GIUSEPPE DI STEFANO. a Monika - 1 -

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3 GIUSEPPE DI STEFANO a Monika - 1 -

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5 GIUSEPPE DI STEFANO Giuseppe Di Stefano e Monika Curth, Kenya

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7 GIUSEPPE DI STEFANO Quando mi hanno chiesto di seguire questo progetto, ero pronta ad affrontare mesi di ricerche e di studi perdendomi tra testi e spartiti. Non avrei mai immaginato, di incontrare una guida che mi facesse percorrere la vita del Maestro Di Stefano attraverso racconti e aneddoti che hanno fatto trasparire non solo quello che è stato il personaggio ma anche l uomo. Senza Smancerie è ciò che disse Toscanini del suo canto e senza smancerie sono i momenti di vita raccontati dalla soprano Monika Curth Di Stefano che ci fa conoscere un uomo forte, protagonista dei palcoscenici di tutto il mondo che allo stesso tempo amava le cose semplici, amava il sole, le tavolate con gli amici, i suoi cani, la sua Africa e soprattutto amava lei, Monika che lo ha accompagnato fino all ultimo respiro. Quando Monika parla di Lui è impossibile non commuoversi, le emozioni che trasmette sono forti e i ricordi sono così vivi che talvolta pare che Pippo debba entrare nella stanza da un momento all altro. Locandine della Scala, costumi di scena, riconoscimenti, ritratti e sculture, fotografie con i personaggi celebri che hanno segnato la storia della lirica. Questo è quello che vedrete durante la mostra. Ma vedrete anche alcune foto dell archivio personale perché possiate tornare indietro nel tempo e conoscere meglio questo Nostro grande personaggio. Silvia Ranzi - 5 -

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9 GIUSEPPE DI STEFANO - 7 -

10 OMAGGIO A «La mia vita è una favola accompagnata dalla musica» Giuseppe Di Stefano «Le sue interpretazioni ricordano i più grandi attori di prosa, e penso a Moissi, Zacconi e Benassi.» Victor De Sabata «Il mio idolo è Giuseppe Di Stefano; lo amai ancor più di Beniamino Gigli e questo mi costò addirittura, per l unica volta in vita mia, uno schiaffo da mio padre, che continuò a preferirgli Gigli» Luciano Pavarotti - 8 -

11 GIUSEPPE DI STEFANO «Uno degli artisti più bizzarri con cui ho avuto a che fare al Metropolitan. Era anche uno dei più ricchi di splendide qualità artistiche. Durante il mio anno d osservazione, il momento più emozionante fu nell ascoltare il suo diminuendo nel do alto di salut demeure del Faust, un suono di una bellezza indimenticabile!» Sir Rudolf Bing Sovrintendente del Metropolitan di New York «Voglio far sentire alle persone cosa ho provato quando ho sentito Di Stefano.» José Carreras «È il tenore che amo di più, perché canta senza smancerie!» Arturo Toscanini - 9 -

12 OMAGGIO A Giuseppe Di Stefano

13 GIUSEPPE DI STEFANO L Arte del Canto. Il Giuseppe Di Stefano pensiero. Penetrare i silenzi di un luogo appartato trascolora in narrazione del presente, ma anche racconto, proiezione per il futuro con il passato a fare da soffitta della memoria. L apertura utopica e l esigenza etica, raggrumandosi in capacità visionaria, traducono in soggettività ed originalità una ricerca che sa di libertà. Che personaggio questo Di Stefano, portò entusiasmo, emozione nella lirica, simbolo dell intelligenza e della creatività italica, dell arte e del bel canto, della parola messa in Opera. L uomo, pardòn, l artista, che cavalcò i due secoli della nostra storia. Ma chi è questo tipo strano un po addombrato che rimugina pensoso, chiuso, pudico: viene da Motta Santa Anastasia a pochi chilometri da Catania, terra di Sicilia, un po distante dal continente, ma non tanto. Dicono che sotto quelle folte sopracciglia si nasconda una grande passione. Che, dopo aver vinto il primo concorso di Voci grezze vagabondando in giro un po tra le tampe liriche, per l Europa degli anni 40, di corte in corte, abbia stretto amicizie, incontrato i potenti, e sciorinato il suo flusso torrentizio dell arte del bel canto. Nino Florio, questo il nome d arte che si scelse nel 43, è sempre allo studio, sempre alla ricerca di un qualcosa che plachi il suo istinto. Un po artista, un po avventuriero, filosofo, un po cavallo di razza. Ancora prima di esibirsi canta l opera a Radio Losanna nel 1944 Tabarro ed Elisir d amore sotto la direzione di OttoAckermann. Io sono uno di quei fortunati che ha sempre cantato, anche per conquistare una ragazzina. Cantavo anche da militare. Un giorno il tenente medico mi fece trasferire dal battaglione mortai all infermeria affinche cantassi quando era nervoso e siccome si arrabbiava spessissimo cantavo dalla mattina alla sera. G.D.S. Debuttò ufficialmente nel 1946 a Reggio Emilia interpretando il ruolo di Des Grieux nella Manon di Massenet e da allora la sua carriera fu tutta un crescendo tra i pentagrammi lirici belcantistici: Manon Lescaut, Tosca, Turandot, La bohème, Rigoletto, Madama Butterfly, La fanciulla del West, I puritani, Lucia di Lammermoor, La Favorita, Il barbiere di Siviglia e decine di altri ruoli lo vedevano come il re dei protagonisti, ad affascinare le platee ed i critici più esigenti è la sua voce morbida e sensuale, la dizione chiarissima e la straordinaria forza interpretativa, e la natura gli riconobbe anche una bellissima figura fisica facendogli conquistare fior di cuori. Dalla metà degli anni quaranta così, iniziò l epoca del primo Di Stefano, il tenore d oro, che artisticamente non aveva eguali in grado di compararlo in Rodolfo, Alfredo, Edgardo e diversi altri. Voce e espressione sono ali per il tenore siciliano che

14 OMAGGIO A riscopre nel canto il suo Elisir d amore, una partitura su misura per quel melodramma giocoso da cui viene ispirato dove facile, per lui, ritrovare sulla traiettoria la congiunzione duale della vita stessa che funge da carica propulsiva alla vena ispiratrice, in quel perenne altalenarsi tra il bel canto e la tessitura tenorile. Elastico di richiami umanistici e suggestioni esistenziali alla Sartre e Camus, per sospendere l attimo che fugge e fissare con la voce l umanità nelle sue sfaccettature dinamiche. Per l arte del canto occorrono due strumenti, la voce e l espressione, come due grandi fiumi che scaturiscano da due sorgenti diverse, ma confluiscano in un solo magico momento della rappresentazione teatrale o dell esecuzione concertistica di un pezzo classico o di una canzone napoletana. Perché l arte del canto consiste proprio nel colorare la parola con l espressione, dominando il proprio strumento naturale, la voce. G.D.S. Quello di voce impostata è un concetto storicoestetico nato per far fronte alle crescenti difficoltà tecniche richieste ai cantanti dai coevi repertori vocali. Dare una definizione univoca di quale sia una voce impostata e del corretto training fisico-artistico richiesto dall impostazione, è impossibile. Cantando con una voce impostata secondo i dettami classici, affermati in una lunga serie di trattati musicali, si acquisisce un controllo muscolare che consente di produrre suoni timbricamente più omogenei, detti rotondi, di controllare il volume e di cantare senza sottoporre le corde vocali ad uno sforzo eccessivo, cantare sul fiato, che in genere si determina a causa della pressione mal indirizzata del fiato, cantare sforzando o spingendo. L impostazione classica comprende la presenza di tecnica del fiato, emissione e dell articolazione. I dettami di queste tecniche non possono essere disgiunti, non si può, per esempio, emettere un buon suono senza articolarlo o senza aver respirato in modo corretto. La respirazione è in genere diaframmatica. Dopo l inspirazione, varie fasce muscolari, vanno tese per creare il cosiddetto sostegno, una sorta di feedback muscolare che permetta di dosare il fiato. Nel 44 Di Stefano, già dotato di una certa facilità, non era ancora sicuro di essere padrone della propria voce, del proprio strumento. Accettò la scrittura al Metropolitan di New York dove, con responsabilità minori di un debutto alla Scala, raggiunse la sua matura sicurezza e fu così che nel febbraio del 48 iniziò a comprendere l arte dei suoni per arrivare a dominare completamente la sua voce nel 49 in Messico, dove trovò la felicità vocale, una straordinaria facilita`: Puritani, Favorita, Barbiere. Quando fece la prova generale dei Puritani, con la Callas, ella stessa rimase sbalordita, informò Ghiringhelli che il tenore si trovava in un forma eccellente. Il cosiddetto passaggio verso la zona acuta della sua voce si trovava sul la bemolle sopra il rigo e non sul mi o sul fa come avviene per la maggior parte dei tenori. Il problema degli acuti era risolto, cantando e allo stesso tempo scoprendo una facilità di suoni stupendi e un incredibile sicurezza. Passando dal Faust di Gounod, smorzando il do, in Dimora casta e pura, a contatto con queste tessiture e questi onirici personaggi, diventò padrone della sua voce. D incanto la ritualità delle meraviglie pilotate svapora e la dimensione magica dell opera si riappropria di spazi e immaginario. I pensieri spettinati allora si posano leggeri. Stimolano la voglia di misurarsi con un altrove, interfaccia di culture nuove. Pippo si evolve, si sviluppa, con autocritica e modestia, riascoltandosi spesso, viene scelto da Toscanini e, da De Sabata per interpretare il Requiem di Verdi. Nel 52 Di Stefano entrò appieno in questa prospettiva (come dimostrano le registrazioni delle cinque

15 GIUSEPPE DI STEFANO opere cantate in Messico), oltre alla sicurezza del proprio strumento occorre riscoprire una vera vocazione per il teatro. Un personaggio non lo si può spiegare, lo si deve sentire, nella musica ma prima di tutto nelle parole. A cominciare dalla passione. Assorbita, metabolizzata, ormai, come ineluttabile e imprescindibile dal nostro immaginario affollato di frivolezze e crude verità in un impasto caramelloso, amorfo, indistinguibile. Per cantare parmi veder le lagrime, che gelida manina devi sapere cos è la passione, come si corteggia una donna. Cose che non si possono insegnare. Attraverso questa interpretazione Di Stefano sembrava infondere rinnovata vita, palpito sensuale e senso della tragedia, doloroso, inquietante, ad un arte come il melodramma istituzionalmente incapace di rappresentare le variabili della vita moderna, gravata com è da pesantezza ed immobilità. Palco, quinte, teatro, tutto sembrava prendere forma. Nel 63 Di Stefano in piena crisi e con l aiuto del baritono Carlo Tagliabue, riscopre la base su cui si fonda la sicurezza della voce, il diaframma, quella necessità primaria di sostenere durante il suono, in espirazione dai polmoni, un flusso d aria continuo e maggiore del normale: da qui l importanza fondamentale del controllo della respirazione e dei muscoli coinvolti (diaframma e muscoli addominali) e di tenere la cassa toracica il più possibile aperta, per espandere al massimo i polmoni. Ricorda i suoi maestri, Luigi Montesanto e Mariano Stabile. Li sentiva declamare, li sentiva cantare sempre sulla parola, sulla vocale italiana. Per tutti i cantanti di qualsiasi provenienza quando si parla di scuola di canto si parla dell Italia. La ragione non è solo storica ma anche linguistica, la lingua italiana, infatti, è la più congeniale al canto grazie all articolazione aperta delle vocali che richiede di mantenere la bocca aperta e ogni suono avrà la stessa intensità. Disciplina, rigore e metodo, con il corredo di una cultura umanistica e appassionata. Sembrano concetti smarriti nel dilagante marasma di sovvertimento delle regole e di arrembante confusione di ruoli, vero metronomo della società contemporanea, ma la parola è importante, a Di Stefano piace la parola. La parola detta non è soltanto senso, è anche suono, e per mezzo del suono acquista un significato in più. Il canto, che collega la parola alla musica, è già di per sé un arte particolare, che si differenzia da qualsiasi altra forma musicale: il senso e il suono di una parola, di una frase, si fondono con la frase musicale creando così una terza unità espressiva che trasporta un senso diverso. Quando il canto viene usato come mezzo di espressione scenica nell opera lirica, come un gesto, diventa una forma ancora più complessa, un linguaggio più completo, che, di nuovo, trasporta un senso diverso. La padronanza di questo linguaggio complesso richiede all interprete d opera lirica capacità all estremo limite del possibile. Per Pippo nell opera veniva prima il libretto, nella parola lui intende il dramma, altrimenti si fa musica sinfonica. Fin dall inizio ne respirò l importanza, la stessa, che Verdi tracciò, in alcune sue lettere disegnando il ritratto del cantante ideale, come quella indirizzata al baritono Giuseppe Varesi nel 1847 per la prima rappresentazione del Macbeth, ove si raccomandava di servire meglio il poeta che il maestro. Accostarsi quindi all opera di Verdi, conoscerne la biografia, leggere anche solo qualche lettera tratta dal vastissimo epistolario (che ne conta oltre 6000), penetrarne la drammaturgia infallibile, significa comprendere meglio le nostre radici culturali che affondano nell 800. Dotato come pochi di quelle antenne con cui gli artisti presentono l avvenire, Verdi, già nel Nabucco, stava portando sulla scena un italiano nuovo, l italiano di Masaccio, negli affreschi del Tributo, invece di quello di Botticelli o del Ghirlandaio. La sua drammaturgia, pur complessa ed in divenire nel

16 OMAGGIO A Giuseppe Di Stefano e Monika Curth, Zarewitsch, Berlino

17 GIUSEPPE DI STEFANO corso dei decenni della sua produzione, trova la sua sintesi forse più emblematica nella nozione di parola scenica, un concetto espresso in una lettera del 70 a Ghislanzoni, librettista dell Aida: Non so s io mi spiego dicendo parola scenica, ma io intendo dire la parola che scolpisce e rende netta ed evidente la situazione. Sintesi ed icasticità sono indubbiamente le qualità primarie di questo concetto chiave della drammaturgia verdiana, una sorta di crocevia attraverso il quale transitano e si compenetrano l azione drammatica, il testo poetico, la veste musicale perseguita da Giuseppe Di Stefano. Ho cantato perchè cantare era il mio destino, ma la musica in quanto veicolo di contenuti diventa un linguaggio gestuale, un linguaggio che assume determinati atteggiamenti di chi lo parla di fronte ad altre persone, da questo spunto che il tenore cerca e persegue il proprio istinto teatrale. L opera lirica è nata dalla parola, come prolungamento, affinamento, di un testo poetico per la scena. Si dimentica che la nascita dell opera non a torto è un capitolo dei libri di storia della letteratura italiana, in cui il nome di Monteverdi, viene citato alla stessa stregua e sulla stessa linea di Dante, Petrarca, come il creatore di un nuovo linguaggio. In questa linea di ricerca la musica si aggiunse quale ultimo passo logico come mezzo di espressione drammatica nel linguaggio poetico, non come elemento decorativo, ma come intensificazione e approfondimento della parola. In ogni lingua si usa la parola italiana opera per designare quell arte particolare della parola cantata sulla scena. Soltanto in italiano vi si aggiunge l aggettivo lirica per distinguerla dal suo significato generale di lavoro o azione diretti a un fine. Si, proprio l istinto. È un dono ben più raro della voce, di voci bellissime ne esistono molte, ma quante sono accompagnate dall istinto? È ovvio che l istinto deve essere guidato, affinato con l intelligenza e lo studio. È un dono raro che sono in pochi a possedere. G.D.S. Di Stefano si scrolla di dosso il suo temperamento ricercando quell istinto teatrale dentro al cavaliere Des Grieux, leggendo le memorie di Titta Ruffo, ma è sul palcoscenico che vuole scoprirlo, come un vero torero percepisce la palpabile, sottile differenza tra esercitarsi con un toro di legno e uno vero pronto ad infilzarlo. Ricerca quell esserci, naviga, esplora, passa tra gli scritti di Fëdor Ivanovic Šaljapin, a proposito dell artista coinvolto nei Pagliacci, al Paradosso sull attore di Diderot del quale condivide la necessità del discernimento, molta penetrazione e nessuna sensibilità. L unica musica che riuscisse realmente a coinvolgerlo era quella di Puccini nella Manon Lescaut. (In un aneddoto Di Stefano racconta che prima di Pazzo son io, al canto delle condannate e deportate secondo il libretto avrebbe dovuto stare in scena, lui usciva per un momento facendosi portare un caffè)! Così, davanti allo sguardo progettuale distaccato ma pervasivo osservatore di Giuseppe Di Stefano, capisci che il ponte immaginario è possibile, e che la costruzione di un cantante-attore ideale che riesca a contrastare la deriva della palese interpretazione, è un sentiero non più ineludibile. L emozione come bussola. Il viaggio verso l ignoto, essenziale per il progredire. Se tornando a nascere potessi scegliere, rifarei le stesse cose: tenore prima e scrittore dopo. In fondo, ora che ci penso, non c è grande differenza tra le due professioni, poiché in tutte e due si tratta di ricreare delle immagini rivivendole, una con la voce e l altra con la penna. Ho cantato senza essere musicista e scrivo senza essere un letterato; anche in questo senso c è un analogia fra le due professioni: per entrambe, bisogna esserci nati!. G.D.S

18 OMAGGIO A Giuseppe Di Stefano e Mario Del Monaco, Teatro alla Scala, Milano

19 GIUSEPPE DI STEFANO

20 OMAGGIO A Giuseppe Di Stefano, Il pescatore di Perle,

21 GIUSEPPE DI STEFANO «Ho cantato perchè cantare era il mio destino!» Vien voglia, talvolta, di fare una bella ripassata dell arte italiana del Novecento, nei suoi protagonisti e, perché no, anche nei comprimari di rango e allora par giusto, invece di farla su poderosi volumi, vederla direttamente nelle gallerie o nelle mostre, o addirittura ascoltarla. Come spiegare alle nuove generazioni quello che fù l Italia nei primi anni venti, riportare in memoria ciò che avvenne storicamente, accollare ad essi le passioni storicopolitiche alimentate nei giovani di quegli anni. La svolta politica, sociale ed economica che ha modificato i rimanenti decenni fino alla fine del secolo scorso, la fine del periodo liberal-feudale (o liberal-borghese) e contemporaneamente l inizio di una mutazione strutturale storica per il Paese Italia. È il decennio degli anni ruggenti, l utopia positivista del XIX secolo con il suo credo progressista abbandonava il campo dell individualismo decadente e stravagante. L emancipazione femminile: inizia la moda della Maschietta ragazze dai capelli corti affollano i locali da ballo (pare quasi incredibile raccontarlo), la crisi post-guerra in Germania con il marco che si svaluta a tal punto che le banconote vengono usate come combustibile. Il Futurismo assume un carattere d assoluta importanza negli anni 20, incoraggiando fortemente il progresso e la modernità, sviluppandosi poi nel Razionalismo. L inflazione negli USA, dove nei night club nonostante il proibizionismo ha inizio l età del jazz. Nascono i primi voli per passeggeri. Parossistico e quasi paradossale qualcosa accomuna i fatti di allora con l oggi contemporaneo. E la storia sembra ripetersi. Approfondire per cercare di capire e cogliere quel pathos esistenzialista che ha percorso la storia dell uomo significa, a volte, legarsi ineluttabilmente a personaggi che a cavallo di due secoli ci hanno regalato memoria di essi e delle loro opere, tra questi, sicuramente c è Giuseppe Di Stefano. Nasce a Motta S. Anastasia, nel catanese, il 24 Luglio del 1921, ma la prospettiva di una vita migliore suggeriscono alla famiglia di Pippo il trasferimento prima a Siracusa poi nel 27 su per lo stivale fino a Milano, in via Meda, nel popolare quartiere di Porta Ticinese, un po Trastevere, un po Montmartre, dove il padre intraprese il mestiere di calzolaio e la madre aprì una scuola di taglio e cucito e un negozio di confezioni sotto casa, contribuendo sostanzialmente così al sostentamento della famiglia. Pippo frequenta le scuole elementari poi l Istituto Cattaneo, spesso svogliato, spensierato, se la cava sempre con l improvvisazione, nella sua pagella del 29 è insufficiente in canto! La scuola non si smentisce mai. A tredici anni Di Stefano sente la vocazione nel 34 frequenta il Seminario Arcivescovile San Arialdo, iniziò a cantare nel coro, e la vera vocazione, poi, divenne il canto. Tra un Agnus Dei e il Mefistofele, cantato nelle tappe liriche nelle osterie della Milano Ticinese

22 OMAGGIO A frequentate insieme all amico Danilo Fois, la passione del bel canto cresce e l amico studente di legge ammaliato intuitore delle potenzialità della voce di Pippo si offre di finanziare le sue lezioni di canto e lo porta alla Scala ad ascoltare quella musica che Di Stefano ancora non comprendeva. Una amicizia, questa, che durerà tutta la loro vita. Nel 1938, su sollecito di Fois, Di Stefano partecipa e vince il primo concorso di canto Voci Grezze interpretando Amor ti vieta della Fedora. Primi passi da celebrità dove per partecipare indossò l unico abito nero del padre, risalente ai tempi del matrimonio, naturalmente preso a sua insaputa. L euforia aleggia tra tutti i sostenitori del giovane cantante che, il giorno dopo, si vede ritratto a bocca aperta accanto al soprano Clara Petrella, in una fotografia del Corriere della Sera. Uno stato d animo quello permeato dal giovane cantante siciliano che ora gli permette di schiudere lo scrigno delle meraviglie abitato da mito e storia e bellezza. Prime audizioni con Adriano Tocchio e Gino Marinuzzi e con il baritono Luigi Montesanto che diventerà successivamente suo impresario. Ma la Germania invade la Polonia. Il mondo sembra che vada in frantumi, i venti di guerra spazzano quelle piccole certezze claudicanti, il cielo s infiamma ed aerei sorvolano speranze di pace e concordia da rinviare, tra divise, decisioni irrevocabili e ripensamenti, le schegge di un mondo in subbuglio si conficcano nei convincimenti pacifisti e concilianti e nel 1941 Di Stefano, viene chiamato alle armi. Dopo un breve periodo nel Centro addestramento reclute di Frugarolo, viene arruolato nel Battaglione Mortai del 37 Reggimento di Fanteria Divisione Ravenna di stanza ad Alessandria con l incarico di assistente di sanità. Grazie sempre alle doti del bel canto riconosciutegli anche tra commilitoni e superiori, l ufficiale medico Giovanni Tartaglione lo giudicò più utile all Italia come cantante che come soldato, ottenendo una licenza per una convalescenza fittizia poche ore prima della partenza per il fronte, Pippo sfuggì allo sterminio del proprio reggimento nella campagna di Russia. E l estate del 43 e Di Stefano, usufruendo di questo periodo di inattività militare, volge le sue doti canore a sostegno della propria famiglia cimentandosi come cantante di musica leggera ed avanspettacolo con lo pseudonimo di Nino Florio allietando, con il suo bel canto, le serate mondane milanesi e vivendo così quello che descrive come bombardamenti a parte il periodo più bello della sua vita. Così si esibiva al ristorante Odeon, all Ambrosiano, inseguendo pupe, moltissime, e lire, pochissime, raccontando barzellette e perdendo il cuore per la cassiera del teatro Cristallo, stringendo amicizia con cantanti di musica leggera che si chiamavano Luciano Tajoli e Nino D Aurelio. Quest ultimo padre di Johnny D Aurelio pronunciato all americana diventò Dorelli. Di Stefano era sempre soldato e quando l esercito italiano si disfece fuggì in Svizzera nell ultimo periodo della guerra, un caporale gli regalò un abito, un cappotto e lo spartito della Traviata in tedesco perché imparasse la lingua. Presto ebbe l opportunità di esibirsi presso Radio Losanna, a ventitré anni l intraprendenza di Pippo vince, abbandonando le vesti del Florio animatore di serate mondane, si esibisce in tre opere, Elisir d Amore di Donizetti, Tabarro di Puccini e La cambiale di matrimonio di Rossini. Successivamente incise per La Voce del Padrone Svizzera, Il Barbiere di Siviglia, Bohème, Manon, Tosca, Amico Fritz, Pescatori di perle, Arlesiana, Werther ed Elisir d amore. Nel 1945 Pippo ritorna in Italia, piange la morte del proprio padre e inizia a dedicarsi seriamente allo studio del canto, avvalendosi delle lezioni del maestro Montesanto che proponendogli un contratto diviene anche suo impresario. Alle ore 21 del 20 Aprile 1946 sotto tutti i pronostici sfavorevoli e nelle spoglie del cavaliere Des Grieux, Giuseppe Di Stefano debuttò ufficialmente nella Manon di Massenet a Reggio Emilia. Di Stefano rapisce il sogno

23 GIUSEPPE DI STEFANO nella passione di chi ascolta, allora, solo allora, misuri la passione. Ed ecco il bramato trionfo, da allora la sua carriera fu tutta un crescendo tra i pentagrammi lirici belcantistici: Manon Lescaut, Tosca, Turandot, La bohème, Rigoletto, Madama Butterfly, La fanciulla del West, I puritani, Lucia di Lammermoor, La Favorita, Il barbiere di Siviglia e decine di altri ruoli lo vedevano come il re dei protagonisti. Alla fine del 46 fu chiamato a Barcellona per inaugurare insieme al giovane soprano Victoria de los Ángeles, la stagione del Gran Teatre del Liceu. Nell autunno del 47 Di Stefano cantò la sua Manon alla Scala di Milano con Guarnieri, la stessa Scala che dopo la sua ricostruzione iniziava la stagione proponendo come sempre i nomi più prestigiosi al mondo, da Beniamino Gigli a Tito Schipa a Lauri Volpi, e direttori d orchestra come Toscanini, De Sabata, Guarnieri, Serafin, Failoni e Panizza. Ora l America aspettava Di Stefano, ma prima di attraversare l oceano il tenore, nell inverno del 1948, volle affrontare quel pubblico che non lo aveva perdonato di cantare a Milano prima di aver ottenuto il suo consenso, quello del Teatro Regio di Parma. Parma, allora, era per la lirica quello che Siviglia era per la corrida. In quella stagione cantò tre opere, Manon, Sonnambula e l Amico Fritz, Di Stefano primeggiò, ne uscì sobrio nel suo incedere elegante, di chi vuole catturare il tempo ben sapendo che quello della scena è fuggevole, si trasforma in vera star. Coglie l attimo. Lo spirito. Sono gli anni della scalata degli artisti italiani ai grandi teatri degli Stati Uniti: la Carnegie Hall, il Metropolitan, il favoloso Met. Dopo Tagliavini, Di Stefano, è il secondo tenore arrivato dall Italia. Preceduto dalle molte incisioni il pubblico newyorkese lo attendeva, avido di conoscimento, e il 25 febbraio del 1948, come Duca di Mantova nel Rigoletto diretto da Pietro Cimara, è la volta del Metropolitan Opera House. È arrivato il nuovo Caruso! Charmeur, sexy voice, già durante gli intervalli tutti lo definivano una vera scoperta. Gran putiferio di pubblico alla fine di un favoloso La donna è mobile, dodici chiamate alla ribalta, questo si chiama trionfo a New York, al Metropolitan, dove Pippo sarà presenza fissa fino al Lamiere luccicanti dal colore scintillante serbano un cuore rombante. I cavalli del motore scalpitano frementi. I pistoni pulsano. Un auto, e laggiù in fondo un nastro d asfalto che si arrampica verso le prime balze dei grattacieli newyorkesi, Pippo si regala la sua prima Buick metallizzata. Di Stefano replica a Rio al teatro Bellas Artes dove Beniamino Gigli gli cede il testimone e Pippo firma un favoloso contratto da duemila dollari, fissando una speciale attenzione all interpretazione, all espressione, legandosi ad uno stato d animo e al racconto progettuale conseguente per aggiungere un diverso punto di osservazione all esistente. Al di fuori di letture neutre o riduttive, perché Di Stefano, nel rispetto del contesto, è solito rapportarsi alla realtà cui si confronta elaborandone una versione modificata e seducente. Molte registrazioni dal vivo provengono dal Metropolitan, palcoscenico su cui Faust fu probabilmente più di casa che nella stessa Parigi. L edizione Arkadia del 49 diretta da Wilfrid Pellettier è dominata da un Di Stefano ad appena tre anni dal debutto (anch esso all insegna del repertorio francese, con Manon): voce eccezionale per la qualità luminosa del timbro e la morbidezza dell emissione, sortendone così singolare dolcezza sia agli abbandoni elegiaci sia agli involi passionali, e linea di canto compatta, fluida, facile, a rendere fenomenale Salut, demeure col do finale smorzato a regola d arte. A Mexico City Di Stefano recita Rigoletto, con Giuseppe Valdengo, Nadine Conner, Ignacio Ruffino; Werther, con Giulietta Simionato, Eugenia Roccabruna, Fausto del Prado; La Favorita, con Giulietta Simionato, Enzo Mascherini, Cesare Siepi dirette da Renato Cellini. Mignon, con Giulietta Simionato, Cesare Siepi, diretta da Guido Picco. Il 23 maggio

24 OMAGGIO A Wally Toscanini e Giuseppe Di Stefano

25 GIUSEPPE DI STEFANO sposa a New York Maria Girolami, studentessa di canto, dalla quale avrà tre figli: Giuseppe junior 1952, Luisa , Floria Un matrimonio felice destinato a durare più di venticinque anni. Anche al maestro Toscanini piace questo giovane tenore, canta proprio come piace a lui, senza smancerie e il 27 gennaio del 1951 sotto la sua direzione, Giuseppe Di Stefano si esibì alla Carnegie Hall con il Requiem di Verdi a commemorazione del cinquantenario della morte del compositore, fu incisa dalla RCA e assieme al tenore il maestro volle Cesare Siepi e come voci femminili Herva Nelli e Fedora Barbieri. La personalità di Toscanini rispecchiava quella di Pippo, risultava singolare anche fuori del podio. Era capace di curiose delicatezze, come quella della cravatta regalata a Di Stefano. Toscanini amava le cravatte e ne aveva una collezione. Un giorno aprì l armadio davanti a Di Stefano e gli fece contemplare l assortimento. Poi, al termine di una prova, Toscanini chiamò da parte il suo tenore, tirò fuori di tasca una delle cravatte e gliela regalò. L eleganza è quella qualità del comportamento che trasforma la massima qualità dell essere in apparire. Nel dicembre del 51, a Milano, Maria Callas inaugurò la stagione lirica della Scala, ove trionfò ne I vespri siciliani, continuando a mietere grandi successi interpretando le più grandi figure femminili della lirica: da Norma a Lucia di Lammermoor, ad Anna Bolena a Medea, e con La Traviata a San Paolo del Brasile diretta da Tullio Serafin, inizia il legame artistico con Giuseppe Di Stefano. Nel 52 a Città del Messico cantarono insieme quattro opere: Tosca, Rigoletto, Lucia di Lammermoor e I Puritani. Dopo il soggiorno al Met e le tournée in Centro e Sudamerica, Di Stefano e famiglia fanno ritorno in Italia e nell autunno del 52 si stabilirono a Milano dove per il Natale il tenore ha già firmato un contratto con la Scala, canterà La Gioconda, con Maria Callas, Ebe Stignani, Carlo Tagliabue, farà anche la Bohème diretta con il giovane soprano Rosanna Carteri, sotto la direzione di Victor De Sabata, Di Stefano canta dieci trionfali recite. Il Met e la Scala si litigano il tenore, Rudolf Bing, direttore artistico del Metropolitan, propone il programma della stagione dove Di Stefano è sempre primo artista, ma la sua richiesta non viene esaudita e nel 53 sul palco della Scala salgono i due beniamini del pubblico milanese, Renata Tebaldi (Tosca) e Giuseppe di Stefano (Mario Cavaradossi), dove apparirà regolarmente perseguendo un ciclo decennale, esibendosi con Clara Petrella e Giulietta Simionato. Ed è ancora Scala nel 56 con La Traviata, insieme a Maria Callas, Ettore Bastianini, diretta da Carlo Maria Giulini; Cavalleria rusticana, con Giulietta Simionato, Giangiacomo Guelfi, diretta da Antonino Votto; Carmen, con Giulietta Simionato, Rosanna Carteri, Michel Roux, diretta da Herbert von Karajan; Aida, con Antonietta Stella, Ebe Stignani, Giangiacomo Guelfi, Nicola Zaccaria, diretta da Antonino Votto. Proseguendo, poi, in tutti gli altri più importanti teatri del mondo, tra cui Vienna, Parigi, Buenos Aires, Rio de Janeiro, Mexico City, San Francisco, Chicago, Johannesburg e in Gran Bretagna, sino al festival di Edimburgo nel 1957 Una Furtiva lagrima da L Elisir d amore di Donizetti. Un filo sottile lega la meravigliosa avventura dell uomo Di Stefano, sfiora le conquiste più ardite e approda nell agosto del 1961 a Città del Messico dove interpreta Cavalleria Rusticana, con un giovane Placido Domingo nel ruolo dell Incredibile. Sempre con Domingo prosegue con Madama Butterfly, La Traviata e La Carmen. Tornato in Europa interpreta Tosca al Theater des Westens di Berlino, sotto la direzione di De Fabritiis, e l Elisir d amore al Teatro Donizetti di Bergamo sotto la direzione di Gazzaveni. L uomo non è del tutto colpevole, poiché non ha cominciato la storia; né del tutto innocente, poiché la continua. I ricordi di ieri si affastellano e spingono quelli di

26 OMAGGIO A oggi. Il 22 novembre 1963 sono le 11.40, ora del Texas, l aereo presidenziale atterra all aeroporto Love Field di Dallas. Nel programma serale della Civic Opera Di Stefano dovrà esibirsi in Un ballo in maschera di Verdi, è l ora dell aperitivo, quando il canale americano CBS interrompe le sue trasmissioni per dare la tragica notizia, Il Presidente John Kennedy è stato vittima di un attentato. L America è attonita e frastornata. La recita è rimandata. La sera dopo, quasi come esorcizzare l evento storico politico, il teatro raccoglie tremila persone. Laurence Kelly direttore della Dallas Civic Opera dedica lo spettacolo al presidente defunto. Il Dallas Time Herald scrisse che nel foyer aleggiava un atmosfera di tristezza, ma che Giuseppe Di Stefano e Antonietta Stella diretti dal maestro Nicola Rescigno hanno cantato in maniera sublime ricevendo grandissimi applausi. Pippo, cavaliere degli eventi, rimane sconcerto, una strana coincidenza gli attanaglia l animo. L opera di Verdi ha due versioni, in una il maestro fa svolgere l azione in Svezia, dove il re viene assassinato, nell altra a Boston, Massachusetts, in cui il governatore muore ammazzato in una congiura, quest ultima, fu l edizione rappresentata quella sera, ed anche il presidente Kennedy, era del Massachusetts. Verso la fine degli anni sessanta Di Stefano inizia a sfoltire progressivamente gli impegni operistici, privilegiando recital e concerti, dedicandosi anche all insegnamento e tenendo seminari e stage di canto; ottiene inoltre un grande successo cantando l operetta in Germania, genere nobile e molto amato, che Pippo esegue in lingua originale. Nel 72 gli impegni si susseguono incessantemente, due recite di Carmen a Taranto, due alla Scala, I Pagliacci a Roma, nel frattempo la Callas che, aiutata dal tenore a recuperare vita e canto dopo le vicende di separazione sentimentali e i decadimenti teatrali, è entrata appieno nella vita familiare di Di Stefano consolidando il loro rapporto di stima e, terminate le lezioni di canto a New York passerà la Pasqua insieme a tutta la famiglia a San Remo. La EMI esorta i due artisti proponendo di registrare una serie di duetti, e sarà sempre la casa discografica che organizzerà la cena di compleanno della Callas a Londra, tra gli ospiti Ava Gardner e Rudolf Nurejev. Nel 73 il Regio di Torino conferma Di Stefano e la Callas per l inaugurazione del Nuovo Regio con I Vespri siciliani, che il tenore esegue perfettamente, con quell aria un pò così, fatta di provocante indipendenza e di grazia impudente. Di Stefano si concede, ruba, piccoli frammenti di relax nella sua casa di San remo, in quell anno, per il suo onomastico, il tenore, famiglia e Callas, vengono invitati da Grace e Ranieri di Monaco ospiti al loro castello. Nel 1974 per la coppia consolidata è la volta di Giappone, Australia e Nuova Zelanda. Seguendo, più che i consigli, l incoraggiamento incessante di Di Stefano, la Callas riorganizzò il proprio assetto vocale, reimparando ad aprire la gola col solo sostegno diaframmatico e puntando sul quasi intatto registro centrale. Nonostante non fosse naturalmente in grado di tornare agli antichi fasti, affiancata dal suo amico collega e sostenuta dall amore del pubblico, riuscì a recuperare abbastanza da concludere la lunga tournée in condizioni vocali nettamente migliori rispetto a come l aveva iniziata, rispetto al penoso debutto di Amburgo dell anno precedente. Ormai affiatati e inseparabili, insieme si esibiscono anche a Milano all Istituto dei Tumori, tutti presenti, in prima fila il Prof. Veronesi che sta facendo di tutto per salvare la secondogenita di Pippo, Luisa, ma che morirà il 19 marzo del 75, proprio nel giorno di San Giuseppe. Tragedia questa che segnò la sua vita e che lasciò da allora una nota di velata malinconia nel suo carattere notoriamente espansivo ed estroverso. Sempre nel 75 tiene un master a Spoleto per i vincitori del Concorso Nazionale di canto Adriano Belli, firmando anche un aria della Bohème. Nel 1976 portato ad un progressivo allontanamento dagli

27 GIUSEPPE DI STEFANO affetti coniugali si divise consensualmente dalla prima moglie Maria Girolami. Nel 1977 Di Stefano ritorna all operetta, risiede quasi esclusivamente in Germania dove conosce Monika Curth, giovane e bella soprano di Amburgo. Mettersi ancora ad amare qualcuno è un impresa. Bisogna avere un energia, una generosità, un accecamento. C è perfino un momento, al principio, in cui bisogna saltare un precipizio: se si riflette non lo si fa. Pippo sposò Monika a Roma, in Campidoglio, da allora lo accompagnò sui palcoscenici e nella vita con grande passione e devozione. Di Sefano appare per l ultima volta in una rappresentazione operistica nel 1992 alle Terme di Caracalla, quale imperatore Altoum nella Turandot. Passò gli ultimi anni della sua vita tra il Kenya e la Brianza, circondato dalla simpatia dei suoi numerosi amici, dalla stima degli ammiratori, dall amore dei figli e dei nipoti e dalle premurose attenzioni della moglie Monika. Il 3 dicembre 2004 durante un aggressione da parte di alcuni rapinatori nella sua casa di Diani in Kenya, rimane gravemente ferito nel tentativo di difendere il suo amato cane, ricoverato all ospedale di Mombasa, le sue condizioni si rivelano più gravi di quanto fossero apparse in un primo momento. Alla grave commozione cerebrale, causata dai colpi, subentrò un coma irreversibile. Trasportato in Italia, nella sua casa in Brianza, Di Stefano trascorse gli ultimi tre anni e due mesi della sua vita senza riprendere conoscenza, sempre amorevolmente assistito dalla moglie Monika. Non si riprende mai del tutto, restando infermo sino al decesso, avvenuto nella sua casa di Santa Maria Hoè, presso Lecco, il 3 marzo Negli anni della sua carriera, qualche critico zelante gli rimproverava il difetto di aprire i suoni; questo, in lui era, caso mai, un ulteriore pregio, perché l ampiezza della sua straordinaria voce gli consentiva di dare enfasi alle parole, toccando quell effetto lirico, che manda in visibilio gli ascoltatori. Non rispettando rigorosamente le regole tecniche, Di Stefano aveva la possibilità di arricchire il canto con una tavolozza di colori, che gli altri non potevano permettersi, appunto perché schiavi della tecnica. Coloro che amano la lirica gli sono grati per la piena di emozioni e sentimenti che sapeva suscitare con la sua arte. Di Stefano era un vero grande artista, e a un grande artista non si può chiedere la regolare normalità. Personalità come lui, come Picasso e Van Gogh, avevano bisogno della libertà per potersi esprimere. Con lui il mondo della lirica perde non solo uno dei suoi figli migliori, ma una figura leggendaria: l ultimo mito di una grande arte. Di Stefano è stato un divo, ma non si è mai comportato da tale; è rimasto una persona alla mano, senza pretese di pubblicità, senza pose o snobismi. Dal punto di vista umano tutti ricordano Pippo per la simpatia che ispirava, per le idee chiare, aperte e prive di grettezza. Nessuno come lui sapeva diffondere tanto entusiasmo per la vita, aveva sempre voglia di parlare e di scherzare, coinvolgeva con allegria ed energia. La sua vita non era metodica e tranquilla, come dovrebbe essere la vita dei cantanti lirici, attenti a riposarsi e a guardarsi dalle intemperie per non compromettere la voce; ma è stata una vita fantasiosa e avventurosa, dove la magia della musica stemperava un indole irruente. E tuttavia lascia la testimonianza di uno strepitoso talento, un estro impetuoso, un carisma eccezionale, è stato un tenore irripetibile. Se percepiamo più facilmente l idea nell opera d arte che nella contemplazione diretta della natura e della realtà, ciò si deve al fatto che l artista, il quale non si fissa che nell idea e non volge più l occhio alla realtà, riproduce anche nell opera d arte l idea pura, distaccata dalla realtà e libera da tutte le contingenze che potrebbero turbarla. Giuseppe Di Stefano era un uomo semplice e generoso, innamorato delle donne, e degli uomini semplici

28 OMAGGIO A Edward Johnson e Giuseppe Di Stefano, Metropolitan, New York, 25 febbraio

29 GIUSEPPE DI STEFANO I ruoli di Giuseppe Di Stefano. Alfredo, (La Traviata, Verdi) 14 novembre 1946 Ravenna 19 ottobre 1947 Rio De Janeiro 1 luglio 1948 Palacio de la Bellas Artes, Mexico City 22 gennaio 1949 Metropolitan Opera, New York 2 ottobre 1949 Sao Paolo (debut) 28 maggio 1955 Teatro alla Scala, Milan 20 settembre 1960 Staatsoper, Vienna 29 agosto 1961 Palacio de las Bellas Artes, Mexico City Almaviva, (Il Barbiere di Siviglia, Rossini) 7 luglio 1949 Palacio de las Bellas Artes, Mexico City 6 dicembre 1950 Metropolitan Opera, New York Alvaro, (La Forza del Destino, Verdi) 26 aprile 1955 Teatro alla Scala, Milan 26 marzo 1956 Teatro Massimo, Palermo 8 giugno 1956 Teatro Comunale, Florence 5 luglio 1957 Cologne (Scala) (debut) 23 settembre 1960 Staatsoper, Vienna Andrea Chénier, (Andrea Chénier, Giordano) 1 marzo 1959 Teatro Reale dell Opera Rome 15 agosto 1961 Palacio de las Bellas Artes, Mexico City 8 novembre 1961 Teatro Regio, Turin 18 novembre 1961 Treviso 4 gennaio 1962 Teatro Comunale, Florence 17 maggio, 1965 Staatsoper, Vienna Arturo, (I Puritani, Bellini) 29 maggio 1952 Palacio de las Bellas Artes, Mexico City

30 OMAGGIO A 31 ottobre 1955 Civic Opera, Cicago 3 marzo 1956 Teatro Reale dell Opera, Rome Calaf, (Turandot, Puccini) 18 ottobre 1958 Civic Opera, Chicago 7 dicembre 1958 Teatro alla Scala, Milan 22 giugno 1961 Staatsoper, Vienna Canio, (Pagliacci, Leoncavallo) 24 aprile 1956 Teatro alla Scala, Milan 4 luglio 1958 Teatro Reale dell Opera, Rome 25 ottobre 1958 Civic Opera, Chicago 25 maggio 1965 Staatsoper, Vienna Cavaradossi, (Tosca, Puccini) 28 giugno 1952 Palacio de las Bellas Artes, Mexico City 28 novembre 1952 Teatro Massimo, Palermo 12 aprile 1953 Teatro alla Scala, Milan 8 agosto 1953 Teatro Realedell Opera, Rome 21 settembre 1954 Teatro Municipal, Rio de Janeiro 18 novembre 1954 Civic Opera, Chicago luglio 1955 Teatro San Carlo, Naples 13 gennaio 1956 Metropolitan, New York 19 agosto 1956 Arena, Verona 29 maggio 1958 Staatsoper, Vienna 20 giugno 1958 Brussels (Scala) 3 agosto 1958 Torre del Lago 18 maggio 1961 Royal Opera House, Covent Garden (debut) dicembre Lyric Opera, Philadelphia 25 aprile 1965 Staatsoper, Hamburg 13 luglio 1965 Teatro Colòn, Buenos Aires (debut) 12 marzo 1966 Pasadena Danilo, (Die lustige Witwe, Lehàr) 26 luglio 1969 Teatro San Carlo, Naples Des Grieux, (Manon, Massenet) 20 aprile 1946 Teatro Municipale, Reggio Emilia (Operatic debut) 7 novembre 1946 Teatro Municipale, Piacenza (debut) novembre 1946 Ravenna (debut) 15 gennaio 1947 Teatro Reale dell Opera, Rome 15 marzo 1947 Teatro alla Scala, Milan (debut)

31 GIUSEPPE DI STEFANO 10 aprile 1947 Teatro Regio, Parma 28 ottobre 1947 Teatro Municipal, Rio de Janeiro 5 febbraio 1948 Teatro di San Carlo, Naples 27 marzo 1948 Metropolitan Opera, New York 6 luglio 1948 Palacio de las Bellas Artes, Mexico City 29 luglio 1951 Arena, Verona 19 agosto 1951 Catania (debut) gennaio 1952 Modena 20 marzo 1953 Teatro Carlo Felice, Genoa 16 maggio 1953 Teatro Petruzzelli, Bari (debut) 20 marzo 1955 Teatro Massimo, Palermo 16 giugno 1957 Staatsoper, Vienna Des Gieux, (Manon Lescaut, Puccini) 16 febbraio 1956 Teatro Reale dell Opera, Rome 17 marzo 1956 Catania 3 Febbraio 1957 Teatro alla Scala, Milan 9 marzo 1957 Teatro San Carlo, Naples Dick Johnson, (La Fanciulla del west, Puccini) 12 maggio 1962 Teatro Carlo Felice, Genoa 3 agosto 1962 Torre del Lago Don José, (Carmen, Bizet) 18 gennaio 1955 Teatro alla Scala, Milan 30novembre 1955 Metropolitan Opera, New York 25 febbraio 1957 Teatro Real dell Opera, Rome 17 ottobre 1957 Monterrey 21 ottobre 1957 Palacio de las Bellas Artes, Mexico City 19 giugno 1957 Staatsoper, Vienna 12 ottobre 1959 Civic Opera, Chicago Duke of Mantua, (Rigoletto, Verdi) 29 agosto 1946 Teatro Carlo Felice, Genoa (debut) 16 maggio 1947 Teatro Reale dell Opera, Rome 15 ottobre 1947 Teatro Municipal, Rio de Janeiro (debut) gennaio 1948 Teatro di San Carlo, Naples (debut) 25 febbraio 1948 Metropolitan Opera, New York (debut) 22 giugno 1948 Palacio de las Bellas Artes, Mexico City (debut) 14 novembre 1952 Teatro Massimo, Palermo (debut) 16 dicembre 1953 Teatro alla Scala, Milano 15 settembre 1958 Staatsoper, Vienna

32 OMAGGIO A Duke of Urbino, (Eine Nacht in Venedig, Strauss) luglio 1986 Morbisch, Austria Edgardo, (Lucia di Lammermoor, Donizzetti) 28 settembre 1950 San Francisco (debut) 10 giugno 1952 Palacio de las Bellas Artes, Mexico City genn/feb 1953 Teatro Comunale, Florence (debut) 14 marzo 1953 Teatro Carlo Felice, Genova 18 gennaio 1954 Teatro alla Scala, Milan 15 novembre 1954 Civic Opera, Chicago 18 agosto 1955 Teatro Reale dell Opera, Rome 29 settembre 1955 Berlin (La Scala) (debut) 12 giugno 1956 Staatsoper, Vienna (Scala) (debut) Elvino, (La Sonnambula, Bellini) 9 gennaio 1947 Teatro Reale dell Opera, Rome (debut) 19 aprile 1947 Teatro Regio, Parma 11 giugno 1947 Teatro La Fenice, Venice Enzo, (La Gioconda, Ponchielli) 26 dicembre 1952 Teatro alla Scala, Milano 4 luglio 1953 Teatro San Carlo, Naples 2 agosto 1953 Teatro Reale dell Opera, Rome 2 agosto 1956 Arena, Verona Faust, (Faust, Gounod) 23 dicembre 1949 Metropolitan Opera, New York 13 febbraio 1954 Teatro alla Scala, Milan 8 settembre 1954 L Opéra, Paris (debut) 20 ottobre 1954 Monterrey (debut) Faust, (Mefistofele, Boito) 20 luglio 1954 Arena, Verona Fenton, (Felstaff, Verdi) 26 febbraio 1949 Metropolitan Opera, New York Fernando, (La Favorita, Donizzetti) 12 luglio, 1949 Palacio de las Bellas Artes, Mexico City Fritz, (L amico Fritz, Mascagni) 28 settembre 1946 Teatro Municipale, Reggio Emilia (debut)

33 GIUSEPPE DI STEFANO 30 dicembre 1947 Teatro Regio, Parma 4 gennaio 1948 Ravenna 20 novembre 1952 Catania Giuliano della Viola, (Il Calzare d Argento, Pizzetti) 23 marzo 1961 Teatro alla Scala, Milan (World Premiere) 20 gennaio 1962 Teatro San Carlo, Naples Hoffmann, (Les Contes d Hoffmann, Offenbach) 27 gennaio 1965 Metropolitan Opera, New York Italian Singer, (Der Rosenkavalier, Strauss) 21 novembre 1949 Metropolitan Opera, New York Jenik, (La Sposa Venduta, Smentana) 2 febbraio 1959 Teatro alla Scala, Milan Lensky, (Eugenio Oneghin, Tchaikovsky) 10 maggio 1954 Teatro alla Scala, Milan Loris, (Fedora, Giordano) 23 novembre 1960 Civic Opera, Chicago 12 dicembre 1961 Teatro San Carlo, Naples 19 dicembre 1968 Teatro Massimo, Palermo 16 settembre 1969 Teatro del Giglio, Lucca 8 febbraio 1970 Teatro Liceo, Barcelona Macheath, (Beggar s Opera, Gay) 23 marzo 1968 RAI, Turin Maurizio, (Adriana Lecouvreur, Cilea) 13 novembre 1957 Civic Opera, Chicago 4 gennaio 1958 Teatro alla Scala, Milan Nadir, (Les Pecheur de Perles, Bizet) 2 maggio 1946 Teatro La Fenice, Venice (debut) 25 gennaio 1947 Teatro Reale dell Opera, Rome marzo 1947 Trieste (debut) 31 maggio 1947 Pisa (debut) 30 luglio 1950 Arena, Verona (debut)

34 OMAGGIO A Giuseppe Di Stefano, Tosca

35 GIUSEPPE DI STEFANO Nemorino, (L Elisir d Amore, Donizzetti) 23 gennaio 1949 Metropolitan Opera, New York 13 luglio 1950 Teatro San Carlo, Naples 23 giugno 1951 Teatro Carlo Felice, Genoa 11 dicembre 1954 Teatro alla Scala, Milan 22 settembre 1956 Johannesburg (Scala) (debut) 23 agosto 1957 Edinburgh (Scala) (debut) 14 ottobre 1947 Palacio de las Bellas Artes, Mexico City 3 giugno 1965 Volksoper, Vienna febbraio 1966 Copenhagen (debut) 12 dicembre 1974 Chieti (debut) Nerone, (L Incoronazione di Poppea, Monteverdi) gennaio 1967 Teatro alla Scala, Milan Orfée, (Orfée aux Enfers, Offenbach in Italian) 15 maggio 1971 Teatro Reale dell Opera, Rome Osaka, (Iris, Mascagni) 26 dicembre 1956 Teatro Reale dell Opera, Rome 23 maggio 1957 Teatro alla Scala, Milan Otello, (Otello, Verdi) 31 marzo, 1966 Pasadena Pinkerton, (Madama Butterfly, Puccini) 6 marzo 1952 Metropotan Opera, New York 11 novembre 1955 Civic Opera Chicago 20 febbraio 1958 Teatro Reale dell Opera, Rome 8 febbraio 1958 Teatro alla Scala, Milan 25 settembre 1960 Staatsoper, Vienna 27 agosto 1961 Palacio de las Bellas Artes, Mexico City 13 novembre 1964 Dallas Riccardo (Un ballo in Maschera, Verdi) 3 marzo 1955 Teatro Reale dell Opera, Rome 12 aprile 1956 Teatro alla Scala, Milan 23 settembre 1958 Staatsoper, Vienna 4 novembre 1959 Civic Opera, Chicago 1 gennaio 1960 Teatro San Carlo, Naples 2 agosto 1960 Palacio de las Bellas Artes, Mexico City 14 novembre 1963 Hartford

36 OMAGGIO A Giuseppe Di Stefano, registrazione di Cavalleria Rusticana, Teatro alla Scala,

37 GIUSEPPE DI STEFANO novembre 1963 Lyric Opera, Philadelphia 23 novembre 1963 Dallas (debut) Rinuccio, (Gianni Schicchi, Puccini) 4 febbraio 1949 Metropolitn Opera, New York Radames, (Aida, Verdi) 7 dicembre 1956 Teatro alla Scala, Milan 9 settembre 1958 Staatrsoper, Vienna Rienzi, (Rienzi, Wagner) 4 giugno 1964 Teatro alla Scala, Milan Rodolfo, (La Bohemme, Puccini) 8 marzo 1949 Metropolitan Opera, New York giugno 1949 Palacio de las Bellas Artes, Mexico City 9 agosto 1950 Arena, Verona 8 ottobre 1950 San Francisco 28 agosto 1951 Teatro Punicipal, Rio de Janeiro 15 dicembre 1952 Teatro alla Scala, Milan 26 marzo 1953 Pisa 1953 Modena 29 ottobre 1953 Teatro Reale dell Opera, Rome maggio 1954 Ravenna 1955 Teatro Massimo, Palermo 7 novembre 1955 Civic Opera, Chicago 30 maggio 1960 Staatsoper, Vienna 9 febbraio 1961 Teatro La Fenice, Florence 1962 Lausanne (debut) nov/dic 1962 Leghorn (debut) 22 maggio 1963 Teatro Regio, Turin 3 ottobre 1963 Royal Opera House, Covent Garden aprile 1970 Bayerische Staatsoper, Munich Rodolfo, (Luisa Miller, Verdi) 14 gennaio 1963 Teatro Massimo, Palermo Sou-Chong, (Das Land des Lachelns, Lehàr) 1 settembre 1966 Theater des Westerns, Berlin (Operetta debut) 17 luglio 1967 Montréal (Expo 67) (debut) 3 novembre 1967 Theater an der Wien, Vienna (debut)

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