1 Milano, 26 marzo 2014 FONDI COMUNI D INVESTIMENTO ALTERNATIVI E FINANZIAMENTO ALLE IMPRESE: TRA VINCOLI E OPPORTUNITA

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2 2 Milano, 26 marzo 2014 I FONDI COMUNI D INVESTIMENTO ALTERNATIVI: I FIA ITALIANI AL DETTAGLIO E I FIA ITALIANI RISERVATI La suddivisione tipologica effettuata dal (novellato) TUF OICVM italiani: il fondo comune d investimento e la SICAV rientranti nell ambito di applicazione della direttiva 2009/65/CE (UCITS) OICR alternativo italiano (FIA italiano): il fondo comune d investimento, la SICAV e la SICAF rientranti nell ambito di applicazione della direttiva 2011/61/UE: FIA italiano riservato: il FIA italiano la partecipazione al quale è riservata a investitori professionali e alle categorie di investitori individuate dal MEF; FIA italiani al dettaglio: gli OICR diversi dai FIA italiani riservati.

3 3 Milano, 26 marzo 2014 I FONDI COMUNI D INVESTIMENTO ALTERNATIVI: I FIA ITALIANI AL DETTAGLIO E I FIA ITALIANI RISERVATI OICR aperto: l OICR i cui partecipanti hanno il diritto di chiedere il rimborso delle quote o azioni a valere sul patrimonio dello stesso, secondo le modalità e con la frequenza previste dal regolamento, dallo statuto e dalla documentazione d offerta dell OICR. (prima: il fondo comune d investimento i cui partecipanti hanno il diritto di chiedere, in qualsiasi tempo, il rimborso delle quote secondo le modalità previste dalle regole di funzionamento del fondo) OICR chiuso: l OICR diverso da quello aperto (prima: il fondo comune d investimento in cui il diritto di rimborso delle quote viene riconosciuto ai partecipanti solo a scadenze predeterminate).

4 4 Milano, 26 marzo 2014 LE MISURE VOLTE A FAVORIRE Il RICORSO DELLE IMPRESE A STRUMENTI ALTERNATIVI AL CREDITO BANCARIO DAL DECRETO SVILUPPO (decreto legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito con modificazioni, dalla L. 7 agosto 2012, n. 134): rimozione di alcuni disincentivi fiscali e civilistici all emissione di obbligazioni e cambiali finanziarie da parte di imprese non quotate. AL DECRETO DESTINAZIONE ITALIA (decreto legge n. 145 del 23 dicembre, convertito con modificazioni, dalla L. 21 febbraio 2014, n. 9): introduzione di misure volte a: (i)rendere l investimento in obbligazioni e titoli similari più sicuro, attraverso l estensione dell applicazione della garanzia sui beni mobili (privilegio bancario); (ii)ridurre i costi fiscali per l assunzione di finanziamenti e prestiti obbligazionari; (iii)agevolare il collocamento dei c.d. minibond presso fondi comuni d investimento e investitori qualificati (esenzione dalla ritenuta sugli interessi ai fondi che investono in minibond); (iv)estendere e semplificare la disciplina delle cartolarizzazioni delle obbligazioni e titoli similari; (v)favorire l investimento in obbligazioni e titoli similari da parte di imprese di assicurazione e fondi pensione; (vi)ampliare il fondo centrale di garanzia, che potrà garantire anche le SGR per gli investimenti dei fondi gestiti sia su singole emissioni da parte di PMI sia su portafogli di operazioni.

5 5 Milano, 26 marzo 2014 IL COLLEGAMETO TRA FONDI E IMPRESE: LE PROPOSTE DI ASSOGESTIONI L ESIGENZA: rendere più flessibile e competitivo il sistema nazionale (art. 5, comma 1. lettera d) del TUF). GLI STRUMENTI: 1)FIA italiani al dettaglio: rendere possibili modalità di investimento e operative ulteriori e più ampie rispetto a quelle riconosciute agli UCITS. Questo approccio risulterebbe, per un verso, coerente con la natura alternativa di questi OICR e, per altro verso, consentirebbe di soddisfare una domanda del mercato interno, costituito prevalentemente da investitori retail, ma anche e soprattutto di canalizzare una quantità ingente di risorse verso l economia reale. 2)FIA italiani riservati: ampliare la platea dei partecipanti.

6 6 Milano, 26 marzo 2014 IL COLLEGAMENTO TRA FONDI E IMPRESE: LE PROPOSTE DI ASSOGESTIONI 1) FIA italiani al dettaglio Ampliamento dell oggetto d investimento - riconoscere la possibilità di concedere, con il patrimonio del fondo, prestiti alle imprese; - innalzare il limite del 10% delle attività per l investimento del patrimonio di un FIA aperto in strumenti finanziari non quotati; - consentire l investimento del patrimonio di un FIA aperto in quote o azioni di altri FIA fino al 100% delle attività del fondo; - consentire l investimento del patrimonio di un FIA aperto nei cc.dd. bank loans e, più in generale, in crediti e in titoli rappresentativi di crediti.

7 7 Milano, 26 marzo 2014 IL COLLEGAMENTO TRA FONDI E IMPRESE: LE PROPOSTE DI ASSOGESTIONI Categorie di partecipanti Ai FIA italiani al dettaglio dovrebbero poter accedere tutti gli investitori, senza necessità di prevedere alcun ammontare minimo di sottoscrizione, posto che la specifica finalità di assicurare la tutela dei partecipanti viene adeguatamente perseguita dalle norme prudenziali di contenimento e frazionamento del rischio stabilite dalla Banca d Italia in attuazione dell articolo 6, comma 1, lettera c) del TUF.

8 8 Milano, 26 marzo 2014 IL COLLEGAMENTO TRA FONDI E IMPRESE: LE PROPOSTE DI ASSOGESTIONI 2) FIA italiani riservati - includere tra le categorie di investitori non professionali nei cui confronti è possibile commercializzare quote di FIA italiani riservati almeno gli investitori la cui quota iniziale di partecipazione sia di importo non inferiore a euro. - rendere esplicita la possibilità per l investitore professionale di acquistare liberamente FIA italiani riservati per conto dei portafogli gestiti, a prescindere dalla qualificazione del cliente della gestione di portafogli come investitore professionale o investitore non professionale.

9 9 Milano, 26 marzo 2014 LE INIZIATIVE A LIVELLO EUROPEO: DAGLI UCITS AGLI ELTIF I mercati europei dei fondi di investimento sono stati dominati fino a oggi dai prodotti che operano nel quadro definito dalla direttiva 2009/65/CE (cd. direttiva UCITS). Con la direttiva 2011/61/UE sui gestori di fondi di investimento alternativi (c.d. direttiva AIFM) sono state introdotte norme in materia di autorizzazione, funzionamento e trasparenza dei gestori di fondi di investimento alternativi (cc.dd. GEFIA) che gestiscono o commercializzano fondi d investimento alternativi (cc.dd. FIA) nell ambito dell Unione Europea. Nonostante l armonizzazione introdotta dalla direttiva AIFM riguardi esclusivamente i gestori di fondi di investimento alternativi, non spingendosi a livello dei prodotti gestiti (in relazione ai quali permane la piena competenza normativa di ciascuno Stato Membro), il legislatore europeo ha avvertito l esigenza di creare un mercato unico europeo anche per fondi d investimento alternativi specializzati.

10 10 Milano, 26 marzo 2014 LE INIZIATIVE A LIVELLO EUROPEO: DAGLI UCITS AGLI ELTIF Il 17 aprile 2013 sono stati pubblicati i Regolamenti (UE) nn. 345 e 346 del Parlamento europeo e del Consiglio sui Fondi Europei per il Venture Capital (EuVECA) e sui Fondi Europei per l imprenditoria sociale (EuSEF) Nel giugno 2013 ha fatto seguito la pubblicazione, da parte della Commissione europea, di una Proposta di Regolamento sui Fondi Europei di Investimento a Lungo Termine (ELTIF).

11 11 Milano, 26 marzo 2014 LE INIZIATIVE A LIVELLO EUROPEO: DAGLI UCITS AGLI ELTIF Finalità dei fondi EuVECA, EuSEF, ELTIF: finanziamento dell economia europea. Nello specifico, mentre i fondi EuVECA e i fondi EuSEF sono volti a favorire la crescita di una nicchia molto specifica dell economia europea - cioè le start-up finanziate dal venture capital e le imprese specializzate nel sociale - la creazione dei fondi ELTIF segue un approccio più ampio, in quanto finalizzati a fornire finanziamenti ad imprese di varia natura (diverse da una impresa finanziaria ).

12 12 Milano, 26 marzo 2014 LE INIZIATIVE A LIVELLO EUROPEO: DAGLI UCITS AGLI ELTIF Le soluzioni giuridiche individuate dal legislatore europeo per disciplinare i fondi EuVECA, EuSEF ed ELTIF non sono sempre omogenee: oggetto d investimento: sia per i fondi EuVECA, EuSEF ed ELTIF sono previste limitazioni alla composizione del portafoglio che riflettono le finalità alle quali i fondi sono destinati, così ad esempio, per i fondi ELTIF il patrimonio deve essere impiegato per almeno il 70% del capitale in attività non liquide specificatamente individuate (cc.dd. attività di investimento ammissibili), mentre l investimento residuale può comprendere strumenti finanziari liquidi. Possibilità di accordare prestiti ad un impresa di portafoglio ammissibile.

13 13 Milano, 26 marzo 2014 LE INIZIATIVE A LIVELLO EUROPEO: DAGLI UCITS AGLI ELTIF categorie di investitori: mentre i fondi EuVECA ed EuSEF possono essere commercializzati a investitori professionali o che chiedono di essere trattati come investitori professionali (ai sensi della direttiva MiFID 2004/39/UE), e presso altri investitori che si impegnino a investire almeno Euro e dichiarino per iscritto di essere consapevoli dei rischi connessi all investimento previsto, gli ELTIF possono essere offerti anche agli investitori retail. disciplina del gestore: mentre i fondi EuVECA e EuSEF possono essere gestiti dai GEFIA sotto-soglia, il quadro proposto per i gestori degli ELTIF si basa sull autorizzazione piena del gestore a norma della direttiva AIFM.

14 14 Milano, 26 marzo 2014 LE INIZIATIVE A LIVELLO EUROPEO: DAGLI UCITS AGLI ELTIF regole specifiche sugli ELTIF: (i) divieto operazioni d investimento in conflitto d interessi (ii) regole di trasparenza e di commercializzazione ulteriori rispetto a quelle previste dalla direttiva AIFM; (ii) previsione di un diritto di ripensamento per l investitore (e cioè la possibilità, nel corso del periodo di sottoscrizione e almeno due settimane dopo la sottoscrizione di azioni o quote dell ELTIF, di revocare la sottoscrizione e ottenere il rimborso del denaro senza incorrere in penalità); (iii) divieto per l investitore di richiedere il rimborso delle quote o azioni detenute prima della fine del ciclo di vita dell ELTIF; (iv) possibilità per l investitore di negoziare le azioni o quote di ELTIF su un mercato secondario o di trasferire le quote o azioni a terzi; (v) emissione di nuove azioni o quote dell ELTIF e diritto di prelazione ; (vi) distribuzione dei proventi agli investitori di ELTIF.

15 15 Milano, 26 marzo 2014 LE INIZIATIVE A LIVELLO EUROPEO: DAGLI UCITS AGLI ELTIF Le proposte in fase di definizione da parte del Parlamento europeo e del Consiglio prevedono (con alcune differenze) una disciplina più flessibile in materia di politica di rimborso. Commissione Parlamento Consiglio Gli investitori non possono chiedere il rimborso delle azioni o quote detenute prima della fine del ciclo di vita dell ELTIF. Il rimborso è possibile a partire dal giorno seguente la data in cui si conclude il ciclo di vita dell ELTIF. Nel caso in cui il gestore ammette gli investitori retail a partecipare all ELTIF, tutti gli investitori devono avere la possibilità di ottenere il rimborso delle loro quote prima della fine del ciclo di vita dell ELTIF. In ogni caso, il rimborso delle quote o azioni dagli investitori retail o professionali può avere luogo dopo la metà del ciclo di vita dell ELTIF e per un massimo del 20 percento del totale del fondo. Se non è previsto il diritto di rimborso nel regolamento o nello statuto dell ELTIF, gli investitori possono rimborsare le quote o azioni a partire dal giorno seguente la fine del ciclo di vita dell ELTIF. Gli investitori di un professional ELTIF non possono richiedere il diritto di rimborso prima della fine del ciclo di vita dell ELTIF. Nel caso in cui sono ammessi sia investitori retail che professionali, tutti gli investitori devono avere la possibilità di chiedere il rimborso delle loro quote o azioni prima della fine del ciclo di vita dell ELTIF se sono rispettate tutte le condizioni: i)il tempo trascorso dall autorizzazione dell ELTIF superi i 2/3 del ciclo di vita dell ELTIF; ii) i rimborsi avvengono una volta l anno; iii) sia dato un avviso sei mesi prima al gestore; iv) il valore totale dei rimborsi non superi il 10% del capitale dell ELTIF per anno. In caso di richieste che eccedono il limite, le richieste devono essere soddisfatte prorata.

16 16 Milano, 26 marzo 2014 Il RAFFORZAMENTO DEI PRESIDI A TUTELA DEGLI INVESTITORI: LE MISURE INTRODOTTE DALLA MIFID II I requisiti in materia di governance dei prodotti: l obbligo per le imprese di investimento di adottare e monitorare uno specifico processo di approvazione del prodotto che: (i) per un verso, precisi il target di clientela finale alla quale il prodotto è tipicamente destinato e (ii) per altro verso, garantisca una puntuale analisi di tutti i rischi specificamente attinenti a tale target e la coerenza della strategia distributiva con le caratteristiche della clientela finale. A loro volta, le imprese di investimento che offrono o raccomandano prodotti di terzi saranno obbligate ad adottare opportune disposizioni per ottenere e comprendere le informazioni relative al processo di approvazione del prodotto, compreso il mercato di riferimento identificato e le caratteristiche del prodotto oggetto di raccomandazione o offerta da parte loro. Tale obbligo deve applicarsi senza arrecare pregiudizio alla valutazione dell adeguatezza o idoneità che i distributori dovranno successivamente effettuare nella fornitura di servizi di investimento a ciascun cliente, sulla base delle sue esigenze, caratteristiche e obiettivi personali. Estensione della «valutazione di adeguatezza» dalla fase finale del processo distributivo (quella in cui l intermediario consiglia o colloca il prodotto al cliente) alla fase di suo concepimento (cd. design).

17 17 Milano, 26 marzo 2014 Il RAFFORZAMENTO DEI PRESIDI A TUTELA DEGLI INVESTITORI: LE MISURE INTRODOTTE DALLA MIFID II La c.d. product intervention: potere delle autorità di vigilanza di sospendere la commercializzazione o la vendita di prodotti qualora l impresa di investimento non abbia sviluppato o applicato un processo di approvazione del prodotto efficace.

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