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1 la fonte GIUGNO ANNO 11 N 6 periodico dei terremotati o di resistenza umana 1,00 Finché non si risolveranno i problemi dei poveri, non si risolveranno i problemi del mondo e in definitiva nessun problema. L inequità è la radice dei mali sociali. Papa Francesco

2 Il tuo sostegno ci consente di esistere 2 lotta e contemplazione il sapore del pane Rosalba Manes Prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro (Lc 22,19). Parla di terra, del chicco di grano, di pane. Con lui ogni giorno è festa perché ama spezzare il pane con tutti, poveri e ricchi. Non si ferma dinanzi ai misteri del creato né dinanzi ai giudizi umani. Non teme la terra: la prende tra le mani facendone fango curativo per aprire gli occhi al cieco, vi affonda il dito per scriverci sopra e stornare l ira di uomini ipocriti da una donna fragile. Non ha paura nemmeno del tempo: conosce la gioia dell attesa. Di pane se ne intende, se viene da un piccolo borgo di nome Betlemme che vuol dire casa del pane e ama a tal punto i suoi amici da donarsi a loro come pane vivo che inaugura il tempo della misericordia e innerva la storia di comunioni profonde. Cominciano i campi a indorarsi nelle nostre terre. Che sapore avrà il nostro pane? Il suo, fatto di sudore, lacrime e sangue, si moltiplica e profuma di dono, provoca alla condivisione. Il nostro, che è tanto ma diventa poco - sazi come siamo da gettarlo via -, non ha sapore perché è rubato al povero. Ma la mensa dei corrotti, pur se l estate si avvicina, si fa sempre più fredda e triste. La generosità soltanto potrà restituirci il sole e il sapore del pane. Luigi Mastrangelo: Venezia la fonte ABBONAMENTI PER IL ITALIA SOSTENITORI AUTOLESIONISTI 10,00 20,00 30,00 la fonte Direttore responsabile Antonio Di Lalla Tel/fax Redazione Dario Carlone Domenico D Adamo Annamaria Mastropietro Maria Grazia Paduano Segreteria Marialucia Carlone Web master Pino Di Lalla Quaderno n Chiuso in tipografia il 26/08/12 27/05/14 Stampato da Grafiche Sales s.r.l. via S. Marco zona cip S. Severo (FG) Autorizzazione Tribunale di Larino n. 6/2004 Abbonamento Ordinario 10,00 Sostenitore 20,00 Autolesionista 30,00 Estero 40,00 50,00 ccp n intestato a: la fonte molise via Fiorentini, Ripabottoni (CB)

3 francesco carissimo lettera aperta al vescovo di roma, pellegrino dell assoluto Antonio Di Lalla In Molise fervono i preparativi per il tuo fugace passaggio il 5 luglio, ideato più come un tour che come un incontro con una comunità che vive, lotta, spera, ma soffre ritardi, proprio grazie a coloro che cercheranno esposizione approfittando della tua presenza. Ho il fondato timore che si stia allestendo come un set cinematografico dentro il quale vorranno costringerti a recitare il copione che gli organizzatori hanno confezionato per te. Faranno di tutto per non farti affacciare dietro le quinte per paura che tu veda un mondo diverso da quello in cui loro vogliono apparire protagonisti e benefattori. Una per tutte: chiedi da quanti giorni funziona la mensa caritas nella quale ti faranno incontrare i poveri cercati e selezionati per l evento! Se poi vuoi rompere l incantesimo e guastare loro la festa basta che ti informi sul cammino comunitario della chiesa locale, sul funzionamento degli organismi di partecipazione, sul coinvolgimento del clero nel progetto diocesano; non sono ancora tramontati i tempi in cui il vescovo proclamava: la chiesa sono io. Ma il mondo reale è meraviglioso, segnato da sofferenze indicibili e gioie inesprimibili e il nostro popolo ti ama e ti cerca proprio perché intessi relazioni semplici, belle, autentiche, perché per te la persona viene prima delle regole e non può essere ridotta a caso da esaminare per assolvere o condannare. A differenza di molti tuoi confratelli nell episcopato, che non solo fanno fatica a starti dietro, ma addirittura cercano di far buon viso a cattiva sorte, sperando che passi presto la nottata, noi gente semplice e senza pretese abbiamo compreso che stai cercando di imprimere un nuovo corso alla chiesa, che vuoi che il concilio non sia un insieme di documenti per gli studiosi, che insomma vivi il vangelo come una gioia contagiosa. Sappiamo che non cerchi ammiratori e allora, anche se con fatica e fra mille resistenze, vogliamo comprometterci e farci pellegrini dell Assoluto insieme con te. È una primavera sognata quando il cupo inverno degli ultimi tuoi due predecessori non lasciava ancora presagire nessuna fioritura, ma quando in quel fatidico 11 febbraio 2013 papa Benedetto, con l annuncio delle dimissioni, consentì al vento di ridare ossigeno al fuoco che covava sotto la cenere e alla natura di sbocciare, noi non eravamo impreparati al nuovo. Nel tuo peregrinare per confermare nella fede le comunità dei credenti e testimoniare la comunione che lega le chiese ti trovi ad inciampare in parate, sfilate e salamelecchi istituzionali che poco o nulla hanno a che vedere con le tue scelte; questo muro che impedisce l afflato pieno tra te e il gregge puoi abbatterlo in un baleno se solo rinunci ad essere il capo dello stato vaticano. Pastore che vuole portare addosso l odore delle pecore e monarca assoluto costretto a cerimoniali d altri tempi in te sono diventate due facce stridenti, diametralmente opposte. Non oso chiederti di tornare a vivere in S. Giovanni in Laterano, residenza del vescovo di Roma, perché un fazzoletto di terra in libertà come il Vaticano può diventare luogo di accoglienza e di vita di comunione, ma siamo in tanti a chiederti di recidere questo insopportabile residuo costantiniano. Tu recuperi in libertà e in autorevolezza e la chiesa può finalmente chiudere anche le ingombranti nunziature della cui ottusità e arroganza hai fatto esperienza diretta in Argentina. Stai cercando di dare dignità alle conferenze episcopali nazionali, che cosa impedisce al suo presidente di svolgere il compito finora attribuito ai nunzi? Ci hai abituati ai cambiamenti di stile, ora ci attendiamo cambiamenti strutturali. La rinuncia alla monarchia comporta di conseguenza la realizzazione di una collegialità stabile. Il coraggio di osare per fede non ti manca, come in noi trovi la passione di seguire Cristo per vie inedite. Il popolo di Dio è spiritualmente più libero e avanti di gran parte dei vescovi, clonazione di un episcopato che aveva messo tra parentesi il concilio. Ancora, la gioia del vangelo, che tu annunci e testimoni con la vita, l hanno vissuta allo stesso modo i discepoli e le discepole di Gesù duemila anni fa. Poi si è avuta una lenta e inesorabile esclusione delle donne con la maschilizzazione e patriarcalizzazione della chiesa. È tempo di rimettere in discussione l assetto, non clericalizzando le donne, ma restituendo alle comunità la doppia e pari dimensione di femminile e di maschile. Caro Francesco, siccome non ci incontreremo in terra molisana volevo farti partecipe di sogni e speranze di tanti cristiani e diversamente credenti che in te vedono e apprezzano una umanizzazione di cui si avvertiva impellente necessità. Il tuo vivere a Santa Marta, il consumare i pasti nel refettorio con ospiti e residenti, le uscite significative, il mettere i politici davanti alle loro responsabilità, il digiuno per la Siria, le prese di posizione in favore degli immigrati a Lampedusa e non solo, il volere una chiesa povera e per i poveri, le telefonate alle persone più impensate sono segni evidenti che stai liberando la chiesa da incrostazioni che oscurano il suo volto meraviglioso e perennemente giovane. Mi sono permesso di dare suggerimenti perché tu stesso ci hai chiesto in modo non retorico di aiutarti a riformare il papato. Quando hai tempo, possiamo riparlarne. Animo, ricambiato con grande affetto, la comunità parrocchiale di Bonefro, molto ospitale. Se passi, ti troverai a casa. 20 3

4 spiritualità maria: donne protagoniste Tra le donne di cui parlano i vangeli, se escludiamo Maria, la madre di Gesù, è certamente Maria di Magdala il personaggio più importante ma, purtroppo, anche il più frainteso. Se seguiamo il racconto dei vangeli, troviamo il suo nome solo nei racconti della Passione, ai piedi della croce oppure, come nota Marco, a distanza dalla croce con altre donne (15,40); inoltre la troviamo nei racconti della risurrezione, in tutti e quattro i vangeli. Un eccezione è costituita da Luca, che annota la presenza di Maria nel gruppo delle donne che seguono Gesù dalla Galilea e che sostengono il gruppo dei discepoli con i loro beni personali: C erano con lui (Gesù) i dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Magdala, dalla quale erano usciti sette demoni, Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre che li assistevano con i loro beni (8,2-3). Questi versetti, poco conosciuti, sono in realtà molto importanti e rientrano nella strategia generale di Luca che mette sempre in parallelo figure maschili e femminili. Indirettamente ci dice che le donne hanno le stesse prerogative degli uomini in ordine all annuncio del Vangelo, se è vero che Mattia in At 1 viene scelto anche in base al criterio che ha seguito Gesù dal battesimo al Giordano, per essere autorevole testimone della risurrezione. Tra le donne il personaggio più importante è quindi Maria citata per prima che è posta, con l annotazione di essere stata liberata da sette demoni, in parallelo con Pietro che in Lc 5 si è autodefinito Michele Tartaglia peccatore e che sarà il primo a vedere Gesù risorto (24,34) mentre Maria è la prima a ricevere la notizia della risurrezione (24,10). La sottolineatura della sua liberazione dai demoni ha favorito una sua identificazione da parte di Gregorio Magno (ma siamo già in epoca misogina per la chiesa) con la peccatrice di Lc 7 che unge i piedi di Gesù. In realtà non sappiamo cosa significa la sua liberazione, ma il numero 7 può dirci che Maria è stata pienamente abilitata a compiere il bene perché liberata completamente dal male. Il suo accostamento, insieme con altre donne, ai dodici ci fa comprendere che Luca e le prime comunità consideravano importanti sia le donne che gli uomini per l annuncio del vangelo. La sua guarigione, come la chiamata di Pietro e poi di Paolo negli Atti, ci vogliono dire che proprio le persone più lontane (ma lo stesso si può dire di Zaccheo o dei peccatori che circondano Gesù quando racconta le parabole della misericordia) sono poi trasformate da Gesù per annunciare la Parola. Luca, rispetto agli altri, mette in rilievo le donne e tra esse proprio Maria di Magdala che, accanto alla madre di Gesù, diventa fondamento irrinunciabile, insieme con i dodici e Paolo, della comunità cristiana. La cancellazione dalla memoria successiva del ruolo delle donne, attestato invece anche in Paolo, che ha molte collaboratrici, tra cui Priscilla, nominata anche negli Atti, è la diretta conseguenza del ripiegamento culturale del cristianesimo che, per rendersi più accettabile nel contesto in cui si espandeva, ha mantenuto le barriere di quelle culture, dimenticando la rivoluzione attuata da Gesù, e continuata dal suo discepolo più dinamico, cioè Paolo. Dopo secoli di dimenticanza di questa rivoluzione, è arrivato forse il tempo di ritornare alle origini, riconoscendo il ruolo importante delle donne nella chiesa, poiché esse sono state le prime annunciatrici della risurrezione di Gesù tanto che proprio Maria di Magdala, pur in una cornice maschilista, è denominata nella tradizione orientale, apostola degli apostoli. Una volta accettato questo fatto è ovvio che si pone il problema del come, che va affrontato nell ambito di una riflessione più ampia sulla ministerialità nella chiesa. Ridurre tutto alla questione del sacerdozio alle donne significa avallare che la struttura gerarchica, così come si è formata nell epoca della trasformazione del cristianesimo in religione civile, sia costitutiva del cristianesimo; il Nuovo Testamento invece ci dice che le prime comunità non avevano questa struttura, bensì i compiti principali erano connessi con l annuncio della Parola e non con la celebrazione di riti e di culti. In realtà tale compito è già svolto oggi in modo abbondante dalle donne che sono protagoniste nella catechesi, nell insegnamento, nella formazione spirituale. Dobbiamo forse solo prendere atto che il cristianesimo, già solo rileggendo in modo più abituale la Scrittura, si sta trasformando e tra qualche tempo, voltandoci indietro noteremo che non solo Pietro di Cafarnao (o Betsaida) ma anche Maria di Magdala ispirano gli annunciatori (le annunciatrici) del Vangelo, unico compito affidato da Gesù risorto alla sua comunità (Mt 28,16-20). E quando ci accorgeremo che è soprattutto l annuncio testimoniato nella vita a trasmettere veramente il vangelo, alcune problematiche riguardanti la chiesa costantiniana, oggetto di riflessione tra gli storici, semplicemente non occuperanno più i pensieri delle comunità cristiane. 4

5 Scatto d autore di Guerino Trivisonno amore intramontabile Cammino col mio cane lungo il sentiero che tante volte abbiamo percorso insieme. La pioggerella catartica che ripulisce cielo ed anima non vela i colori, le forme, gli odori che la natura ora elargisce con tanto sfarzo, anzi li esalta e li impreziosisce di gocce di cristallo e pulviscolo d argento. Tutto ciò che mi circonda è più bello di una pagina di scrittura, più dolce di un salmo di compieta Intenta ad eludere una nuvola, guardo l ampio arco delle ali di un falco che fa della solitudine la sua libertà, badando a non inciampare tra i ciottoli bianchi dove in fiori rinascono i pensieri. Sento che tu mi cammini accanto, che mi parli attraverso l abbraccio tenero e vigoroso degli alberi, il contrappunto che gli uccelli non smettono di modulare, l erba e gli insetti, le ombre e le luci che si muovono e danzano con effetto di coro sulla terra mentre io, novella Dafne, per raggiungerti mi faccio edera, fiori, poesia, ritmo dell acqua sulle pietre Grondante di passato e di ricordi solo felici, fondo nell anima i nostri mondi simili, e contigui sono i nostri reciproci infiniti. Dafne un addio mi sorreggono le struggenti note di un addio dopo la mareggiata aria del pomeriggio disperata nella sabbia mappa del tuo viaggio sorridi del mio pianto pellegrino come viatico per la grande spiaggia mi dici quando sarò partita chi resta ti sarà accanto il resto della vita Silverio De Santis (da due rose sparse) Il corrispettivo di Narciso ha ora un nome inglese: si chiama selfie [pronuncia: selfi]. Conosciamo tutti il mito del giovinetto, invano inseguito dalle ninfe, perdutosi nella contemplazione della sua immagine. Al posto dello specchio d acqua il display del cellulare. La grande diffusione di telefoni superaccessoriati ha superato quello che una volta, nella fotografia, si chiamava autoscatto e si è riavvicinato all originario mito: lo schermo fissa e immortala quell immagine che nel mito svaniva per l abbraccio di Narciso. Selfie, neologismo anglofono, ha origine dal sostantivo self che indica la singola persona, l individuo, il singolo; il termine, raramente utilizzato in assoluto, è ampiamente usato come suffisso con funzione riflessiva ( me stesso, se stesso ) oppure prefisso, in locuzioni note anche nell italiano quali self-service : in pratica corrispettivo dell italiano auto in vocaboli come, ad esempio, autocontrollo, in inglese appunto self-control! Ormai il selfie è moda. Non c è situazione, evento oppure semplicemente persona o gruppo che non vengano fissati all istante. Questo autoscatto, eseguito con uno smartphone, non è però confinato nel cassetto, nascosto all occhio indiscreto di estranei. È, invece, proposto o addirittura imposto all attenzione degli altri. Rappresentazione più curata e attenta, condivisione dell immagine: sono questi gli elementi innovativi di questa tendenza. Metafora ambigua il selfie, di narcisi Dario Carlone glossario cui sono piene le pagine web, le serate e le chiacchierate tra amici, i momenti pubblici o privati della vita di ognuno: quella volta c ero anch io - sembrano dire - e mi sento parte di una storia che, come me, accomuna tanti altri!. In un epoca smarrita e disgregata, esso sembra incarnare un esasperato individualismo, un ripiegamento su se stessi, amaramente consapevoli di mancanza di legami. Contare su di sé perché non si può contare sugli altri: disfattismo sociale, crisi della contemporaneità, una falla nella gigantesca macchina della non comunicazione odierna? Quale il senso di tale fenomeno? In che modo leggerlo anche all indomani di consultazioni elettorali che, al di là del clamore e della esagerazione della propaganda, dicono la sfiducia e lo scontento, mal intercettati come siamo, anzi trascurati e abbandonati a noi stessi, come un autoscatto dimenticato nel cassetto della memoria, di cui si è persa la chiave. Abbiamo la Terra non in eredità dai genitori, ma in affitto dai figli. 5

6 xx regione finte elezioni Le elezioni europee che si sono appena celebrate non mancheranno di movimentare lo scenario politicoistituzionale imperniato su Bruxelles. Nel frattempo, l esito delle consultazioni democratiche tenutesi in Italia ha incoronato Matteo Renzi, ha archiviato definitivamente la pratica Berlusconi e, forse, ha restituito Grillo al mondo dello spettacolo. Nel frattempo sulla costa molisana si è votato per rinnovare le amministrazioni comunali di Termoli e di Campomarino. L appuntamento era importante e la cosa non poteva sfuggire, e non è sfuggita, ai massimi esponenti del PD molisano ai quali va riconosciuto tutto il merito dei risultati fin qui ottenuti e di quelli che si prospettano. Ma guardiamoli più da vicino questi risultati, partendo da Campomarino. L amministrazione guidata da Camilleri era giunta alla sua conclusione naturale e il PD aveva la concreta e legittima possibilità di battersi per l affermazione di una sua lista e di un candidato sindaco con un programma riformista. In questa prospettiva, e con le migliori intenzioni, il PD ha formato la lista Cambia Campomarino, guidata dal segretario del circolo cittadino Vincenzo Cordisco che ha raccolto 552 voti, pari all 11,9% delle schede valide. Gianfranco Camilleri è tornato in sella, ma la cosa non ha turbato affatto il Partito Democratico in quanto è stato battuto da un amico, non da un avversario. Infatti Camilleri era stato ufficialmente sostenuto da Paolo Frattura che del PD è autorevolissimo esponente. La linea del PD che era già chiara a Campomarino è diventata lapalissiana a Termoli dove è stata messa in campo una strategia politica da manuale. L imperativo morale, prima che politico, era quello di far cadere il sindaco Di Brino, ma con la certezza di lasciare molti componenti dell amministrazione Di Brino al loro posto. Quando i cittadini di Termoli si sono recati al voto, si sono trovati di fronte alla lista Sbrocca e alla lista Marone e si sono accorti che, nonostante la loro appartenenza a due schieramenti diversi, erano entrambe riconducibili a personaggi collegati all amministrazione uscente. Lo smarrimento è stato tale da indurre gli elettori a dare lo stesso, basso livello di consenso ad entrambi i candidati rinviando, in questo modo, la scelta al ballottaggio. Non si può negare che in giro ci sia una certa curiosità relativa all esito di questo derby tra i dibriniani con Di Brino e i dibriniani senza DiBrino, ma i dirigenti del PD possono stare tranquilli: alcuni di quelli che governavano prima governeranno anche dopo. In questo modo l incertezza insita in ogni competizione elettorale è stata ridotta al minimo. Chiunque vincerà porterà con sé un poco di vecchio. Di conseguenza non ci saranno scossoni e chi siede sulle poltrone alte del potere non rischierà di cadere. A Campobasso sono convinti che hanno tutta una legislatura per designare il sindaco e perciò non hanno fretta di concludere lo spoglio. Dopo Di Bartolomeo possono stare pure senza. A San Giuliano di Puglia, in una singolare tenzone, il sindaco uscente è riuscito addirittura a vincere contro se stesso e aggiudicarsi così il terzo mandato. A Santa Croce di Magliano per timore di non distinguere la destra dalla sinistra li hanno messi insieme e così non avranno bisogno di opposizione esterna. A San Martino in Pensilis è stata più una carrese che una competizione elettorale. Erano in gioco le squadre dei due consiglieri regionali indigeni, naturalmente entrambi del PD. Scipio Casacalenda. Nella sede elettorale del sindaco scadente, e poi mancato, anche i manifesti hanno avuto vergogna di esporsi alla pubblica decenza e si sono ammosciati. A loro insaputa. Don Rodrigo e i suoi bravi, nonché i parroci incompetenti si associano al crollo strutturale, fisiologico, eliodipendente che ha colpito il Secondo che voleva diventare primo ma si ritrovò senza arte né parte. 6

7 Renzi ha ottenuto uno straordinario risultato ed è bene interrogarsi con serietà sulle ragioni di questa vittoria e sulle prospettive che si aprono. Il rischio grande è quello di prendere lucciole per lanterne e di scambiare la vittoria di una difficile battaglia come la vittoria della battaglia finale. Le cose non stanno così e la strada è lunga e difficile, comunque queste elezioni smentiscono un luogo comune al quale in molti ci eravamo rassegnati, ovvero la inesorabile decadenza del sistema sociale ed economico accompagnato dalla rabbia cieca di gran parte degli italiani. La decadenza è tutta dinnanzi a noi, ma dentro la crisi profonda del sistema, questa è il segnale forte di queste elezioni: nel senso comune di una parte importante degli italiani resiste ancora la speranza di un possibile cambiamento. Renzi ha avuto l abilità di coniugare la sua fama di rottamatore del vecchio sistema politico e sindacale con la speranza di un futuro e di un Italia migliore. Questo binomio è stato il messaggio decisivo che ha spinto il Pd oltre il 40%. Ma siamo solo all inizio di una tappa di montagna molto difficile. Sono state elezioni molto aspre e non poteva essere diversamente. In molti si sono lamentati di un galateo perduto, di toni troppi alti, degli insulti di Grillo, delle minacce e di tanto altro. È un lamento che si può condividere, anche perché dietro certe goliardie e villanie si sente uno sgradevole sapore antico. Sembrava talvolta di essere dentro il clima di Amarcord, uno dei gioielli di Fellini. Ma se andiamo oltre il fastidio e l irritazione che ci viene dalle provocazioni di Grillo, dei grillini, dei leghisti e della destra della Meloni e guardiamo alla profondità dei processi, allora si può vedere ciò che per troppo tempo si è voluto negare. L Italia è il punto avanzato di una crisi che investe l insieme dell Europa e dell Occidente e gli italiani che per primi scoprirono il fascismo, con la loro sensibilità levantina e creativa hanno sulla propria pelle prima di altri capito che qualcosa di drammaticamen- politica te serio era cambiato nel corso di quest ultimi decenni. Berlusconi è stato il primo interprete di questo sommovimento delle viscere e del corporativismo italiano. Finito il cavaliere, Grillo ne è diventato l erede naturale. I due dicono e agitano proposte, parole d ordini per molti versi opposte, ma tutti e due hanno accarezzato il pelo degli italiani assecondandone gli istinti più qualunquisti e gli interessi più corporativi. Tutti e due se la prendono con il tedesco, con l immigrato, con Equitalia, con i partiti, con il parlamento, con l Europa, mancano solo gli ebrei e gli omosessuali. Anzi no, perché Grillo a suo modo è riuscito a fare un po di goliardia anche su Hitler e gli stessi ebrei. Il quesito elementare che la grande sinistra per stupidità e per opportunismo ha rimosso in questi anni è tanto semplice, quanto difficile da affrontare. Perché posizioni così rozze, così provocatorie, così impolitiche hanno avuto tanto successo? È la paura ciò che agita nel fondo la società italiana ed europea, la paura della decadenza sociale, la paura di un futuro vuocambiamento necessario Famiano Crucianelli to di prospettive. È una paura comprensibile, se solo riflettiamo allo straordinario spostamento di risorse, di ricchezze e di potere che vi è stato da Occidente verso Oriente. La globalizzazione è stata una straordinaria rivoluzione che ha cambiato tutto, nella sua ultima evoluzione il capitalismo ha rotto il cordone ombelicale con le terre che l avevano inventato. Per l Occidente è stata la perdita della primogenitura, di un privilegio conquistato nei secoli con le armi e con l economia, sono questi processi profondi che stanno scuotendo le nostre società europee e democrazie storiche come quella francese e inglese. Per questo la vittoria di Renzi in Italia è uno straordinario segnale della volontà positiva, della speranza di una parte importante della società italiana, ma questa vittoria per non essere una vittoria di Pirro deve aprire le porte a un cambiamento radicale in Italia e in Europa. Si apre una partita di grande valore strategico, ma dobbiamo essere consapevoli e dalla Francia ci viene un monito molto forte che se rapidamente le cose non dovessero cambiare, allora quella che è una grave crisi economica si trasformerebbe in una crisi profonda della nostra civiltà democratica. Avanziamo alle autorità gerarchiche della Chiesa la richiesta di: a) ripensare profondamente il senso del ministero sacerdotale, declericalizzandolo e riconoscendo nella cura pastorale l'essenza stessa di tale servizio; b) aprire alle donne, che hanno il carisma della cura pastorale, il ministero sacerdotale ripensato sulla base di questo riconoscimento; c) conseguentemente, coinvolgere le donne a tutti i livelli della Chiesa nella responsabilità complessiva della cura del popolo di Dio che a lei si affida; d) iniziare a dare, senza ulteriori indugi, alle donne ruoli decisionali, non solo esecutivi. Concretamente sarebbe opportuno iniziare invitando le donne al prossimo Concilio non come osservatrici, ma come madri conciliari, membri a pieno titolo; nelle diocesi eleggendo delegati religiosi donna; nelle parrocchie offrendo cariche di direttori anche alle donne... Coretti, Esposito, Bizzotto, Lentini (Adista n.13) 7

8 xx regione una clean economy per il molise Sono stata molto felice -e grata alle associazioni che me lo hanno proposto- di aprire l incontro dal titolo Clean Economy - Cultura, turismo e agroalimentare come fattori di sviluppo della Regione: dalla filosofia al progetto che si è tenuto lo scorso sabato 26 aprile, presso la Galleria Civica di Termoli. Promosso dalle associazioni Libertà e Giustizia, Arca sannitica, Fondazione Milani, la fonte, Larinoviva, Libera e Pax Christi, questo secondo appuntamento, cui hanno partecipato Assoindustria, Cgil e Istituto dei Castelli, oltre ai cittadini interessati, ha fatto seguito al convegno Democrazia e sviluppo territoriale, svoltosi nel novembre scorso alla presenza dell ex Ministro della Coesione territoriale Fabrizio Barca, che si era posto come un preliminare momento di riflessione, ad opera delle associazioni stesse, per gettare le basi di un progetto di crescita della nostra regione che fosse compatibile con le sue specificità, condiviso e partecipato. L idea che queste associazioni condividono, infatti, è che il popolo non resti muto tra un elezione e l altra, ma viva invece come anima pensante della comunità e costituisca quindi un serbatoio di idee in grado di alimentare e veicolare l azione dei partiti. L incontro di sabato si è posto, in questo senso, come un esercizio di sovranità. Al di fuori dei rituali elettorali, infatti, ai cittadini è solitamente richiesto un ruolo passivo, acquiescente, apatico. Di fatto, la nostra post democrazia ha fatto regredire la gestione della cosa pubblica ad una situazione predemocratica, in cui essa restava, allora come oggi, appannaggio esclusivo di élites chiuse. Questo stato di cose ha prodotto via via un senso di esclusione, delusione, impotenza sempre più incombente ed ha determinato la crisi attuale della politica quanto a partecipazione, legittimità, fiducia da parte dei cittadini. La decisione politica, allora, è stata facilmente consegnata all interesse principale dei grandi poteri economici: quello di fare profitti, spesso ad ogni costo. E così, abbiamo tante volte assistito alla realizzazione di enormi profitti privati che prosperano sulle macerie della vivibilità comune, di cui invece avvertiamo sempre più assoluto bisogno. Ebbene, il modo che abbiamo per costruire un mondo più vivibile, lo abbiamo imparato, è agire collettivamente. La cultura occidentale è divenuta depressa, nel senso che sperimenta un senso di impossibilità di indirizzare le cose verso un miglioramento. Eppure anche l ambiente economico e sociale è un prodotto umano e come tale può essere orientato verso il benessere. Ci ritroviamo invece a vivere, ognuno da solo, l ineluttabilità di cose che sentiamo più grandi di noi (la globalizzazione, l Europa) e che minacciano la qualità della nostra vita, il futuro dei nostri figli. Eppure il cervello umano ha inventato la capacità di progettare cambiamenti, cioè l alternativa. Per l essere umano il possibile precede il reale. Il senso della possibilità è alla base del nostro successo evolutivo perché ci ha resi capaci di adattare l ambiente alle nostre necessità. Ci ha reso possibile inventare tecnologie, istituzioni, regole, ambienti sociali e culture che hanno lo scopo di migliorare la nostra vita. In una parola, ci ha resi capaci di modellare l esistente sull umano. Ester Tanasso cittadini coinvolti Ecco allora la ragione fondante del nostro incontro di sabato. Si è voluto dispiegare, in un discorso corale che coinvolga tutti - cittadini, associazioni, imprese, sindacati, rappresentanti politici - un idea progettuale di sviluppo per il Molise. Che non sia però, per stare alla parole di Pier Paolo Pasolini, uno sviluppo senza progresso. E per esser certi di questo abbiamo ritenuto e riteniamo necessario il coinvolgimento di tutti e la condivisione, partecipata, degli obiettivi. La molla essenziale è, deve essere, il desiderio di contribuire a una causa comune, utilizzando quel surplus cognitivo che ogni cittadino sa di possedere, quel qualcosa in più che si desidera condividere, combinandolo con le conoscenze degli altri. In questo ripensare il futuro ci è sembrato logico partire dalle potenzialità che il Molise ha. Stufi, come siamo, di restare in balìa di proposte esogene che sovente hanno di mira lo sfruttamento dei luoghi senza alcuna apprezzabile contropartita, come da ultimo è stato il caso dell avversato insediamento in basso Molise delle Gran manze. Agricoltura e industria agroalimentare, paesaggio, beni culturali, ci sono sembrati dunque i temi da cui partire. Cioè qualità, bellezza, cultura. Ci sembra bellissimo raccogliere la sfida di rimodellare l esistente su queste tre parole. agricoltura e oltre Quali sono le implicazioni pratiche di questo progetto? L agricoltura ed il settore agroalimentare richiedono un forte e convinto investimento con programmi di sviluppo pensati a livello regionale e recepiti a livello europeo. L agricoltura, che Emilio Sereni, autore della Storia del paesaggio agrario già negli anni settanta definiva in uno stato preagonico, pur nelle sue difficili condizioni è un settore economico che non può essere né delocalizzato né dismesso. La cui perdita per il Molise sarebbe esiziale, perché non verosimilmente rimpiazzabile con nulla. Dunque non si può continuare a chiederle di sopportare costi che non le appartengono per sostenere, come spesso avviene, enti inefficienti, diseconomici, a volte anche inutili e di sopravvivere totalmente sganciata da contratti di filiera e di valorizzazione dei propri prodotti. Né può l agricoltura essere dismessa se non a prezzo di costi e di rischi enormi: se le nostre campagne venissero abbandonate in toto si porrebbe un problema di gestione del territorio da un punto di vista paesaggistico, ambientale, della salubrità dei luoghi e così via. E infatti l Europa, che intravede questo pericolo, richiede agli agricoltori di rendere ecocompatibile l agricoltura (!), richiedendo pratiche agronomiche ulteriori, cui condizionare gli aiuti comunitari che hanno il solo effetto di rendere ancora più svantaggioso il permanere nelle campagne. Senza rendersi conto che l agricoltura crea l ambiente. E crea il paesaggio. E allora, l agricoltura che non può delocalizzare deve, al contrario, ricentrare. Penso, infatti, che si dovrebbe riflettere sull economicità a largo spettro dell agricoltura. Credo che i marchi -e in questo l agroindustria e in generale la trasformazione agroalimentare ha certamente un ruolo di primo piano- si sostengano col territorio. E che i 8

9 marchi siano uno straordinario e qualificato veicolo di promozione territoriale. La nostra ambizione è quella di presentarci ad EXPO 2015 con questo tipo di proposta, che riteniamo vincente, perché ineguagliabile. Credo che tutto possa essere copiato e quindi reso perdente alla prova dei mercati globali, ma non l identità ed il messaggio che trasmette. paesaggio e cultura A questo aggiungerei la straordinaria fortuna del nostro paesaggio, italiano ma anche molisano, che è stato plasmato nei secoli dalla presenza umana. È un paesaggio storicizzato, pittorico, ancora capace di raccontare la nostra storia e le nostre tradizioni, così pervase esse stesse di agire collettivo e anche per questo tanto amate. È una bellezza che può e deve essere conservata e valorizzata, posto che non si crea. Il paesaggio costituisce la nostra identità, la nostra anima, il segno tangibile di chi e che cosa siamo. Di più, è il tramite tra la sfera dell individuo e la sfera della vita collettiva senza di cui non ci sapremmo immaginare e rappresenta uno straordinario test per capire come il cittadino vive se stesso in relazione all ambiente che lo circonda e alla comunità in cui vive. Quale importanza annette alla propria salute fisica e mentale, quale ruolo assegna alla storia, alla cultura, all identità dei propri luoghi. Fare mente locale vuol dire allora ripartire dalla legittima difesa della nostra salute e del nostro benessere, dare un senso alto e generoso della nostra comunità di cittadini, del pubblico interesse, delle generazioni future. La qualità dell ambiente, la bellezza del paesaggio, dei nostri borghi antichi, con i nostri beni culturali, non sono un lusso, ma una necessità. Influenzano direttamente, anzi innervano la qualità della vita, la felicità degli individui e la ricchezza della vita comune. Questo non può che generare attrattiva e benessere. È la bellezza, la vivibilità, il significare dei luoghi che genera il turismo. Questa -e tutte quelle che si aggiungeranno in questo senso- è la nostra idea di Clean economy. A fronte di un intero orizzonte di vita in cui riconoscersi, un orizzonte che può includere testimonianze storiche, bellezze artistiche e beni archeologici, feste patronali, coste, colline, paesaggi, sicurezza e pregio alimentare, l impegno dei cittadini di quel luogo è ovviamente centrale. Essi possono essere al tempo stesso gli interpreti della conoscenza locale e i guardiani della sua conservazione. E questo è la cultura. Senza di cui la democrazia è senza spessore. La cultura è la chiave per aiutare la nascita di quella consapevolezza non solo di ciò che si è e di ciò che si ha, ma di ciò che si potrebbe essere. È vero che abbiamo perso la meraviglia per i luoghi che abitiamo. E l an-estesia, l ottundimento psichico del cittadino che non si accorge del mondo, secondo il filosofo e psicoanalista J. Hillman, favorisce la sua passività. Al contrario, sta proprio in questo ritrovato sapere la riespansione del senso della possibilità. È questa conoscenza il solo modo per non sentirsi più fuori luogo, per riconquistare per sé un pieno diritto di cittadinanza ed una progettualità di vita autentica, in nome della storia, della legalità e del futuro. Ove vi fosse inerzia da parte della classe politica su questi temi, resta un soggetto che può e deve formulare questi pensieri e questi progetti, lavorando per tradurli in realtà. Ai cittadini, dunque, la parola. xx regione nelle pieghe del bilancio Silvana Maglione Per ben comprendere il linguaggio politichese - quello che c incanta quando le campagne elettorali si fanno infocate - occorre avere un decoder, ossia uno strumento appositamente costruito per poter decifrare il senso letterale, a volte anche grammaticale, delle parole che i personaggi pubblici, o aspiranti tali, comunicano. Mi spiego. Per sapere se terranno fede alle promesse, ovvero hanno tenuto fede agli impegni assunti, è buona norma verificare, attraverso gli atti, quelli pubblici - che spesso, a torto, ignoriamo - quali siano le strategie in essi indicate e da seguire per occuparsi del Bene Comune. Direte quante belle parole per non dire alcunché. E invece no. Proviamo a procurarci un documento economico finanziario, documento programmatico nel quale sono indicate le strategie e gli obiettivi che gli amministratori pubblici (a vari livelli) vorranno perseguire. Dalla allocazione delle risorse nei capitoli di spesa e nelle UPB - che non è una parolaccia - ma indica l Unità Programmatica di Bilancio - possiamo comprendere quali saranno le azioni che i famosi personaggi pubblici, o aspiranti tali, saranno in grado di effettuare. Concretamente: la Regione Molise con Legge Regionale n. 12 dell , ha approvato il Bilancio regionale di competenza e di cassa per l esercizio finanziario - Bilancio Pluriennale /2016. Esaminando da casalinga, neanche tanto sveglia, i vari capitoli e le varie UPB apprendo, per fare un esempio, che l Ente Regione ha assegnato - per lo svolgimento delle attività di seguito indicate - ben euri al CRAL "Circolo Ricreativo Aziendale dei Lavoratori Ente Regione Molise", istituto unitario autonomo che ha il compito fondamentale di promuovere e gestire come espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo, iniziative ed attività culturali, ricreative, assistenziali, formative, motorio-sportive, turistiche - [riportato fedelmente dal sito CRAL] - riservando, nel contempo, all IRESMO, (Istituto regionale per gli Studi Storici del Molise), Ente di Diritto Pubblico Regionale, strumento di intervento e di programmazione della Regione Molise, nel settore storico-culturale, che, tra l altro, promuove, svolge e coordina ricerche, studi e pubblicazioni su tutto ciò che attiene alla storia della regione, dalle più antiche fasi dell'insediamento umano all'epoca contemporanea, (L.R. n.33/04), la modica somma di euri. Ma si sa con la cultura non si mangia. Ora la domanda sorge spontanea: Cosa intende promuovere la regione Molise e quale il grado di interesse e di priorità nelle scelte? Riservare risorse pubbliche alla collettività oppure no? Qualcosa non torna ma, ripeto, io sono solo una casalinga e neanche tanto sveglia Si potrebbe, ancora, continuare nella lettura, verificando il quantum delle risorse assegnate agli interventi per l assistenza sanitaria, per la promozione del lavoro - perso o non ancora trovato -, per la difesa del territorio, per la promozione del turismo, per il sostegno alle imprese e così via, constatando che le risorse rese disponibili sono esigue o addirittura inadeguate se comparate al budget assegnato per il funzionamento della macchina amministrativa - Organi, Personale ecc. -. Lascio a voi trarre le conclusioni sulla qualità delle scelte politiche e sociali, perché questa è un altra storia, anzi la stessa triste storia del Molise. 9

10 xx regione scarsi i mezzi e l attenzione Dopo tanto penare, e a seguito di qualche rinvio, la Regione Molise si è dotata, verso la metà del mese di aprile, dei bilanci di previsione. Strumenti indispensabili per amministrare il territorio e dare risposte di un qualche valore ai cittadini. Da un analisi sommaria, e francamente profana, emerge un dato che comunque sarà difficile smentire: le risorse economiche sono veramente poche. Nessuno si stupirà per questo dal momento che da qualche anno non si sente dire altro in giro, le orecchie non sono più in grado di trasferire al cervello il dovuto grado di attenzione a questo suono, parole che sembrano perdere il loro vero significato. Chiunque volesse consultare tali fondamentali documenti della vita amministrativa, tanto per vedere con i propri occhi dato che le orecchie hanno perso di credibilità, li trova pubblicati sul sito ufficiale della Regione Molise e può trarne tutte le informazioni che vuole. Continuando con il metodo sommario e profano si giunge alla lettura della Macro Funzione obiettivo 4, Politiche di Innovazione, Culturali e Formative, del Lavoro e del Sociale, U.P.B. 400 Assistenza Socio-Sanitaria e Politiche sociali. In particolare si prende in esame la Funzione obiettivo 1, vale a dire le Politiche socio-sanitarie il cui totale, diviso in previsioni di competenza e di cassa, è rispettivamente di e ,71, da suddividere a loro volta in spesa corrente e in conto capitale. Già questo valore fa nascere il dubbio che forse si poteva fare qualche cosa di più, stiamo parlando della spesa destinata alle Giulia Di Paola CAMPOBASSO fasce più deboli della popolazione, persone che vivono condizioni di disagio per vari e differenti motivi e che spesso non hanno la possibilità di migliorare il loro stato. La coscienza impone l obbligo di non disinteressarsene, anzi di costruire le condizioni migliori per superare il disagio o quanto meno renderlo meno pesante. Il fondo per le politiche sociali detiene in cassa ,05 euro. Per la realizzazione di asili nido ci sono euro. Altri 200 mila euro sono destinati alle adozioni di minori, mentre il fondo per le politiche per la famiglia Un percorso per l affido ha a disposizione ,43 euro, residuo del precedente bilancio. Per le famiglie con anziani non autosufficienti il bilancio prevede una somma di ,95 euro. Prestazioni aggiuntive e rimborso spese per trapianti di organi: euro. Poi poche altre voci tra le quali si può sottolineare i euro da utilizzare per misure in materia di prevenzione e contrasto alla violenza di genere, previsti dalla recente legge regionale. Le associazioni di volontariato dovranno accontentarsi di 91 mila euro presenti in cassa quale residuo dei precedenti bilanci, mentre le cooperative avranno a disposizione euro per la capitalizzazione delle loro imprese e dei servizi ed altri 185 mila euro quale sostegno alle loro attività. Non sembra che manchi qualcosa? Non c è forse un grande assente che adombra queste cifre? Giusto! La tossicodipendenza. Il Bilancio, il grande gigante che traduce e detta le intenzioni di Governo, non prevede nuovi fondi per la prevenzione dell uso di sostanze stupefacenti, né per i progetti mirati al recupero delle tossicodipendenze. Permangono 5.526,35 euro per tutti gli interventi previsti da leggi di molti anni fa (la L.R. n.18/92 e la L. n.125/2001). Una disattenzione, quindi, che viene da lontano e che si manifesta anche con l assenza di fondi di provenienza nazionale A voler tradurre le cifre in parole sembrerebbe che anche dalle nostre parti l attenzione verso queste situazioni di disagio sia pressoché nulla. Purtroppo non ci sono molti anniversari da festeggiare, così, almeno per ricordare a tutti che esiste una realtà attenta anche a quelle persone che affrontano le conseguenze di scelte sbagliate e cercano di costruire il futuro con consapevolezza e maturità. Per concludere, una riflessione da fare insieme: gli oltre 2 milioni di euro in cassa per la realizzazione di strutture residenziali per anziani sono da utilizzare in tal senso nonostante le precarie condizioni economiche di case di riposo già operanti e che registrano una diminuzione di presenze? fratello mio Io canto il canto dei poveri di quelli senza nome e senza importanza il canto semplice delle persone semplici senza trucco e toga. Un canto lieve - un canto antico di chi sa piangere in silenzio e gioire per poco mani abbronzate e scure volti solcati da rughe occhi profondi occhi belli sguardi saggi. Io parlo la lingua dei poveri di quelli senza rango, dinastia o trono di chi passa sulla terra senza far rumore non grandi battaglie non grandi ferite non grandi dispute orgogli prepotenti ostentazioni offensive parole grandi e mani ingorde. Il canto dei semplici il canto dei vecchi che hanno il cuore di bambini un canto lieve un canto dolce un canto grande. Francesca Benedetti 10

11 Dopo aver assistito alle indecenti immagini di cronaca della partita Napoli- Fiorentina, in cui l ormai famoso capo ultrà Genny a carogna ha scavalcato la ringhiera per trattare con Marek Hamsick la possibilità di giocare l incontro, salvaguardando l ordine pubblico meglio di un ministro dell Interno, altre immagini, di grande portata emotiva, ci fanno sperare che il calcio sia ancora in grado di regalare qualcosa di bello ed inaspettato. In occasione dei festeggiamenti dello scudetto del Celtic Glasgow, squadra che milita nella massima serie scozzese, il capitano della squadra Giorgos Samaras prende tra le sue braccia Jay, un bellissimo bimbo con disabilità, grande tifoso della squadra campione di Scozia, e gli fa fare un giro di campo mentre il bimbo lo abbraccia e gli tocca il viso con la dolcezza che solo i bambini possono avere. Non essendo una grande appassionata di calcio, ho appreso del bellissimo gesto di Samaras tramite il social network Facebook, che spesso pullula di condivisioni di foto di bimbi malati per i quali si chiede una preghiera, di foto di bimbi con disabilità per i quali si chiede di cliccare mi piace perché sono belli così (sic!!!). Ancora mi sono oscuri certi segreti di Facebook, del quale pure sono una curiosa frequentatrice, ed ancora non comprendo il modo in cui lo schermo del computer ci faccia sentire più sensibili e più forti, come fosse una tenda scura calata sul mondo, dietro la quale ci sentiamo tutti più sicuri di noi stessi. Non comprendo, però questa cosa mi fa davvero incavolare Perché Jay non è soltanto il bambino dal grande sorriso che accarezza Samaras mentre lo tiene tra la braccia. C è stato il momento in cui Samaras lo ha restituito alle braccia emozionate del padre e come tutti i giorni il bimbo è tornato a casa. Non sappiamo cosa è accaduto a Jay il giorno dopo, non sappiamo se Jay è bene inserito nella sua scuola, non sappiamo se nella città dove vive ci sia un adeguato centro di riabilitazione, non sappiamo che prospettive future abbia il bimbo dal sorriso contagioso. convivialità delle differenze un clic non salva La quotidianità di tanti bimbi con disabilità è fatta davvero di pochi mi piace, ed anche nei contesti più fortunati c è sempre qualcosa o qualcuno con cui lottare. A volte è la burocrazia, a volte è la sordità assoluta delle istituzioni. A volte, come nel Molise, è la carenza di strutture adeguate che siano di supporto alle famiglie e il persistere di una mentalità politica che è ferma all assistenzialismo e poco propensa all inclusione. Troppo spesso si deve convivere con l ipocrisia di chi clicca su facebook mi piace alle dolci immagini di Jay e Samaras e poi lascia l auto nei posti dedicati alle persone con disabilità, come se bastasse premere un tasto del computer per essere in pace con se stessi. Il futuro di tanti bambini come Jay Tina De Michele non può e non deve essere lasciato in balia del caso e della sorte. Occorre avere consapevolezza che soltanto attraverso il lavoro convergente di scuola- famiglia- strutture di riabilitazione, si possono ottenere enormi risultati per tutti i bambini. Nelle aule scolastiche deve essere assicurato il diritto all istruzione ed all inclusione, attraverso l effettività del sostegno e la possibilità di fruire degli adeguati ausili. Le famiglie devono poter avere accesso ad un adeguato supporto da parte degli enti locali, attraverso le attività dei servizi sociali che devono essere potenziate ed accessibili a tutti. Le strutture riabilitative esistenti devono essere messe in condizioni di lavoro al meglio delle possibilità, e le istituzioni politiche devono crearne di nuove e offrire a tutti i bambini le migliori tecniche riabilitative a disposizione (es. idroterapia, ippoterapia, musicoterapia, riabilitazione visiva ). Infine, importantissima è la consapevolezza che lo sport è un grande veicolo di inclusione e di sviluppo delle potenzialità dei bambini, ed a maggior ragione occorre promuovere e sviluppare lo sport paraolimpico in Molise. Il futuro dei bambini - di TUTTI i bambini - è prezioso è una pagina non scritta sulla quale occorre investire, sia che diventi un romanzo, o una poesia poco comprensibile, non potrà che arricchire tutti coloro che avranno la fortuna di leggere. P.S. - dato che è ormai finito l anno scolastico, voglio ringraziare le maestre dei miei bimbi, che con la loro forza di volontà sono arrivate là dove le istituzioni non sono state in grado, ed in particolare la maestra Antonietta, che ha amato il mio bimbo come fosse il suo durante il poco tempo che le è stato concesso e che rimarrà sempre nel nostro cuore. 11

12 società saremo schiavi Cristina Muccilli Il TTIP (Transatlantic Trade and Investiment Partnership) è un progetto di partenariato per il commercio e gli investimenti tra l Europa e gli Stati Uniti, progetto che mira a creare la più grande zona di libero scambio del pianeta, con circa 800 milioni di consumatori, che rappresenterà quasi la metà del prodotto mondiale lordo (PIL) e un terzo del commercio globale (I. Ramonet). Le trattative in corso sono condotte nel silenzio impenetrabile delle amministrazioni coinvolte e, come di costume, con la colpevole indifferenza della maggioranza dei media. Quali sono le motivazioni di questa cortina fumogena? E perché il silenzio? - Perché in gioco c è l egemonia mondiale americana. Perché la Cina, e i paesi emergenti suoi alleati, devono rallentare la corsa verso il superamento degli Stati Uniti. - Perché il trattato prevede che vengano eliminate tutte le barriere alla libera circolazione di capitali per investimenti in servizi, commercio, agricoltura, ricerca scientifica, istruzione, appalti pubblici e in tutti i settori dell economia senza differenzazioni di sorta. - Perché Europa e Stati Uniti vogliono raggiungere i più alti livelli di liberalizzazione e di protezione degli investimenti. In virtù di un trattato elaborato da pochi burocrati le vite di centinaia di milioni di persone sono destinate a cambiare drasticamente, le certezze e le aspettative di tutela di centinaia di milioni di cittadini saranno calpestate. Grazie alla voracità di multinazionali, lobby, poteri forti, potremo vedere decaduti tanti diritti sanciti dalla nostra Costituzione. Bersagli privilegiati saranno: l ambiente (dove noi viviamo), l agricoltura (ciò di cui viviamo), la sanità (ciò che ci garantisce la vita), e l istruzione, la ricerca, la cultura (ciò a cui aspiriamo), in due parole i beni comuni. Ancora, l impatto del TTPI sul lavoro e sulla qualità della vita sarà violento, favorirà la riduzione dei salari, distruggerà lo stato sociale (nei Paesi in cui è ancora presente), porterà ad una riduzione dei posti di lavoro in svariati settori. Faccio un esempio risibile per i soggetti da coinvolgere. Se per un caso fortuito una multinazionale decidesse di investire nell eolico in Molise e, per altrettanta casualità, i nostri amministratori decidessero di tutelare ambiente e salute pubblica, opponendosi con tali argomentazioni, la multinazionale potrebbe portare l Ente pubblico in questione davanti ad un Tribunale Internazionale. Questo in virtù della specifica protezione degli investimenti prevista dal trattato. Ora, però, dovremo fare uno sforzo di sovrapposizione, dovremo, cioè, immaginare di trasferire quanto ho esposto fin qui nella nostra attuale ed effettiva situazione politica ed economica. La crisi mondiale provocata da un capitale in cerca di nuovi mercati, le politiche di austerità dettate dall Europa della finanza, il fiscal compact, la six-pack, il pareggio di bilancio, hanno portato da un lato, all impoverimento progressivo e diffuso di gran parte dei nostri Paesi e, dall altro, al lento ma inesorabile depauperamento delle prerogative che costituiscono la sovranità nazionale dei Paesi stessi. È in contesti così fortemente intaccati dalle strategie neoliberiste che andrà ad impiantarsi il TTPI che, a mio modo di vedere, altro non è che la chiusura perfetta di un cerchio, meglio dire di un cappio, che ci lascerà con sempre minor ossigeno, con sempre minor spazio per muoverci. In futuro non saremo solo indigenti, saremo schiavi. Ecco l ultimo regalo di quella politica a cui qualcuno guarda con simpatia. 12

13 lotta alla povertà Da troppo tempo la nostra irrilevanza, come cristiani, e in alcuni casi il nostro silenzio ha permesso, concesso o non ostacolato l avanzata di un sistema economico che uccide. Nulla ha più lo stesso valore, lo stesso senso. In nome dell azzardo finanziario che ha amplificato la crisi economica del consumismo, coloro che l hanno provocata, hanno ridotto i diritti fondamentali, attaccato le costituzioni degli Stati, ridotto in schiavitù intere popolazioni attraverso privatizzazioni, attacco ai territori, sistemi di indebitamento con logiche da usura internazionale. Come possiamo tacere? Come possiamo essere insensibili al grido di dolore degli impoveriti, al tintinnio di catene che proviene da diverse parti del pianeta? Ogni volta che tentiamo di parlare dei poveri ci troviamo schierati a sinistra, perché? La difesa delle categorie più povere e più dipendenti è stata infatti assunta dalle sinistre, in particolare dal socialismo nelle sue varie articolazioni fino alle esasperazioni del comunismo, il quale, anche per reagire all alleanza delle Chiese prima con la nobiltà poi con la borghesia, s è proclamato materialista e ateo. È stato facile allora sia per le classi più agiate difendere i propri privilegi ergendosi a difesa della Chiesa e della spiritualità, sia per la stessa Chiesa schierarsi con chi la difendeva, senza indagare quali fossero le reali intenzioni dei difensori e quali i loro metodi di difesa. Le Chiese si sono così trovate alleate delle Antonio De Lellis dittature militari più opportuniste e più dure, e sono state indotte al silenzio di fronte a ferocie sistematiche operate contro gli avversari e giustificate dal definirli sovversivi e atei. In America Latina solo molto tardi, episcopati nazionali hanno riconosciuto di aver taciuto, chiedendo perdono alle loro popolazioni. In Italia questo clima di tensione comportò per i cattolici" il dovere di coscienza di votare per il partito cristiano, col divieto, sotto pena di peccato, di votare a sinistra. A questo si accompagnava una maggior simpatia per i movimenti di destra perché si professavano cattolici o perché attraverso opportuni Concordati avevano garantito alla Chiesa notevoli privilegi. Una conferma a questa valutazione potrebbe venire dal fatto che san Giovanni Paolo II, dopo essersi appoggiato all Occidente per indebolire e far cadere dal di dentro l ideologia marxista e il comunismo mondiale, una volta caduto il muro di Berlino si premurò di indicare le contraddizioni e le violenze operate dall ideologia liberistica nella personificazione del capitalismo. Per questo motivo, oggi, nell epoca di Francesco, che nello stile vuole tornare ad una Chiesa dei poveri e non solo per i poveri, ci viene incontro un interpellanza interiore. Quale società senza esclusione siamo chiamati a costruire? Quale economia della vita che contrasti un economia che uccide? Chi farà questa rivoluzione di Francesco? La costruzione del bene comune di tutti e di ciascuno è l alto atto di carità politica a cui siamo chiamati. Con chi? Con tutti quelli che vogliono procedere per la stessa strada di costruzione di una società solidale in cui società nulla è nostro. Abbiamo bisogno di un etica nuova intorno all economia del debito per il XXI secolo basata sull analisi critica delle strutture e delle relazioni di potere. Nella tradizione giudaico-cristiana qualsiasi cosa di superfluo che abbiamo lo dobbiamo dare a chi non ha; e inoltre il debito è un termine che si riferisce ad un obbligo umano. Nel Levitico sono esposti 4 principi: 1) credere che la povertà non scompare da un giorno all altro - non devi cercare di ottenere profitto dalle miserie dell altro; 2) la terra, che è fonte di ricchezza e sicurezza, è un prestito; 3) siamo sempre in debito per i doni ricevuti da Dio - c è sempre un periodo storico in cui si crea una spirale asimmetrica, il gap tra creditore e debitore, che si allarga sempre di più; non c è nessuna ragione per cui questa spirale dovrebbe fermarsi da sola e quindi sei tu che devi fermarla e occorrono politiche molto chiare per limitare questa spirale; 4) ci deve essere una proibizione della garanzia illimitata del debitore. Questo ha molto da dire su come il debito si è evoluto a livello internazionale! Inoltre non si può parlare del debito in modo giusto senza parlare della responsabilità del creditore. Qual è il prestare etico? Siamo così concentrati sul comportamento etico di pagare il debito, che abbiamo ignorato quello del creditore. Nel sistema internazionale, dal 1970 sino ai sub prime, non c è stato un prestare etico. Non solo in termini di costi per la perdita del diritto alla sanità, all istruzione e al cibo, ma anche il costo della democrazia funzionante. Per guardare a quello che potrebbe essere una pratica realmente etica di scambio di risorse, occorre limitare la spirale asimmetrica che è la degradazione del debitore. Anche a noi cristiani d Europa spetta ristabilire la giustizia sociale per costruire una società senza esclusione. 13

14 cultura una vita in gioco Cinque mesi fa, dalle pagine del la fonte, un amico mi ha invitato a parlare di Dario Canale, mio compagno di vita per sette anni. Ho cercato di dimenticare quell invito, perché ancora oggi trovo difficoltà a parlare di questo tema, e lo spazio a mia disposizione non mi permette di farlo come si deve. Il 27 giugno prossimo saranno 25 anni dal giorno nel quale, in un albergo di Stoccarda, Dario ha messo fine alla sua vita. Questo gesto non è stato capito né dai suoi parenti, né dai suoi compagni di lotta contro la dittatura militare brasiliana e del partito comunista del Brasile. Per i parenti strane malattie lo avrebbero spinto ad effettuare quel gesto, per i suoi compagni dietro le quinte si sarebbero mossi CIA, KGB e servizi segreti della DDR. Forse sono stata io l unica persona che ha capito, almeno in parte, le ragioni di Dario. Dopo la sua morte, molti amici mi hanno chiesto se non mi sentivo tradita da lui. Ci eravamo sposati cinque anni prima ed avevamo molti progetti, molti sogni e tanti ideali in comune. La verità è che non potevo sentirmi tradita, perche uno dei temi che ci accomunava è stato la libertà di ogni persona di decidere non solo la propria vita, ma anche la propria morte. A Parigi abbiamo visitato insieme anche il cimitero Père Lachaise, e Dario mi ha mostrato la tomba della figlia di Carlo Marx che si era suicidata insieme al suo compagno. Ricordo che quella è stata la prima volta che Dario mi espose la sua convinzione circa la libertà di scelta di ogni individuo. Mi diceva che molto probabilmente, nella vecchiaia, avremmo scoperto diverse malattie che avrebbero diminuito la qualità della nostra vita, che era probabile Christiane Barckhausen-Canale che i nostri cervelli avrebbero smesso di funzionare bene perdendo anche la facoltà di intendere e volere. Non sarebbe meglio, mi chiedeva davanti a quella tomba, mettere fine, insieme, alle nostre vite, forse arrivando ai 70 anni? Il tema diventò, con il tempo, un punto fisso, sia come oggetto di discussione teorica che una specie di scherzo, perché ogni anno, all anniversario di matrimonio, Dario mi chiedeva quanti anni mancavano ai 70. Non si può parlare di tradimento. Ma da quel 27 giugno c è una domanda cui non riesco a dare una risposta definitiva. Il fatto è che Dario era un uomo con pochi desideri, non si curava né del cibo né delle comodità, non beveva e non fumava, ed aveva parecchi principi irrinunciabili: non guidava mai la nostra automobile, per principio, non partecipava a feste con molte persone, non aveva un animale domestico (perché gli animali non erano fatti per convivere con gli uomini), e non regalava mai fiori, perche quei fiori regalati erano fiori morti Ma, tra la fine del 1988 e l inizio del 1989, notai in lui molti cambiamenti. Facevamo l ennesimo viaggio in Italia, dietro mia richiesta, per passare il capodanno con la sua famiglia. Mi piaceva sfuggire per qualche settimana all inverno berlinese e passare al clima più gradevole di Viareggio. Durante quel viaggio parecchie cose mi hanno stupito: per qualche centinaio di chilometri, Dario è stato al volante dell automobile; a Venezia, dove stava per cominciava il carnevale, Dario ha comprato due maschere, e ha ballato con un gruppo di giovani in piazza San Marco mentre io stavo a guardare. Quando lasciammo l albergo, però, per continuare il viaggio, Dario buttò le maschere nel cestino della spazzatura. Visitando una mostra di arte cinese in una piccola chiesa a Fiesole, Dario conversò a lungo con il monaco che faceva da guida, e uscendo, fece cenno al gesto di inginocchiarsi: Dario aveva rinunciato a chiese e religione, perciò stupita gli domandai il perché di quel gesto, mi rispose che era per rispetto a quel monaco. Arrivando a Viareggio, il primo giorno, Dario fece una lunga passeggiata con suo padre, cosa mai successa prima, perché suo padre rappresentava per lui l autoritarismo, persino il fascismo. Questi cambiamenti mi facevano convincere che Dario cominciava ad aprirsi anche alle cose normali e alle gioie della vita, che cominciava a vivere. Non potevo immaginare che già aveva fissato nella sua mente la data del suicidio: sapendo che io dovevo andare a Stoccarda, con la scusa di farmi visita in quella città, gli è stato possibile scegliere, per quell atto progettato, una stanza di albergo invece del nostro appartamento di Berlino del quale mia madre, che viveva sullo stesso pianerottolo, aveva le chiavi. Così poteva risparmiare alla suocera il colpo, il dolore, lo spavento, di trovarlo morto. Aveva pensato a tutto, ed aveva scritto quel libro, i Sophodialoghi, nel quale, lo sapeva bene, io potevo trovare la spiegazione della sua decisione. E veramente quel libro mi ha aiutato molto a capire. Ma mi è rimasta in testa una domanda a cui non posso rispondere: come è stato possibile che io avessi interpretato quel mollare i principi come l inizio di una vita più leggera, più allegra, più rilassata, mentre in realtà era Dario che diceva addio alla vita, non aveva più bisogno dei principi, non doveva più essere così duro con se stesso, poteva mollare? E la mia domanda è questa: fino a che punto, interpretando le azioni di una persona con la quale condividi ideali, sogni, una persona che ami con tutto il cuore, stai interpretando questa persona o stai interpretando te stessa, ed invece di capire a fondo questa persona stai solo vedendo il tuo riflesso? Chiedo perdono ai lettori de la fonte per aver parlato di Dario cominciando dalla fine e prometto di trovare altri momenti per parlare di Dario il rivoluzionario, il combattente, l uomo che non ha mollato mai, neanche quando è stato brutalmente torturato in Brasile. Un ultima domanda: nel momento della morte, Dario ha mollato o ha compiuto un atto di supremo coraggio? 14

15 Pudore. Mi piace questa parola, nonostante il sapore vagamente retrò, o proprio per questo. Quando la pronuncio o la ripenso, la mente mi si affolla di immagini e ricordi, alcuni dolcissimi, altri meno. Vedo i crocchi di donne piegate sull uncinetto a Mirabello, le gambe serrate e un grembiule ad ammantare le ginocchia, se mai rimanessero troppo scoperte; vedo i contadini che venivano in paese per le feste consacrate e si mettevano in coda alle processioni, il capo reclinato, le mani impegnate a stirare il risvolto delle giacche, quasi temessero per le loro vesti un po fruste, meno allineate di quelle dei paesani; vedo mio padre giovane e noi bambini nei consessi tra amici, quando è che qualcuno degli adulti si infervorava e si produceva in parole o pose colorite e lui, babbo, abbassava lo sguardo per non incrociare gli occhi miei e di mio fratello, ai quali aveva ripetuto in mille occasioni che mai, mai sia dire e gesticolare così; vedo me, quante volte, le innumerevoli volte che per ogni dove ho sbagliato esagerando e me ne sono vergognata, la voce incerta, la testa piegata a nascondere il volto, un morso al cuore. Mi è tornata spesso in mente la parola pudore di recente. Sarà stato il contraccolpo del pressing elettorale, volgare e sfrontato il più, di espressioni e gesti inconsulti, di manifesti talora grotteschi, di troppe e troppo aperte sollecitazioni di voto ad personam, ricevute anche per parte di semisconosciuti o presunti avversari e ora ex-avversari in fatto di visione politica. Una decina di giorni prima delle elezioni mi è giunto il messaggio di un collega che sapevo sufficientemente schierato in politica e in posizione sufficientemente distante dalla mia: appunto in virtù di tale differenza usavamo confrontarci con rispetto. Nel messaggio mi invitava a ricordare nel box elettorale il nome dell x candidato che lui stesso sosteneva, candidato di una lista y, i cui connotati ideologici manco a dirlo risultavano più vicini alla mia concezione politica che non a quella che supponevo essere a tuttora la sua. Ribaltone a parte, mi sono piccata, gli ho posto che mai avrei barattato la libertà di sentirmi libera, o almeno di crederci. Mi ha telefona- cultura pudore e visibilio Luciana Zingaro to per chiarire, tuttavia mi ha costretto a parlarne, oltraggiando il mio pudore, dopo aver bellamente svenduto il proprio. Pudore è parola ormai decaduta dall uso linguistico perché in via di estinzione in rebus; aprioristicamente associata alla pruderie morale calvinista, ha significati multipli e sfumati, come attestano i numerosi sinonimi, da vergogna, a decenza, a costumatezza, a modestia, e bensì gli altrettanto vari antonimi, da esibizione, a corruzione, a sfacciataggine, ad insolenza, magari gratuita e compiaciuta. Pudore ci proviene dal latino pudor, termine che rimanda ad una radice indeuropea che contiene l idea del darsi pena, del preoccuparsi, evidentemente affinché i propri atti e le proprie espressioni non comportino il disonore di aver travalicato il confine che divide l umano dal bestiale. Mi viene da pensare che sempre in latino il sostantivo pudor si abbina ad un verbo di costruzione cosiddetta impersonale, me pudet: lo traduciamo io mi vergogno, ma è traduzione approssimativa a fronte dell originale latino di tenore ben più forte, in quanto il verbo che indica il sentimento è lì implacabilmente impersonale, il soggetto implicito ne è l atto, l idea, la situazione che provoca il pudore, l oggetto che il pudore percuote è chi il pudore lo avverte. Quasi che il senso del pudore presupponesse una sorta di alienazione da sé, un inclinazione a guardarsi dal di fuori, come estranei, e giudicarsi poi, arbitri inesorabili. La notizia del prossimo arrivo del papa in Molise ha suscitato in me un singolare mix di gioia e stordimento. So che, pur combattuta nell intimo, non parteciperò all incontro col papa, e non per mancanza di devozione né per via della latente agorafobia che mi soggioga. Il fatto è che, per quanto mi piaccia condividere le emozioni con gli altri e sentirmi elemento pulsante di un tutto, non amo le adunanze di massa né le mitizzazioni spettacolari, specie se si tratta di fede e di religione: ho timore in questi casi di svuotarmi di me, di distogliermi da quel raccoglimento e da quella revisione interiore che mi sono necessari per sentire prossimo Dio. Perciò gli stessi riti religiosi mi vedono spesso in posizione defilata e in silenzio; non è tanto in causa il dualismo azione-contemplazione, credo sia una questione di pudore, ancora una volta, pudore che mi allontana dal visibilio. Magari non sono tra i puri di cuore di evangelica memoria, ma onestamente è questa la mia dimensione e in ciò stesso ha una sua purezza originaria: Dio lo trovo meglio tra le nubi sospese nel cielo come altalene, nella bellezza della rosa canina, negli itinerari assolo per la periferia della città al crepuscolo, nel sorriso tenace ed incantevole di un amica prostrata dalla sofferenza e che pure non rinuncia al decoro e alla fatica della vita. riflessioni 15

16 arte le forme del rococò Il costume rococò ha caratterizzato gran parte del XVIII secolo e si può collocare tra il 1730 e il Uno dei tratti che meglio contraddistingue il rococò è la tendenza all'eccesso. Si passa dalle forme più raffinate e sfarzose, dal lusso esasperato, volute dagli appartenenti alla classe aristocratica, all'eleganza sobria delle soluzioni più rigorose e razionali seguite dai borghesi e dai sostenitori del pensiero illuminista, fino alle fogge folcloristiche degli abiti dello stile pastorale e bucolico. I colori Nei colori si va dalle tinte più tenui e delicate dello stile francese alle tinte squillanti dei costumi esotici e orientaleggianti. La mancanza di misura si nota soprattutto negli abiti delle dame: avevano corpini strettissimi, dalla vita di vespa e gonne esageratamente ampie, sostenute da ingombranti panier che per le loro dimensioni impedivano alle signore ogni movimento. Le acconciature vanno dai semplici capelli raccolti sotto minuscoli cappellini, ad acconciature estremamente complesse e voluminose, con cappelli di fogge ampie e arricchiti di piume e decorazioni sovrabbondanti. Anche nelle calzature si punta all'esagerazione. Le scarpine da cerimonia sono oggetti di lusso esclusivi, realizzate in tessuti pregiati e ornate di gioielli, perle e diamanti. Oppure, in altri casi l'altezza dei tacchi venne aumentata, arrivando ad adottare anche calzature esotiche, come quelle dell'abbigliamento "alla turca", che sembrano quasi dei Gaetano Jacobucci trampoli. La stessa cosa vale per il trucco, usato abbondantemente, fino a trasformare il viso in maschere di cipria. Nel corso del suo sviluppo il costume rococò ha subìto diverse trasformazioni, poiché mentre nella prima metà del secolo possedeva caratteri pressoché unitari, nella seconda metà del Settecento si divise in filoni diversi e alla fine del secolo si trasformò nuovamente. Per schematizzare lo sviluppo del rococò si possono distinguere tre momenti: il primo rococò, o stile Luigi XV, corrispondente al primo periodo del suo regno, il secondo rococò, corrispondente alla seconda parte del regno di Luigi XV e alla nascita del pensiero illuminista, il tardo rococò, corrispondente al regno di Luigi XVI e che termina con la Rivoluzione francese. lo stile Luigi XV Il rococò si formò in Francia, presso la corte di Luigi XV, che regnò dal 1722 al È rappresentato soprattutto dalla figura di Madame Pompadour, e si pone come una derivazione della precedente moda della Reggenza e si definì come stile tipicamente aristocratico, indice di nobiltà. Questa moda, rappresentativa di lusso e raffinatezza, si diffuse rapidamente in tutte le corti d'europa, durante tutta la prima metà del '700, come uno stile unico, senza distinzioni nazionali. Con il costume del primo rococò, come negli altri campi dell'espressione artistica di questo stile, trionfa la luce e la leggerezza, i delicati colori pastello, i particolari resi con estrema finezza e fantasia, il decorativismo. Altre caratteristiche della moda di questo periodo sono lo slancio verticale, la ricerca di dinamismo, l'armonia asimmetrica soprattutto nelle decorazioni, l'ispirazione al mondo della natura e soprattutto ai fiori, l'ammirazione della cultura figurativa orientale, soprattutto cinese e giapponese con gusto per l'esotico e il bizzarro. Grande importanza assunsero i tessuti di seta leggera, i pizzi, i merletti, le perle e le pietre preziose. 16

17 mondoscuola Ci piace, in questo numero, dedicare la rubrica Mondoscuola agli alunni - cioè a coloro per cui è nata - dando loro voce. Accogliamo, dunque, al termine di un anno scolastico, la testimonianza fresca e coinvolgente di una giovanissima allieva della scuola secondaria di I grado di Mirabello Sannitico, che così racconta l esperienza della visita alla cooperativa Le terre di don Peppe Diana, svolta con la sua scuola durante la scorsa primavera. Il giorno 29 aprile scorso, noi alunni della scuola secondaria di I grado di Mirabello Sannitico abbiamo svolto un interessante viaggio d istruzione in Campania. Ci siamo recati, infatti, a Castelvolturno, in provincia di Caserta, per incontrare gli operatori della cooperativa Le terre di Don Peppe Diana (il sacerdote ucciso dai casalesi il 19 marzo 1994, a Casal di Principe), che con l associazione Libera gestisce dal 2010 un caseificio e un allevamento di bufale su terreni confiscati alla camorra. Siamo arrivati presso l azienda intorno alle 9.30 e lì ci ha accolti il presidente, Roberto Fiorillo. Entrati all interno del caseificio, abbiamo potuto osservare il processo di filatura e mozzatura (ossia spezzatura, processo da cui deriva il nome mozzarella) che la mozzarella subisce. Il primo consiste nel rendere solido il latticino per dargli le in terra di camorra forme desiderate, il secondo consiste nel dare il tipico aspetto alla mozzarella, spezzandola. Gli operatori ci hanno inoltre informati delle difficoltà legate al lavoro che svolgono, che purtroppo va incontro a minacce e ritorsioni, ma anche la soddisfazione di contribuire ad un progetto così importante, quello del recupero di beni che prima erano in mano alla criminalità, possibile grazie alla Gabriella de Lisio legge Rognoni-La Torre, del 1982, e alla legge 109 del Finita la visita al caseificio, siamo entrati in una spaziosa sala-proiezioni e lì il presidente Fiorillo ci ha spiegato molte cose, con l aiuto di alcune slide. Innanzitutto ci ha illustrato gli obiettivi e le attività svolte dalla cooperativa, che fa parte della rete di Libera, associazione impegnata contro le mafie dal 1995, ed in particolare nel riutilizzo delle terre confiscate alla criminalità, sia in Campania che altrove. Il presidente ci ha parlato delle continue minacce che la cooperativa subisce, raccontandoci di quando la camorra gli ha bruciato un campo di lavoro. Ma ci ha anche trasmesso positività, dicendoci che loro non si arrendono e continuano il loro cammino senza preoccuparsi delle minacce, perché, come ci ha detto, per combattere la mafia bisogna avere il coraggio di lottare. Molto interessante è stato sapere dei campi di lavoro estivi che Libera organizza per permettere ai giovani di sperimentare cosa si prova lavorando ad un progetto così importante, agendo nel rispetto della legge quando tutto, intorno, sembra invitare al contrario. Una cosa che ci ha colpito molto è stato vedere la voglia di lottare a denti stetti e con gran coraggio che i ragazzi dell associazione hanno, e secondo me è stato un messaggio molto importante. Questa esperienza è stata per noi molto bella e significativa, perché ci ha insegnato che è importante combattere per realizzare degli obiettivi così alti e coraggiosi come quelli proposti da Libera. Un altro insegnamento per noi importante è stato sapere che, nonostante tante difficoltà e tante vittime, ci sono molte persone impegnate nel rispetto della legge, e molto attive nel contrasto alle mafie (Camorra, Cosa Nostra, Ndrangheta e Sacra Corona Unita), l obiettivo principale che don Luigi Ciotti si è proposto nel 1995 con la realizzazione di Libera. Camilla Sulmona 17

18 libera molise piazza tienanmen Ho ancora davanti agli occhi viva e amara l immagine del carro armato che in Piazza Tienanmen, il 4 giugno 1989, con i suoi cingolati cercava di investire un giovane studente universitario pechinese, poi divenuto famoso in tutto il mondo per questo atto di imperturbabile coraggio. Questo giovane era parte integrante di quel movimento studentesco, ma anche operaio, che con strumenti democratici, quali le assemblee pubbliche, aveva osato con lucida determinazione criticare la politica governativa del partito unico, che si confondeva con lo stato, nonché la corruzione dilagante in seno alla classe dirigente, politica e partitica, cinese, che in quegli anni stava portando avanti il processo di modernizzazione del paese voluto con testarda tenacia da Deng Xiao Ping. Quel giovane è divenuto il simbolo, per una parte cospicua della gioventù cinese e dell intellighentjia di quel paese, del rifiuto del processo di modernizzazione dell economia e delle strutture statuali che riusciva ad esprimere soltanto una politica sorda alle istanze di un vero cambiamento democratico che il ceto contadino, i giovani, gli intellettuali, ma anche la borghesia progressista delle ZES (zone economiche speciali) chiedevano. Queste rivendicazioni riguardavano una vera democrazia in cui in Parlamento fosse presente una opposizione il cui ruolo fosse di controllo democratico sul governo e sulla maggioranza che lo sorregge; quindi, tali necessità significavano anche la messa al bando della politica del partito unico che si confondeva con lo stato. Il 4 giugno, dunque, è una giornata simbolo della lotta per la democrazia partecipata, e le sofferenze del popolo cinese di quegli anni devono poter essere conosciute dalle nuove generazioni, che devono, proprio perché diverse da quelle degli anni Ottanta/ Novanta del secolo scorso, essere educate al valore concettuale e al significato civile della Memoria. Per questa ragione nei giorni scorsi ho voluto rituffarmi in questo clima politico e leggere (tra i tanti su questo argomento) un libro di Yang Yi, Un mattino oltre il tempo, Franco Novelli del 2008, che racconta vicende collegate ai fatti di Piazza Tienanmen del 4 giugno Un mattino oltre il tempo è un romanzo di formazione, di scoperta di nuovi orizzonti culturali - all università statale di Qinhu - che due ragazzi di campagna, Zhiqiang e Haoyuan, visceralmente desiderano conoscere: la musica occidentale e quella giapponese è molto amata, come profondamente vagheggiato è lo studio della cultura occidentale e della lingua inglese nella prospettiva di un radicale cambio di vita in Occidente -. I due giovani studenti hanno come insegnante il professore Gan, che ama la cultura occidentale, parla bene la lingua inglese e fa conoscere ai suoi giovani allievi la figura del più grande intellettuale cinese del XX secolo, Lu Xun, sotto un altra luce, che non è quella del poeta e dello scrittore che l entourage comunista pechinese utilizza ai fini propagandistici. La frequentazione e l amicizia con il professore Gan danno agli studenti dell università di Qinhu la possibilità di leggere e interpretare con maggiore attenzione la realtà sociale del paese tenuto sotto rigido controllo ideologico dal partito unico. Le discussioni collettive, gli approfondimenti anche individuali toccano il nocciolo della vita del paese: la democrazia che non esiste e un Parlamento nazionale che veda al suo interno una forza che governi e un altra che rappresenti effettivamente l opposizione. Infatti, la democrazia di un paese è consentire che ci sia una libera e reale opposizione. Di qui, la partecipazione degli studenti dell università di Qinhu al dibattito generale della nazione, che sfocerà successivamente a Pechino nelle manifestazioni in Piazza Tienanmen, fulcro di una rinascita civile subito repressa nel sangue prima e nelle carceri poi. Le domande che i giovani universitari cinesi si ponevano - può una nazione essere comunista e democratica nello stesso tempo? - sono quelle che noi tutti ci siamo posti e ci poniamo continuamente anche oggi: una nazione può essere capitalistica e democratica ad un tempo? In tale contesto che ruolo ha la cultura, che ruolo hanno gli intellettuali nella formazione civile e politica di un popolo? Consiste effettivamente la democrazia nella pluralità delle decisioni e nella trasparenza delle informazioni? Quando si è alla presenza di un partito unico che gestisce la vita di un intera nazione, ci si può porre la domanda se tale presenza è una obbligata necessità o è l espressione reale di una linea politica oppressiva e antidemocratica? I giovani studenti universitari ascoltano dal prof. Gan che la Cina ha bisogno di un partito di opposizione che svolga effettivamente una reale funzione di controllo. Di qui, la rilettura della produzione di Lu Xun, rappresentato come un intellettuale che educa ai valori autenticamente popolari e democratici, quali la libertà, l eguaglianza sociale, la giustizia. Ma il 4 giugno 89 a Tienanmen c è la dura e feroce repressione dei carri armati: da una parte c è l ala moderatamente progressista del partito comunista, che fa capo al segretario generale del PCC, Zhao Zhyiang, disposta ad ascoltare le istanze di profonde riforme avanzate dal movimento di protesta; dall altra, consistente e punitiva si fa l azione dell ala riformista denghiana - Deng Xiao Ping, l erede di Mao Zedong, - che non appare per niente disposta a sacrificare le riforme - la modernizzazione dell economia cinese fondata sui parametri delle dottrine capitalistico-occidentali - e per questo coopta la linea della repressione che costerà la vita in quei giorni a centinaia (e forse migliaia) di giovani studenti, lavoratori, cittadini, donne. Alle libertà, individuali e collettive, si è preferita la linea della prospettica giustizia sociale Alla luce di questi avvenimenti drammatici e dolorosi, l ala denghista e riformatrice del Pcc, retta successivamente dall erede di Deng, Zhao Zemin, s impone attraverso il controllo sul partito comunista, sulla burocrazia statale e sul paese reale, grazie all appoggio incondizionato dell esercito popolare rivoluzionario e delle forze sociali delle zone costiere del paese, quelle fortemente industrializzate, avviando il processo di modernizzazione della nazione, il cui obiettivo principale era di migliorare le condizioni di vita della popolazione, riducendo i livelli pericolosamente sociali della povertà. Deng Xiao Ping l ha fatto scegliendo la via comunista al capitalismo e i suoi successori l hanno ratificata entrando a far parte, nel novembre del 2001, della Organizzazione per il Commercio Internazionale, meglio nota come WTO. L intenzione e la progettualità denghiane sono state quelle di dare continuità alla fase rivoluzionaria e maoista del 1949, l anno della nascita della Repubblica Popolare Cinese, inserendo la nazione e l economia del paese sulla scia delle dottrine capitalistiche e finanziarie dell Occidente. Sotto gli occhi di tutti è la situazione attuale della Cina, paese egemone, che incute timori e fobie al mondo capitalistico occidentale. 18

19 Tento invano di sfuggire agli ingranaggi del tempo e di non essere choosy ma così facendo a volte si finisce per inseguire una chimera, i sogni diventano sfuocati, la crisi interiore si somma a quella esteriore. C è bisogno di grande forza per fermarsi e riflettere sulle esperienze vissute e su quelle che ci aspettano, per capirci qualcosa in questo marasma di impegni e emozioni. Il 2 giugno è ormai alle porte e mi sarebbe piaciuto spendere qualche parola sulla prima partecipazione delle donne al voto nel 1946 e sul processo di acquisizione della cittadinanza da parte delle donne, inteso come processo di acquisizione dei diritti. Una tale disquisizione richiede però conoscenze approfondite e ricerche alle quali non ho potuto dedicarmi adeguatamente a causa di una serie di impegni. Uno di questi è stato la partecipazione all evento Youth Pact: Missing links per un dialogo strutturato verso il L evento si è svolto a Roma dal 14 al 17 maggio, finanziato dal Programma Gioventù in Azione dell Ue, in collaborazione con l Università Cusano ed il patrocinio del Forum Nazionale Giovani. Esso ha riunito 60 giovani provenienti da comunità piccole e svantaggiate di tutta Italia che hanno avuto la possibilità di essere coinvolti in un processo di Dialogo Strutturato, di ripercorrere la storia delle politiche giovanili con gli attori e stakeholders principali e di capire l importanza della partecipazione e dell accesso a processi politici che interessano i giovani. Il Molise ha visto la partecipazione di 4 giovani: io e Angelica Quiquero di S. Croce di Magliano, Giuseppe Pasquale di Pietracatella, M. Cristina Bibbò di Campobasso. Ciò che è venuto fuori da questo incontro è che per parlare di politiche giovanili e di dialogo strutturato (attraverso il quale la base può interagire con le istituzioni attivamente per mezzo di dialoghi top-down e bottom-up) bisogna tenere ben presente il contesto di provenienza dei giovani. Le persone che lavorano nelle istituzioni europee sono perfettamente consapevoli dell euroscetticismo e del fallimento della moneta unica ma ritengono che l esistenza dell Ue sia ormai un elemento dato, con molti problemi ma senza il quale, presi singolarmente, i paesi che la compongono non potrebbero sopravvivere. Questa tesi giovani europei non può essere trascurata quando si parla di politiche giovanili. Esse sono sì trasversali ma sono anche multiformi, il che vuol dire che esse possono essere estremamente deboli ma anche estremamente forti. L idea che mi sono fatta osservando il lavoro che giovani provenienti da tutta Italia, da contesti socio-economici e politici diversificati tra loro è che -per quanto io nutra intensi dubbi sull efficacia dell Unione- l Europa fa miracoli. È l Europa che ha reso possibile l evento Youth Pact e che ha dato vita a un vero e proprio dialogo strutturato. Noi giovani ci siamo divisi in gruppi di lavoro per scrivere Raccomandazioni individuando diversi macro-temi: orientamento, istruzione e formazione, sport e ambiente, diritti, lavoro e autoimprenditorialità, partecipazione e governance. Beh è stupendo osservare il risultato del lavoro dei giovani impegnati nelle proprie realtà locali, piccole e lontane dal centro, lo scambio di idee, la proposta di soluzioni condivise. Abbandonando logiche partitiche e campanilistiche, impegnandoci in prima persona, informandoci (www.agenziagiovani.it; potremo veramente capire che i fondi che finiscono nelle casse dell Europa non sono poi tutti perduti, che gli scambi ai quali possiamo prendere parte e che qualche anno fa non erano pensabili, sono alcuni dei frutti più Maria Antonietta Crapsi società dolci dell Europa. L Europa così come lo stato italiano sembrano lontani perché noi siamo lontani, distratti. Ma la vicinanza delle istituzioni, l attenzione ai nostri problemi la possiamo ottenere solo col il nostro duro lavoro, con le notti insonni, con la voglia di mettersi in gioco e la disponibilità a cambiare prospettive. Non volendo torno a parlare di quello che volevo fosse il tema di questo articolo : l estensione del voto alle donne. Il processo per diventare cittadine italiane è iniziato nel 1946 pur con le preoccupazioni espresse proprio in seno a uno dei partiti che più ha caldeggiato l estensione del voto alle donne, quello comunista. In un bollettino a circolazione interna del Pci infatti si leggeva: La concessione del voto alle donne è giunta prima che la massa femminile italiana nella sua estensione fosse stata effettivamente ed efficacemente mobilitata attorno a questa rivendicazione. Esiste ancora in Italia un notevole disinteresse femminile all esercizio della democrazia, esiste soprattutto una profonda ignoranza. Associando questa frase al voto per l Europa, non si nota forse qualche assonanza? Sebbene esistano ancora rilevanti limiti alla parità di genere le donne italiane hanno lottato e ottenuto importanti diritti. I giovani europei dei piccoli paesini saranno in grado di fare lo stesso? L Europa, l Agenzia Intercultura e Mobilità e io crediamo di si. Tocca a noi! 19

20 società colpa di alfredo Sabrina Del Pozzo Carissimo mese di maggio, quanto stupore, rammarico, quanta illusione e dosi di fallimento misto ad impotenza ci hai regalato. Mese di primavera che porta con sé nuovi amori e colori ed oggi anche nuove, vecchie ed improvvisate alleanze ed amicizie. Io sono giallo ma posso essere anche blu, io sono verde ma voglio diventare turchese, io sono celeste ma all occorrenza fidatevi mi trasformo e divento come più mi preferite. Ma dai perché non ci mischiamo tutti, tanto a cosa servono quei tanto ormai vecchi ideali, i valori e i nostri pensieri? Non sappiamo neppure chi siamo, cosa vogliamo, lasciamo dire sempre prima agli altri cosa si aspettano e come ci vedono magari così riusciamo a cavarne qualcosa, cosa ne dite? Io in fin dei conti non so bene se ad esempio preferisco i bianchi o i neri, se accetto soltanto un idea di famiglia tra un uomo ed una donna o se potessi tollerare anche l unione tra due uomini e due donne. Non ho mai compreso il significato di termini al parere di altri più complessi. Al giorno d oggi parlano di intercultura, mondialità, di apertura mentale ma non capisco. Mi hanno proposto, mi hanno detto che ho una faccia pulita, una famiglia numerosa, che la gente mi riconosce come un bravo uomo, che se tutto andrà per il meglio avrò un lavoro, che entrerò per diritto a far parte del mondo dell élite, che mi sentirò improvvisamente intelligente, del resto saranno pochi ad accorgersi che non sono neppure mai andato al di là del mio naso e che ho la zucca vuota. Devo studiare soltanto un copioncino: mantenermi in linea con le idee prescelte dal mio gruppo, sorridere e salutare tutti, odiare l outgroup e reputarli stupidi anche se due giorni prima erano i miei più cari amici. Devo imparare a camminare dritto, con spalle alte e senza respirare, se riesco ad indossare una camicia e giacca ma non necessariamente un frac basta anche la cravatta o ancor meglio uno sciarpino con nodo giovanile, se uomo, mentre se donna giacca minimal e gioielli importanti e l immagine cambia ed il gioco è fatto. Che amarezza. E non puoi neppure dirlo, non ti è concesso lamentarti perché tanto ti diranno che è così che è sempre andata, che scocci soltanto a ribadire gli stessi concetti, le stesse diavolerie sempre qualora qualcuno ti ascoltasse. E non è poi del tutto sbagliato. Perché però credere nell esistenza di un super eroe pronto a salvarti? Non ho mai conosciuto nessuno nato super eroe, forse soltanto nei film. Piace così tanto rimanere mediocri e far scegliere sempre a qualcun altro? Ma tu non scegli di seguire questa strada, non ascolti e continui. Vai avanti ugualmente perché sai di essere riuscito a farti ascoltare e farti riconoscere in quanto uomo senza indossare necessariamente un frac, una giacca, tacchi o gioielli, perché non vendi l anima al diavolo, perché sai che è stato possibile costruire qualcosa senza necessariamente sorridere a denti stretti sperando che nessuno si accorga che stai salutando un tuo nemico. Che politica becera, triste, dove i contenuti vengono attentamente scritti in una brochure senz anima. L ultima linea seguita è stata principalmente la scelta di volti giovani. Va benissimo. Ma anche i giovani al pari dei vecchi molto spesso e molti di loro temono i super eroi ed hanno piegato la testa. Puoi scegliere due vie: o farti una gran bella risata o puoi provare tristezza. Mi raccomando se la scelta ricade sulla seconda cerca di provarne tanta però di tristezza. Tutto ciò significa morire con dolore e lentamente invece di preferire l adrenalina che soltanto la lotta ed il confronto riescono a darti. Anche questa volta sarà stata colpa di Alfredo - come qualcuno ha cantato. sera Si spegne il giorno dietro la finestra. La città si sfalda nell opacità del crepuscolo. Le case si assottigliano in membrane d ombra. Lo sgomento sente il silenzioso morire delle cose. Poi la sera si accende: i fuochi delle luci brulicano nei quartieri, si ordinano lungo le strade. Ogni struttura riemerge, riprende rilievo. Neri spazi incollati su patine di colore. La città pervasa da sottili riverberi percorsa da fermenti di voci, suoni, rumori, consuma la sua sera. Lina D Incecco 20

21 È da tempo che si rilancia un modello di liberismo comunitario che ponga fine ad uno statalismo che non dà spazio all iniziativa del popolo e che sempre più apre le porte alla privatizzazione di beni e di iniziative da parte di imprese che invadono ogni angolo della vita. A partire dai servizi essenziali previsti per la società civile. A tale panorama fa da contorno un crescente astensionismo da parte dei cittadini per quanto riguarda la partecipazione e l impegno in una politica ormai del tutto asservita ai partiti. La frammentazione del corpo sociale favorisce gli interessi privati e agevola il protagonismo di singoli e clan a danno del bene comune e della fornitura di servizi ad ampie fasce di cittadini. Senza lasciarsi prendere da una diffusa opinione che vorrebbe assegnare tutti i mali della politica ai nostri giorni gioverebbe rifarsi a opinioni di elette intelligenze che rintracciano la crisi della politica come un male ricorrente in ogni epoca storica. In un saggio molto documentato di fine 900 Mario Tronti non ebbe scrupoli nell affermare che in ogni epoca si riscontrano fenomeni che costituiscono stimolo alla razionalità dei popoli nel recuperare valori e procedure a difesa della libertà e della qualità della politica. E tra i segnali ricorrenti nella storia non ha scrupolo nel collocare: la crisi della politica, l economia che vince sulla politica, la grandezza e miseria del capitalismo, la fine della polis, la scienza ancella della politica ma anche le gemme che annunciano una corretta rifioritura della democrazia radicata nel popolo che la rianima: la vera rivoluzione quella femminile, il movimento operaio, il nuovissimo consociativismo, la politica, il quotidiano e il senso della storia Dalla voce di autorevoli rappresentanti del welfare comunitario si rilanciano ancora oggi ricorrenti istanze volte a non confondere la dimensione pubblica con quella statale. La centralità dello stato, così intesa, azzera il senso della democrazia e dà ampio spazio a forme di privatizzazioni squallidamente scadenti e contagiate da un clima di corruzione diffusa. Le cronache di questi terzo settore per una cittadinanza attiva giorni ci forniscono una miriade di intossicanti episodi riguardanti personaggi di rilievo ben noti al pubblico. Il principio della sussidiarietà, ben presente nella nostra Costituzione, esige la salvaguardia della dimensione partecipativa e va oltre i ristretti recinti del controllo e della gestione che escludendo il rapporto con i cittadini si riduce a procedure di rigida e improduttiva burocrazia propria di un modello di stato ripiegato su se stesso. Ed ecco allora che da più parti si alimenta la sfida per dare spazio e rilievo al Terzo Settore, ad una cittadinanza e all associazionismo che vadano oltre la frammentazione e si adoperino per l attivazione di procedimenti e iniziative che siano di affiancamento, di proposta e di stimolo alle istituzioni. Guarda caso, in questi giorni lo stesso presidente del consiglio, Renzi, nel prendere atto del diffuso disagio che tormenta il Paese, alle prese con le cronache squallide di scandali e corruzione, sollevava l esigenza di ridare spazio ad un associazionismo che affianchi le istituzioni con spirito di viva partecipazione volta a delineare un Leo Leone modello di stato e di democrazia che ridìa valore e rilievo al primo articolo della Costituzione che sancisce il principio: La sovranità appartiene al popolo. In Molise si va rilanciando l idea della rinascita del Forum del Terzo Settore che già in passato si è adoperato per unire associazioni e gruppi di impegno sociale nel fornire stimoli e avviare un dialogo permanente con le istituzioni. Il messaggio verrà reiterato al termine della stagione elettorale in corso. Da indagini di provenienza diversa risulta che il Molise presenta un indice piuttosto elevato per quanto attiene il numero e la diversità di gruppi associativi aperti all impegno sociale; di movimenti anche giovanili di promozione sociale, operativi nell ambito della cultura, del turismo, dell arte, dello sport e anche di matrice religiosa. Per una popolazione piuttosto ristretta i numeri sono di una certa sovrabbondanza e in alcune occasioni di impegno civile hanno fornito chiari segnali di compartecipazione e condivisione di impegno comune. Una testimonianza fortemente convincente fu quella che qualche anno addietro fornì un numero davvero strabiliante di gruppi e di mezzi di trasporto provenienti nel capoluogo regionale anche dalle zone più interne della regione, in occasione della campagna nazionale a difesa dell acqua come bene comune. È auspicabile che l interazione tra cittadini, gruppi e associazioni trovi tra noi opportunità di ridare vita a iniziative che pongano al centro la cittadinanza attiva che dia segnali ad una politica che non si adopera sistematicamente per l attuazione di programmi volti al bene comune. A partire dalle nuove generazioni. Via Marconi, 62/64 CAMPOBASSO 21

22 dibattito: l amore può finire? genitori e figli Adriana De Bartolo La mancanza di tempo e di dialogo tra genitori e figli è alla base delle problematiche che possono insorgere nel processo di crescita dei bambini. I genitori che lavorano sono costretti ad affidare i propri figli ai nonni, agli asili nido o ad una baby-sitter, cosa che si traduce in una ridotta quantità di tempo dedicata al rapporto genitorifigli. Spesso a ciò segue una diminuzione della qualità del tempo dedicato ai figli, in quanto li si vede solo alla sera, quando si è stanchi dal lavoro e con poche energie da poter dedicare loro. È fondamentale che il genitore cerchi di migliorare la qualità del tempo che trascorre con il proprio figlio riuscendo, in tal modo, a compensare parzialmente il poco tempo a disposizione per relazionarsi con lui. Attraverso la relazione il bambino comprende di avere delle figure di riferimento affettivo, ma tale processo è influenzato dalla qualità del tempo che i genitori trascorrono con i figli, cimentandosi nei giochi, impegnandosi nella relazione educativa, rendendosi disponibili all ascolto, favorendo il dialogo e l espressione delle emozioni e dei sentimenti reciproci, donando fiducia, ecc. Migliorare la qualità del tempo dedicato al proprio figlio significa interrogarsi rispetto all importanza che si sta dando ai vari ambiti della propria vita, ma soprattutto vuol dire imparare a comprendere quali sono i reali bisogni affettivi ed evolutivi del bambino, in modo da far fronte alle diverse problematiche che possono verificarsi nel percorso di crescita. La ridotta quantità di tempo che il genitore dedica alla relazione, in molti casi, si traduce in una mancanza di dialogo, che impedisce all adulto di conoscere e di entrare in sintonia con il mondo del proprio bambino. quando c è amore L'uomo non divida ciò che Dio ha unito. Analizzando questa frase del Vangelo, vediamo il Dio d'amore che unisce una coppia secondo l'amore, il rispetto, l'accettazione positiva per la crescita spirituale della famiglia. Ma la coppia che si divide, lo fa perché viene a mancare l'amore, elemento essenziale del giuramento all'altare di Dio. Venendo a mancare l'amore, per un qualsiasi motivo, non c'è più unione, non c'è più coppia. Quindi non si può prendere in giro Dio facendo finta che tutto va bene, salvando l'ufficialità del matrimonio. Di fronte alle molteplici e sempre più numerose separazioni, la Chiesa non può far finta che tutto va bene e che il suo compito è stato egregiamente espletato. Deve assumersi la responsabilità del mangiatene tutti e non soltanto per gli integrati nel sistema, perché sopportano la legge. La Chiesa deve continuare a spendersi affinché i futuri sposi comprendano realmente il significato dell'unione matrimoniale e deve essere consapevolmente responsabile mettendo di fronte ai futuri sposi tutte le possibilità di riuscita e non riuscita del matrimonio. Dio è amore e non può sottostare alle leggi dell'uomo. Se una coppia è di fatto, senza vincoli o sposata soltanto al municipio, perché, se si ama, non deve essere riconosciuta agli occhi divini? A volte l'amore di chi non è sposato in chiesa o non è sposato affatto, è più forte di chi ha giurato dinanzi a Dio amore eterno e poi infrange ogni legge d'amore rinnegando e negando al coniuge la pace e la tranquillità che Dio vuole per questa umanità. Ho visto, nella coppia, amarsi, aiutarsi e rispettarsi persone dello stesso sesso molto più di persone di sesso diverso, che si sono uccise dentro e non certo per amore. La Chiesa dovrebbe prendere in considerazione l'abrogazione del concordato riguardo la famiglia ed il matrimonio concordatario, in nome di date a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio, per cui la Chiesa possa accogliere come non peccatori coloro che si sposano senza rito religioso ma con amore, elemento fondamentale di qualsiasi unione. Se Dio è amore, ove c'è amore c'è Dio, quindi come allontanare da Dio colui che ama? La Chiesa ha una grande responsabilità e sa che molti giovani si sono da essa allontanati perché si contraddice. Timoteo Limongi 22

23 spazio aperto Gentilissimo Direttore, in qualità di abbonata sostenitrice della sua rivista, come omaggio e augurio personale per il suo sessantesimo, le invio il seguente testo che vorrei condividere con la comunità di Bonefro e con tutti i lettori del suo giornale. Ad un uomo così austero tanto mite e riservato che, in virtù del ministero, qui qualcuno ci ha inviato. Don Antonio, è risaputo, sessant anni ha già compiuto e la sua comunità grande festa gli farà. Uomo in lotta ed in preghiera che non vede mai la sera, che ti parla di speranza anche quando il buio avanza. Nei momenti più preziosi, familiari e religiosi, con noi tutti ha condiviso ora il pianto, ora il sorriso. Sempre accorto e premuroso verso chi è più bisognoso, sempre pronto ad ospitare chi non sa più dove andare. Chiara e breve l omelia che ti indica la Via anche se, ma poco importa, a sinistra poi ti porta! La sua idea, da sempre espressa, ne la fonte è poi riflessa dove scrive, informa e annuncia il programma e la denuncia. Il confronto alimentato quasi un fiume è diventato e, poiché anche in ciò si spende, questo frutto già gli rende. Corto, semplice e giocondo il messaggio suo è profondo: la bontà della notizia è la pace e la giustizia. La sua calma, la sua fermezza ci rivela la fortezza di chi prende decisioni dopo lunghe riflessioni. Scorre il tempo, vola via ma rimane questa scìa, alta, lunga e luminosa di una vita generosa. E con ciò, è il festeggiato che un regalo ci ha donato e l augurio, per finire sarà solo un bene-dire. Giuseppina Colabella com Caro don Antonio, oggi la nostra comunità ti si stringe attorno festante, per augurarti buon compleanno e per testimoniarti stima ed affetto. Sarebbe interessante ma lungo, ripercorrere le tappe più importanti del tuo operato tra noi e tu ci hai insegnato ad essere brevi ed essenziali perciò diciamo solo che non dimentichiamo l evento del tuo insediamento nella nostra parrocchia: la gioia e lo sconcerto nel percepire la novità della tua persona; sembrava riecheggiassero le parole del profeta Isaia: Ecco, io faccio una cosa nuova; proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Qualcuno ricorda ancora la lettura della celebrazione di quel giorno: era il racconto di Davide contro il gigante Golia, in Samuele (1, 17). Davide si libera dell armatura di cui il re Saul l aveva rivestito e muove contro Golia con la sola fionda e alcuni sassi, uccidendolo; la valenza simbolica di questo testo era il messaggio che ti caratterizza: bisogna combattere con la fiducia in Dio e con le armi che si hanno, contro i giganti che ci stanno di fronte e che ci urlano addosso la legge spietata e sleale del più forte. Ci sei sembrato subito un prete diverso dal concetto tradizionale che ne avevamo, e ce lo hanno poi confermato la tua vita, le tue scelte, i tuoi scritti: di parte, controcorrente, critico, per alcuni scomodo ; mai neutrale, sempre pronto a denunciare le ingiustizie, rispettoso delle diversità e delle alterità; amante delle utopie concrete, di quelle utopie cioè, che non si stanno a guardare come la stella polare, ma che si possono realizzare camminando, strada facendo Sei tra noi ormai da 17 anni; abbiamo condiviso momenti belli e sofferenze personali e collettive; continua ad esprimerti nel binomio con cui riassumi il tuo ministero: Vangelo e giornale che può tradursi nel motto che ami: contemplazione e lotta: propulsione per una Chiesa altra, dove si intreccino, in felice sintesi, catechesi e liturgia, carità e denuncia ; continua ancora a spiegarci con passione la Parola che salva, a raccontarci lo stupore di un Incontro, ad indirizzarci sulla via giusta per essere testimoni credibili. Continua Auguri La comunità parrocchiale di Bonefro la fonte fonte febbraio giugno la la lafonte fontegennaio gennaio marzo

24 pillole di lupo mi immagino vincitore Ho comprato al bar tanti "gratta e vinci". Che bella invenzione. Meglio sarebbe se scrivessero: "gratta e, forse, vinci, ma io ho già vinto perché tu gratti e speri!". È il gioco del sistema: inventare un bisogno ed una speranza. Sistema vecchio, ma sempre attuale ed attivo permanentemente. I biglietti non li ho ancora grattati; li osservo e mi immagino vincitore. Nell'attesa di vincere, mi metto a fare il caffè in questo 25 Aprile di Liberazione: libero dal fascismo, dalla dittatura, dal denaro? Libero dalle ideologie, dai ricordi, dalla storia? Libero da..., ma no, semplicemente libero e consapevole che mezzo secolo di vita ha modificato profondamente i "connotati" al pensiero razionale ed alla politica del pianeta. Nell'attesa di vincere, osservo il mio cane che mi guarda, inconsapevole che tra poco avrà un amico-padrone più ricco, non sa di cosa, ma lui attende! Adesso vado a grattare, ma dopo il caffè ed una fumata di "pipa". Un rito. Quanti riti di speranza facciamo ogni giorno! Riti che fanno comodo al sistema integrato ed integratore che ci vuole "consapevoli cittadini consumatori di bisogni e di speranza... o è la vita?". Ho bevuto il caffè, accendo la mia pipa e gratto da vincitore... niente, ho perso; riproverò! Ecco, anche di fronte alla sconfitta, non mi arrendo, ma "riproverò"! Sappiamo già, che "quello" non ci darà il posto promesso, ma continuiamo a votarlo: parodia di una esistenza comune. Talvolta la rabbia ci fa fare uno scatto di un'altra speranza, ma qual è la speranza? Intanto, nel momento in cui altri ci sono venuti in soccorso e vinciamo, troviamo il modo di vendicarci di affronti subìti. In guerra, affronti sta a morti senza senso, spesso, procurati per quella infernale logica del potere da mantenere o conquistare! Legittimo Franco Pollutri il "saldare il conto" a chi non si è fatto scrupoli di uccidere o far uccidere i "tuoi". Forse, un po con la medesima prassi, che non esclude responsabilità, i vincitori di tutti i tempi hanno fatto giudizi sommari e sentenze di morte senza difensori e senza possibilità di appello. Nel momento in cui non si è lucidi, è facile anche fare confusione, ma in guerra, chi prima spara, vive; probabilmente per un altro "mo- mento-tempo" di ricaricare il proprio fucile e chissà, forse, si potrà premere, prima di altri, il grilletto. "Il grilletto", altra parodia della vita, che non ci esclude da quanti "il grilletto" lo mettono in funzione anche in quelle storie che chiamiamo d'amore! Non fa niente se abbiamo un contratto, scritto o meno, con quell'altra/altro declamata/o e nostalgicamente riportato nelle lettere d'amore; probabilmente, l'una e l'altra hanno senso, perché ha senso vivere il "momento-tempo". Il problema vero, rimane il tempo del dopo, ovvero il tempo di decidere che fare, da che parte stare o andare e "chi" essere. In un libro di storia, lessi, ma non ricordo l'autore, che fu chiesto ad uno storico che cosa avesse prodotto il fascismo in Italia; la risposta, lucida e terribilmente cruda, fu: cinquanta milioni o giù di lì, di antifascisti. In tutte le istituzioni repubblicane, la presenza di burocrati del "vecchio regime" era evidente ai più, ma chissà perché questi sono riusciti ad evitare il fucile. I poderi del regime, tanto per fare un esempio, chiamati EX GIL, "stranamente" sono passati nelle mani dei tanti furbacchioni rimasti ai loro posti. Perché non riaprire anche quei fascicoli, restituendo alla Democrazia Repubblicana averi che non appartengono a quei "privati furbacchioni" che se ne sono impossessati? Mah, le nuove generazioni conoscono poco di storia e di storia locale, in particolare di quella storia scritta dai burocrati, che, come i soldati comandati a sparare, essi redigevano "senza colpa", secondo loro, elenchi di proscritti e, spesso non comandati, di possibili collaboratori dei partigiani o di quelli dell'altra parte. Gli studi che si effettuano camminano troppo spesso su terreni di luoghi comuni ed ideologici. Difficile usare la Legge, le Costituzioni ed i Proclami scritti, declamati ed ossequiati religiosamente, nonché il buon senso, per rimettere al proprio posto cose e persone! Insegnavano, una volta, che la vita, l'esistere, comprende passato, presente e futuro, ma che il futuro viene un po determinato dal passato e si alimenta nel presente: tu sarai quello che sei oggi. Lo trovo estremamente vero. Personalmente non ho mai rinunciato al mio presente, senza timori e con po di follia ieri ed oggi altrettanto; fuori dalle logiche comuni, ieri ed anche oggi. Dove studiavo ai tempi universitari, i compagni di allora mi fecero un "processo rivoluzionario" per chiedermi: ma tu chi sei? Pensavano fossi un infiltrato; altri, prima, mi diedero del traditore. Perché? Giravo sempre con un mio quadernone dove appuntavo tutto e studiavo quanto avevo scritto. Nel mio lavoro ho fatto altrettanto e mi hanno convocato nei cosiddetti "consigli di disciplina", quelli alti e bassi, perché avevano immaginato che fossi un sobillatore. Loro, dirigenti, burocrati, curiali, ex camerati e compagni, leggevano le varie leggine per aumentare le loro buste paga e/o i loro spazi di potere. A me, "povero cristiano senza chiesa e compagno senza partito", liquidarono con un'espressione che è tutto un programma: Professò, ma credi proprio che noi ste cose nun le conoscemo? Ma se te demo ragione, ce teramo 'na botta 'n testa! E allora, sa che facemo? Diremo che non hai ragione, ma non hai torto. Ma tu statte calmo e pensa a te punto. Non l'ho fatto e... sono andato in pensione prima di ricominciare da capo! Ma io? Io sono contento di esserci e di essere come ieri! Perciò continuerò a grattare la vita. Anche il mio cane e la mia gatta condividono. 24

25 Il ciliegio ha origini antichissime, addirittura preistoriche, come attestano i rinvenimenti di noccioli in stazioni neolitiche e negli scavi di città lacustri. Pare che ad introdurre questa pianta in Italia sia stato Lucio Licinio Lucullo nel 74 a.c. dopo avere sconfitto Mitridate. Ma secondo Plinio il Vecchio, i Romani conoscevano già le ciliegie, anche se solo quelle selvatiche. Questa tesi è confermata anche da Virgilio (Georgiche II, 17-18): Pullulat ab radice aliis densissima sylva, ut cerasis ulmisque ( ad altre piante rampolla dalle radici una selva assai folta, come avviene per le ciliegie e per gli olmi ). Botanicamente il ciliegio appartiene alla famiglia delle Rosacee, precisamente al genere Prunus, di cui esistono due specie principali: - Prunus avium, detto anche ciliegio degli uccelli, che produce le ciliegie che consumiamo abitualmente come frutta fresca; - Prunus cerasus, dal greco kèrasos o kèrasus, termine che deriva dal nome della città di Cerasunte (o meglio Giresun) nel Ponto - l attuale Turchia -, da cui furono importati i primi alberi di ciliegie, che producono invece le amarene, genericamente definite come ciliegie acide. Il ciliegio è un albero che può raggiungere notevoli dimensioni e superare anche i 30 metri di altezza. Questo è uno dei maggiori problemi che si tenta di risolvere soprattutto impiegando varietà meno vigorose, ottenute tramite selezione clonale, o utilizzando portinnesti nanizzanti di ciliegio acido. In questo modo si cerca di ridurre anche le elevate spese di raccolta. In seguito alle ibridazioni varietali subite, il ciliegio dolce si suddivide in due categorie: - ciliegi autofertili, che possono fruttificare da soli; - ciliegi autosterili, che necessitano della vicinanza di una pianta di ciliegio di un altra varietà impollinatrice. Spesso il ciliegio è coltivato anche come albero da fiore. A causa delle sue dimensioni, esso viene usato nei parchi e più raramente per alberature stradali o nei giardini a scopo ornamentale. A tal proposito vale la pena di riportare la frase tratta da Il giardino dei ciliegi di Anton Cechov: "Io sono le nostre erbe il frutto del desiderio nata qui, qui sono vissuti mio padre, mia madre, mio nonno! Io voglio bene a questa casa, senza il giardino dei ciliegi io non capisco più la mia vita!". La presenza sul mercato di numerose varietà, con caratteristiche in grado di soddisfare le esigenze e le aspettative dei consumatori, ha riacceso l interesse per questa coltura. Oggi è possibile trovare sempre nuove varietà di recente introduzione, caratterizzate da un elevato standard qualitativo dei frutti e, soprattutto, da un ottima e costante produttività. Nella scelta varietale occorre tener presente, oltre alle caratteristiche dell albero (vigoria, portamento, fertilità, ecc.), anche l epoca di fioritura e l epoca di maturazione, ma soprattutto le caratteristiche del frutto (pezzatura, colore e consistenza della buccia, sensibilità allo spacco, ecc.). Tra le avversità di questa specie vegetale, la più temibile è sicuramente la mosca (Rhagoletis cerasi), la cui larva, nei casi di forte attacco e di condizioni favorevoli al suo sviluppo, è presente nella quasi totalità dei frutti, specialmente nelle varietà a maturazione tardiva. Purtroppo l unico rimedio efficace contro questo fitofago è un insetticida a base di dimetoato (per esempio il Rogor). Il legno del ciliegio, marrone-rosso, molto resistente, è di qualità ricercata per il valore commerciale soprattutto nell industria mobiliera, ma viene usato anche per la fabbricazione di strumenti musicali. E come non ricordare il burattino Pinocchio, costruito proprio di legno di ciliegio? Interessante l azione fitoterapica dei peduncoli del frutto dovuta alla presenza di acidi organici, sali di potassio, tannino e polifenoli. Il decotto ottenuto dai peduncoli ha delle buone capacità diuretiche. Secondo uno studio della Michigan State University, una dieta ricca di ciliegie, tiene lontano l infarto e le malattie vascolari in generale, in quanto questi frutti possiedono proprietà simili all aspirina. La ciliegia, ovvero Gildo Giannotti il frutto del desiderio, ricca di flavonoidi utili contro i radicali liberi, di zuccheri, sali minerali, vitamine A, C, B 1, B 2, PP, non viene consumata tuttavia in virtù del suo valore alimentare. È la sua forma, il suo colore brillante, il suo sapore armonico che ci spinge ad acquistarla o - meglio ancora - a staccarla dall albero e a gustarla al giusto grado di maturazione. Il detto popolare una ciliegia tira l altra trova giustificazione nel fatto che la Natura è riuscita a creare infatti una miscela di sapori che rendono questo frutto sempre più appetibile man mano che lo si assaggia. L esaltazione del gusto, così fine, prende il sopravvento sulla sensazione di sazietà e con difficoltà ci si riesce a trattenere. Se poi all aspetto gustativo si affiancano le conoscenze nutrizionali che identificano questo frutto sgargiante come alimento sano e salutare, non resta altro da fare che coltivarlo o comperarne in grande quantità. Annunciatrice dell estate, la ciliegia è l'ingrediente base di numerose ricette: moltissime sono quelle che ne contemplano la presenza, sia crude che cotte in differenti maniere, in pasticceria come in gastronomia. Esistono ciliegie ottime, oltre a quelle destinate al consumo fresco, per confetture, marmellate e sciroppi, succhi, canditi e sorbetti, torte e crostate. Ma l uso certamente più rilevante è quello in liquoreria. Ricordiamo il Maraschino, tipica produzione italiana, lo Cherry, il Kirsch. Quest ultimo liquore in particolare si presta bene per la seguente preparazione estiva: Fresche ciliegie di vignola. Ingredienti: 1 Kg di ciliegie; liquore kirsch; succo e scorza di limone; zucchero q. b.; panna montata. Preparazione: snocciolare le ciliegie e metterle in una terrina; aggiungere lo zucchero, il succo di limone e un po di liquore kirsch. Mescolare il tutto e lasciare qualche spicchio di limone intero per dare maggiore sapore. Mettere in frigo per una o due ore e servire accompagnando con panna montata. 25

26 etica concordato e costituzione Articolo 7 - Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale. La storia L art. 7 fu quello più a lungo discusso dall Assemblea Costituente. La formula del primo comma derivò dall unificazione di due proposte, firmate rispettivamente dal vicesegretario della DC G. Dossetti ( Lo Stato si riconosce membro della comunità internazionale e riconosce perciò come originari l ordinamento giuridico internazionale, gli ordinamenti degli altri Stati e l ordinamento della Chiesa ) e dal segretario del PCI P. Togliatti ( Lo Stato è indipendente e sovrano nei confronti di ogni organizzazione religiosa o ecclesiastica. Lo Stato riconosce la sovranità della Chiesa cattolica nei limiti dell ordinamento giuridico della Chiesa stessa ). L Assemblea, approvando la formula unificatrice, accolse come base concettuale la teoria della pluralità degli ordinamenti giuridici, proposta da Santi Romano, e con essa il riconoscimento del principio fondamentale della distinzione degli ordinamenti originari (sovrani) e coesistenti decise di tracciare una chiara distinzione tra ordinamenti che coesistono su territori diversi (Stato italiano e altri Stati) e ordinamenti presenti sullo stesso territorio (Stato italiano e Chiesa cattolica). La differenza sta nel fatto che mentre lo Stato è una società giuridicamente e politicamente organizzata su base territoriale, la Chiesa è una società giuridicamente ed eticamente organizzata su base non territoriale; la chiesa ha una sua potestà normativa che non le deriva da uno stato, ma è ad essa propria e originaria quale istituzione organizzata che oltrepassa i confini dello stato. Sempre dopo una lunga e accesa discussione, l Assemblea riconfermò, nel secondo comma, la validità dei Patti Lateranensi (firmati l 11 febbraio 1929 tra stato fascista e Santa Sede) e stabilì che eventuali modificazioni Silvio Malic dovevano comunque essere regolati da intese concordate. Emerse il timore che l art. 7 avesse come conseguenza la costituzionalizzazione dei Patti stessi. Alla fine l interpretazione della portata del secondo comma fu riassunta dall onorevole Dossetti: la norma del secondo comma dell art.7 non è una norma materiale (che disciplina un fatto o un rapporto) ma una norma strumentale e più precisamente, una norma sulla produzione giuridica delle norme semplicemente stabilisce attraverso quale iter debbano essere prodotte: non è una norma che abbia per oggetto i molti precetti contenuti nei 23 articoli del Trattato e nei 45 articoli del Concordato ha per oggetto un precetto solo e precisamente questo: che le eventuali norme dirette a modificare quelle contenute nel Trattato e nel Concordato debbano essere prodotte (ecco le diciamo norme sulla produzione giuridica) attraverso un determinato iter, cioè, l accordo bilaterale e, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale - e, d altra parte - la modifica unilaterale da parte dello Stato della disciplina esistente non può avvenire che attraverso un procedimento di revisione costituzionale (A.C. pp ). Commento Vari giuristi sostengono che l art. 7 - frutto del compromesso fra i partiti della sinistra e le forze cattoliche - presenta un profilo giuridico alquanto approssimativo. Il primo comma, infatti, utilizza nozioni (indipendenza e sovranità) che, presupponendo l elemento della territorialità, mal si adattano a definire le relazioni della Chiesa con l ordinamento statuale. Inoltre, l art. 7 ha finito per rendere difficoltosa la definizione del principio di laicità dello Stato: secondo la Corte Costituzionale (203/1989) la laicità non implica indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni, ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in regime di pluralismo confessionale e culturale. Infine, l articolo stabilisce una differenza giuridicamente rilevante fra l ordinamento canonico della Chiesa cattolica (esplicitamente riconosciuto dalla Costituzione) e gli ordinamenti confessionali delle altre religioni (riconosciuti solamente a livello amministrativo o legislativo). Sul piano politico, altri sostengono che l impianto dell art. 7 rende ancora attuale la questione delle ingerenze politiche della Chiesa: alcuni commentatori considerano le prese di posizione delle gerarchie cattoliche in merito a questioni inerenti la vita politica italiana come interferenze non giuridicamente perseguibili. Storicamente i concordati nella chiesa coincidono con una propria revisione interna avvenuta con il Codice di diritto canonico del 1917 e con quello del 1983, dopo il Concilio Vaticano II, che al can recide definitivamente il diritto o privilegio - delle autorità civili - di elezione, nomina, presentazione o designazione dei Vescovi. A questi codici seguono i Concordati del 1929 e la revisione del I concordati moderni nascono nel contesto dei grandi rivolgimenti politici prodotti dal conflitto del , in una visione di cristianità e di dialogo problematico tra due società perfette e sovrane. A fianco della ripresa concordataria si assiste ad una progressiva politica di presenza della Santa Sede nella scena internazionale: muove i primi passi con Pio XII, si afferma sempre più incisivamente con Paolo VI e Giovanni Paolo II. Nel periodo di Pio XI s impongono all attenzione i concordati con gli stati totalitari per garantire alle comunità cristiane un minimo indispensabile di libertà necessaria alla propria missione. L esperienza narra quanto poco fossero affidabili tali regimi nel rispetto di quanto convenuto perché le ragioni politiche inducevano a ritenere concordati o trattati internazionali semplici pezzi di carta. La nuova stagione, nel dopo concilio, ha spostato l asse di impostazione dei concordati, stipulati con stati democratici, più sulla linea di patti di libertà e di reciproca cooperazione al bene delle comunità, distanziandosi dalla prevalente tutela dei propri diritti. Negli ultimi decenni del secolo scorso e nei primi di questo i mutamenti 26

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