LA GESTIONE DELLE RISORSE UMANE

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LA GESTIONE DELLE RISORSE UMANE Scheda didattica a cura di Laura Limido 1

LA GESTIONE DELLE RISORSE UMANE Il concetto di gestione di risorse umane (HRM Human Resource Management) è stato a lungo discusso nella letteratura che si occupa di organizzazione, le elaborazioni più significative iniziano negli Stati Uniti nel primo dopoguerra, tuttavia è un tema che è stato molto approfondito anche in Giappone e, a partire soprattutto dagli anni 80, si trovano interessanti analisi sulla HRM nell Europa Occidentale, con la sua specificità economica, legislativa e socio-culturale. E un tema che presenta una certa fluidità di definizioni in quanto fonti autorevoli diverse propongono concettualizzazioni anche molto differenti, a seconda dell ottica utilizzata e degli elementi enfatizzati. Alcuni approcci, soprattutto legati al modello tayloristico e alla logica meccanicistica del funzionamento organizzativo, sottolineano l importanza dei fattori cosiddetti hard dell organizzazione, vale a dire le variabili strutturali e socio-tecniche, mentre altri autori (a partire dagli anni 80) mettono in evidenza un ottica sistemica del funzionamento organizzativo dando importanza anche all area soft, vale a dire la dimensione sociale e il fattore umano come risorsa strategica. TRE FASI DI HRM Può essere utile schematizzare i periodi storici che hanno accompagnato l evoluzione del ruolo del capo, sia dal punto di vista della filosofia organizzativa sia da quello della leadership. 1 fase.periodo MECCANICISTICO (anni 50-60). LO stile di direzione aziendale aveva il compito di colmare le lacune psicosociologiche dell organizzazione del lavoro tayloristica, per cui i compiti e le responsabilità prioritarie di un capo erano: - ADDESTRARE IN MODO ADEGUATO - TENERE CONTO DEI PROBLEMI PARTICOLARI DEI DIPENDENTI 2

- TRATTARE I DIPENDENTI CON UMANITA - ESSERE OBIETTIVI - ESSERE FERMI E GUIDARE CON DECISIONE - GARANTIRE SICUREZZA E AMBIENTE VIVIBILE - DECIDERE CON OBIETTIVITA Si evidenzia quindi in questa fase uno stile di leadership che non possiamo definire autoritario ma che si colloca tra il paternalista e il direttivo, basato sostanzialmente sulle competenze tecniche, sull esempio e sulle attenzioni ai bisogni primari dell individuo. E una gestione caratterizzata da un orientamento all efficienza e al controllo sociale nell ambiente di lavoro, da cui tuttavia rimane esclusa ogni dialettica; nei casi migliori si può parlare di una cultura organizzativa che trasmette disciplina morale e organizzativa. Il capo ha un profilo sostanzialmente fondato sulla gerarchia e sull anzianità. 2 fase. Con gli anni 70 le organizzazioni sposano l approccio sistemico, nel quale l area soft diventa importante quanto l area hard. Questa trasformazione incide notevolmente sull evoluzione del ruolo di capo, che viene chiamato a presidiare la stretta connessione tra tutte le variabili del funzionamento aziendale. Il gestore di risorse umane rappresenta uno snodo fondamentale di diffusione della nuova cultura organizzativa ed è chiamato ad uno stile di leadership che orienti in tal senso i comportamenti dei collaboratori.. Assumono quindi valore le skill manageriali di: - DELEGA, per promuovere lo sviluppo professionale delle risorse umane, per stimolare lo spirito di iniziativa, il coinvolgimento e la responsabilizzazione, 3

- MOTIVAZIONE, per sollecitare senso di appartenenza e fidelizzazione del collaboratore, - SUPERVISIONE E CONTROLLO, per il raggiungimento di obiettivi sfidanti, concreti e verificabili - VALUTAZIONE dei risultati e delle prestazioni, per una gestione il più possibile meritocratica, equa ed obiettiva E in questa fase che avviene la trasformazione del responsabile da DIRIGENTE-CAPO in MANAGER. Secondo la logica del management i meccanismi di controllo mettono a confronto il sistema dei comportamenti dei collaboratori con il piano aziendale ed entrano in funzione quando avviene una deviazione, al fine di correggere e ri-orientare verso gli obiettivi di qualità. 3 fase. A partire dalla seconda metà degli anni 80, inizia un ulteriore cambiamento nella filosofia di HRM delle aziende, anche in Italia: il ruolo del capo passa da MANAGER a LEADER. Le macrolinee di riferimento concettuale ripercorrono in parte gli aspetti della seconda fase, vale a dire l attenzione ai risultati attraverso l ottimizzazione delle capacità e delle attitudini dei collaboratori, quindi la logica manageriale non va certo abbandonata, ma viene aggiunta grande enfasi ai seguenti aspetti: - ASPETTO RELAZIONALE: il collaboratore non rappresenta solo un ruolo professionale ma anche la ricchezza della persona, delle sue emozioni, il suo capitale intellettuale, la sua dimensione relazionale. Il capo quindi è protagonista nella ricerca della qualità del rapporto interpersonale, attraverso la capacità di comunicazione, di ascolto, di valorizzazione dei suggerimenti, ecc. 4

- ASPETTO SOCIALE: il capo è il sensore del clima del gruppo, è colui che costruisce la squadra, promuove iniziative di knowledge management (diffusione della conoscenza attraverso meccanismi operativi come le riunioni periodiche frequenti, intranet o simili, gruppi di miglioramento, ecc ) - LEADERSHIP EMPOWERING: si rimanda alla dispensa specifica allegata E in questa fase che il sistema di valutazione delle prestazioni diventa sempre di più uno strumento fondamentale di HRM, una leva strategica di gestione della qualità professionale del coordinatore: prestazioni specifiche, competenze trasversali e atteggiamenti. Riflessioni conclusive Il nodo fondamentale dell Human Resource Management è oggi rappresentato dalla questione del cambiamento; le organizzazioni complesse non possono esimersi da una logica di changing, cioè di trasformazione continua che rappresenta l evoluzione stessa dell organizzazione. La leadership deve quindi occuparsi della promozione e della realizzazione del cambiamento; ha il compito di attuare il legame di complementarietà tra managerialità e leadership, tra gestione del presente e guida nel futuro. E affidata ai capi la responsabilità di costruire individui capaci di lavorare nel cambiamento; è quindi responsabilità dei capi una interpretazione etica del loro compito: apertura, credibilità, lealtà, coerenza, obiettività. 5

Oggi non è sufficiente abbandonare il vecchio modello gerarchico di HRM, ma è necessario addirittura andare oltre al modello manageriale che sa creare risultati per praticare una leadership empowering, cioè capace di generare altra leadership, di diffonderla e di valorizzarla. 6

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