Programma settembre 2008 maggio 2010

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1 Programma settembre 2008 maggio 2010 Dall antichità al medioevo Lunedì 29 settembre, ore apertura del corso Giulia Maria Mozzoni Crespi, Presidente del FAI Lezione ore 18.15: La casa di Augusto: dall ambizione al potere Andrea Carandini Università degli Studi di Roma 8 ottobre 2008 Norbert Elias e la civiltà delle buone maniere Sergio Bertelli Università degli Studi di Firenze Martedì 14 ottobre 2008 NO LEZIONE Salta la lezione prevista 22 ottobre 2008 Basìleia (residenze reali ellenistiche) Alessandro Viscogliosi Università degli Studi di Roma 5 novembre 2008 Da Augusto a Nerone: la Domus Aurea Andrea Carandini Università degli Studi di Roma 12 novembre 2008 Villa Iovis a Capri Clemens Krause Architetto - archeologo 19 novembre 2008 La Domus aurea, ricostruzione virtuale grafica e filmica Stefano Borghini e Raffaele Carlani Architetti Martedì 2 dicembre 2008 Il palazzo di Domiziano Alessandro Viscogliosi Università degli Studi di Roma 10 dicembre 2008 Villa Adriana: il sogno di un imperatore Eugenia Salza Prina Ricotti Architetto - archeologo 17 dicembre 2008 Le regge di due imperatori in ritiro. Il palazzo di Spalato e la villa di Piazza Armerina. Diocleziano e Massimiano Giovanna Montevecchi Archeologa Università degli Studi di Ferrara 14 gennaio 2009 Il trinomio palazzo-circo-mausoleo: i Gordiani, Galerio e Massenzio Alessandro Viscogliosi Università degli Studi di Roma 21 gennaio 2009 Il Grande Palazzo di Costantinopoli Paolo Cesaretti Università degli Studi di Bergamo 28 gennaio 2009 Le corti e la cultura cortese nel medioevo d Italia Franco Cardini Università degli Studi di Firenze 4 febbraio 2009 Le regge di Palermo Valentino Pace Università degli Studi di Udine 11 febbraio 2009 Le residenze di Federico II Valentino Pace Università degli Studi di Udine 18 febbraio 2009 Il trono celeste. Il ciclo francescano nella basilica di Assisi Chiara Frugoni Università degli Studi di Roma 25 febbraio 2009 Il Laterano Agostino Paravicini Bagliani Università della Svizzera Italiana 4 marzo 2009 Il Palazzo dei Papi ad Avignone Enrico Castelnuovo Scuola Normale Superiore di Pisa Giovedì 5 marzo 2009 Una reggia privata: il Castello della Manta presso Saluzzo Giovanni Romano Università degli Studi di Torino Dal Rinascimento al Barocco 11 marzo 2009 I giardini del papa Massimo Miglio Istituto Storico Italiano per il Medioevo 25 marzo 2009 La corte nell età moderna Sergio Bertelli Università degli Studi di Firenze Giovedì 2 aprile 2009 La corte di Alfonso d Aragona a Napoli Francesco Caglioti Università degli Studi di Napoli 8 aprile 2009 La corte di Urbino al tempo di Federico da Montefeltro Alessandro Angelini Università degli Studi di Siena 29 aprile 2009 La corte di Lorenzo il Magnifico, tra Firenze e il contado Jonathan Nelson Syracuse University, Firenze 6 maggio 2009 Il Castello di Milano: la residenza degli Sforza Marco Albertario Accademia Tadini, Lovere (BG)

2 13 maggio 2009 La corte dei Gonzaga a Mantova al tempo di Isabella d Este Giovanni Agosti Università degli Studi di Milano 20 maggio 2009 Una reggia sull acqua: il Palazzo Borromeo sull Isola Bella Marco Carminati Storico dell arte e giornalista 7 ottobre 2009 Il Vaticano di Giulio II e Leone X Barbara Agosti Università degli Studi di Roma Tor Vergata 14 ottobre 2009 La corte di Ferrara al tempo di Alfonso I d Este Vincenzo Farinella Università di Pisa 21 ottobre 2009 Il Castello del Buonconsiglio al tempo del principe vescovo Bernardo Cles Andrea Bacchi Università degli Studi di Trento 28 ottobre 2009 La corte di Andrea Doria a Genova Piero Boccardo Direttore dei Musei di Strada Nuova, Genova 4 novembre 2009 Le residenze dei Farnese (Roma, Caprarola, Parma) Vittoria Romani Università degli Studi di Udine 11 novembre 2009 Il Palazzo dei dogi a Venezia Stefania Mason Università degli Studi di Udine 18 novembre 2009 Il Quirinale al principio del Seicento Silvia Ginzburg Università degli Studi di Roma 25 novembre 2009 Il Palazzo Reale di Torino Sandra Pinto Università degli Studi di Roma 2 dicembre 2009 Palazzo Pitti al tempo di Ferdinando II Alessandro Cecchi Direzione del Museo Giardino di Boboli 16 dicembre 2009 Venaria, Villa della regina, Stupinigi: spazi e immagini spettacolari per le residenze extraurbane dei Savoia Giuseppe Dardanello Università degli Studi di Torino Dal neoclassicismo al Novecento Martedì 12 gennaio 2010 Il Castello di Masino Lucetta Levi e Marco Magnifico FAI Fondo per l Ambiente Italiano 13 gennaio 2010 La formazione delle corti ottocentesche dai Savoia ai Borbone Irene Fosi Università degli Studi di Chieti - Pescara 20 gennaio 2010 Il cerimoniale pontificio Marina Caffiero Università degli Studi di Roma 27 gennaio 2010 La Reggia di Caserta e le cacce dei Borboni Marco Carminati Storico dell arte e giornalista 3 febbraio 2010 Il sistema delle regge vesuviane Ippolita Di Majo Università della Calabria 10 febbraio 2010 I Palazzi ducali di Parma e di Colorno da don Filippo di Borbone a Luisa Maria Giovanni Godi Storico dell arte 17 febbraio 2010 Il Palazzo reale di Milano e la Villa reale di Monza Fernando Mazzocca Università degli Studi di Milano 24 febbraio 2010 Poggio imperiale a Firenze e Palazzo Pitti ai tempi dei Lorena Enrico Colle Università degli Studi di Bologna 3 marzo 2010 Il Quirinale di Napoleone Matteo Lafranconi Galleria Nazionale di Arte Moderna - Roma 10 marzo 2010 Il palazzo ducale di Lucca e le corti di Elisa Baciocchi e Maria Luisa di Borbone Enrico Colle Università degli Studi di Bologna 17 marzo 2010 Il Palazzo reale di Torino da Carlo Alberto a Vittorio Emanuele II Francesco Leone Storico dell arte 24 marzo 2010 La basilica di Superga come reggia dei morti Rosanna Maggio Serra Università degli Studi di Torino 14 aprile 2010 Il Castello di Racconigi, il Castello di Pollenzo e la nostalgia del medioevo al tempo di Carlo Alberto Enrica Pagella Direttore Palazzo Madama Museo Civico d Arte Antica - Torino 21 aprile 2010 Massimiliano a Miramare, un sogno asburgico sull'adriatico Enrico Lucchese Università degli Studi di Trieste 28 aprile 2010 Palazzo Pitti al tempo dei Savoia Carlo Sisi Università degli Studi di Siena 5 maggio 2010 Il Quirinale della Regina Margherita Barbara Cinelli Università degli Studi di Roma 3 12 maggio 2010 Mussolini tra Palazzo Venezia e Villa Torlonia Paolo Rusconi Università degli Studi di Milano Aula Magna Università degli Studi di Milano Via Festa del Perdono, 7 - Milano. Ore Informazioni: tel /52

3 Lunedì 29 settembre 2008 La casa di Augusto: dall ambizione al potere Daniela Bruno A marzo 2008 è stata riaperta al pubblico una parte della casa di Augusto; pochi mesi prima aveva fatto il giro del mondo la notizia della scoperta di una grotta finemente decorata a mosaico, forse il Lupercale, molto vicina a questa stessa casa. Due eventi così rilevanti per il mondo dell archeologia romana ci hanno spinto ad esaminare nel dettaglio, e per la prima volta in maniera complessiva, i resti della casa di Augusto, con l intento di proporre una ricostruzione del monumento e del suo contesto. Fino ad oggi la casa di Augusto era nota per le pitture e per la grande quantità di notizie tramandate dagli autori antichi a proposito della vita che in essa si era svolta, vicende pubbliche e private di Augusto; ma la casa, ridotta ad un complicato e vasto intrico di strutture, non aveva mai ricevuto la necessaria attenzione. Ed ecco, invece, emergere dallo studio analitico un risultato sorprendente. La dimora di Augusto è apparsa come la sovrapposizione di due case: la più antica, progettata da Ottaviano, la più recente, opera di Augusto. Due case e due nomi per lo stesso personaggio: perchè? Il motivo risiede nell epocale trasformazione storico-politica che si compie con Ottaviano Augusto, quella che potremmo definire la soglia augustea, oltrepassata la quale finisce la Repubblica e inizia l Impero. Seguiamo il giovane ambizioso condottiero Ottaviano, erede di Cesare, vincitore delle guerre civili, nella sua ascesa al potere, che culmina nel 27 a.c. con la legittimazione da parte del Senato del suo straordinario potere, contenuto nell appellativo Augusto. Si trasforma il suo status, il suo nome, e ora lo sappiamo anche la sua casa. Fin dal 42 a.c. aveva scelto di abitare sul Palatino, dove risiedeva da secoli la classe dirigente romana, e in particolare accanto alla mitica capanna di Romolo, il fondatore a cui si ispirava. Lì aveva fatto costruire un anomalo palazzo con due cortili, grande come cinque domus tradizionali, organizzato in una parte privata e una pubblica; mai si era vista a Roma una simile architettura, propria delle regge dei dinasti ellenistici. Nel 36 a.c. un fulmine scagliato da Apollo, padre divino di Ottaviano, spinge il proprietario ad interrompere i lavori del palazzo, ancora in costruzione, e ad intraprendere un progetto più ambizioso. La prima casa viene allora sepolta e usata come basamento della nuova, tre volte più grande, estesa su una superficie di mq circa. Non si tratta più di una pur sfarzosa abitazione, ma di un complesso monumentale grandioso, dove Augusto, circondato da un atmosfera divina vive con gli dei, suoi parenti, Apollo, Vesta e i Lari. La casa privata, affiancata da una domus publica, dove egli svolge funzioni di rappresentanza politica e religiosa, diviene allora solo una modesta parte della cosiddetta Domus Augusti, la quale è anche dotata di una curia di palazzo, di due biblioteche, greca e latina, di un portico sorretto da cento colonne e decorato con statue delle mitiche Danaidi, e infine di un gigantesco edificio terrazzato, in grado di ospitare la nascente burocrazia imperiale, che collega il complesso al sottostante Circo Massimo. Ed infine il Lupercale, santuario antichissimo, luogo dell esposizione dei gemelli, memoria della fondazione della città, viene inglobato all interno del palazzo, finendo per costituire una sorta di cappella imperiale, la cui fortuna resisterà anche all avvento dell era cristiana. Ecco, dunque, un esempio del valore dell architettura nella ricostruzione di un momento storico e del carattere di un personaggio, nella sua evoluzione dall ambizione al potere. Bibliografia: A. Carandini, D. Bruno, La casa di Augusto. Dai Lupercalia al Natale, Laterza 2008.

4 Mercoledì 8 ottobre 2008 Norbert Elias e la civiltà delle buone maniere Sergio Bertelli Aprire una serie di lezioni su Regge italiane: Arte, storia, potere con un profilo e una discussione attorno al sociologo tedesco Norbert Elias richiede una spiegazione. Nato a Breslavia nel giugno 1897, nel 1935 è costretto dalle leggi razziali ad emigrare in Inghilterra, dove trova una borsa di studio alla London School of Economics, a quel tempo con sede a Cambridge. Nel 36 pubblica il primo volume di una trilogia dedicata a quello che definisce il processo di civilizzazione. Ma passeranno anni prima che la sua opera venga riconosciuta pioneristica su un tema sino ad allora eluso dalla storiografia: il mondo della corte. A lungo ignorato, solo a cinquantasette anni ottiene una prima possibilità di insegnamento, a Leicester. Ma occorrerà attendere la fine degli anni Sessanta, perché la sua opera venga pubblicata in Germania. Seguiranno le traduzioni francesi tra il 1973 e il Tornato in patria, insegnerà per cinque anni a Bielefeld. Sarà però in Olanda che egli troverà i suoi maggiori estimatori e divulgatori e ad Amsterdam si spegne nell agosto Partendo da Max Weber e dalla teoria del monopolio della violenza, nato di pari passo con la centralizzazione dello Stato, Elias postula un passaggio dall anarchia e dall esercizio della violenza d età feudale, alla sottomissione operata dal rafforzarsi dell istituto monarchico e dal conseguente controllo sulla nobiltà. La corte del Re Sole è il modello che sceglie per la dimostrazione di questa teoria: un aristocrazia di guerrieri si trasforma in un aristocrazia di cortigiani, abbandona il proprio castello per trasferirsi nella Curia regia, si curializza (secondo la sua espressione). Elias ha detto sovente di non essere e di non voler essere uno storico (gli storici, diceva, sono custodi delle fonti!) ma di voler restare nell ambito sociologico, di voler comprendere l interagire degli individui, capire come essi siano caratterizzati dalle loro concrete, reciproche concessioni (egli usa per questo il termine: Figurationen), di mirare piuttosto a formulare una chiave interpretativa del processo di civilizzazione. Influenzato oltre che dalla sociologia weberiana, dalla filosofia della storia marxiana, Elias indica nell accettazione del modello nobiliare da parte di una borghesia in ascesa, la messa in moto di un processo di differenziazione sempre maggiore della classe superiore, colta da angoscia e quindi portata ad aumentare le regole di comportamento, di autocostrizione. Queste tesi, che hanno dischiuso un vasto campo alla ricerca storica, travalicando l ambito puramente sociologico, sono state tuttavia rimesse in discussione da più critici, come viene evidenziato in questa conferenza d apertura. Ciò non ostante, l importanza dell opera di Elias resta l aver per primo appuntato l interesse sul mondo della corte, sui suoi rituali, sui suoi comportamenti. Bibliografia Elias, N. Problems of Involvement and Detachment (1956) Amsterdam, Nederlandse vertaling 1982 Die höfische Gesellschaft, Darmstad und Neuwied, Luchterhand Verklag 1975 (La società di corte, Bologna, il Mulino 1980) Über der Prozess del Zivilisation. I. Wandlugen des Verbaltes ub deb Weltlichen Obeschichten des Abendlandes, Frankfurt, Suhrkamp 1962 (La civiltà delle buone maniere, Bologna, il Mulino 1982)

5 II. Wandlungen der Gesellschaft Ebìntwurf zu einer Theorie des Zivilisation, Frankfurt, Suhrkamp 1980 (Potere e civiltà, Bologna, il Mulino 1983) Die Gesellschaft der Individuen, Frankfurt, Suhrkamp 1987 (La società degli individui, Bologna, il Mulino 1990) Adorno-Rede. Respekt und Kritik (in N. Elias, W. Lepenies, Zwei Reden anlässlich der Verleihung des Theodor W. Adorno-Preises, Frankfurt, Suhkanp 1997). P. Gleichmann, J.Goudsblom, H.Korte (hrsgb), Materialen zu Norbert Elias Zivilisationtheorie, Frankfurt am Main, Suhrkamp 1977 P. Gleichmann, J. Goudsblom, H. Korte (hrsgb), Macht und Zivilisation. Materialen zu Norbert Elias Zivilisationstheorie, 2. Frankfurt am Main, Suhrkamp 1984 G. Crifò, Tra sociologia e storia. Le scelte culturali di N.E., in S. Bertelli, G. Crifò (a cura di), Rituale, cerimoniale, etichetta, Milano, Bompiani H. P. Duerr, Der Mythos vom Zivilisationsprozess. Nackheit und Scham, Frankfurt am Main, Suhrkamp 1988 (Nudità e vergogna. Il mito del processo di civilizzazione, Venezia, Marsilio 1991) P. Marchese, L invenzione della forchetta, Soveria Mannelli, Rubbettino 1989 S. Tabboni, Norbert Elias. Un ritratto intellettuale, Bologna, il Mulino1993 R. Bizzocchi, Genealogie incredibili. Bologna, il Mulino 1995 R. Bizzocchi, Cicisbei. Morale privata e identità nazionale in Italia, Roma-Bari, Laterza 2008 J. Boucher, La cour de Henri III, Rennes, Ouest France 1986 R. Costa Gomes, The Making of a Court Society. Kings and Nobles in Latye Medieval Portugal, Cambridge, Cambridge UP 2003 J. Duindam, Le corti di due grandi dinastie rivali ( ): Vienna e Versailles, Roma, Donzelli 2004 A. Faucher-Magnan, Les petit cours d Allemagne au XVIIIe siècle [Württemberg], Paris, Flammarion 1947 J. Kliemann, Gesta dipinte. La grande decorazione nelle dimore italiane dal Quattrocento al Seicento, Milano, Silvana editoriale 1993 D. Knox, Disciplina: le origini monastiche e clericali del buon comportamento nell Euroa cattolica del Cinquecento e del primo Seicento, in P. Prodi ed., Disciplina dell anima, disciplina del corpo e disciplina della società tra Medioevo ed età moderna, Annali dell Istituto storico italo-germanico in Trento, 40, Bologna, il Mulino 1994 E. Le Roy Ladurie, Saint Simon ou le système de la Cour, Paris, Fayard 1997 P. Merlin, Tra guerre e tornei. La corte sabauda nell età di Carlo Emanuele I, Torino, SEI 1991 D. Romagnoli (a cura di), La Ville e la Cour. Des bonnes et des mauvaises manieres, Paris, Fayard 1995 G. Sabatier, Versailles ou la figure du roi, Paris, Albin Michel 1999 M. Sgrelli, Il Cerimoniale. Il cerimoniale moderno e il protocollo di tato. Regole scritte e non scritte, Roma, Master edizioni G. Signorotto, M. A. Visceglia, La Corte di Roma tra Cinque e Seicento. Teatro della politica europea, Roma, Bulzoni 1998 D. Starkey (ed.), The English Court: from the War of the Roses to the Civil War, London and New York, Longman 1987 Prossima lezione: mercoledì 22 ottobre 2008 Basileia (residenze reali ellenistiche) - Alessandro Viscogliosi Martedì 14 ottobre: NO LEZIONE

6 Mercoledì 22 ottobre 2008 Basìleia: le residenze reali ellenistiche Alessandro Viscogliosi Rispetto al mondo orientale, dominato da grandi stati e da possenti sovrani, che delle regge facevano uno dei punti di forza del loro potere, il Mediterraneo occidentale del primo millennio avanti Cristo sembra allergico al potere regio. Dopo il crollo del mondo miceneo, le città-stato della Grecia conoscono senza dubbio l istituzione regia, ma, salvo Sparta (il cui re, però, si gloriava di abitare in un tugurio come gli altri cittadini) se ne sbarazzano abbastanza presto, in nome di una democrazia partecipativa, che avrà in odio tanto il nome di re, che il simbolo architettonico del suo potere. Gli antichi storiografi non mancarono di sottolineare, poi, come la cacciata dei Pisistratidi da Atene coincidesse sostanzialmente con quella dei Tarquini a Roma, e come in entrambe le città perfino il volersi fare re costituisse, dal VI secolo avanti Cristo in avanti, un delitto gravissimo, passibile di ostracismo ad Atene, e di morte a Roma (ove si veniva precipitati dalla Rupe Tarpea). Se a queste considerazioni aggiungiamo l emanazione di leggi suntuarie, quelle leggi, cioè, che limitavano lo sfarzo dei privati cittadini, dall abbigliamento, alla casa, alla tomba, capiremo meglio come mai, pur ammettendo la nostra carenza di documentazione nel caso degli Etruschi, per trovare vere e proprie regge nel mondo greco e grecizzato si debba arrivare al periodo macedone. Già dall epoca di Filippo II, padre di Alessandro, il palazzo di Vergina presenta caratteristiche inconfondibili, che solo genericamente e parzialmente potremmo far risalire all edilizia abitativa. L a casa del sovrano, infatti, almeno al piano terreno, che è quello principale, ha più aspetti in comune con gli edifici pubblici, in particolare quelli in cui si svolgono banchetti o simposii; architettonicamente, il suo linguaggio è quello degli interni templari (branca praticamente misconosciuta dell architettura greca). In altre parole, ciò che differenzia la casa del sovrano da quella di un cittadino anche ricco ed influente è la sua capacità di accogliere ordinatamente e gerarchicamente le decine o centinaia di persone (parenti, alleati, sostenitori, ma anche postulanti), il cui sostegno era di vitale importanza per il sovrano, e di rammentare continuamente a costoro quale differenza intercorresse tra essi stessi e il sovrano. Solo la decorazione architettonica degli interni, nata per qualificare le celle dei templi, quindi le case degli Dei, poteva marcare efficacemente tale differenza: quando infatti essa si fu diffusa anche nelle case dell upper class macedone, dopo la morte di Alessandro, i Diadòchi e i loro discendenti (Seleucidi, Tolemei e Antigonidi) ricorsero, per marcare una differenza di status che rischiava di sparire, ad esibizioni che erano state comuni al tempo dei Faraoni e dei Grandi Re persiani. Il termine Basìleia, infatti, identifica non solo i quartieri dei sovrani ad Alessandria, ma anche pertinenze regali, come la grande tenda da banchetto di Tolomeo II o la Thalamègos, il palazzo galleggiante di Tolomeo IV. A Roma tale fenomeno caratterizzò solo i successori di Augusto: Tiberio, Caligola e Nerone; gli ultimi due, peraltro, erano discendenti diretti di Marco Antonio che con Cleopatra (ultima dei Tolemei) aveva conosciuto e condiviso, fino alla morte, una vita inimitabile. Prossima lezione: mercoledì 5 novembre 2008 Da Augusto a Nerone: la Domus Aurea Andrea Carandini

7 Mercoledì 5 novembre 2008 Da Augusto a Nerone: la Domus Aurea Andrea Carandini La casa di Augusto vive ben oltre la morte del suo proprietario. L analisi approfondita del complesso domestico e santuariale ideato dal principe ha dimostrato, infatti, che gran parte dei suoi edifici resistono fino ad epoca tarda, sebbene affiancati dalle immense regge di Nerone prima e Domiziano poi. La storia delle modifiche e delle integrazioni di questo primo nucleo palaziale, che significativamente interessano per lo più la sua parte pubblica, inizia probabilmente con Claudio. In quest epoca, infatti, il palazzo si dota di una basilica centenaria, di un lussuoso ninfeo e di un misterioso sacrarium sotterraneo dedicato alla memoria e al culto del Divo Augusto. Recentissime scoperte, inoltre, permettono di attribuire già a questo imperatore la costruzione, forse sommaria, della seconda reggia palatina, la domus Tiberiana, un edificio di cui oggi rimangono solo il massiccio basamento e parte dei corpi di fabbrica che si estendevano fino al Foro e alla Nova via. Il completamento di questo progetto va però senz altro attribuito a Nerone, forse già prima dell incendio del 64 d.c., della cui reggia palatina sappiamo poco se non che doveva comprendere, oltre alla domus Tiberiana, un secondo nucleo, la domus Augustiana, costituito a sua volta da due palazzi affiancati, uno dei quali dotato di una grandiosa coenatio rotunda. Ma il progetto neroniano, in seguito alla violenta cesura costituita dall incendio del 64 d.c., si dispiega in tutta la sua ambizione. La nuova reggia si estendeva ben oltre il Palatino, nell immensa area compresa tra questo monte e la Velia e poi fino all Oppio, al Celio e all Esquilino. Attraverso l analisi comparata dei dati archeologici e delle notizie desunte dalle fonti letterarie, si può, infatti, ricostruire il quadro d insieme del complesso neroniano, composto da tre settori principali: il Palatino, gli horti dell Esquilino e il nucleo centrale, compreso tra Sacra via e Valle del Colosseo. Ne risulta un complesso esteso per circa 220 ettari, di cui i primi due settori appartenevano al demanio imperiale già prima di Nerone, mentre il terzo includeva le costruzioni, menzionate dagli antichi, con cui l imperatore aveva congiunto il Palatino agli horti di Mecenate. Il palazzo ancora oggi visibile sull Oppio, rappresenta dunque solo un settore, quello privato, della domus Aurea, articolata in numerosi e diversi padiglioni. Un altro palazzo, quello principale, occupava l area dove oggi sorge il Colosseo e gigantesche fondazioni, oltre alle parole degli autori antichi, ne costituiscono le tracce. Si trattava di un edificio probabilmente simile a quello conservato sull Oppio, a cui si accedeva attraverso un maestoso Vestibulum preceduto da lunghi portici che lo raccordavano direttamente al Foro ed entro cui svettava la colossale statua dorata di Nerone. Il palazzo volgeva però la sua facciata più monumentale nella direzione opposta, verso un ampio stagnum, un lago artificiale, probabile scenario delle lussuriose feste di corte narrate dagli autori e ancora oltre, verso i giardini a perdita d occhio impreziositi da ninfei come quello del Celio, vere e proprie quinte architettoniche di una reggia spettacolare. Prossima lezione: mercoledì 12 novembre 2008 Villa Iovis a Capri Clemens Krause

8 Mercoledì 12 novembre 2008 Villa Iovis a Capri Clemens Krause La storia imperiale di Capri inizia con una visita di Augusto sull'isola, che secondo Dione Cassio risalirebbe all'anno 29 a. C., quando il futuro imperatore rientrò vittorioso dalla battaglia di Azio. L'episodio, narrato anche da Svetonio, sarebbe stato accompagnato da un prodigio che avrebbe spinto Augusto a chiedere Capri alla città di Neapolis dando in cambio Aenaria (Ischia). Dodici anni più tardi, nel 26, Tiberio, dopo aver inaugurato il capitolium di Capua, tornò a Nola per inaugurare un tempio in onore di Augusto. Secondo Svetonio e Tacito, l'inaugurazione dei due templi sarebbe stato il pretesto ufficiale per il viaggio di Tiberio in Campania, e quindi per il suo trasferimento definitivo a Capri. "Egli [Tiberio] partì con un seguito ristretto: un solo senatore, Cocceio Nerva, già console ed esperto di leggi; un cavaliere romano, oltre Seiano, d alto rango: Curzio Attico; gli altri erano uomini di lettere, per lo più greci, coi discorsi dei quali poteva sollevarsi. Gli esperti in astrologia dicevano che Tiberio se n era andato da Roma sotto tali moti astrali, che il ritorno gli sarebbe stato negato; il che fu causa di rovina per molti, che pensavano e diffondevano la notizia di una sua morte imminente; non potevano infatti prevedere un fatto tanto incredibile, che egli sarebbe stato volontariamente per undici anni lontano dalla patria" (Tac. ann. IV 58; cfr. Svet. Tib. 40). Il soggiorno caprese fu spesso interrotto da viaggi nella terraferma, Tiberio "risiedendo nella campagna vicina o sul littorale e spesso quasi alle porte della città", senza mai entrarci. L'ultimo viaggio di Tiberio verso Roma, che l'avrebbe fermato al VII miglio della via Appia, è descritto da Svetonio (Tib. 72): ritornando verso la Campania, Tiberio fu colpito da una malattia e si fermò ad Astura. Giunto a Miseno, nella villa già appartenuta a L. Lucullo, la sua condizione peggiorò, mentre venti sfavorevoli impedivano il ritorno sull'isola. Tiberio morì a Miseno il 16 marzo dell'anno 37, all'età di 78 anni. I problemi specifici dell'identificazione storica e della ricostruzione architettonica di Villa Jovis potrebbero riassumersi nelle domande seguenti: - Villa Jovis fu concepita come impianto a terrazze più o meno adattate al pendio naturale del promontorio oppure come corpo edilizio a piattaforma unica? - L'ultimo piano attualmente conservato può essere considerato come piano principale, oppure si giustifica l ipotesi di un ultimo piano oggi scomparso? - L'impianto può essere interpretato come il risultato delle esigenze specifiche della personalità di Tiberio, oppure come appartenente a un tipo architettonico ben definito? - Villa Jovis può essere identificata con la Tiberi principis arx nobiles Capreae e con la villa dalla quale Tiberio, secondo Svetonio, non uscì per nove mesi e quae vocatur Iovis? - È giustificata e sostenibile la congettura Ionis-Iovis? Il tentativo di una ricostruzione della Villa giunge alle conclusioni che il complesso residenziale fu concepito sulla base di un programma chiaramente definito, che tale programma è recuperabile attraverso una lettura degli aspetti funzionali delle ali sistemati sui quattro lati di un peristilio centrale. In altri termini, il piano principale doveva trovarsi al livello corrispondente alla copertura della cisterna centrale ed estendersi all'intera superficie delle sostruzioni. Solo a questo livello, includendo tutte le zone sottostanti, si giunge alla restituzione di un impianto funzionale. Dalla semplice e immediata estrapolazione dalle sue sostruzioni risulta un piano nobile di chiara concezione, la cui esattezza planimetrica ed altimetrica viene controllata e confermata in tutte le parti dalla presenza di un piano regolatore. Se l'impianto di Villa Jovis poteva essere frainteso come il risultato delle esigenze specifiche di un carattere presunto "tetro e chiuso" (Maiuri), è anzitutto perché l'interpretazione delle vestigia si era soffermata sull'articolazione spaziale dell'ultimo piano conservato. La planimetria del piano nobile invece va interpretata come il risultato di una ricerca che tende a superare il modello tradizionale della villa suburbana, rivolgendosi decisamente a modelli di architettura greca.

9 L'ampio e specifico programma che riunisce funzioni di abitazione privata, di rappresentanza e di amministrazione pubblica, ampliata dalle poderose costruzioni della "Loggia della Marina" e della Torre del Faro per le comunicazioni con la capitale e, d'altra parte, la forma architettonica dell'edificio residenziale, anch'essa "programmatica", corrispondono ovviamente a una nuova funzione, quella di sede del princeps. Niente impedisce o almeno contraddice allora seriamente l'identificazione di Villa Jovis con la arx di Tiberio indicata da Plinio e nemmeno con la villa quae vocatur Iovis da Svetonio. Il progetto per Villa Jovis certamente non fu ideato prima della decisione di Tiberio di trasferire sua residenza a Capri. Lo conferma il programma edilizio della Villa, tanto per la complessità specifica dell impianto generale che per la concezione morfologica e funzionale dell edificio residenziale. La configurazione tipologica del piano nobile, l assenza di assialità a favore di un'organizzazione «razionale» dell impianto, il modo di disporre le principali funzioni residenziali nelle quattro ali sistemati attorno al peristilio centrale e non per ultimo la tecnica muraria sono indicativi per una datazione del concetto e della sua realizzazione negli anni poco prima dell'arrivo di Tiberio nell'isola. Se è vero che l'impianto di Villa Jovis si rivolge a modelli di architettura ellenistica, è altrettano vero che non si tratta di una riproduzione tipologica, ma di una reinterpretazione che si orienta a delle esigenze tradizionalmente romane e che si esprimono anzitutto nella scelta specifica del luogo, nell'imporsi all'ambiente naturale tramite basis e sostruzioni, nell'aprisi ampiamente all'esterno per godersi il panorama; senza parlare della tecnologia edilizia messa in opera per soddisfare a tali esigenze. D'altra parte, la disposizione a più piani, articolata attorno a un peristilio centrale, anzitutto l'organizzazione planimetrica delle ali sud e ovest, non corrispondono al programma di una villa a otium, bensì a quello di una residenza che riunisce funzioni di abitazione privata, di rappresentanza e di amministrazione pubblica, ampliata da costruzioni annesse, quale l ambulatio, il Faro monumentale e la torre semaforica per le telecomunicazione con la capitale. Proggettando una villa per l'otium nell'ambiente in cui sorge Villa Jovis, l'architetto avrebbe potuto sfruttare del forte pendio per la messa in scena di un impianto a terrazze al posto di un piano orrizzontale sorretto da sostruzioni altissimi. Ambedue soluzioni furono sperimentate in modo magistrale già dall architettura tardorepubblicana, l una a terrazze gradinate, nel santuario della Fortuna Premigenia a Palestrina, l altra a podio a più ordini con terrazza unica, nel santuario di Ercole a Tivoli. L originalità concettuale di Villa Jovis quindi risiede meno nella prodezza tecnologica, che nella scelta del tipo a terrazza unica destinata a ricevere l impianto di una residenza di tipo ellenistico. Il programma edilizio non corrisponde alle carateristiche di una villa, ma si orienta alle esigenze più complesse di una residenza "governativa", per non usare il termine "palazzo" ancora proprio al Palatino. A Roma, la residenza palatina non consisteva in un palazzo unitario, ma si compose di diverse case preesistenti che furono successivamente adattate a nuove esigenze. Ricordiamo a proposito che la domus Tiberiana non è la domus Tiberii che giasce tuttora sotto gli Orti Farnesiani, incluso nel grande basamento dell area nord-occidentale del Palatino. Nella residenza palatina, Tiberio disponeva del patrimonio edilizio di Augusto ampliato da complures domos. Secondo Giuseppe Flavio che si trattenne a Roma all epoca di Caligola, le diverse parti del palazzo erano designate dai nomi dei loro committenti. La prima residenza unitaria sul Palatino, la domus Tiberiana, sorse nel contesto della domus Transitoria e poi della domus Aurea di Nerone. In altri termini, non esisteva a Roma, prima dell'età neroniana, un palazzo imperiale costruito ex novo e di concezione unitaria. In tale contesto Villa Jovis presenta un interesse storico-edilizio evidente. La sua concezione risulta dalla ricerca di un modello che rappresentasse la sede del princeps e rispondesse alle esigenze residenziali e governative dell'imperatore allontanatosi dalla Urbs. A questo riguardo, Villa Jovis può essere considerato come il primo "palazzo" romano di concezione unitaria, la sua matrice semantica evocando la residenza reale, il basileion dell architettura ellenistica. In tale concezione sembrano confondersi reminiscenze personali del soggiorno rodiano e espressione ideologica della nuova funzione imperiale, mentre la realizzazione architettonica risulta dalla sintesi di esperienze costruttive e morfologiche di tradizione a volta ellenistica e romana. La dominante posizione topografica e l aspetto restituito del complesso illustrano in modo adeguato il significato del termine pliniano arx. Resta allora a chiedersi, se la vecchia coniettura di Iovis, piuttosto che lontana dalla realtà, non andrebbe considerata come il nome complementare della stessa Tiberi principis arx nobiles Capreae. Prossima lezione: mercoledì 19 novembre 2008 La Domus Aurea, ricostruzione virtuale grafica e filmica - Stefano Borghini e Raffaele Carlani

10 Mercoledì 19 novembre 2008 La Domus Aurea, ricostruzione virtuale grafica e filmica Stefano Borghini e Raffaele Carlani La notte tra il 18 e il 19 luglio del 64 d.c. un incendio, il più vasto e devastante che la città di Roma avesse mai vissuto, mise in ginocchio il cuore pulsante della capitale dell impero. Dalle ceneri ancora fumanti del centro dell Urbe, l imperatore Nerone pensò di realizzare il più vasto complesso palazziale che Roma avesse mai visto fino a quel momento, e che senz altro rimarrà la più grande reggia imperiale mai realizzata all interno delle mura della città eterna: la Domus Aurea. La sua fama è tramandata dagli storici antichi, soprattutto Tacito e Svetonio, che ne misero in evidenza il lusso sfrenato ed i numerosi eccessi. Quest ultimo soprattutto ne sottolineò le dimensioni spropositate rispetto alla città, riportando un epigramma dell epoca che immaginava, ironicamente, una casa grande quanto l intera Roma, i cui abitanti sarebbero stati costretti a trasferirsi a Veio. Dietro la satira di Svetonio si nasconde probabilmente una realtà storica: Nerone avrebbe voluto importare, all interno di Roma, il modello urbanistico e architettonico dei basìleia ellenistici, ed in particolare di Alessandria, in Egitto, dove la reggia dei sovrani tolemaici si confondeva con un ampio quartiere della città. Così la Domus Aurea finì per invadere ampie porzioni del vecchio centro, dal Palatino all Esquilino, dalla valle del Colosseo al Celio, occupando circa ottanta ettari all interno delle antiche regioni augustee, con padiglioni, giardini, ed elementi naturalistici (come il grande lago artificiale che costituiva il cuore dell intera composizione). La reggia neroniana aveva dunque al suo interno quella vocazione universalistica tesa a rappresentare e riprodurre il mondo conosciuto e le sue meraviglie, che troverà più tardi la sua massima espressione nella Villa Adriana di Tivoli. L ars topiaria (ovvero l arte di ricostruire, attraverso l architettura, tòpoi letterari e geografici) e le capacità creative e scenografiche degli architetti della Domus Aurea, fecero dunque di questo complesso l unico straordinario tentativo di impiantare una reggia ellenistica di tipo orientale nel cuore di Roma. I cittadini romani non perdonarono mai a Nerone questa ambizione, e alla sua morte, la Domus Aurea fu gradualmente abbandonata. A causa di questa progressiva dismissione e della politica di damnatio memoriae attuata soprattutto dagli imperatori Flavi (che si manifestò nella restituzione ad uso pubblico dei terreni precedentemente occupati dalla reggia), i resti dei molti padiglioni che dovettero far parte della Domus Aurea sono pochi e spesso di difficile interpretazione. Va escluso unicamente il caso del cosiddetto Padiglione di Colle Oppio (con cui oggi erroneamente si tende ad identificare l intera villa neroniana), risparmiato solo perché usato come sostruzione delle Terme di Traiano. Solo grazie all uso dell informatica possiamo oggi immaginare nuovamente l immensa grandezza e magnificenza del complesso. Il lavoro che verrà presentato in questa occasione è il frutto di circa tre anni di ricerche. Nato dallo sviluppo di un innovativa tesi di laurea discussa alcuni anni fa presso la facoltà di Architettura Valle Giulia dell Università La Sapienza, tale studio ha tentato infatti, per la prima volta, la ricostruzione architettonica virtuale informatizzata della Domus Aurea Neronis, nella sua intera estensione. Grazie alla simulazione ottenuta attraverso algoritmi complessi, il calcolatore diventa così strumento essenziale per trasformare l oggetto tridimensionale nelle spettacolari immagini di una Domus Aurea finalmente restituita alla sua magnificenza di marmi colorati e pietre preziose. Prossima lezione: martedi 2 dicembre 2008 Il palazzo di Domiziano - Alessandro Viscogliosi

11 Martedi 2 dicembre 2008 Il palazzo di Domiziano Alessandro Viscogliosi Per quanto possa sembrare impossibile, non esiste una monografia, ma nemmeno uno studio che possa definirsi tale, di quello che fu, dalla fine del I secolo d.c. alla fine del mondo antico, il palazzo dei Cesari. Costruito sotto Domiziano (81-95 d.c.), ampliato (relativamente poco) e rimaneggiato (qua e là) ma mai rifatto ex novo, è sostanzialmente opera dell architetto di Domiziano, Rabirio, cui dobbiamo anche il foro Transitorio, detto anche di Nerva, e probabilmente la villa imperiale di Albanum (oggi Castelgandolfo). Composto da vari blocchi, indicati oggi con nomi antichi ma non sappiamo quanto pertinenti (Domus Flavia, Domus Augustana, Ippodromo, Domus Severiana, Terme, ) il complesso copre totalmente il primo dei sette colli romani, il Palatium: dal nome di questo, traslato ad identificare una costruzione monumentale per antonomasia, deriva il termine moderno di palazzo. Nonostante fosse celeberrimo (o forse proprio per questo) non ce ne sono pervenute descrizioni antiche, anzi, l oleografia su fasti e nefasti degli imperatori romani ha completamente offuscato la realtà storica, politica e monumentale del complesso. Cavatori medievali, cercatori di tesori, dilettanti di archeologia, hanno completamente sforacchiato e sconvolto le rovine, tanto che è difficilissimo anche oggi, con cognizioni abbastanza scaltrite e tecniche sofisticate, ridare una forma comprensibile, se non ammirabile, a quello che è comunque diventato uno dei luoghi più evocativi della celebre massima: Roma quanta fuit, ipsa ruina docet, quanto fosse grande Roma, lo testimonia la sua stessa rovina. Prossima lezione: mercoledi 10 dicembre 2008 Villa Adriana: il sogno di un imperatore Eugenia Salza Prina Ricotti

12 Mercoledi 10 dicembre 2008 Villa Adriana: il sogno di un imperatore Eugenia Salza Prina Ricotti Adriano, uno degli imperatori spagnoli, venne al mondo nel 75 d.c. e probabilmente nacque in Spagna dove la sua famiglia, che aveva seguito Scipione nella campagna del 205 a.c., si era poi fermata stabilendosi nella città di Italica, nome che le fu dato in epoca adrianea in quanto, fino allora, veniva chiamata Oppidum Civium Romanorum. Alla morte del padre, quando egli aveva solo 10 anni, fu affidato in tutela al cugino Traiano. Dai suoi storici Dione Cassio ed Elio Sparziano sappiamo che era molto intelligente e che amava particolarmente l architettura in cui fu un ardito innovatore introducendo forme nuove quali le cupole, le gigantesche esedre absidate e introducendo nelle piante dei suoi edifici un susseguirsi di forme curve. Nasceva insomma con lui un antico barocco romano che fu proprio della sua epoca. Dato il suo amore per l architettura fu probabilmente egli stesso a progettare a lungo Villa Adriana una residenza che poteva esser destinata solo ad un imperatore. Probabilmente fu sempre lui ad iniziare a lavorarci sopra quando, essendo Traiano salito al trono, egli sperò di potergli succedere. Passarono così venti lunghi anni per realizzare il progetto di Villa Adriana. I lavori poi iniziarono nel 118 d.c., quando Adriano giunse in Italia dopo la morte di Traiano. Villa Adriana è molto grande e si estende su un area di 126 ettari. La prima cosa che feci quando mi fu offerto di studiarla e mi furono dati due operai per aiutarmi fu di rilevarla tutta e disegnarne la pianta che oggi è quella normalmente usata. Questo mi prese ben tre anni: dal 1969 al 1972, lo stesso tempo che impiegò Contini a farla. Quello di cui mi accorsi subito fu che Villa Adriana era molto di più di una qualsiasi reggia. Infatti essa era una città e possiamo ben definirla una piccola capitale. Nel complesso esistevano due palazzi imperiali; un casino di caccia; lussuose dipendenze per gli ospiti; edifici per i collaboratori di Adriano ai quali era anche destinata una parte del palazzo dove furono piazzati i loro uffici. Sempre a Villa Adriana esisteva una caserma e le famose Cento Camerelle in cui veniva alloggiata la grande quantità di mano d opera necessaria per il funzionamento e la manutenzione del complesso. Naturalmente a Villa Adriana vi erano anche le terme, impianti indispensabili per i Romani, che non vi avrebbero mai rinunziato. Una di esse è quella graziosissima e piccola del Teatro Marittimo usata da Adriano nei primi tempi della costruzione, ma nel complesso ve ne sono molte altre e molto grandi: la prima è quella imperiale inserita nel palazzo di Adriano; poi c era, lussuosissima, quella per gli ospiti e dignitari le Piccole Terme - e infine un terzo ed esteso impianto - le Grandi Terme - era destinato alla gran massa dei soldati ed al personale dipendente. Nel complesso vi erano poi due teatri, un arena per i gladiatori e, quando la morte dell imperatore fermò tutto, si stava per costruirvi anche uno stadio. Una delle parti più interessanti di questo complesso è poi la rete di vie sotterranee sia pedonali che carrabili che collegavano tutte le sue parti rendendolo funzionale. Come sappiamo da Elio Sparziano, Adriano detestava il traffico, tanto che una delle prime cose che fece appena divenuto imperatore fu quella di vietarlo nel centro di Roma. Ancor meno lo avrebbe tollerato nei suoi magnifici giardini. Riuscì però a risolvere bene il problema della sua piccola Brasilia mettendo tutto il movimento pedonale e carrabile sotto terra. All alba carovane di carri portavano rifornimenti freschi alle varie cucine della residenza imperiale e poi, dato che le strade erano ad una carreggiata e loro dovevano lasciare la strada libera per gli abitanti del complesso, attendevano l uscita della sera in un gigantesco parcheggio sotterraneo che, quando arrivai io era chiamato Inferi ma, dopo che ebbi accertato che lì non c era proprio niente di infernale, lo ribattezzai il Grande Trapezio.

13 A Villa Adriana stupiscono le soluzioni modernissime che Adriano privilegiava come fornire di impianti igienici singoli ogni camera da letto destinata a personaggi di primo piano e piazzare numerose latrine anche attorno le tre grandi aree tricliniari Stadio; Piazza d Oro e Canopo - necessarie per quei banchetti ai quali gli imperatori invitavano moltissimi cittadini. E adesso per finire con Villa Adriana lo choc finale: in occasione del mio ottantesimo compleanno io, vecchia e con le gambe rovinate, ebbi la sorpresa di scoprire quella tomba di Antinoo che tutti stavano cercando. Per mia fortuna le cercavano tutti nei posti sbagliati. Bibliografia: CASSIO DIONE, Storia di Roma, epitome del Libro LXIX, paragrafi 1-20; ELIO SPARZIANO, Hadrianus in Historia Augusta; CONTINI F., Adriani Caesaris immanem in Tyburtino Villam... Roma 1668, De Falco editore; A DEL RE, Dell antichità Tiburtina, Roma 1511; PIRRO LIGORIO, - Descrittione, Barb. Lat. 4849, f. 61 r.; Barb. Lat. 4342, f. 54 v.; Barb. Lat., 5219 f. 143 r..; IDEM, Trattato, Vat. Lat. 5295, ff.28 r.; Barb. Lat ff. 29 r.. REINA V. e BARBIERI U., Rilievo planimetrico ed altimetrico di Villa Adriana eseguita dagli allievi della Scuola di Ingegneria di Roma nel 1905 in NSA ; S.AURIGEMMA, L'aspetto architettonico del Canopo di Villa Adriana in Palladio 1958, Gennaio-Marzo; IDEM., Villa Adriana, BLOCH H., I bolli laterizi e la storia dell'edilizia Romana. Contributi all'archeologia e alla Storia romana, Vol. II, Roma 1938, pp ; IDEM., The Roman Brick Stamps not Published in Vol XV of the CIL, including Indices to the Roman Brick Stamps, Roma 1967, pp. 103; BROWN F., Hadrianic Architecture..., in Essay in Memory of K. Lehman, New York 1964;; A.PENNA, Viaggio pittorico nelle Villa Adriana, Vol.I, II, III, IV, Roma 1831; P.GUSMAN, La villa imperiale de Tybur, Paris 1904, WINNEFELD Das villa des Hadrian bei Tivoli, Berlin 1895; MACDONALD W. e PINTO J., Hadrian s Villa and its Legacy, Yale University 1995, MANDOWSKI E. e MITCHELL CH., Pirro Ligorio and the Roman Antiquities, Londra 1963; E. SALZA PRINA RICOTTI Villa Adriana: il sogno di un imperatore, L Erma di Bretschneider, Rome, J. E. FOSS e E. SALZA PRINA RICOTTI, Lead Pipes Use in Ancient Roman Irrigation System and Content of Pb in the Soil of Archaeological Sites in Bullettin of the Metal Museum, Vol. 26 (1996-II) pp Japan E. SALZA PRINA RICOTTI Villa Adriana, nei suoi limiti e nella sua funzionalità in MPAA, Vol.XIV, Roma 1982 pp , Tavv. I.; E. SALZA PRINA RICOTTI Nascita e sviluppo di Villa Adriana in RPAA LXV, ( ), pp.41-73; E.S.P. RICOTTI. Il sistema di irrigazione della Piazza d Oro in RPAA, LXII , pp ; JASHEMSKI W.E. and SALZA PRINA RICOTTI E., Preliminary excavations in the gardens of Hadrian s Villa: The Canopus and the Piazza d Oro in AJA 96, 1992, pp ; E SALZA PRINA RICOTTI.: Lavacra pro sexibus separavit in RPAA, Vol. LXVI, ( ) E. SALZA PRINA RICOTTI Ricerca archeologica ed analisi dei terreni: il caso di Villa Adriana, in RPAA; E. SALZA PRINA RICOTTI - Criptoportici e gallerie sotterranee di Villa Adriana in Melanges de l'école Française de Rome, 14, Rome 1973, pp , figg; 4-7, Tavv. I-XII. E. SALZA PRINA RICOTTI - Villa Adriana in Pirro Ligorio e Francesco Contini in Atti Acc. Naz. Dei CCCLXXI 1984 Serie VIII, Vol.XVII, 1, pp Plates. I IV; E. SALZA PRINA RICOTTI The Importance of Water in Roman Garden Triclinia in Ancient Roman Villa Gardens (Dumbarton Oaks Research Library and Collection), 1987, pp ; E. SALZA PRINA RICOTTI - Villa Adriana. Un singolare solaio piano in opus caementicium, in Palladio, Nuova serie, Anno I, N. 1, Giugno pp ; E. SALZA PRINA RICOTTI, Adriano: architettura del verde e dell acqua in Horti Romani, Rome, 1995, pp ; E. SALZA PRINA RICOTTI Gli edifici di spettacolo a Villa Adriana in RPAA, LXIX, , pp E. SALZA PRINA RICOTTI, La ricerca della tomba di Antinoo a Villa Adriana in RPAA, vol. LXXV , pp , figg. 1-19; E. SALZA PRINA RICOTTI I giardini delle tombe e quello di Antinoo a Villa Adriana in RPAA, vol. LXXVI , pp , figg ; E. SALZA PRINA RICOTTI, Antinoo o il potere della bellezza in Archeo Luglio 2003, pp Prossima lezione: mercoledi 17 dicembre 2008 Le regge di due imperatori in ritiro. Il palazzo di Spalato e la villa di Piazza Armerina. Diocleziano e Massimiliano Giovanna Montevecchi

14 Mercoledi 17 dicembre 2008 Le regge di due imperatori in ritiro. Il palazzo di Spalato e la villa di Piazza Armerina. Diocleziano e Massimiano Giovanna Montevecchi Nell ambito degli studi sulle residenze tardoantiche un posto di primo piano spetta sia alla Villa del Casale a Piazza Armerina che al palazzo di Spalato, edifici le cui vicende storiche architettoniche e artistiche si intrecciano in una serie di reciproci rimandi, che si inseriscono pienamente nelle caratteristiche abitative del periodo storico di riferimento. La bibliografia relativa ai due siti è molto ampia: in questa sede si indicano gli studi a carattere generale che si sono occupati degli edifici in esame. Per l identificazione del proprietario del palazzo di Spalato le fonti non lasciano dubbi. Questo edificio era stato concepito dall imperatore Diocleziano non tanto come sua residenza ufficiale - secondo un rigido cerimoniale di corte - ma come il luogo di ritiro per un sovrano dimissionario; quindi forse più che di palazzo bisognerebbe parlare, come lo definiscono le fonti dell epoca, di una villa, nell accezione romana del termine. Della villa romana classica però l edificio di Spalato ha ben poco, essendo più vicino ad una struttura militare costruita secondo lo schema del castrum romano. La struttura, infatti, rispecchia il gusto e le attitudini del suo proprietario, legato alla vita militare e all esercito, ma risponde anche alle esigenze politiche del periodo e trae spunti architettonici dai complessi urbani e dalle regge imperiali. Il palazzo di Spalato, divenuto poi una città, costituisce un esempio unico nel suo genere che ha dato grande vitalità all architettura tardoantica, (J. Marasović (e) T. Marasović, Il palazzo di Diocleziano, Zagreb, Zora 1968; T. Marasović, Il palazzo di Diocleziano patrimonio culturale mondiale Spalato Croazia, Dominovic 1995). Numerosi archeologici e architetti si sono occupati della città-palazzo di Spalato, già a partire dal Settecento, quando si ritraevano numerosi disegni che hanno fortemente contribuito alla documentazione e alla ricostruzione di alcune parti dell edificio. (R. Adam, Ruins of the palace of the emperor Diocletian at Spalato in Dalmatia, London 1764; F. Lanza, Dell antico palazzo di Diocleziano in Spalato, Trieste 1855; E. Hébrard and J. Zeiller, Spalato, le Palais de Dioclétien, Paris, 1912). La villa di Piazza Armerina, edificata su un pendio, presenta una struttura architettonica molto articolata, con un nucleo centrale focalizzato da un peristilio intorno al quale sono disposti diversi corpi di fabbrica posti su terrazze a livelli diversi, con un ingresso principale che non si apre sulla parte centrale della villa ma a fianco ad esso. L inorganicità del progetto si giustifica probabilmente con la morfologia del suolo, cui i costruttori si sono dovuti adattare. Al suo interno sale di rappresentanza, ambienti privati, la grande basilica e l impianto termale; stanze di medie e grandi dimensioni scandite da corridoi, cortili e gallerie.

15 La Villa aveva straordinarie finiture pervenute in eccezionale stato di conservazione: i mosaici pavimentali occupano 3500 metri quadrati e trattano temi che non sono originali, ma che costituiscono un momento di grande originalità per la complessità delle loro associazioni. Oltre ai mosaici vi erano pitture murali e rivestimenti marmorei. Le differenze architettoniche fra i due complessi sono piuttosto profonde: al palazzo di Spalato, dalle forme regolari racchiuse dentro poderose mura, si contrappone l articolazione e la varietà di disposizione degli ambienti della villa di Piazza Armerina. Li accomuna però la presenza di alcuni tipi planimetrici comuni, come la basilica e la sala a pianta centrale, che costituisce probabilmente uno degli elementi che rientrano nelle caratteristiche generali dell architettura del periodo a cui, seppure in modi diversi, entrambe le costruzioni si sono uniformate. La villa del Casale è stata messa in luce dagli anni Cinquanta del Novecento. La sua ampia bibliografia parte obbligatoriamente dai numerosi scritti di G. Vicinio Gentili, archeologo scopritore della villa e suo grande studioso. Gentili è tornato di recente sul tema dell identificazione del proprietario della villa, da lui identificato già in passato, in Marco Aurelio Massimiano, uomo scelto da Diocleziano fra i suoi generali come il collaboratore più fidato e valoroso, anche lui illirico. Gentili sostenne per primo l idea che l edificio fosse stato costruito da Massimiano detto Erculeo nel 305, quando Diocleziano lo costrinse, come aveva deciso anche per se stesso, ad abbandonare il potere imperiale e a ritirarsi a vita privata (G.V. Gentili, La villa imperiale di Piazza Armerina, Roma 1963, 5 ed.; G.V. Gentili, La villa romana di Piazza Armerina, Palazzo Erculeo, I-III, Osimo 1999). Su questo argomento sono state date interpretazioni diverse: si sono espressi per un ipotesti di committenza imperiale della villa L Orange (H. L Orange, Nuovo contributo allo studio del Palazzo Erculio di piazza Armerina, in AAAH, 2, pp ). Kahler (H. Kahler, Die Villa des Maxentius bei Piazza Armerina, in Monumenta Artis Romanae, 12, Berlin 1973) ha ipotizzato che il proprietario della villa fosse stato il figlio di Massimiano Erculeo, Massenzio. A favore di un attribuzione genericamente imperiale anche Settis (S. Settis, Per l interpretazione di Piazza Armerina, in MEFR, 87, 1975). Propensi ad una committenza privata sono invece diversi studiosi che sostengono l idea di un possessore da identificarsi nell aristocrazia senatoria romana con interessi in Sicilia. Cracco Ruggini (L. Cracco Ruggini, Apoteosi e politica senatoria nel IV secolo d.c: il dittico dei Simmachi al British Museum, in RSI, 1977, p. 425 sgg.) ha identificato il proprietario della villa in un personaggio appartenente ad una famiglia senatoria che assunse la carica di governatore della Sicilia tra il 327 e il 331 e che potrebbe essere il committente dei lavori. L ipotesi di un possidente privato ha trovato d accordo anche Carandini, il quale suggerisce per la villa il nome di Philosophiana come sede padronale del vasto latifondo che portava il medesimo nome (A. Carandini, A. Ricci, M. De Vos, Filosofiana. La villa di Piazza Armerina, Palermo 1982, 2 voll.). In un recente lavoro sulle persistenze archeologiche delle residenze tardoantiche, Sfameni ha affrontato dettagliatamente le tematiche sulle ville, partendo dall area siciliana e dalla Villa di Piazza Armerina, e affrontando i diversi aspetti del concetto del vivere in villa in epoca tardoantica (C. Sfameni, Ville residenziali nell Italia tardoantica, Bari 2006). Prossima lezione: mercoledi 14 gennaio 2009 Il trinomio palazzo-circo-mausoleo: i Gordiani, Galerio e Massenzio Alessandro Viscogliosi

16 Mercoledi 14 gennaio 2009 Il trinomio palazzo-circo-mausoleo: i Gordiani, Galerio e Massenzio Alessandro Viscogliosi Mentre Diocleziano e Massimiano (il primo per scelta autonoma, il secondo obtorto collo) si ritirano dalla scena, alla ribalta dell Impero si affacciano nuovi tetrarchi e nuove sedi imperiali: anche a Roma, prima Massenzio poi Costantino, pur continuando ad utilizzare il grande palazzo sul Palatino, daranno vita a nuove residenze che speravano fungessero da culle per nuove dinastie mentre a Tessalonica (Salonicco) Galerio già scopre le opportunità strategiche dei Balcani, ponendo le premesse per la nascita della futura Costantinopoli. Le nuove regge avranno tutte caratteristiche comuni, ovvero la presenza di edifici altamente significativi dal punto di vista simbolico: il palazzo prevede sempre un circo e un mausoleo, legati a loro volta da un sillogismo semantico che ha per chiave una visione della vita come agone (gara o combattimento): in ogni caso, come nelle corse del circo, la meta è costituita dalla gloria e dall apoteosi, ma non è esclusa la morte. Poche volte nella storia dell architettura i monumenti sono così pregnanti come rappresentazione del periodo storico che li produce: già verso la metà del III secolo la villa dei Gordiani, fortunosamente e tragicamente approdati al trono imperiale, annuncia le valenze che verranno in seguito perfezionate quando della sfortunata famiglia non saranno rimasti nemmeno eredi diretti e i loro beni saranno entrati a far parte del demanio imperiale; è probabile che a questa villa si ispirasse Gallieno per il grande complesso che più tardi diventerà il Sessorium, sede preferita di Elena Augusta, madre di Costantino; la villa di Massenzio sull Appia, insieme con il palazzo di Galerio a Salonicco costituiranno gli esemplari perfezionati, che precorreranno di pochissimo il Grande Palazzo di Costantinopoli. Ci sarà infatti, alla fine della Tetrarchia, un solo vincitore e una sola nuova reggia, che affronterà il Medioevo fino a passare, agli albori del Rinascimento e in maniera del tutto imprevedibile, le insegne imperiali ad una nuova Roma:Mosca. Prossima lezione: mercoledi 21 gennaio 2009 Il Grande Palazzo di Costantinopoli Paolo Cesaretti

17 Mercoledì 21 gennaio 2009 Il Grande Palazzo di Costantinopoli Paolo Cesaretti Il Grande Palazzo di Costantinopoli è stato per almeno otto secoli (dal IV al XIII) l epicentro politico e istituzionale del mondo cristiano. Dal 330 al 476 accanto al suo collega occidentale, dopo il 476 quale unico continuatore della tradizione romana (i bizantini si autodefinirono sempre romani ), l imperatore della Nuova Roma sul Bosforo era il vertice e il perno di un sistema politico e religioso assai strutturato, che gli sviluppi della ricerca stanno sempre più sottraendo alle connotazioni corrosive del cosiddetto bizantinismo, per apprezzarne invece la capacità di governo e di tenuta su una ampia scala pluricontinentale. Il Grande Palazzo degli imperatori di Costantinopoli non deve essere concepito come un singolo edificio (un castello ) o come una reggia nel senso nazionale moderno (niente a che vedere con Versailles), semmai va concepito come una città-nella-città, affine piuttosto a tipologie orientali. Assolveva a una pluralità di funzioni che possono essere rappresentate come quelle tipiche di una corte, e nel contempo aveva fortissime implicazioni di natura cerimoniale e soprattutto religiosa. Difatti la concezione dell imperatore Costantino come vicario di Cristo in terra, elaborata nel IV secolo, proseguì e si sviluppò con i suoi successori; non deve stupire dunque che il Grande Palazzo degli imperatori di Costantinopoli sia stato per l intero Medioevo il principale ricettacolo delle più preziose reliquie dell antico cristianesimo, poi disperse a seguito della rovinosa IV Crociata (1204) che accompagnò la fine della superpotenza bizantina. La conferenza con l ausilio di testi e immaginiinquadrerà il Grande Palazzo di Costantinopoli sia nella ghirlanda di palatia imperiali che caratterizzano il mondo tardo antico sia nell ambito della grande rivoluzione costantiniana. Fornirà elementi in merito allo sviluppo storico degli edifici palatini nel corso dei secoli, corroborandoli con cenni relativi all evidenza archeologica e artistica, alle fonti letterarie, allo sviluppo degli studi relativi al Palazzo. Analizzerà in séguito le funzioni del Palazzo, con particolare attenzione a quelle legate al cosiddetto culto dell imperatore. Passerà quindi a una considerazione della immagine del Palazzo nei resoconti di viaggiatori e scrittori, da Liutprando di Cremona nel X secolo a William Butler Yeats un millennio dopo. Fornirà infine qualche esempio di storia della visualizzazione del Palazzo medesimo, in collegamento con temi di conservazione e tutela del patrimonio. Bibliografia E. Concina, La città bizantina, Roma-Bari 2003 G. Dagron, Costantinopoli. Nascita di una capitale ( ), trad. it., Torino M. König (hsgb. von), PALATIA, Kaiserpaläste in Konstantinopel, Ravenna und Trier, Trier G. Ostrogorky, Storia dell impero bizantino, trad. it., Torino 1968 e succ. T. Velmans (a cura di), Bisanzio Costantinopoli Istanbul, Milano The Walker Trust The University of St Andrews, The Great Palace of the Byzantine Emperors, First Report, ed. by D. Russell, Oxford 1947; Second Report, ed. by D. Talbot Rice, Edinburgh Prossima lezione: mercoledì 28 gennaio 2009 Le corti e la cultura cortese nel medioevo d Italia Franco Cardini

18 Mercoledì 28 gennaio 2009 Le corti e la cultura cortese nel medioevo d Italia Franco Cardini Il rapporto tra reggia e corte, nel medioevo italico ma in generale europeo, è quello che passa tra le sede ufficiale e la residenza del massimo potere da una parte, la sede e la resistenza di poteri gerarchicamente subordinati dall altra. E quindi forte il rapporto di mimesi, per cui i palatia nobiliari tendono a organizzarsi come i palatia imperiali o regi ma al tempo stesso non ne sanno o non ne osano usurpare né forme, né funzioni. Lasciando da parte esempi e modelli tardoromani e altomedievali il palazzo di Teodorico a Ravenna, di evidente derivazione protocristiana e romano-orientale, e i palatia longobardi e franchi, di cui non sussistono se non scarse memorie -, l indagine prende le mosse dai grandi modelli normanni e quindi svevi per analizzare poi come le differenti tipologie auliche e curtensi si siano incontrate con le esigenze propriamente militari e con l evoluzione sia del concetto di regalità sia di quello dei poteri delegati sino a giungere alle soglie del Rinascimento Bibliografia ragionata Per quanto la letteratura sullo specifico sia in apparenza ricca, la maggior parte dei titoli che la compongono appartiene al genere divulgativo meno affidabile oppure riguarda casi ed esempi molto parziali. Rare le sintesi di sicura qualità scientifica. Per un idea sulla vita a corte in quanto spettacolo, cfr. Spettacoli conviviali dall antichità classica alle corti italiane del Quattrocento, Viterbo Un quadro equilibrato fra usi cortesi e pratiche cortigiane in G. Anceschi, Corti e cortigiani: arte di governo e buone maniere nella vita di corte, Novara 2005, e in L. Chiappino, La vicenda estense a Ferrara nel Trecento: la vita cittadina, l ambiente di corte, la cultura, Ferrara Per il rapporto tra vita di corte e le tradizioni letterarie: Il letterato umanista e la vita di corte fra Trecento e Quattrocento: il modello di Petrarca, a cura di R. Luperini, e G. Bertoni, Guarino da Verona fra letterati e cortigiani a Ferrara: , Milano Prossima lezione: mercoledì 4 febbraio 2009 Le regge di Palermo Valentino Pace

19 Mercoledì 4 febbraio 2009 Il Palazzo dei Normanni a Palermo e la Cappella Palatina Valentino Pace Oggi Sede del Parlamento della Regione Sicilia il Palazzo dei Normanni, largamente modificato nelle sue strutture all interno, contiene ancora tuttavia un suo preziosissimo nucleo originale, consistente soprattutto nella cd. Sala di Ruggero e nella Cappella Palatina. La Cappella Palatina è in assoluto uno dei più importanti e giustamente celebri monumenti dell Italia medievale, voluto dal sovrano normanno Ruggero II ( ), che a Palermo aveva scelto la capitale del suo regno. Decorata al suo interno con mosaici e con un raro soffitto ligneo dipinto, furono rispettivamente maestranze bizantine e arabe a eseguirli, con un programma d insieme che rispecchia di sicuro la volontà del sovrano, anche se è possibile che il suo successore, Guglielmo I ( ), o anche Guglielmo II ( ) abbiano introdotto varianti che possono averlo modificato. L incrocio, ovvero l utilizzazione di culture figurative diverse, tipico della Sicilia normanna e riflesso anche in altri monumenti del Regno, è segno dell intelligenza del sovrano e dei suoi successori, ma si iscrive anche in una mentalità aperta e ricettiva di quanto di meglio si faceva nell Europa mediterranea del tempo e trova, o trovava (per le distruzioni subite col tempo) significative precedenze in Campania e in Puglia, oltre che, su altre sponde, nella Terrasanta. Con la loro presenza e il loro stato di conservazione quasi sempre eccellente, malgrado l incisione posteriore di alcuni restauri e rifacimenti, mosaici e pitture della Palatina sono un documento-chiave non solo in sé, per la forza intellettuale ed estetica della committenza, ma anche per la comprensione dell arte dei territori bizantini e islamici del XII secolo Bibliografia essenziale F. Gabrieli, U. Scerrato, Gli Arabi in Italia, Milano 1979 G.Cavallo, V. von Falkenhausen, R. Farioli Campanati, V. Pace, F. Pranvibi Rosati, I Bizantini in Italia, Milano 1982 W. Tronzo, The Cultures of His Kingdom. Roger II and the Cappella Palatina in Palermo, Princeton/USA, 1997 Storia di Palermo, diretta da R. L Duca, Palermo, vol.iii : Prossima lezione: mercoledì 11 febbraio 2009 Le residenze di Federico II Valentino Pace

20 Mercoledì 11 febbraio 2009 Le residenze di Federico II Valentino Pace Diversamente dal suo avo, Ruggero II, che scelse Palermo come capitale del suo regno e lì costruì e rese magnifico il suo palazzo, Federico II fu un sovrano che per volontà o necessità ebbe diverse sedi, nelle quali risiedette. Giustamente la più celebre è quella di Castel del Monte, molte sono andate totalmente distrutte, in Puglia Ordona e Castel Fiorentino, dove morì, in Basilicata Lagopesole, e ancora altrove. Castel del Monte segna comunque il vertice di quella che in termini protorinascimentali potremmo chiamare la sua magnificenza signorile : la sua architettura ci affascina per il suo prisma geometrico, per la nitidezza della sua struttura, per i riferimenti colti che suggerisce anche con la sua decorazione plastica. Antico e Francia vi giocano il ruolo predominante, ma la reinterpretazione dei modelli ne fa un capolavoro unico. Bibliografia essenziale M. S. Calò Mariani, L Arte del Duecento in Puglia, Torino 1984 Intellectual Life at the Court of Frederick Hohenstaufen, Atti del convegno (Washington 1990), a c. di W. Tronzo, Washington 1994 Federico II. Immagine e potere, cat. della mostra (Bari, Castello Svevo 1995), a c. di M.S. Calò Mariani e R. Cassano, Venezia 1995 Federico II e l Italia. Percorsi, luoghi, segni e strumenti, cat. della mostra (Roma, Palazzo Venezia, ), Roma Prossima lezione: mercoledì 18 febbraio 2009 Il trono celeste. Il ciclo francescano nella basilica di Assisi Chiara Frugoni

21 Mercoledì 18 febbraio 2009 Il trono celeste. Il ciclo francescano nella basilica di Assisi Chiara Frugoni La relazione, dopo essersi soffermata sulla scena dei troni celesti e dunque sulla reggia paradisiaca, passerà in rassegna vari momenti del ciclo francescano di Assisi analizzando il rapporto che si viene ad istituire fra testi (biografie ufficiali e scritte a commento degli affreschi) e immagine. L attenzione sarà focalizzate sulle scene della Basilica Superiore di Assisi che mostrano san Francesco in rapporto con altre regge celesti ma anche con quelle terrene (del sultano e del pontefice). Il desiderio è quello di precisare il significato complessivo del ciclo e quale aspetto del santo fondatore venga proposto dalla biografia figurata di Assisi: Si noterà che l ordine non teme di ricorrere anche a pie menzogne. Si mostrerà infatti una scritta, leggibilissima, che mostra un pontefice mentre parla con la voce del suo successore! Al momento della stesura degli affreschi san Francesco doveva essere esaltato ma anche isolato perché molte delle sue proposte non erano più in linea con un ordine diventato nel frattempo estremamente colto e clericalizzato, dove i laici non hanno più accesso. Il programma pittorico riesce nel difficile compito di promuovere la santità di Francesco e nello stesso tempo di suggerire che le proposte, ormai inaccettabili, del santo fondatore, rientrano perfettamente in un piano provvidenziale.. Prossima lezione: mercoledì 25 febbraio 2009 Il Laterano Agostino Paravicini Bagliani

22 Mercoledì 25 febbraio 2009 Il Laterano Agostino Paravicini Bagliani Durante il primo millennio della storia del papato (IV-XV sec.), il palazzo ufficiale del vescovo di Roma fu il Laterano. Come tutti i vescovi, i papi hanno risieduto per secoli accanto alla loro cattedrale, la basilica di S. Giovanni in Laterano. La basilica di S. Pietro, costruita in Vaticano sulla tomba dell apostolo, non ebbe mai questa funzione. A Roma, i due principali poli della Roma cristiana si trovavano ai margini della città (il Laterano) o addirittura al di fuori (il Vaticano). Questi due poli, ambedue fondazioni imperiali, erano del resto geograficamente opposti l uno all altro. L imperatore Costantino ( ) ordinò di costruire al Laterano, ad est, ai margini della città e presso le mura, una cattedrale per il vescovo di Roma forse già nell inverno L imperatore aveva messo a disposizione del vescovo di Roma terreni di sua proprietà. Nel Medio Evo, una sola volta un papa tentò di trasferire la residenza ufficiale pontificia fuori dal Laterano. Giovanni VII ( ) sembra infatti aver voluto abbandonare il Laterano a favore della collina imperiale del Palatino, molto più centrale e salubre. Verso la metà del secolo, l antico palazzo subì importanti trasformazioni. Zaccaria ( ), il primo di una serie di papi costruttori, investì tutti i suoi beni nella ricostruzione del palazzo che allora era chiamato patriarchium. Avendolo trovato in uno stato di desolazione al momento della sua elezione, il papa fece decorare diverse stanze dell antico palazzo episcopale. Accanto alla nuova loggia davanti al palazzo, rivestito di marmo e di mosaici, costruì una grande sala da pranzo (triclinium) e una torre fortificata che potesse servire da abitazione. Una grande scala portava da questo portico al piano superiore della residenza dove si trovava un secondo triclinium. Una nuova era si aprì per il Laterano intorno all 800. Leone III ( ) fece costruire due nuovi triclinia, le più grandi sale che il Laterano avrebbe posseduto nel Medio Evo. All entrata del primo fece porre colonne di porfido, la pietra imperiale per eccellenza. All interno, le colonne erano bianche e le pareti di marmo. Nell abside, dei mosaici illustravano la missione degli apostoli. Dopo l anno 800, il papa ordinò la costruzione di un secondo triclinium, tre volte più lungo del primo (68 m x 15,37 m). Situato al piano superiore del palazzo, era perpendicolare all ala nord della basilica. Al centro fu posta una fontana di marmo. La conca era di porfido. Decorato con mosaici, questo triclinium, di una grandezza ammirevole, era destinato ai banchetti ufficiali. Il primo triclinium di Leone III aveva tre absidiole per lato. Questo ne ricevette cinque. In queste conche erano piazzati i tavoli e i divani (accubita).

23 Mercoledì 4 marzo 2009 Il Palazzo dei Papi ad Avignone Agostino Paravicini Bagliani Il palazzo dei papi di Avignone è senza dubbio una delle residenze sovrane medievali più note al pubblico, anche grazie all ormai classico festival del teatro. Il fascino del palazzo dei papi di Avignone è irresistibile anche perché è un insieme architettonico di enormi dimensioni, che fanno del palazzo dei papi di Avignone la più grande delle costruzioni gotiche del Medio Evo attualmente esistenti. Il palazzo consiste di fatto di due grandi edifici, il palazzo vecchio di Benedetto XII ( ) e il palazzo nuovo di Clemente VI ( ), un papa durante il cui pontificato la vita di corte di Avignone raggiunse il suo apice, in termini anche culturali (presenza di Petrarca ). Il palazzo è celebre non soltanto per la sua monumentalità ma anche per la presenza dei due più grandi pittori della Scuola di Siena, Simone Martini e Matteo Giovanetti. Per comprendere il contesto storico in cui il palazzo dei papi di Avignone è sorto ci si deve chiedere anzitutto perché i papi hanno deciso di stabilirsi su quella città del Rodano e di rimanervi per quasi tre quarti di secolo. Fu la più lunga residenza fuori di Roma del papato in tutta la sua storia. Un periodo tutto sommato molto lungo, al quale va aggiunto il periodo in cui il palazzo fu abitato dai papi della seconda serie di Avignone, ossia dagli antipapi della cosiddetta obbedienza avignonese, che si opponevano ai papi eletti a Roma del 1378 in poi. Studiare il palazzo di Avignone significa però anche ricostruire la vita di corte sfarzosa e ricca che contrassegnò il soggiorno dei papi, dei cardinali e della curia pontificia in quella città. Le fonti ci permettono di avere informazioni sulla gastronomia, l uso delle spezie, l uso di antidoti contro i veleni, l organizzazione di banchetti ufficiali e solenni e così via. L avvento dei papi ad Avignone provocò grandi trasformazioni nella vita della corte pontificia, che riguardano il modo di retribuzione dei membri della corte papale, la costruzione di grandi palazzi cardinalizi (le cosiddette livree), ma anche il mondo della cultura (i papi si dotarono ad Avignone di una stupenda biblioteca) e così via. Ma anche sul piano istituzionale e rituale, il soggiorno dei papi a Roma ebbe conseguenze importanti. I papi non ebbero la possibilità di portarsi da Roma ad Avignone i simboli di potere di cui disponevano (i seggi del Laterano, la cattedra di s. Pietro ) : dovettero dunque immaginare rituali in parte nuovi e dotarsi di spazi nuovi per la vita rituale e liturgica. Furono in questo aiutati grandi musicisti che fecero di Avignone uno dei centri musicali più importanti dell Europa trecentesca. La stessa cappella di S. Giovanni fu edificata a ricordo della basilica di S. Giovanni in Laterano. E gli stupendi affreschi dello studioso di Clemente VI servivano a rendere visivo il fondamento pietrino della funzione di Pietro (pescatore di uomini ). Insomma, l Avignone dei papi dovette tentare di costruirsi una maestà romana, con nuovi strumenti simbolici. Prossima lezione: giovedi 5 marzo 2009 Una reggia privata: il Castello della Manta presso Saluzzo Giovanni Romano

24 Giovedi 5 marzo 2009 Una reggia privata: il Castello della Manta presso Saluzzo Giovanni Romano Abstract a cura del FAI Sulle colline della provincia di Cuneo, in vista del gruppo del Monviso, si trova il Castello della Manta, frutto di numerose aggregazioni che si sono aggiunte all originario nucleo fortilizio del XII secolo. È all inizio del Quattrocento che il Castello inizia ad assumere l aspetto attuale e, grazie all opera della nobile famiglia dei Saluzzo della Manta, si trasforma gradualmente da castello medievale in palazzo signorile. All interno si susseguono diversi ambienti prestigiosi, primo fra tutti il Salone baronale le cui pareti sono interamente ricoperte da un ciclo di affreschi, rara testimonianza di pittura profana tardogotica del nord Italia. I dipinti, affrescati poco dopo il 1420 dall anonimo pittore della Manta, raffigurano una teoria di eroi ed eroine e la cosiddetta Fontana della Giovinezza. Nella serie dei Prodi e delle Eroine i personaggi, ripresi dalla tradizione iconografica classica, ebraica e cristiana e raffigurati con preziosi abiti quattrocenteschi, si riferiscono presumibilmente a protagonisti del casato dei Saluzzo; la Fontana della Giovinezza invece rappresenta l antico sogno dell eterna gioventù secondo la tradizione dei romanzi francesi Elisabetta De Rege Provana medievali. Il monumento, donato nel 1983 al FAI, Fondo per l Ambiente Italiano, dalla contessa Elisabetta Provana del Sabbione e dal marito conte Francesco De Rege Thesauro di Donato, era pervenuto ai conti Radicati di Marmorito dopo la metà dell Ottocento, all estinzione della famiglia dei conti Saluzzo della Manta e di Verzuolo. Enrichetta Radicati di Marmorito aveva poi portato il Castello della Manta in dote al nonno di Elisabetta, Pompeo Provana del Sabbione. La donazione è stata accettata dal FAI nello spirito che anima l attività del Fondo, con il criterio di riconoscere ai proprietari donatori e ai loro discendenti in linea diretta, senza limiti di tempo, il diritto di abitazione, negli alloggi definiti di comune accordo (come era già avvenuto per il Castello di Avio) al fine di condividere non solamente la tutela e la valorizzazione del monumento, ma anche quanto più proprio della tradizione familiare. La fortuna critica del complesso monumentale della Manta ha una gloriosa tradizione che si fonda sulle accattivanti descrizioni che troviamo nei manoscritti di Valerio Saluzzo della Manta, risalenti agli ultimi decenni del Cinquecento. Ma sarà solo dalla metà dell Ottocento che il grandioso ciclo di affreschi di cultura profana, nella cosiddetta Sala Baronale, importantissimo per la conoscenza della cultura del gotico internazionale prodotta nelle corti europee, certamente il più importante nel panorama del Piemonte, e uno dei più significativi a livello nazionale ed europeo, si vedrà propriamente inquadrato nel panorama storico-artistico del Quattrocento. Si dovranno però attendere gli ultimi decenni del XX secolo perché la critica scopra anche il fondamentale rilievo dell architettura cinquecentesca del complesso e i cicli pittorici del Palazzo di Michelantonio Saluzzo della Manta, inquadrati nella cultura rinascimentale delle grottesche, con il loro grande ascendente classicista nella Roma dei papi.

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