PREVENIRE IN VIGNETO. in vigneto

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1 PREVENIRE L ESCA IN VIGNETO Sintomi fogliari di mal dell esca su Trebbiano toscano rilevati a luglio. GIANCARLO SCALABRELLI* LA POTATURA INVERNALE CON FORBICI PNEUMATICHE E DISINFEZIONE DELLE LAME A OGNI TAGLIO SI DIMOSTRA UN EFFICACE MEZZO DI PREVENZIONE DEL MAL DELL ESCA Il mal dell esca è una delle maggiori patologie distruttive a carico dei tessuti legnosi della vite, che può determinare consistenti perdite di produzione. La sua presenza è segnalata ormai in molti areali a livello regionale, nazionale e mondiale. È una malattia dall eziologia complessa, determinata da alcune specie fungine ritenute associate con lo sviluppo della sindrome, che si presenta di norma su vigneti adulti. Di recente tuttavia la sua presenza è stata segnalata anche su viti giovani. I sintomi del mal dell esca sono associati a un generale declino del vigore della pianta, dall occlusione dei vasi xilematici e dalla morte dei tessuti legnosi, dovuta alla formazione di cancri nel tessuto vascolare. La comparsa dei sintomi esterni, escludendo l occasionale ritardo nel germogliamento delle viti osservato in primavera, avviene nell Emisfero nord tra giugno e settembre, interessando tutta o parte dell intera vegetazione. Responsabile della sindrome è una sequenza di agenti fungini presenti in diversi parti del legno, ai quali recentemente sono stati attribuiti sintomi e danni specifici. La sintomatologia più tipica è caratterizzata dal deterioramento delle foglie, sulle quali inizialmente si formano aree internervali decolorate e in seguito i tessuti divengono necrotici. Questo tipo di danno suggerisce che l esca possa influenzare l attività fotosintetica della vite. In vigneti adulti, specialmente in quelli che hanno superato12-15 anni di età, si trovano talora piante che manifestano sintomi fogliari in maniera discontinua negli anni; in altri casi si può avere il cosiddetto colpo apoplettico ovvero il disseccamento completo della pianta, cui può seguire l anno successivo il ricaccio da parte del portinnesto o del colletto. Una caratteristica del mal dell esca, che la rende una malattia ancora più complessa, è l alternanza della manifestazione dei sintomi nel corso degli anni. Una possibile causa della mancata ripetizione dei sintomi fogliari potrebbe essere il fatto che le viti sintomatiche, 22 VQ NUMERO NOVE - NOVEMBRE 2MILA9

2 presentando una minore lignificazione, per effetto della diminuita attività fotosintetica e del ridotto accumulo di sostanze di riserva, vengono potate lasciando un minor numero di gemme. La conseguenza pratica è che nell anno successivo le piante, pur avendo minori sostanze di riserva, vengono riequilibrate, poiché tenderanno a produrre un minor numero di germogli e di grappoli e saranno quindi meno sensibili agli stress biotici e abiotici. La difficoltà di interpretare le cause che determinano la manifestazione dei primi sintomi è legata anche alla comparsa di piante sintomatiche in modo casuale nelle diverse zone del vigneto. Questo aspetto rende arduo individuare le possibili cause d infezione che potrebbero essere dovute al materiale d impianto, al terreno o alla trasmissione dell inoculo per via aerea ma soprattutto i mezzi di difesa. Infatti, a oggi non esiste ancora un rimedio efficace contro la malattia e l unico principio attivo usato in passato, mai autorizzato in Italia (arsenito di sodio) è stato vietato. Tenuto conto che gli aspetti legati alla tecnica colturale del vigneto possono avere effetti rilevanti sulla manifestazione dei sintomi da esca, si è ritenuto opportuno indagare sulla possibilità di effettuare alcuni interventi specifici in tal senso. PROFILASSI: LE LINEE GUIDA Secondo Surico, Mugnai e marchi (2008, vedere box), per porre in atto un adeguata profilassi nei confronti del mal dell esca occorre attenersi alle seguenti indicazioni. Ridurre l inoculo dei funghi del complesso esca Impiegare materiale di propagazione sano, eliminando le piante compromesse o con sintomi evidenti di esca; bruciare tralci e ceppi morti e i residui della potatura; includere nel piano di difesa della vite anticrittogamici a cui siano sensibili anche i funghi responsabili dell esca ed eseguire un trattamento invernale con anticrittogamico a largo spettro d azione. Ridurre il rischio di infezioni In vivaio. Prelevare il materiale di propagazione da piante madri sicuramente sane, adottando tutte le misure preventive e curative possibili: disinfettare le vasche di idratazione, trattare l acqua di idratazione con agenti biologici o chimici (impiego di p.a. efficace contro Pch e Fmed); valutare la possibilità di eradicare i patogeni dal materiale (portinnesto e marze) mediante trattamento con acqua calda (30 a 50 C). In campo. È preferibile effettuare la potatura della vite in un periodo secco, evitando in particolare i giorni successivi alle piogge. Una potatura anticipata lascia esposte le ferite alla penetrazione dei patogeni per un pe riodo di tempo maggiore, durante il quale l inoculo è meno abbondante, rispetto a quello presente nel periodo primaverile. Potando più tardi il periodo di esposizione è minore, ma il potenziale di inoculo aumenta. Adottare forme di allevamento che non prevedono grossi tagli sul ceppo; proteggere le ferite di potatura con mastici attivati o mediante irrorazione di un anticrittogamico a largo spettro d azione. Se necessario ricorrere alla spollonatura chimica; eseguire trattamenti cautelativi dopo eventi meteorici avversi (es. gelate e grandinate); non è disponibile alcun anticrittogamico in grado di sostituire l arsenito di sodio (uso vietato) anche se una diminuzione della gravità della malattia è stata osservata con applicazioni fogliari di fosetyl Al; si possono recuperare le piante ammalate mediante il taglio del tronco e l allevamento dal basso di un tralcio di sostituzione, avendo cura di proteggere il taglio con un mastice attivato. La sintomatologia più tipica del mal dell esca è rappresentata dalla formazione sulle foglie di aree internervali inizialmente decolorate e successivamente necrotiche. In questo caso vediamo a sinistra foglie Cabernet Sauvignon subito dopo l allegagione e a destra foglie del medesimo vitigno alla maturazione. PROVE IN CAMPO La possibilità che i tagli di potatura rappresentino una via di ingresso dei patogeni che poi successivamente vanno a colonizzare il legno della vite è ormai accettata, grazie alla presenza nell ambiente dell inoculo fungino, rappresentato dalle spore, presente durante quasi tutto l anno. Si è ipotizzato che le piante infette potessero essere la fonte di trasmissione del mal dell esca cercando di mettere a punto un metodo agronomico che potesse diminuire la contaminazione e l inoculo fungino. La sperimentazione è stata condotta in località Crespina (Pisa), in un vigneto di Sangiovese di 12 anni di età, che aveva iniziato a mostrare già nel 1991 i primi sintomi di mal dell esca. Il vigneto, (superficie di circa 2 ettari) fu suddiviso in due parcelle che venivano sottoposte alla stessa tecnica colturale VQ NUMERO NOVE - NOVEMBRE 2MILA9 23

3 in vigneto con un unica variante impostata al momento della potatura invernale. Nella parcella di controllo, infatti, la potatura veniva eseguita mediante una potatrice pneumatica portata da un trattore, mentre nella parcella trattata la potatrice pneumatica questa era equipaggiata di un contenitore mantenuto a pressione, che a ogni taglio irrorava una soluzione acquosa (1/5 in volume) di ipoclorito di sodio (concentrazione dell 8%) in modo da mantenere costantemente pulite le lame. Durante lo spruzzo la soluzione era in grado di irrorare anche la zona del tralcio tagliata. La prova ha avuto inizio a partire dal 1992 e ha previsto, dopo 7 anni, la sostituzione delle viti della parcella trattata che mostravano tipici sintomi fogliari di mal dell esca (perdita di colore delle foglie, necrosi e avvizzimento dei germogli). Praticamente venivano estirpate al momento in cui risultavano sintomatiche e sostituite l anno successivo con nuove piante. Questa operazione è stata effettuata nelle annate Nell emisfero Nord la manifestazione dei sintomi del mal dell esca ha luogo nel periodo che va da giugno a settembre. PARCELLE A CONFRONTO Durante il periodo sono stati condotti rilievi sulla presenza di piante sintomatiche (su circa piante per tesi) calcolando così l infezione cumulata. Dopo un periodo di interruzione delle osservazioni ( ) è stato condotto l ultimo rilievo nell autunno 2004, dodici anni dopo l inizio della prova, per verificare la diversa casistica che si era determinata in entrambe le parcelle. Si passava da danni lievi a danni gravi che avevano determinato la perdita della parte aerea, con ricaccio del portinnesto, fino alla morte dell intera pianta. All inizio dell esperimento le viti con sintomi erano circa il 3% in entrambe le parcelle, mentre dopo due anni dall inizio delle osservazioni l incidenza cumulata delle piante affette da Esca raggiungeva circa il 16%, senza differire tra i due trattamenti. Le prime differenze comparvero a partire dal quinto anno, quando fu osservato nelil mal dell esca porta a un generale declino del vigore della pianta a causa della formazione di cancri nel tessuto vascolare. 24 VQ NUMERO NOVE - NOVEMBRE 2MILA9

4 la parcella non trattata un rapido incremento delle piante sintomatiche, il cui modello seguiva una curva di potenza mentre nella parcella trattata, cioè sottoposta a irrorazione durante la potatura invernale, l incidenza era nettamente inferiore, essendo rappresentata da una curva quadratica (grafico 1). In sostanza negli anni successivi, proseguendo i trattamenti, la differenza tra le due parcelle è andata aumentando progressivamente, mentre nel vigneto trattato l infezione cumulata è rimasta pressoché stazionaria. La parcella non trattata è stata poi spiantata nel corso del 2005, avendo l infezione cumulata (viti sintomatiche + morte) superato il 58% (grafico 2), mentre nel vigneto trattato l infezione cumulata raggiungeva circa il 37,8%, conteggiando anche il 23,87% di piante che erano state rimpiazzate, nessuna delle quali era risultata sintomatica (grafico 3). Considerando le piante realmente prive di sintomi nella parcella trattata, si raggiungeva ben l 86%. Grazie a questo miglioramento del quadro sanitario, il vigneto trattato è tuttora in produzione ed è gestito sempre con la stessa tecnica, mostrando negli ultimi anni una percentuale di piante sintomatiche abbastanza contenuta (4-6%). Questo diverso andamento dell incidenza del mal dell esca porta a concludere che il trattamento effettuato contrastava il diffondersi della malattia ad altre piante. Inoltre la sostituzione delle viti ammalate, effettuata nell arco di un triennio, consentiva da un lato di mantenere una buona produttività del vigneto e nel contempo contribuiva a diminuire il potenziale di inoculo. Si può ipotizzare che l irrorazione della soluzione di ipoclorito di sodio durante la potatura, effettuando la pulizia delle lame, riduca la possibilità di trascinare sulla superficie di taglio eventuali spore contaminanti fuoriuscite dai picnidi. Non si può tuttavia escludere che oltre alla pulizia delle lame l irrorazione che si deposita sulla superficie del tralcio tagliato possa contribuire a formare temporaneamente una barriera alla contaminazione fungina. Alcune considerazioni potrebbero scaturire osservando la mappa delle piante sintoma- L EVOLUZIONE DELL INCIDENZA IL VIGNETO NON TRATTATO IL VIGNETO TRATTATO Graf. 1 - Evoluzione dell esca cumulata nel vigneto trattato con soluzione di ipoclorito di sodio durante l esecuzione della potatura invernale con forbici pneumatiche e nel vigneto controllo. Graf. 2 - Situazione delle piante nella parcella di vigneto di controllo nell autunno del Graf. 3 - Situazione delle piante nella parcella di vigneto trattata con potatura invernale mediante forbice pneumatica e disinfezione delle lame con ipoclorito di sodio (autunno 2004). VQ NUMERO NOVE - NOVEMBRE 2MILA9 25

5 in vigneto Novità sull esca: in arrivo un volume Le conoscenze acquisite nell ambito del progetto di ricerca interregionale Ricerca e sperimentazione in vivaio e in campo per il contenimento del mal dell esca della vite - MESVIT ( verranno riportate in un volume di prossima pubblicazione. Alcuni aggiornamenti sono sinteticamente riassunti nell opuscolo di Surico, Mugnai e Marchi (2008) dal titolo Il complesso esca della vite, carie bianca e apoplessia (Tipografia Latini, Firenze), dove viene descritta la malattia e vengono riportate novità terminologiche: esca giovane, esca propria, carie bianca, malattia delle venature brune delle barbatelle e malattia dì Petri. I termini esca manifesta o apparente ed esca nascosta stanno ad indicare, rispettivamente, le piante infette che manifestano o non manifestano annualmente i sintomi fogliari. R L D Parcella non trattata: R = pianta con ricaccio dal portinnesto; L = fallanze; D = piante con sntomi di mal dell esca. Parcella trattata: G: pianta giovane; NS: pianta non sintomatica. NS G G 26 NS

6 tiche nella parcella di controllo (figura 1), che comprende quelle morte, quelle con ricaccio (danneggiate da apoplessia), quelle sintomatiche a diversa entità, rivela sostanzialmente un alta situazione di aggregazione delle stesse (72,83%), che indicherebbe o una contaminazione delle piante attraverso i tagli di potatura o la forte influenza delle piante infette su quelle vicine. Se osserviamo la parcella trattata, anche in questo caso la posizione delle piante rimpiazzate evidenzia un alta frequenza di piante sostituite vicine a piante sintomatiche, con il risultato che, considerando tra le piante a infezione cumulata anche quelle rimpiazzate, l infezione delle piante a gruppi di almeno 2 piante raggiunge il 68,37% dei casi. L utilizzo ripetuto di questa procedura, associata alla sostituzione delle piante ammalate, è da prendere in considerazione al fine di attenuare l incremento dell infezione cumulata. L utilizzo di questa pratica richiederebbe tuttavia una modifica del cantiere di potatura, che in questi ultimi anni si è orientato verso prepotatrici meccaniche e non pneumatiche, con rifinitura a mano, oppure mediante forbici elettriche a zaino. Tenuto conto delle difficoltà che si incontrano nel contrastare lo sviluppo del mal dell esca, si ritiene opportuno un approfondimento dell applicazione di questa tecnica. LA DISTRIBUZIONE DELLE PIANTE NELLE DUE PARCELLE La Bibliografia può essere richiesta a [email protected] *Dipartimento di Coltivazione e Difesa delle Specie Legnose G. Scaramuzzi - Università di Pisa Ricerca avviata in collaborazione con il Dr. Antonio Felicioli (Dip. A.B.F.V. di Pisa) presso l azienda Meazzini di Crespina (Pisa) e successivamente proseguita nell ambito del Progetto interregionale Ricerca e sperimentazione in vivaio e in campo per il contenimento del mal dell esca della vite (MESVIT) commissionato da ARSIA e finanziato dal Ministero per le Politiche Agricole e Forestali. Fig. 1 - Disposizione delle piante sintomatiche, morte e dei rimpiazzi eseguiti nelle due parcelle. VQ NUMERO NOVE - NOVEMBRE 2MILA9 27

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