Questa volta sì. C è solo questa

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1 DIREZIONE REDAZIONE AMMINISTRAZIONE Via dell Arcivescovado, 13 - Tel Catanzaro - Spedizione in a.p.tabella C - Autorizzazione DCO/DC CZ/063/2003 Valida dal 11/02/2003 FONDATO NEL GIUGNO 2012 ANNO XXXI N. 12 IL GRANDE EVENTO DEL CONGRESSO EUCARISTICO DIOCESANO La comunità ecclesiale in sosta con Maria alla mensa del Signore per gustare il Pane del Cielo e per dare energia al proprio cammino «Con amore paterno vi esorto ad innamorarvi dell Eucarestia; gustatela pienamente nella vostra vita, perché, come ricordava san Giovanni Crisostomo, essa toglie di mezzo l'inimicizia, respinge l'orgoglio, elimina l'invidia, introduce nelle anime la carità, madre di tutti i beni». Sono le parole del nostro Arcivescovo metropolita, Mons. Vincenzo Bertolone, rivolte il 7 giugno scorso alla comunità diocesana di Catanzaro- Squillace al termine della processione del Corpus Domini, in occasione del Congresso eucaristico diocesano sul tema: «L Eucaristia e la vita buona del Vangelo in cammino verso il 50 Congresso eucaristico internazionale». SPECIALE nelle pp Celebrato a Paola l incontro regionale del clero di Calabria servizio a p.16 TERREMOTO IN EMILIA: IL PIANTO, L IMPEGNO E LA RINASCITA Questa volta sì. C è solo questa immagine che rende bene lo stato d animo di un popolo e di una Chiesa che abita quel lembo di terra tra Emilia e Lombardia, devastato dalla furia di un sisma che pare non voler terminare. Quel Cristo della chiesa di Cividale, non solo crocifisso, ma anche abbattuto e scomposto, senza le braccia, tra la polvere e le macerie è il simbolo di questi giorni duri e terribili, di pianti e di paure. Dopo la prima scossa del 20 maggio avevamo ritenuto questa fotografia troppo dura da mettere in prima pagina. Ora no. Si piangono le persone che hanno perso la vita, tra loro un prete preoccupato della casa del suo Signore e dei lavoratori desiderosi di ripartire, di tornare presto alla normalità. Si resta attoniti davanti ai piccoli centri storici delle nostre capitali del rinascimento da Carpi a Mirandola, ma ancor più di fronte alla devastazione di paesi vivaci e belli come Concordia, Novi, Rovereto ai quali vanno aggiunti i borghi di campagna costruiti attorno alle loro chiese con la vita scandita dalle campane che ora hanno smesso di suonare. Esserci dentro è davvero un altra cosa. Noi non abbiamo più la nostra redazione accanto alla Cattedrale, tanto imponente e maestosa ora traballante e pericolosa, molti parroci non hanno più chiesa né canonica, come tante famiglie ora vivono e condividono la vita delle tendopoli. Perché nessuno qui pensa minimamente di mollare. Lo hanno dimostrato i sacerdoti che in condizioni precarie sono stati vicino alla gente assicurando le messe festive e l assistenza spirituale, lo hanno dimostrato le parrocchie della città di Carpi con la loro carica di generosità accogliendo sfollati e distribuendo pasti. È la risposta dell amore che ora attende, appena possibile, la risposta dell organizzazione per cominciare ad affrontare un emergenza che si prospetta lunga e complessa. In una piccola cappella tra le colline di Subiaco anche lì c è un Cristo senza braccia, l hanno chiamata la Chiesetta dell Impegno : senza troppi giri di parole è quello che ci attende, tutti a ogni livello personale e collettivo, singoli e istituzioni. Il massimo impegno per ripartire, perché il desiderio autentico posto nel cuore di ognuno è solo uno: rinascere insieme. Luigi Lamma*, direttore Notizie (Carpi)

2 L agenda del Vescovo GIUGNO 2012 ESSENZIALITÀ Dopo la raffica del vento della crisi economica che ha fatto le sue vittime fra la gente povera e senza sicurezza ma che ha intaccato anche l asse patrimoniale del ceto medio, si attende il tempo della ripresa. Esso sarà duro e faticoso. Occorre risalire la china, urge ristabilire gli equilibri della sana amministrazione personale e familiare; è necessario alzare il capo sferzato dagli abusi e dagli sprechi e rivedere la strategia del vivere. Una nuova regola di vita che miri ad eliminare dalla cultura esistenziale l aspirazione al superfluo ed approdare alla riva dell essenzialità. Questa regola facilita la sobrietà del vivere, frena la corsa dell avere oltre misura e del profitto eccessivo. È necessario avere un ottica nuova del modo di gestire il prezzo dell onesto lavoro, ma anche investire nell etica del guadagno. I contrappunti utili sono la giusta dimensione delle spese dando precedenza al necessario e allontanando l avidità delle manie di grandezza. Che se la storia personale o familiare può indurre ad alimentare possesso o grandezza oltre misura, l occhio si rivolga a chi sta vicino e non ha il necessario, per parteciparlo ad un modesto sollievo che proviene dal suo di più. Ma anche nel piano operativo bisogna vivere la legge dell impegno del lavoro che garantisce la produttività ed evitare l assenteismo che provoca dissesti e carenze. Essenzialità senza superfluo e l equilibrio ritorna a guidare le sorti dell uomo. Raffaele Facciolo 17 h Gasperina, amministra il Sacramento della Confermazione 18 Catanzaro, Chiesa Cattedrale, S. Messa in occasione del 25º di sacerdozio di Don Franco Cittadino 19 h Gimigliano, Santuario di Porto, amministra il Sacramento della Confermazione 20 Serra San Bruno, h , amministra il Sacramento della Confermazione 21 h Squillace Lido, Porto Rhoca - Chiusura dell anno pastorale diocesano Germania, pellegrinaggio diocesano ABBONAMENTO CCP n intestato a Comunità nuova 25,00 per l Italia 40,00 per l estero Direttore Resposabile: Mons. Raffaele Facciolo Consiglio di redazione: Francesco Candia (Amministratore) Michele Fontana Giovanni Scarpino Marcello Lavecchia Fabrizio Marano Valeria Nisticò Rita Doria Saverio Candelieri Anna Rotundo Editore e Redazione ARCIDIOCESI METROPOLITANA DI CATANZARO-SQUILLACE Via Arcivescovado, Catanzaro tel Iscritto al n. 2/1982 del Registro della Stampa del Tribunale di Catanzaro il 16 gennaio ISSN:

3 CONCLUSOSI CON UN SAGGIO DI TEATRO CLASSICO L ANNO SCOLASTICO DEI SALESIANI SUCCESSO PER LA RAPPRESENTAZIONE DI ALCESTI Con la straordinaria rappresentazione dell Alcesti di Euripide, in un cortile gremito fino all inverosimile, alla presenza non solo di diversi dirigenti scolastici, di amministratori locali e provinciali, dello stesso Arcivescovo Mons. Bertolone, si è chiuso l anno scolastico dell Istituto salesiano Sant Antonio di Padova di Soverato diretto da don Tobia Carotenuto. La rappresentazione, tratta da una traduzione di Carlo Diano, si è basata su un adattamento del compianto Pino Michienzi (che ha curato tre anni fa, per lo stesso istituto, la messa in scena dell Antigone). La regia della tragedia (che ha come protagonista la moglie di Admeto, re della Tessaglia, che sceglie di sacrificarsi per il marito, il quale aveva ricevuto da Apollo l opportunità di sfuggire alla morte se qualcuno si fosse sacrificato al suo posto) è stata curata da Luca Maria Michienzi (con l assistenza di Ramona Scuderi), che ha scelto un testo fedele alla tradizione classica, al contrario di ciò che è avvenuto negli anni passati con l Antigone e le Coefore, opere alle quali sono stati adattati alcuni dialoghi in lingua calabrese. A scorrere le note di regia emergono elementi abbastanza peculiari, come a esempio le musiche - affidate al maestro Amedeo Lobello (che si avvale della collaborazione del soprano Giovanna Massara) create apposta per lo spettacolo ed eseguite con gli strumenti della tradizione calabrese. Di particolare interesse interpretativo sono stati i ruoli maschili di Eracle e Thanatos affidati a due donne (Alessandra Cimino e Natalia Riccio). Gli attori si sono mossi all interno di una straordinaria scenografia, creata per l occasione da Annamaria De Luca (supportata da Ilaria Gnasso, Roberto Cunsolo, Carmine Garcea, Nicola De Rosi, Francesco Gratteri e Filippo Nesci) che ha curato anche i costumi (confezionati all interno dell istituto nell ambito di un laboratorio di sartoria teatrale). La rappresentazione che rientra nell ormai centenaria tradizione del ginnasio-liceo salesiano fa parte di un progetto che ha come coordinatori scientifici il preside Antonio Ligato e il professore Saverio Candelieri ed è realizzato con i soli fondi dell istituto paritario. Il progetto, che rientra in un laboratorio di dizione e recitazione, ha visto impegnati gli allievi Giacomo Messina (nel ruolo di Apollo), Maria Antonietta Palaia (che interpreta Alcesti), Gustavo Pregoni (Admeto), Claudio Signoretta (Ferete), Giuseppe Cosentino e Roberto Falbo (nel ruolo dei servi), Francesca Genco (ancella), Greta Cosentino (Perimela), Jacopo Curcio (Eumelo) e infine il coro composto da Teresa Lagani, Martina De Sestito, Serena Condò, Luca Bifezzi, Marianna Aversa e Barbara Loperfido. La rappresentazione (la cui parte fonica è curata da Nello Zangari con la collaborazione di Francesco Curcio) per scelta del regista Luca Maria Michienzi, ha un finale incerto: si è scelto afferma Michienzi - di non far tornare in vita Alcesti ipotizzando che sia Admeto a raggiungere la sua amata nell Ade. Con Euripide, spirito laico e insieme antesignano di una nuova religiosità destrutturata e di un etica più sul versante della coscienza che del potere dell istituzione ha detto don Tobia Carotenuto si assiste ad un tempo di ricerca, e quindi con ridotte certezze e con conseguenti sgretolamenti di istituzioni e di sistemi resisi incapaci di inculturarsi e di ridire con linguaggi ulteriori, prima che nuovi, il sicuro e il consolidato di prima. Se pure Euripide si supererà nella produzione successiva, ci lascia, nell Alcesti, dove la sposa viene restituita da Eracle ad Admeto, in un silenzio esistenziale filosofico per cui ci chiediamo se le nostre religioni, che celebrano troppe ostentate certezze non uccidano la speranza. Non uccidano la nostra libertà di consegnarci a quella Forza di vita che ci porta, in umiltà e semplicità, in quel tempo ovvio, con incluso la morte, che ci dischiude l eterno. Ora a noi piace scorgere questo Euripide che prepara il desiderio di S.Agostino di ritornare in se stessi e lì ritrovarsi, senza tempo, nell amore con tutti e quindi con Dio. Un testo straordinario che offre riflessioni sulla vita parlando di morte, sull amore parlando di egoismo, della giovinezza parlando di vecchiaia. Sicuramente la tragedia più singolare tra tutte quelle giunte a noi. CONFERITO A MONS. CILIBERTI IL DOTTORATO IN SCIENZE SOCIALI AMons. Antonio Ciliberti, Arcivescovo emerito di Catanzaro- Squillace, è stata conferita nei giorni scorsi la Laurea "Honoris Causa" in Scienze Sociali dalla Libera Università "Ruggero II" della Florida, negli Stati Uniti d'america, riconosciuta dal Governo della Repubblica del Gambia quale ente morale di pubblica utilità, con decreto di incorporazione emesso dal Ministro della Giustizia, e gemellata con l'università di Bouakè nella Repubblica della Costa D'Avorio. Un dottorato in scienze sociali che riveste un particolare riconoscimento per l impegno di Mons. Ciliberti negli ambiti culturale, morale, civile ed etico. Tanti, infatti i pronunciamenti e gli scritti magisteriali rivolti per le diocesi di Locri-Gerace, Matera-Irsina e Catanzaro-Squillace. Un augurio a Mons. Ciliberti dall intera comunità diocesana. PREMIO VIVARIUM CON LA MEDAGLIA DEL CAPO DELLO STATO La quarta edizione del Premio Vivarium di Poesia, promosso e organizzato dall Accademia dei Bronzi e dalle Edizioni Ursini, la cui premiazione si terrà nel mese di luglio, non poteva avere una conclusione migliore: l adesione del Presidente della Repubblica che ha inviato anche la sua medaglia ufficiale da consegnare ad uno dei vincitori. La notizia è stata notificata a Vincenzo Ursini, presidente del sodalizio culturale catanzarese, dal Consigliere Capo del Servizio per i Rapporti con la società civile del Quirinale. Tale riconoscimento ha commentato Ursini premia non solo i nostri quotidiani sforzi a sostegno della cultura e della letteratura contemporanea, ma anche quelli di tutti coloro che continuano a credere nella poesia più autentica e viva e partecipano con entusiasmo alle nostre iniziative. Se il premio Vivarium, giunto ormai alla IV edizione, ottiene numeri da record per una competizione letteraria, è soltanto perché, sin dall inizio, la giuria ha saputo effettuare scelte oculate, ma soprattutto di buona qualità. La medaglia del Presidente Giorgio Napoletano ci stimola a continuare con determinazione sulla strada intrapresa, quella del merito, la unica che da 30 anni ha caratterizzato l attività culturale dell Accademia dei Bronzi. 3

4 FAMILY 2012 Il compito di trasformare il mondo affidato alla famiglia fondata sul matrimonio ad essere immagine del Dio Unico in Tre Persone non è Chiamata solo la Chiesa, ma anche la famiglia, fondata sul matrimonio tra l uomo e la donna. Lo ha affermato Benedetto XVI, nella messa conclusiva nel parco di Bresso, per l Incontro mondiale delle famiglie, nella solennità della Santissima Trinità. Hanno concelebrato numerosissimi cardinali, tra i quali Tarcisio Bertone, Ennio Antonelli, Angelo Scola, Angelo Bagnasco, Camillo Ruini, Dionigi Tettamanzi, Gianfranco Ravasi, e vescovi. Alla messa erano presenti il presidente del Consiglio, Mario Monti, i ministri Lorenzo Ornaghi e Andrea Riccardi, il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia e diversi politici. Nel suo saluto al Pontefice, il card. Angelo Scola, arcivescovo di Milano, ha sottolineato la risposta generosa e convinta che la società civile ha dato a questo incontro. In particolare, è doveroso evidenziare l interesse suscitato dai temi trattati in tutti gli ambienti dell umana esistenza. È un segno importante. È il segno che quando i cristiani sanno essere testimoni risultano propositivi di vita buona in una società plurale come la nostra. Un pensiero poi per i terremotati dell Emilia Romagna e della Lombardia. Dio ha precisato il Papa - ha creato l essere umano maschio e femmina, con pari dignità, ma anche con proprie e complementari caratteristiche, perché i due fossero dono l uno per l altro. Rivolgendosi agli sposi ha sottolineato: Nel vivere il matrimonio voi non vi donate qualche cosa o qualche attività, ma la vita intera. E il vostro amore è fecondo innanzitutto per voi stessi, nella procreazione, generosa e responsabile, dei figli, nella cura premurosa per essi e nell educazione attenta e sapiente e per la società, perché il vissuto familiare è la prima e insostituibile scuola delle virtù sociali, come il rispetto delle persone, la gratuità, la fiducia, la responsabilità, la solidarietà, la cooperazione. Un invito poi ad aver cura dei figli e, in un mondo dominato dalla tecnica, a trasmettere loro le ragioni del vivere, la forza della fede. Ma anche i figli mantengano sempre un rapporto di profondo affetto e di premurosa cura verso i genitori. Il progetto di Dio sulla coppia umana ha chiarito il Pontefice - trova la sua pienezza in Gesù Cristo, che ha elevato il matrimonio a sacramento. La vostra vocazione non è facile da vivere, specialmente oggi, ma quella dell amore ha aggiunto - è una realtà meravigliosa, è l unica forza che può veramente trasformare il mondo. Davanti a voi avete la testimonianza di tante famiglie, che indicano le vie per crescere nell amore: mantenere un costante rapporto con Dio e partecipare alla vita ecclesiale, coltivare il dialogo, rispettare il punto di vista dell altro, essere pronti al servizio, essere pazienti con i difetti altrui, saper perdonare e chiedere perdono, superare con intelligenza e umiltà gli eventuali conflitti, concordare gli orientamenti educativi, essere aperti alle altre famiglie, attenti ai poveri, responsabili nella società civile. Rivolgendosi ai fedeli che sono segnati da esperienze dolorose di fallimento e di separazione, ha precisato: Sappiate che il Papa e la Chiesa vi sostengono nella vostra sofferenza e fatica. Vi incoraggio a rimanere uniti alle vostre comunità, mentre auspico che le diocesi realizzino adeguate iniziative di accoglienza e vicinanza. Nel libro della Genesi, Dio affida alla coppia umana la sua creazione e, per Benedetto XVI, in questa indicazione possiamo leggere il compito dell uomo e della donna di collaborare con Dio per trasformare il mondo, attraverso il lavoro, la scienza e la tecnica. Per il Papa, nelle moderne teorie economiche, prevale spesso una concezione utilitaristica del lavoro, della produzione e del mercato. Il progetto di Dio e la stessa esperienza mostrano, però, che non è la logica unilaterale dell utile proprio e del massimo profitto quella che può concorrere ad uno sviluppo armonico, al bene della famiglia e ad edificare una società più giusta, perché porta con sé concorrenza esasperata, forti disuguaglianze, degrado dell ambiente, corsa ai consumi, disagio nelle famiglie. Anzi, la mentalità utilitaristica tende ad estendersi anche alle relazioni interpersonali e familiari, riducendole a convergenze precarie di interessi individuali e minando la solidità del tessuto sociale. Per noi cristiani, il giorno di festa è la Domenica, giorno del Signore, Pasqua settimanale, ma è anche il giorno dell uomo e dei suoi valori e il giorno della famiglia ha dichiarato il Pontefice, che ha invitato a non perdere il senso del giorno del Signore, che è come l oasi in cui fermarsi per assaporare la gioia dell incontro e dissetare la nostra sete di Dio. Famiglia, lavoro, festa sono tre doni di Dio, tre dimensioni della nostra esistenza che devono trovare un armonico equilibrio. Armonizzare i tempi del lavoro e le esigenze della famiglia, la professione e la maternità, il lavoro e la festa, è importante per costruire società dal volto umano. In questo privilegiate sempre la logica dell essere rispetto a quella dell avere. Prima dell Angelus, il card. Ennio Antonelli, presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia, ha preso la parola: La nostra gratitudine è soprattutto per lei, Santo Padre, con la sua presenza ci ha fatto sperimentare concretamente e intensamente la gioia di essere Chiesa, la grande famiglia di Dio, una e universale, in cui uomini di tutte le nazioni si trovano insieme come fratelli. Il Signore Gesù le conceda di continuare a lungo a guidare il popolo di Dio nella verità e nella carità. A queste parole i fedeli si sono alzati in piedi acclamando e facendo ovazioni per il Papa. I cristiani e le loro famiglie le promettono di impegnarsi a vivere, secondo il Vangelo, la famiglia, il lavoro e la festa, ha proseguito il card. Antonelli, che poi ha auspicato: Cresca la coesione della società, l armonia nelle famiglie, l unità nella Chiesa. Non trovo parole per ringraziare per questa festa di Dio, per questa comunione della famiglia di Dio che noi siamo. Alla fine di questa celebrazione un grande grazie a Dio che ci ha donato questa grande esperienza ecclesiale, ha risposto Il Pontefice all Angelus, durante il quale ha annunciato che il prossimo Incontro mondiale delle famiglie avrà luogo nel 2015, a Filadelfia, negli Stati Uniti d America, ha salutato l arcivescovo di Filadelfia, mons. Charles Chaput, e ringraziato fin d ora per la disponibilità offerta. Nei saluti in varie lingue, in francese ha detto di partecipare spiritualmente alla gioia dei fedeli dell arcidiocesi di Besançon che sono riuniti per la beatificazione di padre Marie Jean-Joseph Lataste, sacerdote dell Ordine dei Predicatori, apostolo della misericordia e apostolo delle prigioni. Infine, in italiano, salutando le famiglie milanesi, lombarde, italiane e del mondo intero, le ha incoraggiate ad essere sempre solidali con le famiglie che vivono maggiori difficoltà, penso alla crisi economica e sociale, penso al recente terremoto in Emilia. Alla fine della celebrazione è stato anche annunciato che il Papa ha deciso di devolvere 500mila euro a favore degli abitanti delle zone colpite dal terremoto. Verranno consegnati ai vescovi di Mantova, Modena, Ferrara, Carpi e Bologna per sostenere persone e famiglie particolarmente provate nella loro diocesi. 4

5 FAMILY 2012: una comunicazione rivolta anche ai governanti Un messaggio anche alla società, ai livelli di governo e alla politica. Un messaggio di speranza e di responsabilità: questo è stato Family 2012 che ha parlato dentro e fuori la Chiesa con la forza e la delicatezza del linguaggio della famiglia. L incontro, che ha fatto di Milano la capitale dell umanità, ha immesso nei canali della comunicazione pensieri e parole che nascono e crescono in un tessuto di relazioni sincere e profonde come è quello di molte famiglie. Purtroppo così non è per la società. Al Family 2012, grazie soprattutto a Benedetto XVI, ha preso maggior sostanza e visibilità il contributo che la Chiesa non si stanca di offrire per la costruzione di una società dal volto umano. In un tempo di incertezza e di presunzione si è nuovamente levata una voce che invita la società, le istituzioni e la politica a una seria assunzione di responsabilità. La Chiesa torna a chiedere ai suoi interlocutori risposte non per se stessa e, nel contempo, si dichiara pronta a cercare e costruire con altri le soluzioni più efficaci e più rispondenti alle esigenze della famiglia. Attese, non a caso, molto vive nelle nuove generazioni. Ci sarà una risposta dalla società, dai diversi livelli di governo e dalla politica oppure ci si limiterà a ripetere che la famiglia fondata sul matrimonio è solo una questione cattolica? Si dirà che il Family 2012 è stato un evento ecclesiale e tale deve restare oppure si cercherà di cogliere quel ragionare e progettare che in esso si sono sviluppati e che possono accomunare credenti e non credenti nell impegno per il bene comune? Prenderà consistenza e prospettiva quella laicità positiva che se solo evocata e invocata corre il rischio di ridursi a slogan, mentre è un esercizio culturale e politico che, nell autonomia dei soggetti, pone a suo fondamento l onestà intellettuale e una grande visione di società e di futuro? Oggi, su questo terreno, qualcosa sta cambiando e il cortile dei gentili appare sempre meno un immagine suggestiva e sempre più un metodo di confronto. La famiglia non può che essere al centro del cortile. Lo auspica e lo incoraggia la Chiesa con un linguaggio che forse può essere non sempre d immediata comprensione ma certamente non è autoreferenziale perché il suo desiderio più forte, in una società plurale, è quello di far nascere domande, suscitare pensieri, incoraggiare confronti, concretizzare e condividere scelte per il bene comune. In particolare, attorno a quei valori che sono non negoziabili ma, come è stato ripetuto più volte, non sono non argomentabili. Il colloquio tra fede e ragione deve essere continuamente e saggiamente alimentato. Il Family 2012 ha lanciato anche questo messaggio nell unire la festa al lavoro, la fragilità alla sofferenza, la crisi alla fiducia, la vita alla morte. Non rimarrà una voce nel deserto se il laicato cattolico lo porterà con competenza, passione e costanza nel dibattito culturale e politico. A partire dal territorio e, come sta avvenendo, attraverso un coordinamento efficace di iniziative culturali, politiche, mediatiche. Non mancherà e non tarderà la risposta della società, delle istituzioni e della politica. Paolo Bustaffa Mamme, papà e figli si raccontano al Papa Bresso, 2 giugno Sul palco, alla destra del Papa, c è un folto gruppo di persone. Famiglie, semplici e felici di esserci, dopo un viaggio di molti chilometri e giorni. Non prenderanno la parola, ma ci sono, più eloquenti di un megafono o di un cartellone 6 x 9. Quei tre in abiti africani vengono dalla Sierra Leone: una coppia e il nonno, che in realtà è un missionario, padre Antonio, direttore di una grande scuola. Insieme a un confratello era dovuto scappare da una prima missione a causa della guerra civile. Nel nuovo villaggio ancora violenza; gli bruciano la chiesa e la casa; non hanno dove posare il capo. Li accoglie una famiglia musulmana, in casa propria. La testimonianza dei due, insieme alla grazia, porta la coppia al grande passo della fede. Ora son qui, davanti al Papa, a pregare mano nella mano il Padre Nostro. Chi non si è commosso davanti al volto di Cat Tien, la piccola vietnamita che ha salutato il Papa e ha posto un mazzolino di fiori dinanzi all icona della Santa Famiglia? C è anche Bin, il fratellino, e i genitori Dang e Thao. Sono in Italia, un anno a far scuola di famiglia, a Loppiano. Un informatico, una insegnante, poveri ma dignitosi. E poi questi due figli che, a giudizio degli insegnanti, sono dei piccoli geni. Conoscere per credere. Dalla Grecia Nikos e Pania Paleologos, con due figli, Paolo e Lidia, cattolici. Lui una piccola impresa con 3 soci e due impiegati, travolti dalla crisi soprattutto perché nessuno paga. Scelgono di vivere la precarietà come occasione di amore reciproco. Sono diventati molto più poveri, ma anche molto più motivati e forti. A fine mese del poco guadagno la prima parte è per gli impiegati, in molte forme, anche quella della spesa fatta insieme. C è crisi anche negli Usa e la sentono addosso anche i Rerrie; Jay ed Anna coi loro 6 figli. Lì un contabile deve lavorare ben più di otto ore. Il bivio arriva presto: o la famiglia o il lavoro. Jay sceglie e viene licenziato. Ma ne trova un altro dopo pochi mesi, guadagna meno ma è vicino a casa; dunque ci guadagna e sono più felici. Specie la sera, quando controllano i sassolini che riempiono la scatola delle buone azioni. Lì ognuno contribuisce, grandi e piccoli. E cresce il capitale. Umano. Maria e Manoel, brasiliani, medico e psicoterapeuta, accompagnano casi di separazioni e divorzi. Di queste ferite soffrono essi stessi, molto vicino La terapia consiste, una volta perso il senso del valore, nel diventare consapevoli della sua mancanza. La verità di noi stessi è il primo passo da compiere. Dietro le quinte Anna ed Alberto, ad accompagnare le famiglie, aiutandole nelle prove, nella lingua, nello spaesamento di trovarsi per la prima volta in mondovisione. Vivono per le famiglie da quando hanno fatto la loro, ormai 45 anni. E hanno sostenuto gli Incontri mondiali da quello del 1994, in Piazza San Pietro. La Fabbrica di san Pietro aveva posto una condizione: non qui. Non si possono mettere chiodi in questo luogo, figuriamoci un palco. E dai tempi di Michelangelo che non si tocca la piazza. E loro pensarono a san Giovanni. Poi Giovanni Paolo II lo viene a sapere e decide: la festa si fa qui, a casa mia. Chi ricorda quel mare di luce in piazza san Pietro la sera del 14 ottobre 1994? Quante sono, anche a Milano, le famiglie esemplari? Anche tante, ma sempre poche. Certo, Non bisogna dimenticare quelle fragili o disgregate. Ma, per arrivare ad esse, la via dritta è la testimonianza e la vicinanza attiva delle famiglie cristiane esemplari. Per illuminare e riscaldare, la prima cosa da fare è accendere il fuoco. Attraverso i pochi si va ai molti. Cosa fare per i separati, i divorziati, le famiglie ricomposte, allargate, monoparentali e altro? Ad una domanda esplicita, così ha risposto il Cardinale Antonelli: A tutti si possono raccomandare alcuni atteggiamenti che io sono abituato a riassumere in cinque parole: umiltà, preghiera, impegno, ricerca e fiducia. Cinque parole per cinque passi. 5

6 Più di 600 cantieri che lavorano grazie all 8x1000 LUOGHI E PERSONE DI VALORE Nei giorni scorsi si è svolta a Roma, su iniziativa dell apposito Ufficio nazionale della Cei, la XIX Giornata nazionale dei beni culturali ecclesiastici dedicata al tema Restauro di Chiese. Orientamenti dal progetto alla realizzazione. Vi hanno preso parte esperti ed esponenti delle regioni ecclesiastiche e delle diocesi. Il Sir ha intervistato il direttore dell Ufficio nazionale, mons. Stefano Russo, per cogliere i risultati dell incontro. Mons. Russo, è diffusa la consapevolezza che i beni culturali ecclesiastici rappresentano un patrimonio d inestimabile valore. Cosa fare perché tale patrimonio possa essere ulteriormente valorizzato? Rispetto alla valorizzazione dei beni culturali ecclesiastici e artistici si sta facendo molto. Il lavoro, ad esempio, d inventariazione informatizzata che stanno facendo le diocesi va in questa direzione. È un inventario che ha delle finalità prima di tutto di carattere patrimoniale, però le conseguenze si possono già intuire fin da adesso: diverse diocesi, in particolare quelle che hanno concluso l inventariazione, da tempo hanno attivato iniziative di valorizzazione di tale patrimonio. Questo avviene in modo positivo soprattutto laddove nelle diocesi ci si mette a lavorare insieme fra i referenti di vari settori: dai beni culturali ecclesiastici alla pastorale del turismo, la liturgia, la catechesi, fra i conoscitori e studiosi della Bibbia, gli operatori della pastorale giovanile. I musei diocesani, ad esempio, diventano un luogo molto importante dove poter attivare iniziative di carattere culturale. Vivere bene e creativamente questi ambienti consente non solo di valorizzarli appieno, ma anche di cogliere i valori più profondi della nostra identità cristiana. Quindi diventano veramente un occasione importante per far incontrare le persone e raccontare chi siamo. Non dobbiamo dimenticare che si tratta di beni fortemente legati al nostro vissuto di fede: anche quando sono dismessi dal culto dobbiamo essere capaci di tirarne fuori questo valore senza il quale non si comprendono. Come possono le Chiese locali promuovere iniziative di restauro e conservazione? Già stanno facendo molto, anche in virtù di quanto attivato dal sistema otto per mille per quanto riguarda il sistema dei beni culturali ecclesiastici. Penso al beneficio che portano gli interventi in corso, ad esempio col restauro architettonico dove si può ottenere fino al 50%. 6 Vedendo i dati delle richieste arrivate in questi anni ci rendiamo conto di quanto questo sistema sia utilizzato ampiamente dalle diocesi. Nell ultimo anno finanziario abbiamo ricevuto 480 richieste per restauro di edifici di culto e loro pertinenze. Non si tratta di contributi altissimi, perché l otto per mille interviene con un aiuto. In realtà abbiamo visto che il sostegno garantisce una risorsa certa e consente alle diocesi di trovare altre risorse attraverso le parrocchie, la stessa diocesi, sponsor, fondazioni. Questo funge da volano perché permette anche di fare una programmazione: così ogni anno noi possiamo dare risposte positive a più di 400 interventi. Se noi pensiamo che in questo momento in Italia ci sono più di 600 cantieri aperti ci rendiamo conto del beneficio grande che sta portando l otto per mille anche per il lavoro di tante imprese specializzate. Lo strumento delle sponsorizzazioni va incentivato? Dipende dai contatti che si riescono ad attivare a livello locale. Molte volte sono le fondazioni, o anche sponsor privati, imprese, che vogliono intervenire a favore del territorio perché in genere un edificio di culto è sempre molto legato al vissuto delle persone. Più facilmente le cattedrali trovano questo tipo di risorse. Quali risvolti ed evoluzioni nella pastorale possono derivare da una crescita della sensibilità dei fedeli nei confronti dei beni ecclesiastici? Qui c è ancora diversa strada da percorrere. Se è vero che attraverso i beni culturali ecclesiastici possiamo dire chi siamo, ancora stiamo imparando a farlo. Nel senso che dipende molto anche da come nelle diocesi ci si mette insieme a lavorare tra i referenti dei diversi uffici e servizi pastorali. Di fronte ai gravi danni (oltre che purtroppo anche alle vittime) provocate dal terremoto in Emilia Romagna, come è coinvolto l Ufficio nazionale? Una cosa molto importante in queste situazioni è far sì che la vita ordinaria al servizio dei beni culturali ecclesiastici possa trovare anche nelle situazioni straordinarie modo di svilupparsi. Gli incaricati debbono poter interagire con istituzioni ed enti che si occupano di questi beni anche sul piano civile. Penso alle figure non solo dei vescovi incaricati per questo settore, ma agli incaricati regionali e diocesani: figure di riferimento a cui tutti si rivolgono e nella vita ordinaria, come ad esempio è capitato a L Aquila dove il concorso delle varie competenze ha consentito di salvaguardare e mettere in sicurezza e in esercizio l archivio storico ecclesiastico. Dopo pochi mesi dal terremoto è stato possibile riaprirlo al pubblico, anche per l archiviazione elettronica effettuata precedentemente.

7 CELEBRATO IL CONGRESSO EUCARISTICO DIOCESANO La Chiesa diocesana in sosta con Maria alla mensa del Signore per gustare il Pane del Cielo e dare energia al proprio cammino Era in corso il mese di settembre dell anno 2001 quando, sotto la luce dello Spirito Santo e la guida illuminata dell Arcivescovo Antonio Cantisani, il popolo cristiano del territorio diocesano di Catanzaro e Squillace si radunava quotidianamente per una intera settimana attorno alla mensa eucaristica nella chiesa cattedrale e stava ad ascoltare attentamente la Parola di Dio per poi impegnarsi a metterla in pratica nei luoghi della vita di ogni giorno secondo i preziosi suggerimenti dei vescovi delle diocesi calabresi che si succedevano nella presidenza dell assemblea liturgica (per la memoria storica, i loro interventi sono stati riportati su un numero speciale di Comunità nuova ). Oggi, dopo 10 anni, lo stesso Spirito divino, che «è Signore e dà la vita» e «fa nuove tutte le cose», attraverso la mediazione del nostro Pastore attuale intende rinnovare a tutti i fedeli discepoli di Cristo l invito ad accostarsi alla mensa eucaristica per acquistare più energia spirituale e procedere con maggiore vigore nel cammino sulle strade del mondo verso la Casa del Padre, in modo che a suo tempo sorella morte ci trovi vivi e operativi, sereni e fiduciosi, piuttosto che pigri, stanchi, arrabbiati, sfiduciati o rassegnati. L occasione propizia per sollecitare i fedeli della nostra Chiesa diocesana alla riflessione sul mistero dell Eucaristia e sulle sue conseguenze spirituali e sociali, occasione colta al volo da S.E. mons. Vincenzo Bertolone, è stata offerta, oltre che dal X anniversario del Congresso Eucaristico Diocesano, anche dalla prossima celebrazione del 50 Congresso Eucaristico Internazionale (a Genova nel 2013). I temi specifici scelti per la riflessione, che ha avuto luogo a Catanzaro nella Basilica dell Immacolata, durante la calda e serena mattinata di giovedì 7 giugno, sono stati efficacemente trattati dagli Arcivescovi di Crotone-S.Severina, S.E. mons. Domenico Graziani, e di Agrigento, S.E. mons. Francesco Montenegro. Dopo il saluto del Vicario Generale mons. Raffaele Facciolo e la relazione introduttiva di mons. Bertolone, Mons. Graziani ha parlato del Valore educativo ed apostolico dell Eucaristia, mentre Mons. Montenegro si è soffermato su Eucaristia e Testimonianza cristiana. Alle relazioni hanno fatto seguito alcuni interventi in cui, tra l altro, è stata rilevata l esigenza di promuovere con maggiore cura tra le giovani generazioni la memoria storica del nostro patrimonio di fede e di cultura religiosa e sono stati chiesti alcuni chiarimenti sulle condizioni di realizzazione delle pratiche di esorcismo. Nel pomeriggio, dopo la condivisione del pranzo in clima di fraternità (nelle aule del Liceo Classico Sirleto o all aria aperta, nella piazza del Duomo), i fedeli convenuti si sono radunati nella chiesa cattedrale per la Riconciliazione e l adorazione del SS. Sacramento Eucaristico, a cui ha fatto seguito la celebrazione solenne della Santa Messa per il Corpus Domini, presieduta dall Arcivescovo mons. Vincenzo Bertolone con la partecipazione di molti presbiteri e diaconi. Al termine della sacra liturgia i numerosi fedeli che hanno preso parte alla mensa eucaristica si sono poi messi in cammino lungo le principali vie del centro storico della città per pregare e testimoniare insieme la loro fede cristiana nei luoghi abituali di incontro e di impegno quotidiano, dietro il Pane Eucaristico portato dall Arcivescovo. Il grande baldacchino dorato, sorretto a turno da vari diaconi, procedeva in varie tappe sotto una pioggia di fiori che con gioiosa devozione i fedeli lanciavano lanciati dai balconi adornati di piante e tappeti secondo la tradizione. Il popolo in processione ha fatto sosta presso il Municipio, la chiesa di Montecorvino, la chiesa di S. Giovanni Battista e la Basilica dell Immacolata e ha concluso il suo itinerario di preghiera sul sagrato della Cattedrale, dove l Arcivescovo Bertolone ha rivolto il suo messaggio. «Con amore paterno - ha detto il Presule - vi esorto ad innamorarvi dell Eucarestia; gustatela pienamente nella vostra vita, perché, come ricordava san Giovanni Crisostomo, essa toglie di mezzo l'inimicizia, respinge l'orgoglio, elimina l'invidia, introduce nelle anime la carità, madre di tutti i beni».«questo cibo di vita eterna, farmaco dell immortalità - ha detto Bertolone -, interroga tutta la comunità cristiana sul dovere di fare dell'eucaristia il luogo dove la fraternità possa diventare concreta solidarietà. Assistiamo troppo spesso a drammi di criminalità e di povertà che si consumano nelle contrade d Italia e non possiamo chiudere gli occhi, non possiamo rimanere indifferenti. Pensiamo anche ai nostri fratelli terremotati privati dai propri cari, dalla propria casa, dai propri sacrifici. Cristo ci chiede di moltiplicare la nostra coerenza e la nostra solidarietà. L'Eucaristia - ha detto ancora il presule -, pane che si spezza, è scuola d'amore. Ricordava già papa Paolo VI: L Eucaristia è la grande sorgente dell amore fraterno, anzi della carità sociale. Noi che la onoriamo, dovremmo dimostrare nel sentimento, nel pensiero, nella pratica, che sappiamo davvero amare il nostro prossimo, anche quello che manca di qualche cosa necessaria alla vita: di dignità, di difesa, di assistenza, di istruzione, di lavoro, di pane, di ottimi smo, si amicizia: ogni deficienza umana diventa pro gramma alla scuola di Cristo. Per mons. Bertolone «la domenica, giorno del Signore, della Chiesa e dell uomo, sta alla sorgente, al cuore e al vertice della vita parrocchiale: il valore che la domenica ha per l uomo e lo slancio missionario che da essa si genera prendono forma solo in una celebrazione Eucaristica curata secondo verità e bellezza. Ma una parrocchia missionaria - ha detto Bertolone - ha bisogno di veri testimoni: una comunità che si sente tutta responsabile del Vangelo di Cristo, con preti più pronti alla collaborazione nell unico presbiterio e più attenti a promuovere carismi e ministeri: la celebrazione dell Eucaristia ci immette tutti, sacerdoti e laici, lungo la difficile strada del servizio. Ci chiede di andare oltre quella che chiamiamo prudenza, convenienza, giusto equilibrio, per osare, per vivere la profezia e riscoprire l amore senza limiti». In atmosfera di sobrietà e raccoglimento hanno preso parte alla processione il sindaco e il vicesindaco di Catanzaro, Sergio Abramo e Sinibaldo Esposito, le autorità civili e militari, nazionali e locali, e gli esponenti delle diverse Confraternite storiche della Città: tutto per lodare e ringraziare insieme Colui che ha voluto porre la sua dimora in mezzo a noi, sulle strade e fra le case di tutto il mondo e soprattutto nei nostri cuori, e che invita anche noi discepoli del XXI secolo a rendere gioiosa, credibile e coerente testimonianza del Suo Amore, infinito, eterno e vittorioso (anche sulla morte) fino agli estremi confini della terra, in ogni tempo e in ogni circostanza. Guido Mauro 7

8 Sintesi della relazione introduttiva dell Arcivescovo Bertolone Dopo aver ringraziato Mons. Raffaele Facciolo per la sua graziosa ed angelica presentazione, Mons. Francesco Montenegro, con cui ha condiviso una bella esperienza nella Caritas della diocesi di Messina, e tutti i presenti, convenuti da tutti i luoghi del territorio molto esteso della diocesi, il nostro Pastore ha fatto riferimento al tema ( Signore, da chi andremo? ) del XXV Congresso Eucaristico Nazionale, tenuto ad Ancona nel 2011, e ha citato una importante frase del Santo Padre Benedetto XVI sullo stretto legame tra l adorazione eucaristica e la necessaria attenzione alle esigenze delle persone: «Chi sa inginocchiarsi davanti all Eucaristia non può essere disattento ai bisogni dell uomo». La Caritas, infatti, è l Amore di Dio e l Eucaristia è segno della nostra comunione con Cristo e tra di noi. Tutti i discepoli di Cristo sono chiamati ad essere santi, come il Signore, che per noi si è reso pane spezzato e sangue versato. Nel III Congresso Eucaristico Regionale, celebrato nel 1947, dopo gli orrori della II guerra mondiale, emerse con chiarezza come e quanto il distacco da Dio possa sempre portare miseria e morte, mentre la comunione con Dio apre sempre orizzonti di luce, vita e prosperità. Nel loro impegno pastorale i vescovi sono preoccupati per le ridotte possibilità di autentica formazione dei cristiani, chiamati dal Signore ad essere uomini e donne in pienezza, ragionevoli e felici, animati da amore fraterno e capaci di condividere. Si tratta di una scommessa educativa da prendere sul serio, in un contesto socio-culturale dominato da un linguaggio familistico e pseudoreligioso. Non è possibile tollerare ulteriormente un così grave distacco tra la fede cristiana professata a parole e la vita vissuta con atti concreti. Riflettere e camminare intorno all Eucaristia è un modo sicuro di fare luce sulla nostra vita quotidiana e ricevere forza per trasformarla in positivo, perché il Signore Gesù è la Via, la Verità e la Vita, la Luce e la Pace e nessuno può arrivare al Padre se non per mezzo di Lui. «Esiste la nostra 8 fede? Arde davvero il nostro cuore? Abbiamo la passione per il bene?» si è chiesto l Arcivescovo. Per rispondere positivamente dobbiamo camminare sulla via di Cristo, custodire la Parola, impegnarci con perseveranza a produrre frutti buoni come tralci uniti alla vite, alimentarci di Cristo come cibo e bevanda ed accoglierlo come amico e compagno di viaggio nel cammino della vita, fonte di gioia e di speranza. «Per Cristo, con Cristo e in Cristo ogni suo autentico discepolo è chiamato a trasformare la propria vita in una continua donazione di sé, della quale la morte è solo l ultimo atto, la consegna della propria persona nelle mani giuste e misericordiose del Padre. La Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica, è nata proprio per opera dello Spirito Santo, che in ogni persona suscita questa donazione libera e totale di sé, nell amore effuso fino al martirio e diffuso ogni giorno fino agli estremi confini della terra». Dopo la consacrazione del pane e del vino l assemblea radunata per la celebrazione dell Eucaristia dice di annunziare la morte del Signore e proclamare la sua risurrezione nell attesa della Sua venuta: il vescovo ha sottolineato il significato di questa attesa, che in passato era rimarcato LE PAROLE INTRODUTTIVE DEL VICARIO GENERALE, MONS. FACCIOLO «Un altra sosta per gustare il pane degli angeli e risvegliare la nostalgia del Dio presente nel cuore e nella storia degli uomini»: con questi termini si è espresso il Vicario Generale mons. Raffaele Facciolo all inizio della giornata, durante la presentazione di questo Congresso Eucaristico Diocesano, che «non costituisce una celebrazione episodica e isolata ma si inserisce in un percorso pastorale volto a riscoprire la centralità dell Eucaristia». L inizio di questo lungo percorso risale al 1933, anno in cui la Chiesa di Catanzaro, guidata da mons. Francesco Fiorentini, fu elevata al ruolo di Arcidiocesi e celebrò in quanto tale il II Congresso Eucaristico Regionale. Nell occasione mons. Fiorentini fece realizzare un ostensorio molto bello, che viene gelosamente custodito tra i tesori artistici che segnano la storia della nostra Chiesa. Ma l adorazione del Santissimo Sacramento ha assunto nel tempo anche altre forme espressive, come la peregrinatio eucaristica, la meditazione sugli scritti di Madre Candida dell Eucaristia o l istituzione dei Figli del Cenacolo, che si alimentavano del pane e del vino consacrati, in fedele obbedienza all invito del Signore: Prendi, mangia, alzati e cammina. In ogni tempo e luogo, comunque, l Eucaristia costituisce nella Chiesa il pane dei forti, necessario per attraversare il deserto della vita. Mons. Facciolo ha dato quindi avvio ai lavori ringraziando i vescovi relatori per la loro presenza, sottolineando le comuni origini agrigentine che rinforzano il vincolo di fraternità tra Mons. Bertolone, Mons. Montenegro e Mons. Peruzzo e augurando buon lavoro alle parrocchie, quali mense privilegiate del popolo in cammino. in misura eccessiva ma oggi sembra a volte evanescente e disperso nell aria. «Non ci si può sedere alla mensa eucaristica ha detto mons. Bertolone con gli abiti logori, con le vecchie abitudini e con i vizi persistenti. Per superare il grande distacco tra l eccelso significato del sacramento eucaristico, forza della Parola di Dio fatta carne, e il basso livello di fedeltà con cui noi riusciamo a celebrarlo e a viverlo, si dovrebbe creare prima di ogni celebrazione eucaristica un momento di silenzio per il raccoglimento e la meditazione sulla potenza della creazione, da cui ognuno di noi trae esistenza, energia e vita, con specifico riferimento al Prologo del Vangelo di S. Giovanni: Tutto è stato fatto per mezzo di Lui e senza di Lui nulla è stato fatto di tutto ciò che esiste. Così la Parola di Dio può meglio insinuarsi in noi e lo Spirito Santo può suscitare in noi una fede coraggiosa ed una carità operosa. L Eucaristia, sacramento della frazione del pane e fondamento della Chiesa, promuove la condivisione e la solidarietà, apre le porte ad una testimonianza cristiana luminosa e coerente, aiuta a tradurre il mistero celebrato in vita vissuta». Ricordando poi le significative parole degli apostoli al Maestro che temeva il loro allontanamento ( Signore, da chi andremo? ), il vescovo ha poi rimarcato che, per quanto piccoli e fragili, non possiamo non ricorrere alla misericordia di Dio: Egli ci viene incontro e ci aiuta a superare ogni difficoltà come un pastore che con grande tenerezza porta sulle spalle gli agnelli più piccoli e conduce pian piano le pecore madri. Disperare della sua misericordia e non tenere conto del suo grande amore, vero, stabile e concreto fino alla morte, oppure chiudersi in se stessi e nel proprio super-io, nella presunzione di non avere bisogno di Lui corrisponde ad un grave peccato contro lo Spirito Santo. Dall incontro con Cristo nell Eucaristia, da quel Cristo che rivela il volto del Padre, da quel Cristo che si fa riconoscere allo spezzare del Pane, scaturiscono invece ardore del cuore e novità di vita, autenticità e carità. speranza e lungimiranza, libertà e responsabilità, dignità e santità, accoglienza e solidarietà, con grande vantaggio sia per la vita spirituale sia per la vita sociale.

9 Sintesi della relazione dell Arcivescovo Graziani «Se tu conoscessi il dono di Dio»: così ha iniziato Mons. Graziani la sua relazione sul valore educativo dell Eucaristia, identificando nell ignoranza l origine degli atti e atteggiamenti di superstizione dell uomo moderno, che tende ad attribuire al dominio del demonio le proprie paure ed angosce. Intendendo per valore qualcosa che tocca le corde intime della persona, l arcivescovo di Crotone ha rilevato il grave rischio di svuotare di significato il sacramento eucaristico con l assunzione leggera del pane eucaristico, senza vibrazione delle proprie corde spirituali, con il doppio risultato negativo di nutrirsi delle ostie consacrate senza realizzare la comunione col Signore e di camminare mosci e seduti sulle strade della vita, senza radici storiche, senza attese e prospettive per il futuro, senza slancio missionario e senza arrivare mai alla destinazione prefissata. Ogni cristiano, se è consapevole del tipo e del luogo di realizzazione del mistero eucaristico, espresso nella frazione del pane nella chiesa e sulle strade della vita con un impegno attivo e creativo, deve andare al nocciolo della vita e compiere innanzitutto un cammino nel proprio cuore, tempio di Dio, inoltrarsi verso le parti più profonde di esso e guardarsi con gli occhi di Dio: ciò costituisce il principio di ogni itinerario di salvezza. La fede cristiana va di pari passo con l interiorità e costituisce una continua sfida al superamento di se stessi, in una lotta continua ed intensa contro le proprie fragilità e insufficienze per la quale è necessario dotarsi di valido nutrimento e adeguato equipaggiamento. In questa lotta spirituale è necessario non rimanere soli, instaurare delle relazioni polivalenti e attingere alle risorse della Chiesa e dell Eucaristia, nessuna delle quali sussiste senza l altra. In questo viaggio verso il proprio tempio interiore è necessario sviluppare la logica della gratitudine per i doni ricevuti (a cominciare dalla vita), la logica dello stupore di fronte alla natura che ci circonda, dell accoglienza verso le persone che incontriamo nei diversi ambienti di vita, della comunicazione delle conoscenze e della condivisione fraterna con i poveri e gli ammalati. La vita è un dono di Dio e non solo effetto biologico dell accoppiamento dei genitori, che non possono trasmettere la vita senza la volontà del Creatore. L Eucaristia, fonte e culmine della vita cristiana, è una realtà misteriosa, più grande della nostra capacità di comprensione ed espressione, ma nei limiti delle possibilità umane, anche secondo le capacità del sacerdote celebrante nell espressione del volto e nel tono della voce, essa permette di percepire la presenza di Dio, che opera tutto in tutti. In tutte le diverse fasi della celebrazione eucaristica, dall atto penitenziale alla liturgia della Parola fino alla liturgia eucaristica e alla distribuzione del pane consacrato, si dovrebbe gustare con senso di scialamento che il Cristo vive ed agisce nel cuore palpitante di ogni sacerdote e costituisce il valido modello di riferimento al quale ogni suo discepolo tende a conformarsi: una celebrazione eucaristica ben compiuta aiuta i fedeli a ritenere la Chiesa un motivo di benedizione.g.m. Sintesi della relazione dell Arcivescovo Montenegro Lo stretto legame tra carità e giustizia è stato il concetto sviluppato da Mons. Francesco Montenegro nella prima parte della sua relazione, incentrata sulla testimonianza cristiana in rapporto all Eucaristia. «La giustizia senza la carità è incompleta, la carità senza giustizia è falsa» ha detto il presule, che, citando P. Arrupe, ha definito la giustizia sacramento dell Amore ed ha invitato a superare gli angusti limiti di una carità concepita solo come elemosina. Sotto la spinta dell Eucaristia, termine che significa ringraziamento, la carità cristiana esprime piuttosto un amore senza misura portato fino alle sue estreme conseguenze della donazione di sé, con il ringraziamento di chi dà verso chi riceve. L Eucaristia consiste non solo in un momento di dolcezza, conforto e raccoglimento in rapporto all incontro con Gesù ma anche in un momento di coraggiosa uscita da sé e di propulsione verso gli altri, con spirito di fraterna condivisione: «non solo io col mio Gesù, ma anche io con Lui verso gli altri». L Eucaristia è un incontro d amore in cui l uomo accetta con consapevole gratitudine il grande dono ricevuto da Dio, che vuole entrare in contatto intimo con lui e con lui realizzare grandi cose. Spesso noi siamo animati da ottime idee e intenzioni ma non partiamo dall Eucaristia e non mettiamo Dio al centro della nostra vita; per instaurare nuove relazioni umane o rinsaldare i rapporti con persone già note andiamo insieme a mangiare la pizza, ma, mentre la pizza indica e costruisce la fraternità umana, l Eucaristia va oltre: è segno e strumento di vita cristiana, improntata alla fraternità ma col sigillo indissolubile della presenza di Dio: Egli ci aspetta, ci chiede di stare accanto a Lui, ci vuole accarezzare, ci vuole offrire l anello nuziale perché siamo davvero importanti per Lui. La nostra partecipazione alla celebrazione dell Eucaristia non è un dovere da compiere in maniera arida per mettersi la coscienza a posto, in tranquillità; essa serve piuttosto per scuotere la nostra coscienza. L Eucaristia ci fa guardare lontano e in tutte le direzioni, a 360, ci sprona a proiettarci con fiducia nel futuro, a muovere subito i nostri passi per incontrare gli altri sulle strade del mondo e portare a tutti con cuore ardente e mente convinta la gioiosa esperienza vissuta con Gesù. Il Pane spezzato ci spinge a spezzarci per gli altri: Gesù Cristo è presente nel Pane e nel Vino consacrati ma il suo volto si rivela anche nei poveri, nei malati, nei carcerati e soprattutto nelle persone più deboli e indifese, verso le quali tutti i cristiani sono chiamati ad imitare il loro Maestro indossando il grembiule, prendendo il catino e lavando umilmente i piedi gli uni agli altri. Lo stesso Signore che si rende nostro gradito alimento nell Eucaristia ci mette davanti ad una realtà ineludibile, di fronte alla quale non possiamo chiudere gli occhi e far finta di non conoscerla; la comunione col Signore si realizza non solo in chiesa, di fronte all altare, ma anche nelle nostre case e sulle varie strade del mondo, stando attenti e rispondendo prontamente ai bisogni degli altri, non solo quando ne abbiamo voglia e decidiamo di aprire la porta del cuore (con la maniglia da una sola parte?). Ognuno di noi, come un piccolo chicco di grano, è coinvolto in una grande storia d amore, di un amore vero capace di spezzarsi e offrirsi continuamente in una lunga serie di occasioni; ognuno di noi, come cristiano contemplattivo, deve avere «la residenza nel tempio ma il domicilio sulla strada», dove vivono gli ultimi, dei quali spesso molti si avvalgono per farsi strada piuttosto che andare un po indietro per fare strada a loro. «Un attenta lettura della parabola del Buon Samaritano ci suggerisce che anche l assenza di amore e l indifferenza delle persone per bene possono uccidere, come le bastonate dei briganti: l amore non può essere delegato né recitato ma richiede una responsabilità personale che viene sollecitata dall Eucaristia; è dall Eucaristia che riceviamo la capacità di condividere, di compatire, di sintonizzarci sulla sensibilità degli altri, di camminare con i mocassini altrui, di consumare un po per volta la propria vita per gli altri, di essere sempre più credenti, credibili e coerenti. Nella processione del Corpus Domini noi portiamo Gesù lungo le strade urbane: ma non è anche vero che Gesù porta noi per le vie della città e ci fa incontrare tante persone che desiderano essere ascoltate ed amate? Gesù ha detto in conclusione Mons. Montenegro ci chiama ad abbattere i muri e le pareti che ci tengono distanti dagli altri, a costruire ponti di comunicazione, a seminare amore e speranza, ad essere sale, luce, lievito e fermento, a tenere gli occhi aperti su quanto di bello vuole Egli fare con noi e per noi lungo le strade del mondo. Se avete paura dell amore e del Vangelo, non celebrate mai la Messa!».g.m. 9

10 L Istituto Beato L. Palazzolo di Catanzaro 70 ANNI DI STORIA E DI SERVIZIO GENEROSO ALLA COMUNITÀ L Istituto Beato L. Palazzolo opera sul territorio catanzarese da circa 70 anni, da quando le Suore delle Poverelle sono giunte a Santa Maria su richiesta del parroco del luogo, come ausilio e sostegno alle diverse povertà del quartiere. Da subito, le suore attivano la prima scuola materna, una scuola di lavoro, un doposcuola e l assistenza agli infermi, nell impegno di promuovere ogni persona nella sua dignità e responsabilità, fedele al carisma del loro fondatore arrivare là dove altri non giunge. Il servizio, svolto dalla comunità delle suore, negli anni ha cercato sempre di essere fedele alla primitiva intuizione del fondatore pur nel variare delle situazioni, rispondendo sempre e con attenzione ai bisogni emergenti. Lo stile di tale servizio si caratterizza per la semplicità dei rapporti, la disponibilità sempre rinnovata ad accogliere chi è nel bisogno, la gioia vista come potenziale umano da orientare in atteggiamenti positivi verso la vita e il senso di responsabilità che chiama ciascuno a dare il meglio di sé. Attualmente l Istituto continua a rispondere alle numerose richieste del territorio attraverso diversi servizi alla persona quali: 1. Scuola dell infanzia paritaria per bambini in età prescolare che si prefigge l obiettivo di promuovere la maturazione dell identità, la conquista dell autonomia e lo sviluppo delle competenze attraverso una visione cristiana della vita; 2. Casa Famiglia che accoglie in forma residenziale minori con disagio familiare e sociale su segnalazione del Tribunale dei Minori o dei Servizi Sociali territoriali. Obiettivo principale del servizio è di accompagnare il minore affidato, nel processo di crescita affinché possa recuperare le proprie risorse personali, in un clima di serenità e famiglia; 3. Pronto intervento che garantisce risposte tempestive a situazioni di emergenza accogliendo mamme con bambini, donne sole e donne in stato di gravidanza che si trovano in situazioni di disagio o che sono maltrattate; le stesse vengono inserite su segnalazione del Tribunale dei Minori o dei Servizi Sociali territoriali. 4. Centro semiresidenziale Arcobaleno che accoglie in forma semiresidenziale minori che si trovano in situazioni particolarmente gravi di natura familiare, sociale, economica e minori i cui genitori lavorano e necessitano di un punto di riferimento educativo e di supporto per i loro figli; 5. Servizio pastorale nel quartiere di S. Maria, Parrocchia di S.Maria Zarapoti e zone limitrofe; 6. Servizio caritativo e assistenza infermieristica ambulatoriale e domiciliare per anziani e malati. Distribuzione di viveri e beni di prima necessità. Alle spalle 70 anni di storia e di servizio generoso e competente; davanti a noi un futuro di rinnovata disponibilità e di una sempre più idonea risposta alle esigenze del territorio con la collaborazione di laici. La Fondazione Antiusura Santa Maria del Soccorso di Catanzaro La Fondazione Antiusura Santa Maria del Soccorso di Catanzaro, aderente alla Consulta Nazionale Antiusura, è una associazione di volontari, animata da una profonda coscienza cristiana in seno ad un movimento di solidarietà promosso dalla Chiesa Cattolica coerentemente alle direttive della C.E.I. Nasce nel 1990 per iniziativa dell Arcivescovo Metropolita di Catanzaro Squillace Antonio Cantisani. Non ha scopo di lucro, svolge in favore dei soggetti in difficoltà economiche, un importante opera di solidarietà, assistenza e di prestazione di garanzie presso banche convenzionate per un più facile accesso al credito. Più in generale si identifica come Ente qualificato e riconosciuto dal Ministero dell Economia e delle Finanze nell attività di prevenzione al fenomeno dell usura, ai sensi della legge n. 108/96. Opera su tutto il territorio regionale ed interviene, in soccorso di chi è a rischio di usura, tanto con un azione preventiva di carattere educativo ed informativo, quanto at- 10 traverso una materiale azione di sostegno. In particolare, l impegno della Fondazione è orientato all assistenza economica delle persone e delle famiglie che versano in uno stato di disagio economico e di sovra indebitamento. Lo Statuto indica come beneficiari di tale attività i privati e i piccoli imprenditori (Commercianti e artigiani) che presentino determinati requisiti: - non sono caduti in usura; - vivono uno stato di difficoltà economico finanziaria tale da rendere prevedibile il ricorso a prestiti usurari; - si trovano a dover affrontare situazioni improvvise di difficoltà o spese di carattere straordinario; - non sono in possesso di requisiti per accedere al credito bancario. In particolare gli interventi della Fondazione sono rivolti a persone fisiche in stato di effettivo bisogno, seriamente motivati a ricondurre la vita delle loro famiglia alla normalità e che dimostrino capacità di rimborsare il prestito ottenuto grazie alla garanzia della Fondazione. In primo luogo quindi la Fondazione opera come garante nei confronti delle banche con le quali ha stipulato convenzioni e presso le quali promuove, attraverso un attività istruttoria preliminare, la concessione di finanziamenti in favore di soggetti a rischio di usura. La Fondazione si trova a Catanzaro in via Carlo V, n. 193 Tel. O Fax Antonio Coccimiglio

11 PER UN SERVIZIO SEMPRE ATTENTO AI PROBLEMI DEL TERRITORIO L'impegno quotidiano della Fondazione Città Solidale onlus La Fondazione Città Solidale è presente ed operante a Catanzaro da circa due decenni. All'epoca, essa ha iniziato il suo servizio rispondendo ai problemi allora più urgenti (quelli dei minori a rischio e delle persone senza dimora), ed ha avviato la Comunità S. Domenico e la Casa d'accoglienza Maddalena. Negli anni, sono nati altri servizi, per dare risposta ad altre esigenze: l' Aliante, per adulti in difficoltà; Il Rosa e l'azzurro, per donne e minori in difficoltà e/o vittima di maltrattamenti; il Centro Progetti, per studiare ed elaborare proposte progettuali finalizzate all'attivazione di nuovi servizi ed iniziative. Più di recente (continuando a gestire le strutture di accoglienza, che in questi anni hanno dato asilo e supporto a più di 1000 persone) la Fondazione ha cercato di attrezzarsi per dare risposta a nuove e vecchie emergenze. Nel mese di aprile è stato potenziato, con un nuovo finanziamento regionale, il Centro Aiuto Donna, che era attivo dal 2009 e non aveva mai interrotto il suo servizio, nonostante l'esaurimento dei fondi stanziati con un precedentemente finanziamento. Si tratta di uno sportello, dotato di numero verde attivo 24 ore su 24 (n verde ), con sede a Catanzaro (via XX settembre 28) in cui sono presenti operatrici qualificate, che offrono ascolto, supporto, consulenza psicologica o legale a donne vittime di violenza. In caso di necessità e di emergenza, lo sportello si attiva anche per sottrarre le donne dalla situazione di rischio (predisponendo l'accoglienza in struttura protetta). Le operatrici del Centro stanno curando anche programmi di sensibilizzazione nelle scuole della Provincia. Per l'assistenza delle vittime di tratta o per gli stranieri in programma di protezione sociale, sono stati avviati rispettivamente i progetti I.N.C.I.P.I.T., ed Eleutheria, presentati e gestiti in partnership con altri enti ed organizzazioni: la Regione Calabria (capofila), l'arcidiocesi di Reggio Calabria - Comunità di accoglienza Onlus, la Cooperativa Rossano Solidale, l'associazione Comunità Papa Giovanni XXIII. Si tratta di progetti per l accoglienza e l assistenza delle persone (per la maggior parte donne e provenienti dalla Nigeria) adescate con false promesse e poi invischiate nella rete della prostituzione, vittime di riduzione in schiavitù. Dal 2008 ad oggi, con i progetti Welcome, Senza Catene 2009 ed Exodus sono state già accolte ed aiutate oltre 30 persone. Un altro problema emerso da qualche tempo, e diventato di recente drammaticamente urgente, è quello dei minori stranieri non accompagnati, cioè di tutti quei ragazzi che si trovano sul territorio italiano senza la tutela di adulti, senza riferimenti o con riferimenti negativi, che sono privati dei diritti della loro età e che sono a rischio di essere coinvolti in reti da cui sarà difficile farli uscire. Per questi ragazzi, nel 2008, è stato avviato il progetto La casa di Alì, Centro di pronta accoglienza che rientrava nel Programma di protezione per minori stranieri non accompagnati, promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e realizzato dall Associazione Nazionale Comuni Italiani. Il Comune di Catanzaro era ente attuatore del progetto. Ad oggi, nel Centro sono stati accolti circa 120 minori, provenienti per la maggior parte da Afghanistan, Egitto, Senegal. Ai ragazzi è stata offerta la possibilità di frequentare lezioni di alfabetizzazione alla lingua italiana, sostegno nella regolarizzazione della propria posizione in Italia, per la formazione e l inserimento lavorativo, screening sanitario. Per alcuni sono stati avviati programmi di affido etero-familiare. Ultima emergenza, affrontata in questi ultimi mesi (precisamente dal mese di agosto 2011), quella delle centinaia di profughi, minorenni anch essi, provenienti dal Centro e Nord Africa. E il territorio di Catanzaro, la sua comunità ecclesiale, hanno saputo rispondere con prontezza e generosità, nonostante le mille difficoltà che comunque si sono presentate nell accoglienza di ragazzi fra i 15 ed i 17 anni, non sempre docili, già segnati da esperienze terribili che li hanno resi talvolta particolarmente difficili. Sono state così aperte due nuove strutture di accoglienza, ciascuna con due moduli abitativi: il Sicomoro (a S. Pietro Apostolo), che ha accolto finora circa 30 ragazzi provenienti per lo più da Nigeria, Ghana e Mali; il Vivarium (a Squillace), che ha accolto circa 60 ragazzi, provenienti da Tunisia ed Egitto. Il centro di accoglienza Vivarium, ha sede nell'immobile di proprietà dell'arcidiocesi sita in Piazza Duomo a Squillace (ex Casa del Fanciullo). La struttura è stata messa a disposizione dall'arcivescovo, ed è stata ristrutturata grazie ad un importante impegno economico assunto dall Arcidiocesi e dalla stessa Fondazione; la casa è ora messa a norma (è anche autorizzata al funzionamento dagli organi competenti) e dotata di ogni comfort, attrezzata per due moduli abitativi, uno dei quali accoglie appunto i minori stranieri non accompagnati, ed il secondo verrà messo a disposizione per altre situazioni di disagio. A tutti i ragazzi accolti, sempre con la presenza di personale qualificato ed in strutture che rispondono alle normative regionali e nazionali e dotate di ogni comfort, sono stati offerti vitto, alloggio, screening sanitario, attività di alfabetizzazione, animazione e socializzazione. Attualmente, per questi ragazzi si stanno studiando ed elaborando dei percorsi che mirino all'inserimento lavorativo, per una piena integrazione di quei minori che decidano di stabilirsi nella nostra nazione. Per sensibilizzare e creare intorno alla problematica una rete intelligente ed efficace di collaborazioni che non operi solo nell ottica dell emergenza, ma che sappia costruire autentici percorsi di integrazione, il 16 maggio, nella Sala Tricolore della Prefettura di Catanzaro e con il patrocinio della Prefettura, è stata organizzata una Tavola Rotonda alla cui realizzazione hanno collaborato diversi attori istituzionali: l'azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro; il Centro per la Giustizia Minorile di Catanzaro; il Tribunale per i Minorenni Catanzaro; il Centro territoriale Permanente c/o Istituto Vivaldi; l'associazione di volontariato Spazio Aperto. Con altre organizzazioni ecclesiali o del privato sociale, si sta lavorando per elaborare piani di intervento mirati all'integrazione sociale dei Rom, la cui condizione e situazione è particolarmente delicata, in tutto il territorio nazionale, ed anche nel nostro contesto. Per rendere sempre più efficace e competente la realizzazione e gestione di servizi, la Fondazione punta molto sulla formazione dei propri operatori, con percorsi di approfondimento ed aggiornamento delle competenze pregresse o di acquisizione di nuove competenze. Terminato il percorso di formazione su I modelli educativi nelle strutture di accoglienza, affidato al prof. Igor Salomone, alcuni dipendenti hanno iniziato da diversi mesi un Corso di Formazione Professionale per Operatori Socio Sanitari, accreditato presso la Regione Calabria e mirato all'acquisizione del titolo specifico. Una nuova opportunità per mettersi al servizio delle persone che soffrono, in questo caso tra le corsie degli ospedali e nelle case di accoglienza socio-sanitarie. Fondazione Città Solidale - tel. 0961/

12 IL CENTRO CALABRESE DI SOLIDARIETÀ: la storia di un molo che è diventato un porto dell amore immenso di Dio Come Centro calabrese di solidarietà siamo anche vicini al mare, in una struttura di proprietà della nostra Arcidiocesi. Stranamente il mare facilita le ispirazioni e l orizzonte che incontra è il crocevia dei nostri sogni, il luogo dove tutto è possibile. A volte, però, il mare ha anche la forma di una domanda cui non puoi rispondere, ma che ti chiama a sé come un invito irrinunciabile, e l unica cosa che puoi fare è calare la scialuppa e prendere il largo. Questo è successo a noi, Centro Calabrese di Solidarietà, piccola goccia in una terra dove il mare è solo questo, una metafora della vita. La nostra storia è cominciata nel 1986: oggi possiamo dire, con profonda umiltà, che è la storia di un molo che diventa un porto, in cui anime ferite approdano, per poter trovare rifugio, ritrovare forza, rifocillarsi, accarezzando ed afferrando la speranza, per poi ripartire. Un luogo del cuore. Proprio qui, ogni giorno, incontriamo la freschezza di un Dio che non ha avuto paura della storia e ha scelto di farsi Egli stesso Storia, Pane e Fratello per ognuno di noi. E, ogni giorno, è un atto d amore sconfinato ai ragazzi e alle loro famiglie, un atto di fede nella recuperabilità della persona, nella possibilità di cura delle sue ferite. La Terra ed il cielo sono gli orizzonti simbolici della nostra esistenza. Siamo stati educati a cercare il cielo oltre la terra, in un dopo, in un fuori. Da sempre, come Centro Calabrese di Solidarietà, abbiamo voluto rovesciare questa prospettiva e cercare il cielo non oltre la vita, ma dentro la terra, dove tutti viviamo, soffriamo, speriamo e dove insieme inseguiamo giustizia ed amore. Qui, qualcuno di noi, ha scelto di fermarsi, di sporcarsi le mani, di sporcarsi di terra e di cercare, anche dove è più buio, il sereno di un cielo che non spegne la speranza. Ci siamo fermati per costruire insieme percorsi di libertà e di speranza. Abbiamo fatto amicizia con volti, che, senza paure, si sono avvicinati per cercare senso e giustizia. Siamo stati testimoni di luoghi, contesti, ambiti definiti troppo spesso come lontani e marginali, in realtà vicini al cielo, a tutto ciò che è senso, spiritualità, liberazione. 12 Dal 1987 ad oggi abbiamo conosciuto ed accolto oltre 3700 persone! Una grazia di Dio! Mi ritornano, spesso, in mente, le parole che Giovanni Paolo II disse in occasione dell incontro con tutti i Centri della FICT, ponendo al centro dell attenzione la Croce: drammatica ma feconda vicenda del perdersi per ritrovarsi, del rinnegarsi per realizzare un progetto di vita. Portare la croce viene a significare la sfida coraggiosa alle contraddizioni che ciascuno vive con se stesso. Portare la croce significa uscire dall isolamento, dall emarginazione. Cambiano a volte le forme e i luoghi in cui si manifestano sofferenze ed emarginazione, ma non i volti dei ragazzi e delle ragazze, degli uomini e delle donne. Persone che hanno qualcosa in comune, al di là di ogni possibile differenza: il diritto di trovare dignità e futuro. Il viaggio di questo Centro continua, pur con tutti i limiti e le difficoltà, perché siamo e vogliamo continuare ad essere compagni di strada, per imparare assieme a riconoscere i diritti e a chiamare per nome i tanti che sulla strada vivono e arrancano: volti dell incertezza e dell insicurezza, della paura e del bisogno, della solitudine e dello smarrimento. Attraverso le ferite che ci parevano colpi duri o insensati della vita, diventiamo capaci di comprendere altri, di venire in aiuto ad altri nell attraversare le stesse tempeste. La nostra debolezza allora non è un ostacolo, ma una risorsa per meglio seguire il Signore, per meglio venire in aiuto ad altri. La debolezza non è più un limite, ma si trasfigura in opportunità. La vita fragile non è condannata, l uomo non è spezzato. È invece il cielo che si spezza, che si apre, che si lacera. Dio non castiga la fiamma debole, ma la fa diventare luminosa e forte. Non condanna la fragilità, non punisce i nostri inverni, ma soffia la sua primavera. Perché l uomo non coincide con i suoi peccati,né la vita con le sue fratture. La vita, quella di tutti i giorni, di ogni strada, ci chiama sempre. Non si può non rimanere avvinti, affascinati, da questo odore della vita, da questo profumo di vita! E la Parola di Dio è evento dentro la vita! Mimmo Battaglia

13 Fondazione Betania da sempre impegnata ad attualizzare l'amore come relazione-dono IN DIALOGO Voglia di deserto Spesso il conformismo della città o del paese in cui viviamo non ci permette di cambiare luogo, di avere voglia di deserto, di intraprendere un viaggio che sciolga le sicurezze acquisite e coltivate e ci faccia assaporare la libertà di non avere più punti di riferimento concreti e definitivi. Il deserto, infatti, fa piazza pulita di tutti i tatticismi che imbalsamano la vita normale: lì non c è tempo per atteggiamenti opportunistici, mediatori fino all esasperazione; lì chi non decide con tempestività è perduto. Per questo esso è l unico luogo dove può essere proferita la parola dura del profeta: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino» (Mt 3, 2).. Clotilde Albonico La Fondazione Betania é un ente no profit di diritto privato, con la qualifica di onlus, impegnata nella erogazione di servizi sanitari, socio-sanitari e socio-assistenziali, con oltre 420 operatori che lavorano in diciassette strutture allocate nella provincia di Catanzaro e di Vibo Valentia. Nasce a Catanzaro e a Gasperina (Cz) nel 1944 all'interno del mondo cattolico calabrese su iniziativa dei sacerdoti, don Giovanni Apa, don Nicola Paparo e don Giovanni Capellupo e di una donna consacrata, Maria Innocenza Macrina, per prendersi cura delle persone disabili, anziane e di quelle comunque bisognose a causa della guerra ancora in corso. La mission della Fondazione affonda le proprie radici all'interno di alcune affermazioni evangeliche, la prima delle quali è contenuta nel discorso della montagna di Matteo: "Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia" (Mt. 5,6), così specificata dal presidente della Fondazione don Biagio Amato: Beato non è chi è già giusto, bensì chi vive l'inquietudine per poter essere giusto, per poter affermare la giustizia. E ciò perché la giustizia è un valore che dentro l'uomo come fatto trascendente, come utopia, come tensione. Nella visione cristiana della vita soggettiva e cosmica, l'inquietudine avrà il suo punto di "quiete" in Colui che è. In Colui in cui l'oggi e il "non ancora" hanno un'unica dimensione temporale. Si innesta qui il concetto di caritas, di cui parla l'articolo 2 dello statuto della Fondazione: Promuovere ed affermare la dignità delle persone svantaggiate ed in situazione di marginalità ispirando le attività al comandamento evangelico della Carità così come voluto dai Fondatori. Sempre don Biagio spiega che si tratta della caritas di cui parla San Paolo in 2 Cor 5,14 ( brucia dentro di noi lo stesso amore con cui Cristo ci ha amati ): E' la visione dell'amore come relazione-dono che impegna a incrementare, migliorare e finalizzare tutto il patrimonio di Betania alla creazione di percorsi terapeutici (migliorativi, trasformativi, riabilitativi) all'interno di contesti comunitari capaci di offrire occasioni di promozione ed affermazione della dignità di particolari soggetti deboli. Un patrimonio che, proprio per la sua natura, per il suo valore e per la sua finalizzazione esclusivamente sociali, definisce la Fondazione ente non profit onlus e la distingue dagli altri Enti profit. Mentre l'ispirazione evangelica dell'essere e dell'agire della Fondazione la distingue dalle altre onlus. Da ciò l'ulteriore impegno di Betania: saper ascoltare i sempre mutevoli bisogni/diritti di cittadinanza di questi gruppi e sapere decodificarne la natura e le priorità e, conseguentemente, saper leggere, con la spinta critica e propositiva della ulteriorità, i contenuti, la qualità e la forza terapeutica del proprio patrimonio-dono così da trasferirli in qualsiasi tipo di relazione-servizio che la Struttura si propone di intraprendere. E' da evidenziare, inoltre, che l'amore evangelico esige, per sua natura, da chi lo ha ricevuto, di essere, a sua volta, offerto. Chi, grazie all'amore degli altri, ha recuperato una propria cittadinanza non può non impegnarsi, con relazioni di tipo terapeutico, in favore di altri soggetti ancora marginali. E' quanto fonda il reciproco rapporto operatori-utenti, Betania con il resto del territorio. E' la cittadinanza solidale. Ne consegue un quadro di valori che possono essere riassunti in tre concetti essenziali: testimoniare la carità evangelica intrattenendo relazioni che permettano di prendersi cura della persona fragile e sofferente in un processo di miglioramento di tutti i soggetti della relazione, paziente-operatore-famigliaterritorio; prendersi cura della persona a partire dal suo progetto di vita ed accompagnarla nel creare insieme, anche con la famiglia e con altre agenzie del territorio, le condizioni soggettive e ambientali, perché, nella piena esigibilità dei suoi bisogni/diritti possa realizzarlo nei modi migliori e, ove possibile, nel suo contesto socio-familiare; partecipare attivamente allo sviluppo del territorio calabrese. L'Assistenza è, quindi, l'attività testimonianza della Fondazione. La programmazione e l erogazione delle attività dell Assistenza sono affidate ad una struttura operativa denominata Centro Servizi alla Persona. Le Strutture terapeutiche, a seconda della natura delle prestazioni e delle persone di cui si prendono cura, costituiscono i Settori ed i Servizi del Sistema di Assistenza Integrato di Betania la cui realizzazione è affidata al Centro Servizi alla Persona : 1. Settore persone anziane, comprendente: Casa Protetta Mimosa in Santa Maria di Catanzaro Casa Protetta Casa degli Ulivi in Girifalco RSA Don Nicola Paparo in Gasperina RSA Mons. Giovanni Apa in Catanzaro 2. Settore persone con disabilità, comprendente: RSA Casa Sacri Cuori in Catanzaro Centro Socio-Riabilitativo Diurno Perseo in Catanzaro Sette Centri Socio-Riabilitativi Residenziali allocati nei comuni di Catanzaro, Chiaravalle Centrale, Simeri Crichi Casa Famiglia Dopo di Noi Airone in Serra Sana Bruno 3. Settore riabilitazione, comprendente tre strutture terapeutiche sanitarie, ubicate in Santa Maria di Catanzaro: Presidio di riabilitazione a ciclo continuativo Presidio di riabilitazione a ciclo diurno Centro ambulatoriale di riabilitazione 4. Servizi di medicina specialistica ambulatoriale 5.Servizio famiglie. Le strutture sanitarie e socio-sanitarie della Fondazione sono accreditate definitivamente con il Servizio Sanitario Regionale. Il livello di qualità dei servizi alla persona (certificati dall'organismo internazionale DNV) gode anche dell'attività di formazione erogata dal Centro Euromediterraneo di Formazione che è la struttura operativa deputata ad organizzare e gestire la realizzazione di percorsi educativo - formativi. Il Centro vanta la certificazione della qualità ISO 9001, l accreditamento della Regione Calabria per l alta formazione, la formazione continua e la formazione per soggetti con disabilità, nonché l accreditamento nazionale come provider ECM (Educazione Continua in Medicina). Mario Arcuri 13

14 L AZIONE CATTOLICA PUNTA IN ALTO CON LA FESTA DEGLI INCONTRI L A.C.R. conclude un anno di cammino associativo con i ragazzi della diocesi Si è tenuta sabato 2 giugno, la tradizionale Festa degli Incontri per i ragazzi dell'azione Cattolica. Ad ospitare la manifestazione è stata la città di Soverato, che ha visto il suo stadio riempirsi di circa 250 ragazzi provenienti dalle diverse parrocchie della diocesi che aderiscono all'a.c. La giornata si è aperta con la celebrazione della SS. Messa, presieduta dall assistente A.C.R. Don Nicola Ierardi, affiancato dall intero collegio assistenti di Azione Cattolica. A seguire i ragazzi sono stati impegnati in attività di animazione all'interno del campo, dove, gli educatori provenienti dalle diverse parrocchie hanno allestito degli stands a tema con quello che è stato il cammino che i ragazzi hanno affrontato durante l'anno. PUNTA IN ALTO, in questo slogan l A.C.R. ha voluto racchiudere il cammino appena terminato durante l ultimo anno associativo, e questo stesso slogan ha fornito anche il punto di partenza per l incontro tra Mons. Bertolone ed i ragazzi. Un incontro con don Panizza sui Novissimi promosso dall Azione Cattolica della forania nord di Cz Nessuno voleva quel Palazzo confiscato alla mafia ma lui, Don Giacomo Panizza, assieme ad altre persone disabili della comunità Progetto Sud di Lamezia Terme, ha accettato la sfida prendendo in gestione quella casa. Per questo dal quel lontano 2002 è nel mirino delle cosche. E, non a caso Panizza bresciano d origine e calabrese d adozione, scrive nel suo libro intervista realizzato con il saggista Fofi, "E' in questa terra dove mi è piaciuta l idea di emigrare a rovescio che ho conosciuto purgatorio, inferno e paradiso. L'iniziativa nata dal desiderio di ascoltare e conoscere l'esperienza di chi, condivisibile o meno nelle scelte quotidiane, la vita la rischia davvero, nasce nell'abito della Rassegna "Parole e musica" ormai al suo IV appuntamento. Organizzata dalla Parrocchia S.Antonio nell'ambito della coincidenza con i 13 giorni che precedono la festa del santo Patrono, l'incontro ha visto quest'anno la collaborazione del settore adulti di Azione cattolica. In questo senso ha spiegato l'avv. Raffaele Silipo, coordinatore della serata e tra i promotori dell'iniziativa, l'appuntamento con Panizza giunge a conclusione di una serie di incontri svoltisi in collaborazione con gli adulti di Azione cattolica dei gruppi parrocchali della forania nord,i Santa Croce, Madonna dei Cieli, Osservanza e Conventi che hanno sentito l'esigenza di approfondire nel corso di precedenti incontri periodici le te- 14 Dopo una serie di domande che i partecipanti hanno rivolto all Arcivescovo, Mons. Bertolone ha voluto sottolineare che per puntare in alto, bisogna avere delle radici profonde e salde come quelle di un grande albero che svetta verso il cielo. Avviandoci a vivere il prossimo anno della FEDE indetto da Papa Benedetto XVI, l incontro con il presule si è concluso con un gesto simbolico, l Arcivescovo assistito dai ragazzi ha piantato un seme matiche dei "novissimi". Lo stesso ha poi spiegato che "accanto al momento di riflessione e formazione, ascoltare l'esperienza concreta di chi sperimenta sul campo l'impegno evangelico anche a rischio della propria vita, è sembrato il modo migliore di concludere i nostri appuntamenti. Aiutati dalla disponibilità e competenza di don Ivan Rauti responsabile diocasano della pastorlae giovanile e assistente giovani di Azione Cattolica, gli incontri di riflessione alternati nelle varie parrocchie, hanno visto la partecipazione accanto agli adulti anche di rappresentanze di giovani: tutti interessati a cercare risposte e chiarimenti superando i luoghi comuni e scontati che accompagnano l'idea della morte e del futuro oltre questa. A tal proposito lo stesso Presidente diocesano Francesco Chiellino,non ha mancato di ringraziare gli adulti dell'azione cattolica per i percorso formativo intrapreso esortandoli ad essere laici coraggiosi nella quotidiana testimonianza. La serata è poi proseguita con la lettura di brani tratti dal testo di Panizza seguita da sollecitazioni, interrogativi e riflessioni elaborate dal prof. Fiorita, docente presso l'università della Calabria che nel presentare il testo ha sottolineato come "il vero protagonista del libro sia l'italia, il nostro Paese e la sua gente. Un grande spaccato del nostro Paese, del coraggio di alcuni e delle reticenze di altri". Una lettura attenta fatta, non con lo scopo di gladiolo. Un seme che ha simboleggiato la Fede. Cosi come ogni seme ha bisogno di essere curato e custodito per far sbocciare i suoi fiori, anche la nostra FEDE merita di essere custodita e alimentata per produrre frutti di vera testimonianza cristiana. Il pomeriggio, invece, ha visto i ragazzi impegnarsi nella prima edizione dell ACR s got talent, dove hanno potuto mostrare quello che avevano preparato per l occasione e in particolare tutto il loro talento nell essere ragazzi di Azione Cattolica. La giornata ha sicuramente raggiunto l obiettivo di creare un occasione in cui ragazzi provenienti da diverse località della diocesi possano ritrovarsi e far festa insieme, sapendo che seppur lontani hanno condiviso lo stesso cammino formativo. Questo risultato è stato possibile grazie al lavoro svolto dall equipe A.C.R. e dal Presidente diocesano dell Azione Cattolica Francesco Chiellino, ma anche grazie all attiva collaborazione con l amministrazione comunale di Soverato, con il CAS Catanzaro Rugby e con gli Angeli Blu di Vallefiorita. Benito Gironda Veraldi di dare risposte ma con l'intento di sollecitare riflessioni e interrogativi come quando nel richiamare un ideale filo rosso che unisce le varie esperienze tracciate nel libro, lo stesso Fiorita identifica questa linea, con la consapevolezza che non si convincono gli altri con le parole ma con la propria vita. Se, nella sua analisi Fiorita afferma che "la storia della Calabria, per lo meno quella recente è la storia di sofferenze prodotte dagli uomini", è anche vero che "bisogna prendere consapevolezza che i poteri deboli della società calabrese proprio per la loro debolezza tendono a difendere lo status quo ad aumentare la propria forza facendo alleanze con altri poteri...che la 'ndrangheta è un grande problema ma anche un comodo capro espiatorio e che la salvezza non verrà da altri se non da noi, dal nostro impegno". Recuearare l'ambizione di cambiare le cose e non soltanto delle singole vite è un altro passaggio fondamentale richiamato dal relatore il quale ha sottolineato l'importanza di pensare collettivamente superando quello che Panizza nel suo libro indica come solidarietà corta, cioè capacità di mutuo sostegno dei calabresi che però si esaurisce ben presto e si consuma nella filiera parentale delle amicizie più strette e non diviene vera e indifferenziata fratellanza. Ida Bonapace

15 Un convegno promosso dal Movimento Apostolico in occasione del VII Incontro Mondiale delle Famiglie Famiglia in movimento. Risorsa per la vita ecclesiale AMilano per il VII Incontro Mondiale delle Famiglie ci sono state anche le famiglie che vivono la spiritualità del Movimento Apostolico, aggregazione ecclesiale di fedeli laici nata a Catanzaro e presente in vari paesi del mondo. Un stare insieme al successore dell Apostolo Pietro per rimarcare con grande fiducia che la famiglia chiesa domestica è la cellula della chiesa e della società. Presso la Villa Sacro Cuore di Triuggio il Movimento Apostolico ha tenuto anche in un convegno sul tema: Famiglia in movimento. Risorsa per la vita ecclesiale. Un incontro seguito da Catanzaro e da più parti del mondo anche attraverso una diretta streaming. La prolusione è stata dettata dalla presidente del Movimento, dott.ssa Cettina Marraffa, che nel salutare tutti i delegati delle sedi italiane ed estere presenti, ha evidenziato l importanza di riflettere sul dono della famiglia, presentando un video-documentario con le testimonianze dirette di alcune famiglie che vivono la spiritualità del Movimento Apostolico. La relazione centrale della giornata è stata tenuta da don Gesualdo De Luca, assistente ecclesiastico regionale del Movimento Festa della famiglia a Pentone Per il settimo anno consecutivo, il Gruppo Mamre ha celebrato la Festa della famiglia, organizzando un convegno alla presenza del prof. Ezio Aceti, venuto per l occasione da Lecco, e di Sua Eccellenza l Arcivescovo della Diocesi di Catanzaro - Squillace, Mons. Vincenzo Bertolone. Il Gruppo Mamre si è formato ed opera da sette anni nella Parrocchia San Nicola di Bari. Si tratta di circa dieci famiglie che, coordinate da don Gaetano Rocca, hanno intrapreso un cammino di fede e, con determinazione, dedicano le proprie energie a valorizzare e comprendere in maniera profonda la società familiare, le sue dinamiche relazionali e le cause che, purtroppo, minano alle sue fondamenta. Il convegno si è svolto presso il Salone adiacente il Santuario di Termine ed ha visto partecipi numerose famiglie provenienti anche dalle zone limitrofe. Teoboldo Guzzo ha moderato i lavori dell incontro e presentato all uditorio gli ospiti della serata. Dopo i saluti di rito è intervenuto don Rocca. Se è vero che i genitori aiutano i figli a crescere, ha ribadito il Parroco, a loro volta i figli possono rappresentare una preziosa occasione di cambiamento per i genitori: un modo per uscire dalle loro resistenze e rigidità. Non sempre però, Apostolico, che in qualità anche di vicario episcopale dell Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, ha rivolto un filiale saluto a nome dei presenti all Arcivescovo Mons. Vincenzo Bertolone. Per don De Luca fare missione significa partire dalla famiglia, dalla propria comunità parrocchiale, fino alla Chiesa universale, ricuperando il senso di appartenenza a Cristo e alla sua Parola. Tutto ciò - ha detto don De Luca - aiuterà sicuramente tutte quelle persone animati di buona volontà a condurre una vita conforme alla fede abbracciata. Una missione che il Movimento Apostolico, attraverso l esempio e la testimonianza della fondatrice e ispiratrice Maria Marino, cerca di portare avanti con una formazione costante e permanente rivolta ai laici e non solo. Ad intervenire ai lavori del convegno anche l assistente ecclesiastico del Movimento Apostolico della sede di Milano, don Carlo Pirotta, che ha invitato tutte le famiglie ed i giovani a portare con impegno responsabile la missione di evangelizzazione. Significativo anche il dialogo in NetMeeting con Mons. Costantino Di Bruno, assistente ecclesiastico centrale del Movimento Apostolico, che ha dialogato via web con tutti i presenti su domande inerenti al ruolo e alla missione della famiglia. Per l occasione mondiale il Movimento Apostolico è stato presente anche con uno stand informativo presso la Fiera internazionale delle famiglia, inserendosi nel volontariato a breve e lungo termine. Significativa la Santa Messa presieduta da Sua Santità Benedetto XVI presso l aeroporto di Bresso. ha continuato, questo scambio riesce e allora può diventare utile per le coppie condividere con altre famiglie le proprie difficoltà in una sorta di dinamica aiuto-aiuto. E stata poi la volta del dott. Aceti, esperto in psicologia evolutiva e scolastica. Con il suo brio e la sua capacità di comunicazione, lo psicologo è riuscito ad intrattenere l uditorio per più di un ora, tracciando una differenza tra la famiglia di un tempo e quella moderna. Dalla sua analisi è emerso che la famiglia della società globalizzata vive sull onda dell emozione, ha tantissimi stimoli provenienti dal mondo circostante, ma i modelli educativi sono molteplici e le relazioni precarie ed instabili. I bambini e gli adolescenti oggi sono senz altro più tecnologici, ma rischiano di essere poco autonomi ed essenzialmente soli. La soluzione ai problemi familiari, secondo lo studioso, non è da rintracciarsi in un esasperata nostalgia del passato. Ciò che è necessario è soprattutto educare alla genitorialità, comprendere l infanzia come fase evolutiva, educare i propri figli all autonomia e alla relazione con l altro, favorire la vita comunitaria e soprattutto riscoprire il sacro ed il soprannaturale, guardando al naturale con occhi illuminati e privi di pregiudizio. Dopo i saluti dell Assessore Sergio Rocca, intervenuto in rappresentanza dell Amministrazione Comunale, anche Sua Eccellenza Vincenzo Bertolone, in visita per la prima volta a Pentone, ha voluto evidenziare l importanza di responsabilizzare i ragazzi. Al rapido sviluppo economico e sociale degli ultimi cinquant anni, infatti, ha spiegato il Vescovo, non ha fatto seguito una traditio di fede e di valori. Viviamo in una società spesso ipocrita, ha continuato Sua Eccellenza, in cui la verità è cangiante e la bugia espressione di intelligenza. Lo sforzo che bisogna fare è di creare dentro di noi abiti belli, capaci di formare un bambino ad essere intelligente ed autonomo. Antonia Marino 15

16 Celebrato a Paola l incontro regionale del Clero di Calabria RECUPERARE LA FRESCHEZZA E L ENTUSIASMO DI ESSERE PRETI bisogno di tessere la nostra vita con il filo della preghiera. E di vivere ogni giorno «Abbiamo senza avere paura di volerci bene! Possiamo anche sbagliare, perché nessuno é infallibile; siamo tutti fragili! Ma, la preghiera e l'amore fraterno ci solleveranno!». Sono le parole del Presidente della Conferenza Episcopale Calabra, mons. Vittorio Mondello, Arcivescovo metropolita di Reggio Calabria-Bova, rivolte giovedì scorso dal Santuario di San Francesco di Paola al clero delle dodici diocesi di Calabria. Una giornata di grande fraternità sacerdotale per celebrare insieme anche il 50 della proclamazione di San Francesco di Paola a Patrono principale della Calabria. La giornata, dopo la preghiera dell ora media ed i saluti del padre provinciale dei Minimi, padre Rocco Benvenuto, è stata introdotta dall Arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace, mons. Vincenzo Bertolone, delegato CEC per il clero e per la vita consacrata, che ha rimarcato l importanza dell incontro regionale presentando il relatore mons. Luigi Bettazzi, classe 1923, vescovo emerito di Ivrea, uno degli ultimi padri conciliari italiani ancora in vita, che ha proposto una riflessione sul tema: L attualità del Concilio Vaticano II». Per Mons. Bettazzi il Concilio «è stato una grande grazia che il Signore ha fatto alla Chiesa del secolo ventesimo» con un rinnovamento pastorale per l evangelizzazione. Il prelato, raccontando la propria esperienza alla luce anche dei vari documenti del Concilio con le quattro costituzioni, ha ribadito con forza che «in un mondo frammentario e in un'umanità individualista, la prima testimonianza e il primo impulso a cui è chiamata la comunità cristiana è quello della comunione, della solidarietà e della pace». «Nella Chiesa - ha detto Bettazzi - il clero ha ancora un compito pressoché esclusivo nei confronti del popolo di Dio». Secondo mons. Bettazzi «i cinquant'anni dall'inizio del Concilio possono diventare un'opportunità per valutare quanto si è temuto di fare dopo l'inizio fiducioso e quindi per ripartire con nuovo impegno e nuova fiducia per ridare vitalità alla Chiesa e all'umanità». Nell omelia Mons. Vittorio Mondello, a nome anche dei vescovi della regione, ha espresso un paterno incoraggiamento al clero di Calabria esaltando la figura mistica di San Francesco da Paola. Rimarcando la figura di Elia proposta dalla liturgia del giorno, l Arcivescovo Mondello ha ricordato ai presenti che «anche noi siamo inviati a un popolo, che ha bisogno di una parola che smascheri la falsità e l illusione degli idoli e che con tenerezza lo riporti al Dio; GIUGNO 2012, ORE NEL CENTRO CONGRESSI PORTO RHOCA DI SQUILLACE LIDO, ORE ALLA PRESENZA DI MONS.. ARCIVESCOVOA RCIVESCOVO, CI SARÀ LA CHIUSURA DELL ANNO PASTORALE DIOCESANO anche noi siamo mediatori, strumenti nelle mani di Dio, perché la gente recuperi la bellezza e la gioia di appartenere a Dio». Il presidente dei Vescovi di Calabria ha poi rivolto e risposto a tanti interrogativi. «Come non riconoscere, inoltre, nell ambiguità del tempo di Elia quella del nostro tempo e della nostra terra? Quanti idoli, fratelli miei, illudono oggi il cuore del popolo calabrese! Quanti falsi profeti ancora oggi pretendono di dare la pioggia, cioè un mondo di cose, e di garantire quella che pensano sia la felicità! Cosa fare - mi chiedo spesso - in questo contesto della vita e della nostra storia? Ha ancora un senso la nostra missione? E quale? La risposta non è semplice né tantomeno può essere scontata. Ma, certamente, non possiamo cedere allo scoraggiamento che tante volte - a motivo sia dello stress, sia della stanchezza del ministero pastorale - rischia di prendere il sopravvento. E' fondamentale - ha detto Mons. Mondello -, invece, ripensare spesso all origine della nostra vocazione; recuperare la freschezza e l entusiasmo dei primi giorni del nostro fiat e la grazia incomparabile della nostra Ordinazione; mantenere il cuore immerso nella presenza di Dio, senza mai perdere di vista il sogno che Lui ha su di noi: che riusciamo ad "essere santi", ed insieme "mediatori di santificazione». Per Mons. Mondello «l esperienza di Francesco, il ricordo del Concilio, l'attesa del'inizio dell'anno della fede ci chiedono di ripartire con un impegno preciso: diventare santi. E santi saremo, solo se vivremo l'esperienza del distacco; solo se nessun idolo si approprierà nemmeno di un piccolo frammento del nostro cuore. Ne sono convinto: l orizzonte della santità, che il Vangelo ci propone, è alto; ma per questo abbiamo bisogno di situarci tutti dentro due frontiere precise: la preghiera e la comunione fraterna».

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