STAMPA SOCIETARIA BPM MAGGIO 2015

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1 Sommario STAMPA SOCIETARIA BPM MAGGIO Maggio Il Movimento consumatori a Bankitalia e Antitrust: "Basta con gli interessi illegittimi delle banche" Maggio Bpm si butterà per prima nell'arena delle aggregazioni Bpm, Castagna: "Noi tra i primi nelle aggregazioni" Bpm: Castagna, credo saremo tra i primi in arena aggregazioni Maggio Bpm, doppio advisor per il risiko - Il presidente del cdg Anolli: l'identità e la sede milanese elementi importanti. Attesa per i regolamenti Bankitalia Il mercato tifa per il matrimonio con il Banco Popolare BPM/ L'a.d. Anolli: cdg e cds sereni su scelta advisor - Cercasi partner. Ma finora nessun candidato Banche, i big reggono il colpo - Aggregazioni utili ad accelerare il cambio di rotta Maggio Tra gli advisor per Bpm Giarda punta su Barclays Maggio Popolari, un giallo bancario Addio al sostegno sovrano, Fitch declassa le banche Maggio Bpm, Castagna: possibile la Spa prima della fusione I banchieri vogliono la superpop - Sulla stessa lunghezza anche Vandelli (Bper), che non crede in un merger con una banca non quotata Ma prima del via alle maxi-operazioni i gruppi maggiori potrebbero aggregare le realtà più piccole Perché intervenire subito sulla riforma delle banche popolari Popolari Il fattore Unipol agita la via Emilia La crescita dei fondi e degli indipendenti Unicredit: un continuo sguardo verso l estero - La compagnia potrebbe divenire azionista di riferimento per Banco, Bper e Milano. Le mosse di Biasi Bper, «difficile» la fusione con non quotata 13 Maggio Bpm, utili +5,1% e impieghi in crescita dopo tre anni Il Banco Popolare torna ai profitti 11 Maggio Bpm, Ubi, Banco Popolare. Ecco la risposta alla rottamazione renziana delle Popolari Bpm: utile 3 mesi sale a 67 milioni 8 Maggio In Bpm prove di intesa tra i soci - Dipendenti e pensionati sondano Lonardi e potrebbero bussare a Mincione, che oggi detiene oltre il 5%. Intanto la Uilca apre il cantiere per dare vita a una fondazione 4 Maggio Popolari - I nocciolini dei piccoli soci - La partita in difesa è già iniziata - Da Brescia a Verona, le strategie per costruire nuovi assetti stabili nel capitale Il rischio con la trasformazione è di divenire facile preda di gruppi molto più grandi 1

2 Maggio Il Movimento consumatori a Bankitalia e Antitrust: "Basta con gli interessi illegittimi delle banche". Il Movimento consumatori a Bankitalia e Antitrust: "Basta con gli interessi illegittimi delle banche". Dopo le sentenze contro Ing, Bpm e Deutsche Bank a Milano partono gli esposti alle authority del mercato e del credito contro 30 istituti, per contestare il conteggio degli interessi sugli interessi. "E' ora che la vigilanza tuteli i correntisti". Sempre più agguerriti i clienti delle banche contro le pratiche commerciali dei loro istituti. La crisi finanziaria ha aumentato la protervia dei prestatori, la frustrazione dei clienti e le sentenze di magistrati e arbitri, chein modo crescente accolgono le ragioni dei debitori in materia di calcolo degli interessi (anatocismo) e tassi applicati (usura). L'altro giorno lo ha sottolineato il governatore Ignazio Visco giorni fa, all'assemblea annuale della Banca d'italia: "L'anno scorso anno sono state effettuate verifiche ispettive in materia di trasparenza e correttezza nelle relazioni con la clientela presso gli sportelli di 124 intermediari; in 71 casi sono state rilevate mancanze e sono stati adottati interventi per rimuoverle e migliorare la qualità dei servizi offerti". La vigilanza bancaria nel 2014 ha ricevuto quasi esposti, in più dell'anno prima, e i ricorsi all'arbitro bancario finanziario "sono stati oltre , il 40% in più rispetto al 2013, con oltre pronunce, per due terzi favorevoli ai clienti". Ora ci sono due esposti in più, e vengono dal Movimento Consumatori, che due mesi dopo la vittoria in tribunale a Milano - che aveva accolto i ricorsi cautelari dell associazione nei confronti di Ing Bank, Bpm e Deutsche Bank e la successiva richiesta di inibitoria cautelare nei confronti di altre dieci banche - ha inviato le carte all Antitrust e a Via Nazionale. Al garante del mercato si chiede di avviare nei confronti di 30 banche e dell'abi "un istruttoria finalizzata ad accertare se l applicazione di interessi anatocistici passivi costituisca pratica commerciale scorretta idonea a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico dei consumatori, e se sussista tra le imprese bancarie un intesa sull applicazione di interessi anatocistici passivi che abbia per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare la concorrenza". Alla Banca d Italia il Movimento Consumatori chiede invece di avviare nei confronti delle 30 banche un istruttoria per "accertare le violazioni di divieto di anatocismo e adottare i provvedimenti previsti per legge, tra cui l immediata restituzione di tutti gli interessi anatocistici corrisposti dai clienti dal 1 gennaio 2014". Che secondo un'indagine del Movimento ammontano a oltre due miliardi di euro su base annua Maggio Bpm si butterà per prima nell'arena delle aggregazioni Bpm, Castagna: "Noi tra i primi nelle aggregazioni" Bpm: Castagna, credo saremo tra i primi in arena aggregazioni Bpm si butterà per prima nell'arena delle aggregazioni - Corriere quotidiano 27 Maggio, 2015 Giuseppe Castagna, consigliere delegato della Banca Popolare di Milano, facendo il punto sui lavori in corso per le fusioni attese tra le banche dopo l'approvazione della legge che impone la trasformazione delle grandi Popolari in Spa, ha affermato: "Credo saremo tra i primi a buttarci nell'arena delle aggregazioni". Poi ha continuato, a margine di un incontro organizzato da Sace: "Vediamo prima se ci sono delle opportunità e poi ci buttiamo, le banche devono crescere e diventare più grandi, ma devono farlo bene. Noi ci lavoriamo". Sempre Castagna, rispondendo ad una richiesta del sindaco Pisapia sulla possibilità di tenere la sede a Milano, ha risposto: "Milano è il posto ideale per chi vuole fare banca e se si vuole fare una grande banca è importante avere una struttura a Milano. Questo però non vuol dire - ha chiarito - che saremo noi a guidare le aggregazioni perchè ci sono altri discorsi da fare con i potenziali partner". Bpm, Castagna: "Noi tra i primi nelle aggregazioni"- First online 28/05/2015 "Credo saremo tra i primi a buttarci nell'arena delle aggregazioni: vediamo però se ci sono le opportunità, poi ci buttiamo". Lo ha detto ieri Giuseppe Castagna, consigliere delegato della Banca Popolare di Milano, a margine di un convegno a Milano. Castagna ha poi sottolineato che "così come le imprese devono crescere e diventare più grandi, così anche le banche devono crescere e diventare più grandi. Però devono farlo bene. Ci stiamo lavorando e ci dobbiamo lavorare, stiamo andando un po' lunghi anche perché non ci sono ancora le disposizioni della Banca d'italia. Quando arriveranno partiranno i 18 mesi (entro cui diventare spa, ndr) e ogni mese potrà essere quello buono" per un'aggregazione. Si tratta di "un'opportunità unica", ha continuato Castagna, confermando che da qui in avanti Bpm dovrà scegliere un advisor e valutare i possibili scenari. Quanto alle recenti dichiarazioni del sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, che ha auspicato che Bpm non cambi nome, Castagna ha notato che "se uno deve fare banca il posto ideale è Milano. Se si vuole fare una grande banca è inevitabile avere una struttura importante a Milano, mi sembra naturale. Questo però non significa che saremo noi a guidare le aggregazioni, perché ci sono dei discorsi da fare con i potenziali partner". 2

3 Bpm: Castagna, credo saremo tra i primi in arena aggregazioni - (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 27 mag "Credo saremo tra i primi a buttarci nell'arena delle aggregazioni, vediamo pero' se ci sono le opportunita' e poi ci buttiamo". Lo ha dichiarato il consigliere delegato della Banca Popolare di Milano, Giuseppe Castagna, a margine di un convegno a Milano. Parlando in generale del processo di consolidamento del settore, Castagna ha ribadito che "cosi' come le imprese devono crescere e diventare piu' grandi, cosi' anche le banche devono crescere e diventare piu' grandi. Pero' devono farlo bene", ha notato. "Ci stiamo lavorando e ci dobbiamo lavorare - ha proseguito Castagna - stiamo andando un po' lunghi anche perche' non ci sono ancora le disposizioni della Banca d'italia. Quando arriveranno partiranno i 18 mesi (entro cui diventare spa, ndr) e ogni mese potra' essere quello buono" per un'aggregazione. "E' un'opportunita' unica", ha detto ancora Castagna, sottolineando che da qui in avanti Bpm dovra' scegliere un advisor e valutare i possibili scenari. Commentando infine le recenti dichiarazioni del sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, che ha auspicato che Bpm non cambi nome, Castagna ha notato che "se uno deve fare banca il posto ideale e' Milano. Se si vuole fare una grande banca e' inevitabile avere una struttura importante a Milano, mi sembra naturale. Questo pero' non significa - ha concluso - che saremo noi a guidare le aggregazioni, perche' ci sono dei discorsi da fare con i potenziali partner" Maggio Bpm, doppio advisor per il risiko - Il presidente del cdg Anolli: l'identità e la sede milanese elementi importanti. Attesa per i regolamenti Bankitalia Il mercato tifa per il matrimonio con il Banco Popolare BPM/ L'a.d. Anolli: cdg e cds sereni su scelta advisor - Cercasi partner. Ma finora nessun candidato Banche, i big reggono il colpo - Aggregazioni utili ad accelerare il cambio di rotta Bpm, doppio advisor per il risiko - Il presidente del cdg Anolli: l'identità e la sede milanese elementi importanti. Attesa per i regolamenti Bankitalia Il mercato tifa per il matrimonio con il Banco Popolare - MF- MILANO FINANZA martedì 26 maggio 2015 Saranno probabilmente due i consulenti finanziari che affiancheranno la Banca Popolare di Milano nel processo di integrazione previsto per i prossimi mesi. Lo ha dichiarato ieri il presidente del consiglio di gestione Mario Anolli a margine della presentazione del progetto «Palazzo Marino diventa Palazzo Museo». «Gli advisor della banca saranno presumibilmente due», ha spiegato Anolli, chiarendo però che la decisione sarà «condivisa» tra il consiglio di gestione e quello di sorveglianza. Il professore della Cattolica ha inoltre escluso «screzi» tra i due board sull'iter decisionale, precisando sul tema c'è attualmente «grandissima collaborazione; è un processo in corso, stiamo lavorando seriamente e ad ampio raggio». Non c'è ancora nulla di ufficiale, ma la convinzione dei vertici della banca di Piazza Meda è che in vista dell'aggregazione «l'identità milanese e la sede milanese sono elementi importanti». Auspicio ribadito anche dal stesso sindaco di Milano, Giuliano Pisapia: «Spero che la Banca Popolare di Milano non cambi nome; faremo di tutto per questo». Si vedrà se questo auspicio si tradurrà in strategie specifiche. Di certo Bpm è candidata a muoversi come polo aggregante nel risiko delle popolari, sia incorporando istituti di dimensioni inferiori per aumentare la propria massa critica sia sposandosi con un partner di pari grado. In questo secondo caso la soluzione favorita dal mercato resta un matrimonio con il Banco Popolare, che darebbe vita al terzo polo dell'industria bancaria italiana e al campione nella categoria delle popolari. Da fine 2013 l'operazione è uno dei gossip preferiti di Piazza Affari e i rumor (mai smentiti) hanno ripreso quota con forza negli ultimi mesi, in concomitanza con il varo della riforma Renzi-Padoan sulle banche popolari. Al momento comunque non si vedono novità all'orizzonte. Da un lato, sul fronte normativo manca ancora il regolamento di Banca d'italia, passaggio fondamentale per avviare la modifica della governance. L'emanazione della normativa era attesa per l'inizio di maggio, ma il prolungamento della consultazione ha determinato qualche settimana di ritardo rispetto alla tabella di marcia. In secondo luogo tra banchieri, amministratori e consulenti ci sarebbe ancora un clima di indecisione dovuta alla complessità del processo in atto. Le soluzioni al vaglio sarebbero infatti più d'una e spesso in conflitto l'una con l'altra. Lo dimostra proprio il caso del Banco Popolare, dove la componente veronese spingerebbe per un'aggregazione veneta in contrasto con l'ipotesi di un'integrazione con la Bpm. Il risiko delle popolari è insomma ancora tutto da giocare. BPM/ L'a.d. Anolli: cdg e cds sereni su scelta advisor - Cercasi partner. Ma finora nessun candidato - ITALIA OGGI martedì 26 maggio 2015 «Non è stata fatta ancora nessuna scelta» per l'advisor di Banca popolare di Milano per la ricerca di un possibile partner, ma «è un processo in corso, stiamo lavorando seriamente e ad ampio raggio». Lo ha detto Mario Anolli, presidente del consiglio di gestione di Banca popolare di Milano, durante la presentazione del progetto «Palazzo Marino diventa Palazzo Museo», aggiungendo che «non sono testimone di alcuno screzio, c'è una grandissima collaborazione» tra consiglio di gestione e consiglio di sorveglianza per la scelta dell'advisor, ma la decisione non sarà «uno scelto da uno e l'altro dall'altro» organo, poi «chi paga gli advisor in genere è la parte della gestione». Il presidente ha poi evidenziato che gli advisor «saranno presumibilmente due» e che il fattore dell'esclusiva è 3

4 «sicuramente un elemento che viene considerato, chi fa cosa e per chi». In vista dell'aggregazione, «l'identità milanese e la sede milanese sono elementi importanti», ha proseguito Anolli, aggiungendo che «una tempistica c'è ed è quella indicata dalla legge»; poi «c'è una tempistica interna che è quella di non giocare sull'attendismo, perché rimandare le decisioni è più rischioso che coltivarle, che non vuol dire prenderle, ma mettere sul tavolo la discussione». A chi gli ha chiesto se il ricorso presentato alla Corte costituzionale dalla Regione Lombardia contro la legge che prevede la trasformazione delle banche popolari in spa potesse avere un impatto sull'imminente risiko bancario, il presidente ha risposto che «non conosco i tempi, ma immagino che sia una cosa abbastanza lunga. Ognuno fa la sua parte, il compito del consiglio di gestione è quello di affrontare i problemi quando arrivano». Banche, i big reggono il colpo - Aggregazioni utili ad accelerare il cambio di rotta - ITALIA OGGI SETTE lunedì 25 maggio 2015 La stagione delle grandi pulizie per le banche italiane sta volgendo al termine, anche se la ripresa vera è legata alle prospettive di crescita a livello macro. Con il processo di aggregazioni, da tempo atteso, che potrebbe accelerare il cambio di rotta e consentire finalmente una ripresa delle erogazioni verso famiglie e imprese. Tutti in utile i grandi gruppi. Le trimestrali hanno evidenziato un netto miglioramento nei conti dei principali istituti bancari, dopo tre anni caratterizzati da rafforzamenti patrimoniali, rettifiche sui crediti divenuti ormai di difficile esigibilità ed esami europei in molti casi superati a fatica. Tra gennaio e marzo di quest'anno Intesa Sanpaolo ha registrato un utile netto per oltre un miliardo di euro, tanto che Ca' de Sass ha annunciato di essere pronta a distribuire dividendi per due miliardi. L'anno è iniziato con il segno positivo anche per Unicredit, anche se in questo caso l'utile netto è stato limitato a 512 milioni per alcune spese non ricorrenti. Persino il Montepaschi ha abbandonato il rosso, che aveva caratterizzato gli 11 trimestri precedenti, chiudendo a +72,6 milioni. Infine Ubi Banca ha visto l'ultima riga del bilancio registrare un dato positivo per 75,9 milioni di euro. Dati positivi dunque, ma non esaltanti, se si considera che arrivano dopo una forte ristrutturazione del business, con tagli, cambi di rotta nelle strategie e pesanti rettifiche sui crediti. Del resto, a marzo le sofferenze (crediti divenuti ormai molto difficili da riscuotere) lorde delle banche italiane sono arrivate a 189,5 miliardi di euro, registrando una crescita di 2,2 miliardi rispetto ad aprile. Nel confronto a un anno il dato è in crescita del 15,1%, che è un risultato in frenata rispetto al +15,6% registrato a febbraio, ma conferma che le tossine non sono ancora state del tutto smaltite. Non a caso i prestiti al settore privato hanno continuato a soffrire, cedendo l'1,5% (contro il 2,0% di febbraio), con gli impieghi alle imprese in calo del 2,2% e quelli verso le famiglie in diminuzione dello 0,3%. La prospettiva della bad bank. Intanto prende sempre più corpo l'ipotesi di creare una bad bank di sistema nella quale far confluire buona parte dei crediti malati. Il progetto non interessa i due principali gruppi creditizi italiani, Intesa San Paolo e Unicredit, che si sono già mossi in proprio, ma potrebbe dare respiro alle realtà di minori dimensioni. In sostanza si tratterebbe di dar vita a un fondo che acquista gli asset a sconto (ma il nodo della valutazione non è facile da risolvere, dato che ciascun istituto li stima in modo differente) e poi punta a valorizzarli sul mercato chiamando all'investimento operatori internazionali specializzati nel settore. Convincerli a imbarcarsi nell'avventura sarà però possibile a patto che lo Stato ponga la sua garanzia su eventuali perdite. Di contro, le banche cedenti potrebbero sul proprio core business. Il risiko in attivo. La maggiore trasparenza favorirebbe inoltre il processo di aggregazione in ambito bancario di cui si vocifera da tempo. Il decreto Renzi-Padoan che obbliga le banche popolari con attivi sopra gli 8 miliardi di euro (sono 11 in totale) alla trasformazione da cooperative in società per azioni spinge in questa direzione. Per evitare che gli istituti diventino facile preda di operatori esteri, non c'è altra strada che unire le forze. Il processo di fusioni e aggregazioni porterebbe inoltre minori costi e maggiori disponibilità di risorse per rilanciare le erogazioni sul territorio. Finora le trattative si sono mosse sottotraccia, ma la sensazione è che, appena vi sarà la prima mossa, tutti gli altri interessati dovranno fare la loro mossa. L'ipotesi più probabile prevede l'integrazione tra il Banco Popolare e Bpm a creare il terzo istituto del Paese, fortemente radicato in Veneto e Lombardia, le due regioni più ricche. Ma il gradino basso del podio potrebbe anche essere occupato da Ubi che guarda con interesse a una banca non di natura popolare, ma in forte difficoltà come Mps. Veneto Banca e Popolare di Vicenza potrebbero convolare a nozze creando un polo regionale, forti anche del fatto di essere entrambe non quotate (e quindi con i prezzi delle azioni decisi non dal mercato), ma si vocifera anche di un interesse di Bper per Banca Etruria. Di certo, comunque, i benefici non saranno immediati, dato che si tratta di operazioni complesse, dato che andranno chiariti gli aspetti occupazionali (le fusioni si fanno anche, se non soprattutto per ridurre i costi) e non sarà facile trovare un'intesa sui posti da assegnare (diverse poltrone dovranno saltare). A prescindere quello che accadrà sul fronte della bad bank e dell'm&a per Mediobanca il 2015 sarà un anno di ripresa per gli istituti di credito italiani, grazie anche al buon andamento del wealth management e del risparmio gestito. Nomura si attende un cambio di direzione anche sul fronte dei prestiti all'economia reale. Con le condizioni economiche della penisola che si stanno risollevando, crediamo che le aspettative sulla crescita dei prestiti possano anche migliorare», si legge in un report della casa nipponica. 4

5 21 22 Maggio Tra gli advisor per Bpm Giarda punta su Barclays Tra gli advisor per Bpm Giarda punta su Barclays - IL SOLE 24 ORE venerdì 22 maggio 2015 Ci vorranno ancora almeno due settimane per sapere i nomi dei due advisor che affiancheranno Bpm nella ricerca del partner cui affiancarsi nell inevitabile consolidamento del mondo delle banche cooperative. Ma nel frattempo già ci sarebbero delle ipotesi allo studio. Mentre il consigliere delegato Giuseppe Castagna, al vertice del consiglio di gestione, ha in corso una scrematura tra 6-7 banche d affari, il consiglio di sorveglianza (presieduto da Piero Giarda) avrebbe chiesto di avere voce in capitolo sul metodo di scelta dei consulenti. Possibile che i due advisor rappresentino quindi da una parte il consiglio di sorveglianza e dall altra quello di gestione. E tra i nomi papabili, come advisor per conto del Cds, sarebbe emerso quello dell inglese Barclays, che ha come consulente senior (su operazioni strategiche e m&a) l ex-ad di Telecom Italia, Franco Bernabè. A Barclays si dovrebbe quindi aggiungere un altra banca Maggio Popolari, un giallo bancario Addio al sostegno sovrano, Fitch declassa le banche Popolari, un giallo bancario - IL SOLE 24 ORE mercoledì 20 maggio 2015 Perchè si Modernizzarsi e sopravvivere «Popolari, la riforma è legge», è il titolo del Sole 24 Ore del 25 marzo. E a pagina 2: «Si preparano le fusioni» «BPM perno del riassetto» «Vicenza e Veneto Banca prime a cambiare». «Le Fondazioni pronte a entrare nelle nuove SpA»: ma guarda tu, chi l avrebbe mai detto? Vedremo come andrà a finire. In ogni caso la reazione dimostra quanto il vincolo del voto capitario non soltanto influisse sugli assetti interni alle banche, ma anche impedisse di trovare i propri assetti nel sistema. Assetti entrambi che, a vedere la competizione che si è messa in moto per arrivare per primi ad attuarli, dovrebbero essere più efficienti. Anche il voto capitario è stato «rottamato», almeno nelle 10 Popolari di rilevanza sistemica. Non di poco conto il risultato che Renzi ha portato a casa, anche nei riguardi dei notabilati annidati nelle sedicenti banche del territorio. Politicamente il colpo al voto capitario va visto insieme al cosiddetto «atto negoziale» del 10 marzo tra il MEF e le Fondazioni: memore delle nasate che si era preso Tremonti con le sentenze della Cassazione, Renzi con le Fondazioni bancarie ha usato il pugno di ferro in tema di eccessiva concentrazione nell allocazione del patrimonio, indifendibili dopo i disastri MPS e Carige, e il guanto di velluto in tema di artecipazione al controllo delle banche, dove evidentemente vuole evitare scossoni. Eliminare i vincoli che impediscono alle singole banche di organizzarsi al proprio interno e di riaggregarsi sotto la pressione della concorrenza, è tanto più necessario quanto ben più radicali sono i cambiamenti che il sistema bancario tutto, non solo quello cooperativo, dovrà affrontare. Le grandi banche, soggette ai requisiti di capitale imposti dalla banking union, diventano sempre più simili a utility: regolamentazione pesantissima, prodotti standard, margini contenuti. Tutte, grandi e meno grandi, devono affrontare cambiamenti radicali, di organizzazione e di mentalità, di ruolo. L organizzazione. Le banche hanno speso delle fortune per informatizzare le procedure. Prima, milioni di linee di codice scritte in linguaggio Cobol. Poi, la migrazione sulla piattaforma web, prima come home banking, adesso come strumento generalizzato di interfaccia, che non solo crea un front office virtuale, ma investe tutto il back office, l organizzazione dei dati e quella delle persone. La mentalità. L e-commerce ci ha abituati a comperare beni e servizi in modi semplici, rapidi, poco costosi. Con il one click di Amazon abbiamo sviluppato una mentalità diversa: le procedure che ci impongono le banche per servizi anche elementari ci appaiono di un altra era geologica. Lo smartphone diventerà il centro finanziario personale, anche le procedure di investimento possono diventare meno complicate ed essere espletate in mobilità. Che bisogno c è di andare in una banca, quando in un secondo posso avere caratteristiche, performance, valutazioni di migliaia di fondi nel palmo della mano? Prevale invece nelle banche la cultura burocratica, e gran parte degli investimenti vanno a mantenere la tecnologia attuale. Ma quando sarà diffuso il pagamento con lo smartphone, diventerà per le banche difficile difendere rendite tipo il Bancomat all estero: c è la banking union, che senso ha che esistano dei dazi sui trasferimenti di danaro all interno dell eurozona? Il ruolo. Cambierà anche la prima e più importante funzione della banca, quella di fare prestiti, a individui e aziende, e la relativa competenza di assegnare il merito di credito. Big Data ha dimostrato quanti risultati si possano ricavare applicando algoritmi per lavorare sui dati. Per ora questi algoritmi, a quanto ne sappiamo, sono volti alla profilatura di noi in quanto consumatori, ma certamente verranno vengono? usati anche per avere informazioni quando si deve decidere un investimento, deliberare un prestito. Ci affidiamo a Big Data per individuare i terroristi prima che colpiscano, per analizzare l andamento dell economia di un Paese e per prevederne l evoluzione: davvero riteniamo che faccia meglio il piccolo mondo antico della cooperazione, che operi me glio la prossimità fisica, la conoscenza personale, con vantaggio per i clienti e per le banche? 5

6 Perché no Un modello ancora valido Se fosse un libro giallo ci sarebbero tutti gli ingredienti, tranne uno, il vero movente. C è infatti la vittima: le grandi banche popolari. C è il colpevole: il Governo. C è l arma del delitto: il decreto legge del 20 gennaio. Ci sono i complici: il Parlamento che ha approvato la conversione in legge con solo piccole modifiche. C è il mandante: la Banca d Italia e, in secondo piano, la Banca centrale europea. Ci sono le motivazioni apparenti: la ricerca di una maggiore solidità del sistema bancario e di maggior credito a famiglie e imprese. Manca quindi, almeno per ora, il vero movente. Per ora. Perché nei prossimi mesi si capirà con chiarezza chi era pronto da tempo e uscirà allo scoperto per sfruttare questo provvedimento permettendogli di conquistare posizioni di potere e di vantaggio economico. Parliamo del decreto legge recante misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti approvato dal Governo il 20 gennaio, presentato alla Camera dei deputati il 24 gennaio, approvato in prima lettura il 12 marzo e convertito definitivamente in legge dal Senato, dopo che il Governo aveva posto questione di fiducia il 24 marzo, giusto sul filo di lana prima della decadenza. ( ) La riforma delle banche popolari non appare solo ingiustificata nel metodo, appare anche 1) autoritaria nella forma, con un iter parlamentare concluso in tempo solo grazie al voto di fiducia, 2) illiberale nei contenuti, perché viola l autonomia di importanti soggetti economici; 3) ideologica nella sua filosofia, ispirata ad uno statalismo che non riconosce il valore della sussidiarietà, 4) velleitaria negli obiettivi, perché punta ad uno sviluppo del credito per istituti che hanno già fatto il loro dovere molto meglio delle altre categorie, 4) rischiosa nell attuazione, perché lascia campo aperto all arrivo dei fondi specul ativi e di interessi estranei alle economie locali, 5) isolata nella strategia, perché nessun altro paese europeo ha imposto trasformazioni simili ed anzi i grandi paesi, come Germania e Francia, pur se in forme diverse, hanno difeso il carattere e rispettato l autonomia delle banche popolari. Intendiamoci. Non c è nulla di male, anzi in qualche caso può essere anche positivo, che grandi banche nate e cresciute come popolari si trasformino volontariamente in società per azioni, magari con qualche vincolo statutario per mantenere particolari forme di rappresentanza. Quello che stona nel provvedimento voluto dal Governo è l imposizione dall alto, l introduzione del tutto arbitraria di una barriera di 8 miliardi negli attivi, l abolizione di vincoli basati sulla sana prudenza come quello di nominare gli amministratori tra i soci cooperatori. In pratica la volontà di uniformare tutte le grandi banche allo stesso modello giuridico fondato sul capitale. ( ) L attacco alle banche popolari è un altro capitolo dell insofferenza della politica verso le espressioni di democrazia economica e sociale. Un segno del privilegiare la logica del capitale su quella della centralità delle persone, un esempio del prevalere degli interessi tecnocratici sui valori dell autonomia e della sussidiarietà. Addio al sostegno sovrano, Fitch declassa le banche Quattro banche italiane sono finite nel mirino dell agenzia Fitch, che ieri ha diffuso una serie di downgrade alle banche europee (tra cui Deutsche Bank e Commerzbank). Sulla scia della revisione del supporto sovrano a livello globale, l agenzia ha tagliato le valutazioni del Monte dei Paschi a B- da BBB, di Banco Popolare a BB da BBB, di Bper a BB da BB+ e di Carige a B da BB. Confermato invece il rating di Bpm a BB+. In linea con quanto aveva annunciato lo scorso marzo, precisa una nota, Fitch ritiene che «le iniziative legislative, normative e di policy hanno sostanzialmente ridotto la probabilità di un sostegno sovrano per le banche commerciali della Ue, della Svizzera e degli Stati Uniti». I nuovi rating, pertanto, sono formulati sulla base di una prospettiva stand alone Maggio Bpm, Castagna: possibile la Spa prima della fusione I banchieri vogliono la superpop - Sulla stessa lunghezza anche Vandelli (Bper), che non crede in un merger con una banca non quotata Ma prima del via alle maxi-operazioni i gruppi maggiori potrebbero aggregare le realtà più piccole Perché intervenire subito sulla riforma delle banche popolari Popolari Il fattore Unipol agita la via Emilia La crescita dei fondi e degli indipendenti Unicredit: un continuo sguardo verso l estero - La compagnia potrebbe divenire azionista di riferimento per Banco, Bper e Milano. Le mosse di Biasi Bper, «difficile» la fusione con non quotata Bpm, Castagna: possibile la Spa prima della fusione - IL SOLE 24 ORE giovedì 14 maggio 2015 Trasformarsi in Spa prima di trovare il partner con cui fondersi? Bpm non lo esclude. A segnalarlo è lo stesso amministratore delegato della banca popolare milanese, Giuseppe Castagna, nel corso della conference call con gli analisti. «Non escludiamo che sia possibile una trasformazione in Spa prima della fusione, soprattutto se non incontrassimo dei partner con cui affrontare un discorso di fusione», ha detto ieri il manager. L eventuale trasformazione della denominazione societaria potrebbe insomma arrivare ben prima della scadenza dei 18 mesi prevista a partire dalla diffusione dei regolamenti di Banca d Italia, attesi nelle prossime settimane. E l eventuale accelerazione al processo potrebbe derivare da una mancata intesa rapida con uno degli altri possibili partner 6

7 bancari italiani, sempre di stampo popolare. Come noto, in pole position per un possibile merger rimane sempre il Banco Popolare, il cui a.d. Pier Francesco Saviotti non ha mai nascosto la sua passione per il gruppo lombardo. Ma i nodi da sciogliere non mancano, sia da un punto di vista degli equilibri tra le due piazze che dei concambi. Ecco perchè i tempi, in questo caso, potrebbero essere lunghi. Senza contare che il dialogo rimane aperto con tutte le banchepopolari, tra cui Bper, altra banca che è in manovra per formare un gruppo bancario di maggiori dimensioni. In questo scenario incerto, Bpm vuole insomma fare presto. E mentre quasi tutti i competitor, dopo un iniziale euforia, stanno provando a raffreddare gli animi di advisor e osservatori, prevedendo tempi lunghi per l avvio del risiko bancario, Piazza Meda intende correre. «La nostra volontà è di poter esaminare velocemente le opportunità di integrazione», ha aggiunto Castagna. «Ci apprestiamo a scendere in campo. Inizieremo a guardare con attenzione quelli che possono essere i progetti di integrazione con altre banche, in particolare popolari». Insomma nessuna volontà di essere «attendisti». Ma in casa Bpm, per quanto nessuno pensi che si possa chiudere «velocemente», comunque rimane il desiderio di «costruire un gruppo bancario importante», ha aggiunto Castagna. A non destare preoccupazione, invece, è il tema della creazione di un nocciolo duro di azionisti in vista della trasformazione in Spa. Un tema che si porrà nel momento in cui verrà individuato il potenziale partner per un aggregazione. Ma per ora l assenza di un nucleo stabile di soci rilevanti secondo è solo «un grande vantaggio» perché «non abbiamo nessuna particolare pressione locale». I banchieri vogliono la superpop - Sulla stessa lunghezza anche Vandelli (Bper), che non crede in un merger con una banca non quotata Ma prima del via alle maxi-operazioni i gruppi maggiori potrebbero aggregare le realtà più piccole - MF-MILANO FINANZA giovedì 14 maggio 2015 La fase di riflessione iniziata subito dopo le assemblee di bilancio potrebbe non durare ancora a lungo per le banche popolari italiane. Almeno non per tutte, se è vero che oggi il top management di molti gruppi ha le idee sempre più chiare sulle aggregazioni in arrivo. Ieri il tema del risiko è stato al centro delle conference call di due tra i maggiori player del sistema, la Popolare di Milano e la Popolare dell'emilia Romagna. Entrambi gli istituti sembrano orientati verso una fusione alla pari che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe realizzarsi in tempi spediti. «Non siamo attendisti, partiremo velocemente con l'analisi delle opportunità», ha esordito il consigliere delegato di Bpm Giuseppe Castagna durante l'incontro con la comunità finanziaria. La banca di Piazza Meda (che non ha ancora selezionato gli advisor per l'eventuale aggregazione) è reduce da un anno denso di prove e con i risultati del primo trimestre (utile netto di 64,3 milioni e impieghi in crescita dell'1,6%) ha confermato il suo stato di buona salute. Ecco perché oggi il mercato guarda all'istituto come a uno dei candidati favoriti alle aggregazioni in arrivo. Dopo l'assemblea di aprile, «finalmente serena e tranquilla, ci apprestiamo a scendere in campo e adesso cominceremo a guardare a progetti con altre banche popolari», ha spiegato ieri Castagna, aggiungendo che l'obiettivo «è quello di creare gruppi bancari importanti, che possano sostenere la ripresa del Paese. Ci piacerebbe sapere se sono possibili aggregazioni con banche più forti per essere poi poli aggreganti con altri istituti più piccoli». L'operazione insomma dovrebbe coinvolgere i soggetti maggiori, portando così alla nascita di quella superpopolare di cui si sussurra ormai da mesi in ambienti finanziari. Sulla stessa lunghezza d'onda si è espresso anche Alessandro Vandelli, amministratore delegato della Banca Popolare dell'emilia Romagna (profitti. Il banchiere infatti ha escluso una fusione con una banca non quotata, definendola «molto, molto difficile». L'annuncio del banchiere, che sembrerebbe sgombrare il campo dalle ipotesi su un intervento nel Nordest, corrobora lo scenario di una fusione tra uguali con istituti quotati anche per Bper. L'istituto modenese comunque potrebbe muoversi meno rapidamente della Bpm : «Sarà necessario attendere ancora alcuni mesi per capire se sarà possibile un merger con un'altra popolare. È un periodo di transizione», ha spiegato il banchiere, lasciando intendere che i giochi sono ancora del tutto aperti. Se insomma l'intenzione è quella di dar vita a grandi poli, non è escluso che il processo aggregativo avvenga in più tappe. Partendo magari da operazioni di taglia minore che coinvolgano istituti di piccole dimensioni, per poi convergere nel giro di un anno verso la superpopolare. Una strategia di questo tipo del resto permetterebbe di equilibrare i pesi dei futuri partner, potenziando la massa critica dei soggetti oggi più fragili. Perché intervenire subito sulla riforma delle banche popolari Le dichiarazioni di Pier Francesco Saviotti in occasione della trimestrale del Banco Popolare sui possibili matrimoni del Banco, con la conferma dell'interesse per Bpm, hanno rilanciato l'argomento delle aggregazioni e del consolidamento del settore. Intanto, prima delle possibilità di concentrazione, le dieci Popolari sottoposte all'obbligo di trasformazione in spa dovranno programmare i tempi della trasformazione che decorreranno dalla pubblicazione delle istruzioni della Banca d'italia, che dovrebbe essere non lontana. L'ad di Bper, Alessandro Vandelli, ha invece messo in evidenza le forti difficoltà di matrimonio con una Popolare non quotata. Se gli istituti si incammineranno lungo la strada della trasformazione e delle aggregazioni, allora si potrà ritenere chiusa la vicenda che ha contrassegnato, per le gravi carenze nel metodo e nel merito, l'approvazione della legge regolatrice del mutamento della natura giuridica, che tuttora viene, però, considerata esposta a possibili rilievi sul piano della legittimità. Recentemente il consiglio della Regione Lombardia guidata da Roberto Maroni ha autorizzato la Giunta a presentare ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge di riforma che invaderebbe il campo dell'autonomia regionale in considerazione del carattere delle 7

8 Popolari. Non è chiaro come si pensa di organizzare una tale iniziativa. In base all'art. 117 della Costituzione, le Regioni hanno una potestà legislativa concorrente con lo Stato, tra l'altro, in materia di aziende di credito a carattere regionale. La Costituzione prevede che nelle materie a legislazione concorrente la potestà legislativa spetta alla Regione, mentre lo Stato può intervenire solo per i principi fondamentali. Nel presupposto, peraltro tutto da verificare, che le Popolari possano essere inquadrate nelle aziende a carattere regionale, si tratterebbe, allora, di attivare davanti alla Consulta un conflitto di attribuzione Regione-Stato. Ma non è facile l'inquadramento delle Popolari soggette alla trasformazione nella suddetta categoria. Altri possibili aspetti di illegittimità sarebbero individuati nella non ricorrenza dei principi di necessità e urgenza, alla base del decreto legge che ha disposto la trasformazione, nella lesione della libertà di iniziativa economica, delle norme costituzionali sulla cooperazione, nonché della par condicio, e così via. In questo caso, diversamente dal primo, si tratterebbe di arrivare alla Corte dopo avere impiantato un giudizio, per esempio ricorrendo contro gli atti applicativi della riforma, davanti al giudice ordinario o amministrativo e, in quella sede, sollevare la eccezione di incostituzionalità che, se accolta dal giudice perché ritenuta non manifestamente infondata, approderebbe alla Consulta. In definitiva si tratta di un percorso per nulla agevole. Tuttavia, anche in altre circostanze, iniziative di questo tipo sono apparse inizialmente molto complicate e di assai dubbio esito, ma poi hanno avuto successo, come accadde con la legge che, promossa dall'allora ministro Tremonti, avrebbe voluto trasformare le fondazioni di origine bancaria in dépendance degli enti locali: la Consulta la bocciò in toto. Ma al di là di queste previsioni, il caso lombardo segnala che la reattività sul terreno anche giudiziario nei confronti della legge non si è spenta. Oggi una parola chiara su questa tematica è necessaria, prima che le Popolari si incamminino sulla via delle aggregazioni. Popolari Il fattore Unipol agita la via Emilia La crescita dei fondi e degli indipendenti Unicredit: un continuo sguardo verso l estero - La compagnia potrebbe divenire azionista di riferimento per Banco, Bper e Milano. Le mosse di Biasi - CORRIERE ECONOMIA lunedì 18 maggio 2015 I l primo a muovere vince tutto. Il principio è ben chiaro nella mente dei capi azienda delle dieci banche popolari chiamate a trasformarsi in spa. Ed altrettanto chiaro è il rischio che, una volta abbandonata la forma cooperativa, le sette banche coinvolte dal provvedimento del governo che sono già quotate in Borsa, potrebbero divenire oggetto di rapaci attenzioni da parte di investitori interessati ad assumerne il controllo. Per questo oggi, più che al partner le attenzioni maggiori sono destinate alla creazione o al consolidamento di un nocciolo duro e stabile di azionisti, capace di dare continuità all assetto proprietario degli istituti. Ma, giunto al termine il bluff del voto capitario strumento inadeguato per banche di dimensioni nazionali che usano il «radicamento territoriale» come un qualsiasi slogan dettato dall ufficio marketing interno, i signorotti del credito locale si stanno rendendo conto di quanto diverso sia comandare in una assemblea popolare dall aprire il portafoglio e mettere i soldi sul tavolo. Specie in provincia, dove ai capitali han spesso preferito le chiacchiere. A Milano infatti, come in casa Ubi e nei tre principali poli che han dato vita al Banco Popolare (Verona, Novara, Lodi), il problema è già all ordine del giorno. E il coinvolgimento di investitori istituzionali esterni al mondo del credito cooperativo è avviato. Interessi divergenti - Per un Reale group che si chiama fuori dal risiko, ci sono almeno due altre istituzioni pronte a giocare la partita. La Fondazione Cariverona nei fatti ridimensionata nel suo ruolo di azionista di riferimento di Unicredit scenderà nel capitale, vendendo azioni e liberando risorse. Mentre UnipolSai, dopo aver coperto le sofferenze della banca di casa versando 1,1 miliardi di euro, da novembre ha un unica struttura creditizia di gruppo e ora potrebbe partecipare, secondo le parole del suo ceo, Carlo Cimbri, «ai processi di consolidamento del settore». Cimbri è l autore della più grande fusione nel mercato assicurativo italiano in tempi recenti e la natura cooperativa di una parte del suo gruppo (Unipol) collima con l anima di quelle banche che maggiormente necessitano di capitale. Unipolbanca, dopo le difficoltà del passato, ha ora chiuso l ultimo trimestre con un utile netto di circa 3 milioni di euro, che è una cifra da un lato pronta a testimoniare la ritrovata redditività dell azienda e dall altro l inadeguatezza delle dimensioni rispetto al gruppo, visti anche i suoi 300 sportelli. Nei corridoi della compagnia assicuratrice prevale un ragionamento: con queste dimensioni la banca non ha ragione di essere, o la si pone sul mercato o la si fa crescere Ed è per questo che il ragionamento di Cimbri, di porsi come socio di minoranza e di lungo termine, assume particolare importanza. Oggi UnipolSai è partner industriale nella bancassicurazione del Banco Popolare. Lo diventerà anche dal punto di vista dell azionariato? È possibile. Le altre direttrici praticabili sembrano al momento essere la Bper, non fosse altro per le comuni radici emiliane e la Popolare di Milano, che dopo la cura Castagna fa gola a molti. Verona - Diverso il discorso per Cariverona. La Fondazione presieduta da Paolo Biasi si è impegnata a portare la partecipazione in Unicredit che oggi vale circa il 50 per cento degli attivi investiti sotto il 33 per cento del totale. Si prefigura quindi la cessione di una quota di circa il 18 per cento di quel 3,534 per cento del capitale di Unicredit ancora in portafoglio. Con molta approssimazione si libererebbe, ai corsi attuali, una cifra vicina ai 491 milioni di euro che Cariverona potrebbe investire altrove. Se deciderà di puntare ancora sul settore bancario (accendendo qualche perplessità quanto a diversificazione dei rischi) o preferirà altro, si vedrà. Formalmente la mancata partecipazione al listone che mercoledì scorso ha rinnovato il board di Unicredit portando da quattro a tre i vicepresidenti, con la cancellazione proprio del rappresentante veronese Candido Fois è stata dettata dalla volontà «di non avere alcun 8

9 condizionamento nelle scelte di diversificazione del proprio patrimonio tenuto conto delle opportunità offerte dal riordino del sistema delle banche popolari». Sarà Biasi il creatore del nuovo nocciolo duro delle popolari venete? La Cassa da cui è derivata la Fondazione operava a Verona, Vicenza, Belluno e Ancona. Al netto di Banca Marche, le candidate naturali ad accendere l interesse dell ente veronese sembrano essere il Banco Popolare, la Popolare di Vicenza e, in parte, Veneto Banca. Bper, «difficile» la fusione con non quotata - IL SOLE 24 ORE giovedì 14 maggio 2015 «Una fusione con una banca non quotata è molto, molto difficile». L amministratore delegato di Bper, Alessandro Vandelli, frena sull ipotesi di una rapida definizione di un merger con una banca non trattata su Piazza Affari. Inevitabile che il pensiero vada alle due banche popolari venete, come Pop. Vicenza e Veneto Banca in particolare, una delle banche ritenute in pole position per un possibile operazione di consolidamento con Modena. Ma Vandelli tiene a specificare che in realtà i tempi non sono ancora maturi per una qualsiasi mossa di m&a. Tanto che per Bper sarà necessario «attendere ancora alcuni mesi per capire se sarà possibile un merger con un altra popolare. È un periodo di transizione». Del resto se è vero che nessun dossier è ufficialmente sul tavolo, è anche vero che le discussioni con altre banche «sono difficili perché ognuna ha la sua idea di merger ed è difficile trovarsi d'accordo». Sia chiaro: l interesse della banca emiliana rimane sempre rivolto in particolare a Lombardia e Veneto, come sottolineato nei giorni scorsi dal presidente di Bper, Ettore Caselli: «Stiamo cercando di capire se si può fare un operazione in queste regioni», ha ribadito ieri Vandelli. Nella lista del possibile partner, c è sempre Bpm, ad esempio, «per molte ragioni». Tuttavia il manager ha sottolineato che l importante «non è fare una fusione ma fare la fusione giusta». Anche perchè «se vedo le altre banche popolari, ognuna di loro ha alcune caratteristiche» e ogni merger «ha alcuni rischi». L obiettivo di Bper dunque «è creare valore, non raggiungere un altra dimensione». E se è vero che «ci sono alcuni buoni merger», è vero che «altri sarebbero solo per aumentare le dimensioni». Nel corso della conference call con gli analisti, Vandelli è anche intervenuto sul tema della bad bank. Un progetto che oramai è «molto difficile» e per cui arriveremmo troppo «in ritardo». Meglio, piuttosto, pensare a «una riforma fiscale per il sistema bancario italiano» che allinei il nostro paese agli standard europei e che aiuti a gestire i crediti anomali. Dal punto di vista borsistico, va detto che il mercato ha apprezzato i conti diffusi martedì sera. Bper ha chiuso il primo trimestre del 2015 con un utile netto di 51,7 milioni di euro, in crescita del 65,6% anno su anno. E ieri il titolo ha chiuso in rialzo dell 1,45%, contro un +0,46% del Ftse Mib. 13 Maggio Bpm, utili +5,1% e impieghi in crescita dopo tre anni Il Banco Popolare torna ai profitti Bpm, utili +5,1% e impieghi in crescita dopo tre anni Il sole 24 ore Utili in crescita, nonostante proventi operativi in lieve calo, ma soprattutto un inversione di tendenza negli impieghi alla clientela tornati a salire dopo un trend negativo che durava da un triennio. Sono i dati salienti del bilancio dei primi tre mesi del 2015 diffusi ieri dalla Banca Popolare di Milano che ha chiuso il trimestre con un utile netto di 67,6 milioni, in progresso del 5,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il risultato è migliore rispetto alle attese di 9 analisti che si fermavano a 59 milioni. L'utile normalizzato, e quindi al netto delle componenti non ricorrenti, è salito a 76 milioni da 65,3 milioni, facendo segnare il miglior risultato da 4 anni. Sul fronte dei ricavi, i proventi operativi sono calati del 3,7% a 425,8 milioni (-1,1% al netto delle componenti non ricorrenti), ma il consensus puntava su 413 milioni. Il fatturato ha risentito della flessione del 4,8% del margine di interesse a 196,1 milioni, ma ha beneficiato dell aumento del 5,6% delle commissioni nette a 148,3 milioni e dei 58,4 milioni derivanti dall'attività finanziaria. Il dato che segna un cambio di passo è nella crescita dei prestiti. La Bpm ha infatti registrato un aumento dell 1,6% a 32,6 miliardi degli impieghi alla clientela invertendo di fatto un trend negativo che durava da tre esercizi. Sul fronte dei crediti problematici la banca registra un aumento di 146 milioni di euro rispetto a fine 2014 a 5,99 miliardi. Il totale delle rettifiche nette per il deterioramento crediti ed altre operazioni si attesta a 74,3 milioni (- 11 milioni rispetto a marzo 2014). Sul fronte della solidità patrimoniale, Bpm ha un Cet 1 dell'11,57%. Il Banco Popolare torna ai profitti Il sole 24 ore Un risultato boom sul fronte commissionale (+25% sul primo trimestre 2014 alla voce di servizi da gestione) porta il Banco Popolare all utile. Il risultato netto dei primi tre mesi dell anno è di 209 milioni, contro i 19 milioni di rosso del primo trimestre del Ma a segnalare l arrivo di una possibile inversione di tendenza per la banca guidata da Pier Francesco Saviotti sono anche altri elementi: la forte riduzione del flusso netto dei deteriorati, ad esempio, che segna un -76% sullo scorso esercizio, con lo stock di crediti lordi in calo di 165 milioni (-0,8%). O l andamento degli impieghi lordi, che dopo mesi di stallo riprendono a crescere su base trimestrale (2,5 mld totali, in impennata del 111% anno su anno), grazie all accelerazione sul fronte Small (+82%) e Mid corporate (+134%). Numeri che nel complesso, dice l amministratore delegato del Banco, «ci danno ragione di tutte le iniziative del passato». E se è vero che questi dati «non si possono replicare per quattro trimestri», la speranza è che in prospettiva «portino soddisfazione a noi e ai nostri azionisti». Complice il boom del risparmio gestito, il contributo delle commissioni nette come detto è stato 9

10 importante, pari a 422,3 milioni (+13,6%) contro un budget indicativo di 350 milioni e i 310 milioni del Una performance, va detto, difficilmente ripetibile («il livello del primo trimestre non è replicabile per tutto l anno», ha detto Saviotti). A crescere sono stati nel complesso i proventi operativi, saliti del 6,9%, a 954 milioni. Mentre le sofferenze sono aumentate del 2,1%, nel trimestre, sotto controllo invece i costi operativi, in calo del 2,7% a 539 milioni. Nel corso della conference call, Saviotti è però tornato sul tema di attualità nel mondo delle banche popolari, ovvero quello dei possibili matrimoni. E a proposito di un mai nascosto interesse per Bpm, Saviotti si è detto «fedele nei secoli». Tuttavia, ha precisato, «non si può rimanere su un unica possibilità». Per questo «noi parliamo con tanti» anche se «oggi non c è niente di niente». Certo è che qualsiasi operazione verrà fatta «se utile al Banco, pensando al presente e al prossimo futuro». Perchè «le esigenze di trovare compagnia devono essere compensate dall esigenza di non penalizzare, se non marginalmente, i nostri azionisti». E interpellato a proposito del sottovalutazione dell istituto rispetto ad altri competitor, Saviotti ha affermato di non essere «assolutamente interessato a fare operazioni che siano eccessivamente diluitive». Infine, da segnalare che la banca ha trattative in corso per la cessione di sofferenze unsecured per un ammontare di 200 milioni, cui si aggiungono altri 50 milioni della divisione leasing, che dovrebbero concludersi entro un mese. 11 Maggio Bpm, Ubi, Banco Popolare. Ecco la risposta alla rottamazione renziana delle Popolari Bpm: utile 3 mesi sale a 67 milioni Bpm, Ubi, Banco Popolare. Ecco la risposta alla rottamazione renziana delle Popolari - Formiche.net Massimo Masi, leader dei bancari della Uil, promuove un comitato per rendere soci stabili i dipendenti degli istituti di credito mutualistico. Ecco nomi e obiettivi Elaborare forme di partecipazione dei lavoratori dipendenti in tutte le banche popolari, a partire da quelle destinate a trasformarsi in società per azioni. È l obiettivo che anima il comitato scientifico costituito dalla federazione dei bancari UIL per tutelare la missione mutualistica e territoriale degli istituti creditizi coinvolti nel controverso decreto legge del governo Renzi. Provvedimento che la Regione Lombardia mira a far bocciare per incostituzionalità tramite un ricorso alla Consulta. Un iniziativa aperta a tutte le Popolari Guidata dall ex leader storico della confederazione di Via Lucullo Giorgio Benvenuto, l iniziativa è partita nella Banca Popolare di Milano: realtà di spicco della galassia finanziaria con vocazione territoriale, e che da tempo valorizza il protagonismo dei lavoratori nelle scelte strategiche. L obiettivo, spiega a Formiche.net il segretario della UILCA Massimo Masi, riguarda tuttavia l intero universo delle Popolari. Comprese le banche che registrano un attivo inferiore agli 8 miliardi di euro e che non sono vincolate a mutare il proprio regime giuridico. Un modello partecipativo L orizzonte che guida l azione del comitato, rileva il rappresentante sindacale, è la partecipazione attiva dei lavoratori alla vita delle imprese: Renderli soci di istituti come BPM comporta il loro coinvolgimento in un ruolo più responsabile nella banca. La prospettiva sarebbe ben diversa dalla compravendita di azioni secondo la logica del guadagno nel breve termine. Lungi dal richiedere un posto nei consigli di amministrazione per i dipendenti delle Popolari, i promotori rivendicano il legame profondo tra produttività, rendimento e strategia che dovrebbe caratterizzare un tessuto economico sano. E puntano a colmare le lacune di una legislazione nazionale che non prevede la facoltà di conferire a un trust comune le azioni dei lavoratori-soci. Un fronte variegato Aperta all adesione di tutte le organizzazioni sindacali, l iniziativa ha alimentato interesse negli istituti territoriali i cui lavoratori non sono soci né azionisti, dalle più grandi a quelle più vicine alle banche di crediti cooperativo. E ha registrato il consenso di un mondo eterogeneo per orizzonte politico-culturale. Fronte che include l ex presidente di Banca Akros-gruppo BPM Graziano Tarantini vicino a Comunione e Liberazione in rappresentanza del mondo cooperativo cattolico - il parlamentare della minoranza del Partito democratico Stefano Fassina - fiero avversario della filosofia ispiratrice del provvedimento governativo e l ex consigliere della Popolare di Milano Michele Zefferino. La paura di una mutazione genetica delle Popolari L elemento principale che li accomuna è il giudizio fortemente critico nei confronti del cambiamento giuridico statutario imposto da Palazzo Chigi. Il timore è la metamorfosi delle banche mutualistiche. La perdita, rimarca Masi, della loro vocazione cooperativistica e dell attenzione al territorio: Missione che invece potrebbe essere preservata e rilanciata grazie alla partecipazione dei lavoratori-soci. I rischi del nuovo regime giuridico 10

11 Al contrario evidenzia l esponente confederale l applicazione integrale delle nuove regole aprirebbe le Popolari all ingresso di gruppi stranieri che potrebbero arrivare, acquistare azioni e andarsene con i profitti realizzati. E provocherebbe 20mila esuberi del personale, che non verrebbero riassorbiti. Vantaggi e incognite delle fusioni bancarie Il percorso di aggregazioni e acquisizioni partito nel mondo delle banche popolari grazie alle misure promosse dal governo potrebbe favorire un rinnovamento virtuoso con riflessi positivi per gli stessi lavoratori? La risposta di Masi è improntata a scetticismo. Da un lato egli riconosce che le nuove norme favoriscono lo svecchiamento di una classe dirigente che non ha saputo rinnovarsi rinunciando a ogni progetto di auto-riforma. Dall altro ricorda come non sempre le fusioni aziendali producono ricadute benefiche per l economia reale: Nelle Popolari molti ragionano ancora secondo la logica individuale e non ricercano l interesse collettivo. Per ora riscontro molto chiacchiericcio e nessuna proposta costruttiva. La stessa UBI vede il 30 per cento di azionisti molto prudenti sulle prospettive di aggregazione. Bpm: utile 3 mesi sale a 67 milioni - Ansa 12/5/2015 La Banca Popolare di Milano chiude il primo trimestre con un utile di 67,6 milioni (+5,1%) e con ricavi per 425,8 milioni (-3,7%). In calo il totale delle rettifiche per deterioramento crediti che si è attestato a 74,3 milioni (11 milioni in meno rispetto a marzo del 2014). "La discesa degli accantonamenti su crediti è un risultato molto positivo in considerazione anche del mantenimento di un elevato livello di copertura", afferma la banca in una nota. IL SOLE 24 ORE martedì 12 maggio Maggio In Bpm prove di intesa tra i soci - Dipendenti e pensionati sondano Lonardi e potrebbero bussare a Mincione, che oggi detiene oltre il 5%. Intanto la Uilca apre il cantiere per dare vita a una fondazione In Bpm prove di intesa tra i soci - Dipendenti e pensionati sondano Lonardi e potrebbero bussare a Mincione, che oggi detiene oltre il 5%. Intanto la Uilca apre il cantiere per dare vita a una fondazione.- MF- MILANO FINANZA venerdì 8 maggio 2015 Di pienamente condiviso al momento c'è solo l'appoggio alle strategie del consigliere delegato Giuseppe Castagna che, nell'ultimo anno e mezzo, ha traghettato la Popolare di Milano attraverso prove difficili facendone il gioiellino del sistema bancario italiano. Per il resto, perfino in questi mesi di profonde trasformazioni, le molte anime di Piazza Meda offrono ancora quell'immagine frastagliata che è sempre stata la loro cifra distintiva. Eppure, mentre il consiglio di gestione sta pilotando la banca verso gli appuntamenti futuri, nella compagine sociale si colgono i primi tentativi di dar vita ad assetti più stabili che possano competere con i noccioli duri delle altre grandi popolari. Da questo punto di vista, si sa, Bpm rappresenta un'eccezione tra le cooperative bancarie. Se altrove imprese, grandi famiglie e fondazioni detengono robusti pacchetti di titoli, in Piazza Meda dominano da un lato i grandi fondi internazionali e dall'altro il tipico azionariato retail. L'uscita dal capitale del Crédit Mutuel ha privato la banca di un socio di lungo corso, mentre la Fondazione Cr Alessandria ha ormai soltanto un trascurabile 0,36%. Oggi sono pochi i soggetti che potrebbero contribuire alla nascita di uno zoccolo duro e tra questi ci sono dipendenti ed ex dipendenti. Complessivamente, però, questa categoria detiene appena il 3-4% della banca, una quota determinante con il voto capitario, ma quasi ininfluente in una società per azioni. Ecco perché in queste ultime settimane si sarebbero infittiti i contatti tra l'aggregato dipendenti e le altre anime della banca, nel tentativo di capire se vi siano le condizioni per costruire alleanze. Da un lato ci sono i soci non dipendenti capitanati da Piero Lonardi che, proprio nell'ultima assemblea, hanno presentato un documento programmatico insieme ai pensionati dall'associazione Il Patto. La convergenza tra Lonardi e gli interni è inedita e potrebbe essere foriera di nuovi interessanti sviluppi, nonostante le differenze di vedute dei due gruppi di soci. E c'è poi Raffaele Mincione, primo azionista di Bpm al 5,73%. Dal suo ingresso nel capitale, il titolo Bpm ha quasi quadruplicato il proprio valore e probabilmente il finanziere italo-britannico è restio a dismettere la quota. Sebbene finora Mincione abbia preferito mantenere un profilo bassissimo, nei prossimi mesi il suo peso potrebbe essere determinante. Ecco perché in queste settimane diverse categorie di soci starebbero cercando di incontrarlo per cercare di costruire progetti comuni. Non è chiaro cosa risponderà Mincione ma certamente, se si alleasse con dipendenti, pensionati e qualche altro socio rilevante, in Bpm potrebbe vedere la luce un nocciolo duro vicino al 10% del capitale. Nel frattempo, il primo mattoncino sta provando a metterlo la Uilca. La sigla sindacale guidata da Massimo Masi ha costituito un comitato per lo studio della partecipazione dei dipendenti soci delle popolari. Il comitato sarà presieduto dal senatore Giorgio Benvenuto e sarà costituito da Graziano Tarantini (presidente Banca Akros), Stefano Fassina (deputato Pd), Michele Zefferino (ex consigliere della Bpm ) e Claudio Casaletti (ex direttore marketing di Bpm ). L'idea allo studio sarebbe dar vita a un contenitore, nella forma di cooperativa o fondazione, che sia socialmente utile ai dipendenti e che al contempo partecipi alla governance e 11

12 probabilmente anche all'azionariato della futura spa. L'iniziativa è rivolta all'intero sistema, ma non c'è dubbio che calzerebbe a pennello per Piazza Meda. 4 Maggio Popolari - I nocciolini dei piccoli soci - La partita in difesa è già iniziata - Da Brescia a Verona, le strategie per costruire nuovi assetti stabili nel capitale Il rischio con la trasformazione è di divenire facile preda di gruppi molto più grandi Popolari - I nocciolini dei piccoli soci - La partita in difesa è già iniziata - Da Brescia a Verona, le strategie per costruire nuovi assetti stabili nel capitale Il rischio con la trasformazione è di divenire facile preda di gruppi molto più grandi - CORRIERE ECONOMIA lunedì 4 maggio 2015 Martedì scorso, 28 aprile, al Ritz- hotel di St. Louis, Missouri - non proprio una delle centrali finanziarie mondiali Wells Fargo, considerata con Bank of America, Citigroup e Jp Morgan Chase tra le maggiori banche degli Stati Uniti, ha tenuto la propria assemblea annuale. I soci di questa banca, fondata a San Francisco nel 1852, hanno licenziato un bilancio che si riassume in due cifre: ricavi complessivi 84 miliardi di dollari; utile netto 23 miliardi di dollari, oltre 20 miliardi di euro. Victor Massiah, consigliere delegato di Ubi, la banca popolare italiana con la maggior capitalizzazione sul mercato borsistico, ha richiamato proprio l'esempio di Wells Fargo per illustrare i pericoli che una banca come Ubi dovrà cercare di limitare nei prossimi mesi, quando - probabilmente entro fine anno - in ossequio alla legge, abbandonerà la forma sociale cooperativa per trasformarsi in società per azioni. Proporzioni Ubi, infatti, capitalizza oggi alla Borsa di Milano circa 6,5 miliardi di euro, quanto Wells Fargo realizza come utile netto in quattro mesi. «Sarebbe un gioco per una banca di quelle dimensioni - ha detto Massiah - investire in Italia una quota dei propri utili annuali». Il principio, applicato alla popolare italiana che gode della più ampia capitalizzazione, può ovviamente essere riferito anche a tutti gli altri nove istituti di credito, alcuni di ben minori dimensioni, che il governo Renzi chiama a mutare la propria ragione sociale in forza di un più consono adeguamento al mercato. Bergamo, il 25 aprile, in occasione dell'assemblea di Ubi, nessuno ha però messo in discussione la trasformazione in Spa del gruppo. Anzi, sia il presidente del consiglio di gestione, Franco Polotti, che l'omologo a capo della Sorveglianza, Andrea Moltrasio, sono adoperati per fissare le date di un calendario che ha già, in questi ultimi giorni, visto mettere in moto la macchina organizzativa, al fine di arrivare, dopo l'estate con la strada spianata per presentarsi al voto dell'assemblea forti di un principio, che è quello della salvaguardia dell'attuale struttura di governance duale. Questo per dire che una marcia indietro, neppure da parte di chi più lucidamente guarda in avanti, è minimamente considerata realizzabile. Ed è proprio nel guardare avanti che l'opera di Polotti e Moltrasio e di tutta la struttura di Ubi, si sta impegnando. Strutture proprietarie - A Ubi e a tutte le altre nove banche popolari serve individuare una struttura proprietaria nuova, capace prima di tutto di investire nella banca e conseguentemente di dare all'istituto una stabilità nel corso del tempo. Ubi non solo è la più grande tra le popolari, ma è anche quella che, grazie al proprio ramo bresciano, aveva già al tempo della Spa precedente, individuato un «nocciolo duro», riconducibile ad alcune importanti famiglie bresciane. Quelle famiglie ci sono ancora e certamente verranno affiancate da alcuni importanti investitori, bergamaschi prima di tutto, ma anche di altre zone d'interesse della banca. Tra i soci figura anche il fondo Silchester, ha quasi il 5 per cento dell'istituto ma gli azionisti italiani dovrebbero riuscire a mettere assieme una percentuale ben superiore (la Fondazione Cr Cuneo ha già il 2,278 Movimenti Su questa strada sono chiamati a muoversi tutti gli altri istituti. Stanno ragionandovi a Verona, dove il Banco Popolare oltre a guardare a un possibile accordo con la Popolare di Milano, sta considerando, assieme alle due altre grandi realtà finanziarie della città, la Cattolica di Assicurazione e la Fondazione CariVerona una presenza strutturata all'interno della banca. Ma anche a Milano, Vicenza, Montebelluna, da entrambi i lati della piazza di Sondrio, a Bari, ad Arezzo e a Modena. Ma il problema non è di semplice soluzione. Le azioni di queste dieci banche con la trasformazione in spa, non si peseranno più, semplicemente si conteranno. Le cavalcate ultradecennali di presidenti che accentravano sulla propria figura deleghe mai ricevute, in forza di una rappresentanza ottenuta abilmente in assemblea, talvolta a fronte di una percentuale di possesso azionario da prefisso telefonico, sono giunte al termine. La cosiddetta banca del territorio, che ai territori ha molto dato, adesso deve prendere, ma solo al fine di garantire un futuro ancora interconnesso. Deve prendere in termini di partecipazione qualificata, di capitale, di denaro fresco che serva a garantire un percorso di sviluppo nel tempo. Le mosconate non sono all'ordine del giorno, tantomeno saranno gradite. Si cerca altro. Per tornare a guadagnare, dopo i rovesci e le svalutazioni degli ultimi tempi, serve pazienza. signorotti del credito locale sono chiamati a scendere da cavallo e ad aprire il portafoglio: le regole sono cambiate. anche se St. Louis, Missouri, dista circa 10 mila chilometri dall'italia è su questa scala che i banchieri ex popolari sono chiamati a costruire il futuro dei loro istituti. 12

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