti» LA CORTE dei Conti ha segnalato al Comune una serie di irregolarità e criticità nel bilancio preventivo. a pag. 28 Da sinistra: Gherardi, Algieri e Spinelli a Ferrara E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro

7 Crotone Domenica 11 dicembre Stessa tecnica usata per i roghi appiccati a distanza e a orari ravvicinati. Indaga la polizia Racket, violenta escalation Due auto incendiate a imprenditori che hanno interessi a Villaggio Palumbo di ANTONIO ANASTASI DUE incendi di auto, avvenuti a distanza ravvicinata l'uno dall'altro, portano entrambi a Cotronei, o, meglio, a interessi commerciali nel villaggio Palumbo e a una probabile azione intimidatoria messa a segno dal racket. In via Venezia i soliti ignoti, poco prima dell'una di ieri, cospargono di liquido infiammabile un'auto Toyota Rav4 che distrugge la parte anteriore del veicolo e si dileguano. Poco dopo e poco distante, con la stessa tecnica, lungo corso Messina, viene data alle fiamme l'auto Nissan Micra intestata a una donna ma in uso a Salvatore Gelfo, di 68 anni, residente a Cotronei. Entrambe le azioni intimidatorie hanno in Si segue la pista di una ritorsione della criminalità o rg a n i z z a t a comune il fattoche sonodirette contro imprenditori che hanno interessi e gestiscono attività importanti all'interno della struttura turistica nella località Trepidò di Cotronei. Scalise sport è anche un negozio molto grande ubicato lungo la strada statale 106, nei pressi del cavalcavia sud. Il modus operandi è analogo in entrambi i roghi e gli incendi sono avvenuti uno dopo l'altro. Troppe coincidenze, ad avviso degli investigatori della Squadra Mobile, che hanno avviato le indagini, per non ricondurre i fatti ad un'unica matrice Ṫra le ipotesi quella di una ritorsione da ricondurre al racket delle estorsioni gestito dalla criminalità organizzata. Non si esclude immediatamente, in ambienti investigativi, che picciotti di una 'ndrina crotonese possano essere stati incaricati degli incendi da gruppi criminali operanti nell'alto Crotonese. L auto incendiata nella notte lungo una traversa di corso Messina U FATTU DA SIMANA (IL FATTO DELLA SETTIMANA) Su anni c ancùnu è comu l erva i ventu di BRUNO TASSONE C È ancùnu ca sì fa nu discùrzu ntu cirivèddru e po, dicènnu na palòra, pritènna ca cu u senta ha ddì capiscìri a ru vulu chiru ca vulìva diri. I sicùru, cu parra d accussì, u ssì renna cuntu ca ppì chiru c u senta è nu problèma sèrju, picchì, sì rispùnna, c è ru pirìculu ca fa ra figùra d u ciòtu dicènnu na cosa c u ccintra nenti ccu ru discùrzu. Vì stè cuntànnu sta cosa picchì, m ha capitàtu. U sàbbitu matìna, Cìcciu, c ava binùtu a mì truvàri, com ha scinnùtu d a màchina, senza nemmènu salutàri mì fa: Cutrònu è chjnu d erva i ventu. Iju c u pputìva sapìri u discùrzu c ava cumìnciàtu, l è pijàtu comu nu mbitu a parràri. E siccòmu subba l erv i ventu è puru scrittu, pijànnu a posiziòna d u provissòru, c è dittu: u REDAZIONE: via Vittorio Emanuele, Crotone - Tel. 0962/ Fax 0962/ I due irakeni accoltellati sono stati aggrediti da un gruppo di quattro o cinque persone UNOè stato dimesso, se la caverà in sette giorni; un altro è stato ricoverato per le lesioni a una gamba giudicate guaribili in dieci giorni. E' il bilancio del duplice accoltellamento dell'altra sera, avvenuto in via XXV aprile, su cui indaga la Squadra Mobile della Questura. Nel mirino, da parte di un gruppo di quattro, forse cinque persone, sono finiti due giovani irakeni ospiti del Centro d'accoglienza S. Anna. Le indagini vengono svolte con l'ausilio dell'interprete. Il ferito meno grave era riuscito a scappare ma è stato poi rintracciato dalla polizia ed èstato sottoposto alle prime cure da parte dei sanitari del pronto soccorso dell'ospedale San Giovanni di Dio. pputìva d èssiri c accussì, vistu ch i muri d u casteddru e chiri ca chjùdunu u centru stòricu u ssu pochi. Tu ha dì sapìri ca l erv i ventu è na piànta ca crìscia, subb i muri ca s hannu nu pocu spacculijàtu, perciò chiri ca studìjunu i piànti l hannu chjamàtu parie - taria, i cutrunìsi, però, l hannu sempi chjamàtu erva i ventu. Quann ancòra u cc èrunu tanti medicìni e ru pòpulu si curàva seguènnu a tradiziòna st erva sirvìva ppì nu sacch i cosi: ntu raffreddòru e ra bronchìta era nu bonu spettoràntu. Mbèci comu decòttu (l erva vinìva gugghjùta) o comu infùsu (l erva vinìva misa nta l acqua càvuda comu si fa ccu ru the ) sirvìva ppì curàri a cistìta e tutti i malatìji i l apparàtu urinàrju, nzòmma ajutàva a far acqua. Però nisciùnu pinzava c u vrusciùru i l occhj e d u nasu, i starnùti eru chjurìtu ca pijàvaa l oc - chj e ru nasu, e certi voti puru a mancànza i l àrja, nzòmma l asma, i purtàva propri st erva. U Cìcciu, ca m ava sintùtu restànnu cittu, a stu puntu mì fa: l ha finùtu i far u provissòru? U sàcciu ca sti cosi i sa, ma iju stava dicènnu n ata cosa. Erv i ventu o parietaria, com a chjàmi chjàmi va sempi bonu. U problèma loru è chiru i stari sempi avànti l occhj i chiri ca passìjunu e ddì si fari vidìri, puru quann a genta nì tena ri sacchi chjni, pp u ddiri n ata cosa, ppì chistiuu va bonu u nonmu parietàrja, ma u sbàgli dicènnu erva i ventu, picchì rèstunu attaccàti a ri muri e risìstunu a tutt i venti. Ponnu canciàri i partìti, i maggiorànzi e l amministraziòni: loru su sempi ddra. Rèstunu attaccàti a ri poltròni, comu l erv i ventu subb i muri. Siccòmu, puru ca tena raggiùna, comu sapìti, soddisfaziòna u fatigàri. Una pantera della polizia ccì nnì dugnu maji, c è dittu: Cì, vistu c u problèma tuju era sulu chiru i parràri contru chiri ca fannu pulìtica, c era bisògnu i fari tuttu stu giru i palòri? Iddru, però, comu s u ccìavìssa dittu nenti, ha cuntinuàtu dicènnu:hannu risistùtu ppì tant an - ni, ma mò, na bona parta, finarmènti, ha ddì vidìri dduvi ha ddì jiri a ssì truvàri na fatighèddra, vistu ch i pruvìnci, u Guvèrnu Monti, senz i scancellàri l ha lenzijàtu a nu puntu ch è comu c u ccì fùssunu cchjù. Comu s ha fermàtu, c è dittu: allùra tu quannu parràvi c a pruvìncia u ll àvunu toccàri, u dicìvi sulu ppì diri? E Cìcciu: s àvunu cacciàri sulu na parta i sicùru u nn era d ac - còrdu, ma mò ch i càcciunu tutti, ti pozzu diri ca fannu bonu! U nn è ca si rispàrmia d assà - ji. Ma armènu ancùnu a ddì jiri a LA POLEMICA «Sul degrado del Pignera avevamo ragione» di GIULIA TASSONE DELLA serie "avevamo ragione". Il comitato di cittadini "Noi per Crotone" esprime soddisfazione per la decisione del Comune di intervenire su ParcoPignera. «Lavoridi somma urgenza per rimozione stato di pregiudizio, intervento di recupero e manutenzione straordinaria» sono stati affidati, con determina dirigenziale del primo dicekbre scorso, alla ditta Cerredil s.r.l.. Per una spesa complessiva di euro. L'ente motiva il provvedimento riconoscendo «lo stato di pericolo alla pubblica incolumità» incui versail parco tematico. Condizione denunciata di recente dalla cooperativa sociale Jobel e dagli stessi cittadini di "Noi per Crotone". Non senza unavena polemica, infatti, questi ultimi scrivono in una lettera aerta che «l'amministrazione Vallone aveva poco digerito la nostra denuncia». Sottolineano, poi, l'atteggiamento contraddittorio del dirigentedel settore Urbanistica del Comune, Elisabetta Dominijanni. Nel documento è detto che l'architetto, firmatario delladetermina, inun primo momento avrebbe reagito all'allarme attaccando il comitato e la stampa, poiché «diffondevano allarmismo e notizie inattendibili». Il riferimento è ad un'audizione presso la quinta commissione comunale, durante la quale sarebbe stato affrontato il tema. A distanza di poco tempo, invece, le condizioni precarie del parco, location di iniziative rivolte a giovani e studenti, vengono riconosciute dallo stesso dirigente. In un atto pubblico che, nel motivare l'intervento, elenca la lunga lista di danni riscontrati, riconducibili ad atti vandalici ed eventi atmosferici.tra ipiùeclatanti: ilribaltamento e il cedimento di alcuni murettidi sostegno, la rottura di oltre il 70% degli organi illuminanti del parco, l'apertura dei pozzetti di ispezione dell'impianto elettrico esterno, con cavi elettrici scoperti, tranciati, danneggiati. Inutile chiedersi chi sarà stato, perché anche l'impianto di videosorveglianza è fuori uso. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro

8 42 Crotone Provincia Domenica 11 dicembre 2011 Altra solidarietà al primo cittadino di Mesoraca per l incendio della casa Individuato l aggr essor e Indagini sull uomo che ha colpito il sindaco di Roccabernarda ROCCABERNARDA - E' stato identificato il giovane che ha colpito il sindaco, Vincenzo Pugliese, in pieno centro, sferrandogli un pugno che il primo cittadino è riuscito, in parte, a schivare grazie alla sua prontezza di riflessi. Le ipotesi di reato per cui i carabinieri della Compagnia di Petilia Policastro procedono sono quelle di percosse e minacce. Il sindaco ha sporto subito denuncia, anche perché l'episodio si è materializzato nelle immediate adiacenze della caserma dei carabinieri. Pugliese, quando ha incontrato il giovane che poi lo ha colpito, gli aveva persino teso la mano. Ma quello, anziché salutarlo, gli ha dato un pugno al viso. Lievi le lesioni procurate a Pugliese, che non si è neanche fatto repertare ma ha comunque ritenuto di sporgere querela, trattandosi di un gesto da stigmatizzare. I carabinieri stanno esaminando delle testimonianze al fine di raccogliere riscontri alla versione del sindaco. Pare che il giovane lamentasse mancati interventi del Comune presso una stradella di campagna danneggiata dalla recente ondata di maltempo abbattutasi sul Crotonese. Un ponte dell'immacolata all'insegna della violenza, almeno ai danni degli amministratori del Crotonese, davvero assediati. Prosegue, infatti, l'ondata di solidarietà nei confronti del sindaco di Mesoraca, Armando Foresta, ai quali sconosciuti hanno incendiato la sua seconda residenza nella località Fratta. Ieri gli hanno manifestato vicinanza la vicepresidente del consiglio regionale, Antonella Stasi, i consiglieri comunali di Crotone Enrico Pedace, Fabrizio Meo, Giusy Regalino, il presidente del Consorzio di bonifica Ionio crotonese, Roberto Torchia, Coldiretti Calabria, il coordinamento provinciale del Pdl, il segretario provinciale della Cisl, Pino De Tursi, il presidente del consiglio provinciale, Benedetto Proto, l amministrazione comunale di Strongoli. Carletto Squillace (Verdi) ha manifestato solidarietà sia al sindaco di Roccabernarda che a quello di Mesoraca. Ma c è anche la presa di posizione del consiglio comunale di Mesoraca, che al sindaco Foresta esprime «Un sostegno non formale», che segue quello dato al primo cittadino il 3 dicembre scorso durante l'assemblea cittadina convocata d'urgenza dal presidente Antonio Londino, per rispondere con fermezza ad altre due intimidazioni subite da Foresta la fine di novembre. In entrambi i casi, allora, gli attentatori se l'erano presa con i vetri della sua macchina parcheggiata sotto casa in via Rena Rossa. Gesti gravissimi, si disse, che feriscono profondamente le istituzioni. In un manifesto manifesto i consiglieri esprimono, in modo bipartizan, la loro vicinanza a Foresta e «respingono tutti insieme con forza questo modo d'agire che non deve intaccare chi vuole spendersi per una società sana, che vive nel rispetto delle leggi e della giustizia». a. a. Cutr o. La testimonianza del discendente Ninì: «Tanto abbiamo saputo ma c è ancora da sapere» Galasso e gli attentati al Duce Ripercorsa la figura dell esule a Londra, dove fondò un settimanale antifascista IL FILM Il personaggio UNA delle poche immagini disponibili di Francesco Galasso è tratta dalla schedatura fatta da zelanti funzionario del Ministero degli Interni. di ANTONIO ANASTASI CUTRO - Nella giornata internazionale dei diritti umani, ricordare una figura come quella di Francesco Galasso, esule a Londra e tra gli editori del primo settimanale antifascista all'estero, Il Comento, ha avuto un senso: perché quello riscoperto ieri si è rivelato uno tra i protagonisti di un'attività che lo portò ad essere sospettato, insieme ad altri, di aver armato alcuni degli attentatori alla vita del Duce. La conferma è venuta da una delle massime autorità inmateria, Alfio Bernabei, autore di "Esuli ed emigrati italiani nel Regno Unito" nonché del documentario Dange - rous Characters. «Mussolini - ha detto lo storico - aveva un'ambizione: impressionare l'inghilterra. Una colonia antifascista a Londra aveva marciato unanno prima della marcia su Roma. Galasso e il gruppo del Comento vollero avere anche loro un giornale che con determinazione facesse fronte alla campagna fascista». Bernabei, poi, ha avuto buon gioco nel ricordare che l'irlandese Violet Gibson, che attentò al Duce alla faccia della «cultura virile del fascismo», veniva da Londra. Così come nel rievocare gli articoli sui tabloid inglesi che parlarono di un doctor che aveva armato un altro attentatore. Ma dottori nella comunità antifascistaitaliana cen'era unosolo. Ce n'era tanto,ad avviso di Galasso, per denunciare il Sunday Graphic e ottenere un risarcimento di 600 sterline per quella che oggi chiameremmo diffamazione a mezzo stampa. Sono soltantoalcuni deglispunti offerti da un convegno ricco di chicche ineditesulla figuradel cutrese, esponentedella massoneria, che di per séera antifascista, e sorvegliato dal governo conservatore inglesed'intesa conquelloitaliano sin dai primi anno del suo insediamento a Londra insieme alla moglie Caterina Argenti, conosciuta aimola.bernabei èarrivatofinoal 1940, anno della fondazione della federazione antifascista da parte di galasso e altri che a Churchill si rivolgevano, con lungimiranza, prima ancora della fine del fascismo, per dire no alla monarchia e chiedere un processo a Mussolini. Su ciò che accadde prima del 1913 ci ha pensato Luigi Camposano, che ha tracciato un profilo dettagliatissimo e per certi versi suggestivo dell'attivista, a partire dal luglio1911,quando tornòperl'ultima volta a Cutro per assistere ai funerali della madre Vittoria. Una delle discendenti presenti in aula si chiama appunto Vittoria, ed è la sorella di Ninì che, in particolare, ha preso la parola per soffermarsi sull'«eloquenza del silenzio della storia» e sottolineare che «tanto abbiamo saputo, dopo, ma tanto c'è ancora da sapere». E se ne saprà di più dopo la discovery di documenti secretati fino al 2017 negli archivi londinesi. Ma in Italia ha già lavorato molto Camposano, che ha ricostruito l'albero genealogico dei Galasso, «famigliadi avvocati,medici e speziali» fino al 1500 e ha ripercorso le vicissitudini di don Ciccio tramessina, Napoli,Firenze, dove si affiliò alla massoneria «giutinianea». Ma già a 22 anni la Prefettura di Catanzaro lo segnalavacome«socialista» edi«cultura mediocre» (forseperché collaborava con La Propaganda, Il Lavoro e l'avanti). Il presidente dell'università popolare Mediterranea, Maurizio Mesoraca, ha parlato di «ingegno multiforme» e, per evidenziarne l'attualità, di «un uomo che aveva il coraggiodelle proprieidee». Ilsindaco, Salvatore Migale ha ricondotto la giornata di ieri al lavoro sull'identità storica fatto dal Comune cheproprio di recenteha approvatoi progettipisl cheruotano su pane, scacchi e riqualificazione urbana. Stessi concetti toccati dall'assessore provinciale Giovanni Lentini: «riscopriamo l'anima del territorioper ricostruirnel'identità». Il convegno DA SINISTRA: l assessore Lentini, il sindaco Migale, il presidente dell università Mediterranea Mesoraca e gli storici Bernabei e Camposano. La mostra NELLA FOTO la casa londinese di Firth Street, Soho, in cui Francesco Galasso visse. E uno dei documenti in esposizione nella sala Falcone e Borsellino che resterà aperta fino a domenica. L INIZIATIVA Ha il suo nome la via in cui nacque La mostra dei documenti storici sarà aperta al pubblico fino a domenica CUTRO- Il Comune gli ha intitolato l exvialipariin cuièlacasadove, nel 1878, nacque, ma chissà se Francesco Galasso, massone ad alti livelli (fu gran segretario del Grand'Oriente d'italia) e pertanto anticlericale, avrà gradito, nella sua tomba londinese, la benedizione impartita da monsignor Ciccio Poerio. Sulla targa scoperta ieri dal sindaco, Salvatore Migale, a conclusione di una breve cerimonia nel pieno centro storico, è scritto Francesco Galasso. Medico. Antifascista. Cutro Londra Le ragioni dell'iniziativa sono state illustrate a una scolaresca attentissima da Luigi Camposano, del laboratorio culturale Il Paese, che ha insistito sull'attività antifascista svolta a Londra che portò Galasso ad avere rapporti con personaggi del calibro di Salvemini e Turati. Il sindaco, invece, si è soffermato sul lavoro dell'amministrazione comunale che punta a «ricostruire l'identità storica e culturale di Cutro», con riferimento anche al restauro della chiesa delle Monachelle e ai progetti per il piazzale del Crocifisso. Maurizio Mesoraca, presidente dell'università popolaremediterranea, tra i promotori dell'iniziativa, ha ricordato che il sindaco ha subito accolto la proposta avanzata insieme al Paese e ha sottolineato il fatto che «nei primi anni '80 non si sapeva nulla della storia di Cutro. Ma alcuni di noi - ha ricordato - hanno iniziato ad interessarsi della storia locale e si sono scoperti tantipersonaggi»; quindi ha invitato i ragazzi a proseguire questa riscoperta «perché la storia non finisce mai»e quella di ieri «è soltanto la tappa di un itinerario di conoscenza». Non riusciva a nascondere l'emozione Ninì Galasso, uno dei discendenti dell'intellettuale cutrese ieri celebrato, che ha assistito alla scopertura della targa e all'inaugurazione della mostra "Francesco Galasso e gliesuli italiani alondra ( ), composta da documenti assemblati da Alfio Bernabei nel suo libro"esuli edemigrati italiani nel Regno Unito". In esposizione, finoa domenica prossima, nella sala Falcone e Borsellino ci sono anche le schedature di Galasso che le polizie del Duce bollavano come «pericoloso antifascista» nonché alcune delle prime pagine del Comento, settimanale editato dal cutrese la cui tipografia fu incendiata. Perché forse il programma «comenterà tutto e tutti, quanto e quando gli pare» non era gradito al regime. a. a. La scopertura della targa per Galasso E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro

9 Poste Italiane SpA - Spedizione in A.P. D.L. 353/2003 (conv. in L. n. 46 del 27/02/2004) art. 1, comma 1, DR/CBPA-SUD/CS/56/2006 valida dal 06/04/2006 direttore piero sansonetti domenica 11 dicembre 2011 anno VI numero 341 TRASPORTI Ferrovie, dal governo arrivano le briciole 1,00 quotidiano d informazione regionale ROMA Il governo incontra le Regioni del Sud tra cui la Calabria preoccupate per i tagli ai trasporti, in particolare a quelli ferroviari. Dal ministro Passera arriva qualche concessione come l ok agli studi di fattibilità propedeutici alla realizzazione di opere importanti come la tratta Catanzaro-Lamezia e l elettrificazione della Jonica. Ma ancora è poco. > pagina 9 Le tachicardie: sempre sintomo d allarme? DR GIOVANNI BISIGNANI > pagina 54 Vertenza Afor Trematerra risponde > pagina 5 Addio mamma coraggio E morta Angela Casella. Sfidò i clan e l omertà per riavere il figlio rapito Angela Casella è morta ieri nella sua casa di Pavia. E morta serena dopo una vita passata a combattere. Quando le ndrine rapirono suo figlio Cesare lei non ci pensò due volte: scese in Calabria e iniziò a girare tra i paesi dell Aspromonte. Fu una battaglia, la sua, che durò due anni. Cesare fu infatti rapito il 18 gennaio del 1988 e venne liberato il 30 gennaio del La signora Angela divenne mamma coraggio quando, dopo più di un anno di sequestro, si rese conto che le trattative con i rapitori erano ferme. A quel punto andò a Locri per incontrare le donne del posto e chiedere solidarietà per la liberazione del figlio. Cesare venne liberato dietro pagamento del riscatto. «Ringrazierò per sempre mia mamma», ha detto ieri commosso. > pagine 6 e 7 > pagina 10 Pdl, tensione a mille Foti attacca Scopelliti REGGIO CALABRIA La convocazione del coordinamento Pdl ispira un duro intervento del parlamentare Nino Foti che, in aperta polemica con Scopelliti, non parteciperà alla riunione e invoca l intervento del partito nazionale. LUNA ROSSA di Pasquino Le cimici Così tra occhiello e titolo «Libero»: Il danno e la beffa.tassati per dar soldi al Sud.Essendo noi sudici,è chiaro che ci comportiamo come le cimici:succhiamo il generoso sangue del Nord. Tale è la convinzione del direttore di «Libero», che prolunga la calcolata menzogna di un Sud mangione.se non esistesse l'emicrania,belpietro dovrebbe essere ricoverato in una clinica. Comunque,questi soldi chi li ha visti? > nello sport DILETTANTI Gli anticipi di Eccellenza Promozione e Prima CALCIO A 5 Tabellini e commenti dalla serie B alla C2

10 DOMENICA 11 dicembre D A L P O L L I N O A L L O S T R E T T O calabria ora addio mamma coraggio È morta Angela Casella Da sola sfidò le cosche Le sue battaglie contro i sequestratori che le rapirono il figlio L abbraccio storico del giovane Cesare con la madre, dopo la sua liberazione avvenuta alla fine di ben 734 giorni di prigionia in una cella scavata in un anfratto dell Aspromonte Cesare aveva 18 anni quando fu prelevato sotto casa e portato poi in Calabria SIDERNO (RC) La ricordo bene Angela Casella. L immagine è nitida ancor oggi. Soprattutto oggi che ho appreso della sua morte. Era giugno del 1989 quando la vidi incatenata nella piazza dei Martiri di Locri davanti alla chiesa di Santa Caterina. Lì la conobbi e l ammirai. Suo figlio Cesare, 18enne, era stato rapito il 18 gennaio 1988 e sarà liberato dopo 734 giorni di prigionia. I sequestratori non si intenerirono certo - homo homini lupus -, ma la sua autorità morale fece scuola. La prigionia: un tempo lungo e crudele che la «madre coraggio», il suo nome di battaglia, il nome che le diede la comunità calabrese ammirata da tanta forza interiore e fisica, visse sempre all attacco non rassegnandosi mai alla perdita del figlio. Appena la vidi rimasi sorpreso dalla sua figura esile, emaciata, fiera e umile a un tempo, sicura di fare affidamento sulle sue energie che sembravano inesauribili. Il suo profilo minuto le dava una connotazione meridionale, di donna del Sud. Quelle donne che non mollano mai. La sua venuta in Calabria, lei pavese, a cercare personalmente il suo bambino, a scovarlo con le sole armi dell amore, tra gli anfratti dell Aspromonte, tra i borghi pedemontani, e più su sulle cime della montagna, ma anche tra le palazzine anonime della costa e tra i casolari delle colline. Era come cercare un ago nel pagliaio. Ma lei fu spinta a venire in Calabria certo per un disperato atto di amore verso il figlio, ma anche perché aveva capito che lo Stato era e si dimostrava molle, inerte, sconclusionato, sebbene gli sforzi investigativi andassero crescendo perché si era in pieno clima di sequestri di persona, la stagione tragica della Locride. Angela Casella ebbe subito chiara una cosa: la qualità della caccia ai banditi era scadente perché poco dotata di intelligence. Da ciò derivavano altre due cose. Primo. Occorreva un battage pubblicitario per mettere le spalle al muro lo Stato. E lei diede un impronta mediatica mai vista prima. Secondo. Occorreva una nuova strategia investigativa. Ed è tanto vero ciò che il Caso Casella fu uno spartiacque tra uno Stato passivo e uno Stato più attivo. Quella svolta ebbe un effetto dirompente, sicché un ciclone s abbatté sulla credibilità e sul prestigio della Nazione. A un Paese che esportava un immagine medievale si doveva dare un punto di sutura. Perché i sequestri di persona cessavano di essere un fatto locale, un cancro localistico, e diventavano, come diventarono, un fatto sociale di cui tutta la comunità doveva (o avrebbe dovuto più celermente) farsi carico. E il Caso Casella s affacciò nella vetrina internazionale. La sua forza era un lievito perenne. Non si accontentò di incatenarsi come fatto simbolico una tantum. Lei venne per smuovere, per capire, per conoscere l ambiente, per interloquire con quel mondo a lei sconosciuto, lontanissimo, ostile. Ma lei superò ogni barriera, volle confrontarsi con tutti. Parlò con tutti, disponibile con la stampa. Aiutò le forze dell ordine sebbene ci fosse un oggettivo diaframma per quella che poteva sembrare un intralcio al loro lavoro. Salì a San Luca e in atri paesi limitrofi, ovvero nell epicentro dei sequestri di persona, reato odioso, per parlare con le donne del luogo. Da donna a donna. Da mamma a mamma. Guardando negli occhi queste figure non poche vestite a lutto e portatrici dell altra metà del cielo. Quello buio della disperazione sociale. Angela Casella smosse le acque putride dell indifferenza e dell assuefazione che pure stagnavano quando il sequestro di persona si trasformò da artigianato in industria del male. La signora pavese trascinò i simboli della sua missione: le catene, la tenda, le piazze della Locride, il Crocefisso di Zervò, la preghiera al Santuario di Polsi, i bagni di folla. Tenne, insomma, REGGIO C. Siamo ancora nell epoca della seconda guerra mondiale (1945) quando la Calabria inizia a scoprire i primi sequestri di persona a scopo d estorsione. Solo il 2 luglio del 1963, però, con il sequestro dell imprenditore reggino Ercole Versace, si avvia una nuova stagione che caratterizza non solo la Calabria ma anche le regioni del Nord e del Centro Italia, che trova il proprio culmine nell agosto del 1970 (pieno clima di moti a Reggio) con la cattura del dottor Renato Caminiti, storico medico di Villa San Giovanni, rilasciato dopo soli due giorni. È la ndrangheta ad aver messo le mani su questo business così interessante. Gli appartenenti alle cosche si specializzano. E se in Italia c era grande scalpore sulle modalità dei rapimenti e sui rapidi spostamenti da un punto all altro del Paese, si capì ben presto quale fosse la differenza tra la mafia calabrese e quella siciliana. Mentre questi ultimi non portavano mai gli ostaggi nel territorio d origine, i calabresi lo facevano con una particolare metodologia: utilizzavano i latitanti per custodire i rapiti e pagavano anche i giovani affiliati, facendo entrare nel circuito economico dei piccoli paesi dell Aspromonte (Platì, San Luca, Natile di Careri) alta l attenzione. Ha seguito della sua iniziativa il governo tentò di introdurre nuovi strumenti legislativi creando anche inusitati insediamenti di polizia (furono requisiti tutti gli alberghi per ospitare le truppe speciali di carabinieri e polizia) che furono collocati in alcuni punti nevralgici del territorio interessato più direttamente alla gestione di contrasto dei sequestri. Le acque stagnanti della lunga attesa per il rilascio di Cesare si smossero per la caparbietà di questa donna che non si accontentò mai delle spiegazioni ufficiali. Il sociologo Luigi Banconi dalle pagine de La Stampa (27/6/89) scrisse all epoca: «Il ruolo di quei soggetti-simbolo che con la forza delle idee e dei sentimenti riescono a mettere in crisi i sistemi e i modelli della vigente organizzazione sociale che ha come paradigma un ordine formale nel quale il cittadino è meno di nulla». Angela Casella nei suoi soggiorni calabresi (il plurale segnala il suo calvario) fece ancora una cosa. Fece rete. Condivise altri drammi, s integrò con quella parte della società calabrese che cominciava a reagire. Insieme a Maria Rombolà, la moglie del sindaco di Gioia Tauro ucciso dalla ndrangheta, partecipò ad alcune iniziative antimafia che nacquero da movimenti spontanei. Grande donna! BRUNO GEMELLI La stagione dei sequestri di persona L odioso curriculum della malavita organizzata aspromontana Cesare Casella è solo una delle vittime dell anonima sequestri in Calabria un enorme quantità di soldi che servivano a comperare case e migliorare le condizioni di vita. Insomma si cercava consenso. Come detto, i proventi dei sequestri consentirono ai clan di accumulare dei capitali ingenti che dovevano servire per il finanziamento di altre attività criminali. Buona parte del denaro fu investito nell edilizia. Così, per esempio, a Bovalino c è un intero quartiere che porta il nome di Paul Getti, il ragazzo sequestrato a Roma il 9 luglio del 1973 e rilasciato il 15 dicembre dello stesso anno, dietro il pagamento di un riscatto pari ad 1,7 miliardi di vecchie lire, con cui furono comprati camion, autocarri, pale meccaniche e sorsero anche delle imprese edili, con soci appartenenti alle ndrine, che parteciparono anche ad appalti pubblici. Parte dei soldi, però, fu utilizzata anche per il contrabbando di sigarette e - soprattutto - per inserirsi nel mondo del traffico della droga, vera fonte di inesauribile ricchezza. Fu il collaboratore di giustizia Saverio Morabito ad aprire uno squarcio interessante sul mondo dei sequestri. Questi raccontò che c era un unica regia dietro tali atti, ma che poi altri gruppi venivano chiamati nella gestione degli ostaggi. Lui parlò dei sequestri commessi tra il 1975 ed il 1980, ovvero quelli di Giuseppe Ferrarini, Carlo Alberghini, Giuseppe Scalari, Angelo Galli, Alberto Campari, Augusto Rancilio, Evelina Cattaneo, Angelo Jacorossi, Alessandro Vismara. Anche Antonio Zagari, altro ndranghetista di Rosar-

11 DOMENICA 11 dicembre D A L P O L L I N O A L L O S T R E T T O addio mamma coraggio Quel lungo viaggio nella terra ostile per riavere Cesare Tutti ricordano ancora bene Angiolina La gente dispiaciuta per la sua scomparsa calabria ora no pentitosi, raccontò di sequestri conclusi con la morte degli ostaggi: Emanuele Riboli, rapito a Baguggiate in provincia di Varese il 14 ottobre 1974, Cristina Mazzotti, sequestrata ad Eupilio in provincia di Como il 10 luglio 1975 e ritrovata cadavere due mesi dopo in una discarica di Galliate in provincia di Novara, Giovanni Stucchi, rapito ad Olginate in provincia di Como il 15 ottobre Prima di iniziare la sua collaborazione, Zagari aveva informato i carabinieri del tentativo di sequestro di Antonella Dellea avvenuto in Germignaga in provincia di Varese il 16 gennaio Quel giorno in un conflitto a fuoco con i carabinieri rimasero uccisi tre uomini originari di San Luca e uno di Careri. Si arriva poi a quelli più celebri: Cesare Casella, sequestrato a Pavia il 18 gennaio 1988 e liberato il 30 gennaio 1990, Carlo Celadon, rapito ad Arcignano in provincia di Vicenza il 25 gennaio 1988 e liberato il 5 maggio 1990, Roberta Ghidini, sequestrata a Lonato in provincia di Brescia il 15 novembre 1991 e liberata il 14 dicembre 1991; tutti e tre riacquistarono la libertà in provincia di Reggio Calabria a testimonianza del modus operandi delle ndrine. Altri, invece, non tornarono più come Vincenzo Medici, sequestrato nel 1989, Giancarlo Conocchiella, sequestrato nel 1991, e Adolfo Lollo Cartisano, sequestrato nel Dopo la legge che istituiva il blocco dei beni dei familiari dei sequestrati, il fenomeno cessò perché non conveniva più e la ndrangheta si dedicò al traffico di droga con i soldi accumulati grazie ai sequestri. c. m. Il ritorno di Cesare a casa, in mezzo ai familiari. A sinistra, gli istanti subito dopo la liberazione e, sotto, una marcia di appello prima che venisse liberato «Ricordo bene che la signora Casella piangeva distribuendo baci e abbracci» SAN LUCA (RC) Una donna, Angiolina Montagna nota a tutti come Madre coraggio è diventata negli anni 89/ 90 il simbolo di una lotta, della determinazione per riabbracciare il proprio figlio. Sono trascorsi ventidue anni dal 10 giugno 1989, quando Madre coraggio, lasciò la sua città, Pavia, per arrivare, il giorno seguente in Calabria e nello specifico nella Locride a sfidare la malavita e chiedere a gran voce e con tanta dignità la liberazione del proprio figlio, Cesare Casella. Ventidue anni però non sono serviti per dimenticare e, il ricordo della signora nota, anche, come Angela Casella è ancora viva nei cuori della gente della Locride e di San Luca. «È deceduta? Quando?» resta incredula una donna del paese che diede i natali a Corrado Alvaro. «Povera donna - prosegue l anziana di San Luca- la ricordo bene. Ha avuto una grande forza e quando venne a San Luca, siamo andate in tante per dargli sostegno». Sull uscio di casa si affaccia un altra donna, apprende la notizia della morte della Casella e la ricorda: «Ero una mamma come lei, mio figlio aveva alla stessa età del suo Cesare e l angoscia della signora Angela era anche la mia, la nostra». Qualche anno fa, la stessa Casella ricordò il suo primo giorno a San Luca «È stato drammatico - ricordava la donna -. Sono andata in piazza dove c era il municipio, ho aperto il tavolino ma la gente non veniva, non si avvicinava nessuno. Ho passato due ore da sola, alla fine ho pensato se non vengono da me, vado io da loro e, ricordo che passava una vecchietta gli ho parlato e da li, da una semplice vecchietta sono arrivati tutti». Piazza della Resistenza dopo le due ore di titubanza si riempì del calore della gente del paese. Anziane, giovane mamme, uomini e bambini. Lei, voleva parlare con le mamme e, le donne di San Luca hanno risposto, l - hanno abbracciata a mamma Angela, hanno pregato con lei e per lei. «Quando la signora Casella venne a San Luca, mia madre mi portò con se in piazza. Ricordo bene - dice Caterina, oggi trentenne - quel giorno, c era il sole e tante persone, la signora Casella piangeva, stringeva le mani e distribuiva abbracci. Povera donna quanto dolore traspariva dai suoi occhi». Una bambina delle scuole elementari, Antonella, quel 12 giugno 1989 gli si avvicinò e con la voce rotta dalla commozione, fece il suo appello: «Uomini che tenete in ostaggio il figlio di questa madre addolorata - disse con forza la ragazzina - date la libertà al povero giovane». La Casella l abbracciò. Madre coraggio lasciò San Luca per recarsi a Platì, un altro paesino nel cuore dell Aspromonte. La donna, là, s incatenò allo scheletro di una vecchia cabina telefonica. Con la forza di una madre disperata ma, allo stesso tempo determinata di «ritornare a Pavia con Cesare» sempre con le catene al collo e alle caviglie: «Mio figlio - diceva- è così da 17 mesi». Va anche a Ciminà, sempre nella Locride e ancora, va a pregare ai piedi del grande Crocefisso denominato dei sequestri, in montagna. Nel suo viaggio di dolore nei paesini disagiati della Locride madre coraggio sceglie di dormire a Locri in una tenda. Là, incontra, anche, la commissione parlamentale antimafia e il suo presidente, la mamma e il piccolo Rocco Lupini, vittime entrambi di sequestro. Era giunta nei paesini della Locride e con il cuore di madre aveva toccato i cuori e le coscienze, cosi il 14 giugno 1989 migliaia tra donne e uomini, hanno inscenato per le vie del centro abitato di Locri una pacifica manifestazione. Su uno striscione bianco con la scritta rossa a caratteri cubitali, la Locride chiedeva: Liberate Cesare. Dopo anni, quando il rapimento di suo figlio, era finalmente un ricordo, lei aveva affermato di non portare odio alla Calabria. Una regione per familiare, sua madre, infatti, era originaria di Paola e lei agli inizi degli anni novanta si candidò con la Dc nel collegio di Lamezia Terme. Ieri, all età di 65 anni, Angela Casella la donna che aveva capito che il silenzio che c era intorno ai sequestri faceva star tranquilli sequestratori, Stato e politica ma non i sequestrati, si è spenta per sempre. ANNALISA COSTANZO il figlio «Ringrazierò per sempre mia madre» MILANO Cesare Casella, che oggi ha 42 anni e che da uno è diventato papà di una bambina, Cloe Angelina, è arrivato alla Casa funeraria di Pavia dove è stata allestita la camera ardente della mamma Angela. Con una giacca blu, camicia, cravatta e un paio di jeans, non ha nascosto l emozione e davanti alla bara della madre ha sussurrato: «Ringrazierò sempre mia mamma per quello che ha fatto per me». Oggi sembra ancora più lontana l immagine esuberante di quel ragazzo di 20 anni che, la mattina del 31 gennaio 1990, arrivò a Pavia scortato dalle gazzelle dei carabinieri dopo essere stato liberato dai sequestratori la sera prima a Natile di Careri, in Calabria e che abbracciò dopo tanto tempo la madre nella caserma dell'arma. È un uomo maturo, papà di una bambina: «L abbiamo chiamata Cloe Angelina - ha spiegato con un filo di voce -. Angelina è il nome della nonna. Mi dispiace molto che mia mamma non abbia potuto godersi ancora un po la sua nipotina. Sino a Ferragosto le forze l hanno sorretta: poteva stare con noi e coccolare mia figlia. Poi, purtroppo, il male non le ha più dato tregua».

12 DOMENICA 11 dicembre 2011 PAGINA 23 l ora della Piana Piazza Primo Maggio 17, Palmi Tel. e Fax: Mail: PORTO OSPEDALI FARMACIE CINEMA AUTORITA PORTUALE CAPITANERIA DI PORTO DOGANA GUARDIA DI FINANZA POLIZIA DI FRONTIERA CARABINIERI VIGILI DEL FUOCO GIOIA TAURO PALMI CITTANOVA OPPIDO POLISTENA TAURIANOVA Gioia Tauro Ioculano Rechichi Tripodi Palmi Barone Galluzzo Saffioti Scerra Stassi Rosarno Alessio Borgese Cianci Paparatti Taurianova Ascioti Covelli D Agostino Panato Gioia Tauro Politeama Chiuso Cittanova Gentile Chiuso Polistena Garibaldi Chiuso Laureana Aurora Chiuso Migranti, allarme Cgil: Rosarno è rimasta sola Il sindacato chiede un piano di intervento immediato La Cgil non abbandonerà Rosarno nel contesto dell emergenza migranti, e richiama la regione Calabria ad un impegno che, secondo il sindacato, è stato ampiamente disatteso. Già lunedì, durante lo sciopero, ed insieme al sit-in già convocato, davanti al prefetto sarà chiesta «una convocazione urgente da farsi tra organizzazioni sindacali, datoriali, comuni interessati e regione Calabria, al fine di predisporre un immediato piano di intervento». Il segretario comprensoriale della Cgil, Nino Calogero, ha tuonato contro il governatore Giuseppe Scopelliti, «che lo scorso anno ci stupì ad effetti speciali nel tagliare il nastro del campo migranti di Rosarno, promettendo che sarà migliore l anno che verrà. Pensiamo, invece, che il comune di Rosarno, che da quel «Il Comune non ha ricevuto neanche un euro per affrontare l emergenza» ROSARNO ALLARME Corteo di migranti e Cgil dopo i fatti di Rosarno che abbiamo appreso a tutt oggi non ha ricevuto nemmeno un centesimo, abbia fatto quello che era nelle sue possibilità, essendo riuscito, almeno, a far capire al modo che il popolo calabrese non è affatto razzista e che sono le gravi situazioni di contesto, aggravate dalla crisi e da una normativa dal profilo xenofobo, che innescano meccanismi in cui, a volte, si insinua, oltre lo sfruttamento, la subcultura mafiosa». Calogero mette in cima alla sua recriminazione lo stato d abbandono istituzionale e le terribili condizioni di vita nelle quali vivono i migranti, «uguali a due anni fa con l aggravante che la crisi galoppante, quasi certamente, offrirà loro pochissime opportunità di lavoro». La Cgil non si nasconde, tuttavia, solo sulla questione, ormai quasi inflazionata degli immigrati, ma si espone sulla economia reale. «Si sta consumando la continua sconfitta della politica e delle istituzioni nulla è stato fatto dal punto di vista economico e sociale per migliorare le condizioni del sistema agricolo della Piana e per rendere più dignitose, di riflesso, le condizioni di vita e «La soluzione è rendere competitivo il comparto agrumicolo» di lavoro». La soluzione, quindi, è «rendere qualitativamente competitivo il comparto agricolo nella piana. E necessario rilanciare il tessuto produttivo agricolo, a partire dal sostegno ai tanti produttori agricoli che hanno reso ricca la nostra terra pianigiana, procurando non solo una utile integrazione al reddito ma offrendo importanti possibilità di lavoro». Stoccata finale alle istituzioni. «Ci domandiamo, perciò, quanto sia più tollerabile che diverse centinaia di milioni di euro, messi a disposizione dalla Ue per essere impiegati in agricoltura, finiscano con arricchire le tasche di pochi, invece di trasformare il settore e produrre qualità e lavoro. In questo le responsabilità della Regione sono antiche ed appartengono tanto a Loiero quanto a Scopelliti». DOMENICO MAMMOLA migranti/l iniziativa Scuola, chiesa e volontariato Partita la gara di solidarietà ROSARNO Una cordata solidale per i migranti, con a capo la meglio gioventù rosarnese. Gli studenti del liceo scientifico Piria (foto) hanno lanciato un appello sull emergenza migranti. «Bisogna fare presto per assicurare ai nostri fratelli migranti spiegano i liceali in una nota tutto ciò che nell immediato si rende indispensabile per sopravvivere,soprattutto coperte, indumenti, cibo. Centro di raccolta di tutto il materiale sarà la nostra scuola, dove sarà impacchettato e distribuito. Il tempo scorre inesorabilmente, ma non c è tempo da perdere. Quello che abbiamo visto con i nostri occhi non è degno di un paese civile». Già le prime risposte sono arrivate dal mondo delle associazioni, con le parrocchie Maria SS. Addolorata e San Giovanni Battista, i Rotary Club della Calabria con l Associazione rotariana La Città del Sole, il Patto di Solidarietà onlus, l Associazione Cassiodoro di Catanzaro, l Associazione Fiaba di Roma, docenti, personale Ata, studenti del Piria e la Caritas. La preside dell istituto, Mariarosaria Russo ha chiarito che «non serve addebitare responsabilità a questa o quella istituzione. E invece il tempo che il governo centrale, la regione, la provincia agiscano sinergicamente, ognuno per le proprie competenze, per venire in soccorso di questi nostri fratelli che vivono in condizioni disperate e disumane. L invito a collaborare lo giriamo a tutti gli studenti delle altre scuole della provincia e dell intera regione». Una delegazione di allievi è andata in giro per fare una sorta di mappatura dei luoghi della vergogna, in cui vivono stipati i migranti, specie l ex industria agrumicola Pomona, «dove vivono ammassati, dentro e fuori i ruderi di un vecchio fabbricato circa 250 giovani provenienti dai paesi più poveri dell Africa. Peggio che in un lager. E un emergenza sociale e sanitaria che va affrontata con immediatezza». L appello dei è generale, affinché «possano essere garantiti i diritti e la dignità della persona,spesso violati e calpestati dall indifferenza delle istituzioni». do. ma. IL CASO Discarica, polizia sul sito Le forze dell ordine a La Zingara dopo le denunce PALMI L impegno dei volontari di Legambiente Aspromonte sembra dare i primi risultati. Nei giorni scorsi sarebbero stati infatti osservati alcuni uomini delle forze dell ordine impegnati a prendere informazioni sul sito di La Zingara, la discussa discarica sul territorio del comune di Melicuccà, che insiste però al confine tra i comuni di Sant Eufemia d Aspromonte e Bagnara Calabra. Questi accertamenti sono riconducibili, con ogni probabilità, alla denuncia presentata in procura lo scorso 28 ottobre dal circolo Legambiente Aspromonte di Sant Eufemia, denuncia nella quale sono state evidenziate una serie di stranezze rilevate dai volontari ambientalisti, e nei documenti autorizzativi che riguardano l impianto e nella sua stessa realizzazione, attraverso una serie di videoriprese prodotte dagli stessi ambientalisti. Nonostante lo sforzo di coinvolgere le municipalità ed i sindaci del territorio in questa protesta, messo in campo da Legambiente attraverso l invio di una lettera contenente l invito a partecipare Una delle vasche della discarica alla denuncia, solo il sindaco di Bagnara Domenico Zappia ha condiviso la scelta degli volontari presentando a sua volta una denuncia in procura. Altra risposta positiva alle denunce degli ambientalisti l aveva data il commissario prefettizio di Palmi Antonia Bellomo, che aveva dichiarato pubblicamente di voler chiedere la visione degli atti autorizzativi relativi alla costrizione dell impianto. «Ancora una volta grazie ai cittadini ed ai loro sforzi è stato garantito il rispetto delle regole ha detto Mimmo Rositani, presidente del circolo eufemiese di Legambiente -, nonostante siamo costretti a dire di essere sfiduciati dalla politica, grazie al nostro impegno volontario speriamo di fare chiarezza sulla costruzione di questa discarica che noi riteniamo pericolosa per la salute di tutti». Un operazione a tutto tondo, quella dei volontari del circolo Aspromonte (che ricordiamo essere il primo circolo montano di Legambiente), dalla sensibilizzazione civica attraverso la partecipazione e vari convegni ed iniziative, a quella politica attraverso la richiesta di partecipazione e collaborazione ai primi cittadini del territorio (purtroppo quasi sempre inascoltata). Non si sono fermati qui gli ambientalisti, infatti sembra sia stata avvistata tra Sant Eufemia e Melicuccà anche una troupe del popolare show satirico Striscia la notizia, in missione per indagare sulla costruzione della discarica. MAURO NASTRI

13 DOMENICA 11 dicembre C O S E N Z A calabria ora Volevano uccidere Sena in ospedale Nell inchiesta Terminator 4 il retroscena inedito del fallito agguato BOSS Antonio Sena Il vecchio boss della ndrangheta cosentina don Antonio Sena era nel mirino dei clan rivali da molto tempo: ben prima dell agguato a Castrolibero. Lo uccisero il 12 maggio del 2000, ma già qualche anno prima stavano progettando di ucciderlo. Due sicari travestiti da infermieri dell Annunziata avrebbero dovuto accopparlo nel letto d ospedale dove era ricoverato, come nel celebre film di Quentin Tarantino Kill Bill. Si tratta di un retroscena inedito, contenuto nel monumentale fascicolo che racconta l operazione Terminator 4. I dettagli del fallito agguato a Sena sono stati rivelati ai magistrati della Dda dal pentito Francesco Bevilacqua (Franco i Mafarda). L ex capo del gruppo degli Zingari ha dichiarato che tra coloro che volevano la morte di Sena c era certamente il boss ergastolano Franchino Perna, poiché don Antonio rappresentava già dai tempi della fine della prima guerra di mafia un suo rivale storico. Peraltro, la circostanza che ancora nel 2000 avesse scelto di schierarsi con il clan di Bella Bella e quindi fuori dalla federazione Lanzino-Ruà e Cicero-Perna (il motivo per cui è stato ucciso), rappresentava ulteriore motivo di odio. Bevilacqua ha raccontato come già diversi anni prima fosse stato incaricato di farlo fuori mentre si trovava ricoverato in ospedale. Il commando sarebbe stato composto anche da Franco Garofalo e Pierino Perna, quest ultimo con il ruolo di autista. Due dei I killer Garofalo e Bevilacqua avrebbero dovuto vestirsi da infermieri tre sicari avrebbero dovuto indossare i camici da infermiere per passare inosservati, raggiungerlo nella stanza dove era ricoverato e quindi ucciderlo a colpi di pistola (e non con una siringa di veleno come nel film). Il progetto, però, fallì a causa della prudenza di Bevilacqua. Le modalità dell agguato per come era stato organizzato fecero sospettare al capo degli zingari che una volta compiuta la missione di morte sarebbe toccato a lui. Bevilacqua sarebbe dovuto entrare per primo nella stanza, seguito da Garofalo, e fare fuoco sul malato. L avanguardia doveva essere lui per un fatto di «esperienza» perché lui «certe cose» le aveva già fatte. Concluso il lavoro i due sarebbero dovuti saltare giù dalla finestra dove ad aspettarli c era l autista (Pierino Perna). Che però non sarebbe stato a bordo di un autovettura ma di una motocicletta enduro: «Ho detto io dentro di me ha raccontato Bevilacqua ai magistrati tre persone ce ne andiamo con la moto... pare una cosa un poco strana». Il pentito, insomma, sospettò che per lui tirava una brutta aria e non si presentò all appuntamento facendo fallire il piano e, di fatto, chiudendo l «amicizia» che aveva precedentemente con Garofalo. Fuggire in tre a bordo di una moto enduro era una cosa mai sentita, effettivamente. L agguato al vecchio boss riuscì in pieno qualche anno dopo. Secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti (confermata anche nel dibattimento del processo Terminator 3, che tenta di far luce proprio sui delitti Sena e Bruni e nel quale Francesco Bevilacqua figura tra gli imputati) Sena venne ucciso perché non voleva piegarsi alle richieste della cosca egemone. Nemmeno Ettore Lanzino riuscì a evitare che scorresse il suo sangue. ALESSANDRO BOZZO Sono proseguiti anche ieri gli interrogatori di garanzia delle 14 persone arrestate (2 sono latitanti, 2 irreperibili e 11 indagate a piede libero) nell ambito dell operazione antimafia Terminator 4, che tra lunedì e martedì scorsi ha visto la cosca Lanzino cadere sotto i colpi della Dia, della squadra mobile e dei carabinieri di Cosenza. Ieri è stato sentito Walter Gianluca Marsico, 44 anni. L uomo difeso dall avvocato Filippo Cinnante del Foro di Cosenza ha risposto alle Sentito dal gip distrettuale l indagato ha negato ogni addebito l interrogatorio Delitti Marchio e Pelazza Marsico: sono innocente Il pm della Dda Pierpaolo Bruni domande del gip distrettuale negando ogni addebito relativamente agli omicidi di Vittorio Marchio (novembre 99), Enzo Pelazza (gennaio 2000) e Antonio Sassone (giugno 2000). Marsico, ritenuto figura importante della cosca ha negato di aver fatto parte dell associazione criminale protagonista delle estorsioni ai danni della Conad di via Popilia e di due imprenditori edili. L indagato ha protestato la sua innocenza, infine, anche in relazione a un episodio di usura nei confronti di un costruttore cosentino. a. b. l incidente Gli scappa la motosega Operaio perde una gamba Il pronto soccorso dell Annunziata Un brutto incidente sul lavoro è avvenuto nella mattinata di ieri in località Foresta nel comune di Scigliano. Un giovane operaio bulgaro (Penchev Nedelko, 29 anni) è rimasto vittima della sua potente motosega, ferendosi gravemente a Si tratta di un boscaiolo bulgaro di 29 anni. Si è ferito a Scigliano una gamba e rischiando di perdere la vita. Il boscaiolo era intento a tagliare legna per conto di una ditta di Soveria Mannelli (Kr) quando l arnese con cui stava lavorando gli è scappato di mano finendogli sulla gamba destra. La catena dentata è affondata nella gamba come una lama nel burro, spappolando irrimediabilmente anche tibia e perone. Il giovane è stato subito soccorso dai suoi colleghi che hanno chiamato i soccorsi. L operaio è stato trasportato d urgenza al pronto soccorso dell ospedale civile dell Annunziata dove i medici non hanno potuto salvargli la gamba. La lama della motosega, infatti, è arrivata troppo in profondità, recidendo muscoli, tendini e tessuti, spezzando con facilità anche le ossa: una ferita orribile, che avrebbe anche potuto causare la morte del giovane per dissanguamento se non fosse stato soccorso immediatamente. Fortunatamente quando è caduto la motosega non lo ha colpito. Al momento di andare in stampa Penchev Nedelko non era in pericolo di vita. La sua degenza sarà comunque lunga e dolorosa. (deb. fur.)

14 DOMENICA 11 dicembre 2011 SAN MARCO A. Continuano i guai per Pino Termine. È trapelata in queste ore anche la notizia che è stato raggiunto da un avviso di garanzia. Questa volta, però, per tentata estorsione e lesioni personali nei confronti di un uomo di Roggiano Gravina che lo scorso anno acquistò presso l azienda Termine Group un escavatore. Purtroppo, per sopraggiunte difficoltà economiche, dopo aver ottemperato al pagamento delle prime rate, l uomo ha avuto difficoltà a corrispondere le successive. Da qui - secondo quanto ricostruito dai carabinieri di Roggiano Gravina - sarebbero iniziate le richieste da parte di Termine di saldare il debito. Richieste, inizialmente, pacifiche e di sollecito. Successivamente, invece, più insistenti. Fino a quando due mesi fa insieme ad un suo dipendente ha dato appuntamento all uomo, in una zona periferica di Roggiano, per cercare - almeno questo sembrava - di capire come restituire la somma contratta. Dalle parole, però, si è passati subito ai fatti. I due, infatti, hanno strattonato e picchiato l uomo procurandogli lesioni per una prognosi di 15 giorni. Un aggressione confermata da alcuni passanti, che hanno allertato i carabinieri. I militari, già in zona per dei controlli routinari, sono immediatamente giunti sul posto e hanno constatato quanto accaduto, nonostante le reticenze dei due aggressori. Dopo ulteriori indagini da parte dei carabinieri, diretti dal luogotenente Stanislao Porchia, per Termine e il suo dipendente è scattata la denuncia. La Procura ha, così, aperto un fascicolo e la dottoressa Paola Izzo ha emesso l avviso di garanzia contestando i reati di tentata estorsione e lesioni personali.tutto questo si aggiunge alle perquisizioni fatte a casa e nei capannoni della Temine Group da parte della Guardia di finanza per far luce sulla presunta ipotesi di bancarotta fraudolenta della stessa azienda. Sotto la lente d ingrandimento delle 20 P R O V I N C I A Tentata estorsione e lesioni Pino Termine è nei guai Il fratello del sindaco raggiunto da un avviso di garanzia I fatti sono stati ricostruiti dai carabinieri di Roggiano fiamme gialle tutta una serie di documenti. L impresa, rinomata nel settore dei mezzi per l agricoltura - si occupava sia di assistenza che di rivendita fino a poco tempo fa - ha calamitato l attenzione dei finanzieri dopo il suo fallimento. Da lì, è iniziata la trafila: vale a dire, l acquisizione dei documenti, al fine di vederci chiaro sulle presunte irregolarità riscontrate nel momento stesso in cui la grossa azienda si apprestava a fallire e, dunque, a chiudere definitivamente i battenti. Un capo d imputazione, in particolare, pende sul capo dei vertici dell azienda: il presunto acquisto di un bene, per mano del titolare, a mezzo di una nota casa d asta ma per opera di un azienda di Terranova. In merito, la magistratura gli contesta dunque di aver evaso l iva per una cifra pari a 600mila euro. E di aver messo in piedi quella che, in gergo, si chiama frode carosello. Nel mirino, oltre a lui, i suoi quattro prestanome: due dei quali calabresi, uno di origine tedesche e l altro di Piacenza. MASSIMILIANO TROTTA ROGLIANO La solidarietà si fa in parrocchia La chiesa di San Pietro mobilitata per aiutare i più bisognosi Il vicesindaco invita i cittadini a partecipare alle iniziative benefiche La crisi si fa sentire soprattutto nelle zone interne della Calabria. Il Savuto è tra i comprensori più depressi. I problemi della indigenza emergono attraverso istanze di sollievo che, quotidianamente, giungono alla chiesa locale, prima destinataria di richieste di beni di prima necessità. Quest anno i festeggiamenti in onore della Immacolata concezione, patrona di Rogliano, nella locale chiesa di San Pietro, non si è fermata solo agli aspetti liturgici, ma ha avuto anche riverberi di concreta solidarietà, attraverso iniziative che sono state messe in cantiere dal parroco, don Santino Borrelli, sacerdote che non è mai stato fermo sul difficile fronte della solidarietà e su quello delle risposte ai bisogni. La festa è stata una buona occasione per dar vita ad un progetto di solidarietà, in linea con la missione della chiesa e lungo le indicazioni scaturite dalla Caritas. Il parroco, attorno alla parrocchia, ha riunito Comune e associazioni di volontariato al fine di incentivare la missione della solidarietà sempre più al centro del fervore dei fedeli. Le diverse componenti hanno dato vita ad una intesa operativa che ha dato i suoi primi frutti. Con il concorso determinante della La chiesa di San Pietro calabria ora ACRI Dibattiti e cultura tra un assaggio e l altro Si è conclusa, tra conferme e novità, la nona edizione di Assaporagionando, la tre giorni del Salone dei prodotti tipici, che ha visto diverse aziende partecipanti. Non sono mancati, nel corso della programmazione, i momenti di dibattito, degustazione e confronto. All interno della manifestazione anche la consegna di riconoscimenti ad alcuni esponenti della cultura tra cui il sostituto procuratore della procura di Catanzaro, Eugenio Facciolla che, nel suo intervento, ha sollevato la questione di come sia complicato operare come magistrato non per paura delle ritorsioni della criminalità organizzata, attese e prevedibili, ma per i timori che il collega dell ufficio di fianco possa fare ostruzionismo ad indagini di per sé complicate. «Bisogna ammettere - ha affermato Facciolla - che ci sono delle mele marce non facili da distinguere». Tra le cose più interessanti le Lezioni di gusto di Gennaro Convertini, presidente dell associazione italiana sommeliers calabrese, che sono state seguite da diversi operatori della ristorazione e della gastronomia ma anche da semplici cittadini incuriositi nell apprendere le tecniche di degustazione del vino e gli abbinamenti con i diversi tipi di alimenti. Prodotti, tipici, ambiente e sviluppo è stato, invece, il titolo del workshop a cui hanno partecipato Maurizio Nicolai, dell autorità di gestione Regione Calabria, Onofrio Maragò, direttore tecnico della fondazione Field Regione Calabria e Michele Trematerra, assessore regionale all Agricoltura. Tutti hanno poi sottolineato, all unisono, l importanza della valorizzazione delle eccellenze calabresi. Roberto Saporito parrocchia sarà realizzato un impianto di acqua calda che sarà posto al servizio degli infermi e degli anziani soli. I volontari hanno proseguito nella loro raccolta di medicinali, vestiario e danaro. La parrocchia ha così potuto procedere alla loro discreta distribuzione ai richiedenti, sollevandoli dalle loro difficoltà. Le donazioni dei fedeli sono state generose e il parroco si augura che possano esserlo sempre di più al fine di soddisfare le tante esigenze che giorno per giorno emergono. «La nostra comunità come da secolare tradizione - ha rilevato il vicesindaco Giovanni Altomare - trova nella chiesa il suo punto di riferimento più credibile sul versante della solidarietà umana e sociale. In particolare, la parrocchia di San Pietro, sotto la spinta del parroco don Borrelli, si è resa partecipe, e non da oggi, delle istanze sociali più pressanti. L opera benemerita della parrocchia - ha proseguito il pubblico amministratore - attorno alla quale si sono aggregate le forze più sensibili della comunità e la stessa amministrazione comunale, espone un impegno permanente che varrà ulteriormente a non far sentire sole quelle persone esposte a problemi così drammatici. Purtroppo, siamo testimoni di un diffuso disagio, che negli ultimi tempi ha assunto dimensioni di vera e propria emergenza. Bisogna agire uniti, amministrazione comunale, parrocchie e associazioni di volontariato per il bisogno è assai stratificato e le istanze si fanno sempre più numerose. Nessuno di noi può restare indifferente di fronte a tutto questo. La chiesa bene ha fatto - prosegue e conclude il vicesindaco di Rogliano Giovanni Altomare - a porsi come sempre avanguardia di questa missione. Formuliamo un appello ai cittadini affinché trovino modi di partecipazione e di sostegno a queste iniziative». MARIO MASSIMO PERRI MONTALTO Noir ma non troppo Debutta la penna di Zito E stato presentato nella Biblioteca dei Padri Ardorini il libro Tra la luce accecante della notte e le tenebre del giorno. Romanzo di prima penna della giovane Isabella Zito, sfugge ad una facile classificazione di genere, nonostante sia caratterizzato da forti tinte dal chiaro sapore noir. Al suo interno una linea di lettura precisa: una continuo, dualistico conflitto tra bene e male. Non nel senso scontato di bontà contro cattiveria, quanto un contrasto tra le componenti di luce ed ombra che definiscono insieme l umana natura. In questo contesto agisce la protagonista: divisa a metà tra l ordinaria vita di studentessa di medicina e quella di essere nosferatu, amante delle tenebre. Consapevole della sua doppia essenza, avverte inevitabilmente la necessità di compiere una scelta attraverso la quale avviare la sua rinascita. «Nella misura della scelta sta il proprio destino», sembra rivelare il racconto. La duplicità dei sentimenti si riverbera anche nella descrizione dei luoghi e delle situazioni senza tuttavia confondere chi legge. Ambientazioni reali e luoghi di immaginazione si alternano con linearità. I colori sono vividi, accesi. Nonostante la matrice sostanzialmente dark del libro, le pagine sono nitide, precise. L incisiva capacità descrittiva dell autrice offre al lettore un autentica sequenza visiva. Il punto alla fine del libro è solo una macchia d inchiostro sulla carta: per il sequel infatti Isabella è già al lavoro. Pubblicato da Arduino Sacco Editore è possibile trovarlo presso le numerose librerie on-line. Francesco Tricoli

15 Gazzetta del Sud Domenica 11 Dicembre Calabria EMERGENZA UMANITARIA Non è cambiato nulla in una realtà che accoglie un migliaio di africani alla ricerca di un lavoro che non c è Rosarno, gli invisibili sono tornati nei ghetti Solidarietà ai migranti: gli studenti istituiscono un centro di raccolta per generi di prima necessità Giuseppe Lacquaniti ROSARNO Non è ora delle polemiche né dello scaricabarile, ma è il momento di agire. Mettono tutti in riga, i giovani del liceo scientifico Raffaele Piria, che dopo aver visto con i propri occhi la gravissima condizione in cui vivono i migranti africani, accampati peggio delle bestie presso la periferia del paese, hanno deciso di lanciare un «appello urgentissimo» alle istituzioni pubbliche e private, alle associazioni di ogni colore politico, a tutti i cittadini di buona volontà, perché venga attivato un piano straordinario di solidarietà. «All emergenza umanitaria sostengono si deve rispondere con i fatti, lasciando da parte ogni indugio». Per questo, sostenuti dalla loro preside, Mariarosaria Russo, i giovani liceali hanno deciso di aprire nella loro scuola un centro raccolta di generi di primissima necessità: vestiti, indumenti vari, coperte, tende, cibi, oggetti sanitari per l igiene e quant altro possa essere utile per portare sollievo a centinaia di migranti stagionali che vivono in condizione disperate. A stimolare i giovani a passare decisamente all azione è stata la visita di una loro delegazione, guidata dalla preside Russo, all ex Pomona, dove si trovano ammassati, dentro e fuori i ruderi di un fatiscente centro di raccolta agrumi, circa 250 giovani (la cifra l hanno fornita gli stessi occupanti) provenienti dal Burkina Fasu, Ghana, Mali, Nigeria, Marocco. Quello che i giovani rosarnesi hanno visto e ascoltato dai racconti di alcuni di loro li ha sconvolti. Dormono in spazi angusti, ricavati con pareti divisorie fatte di cartone, su giacigli posti per terra, groviglio di materassi consunti, coperte lacere, indumenti logori. Un luogo d inferno, senza luce, senza acqua, senza cucina né servizi igienici. Ovunque lerciume e fetore. Quelli che non trovano posto nel carnaio umano ammassato nei 9 vani della casa a due piani o nella baraccopoli addossata al muro esterno, sono costretti a dormire nel cortile dentro fragili tende. Alcuni addirittura all addiaccio, unico conforto le ceneri del fuoco acceso la sera per temperare i rigori del freddo e dell umidità. E quando piove i disagi si moltiplicano. Questo non essere vita!, ripetono con insistenza questi uomini senza diritti, privi di dimora, di lavoro, di cibo, che vivono in condizioni peggiori di Ecco come vivono 250 migranti stipati come sardine in una struttura abbandonata alla periferia di Rosarno quelle dell ex Rognetta, dove scoppiò la rivolta del gennaio 2010, rasa al suolo perché venisse cancellato il luogo della vergogna. Dinanzi a tanto sfacelo, nuovo disonore di una città abbandonata a se stessa, i giovani del liceo sono rimasti sgomenti. Non credevano mai di trovare una realtà così sconcertante, in uno squallore avvilente fuori da ogni immaginazione. «Quello che abbiamo visto con i no- stri occhi annotano in documento diffuso per la stampa non è degno di un paese civile». «Peggio che in un lager incalza la preside Russo. Ma oggi non serve addebitare responsabilità a questa o quella istituzione. È invece il tempo che il Governo centrale, la Regione, la Provincia agiscano sinergicamente, ognuno per le proprie competenze, per venire in soccorso di questi nostri fratelli che vivono in condizio- Ripari di fortuna realizzati con cartoni all esterno dell ex Pomona ni disperate e disumane. L invito a collaborare lo giriamo a tutti gli studenti delle altre scuole della Provincia e dell intera Regione. È un emergenza sociale e sanitaria che va affrontata con immediatezza. È per questo che, prosegue la preside d intesa anche con l Amministrazione comunale (nella persona dell assessore alla Pubblica istruzione, ing. Brilli), dichiaratasi pronta a fornire la collaborazione necessaria, abbiamo lanciato un appello a tutte le istituzioni pubbliche e private, compresi i singoli cittadini, perché si attivi con urgenza un piano di intervento solidale, a partire dalla realizzazione di una tendopoli con il supporto della protezione civile ed il controllo delle forze dell ordine, che non può essere assolutamente differito nel tempo». All appello dei ragazzi del liceo hanno già risposto positivamente: la parrocchia di Maria SS. Addolorata, la parrocchia di San Giovanni Battista, i Rotary Club della Calabria tramite l Associazione rotariana La Città del Sole, il Patto di Solidarietà onlus, l Associazione Cassiodoro di Catanzaro, l Associazione Fiaba di Roma, la Caritas, nonché docenti e personale Ata del Piria. In tutti la consapevolezza che il tempo stringe e bisogna far presto. QUASI DUE ANNI FA LA RIVOLTA CHE SCONVOLSE LA COMUNITÀ E FECE IL GIRO DEL MONDO Le cavallette dell indignazione e i silenzi istituzionali Antonio Siracusano Non è solo memoria corta. E non è l indistinto e qualunquistico tutti responsabili che potrà sfumare le immagini di una città ripiombata, o forse canalizzata, nella stessa emergenza umanitaria che due anni fa innescò violenze, vendette, tiri al bersaglio, pestaggi, devastazioni, spedizioni punitive, scontri tribali. Allora le cavallette dell indignazione spacciarono all ingrosso moralismi a effetto, scrivendo il manifesto di una comunità razzistica, mafiosa e primitiva. Nulla di più facile per rastrellare suggestioni a buon mercato, visto che Rosarno è terreno fertile di cosche agguerrite e di criminali a briglie sciolte. Nulla di più sbrigativo per risolvere un equazione che altrimenti avrebbe impegnato ben altri sforzi di analisi e di onestà intellettuale. Sono trascorsi 23 mesi da quell evacuazione forzata dei migranti, con una deportazione che mise a nudo le colpevoli assenze delle istituzioni, per anni indifferenti e omertose, buone solo a depurarsi la coscienza con fumosi progetti di Dopo gli scontri e le violenze i migranti furono costretti a lasciare Rosarno solidarietà equilibrati da un rigore inflessibile. Ma quella coscienza sporca era e sporca è rimasta, visto che oggi forse più di due anni fa l incubo si è ridestato con i suoi ghetti popolati da centinaia di invisibili sparpagliati nelle campagne, in attesa di offrire fatica e sudore per un lavoro che non c è. Basti pensare che centocinquanta agricoltori hanno formato il comitato I nuovi schiavi della Piana, sia per denunciare le speculazioni di una filiera agrumicola che li strozza e sia per allinearsi ai vecchi schiavi che sono tornati all inferno. Tutti nella stessa barca che affonda, insieme a una città che non riesce a garantire neanche l apertura di un campo di accoglienza, l unica cosa vera in un mare di bugie e illusioni. Fa bene il sindaco a ricordare che il Comune non ha la forza per fronteggiare i costi dell ospitalità, ma sbaglia - spalleggiato da un coro politico stonato - a minimizzare una realtà che oggi come ieri è una miccia a combustione rapida, ghiotta occasione per chi con la violenza ristabilisce l ordine. Allora furono pochi colpi di carabina a scatenare la guerriglia. Il primo segnale c è stato, un chiaro avvertimento. Il campo di accoglienza - ancora chiuso perché non ci sono i fondi per gestirlo - è stato danneggiato nottetempo. Fuori ci sono solo ricoveri di fortuna, dove centinaia di africani sopravvivono in condizioni disumane. Il prefetto di Reggio Calabria, le forze dell ordine, il presidente della Regione devono prendere in mano le redini di questa nuova emergenza, evitando che la comunità di Rosarno possa ritrovarsi nella morsa di tensioni sociali, magari orchestrate da chi ha interesse ad accendere la miccia. Poi ci diranno le cose già sentite, i fondi stanziati, gli osservatori astronomici sui migranti, i progetti di solidarietà e tante altre favolette. Ma intanto facciamo presto, prima che sia troppo tardi. Le cavallette potrebbero tornare. IL SINDACATO SOLLECITA UN PIANO La Cgil teme le tensioni «Non saremo complici» ROSARNO. «Non vogliamo essere complici di quanto di drammatico può accadere nei prossimi giorni, né l emergenza umanitaria può essere lasciata al solo comune di Rosarno». Lo afferma in una nota il segretario comprensoriale della Cgil, Nino Calogero, che, a margine dello sciopero generale del 12 dicembre, durante l incontro programmato in Prefettura, chiederà «una convocazione urgente da farsi tra organizzazioni sindacali, datoriali, Comuni interessati e Regione Calabria al fine di predisporre un immediato piano di intervento». Calogero solidarizza con il comune di Rosarno per aver fatto «quello che era nelle sue possibilità, essendo riuscito, almeno, a far capire al mondo che il popolo calabrese non è affatto razzista e che sono le gravi situazioni di contesto che innescano meccanismi in cui, a volte, si insinua, oltre lo sfruttamento, la subcultura mafiosa». Per la Cgil all assoluta condizione di abbandono in cui sono stati lasciati i migranti si somma l aggravante di una crisi galoppante dell agrumicoltura, che offrirà loro pochissime opportunità di lavoro, nonostante le diverse centinaia di milioni di euro stanziati dall Ue per essere impiegati in agricoltura, e destinati ad arricchire le tasche di pochi. «In questo conclude la nota le responsabilità della Regione sono antiche ed appartengono tanto a Loiero quanto a Scopelliti». (g.l.).

16 40 Cronaca di Reggio Domenica 11 Dicembre 2011 Gazzetta del Sud. Ospite del Rotary nord parla il sostituto procuratore di Locri Salvatore Cosentino Assediati da leggi che ci soffocano l Italia non è il Paese della giustizia Assegnate le dieci borse di studio Cesare Biondi e Gabriele Gabrielli Cristina Cortese Si accendono i riflettori sulle borse di studio Cesare Biondi e Gabriele Gabrielli promosse dal Centro Pierre e dal Rotary Reggio Calabria Nord ed ecco i giovani vincitori (Maria Cristina Avati, Rosa De Stefano, dott.ssa Veronica Mandica, Maria Nardi, Annamaria Aurora Nicolò, Elisabetta Nucera, Alessandra Riggio, Nazarena Santoro, Tiziana Spanò, Vanessa Versace) raccogliere il bisogno del territorio di contrasto agli attuali fenomeni di devianza sociale puntando su nuove figure e professionalità. Eppure, il Centro Pierre che ospita l assegnazione delle borse di studio e la presentazione del corso di formazione in psicologia e psichiatria forensi (in partenariato con il gruppo di ricerca scienze medico-legali e forensi dell Università di Siena), diventa davvero il luogo del confronto e della proposta in senso lato. L espressione di Maria Pia Porcino, presidente del Rotary Nord, diventa, infatti, con il passare del tempo, la fotografia di un iniziati - va che ad ora di pranzo inoltrata lascia sulla pelle la sensazione di ulteriore riflessione. Succede infatti, di trovarsi di fronte ad un magistrato, il sostituto procuratore di Locri Salvatore Cosentino, che trascina per la schiettezza delle cose dette e, senza alcun clichè e senza amor di casta, ammette: «Il diritto è lontano dall uomo, mentre forse la psicologia forense ce lo farà ritrovare». Ed ancora, «se l Italia è il Paese dei molti provvedimenti e della poca giustizia, è perché siamo infestati da leggi che soffocano l umanità». Dunque, Cosentino ci restituisce la centralità dell uomo, parola Candeloro Imbalzano, Lillo Romeo e il prof. Lorè che non compare nè nel codice civile né il quello penale. Soprattutto, il magistrato consegna alla libertà del cuore umano e alla sua etica, il compito più difficile: equilibrare il rapporto tra diritto e psicologia. Suggestivo il finale, in cui ammette che «anche i magistrati dovrebbero esseri sottoposti a visita psichiatrica ogni sei mesi». Merito, dunque, del responsabile del corso Pasquale Romeo, psichiatra, di aver allestito una tavola di presidenza di grande livello, così come di primo piano è il corso con un programma di studi multidisciplinare ed eclettico al punto che il direttore scientifico, prof. Cosimo Lorè di Siena, parla di un bisogno disperato dell ini - ziativa. «Abbiamo voluto questo corso pensando in modo un po utopisti - co, ovvero colmare quella che è una lacuna in Italia attraverso competenze specifiche capaci di scrutare e analizzare la complessità dei fenomeni criminali nelle dimensioni più varie, psicologiche, sociali, antropologiche e giuridiche» dice Romeo. Ed ecco un altra finestra: il ruolo del perito che s affianca al magistrato, sempre più ingannevole nei processi. Lorè ne parla apertamente, citando gli ultimi casi di cronaca che, a distanza di ventritrè anni, non hanno una risposta. Con un aggravio: «Tanto più il nome è blasonato, tanto più l errore è difficile da accettare e i dubbi sull etica sono giustificati». Significativa la rappresentanza degli Enti patrocinanti: Candeloro Imbalzano per la Regione e il segretario questore Francesco Plateroti per il Comune aprono la serie di interventi sottolineando «il grande spessore dell iniziativa». Sulla stessa scia, Antonino Curatola (Camera Penale), Ettore Squillace (Facoltà di Giurisprudenza), il presidente dell Ordine degli avvocati Alberto Panuccio, Demetrio Marra (presidente della Commissione del Bando Rotary Borse di Studio Gabriele Gabrielli), il vice sindaco Demetrio Porcino e Alessandro Nicolò. Per il vice presidente del Consiglio regionale sono «i giovani i protagonisti di un percorso formativo che riconosce alla psicologia e alla psichiatria forense il ruolo di primo piano». Ma non è finita: arriva l asses - sore provinciale alla Cultura, Eduardo Lamberti Castronuovo. Il suo saluto, proprio quando si avvicina la premiazione dei borsisti, apre un capitolo a parte che arricchisce di ulteriore imprevisto la giornata. Infatti, dopo un intenso confronto, Lamberti incassa il no sul Museo della ndrangheta dal qualificato professore Lorè e dal dott. Cosentino anche il no sull eccesso di protagonismo di alcuni magistrati. Il governatore Giuseppe Scopelliti a Milano Presentato a Milano nella sede dell Ibm Un progetto innovativo per conoscere meglio il cancro ndrangheta Il governatore Giuseppe Scopelliti ha preso parte alla presentazione del progetto scientifico del Museo della ndrangheta tenutosi presso la sede dell Ibm a Milano. Scopelliti, nel corso del suo intervento, ha evidenziato che si tratta di «un progetto importante, nato durante la sua esperienza da sindaco di Reggio. Attraverso sinergie istituzionali abbiamo messo in piedi la struttura museale sita nel quartiere Croce Valanidi all interno di un bene confiscato alla criminalità. Da sindaco ha aggiunto ho ereditato gran parte dei beni confiscati alla mafia e a volte i beni venivano consegnati agli amministratori con i proprietari all in - terno delle abitazioni. Sono stato io che ho firmato parecchi sgomberi, dando segnali forti di presenza delle istituzioni. Sono particolarmente felice oggi per la presentazione di questo importante progetto. In questo percorso il museo e le istituzioni non solo sole. Non solo la Calabria, ma tutto il Paese ha bisogno di un messaggio forte e vincente come questa idea. Questa iniziativa potrà produrre azioni che mettono in risalto la grande battaglia dei calabresi onesti». Nel corso dell incontro, il responsabile scientifico del Museo della ndrangheta, Fulvio Librandi, ha illustrato il progetto: «La conoscenza del contesto socio-culturale locale ci permette di affermare che è molto debole la conoscenza razionale del fenomeno ndrangheta in Calabria. Il museo ha aggiunto propone al visitatore informazioni e chiavi di lettura utili per una conoscenza qualitativamente migliore. Le narrazioni di questi aspetti passano attraverso la ricostruzione fotografica e video di casi studio significativi, attraverso pannelli espositivi che raccontano l intimità culturale tra ndranghetisti e società civile, attraverso una serie di installazioni multimediali che possono fornire figurativamente una linea chiara tra ciò che è legale e ciò che legale non è, raccontando le gradazioni possibili della zona grigia». All incontro hanno inoltre preso parte, tra gli altri, il coordinatore del Museo della ndran- gheta, Claudio La Camera, Maria Cristina Farioli, direttore sviluppo ed innovazione di Ibm e Giuseppe Sergi, rappresentante della Regione del Museo. LUGLIO 70 In carcere e ai Riuniti si accendono gli abeti Anche quest'anno, nel solco della tradizione, l'associazione luglio '70 si prodigherà a far sì che un albero di Natale brilli di luce in ogni reparto della Casa circondariale reggina di via San Pietro. «È ormai da molti anni che si perpetua tale iniziativa socio-solidale, un gesto accompagnato da un ricordo, da una memoria appassionata per il compianto senatore Ciccio Franco, e proprio in virtù di quelli che furono i suoi ideali, il suo modo di pensare e di esporsi in favore dei bisognosi che noi della luglio '70 afferma Giuseppe Rosace, Presidente dell'associazione ogni anno torniamo alla Casa circondariale per manifestare la volontà di creare per tutti l'atmosfera del Natale e del suo messaggio d'amore». Rosace ha continuato dicendo che l associazione è impegnata a diffondere i valori di una vita spesa a fianco dei meno fortunati per indurre i più deboli a conservare quel bene prezioso che è la libertà. «In quest'ottica solidaristica ha detto riteniamo proficuo stare vicini alle persone che vivono momenti di tristezza e di sconforto, proprio perché la vita ci insegna che in ogni caso bisogna superare l'angoscia per far posto alla fede ed alla speranza. L'iniziativa natalizia di luglio '70 ha concluso il Presidente Rosace proseguirà con la tradizionale missione agli Ospedali Riuniti nei reparti di Pediatria ed Ematologia, dove i piccoli, sfortunati ospiti - soprattutto coloro i quali vivono problemi familiari - riceveranno dolci, giocattoli ed un sorriso.

17 36. VICENDA DURO Interrogatorio di garanzia per Giovanna Passalacqua e Luigi Bevilacqua Gli arrestati respingono le accuse «Le ingiurie le abbiamo subìte noi» Negate anche le minacce. I difensori chiedono la scarcerazione Nessuna minaccia armata, nessuna ingiuria. Hanno reso dichiarazioni in tal senso Giovanna Passalacqua, di 65 anni, e Luigi Bevilacqua, di 39, al giudice Abigail Mellace, nel corso dell interroga - torio di garanzia che si è svolto ieri in Tribunale. I due erano stati arrestati due giorni fa dagli agenti della Squadra mobile con l'accusa di violenza privata aggravata dall'uso delle armi e ieri sono comparsi davanti al giudice assistiti dai difensori, l avv. Maria Aiello per Giovanna Passalacqua e l avv. Luigi Falcone per Luigi Bevilacqua su delega dell avv. Raffaele Bruno. La loro vicenda giudiziaria si intreccia al drammatico caso dell 'omicidio di Nicola Duro, l'idraulico di 26 anni ucciso il 17 giugno 2010 davanti a un bar di viale Isonzo. Dopo la sentenza sul delitto Duro e l'immediato arresto di una loro congiunta (Ornella Bevilacqua, condannata con altre quattro persone), Giovanna Passalacqua e Luigi Bevilacqua (rispettivamente madre e fratello di Ornella Bevilacqua) sarebbero andati sotto l abitazione della compagna di Duro e l'avrebbero minacciata di morte con un coltello. Per questo motivo gli agenti della Squadra mobile li hanno arrestati con l'accusa di violenza privata aggravata dall'uso delle armi, in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale, che ha accolto la richiesta della Procura. Le due persone arrestate sono state rinchiuse in carcere a Catanzaro e Castrovillari. I fatti sono avvenuti, secondo l'accusa, il 19 novembre scorso quando davanti al giudice per le Agenti sul luogo dove l anno scorso è stato ucciso Nicola Duro Giovanna Passalacqua Luigi Bevilacqua Cronaca di Catanzaro udienze preliminari del Tribunale di Catanzaro, Tiziana Macrì, si è concluso con cinque condanne il processo con rito abbreviato per l'omicidio di Nicola Duro. A trent'anni di reclusione sono stati condannati Donato Passalacqua, la moglie Ornella Bevilacqua e il figlio Antonio Passalacqua. Sono stati condannati a 16 anni di reclusione Samuele Pezzano e Domenico Romagnino. Dopo la sentenza, Giovanna Passalacqua e Luigi Bevilacqua si sarebbero recati nei pressi dell'abitazione della compagna di Nicola Duro e, con un coltello da cucina, l'avrebbero minacciata di morte. La donna avrebbe proferito frasi terribili: «Se scindi sutta ti squartu», «Tantu ti vidimu sula, nesci sempre da sula». Il figlio non sarebbe stato da meno e, mostrando la mano a mò di pistola, avrebbe detto alla donna: «Quandu ti viu sula ti fazzu provare u chiumbu». La compagna di Nicola Duro ha vissuto momenti di terrore sino a quando non è giunta una pattuglia della Polizia che ha trovato a casa di Passalacqua un coltello dalle caratteristiche compatibili a quello descritto dalla compagna di Duro. Da qui l'emissione dell'ordinanza di custodia in carcere che ha portato all arre - sto di madre e figlio. Ma i due ieri hanno smentito la ricostruzione dell accusa. Non sarebbero stati loro ad ingiuriare hanno sostenuto viceversa sarebbero stati ingiuriati e offesi. Nè avrebbero proferito alcuna minaccia. Gli avvocati difensori hanno chiesto la revoca della misura cautelare in atto. L avv. Maria Aiello ha già depositato istanza di riesame, in caso la richiesta di revoca non venisse accolta. (b.c.) Uno scorcio del fiume Alli Un 59enne arrestato dai Carabinieri Finisce in manette per furto di inerti nell alveo del fiume Alli In Calabria è fin troppo agevole accedere ai fiumi, diversamente da alcune regioni del Nord dove gli accessi sono chiusi e avvicinarsi all a l- veo è consentito solo a chi ne ha l autorizzazione. Su questa problematica si innesta l episodio che ieri ha portato all arresto di un 59enne catanzarese, Antonio Trapasso, per furto di materiali inerti nell alveo del fiume Alli. L uomo è stato arrestato dai carabinieri della Stazione di Simeri Crichi. Secondo la ricostruzione dei militari dell Arma, l u o- mo avrebbe sottratto sabbia dall alveo del fiume dove stava eseguendo, con il camion della ditta per cui lavora, interventi di somma urgenza. Da quanto appreso, infatti, il 59enne è il dipendente Domenica 11 Dicembre 2011 Gazzetta del Sud di un impresa che per conto della Provincia deve ripulire l area intorno al fiume. Secondo i carabinieri, però, l uomo avrebbe usato il camion per rubare della sabbia. All arresto è seguito ieri mattina il giudizio d i r e t t i s- simo davanti al giudice Emanuela Folino. Trapasso era assistito dall avvocato Antonio Rania mentre l accusa era sostenuta dal sostituto procuratore Simona Rossi. Il giudice ha convalidato l arresto eseguito dai carabinieri della Stazione di Simeri Crichi e ha rimesso l uomo in libertà con obbligo di firma tre volte la settimana. Il processo a carico del 59enne è stato fissato per il prossimo 28 febbraio. (b.c.) In via del Mare Recupero della vecchia delegazione di spiaggia «Con l attuazione del federalismo demaniale il patrimonio dello Stato passerà agli enti locali con un valore inventariale e non di mercato. Pertanto a Catanzaro Marina i locali della vecchia Delegazione di Spiaggia in via Del Mare, ormai in disuso da tantissimi anni, costituiranno un bene del Comune di Catanzaro con la modesta somma inventariale di 596 euro», a darne notizia Massimo Gualtieri del Movimento Civico Catanzaro Marina ed Aurelio Cinelli. «Fin dall agosto aggiungono - sul web Agenzia del Demanio è stato pubblicato l elenco del patrimonio dello Stato per il passaggio dei beni agli enti locali, e per Catanzaro Marina riporta il vecchio fanale distrutto, proprio così è indicato nella scheda con tanto di fotografia che si riferisce appunto alla ormai dimenticata Delegazione di Spiaggia di Catanzaro Marina, costituita da ben quattro locali con una finestra lato lungomare e quattro su via del Mare. Della stessa fanno parte anche due appartamenti. L immobile - proseguono - che per la sua vetustà e la corrosione delle intemperie, ha bisogno dei necessari interventi di restauro edilizio e farebbe comodo alla nostra località per essere adibito a servizi sociali, asilo, servizi assistenziali o altre necessità comunali. Si recupererebbe e sarebbe quindi riutilizzato un bene storico dimenticato da tutti».

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