La Voce dell A.N.VV.F.

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1 La Voce dell A.N.VV.F. ANNO I NUMERO 1 Associazione Nazionale Vigili del Fuoco del Corpo Nazionale - Sezione Dipartimentale - presso l Ufficio del Referente per i rapporti con l Associazione: Via Sorianello, Roma INFORMAZIONE COPIE GRATUITE PER I SOCI L EDITORIALE a cura del Presidente, Vincenzo D Angelo Da Voce di pochi a Voce della Sezione I l primo numero del nostro notiziario ha avuto un elevato indice di gradimento, di gran lunga superiore alle nostre attese, e lo dimostra il fatto che molti di voi hanno voluto esprimerci il loro apprezzamento, personalmente o via . Questo fatto serve da sprone al miglioramento che, come vi ho già detto in sede di presentazione, non possiamo pensare di devolverle ad un solo gruppo di soci, ma dobbiamo farcene carico tutti assieme, perché solo quando il contributo è corale la Voce può definirsi veramente come quella della Sezione. Penso che questo successo possa essere connesso alla crescita culturale della Sezione e ad una maturata capacità di stare assieme, ma ad esso ha senza dubbio concorso anche il fattivo e benevolo contributo che abbiamo ricevuto dal Dirigente Generale della Formazione e da tutti i suoi collaboratori, frutto dell apprezzamento che abbiamo saputo guadagnarci nell ambito in cui operiamo. È vero però che ancora molto dobbiamo fare per affermarci completamente perché ancora in tanti, dirigenti e non, considerano ancora l Associazione come un club dei pensionati. Se ciò avviene è per una loro trascuratezza nell acquisizione della conoscenza e per una estraneazione ad alcune realtà del Corpo, ma forse anche per una nostra poco incisiva azione di promozione. Se è vero, come è vero, che l Associazione è un istituzione riconosciuta dal Dipartimento attraverso un provvedimento normativo, che si è tradotto in un patto collaborativo reso operante attraverso un apposita convenzione, che il Dipartimento si è premurato di farsi parte attiva nel rendere edotti tutti i dirigenti e i dipendenti del Corpo; se è vero, come è vero che l Associazione del personale del Corpo è un istituzione che ha origini lontane. Nata fin dalla sua istituzione, addirittura per interessamento e sollecitazione del primo Direttore Generale, e quindi prima di altre che impropriamente rivendicano diritti di preminenza, e che solo gli eventi bellici ne hanno causato la inattività temporanea; se è vero, come è vero, che la sua ricostituzione nel 1993, è avvenuta quando la volontà del personale del Corpo ha trovato l accoglimento e il sostegno del primo Direttore Generale proveniente dai ranghi del Corpo, che di questo e di ogni sua manifestazione è stato non solo protagonista ma anche fervente sostenitore e portabandiera attento e appassionato, e che all Associazione ha guardato sempre con simpatia, allora il guardare ancora all Associazione come a qualcosa di estraneo al Corpo se non addirittura a qualcosa cui contrapporsi può essere addebitato solo ad una inammissibile ignoranza delle vicende della nostra storia o ad una voluta ed interessata travisazione dei fatti, cio non toglie però che è compito dell Associazione e di ogni singolo socio di accreditarsi nei confronti di tutti. Ciò può essere fatto non solo con una concreta dimostrazione di operatività ma anche con la sua visibilità esterna, ed il modo migliore per farlo nei riguardi di coloro che ci circondano e di diffondere una voce, che non sia isolata o quella di pochi soci ma veramente della Sezione.

2 Associarsi e vivere l Associazione Considerazioni e riflessioni di un socio... di Antonio Pacini L associazione è una forma aggregativa riconosciuta dall ordinamento giuridico italiano, che ne tutela la libertà costitutiva e le forme di attività che si costituisce quando un gruppo di persone, spesso mosse dagli stessi principi e dagli stessi sentimenti, sentono l esigenza di mettersi assieme, organizzandosi, per perseguire uno o più scopi comuni, che possono essere semplicemente di affermazione e rafforzamento di valori in cui credono coloro che si associano ma anche di un impegno altruistico fra associati o a favore della collettività. Nell associarsi si stipula quindi un patto di impegno comune, che è un vero e proprio contratto associativo e che si formalizza con la sottoscrizione di un documento che si chiama Statuto di associazione. Lo statuto sancisce i due elementi fondamentali dell associazione: lo scopo comune che ci si prefigge di raggiungere e l impegno per il suo raggiungimento Questo, come ogni altro contratto, si può sintetizzare in due punti essenziali che sono: finalità dell accordo e obblighi delle parti contraenti, cioè diritti e doveri, ed in una terza parte accessoria che sono le regole di funzionamento. Su queste premesse è evidente che non ci si può iscrivere ad una associazione ma si può solo divenirne soci; ciò vuol dire che con la domanda di adesione non si può pensare di divenire semplicemente componenti di un gruppo organizzato, ma si attesta la volontà e la consapevolezza di sottoscrivere un contratto associativo e si accetta l obbligo del suo rispetto. Ciò che distingue l associazione da un club è che quest ultimo richiede la mera appartenenza mentre la prima richiede una appartenenza finalizzata ed una partecipazione attiva. La mancanza di volontà di partecipazione è quindi di per se stesso elemento invalidante del contatto associativo Partecipazione attiva significa per i soci essenzialmente essere attivi nel raggiungimento delle finalità statutarie ma ancor prima sentire l esigenza di dover dare il proprio apporto ad un corretto e pieno funzionamento degli organi sociali, che sono gli strumenti attraverso i quali si attua il contratto sociale, e di questi, primo fra tutti, l Assemblea dei soci. In niente di meno di questo può consistere l impegno di associarsi. Ma quando un associazione prende le mosse dalle premesse di un percorso di vita comune,vissuto nell intima convinzione del valore dell amicizia e della solidarietà e si mette nella prospettiva di un naturale proseguimento della precedente missione, la partecipazione attiva non può solo essere in termini di rispetto del patto associativo ma deve essere sentita anche in termini di bisogno di contatto e di colleganza tra estensori del patto stesso. Il socio deve veramente divenire quello che il termine nel suo significato etimologico sta ad indicare cioè compagno, e sentire nascere spontaneo il desiderio di vivere l associazione. Vivere l associazione significa sentirsene in ogni momento elemento non solo costitutivo ma anche determinante, essere apportatore di idee e proposte, voler contribuire alla realizzazione di quest ultime, sentirsi attori della stessa e non spettatori. L associazione vissuta in questi termini diventa allora per i soci non solo un fatto accessorio ma un elemento costitutivo del loro vivere quotidiano.. Non si deve immaginare che le vie per viverla debbano necessariamente essere sempre impegnative; si deve invece pensare. in termini di contributo che ciascuno è in grado di dare. È il piccolo contributo di tutti e non il grande impegno di pochi che rende l associazione viva e pulsante. In questo senso e con questo scopo nasce questa riflessione, e questo foglio che la diffonde è senz altro uno strumento attraverso il quale tutti possono vivere l associazione. 2

3 L AssociazioneVigili del Fuoco in Congedo di Alessandro Mella Storia ed eventi N el pieno del conflitto emerse in Italia l esigenza di richiamare in servizio anche personale di età avanzata congedato negli anni precedenti. Questo fattore fece emergere il particolare carico di esperienza che queste persone ancora custodivano e fu evidente come fosse possibile impiegarli con successo anche in quelle attività in apparenza secondarie ma di grande beneficio per il Corpo. Nacque quindi in quest ottica l iniziativa della Direzione Generale dei Servizi Antincendi per la costituzione di un associazione per il personale congedato che pur se organizzata a livello di sezioni provinciali, rappresentava un organo uniformato in tutto il Paese. Con apposita circolare ai corpi del Regno, il Direttore Prefetto Alberto Giombini, comunicò ai comandanti l intenzione di costituire tale sodalizio. Invitò quindi gli stessi a prendere contatto con il personale ritenuto più idoneo al caso lasciando intendere che sarebbe seguito l invio di bozze per lo statuto e di ulteriori notizie. Nei primi mesi del 1942 vennero inviati dei volumetti dal titolo Schema di Statuto a cui avrebbero dovuto far riferimento le nascenti sezioni. Nel mese di Marzo dalla Direzione Generale venne inviata una nuova nota in cui si comunicava che i nomi del personale erano arrivati ma nessun comandante aveva trasmesso i programmi delle attività che le sezioni avrebbero seguito per perseguire le finalità delle medesime. L invito quindi fu di agire celermente, anche perché si volevano avere i labari presenti alle cerimonie per le celebrazioni del 23 Marzo (Fondazione dei Fasci di Combattimento nel nda). Intanto passarono i mesi e le esigenze belliche causarono notevoli slittamenti finché ad Aprile 1943 venne telegrafato ai comandi dei corpi l ordine di inviare a Roma un Vigile per ritirare i labari delle sezioni da consegnare solennemente il 21 Aprile in occasione del Natale di Roma. Tutto procedette secondo programma e cerimonie pompose si svolsero in tutta Italia mentre la storia facendo il suo corso scorreva e quasi in un lampo arrivava al 25 Luglio 1943 e poi all 8 Settembre Tutto crollò ed anche le associazioni finirono nell abisso di caos, incertezza e timore che avvolse il Paese allo sbando. Liberato Mussolini dal Gran Sasso, a Brescia si costituì la Direzione Generale dei Servizi Antincendi della Repubblica Sociale italiana che controllava tutti i Corpi da Roma a salire. (Tutti i Corpi dei territori sotto controllo degli alleati erano formalmente sotto il controllo della DGSA del Regno del Sud a Salerno - nda). Ripreso il controllo della situazione e risolti i problemi più urgenti, il Prefetto Giombini inviò una nota a tutti i Corpi del Nord per sapere quale fosse la situazione delle sezioni provinciali dell ASNVVFC che immaginava coinvolte a loro volta dallo sbando generale dei mesi precedenti. Questo avveniva nel Dicembre Non sbagliò ed infatti da molti Corpi si comunicò che a causa dello sfollamento dei pensionati ed a causa dei travagliati fatti nazionali, molte sezioni avevano interrotto le attività. Le ripresero con timidi tentativi solo nel 1946 quando con la fine del conflitto il paese iniziò nuovamente una vita normale illuminato dalla speranza che fu madre del Miracolo Italiano. Tuttavia, tolte le varie iniziative individuali e locali, il personale in quiescenza dei Vigili del Fuoco non trovò vera unione se non dopo molti anni. Oggi, in un Italia senz altro migliore e più serena, esso si raccoglie nell Associazione Nazionale Vigili del Fuoco del Corpo Nazionale. Organizzazione che riassume in se l esperienza e la professionalità maturata negli anni dai suoi iscritti per farne energia vitale per le più diverse e preziose attività. (segue a pag. 4) 3

4 L organizzazione e le insegne L Associazione era divisa in sezioni provinciali rette da un Presidente e da un consiglio d amministrazione composto dallo stesso e da quattro consiglieri nominati dal Prefetto su proposta. Ogni sezione provinciale sita nel capoluogo di provincia poteva a sua volta avere dei gruppi localizzati in centri minori e retti da un fiduciario ed almeno 10 soci. I soci potevano essere di tipo ordinario, sostenitore, benemerito ed ad Honorem. Le finalità associative erano soprattutto improntate sul mantenere vivo lo spirito di corpo e curarne l immagine attraverso manifestazioni ed iniziative a tema. Ogni sezione provinciale era munita di un labaro di forma quadrata con base in velluto nero, agli angoli fiamme erranti come nei labari dei corpi ed al centro il fregio su fronde di quercia ed alloro in canottiglia dorata. rosso con ricamato di fronte il fregio. È probabile ma non certo gli ufficiali ed i marescialli portassero sul copricapo i gradi che avevano al momento del pensionamento. La giubba era un giubbino modello 1938 in panno marrone con pantalone nero e stivali o scarponcelli con calzerotti. Con l abito civile era consentito l uso del distintivo con fiamma littoria su fiamme erranti. A sn., distintivo associativo. In basso, la divisa sociale in una tavola del Degai. (Da Schema di Statuto per le Associazioni dei Vigili del Fuoco in Congedo ) Labaro di una sezione Foto Servizio Documentazione VVF) Al retro il tricolore a pali verticali di uguale misura. I gruppi potevano munirsi invece di fiamme con medesime insegne disposte sui due lati. Ogni socio oltre al diritto di frequentare i locali associativi aveva il diritto di portare la divisa sociale quando prevista. L uniforme per foggia era simile a quella da fatica del personale. La bustina tipo 34/35 era in panno nero filettata di 4

5 Un alternativa nel rispetto dell ambiente e qualche consiglio utile di Raffaele Barbato L IMPIANTO DI ALIMENTAZIONE A GAS PROPANO LIQUEFATTO (GPL) SU AUTOVETTURE Oggi con l era moderna molte case automobilistiche si stanno adoperando per risolvere in parte l inquinamento atmosferico, problematiche a noi conosciute quell ecologica e quella della ricerca di fonti di energia alternative al carburante tradizionale (benzina e gasolio). Il mondo dell auto è in continua evoluzione e con esso anche le tecnologie associate migliorano di giorno in giorno. Con i prezzi dei carburanti sempre in costante aumento, il GPL si rileva quindi essere sempre più una valida alternativa, economica ed ecologica, da affiancare alla tradizionale alimentazione a benzina. L impianto a gas su autovetture oggi è divenuto una realtà, molte case d automobili si stanno attrezzando con tecniche più evolute del vecchio impianto a GPL con sistemi di sicurezza ancora più sicuri e sofisticati di quelli di ieri. Dal 2001, il regolamento ECE/ONU R67/01 ha migliorato ulteriormente la situazione in termine di sicurezza, rendendo obbligatoria l adozione di un particolare sistema di sicurezza a tre valvole sul serbatoio. La Prima, blocca l uscita del gas allo spegnimento del motore, eliminando qualsiasi perdita dell impianto in caso d incidente. La seconda si apre e si chiude in base alla pressione rilevata all interno del serbatoio. La terza, invece, interviene in caso d incendio, quest ultima è termo fusibile raggiuta la temperatura di 110 C fonde, lasciando uscire il gas senza causare altri danni. Si ritiene utile illustrare in primo luogo uno schema d istallazione di un impianto d alimentazione a gpl su un autovettura per meglio individuare quei punti critici e comprendere le possibili tipologie d incendio alle quali sono associabili eventi incidentali di diversa natura e gravità. Dal punto di vista normativo va precisato che l istallazione su automezzi d impianti d alimentazione a gas è Serbatoio cilindrico (vecchio) Serbatoio toroidale (nuovo) disciplinata dal regolamento d attuazione del codice della strada. Dette norme elencano le parti dell impianto che devono essere sottoposte ad una omologazione molto severa. Il successivo collaudo da parte degli ispettorati della motorizzazione verifica che il montaggio degli elementi sia conforme alle norme e la tenuta delle tubazioni ad alta pressione dell impianto a quarantacinque bar. Oggi allo stato attuale l industria dell automobile è autorizzata dalla legge a produrre in serie autovetture a gas (GPL-metano). La trasformazione a GPL di un autovettura alimentata a benzina non comporta particolari modifiche al motore, ma solo l istallazione aggiuntiva di specifiche apparecchiature di seguito elencate e illustrate nello schema funzionale dell impianto: Serbatoio Gruppo multivalvole GPL Riduttore vaporizzatore Miscelatore gas-aria Circuito alta pressione ( gpl liquido) Circuito bassa pressione ( gpl vapore). Centralina Commutatore e altro 5

6 IL FUNZIONAMENTO DELL IMPIANTO È IL SEGUENTE: Il GPL liquido fluisce dal serbatoio e percorrendo la tubazione ad alta pressione raggiunge il riduttore vaporizzatore. Il flusso del GPL è regolato da un elettrovalvola che resta chiusa, quando il motore è fermo o quando funziona la benzina. Nel riduttore-vaporizzatore il GPL passa dallo stato liquido a quello gassoso. L acqua calda derivata dall impianto di raffreddamento del motore fornisce il calore necessario per la vaporizzazione. Quindi il GPL allo stato gassoso e a bassa pressione raggiunge poi il miscelatore che ha la funzione di dosare il flusso del gas proporzionalmente alla richiesta del motore rappresentata dalla depressione che si genera nei dispositivi di miscelazione. I dispositivi d impianto che costituiscono fonte di maggiore rischio potenziale in caso d incidente quando è richiesto l intervento operativo di soccorso dei Vigili del Fuoco sono evidentemente: Il serbatoio Il gruppo valvolare ( montato sul serbatoio e sede delle valvole di chiusura e apertura del gas). Il circuito del GPL liquido con l elettrovalvola; Il riduttore vaporizzatore. In ciascuno di detti componenti il GPL è presente allo stato liquido. Ciò implica che un ipotetico rilascio avverrà allo stato liquido che si espanderà in forma gassosa di 270 volte. Una perdita di gas da uno qualsiasi di tali punti, che non sia il serbatoio, è intercettabile mediante la chiusura della valvola posta sul gruppo multivalvole del serbatoio. Le valvole restano normalmente aperte nell utilizzo dell autovettura da parte dell utente. Può succedere, ma se vi capita che la vostra auto ha un principio d incendio, mentre la guidate, fermatala subito, chiudete il contatto e sfilate la chiave dal blocchetto, chiamare il 115 e denunciate che la vostra auto è alimentata a GPL, il resto lo faranno i Vigili del Fuoco a mettere in sicurezza la vostra auto. Se invece, hai coraggio e non ti fai prendere dal panico e possiedi un estintore meglio se a polvere di 6 Kg. puoi farcela da solo. a) Chiudi il contatto e sfila la chiave così facendo chiudi la mandata del gas che arriva al motore. b) Sgancia il cofano motore dell auto. c) Tieni pronto l estintore e apri con cautela il cofano dell auto a quel punto metti in funzione l estintore per lo spegnimento, finito stacca un qualsiasi morsetto della batteria così facendo elimini la corrente a tutto l impianto, le cause dell incendio possono essere varie come: corto circuito, perdita di carburante o una combustione non idonea comunque sia la causa chiama sempre i Vigili del Fuoco e denuncia che l auto è alimentata a GPL il servizio e gratuito. CONSIGLIO A incendio spento o da una perdita di gas, chiudere la valvola del serbatoio e portate l auto in un luogo sicuro non abbandonatela soprattutto in considerazione che il GPL è ancora presente nel serbatoio. Molti timori in merito all utilizzo del GPL sono scatenati da fattori psicologici: la presenza di una bombola all interno della propria autovettura viene spesso inconsciamente associata al concetto della tradizionale bombola di gas domestico e la relativa pericolosità. E bene ricordare che i moderni serbatoi di GPL sono soggetti a norme molto severe e soprattutto, come specificato in precedenza, sono soggetti a rigidi crash test, oltre che essere realizzati con tubature speciali a differenza dei normali serbatoi di benzina, con tubazioni realizzate di solito in materiale plastico o in gomma. Per concludere: Oggi come ieri l uomo e da sempre in ricerca di soluzioni alternative, nel nostro caso, il centro ricerche e sviluppo di una nota società, ha ideato un impianto a GPL per 6

7 autotrazione di nuova concezione. A differenza di quello tradizionale in fase gassosa, nel sistema nuovo è usata la stessa strategia originale dell auto per il controllo dell alimentazione a benzina e gestisce anche l alimentazione a GPL, con la differenza che il GPL è iniettato allo stato liquido come la benzina e non gassoso come i tradizionali impianti, sfruttando tutte le caratteristiche fisiche incrementando la potenza. Questo sistema innovativo non è invasivo, non modifica l elettronica originale, ma utilizza la stessa dell auto, ha un numero limitato di elementi, semplifica la gestione complessiva dell impianto e la manutenzione è ridotta. Si domanda: sarà questa la strada giusta dei nuovi impianti ad alimentazione a GPL e METANO? SCHEMA DI ALIMENTAZIONE A GPL A INIEZIONE LIQUIDA NORMATIVA Finalmente le auto a GPL non sono più bandite dalle rimesse sotterranee. Ciò, però, solo a certe condizioni. Il 3 dicembre 2002 è stato infatti pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n 283 il Decreto del ministero dell Interno 22 novembre 2002 che ha modificato la norma (Decreto del ministero dell Interno 1 febbraio 1986) che, tra l altro, regola il parcheggio nelle rimesse delle auto a Gpl (quelle a metano non sono soggette a restrizioni). La nuova norma consente il ricovero delle vetture alimentate a Gpl anche al primo piano interrato (anche se comunicante con altri piani sotterranei), purché l impianto a gas sia omologato secondo il regolamento ECE/ONU R67-01 (è obbligatorio per le installazioni successive al 1/1/2001: sulla carta di circolazione è indicato se l impianto lo rispetta). Per gl impianti precedenti, invece, non cambia nulla, quindi rimane il divieto di parcheggio nei sotterranei. È però possibile adeguare l auto alle norme di sicurezza più recenti sostituendo il serbatoio del gas, con una spesa extra. Ma vediamo nei dettagli cosa cambia. Autorimesse pubbliche icom JTG è un sistema ad iniezione liquida si compone da: serbatoio con pompa filtro di carica unità di scambio regolatore di pressione cablaggio gruppo iniezione selettore carburante Il sistema icom JTG è installabile su vetture a cilindri. Permette di ottenere consumi analoghi a quelli della benzina risparmiando la piena differenza di costo tra benzina e GPL (con gli impianti a GPL ad iniezione sequenziale in fase gassosa il risparmio varia dal 25% al 33% rispetto al costo della benzina). Non ci sono perdite di prestazioni. È quindi possibile parcheggiare al primo piano interrato, anche se comunicante con i piani inferiori. I gestori delle rimesse devono però predisporre la segnaletica che indichi i vincoli cui sono soggette le auto a Gpl. Contravvenire alle norme può costare molto caro: nella improbabile ipotesi di un incendio, i danni resterebbero a carico dell automobilista, perché a fronte di una violazione di legge sia l assicurazione dell auto sia quella della rimessa si rifiuterebbero di pagare. Autorimesse condominiali Le norme sul parcheggio nelle rimesse si applicano anche ai box condominiali. Però, il regolamento di condominio può prevalere e vietare il parcheggio delle auto a gas (anche a metano). È comunque possibile chiedere la modifica del regolamento, ma si deve convincere la maggioranza dei condomini. 7

8 CURIOSITÀ a cura di Raffaele Barbato COSE CHE (FORSE NON LO SAPEVI) IL CELLU- LARE POTREBBE FARE Ci sono alcune cose che possono essere fatte in caso di gravi emergenze. Il cellulare può effettivamente essere un salvavita o un utile strumento per la sopravvivenza. Controlla le cose che puoi fare. PRIMO: Emergenza Il numero di emergenza per il cellulare è il 112 in tutto il mondo. Se ti trovi fuori dalla zona di copertura della rete mobile e c è un'emergenza, componi il 112 e il cellulare cercherà qualsiasi rete esistente per stabilire il numero di emergenza per te; è interessante sapere che questo numero 112 può essere chiamato anche se la tastiera è bloccata. SECONDO: Come disattivare un telefono cellulare rubato o smarrito Per controllare il numero di serie (Imei) del tuo cellulare, digita i caratteri *#06# Un codice di 15 cifre apparirà sullo schermo. Questo numero è solo del tuo portatile. Annotalo e conservarlo in un luogo sicuro. Qualora il telefono venisse rubato o smarrito, è possibile telefonare al provider della rete e dare questo codice. Gli operatori saranno in grado di bloccare il tuo telefono e quindi, anche se si dovesse cambiare la scheda SIM, il telefono sarà totalmente inutile. Probabilmente non recupererai il tuo telefono, ma almeno si sa che chi ha rubato non può né usarlo né venderlo. Se tutti lo faranno, non ci sarà più motivo di rubare telefoni cellulari. Alla prossima lettura delle curiosità saranno inserite nuovi informazioni sul cosa può fare il cellulare. A TUTTE LE SEZIONI a cura del Presidente Vincenzo D Angelo La Direzione Centrale per la Formazione è venuta nella determinazione di integrare quanto già disponibile presso il Centro Nazionale di Documentazione con una raccolta di tutte le opere e la documentazione reperibili e inerenti la storia dell istituzione antincendi in Italia, in modo da renderne possibile la consultazione oltre che al personale del Corpo anche a studiosi e ricercatori esterni. È una iniziativa di grande valore sia sul piano storiografico che di quello di servizio reso alla comunità, per la quale questa Sezione ha offerto tutta la sua collaborazione sia ai fini della raccolta che della gestione della documentazione, in linea con le finalità dell Associazione. In relazione a quanto sopra si invitano tutte le Sezioni ed anche i singoli Soci che siano in possesso di pubblicazioni, documenti ed atti di interesse storico, riguardanti non solo il Corpo Nazionale ma anche i Corpi Pompieri e le precedenti istituzioni antincendi delle loro città, a voler dare il loro contributo, inviandone copia (anche fotostatica) a questa Sezione in modo da permettere l avvio dell iniziativa con il contributo corale dell Associazione, in tutte le sue componenti. Il materiale dovrà essere inviato a: Associazione Nazionale Vigili del Fuoco del Corpo Nazionale - Sezione Dipartimentale c/o Scuole Centrali Antincendi - Piazza Scilla, Roma La Voce dell A.N.VV.F. - Ufficio del Presidente tel / Ufficio Segreteria tel La redazione del giornale è costituita da: Vincenzo D Angelo, Raffaele Barbato, Natale Stella, Antonio Pacini, Alessandro Mella, Enzo Manunta Barone 8

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