SCHEDA UNITA DI APPRENDIMENTO Luoghi comuni, stereotipi e pregiudizi : un economia della mente che diventa un avarizia del cuore.

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1 SCHEDA UNITA DI APPRENDIMENTO Luoghi comuni, stereotipi e pregiudizi : un economia della mente che diventa un avarizia del cuore. Paese (croce) ITALIA x FRANCIA ROMANIA AUSTRIA SENEGAL Nome dell Organizzazione Nome dell autore CISV Piera Gioda Tema (croce) Global Learning Prima della migrazione Saperi (croce) Global Learning Le migrazioni nello spazio e nel tempo Materie 1) Comunicazione nella lingua materna x Effetti socioeconomici e socioculturali Diritto, Educazione alla Cittadinanza 2) Comunicazione nelle lingue straniere Ideologie, stereotipi, pregiudizi (ruolo dei mass media, della politica,..) x Durante la migrazione Definizioni Legge : diritti e doveri Dopo la migrazione x Tipologie di migrazione N ore 10 Età studenti COMPETENZE (croce) 3) Competenze matematiche e di base in scienze e tecnologie 4) Competenze numeriche x 5) Imparare ad imparare 6) Competenze sociali e civiche x Obiettivi (saperi e attitudini) (max 10 righe) 1) 7) Spirito d iniziativa e d impresa 8) Sensibilità e espressione culturale ATTIVITA PREVISTE Attività Strumenti didattici

2 1. Io non ho pregiudizi, ma. Nella nostra cultura i termini pregiudizio e stereotipo sono carichi di un forte significato negativo, tanto che è raro trovare chi riconosca esplicitamente di pensare o agire in base ad essi. Il loro uso più comune riguarda l ostilità verso i gruppi etnici diversi dal proprio o verso minoranze di vario tipo, ed è in questo campo che essi hanno assunto la valenza negativa più evidente, essendo legati ai gravi fenomeni del razzismo e della discriminazione. E consigliabile quindi cominciare il percorso di ricerca senza utilizzare questi termini, per evitare di stigmatizzare il pensiero degli allievi a riguardo e perché possano emergere liberamente, per poi riflettere in modo critico. Possono essere utili alcuni esercizi interattivi che la formazione alla comunicazione interculturale ha sperimentato con i giovani nei programmi di educazione non formale europei. Per scoprire, che tutti noi facciamo ricorso a pregiudizi e stereotipi, senza nemmeno rendercene conto. La regola per gestire questi esercizi è però quella di non giudicare, ma di riflettere sul perché si ragiona così. 2. Che cosa intendiamo con stereotipo e pregiudizio. Si può dare del termine stereotipo una definizione molto generale semplicemente come dell insieme delle caratteristiche che si associano ad una certa categoria di oggetti. Oppure si possono scegliere definizioni più specifiche che limitano il campo ai gruppi sociali e agli stereotipi negativi. In questo caso si considera lo stereotipo come insieme coerente e abbastanza rigido di credenze negative che un certo gruppo condivide rispetto a un altro gruppo o categoria sociale. Dal punto di vista etimologico, il termine pregiudizio indica un giudizio precedente all esperienza, vale a dire un giudizio emesso in assenza di dati sufficienti. Quando le scienze sociali hanno cominciato a studiare il pregiudizio, esso aveva già incorporato il significato aggiuntivo di idea errata e ostacolo alla vera conoscenza (Bacone, Galileo, Spinoza, Vico ne trattarono ampiamente). Le discipline sociali vi aggiunsero due ulteriori specificazioni: il pregiudizio non si riferisce tanto a fatti e eventi, quanto a gruppi sociali; inoltre di solito è sfavorevole, nel senso che l errore di valutazione tende più a penalizzare che non a favorire l oggetto del giudizio stesso. In sintesi, dunque si possono dare di stereotipo e pregiudizio diverse definizioni, a seconda del livello di generalità o di specificità che si decide di assumere. Al massimo livello di specificità si intende la tendenza a considerare in modo ingiustificatamente sfavorevole le persone che appartengono ad un determinato gruppo sociale. Ad entrambe le accezioni si associa quasi sempre l idea che il pregiudizio non si limiti alla valutazione rispetto all oggetto, ma sia in grado di orientare concretamente l azione nei suoi confronti. 3. Perché pregiudizi e stereotipi sono così comuni? Quali sono i processi attraverso i quali essi si creano, si diffondono e rimangono inalterati nel tempo? A cosa servono? Porsi queste domande è indispensabile non solo per comprendere questi fenomeni ma per saperli fronteggiare. Molte spiegazioni sono state fornite nell ambito delle discipline filosofiche, psicologiche e sociologiche. Tutte si muovono tra il considerarli ordinari oppure eccezionali. Ovvero possono essere considerati dei processi normali, tipici della natura umana, oppure dei fenomeni anormali, che si sviluppano in condizioni di patologia o deficit individuale o collettivo, e che quindi vanno combattuti. Un modo divertente per prendere coscienza dei pregiudizi è la visione del famoso corto metraggio di Adam Davidson, The lunch date, vincitore della Palma d Oro al Festival di Cannes del 1990 nella categoria dei corti, e premio Oscar nel 1991 per la stessa categoria. 4. Quali sono i più forti stereotipi e pregiudizi nei confronti degli immigrati in Italia? Con un esercizio come il MigraQuiz può essere interessante farli emergere, per poi confrontarli con i dati statistici più aggiornati, per misurare il differenziale fra quello che si percepisce e la realtà della migrazione in Italia, ricercando poi la spiegazione sui luoghi comuni e i miti da sfatare. 5. Un esempio interessante: i pregiudizi nei confronti degli uomini africani "Ciò che ci rende uguali supera di gran lunga ciò che ci rende diversi". E' questo lo slogan di #stopthepity, un movimento che ha l'obiettivo di educare a rapportarsi senza pregiudizi alla narrazione delle storie dal continente africano. La campagna Stop the Pity, lanciata dall'associazione Mama Hope all'ultimo festival SXSW di Austin, mira a comunicare un'immagine non stereotipata dell'africa, non vittima ma protagonista del cambiamento. option=com_content&view=article&id=2742:stop-the-pity-quando-le-idee-vincono-ipregiudizi&catid=24&itemid= Per scegliere l esercizio più adatto al gruppo degli allievi e alla propria capacità di gestione in chiave formativa, si possono ad esempio consultare: Percorsi didattici contro la discriminazione, a cura di Amnesty International alle pagine D.d e63cfd4c59/ Amnesty_Discriminazione_Intro.pdf oppure i Training Kit del Consiglio d Europa per i giovani T_kits/4/Italian/5_workshops.pdf Per giocare e scherzare con gli stereotipi (nonché per esercitarsi nella comprensione della lingua inglese), è interessante consultare la Cartografia geopolitica sugli stereotipi nel mondo, segnalata nella nostra piattaforma. Una serie di divertenti mappe spesso tragicomiche e vere dell'europa e degli Stati Uniti, basate sulle diverse percezioni soggettive e ideologiche alphadesigner.com/mapping-stereotypes Un testo sempre molto chiaro e sintetico sulla questione è quello di B.Mazzara, Stereotipi e pregiudizi, Il Mulino, Bologna 1997 la cui lettura consigliamo ad ogni docente che voglia ragionare insieme ai propri allievi sul tema Psicologia-Sociale/Stereotipi-e-pregiudizidi-Bruno-Mazzara.html

3 1) Quanti immigrati ci sono in Italia? A da 500 mila ad 1 milione B da 1 milione a 2 milioni C da 2 a 3 milioni D da 3 a 4 milioni E - da 4 a 5 milioni F da 5 a 6 milioni G- più di 6 milioni 2) Quanti cittadini italiani vivono in paesi stranieri, fuori dall Italia? A da 500 mila ad 1 milione B - da 1 milione ad 1,5 milioni C - da 1,5 a 2 milioni D - da 2 a 2,5 milioni E - da 2,5 a 3 milioni F da 3 a 3,5 milioni G- più di 3,5 milioni 3) Quanti sono nel mondo i discendenti di italiani immigrati nel 900 e oramai diventati cittadini di altri paesi? A almeno 5 milioni B da 5 a 10 milioni C da 10 a 15 milioni D da 15 a 20 milioni E da 20 a 25 milioni F più di 25 milioni MIGRA QUIZ 4) La religione: gli immigrati islamici quanti sono in % sul totale degli immigrati? A da 0 a 20% B da 20 a 40% C da 40 a 60% D da 60 a 80% E più dell 80% 5) Secondo te l equazione più immigrazione uguale più criminalità è vera? A. Si B. No

4 6) Qual è il principale canale d'ingresso degli immigrati, in Italia? A. Visti B. Frontiere C. Via mare 7) Quanti sono stati gli sbarchi sulle nostre coste nel 2011? A. da a B. da a C. da a D. da a E. più di ) Quanto contribuiscono gli immigrati in percentuale sul totale del PIL italiano? A. 2% B. 5% C. 7% D. 10% E. più del 10% 9) Quanto spende lo Stato italiano per l'assistenza agli immigrati? A. 5 miliardi di euro B. 10 miliardi di euro C. 15 miliardi di euro D. 20 miliardi di euro 10) Quanto incassa lo Stato italiano grazie ai contributi degli immigrati? A. 2 miliardi B. 4 miliardi C. 7 miliardi D. 11 miliardi E. 15 miliardi F. più di 15 miliardi

5 1) Quanti immigrati ci sono in Italia? A da 500 mila ad 1 milione B da 1 milione a 2 milioni C da 2 a 3 milioni D da 3 a 4 milioni E - da 4 a 5 milioni F da 5 a 6 milioni G- più di 6 milioni MIGRA QUIZ (scheda animatore) E: sono circa 4.5 milioni (7,5% sul totale della popolazione italiana) INFO PER ANIMATORE: qui di seguito una serie di informazioni che ci consentono di rispondere in maniere oggettiva alle affermazioni svolte durante l incontro 1. Per rispondere a : Gli extracomunitari sono quasi tutti clandestini ci sono inoltre 400 mila cittadini stranieri presenti ma non ancora registrati all anagrafe, quindi siamo quasi a 5 milioni di stranieri; nel frattempo circa 700 mila persone hanno perso l autorizzazione a rimanere in Italia perché scaduti i permessi di lavoro e in più ci sono circa 500 mila irregolari). Per rispondere a: Tra 10 anni gli immigrati saranno quanti noi italiani entro il 2065 gli stranieri presenti sul nostro territorio passeranno dai 4,6 milioni di oggi a ben 14 milioni. IL FUTURO DEMOGRAFICO DEL PAESE Previsioni regionali della popolazione residente al SARANNO TRIPLICATI RISPETTO AD OGGI MOTIVI?: Sviluppo demografico: in Italia oggi abbiamo circa 1 milione di minori di origine straniera che si fermeranno in Italia, si sposeranno e a loro volta avranno dei figli; nuovi afflussi dall estero legati soprattutto alle richieste del mercato del lavoro. Va poi considerato che, almeno fino al 2009, la media del tasso d incremento è stata di circa il 12% all anno e la previsione dell Istat ne tiene senz altro conto. Come segnala l Istat, l Italia è destinata a un inesorabile invecchiamento della sua popolazione, che effetti avrà tutto ciò sulla nostra situazione economica? In generale l immigrazione, e soprattutto la nuova immigrazione, è sempre un buon affare per i paesi riceventi. Perché? Perché si tratta di una popolazione che arriva in età attiva, non comporta costi di socializzazione e non comporta ancora costi pensionistici. In Italia gli immigrati versano molto più nelle casse dello Stato, soprattutto in termini di contributi previdenziali e prelievi sui salari, di quanto ricevano: non percepiscono pensione e gravano poco sulla spesa sanitaria vista la giovane età. E ovvio, dunque, che avremo sempre più bisogno di nuovi ingressi per mantenere positivo il rapporto economico. Se gli stranieri triplicheranno e ambiranno a lavori sempre più qualificati, ha ragione chi dice che vengono a togliere il posto agli italiani? È vero che gli italiani avranno sempre più concorrenza anche per le occupazioni qualificate a cui oggi maggiormente ambiscono lasciando agli immigrati quei lavori manuale-esecutivi che io chiamo delle cinque P: pesanti, pericolosi, precari, poco pagati e penalizzati socialmente. FONTE: Maurizio Ambrosini, docente di Sociologia all università Statale di Milano e direttore della rivista Mondi migranti, SU DATI TRATTI DA ISTAT 28 dicembre 2011.

6 2) Quanti cittadini italiani vivono in paesi stranieri, fuori dall Italia? A da 500 mila ad 1 milione B - da 1 milione ad 1,5 milioni C - da 1,5 a 2 milioni D - da 2 a 2,5 milioni E - da 2,5 a 3 milioni F da 3 a 3,5 milioni G- più di 3,5 milioni G: circa 4 milioni Rapporto gli italiani nel mondo 2011 Fondazione Migrantes e della Caritas, INFO PER ANIMATORE: CHI SONO E QUANTI SONO GLI ITALIANI ALL ESTERO ALL INIZIO DEL 2011 Al 1 gennaio 2011 gli iscritti all Anagrafe degli Italiani Residenti all Estero sono di cui il 47,8% donne ( ) con un aumento di quasi 90 mila unità rispetto all anno precedente. La disaggregazione per continenti vede per protagonista l Europa con (55%) e, in particolare, le consistenti comunità residenti nell UE a 15 ( , 40,5%). Segue l America con (39,6%) residenti di cui (31,1%) risiedono stabilmente nell America centro-meridionale. A seguire troviamo i (3,3%) residenti in Oceania di cui nella sola Australia, i (1,3%) connazionali residenti in Africa e, infine, (0,9%) in Asia. Ricorrendo alle disaggregazioni dei dati Aire è possibile porre in evidenza alcune peculiarità dell emigrazione italiana. Continua a crescere la presenza femminile (47,8%). Continua a decrescere la presenza degli anziani (il 18,6% nel 2011 ha più di 65 anni - in Italia la percentuale è di quasi due punti in più ma erano 19,2% ad aprile 2010). Aumentano i minorenni (16%, ma erano 15,4% nel 2010). Aumentano, anche se di poco, i celibi/nubili (53,5% rispetto al 53,4% nel 2010). Il 54,9%, ovvero 2 milioni e 258 mila cittadini italiani, è fisicamente emigrato. Il 37,7%, ovvero 1 milione e 550 cittadini italiani, è nato all estero sono iscritti all Aire per acquisizione di cittadinanza. Sono in leggero aumento gli iscritti all Aire nell arco di tempo che va da 5 a 10 anni (poco più di 1,1 milioni nel 2011). Sono in aumento anche coloro che sono iscritti all Aire da più di 10 anni (da 1 milione 950 circa del 2010 a oltre 2 milioni del 2011). Regioni, Province e Comuni. Con quasi 1,5 milioni di emigrati, il Sud Italia è l area d origine principale degli attuali cittadini italiani residenti all estero e iscritti all Aire. Si tratta del 35,2% mentre sono circa 768 mila gli isolani (18,7%), 645 mila circa gli originari del Nord Est (15,7%), 13 mila in meno quelli del Nord ovest (15,4%) e 622 mila gli originari del Centro Italia (15%). Complessivamente il 53,9% degli iscritti all Aire, all inizio del 2011, sono originari del Mezzogiorno d Italia, il 15% del Centro Italia e il 31,1% del Nord. La Sicilia, con cittadini, si conferma prima regione di emigrazione (16,2%), seguita da Campania ( , 10,4%), Lazio ( , 8,9%), Calabria ( , 8,7%), Lombardia ( , 7,7%) e Puglia ( , 7,7%). A seguire troviamo Veneto Piemonte, Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Basilicata, Liguria, Marche, Sardegna, Molise e Trentino Alto Adige e la Valle d Aosta che chiude la graduatoria delle regioni italiane con cittadini (0,1%). Basta scorgere velocemente la graduatoria per capire che l emigrazione italiana ha coinvolto tutto il territorio nazionale e che ancora oggi il passato migratorio dell intero Paese è evidente nella diversificazione dell origine migratoria di coloro che sono iscritti nell Anagrafe del Ministero dell Interno. Quanto detto appare ancora più chiaramente se scendiamo a un livello più particolareggiato di analisi ovvero a quello provinciale dove si susseguono: Roma, Cosenza, Agrigento, Salerno, Napoli, Catania, Palermo, Avellino, Lecce e Potenza, mentre subito dopo troviamo Treviso e Milano. Torino è in 16a posizione e Udine in 18a. 2

7 Anziani. Al 1 gennaio 2011 i cittadini italiani over 65 anni iscritti all Aire sono Le nazioni dove vive il maggior numero di questi emigrati sono l Argentina (quasi un quarto del totale), la Francia e la Svizzera (più di un decimo del totale a testa). Le collettività con italiani residenti all estero di età avanzata sono, soprattutto, di origine siciliana, campana, calabrese, veneta e laziale, ma queste sono le provenienze che anche a livello generale si affermano come quelle più consistenti. Sono svariate le località del mondo in cui la percentuale dei residenti over 65 anni supera la media nazionale che è del 18,6%. Tra queste dobbiamo distinguere i cosiddetti luoghi storici della nostra migrazione dalle località presso cui gli anziani italiani finiscono col trascorrere i loro anni di pensionamento. In molti rilevano che la vita in contesti lontani da quello italiano è sicuramente più semplice a livello sociale e soprattutto economico, considerato l alto costo della vita in Italia e l inadeguato potere d acquisto della pensione percepita. I luoghi storici in cui si rintracciano le incidenze più cospicue di persone anziane sono, nell ordine, il Canada (37,5%), la Croazia (35,2%), l Argentina (27,5%), gli Stati Uniti (25,6%), la Francia (24,1%), l Australia (22,0%), il Brasile (19,7%), l Uruguay (19,3%), la Turchia e il Lussemburgo (19%) e il Venezuela (18,8%). Ognuna di queste nazioni si contraddistingue per la residenza di insediamenti di italiani che, seppure numericamente molto differenti, sono tutti di vecchia data. Nuova generazione di fenomeni e crescente attrattiva dell estero Secondo il Rapporto Eurispes 2011 oltre il 60% degli italiani ritiene che vivere in Italia sia una fortuna, ma questa percentuale si riduce gradualmente man mano che dalle fasce di età più anziane si arriva ai giovani: quasi il 40% dei 25-34enni ritiene che vivere in Italia sia una sfortuna e ben il 40,6% degli intervistati (di tutte le fasce di età) si trasferirebbe volentieri all'estero, una percentuale superiore al 37,8% rilevata dall'eurispes nell'analogo sondaggio condotto nel La precarietà lavorativa è indicata al primo posto tra i mali italiani: lo sottolinea il 43,5% dei 18-24enni e il 33,6% dei 25-34enni. Seguono, nell ordine, la mancanza di senso civico (20,6%), l eccessivo livello di corruzione (19,1%), la classe politica (15,2%), la condizione economica (8,6%), il tasso di criminalità (3,9%) e lo stato del welfare (1,3%). Alla domanda Si trasferirebbe all'estero?, il 62,9% degli abitanti di Sicilia e Sardegna non lo farebbe mai (nonostante le preoccupazioni per il lavoro e tutti i gravi problemi di quelle aree geografiche, a partire dall'economia), contro il 49,1% degli abitanti del Nord-Ovest. Gli intervistati più disposti a trasferirsi vivono al Centro (49,4%). Il 40% ha dichiarato che non cambierebbe mai Paese. Guardando alle fasce di età, i più bendisposti ad andarsene hanno tra i 25 e i 34 anni (50,9%). Ma dove si trasferirebbero gli aspiranti emigranti? In Francia (16,5%), Stati Uniti (16,1%), Spagna (14,3%), Inghilterra (11,9%) e Germania (10,1%). Seguono Svizzera, Austria, Svezia, Canada, Olanda, Brasile, Danimarca e Norvegia. Ogni anno la rivista Popular Science pubblica la lista Brilliant Ten ovvero i 10 scienziati più promettenti che hanno meno di 40 anni e lavorano negli Stati Uniti. Nella top ten 2011 compaiono i nomi di due italiani. La prima è l anconetana Chiara Daraio che, a 32 anni, è professore di fisica applicata al California Insitute of Technology e ha costruito lenti acustiche non lineari per meglio sviluppare e utilizzare le potenzialità dell ecografo. Il secondo è Maurizio Porfiri, 34 anni, assistent professor di ingegneria meccanica al Polytechnic Institute dell Università di New York, il quale porta avanti un progetto di sviluppo di modelli matematici per descrivere comportamenti collettivi di sistemi biologici (il progetto ha ricevuto il Career Award della National Science Foundation con l assegnazione di 1 milione di dollari). Fonte: Rapporto Italiani nel mondo Roma, 21 giugno 2011 Intervento di Delfina Licata 3) Quanti sono nel mondo i discendenti di italiani immigrati nel 900 e oramai diventati cittadini di altri paesi? A almeno 5 milioni B da 5 a 10 milioni C da 10 a 15 milioni D da 15 a 20 milioni E da 20 a 25 milioni F più di 25 milioni F Sono stimati in circa 55 milioni; tanti quanti gli italiani che vivono in Italia.

8 INFO PER ANIMATORE: Per: Già non c è abbastanza lavoro per noi, figurati se dovessimo accettare pure loro Banca d Italia: gli immigrati non rubano il lavoro 19 Agosto 2009 L immigrazione straniera verificatasi in Italia negli ultimi anni non solo non ha tolto lavoro agli italiani ma anzi ne ha aumentato le possibilità occupazionali, secondo uno studio pubblicato dalla Banca d Italia che smentisce alcuni luoghi comuni. Lo studio, dedicato al fenomeno dell immigrazione e contenuto nel Rapporto sulle economie regionali del 2008, sottolinea come «la crescita della presenza straniera non si è riflessa in minori opportunità occupazioni per gli italiani» ed evidenzia «l esistenza di complementarietà tra gli stranieri, gli italiani più istruiti e le donne». Secondo le rilevazioni della Banca d Italia sono infatti aumentate le possibilità di occupazione per i cittadini più istruiti che mirano a posti di gestione e di amministrazione, rispetto alla massa di stranieri con mansioni tecniche ed operaie, e per le donne che, grazie a badanti e baby sitter, riescono a poter far fronte agli impegni fra famiglia e lavoro. Il numero degli immigrati stranieri regolarmente presenti in Italia sfiora i 4 milioni, secondo le stime dell ultimo Dossier Caritas/Migranti, con un incidenza del 6,7% sulla popolazione complessiva a fronte di una media del 6% nell UE. Il tasso di attività degli stranieri in Italia è mediamente del 73,2% (88% per i soli maschi), cioè di circa il 12% in più rispetto agli italiani, mentre il loro tasso di disoccupazione è di due punti più elevato (8,3% in media e 12,7% per le donne). Il Rapporto osserva tuttavia che gli stranieri hanno sì un tasso di occupazione superiore a quello degli italiani ma scontano un più basso livello di scolarità: questo, insieme a una maggiore concentrazione in settori e mansioni a minori contenuto professionale (nelle regioni del Centro- Nord Italia il 79,3% degli stranieri occupati regolari fa l operaio contro il 35,1% degli italiani), comporta che i redditi da lavoro dipendente nel settore privato degli stranieri siano inferiori di circa l 11% a quelli degli italiani. Il 44% circa degli stranieri immigrati è infatti impiegato in occupazioni non qualificate o semi-qualificate (contro il 15% degli italiani), percentuale che sale a quasi il 60% nel Sud del Paese. La crisi economica in corso ha poi avuto forti ricadute sui lavoratori stranieri: cassa integrazione e mobilità sono aumentate per loro in misura doppia: «Nelle liste di mobilità la presenza degli immigrati è doppia rispetto agli italiani» osservano i responsabili della CGIL. Molti immigrati stranieri in Italia hanno invece scelto il lavoro autonomo: gli artigiani costituiscono circa un decimo della popolazione adulta straniera, con titolari d impresa, soci e altre figure societarie; dal 2007 l aumento è stato di un sesto, una crescita ben più accentuata rispetto ad aziende con titolarità italiana. 4) La religione: gli immigrati islamici quanti sono in % sul totale immigrati? A da 0 a 20% B da 20 a 40% C da 40 a 60% D da 60 a 80% E più dell 80% B Sono il 32.9 %, circa al I cristiani sono il 53.9 % INFO PER ANIMATORE: Secondo questa stima, al 31 dicembre 2010 tra i stranieri residenti in Italia vi sono cristiani (53,9%), musulmani (32,9%), induisti (2,6%), buddhisti (1,9%), fedeli di altre religioni orientali (1,3%), che fanno riferimento alle

9 religioni tradizionali, per lo più dell Africa (1,0%), ebrei (0,1%) e (1,8%) appartenenti ad altre religioni. Si aggiungono immigrati (4,3%) classificati come atei o non religiosi, in prevalenza provenienti dall Europa e dall Asia (dalla Cina in particolare). I cristiani al loro interno sono così ripartiti: ortodossi, cattolici, protestanti e che fanno parte di altre comunità cristiane. Nel 2010, rispetto all anno precedente, i cristiani sono aumentati di 4 punti percentuali (specialmente per l incremento dei protestanti e degli ortodossi), i musulmani dello 0,9% e i fedeli di religione orientale appena dello 0,4%. FONTE: l Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes Secondo te l equazione più immigrazione uguale più criminalità è vera? a. Si b. No B INFO PER ANIMATORE: qui di seguito una serie di informazioni che ci consentono di rispondere in maniere oggettiva alle affermazioni svolte durante l incontro 1. Per: Moltissimi immigrati sono dei delinquenti; La ricerca dallo stesso titolo condotta dal Dossier Caritas/Migrantes e Redattore Sociale, dimostra che la tesi più immigrazione uguale più criminalità è infondata e il tasso di criminalità tra italiani e stranieri regolarmente presenti in Italia è sostanzialmente uguale. Con l aumento degli immigrati residenti aumenta in maniera proporzionale anche la criminalità? Gli immigrati residenti hanno un tasso di criminalità superiore a quello degli italiani? È vero che gli irregolari hanno un tasso di criminalità abnorme? Sono i tre quesiti alla base della ricerca La criminalità degli immigrati: dati, interpretazioni e pregiudizi, promossa dall équipe del Dossier Caritas/Migrantes e dell agenzia Redattore Sociale. Presentata ad ottobre del 2009, rimane un materiale molto utile per una didattica della non paura perché insegna come l interpretazione corretta delle statistiche sconfessa la rappresentazione distorta di un fenomeno sociale, in questo quello dell immigrazione. L unico modo per poter condurre un analisi differenziale del tasso di criminalità tra italiani e stranieri, come precisato nella ricerca, è prendere in considerazione i dati per le denuncie di reati contro autori noti. In questo caso, le ultime statistiche giudiziarie curate dall ISTAT si fermano all anno 2005, e nella ricerca vengono esaminati i dati relativi al quinquennio Intanto, si apprende che le denunce contro autori noti costituiscono poco meno di un quarto del totale. Ad esempio nel 2005 sono state su un totale di denunce. Ciò significa che i tre quarti dei reati sono stati commessi da ignoti. Un dato che di per sé dimostra l entità di paura e insicurezza che possono generare questi reati, spesso amplificata ancora di più dalla politica. Ma dimostra anche quanto sia stata distorta la presunzione di colpevolezza nei confronti dei cittadini migranti come autori di reati grazie a locuzioni quali presumibilmente e forse associate alle loro nazionalità. Ancora oggi, purtroppo, i mezzi di informazione ricorrono nella cronaca nera alle definizioni presumibilmente albanese, forse romeno o dall accento slavo, per non lasciare orfano nessun reato. Alla fine, fanno più paura gli ignoti dei soliti albanesi. Nelle denuncie complessive contro autori noti italiani e stranieri tra il 2001 e il 2005, l incidenza degli stranieri sul totale è aumentata del 6.4%, passando dal 17% al 23.8%. Dall altra parte, comparando questo aumento con quello della popolazione immigrata in Italia, l equazione più immigrazione uguale più criminalità non regge. Di fronte ad un aumento del 45,9% delle denuncie, la popolazione residente è aumentata del 100% (da a ), dato quest ultimo che

10 non include i cittadini regolari ma non ancora residenti (diverse centinaia di migliaia) e quelli senza documenti (all epoca stimati a 1 milione). Stima del tasso di criminalità: italiani e stranieri Le statistiche disponibili sugli immigrati regolari, accortamente correlate, portano a superare l idea di un più elevato tasso di criminalità rispetto agli italiani, smontando cosi il pregiudizio che li accredita come delinquenti. È una delle conclusioni della ricerca e alla base della metodologia utilizzata dall équipe degli studiosi per la stima del tasso di criminalità tra italiani e stranieri. Dei dati comparati tra italiani, stranieri regolarmente presenti in Italia e stranieri residenti, riportiamo una sintesi dei primi due. Da una prima comparazione basata sul totale dei cittadini stranieri denunciati con permesso di soggiorno, il tasso di criminalità per il 2005 risulta essere dello 0,75% per gli italiani e del 1.21% per gli stranieri regolarmente presenti. In altre parole, un denunciato ogni 133 italiani e uno ogni 81 stranieri. Invece, la comparazione dei dati basata sulla ripartizione delle persone denunciate per classi di età, ci offre un panorama diverso: il tasso di criminalità degli stranieri è più alto rispetto a quello degli italiani dello 0,39% per la fascia di età anni, ma è più basso dello 0,21% per quella anni. Invece gli over 65enni hanno lo stesso tasso di criminalità. In particolare, per la fascia di età anni, è del 1,50% per gli italiani e del 1,89% per gli stranieri. Per quella anni, è dello 0,65% per gli italiani e dello 0,44% per gli stranieri. Per gli over 65enni, è dello 0,12% sia per gli italiani che per gli stranieri. Va precisato che i tassi di criminalità superiori sia per gli italiani e stranieri nelle rispettive classi di età, sono dovute anche ad una maggiore incidenza sulla popolazione di queste classi di età. In altre parole, gli stranieri tra i 18 e i 44 anni compongono il 60,9% della popolazione straniera, invece gli italiani della stessa fascia d età solo il 36,7% della popolazione autoctona. Invece per la classe di età anni, gli italiani compongono il 25,8% della popolazione autoctona e gli stranieri il 15%. E quindi, mantenendo fermo il tasso di criminalità effettivamente registrato e ipotizzando una ripartizione per classi di età a quella degli stranieri, il tasso di criminalità degli italiani sarebbe dell 1,02%, molto vicino all 1,24 registrato per gli stranieri regolarmente presenti in Italia. Cioè un denunciato ogni 90 italiani e uno ogni 81 stranieri. Ma tenendo conto anche della diversa condizione giuridica degli stranieri rispetto agli italiani: il 16,9% delle denunce contro stranieri sono collegabili direttamente o indirettamente alla normativa sull immigrazione, il tasso di criminalità tra italiani e stranieri diventa sostanzialmente pari: dell 1,02% per gli italiani e dell 1,03% per gli stranieri regolarmente presenti. Addirittura, se si dovesse tenere conto delle più sfavorevoli condizioni socio-economiche e familiari degli immigrati, come più volte sottolineato dagli studiosi del settore, la bilancia finirebbe per pendere dalla loro parte. Analisi della criminalità straniera Un altro passaggio della ricerca di cui riportiamo una sintesi riguarda la lettura della criminalità degli stranieri in Italia. 8 i punti condivisi dall équipe degli studiosi. Sull andamento della criminalità influisce la popolazione giovane più propensa a commettere reati: in diminuzione tra gli italiani e in aumento tra gli immigrati. Quest ultimi hanno più probabilità di essere denunciati, arrestati e incarcerati per via della loro posizione di precari nell ordinamento giuridico italiano. Gli immigrati sono anche i naturali protagonisti dei reati legati alla normativa sull immigrazione o strumentali per garantire la loro permanenza in Italia, ed escludendo questa tipologia di reati il carico penale nei loro confronti si ridurrebbe di almeno un quarto. Altri reati, come nel caso dei vuccumprà, sono finalizzati a raggiungere un utile economico in difficili condizioni di

11 sopravvivenza. Inoltre, sono anche soggetti a rischio: in un caso ogni sei sono vittime dei reati violenti contro la persona. La maggior parte delle denunce contro gli stranieri riguarda i reati comuni o della microcriminalità, in cui è il singolo immigrato a essere coinvolto. Tuttavia, gli stranieri sono sempre più attivi nella criminalità organizzata, nella quale reclutano molto spesso la manovalanza tra gli immigrati irregolari. E sono proprio a carico degli irregolari il 71,1% delle denunce contro i cittadini stranieri nel Ma per l équipe della ricerca è comunque infondata l equiparazione degli immigrati irregolari ai delinquenti. Sono le precarie condizioni giuridiche e socio-economiche che espongono gli irregolari al mercato del lavoro nero, agli espedienti non consentiti dalla legge e allo sfruttamento da parte delle organizzazioni malavitose. E con l introduzione del reato di clandestinità dal pacchetto sicurezza nel 2009, anche il fatto di non essere in regola ha assunto rilevanza penale. Quindi, piuttosto che arrivare a conclusioni affrettate a scapito degli irregolari, bisogna riflettere sulla difficoltà delle vie dell immigrazione regolare. La ricerca La criminalità degli immigrati: dati, interpretazioni e pregiudizi, promossa dall équipe del Dossier Caritas/Migrantes e dell agenzia Redattore Sociale, è stata pubblicata nella Guida 2010 per l informazione sociale edita da Redattore Sociale e si può scaricare online sul suo sito. Una versione sintetica compare nel Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes Per: Quelli dell est hanno una naturale tendenza alla violenza Le collettività straniere e la criminalità Nel 2005 gli europei, che totalizzano circa la metà della presenza straniera regolare, raggiungono all incirca lo stesso livello per quanto riguarda le denunce (47,2%), seguiti dagli africani (38,1%, 15 punti percentuali in più rispetto all incidenza sui soggiornanti nello stesso anno), che però nelle statistiche giudiziarie sono sovra rappresentati rispetto alla loro presenza regolare, a differenza di quanto avviene per gli asiatici e gli americani, la cui quota è del 7% (per gli asiatici, invece, questa incidenza è più bassa di 10 punti rispetto a quella sui soggiornanti). Le nazionalità che prevalgono in graduatoria sono, con denunce (rispettivamente e , ciascuna pari a un sesto dei reati ascritti agli stranieri), la Romania e il Marocco, seguiti dall Albania ( denunce), dal Senegal (7.622), dalla Tunisia (6.934) e quindi, con denunce, dall Algeria e dalla ex Jugoslavia, con denunce dalla Cina, dalla Nigeria e dalla Moldavia, e con denunce dalla Germania e dall Ucraina. Sono diverse le collettività per le quali gli addebiti giudiziari sono aumentati nel quinquennio oltre la media nazionale del 45,9%: in particolare, le denunce sono quasi triplicate per la Romania e raddoppiate per il Brasile, la Bulgaria e l Ecuador, mentre registrano un aumento superiore al 50% l Egitto, la Moldavia, la Nigeria, la Polonia e il Senegal. Peraltro, va ricordato che diverse tra queste collettività hanno conosciuto un consistente aumento, a cominciare da quella romena, passata nello stesso periodo da soggiornanti a un livello quattro volte più elevato. I dati Istat consentono di incrociare il paese di nascita dei denunciati con la regione della denuncia: ad esempio, sulla base dei dati del 2005, risulta che il 33,3% delle denunce riguardanti i 9 romeni e il 27,4% di quelle dei latinoamericani sono localizzate in Lombardia. A sua volta, il Rapporto sulla criminalità in Italia (2007) del Ministero dell Interno (pp ) incrocia determinate collettività con alcune fattispecie di reati, per le quali evidenzia un loro coinvolgimento percentuale superiore alla quota percentuale di incidenza sui permessi di soggiorno.

12 Come prima accennato, in questi accostamenti è raccomandabile la prudenza e ciò suggeriscono anche i due volumi dedicati da Caritas Italiana alle collettività romena e albanese (Caritas Italiana, Romania. Immigrazione e lavoro in Italia. Statistiche, problemi e prospettive, Edizioni Idos, Roma 2008; Idos, Gli albanesi in Italia. Conseguenze economiche e sociali dell immigrazione, Edizioni Idos, Roma 2008). Per la Romania questa ricerca sottolinea che il tasso di criminalità è stato calcolato su una popolazione quasi dimezzata rispetto a quella effettivamente presente a quel tempo. Per l Albania si evidenzia l inerzia nel continuare a considerare canaglia una collettività che, a partire dalla seconda metà degli anni 90, ha fatto di tutto per integrarsi, come peraltro attestano le stesse statistiche criminali, fermo restando l impatto negativo delle organizzazioni criminali albanesi. Va anche tenuto conto, in un confronto del caso italiano con quelli esteri, che in Italia pressoché tutti i crimini commessi dagli immigrati vengono loro ascritti, essendo ancora di scarso rilievo il numero di quelli che hanno già ottenuto la cittadinanza italiana, mentre nei paesi europei di tradizionale immigrazione (come in Germania e in Francia, dove i cittadini che hanno un passato migratorio, e cioè con genitori o nonni nati all estero, sono rispettivamente il 18% e più del 25%) i reati commessi da immigrati ormai diventati cittadini del posto vengono conteggiati solo nelle statistiche della criminalità locale e ciò, naturalmente, sfalsa i termini del confronto. FONTE: Ricerca promossa dalle équipe del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes e dell Agenzia Redattore Sociale e coordinata da Franco Pittau e Stefano Trasatti tori Caritas/Migrantes: per gli albanesi (2008) è stato mostrato che la loro stigmatizzazione è continuata per forza di inerzia anche negli anni 2000 quando, stabilizzatisi i flussi, la loro rilevanza nelle statistiche criminali è risultata in realtà fortemente ridimensionata; per i romeni (2008 e 2010) la progressione accusatoria ha continuato a essere accentuata, nonostante le statistiche continuino ad attestare un loro coinvolgimento più ridotto rispetto alla generalità degli immigrati; per gli africani (2010), almeno relativamente alle maggiori collettività, si è visto che sussistono problemi quanto alla loro implicazione sia nella criminalità comune sia in quella organizzata, fenomeni che meritano di essere approfonditi nelle loro cause e nei loro dinamismi, mettendo in atto adeguate strategie di recupero. a loro volta, i rom sono stati, sono e forse continueranno ad essere il gruppo maggiormente discusso, non raramente al di là delle loro specifiche colpe: mai provata, e anzi del tutto smentita da un apposita indagine della Fondazione Migrantes, è l accusa di rapire i bambini. Ma i timori e il senso di insicurezza degli italiani dipendono in prevalenza da altri fattori, considerato che: 1. la criminalità in Italia è aumentata in misura contenuta negli ultimi decenni, nonostante il forte aumento della popolazione straniera, e addirittura è andata diminuendo negli anni 2008 e 2009; 2. il ritmo d aumento delle denunce contro cittadini stranieri è molto ridotto rispetto all aumento della loro presenza, per cui è infondato (e non solo per il Dossier) stabilire una rigorosa corrispondenza tra i due fenomeni: ciò si desume anche, per quanto riguarda le diverse province, dalla raccolta statistica curata per i Consigli territoriali per l immigrazione nell ambito del Fondo Europeo per l Integrazione (2010) e, per quanto riguarda le principali collettività di immigrati (con alcune eccezioni), dal Rapporto del Cnel sugli indici di integrazione (2010); 3. il Rapporto del Cnel ha mostrato che il tasso di criminalità addebitabile agli immigrati venuti ex novo nel nostro paese, quelli su cui si concentrano maggiormente le paure, è risultato, nel periodo , più basso rispetto a quello riferito alla popolazione già residente;

13 4. il confronto tra la criminalità degli italiani e quella degli stranieri, attraverso una metodologia rigorosa basata sulla presa in considerazione di classi di età omogenee, ha consentito di concludere che gli italiani e gli stranieri in posizione regolare hanno un tasso di criminalità simile; 5. lo stesso coinvolgimento criminale degli immigrati non autorizzati al soggiorno, innegabile, di difficile quantificazione e spesso direttamente legato alla stessa irregolarità della presenza e alle difficili condizioni di vita che ne conseguono, va esaminato con prudenza e con rigore in un paese in cui entrano annualmente decine di milioni di stranieri come turisti o per altri motivi. Queste linee interpretative non devono portare ad abbassare la guardia, bensì a vincere i preconcetti e a investire maggiormente sulla prevenzione e sul recupero, coinvolgendo i leader associativi degli immigrati, come avvenuto nel passato con positivi risultati tra i senegalesi. FONTE: Dossier caritas Qual è il principale canale d'ingresso degli immigrati, in Italia? A. Visti: 75% B. Frontiere 15% C. Via mare 10% Per rispondere a : La maggior parte degli immigrati arriva sui barconi 7. Quanti sono stati gli sbarchi sulle nostre coste nel 2011? A. da a B. da a C. da a D. da a E. più di A A. Visti: 75% B. Frontiere 15% C. Via mare 10% C di cui la metà circa provenienti dalla Tunisia 8. Quanto contribuiscono gli immigrati in percentuale sul totale del PIL italiano? A. 2% B. 5% C. 7% D. 10% E. più del 10% E 11,1%

14 9. Quanto spende lo Stato italiano per l'assistenza agli immigrati? A. 5 miliardi di euro B. 10 miliardi di euro C. 15 miliardi di euro D. 20 miliardi di euro 10. Quanto incassa lo Stato italiano grazie al contributo degli immigrati? A. 2 miliardi B. 4 miliardi C. 7 miliardi D. 11 miliardi E. 15 miliardi F. più di 15 miliardi B Circa 10 miliardi di Euro D 11 miliardi di euro circa Dettagliare in che modo (vd. sotto) INFO PER ANIMATORE: Per rispondere a Sono un peso per il bilancio dello Stato italiano Gli aspetti economici dell immigrazione. Gli immigrati assicurano allo sviluppo dell economia italiana un contributo notevole: sono circa il 10% degli occupati come lavoratori dipendenti, sono titolari del 3,5% delle imprese, incidono per l 11,1% sul prodotto interno lordo (dato del 2008), pagano 7,5 miliardi di euro di contributi previdenziali, dichiarano al fisco un imponibile di oltre 33 miliardi di euro. Il rapporto tra spese pubbliche sostenute per gli immigrati e i contributi e le tasse da loro pagati ( la stima dei dichiaranti) va a vantaggio del sistema Italia, specialmente se si tiene conto che le uscite, essendo aggiuntive a strutture e personale già in forze, devono avere pesato di meno. Secondo le stime riportate nel Dossier le uscite sono state valutate pari a circa 10 miliardi di euro: (9,95): 2,8 miliardi per la sanità (2,4 per gli immigrati regolari, 400 milioni per gli irregolari); 2,8 miliardi per la scuola, 450 milioni per i servizi sociali comunali, 400 milioni per politiche abitative, 2 miliardi a carico del Ministero della Giustizia (tribunale e carcere), 500 milioni a carico del Ministero dell Interno (Centri di identificazione ed espulsione e Centri di accoglienza), 400 milioni per prestazioni familiari e 600 milioni per pensioni a carico dell Inps. Le entrate assicurate dagli immigrati, invece, si avvicinano agli 11 miliardi di euro (10,827): 2,2 miliardi di tasse, 1 miliardo di Iva, 100 milioni per il rinnovo dei permessi di soggiorno e per le pratiche di cittadinanza, 7,5 miliardi per contributi previdenziali. Va sottolineato che negli anni 2000 il bilancio annuale dell Inps è risultato costantemente in attivo (è arrivato a 6,9 miliardi), anche grazie ai contributi degli immigrati. Per ogni lavoratore, la cui retribuzione media annua è di circa euro, i contributi sono pari a quasi euro l anno. Nel 2008 le compravendite immobiliari sono state (-24,3%). Nel periodo sono stati quasi 700mila gli scambi immobiliari con almeno un protagonista straniero, per un volume di oltre 75mila miliardi di euro. Ancora oggi il loro influsso è rilevante, anche se la loro quota sui mutui è scesa dal 10,1% del 2006 al 6,6% del L impatto positivo degli immigrati trova una significativa conferma dal confronto dell andamento pensionistico tra gli immigrati e gli italiani. Sulla base dell età pensionabile si può stimare che nel

15 quinquennio chiederanno la pensione circa 110mila stranieri, pari al 3,1% di tutte le nuove richieste di pensionamento. Dai 15mila pensionamenti nel 2010, pari al 2,2% di tutte le richieste, si passerà ai 61mila nel 2025, pari a circa il 7%. Attualmente è pensionato tra gli immigrati 1 ogni 30 residenti e tra gli italiani 1 ogni 4. Nel 2025, i pensionati stranieri saranno complessivamente circa 625mila (l 8% dei residenti stranieri). A tale data, tra i cittadini stranieri vi sarà circa 1 pensionato ogni 12 persone, mentre tra gli italiani il rapporto sarà di circa 1 a 3. FONTE: Dossier Caritas 2010

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