Comune di GORLE Provincia di Bergamo

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1 Comune di GORLE Provincia di Bergamo PIANO DI EMERGENZA COMUNALE Data ultima revisione : Febbraio 2014 Via Cavour n. 2/A TREVIOLO Tel. 035/ Fax. 035/ Gruppo di lavoro P.C.: Dott.ssa Bamberga Ecoservice Srl, Sig. Ribolla Resp. G.C.V.P.C., Ing. Pasinetti Assessore all Urbanistica, Geom. Gerardi, Ufficio Tecnico comunale,

2 INDICE SEZIONE GENERALITA IL RUOLO DEL COMUNE NELLA GESTIONE DELL EMERGENZA STRUTTURA E OBIETTIVI DEL PIANO DI EMERGENZA COMUNALE RISCHIO E LIVELLI DI ALLERTA IL RUOLO DELLA POPOLAZIONE E LA GESTIONE DELLE INFORMAZIONI SEZIONE PIANIFICAZIONE E MODELLI DI INTERVENTO ANALISI TERRITORIALE E INFRASTRUTTURALE INQUADRAMENTO TERRITORIALE Inquadramento amministrativo, geografico e popolazione Caratteristiche climatologiche Caratteristiche idrografiche e geomorfologiche ANALISI DELLE INFRASTRUTTURE E DELLE RISORSE DISPONIBILI Viabilità e manufatti Strutture sanitarie Risorse idriche Risorse da ditte private Strutture vulnerabili e strutture strategiche Personale e automezzi comunali e di Polizia Locale Personale volontario, attrezzature e mezzi ANALISI DELLA PERICOLOSITÀ TERRITORIALE LA STRUTTURA COMUNALE DI PROTEZIONE CIVILE L UNITÀ DI CRISI LOCALE (UCL) LA SALA OPERATIVA SCENARI DI RISCHIO E MODELLI DI INTERVENTO RISCHIO IDRAULICO Analisi di pericolosità e individuazione degli scenari di evento Procedure di intervento per il rischio idraulico Informazione preventiva alla popolazione Fase di preallarme Fase di allarme pag.2

3 Fase di emergenza RISCHIO GRANDI NEVICATE Analisi di pericolosità e individuazione degli scenari di evento Procedure di intervento per il rischio grandi nevicate Informazione preventiva alla popolazione Fase di preallarme Fase di allarme Fase di emergenza RISCHIO DI INCIDENTE GENERICO (ESPLOSIONE, INCENDIO) Analisi di pericolosità e individuazione degli scenari di evento RISCHIO INCIDENTE PRESSO POLO INDUSTRIALE ZONA VIA ROMA RISCHIO INCIDENTE PRESSO IL POLO SCOLASTICO Procedure di intervento per il rischio incidente presso il polo industriale o scolastico (esplosione, incendio) Informazione preventiva alla popolazione Fase di preallarme/allarme Fase di emergenza RISCHIO INCENDIO BOSCHIVO Analisi di pericolosità e individuazione degli scenari di evento RISCHIO SISMICO Analisi di pericolosità e individuazione degli scenari di evento Procedure di intervento per il rischio sismico Informazione preventiva alla popolazione Fase di preallarme/allarme Fase di emergenza Allegati al cap.4: SCHEDE SCHEDE PER SCENARIO DI RISCHIO RISCHIO IDRAULICO: TABELLA PROCEDURE OPERATIVE RISCHIO IDRAULICO: MANSIONARIO PROCEDURE OPERATIVE TAV CARTA DEL RISCHIO IDRAULICO TAV. 4 PGT CARTA DI SINTESI O DELLA PERICOLOSITÀ DA PGT RISCHIO NEVE: TABELLA PROCEDURE OPERATIVE RISCHIO NEVE: MANSIONARIO PROCEDURE OPERATIVE TAV. 4.2 CARTA DEL RISCHIO GRANDI NEVICATE CAPITOLATO D APPALTO DEL SERVIZIO DI SGOMBERO NEVE - INVERNO 2013/ RISCHIO INCIDENTE INDUSTRIALE O PRESSO IL POLO SCOLASTICO: TABELLA PROCEDURE OPERATIVE pag.3

4 RISCHIO INCIDENTE INDUSTRIALE O PRESSO IL POLO SCOLASTICO: MANSIONARIO PROCEDURE OPERATIVE TAV. 4.3 CARTA DEL RISCHIO INCIDENTE INDUSTRIALE TAV. 4.4 CARTA DEL RISCHIO INCIDENTE PRESSO IL POLO SCOLASTICO RISCHIO SISMICO: TABELLA PROCEDURE OPERATIVE RISCHIO SISMICO: MANSIONARIO PROCEDURE OPERATIVE TAV CARTA DEL RISCHIO SISMICO TAV. 1PGT CARTA DI PERICOLOSITÀ SISMICA LOCALE. DEFINIZIONE DEGLI SCENARI DI P.S.L. DA P.G.T SCHEDE DATI UTILI IN EMERGENZA UNITÀ DI CRISI LOCALE (UCL): REFERENTI RUBRICA RISORSE DA DITTE PRIVATE DATI STRUTTURE STRATEGICHE/VULNERABILI PLANIMETRIE DELLE STRUTTURE STRATEGICHE/VULNERABILI STRUTTURE SANITARIE: AMBULATORI E FARMACIE PERSONALE COMUNALE AUTOMEZZI COMUNALI E DI POLIZIA LOCALE GRUPPO COMUNALE PROTEZIONE CIVILE MODELLI DI COMUNICAZIONI DI EMERGENZA E ORDINANZE IL SUPERAMENTO DELL EMERGENZA ALLEGATI AL CAP.5: MODELLI REGIONALI PER LA RICOGNIZIONE DEI DANNI SISTEMA PER RACCOLTA SCHEDE DANNI REGIONE LOMBARDIA (RASDA) MANUALE UTENTE VERIFICA E AGGIORNAMENTO DEL PIANO L informazione preventiva alla popolazione L aggiornamento del Piano Le esercitazioni CARTOGRAFIA GENERALE TAV.1 INQUADRAMENTO AMMINISTRATIVO E VIABILITÀ TAV.2 CARTA DI SINTESI DELLA PERICOLOSITÀ TAV.3 CARTA DI SINTESI DELLE INFRASTRUTTURE TAVOLE DELLE RETI DEI SERVIZI pag.4

5 SEZIONE 1 GENERALITA 1 - Il ruolo del Comune nella gestione dell emergenza Con "protezione civile" si intendono tutte le strutture e le attività messe in campo dallo Stato, a tutti i livelli, per tutelare l'integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l'ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da catastrofi naturali e da altri eventi calamitosi. La gestione del rischio si sviluppa attraverso le seguenti fasi: Conoscenza: raccolta di dati, studi sul territorio e individuazione delle zone vulnerabili a rischi. Previsione: calcolo dell entità e dei tempi di ritorno di ogni situazione di calamità. Queste prime due fasi permettono di valutare la necessità di intervenire sul rischio stesso. Protezione: progettazione ed attuazione di interventi atti a ridurre l entità dei danni provocati dall evento senza intervenire sulle sue cause. Prevenzione: progettazione ed attuazione di interventi atti a ridurre la pericolosità di un evento calamitoso - quindi la probabilità che l evento si verifichi - intervenendo sulle sue cause. Pianificazione: predisposizione di piani di emergenza; consente di agire correttamente nel caso si presenti la calamità e quindi di gestire l emergenza nel momento in cui essa si verifica. La L.R.16 del 22/05/2004, T.U. delle disposizioni regionali in materia di Protezione Civile prevede che i Comuni: a) si dotino di una struttura di protezione civile, coordinata dal Sindaco, che interviene per fronteggiare gli eventi di livello comunale e per assicurare la necessaria collaborazione alle operazioni di soccorso coordinate dalla provincia o dalla Regione; b) curino la predisposizione dei piani comunali o intercomunali di emergenza e la loro attuazione, sulla base delle direttive regionali. A livello comunale, il primo responsabile della risposta comunale all emergenza è il pag.5

6 Sindaco, che organizza le risorse comunali secondo il Piano di Emergenza per fronteggiare i rischi specifici del suo territorio, dandone immediata comunicazione a Prefettura, Provincia e Regione. Qualora l evento calamitoso non possa essere fronteggiato con mezzi e risorse a disposizione del Comune, il Sindaco chiede l intervento di altre forse e strutture a Prefettura e Provincia, che adottano i provvedimenti di competenza coordinando i propri interventi con quelli del Sindaco. Il Sindaco, in quanto autorità locale di Protezione Civile, ai sensi della L.225/92 e L.R.16/04, attiva la risposta comunale all emergenza: di iniziativa, in caso di evento locale, su attivazione regionale o provinciale, in caso di evento diffuso sul territorio. Per questo il Sindaco è tenuto ad assicurare la ricezione e la lettura 24 ore su 24 e 365 giorni all anno, dell avviso di criticità e di qualsiasi altro avviso di preallarme e/o allarme diramati dalla competente Prefettura o dalla Regione. 2 - Struttura e obiettivi del Piano di Emergenza Comunale Oggi l attività di pianificazione di emergenza è intesa sempre più come analisi degli scenari di rischio e delle procedure connesse, rispetto a una semplice elencazione di persone, mezzi e materiali senza riferimenti al loro utilizzo. Pertanto, sulla base dell analisi delle problematiche esistenti sul territorio, è data maggiore importanza alla definizione degli scenari di rischio e dei relativi modelli di intervento. Le priorità nell intervento di soccorso coordinato dal Sindaco riguardano: la salvaguardia della popolazione l informazione alla popolazione e agli Enti preposti la salvaguardia del sistema produttivo la garanzia della continuità amministrativa del Comune il ripristino delle vie di comunicazione e delle reti di servizi la salvaguardia dei beni culturali La D.G.R. 16 maggio 2007 n.4732, seconda revisione della Direttiva Regionale per la Pianificazione di Emergenza degli Enti Locali, ha aggiornato e sostituito le precedenti D.G.R /1999 e D.G.R. n.12200/2003, meglio delineando indicazioni metodologiche e l architettura generale di riferimento per la redazione dei Piani di Emergenza comunali, cosicché i Piani siano confrontabili e utilizzabili anche per sintesi di carattere provinciale e regionale. Il presente Piano si sviluppa proprio sulla base della recente normativa statale e pag.6

7 regionale in materia di protezione civile ed è elaborato in linea con il Piano di Emergenza Provinciale approvato dal Consiglio Provinciale con delibera n.84 del 24/11/2003 (e i relativi piani operativi per il Rischio Sismico, Idrogeologico e Industriale del 2003 e 2004) e con il primo Programma Regionale di Previsione e prevenzione di Protezione Civile redatto ai sensi dell art.12.2 della L.225/92 dal Servizio Protezione Civile, Direzione Generale Opere Pubbliche e Protezione Civile, della Regione Lombardia. Il primo capitolo del Piano è dedicato all analisi del territorio e delle infrastrutture presenti, poi anche rappresentate sulla cartografia. Nel secondo, sulla base degli studi a disposizione viene delineato il livello di pericolosità del territorio in riferimento ai diversi fenomeni attesi. Successivamente, dall incrocio tra le caratteristiche infrastrutturali e la pericolosità legata ai diversi fenomeni attesi, vengono poi definiti gli scenari di rischio e censite le aree e le strutture di emergenza. Passando attraverso l analisi degli interventi di prevenzione, protezione e monitoraggio effettuati o potenziali, viene poi definita la gestione dell'emergenza: viene individuata una struttura organizzativa comunale, basata su un Unità di Crisi Locale (U.C.L.), i cui componenti sono nominati da parte dell'amministrazione comunale per garantire una prima risposta ordinata degli interventi in caso di calamità. Sulla base dei maggiori rischi cui è soggetto il territorio comunale ed in modo differenziato per ciascuna tipologia di evento, vengono definite le procedure che l Amministrazione comunale dovrà seguire nelle varie fasi. Come allegati al capitolo 4 sono state inserite alcune schede, che contengono le procedure operative per i componendi della struttura comunale di emergenza e dati che agli stessi sarà utile avere a portata di mano in emergenza. I rischi che si è valutato di approfondire per il territorio comunale di Gorle sono: il rischio idraulico, il rischio neve, il rischio di incidente industriale e di incidente generico presso le scuole, il rischio sismico. Per tali rischi le procedure saranno organizzate secondo: una matrice tempi/componenti UCL, nella quale vengono identificate, suddivise per passaggi temporalmente successivi, le attività da porre in atto da parte dell Unità di Crisi Locale (per maggiore chiarezza rientrano nella matrice anche le principali forze di intervento sovralocale e i corpi operativi di emergenza); un mansionario per ogni componente dell UCL, dove si approfondiscono le attività poste in capo ad ogni responsabile ed in cui sono presenti tutti gli elementi utili in fase di emergenza (azioni da intraprendere, numeri di telefono da contattare, ecc.); una cartografia di riferimento che contiene tutte le principali informazioni sulle aree pag.7

8 a rischio, le infrastrutture strategiche e vulnerabili, eventuali vie di fuga e posti di blocco. Nel capitolo 5 vengono fornite indicazioni su come agire quando la fase acuta dell emergenza è superata e su come effettuare la ricognizione dei danni provocati dall evento; le informazioni a questo riguardo sono tratte dalle Linee Guida per l accertamento dei danni conseguenti ad eventi calamitosi stilate dalla Regione Lombardia. Si evidenzia che, anche quando uno degli eventi ipotizzati si presentasse con caratteristiche di micro-emergenza, esso dovrebbe essere affrontato e risolto a livello comunale anche con l obiettivo di: utilizzare l organizzazione locale già predisposta; verificarne l efficienza ed introdurre eventuali miglioramenti organizzativi; evitare o ridurre la possibilità di innescare macro emergenze. pag.8

9 3 - Rischio e livelli di allerta Definizione di rischio A livello comunale, nel Piano di Emergenza si fa riferimento al rischio specifico (Rs), cioè al grado di perdita atteso quale conseguenza di un particolare fenomeno di una data intensità. Il rischio specifico può essere espresso dal prodotto della pericolosità e la vulnerabilità. Rs = H x V La pericolosità, Hazard H, è la probabilità o frequenza del verificarsi dell evento. La vulnerabilità, Vulnerability V, è la fragilità o attitudine di un certo elemento o gruppo di elementi ad essere danneggiati; può essere espressa anche come grado di perdita atteso su un elemento o gruppo di elementi esposti al rischio, risultante dal verificarsi di un evento di una certa entità. Poiché il parametro vulnerabilità dipende da molteplici fattori e dall interazione tra gli stessi, esso è di difficile determinazione, e costituisce uno degli aspetti più critici della procedura di valutazione del rischio. Volendo definire una scala di valutazione per una più facile comprensione della formula, è possibile attribuire un valore ai diversi parametri: del valore H di pericolosità: probabilità bassa, evento raro = 1 evento occasionale = 2 evento frequente = 3 evento frequentissimo = 4 del valore V di vulnerabilità: bassa, con danno atteso modesto = 1 media, con danno atteso sensibile = 2 alta, con danno atteso elevato = 3 altissima, con danno atteso catastrofico = 4 Incrociando in una matrice il valore attribuito a pericolosità e a vulnerabilità si può pag.9

10 determinare l attribuzione delle classi di rischio. Matrice del rischio H V Ciò consente di effettuare una valutazione numerica creando una scala di priorità: R > 8 Rischio molto elevato: l area è a forte rischio di fenomeni tali da provocare la perdita di vite umane e/o lesioni gravi alle persone, alle attività socioeconomiche, agli edifici ed alle infrastrutture. Azioni correttive indilazionabili. 4 R 8 Rischio medio/alto: nell area è possibile l accadimento di fenomeni comportanti rischi per l incolumità delle persone, danni funzionali agli edifici ed alle infrastrutture con conseguente inagibilità degli stessi, l interruzione delle attività socio-economiche. Azioni correttive da programmare con urgenza. 2 R 3 Rischio medio/basso: nell area è possibile l accadimento di fenomeni comportanti danni minori agli edifici che non ne pregiudicano l agibilità, e danni che non compromettono le attività economiche. Azioni correttive e/o migliorabili da programmare nel breve/medio termine. R = 1 Rischio molto basso: nell area è possibile l accadimento di fenomeni comportanti danni marginali. Eventuali azioni migliorative da valutare in fase di programmazione. pag.10

11 Livelli di allerta e tipologie di evento La codifica delle azioni da intraprendere in occasione di un evento emergenziale ad opera di tutti gli organismi coinvolti a vario titolo nelle attività di Protezione Civile deve essere definita in funzione sia della natura dell evento stesso sia della sua intensità. Le procedure di intervento si articolano nelle seguenti fasi progressive e consequenziali: Definizione dei livelli di allerta LIVELLI DI ALLERTA Preallarme Allarme Emergenza DEFINIZIONI Rischio ipotetico possibile Rischio ipotetico molto probabile Evento conclamato La definizione è data in termini di probabilità di accadimento dell evento calamitoso. A ciascuna delle suddette fasi è associabile pertanto un incremento dell intensità del fenomeno in termini di pericolosità e di potenzialità di danno, e conseguentemente delle misure operative da mettere in atto. Stanti queste considerazioni generali, è necessario distinguere gli eventi in termini di prevedibilità. Un evento calamitoso può essere: prevedibile imprevedibile ed improvviso I rischi prevedibili - tipicamente fenomeni di tipo idraulico ed idrogeologico - sono noti e di norma quantificabili attraverso sistemi di monitoraggio. Gli eventi ad essi associati possono verosimilmente svilupparsi attraverso tutti i livelli di allerta suddetti. L adozione di elementi di valutazione certi e matematicamente definiti fa sì che per questa tipologia di eventi la scelta del livello di allerta da attivare da parte dell Autorità competente sia i linea di massima effettuabile in ragione del superamento di definiti valori soglia. Resta comunque il fatto che alla scelta possono concorrere altri fattori, connessi a situazioni contingenti e di contorno, che lasciano all Autorità un certo margine di discrezionalità. pag.11

12 In caso di fenomeni imprevedibili, cioè non noti e/o non quantificabili e di rapido impatto - ad esempio fenomeni sismici, incendi, incidenti industriali o incidenti legati ai trasporti - i tempi per un efficace attività di preannuncio sono troppo ristretti o inesistenti e quindi la gestione dell emergenza consiste essenzialmente nell organizzazione delle operazioni di soccorso. I rischi imprevedibili attivano cioè, nel momento in cui avvengono, direttamente uno stato di emergenza. In questi casi l Autorità pubblica riceve la segnalazione della situazione in essere da canali differenti da quelli relativi al monitoraggio dei parametri critici. Tipicamente la segnalazione di un evento emergenziale da parte di cittadini converge sulle Centrali Operative degli Enti di Pronto Intervento (ad oggi contattabili al numero unico 112) le quali, previa verifica dell entità dell evento, allerteranno la Prefettura (che a sua volta avviserà il Sindaco o i Sindaci interessati). Qualora la segnalazione provenga direttamente da un cittadino al Comune, quest ultimo dovrà procedere all attivazione delle procedure solo previo accertamento della situazione reale tramite il suo personale sul territorio e contattando in ogni caso gli Enti di pronto intervento. pag.12

13 4 - Il ruolo della popolazione e la gestione delle informazioni Informazione in tempo di pace E necessario che la popolazione sia preparata adeguatamente per casi di emergenza in via preventiva, allorché vi è il tempo per addestrare tutti alla salvaguardia ed alla messa in sicurezza di sé stessi. Solo una cittadinanza informata in anticipo sui comportamenti di autoprotezione sarà in grado di recepire i segnali di allarme previsti dal Piano di Emergenza Comunale. Una popolazione istruita sui comportamenti da tenere produce un risparmio di tempo fondamentale per le attività di soccorso, semplifica le attività di informazione durante l emergenza e consente di mettere in salvo coloro che, privi di informazione, potrebbero invece essere colti dal panico. In tempo di pace l informazione dovrà riguardare: le caratteristiche del territorio e dei rischi che vi insistono le disposizioni contenute nel piano di Emergenza Comunale le norme di comportamento durante e dopo l evento le modalità di diffusione delle informazioni e degli allarmi. Alcuni esempi di azioni: sviluppo di strumenti informativi sui rischi e sulle risposte attivate a livello comunale: pubblicazioni, incontri, un libretto informativo di protezione civile, un area dedicata nel sito web del Comune, ecc. attività informative, formative e di addestramento per il personale dell amministrazione e per la popolazione, anche con il coinvolgimento delle forme di volontariato presenti: incontri con le scuole, giornata della protezione civile o del volontariato, esercitazioni, ecc; diffusione di informazioni in pillole ( , articoli sul notiziario comunale, ecc.) con sistematicità e periodicità per mantenere continuità dell informazione. l istituzione, e la relativa pubblicizzazione, di un numero unico di telefono attivo durante le emergenze che raccoglierà le esigenze della popolazione isolata o dei parenti di persone potenzialmente coinvolte dall evento calamitoso. Si può valutare di posizionare, già in tempo di pace, lungo alcune strade (ad esempio quelle che costituiranno il percorso di evacuazione di emergenza), i cartelli indicatori delle aree di attesa per la popolazione che potrebbe essere costretta ad abbandonare la propria abitazione in caso di emergenza. pag.13

14 Sono auspicabili tutte le azioni che contribuiscono ad una maggiore conoscenza del proprio territorio e ad accrescere la cultura di Protezione Civile nella popolazione a tutti i livelli, in modo che la stessa si senta maggiormente protetta e sicura anche in zone individuate come a rischio di calamità. Qualora il rischio sia circoscrivibile ad una porzione del territorio, il target dell informazione specifica su tale rischio e sulle relative procedure può coincidere ragionevolmente con la sola popolazione interessata da tale rischio; dovrà invece riguardare tutta la popolazione del Comune l informazione generale sui rischi del territorio. Per diramare messaggi o informazioni utili alla popolazione potranno essere presi preventivi accordi con i mass-media (come si vedrà più avanti, viene individuato un referente comunale per questa funzione). È auspicabile realizzare una collaborazione che si costruisce nella normalità mediante attività di informazione preventiva ai media sui rischi e su chi deve affrontare l emergenza, mantenendo un elenco dei referenti dei media locali (cellulari, fax, ) per sviluppare alleanze comunicative. Può essere utile avviare una convenzione con le radio locali alle quali viene fornita l informazione immediata su quanto accade in cambio di una comunicazione non distorta. Informazione in fase di preallarme, allarme ed emergenza Per i rischi prevedibili, che consentono un efficace attività di preannuncio, l allertamento alla popolazione deve avvenire in modo tempestivo ed efficace e le modalità di comunicazione devono essere attentamente valutate in fase di pianificazione. Tra i possibili metodi che si possono utilizzare, anche integrando tra loro sistemi differenti, ci sono: altoparlanti o megafoni installabili su automezzi comunali per diramare messaggi informativi (metodo preferibile rispetto un generico segnale d allarme quale ad esempio una sirena); l invio di SMS a cittadini che hanno fornito volontariamente il proprio recapito per comunicazioni del Comune (ad esempio registrandosi sul sito web del Comune o presso la Biblioteca); telefonate dirette ai residenti o alle attività presenti in una determinata zona (che avranno preventivamente comunicato i propri recapiti) qualora la popolazione da avvisare limitata. In una fase successiva, cioè durante l emergenza, possono continuare ad essere utilizzati altoparlanti o megafoni nella zona colpita e anche presso le aree di attesa e le pag.14

15 strutture ricettive di raccolta della popolazione. E importante che il messaggio sia sintetico e redatto con linguaggio semplice e che fornisca: 1. l informazione accurata su quanto è successo e/o sta succedendo; 2. indicazioni su comportamenti operativi da tenere; 3. comunicazione sugli sviluppi della situazione e le azioni intraprese per affrontare la situazione. La Polizia Locale è un canale di comunicazione privilegiato, che deve essere coinvolta e preparata alla gestione comunicativa della crisi. Le differenti strategie comunicative individuate, dovranno essere adeguatamente verificate sul campo, per valutarne la chiarezza e l efficacia. A seguito di un emergenza, infine, i mass-media esercitano molta pressione per ottenere un informazione rapida, maggiormente gestibile se sono stati presi accordi preventivi. Durante l emergenza potrebbe comunque essere utile attivare un Centro Media, cioè un luogo segnalato e identificabile in cui i media trovano informazioni e collaborazione. Le radio possono anche configurarsi come sportelli aperti con il pubblico. Per verificare la qualità della nostra informazione si faccia riferimento alle domande più frequentemente poste dai media e di seguito indicate. pag.15

16 LE DOMANDE PIÙ FREQUENTI POSTE DAI MEDIA: E necessario che chi ha la responsabilità di gestire l emergenza abbia anche una gestione efficace del processo comunicativo. Le strategie della comunicazione di crisi sono: - anticipare piuttosto che reagire (meglio dare un appuntamento fisso a ora stabilita ai media, avviare sistemi di comunicazione aperta quali call-center, numero verde/dedicato, sito web, sportello in comune) dove è sempre reperibile l ultima comunicazione ufficialmente dispensata. - spiegare le cose in modo più preciso possibile; - usare più canali e più strumenti (in modo coordinato); - individuare preventivamente un portavoce del Sindaco da inserire nell Unità di Crisi Locale, responsabile della gestione della comunicazione con i media e con la popolazione dal tempo di pace fino al ripristino delle condizioni di normalità dopo un evento calamitoso. pag.16

17 SEZIONE 2 PIANIFICAZIONE E MODELLI DI INTERVENTO 1 - ANALISI TERRITORIALE E INFRASTRUTTURALE Inquadramento territoriale Inquadramento amministrativo, geografico e popolazione Scheda Comune di Gorle Provincia Bergamo Distanza da Bergamo 4 Km. Superficie 2,41 Kmq. Altitudine media 268 m.s.l.m. Coordinate (Municipio) 45 42'3"N 09 42'49" E Comuni confinanti Bergamo, Pedrengo, Ranica, Scanzorosciate, Seriate, Torre Boldone Frazioni nessuna Popolazione al 31/12/ L inquadramento amministrativo del territorio è riportato graficamente nella Tav.1, nella quale viene riportata anche l indicazione della viabilità principale. Il territorio comunale, che si sviluppa in sponda destra al fiume Serio, possiede una superficie di 2,445 kmq. Il comune confina a nord con il comune di Ranica e quello di Torre Boldone, ad ovest e a sud con il comune di Bergamo, a sud con Seriate ed a est con il fiume Serio ed il comune di Scanzorosciate e Pedrengo. Il territorio comunale è in gran parte pianeggiante, l elevazione massima (ca. 275 m slm) è situata in corrispondenza della sua estremità nord occidentale mentre quella minima (ca. 244 m slm) è localizzata all estremità sud orientale, in corrispondenza dell alveo del fiume Serio. pag.17

18 Il nucleo abitato più antico, sorto in corrispondenza di una stazione romana, è situato sulla sponda destra del fiume Serio in corrispondenza di una stretta ed incisa ansa del fiume su cui è presente l antico ponte di Gorle. La popolazione totale del comune si attesta, al gennaio del 2014, su un valore di circa 6600 abitanti. Il trend degli ultimi decenni è di costante e decisa crescita, con un raddoppio dei residenti dal 1976 al 2008, benché si assiste ad un diminuzione negli ultimi anni. Tab a - Andamento della popolazione del Comune di Gorle dal 1954 al Su supporto informatico si allega una tabella con i dati relativi alle persone non autosufficienti presenti nel territorio comunale (nome, indirizzo e piano, data di nascita, motivi della non autosufficienza), cui prestare particolare attenzione in caso di evacuazione di zone o strutture del paese a seguito di evento calamitoso. Tale tabella, per rispetto della normativa sulla privacy, viene allegata solo alla copia interna al Comune di Gorle. Si segnala che da una verifica incrociata dei dati risulta che, tra le aree a rischio, nell unica definibile a priori sulla base degli studi presenti, cioè quella allagabile in caso di fuoriuscita dagli argini del fiume Serio, non sono presenti persone non autosufficienti. pag.18

19 Caratteristiche climatologiche La conoscenza degli aspetti climatici della zona soprattutto in occasione degli eventi meteorici particolarmente intensi che si susseguono con sempre più incalzante frequenza e gravità, consente di poter fare previsioni sempre più precise circa le portate idriche e solide dei fiumi. Sul territorio comunale non sono presenti centraline per la rilevazione dei dati meteorologici; Si possono tuttavia ritenere rappresentative per il Comune di Gorle, le stazioni di rilevamento di Bergamo e Orio al Serio (vedi Tabelle a, b, c), considerata l omogeneità dei dati caratteristici della pianura padana e della distanza tra il Comune le stazioni di rilevamento suddette. Secondo quanto riportato nella pubblicazione ERSAL "I suoli dell'hinterland Bergamasco", dicembre 1992, il tipo climatico a cui si fa riferimento per la fascia pedemontana bergamasca è una forma di transizione tra il clima temperato continentale della Pianura Padana e il clima di tipo alpino, dove le influenze alpine sono date dalle precipitazioni elevate e dall'umidità atmosferica elevata che caratterizzano il periodo estivo. Il regime mensile delle precipitazioni è caratterizzato da due massimi, uno primaverile (maggio) e l'altro, meno pronunciato, autunnale (ottobre-novembre); a questi s intervallano un minimo marcato e costante invernale (caratteristico della regione padanoalpina) ed uno estivo variabile in funzione dell'orografia (rappresentativo della zona prealpina di transizione tra la pianura e la montagna). Sempre relativamente alla stazione di Bergamo, per quanto riguarda le precipitazioni di notevole intensità e di breve durata, nel 1959 si sono verificate condizioni critiche quali ad esempio: 60 mm di pioggia caduti in un ora, 87,8 mm in 3 ore, 107 in 6 ore e 109 mm in 12 ore. Il regime pluviometrico di Bergamo è stato definito da Gavazzeni di tipo "Prealpino", una varietà del regime continentale per via del minimo assoluto invernale molto pronunciato. La serie pluviometrica trentennale dell'ufficio Idrografico del Po relativamente alla stazione di Bergamo (periodo ), indica una precipitazione totale media annua di mm/anno. I valori annuali più frequenti nel trentennio oscillano tra i e i mm/anno. Il valore annuale minimo rilevato è di 762 mm, mentre il valore massimo è di mm/anno (escludendo l annata eccezionale del 1937 in cui piovvero mm). Nello stesso trentennio la frequenza media dei giorni piovosi annuali è stata pari a 100. pag.19

20 Tab a Precipitazioni medie mensili sul trentennio Stazione di Bergamo/Garibaldi Mese Media ( ) Gennaio Febbraio Marzo Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Dicembre TOTALE Il valore medio annuo della temperatura dell'aria (stazione di Bergamo, per il periodo di riferimento ) è rispettivamente di 12.7 C con un escursione termica media annua di 20,5 C e un escursione annua assoluta di 54 C (min. 18 e max. +36 ). Questi dati confermano la continentalità dell'area (con escursioni termiche elevate) ma anche la posizione climatica di transizione (escursioni termiche che si riducono con l altitudine). I valori di umidità relativa sono elevati con valori medi superiori al 70% che si manifestano in più della metà dei mesi dell anno. Anche nei mesi relativamente più secchi, l umidità relativa si attesta su valori comunque non inferiori al 67%. Le elaborazioni statistiche relative alle variabili anemometriche (direzione e velocità del vento e stabilità atmosferiche) dedotte dalla serie di dati rilevati a Orio al Serio per il ventennio , e confermate da rilevazioni annuali più recenti di cui alle tabelle seguenti, evidenzia una maggiore frequenza per venti provenienti da Nord e Nord-Est. I dati evidenziano anche che la circolazione dei venti è generalmente molto debole: le calme di vento (velocità inferiori a 0,5 m/s) rappresentano il 40-60% delle osservazioni sui valori annui, con picchi nel periodo invernale. pag.20

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