Quota destinata al lavoro QuickTime e un decompressore sono necessari per visualizzare quest'immagine. QuickTime e un decompressore sono necessari per visualizzare quest'immagine. Economia e organizzazione aziendale II UNITÁ B ANALISI DI BILANCIO: LA REDDITIVITÀ OPERATIVA Lezione 4 Riparto del valore aggiunto: costo del lavoro ed efficienza Riparto del valore aggiunto e costo medio del lavoro Domanda 1 Definire e commentare la quota di prodotto (valore aggiunto) destinata al capitale. Quota di prodotto destinata al capitale θ /VA Quota destinata al capitale 1 θ RO RO/VA θ = = = VA (VA/VR)(VR/) PVA λ PVA λ PO GIV 36 Il valore aggiunto si ripartisce in due quote: una quota destinata a remunerare il lavoro e la quota residua, destinata a remunerare il capitale (si veda la figura). Pertanto per comprendere come varia quest ultima occorre analizzare le variazioni della prima. Il rapporto tra costo del lavoro () e valore aggiunto (VA) corrisponde al rapporto tra il costo medio nominale del lavoro () e il valore monetario della produttività, ottenuta moltiplicando la produttività interna del lavoro (λ ) per il prezzo implicito nel valore aggiunto (PVA), espresso dal rapporto tra valore aggiunto nominale e reale (VA/VR). Alternativamente la quota di valore aggiunto destinata al lavoro può essere definita come rapporto tra costo medio reale del lavoro (/PVA) e produttività (λ ). La quota di valore aggiunto destinata al lavoro pertanto cresce al crescere del costo unitario del lavoro () e al decrescere della produttività interna del lavoro (λ ) e del prezzo implicito nel valore aggiunto (PVA). 2007 Politecnico di Torino 1
Domanda 2 Definire il costo medio del lavoro e scinderlo in relazione alle due tipologie di personale. Costo medio del lavoro = LI = M + LP = = + D θ LI 1 + θ LI M LI/ 61 Il costo medio del lavoro può essere analizzato in due modi: - come media ponderata dei costi medi del personale indiretto (M) e di quello addetto alla produzione (), i cui pesi sono rappresentati dalle rispettive quote di forza media sul totale dei dipendenti (LI/ e LP/); - come costo minimo rappresentato dal costo medio degli addetti alla produzione (MPM) maggiorato di un differenziale (D) per il personale preposto al controllo e all organizzazione, misurato dal differenziale tra i due costi (M ) e pesato per la quota di personale indiretto (LI/). Il differenziale D rappresenta un premio per incentivare il personale preposto all organizzazione a erogare un impegno elevato nel controllo e nello svolgimento delle attività amministrative e finanziarie. 2007 Politecnico di Torino 2
Salari di efficienza e politiche d incentivazione Domanda 1 Impostare il modello per l analisi degli effetti degli incentivi sulla quota di valore aggiunto destinata al lavoro. Effetti degli incentivi Torniamo al costo del lavoro per unità di VA θ = (1 + θ LI ) + D θ LI PVA HTM λhl [1 TA TU] Incentivi per elevare λ la produttività oraria HL = λ (, D) Incentivi finalizzati a ridurre TA = TA () il tasso di assenteismo Incentivi volti a ridurre il LI = θ (, D) numero del personale preposto al controllo e all organizzazione 92 Il modello è impostato sulle seguenti relazioni (si veda la figura) - la definizione del costo del lavoro per unità di valore aggiunto, in cui al numeratore compare il costo del lavoro rapportato alla forza media della manodopera e al denominatore tutti i fattori esplicativi della produttività monetaria della manodopera; - tre funzioni di comportamento degli addetti alla produzione e all organizzazione con le seguenti caratteristiche, basate sull ipotesi di rendimenti decrescenti: o un aumento del salario della manodopera eleva direttamente l efficienza degli addetti alla produzione e comporta una più elevata produttività oraria; o un aumento del differenziale al personale preposto al controllo eleva indirettamente l efficienza degli addetti alla produzione e comporta una più elevata produttività oraria; o un aumento del salario della manodopera riduce il tasso di assenteismo ed eleva la produttività pro-capite della manodopera; o un aumento del salario della manodopera eleva l efficienza degli addetti alla produzione e comporta un minor numero di supervisori; o un aumento del differenziale al personale preposto al controllo e all organizzazione eleva l efficienza di tale personale e ne riduce il numero. - un obiettivo di massima quota di valore aggiunto destinata al capitale, che implica la minimizzazione della quota di valore aggiunto destinata al lavoro. 2007 Politecnico di Torino 3
Domanda 2 Commentare la soluzione del modello per l analisi degli effetti degli incentivi sulla quota di valore aggiunto destinata al lavoro. La soluzione ottimale (minimo costo del lavoro per unità di valore aggiunto) richiede che i benefici marginali espressi in termini di elasticità (variazione percentuale della variabile dipendente in rapporto alla variazione della variabile strumentale, nel nostro caso gli incentivi) siano uguali ai costi marginali, rappresentati dalle quote di costo medio del lavoro spettanti alle due tipologie di lavoratori (si veda la figura). In particolare: - la somma delle elasticità pesate relative alla produttività oraria, al tasso di assenteismo e al risparmio di personale addetto al controllo (conseguenti all incentivo diretto alla manodopera) deve uguagliare l incidenza del costo unitario della manodopera sul costo medio del lavoro; - la somma delle elasticità pesate relative alla produttività oraria e al risparmio di personale addetto all organizzazione e al controllo (conseguenti al differenziale attribuito a tale categoria) deve uguagliare l incidenza residuale del costo unitario della manodopera sul costo medio del lavoro. Nel caso in cui si aumenti della stessa percentuale tutti gli incentivi la soluzione ottimale comporta la somma delle due soluzioni, come risulta dalla figura seguente: 2007 Politecnico di Torino 4
Domanda 3 Formulare la politica degli incentivi in relazione alle caratteristiche tecnologiche dei sistemi di produzione. Strategie manageriali d incentivazione TA ε TA = 1 TA ε μ = 1 TA ε WP + ε TA = 1 TA Contrattuali ε μ = 1 TA ε WP + ε TA = 1 TA Gerarchici ε + μ = 1 Sistemi intensivi di capitale Sistemi intensivi di lavoro 121 Nei sistemi produttivi intensivi di capitale (ove il ritmo meccanico domina quello biologico) e la supervisione è irrilevante, restano solo gli incentivi per ridurre l assenteismo e per rendere più efficiente il personale burocratico (si veda la prima relazione della figura). Nei sitemi intensivi di lavoro (ove il ritmo biologico domina quello meccanico) caratterizzati da compiti complessi non controllabili, il rapporto contrattuale dev essere regolato da incentivi diretti alla produttività e contro l assenteismo e specifici per rendere più efficiente il personale burocratico burocratico (si veda la seconda relazione della figura). Nei sitemi intensivi di lavoro caratterizzati da compiti semplici controllabili, il rapporto gerarchico impone incentivi diretti contro l assenteismo e indiretti al personale di controllo volti ad estrarre la produttività dalla manodopera; restano inoltre gli incentivi per rendere più efficiente il personale preposto al controllo e all organizzazione. 2007 Politecnico di Torino 5
Riparto del valore aggiunto e costo medio del lavoro in Italia Domanda 1 Quali differenze emergono nelle imprese italiane riguardo al confronto tra costo medio del lavoro e produttività interna del lavoro (in termini di valore aggiunto)? Costo medio e produttività monetaria PVA λ 140 91 44 40 68 47 91 59 185 Dalla figura emerge che le differenze tra grandi e medie imprese appaiono moderate per il costo medio del lavoro, ma accentuate per la produttività, a causa dell adozione nelle prime di tecnologie più intensive di capitale e per un maggior grado d integrazione. Le differenze si accentuano nel confronto tra imprese industriali e imprese di servizi di pubblica utilità: in queste ultime le tecnologie più intensive di capitale comportano non solo una più alta produttività, ma anche un più alto costo medio del lavoro per la maggiore incidenza del personale preposto all organizzazione (con salari più elevati). Domanda 2 Quali differenze emergono nelle imprese italiane riguardo al confronto tra le quote di valore aggiunto destinate a remunerare il lavoro? Quota di VA destinata al lavoro θ 49 59 52 42 188 Dalla figura emerge che le differenze tra grandi e medie imprese riflettono la diversa produttività, penalizzando fortemente queste ultime, ma l adozione nelle prime di tecnologie più intensive di capitale deve necessariamente comportare un minor costo del lavoro per unità di valore aggiunto, allo scopo di non penalizzare il rendimento del capitale. Anche le differenze tra imprese industriali 2007 Politecnico di Torino 6
e imprese di servizi di pubblica utilità riflettono i differenziali di produttività e la necessità di più alti margini di profitto ove più elevata è l intensità di capitale. Domanda 3 Quali differenze emergono nelle imprese italiane riguardo alla produttività interna del lavoro (in termini di valore aggiunto per unità di personale)? Produttività interna del lavoro λ Produttività dei fattori produttivi: produttività delle imprese italiane λ = GIV λ PO λ LP = λ LP 120 56 38 50 247 Dalla figura emerge che la produttività delle grandi imprese è superiore del 50% a quella delle medie per effetto di un maggior grado d integrazione e dell adozione di tecnologie più intensive di capitale. La produttività delle public utilities è più che doppia di quella delle imprese industriali, a causa del diverso processo di produzione (altamente integrato e più intensivo di capitale). Domanda 4 Quali differenze emergono nelle imprese italiane riguardo alla produttività della manodopera? Produttività della manodopera λ LP Produttività dei fattori produttivi: produttività delle imprese italiane λ = GIV λ PO λ LP = λ LP 627 116 60 93 249 La produttività delle grandi imprese è doppia di quella delle medie per effetto dell adozione di tecnologie più intensive di capitale, che comportano di conseguenza un maggior peso della struttura organizzativa. La produttività delle public utilities è addirittura 7 volte quella delle imprese industriali, a causa dell elevato grado di automazione delle tecnologie. 2007 Politecnico di Torino 7