Low Carbon Policy Paper Italy

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Transcript:

Low Carbon Policy Paper Italy Voluntary tools in the implementation of the European lowcarbon strategy in Italy: the Covenant of Mayors and other instruments for public-private partnerships at local level Bolzano November 2014 Activity 6.2 of the LOCSEE project (Low Carbon South East Europe)

The document Low Carbon Policy Paper was compiled by the European Academy of Bozen/Bolzano (EURAC), Italy, as an output of Activity 6.2 of the project Low Carbon South East Europe (LOCSEE) (SEE/D/0166/2.4/X). LOCSEE is co-funded by the EU s South East Europe Transnational Cooperation Programme. The document was compiled by: Antonio Lumicisi, Senior Researcher, EURAC Ekaterina Domorenok, Senior Researcher, EURAC Adriano Bisello, Senior Researcher, EURAC Alyona Zubaryeva, Senior Researcher, EURAC Daniele Vettorato, Senior Researcher, EURAC Monica Pardo, Trainee, EURAC 2

Sommario Executive summary... 4 Acnowledgement... Error! Bookmark not defined. Introduzione... 8 La strategia europea low-carbon e le politiche energetiche in italia... 10 Le direttive europee e il loro recepimento in Italia... 10 Il post-2020: dal framework 2030 alla roadmap 2050... 11 Il Piano nazionale di riduzione delle emissioni di gas serra... 13 La Strategia Energetica Nazionale e il Piano di Azione per l Efficienza Energetica. 14 Il ruolo delle politiche locali... 15 Il Patto dei Sindaci... 17 Origini ed evoluzione... 17 Stato dell arte a livello europeo e nazionale... 18 I Piani di Azione per l Energia Sostenibile (PAES): obiettivi ed attuazione in Europa e in Italia per la mitigazione e l adattamento ai cambiamenti climatici... 19 Il Patto dei Sindaci e la politica climatico-energetica in Italia... 22 Finanziamenti pubblici e meccanismi di incentivazione per programmi e progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili... 23 Il contesto nazionale: il Conto Termico e i Sistemi Efficienti di Utenza... 23 Il contesto regionale in relazione ai fondi strutturali nella nuova programmazione 2014-2020: il caso della Provincia Autonoma di Bolzano, della Regione Marche e della Regione Puglia... 25 Il Programma europeo per la Competitività e l Innovazione e il programma Life... 30 Il Piano d Azione Europeo per l Eco-Innovazione: il programma europeo e lo stato dell arte in Italia... 32 Il Programma nazionale per la valutazione dell impronta ambientale... 37 Casi di studio... 39 Patto dei Sindaci/PAES... 39 Programma nazionale per la valutazione dell impronta ambientale... 48 EcoAP... 54 Conclusioni: il Patto dei Sindaci e gli strumenti volontari per la riduzione delle emissioni climalteranti, un reale valore aggiunto per la politica climatico - energetica in Italia... 58 Raccomandazioni... 60 Bibliografia... 62 3

Executive summary The present policy paper addresses the implementation of the European strategy for a lowcarbon society in Italy, with particular attention to certain voluntary instruments aimed at reducing greenhouse gas (GHG) emissions adopted and implemented at local level by both the public and private sectors, the latter considered as the productive sector (companies). This paper aims to highlight the potential role of voluntary instruments in the fight against climate change, considering them as strategic elements for a national low-carbon policy. The three voluntary instruments used at national level, evaluated through case studies, are: the Covenant of Mayors; the European Eco-innovation Action Plan; and the Italian Environmental Footprint Programme. Under the Climate and Energy Package, the European Union (EU) made a commitment to achieve three targets by 2020: to reduce CO 2 emissions; to increase the share of renewable energy sources (RES); and to improve energy efficiency by 20 percent. In order to implement the 2020 targets on a national scale, Italy adopted a list of strategic documents. In particular, the national action plan to reduce GHG emissions in the period 2013 2020, which is the main policy document to address CO 2 emissions reductions in the non-ets sector; the National Energy Strategy to reach and go beyond the 2020 European energy targets; and the National Plan on Energy Efficiency, to address what is considered the first element of a national strategy towards the real decarbonisation of society. In all three of these documents, a top-down approach has been set out, with no direct involvement on the part of local governments. The thousands of local authorities that have joined the Covenant of Mayors in Italy (the country with the highest number of signatories) and that have begun to implement their sustainable energy action plans (SEAPs) were not taken into consideration, thus their potential in terms of the development of RES, the improvement of energy efficiency, and overall CO 2 emissions reductions has been underestimated. In general, the climate and energy policy pursued in Italy to date has not taken into account efforts made at local level and, above all, the enormous potential inherent at local level. This kind of policy, sometimes quite chaotic and uneven, has so far lacked a truly holistic and multilevel approach, where the different levels of governance can really be compared in order to optimise choices and improve decisions. Of course, there are positive exceptions on a regional scale, but it remains a struggle to replicate them throughout the country. What is still missing is a greater awareness of the need for a strong synergy between the binding targets assumed by the national government in the framework of the European 2020 targets and those of a voluntary nature, for example those that local governments are pursuing as part of the Covenant of Mayors. When this happens, Italy can be said to have all 4

it takes to maintain its leadership in Europe on this initiative, and in general on climate and energy policy. On October 23, 2014, the EU agreed on a domestic 2030 GHG reduction target of at least 40 percent compared to 1990 levels, together with other main building blocks of the 2030 policy framework for climate and energy. The 2030 policy framework aims to make the EU's economy and energy system more competitive, secure and sustainable, and also sets a target of at least 27 percent for the share of RES and energy savings by 2030. The legislative process to reach these targets at national level will start in the coming years. There are currently many different incentives and financing mechanisms for energy efficiency and RES in Italy, according to the specific area of interest, the type of individual user, the size of the operation and the location. These measures, which are typically subject to changes and modifications over time (sometimes planned, sometimes more spontaneous and unexpected), are important tools for the implementation of low-carbon policies, even in the eco-industrial sector. Analysis indicates that in many cases it is lack of coordination and internal capacity, rather than lack of economic and financial resources, that results in the failure of policies or the absence of development. Two specific national public instruments have been analysed: the Efficient System for Users (Sistemi Efficienti di Utenza, or SEU); and the incentive programme Conto Termico. In a regional context, the potential for sustainable energy development in Italian regions under the new European programming period 2014 2020 has been investigated through an analysis of the regional operational programmes presented by Marche and Apulia regions and the province of Bolzano/Bozen. Each territory has identified some priority areas of action for example reducing energy consumption in public buildings and facilities, including residential buildings; improving energy efficiency through the integration of RES and thermal energy (large urban regeneration projects on sustainable public lighting networks); and introducing energy-saving structures and production cycles, including process and product innovations and experimentation with sustainable mobility. Regarding the Covenant of Mayors, a voluntary European initiative involving local governments in reducing CO 2 emissions by at least 20 percent by 2020, four case studies are presented from the municipality of Bari (southern Italy); the municipality of Bologna (northern Italy); the municipality of Verona (northeast Italy); and the municipality of Cernusco sul Naviglio (northwest Italy). The analysis was carried out with reference to the role of the private sector in local energy planning that is, in order to understand how municipalities can engage the productive sector in local energy policy planning, specifically in the preparation of sustainable energy action plans (SEAPs). Despite the difficulties in involving the private sector, the case studies indicate that there are interesting approaches that give the private sector a central role in the implementation of local energy policy. In particular, the implementation of new contractual instruments (energy performance contracts) between the public and private sectors offers an opportunity both to relieve the municipal budget of the burden of further investments (blocked by the Stability Pact); and also for energy companies (ESCOs) to use their skills appropriately. Regarding the direct involvement of private companies in sustainable voluntary programmes, as well as potential synergies for local energy planning, two initiatives were analysed: the European Eco-innovation Action Plan; and the National Environmental Footprint Programme. 5

These initiatives aim to involve European and national companies in the fight against climate change by helping them to adopt technological innovations into their processes in order to optimise production while at the same time reducing their energy consumption and, as a result, their GHG emissions. Again, through an analysis of five case studies, the policy paper presents existing good practices in Italy as examples that are potentially replicable in other production contexts. The five case studies analysed were: - two initiatives under the Italian Environmental Footprint Programme: - the V.I.V.A. project of Tomaresca Sarl., related to sustainability in viticulture; and - a new container for beer developed by the Carlsberg Italy to reduce its total CO 2 emissions; and - three initiatives under the European Eco-innovation Action Plan: - the Eco-paper project, aimed at creating more economic and environmentally friendly packaging solutions for confectionary products using residues from the same products; - the RCR project, which uses a rotating heat exchanger to recover heat from the treatment of hot effluents while guaranteeing on average over 70 percent energy savings; and - the Thermovacuum project, which uses an innovative environmentally friendly thermo-vacuum production process to create new-generation thermally modified wood. The eco-innovation case studies are characterised by high-performance technologies and/or processes, aimed at markets all over the world but little known in the territories where they are born. A greater exchange between companies operating in the area and the municipalities within the territory, as well as greater use of existing business networks, would definitely be an added value. In conclusion, the present paper provides some ideas for strategies to improve the effectiveness of national policies for a low-carbon society, taking into account the potential synergies between the public and private sector on the one hand, and better coordination between the various levels of governance on the other. The ultimate goal is to offer practical recommendations and to share with all stakeholders. One initial proposal is to start thinking about a system of coordination between the different voluntary programmes and tools already in operation in Italy in relation to low-carbon policies. This would require, first of all, the formal recognition of such programmes where this has not already been done; and secondly, the emergence of synergies from coordination, hopefully as part of the next national climate and energy policy. This policy paper is one of the first attempts in Italy towards such a holistic proposal. This approach can reveal how the voluntary standards system can be seen as preparatory to binding commitments and can be increasingly ambitious. It can also facilitate the involvement of existing public networks, such as for the retrieval of data on GHG emissions, which has always been the weakest element in any process to measure the exact amount of energy consumption, while being necessary to activate specific mechanisms for gathering more timely and more locally specific data. 6

Acnowledgements The authors would like to thank all the speakers and participants at the three workshops organised within the LOCSEE project in Italy (in Bari, Verona and Rimini). In particular, Felice Alfieri (RINA Services Spa), Pasquale Capezzuto (Municipality of Bari), Luca Cetara (Italian Ministry for the Environment, Land and Sea), Giovanni Fini (Municipality of Bologna), Roberta Ianna (Italian Ministry for the Environment, Land and Sea), Laura Marchini (Carlsberg Italia Spa), Diego Mora (Municipality of Cernusco sul Naviglio-MI), Vito Palumbo (Tormaresca Sarl), Manuela Pavan (WDE Maspell srl), Alberto Pozzi (Pozzi Leopoldo srl), Riccardo Tardiani (Municipality of Verona), Maria Velardi (Enea) and Marco Zanetto (MR Energy Systems Srl). 7

Introduzione Oggetto di analisi di questo policy paper è l attuazione della strategia europea per una società a basso contenuto di carbonio in Italia, con particolare attenzione ad alcuni strumenti volontari finalizzati alla riduzione delle emissioni di gas climalteranti adottati a livello locale, sia da parte del settore pubblico che privato, quest ultimo inteso come il settore produttivo (aziende). Il paper, dopo aver illustrato lo stato di attuazione della normativa europea in materia, si focalizza su alcune esperienze di successo in Italia. Per quanto riguarda il settore pubblico, viene presentato lo stato dell arte del Patto dei Sindaci, l iniziativa comunitaria che coinvolge migliaia di Enti locali nella riduzione delle emissioni di CO 2 e che in Italia rappresenta un interessante buona pratica. L analisi dei casi di studio relativi ai Piani di Azione per l Energia Sostenibile (PAES) redatti da alcuni Comuni mette in evidenza le difficoltà che gli Enti locali hanno nel coinvolgere il settore produttivo nelle azioni da intraprendere sul territorio e, d altro canto, rileva le condizioni di successo, potenzialmente replicabili sul territorio nazionale. Per quanto riguarda il settore privato, oltre a presentare un caso di studio di azienda impegnata in tale contesto, che sarà l occasione per illustrare anche nuovi strumenti a disposizione degli Enti locali per affrontare meglio le tematiche della promozione dell energia rinnovabile e dell efficienza energetica all interno dei propri PAES, si analizzano due iniziative (il Piano di azione europeo per l eco-innovazione e il Programma nazionale sull impronta ambientale) che mirano a coinvolgere le aziende europee e nazionali nella lotta al cambiamento climatico attraverso azioni di innovazione tecnologica e/o di processo con il fine di ottimizzare le produzioni e al contempo ridurre i consumi energetici e, quindi, le emissioni di gas ad effetto serra. Anche qui, attraverso l analisi di alcuni casi di studio, il pape mira ad analizzare le buone pratiche esistenti in Italia quali esempi da poter replicare in altri contesti produttivi. 1 Il paper si conclude con alcune considerazioni sulle strategie da adottare allo scopo di migliorare l efficacia delle politiche nazionali per una società low-carbon, che tengano conto delle sinergie esistenti tra il settore pubblico e il settore privato, da un lato, e del coordinamento tra i vari livelli di governance dall altro. L obiettivo finale è quello di proporre alcune Raccomandazioni concrete in questo senso, da condividere e validare con gli stakeholders interessati. 1 A livello europeo, e quindi anche nazionale, vi sono ovviamente altri strumenti volontari in campo ambientale ed energetico che, in alcuni contesti e situazioni, sono poi diventati elementi strategici per una norma cogente. Tra i principali, si trovano lo schema di certificazione EMAS (Eco-Management and Audit Scheme), che rappresenta il sistema comunitario di eco-gestione e audit; la certificazione dei Sistemi di Gestione Ambientale (SGA- UNI EN ISO 14001); la certificazione dei Sistemi di Gestione dell Energia (EGE UNI EN ISO 16001), poi aggiornata con la certificazione ISO 50001; lo schema EPD (Environmental Product Declaration UNI ISO 14025). Non è oggetto di questo policy paper analizzare tali schemi già ampiamente noti e diffusi e proprio per sottolineare l importanza di una visione olistica dei temi ambientali ed energetici si sono prese in considerazione le due nuove iniziative il Piano di azione europeo per l eco-innovazione e il Programma nazionale sull impronta ecologica che potrebbero svolgere un ruolo strategico nel prossimo futuro. 8

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La strategia europea low-carbon e le politiche energetiche in italia Le direttive europee e il loro recepimento in Italia Le misure europee per combattere i cambiamenti climatici sono volte a modificare la struttura del consumo energetico degli Stati Membri contribuendo al rispetto degli obblighi assunti prima nell ambito del Protocollo di Kyoto (2008-2012), quale strumento internazionale per la riduzione delle emissioni di gas serra e, successivamente, nell ambito della politica energetica interna. Il Pacchetto Clima ed energia del 2009 concretizza tale impegno, fissa gli obiettivi per il 2020 (i c.d. 20-20-20 targets ) e prescrive misure vincolanti per il loro raggiungimento. Esso si compone di sei nuovi strumenti legislativi che abbracciano diversi settori al fine di essere il più esaustivi possibile e di integrarsi fra loro in maniera coerente. I quattro principali sono: - la riforma del sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra all interno dell Unione (EU ETS) 2 ; - la regolamentazione dei settori non ETS (vale a dire quello agricolo, dei trasporti, rifiuti, residenziale e civile in generale) attraverso la Decisione Effort sharing 3 ; - l incremento della quota di energia prodotta da fonti rinnovabili rispetto ai consumi finali 4 ; e - la creazione di un meccanismo per lo stoccaggio geologico di biossido di carbonio 5. A questi si aggiungono la direttiva sulla qualità dei carburanti 6 e il regolamento CO 2 Auto 7. Inoltre, sono state adottate azioni finalizzate a promuovere l efficienza energetica 8, fondamentali per diminuire i consumi energetici sia nel pubblico sia nel privato (settore residenziale ed imprese). L Italia ha approntato una serie di interventi normativi per recepire le direttive facenti parte del Pacchetto 9, che si vanno ad aggiungere alle politiche e misure specifiche adottate in attuazione del Protocollo di Kyoto (meccanismi di flessibilità, Fondo rotativo per l erogazione di finanziamenti a tasso agevolato, ecc.). In particolare, il D.lgs. 30/2013 recepisce i punti fondamentali della direttiva 2009/29/CE definendo in maniera più precisa i soggetti obbligati a chiedere l autorizzazione per l emissione di gas a effetto serra (CO 2 e altri), prevedendo la possibilità di escludere gli impianti con emissioni annue al di sotto delle 25.000 t/co 2, definendo le modalità di assegnazione di quote tramite aste oppure a titolo gratuito per i 2 Direttiva 2009/29/CE inerente l Emissions Trade Scheme (ETS) che riguarda i settori industriali energivori (grandi consumatori di energia): termoelettrico, raffinazione, produzione di cemento, acciaio, carta, ceramica e vetro. 3 Decisione 406/2009/CE 4 Direttiva 2009/28/CE 5 Direttiva 2009/31/CE 6 Direttiva 2009/30/CE 7 Regolamento (CE) n. 443/2009 8 Direttiva 2012/27/UE 9 Oltre agli atti descritti nel testo, il D.lgs. 28/2011 recepisce la direttiva 2009/28/CE; e il D.lgs. n. 55 del 2011 recepisce la direttiva 2009/30/CE. 10

nuovi operatori così come il rilascio di quote per progetti che riducono le emissioni in settori non-ets. Il D.lgs. 162 del 2011 attua la direttiva 2009/31/CE profilando un quadro di misure per lo stoccaggio geologico permanente di biossido di carbonio (CO 2 ) in formazioni geologiche profonde e lasciando la definizione di aspetti specifici - come l individuazione delle aree idonee allo stoccaggio - a decreti attuativi interministeriali successivi (attività in corso). Inoltre, è stato recentemente approvato il Decreto di recepimento della Direttiva 2012/27/UE sull efficienza energetica che presenta novità significative: un programma di interventi di riqualificazione energetica degli edifici della pubblica amministrazione centrale e un forte vincolo per le stesse di acquistare prodotti e servizi ad alta efficienza energetica; l obbligo di diagnosi energetiche periodiche per imprese ad alta intensità energetica; l istituzione di un Fondo nazionale per l efficienza energetica ; interventi a favore dei consumatori per potenziare la consapevolezza dei consumi energetici nei cittadini e assicurare una fatturazione precisa e fondata sul consumo reale; e disposizioni per la diffusione delle informazioni e per la formazione di imprese, Pubbliche Amministrazioni, cittadini e studenti. Il nostro paese è in linea con gli obiettivi della strategia europea 2020 e ha aderito allo spirito del Pacchetto Clima-energia recependo le principali direttive europee in materia; tuttavia mancano alcuni atti implementativi che inficiano l incisività delle misure adottate. La legislazione relativa ai cambiamenti climatici è molto densa e complessa, perché abbraccia diversi settori ed è in continua evoluzione, ciò richiede rapidità nell adeguamento all evoluzione legislativa, capacità di coordinamento tra le diverse istituzioni interessate e coerenza del corpus normativo, doti che l Italia dovrebbe rafforzare a breve termine. Buoni risultati sono già stati raggiunti grazie alle nuove procedure di adeguamento al diritto europeo introdotte dalla legge n. 234/2012 che hanno dimezzato il c.d. compliance deficit italiano e ridotto i tempi necessari al recepimento di una direttiva a 4,4 mesi 10. Il post-2020: dal framework 2030 alla roadmap 2050 Gli obiettivi fissati per il 2020 possono considerarsi come soddisfacenti nell orizzonte temporale nel quale si inquadrano, anche se non in termini assoluti. Essi, infatti, non assicurano il raggiungimento di risultati definitivi che eliminano tout court gli effetti negativi dei cambiamenti climatici. Questa logica ha spinto l Unione Europea a estendere il proprio raggio di azione temporale fino al 2050, proponendo nuovi obiettivi al fine di creare un sistema economico ed energetico più competitivo, sicuro e sostenibile 11. Il framework 2030 12 parte proprio dal raggiungimento dei target 20-20-20 a livello europeo e dagli sviluppi a livello internazionale per definire gli obiettivi intermedi da raggiungere entro il 2030 ed avanzare verso un economia competitiva a basse emissioni di carbonio nel 2050. Elemento centrale è il nuovo target di riduzione delle emissioni di gas serra dell Unione Europea al 40% rispetto ai livelli del 1990, come proposto dalla Commissione Europea ed 10 http://ec.europa.eu/internal_market/scoreboard/performance_by_governance_tool/transposition/index_en.htm 11 http://ec.europa.eu/clima/policies/2030/index_en.htm 12 Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni; Quadro per le politiche dell energia e del clima per il periodo dal 2020 al 2030. Accessibile online http://eur-lex.europa.eu/legal-content/it/txt/pdf/?uri=celex:52014dc0015&from=en. Il Framework 2030 è stato preceduto da un Libro Verde adottato dalla Commissione nel marzo 2013 al fine di aprire una consultazione pubblica sul contenuto di tale documento. 11

accettato dal Consiglio dei Ministri dell UE lo scorso 24 ottobre 2014; tale sforzo andrà equamente condiviso tra settori ETS e non-ets che si vedranno impegnati con una riduzione settoriale delle emissioni rispettivamente del 43% e del 30% rispetto ai livelli del 2005. Questo primo obiettivo favorisce anche l aumento della quota di energia prodotta da fonti rinnovabili sui consumi totali, fissata almeno al 27% nel 2030 e vincolante per l UE, ma non per gli Stati Membri che sono liberi di definire i propri impegni in base alle proprie preferenze e circostanze, ma nell ottica di garantire il risultato comune. Per quanto riguarda l efficienza energetica, ovviamente un suo miglioramento faciliterebbe il raggiungimento dei suddetti obiettivi. Al momento si è definito un obiettivo di almeno il 27% al 2030 con l intenzione però di rivederlo nel 2020 (con i risultati consolidati dell attuazione dell attuale direttiva sull efficienza energetica) per eventualmente portarlo al 30% come era nella proposta iniziale presentata dalla Commissione Europea. Il framework 2030 individua quindi gli strumenti necessari per transitare verso un economia low-carbon: innanzi tutto, il sistema ETS migliorato da un meccanismo che assicuri la stabilità del mercato energetico; lo sviluppo di infrastrutture energetiche adeguate; e un mercato dell energia interno competitivo e integrato per un contenimento dei prezzi dell energia a beneficio di imprese e cittadini. È fondamentale accrescere la sicurezza energetica dell UE attraverso l utilizzo di fonti energetiche interne, una maggiore competizione sui mercati energetici, e l incremento del risparmio energetico in tutto il sistema economico. Gli Stati Membri svolgono un ruolo primario in questo contesto, dovendo sviluppare Piani nazionali di sviluppo energetico specifici - adatti alle proprie caratteristiche - e sfruttare le proprie potenzialità per il raggiungimento di obiettivi comunitari. Il framework 2030 sottolinea infine l importanza di interventi complementari in determinati settori quali i trasporti, l agricoltura, lo stoccaggio geologico di biossido di carbonio, la ricerca e l innovazione supportati da finanziamenti adeguati e si colloca all interno della Roadmap 2050 13, con la quale l UE mostra il proprio impegno nel trasformare l economia europea, ridurre maggiormente le emissioni di gas serra contribuendo all obiettivo globale di limitare l innalzamento delle temperature entro i 2 C e dando il buon esempio agli altri attori della scena internazionale. Secondo questa tabella di marcia, l UE dovrebbe ridurre le proprie emissioni di gas serra dell 80-95% (rispetto ai livelli del 1990) entro il 2050, previo raggiungimento di obiettivi intermedi attraverso l utilizzo di tecnologie economicamente vantaggiose e lo sviluppo di politiche settoriali specifiche ed effettive. Le misure ivi prospettate richiedono investimenti pubblici e privati considerevoli e contano su una produzione energetica interna da fonti rinnovabili al fine di ridurre la dipendenza da combustibili fossili provenienti da altri Paesi e i costi connessi al loro acquisto. L elettricità può giocare un ruolo fondamentale contribuendo alla decarbonizzazione dei trasporti e del settore inerente il riscaldamento/raffreddamento. La sostenibilità del settore dei trasporti si basa anche sul ricorso a fonti energetiche rinnovabili (biocarburanti) e all innovazione tecnologica (sistemi di propulsione). Il settore edilizio può registrare una riduzione di emissioni significativa grazie al rispetto di parametri di efficienza energetica negli edifici nuovi e in quelli in via di ristrutturazione, soprattutto nel caso di edifici di proprietà delle 13 Communication from the Commission to the European Parliament, the Council, the European Economic and Social Committee and the Committee of the Regions, A Roadmap for moving to a competitive low carbon economy in 2050. Accessibile online: http://eur-lex.europa.eu/resource.html?uri=cellar:5db26ecc-ba4e-4de2- ae08-dba649109d18.0002.03/doc_1&format=pdf 12

Pubbliche Amministrazioni. Il settore industriale deve essere oggetto di misure specifiche volte a migliorare i processi industriali rendendoli più sostenibili e utilizzando sistemi per lo stoccaggio geologico di biossido di carbonio. Anche nel settore agricolo e forestale la riduzione delle emissioni può arrivare al 42 47 % attuando pratiche sostenibili che garantiscano la sicurezza alimentare globale e accrescano la capacità del suolo e delle foreste di catturare e stoccare biossido di carbonio. I settori citati sono necessariamente connessi tra loro e i buoni risultati raggiunti in ognuno di essi, si ripercuotono positivamente sugli altri. Il Piano nazionale di riduzione delle emissioni di gas serra Il Piano nazionale di riduzione delle emissioni di gas serra consiste in un preciso atto programmatico con il quale l Italia intende perseguire gli obiettivi assunti in sede europea. Se le direttive europee scaturite dal pacchetto Clima ed Energia saranno attuate a livello nazionale con provvedimenti ad hoc (recepimento che normalmente avviene attraverso specifici decreti legislativi), l obiettivo nazionale di riduzione delle emissioni avrà come documento programmatico di riferimento il Piano suddetto che necessariamente dovrà essere sinergico agli altri atti che il nostro Paese ha approvato per il raggiungimento degli obiettivi europei relativi alle fonti rinnovabili e all efficienza energetica. In particolare, il Piano nazionale di riduzione delle emissioni di gas serra è lo strumento che attuerà quanto richiesto dalla decisione 406/2009 ( Effort Sharing ) che, nello specifico, riguarda le emissioni provenienti dai settori cosiddetti non-ets, cioè esclusi dal sistema di scambio delle quote di emissione (Emissions Trading Scheme). In sostanza, quei settori che impattano notevolmente su scala locale (residenziale, terziario, agricoltura, rifiuti, piccola e media impresa) e che quindi risultano prioritari per coloro che intendono agire sulla riduzione delle emissioni locali; ad esempio le Amministrazioni locali che su questi settori risultano avere una maggiore e diretta competenza. Dopo averne presentato una proposta nel maggio 2012 all interno di un apposita delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica della Presidenza del Consiglio dei Ministri (CIPE) che lo contiene, il Piano è stato approvato con la delibera CIPE dell 8 marzo 2013. Da allora non vi è stato alcun aggiornamento formale e il Ministero dell Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM), responsabile della sua attuazione, ha comunicato che attualmente il Piano è in corso di revisione e quindi in questo paper si fa riferimento all ultima versione attualmente disponibile. Nella proposta iniziale del Piano era stato inserito un preciso riferimento al Patto dei Sindaci - la principale iniziativa comunitaria che coinvolge i governi locali nella lotta al cambiamento climatico a cui è dedicato specificatamente il successivo capitolo 3 - che avrebbe formalmente riconosciuto, a livello politico nazionale, l importanza dei governi locali nella strategia di lotta ai cambiamenti climatici. Dalla delibera approvata l 8 marzo 2013 si evince invece che il riferimento al Patto dei Sindaci non è stato confermato nel testo del Piano nazionale di riduzione delle emissioni di gas serra: un occasione persa per valorizzare il lavoro che migliaia di enti locali stanno portando avanti nella lotta ai cambiamenti climatici. L importanza di mantenere tale riferimento è evidenziata dal fatto che il Piano delineerà le azioni necessarie per ridurre le emissioni di gas serra di quei settori (non-ets) che in 13

generale - riguardano oltre il 50% delle emissioni totali e ove gli Enti locali assumono un ruolo strategico. Analizzando i dati riportati nella delibera CIPE approvata nel 2013 si evince che l obiettivo da raggiungere per l Italia nei settori non-ets viene facilmente raggiunto e superato fin dal 2013, lo stesso anno nel quale viene approvato il Piano nazionale di riduzione delle emissioni di gas serra: potrebbe essere questa la spiegazione per non aver mantenuto il riferimento al Patto dei Sindaci nel testo del Piano. Cioè aver valutato che non risulta prioritario un impegno nella riduzione delle emissioni di gas serra nei settori non-ets o quanto meno l idea che tali obiettivi si possano raggiungere senza un formale coinvolgimento degli attori principali, cioè gli Enti locali. In ogni caso, si rileva di fatto che il potenziale non viene esplicitamente considerato. La Strategia Energetica Nazionale e il Piano di Azione per l Efficienza Energetica La Strategia Energetica Nazionale (SEN) e il Piano di Azione per l Efficienza Energetica (PAEE) rappresentano i principali documenti programmatici del nostro paese sul tema dello sviluppo energetico. Dopo anni di totale mancanza di un concreto tentativo di pianificazione e programmazione energetica a livello nazionale, nel 2012 viene finalmente presentata la SEN che mira a raggiungere e superare gli obiettivi fissati per il 2020 e, al contempo, gettare le basi per un percorso di decarbonizzazione a lungo termine del comparto energetico del nostro paese. L efficienza energetica rappresenta infatti il settore più strategico da tenere in considerazione in una politica che punti alla decarbonizzazione, soprattutto per un Paese come l Italia che presenta una situazione piuttosto critica in termini di sicurezza e indipendenza degli approvvigionamenti energetici 14. A tal fine è stato elaborato e presentato dall ENEA un documento di predisposizione del Piano di Azione Nazionale per l'efficienza Energetica 2014 (PAEE 2014), che, dopo essere stato aperto ad una consultazione pubblica (Giugno 2014) e ricevute indicazioni da parte delle Regioni, è stato formalmente trasmesso alla Commissione Europea. L importanza dell efficienza energetica è testimoniata dal fatto che essa presenta il vantaggio di essere lo strumento più economico per l abbattimento delle emissioni di CO 2, di generare domanda in un mercato dove sono attive molte imprese italiane, di aumentare la sicurezza energetica e di ridurre il deficit della bilancia commerciale. Gli obiettivi della SEN, da attuarsi anche attraverso il PAEE per il 2020, sono quelli di: - ridurre i costi energetici con l'allineamento dei prezzi ai livelli europei (risparmio sulla - bolletta nazionale di elettricità e gas stimato in circa 9 miliardi di euro l anno); - superare gli obiettivi europei definiti dal Pacchetto europeo Clima-Energia 2020 15 ; 14 Secondo i dati EUROSTAT, al 2012, l 82% del fabbisogno energetico italiano (pari a 163,05 Mtep) è coperto da importazioni nette, con produzione nazionale da rinnovabili, gas e greggio che coprono rispettivamente solo l 11%, il 4,3% e il 3,5% del fabbisogno nazionale. Il dato si confronta con una quota media di importazioni nette nell Unione Europea molto più bassa, pari a circa il 55%. Ciò ha ovviamente un forte impatto macro-economico per il Paese, che - sempre nel 2012 - ha speso 57,9 miliardi di euro in importazioni di petrolio e gas. 15 Gli obiettivi del Pacchetto Clima - Energia 2020 prevedono per l Italia la riduzione delle emissioni di gas serra del 21% rispetto al 2005 relativamente al settore dell Emission Trading Scheme (ETS); la riduzione del 24% dei consumi primari rispetto allo scenario di riferimento europeo, basato su un evoluzione inerziale del sistema 14

- una maggiore sicurezza di approvvigionamento, con una riduzione della fattura energetica estera di circa 14 miliardi di euro l anno; - una spinta alla crescita e all'occupazione con l'avvio di investimenti, sia nei settori tradizionali che nella green economy, per 170-180 miliardi di euro entro il 2020. Inoltre, il programma nazionale di promozione dell efficienza energetica al 2020 si propone anche di: - risparmiare 15,5 Mtep di energia finale annui (20 Mtep di energia primaria); - evitare l emissione di circa 55 milioni di tonnellate di CO 2 l anno; - risparmiare circa 8 miliardi di euro l anno di importazioni di combustibili fossili. Per quanto riguarda il risparmio energetico, le misure pianificate ad oggi nel PAEE prevedono il superamento dell obiettivo prefissato attraverso principalmente gli strumenti del Conto Termico, delle Detrazioni Fiscali e dei Certificati Bianchi 16, mentre non sono stati ancora considerati gli effetti derivanti dall applicazione delle normative previste da alcune direttive comunitarie (EPBD e Ecodesign) e dalle misure che saranno introdotte a seguito del recepimento della stessa direttiva 2012/27/UE sull efficienza energetica. Inoltre, non é stato considerato il contributo delle misure di policy per l efficienza energetica promosse a livello territoriale e finanziate anche attraverso i fondi strutturali. Da ciò emerge la consapevolezza che gli obiettivi nazionali assunti potevano essere ancor più ambiziosi. Il ruolo delle politiche locali Ad oggi, circa i ¾ della popolazione europea vive in aree urbanizzate e circa l 85% del prodotto interno lordo (PIL) viene generato all interno delle città. Inoltre, le città utilizzano circa l 80% dell energia consumata in Europa, generando alti livelli di emissioni di CO 2, soprattutto nei settori del residenziale, dei trasporti e del terziario; e il tasso di crescita nell uso dell energia è dell 1,9% annuo, contro una media generale europea dell 1,6%. Sulla base delle analisi dell Agenzia Internazionale dell Energia (AIE) è previsto che il consumo energetico urbano aumenti del doppio rispetto al tasso medio di crescita europeo. Sono questi i presupposti che hanno spinto la Commissione europea e il Parlamento europeo a lanciare il Patto dei Sindaci, proprio per dare alle autorità locali un ruolo formale nella lotta ai cambiamenti climatici e, al contempo, riconoscere e valorizzare le azioni già intraprese da alcune di loro. Le città vengono quindi considerate allo stesso tempo come parte del problema e come parte della soluzione, con la consapevolezza che le città e i territori hanno un enorme potenzialità per lo sviluppo dell energia sostenibile, con conseguente impatto positivo sull economia locale. Il Patto dei Sindaci, di cui si analizzerà nel dettaglio nel prossimo capitolo, rappresenta l evoluzione di una serie di iniziative, tra tutte il processo inerente le Agende 21 Locali (A21L) lanciato a seguito del Summit di Rio de Janeiro nel lontano 1992. La consapevolezza del ruolo delle città e dei territori locali in generale sui temi dello sviluppo sostenibile è cresciuta sempre di più; in alcuni casi (Modello Primes 2008) e il raggiungimento del 19-20% di incidenza dell energia rinnovabile sui consumi finali lordi. 16 Per il Conto Termico si veda il paragrafo 4.1. Per un aggiornamento sulle Detrazioni Fiscali e i Certificati Bianchi si rimanda direttamente al PAEE 2014. 15

riportando esempi di successo adottati poi come modello a livello nazionale ed europeo. Se le A21L indicano un percorso da seguire per raggiungere la sostenibilità ambientale ed energetica locale, il Patto dei Sindaci introduce degli elementi di cogenza (obiettivi e scadenze) che lo rendono a tutti gli effetti uno strumento di politica energetica locale. Non è un caso che laddove le A21L hanno ben lavorato, soprattutto in termini di promozione e diffusione di una nuova cultura dell energia, i risultati in termini di concretezza ed operatività nell ambito del Patto dei Sindaci non sono mancati. A seguito del processo A21L sono sorte in Europa anche diverse reti di città (Climate Alliance, Energy Cities, Eurocities, ecc.) che oltre a promuovere la sostenibilità in termini generali hanno iniziato a lavorare in maniera sempre più definita nella realtà urbana, contribuendo non poco alla decisione assunta a livello politico europeo di lanciare nel 2008 l iniziativa del Patto dei Sindaci quale sintesi del percorso svolto nelle tre decadi precedenti. 16

Il Patto dei Sindaci Origini ed evoluzione Al fine di accompagnare la presentazione dei diversi strumenti di attuazione della politica energetica europea, e in particolare quella sui cambiamenti climatici, nel 2005 fu attivata e coordinata dalla Commissione Europea la campagna Sustainable Energy Europe SEE. Questa iniziativa ha lo scopo principale di coinvolgere i diversi portatori di interesse (stakeholders) quali il settore pubblico e privato, gli enti locali e le Regioni, le associazioni, gli enti di ricerca, le università, le imprese, le agenzie energetiche e gli istituti finanziari nella lotta ai cambiamenti climatici, con la consapevolezza che gli obiettivi ambiziosi che l UE si andava ponendo non sarebbero stati raggiunti senza un pieno coinvolgimento di tutti i settori della società. Gli obiettivi della campagna SEE sono quindi quelli di: a) aumentare la consapevolezza dei decisori politici nei diversi settori economici e ai diversi livelli di governo; b) diffondere le migliori pratiche e contribuire agli obiettivi di politica energetica dell UE, migliorando la sicurezza degli approvvigionamenti energetici e combattendo i cambiamenti climatici; c) assicurare una conoscenza appropriata e un adeguato supporto per raggiungere un alto livello di consapevolezza pubblica; d) stimolare l aumento degli investimenti privati nel settore delle tecnologie energetiche sostenibili. Nei due trienni 2006-2008 e 2009-2011 sono state oltre 700 le partnership attivate in Europa, di cui circa 140 in Italia. Ogni partnership ha rappresentato un progetto o un iniziativa concreta mirante a contribuire al raggiungimento degli obiettivi generali sopra delineati. A partire dal gennaio 2012, la campagna SEE continua a svolgere la propria attività di promozione e supporto agli obiettivi comunitari fissati per il 2020 principalmente attraverso una serie di specifiche azioni, quali la Settimana dell energia sostenibile (EUSEW), l organizzazione degli Energy Days e i premi SEE-Awards, riconoscimenti per le migliori pratiche europee in campo ambientale ed energetico, che hanno visto protagonisti anche soggetti italiani proprio nei primi anni della campagna SEE. Dopo tre anni di lavoro della campagna SEE, nel 2008 è stato lanciato un programma specifico, il Patto dei Sindaci, che individua negli enti locali degli interlocutori fondamentali per sostenere la politica energetica europea. In particolare, come già accennato in precedenza, le città rappresentano quei contesti territoriali ove vive il 75% della popolazione europea, si genera l 85% del prodotto interno lordo (PIL), si utilizza l 80% dell energia consumata in Europa e si generano alti livelli di emissione di CO 2, soprattutto nei settori non- ETS del residenziale, dei trasporti e del terziario. 17 Gli altri settori della società civile, già interessati dalla campagna SEE, pur continuando le proprie azioni verso uno sviluppo sostenibile, hanno trovato nel Patto dei Sindaci un valore aggiunto per proporsi e offrire le proprie competenze agli enti locali aderenti al Patto. 17 Il 60% circa delle emissioni a livello europeo proviene dai settori non-ets mentre il restante 40% dai settori ETS. 17

Dal punto di vista formale, il Patto dei Sindaci viene istituito nell ambito del Piano di azione europeo sull efficienza energetica e rappresenta una piattaforma per la cooperazione interistituzionale, costruita sui principi della sussidiarietà, cioè supporto e obiettivi comuni vengono determinati a livello europeo ma le azioni hanno luogo in ambito locale. Stato dell arte a livello europeo e nazionale Per aderire al Patto dei Sindaci le autorità locali (principalmente i Comuni) devono adottare un formale impegno (adozione di una delibera da parte del Consiglio comunale o analogo organo di governo locale) al fine di: - raggiungere e superare in maniera volontaria l obiettivo minimo di riduzione delle emissioni di CO 2 del 20% entro il 2020 (principalmente attraverso programmi di efficienza energetica e maggior ricorso alle fonti di energia rinnovabile); - adottare, entro un anno dall adesione formale, un Piano di azione per l energia sostenibile (PAES) per il raggiungimento di tale obiettivo. Il PAES va redatto seguendo apposite Linee Guida stilate dalla Commissione europea e approvato sempre dal Consiglio comunale o analogo organo di governo locale; - fornire un Rapporto biennale sullo stato di avanzamento del PAES al fine di valutare, monitorare e verificare le azioni realizzate, inserendo ogni quattro anni anche la revisione dell inventario delle emissioni di CO 2 (Inventario di monitoraggio delle emissioni); - organizzare eventi dedicati al fine di aumentare nei diversi livelli della società civile quella consapevolezza sulla sostenibilità considerata strategica per un reale cambiamento culturale sui temi ambientali ed energetici. Dal 2008, anno di lancio del Patto dei Sindaci a livello europeo, il numero dei Comuni, delle città e degli enti locali in generale coinvolti è in costante aumento. Al 31 ottobre 2014 risultano 6.206 Comuni europei aderenti al Patto, territori che assommano in totale oltre 190 milioni di abitanti. Di questi, 4.014 (pari al 64,7 % del totale degli aderenti) hanno già redatto ed approvato il proprio PAES. L aumento quotidiano del numero degli aderenti al Patto è indice della crescente consapevolezza da parte delle autorità locali del proprio ruolo di istituzioni più vicine al cittadino anche in settori fino a poco tempo fa visti come indipendenti dalle strategie e azioni locali. A livello nazionale, il Patto dei Sindaci agisce ancora a livello informale - a supporto degli obiettivi assunti dal nostro Paese nell ambito del pacchetto Clima ed Energia al 2020 che, si ricorda, sono i seguenti: - ridurre le proprie emissioni di gas serra del 13% (principalmente attraverso l attuazione della direttiva europea 29/2009 relativa al sistema comunitario per lo scambio di quote di emissione di gas a effetto serra che impone ai settori partecipanti al sistema di Emission Trading (ETS) una riduzione congiunta delle emissioni del 21% rispetto ai livelli del 2005 e l attuazione della decisione 406/2009 che impone agli Stati membri una riduzione del 10% delle emissioni provenienti dai settori esclusi dal sistema ETS); - aumentare il proprio consumo di energia da fonti rinnovabili fino a coprire il 17% dei consumi finali (principalmente attraverso l attuazione della direttiva europea 28/2009 18

(recepita attraverso il Dlgs 28/2011) relativa alla promozione dell uso dell energia da fonti rinnovabili e che impone il raggiungimento di specifici obiettivi a livello nazionale nell uso di tali fonti da qui al 2020). Al 31 ottobre 2014 risultano in Italia 2.965 aderenti al Patto dei Sindaci (il 47,8 % del totale degli aderenti a livello europeo) e, di questi, 2.104 (pari al 70,9 %) hanno già redatto ed approvato il proprio PAES. Questi numeri confermano il ruolo di leader a livello europeo che gli Enti locali italiani stanno svolgendo nell ambito del Patto dei Sindaci. Fin dal lancio del Patto nel 2008, l Italia risulta infatti essere il paese europeo con il maggior numero di Enti locali coinvolti. Il successo della diffusione del Patto dei Sindaci in Italia è anche conseguenza della molteplicità di attori scesi in campo fin dall inizio. Tra i due principali livelli di Strutture di supporto che si possono identificare sul territorio, si trovano 89 Coordinatori territoriali (Associazioni, Unioni e Consorzi di Comuni, Province, Regioni) e 15 Sostenitori (Associazioni e network di autorità locali). Dal novembre 2013, l ENEA svolge il ruolo di Coordinatore nazionale e dal giugno 2014 ha attivato il Forum dei coordinatori italiani del Patto dei Sindaci con l obiettivo di creare momenti di incontro e confronto tra gli enti locali e regionali al fine di condividere le buone pratiche finora attuate dai Comuni firmatari del Patto, e per individuare insieme le migliori possibili soluzioni volte a superare le barriere e gli ostacoli incontrati nell attuazione dei PAES. E auspicabile che dal Forum scaturisca un Piano operativo, condiviso dall Amministrazione centrale e integrato nella politica climatica nazionale. I Piani di Azione per l Energia Sostenibile (PAES): obiettivi ed attuazione in Europa e in Italia per la mitigazione e l adattamento ai cambiamenti climatici Al fine di tradurre il proprio impegno politico in misure e progetti concreti, gli aderenti al Patto dei Sindaci sono tenuti ad approvare e consegnare alla Commissione europea, entro un anno dall adesione al Patto, il Piano di Azione per l Energia Sostenibile (PAES). Nel PAES vengono delineate le azioni principali già avviate e quelle che si intendono avviare per raggiungere il proprio obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra. Tutte le azioni adottate a partire dall anno di riferimento (anno base) scelto dall amministrazione locale risultano eleggibili ai fini del calcolo della riduzione delle emissioni di gas serra. In estrema sintesi, il PAES contiene tre macro-azioni: - la preparazione dell inventario delle emissioni nell anno base scelto dall amministrazione comunale, almeno per i settori considerati prioritari (principalmente settore pubblico, residenziale e trasporti) e analisi del trend delle emissioni al fine di stimare le emissioni attese al 2020 e programmare le azioni di riduzione delle emissioni sulla base dell obiettivo che si intende raggiungere, tenendo conto dello sviluppo della città; - l elenco specifico delle azioni nei settori di diretta e indiretta competenza. In particolare per i settori considerati prioritari - sopra menzionati - la cui mancanza rende il PAES non eleggibile da parte della Commissione europea. Ogni azione dovrà essere corredata da informazioni puntuali, inclusi gli aspetti organizzativi e finanziari; 19

- l individuazione dell obiettivo quantitativo di riduzione delle emissioni di gas serra al 2020, con una visione quindi di medio-lungo periodo. Il PAES è costruito quindi secondo il concetto di pianificazione integrata e con un approccio olistico ai sistemi energetici locali, con l obiettivo di ridurre la domanda di energia nei diversi settori chiave e di utilizzare le fonti di energia rinnovabile disponibili per soddisfare la domanda locale di energia. Le azioni da inserire nel PAES devono ovviamente coinvolgere sia il settore pubblico sia quello privato; soprattutto quest ultimo, visto che l amministrazione locale può avere diretta competenza e responsabilità su settori che coprono, in media, solo il 3-5% delle emissioni locali. Un azione incisiva dell amministrazione comunale verso il settore privato (coinvolgimento degli stakeholders, delle piccole e medie imprese locali e dei cittadini) può determinare un alto livello di riduzione delle emissioni. Oltre alle azioni riguardanti i settori prioritari, gli altri ambiti sui quali l amministrazione locale potrà intervenire riguardano: - l industria, (escludendo però le imprese già incluse nel sistema ETS europeo), ovvero principalmente le piccole e medie imprese locali; - la pianificazione e gestione del territorio, in particolare relativamente all uso agricolo e forestale 18 ; - la comunicazione, in termini di programmi e azioni di coinvolgimento attivo dei cittadini e degli stakeholders locali; - la produzione di energia da fonti rinnovabili, in particolare da impianti di piccola scala a servizio della comunità locale; - il Green Public Procurement (GPP), con identificate le azioni concrete per aumentare gli acquisti verdi da parte dell amministrazione locale; - la gestione dei rifiuti e dell acqua, in particolare con l identificazione di azioni concrete per ridurre la quantità di rifiuti prodotti a livello locale, aumentare il livello di raccolta differenziata e ottimizzare il consumo idrico cittadino. Tra questi settori non prioritari, il presente paper si soffermerà sul primo, il settore produttivo che non molti Comuni hanno deciso di coinvolgere direttamente per la compilazione dell IBE e successiva attuazione del proprio PAES. Nel capitolo 6 si presentano alcuni casi di studio al fine di stimolare una maggiore considerazione di tale settore da parte delle Amministrazioni locali. Ad oggi con oltre 4.000 PAES redatti a livello europeo (oltre 2.000 quelli italiani), abbiamo a disposizione una banca dati di buone pratiche che rappresentano un eccezionale fonte d ispirazione per i nuovi aderenti al Patto dei Sindaci che hanno la possibilità di analizzare gli ambiziosi obiettivi fissati dagli altri firmatari e le misure chiave da essi identificate. Interessante il fatto che nel nostro Paese si sta sviluppando sempre di più una delle opzioni messe a disposizione dal Patto dei Sindaci: quella relativa alla presentazione di un PAES sovra-comunale. La conformità del nostro territorio e la grandezza media della maggioranza 18 E possibile inserire nel PAES eventuali misure di calcolo del potenziale assorbimento di CO 2 da parte dei sistemi agroforestali programmati, ma tale valore non potrà essere contabilizzato ai fini del raggiungimento dell obiettivo minimo di riduzione delle emissioni; quindi, potrà essere presentata solo come misura addizionale una volta determinato con altre misure l obiettivo minimo da raggiungere, pari alla riduzione del 20% delle emissioni entro il 2020 20

dei Comuni italiani 19 induce gli amministratori locali di diversi Comuni contigui ad unire le forze e lavorare congiuntamente ad un PAES unico che coinvolga i territori dei rispettivi Comuni. I vantaggi sono diversi: dall ottimizzazione delle risorse per la redazione del PAES, all individuazione e razionalizzazione di azioni comuni (ad esempio relative al settore dei trasporti pubblici, da sempre il settore più ostico per una pianificazione territoriale sostenibile), per non dimenticare le opportunità di accesso a risorse finanziarie a livello europeo o nazionale allorquando si presentano piani e programmi di investimento di una certa rilevanza. A livello nazionale hanno fatto scuola i bandi di finanziamento della Fondazione Cariplo nel nord-ovest dell Italia che in diversi casi, a fronte di un finanziamento per la redazione del PAES, ha inserito un livello minimo di abitanti che di fatto stimolava i Comuni più piccoli ad associarsi. Anche le Regioni iniziano a capire l importanza di far dialogare e lavorare insieme le diverse municipalità con esempi concreti di bandi che stimolano la presentazione di PAES congiunti (Regione Campania; Regione Emilia Romagna; ecc.). Ad oggi in Italia vi sono esempi di PAES sovra-comunali molto interessanti (ad esempio il PAES dell Isola d Elba che accomuna tutti e otto i Comuni dell isola; il PAES dell Unione dei Comuni dell Entroterra Idruntino in Puglia; il PAES di alcuni Comuni della provincia di Monza e Brianza; ecc.) che aprono nuove strade nella pianificazione energetica territoriale. Il JRC 20 della Commissione europea ha svolto un analisi sui PAES approvati dalla Commissione europea al 14/03/2013 (poco più di 1.000 PAES), da cui si evincono interessanti spunti di riflessione: - obiettivo di riduzione al 2020: il 36% dei PAES risultano essersi attestati esattamente sull obiettivo minimo richiesto dal Patto dei Sindaci (-20% entro il 2020); il 43% ha scelto un obiettivo tra il 20 e il 25% di riduzione delle emissioni al 2020; il 9% ha presentato un obiettivo di riduzione tra il 25 e il 30% e, infine, il 12% dei PAES risultano avere un obiettivo di riduzione superiore al 30% entro il 2020. Ciò indica chiaramente che molti Enti locali stanno utilizzando il Patto dei Sindaci per velocizzare il proprio percorso verso una società a basso contenuto di carbonio; - anno base di riferimento: l 85% dei PAES ha scelto l anno 2005 (330 PAES con una popolazione di 11,9 milioni di abitanti) o il 2007 (546 PAES con una popolazione di 7,2 milioni di abitanti) come anno base mentre circa il 3% ha scelto il 1990 (29 PAES con una popolazione di 9,6 milioni di abitanti). Ciò indica che solo alcune città, principalmente le più grandi, hanno avuto a disposizione dati utili per l anno di riferimento iniziale indicato dal Patto dei Sindaci (il 1990). La maggior parte delle città ha scelto un anno base di riferimento a partire principalmente dai primi anni del 2000, ove la disponibilità dei dati sul consumo energetico locale è risultata più consistente; - sinergia tra impegni nazionali e locali: considerando il caso dell Italia, dai PAES delle città italiane si evince che al 2020 è prevista una riduzione delle emissioni di CO 2 da tali città di circa 59 milioni di tonnellate (Mt) con un risparmio energetico valutabile nell ordine dei 47 milioni di megawattore (MWh). Considerando che le città coinvolte assommano in totale a circa 30 milioni di abitanti, pari quindi a circa la metà della 19 Il 70% dei Comuni italiani ha una popolazione inferiore a 5.000 abitanti, pari in totale a circa 10,2 milioni di residenti (17% della popolazione nazionale) Fonte: elaborazione Ancitel su dati Istat (1/1/2013). 20 Il Joint Research Center (JRC) - o anche detto Centro Comune di Ricerca (CCR) - è l ente della Commissione europea che fornisce un supporto scientifico alle politiche dell Unione europea. E basato in Italia, nel Comune di Ispra, in provincia di Varese ed è l organismo tecnico che, in collaborazione con l ufficio europeo del Patto dei Sindaci, valuta e monitora i PAES dei Comuni europei. 21

popolazione italiana, il dato risulta interessante in quanto il contributo che gli Enti locali potrebbero dare al raggiungimento degli obiettivi vincolanti assunti dall Italia nell ambito del pacchetto Clima ed Energia risulterebbe strategico. Anzi, con un vero programma di cooperazione multilivello, certamente gli obiettivi di riduzione delle emissioni a livello nazionale potrebbero essere molto più ambiziosi. - settore industriale/produttivo: tale settore, che rappresenta circa il 12% delle emissioni nei PAES presentati a livello europeo, non è stato analizzato nel dettaglio nello studio del JRC ma risulta confermato che la maggior parte delle azioni inquadrabili in questa categoria riguardano interventi di efficientamento energetico sugli edifici sedi delle piccole e medie industrie coinvolte. Azioni che riguardino invece il coinvolgimento delle imprese nel miglioramento dei propri processi produttivi/aziendali non sembrano ad oggi essere state debitamente considerate dagli Enti locali aderenti al Patto dei Sindaci, molto probabilmente a causa delle difficoltà incontrate nell interloquire con successo con i diversi stakeholders del settore industriale. Il Patto dei Sindaci e la politica climatico-energetica in Italia Da quanto esposto nei capitoli 2 e 3, risulta evidente che fino ad ora la politica climaticoenergetica portata avanti nel nostro Paese non ha tenuto conto degli sforzi profusi a livello territoriale e, soprattutto, delle enormi potenzialità insite in esso. Tale politica, a volte alquanto caotica e disomogenea, ha mancato fino ad ora un vero approccio olistico multilivello ove i diversi livelli di governance si potessero veramente confrontare al fine di ottimizzare scelte e decisioni. Ovviamente ci sono delle eccezioni positive su scala territoriale che però ancora faticano ad essere replicate su tutto il territorio nazionale. Ciò che quindi ancora manca è una maggiore consapevolezza della necessità di attuare una forte sinergia tra gli obiettivi vincolanti assunti dal governo nazionale nell ambito del pacchetto europeo Clima ed energia per il 2020 e gli obiettivi, al momento di natura volontaria, che i governi locali stanno perseguendo nell ambito del Patto dei Sindaci. Quando ciò avverrà, potremo ben dire che l Italia ha tutte le carte in regola per mantenere la leadership in Europa sul Patto dei Sindaci. 22

Finanziamenti pubblici e meccanismi di incentivazione per programmi e progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili I meccanismi di incentivazione e finanziamento dell efficienza energetica, del risparmio energetico e delle fonti rinnovabili attualmente presenti nel nostro Paese sono molteplici e diversificati. Non solo in ragione dello specifico settore di interesse, ma anche della tipologia di soggetto fruitore, della dimensione dell intervento e della collocazione geografica. La presenza di tali misure, che spesso non è strutturale, ma soggetta a modifiche e cambiamenti nel tempo (talvolta programmati, altre volte più repentini ed inattesi) costituisce un importante leva per l attuazione delle politiche low-carbon, anche in ambito produttivoindustriale. Di seguito si intende fornire un riepilogo dei principali strumenti pubblici, dal contesto nazionale (Conto Energia Termico e Sistemi Efficienti di Utenza) al contesto regionale (programmazione 2014-2020 per alcune Regioni italiane) che possano attivare le potenzialità di sviluppo energetico sostenibile dei nostri territori. Il contesto nazionale: il Conto Termico e i Sistemi Efficienti di Utenza Il Conto Termico, il cui soggetto responsabile della gestione è il Gestore dei Servizi Energetici (GSE), è stato introdotto dal decreto ministeriale 28 dicembre 2012.21 Possono richiedere gli incentivi le Amministrazioni pubbliche ed i Soggetti privati (persone fisiche, condomini e soggetti titolari di reddito d impresa o agrario)22, ciascuno per specifiche tipologie di interventi realizzati a partire dal 3 gennaio 2013 e con specifiche modalità di accesso. Tali soggetti possono avvalersi di una ESCo per la realizzazione degli interventi utilizzando un contratto di finanziamento tramite terzi, di servizio energia o di rendimento energetico. Il meccanismo sostiene l incremento dell efficienza energetica (solo per la Pubblica Amministrazione) e la produzione di energia termica da fonti rinnovabili (per la Pubblica Amministrazione e i privati) con incentivi revisionabili dopo 2 anni dall uscita del decreto e poi ogni 3 anni. 21 Decreto 28/12/2012 dal titolo Incentivazione della produzione di energia termica da fonti rinnovabili ed interventi di efficienza energetica di piccole dimensioni, in attuazione dell articolo 28 del decreto legislativo n. 28 del 3 marzo 2011. 22 Il Decreto legislativo 4 luglio 2014, n. 102 (G.U. n.165 del 18/07/2014) ha specificato che tutti i soggetti privati potranno accedere ai benefici del Conto Termico, per gli interventi di cui all art. 4 comma 2 del Decreto, indipendentemente dal fatto di essere titolari di reddito d impresa o agrario. Nel nuovo perimetro dei soggetti ammessi sono compresi, pertanto, anche Onlus, Parrocchie, Enti ecclesiastici e di culto in genere. 23

In generale, viene rimborsato il 40% della spesa sostenuta23 entro i seguenti contingenti annui: 200 milioni di euro per la Pubblica Amministrazione e 700 milioni di euro per i privati. Ovviamente, sono incentivati solo gli interventi che eccedono la quota necessaria per il rispetto degli obblighi di integrazione delle fonti rinnovabili negli edifici di nuova costruzione e negli edifici esistenti sottoposti a ristrutturazione rilevante, previsti dal D.Lgs. 28/11 e necessari per il rilascio del titolo edilizio. Gli interventi riservati alla Pubblica Amministrazione sono quelli inerenti: - l isolamento termico di superfici opache delimitanti il volume climatizzato; - la sostituzione di chiusure trasparenti comprensive di infissi delimitanti il volume climatizzato; - la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti di climatizzazione invernale utilizzanti generatori di calore a condensazione; - l installazione di sistemi di schermatura e/o ombreggiamento di chiusure trasparenti. Altri interventi incentivabili anche per i soggetti privati sono quelli inerenti: - la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con pompe di calore; - la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale e/o serre con caldaie a biomassa; - l installazione di collettori solari termici; - la sostituzione di scaldacqua elettrici con scaldacqua a pompa di calore. Il Conto Termico prevede anche incentivi specifici per la Diagnosi Energetica e la Certificazione Energetica se abbinate, a certe condizioni, agli interventi sopra elencati.24 Il limite massimo di potenza per poter accedere alla domanda di richiesta di incentivo e pari a 1.000 kw termici o 1.000 metri quadri lordi di superficie per il solare termico. Nel caso di interventi di efficienza energetica e stato posto un limite di spesa massimo in relazione al tipo di intervento effettuato. L incentivo viene quantificato in base alla tipologia di intervento, in funzione dell incremento dell efficienza energetica conseguibile con il miglioramento delle prestazioni energetiche dell immobile, e in funzione dell energia producibile con gli impianti alimentati a fonti rinnovabili. L incentivo copre quindi una parte delle spese sostenute, ed é erogato in rate annuali per una durata variabile (fra 2 e 5 anni) in base agli interventi realizzati. Il Conto termico e stato avviato nel mese di luglio 2013, e non sono ancora disponibili dati di monitoraggio che permettano una stima dei risparmi conseguibili su base storica. Sono state condotte dall ENEA nell ambito del PAEE 2014 delle simulazioni al fine di quantificare l apporto del Conto Termico rispetto agli obiettivi di risparmio fissati a livello nazionale e si evidenzia una previsione dei risparmi pari a circa 5,88 Mtep di energia finale in valore cumulato negli anni 2014-2020. 23 Il Decreto di cui alla nota precedente ha specificato anche che l incentivo erogato ai sensi del D.M. 28/12/2012 non potrà eccedere il limite del 65% delle spese sostenute, comprensive di IVA - dove essa costituisce un costo - e attestate tramite fatture e bonifici. Qualora l ammontare dell incentivo superi il limite introdotto, questo verrà ricalcolato dal GSE in sede di istruttoria tecnico-amministrativa. 24 Costo unitario max tra 1,00 e 3,50 /m 2 a seconda della destinazione d uso e superficie dell immobile con un max di 5.000 18.000 erogabili. 24

I Sistemi Efficienti di Utenza (SEU) sono stati introdotti dal decreto legislativo n. 115/08, come modificato dal decreto legislativo n. 56/10 e richiamati dalla deliberazione 12 dicembre 2013 578/2013/R/EEL25 e vengono definiti come sistemi in cui un impianto di produzione di energia elettrica, con potenza non superiore a 20 MWe e complessivamente installata sullo stesso sito, alimentato da fonti rinnovabili ovvero in assetto cogenerativo ad alto rendimento, anche nella titolarità di un soggetto diverso dal cliente finale, è direttamente connesso, per il tramite di un collegamento privato senza obbligo di connessione di terzi, all impianto per il consumo di un solo cliente finale ed è realizzato all interno dell area di proprietà o nella piena disponibilità del medesimo cliente. Ciò significa che ad essi vengono riconosciuti dei risparmi sui costi di fornitura dell energia elettrica in quanto le norme sopra richiamate stabiliscono che i corrispettivi tariffari di trasmissione e distribuzione, nonché quelli di dispacciamento e quelli a copertura degli oneri generali di sistema (componenti A e UC) siano applicati all energia elettrica prelevata sul punto di connessione. Il costo evitato dai sistemi SEU rappresenta oggi circa il 45% del costo della bolletta (utente BT altri usi, tasse escluse), per il costante aumento degli oneri di dispacciamento, delle infrastrutture e di sistema. In termini pratici, gli oneri risparmiati sono dell ordine di 15 /MWh (per gli oneri di dispacciamento), di 30 /MWh in BT (per gli oneri di trasmissione, distribuzione e misura) e di 80 /MWh (per gli oneri di sistema). Il contesto regionale in relazione ai fondi strutturali nella nuova programmazione 2014-2020: il caso della Provincia Autonoma di Bolzano, della Regione Marche e della Regione Puglia Gli investimenti pubblici a favore dei progetti di efficienza energetica e di incentivo alle fonti rinnovabili sono tra le priorità della nuova programmazione comunitaria 2014-2020 dei Fondi strutturali (FS), ovvero principalmente del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), del Fondo sociale europeo (FSE) e del Fondo europeo agricolo di sviluppo rurale (FEASR). Tale priorità è contemplata, in particolare, nell Obiettivo Tematico 4 (OT4) Sostenere la transizione verso un economia a bassa emissione di carbonio in tutti i settori della Strategia europea per una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva. In conformità con gli obiettivi fissati a livello comunitario, anche la programmazione dei FS in Italia destinerà a questi obiettivi una cospicua quota di risorse pubbliche, sia a livello nazionale che regionale, adattando le relative politiche alle specificità dei contesti regionali. Come illustra, infatti, la seguente sintesi dei documenti di programmazione dei tre casi in esame - Provincia Autonoma di Bolzano (PAB), Marche e Puglia - la tematizzazione degli obiettivi europei in materia di efficienza energetica ed energie rinnovabili nonché la relativa allocazione delle risorse finanziarie varia a seconda dei punti di forza, fabbisogni e priorità specifici di ogni contesto regionale, senza compromettere, tuttavia, la coerenza del quadro programmatico definito a livello nazionale. 25 Deliberazione 12 dicembre 2013 578/2013/R/EEL25 dal titolo: Testo Integrato delle disposizioni dell AEEG per la regolazione dei sistemi semplici di produzione e consumo. 25

Secondo quanto previsto dall Accordo di partenariato, che rappresenta il principale documento di programmazione dei FS in Italia, gli investimenti pubblici per l efficienza energetica e le fonti rinnovabili, nel periodo 2014-2020, saranno complementari a quelli che si individueranno per l attuazione della Strategia energetica nazionale (SEN) di cui al paragrafo 2.4. Sono stati, pertanto, individuati alcuni ambiti prioritari di intervento: - la riduzione dei consumi negli edifici e nelle strutture pubbliche o ad uso pubblico, anche residenziali; - l efficientamento energetico, da conseguire anche con l integrazione di fonti rinnovabili di energia elettrica e termica (ampi progetti di riqualificazione urbana sostenibile riguardanti le reti dell illuminazione pubblica); - il risparmio energetico nelle strutture e nei cicli produttivi anche attraverso l introduzione di innovazioni di processo e di prodotto e agevolando la sperimentazione. Laddove possibile, incrementare la diffusione di fonti energetiche rinnovabili per l autoconsumo (anche nell ambito dello sviluppo rurale); - la mobilità sostenibile. Secondo l allocazione finanziaria indicativa (Tabella 4.1), la maggior parte delle risorse finanziarie riservate agli interventi nell ambito delle politiche energetiche sarà destinata al gruppo delle regioni meno sviluppate (Calabria, Campania, Basilicata, Puglia, Sicilia), mentre la quota dedicata alle regioni in transizione (Abruzzo, Molise, Sardegna) e alle restanti regioni (più sviluppate) è molto meno consistente, in linea con gli obiettivi strategici dei FS stessi. Obiettivi specifici Regioni più sviluppate Tipologia di Regione Regioni meno sviluppate Regioni in transizione Ridurre i consumi energetici negli edifici e nelle strutture pubbliche o ad uso pubblico, residenziali e 224 585 57 non residenziali Riduzione dei consumi energetici e delle emissioni nelle imprese e integrazione di fonti rinnovabili 75 173 14 Incremento della quota di fabbisogno energetico coperto da generazione distribuita con sistemi di 150 541 21 distribuzione intelligenti (smart grids) Incremento della quota di fabbisogno energetico coperto da cogenerazione e trigenerazione di 37 108 0 energia Aumento dello sfruttamento sostenibile delle bioenergie 37 108 7 Aumento della mobilità sostenibile nelle aree urbane 224 650 42 Totale 747 2.912 141 Tabella 1: Allocazione indicativa dei finanziamenti FESR per l Obiettivo Tematico 4 (OT4) Sostenere la transizione verso un economia a bassa emissione di carbonio in tutti i settori (in milioni di euro). Fonte: elaborazione propria sui dati dell Accordo di partenariato 2014-2020 Italia, DPS, 27 maggio 2014. 26

Il totale del contributo del FESR e del FEASR (in termini di impegni) da destinare all Obiettivo Tematico 4 è pari a 4.111,5 milioni di Euro, rispettivamente 3.054,6 per il FESR e 1.056,9 per il FEASR. Queste risorse, a differenza del periodo di programmazione precedente (2007-2013), che prevedeva il Programma Operativo Interregionale Energia rinnovabile e risparmio energetico gestito a livello nazionale, saranno allocate nell ambito dei Programmi Operativi Regionali (POR), con particolare attenzione ai contesti locali. Ciascuna Regione, quindi, come dimostrano gli esempi riportati di seguito, ha potuto declinare gli obiettivi sopracitati tenendo conto delle diverse condizioni di partenza. Le analisi di contesto condotte nell ambito dei tre POR oggetto di studio, sottolineano, infatti, come la PAB si distingua dalle altre regioni italiane per un alto livello di consolidamento delle politiche energetiche, con una forte propensione allo sviluppo delle energie rinnovabili (che coprono il 38,7% del fabbisogno provinciale a fronte di un target nazionale ed europeo pari, rispettivamente, al 17% e al 20% della copertura) sia per la produzione, sia per il consumo energetico interno (stime ASTAT 2010). Il settore dell energia è considerato, infatti, strategico per l economia altoatesina, registrando valori positivi relativamente all efficienza energetica, ma anche all intensità energetica dell economia (pari a 66,1 TEP per ogni milione di euro di PIL nel 2010). Tali risultati non sono da attribuire meramente all utilizzo di energia idroelettrica, ma anche alla diffusione del teleriscaldamento e al crescente utilizzo di altre fonti di energia (biomasse, solare termico, biogas e bioliquidi). Tra i punti di forza del modello altoatesino si segnalano, pertanto: l esistenza di un Piano Energetico specifico, che costituisce il riferimento storico per lo sviluppo provinciale nel settore; la recente Strategia provinciale per il clima al 2050 (Klimaplan 2050); le performance positive registrate in relazione agli indicatori relativi all utilizzo efficiente dell energia nel settore residenziale (esperienza CasaClima); la produzione di energia da materie prime rinnovabili con strategie differenziate per ogni tipologia di fonte, nonché l attivazione di misure di risparmio energetico a livello locale in grado di spingere anche alla riqualificazione della domanda locale (smart grid e produzione di energia da fonti rinnovabili). Le maggiori criticità si registrano, invece, sotto i seguenti profili: la diminuzione dell intensità energetica dell economia; un livello crescente di emissioni inquinanti con pesanti ripercussioni su scala locale, non solo a causa dei trasporti (vicinanza con l autostrada del Brennero), ma anche da parte dei processi di combustione fossile legati alla climatizzazione degli edifici non industriali; l aumento dei consumi finali di energia, soprattutto quelli residenziali. Alla luce delle summenzionate considerazioni sono state individuate le seguenti due priorità di intervento, atte al raggiungimento degli obiettivi specifici definiti dal programma, che sono contenuti nell Asse prioritario 3 Sostenibilità ambientale, con una dotazione finanziaria totale di 39.346.908 Euro, pari al 30% dell importo totale del POR (136.621.198 Euro): 1. Sostenere l efficienza energetica, la gestione intelligente dell energia e l uso dell energia rinnovabile nelle infrastrutture pubbliche, compresi gli edifici pubblici, e nel settore dell edilizia abitativa (OT4.1.POR FESR PAB); 2. Promuovere strategie per basse emissioni di carbonio in tutti i tipi di territorio, in particolare per le zone urbane, inclusa la promozione della mobilità urbana (OT4.2.POR FESR PAB). Il POR sottolinea come la declinazione della priorità connessa al sostegno all efficienza energetica e all uso dell energia rinnovabile nelle infrastrutture pubbliche si sostanzia, in particolare, nel perseguimento dell Obiettivo Specifico 4.1 Riduzione dei consumi energetici 27

negli edifici e nelle strutture pubbliche o ad uso pubblico, residenziali e non residenziali, e integrazione di fonti rinnovabili. Le azioni che saranno promosse nell ambito di questo obiettivo sono volte principalmente a: a) promuovere l eco-efficienza e ridurre i consumi di energia primaria negli edifici e nelle strutture pubbliche: interventi di ristrutturazione di singoli edifici o interi quartieri, installazione di sistemi intelligenti di telecontrollo, regolazione, gestione, monitoraggio e ottimizzazione dei consumi energetici (smart buildings) e delle emissioni inquinanti anche attraverso l utilizzo di mix tecnologici. Per quanto riguarda il comparto residenziale, sono previsti interventi riferiti esclusivamente al patrimonio di edilizia sociale, da attuare sulla base dei piani/programmi degli Enti di competenza; b) modernizzare la rete di illuminazione pubblica: sostituzione delle fonti luminose con sistemi improntati al risparmio energetico per maggiore efficienza/durata e alla riduzione dell inquinamento luminoso; installazione di sistemi automatici di regolazione (sensori di luminosità, sistemi di telecontrollo e di telegestione energetica della rete); c) realizzare infrastrutture e nodi di interscambio finalizzati all incremento della mobilità collettiva e relativi sistemi di trasporto; d) realizzare sistemi infrastrutturali e tecnologici di gestione del traffico; inclusa l integrazione tariffaria; e) sviluppare infrastrutture necessarie all utilizzo di mezzi a basso impatto ambientale anche attraverso iniziative di charging-hub. Per entrambi gli obiettivi, i Comuni della provincia saranno protagonisti nella definizione e nell attuazione degli interventi, sia per quanto concerne la predisposizione e l attuazione di progetti globali, che considerino gli edifici da sottoporre a risanamento nella loro interezza, in modo da ottimizzare i costi dell intervento e sfruttare tutte le possibili sinergie, sia nell ottica di implementazione dei rispettivi Piani di intervento per l adeguamento degli impianti di illuminazione pubblica esterna (come da DGP n.2057/2011), previsti dal Piano Clima provinciale. Le scelte delle Marche per la nuova programmazione dei FS si differenziano notevolmente da quelle appena descritte, soprattutto in virtù del fatto che questa Regione si classifica tra le più vulnerabili in Italia con riferimento all indice di dipendenza energetica. Tuttavia, sebbene la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili rimanga ancora piuttosto contenuta, nel corso degli ultimi anni, l incidenza delle FER nella produzione e nel consumo energetico è apprezzabilmente aumentata, grazie soprattutto alla diffusione (a ritmi pressoché esponenziali) del solare, a un significativo sviluppo del comparto delle bioenergie, a seguito dell introduzione degli incentivi nazionali e di un piano energetico regionale che ha fissato obiettivi e azioni su un orizzonte temporale medio-lungo, e di un sistema di certificazione ambientale (protocollo Itaca Marche) che va ben oltre i principi fissati dalle disposizioni nazionali in materia. Nonostante le sfide da affrontare siano molteplici, la percentuale delle risorse finanziarie destinate nel POR FESR delle Marche all Obiettivo Tematico 4 è parecchio inferiore rispetto a quella stabilita dal programma altoatesino ed è pari al 19,4% del totale. In termini assoluti, invece, la disponibilità di risorse è quasi il doppio di quella della PAB: 65.512.424 euro sul totale del POR di 337.383.287 euro. Sebbene le macro priorità formulate dai POR siano pressoché coincidenti (efficienza energetica e mobilità sostenibile), l articolazione delle azioni definite dalla Regione Marche 28

risponde ad obiettivi molto più diversificati rispetto a quelli prefissati dalla PAB (si veda l elenco sopra), comprendendo alcuni aspetti aggiuntivi: a) realizzare impianti di trattamento, sistemi di stoccaggio, piattaforme logistiche e reti per la raccolta da filiera corta delle biomasse (in questo caso è previsto un intervento coordinato del FESR e del FEASR, prioritariamente attraverso una gestione attiva delle foreste, in modo da garantire l avvio di filiere corte). Il contributo del FESR riguarderà la realizzazione di impianti, sistemi di stoccaggio, piattaforme logistiche e reti per la raccolta, per la riutilizzazione dei residui dei processi produttivi agricoli e agro-alimentari; sulle altre attività della filiera interverrà il FEASR; b) fornire incentivi finalizzati alla riduzione dei consumi energetici e delle emissioni di gas climalteranti delle imprese e delle aree produttive, compresa l'installazione di impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile per l'autoconsumo, dando priorità alle tecnologie ad alta efficienza; c) promuovere l eco-efficienza e la riduzione dei consumi di energia primaria negli edifici e nelle strutture pubbliche: interventi di ristrutturazione di singoli edifici o complessi di edifici, installazione di sistemi intelligenti di telecontrollo, regolazione, gestione, monitoraggio e ottimizzazione dei consumi energetici (smart buildings) e delle emissioni inquinanti anche attraverso l utilizzo di mix tecnologici; d) adottare soluzioni tecnologiche per la riduzione dei consumi energetici delle reti di illuminazione pubblica, promuovendo installazioni di sistemi automatici di regolazione; e) attuare interventi di mobilità sostenibile urbana anche incentivando l utilizzo di sistemi di trasporto a basso impatto ambientale, il completamento, l attrezzaggio del sistema e il rinnovamento delle flotte; f) attuare sistemi infrastrutturali e tecnologici di gestione del traffico e per l'integrazione tariffaria attraverso la realizzazione di sistemi di pagamento interoperabili (quali ad esempio, bigliettazione elettronica, infomobilità, strumenti antielusione); g) sviluppare delle infrastrutture necessarie all utilizzo di mezzi a basso impatto ambientale, anche attraverso iniziative di charging hub; h) incentivare l adozione e la razionalizzazione di sistemi e infrastrutture di distribuzione eco-compatibile delle merci; i) realizzare infrastrutture e nodi di interscambio finalizzati all incremento della mobilità collettiva e relativi sistemi di trasporto. Anche in questo caso è previsto un ruolo attivo dei Comuni e degli Enti locali in forma singola e/o associata, con maggiori specifiche, però, relative all applicazione territoriale di ciascuna azione 26. Il caso pugliese si differenzia dai due casi precedenti non solo dal punto di vista dell entità delle risorse disponibili: 437.891.208 euro per l Asse del POR dedicato all Obiettivo Tematico 4 (su un totale di 7.120.958.994 euro), ma anche in termini di contenuti delle priorità di investimento. In questo modo, la quota più alta delle risorse programmate nell ambito dell Asse prioritario IV dal titolo Energia sostenibile e qualità della vita è destinata al tema dell efficienza 26 Il Patto dei Sindaci viene espressamente menzionato nel POR delle Marche quale modello di governance multilivello utile per avallare e sostenere gli sforzi compiuti dagli Enti locali nell attuazione delle proprie politiche nel campo dell energia sostenibile e valorizzare le esperienze già in atto. Per alcune determinate azioni inerenti l efficienza energetica sarà data priorità ai progetti promossi dagli Enti locali che hanno già aderito o che aderiranno al Patto dei Sindaci o che aderiscono ad un più ampio progetto di sviluppo urbano sostenibile di dimensione sovra-comunale. 29

energetica non solo negli edifici e nelle strutture pubbliche, ma anche nelle imprese (soprattutto di piccola e media dimensione), con delle azioni volte a ridurre consumi energetici ed emissioni nelle imprese, integrare le fonti rinnovabili e migliorare l efficientamento energetico. Le altre due principali priorità sono: lo sviluppo e la realizzazione di sistemi di distribuzione intelligenti operanti a bassa e media tensione e la promozione di una strategia per basse emissioni di carbonio per tutti i tipi di territorio, in particolare nelle aree urbane, inclusa la promozione della mobilità urbana multimodale sostenibile e di pertinenti misure di adattamento e mitigazione ai cambiamenti climatici. La prima priorità si fonda su un fabbisogno emerso negli ultimi anni, in cui la Puglia è diventata la terza regione d Italia in termini di copertura del fabbisogno interno, che supera il 36% del totale (in termini assoluti). Al consistente incremento dei livelli di produzione di energia da fonti rinnovabili, non si è accompagnato un coerente adeguamento della rete di distribuzione, che risulta invece determinante per consentire un completo e continuo utilizzo di tale energia. Quanto all ultima priorità, invece, le azioni programmate rispondono all esigenza di sviluppare le infrastrutture (tuttora carenti) e i nodi di interscambio finalizzati all incremento della mobilità collettiva e alla distribuzione ecocompatibile delle merci e relativi sistemi di trasporto, con l obiettivo di favorire l utilizzo di mezzi pubblici di trasporto ferroviario e su gomma, migliorare l accessibilità e la qualità dei servizi ai cittadini e alle imprese. Per quanto riguarda una valutazione organica dell impatto carbonico di Piani e Programmi comunitari, si segnala che l ENEA ha contribuito alla definizione del modello CO 2 MPARE, utile proprio per la valutazione dei Programmi Operativi Regionali (POR) 27. Per quanto riguarda la precedente programmazione comunitaria 2007-2013 si rileva che, ad esempio, l utilizzo di CO 2 MPARE nella verifica di assoggettabilità a Valutazione Ambientale Strategica (VAS) del POR della Regione Emilia Romagna ha evidenziato come il POR integrato (postterremoto del 2012) supporti la ricostruzione e il nuovo sviluppo dell area e mitighi i danni del sisma, contribuendo a trasformare i problemi causati dal terremoto in nuove opportunità di sviluppo sostenibile. Il Programma europeo per la Competitività e l Innovazione e il programma Life Tra i diversi programmi europei di finanziamento diretto, un ruolo particolare per l Italia l hanno svolto il Programma per la Competitività e l Innovazione (CIP) e il programma Life. Infatti, per quanto riguarda il programma CIP, l Italia risulta il secondo Paese in assoluto in Europa in termini di progetti nei quali è coinvolto un partner italiano. In totale sono 61 i progetti finanziati ove uno dei partner risulta italiano 28 (contro i 77 con partner spagnolo; 53 con partner tedesco; 39 con partner britannico; 36 con partner olandese; 35 con partner francese; ecc.), suddivisi nei 5 settori tematici: Buildings and Construction (8); Food and Drink (9); Greening Business (18); Recycling (21); Water (5) 29. 27 Per maggiori informazioni sul modello CO 2 MPARE si veda il sito: http://ec.europa.eu/regional_policy/newsroom/detail.cfm?id=673&lan=it 28 Pari al 13,7% del totale dei progetti finanziati dall UE nel programma CIP (445). 29 Tutte le informazioni sui progetti con partner italiani sono disponibili sul sito: http://ec.europa.eu/environment/eco-innovation/projects/en/projectsearch?f%5b1%5d=search_api_combined_1%3ait 30

Nel capitolo 7 dedicato ai casi di studio si presentano due dei progetti con partner italiano che, per le loro caratteristiche, rappresentano delle buone pratiche da evidenziare e replicare sul territorio. Per quanto riguarda il programma Life+ (2007-2013), anche qui l Italia è sempre stata tra i Paesi più attivi nella presentazione dei progetti ed anche nell ottenimento dei finanziamenti. Anche nell ultima annualità (2013) si è confermato ciò e i progetti italiani ammessi al cofinanziamento sono in totale 47 così ripartiti tra le componenti in cui si articola il Programma: 35 della componente "Politica Ambientale & Governance" e 12 della componente "Natura & Biodiversità". L'importo complessivo dei cofinanziamenti comunitari assegnato ai progetti italiani è pari a a 45,9 milioni di euro a fronte di una allocazione nazionale indicativa di partenza che per il 2013 era di 24,4 milioni di euro. L investimento complessivo in Italia rappresentato da questi progetti sarà di 96,7 milioni di euro 30. 30 Tutte le informazioni sul programma Life+ e i progetti italiani co-finanziati sono disponibili sul sito: http://www.minambiente.it/pagina/programma-life-2007-2013 31

Il Piano d Azione Europeo per l Eco- Innovazione: il programma europeo e lo stato dell arte in Italia Il Piano d Azione Europeo per l Eco-Innovazione (EcoAP) è stato adottato dalla Commissione Europea nel dicembre 2011 sulla base dell esperienza maturata dal precedente Piano d azione per le tecnologie ambientali nell Unione europea (ETAP, 2004-2008) 31 con l obiettivo di promuovere lo sviluppo e l adozione dell eco-innovazione in tutta Europa e fuori i confini europei, intesa anche come sviluppo di processi, prodotti e servizi eco-innovativi. EcoAP è inserito nell ambito della Strategia Europa 2020 che traccerà il percorso dell economia europea nei prossimi anni e che, come abbiamo visto in precedenza, mira ad agevolare la transizione verso un economia efficiente sotto il profilo delle risorse e delle basse emissioni di carbonio. Tra le sue iniziative prioritarie si ricorda l Unione dell Innovazione, un iniziativa che mira a trasformare le idee innovative in prodotti e servizi in grado di creare crescita e occupazione. L EcoAP nasce proprio nell ambito di questa iniziativa con l obiettivo di evidenziare il ruolo della politica ambientale come fattore di crescita economica. Esso inoltre integra le azioni di altre tre iniziative: un Europa efficiente sotto il profilo delle risorse; una Politica industriale integrata per l era della globalizzazione; un Agenda per nuove competenze e per l occupazione. Considerate nell insieme, esse contribuiranno a fare dell eco-innovazione un elemento prioritario tra le azioni dell UE volte a ridurre la pressione sull ambiente, colmare il divario tra innovazione e mercato e aumentare le opportunità per la creazione di green jobs. EcoAP, attraverso le sue 7 azioni prioritarie, presenta un ampia serie di iniziative per accelerare l adozione dell eco-innovazione da parte del mercato. In particolare ci si concentra sulla domanda e sull offerta di prodotti, processi e servizi eco-innovativi, sulla ricerca, sull industria e sugli strumenti politici, normativi e finanziari per realizzare tali azioni. L attuazione degli interventi è guidata dal Gruppo EcoAP composto da rappresentanti degli Stati Membri e della Commissione Europea. Essi coordinano le politiche nazionali con quelle europee sull eco-innovazione, identificano e si scambiano le informazioni sulle buone pratiche, elaborano le tabelle di marcia volontarie nazionali per l eco-innovazione e organizzano i fora tematici, coadiuvano i lavori dell Osservatorio Europeo per l Ecoinnovazione 32 e le altre iniziative della Commissione Europea, come ad esempio ECOPOL 33 31 Obiettivo di ETAP era quello di superare le barriere finanziarie, economiche e istituzionali che ostacolano lo sviluppo delle tecnologie ambientali ed incoraggiare la loro adozione da parte del mercato. Con ETAP, le industrie europee attente all ambiente sono cresciute notevolmente, tanto che questo settore vanta oggi un fatturato di circa 319 miliardi di euro (circa il 2,5% del prodotto interno lordo dell UE), impiegando direttamente 3,4 milioni di persone. Quasi la metà delle imprese europee operanti nei settori manifatturiero, agricolo e dei servizi idrici e alimentari si sono recentemente innovate in maniera eco-sostenibile evidenziando le potenzialità dell ecoinnovazione nella creazione di nuove opportunità imprenditoriali, occupazione e crescita in Europa. 32 http://www.eco-innovation.eu/ 33 http://www.ecopol-project.eu/ 32

ed ECO-INNOVERA 34, finalizzate alla raccolta dei dati sulla "performance" eco innovativa dell Europa nel suo complesso e dei singoli Paesi. In estrema sintesi, si riportano le 7 azioni prioritarie dell Eco-AP: 1) Utilizzo delle politiche e delle normative in materia ambientale per promuovere l ecoinnovazione. La legislazione europea in materia ambientale è da sempre uno dei principali fattori trainanti delle industrie europee verso una maggiore sostenibilità. L obiettivo è far sì che l ecoinnovazione sia alla base della revisione della legislazione europea, nei settori dell aria e dell acqua, dei rifiuti e delle infrastrutture. 2) Sostegno a progetti di prima applicazione commerciale per introdurre nel mercato l ecoinnovazione. Esiste ancora un divario significativo tra la disponibilità di nuove tecnologie e la loro commercializzazione. Accelerando lo sfruttamento commerciale e la diffusione dell ecoinnovazione si può contribuire a migliorare le prestazioni ambientali con soluzioni al tempo stesso efficienti ed efficaci anche in termini di costi e benefici per le imprese. In questo contesto, la Commissione fornisce sostegno a progetti di prima applicazione commerciale volti a ridurre l impatto ambientale e a contribuire a un utilizzo minore e più efficiente delle risorse naturali, compresa l energia 35. 3) Sviluppo di norme ed obiettivi di prestazione per beni, processi e servizi, al fine di ridurre l impronta ecologica e mobilitare strumenti finanziari e servizi di sostegno alle Piccole e Medie Imprese eco-innovative. L eco-innovazione trae vantaggi da norme e obiettivi ambiziosi. Collaborando con gli Stati Membri e con gli Organismi internazionali di normalizzazione, la Commissione ha avviato un processo interattivo inteso a individuare e a classificare in ordine di priorità le aree in cui le norme e gli obiettivi di prestazione potrebbero avere maggiore impatto. 4) Finanziamenti e servizi di sostegno alle PMI. I finanziamenti del settore pubblico sono fondamentali per accelerare l eco-innovazione nel settore privato, in particolare nei confronti delle PMI. Per attrarre nuovi investitori, la Commissione ha creato una rete europea di finanziatori dell eco-innovazione (Green Public Procurement) e sta elaborando nuovi strumenti di finanziamento, al fine di offrire strumenti di finanza agevolata per le attività eco-innovative. La Commissione Europea sta espandendo anche altri servizi alle PMI e sta sviluppando lo schema per la verifica delle tecnologie ambientali (Environmental Technologies Verification - ETV) per migliorare la fiducia nelle tecnologie ambientalmente sostenibili. L ETV è quindi un programma pilota europeo per la promozione di tecnologie ambientali innovative. Si tratta di una verifica indipendente di Terza Parte di una dichiarazione di prestazione composta da parametri verificabili, che descrivono le sue caratteristiche innovative, le prestazioni ambientali e le condizioni operative. La dichiarazione di prestazione validata da un Organismo di Verifica accreditato è valida in tutta l Unione Europea e pubblicata sul sito web ETV della Commissione Europea 36. L ETV si pone molteplici obiettivi: in primo luogo aiutare i produttori di tecnologie, soprattutto le PMI, a 34 https://www.eco-innovera.eu/ 35 Nello specifico con il Programma Quadro per l Innovazione e la Competitività (CIP) che nella precedente programmazione comunitaria 2007-2013 si suddivideva in tre sottoprogrammi: il Programma per l innovazione e l imprenditorialità; il Programma di sostegno alla politica in materia di tecnologie dell informazione e della comunicazione; il programma Energia Intelligente per l Europa. Con la nuova programmazione comunitaria (2014-2020) è stato tutto convogliato nel programma HORIZON 2020. 36 http://iet.jrc.ec.europa.eu/etv/ 33

commercializzare le proprie tecnologie ambientali fornendo prove credibili delle loro prestazioni in modo da convincere gli acquirenti (e gli investitori) dei loro meriti. In secondo luogo permette di aiutare gli acquirenti di tecnologie (pubblici e privati) a scegliere le tecnologie ambientali più adatte alle proprie esigenze fornendo informazioni su cui basare le proprie decisioni di acquisto. L ETV può essere utilizzato, in tal senso, come un sistema ampiamente riconosciuto e scientificamente valido per comprovare le prestazioni nelle procedure di appalto e acquisto. Infine l ETV ha lo scopo di favorire l attuazione delle normative e delle politiche pubbliche fornendo ai cittadini, ai regolatori e ai responsabili delle decisioni informazioni affidabili sui livelli di prestazione raggiungibili dalle nuove tecnologie ambientali pronte per il mercato. Il valore aggiunto dell ETV, per produttori e sviluppatori di tecnologie, consiste nella conferma della Dichiarazione di Prestazione. D altra parte la verifica ETV non è un sistema che assegna un giudizio positivo o negativo né una certificazione secondo un insieme di norme o criteri predefiniti che prevede, ad esempio, l assegnazione di un marchio europeo. Si tratta invece di un processo dinamico che coinvolge il proponente al pari delle entità responsabili della verifica in un analisi di eleggibilità, nella definizione della Dichiarazione di Prestazione, nello sviluppo di un Protocollo di Verifica Specifico per la tecnologia, nella fase di testing e di verifica finale dei risultati. La partecipazione al programma europeo è volontaria ed aperta a sviluppatori o produttori di tecnologie oppure a rappresentanti autorizzati. Le aree tecnologiche eleggibili sono tre: 1) tecnologie per il monitoraggio dell acqua; 2) Materiali, rifiuti e risorse; 3) Tecnologie Energetiche. RINA Services S.p.A. è uno dei primi 10 enti accreditati nell Unione Europea per operare come Ente di Verifica e ha ottenuto l accreditamento a Febbraio 2014. RINA sta finalizzando la verifica di diverse eco-tecnologie innovative, tra cui due casi studio: uno scambiatore di calore per il recupero di energia termica da reflui inquinanti (di cui un approfondimento al successivo capitolo 7) e un sistema per la pulizia dei serbatoi per lo stoccaggio dei carburanti. In conclusione l ETV può essere un valido strumento per rafforzare l efficacia di politiche per la sostenibilità ambientale e la riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra e al tempo stesso facilitare l inserimento nel mercato di PMI che sviluppano eco-tecnologie innovative. Ad oggi la realizzazione di Verifiche ETV può essere finanziato attraverso strumenti come i bandi Horizon2020 mentre solo alcuni Paesi Membri dell Unione Europea come Regno Unito e Danimarca hanno introdotto strumenti di supporto pubblici di tipo tecnico e/o economico. 5) Promozione dell eco-innovazione nell ambito della cooperazione internazionale. Le economie emergenti come Cina, India e Brasile offrono significative opportunità di mercato e di partenariato per l eco-innovazione europea. Per non lasciare inesplorate tali opportunità, la Commissione promuove l istituzione di centri aziendali e tecnologici a sostegno delle imprese europee che vogliono espandere i loro mercati. 6) Sostegno allo sviluppo di competenze e posti di lavoro "verdi". Il "Panorama UE delle competenze" 37 è un iniziativa della Commissione per l elaborazione delle esigenze di competenze attuali e future in Europa, con particolare attenzione ai lavori verdi. Lo scopo di tale iniziativa è agevolare la transizione verso un economia più ecosostenibile e fornire alle imprese in futuro una forza lavoro con le competenze e conoscenze necessarie. La Commissione favorisce anche lo scambio di informazioni tra gli Stati Membri sugli schemi di formazione che hanno come obiettivo l eco-innovazione. 7) Promozione dell eco-innovazione attraverso i partenariati europei. 37 http://euskillspanorama.cedefop.europa.eu/ 34

I Partenariati Europei per l Innovazione 38 sono iniziative intese a riunire attori pubblici e privati di settori chiave, in cui l eco-innovazione potrebbe contribuire a creare una maggiore efficienza nell impiego delle risorse. Sono già stati istituiti, o in corso di istituzione, partenariati per le materie prime, l agricoltura sostenibile e l acqua. Fino al 2013 39 i progetti eco-innovativi sono stati finanziati nell ambito del Settimo programma quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico (FP7), del Programma quadro per la competitività e l innovazione (CIP) e del Life+ dell UE, nonché attraverso l utilizzo dei fondi strutturali e di coesione. In particolare, in Italia si è fatto molto ricorso al supporto finanziario messo a disposizione dal programma CIP e dal programma Life+, riscontrando un discreto successo, come descritto nel paragrafo 4.3. Al di là della partecipazione a progetti europei, diversi produttori italiani stanno sperimentando prodotti e processi produttivi ecosostenibili e, dunque, in linea con quanto previsto dai piani ETAP ed EcoAP; tuttavia manca una vera e propria banca dati e una sistematizzazione delle informazioni in merito. Gli unici osservatori che raccolgono esperienze di eco-innovazione sono al momento l Eco-Innovation Observatory, che raccoglie informazioni su progetti di sperimentazione nel campo dell eco-innovazione 40 e l Osservatorio sulle buone pratiche relative al Piano di Azione dell Eco-Innovazione (EcoAP) della Commissione europea 41. Su scala territoriale, si può comunque affermare che la tematica dell eco-innovazione registra un forte ritardo nelle regioni italiane, in particolare nelle regioni del sud ove la sua presenza nei documenti relativi alla precedente programmazione europea (2007-2013) risultava solo in casi specifici e circoscritti. O meglio ancora, si evidenzia la difficoltà nel passaggio dagli obiettivi operativi alla pratica, a causa della scarsità di esempi o di conoscenza di azioni effettivamente diffuse e capillari, se non in rari casi, circoscritti e riferiti ad ambiti che nella realtà hanno una propria modalità di azione e di costruzione di programmi di sviluppo. Ad oggi, i finanziamenti monitorati attraverso la piattaforma ministeriale Open Coesione evidenziano un ruolo molto limitato dell eco-innovazione, come, peraltro, emerge dalla lettura delle statistiche europee sul finanziamento di progetti nazionali, regionali e locali sul tema. Di fatto i finanziamenti a favore dell eco-innovazione provengano prevalentemente dagli strumenti di finanziamento diretto (programmi tematici quadro) e non dagli strumenti che rientrano nella programmazione strategica pluriennale che coinvolge le più consistenti risorse pubbliche per lo sviluppo a medio e lungo termine. Il paradosso italiano è proprio questo: si riescono ad ottenere interessanti finanziamenti europei attraverso i bandi gestiti dalla Commissione europea con progetti di altissima qualità e innovatività (spesso senza la partecipazione degli enti pubblici), mentre i bandi regionali e nazionali sul tema scarseggiano. E evidente quindi che esiste un forte divario da colmare, ai fini di una migliore competitività del nostro sistema Paese; divario che si potrà sempre più velocemente colmare se si valorizzano e replicano alcuni esempi in atto a livello nazionale, come ad esempio il bando emesso di recente (giugno 2014) dal Ministero per lo Sviluppo Economico (MISE) per 38 http://ec.europa.eu/research/innovation-union/index_en.cfm?pg=eip 39 Dal 2014 è partita la nuova programmazione comunitaria 2014-2020 ove i temi della Ricerca e dell Innovazione sono inseriti nel programma Horizon 2020. 40 L Italia è presente ad oggi nell Eco-Innovation Observatory con 12 progetti: http://www.ecoinnovation.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=475&itemid=63 41 L Italia è presente ad oggi nell Osservatorio sulle buone pratiche di Eco-AP con 5 progetti: http://ec.europa.eu/environment/ecoap/about-eco-innovation/good-practices/italy/index_it.htm 35

progetti di ricerca e sviluppo finalizzati al reimpiego sostenibile degli scarti della lavorazione degli agrumi (risorse disponibili: circa 1,8 milioni di euro) e l accordo fatto con il Ministero per l Economia e le Finanze (MEF) e la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) per collaborare con l obiettivo di aumentare le risorse per il finanziamento di nuovi investimenti tra i quali anche quelli di progetti su efficienza energetica e sviluppo sostenibile. Così come i bandi sulle Smart Cities lanciati dal Ministero dell Istruzione, dell Università e della Ricerca (MIUR) nel 2012 finanziati nell ambito dell Asse II del Programma Operativo Nazionale Ricerca e competitività (PON R&C) 2007-2013 che, non appena svolte le verifiche di legge, potranno entrare nella fase esecutiva 42. 42 Sono 32 i progetti ammessi alle agevolazioni (contributo alla spesa e credito agevolato) previste dal bando Smart Cities and Communities del MIUR per un totale di agevolazioni definite pari a 305 milioni di euro che saranno regolarmente erogati a seguito delle verifiche previste ai sensi delle vigenti normative nazionali e comunitarie. 36

Il Programma nazionale per la valutazione dell impronta ambientale Le aziende che volontariamente si impegnano a valutare la propria impronta ambientale e ridurre le proprie emissioni di gas serra sono in continuo aumento e sempre più stanno diventando uno strumento importante per migliorare le misure previste nelle politiche governative in vista degli obiettivi fissati a livello europeo al 2020. In questo contesto, il Ministero dell Ambiente italiano ha lanciato un programma per la valutazione dell impronta ambientale (Italian Environmental Footprint Program) di beni e servizi per testare su una più ampia scala e quindi ottimizzare i diversi sistemi di valutazione delle prestazioni ambientali, tenendo in considerazione le differenze presenti nei diversi settori economici con l obiettivo di armonizzarli e renderli replicabili. L iniziativa mira quindi ad identificare le procedure adottate dai soggetti coinvolti per la gestione delle emissioni di carbonio e sostenerle nell utilizzo di tecnologie e buone pratiche nei processi produttivi a basso contenuto di carbonio. Con un approccio bottom-up e attraverso accordi volontari vengono quindi identificate misure per la riduzione delle emissioni. Il Ministero dell Ambiente ha cofinanziato l iniziativa con 6,4 milioni di euro, attraverso due bandi (nel 2011 e nel 2013) rispettivamente di 1,6 e 4,8 milioni di euro a beneficio di oltre 100 aziende (in particolare PMI) 43, al fine di far crescere sempre di più gli investimenti sulla sostenibilità. L iniziativa rappresenta quindi: - un driver di competitività per il sistema delle aziende italiane che tiene conto dell importanza dei requisiti ecologici dei prodotti nel mercato interno e internazionale; - uno stimolo per la revisione dei sistemi di gestione dei cicli di produzione e distribuzione; - un opportunità per creare una nuova consapevolezza nel consumatore verso scelte più responsabili e comportamenti virtuosi. L analisi dell impronta ambientale ha messo in evidenza la stretta correlazione tra le azioni propedeutiche alla riduzione delle emissioni di gas serra derivanti da interventi di razionalizzazione nell uso dell energia da quelle relative ad interventi che migliorano l assorbimento della CO 2 da parte degli ecosistemi agro-forestali. Quest ultimo aspetto, normato a livello internazionale nell ambito dell attuazione del protocollo di Kyoto e noto con l acronimo LULUCF (Land Use, Land-Use Change and Forestry) ha visto il proliferare di molteplici iniziative sul territorio nazionale volte alla compensazione delle emissioni di CO 2 prodotte da un iniziativa, un programma, un processo, ecc. attraverso un incremento dell assorbimento di CO 2 da parte dei sistemi agro-forestali (gestione sostenibile delle foreste o realizzazione di nuovi boschi). Al fine di monitorare tali iniziative è stato istituito il Nucleo di Monitoraggio del Carbonio 44 che si propone l analisi e il monitoraggio dello stato di 43 L elenco delle aziende beneficiarie del co-finanziamento è disponibile sul sito: http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/bandi/bando_progetti_ic_dm_02082013_41168.pdf 44 Un gruppo di lavoro costituito dall Osservatorio Foreste dell INEA (Istituto Nazionale di Economia Agraria) e i dipartimenti TeSAF, dell Università degli Studi di Padova, e DiBAF, dell Università degli Studi di Viterbo, in collaborazione con la Compagnia delle Foreste e la rivista Sherwood: (http://www.rivistasherwood.it/serviziecosistemici/chi-siamo.html). 37

avanzamento del mercato volontario nazionale dei crediti di carbonio, con particolare riferimento ai progetti forestali di compensazione delle emissioni. Nel contesto nazionale emerge, infatti, la necessità di poter rendere più efficace e trasparente la gestione del sistema volontario, disponendo di informazioni concrete e scientificamente valide, proponendo momenti di incontro e discussione al fine di coordinare gli attori operanti nel sistema volontario nazionale e definendo proposte metodologiche condivise con le Istituzioni competenti. I casi di studio presentati nel capitolo successivo sono relativi ad aziende particolarmente attive nell ambito del programma nazionale sull impronta ambientale e che riguardano in qualche modo anche il settore agro-forestale, per alcuni versi settore strategico per il nostro Paese. 38

Casi di studio I casi di studio analizzati rappresentano un indicatore delle potenzialità esistenti nel panorama nazionale in termini di sinergia tra gli impegni presi sulla sostenibilità ambientale ed energetica a livello nazionale/locale e il ruolo del settore privato/produttivo. A tale fine, si presentano 9 casi di studio selezionati dai programmi descritti nei paragrafi precedenti. Nello specifico: a) Patto dei Sindaci/PAES: si presentano le esperienze dei Comuni di Bari, Cernusco sul Naviglio (Mi), Bologna e Verona; b) Programma nazionale per la valutazione dell impronta ambientale: si presentano le esperienze delle aziende Carlsberg Italia e Tormaresca Sarl; c) EcoAP: Si presentano le esperienze di due progetti (ECO PAPER con partner italiano l azienda Ferrero Spa che mira alla creazione di soluzioni di imballaggio per prodotti dolciari più economiche ed ecologiche; e TV4newood (Thermovacuum for new wood) con partner italiano l azienda Maspell Srl per la produzione di una nuova generazione di legname termicamente modificato sottovuoto con alte prestazioni di resistenza e durabilità) finanziati nell ambito del programma CIP e dell azienda Pozzi Leopoldo Srl che con la tecnologia RCR (scambiatore rotativo autopulente) recupera il calore dalle acque di scarico gestendo al contempo la presenza di liquidi inquinanti e riducendo i costi di manutenzione. Patto dei Sindaci/PAES Il Comune di Bari: efficientamento energetico ed installazione di sistemi di produzione di energia da fonte fotovoltaica negli edifici scolastici comunali. Il Comune di Bari ha inteso utilizzare l istituto del project financing, tecnica di finanziamento disciplinata dal Codice degli Appalti pubblici (D.Lgsl 163/06), per consentire di realizzare l intervento di valorizzazione dei propri beni che altrimenti per carenza di fondi del bilancio comunale e l entità dell investimento stesso, non sarebbe stato possibile realizzare. Il project financing è stato utilizzato in questo caso non per realizzare opere pubbliche di manufatti edilizi bensì per interventi di efficientamento energetico e installazione di impianti a fonte rinnovabile, secondo lo schema assimilabile all energy performance contracting (EPC). L Amministrazione comunale nella concessione di lavori ha trasferito ai privati i rischi di natura tecnica, progettuale e costruttiva e gestionale di opere di pubblica utilità da realizzarsi in tempi certi, a fronte di una compartecipazione economica mediante l erogazione di un canone annuo per l opera stessa, rappresentato dai costi storici di manutenzione e gestione, con l effetto di un limitato impatto sul proprio bilancio vista l imputazione dello stesso sulla spesa corrente. L intervento assume comunque un interesse per l appaltatore vista la sua sostenibilità economica. Per quanto riguarda gli impianti fotovoltaici, le condizioni delle incentivazioni economiche previste dal Conto Energia consentono al concessionario di finanziare a proprio carico la spesa delle installazioni. I risparmi di energia conseguiti invece dagli interventi di efficientamento e in parte anche dalla produzione di energia rinnovabile, consentono 39

all appaltatore, unitamente ai costi di manutenzione storici versati dall Amministrazione come canone, di ammortizzare l investimento nel corso della concessione. L Amministrazione ha visto quindi realizzate opere pubbliche con anticipazione finanziaria da parte del concessionario ed anche a totale carico dello stesso; al termine della concessione potrà sfruttare impianti energeticamente riqualificati e sistemi di produzione di energia fotovoltaica non ancora al termine di vita di produzione. L intervento è stato inserito nel Piano Triennale delle Opere Pubbliche sulla base di uno studio di fattibilità redatto dall ufficio energia del Comune come concessione di costruzione e gestione degli impianti tecnologici e fotovoltaici. La gara si é espletata con il metodo dell offerta economicamente più vantaggiosa. Il progetto prevede la realizzazione di interventi di riqualificazione energetica degli impianti termici ed elettrici e l installazione di impianti fotovoltaici. Nello specifico: - il censimento impiantistico del parco con sistema Geomap, accessibile via WEB, con gestione e consultazione dei dati attraverso Smartphone; - l informatizzazione delle attività di gestione e manutenzione con sistemi di controllo continuo del servizio erogato (Piano Qualità, Visite Ispettive, monitoraggio KPI, Valutazione Soddisfazione Cliente, ecc.) tramite GIS accessibile via Web; - il tele-controllo degli impianti fotovoltaici e termici; - la tele-lettura dei consumi di energia elettrica e termica; - la fornitura del combustibile necessario per alimentare gli impianti di riscaldamento; - la fornitura di energia elettrica; - l assunzione delle responsabilità connesse alla gestione degli impianti (terzo responsabile); - la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti termici; - il servizio di pronto intervento e di reperibilità h 24; - le diagnosi e certificazioni energetiche degli edifici; - la riqualificazione energetica totale (compreso involucro esterno) di un edificio campione; - la sostituzione dei generatori di calore attuali con nuove caldaie a condensazione o ad alto rendimento con bruciatore modulante; - l installazione di un Sistema di Supervisione e Controllo; - l installazione in n. 100 edifici, di dispositivi automatici per il controllo dell illuminazione (interruttori a tempo, dispositivi controllo presenza, dispositivi controllo luce diurna, ecc.); - l installazione in n. 20 edifici scolastici di condensatori statici o sincroni rotanti per il rifasamento dei carichi di potenza; - l installazione di n. 80 impianti fotovoltaici con un potenza complessiva installata pari ad 1,175 MWp ed una produzione annua di energia elettrica pari a circa 1.700 MWh (296.153 tep risparmiate, pari a 1.029.409 ton annue di CO 2 evitate). A totale carico finanziario del concessionario le seguenti opere: - realizzazione degli impianti fotovoltaici; - gestione e manutenzione degli impianti per la durata della concessione; - fornitura di combustibile ed energia elettrica; - spese di progettazione definitiva ed esecutiva degli interventi (offerta con progetto preliminare); - spese tecniche di direzione dei lavori e collaudo opere. 40

Il progetto prevede la corresponsione di un canone di servizio e di disponibilità al concessionario relativo alla spesa storica (baseline) per il servizio di manutenzione e di ammortamento dell intervento di riqualificazione energetica sugli impianti. L investimento totale è di circa 61 milioni di euro (M ) che, a seguito della gara, si è attestato poco sotto i 50 M per una concessione della durata di 19 anni. Efficientamento energetico ed installazione di sistemi di produzione di energia da fonte fotovoltaica negli edifici scolastici comunali Patrimonio immobiliare oggetto della Concessione Volume complessivo Fabbisogno termico Fabbisogno elettrico Risparmio energia primaria Benefici 112 edifici 1.106.000 mc 15.014 MWh/anno 3.963 MWh/anno circa il 20% rispetto alla gara Riduzione fabbisogno energia termica 9,24 % Riduzione fabbisogno energia elettrica 32% Emissioni CO 2 evitate Produzione energia elettrica da FV 1.758,51 ton/a 1.712.420 kwh/a (pari al 32% del totale) Economie di gara circa 2,8 M Certificati Bianchi annuali 452.826 Costo annuo evitato energia elettrica circa 600.000 Economie nei costi annui di manutenzione circa 160.000 Tabella 2: Prospetto sintetico degli interventi di efficienza energetica e fonti rinnovabili previsti dal Comune di Bari negli edifici scolastici" Il Comune di Cernusco sul Naviglio: il servizio integrato di gestione calore e l installazione di impianti a fonte rinnovabile Il Comune di Cernusco sul Naviglio (32.500 abitanti) ha aderito al Patto dei Sindaci nel 2009 e si è posto l obiettivo generale di ridurre le proprie emissioni di CO 2 del 28,1% (28,5% se calcolate pro-capite) entro il 2020 (anno base di riferimento il 2005). Il PAES è stato approvato nel 2011 e contiene 40 azioni nei diversi settori che porteranno al raggiungimento dell obiettivo di riduzione delle emissioni prefissato che, in termini assoluti, è pari a 28.366 tonnellate di CO 2 con un consumo energetico ridotto di oltre 100.000 MWh. Ad oggi il Comune ha avviato 24 delle 40 azioni previste, 22 sono in corso di attuazione e 2 già concluse (si stima una riduzione delle emissioni ad oggi del 15% rispetto all anno base). Le azioni principali con le quali l Amministrazione comunale ha inteso coinvolgere il settore produttivo in maniera diretta riguardano: l attivazione di interventi di retrofit affidati a terzi (ESCo) comprensivi del servizio di gestione calore (impianti termici degli edifici pubblici), noto come Servizio Energia; l installazione di impianti a fonte rinnovabile, in particolare fotovoltaici, su edifici pubblici tramite terzi; la riqualificazione energetica degli impianti di 41

illuminazione pubblica (gestione del servizio di illuminazione pubblica) e la riqualificazione degli impianti di illuminazione interna degli edifici. Si riportano alcune considerazioni sulle prime due azioni, già concluse, ove sono quindi già disponibili i primi dati di monitoraggio. Servizio energia: lo scopo dell intervento è stato quello di apportare miglioramenti tecnologici alla maggior parte degli impianti di proprietà comunale, al fine di ridurre i consumi, i costi di gestione, e le emissioni degli impianti stessi ricevendo al contempo un servizio migliore, dal punto di vista energetico ed ambientale, mantenendo sostanzialmente inalterata la spesa; un appalto di questo tipo, quindi, non è strettamente finalizzato al solo risparmio immediato. Nello specifico, l appalto si sviluppa in questo modo: a fronte di un corrispettivo riconosciuto dall amministrazione comunale alla ESCo pari a 9.000.000 (iva inclusa) in 10 anni (900.000 /anno), questa provvede alla riqualificazione impiantistica, alla gestione, alla manutenzione ordinaria e straordinaria e alla fornitura di combustibile per i 16 edifici coinvolti nell appalto (volume riscaldato totale: 216.252 mc; potenza complessiva degli impianti termici: 10.313 kw). La situazione di partenza prevedeva un consumo annuo normalizzato pari a 725.676 mc di gas (energia primaria stimata tramite audit energetici degli edifici pari a 6.959 MWh), quota sensibilmente abbassata mediante: la sostituzione di 12 generatori, l installazione di valvole termostatiche e sistemi di telecontrollo su tutti i terminali d impianto presenti in 13 edifici, la coibentazione di 4 edifici, l installazione di un impianto solare termico. A fronte della realizzazione di tali interventi, il risparmio energetico minimo garantito è pari al 10% del consumo di gas precedente agli interventi stessi (18% in termini di energia primaria). Questo, dal punto di vista ambientale, corrisponde ad un risparmio di almeno 254.775 kg CO 2 annui non emessi nell ambiente. Come è risultato dal monitoraggio successivo, tale risparmio energetico si è attestato oltre questa soglia negli ultimi anni, raggiungendo un valore pari a circa il 20% rispetto al consumo precedente (opportunamente stagionalizzato), con evidenti impatti positivi a livello energetico ed ambientale. Un appalto di questo genere ha avuto altri aspetti significativi che devono essere tenuti in considerazione: - l ottimizzazione degli impianti comporta in ogni caso un risparmio energetico e consente una migliore gestione degli impianti stessi (sistemi di telecontrollo e contabilizzazione del calore consentono un continuo monitoraggio dell impianto); - la grande quantità di dati raccolti fornisce all amministrazione una maggiore conoscenza dei consumi; in questo modo è possibile capire nello specifico quanto consuma ogni singolo edificio, valutando se sia possibile fare di meglio. Inoltre, una volta terminato il contratto, l amministrazione comunale avrà a disposizione dati molto dettagliati che consentiranno di richiedere, in sede di nuova gara, dei risultati personalizzati e prestazioni ancora più elevate; - il supporto tecnico per eventuali interventi straordinari viene comunque fornito dalla ESCo e il fatto che le manutenzioni ordinarie e straordinarie siano comprese nel contratto garantisce affidabilità degli interventi e certezza di pagamento. La mancata conoscenza di dati certi sui precedenti consumi di energia primaria consente di valutare solo in modo approssimativo il risparmio energetico offerto in gara, che in effetti risulta essere superiore ai risultati ottenuti in questi primi 5 anni. La storia termica degli edifici risulta quindi essere un punto di partenza necessario per l appalto. Infine, il capitolato prevede un meccanismo di sharing saving, utile per premiare la ESCo nel caso i consumi stagionali risultino particolarmente bassi: è importante, per l applicazione di tale sistema 42

premiante, che le valutazione si faccia sul consumo complessivo degli edifici, al fine di premiare una gestione complessiva positiva. Impianti fotovoltaici: senza il coinvolgimento dei privati sarebbe stato impossibile raggiungere la potenza attualmente installata; è stato quindi necessario coinvolgere terzi per la realizzazione degli impianti, secondo varie modalità che di seguito si descrivono sinteticamente: - affitto della superficie: i contratti messi in atto prevedono un contratto d affitto del tetto degli edifici comunali piuttosto agevole a carico del privato, che si incarica, parzialmente o totalmente, di realizzare e gestire l impianto fotovoltaico a fronte del beneficio del contributo del conto energia che introita (l autoconsumo e lo scambio sul posto viene invece introitato dal Comune che rimane proprietario degli impianti a fine contratto). L operazione nel complesso è piuttosto vantaggiosa per il privato, in quanto il canone è stato pensato per favorire tale investimento; - cessione dei TEE: la cessione dei cosiddetti Titoli di Efficienza Energetica o certificati bianchi maturati dal Comune in seguito ad operazioni di efficientamento, consente al Comune stesso di avere la disponibilità per realizzare l impianto. Le potenze installate riguardano 7 impianti per un totale di 248,51 kw, di cui 213,35 kw (5 impianti) installati grazie all intervento di terzi e 35,16 kw (2 impianti) direttamente dall amministrazione comunale. L installazione di tali impianti permette un sensibile risparmio energetico, nell ordine dei 289.000 kwh/annui. Questo comporta una mancata emissione di CO 2 pari a 139.732 kg/anno. Il Comune di Verona: efficienza energetica e fonti rinnovabili nel PAES e nel PEC Il Comune di Verona ha aderito al Patto dei Sindaci con Deliberazione di Consiglio Comunale n. 63 del 30 ottobre 2008. La conseguente redazione del Piano d Azione per l Energia Sostenibile (PAES) è avvenuta all interno del Piano Energetico Ambientale Comunale (PEAC), la cui redazione è prevista dall art. 5 della Legge 10/1991 Norme per l attuazione del Piano energetico nazionale in materia di uso razionale dell energia, del risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia. I Comuni con popolazione superiore ai 50.000 abitanti devono predisporre un piano energetico relativo all uso delle fonti rinnovabili di energia, quale strumento volto all analisi dei consumi energetici, alla promozione delle energie rinnovabili, all incentivazione del risparmio energetico, nonché alla riduzione delle emissioni di gas climalteranti, come previsto dal Protocollo di Kyoto. È stato quindi prodotto un documento approvato dal Consiglio Comunale con Deliberazione n. 81 del 25 ottobre 2012, che contiene indirizzi e obiettivi strategici in campo energetico e specifica le conseguenti linee di intervento riguardanti l energia. Le azioni del PAES del Comune di Verona che vedono in particolare il coinvolgimento del settore produttivo / settore privato sono: - RES 05 - Politiche volte all efficienza energetica del parco edilizio privato Tale azione rivolta al settore residenziale prevede la promozione di politiche di risparmio energetico ed interventi di affiancamento al naturale ammodernamento impiantistico e 43

costruttivo degli edifici, tramite la concessione di premi volumetrici e bandi per l incentivazione dell edilizia sostenibile (sostituzione caldaie e finestre), oltre alla realizzazione di campagne informative e di sensibilizzazione dei cittadini. L obiettivo al 2020 è la riduzione del 5% dei consumi di energia elettrica e del 9% dei consumi di energia termica. - TER 02 - Razionalizzazione energetica nel settore terziario L azione rivolta al settore terziario, prevede di sostenere ed incentivare il naturale incremento dell efficienza energetica, dovuto al rinnovamento di impianti ed edifici, tramite attività di promozione ed informazione sul tema del risparmio energetico condotta dall Ecosportello comunale. Sono inoltre effettuate iniziative di coinvolgimento delle associazioni di categoria, banche locali e assicurazioni per facilitare accordi per un accesso al credito agevolato per interventi di recupero energetico. L obiettivo al 2020 è la riduzione del 16% dei consumi di energia elettrica e del 10% dei consumi di energia termica. - APR 01 - Voucher audit energetico PMI L azione, nel settore produttivo, prevede l assegnazione di voucher a fondo perduto alle PMI che sottopongono l azienda a una diagnosi energetica delle strutture e/o del processo produttivo. La finalità è quella di favorire la competitività delle aziende veronesi attraverso il finanziamento delle diagnosi energetiche e possibili finanziamenti dei più efficaci interventi di recupero energetico proposti. - APR 02 - Incremento dell efficienza energetica nel settore industriale L azione, anch essa rivolta al settore produttivo, prevede di affiancare con iniziative efficaci il processo già in corso di naturale ammodernamento e di conseguente incremento dell efficienza energetica nel settore industriale, tramite attività di promozione, coordinamento e sensibilizzazione sui temi energetici e la promozione di accordi con associazioni di categoria, informazione alle imprese, corsi di formazione rivolti egli energy manager delle aziende. L obiettivo da raggiungere al 2020 è la riduzione del 10% dei consumi di energia elettrica e di energia termica. - FER 02 Solare fotovoltaico su edifici pubblici e spazi pubblici da parte di privati L azione vuole promuovere il ricorso alle fonti energetiche rinnovabili, tramite la messa a disposizione delle superfici esterne degli involucri degli edifici pubblici e/o elementi di arredo urbano e viario (chioschi, pensiline, tettoie, barriere acustiche, ecc.) a privati per l installazione di impianti fotovoltaici. L obiettivo è quello di installare una potenza complessiva aggiuntiva rispetto al 2010 di 7MWp di impianti fotovoltaici entro il 2020. Dall attuazione di queste azioni è previsto di ottenere: - Risparmio di energia: 326.134 MWH/anno - Emissioni di CO 2 evitate: 110.430 tco 2 /anno corrispondenti a circa il 42% dell obiettivo finale al 2020, fissato a 260.838 tco 2. Uno degli elementi di forza del Comune, nell ambito del coinvolgimento dei privati, è stato il fatto di aver potuto mettere a disposizione dei cittadini una rilevante somma in contributi ed incentivi diretti al risparmio energetico, con uno stanziamento complessivo nel periodo 2007-2014 di oltre 500.000 Euro. I contributi sono stati rivolti a: sostituzione di vecchi elettrodomestici (frigoriferi e lavatrici) con apparecchi ad alta efficienza energetica, redazione 44

dell Attestato di Prestazione Energetica, installazione di valvole termostatiche, sostituzione di vecchie caldaie con caldaie a metano a condensazione ed ad alta efficienza energetica, cambio dei serramenti. Oltre alla concessione di contributi, vi è stata una partecipazione attiva ad iniziative di divulgazione tecnica, convegni e tavoli di confronto, sensibilizzando e informando platee differenziate di utenti sui temi del risparmio energetico e della sostenibilità edilizia. Un elemento certamente positivo è che tutte queste iniziative, oltre a contribuire al complessivo risparmio energetico ed emissivo e quindi al raggiungimento degli obiettivi fissati all interno del PAES, fungono da volano per il settore produttivo e le imprese. Una criticità è senz altro quella difficoltà strutturale ancora esistente nel coinvolgere attivamente il settore privato, particolarmente nel sensibilizzare e far comprendere a fondo l opportunità di investire nelle tecnologie ecosostenibili. Per innescare un volano effettivamente concreto, risulterebbe certamente utile un maggiore coinvolgimento negli aspetti formativi e professionali - ma anche culturali e di approccio - al fine di sviluppare una maggiore padronanza delle reali opportunità offerte dalla green economy. Da sottolineare poi la diffusa frammentazione delle competenze che il mercato offre, dovuta alle diverse ed articolate necessità di un intervento nell ambito del c.d. edificio/impianto. La scarsa presenza sul territorio di reti di imprese, ad esempio, rende eccessivamente articolata e costosa l individuazione del fornitore idoneo, nell ambito di un economia di scala che mal si coniuga con la presenza in cantiere di innumerevoli soggetti, spesso difficili da coordinare. Il Comune di Bologna: concertazione e partecipazione L adesione di Bologna al Patto dei Sindaci si colloca in un lungo processo di attenzione alla pianificazione energetica e alle tematiche energetico-ambientali, considerato peraltro che il Comune é soggetto, come previsto dalla legge 10/91, all obbligo della redazione del Piano Energetico Comunale. La formazione di strumenti di pianificazione sui temi energetici ha avvio con l esperienza BEST (1982) e prosegue con il progetto Urban CO 2 Reduction (1995), con il Piano Energetico Comunale (1999) e con il Programma Energetico Comunale (2007). Il PEC 2007 ha quindi promosso una integrazione sistematica negli strumenti di pianificazione e regolamentazione del Comune di obiettivi di miglioramento energetico ai fini di una qualificazione diffusa del patrimonio compiendo cosi un passo avanti significativo rispetto ai piani precedenti. Nel dicembre 2008 il Comune di Bologna ha aderito al Patto dei Sindaci. La stesura del Piano d Azione per l Energia Sostenibile (PAES) ha subito dei ritardi e nel dicembre 2011 è stato formalmente avviata la fase di concertazione e la costituzione di un gruppo di lavoro interno all Amministrazione comunale responsabile della redazione, del confronto sui contenuti tecnici e del processo finalizzato all approvazione del PAES. Contestualmente si é dato mandato al gruppo di lavoro di attuare il percorso di approvazione del PAES secondo le seguenti tappe: - individuazione dei portatori d interesse da coinvolgere nella fase di concertazione; - avvio di un forum di confronto organizzato su uno o più tavoli per la costruzione partecipata delle azioni del Piano e la condivisione degli obiettivi. 45

In questa ottica il processo di formazione del PAES recupera i modelli di governance già sperimentati dal Comune in diverse occasioni, ad esempio con i processi di Urbanistica partecipata e la costruzione del Piano d Azione Ambientale. L attività di coinvolgimento della cittadinanza e dei portatori di interesse nell elaborazione del PAES é considerato elemento di rilievo secondo le indicazioni delle Linee Guida per la redazione dei PAES. Tale coinvolgimento é essenziale affinché il Piano possa risultare operativo ed efficace, attraverso la partecipazione diretta dei diversi attori coinvolti nelle varie azioni. A questo fine e stata predisposta una prima versione del PAES presentata alla Giunta ed al Consiglio Comunale nel dicembre 2011 finalizzata al confronto ed alla partecipazione dei portatori di interesse. Durante la stesura di questa versione del PAES sono stati organizzati degli incontri per un confronto sulle azioni già in corso o programmate da parte dei diversi soggetti che operano sul territorio bolognese avviando in via preliminare una riflessione sugli ambiti di azione del PAES. A questa prima fase di incontri sono stati invitati a partecipare le aziende pubbliche che operano sul territorio e le principali associazioni di categoria in rappresentanza del mondo economico. In particolare: Hera; AUSL Bologna (Ospedale S. Orsola); CNA; CONFARTIGIANATO; ATC; IOR (Istituti Ortopedici Rizzoli); FBM (Finanziaria Bologna Metropolitana in quanto gestore Fiera District); ASSPI (Associazione proprietari immobiliari); UPPI (Associazione proprietari immobiliari); CONFCOMMERCIO Nella prima stesura delle azioni sono inoltre stati coinvolti i Settori del Comune interessati alla programmazione e realizzazione delle azioni. Da dicembre 2011 ad aprile 2012 e stato avviato un processo di concertazione e di comunicazione pubblica delle azioni del Piano articolato su cinque diversi canali: 1. Costituzione di un Gruppo di lavoro interno all'amministrazione comunale; 2. Seminari di lavoro e di approfondimento su temi specifici del PAES che necessitavano di approfondimento; 3. Forum per la concertazione con gli stakeholders; 4. Partecipazione istituzionale del Consiglio Comunale, dei Consigli di Quartiere e delle Commissioni di Quartiere; 5. Informazione pubblica sul PAES. I primi tre sono quelli che più di altri hanno contribuito ad un PAES partecipato dai diversi stakeholders: Gruppo di lavoro: con la presentazione del PAES alla Giunta e stato approvato dalla stessa un atto di indirizzo che prevedeva la costituzione di un gruppo di lavoro interno all'amministrazione coordinato dal Settore Ambiente ed Energia e composto dai Settori: Piani, Programmi e Progetti Strategici, Urbanistica - Edilizia, Mobilita Sostenibile, Opere Pubbliche, Manutenzione Urbana, Patrimonio, Gare, Servizi per l Abitare. Il gruppo di lavoro si é incontrato due volte. Nel primo incontro e stato presentato il PAES nella versione per la concertazione ed e stato illustrato il programma del forum in corso di avvio. Nel secondo incontro sono stati illustrati gli esiti del forum e discusse le modifiche apportate al PAES a valle del confronto. Seminari di approfondimento: la presentazione del PAES alla Giunta ed al Consiglio ha fatto emergere alcuni temi da chiarire per valutare l'indirizzo da assumere. Per questi temi si e scelto di procedere organizzando altrettanti seminari di approfondimento. I temi oggetto di seminario sono stati: 46

- Costituzione di un Agenzia per l'energia; - Teleriscaldamento; - Modalità di riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare del Comune. Forum per la concertazione: nei mesi di marzo ed aprile 2012 si e svolto il Forum per la concertazione del PAES, un percorso partecipativo inclusivo che ha coinvolto direttamente oltre 160 portatori di interesse. Gli obiettivi del Forum sono stati molteplici: - creare le condizioni di consenso e interesse da parte degli attori chiave in grado di dare concreta attuazione alle azioni previste nel PAES; - affinare e integrare le informazioni relative alle diverse azioni da includere nel PAES; - individuare i temi e gli attori di una serie di accordi volontari pubblico-privato per l attuazione del PAES. Il Forum e stato strutturato in complessivi 8 incontri: - 1 incontro plenario iniziale; - 6 incontri dei tavoli di lavoro tematici; - 1 incontro congiunto delle Commissioni Ambiente dei 9 Quartieri. I principali stakeholders coinvolti sono stati le Aziende pubbliche e private, le organizzazioni economiche, i Consigli e Commissioni di quartiere, le Associazioni e ONG. Nel primo incontro plenario (8 marzo 2012) sono stati illustrati obiettivi, tempi e modalità del PAES, ovvero l individuazione e definizione delle azioni di riduzione del consumo di energia e riduzione delle emissioni di gas serra, previste per il territorio comunale entro il 2020, e la necessaria declinazione delle stesse in tre grandi aree tematiche, poi divenute i temi dei tre tavoli di lavoro tematici: - il risparmio e l efficienza energetica negli edifici residenziali - la produzione di energia da fonti rinnovabili - gli interventi nel settore terziario, industriale e dell economia verde. Erano presenti all incontro 120 persone tra rappresentanti di Aziende, Organizzazioni, Enti locali e Consiglieri di quartiere. I lavori del forum sono poi proseguiti nei 3 tavoli di lavoro tematici, ai quali hanno preso parte complessivamente 166 partecipanti. Ogni tavolo si è riunito due volte ed è stato coordinato da un facilitatore esterno. Il primo incontro di ciascun tavolo si é focalizzato su tre aspetti ritenuti chiave per il successo del PAES: - proposte di azioni da integrare rispetto al documento proposto; - principali vincoli che possono condizionarne la realizzazione; - ruoli, ovvero quali soggetti chiave coinvolgere nella realizzazione delle azioni del PAES. Nel secondo incontro il Comune ha fornito alcune risposte alle sollecitazioni emerse nel tavolo precedente e chiarito il percorso che queste possono seguire. In particolare: - le proposte che non richiedono la collaborazione di molti soggetti o la formalizzazione di specifici accordi attuativi saranno ricondotte a specifiche schede del Piano e potranno essere realizzate dai soggetti responsabili individuati; - le proposte che implicano una collaborazione allargata su scala sovra-comunale saranno approfondite e sviluppate nell ambito del Piano Strategico Metropolitano; 47

- le proposte che richiedono la collaborazione di più attori (pubblici e privati) a livello comunale saranno oggetto di specifici accordi attuativi, le cui basi sono state discusse e condivise nell ambito dei tavoli di lavoro del Forum. In questa ottica sono state affinate alcune proposte operative ritenute più rilevanti e per le quali é indispensabile la collaborazione di più attori e la formalizzazione di accordi attuativi. Si è cercato anche di focalizzare la discussione su tre aspetti chiave di ciascuna proposta: - l oggetto dell accordo attuativo; - le manifestazioni di interesse a partecipare all accordo; - gli ulteriori soggetti non presenti all incontro ma che dovranno essere coinvolti nella formalizzazione degli accordi. Il processo partecipativo si è concluso nel maggio 2012 con la presentazione ed approvazione del PAES in Consiglio Comunale. Il PAES di Bologna ha identificato il 2005 come anno base di riferimento, seppur disponibili dati sin dal 1990, e fissato il proprio obiettivo di riduzione delle emissioni di CO 2 del 20% entro il 2020. Dall analisi delle emissioni nell anno base (Inventario delle emissioni) è emerso il ruolo dei settori residenziale, terziario e trasporti quali i principali responsabili delle emissioni. In valori assoluti, l obiettivo di riduzione assunto dal Comune di Bologna è pari a circa 500.000 tonnellate di CO 2 /anno; il 19% di questo obiettivo risulta già raggiunto ma uno sforzo notevole deve essere messo in atto nei prossimi anni per poter raggiungere con successo l obiettivo fissato per il 2020. In termini di investimenti, si stimano oltre 4 miliardi di euro mentre la bolletta energetica del Comune (attualmente di circa 0,9 Meuro/anno) diminuirà del 25%. Sulla base dei risultati emersi da processo partecipativo e dai dati sulle emissioni settoriali, le sei aree di intervento prioritarie del PAES sono: il residenziale; il terziario; l industria; la produzione di energia locale; la mobilità e l Amministrazione comunale. Trasversali alle sei aree prioritarie sono le modalità operative di intervento per rendere realmente fattibili le azioni proposte. Tra queste, sempre sulla base dei risultati emersi dal processo partecipativo, si sottolinea l avvio di alcune partnership pubblico-privato. La prima è stata quella promossa per stimolare interventi nel settore abitativo: le associazioni economiche promuovono l attività di aziende e professionisti che lavorano nel campo dell efficienza energetica e li supportano durante l attuazione del progetto attraverso un sistema di garanzie. Le banche che partecipano al progetto forniscono prodotti finanziari specifici a condizioni vantaggiose. Attualmente l accordo sull efficienza energetica stipulato tra CNA, BPER, Unipol Banca e il Comune di Bologna ha prodotto 465 prestiti agevolati per un totale di 2Meuro erogati. Programma nazionale per la valutazione dell impronta ambientale Tormaresca Sarl: la sostenibilità nella viti-vinicoltura in Italia. Il rispetto dell ambiente è un valore imprescindibile per le aziende vinicole. La tutela del territorio consente di garantire sulla qualità delle uve che sono poi utilizzate nell attività di produzione vinicola. Il mercato inoltre si orienta sempre di più verso aziende che esprimono una rilevante coscienza ambientale. Soprattutto i monopoli di nazioni quali Canada, Svezia e 48

Norvegia sono oramai orientati a selezionare produttori che hanno svolto progetti orientati alla riduzione dell impatto ambientale, e anche i buyer delle catene della Grande Distribuzione Organizzata americana stanno seguendo lo stesso percorso. E quindi stato naturale per alcune delle grandi aziende italiane del settore (F.lli Gancia & Co, Masi Agricola, Marchesi Antinori, Mastroberardino, Michele Chiarlo, Castello Montevibiano Vecchio, Planeta, Tasca d Almerita e Venica&Venica) aderire al progetto pilota lanciato dal Ministero dell Ambiente per la misura della performance di sostenibilità della filiera vite-vino, a partire dal calcolo delle impronte dell acqua e del carbonio (Water & Carbon footprint). Il progetto è stato portato avanti a partire dal 2011 con alcuni enti di ricerca italiani: Agroinnova, Centro di Competenza dell Università di Torino; Centro di Ricerca Opera per l agricoltura sostenibile dell Università Cattolica del Sacro Cuore e il Centro di Ricerca sulle Biomasse dell'università degli Studi di Perugia. E nato quindi il progetto VIVA (Valutazione dell Impatto della Vitivinicoltura sull Ambiente) Sustainable Wine, allo scopo di elaborare una metodologia di calcolo e valutazione della sostenibilità dei prodotti, dal campo al consumo, in grado di certificare la qualità ambientale della filiera vite-vino riscontrabile in una etichetta garantita dal Ministero dell Ambiente. La valutazione si è basata sull elaborazione di quattro indicatori (aria, acqua, vigneto e territorio) per misurare le performance ambientali e per descrivere la realtà socio-economica dell azienda produttrice del vino. Gli indicatori sono stati creati sia per le aziende che per i consumatori e le aziende possono avvalersene per valutare l uso ottimale delle risorse; il consumatore, grazie ad un sistema semplice e trasparente, può verificare l effettivo impegno dell azienda in campo ambientale e socioeconomico. Gli indicatori saranno validati ogni due anni da un ente terzo, e l etichetta darà conto sia della performance attuale che del percorso compiuto dall azienda nel tempo. In sintesi i quattro indicatori: Aria: l indicatore ARIA esprime il totale delle emissioni di gas ad effetto serra associate, direttamente e indirettamente, alla produzione di un azienda o al ciclo di vita di una bottiglia di vino da 0,75 l. Questo valore viene espresso in kg di CO 2 equivalenti. Il ciclo di vita della bottiglia comprende quattro grandi fasi: gestione del vigneto; trasformazione dell uva in vino e imbottigliamento; distribuzione delle bottiglie; refrigerazione e smaltimento del vetro. Acqua: l indicatore ACQUA esprime il volume di acqua dolce consumata su scala aziendale o per la produzione di una bottiglia di vino da 0,75 l. Questo valore viene espresso in litri. L acqua utilizzata nella produzione ha tre diverse origini: può essere piovana (acqua verde), essere attinta dai corpi idrici (acqua blu), o derivare da processi di rinaturalizzazione dei corpi idrici (acqua grigia). Territorio: l indicatore TERRITORIO valuta le conseguenze delle attività aziendali sul territorio. Comprende sia l ambiente naturale i cui valori da difendere sono la biodiversità, la tutela e la valorizzazione del paesaggio, sia la comunità umana coinvolta. Saranno verificate, infatti, le conseguenze sociali ed economiche su lavoratori, comunità locale, produttori e consumatori. L indicatore mostra se e in che misura l azienda ha soddisfatto i requisiti socioeconomici definiti dal progetto ed aiuta a definire gli ambiti nei quali poter migliorare. Vigneto: i parametri valutati dall indicatore VIGNETO sono le pratiche di gestione agronomica: l uso degli agrofarmaci con le relative conseguenze su acqua, aria e suolo; la gestione del suolo che comprende la concimazione, la gestione della sostanza organica, i fenomeni di erosione e compattamento; e le altre attività aziendali che possono influenzare la biodiversità. La Marchesi Antinori Spa ha partecipato con la tenuta di Castello della Sala, in Umbria, ed in particolare con il vino San Giovanni della Sala, una cuvée di grechetto, procanico, pinot 49

bianco e viogner. Le analisi dei tecnici del Ministero si sono concluse con una relazione inviata a febbraio 2013. Da un punto di vista prettamente tecnico, una prima sintesi del lavoro ha evidenziato come il ciclo di vita di una bottiglia di San Giovanni della Sala (considerando quindi l acquisto di materiali e componenti e il fine vita del prodotto) determina un emissione di circa 1,3 kg di CO 2 -eq (valore che ha un margine di incertezza del 15%). Tale valore appare in linea con quello di altri studi dello stesso tipo. E bene evidenziare che oltre il 60% delle emissioni sono correlate alla componentistica (bottiglie, cartoni ed etichette), mentre la gestione dei vigneti fa segnare un valore negativo: la quantità di CO 2 sequestrata dalla vite e nella radice è superiore a quella prodotta dalla gestione viticola. Considerando anche che nella tenuta di produzione è presente una foresta naturale estesa di circa 200 ha, e quindi con valori interessanti di assorbimento naturale della CO 2 atmosferica, si può affermare con certezza che la gestione agricola del San Giovanni non è impattante sull ambiente. I risultati sono stati certificati dalla società norvegese DNV (con cui il Ministero ha lavorato alla creazione del disciplinare). Una volta ottenuta la certificazione è stata elaborata una retro-etichetta che riassume graficamente i risultati dell analisi (in modo facilmente interpretabile dal consumatore), integrata ad un QR code che rimanda ad un minisito dove sono esposti i risultati di tutti e quattro gli indicatori oggetto dell analisi (Carbon footprint, Water footprint, Indicatore Vigneto e Indicatore Territorio). Tale minisito è anche una APP per smartphone e tablet. La presentazione dei dati è ovviamente esposta all attività di benchmarking tra produttori, per quanto sia fondamentale notare che alcune oggettive differenze (i.e. il numero di paesi esteri in cui si è presenti) incidono inevitabilmente sui valori. E importante specificare che lo scopo finale del progetto non è quello di stabilire chi è meno impattante, bensì di intraprendere un percorso che porti a prendere coscienza dell impronta che le attività umane lasciano sull ambiente al fine di facilitare l individuazione di buone pratiche in grado di render tali attività il più sostenibili possibile. 50

Carlsberg Italia: la tecnologia DraughtMaster a servizio della sostenibilità Carlsberg Italia, nata come Industrie Poretti nel 1876, appartiene alla multinazionale danese Carlsberg Group. Nello stabilimento di Induno Olona (Varese) si producono oltre 1 milione di ettolitri di birra 45 che vengono distribuiti in tutta Italia e parzialmente anche all'estero. In tema di sostenibilità ambientale, Carlsberg Italia detiene il Centro di Eccellenza di Carlsberg Group per la tecnologia DraughtMaster TM, l innovativo sistema di spillatura basato su fusti di birra in PET che garantiscono una migliore qualità della birra, con vantaggi operativi e finanziari al punto vendita e un impatto ambientale drasticamente ridotto. Con tale innovazione sta partecipando con successo al programma nazionale sull impronta ambientale lanciato dal Ministero dell'ambiente e ha ottenuto negli ultimi anni prestigiosi riconoscimenti: Premio dei Premi (Governo Italiano) e Imprese per l'innovazione (Confindustria) nel 2012 e 2013; Premio Imprese Ambiente (Camera Commercio Roma) e Premio Zero Waste Italy nel 2014; Menzione Speciale al Premio Sviluppo Sostenibile (Ecomondo/Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile); Premio Innovazione Amica dell'ambiente (Legambiente) nel 2012. La tecnologia DraughtMaster TM Carlsberg Italia ha introdotto sul mercato italiano DraughtMaster TM (DM), l'innovazionechiave e la leva che ha cambiato totalmente l'azienda, il suo business e il suo approccio all'innovazione. DM è il sistema di birra alla spina basato su fusti in PET (vs fusti tradizionali in acciaio) i cui principali benefici risultano essere: - per i consumatori: 1) qualità della birra; 2) freschezza; 3) frizzantezza naturale - per i clienti: 1) efficienza nei costi; 2) maggior durata del prodotto - per l azienda: 1) sostenibilità (1 a azienda birraia al mondo con certificazione Environmental Product Declaration - EPD) L'innovazione nasce nel Carlsberg Research Center a Copenhagen, ma lo sviluppo è stato guidato da Carlsberg Italia che ha presentato il sistema DM Modular 20 nel 2011. Il 2012 è stato l'anno di apprendimento e il 2013 quello della piena espansione che ha portato ai seguenti risultati di progetto: - macchine ora disponibili: Modular 20 e Flex 20 (fusti 20 lt), Select 10 (fusto 10 lt); - 85% dei volumi di birra alla spina di Carlsberg Italia sviluppati in PET; - i clienti si sentono parte del progetto e dell'innovazione tanto da essersi dichiarati (in un focus group svolto per la redazione del Bilancio di Sostenibilità 2013, quest ultimo certificato A+) "entusiasti" di tutti gli aspetti del sistema (soprattutto qualità e sostenibilità) che ha dato loro un nuovo argomento di dialogo con i loro clienti. Carlsberg e la Responsabilità Sociale d Impresa L'approccio di Carlsberg Group alla Responsabilità Sociale d Impresa (RSI) è sintetizzato nella seguente dichiarazione: Siamo consapevoli che il nostro successo dipende da un ambiente sano e da una società dove la birra è accettata e riconosciuta da tutti gli stakeholders. Ci impegniamo, quindi, per ridurre il nostro impatto e sviluppare soluzioni innovative per migliorare il nostro contributo all'ambiente e alla società dai quali dipende la nostra crescita futura." 45 in particolare Carlsberg, Tuborg, Birrificio Angelo Poretti, Kronenbourg 1664. 51

Le politiche di RSI coprono varie aree (Ambiente, Etica del Business, Coinvolgimento nella/della Comunità, Lavoro e Diritti Umani, Salute e Sicurezza, Comunicazione di Marketing, Bere Responsabile) che vengono monitorate e analizzate attraverso i dati nel sistema internazionale Enablon. Carlsberg Italia ha dedicato molto impegno agli aspetti ambientali, in particolare in due aree: 1) il miglioramento dell'efficienza nello stabilimento; 2) il progetto DM. Lo stabilimento è certificato ISO 14001, ha target annui (consumo risorse, emissioni CO 2, produzione e riciclo rifiuti) che dipendono da mix produttivo, efficienze e azioni prese per garantire il miglioramento continuo. E' oggi uno degli stabilimenti più efficienti del Gruppo per consumo di energia e gas. L azienda continuamente collabora con i fornitori per trovare soluzioni sostenibili ed efficienti. Infine, i dipendenti sono stati formati e sensibilizzati ai temi della sostenibilità e al loro ruolo attivo nel raggiungimento (e superamento) dei target. Il progetto DraughtMaster TM ha portato Carlsberg Italia ad affrontare per la prima volta il tema della valutazione del ciclo di vita (Life Cycle Assessment - LCA) per la Birra. Il processo è stato svolto con la collaborazione dello IEFE Bocconi (Center for Research on Energy and Environmental Economics and Policy) che l'ha portata ad essere la prima azienda birraia al mondo ad avere la certificazione EPD per i propri prodotti e ad essere responsabile della definizione delle Regole di Categoria di Prodotto (PCR), dopo il necessario processo di Open Consultation. Dal 2010 tutti i formati prodotti da Carlsberg Italia (fusti in PET e in acciaio, bottiglie VAP, lattine) e i marchi principali (Carlsberg, Tuborg, Birrificio Angelo Poretti 4-5-6 Luppoli, Kronenbourg 1664) sono stati certificati al fine di dare all'azienda stessa e agli stakeholders una visione dettagliata e scientifica dei prodotti e del loro impatto nelle diverse fasi del ciclo di vita, attraverso il noto approccio dalla culla alla tomba, in questo caso, dalla coltivazione delle materie prime allo smaltimento del prodotto finito. L'LCA ha permesso (e continua a farlo) di: - individuare le aree di miglioramento durante tutto il ciclo di vita del prodotto e definire i miglioramenti sull'ambiente; - supportare le decisioni strategiche dell'azienda; - definire indicatori di prodotto rilevanti per la performance ambientale; - mettere in atto una strategia di comunicazione solida e coerente. L innovazione tecnologica DraughtMaster TM si è dimostrata la soluzione ambientalmente più efficiente sotto tutti i punti di vista: dalla riduzione delle emissioni di CO 2 a quella dei rifiuti, dei consumi energetici ed idrici. Per rendere questo tipo di informazione efficace e fruibile dai consumatori è stato adottato uno schema che riporta il concetto di riduzione delle emissioni di CO 2 alla funzione svolta naturalmente dagli ecosistemi forestali (in questo caso, 60 litri di birra spillati dai fusti in PET equivalgono ad una riduzione di CO 2 pari a quella assorbita da un albero in un anno). Sulla base di questo schema l impatto nel 2013 delle vendite di birra in fusti di PET è stato pari ad un taglio delle emissioni di CO 2 di 5.554.133 kg, equivalenti alla CO 2 assorbita in un anno da 222.000 alberi. Sulla base dei risultati ottenuti da questa nuova tecnologia è necessario impegnarsi per evidenziare sempre di più l'impatto positivo che ha sulla vita delle città la scelta dei punti vendita di installare la tecnologia DraughtMaster TM (ad esempio miglior decoro urbano: 52

riduzione dei vuoti in vetro, lattina per le strade) e, allo stesso tempo, trovare modalità innovative per cooperare con le istituzioni locali per agevolare queste scelte. 53

EcoAP Progetto ECO PAPER ECO PAPER è un progetto finanziato dal programma europeo per la competitività e l innovazione (CIP) che vede coinvolte tre aziende: la spagnola Stora Enso Barcelona, la tedesca Papiertechnische Stiftung e l italiana Ferrero Spa. Iniziato nel luglio 2012, ha come obiettivo principale quello di creare soluzioni (materiali) di imballaggio più economiche ed ecologiche per i prodotti di pasticceria, partendo proprio dagli scarti provenienti dai prodotti dolciari. A tal fine, tali scarti, in particolare i gusci di nocciole e le bucce di semi di cacao vengono pre-trattati con un processo a secco ed inseriti nello strato intermedio del cartone utilizzato per la produzione di scatole multistrato pieghevoli. Lo scopo è quindi quello di sostituire parzialmente le fibre cellulosiche vergini. In definitiva, i materiali di scarto vengono riciclati come materie prime per la produzione di cartone e non trattati come rifiuti; ciò porta ad una confezione più sostenibile ed anche più economica (ottimizzazione del processo di gestione dei rifiuti e riduzione dei costi relativi al trasporto), mantenendo alti i valori di qualità e sicurezza del prodotto. Inoltre, disponendo di una tecnologia meno dipendente dalle fibre cellulosiche vergini, si assicura una maggiore stabilità ed indipendenza all industria cartiera europea nei confronti della competizione in atto proveniente dai mercati di nuovi paesi emergenti. L innovazione consiste nel riutilizzo degli scarti nella produzione dell imballaggio che andrà poi a contenere i prodotti dolciari la cui lavorazione aveva prodotto. La chiave del successo è nella preparazione adeguata dei materiali di scarto che vanno a sostituire in parte le fibre cellulosiche vergini e, contemporaneamente, aumenta lo spessore, e quindi la qualità, del cartone da imballaggio. Durante la fase di laboratorio, nel 2011 e 2012, diverse opzioni sono state analizzate e sviluppate in Italia e Germania. Questi studi hanno dimostrato che gli scarti di pasticceria sono in grado di sostituire la cellulosa vergine nello strato intermedio (del triplo strato) del cartone utilizzato per scatole pieghevoli. Successivamente, si è giunti alla scala dell impianto pilota ed è ora in corso di trasferimento a scala industriale. Diverse prove industriali sono state già eseguite con successo e sono state prodotte alcune decine di tonnellate di cartone multistrato contenente fino al 20% di gusci di nocciole. Nel lungo periodo si stima che questa tecnologia sia in grado di consumare il 50% degli scarti disponibili (gusci di nocciole e bucce di semi di cacao), utili per la produzione di 750.000 1,5 milioni di tonnellate di carta all anno. Il potenziale di sviluppo è quindi molto interessante poiché l imballaggio così costituito può essere utilizzato anche in settori diversi da quello dolciario. Progetto TV4NEWOOD ThermoVacuum Il progetto TV4NEWOOD ThermoVacuum è stato finanziato dal programma europeo CIP- Eco Innovation e coinvolge i seguenti partner: WDE- Maspell (Terni), coordinatore; CNR Ivalsa (Trento); Consorzio Servizi Legno e sughero (Milano); Ecol-wood (Monistrol sur Loire); Sweedish University (Uppsala). Partito il 1/9/2013 il progetto terminerà il 30/8/2016. Il principale obiettivo del progetto è l introduzione nel mercato del legno termicamente modificato sotto vuoto, ottenuto attraverso l innovativo processo tecnologico Thermovacuum 54

che rappresenta un processo produttivo innovativo e amico dell ambiente per la produzione di legnami di nuova generazione dall alto valore aggiunto. Il progetto è stato approvato all'indomani dell'introduzione in Europa del regolamento EUTR che impone la tracciabilità del legno di importazione nel mercato interno dell'ue. La tracciabilità è lo strumento necessario per dimostrare che il legno importato è legno legale, cioè non proveniente da tagli non regolamentati nei paesi di provenienza. Si stima che questo provvedimento porterà ad un maggior utilizzo delle specie locali europee di circa il 20% rispetto al periodo precedente l'introduzione del regolamento. Il progetto Tv4newood permette di ottenere attraverso il trattamento thermovacuum una nuova tipologia di legni con caratteristiche meccaniche, fisiche, estetiche simili ai legni tropicali di importazione. Gli obiettivi di progetto sono quindi: - la penetrazione del mercato del legno termicamente modificato sotto vuoto offrendo un prodotto di più elevata qualità, completamente ecologico e economicamente più conveniente; - incoraggiare la sostituzione del legno tropicale importato con quello locale valorizzato e di caratteristiche decisamente migliorate attraverso il processo Thermovacuum, prevenendo così l eccessivo sfruttamento di risorse preziose e riducendo sensibilmente l impatto ambientale determinato dal trasporto su lunghe distanze della materia prima. I risultati attesi di progetto sono: - l installazione di almeno 10 impianti di produzione Thermovacuum in 8 paesi europei; - la riduzione almeno del 50% dei consumi energetici di produzione rispetto alla migliore tecnologia concorrente; - la riduzione dell impiego di acqua e vapore nel processo di trattamento del legno; - la riduzione delle emissioni di CO 2 attraverso la riduzione delle importazioni di legno tropicale per sostituzione con legno locale; - la riduzione dei costi di produzione del 40-60% al m 3 di legno trattato; - l aumento e valorizzazione delle specie locali e del patrimonio forestale per un uso più qualificato e per la produzione più economica di manufatti in legno; - la produzione di legno termicamente modificato sotto vuoto senza emissioni di odori (VOC Free) rendendolo quindi maggiormente idoneo all impiego indoor. In sintesi, il progetto è suddiviso in quattro fasi: La prima fase prevede la realizzazione dell impianto industriale Thermovacuum per il trattamento sotto vuoto del legno. L impianto è stato installato ad aprile del 2014 presso Ecolwood ha una capacità di circa 1600 m 3 /anno di legno. Sono tutt ora in corso da parte del CNR Ivalsa i test finali per la messa a punto del processo sulle specie legnose non ancora testate. Il processo è brevettato e saranno estesi i brevetti a livello internazionale. Nella seconda fase verranno eseguite le misurazioni dei benefici energetici, ambientali e ecologici che il processo Thermovacuum consente di ottenere, ricavando dal campo e in condizioni reali di produzione, la misura dei vantaggi economici e ambientali del nuovo processo. Durante questa fase, grazie all apporto scientifico dei laboratori del CNR verrà eseguita l Analisi del Ciclo Vita (LCA) del prodotto che permetterà di comparare i benefici ambientali ed ecologici del prodotto finito. Nella terza fase saranno completati tutti i test di certificazione del prodotto e del processo, tali da poter garantire agli acquirenti ed agli utilizzatori finali le caratteristiche del prodotto finito: - assoluta ecologicità del prodotto finito e del processo che lo genera; - caratteristiche prestazionali del prodotto finito ThermoVacuumWood. 55

La standardizzazione del processo e le tecnologie di controllo di produzione permettono di garantire qualità e ripetibilità di risultati. Nella quarta ed ultima fase del progetto é prevista la penetrazione nel mercato attraverso azioni di comunicazione e marketing dirette agli utilizzatori finali e agli operatori dei diversi settori dell industria del legno (degli arredi interni ed esterni, del mobile, dei serramenti e dei pavimenti interni ed esterni) ove il prodotto sarà testato per le diverse applicazioni. Sono previste anche applicazioni pratiche e prove da parte degli operatori dei diversi settori della lavorazione del legno che potranno impiegare il legno termicamente modificato sotto vuoto perché ne possano apprezzare le qualità superiori e provarlo in sostituzione dei legni tradizionali o tropicali nei loro impieghi più comuni. Durante questa fase si provvederà all arredamento dell interno di una imbarcazione di lusso con il legno ThermoVacuum. Le caratteristiche più innovative del processo Thermovacuum, a confronto con lo stato dell'arte sono: 1) Processo produttivo sotto vuoto. Mai realizzato prima. 2) Processo in una sola fase produttiva (nessuna manipolazione del legno). 3) Processo a ciclo chiuso. 4) Nessuna sostanza chimica aggiunta / usata e nessun consumo di risorse naturali (come l'acqua). 5) Processo di "auto-inertizzazione" del legno: ovvero nessuna iniezione di gas durante il processo (tipicamente NO 2 ). 6) Processo adiabatico (nessun scambio di energia con esterno). In definitiva, rappresenta il processo più ecologico ad oggi disponibile per la modifica termica del legno, che consente di: - ridurre i consumi di energia elettrica (riduzione dal 30 al 70%); - ridurre i consumi di energia termica (riduzione di circa il 30%); - abbattere le emissioni nell aria del 90%; - abbattere la produzione di rifiuti di processo da smaltire (riduzione del 80% circa rispetto alle BAT). Dal punto di vista qualitativo, presenta un estrema stabilità dimensionale agli agenti esterni e atmosferici (cambi di temperatura e di umidità) e una estremamente bassa attaccabilità dagli agenti biologici anche senza trattamenti superficiali o di impregnazione (ecotossici e cancerogeni), migliorando alcune caratteristiche del legno (ad esempio la durezza) permettendo di nobilitare legni poco pregiati. Progetto RCR RCR (acronimo di Recuperatore di Calore Rotante) è uno scambiatore di calore per trattare liquidi caldi molto sporchi, ideato nei primi anni 80, ai tempi della grande crisi energetica dovuta alla carenza e al prezzo molto caro del petrolio in Europa. Contrariamente a tutti gli altri scambiatori di calore esistenti (per esempio, a piastre o a fasci tubieri), RCR è dinamico, non statico, in cui proprio la rotazione dell albero su cui sono montati i dischi di acciaio inossidabile, responsabili dello scambio termico, crea una turbolenza e una forza centrifuga che impediscono agli elementi inquinanti di sporcare le superfici di scambio, rendendo il sistema autopulente, mai intasato e, quindi, non necessitante di fastidiose e continue operazioni di manutenzione. Questi vantaggi comportano efficienza costante, che garantisce un risparmio energetico medio del 70% circa senza alcuno sforzo di gestione. Nel caso di acque calde di scarico, il calore recuperato è trasferito all acqua fredda pulita, che viene così 56

preriscaldata e usata per il successivo ciclo produttivo, rendendo il sistema particolarmente vantaggioso sia dal punto di vista economico, sia da quello pratico in Paesi come India, Pakistan, Bangladesh, Cina e Indonesia, dove, ad esempio, le tintorie industriali lavorano 3 turni consecutivi su 24 ore al giorno, spesso dovendo fronteggiare problemi di approvvigionamento del carburante da utilizzare e in cui sono applicate normative sempre più rigorose contro ogni tipo di inquinamento ambientale, facendo correre il rischio della totale chiusura dell azienda. Il valore aggiunto di RCR in materia di recupero energetico e sostenibilità ambientale comprende quindi un minor inquinamento termico dell acqua di scarico, il recupero del calore costante, la riduzione delle emissioni complessive di CO 2 anche e soprattutto nelle più difficili condizioni ambientali. Se analizziamo su un grafico il tasso di efficienza degli scambiatori standard che trattano fluidi meccanicamente sporchi, risulterà una linea a forma di dente di sega dovuta proprio alla capacità di recupero variabile dello scambiatore a causa dell accumulo di elementi inquinanti. Se facciamo la media dell efficienza ottenuta, avremo un efficienza effettiva inferiore al 50%, contro quella nominale di partenza molto più alta. A quel punto il processo di produzione deve essere interrotto per poter provvedere ad un adeguata pulizia manutentiva, che spesso comporta inconvenienti come la rottura di guarnizioni durante lo smontaggio o rimontaggio del sistema. Ciò non accade con RCR, che normalmente funziona ininterrottamente 24 ore al giorno, 365 giorni all anno. RCR può essere considerata come la pioniera delle tecnologie sostenibili nell industria tessile e sempre più viene impiegata anche in altri comparti (pulizia dei camion; processi agro-alimentari; concerie; riciclo del PET; metallurgia; lavanderie industriali; ecc.), ovvero laddove esistono scarichi caldi molto sporchi che certamente intaserebbero altri tipi di scambiatore. RCR è stato brevettato e certificato da vari enti indipendenti per l energia in Italia (ENEA), Francia (Centre Textile de Mulhouse) e Inghilterra (British Standard Best Practices) per la sua eccezionale prestazione di risparmio energetico e per la sua affidabilità di funzionamento. Nonostante il successo a livello industriale, ciò che mancava ad RCR era la prova di ciò che lo rende uno scambiatore di calore veramente innovativo nel senso che effettivamente non si sporca, assicurando una costante efficienza energetica. Le caratteristiche della sua prestazione, però, non potevano rientrare appieno negli standard di certificazione esistenti e il programma ETV ha permesso di individuare quei parametri che potrebbero diventare una procedura standard di verifica anche in altri casi simili, sottolineando il valore aggiunto rappresentato dalla capacità autopulente del prodotto. 57

Conclusioni: il Patto dei Sindaci e gli strumenti volontari per la riduzione delle emissioni climalteranti, un reale valore aggiunto per la politica climatico - energetica in Italia I casi di studio messi in evidenza nel capitolo precedente rappresentano degli esempi concreti e di successo di come il perseguire obiettivi di natura volontaria possa contribuire allo sviluppo sostenibile del nostro Paese. In ambito pubblico, il ruolo che sta svolgendo il Patto dei Sindaci è più che noto, in particolare per quanto riguarda la maggiore consapevolezza che gli amministratori locali stanno assumendo sui temi ambientali ed energetici. Consapevolezza che si traduce sempre di più in azioni mirate che impattano positivamente sul territorio. In alcuni casi l azione a livello comunale si è rafforzata grazie al supporto di alcuni organi sovra-comunali, in particolare le Provincie e le Regioni, che, lavorando in sinergia tra di loro, sono riusciti a massimizzare i risultati. In particolare il supporto degli organi sovra-comunali si è concentrato proprio sulla diffusione e condivisione delle informazioni e formazione sui temi ambientali ed energetici ai vari livelli. Da qui è necessario partire per sollecitare una maggiore sinergia tra l ente comunale e l ente regionale, quest ultimo individuato come l elemento strategico per lo sviluppo delle politiche inerenti la sostenibilità (sia per la progressiva eliminazione/modifica dell ente provinciale in sé, ma soprattutto per il ruolo che la Regione svolge nell ambito dell utilizzo dei fondi strutturali). La sinergia tra i diversi livelli di governance non si deve ovviamente fermare al rapporto Comune-Regione; gli impegni assunti a livello europeo ed internazionale impongono un maggior dialogo nel rapporto Comune-Regione-Stato. E sempre più evidente che il raggiungimento di obiettivi ambiziosi a livello nazionale non potrà essere possibile con il solo approccio top-down; l integrazione delle esperienze maturate sui territori all interno delle strategie di sviluppo sostenibile elaborate a livello nazionale rappresenta quel passo necessario per puntare ancora più in alto e far assumere all Italia un ruolo di leadership a livello europeo. All interno del Patto dei Sindaci risulta meno noto il ruolo che il settore industriale-privato può svolgere, anche se uno degli obiettivi prioritari del Patto è proprio quello di promuovere una sempre più diffusa collaborazione tra il settore pubblico e quello privato. Fin dall inizio i Comuni si sono orientati principalmente sulle azioni di propria diretta competenza (risparmio energetico e fonti rinnovabili negli edifici pubblici; informazione e formazione; interventi nel trasporto pubblico locale; ecc.), trovando difficoltà ad interagire con il mondo dell industria. I casi di studio presentati mostrano l importanza di perseguire con maggiore determinazione il contatto con il mondo produttivo locale al fine di condividere con tutto il territorio scelte che in qualche modo impattano su di esso. Senza il reale coinvolgimento delle imprese private (attraverso ad esempio il meccanismo del Finanziamento Tramite Terzi), la maggior parte delle azioni di riduzione delle emissioni di gas serra locali non sarebbe possibile, in particolare gli interventi che necessitano di impegni finanziari difficili da assumere per un 58

ente locale. Le esperienze ad oggi presenti in Italia forniscono buone informazioni su come coinvolgere le imprese in questo senso e dare garanzie all ente locale sui risultati (garantiti, attraverso i contratti EPC e il coinvolgimento delle società ESCo) delle prestazioni attuate dal soggetto privato. Ciò che ancora manca è semmai un ruolo pro-attivo da parte dei due soggetti - ente locale e PMI - nel cercarsi e confrontarsi al fine di promuovere, ognuno nel proprio ambito di competenze, azioni che hanno un impatto diretto non solo nel settore pubblico ma anche al di fuori, a partire dalla stessa PMI che al suo interno può e deve integrare i principi dello sviluppo sostenibile come elemento strategico di competitività, oltre che contribuire alla riduzione delle emissioni climalteranti del settore. L esperienza dei casi di studio presentati per l eco-innovazione è emblematica: tecnologie altamente performanti, destinate ai mercati di tutto il mondo ma poco note sui territori ove nascono. Un maggior scambio tra le aziende che operano sul territorio e gli enti comunali di quel territorio, attraverso anche le reti d impresa già attive, porterebbe senz altro un valore aggiunto. Una prima proposta agli elementi di criticità sopra delineati, e che si vuole condividere con i diversi portatori di interesse, è quella di iniziare a ragionare su un sistema di coordinamento tra i diversi programmi e strumenti di natura volontaria attivi nel nostro Paese per una politica low-carbon. Quindi, da una parte un riconoscimento formale a tali programmi, laddove non sia stato ancora fatto, e, dall altra, un azione sinergica di coordinamento, auspicabilmente nell ambito di una politica energetico-climatica nazionale integrata con le esigenze dei territori che includa, ad esempio, anche un vero e proprio Piano energetico nazionale attualmente non aggiornato. Il presente policy paper è il primo tentativo di proposta in tal senso che viene formulato nel nostro Paese. Un tale approccio rileverebbe anche come il sistema degli standard volontari risulti propedeutico ad impegni cogenti sempre più ambiziosi e faciliterebbe anche il coinvolgimento delle reti pubbliche esistenti, ad esempio per il reperimento dei dati sulle emissioni climalteranti, da sempre l elemento debole del processo all interno del Patto dei Sindaci, pur rimanendo necessaria l attivazione di meccanismi di raccolta dati più puntuali e specifici sul territorio. 59

Raccomandazioni Il capitolo conclusivo del presente policy paper viene presentato sotto forma di raccomandazioni al fine di identificare contesti ed azioni utili ove indirizzare l attenzione. L analisi condotta nel capitolo precedente viene quindi tradotta in 7 raccomandazioni, quali spunti sui quali riflettere ed eventualmente condividere al fine di contribuire ad una strategia nazionale per una società low-carbon. Raccomandazione 1 Coordinamento degli strumenti volontari attivi in Italia per una politica low-carbon, all interno di una politica climatica nazionale omogenea che definisca una strategia di lungo termine ove le competenze e le potenzialità dei diversi livelli di governance territoriale assumano un ruolo centrale. Raccomandazione 2 Creazione di una banca dati a livello nazionale per raccogliere i dati e le informazioni sugli interventi concernenti i settori non-ets (generati per l appunto dalle iniziative attualmente di natura volontaria, per le quali non ci sono gli indicatori omogenei che potrebbero iniziare ad essere identificati) che sia quindi di supporto tecnico alle decisioni. Raccomandazione 3 Attuazione di un sistema continuo ed organico di informazione e formazione nei riguardi delle Amministrazioni pubbliche locali e delle aziende sui temi dello sviluppo sostenibile. Un sistema che sia omogeneo e coinvolga tutto il territorio nazionale ove, ad esempio, le buone pratiche di alcuni territori vengano promosse in altri territori da coloro, settore pubblico o privato, che hanno avuto un ruolo nell attuazione. Raccomandazione 4 Complementarietà tra il sistema di incentivi nazionale e la programmazione degli interventi sostenuti dai fondi strutturali e/o altri programmi cofinanziati dall UE, tenendo conto della tipologia di interventi ammissibili e la scelta dei soggetti beneficiari, al fine di massimizzare gli effetti di entrambi gli strumenti. Raccomandazione 5 Attuazione di un canale informativo/formativo specifico sugli strumenti di finanziamento attivabili a livello locale. Nell ambito del rapporto Stato-Regione-Comune, è necessario che lo scambio delle esperienze sugli aspetti economici e finanziari sia continuamente alimentato dalle soluzioni di volta in volta attuate nei territori. E ancor più importante che in fase di programmazione il rapporto tra Regione e Comune sia molto più stretto: le esigenze dei territori devono trovare risposte nelle ingenti risorse messe a disposizione dai fondi strutturali, non sempre adeguatamente utilizzate. 60

Raccomandazione 6 Una maggiore ownership delle amministrazioni centrali sul tema dell eco-innovazione, visto che il coordinamento nazionale a livello europeo viene garantito dallo Stato, e una più intensa strategia di promozione/comunicazione verso i soggetti pubblici e privati ai diversi livelli territoriali. Raccomandazione 7 Valorizzazione dello strumento del partenariato pubblico-privato che, partendo dagli esempi concreti già in atto nel nostro Paese, trovi maggiore facilità di attuazione, soprattutto superando le barriere di accesso al credito attualmente esistenti. 61

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- Direttiva 2009/31/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 aprile 2009 relativa allo stoccaggio biologico di carbonio e recante modifica della direttiva 85/337/CEE del Consiglio, delle direttive del Parlamento europeo e del Consiglio 2000/60/CE, 2001/80/CE, 2004/35/CE, 2006/12/CE, 2008/1/CE e del regolamento (CE) n. 1013/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio: - http://eur-lex.europa.eu/legal-content/it/txt/pdf/?uri=celex:02009l0031-20120217&qid=1404987544073&from=it - Direttiva 2009/30/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 aprile 2009 che modifica la direttiva 98/70/CE per quanto riguarda le specifiche relative a benzina, combustibile diesel e gasolio nonché l introduzione di un meccanismo inteso a controllare e ridurre le emissioni di gas a effetto serra, modifica la direttiva 1999/32/CE del Consiglio per quanto concerne le specifiche relative al combustibile utilizzato dalle navi adibite alla navigazione interna e abroga la direttiva 93/12/CEE: http://eur-lex.europa.eu/legalcontent/it/txt/pdf/?uri=celex:32009l0030&qid=1405078533661&from=it - Direttiva 2012/27/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2012 sull efficienza energetica, che modifica le direttive 2009/125 e 2010/30/UE e abroga le direttive 2004/8/CE e 2006/32/CE: - http://eur-lex.europa.eu/legal-content/it/txt/pdf/?uri=celex:02012l0027-20130701&qid=1404988799072&from=it - Direttiva europea 2014/24/UE sugli appalti del 26 febbraio che abroga la direttiva 2004/18/CE. - Direttiva europea 2014/23/UE sull aggiudicazione dei contratti di concessione del 26 febbraio 2014. - Direttiva europea 2014/25/UE sulle procedure d appalto degli enti erogatori nei settori dell acqua, dell energia, dei trasporti e dei servizi postali e che abroga la direttiva 2004/17/CE. - Enea MiSE: PAEE 2014 - Energy Efficiency Plan 2011: http://eur- lex.europa.eu/resource.html?uri=cellar:441bc7d6-d4c6-49f9-a108- f8707552c4c0.0002.03/doc_1&format=pdf - Frausin A., Marchini L., Position paper Carlsberg Italia 2014 - IEA (International Energy Agency) - World Energy Outlook 2013 and 2014. - Lumicisi A., Il Patto dei Sindaci le città come protagoniste della green economy, Edizioni Ambiente, 2013 - Ministero dell Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Programma Operativo Nazionale Governance e Azioni di Sistema, FSE 2007-2013. Studio e 63

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- Regione Puglia, Area Politiche per lo Sviluppo economico, il lavoro e l innovazione Servizio attuazione del programma Programma operativo FESR-FSE 2014-2020 Valutazione Ambientale Strategica Sintesi non tecnica del Rapporto Ambientale (ai sensi dell art. 9 della L.R. n. 44/2012) Luglio 2014. - Regolamento (CE) n. 443/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 aprile 2009 che definisce i livelli di prestazione in materia di emissioni delle autovetture nuove nell ambito dell approccio comunitario integrato finalizzato a ridurre le emissioni di CO 2 dei veicoli leggeri: http://eur-lex.europa.eu/legal- content/it/txt/html/?uri=celex:02009r0443-20140408&qid=1405078765891&from=it - Sito della Camera dei Deputati: - http://www.camera.it/leg17/1052?area=5&tema=24&cambiamenti+climatici; - http://www.camera.it/leg17/1050?appro=844&il+pacchetto+clima+energia; - http://www.camera.it/leg17/1050?appro=9&l%27attuazione+del+protocollo+di+kyoto - Sito della Commissione Europea: - Climate Action. http://ec.europa.eu/clima/ - Energy: http://ec.europa.eu/energy/index_en.htm - Sito ENEA: http://www.enea.it/it - Sito Environmental Product Declaration (EPD): www.environdec.com - Sito MiSE: http://www.sviluppoeconomico.gov.it/ - Sito progetto ECO PAPER: http://www.eu-ecopaper.com/ - Sito Provincia Autonoma di Bolzano: http://www.provincia.bz.it - Sito Regione Marche: http://www.regione.marche.it/ - Sito Regione Puglia: http://www.regione.puglia.it/ 65