LO SVILUPPO PERCETTIVO
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- Cristina Ricci
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1 LO SVILUPPO PSICHICO IN ETÀ EVOLUTIVA PROF. PAOLO RUSSO
2 Indice 1 LO SVILUPPO PERCETTIVO PREMESSA LO SVILUPPO PERCETTIVO LO SVILUPPO DELL'INTELLIGENZA PERIODO DAI 3 AI 6 ANNI PERIODO DAI 6 AGLI 11 ANNI PERIODO DAGLI 11 AI 18 ANNI LO SVILUPPO AFFETTIVO E SOCIALE LO SVILUPPO AFFETTIVO LO SVILUPPO SOCIALE di 10
3 1.1. Premessa 1 Lo sviluppo percettivo Prima di qualsiasi riflessione sulla metodologia dell attività motoria è indispensabile definire il quadro concettuale, teorico e pratico, delle caratteristiche fondamentali del bambino e del ragazzo, la cui conoscenza contribuisce a costruire un itinerario valido e adeguato alle loro diverse potenzialità. Si tratta, quindi, di definire le caratteristiche psico-motorie in rapporto all età, alle capacità, alle esperienze pregresse, al livello di abilità di partenza, al livello di conoscenze e di capacità di comprensione del compito, alle abilità sociali e, infine, in rapporto ai tempi di maturazione di tali caratteristiche: questa conoscenza è indispensabile e preziosa per l educatore, se vuole favorire con efficacia lo sviluppo dell educando, rispettandone sempre il ritmo individuale ed evitare di porsi, anziché come aiuto capace di favorirne la libertà e l autonomia, come un fattore di condizionamento negativo. E evidente che nell educazione motoria e sportiva, come del resto in tutti gli altri ambiti, l attività non può essere promossa nello stesso modo per tutte le età, ma deve essere strutturata nel rispetto del livello di maturazione bio-psichica individuale; è quindi indispensabile considerare e analizzare l'individuo secondo tutti gli aspetti essenziali del suo sviluppo: quelli motori, percettivi, cognitivi con tutte le componenti logiche e comunicative, e quelli socio-affettivi, che includono il controllo delle proprie emozioni, la delicata dinamica tra bisogni di dipendenza e di autonomia, la costruzione e l utilizzo di relazioni sociali con adulti e coetanei. Si può dire, infatti, che il comportamento del bambino e del ragazzo è caratterizzato da una particolare interazione e combinazione di queste varie funzioni, dipendenti le une dalle altre. Ognuna di queste aree apporta, infatti, specifici contributi all azione, e la carenza di sviluppo di una o la sua mancata considerazione può determinare disequilibri nella corretta gestione della persona. Dal punto di vista della pratica didattica, abilità e competenze che l individuo si costruisce devono avere, perciò, un carattere specifico ma anche trasversale ed essere messe in gioco in qualsiasi campo dell esperienza educativa. Risulta quindi importante definirle nella loro specificità per operare in modo consapevole e per attuare scelte metodologiche congruenti. In quest analisi è da tenere sempre presente la grande variabilità individuale, relativa ai ritmi e ai tempi di sviluppo, alle sequenze evolutive e agli stili cognitivi e di personalità, nonché la 3 di 10
4 discontinuità nell evoluzione di alcune strutture che possono manifestarsi soprattutto quando i bambini sono piccoli (scuola dell'infanzia) Lo sviluppo percettivo Nell area della percezione già a tre anni il bambino è in grado di cogliere somiglianze e differenze (pur che siano vistose) fra persone, oggetti e animali che vede per la prima volta. Distingue rumori forti e deboli, sa indicare i colori fondamentali, riconosce negli oggetti le proprietà materiali e funzionali (ad esempio quali caratteristiche ha un foglio di giornale e a cosa può servire). Verso i quattro-cinque anni vi è un ulteriore sviluppo di queste capacità e la scoperta di nuove proprietà funzionali e materiali. Il bambino sa riconoscere le forme quadrate, rotonde e triangolari. Distingue il pesante-leggero, caldo-freddo, liscio-ruvido. Riconosce sapori e odori e relative sfumature. Indica la provenienza dei suoni e le loro gradazioni. Nell'arco del triennio si sviluppa gradualmente anche l impostazione soggettiva nel cogliere le qualità connesse agli oggetti e una crescente capacità di distinguere più finemente i particolari della realtà, superando il sincretismo percettivo. Il periodo critico per lo sviluppo di queste capacità si colloca proprio nella fascia 4-7 anni e le proposte operative di apprendimento sensoriale vanno considerate in funzione del miglioramento della discriminazione degli stimoli. Questo si rivela necessario anche nell ambito dell educazione motoria, poiché esiste uno stretto rapporto tra sviluppo percettivo, sviluppo cognitivo e motricità; infatti, la percezione è essenziale nell interpretazione efficace degli stimoli per attuare risposte motorie adeguate. 4 di 10
5 2 Lo sviluppo dell'intelligenza 2.1 Periodo dai 3 ai 6 anni Nell area di sviluppo dell intelligenza il bambino raggiunge verso i 18 mesi una prima forma di intelligenza (intelligenza senso-motoria) che gli consente di risolvere semplici problemi pratici. Prima ancora del compimento del terzo anno è diventato capace di un attività mentale rappresentativa che gli permette di includere nella soluzione dei problemi anche rappresentazioni di oggetti non percettivamente presenti (ma che ha visto precedentemente) e di azioni non effettivamente compiute (es. prendere un bastone che si trova in un altro luogo per raggiungere un oggetto che desidera). In pratica, grazie a questa capacità, il bambino è in grado di far tornare alla mente i ricordi di luoghi visti, di oggetti che non sono più visibili, di cose fatte e di immaginare situazioni future che non si sono ancora verificate. Nei primi due anni della scuola dell infanzia la capacità di passare dall azione alla rappresentazione di azioni è pero limitata, poiché il suo pensiero è ancora caratterizzato da limiti e vincoli cognitivi. Ad esempio, riesce a prestare attenzione ad una sola caratteristica saliente di un oggetto alla volta (è capace di pensare solo una cosa per volta) e le sue rappresentazioni mentali non sono caratterizzate da reversibilità (non è in grado di invertire mentalmente una serie di azioni). Nell'ultimo periodo della scuola dell infanzia, invece, il bambino comincia a padroneggiare in modo nuovo l attività rappresentativa e dai 5 anni in poi (6-7), dapprima con incertezza e poi con sempre maggiore sicurezza, diviene capace di pensare più cose per volta (riesce a ritenere, mentre si sta esaminando la parte finale di una trasformazione, anche la sua fase iniziale). Ciò è dovuto al processo di maturazione delle strutture mentali sorretto ampiamente dagli stimoli dell ambiente. L esperienza quotidiana lo sollecita, inoltre, a mettere in rapporto un evento con la sua causa o con il risultato a cui può portare e a collegare così il prima e il dopo 1. La capacità rappresentativa allarga di molto il campo mentale del bambino e inoltre, come capacità generale, ha dei riflessi su altre facoltà e attività. Ne trae beneficio anche il linguaggio verbale che subisce una significativa trasformazione: prima le parole servivano per indicare oggetti 1 Per approfondimenti si veda Petter G., Psicologia e scuola dell infanzia, Giunti, Firenze di 10
6 presenti, ora hanno una funzione evocativa per descrivere fatti già accaduti o immaginarne altri. Il lessico quindi si arricchisce e aumenta in modo esponenziale. Questa capacità rende possibile anche l imitazione differita (imitare un comportamento osservato tempo prima) e il gioco simbolico (il bambino produce delle fantasie applicando agli oggetti un significato non convenzionale: telefona con una paletta, una sedia si trasforma in un automobile, ecc.). Attraverso queste attività, che assumono sempre la natura di giochi, il bambino consolida e sviluppa la sua capacità rappresentativa. 2.2 Periodo dai 6 agli 11 anni Da un punto di vista cognitivo, tra i 6 e i 7 anni avviene il passaggio da un certo tipo di attività mentale (pensiero preoperatorio) ad uno superiore, nel quale l attività rappresentativa diventa reversibile e comincia ad assumere un carattere operatorio. Questo progresso, che continua e si rafforza negli anni successivi della scuola primaria, è determinato da una maturazione delle strutture mentali e consiste in un ampliamento della coscienza che permette al bambino di passare da una attenzione concentrata ad una attenzione distribuita, a osservare, cioè, più cose nello stesso tempo. Durante questo periodo il bambino opera comunque sempre su oggetti concreti, effettivamente presenti o rappresentabili tramite immagini mentali. Questa reversibilità del pensiero porta ad altri vantaggi e cambiamenti: il bambino è via via sempre più in grado di mettersi nei panni degli altri e di superare l atteggiamento egocentrico tipico del bambino più piccolo. Inoltre, ai suoi bisogni di crescita, presenti in modo preponderante nelle età precedenti e che sono soprattutto il desiderio di muoversi, di giocare, di ascoltare e leggere storie, produrre disegni, usare materiali di diverso tipo per costruire e creare, se ne aggiungono altri: interesse per la scoperta, per l avventura e per il gioco di regole. 2.3 Periodo dagli 11 ai 18 anni Nel secondo biennio della scuola primaria viene consolidato il pensiero operatorio reversibile e si preparano le condizioni per lo sviluppo, verso gli anni, del pensiero ipotetico - deduttivo. Questo tipo di pensiero più evoluto permette di staccarsi sempre più dalla realtà concreta e di immaginare situazioni ipotetiche più complesse. 6 di 10
7 Questa fase rappresenta un momento molto importante nel modo di ragionare ed ha riflessi non solo nell area cognitiva ma anche in quella dei rapporti con gli altri e della formazione dell idea di Sé. La crescente capacità di sviluppare ragionamenti abbastanza complessi permette al ragazzo di progettare ed esprimere in modo rigoroso un esperimento, ma anche di conoscere più se stesso e gli altri. 7 di 10
8 3.1 Lo sviluppo affettivo 3 Lo sviluppo affettivo e sociale Dall infanzia all adolescenza lo sviluppo affettivo, in stretto rapporto con lo sviluppo cognitivo, avviene attraverso il graduale formarsi di rapporti positivi con più individui: con le figure materna e paterna, con le figure parentali, più tardi con alcuni amici, insegnanti, allenatori, certi coetanei dell altro sesso (adolescenza) ma anche con alcuni animali, oggetti e luoghi. Questi rapporti sono modificabili con il tempo e possono perciò divenire più intensi oppure diminuire o modificarsi. Nei primi anni di vita si forma un legame molto forte fra uno o più adulti che si prendono cura del bambino. Ciò costituisce una garanzia fondamentale affinché i nuovi bisogni basilari vengano soddisfatti con continuità. Infatti la sopravvivenza è garantita solo se il bambino ha vicino a sé qualcuno che si occupi di nutrirlo, pulirlo, proteggerlo, confortarlo. Si vengono poi a formare relazioni sempre più significative con l altro, stabilendo un rapporto affettivo profondo che si manifesta non sul semplice stare vicino ma nel considerare l altro come un prolungamento della propria personalità. È stato accertato, infatti, che il rapporto affettivo è determinato dagli atteggiamenti e da ciò che fanno le persone che si prendono cura del bambino per aiutarlo a crescere psicologicamente. In altre parole un bambino o un ragazzo stabilisce rapporti affettivi positivi con quelle persone che lo aiutano a soddisfare i suoi bisogni di crescita. Per i bambini molto piccoli i bisogni di crescita sono dati dal desiderio di muoversi, di giocare, di fare giochi simbolici, di ascoltare fiabe, filastrocche, produrre disegni, usare i colori, osservare oggetti, manipolarli, sperimentare luoghi, fare attività che gli permettono di sperimentare la realtà e per quelli più grandi, in genere fino alla preadolescenza, si aggiungono l interesse per la scoperta, per gli eventi, il gioco di regole, la possibilità di vivere avventure significative. Negli anni successivi, con il formarsi del pensiero ipotetico-deduttivo in cui cresce il bisogno di indipendenza e di autonomia e già si delinea la ricerca della propria identità che si farà più acuta in piena adolescenza, un educatore (insegnante, operatore sportivo, allenatore ecc.) susciterà maggior affetto e stima se, oltre ad occuparsi dell apprendimento dei ragazzi, favorirà il lavoro e la discussione in gruppo e li aiuterà a conoscere meglio se stessi e il mondo. 8 di 10
9 3.2 Lo sviluppo sociale Nell'ottica di una nuova concezione dello sviluppo sociale è stato dimostrato che il bambino ha la capacità di partecipare attivamente al proprio processo di socializzazione e che, come essere naturalmente sociale, è capace di sviluppare legami di attaccamento con più persone. Egli vive, di fatto, all interno di una fitta rete di rapporti sociali, familiari ed extra familiari con adulti e coetanei. Lo sviluppo sociale infantile si può paragonare ad un sistema di mattoni che con il loro ruolo specifico contribuiscono sinergicamente a questa complessa costruzione. All interno di precoci relazioni sociali si sviluppano le fondamentali competenze di base del bambino le quali hanno, in questo contesto, un ruolo e un significato ben specifici. In particolar modo esse hanno una ricaduta sulla concezione di sé, degli altri e del modo di rapportarsi ad essi. Un fattore determinante il processo di socializzazione è il gruppo dei pari. Le relazioni con gli altri coetanei rappresentano il contesto in cui il bambino sperimenta le regole e le posizioni sociali (di attività o passività, di iniziativa, di autonomia e di dipendenza) in una situazione di vicinanza interpersonale. Si è notato, ad esempio, che i bambini che hanno rapporti di amicizia con i coetanei sono più avanzati nel gioco sociale e nella cooperazione rispetto a quelli che non hanno amici; l amicizia in età prescolare favorisce l adattamento scolastico successivo. 2 Le relazioni, sia con i coetanei sia con gli adulti, portano a sperimentare anche regole di diverso tipo che riguardano comportamenti adeguati ad un certo ambiente. A questo proposito, va sottolineato che la piena comprensione del significato delle regole inizia a delinearsi gradualmente e in modo più preciso intorno ai 6/7 anni, anche se acquista rilevanza solo a partire dai 12 anni. Come già aveva evidenziato Piaget nel suo volume Il giudizio morale del fanciullo del 1932, dopo i 6/7 anni i bambini sono in grado di partecipare a giochi che richiedono da parte di tutti il rispetto di alcune regole. Nel primo periodo della scuola primaria il rispetto delle regole non è del tutto scontato e i progressi più significativi si hanno circa dopo gli 8 anni, quando è possibile modificare le regole dei diversi giochi per adattarle alle esigenze del gruppo. 2 Cfr. Pento G. (a cura di), Muoversi per... piacere, Junior, Azzano S. Paolo (Bg) 2003, p di 10
10 In un contesto educativo diventa importante creare situazioni che portino al rispetto delle regole come anche alla loro creazione e condivisone ed è significativo aiutare i bambini e i ragazzi a comprendere le difficoltà e i problemi degli altri come anche a collaborare e a competere lealmente. L agire socializzato dovrebbe diventare, pertanto, un obiettivo rilevante da perseguire all'interno del gioco, poiché induce il bambino e il ragazzo a stare in gruppo, ad eseguire insieme agli altri un azione, a conseguire un obiettivo comune, ad aiutarsi di fronte alte difficoltà, a osservare e comprendere ciò che fa l altro, coordinando la propria azione con le azioni degli altri. 10 di 10
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