PER ASCOLTARE Mostrare consapevolezza: ai suoni ambientali; alla voce. Pronti... Via! La prima cosa da fare affinché il tuo bambino apprenda il linguaggio verbale attraverso l ascolto, è allertarlo ogni volta che c è un suono. Lui dovrà imparare, infatti, a gestire l ambiente che lo circonda e ad accorgersi dei suoni, cosa che, molto probabilmente, in questo momento non è ancora in grado di fare. Per questa settimana, durante i momenti di gioco, posizionati molto vicino al bambino (a meno di un metro di distanza). Assicurati che l ambiente sia tranquillo: se siete a casa, ad esempio, spegni tv, radio, lavastoviglie, aria condizionata, ecc. Proposte di gioco Tu e il tuo bambino siete seduti a terra e tenete in mano qualche gioco rumoroso (mestolo, campanello, chiavi..); il papà è seduto di spalle vicino a voi. Tu e il bambino producete un rumore alla volta, e aspettate che il papà si giri alla ricerca della fonte sonora, dopo di che punta il dito all orecchio e dice: ho sentito!. A quel punto ricompensate il papà dandogli un giochino (palline, lego, cubetti, pasta corta) da buttare in un contenitore. Adesso scambiatevi i ruoli: mentre il papà produce il suono, tu gira il bimbo verso di te, portati il dito all orecchio dicendo, tu hai sentito?. Ogni volta che il bambino dimostra di aver sentito qualcosa, riceve un giochino dal papà. Continuate il gioco e scambiatevi di continuo sia i ruoli che le ricompense. Tu e il bambino siete a un lato della porta; dall altro lato, il papà bussa. La mamma dice: ho sentito qualcosa!. Fai aprire la porta al bambino e il papà, mentre entra, saluta con grande entusiasmo il piccolo che lo ha sentito e gli ha aperto. Continuate così per 4-5 volte scambiandovi i ruoli.
PER CAPIRE Girarsi al proprio nome in maniera guidata; Girarsi al proprio nome spontaneamente. Alla scoperta del proprio nome! È passato ancora pochissimo tempo da quando il tuo bambino ha iniziato ad ascoltare, però, possiamo già provare a fare in modo che impari il suo nome. Puoi aiutarlo chiamandolo per nome in diverse situazioni significative come quando fa il bagnetto, o giocate o preparate la pappa. Quando chiami il piccolo per nome, fallo con voce molto melodica, quasi cantando: ciò renderà il richiamo più interessante e più facile da ascoltare. Ricorda di non chiamarlo però, in maniera esagerata o a sproposito altrimenti, a lungo andare il richiamo del suo nome perderà di significatività. Durante le attività, inoltre, è bene verbalizzare e enfatizzare con una buona prosodia tutto ciò che il bambino o l altro genitore fa. Proposte di gioco Usa le stesse tecniche descritte in precedenza: la mamma chiama il bambino per nome e il bambino e il papà si girano intorno. Quest ultimo punta il dito all orecchio e dice: ho sentito che la mamma ti chiama!. Ogni qualvolta che il bambino si allerta e sembra voltarsi al proprio nome verrà ricompensato con giochi piacevoli. Chiama il bambino per nome solo quando vuoi attirare la sua attenzione. Se il bambino non risponde, fallo rendere consapevole del fatto che lo si sta chiamando, avvicinati al suo orecchio, toccalo e digli: [nome], ti ho chiamato!
PER PARLARE Produrre vocalizzi nelle interazioni comunicative. Anche se ancora non parlo, comunico tante cose! A questo livello il bambino può utilizzare, o no, la sua voce spontaneamente. Se dovesse usarla, sei un passo avanti e il tuo scopo è quello di garantire che il piccolo continui con le sue produzioni vocaliche. Se non usa la voce spontaneamente, invece, ma comunque indica e sembra interessato alla comunicazione, il nostro compito è quello di sollecitare le vocalizzazioni e di fare in modo che queste vengano utilizzate all interno di ogni interazione comunicativa. È necessario gratificare il bambino ogni qualvolta usa la voce; anche in questo caso si può puntare l orecchio con il dito e dire: ti ho sentito parlare!. Ad ogni produzione è utile dimostrare sorpresa e allegria così che il bambino sarà maggiormente stimolato a provare ad usare la propria voce. Presta attenzione alle modalità di comunicazione del bambino e controlla il suo comportamento (sia verbale che non) nei diversi contesti: Saluto: sorride, guarda, vocalizza o si agita quando una persona entra nella stanza; Commiato: come su, quando una persona va via; Funzione deittica: indica o vocalizza qualcosa che desidera vedere o avere; Funzione richiestiva: dà gli oggetti, li divide e ci gioca a turno con l adulto; Rifiuto: scuote la testa per dire di no, allontana gli oggetti, vocalizza quando non vuole qualcosa.
PER PARLARE BENE Produzione di vocalizzi spontanei e su richiesta. Senti chi parla! In questa fase quasi tutti i bambini iniziano a comunicare i propri bisogni in maniera più continua e piacevole, attraverso tutta una serie di gesti e di combinazioni gesti- vocalizzi. Il tuo obiettivo, ora, è quello di supportare e fare emergere l uso delle voce nelle interazioni comunicative gratificando continuamente i tentativi di comunicazione messi in atto dal bambino. Proposta di gioco La mamma chiama papà usando una voce molto melodica, quasi cantata. Quando il papà sente, si gira intorno e come ricompensa, va a prendersi un gioco dal suo bambino. Si ripete l azione un altra volta dopo di che si aspetta a richiamare papà e si attende qualsiasi vocalizzazione da parte del bambino. E molto importante aspettare e far capire al bambino che ci attendiamo che produca qualcosa. Se il bambino non vocalizza, riprovare di nuovo e dire: ascolta, ho chiamato papà!. Assicurati che il piccolo ti stia guardando e che abbia capito che tu stai parlando e ti aspetti che lui faccia lo stesso.
CANZONE DELLA Torna indietro nel tempo e rintraccia la canzone della tua infanzia, quella che ti cantava la tua mamma! Riproponila, ora, al tuo bambino! Vedrai quanto gli piacerà!