Discarica di rifiuti non pericolosi Tre Monti - Imola (BO) Valutazione di Impatto Ambientale L.R. 9/99 come integrata ai sensi del D. Lgs. 152/06 e s.m.i. STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE Progetto di ampliamento ELABORATO 14 Sintesi non tecnica Approvato C. Dradi Controllato K. Gamberini Redatto M. Bartoli Rev. 00 Data 30/06/2009 Cod. Doc. DS 01 BO VA 00 SI SN 14.00 Pagine 1 di 60
SOMMARIO 1 INTRODUZIONE...4 2 DESCRIZIONE SINTETICA DELLA CONFORMITÀ DEL PROGETTO ALLE NORME AMBIENTALI ED AGLI STRUMENTI DI PROGRAMMAZIONE/PIANIFICAZIONE VIGENTI...6 3 DESCRIZIONE SINTETICA DEL PROGETTO...7 3.1 IMPERMEABILIZZAZIONE DEL FONDO DELLA DISCARICA IN PROGETTO...9 3.2 RETE DI CAPTAZIONE PERCOLATO...10 3.3 RETE DI CAPTAZIONE BIOGAS...11 3.4 RETE REGIMAZIONE ACQUE METEORICHE E SCARICHI IDRICI...12 3.5 IMPIANTO DI RECUPERO ENERGETICO...14 3.6 COPERTURA FINALE DELLA DISCARICA...15 3.7 INFRASTRUTTURE DI SERVIZIO...16 3.8 OPERE RIPRISTINO AMBIENTALE...16 4 DESCRIZIONE SINTETICA DELLE TECNICHE PRESCELTE E CONFRONTO CON LE MTD... 18 5 DESCRIZIONE DELLE CONDIZIONI AMBIENTALI INIZIALI... 23 5.1 DESCRIZIONE DEL CLIMA LOCALE...24 5.1.1 Area vasta...24 5.1.2 Area locale...24 5.2 STATO DI QUALITÀ DELL ARIA...26 5.3 STATO DI QUALITÀ DELLE ACQUE SUPERFICIALI E SOTTERRANEE...28 5.3.1 Stato delle acque superficiali...28 5.3.2 Stato delle acque sotterranee...29 5.4 STATO DI QUALITÀ DI SUOLO E SOTTOSUOLO...31 5.4.1 Caratteri geologici...31 5.4.2 Caratteri geomorfologici...31 2 di 60
5.4.3 Caratteri di vulnerabilità dell area...32 5.4.4 Caratteri idrogeologici...32 5.5 STATO DEGLI ECOSISTEMI...33 5.5.1 Presenza di aree di tutela...33 6 DESCRIZIONE SINTETICA DEGLI IMPATTI AMBIENTALI... 35 6.1 IMPATTI IN ATMOSFERA...35 6.1.1 Fase di cantiere...35 6.1.2 Fase di esercizio...36 6.2 IMPATTI SULLE ACQUE, SUL SUOLO E SUL SOTTOSUOLO...45 6.2.1 Fase di cantiere...45 6.2.2 Fase di esercizio...46 6.3 IMPATTI SU FLORA, FAUNA ED ECOSISTEMI...51 6.4 IMPATTO ACUSTICO...52 6.5 IMPATTI SULLA SALUTE ED IL BENESSERE DELL UOMO...52 6.6 IMPATTI SUL PAESAGGIO...53 6.7 IMPATTI SUL SISTEMA INSEDIATIVO E LE CONDIZIONI SOCIOECONOMICHE...55 7 DESCRIZIONE SINTETICA DELLE MISURE DI MITIGAZIONE... 56 8 DESCRIZIONE SINTETICA DELLE MISURE DI MONITORAGGIO... 59 9 DESCRIZIONE SINTETICA DELLE DIFFICOLTÀ INCONTRATE... 60 3 di 60
1 INTRODUZIONE Allo stato attuale è in fase di gestione operativa il 2 lotto della discarica di Tre Monti, destinato allo smaltimento di rifiuti solidi non pericolosi. La discarica è gestita in conformità al Provvedimento di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) emesso dalla Provincia di Bologna in data 20/12/2007 (PG 0420219), così come modificato dal Provv. PG 0396008 del 29/9/2008 e dal Provv. PG 0535545 del 19/12/2008. La volumetria utile per l abbancamento dei rifiuti non pericolosi del 2 lotto della discarica esistente è pari 2.880.000 mc. L'impianto, allo stato attuale, è autorizzato a svolgere anche le seguenti operazioni di recupero: recupero della Frazione Organica Stabilizzata dei rifiuti (FOS) per le operazioni di copertura giornaliera dei rifiuti depositati in discarica; recupero di rifiuti provenienti da demolizioni e costruzioni per la realizzazione e manutenzione della viabilità interna alla discarica. Oltre alle operazioni suddette, all interno del sito della discarica la ditta ICQ HOLDING S.p.A. gestisce l'attività di recupero del biogas prodotto dalla discarica stessa, tramite combustione in appositi motori, con conseguente produzione di energia elettrica. All interno del sito in cui è localizzata la discarica è situato l impianto di trattamento e recupero di RSU gestito da Akron S.p.A. finalizzato alla valorizzazione, tramite biostabilizzazione e recupero di materiali, dei Rifiuti Solidi Urbani (RSU) e della Frazione Organica (FO) proveniente da impianti di selezione rifiuti. L impianto è infatti in grado di recuperare, oltre alla frazione ferrosa e ad altre eventuali frazioni estranee presente nei RSU, quella organica (FO), che una volta biostabilizzata (FOS) viene impiegata per la copertura giornaliera della discarica Tre Monti come sopra specificato. Il Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti della Provincia di Bologna, adottato con Delibera di Consiglio Provinciale n. 7 del 10 Febbraio 2009, prevede espressamente che il sistema impiantistico per la gestione dei rifiuti urbani presente nel territorio provinciale debba essere adeguato esclusivamente in termini di ampliamento delle potenzialità di smaltimento, trattamento e recupero; prevedendo, in relazione all impianto in oggetto, un ampliamento pari a 1.500.000 tonnellate di rifiuti non pericolosi a smaltimento. 4 di 60
Scopo del presente documento è quello di sintetizzare, con un linguaggio non tecnico e quanto più possibile comprensibile, i contenuti dello Studio di Impatto Ambientale sviluppato in riferimento al progetto di ampliamento della discarica di Tre Monti. In particolare, si intende: descrivere brevemente l opera in progetto, evidenziandone la coerenza con le normative vigenti e le migliori tecniche disponibili (di seguito in alcuni casi definite, in riferimento all acronimo inglese, BAT = Best Available Techniques); inquadrare il contesto territoriale in cui l opera va a collocarsi; presentare i risultati più significativi degli studi di impatto svolti e, di conseguenza, delle misure di monitoraggio e mitigazione predisposte. 5 di 60
2 DESCRIZIONE SINTETICA DELLA CONFORMITÀ DEL PROGETTO ALLE NORME AMBIENTALI ED AGLI STRUMENTI DI PROGRAMMAZIONE/PIANIFICAZIONE VIGENTI Nell ambito dello Studio di Impatto Ambientale è stata analizzata in dettaglio la compatibilità dell opera proposta rispetto alle prescrizioni contenute nella normativa di settore e negli strumenti di pianificazione provinciale e comunale. In particolare si è verificata la conformità rispetto ai vincoli contenuti nei seguenti strumenti di pianificazione: Piano Territoriale Regionale (PTR), Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR); Piani Territoriali di Coordinamento Provinciale (PTCP) delle Province di Bologna e di Ravenna; Piano Strutturale Comunale (PSC) del Nuovo Circondario Imolese; Piano Regolatore Generale (PRG) del Comune di Imola; Direttiva Habitat 92/43/CEE e Rete Natura 2000 ; Direttiva Uccelli 79/409/CEE; Piano Stralcio per l Assetto Idrogeologico (PSAI) del bacino del fiume Reno; Piano Provinciale di Risanamento della Qualità dell Aria (PRQA); Piano di Tutela delle Acque (PTA); Piano dei Trasporti; Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (PPGR) della Provincia di Bologna. La realizzazione dell opera ed il suo successivo esercizio non presentano significativi motivi di difformità rispetto ai disposti normativi e alle norme attuative dei principali piani territoriali esaminati. 6 di 60
3 DESCRIZIONE SINTETICA DEL PROGETTO Il progetto di ampliamento della discarica di Tre Monti prevede la realizzazione di un nuovo lotto (3 lotto) per il conferimento di rifiuti non pericolosi, organizzato in tre settori di coltivazione che, partendo dalla base della vasca si svilupperà in altezza fino ad appoggiarsi al corpo della discarica esistente (1 e 2 lotto). Con l obiettivo di analizzare la situazione più critica dal punto vista della stabilità del corpo rifiuti e degli impatti ambientali generati dall opera in progetto, si è ipotizzato un piano conferimenti che massimizzi i quantitativi di rifiuti smaltiti annualmente nella discarica in oggetto, facendo riferimento allo scenario 2 previsto dal Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti della Provincia di Bologna, adottato con Delibera di Consiglio Provinciale n. 7 del 10 Febbraio 2009. Rifiuto 2009 2010 2011 2012 2013 2014 TOT Rifiuti smaltiti 257.965 254.743 248.627 245.930 245.689 247.046 1.500.000 Fos a recupero 43.544 41.228 38.503 36.377 36.341 36.544 232.537 Totale 301.509 295.971 287.130 282.307 282.030 283.590 1.732.537 Ipotesi di progetto Piano conferimenti (tonn) La coltivazione del corpo di ampliamento della discarica sarà caratterizzata dalla successione di 3 settori, ognuno dei quali costituito da più sottosettori e celle di coltivazione. Di seguito per ogni settore individuato si riportano le volumetrie disponibili in riferimento ai rifiuti a smaltimento, alla Frazione Organica Stabilizzata (FOS) recuperata nell ambito delle operazione di copertura giornaliera e agli inerti da cava di prestito o rifiuti da attività di costruzioni e demolizioni recuperati come materiali tecnici per la costruzione e la manutenzione della viabilità di sevizio. CORPO RIFIUTI "AMPLIAMENTO DISCARICA TRE MONTI" SETTORE 3 B A C D E F G H I L M N O CORPO RIFIUTI "AMPLIAMENTO DISCARICA TRE MONTI" SETTORE 2 P Q VECCHIO CORPO DISCARICA CORPO RIFIUTI "AMPLIAMENTO DISCARICA TRE MONTI" SETTORE 1 7 di 60
A: Fondo della discarica B: Scarpate laterali C: Area di appoggio sulla discarica esistente Sedime discarica esistente Settore /sottosettore Rifiuti a smaltimento (mc) FOS a recupero (mc) Inerti o rifiuti a recupero (mc) Volumetria complessiva (escluso copertura definitiva) Settore 1 396.842 55.858 50.300 503.000 Settore 2 670.608 94.392 85.000 850.000 Settore 3 584.613 82.287 74.100 741.000 Totale 1.652.063 232.537 209.400 2.094.000 Settore Rifiuti a smaltimento (tonn) FOS a recupero (tonn) Inerti o rifiuti a recupero (tonn) Capacità complessiva discarica (escluso copertura definitiva) (tonn) Settore 1 360.315 55.858 85.510 501.683 Settore 2 608.883 94.392 144.500 847.774 Settore 3 530.802 82.287 125.970 739.060 Totale 1.500.000 232.537 355.980 2.088.517 La morfologia dell ampliamento è simile a quella sviluppata per la discarica esistente, con i nuovi settori di abbancamento contigui a quelli esistenti; il rilievo a discarica completamente 8 di 60
abbancata si raccorda con i pendii naturali circostanti, con pendenze dei versanti mantenute al valore 1 su 3, 1 su 2 e localmente 1 su 1, intercalate con banche di larghezza di circa 4 m per ogni innalzamento di 10 m della quota del versante verso la sommità. Le operazioni di cantiere si limiteranno allo svolgimento delle attività necessarie alla predisposizione dell invaso corrispondente al settore 1 della discarica. La predisposizione del settore 2 e 3 verrà effettuate nell ambito della gestione operativa del corpo di ampliamento della discarica in progetto. Per dettagli tecnici relativi all intervento si rimanda all elaborato 3 del presente Studio di Impatto Ambientale (codice documento: DS 01 BO VA 00 SI IR 03.00), nonché al progetto definitivo allegato. Il progetto non prevede la realizzazione, né la modifica degli impianti ausiliari di discarica (palazzina uffici e spogliatoi, pesa, impianto lavaruote, vasche di prima pioggia, ecc); per la gestione dell ampliamento di discarica in oggetto si farà infatti ricorso a quelli già presenti nel sito, o in fase di realizzazione. Il progetto prevede invece un intervento sulla viabilità interna al sito, con il prolungamento di una pista esistente fino al nuovo argine di valle ed al sistema di lagunaggio. La viabilità che ad oggi conduce a tale area del sito va infatti ad interferire con l ampliamento in oggetto, e dovrà essere dismessa all atto del progredire della coltivazione della nuova discarica. 3.1 IMPERMEABILIZZAZIONE DEL FONDO DELLA DISCARICA IN PROGETTO Complessivamente, in conformità alla normativa vigente, si procederà all impermeabilizzazione della discarica su tutta la superficie di abbancamento. L area di sedime del nuovo corpo di discarica (si veda la figura precedentemente riportata) è riconducibile a tre diverse aree, che saranno caratterizzate, in termini di impermeabilizzazione e drenaggio, da soluzioni tecnologiche differenti: Zona A: fondo della discarica - Le caratteristiche dei terreni costituenti il fondo naturale, di natura argillosa, presentano naturalmente i valori di permeabilità prevista dalla normativa vigente. Una volta sagomato e riprofilato il fondo del bacino, si procederà poi alla stesura di un telo in polietilene ad alta densità (HDPE) dello spessore 9 di 60
di 2,5 mm al di sopra del quale verrà posizionato uno strato drenante di spessore pari a 50 cm (10 cm di sabbiella, Tessuto non Tessuto e 40 cm di ghiaia lavata), al fine di garantire estrazione del percolato prodotto dalla discarica stessa. Zona B: scarpate laterali - Su tale area si effettuerà anzitutto lo scotico, ossia l'asportazione dello strato superficiale del terreno vegetale, per uno spessore medio di circa 30 cm, al fine di rimuovere la bassa vegetazione spontanea e di portare alla luce il terreno in posto, costituito da argilla in sito con i valori di permeabilità previsti dalla normativa. Successivamente si procederà alla formazione del pacchetto d'impermeabilizzazione di base, costituito da una struttura multistrato che, partendo dal basso verso l alto, presenterà i seguenti elementi: telo in polietilene ad alta densità (HDPE) per uno spessore minimo 2,0 mm, Tessuto non Tessuto, materassino drenante in rete metallica, con riempimento in materiale sintetico, dello spessore minimo di 17 cm; Zona C: area di appoggio sulla discarica esistente Su tale area verrà asportato la strato di argilla superficiale facente parte del pacchetto di copertura dell attuale discarica, fino alla scopertura dello strato di ghiaia, al fine di formare il piano di appoggio dei rifiuti del corpo di ampliamento. 3.2 RETE DI CAPTAZIONE PERCOLATO In corrispondenza dello strato drenante posto sull area di fondo saranno posate sul fondo della discarica in progetto 5 tubazioni fessurate di diametro 315 mm, che raccoglieranno il percolato sia del corpo rifiuti in progetto, sia del corpo rifiuti esistente. In fase di coltivazione della discarica saranno inoltre realizzate trincee di drenaggio, in corrispondenza dei piani orizzontali che delimitano i sottosettori della discarica. Tali drenaggi saranno realizzati con tubazioni fessurate di diametro pari a 80 mm inserite all interno di un bauletto drenante in ghiaia posata su geotessile. Tale sistema di drenaggio costituirà una sorta di rete magliata, nei nodi della quale saranno collocati i pozzi verticali di raccolta del biogas, che avranno anche la funzione di far drenare verso il fondo della discarica il percolato. 10 di 60
Il percolato raccolto dalla rete sopra descritta sarà convogliato ad un sistema di bacini di lagunaggio deputati al trattamento del percolato, prima dell invio dello stesso tramite tubazione al Depuratore di Imola. 3.3 RETE DI CAPTAZIONE BIOGAS Così come previsto per la rete di raccolta del percolato, in fase di coltivazione della discarica saranno realizzate trincee di drenaggio, in corrispondenza dei piani orizzontali che delimitano i sottosettori della discarica. Tali drenaggi saranno realizzati con tubazioni fessurate in PEAD di diametro pari a 80 mm inserite all interno di un bauletto drenante in ghiaia. Tale sistema di drenaggio costituirà una sorta di rete magliata, nei nodi della quale saranno collocati i pozzi verticali di raccolta del biogas, che avranno anche la funzione di far drenare verso il fondo della discarica il percolato. La testa pozzo prevede la raccolta del biogas con una tubazione di diametro 90 mm che convoglierà il biogas verso i collettori. In corrispondenza dei collettori saranno poi collocati anche i separatori di condensa; a valle di questi si avranno tubazioni di diametro 250 mm che veicoleranno il biogas verso l impianto di recupero energetico. I pozzi di captazione verticale interesseranno l'intera profondità della discarica e verranno innalzati progressivamente al procedere del deposito dei rifiuti. Questi pozzi costituitranno l'ossatura principale della rete di drenaggio e saranno collegati in modo diretto con le condotte poste sul fondo della discarica. I tubi fessurati saranno protetti da dreni ghiaiosi racchiusi in una gabbia metallica di circa 250 mm di diametro; in questo modo si realizzerà, elemento dopo elemento, la colonna drenante. In testa ad ogni pozzo, sulla tubazione, sarà flangiata una valvola, che permetterà di disinserire eventualmente i singoli pozzi dalla rete di captazione. Mediante questi pozzi verticali, ovviamente, si realizzerà contemporaneamente la raccolta del percolato. I sistemi di captazione faranno capo a reti di raccolta, costituite da condotte in depressione tutte collegate direttamente alla centrale di aspirazione. 11 di 60
La discarica sarà sempre in leggera depressione, in modo tale che il sistema di captazione realizzato costituisca la via di uscita preferenziale per il biogas prodotto. 3.4 RETE REGIMAZIONE ACQUE METEORICHE E SCARICHI IDRICI La realizzazione dell ampliamento della discarica comporta alcune variazioni al sistema di regimazione delle acque superficiali esistente, fermo restando i punti di scarico e le modalità di gestione delle acque meteoriche che non subiranno modifiche significative rispetto alla situazione attualmente autorizzata. In particolare la coltivazione del corpo di ampliamento comporta l integrazione e la modifica della struttura esistente della rete di allontanamento delle acque meteoriche al fine di evitare che le acque dei versanti recapitino all interno del corpo discarica contribuendo all aumento della produzione di percolato. In particolare nella prima fase della coltivazione è prevista la realizzazione di canaline semicircolari in acciaio zincato ai margini nord e est dell area di sedime del corpo di ampliamento discarica e a monte della viabilità di servizio in progetto (in sinistra idraulica ai bacini di lagunaggio), in grado di intercettare le acque dei versanti. Sono previsti inoltre due attraversamenti della strada di servizio (si veda figura seguente). Con l avanzare della coltivazione verranno progressivamente abbandonate le canaline esistenti di allontanamento acque dei versanti e contestualmente verranno realizzate sia canaline ai margini delle celle in coltivazione, sia la rete di gestione acque meteoriche sulla copertura definitiva del corpo di ampliamento. Si individuano pertanto i seguenti punti di scarico: S1: recapitante nel collettore fognario di tipo misto affluente al depuratore Santerno, raccoglie il refluo originato dai bacini di lagunaggio che oltre al percolato prodotto dalla discarica ricevono anche le acque reflue domestiche dei servizi e le acque di lavaggio ruote a seguito di trattamento di disoleazione e sedimentazione, le condense e le acque di lavaggio del biogas; S2a: recapitante nel rio Rondinelle; raccoglie le acque meteoriche di dilavamento delle scarpate esterne al corpo di discarica e della sommità del corpo discarica a copertura 12 di 60
ultimata, delle aree verdi perimetrali e della viabilità bianca di servizio. Allo scarico S2a sono convogliate anche le acque meteoriche di prima pioggia, a seguito di trattamento di sedimentazione e disoleazione, originatesi dal dilavamento della viabilità e del piazzale di ingresso (piazzale Nord), nonché le acque di seconda pioggia; S2b: recapitante nel rio Rondinelle; raccoglie le acque meteoriche di dilavamento delle scarpate esterne al corpo di discarica e della sommità del corpo discarica a copertura ultimata, delle aree verdi perimetrali e della viabilità bianca di servizio. Allo scarico S2b sono convogliate anche le acque meteoriche di prima pioggia, a seguito di trattamento di sedimentazione e disoleazione, originatesi dal dilavamento della viabilità e del piazzale di uscita (piazzale Sud), nonché le acque di seconda pioggia; S3: recapitante nel rio Rondinelle; raccoglie le acque meteoriche di seconda pioggia originatesi dal dilavamento del piazzale di uscita (piazzale Sud) e di parte della viabilità di uscita; S4: recapitante nella rete fognaria comunale, a servizio della rete stradale di via Pediano; raccoglie le acque meteoriche di dilavamento del versante est del corpo discarica a copertura ultimata e delle aree verdi perimetrali. Di seguito si riporta uno schema relativo alle modalità di gestione delle acque meteoriche e di processo. 13 di 60
ACQUE REFLUE DOMESTICHE ACQUE REFLUE DOMESTICHE SISTEMA LAVAGGIO RUOTE ACQUE METEORICHE DILAVAMENTO PIAZZALE NORD E VIABILITA' ACQUE METEORICHE DILAVAMENTO PIAZZALE SUD E VIABILITA' ACQUE METEORICHE DILAVAMENTO CORPO DISCARICA VERSANTE EST SFIORO SECONDA PIOGGIA FOSSA IMOHFF PIAZZALE SUD FOSSA IMOHFF PIAZZALE NORD SEDIMENTAZIONE DISOLEATORE SECONDA PIOGGIA VASCA DI PRIMA PIOGGIA PP SECONDA PIOGGIA VASCA DI PRIMA PIOGGIA PP CONDENSE E ACQUE DI LAVAGGIO BIOGAS VASCHE DI LAGUNAGGIO PERCOLATO DISCARICA ACQUE METEORICHE DILAVAMENTO CORPO DISCARICA, VIABILITA' "BIANCA" ACQUE METEORICHE DILAVAMENTO CORPO DISCARICA, VIABILITA' "BIANCA" S1 CORPO RICETTORE FINALE: FOGNATURA NERA POZZETTO DI CAMPIONAMENTO Per le modalità di controllo si rimanda al Piano di monitoraggio (elaborato 12 - DS 01 BO VA 00 SI PM 12.00) S2a CORPO RICETTORE FINALE: RIO RONDINELLE S2b CORPO RICETTORE FINALE: RIO RONDINELLE S3 CORPO RICETTORE FINALE: RIO RONDINELLE S4 CORPO RICETTORE FINALE: FOGNATURA BIANCA 3.5 IMPIANTO DI RECUPERO ENERGETICO All interno del sito della discarica la ditta ICQ HOLDING S.p.A. gestisce attualmente l'attività di recupero del biogas prodotto dalla discarica stessa, tramite combustione in appositi motori, con conseguente produzione di energia elettrica. I motori sono dotati di sistema di post combustione fumi costituito da uno scambiatore di calore a due camere rigenerativo, materiale refrattario, camera di reazione, sistema di commutazione, finalizzato all abbattimento del CO (sistema cl.air). Nell ambito della progettazione definitiva dell ampliamento della discarica in oggetto, nell'ipotesi che l'impianto di recupero energetico esistente garantisca lo sfruttamento della totalità del biogas prodotto dalla discarica esistente, è stato messo a punto un modello di calcolo teorico in grado stimare a livello previsionale il quantitativo di biogas che sarà prodotto dal corpo di ampliamento della discarica stessa, al fine di eseguire un dimensionamento corretto dell'impianto di captazione del biogas e per poter prevedere il recupero energetico del biogas stesso. 14 di 60
Lo sfruttamento della potenza elettrica disponibile potrà essere effettuato tramite l utilizzo di due motori endotermici con caratteristiche analoghe a quelli già installati a servizio della discarica esistente. L impianto sarà dotato di post combustori fumi (sistema cl.air), separatore di condense e sistema di lavaggio biogas in analogia con l impianto di recupero energetico esistente. In caso di fermate dell impianto di recupero energetico il biogas sarà automaticamente avviato alla torcia di emergenza al fine di limitare le emissioni diffuse nell ambiente. Si ritiene opportuno precisare che, il modello utilizzato a livello previsionale per la stima della produzione di biogas è effettuato in sede di progetto in modo da tenere in considerazione gli aspetti biochimici e chimico-fisici che influenzano il processo di metanogenesi, che a loro volta dipendono da numerosi parametri quali: composizione merceologica dei rifiuti, contenuto di carbonio organico, umidità, densità e granulometria delle singole frazioni merceologiche, velocità di biodegradazione, quantitativi di rifiuti conferiti, condizioni ambientali esterne, modalità di gestione della discarica, ecc... Pertanto l effettiva produzione di biogas negli anni sarà necessariamente verificata attraverso misure sperimentali eseguite in campo presso la discarica, che consentiranno con maggiore attendibilità lo sviluppo del progetto definitivo dell impianto di recupero energetico. Tale progetto sarà sottoposto all Autorità competente per approvazione alla realizzazione e alla gestione ai sensi della normativa in materia. 3.6 COPERTURA FINALE DELLA DISCARICA A riempimento della discarica completato, la copertura dell area sommitale sarà costituito da (procedendo dal basso verso l alto): uno strato di regolarizzazione con la funzione di permettere la corretta messa in opera degli strati sovrastanti; uno strato di ghiaia, con funzione di drenaggio del biogas e di rottura capillare, protetto mediante geotessile da eventuali intasamenti, di spessore pari a 0,30 m; uno strato di argilla compattata dello spessore 0,80 m e permeabilità K 10-9 m/s; 15 di 60
uno strato di drenaggio di spessore pari a circa 0,50 m o, in alternativa, un elemento drenante artificiale con trasmissività θ 5*10-4 m 2 /s solo per i tratti pianeggianti; uno strato superficiale di copertura vegetale di spessore compreso tra 0,30 e 1,00 m (in corrispondenza delle piantumazioni); il terreno di copertura vegetale, costituito da argilla arricchita in materiale organico, prevedendo spessori fino 1,00 m dove sono previste piantumazioni di essenze ad alto fusto, favorirà lo sviluppo delle specie vegetali di copertura previste dal piano di ripristino ambientale ed una protezione adeguata contro l erosione; il pacchetto della viabilità ove previsto. 3.7 INFRASTRUTTURE DI SERVIZIO Il progetto non prevede la realizzazione, né la modifica degli impianti ausiliari di discarica (palazzina uffici e spogliatoi, pesa, impianto lavaruote, vasche di prima pioggia, ecc); per la gestione dell ampliamento di discarica in oggetto si farà infatti ricorso a quelli già presenti nel sito, o in fase di realizzazione. Il progetto prevede invece un intervento sulla viabilità interna al sito, con il prolungamento di una pista esistente fino al nuovo argine di valle ed al sistema di lagunaggio. La viabilità che ad oggi conduce a tale area del sito va infatti ad interferire con l ampliamento in oggetto, e dovrà essere dismessa all atto del progredire della coltivazione della nuova discarica. L intervento in oggetto prevede una parziale riprofilatura facendo uso, dove necessario, di terre rinforzate per raccordare in altezza la viabilità del rilevato. La strada bianca sarà lunga circa 500 m, larga circa 7,50 m e con una pendenza massima del 14 %. 3.8 OPERE RIPRISTINO AMBIENTALE Il Piano di ripristino ambientale si propone come strumento di riavvio di un processo ecologico interrotto dall attività di discarica. Il reinserimento territoriale viene accelerato dall attuazione del piano che viene proposto dopo un attenta analisi ambientale e paesaggistica dell area e del territorio circostante. 16 di 60
L obiettivo di recupero naturalistico viene perseguito in parte con interventi diretti di piantagione, in parte con interventi volti a favorire i processi evolutivi interrotti della copertura vegetale verso assetti vegetazionali in equilibrio con l ambiente pedoclimatico. I fattori limitanti principali per la sistemazione ambientale sono la natura del terreno e la piovosità. Il terreno naturale nelle zone non coltivate a discarica è molto argilloso e compatto. Le argille tendono nei periodi piovosi a trattenere acqua. Questa caratteristica può determinare problemi di asfissia radicale delle piante per cui sarà quindi necessario curare la regolazione delle acque superficiali, cosa che peraltro viene regolarmente fatta. Viceversa nei periodi di siccità le argille si screpolano e la pianta può soffrire di siccità. Nelle zone che verranno ricoperte al termine del processo di coltivazione, dopo la stratigrafia di sigillatura si riporterà un terreno di coltivo sempre di tipo argilloso, ma migliorato per renderlo più adatto all impianto della vegetazione. L uso nei nuovi impianti di ammendanti organici (compost) rimedierà alle problematiche di eccessiva compattezza del terreno. L altro fattore limitante può essere la scarsità di acqua nei mesi caldo-aridi. L aridità estiva nei nuovi impianti arborei e arbustivi viene combattuta nei primi anni d impianto attraverso lavorazioni atte ad eliminare le erbe infestanti fonte di concorrenza idrica e nutrizionale per le specie impiantate. Tali lavorazioni, eliminando le erbe infestanti che fanno concorrenza idrica alla specie impiantate, sono molto più efficaci dell irrigazione. Non è prevista irrigazione poiché l obiettivo è di favorire l innescarsi di meccanismi spontanei di conservazione delle strutture verdi. Un buon controllo di questi fattori limitanti si ha attraverso tecniche d impianto di tipo forestale, come l uso di piante molto piccole che nei primi tempi hanno bisogno di assistenza, ma dopo pochi anni si autoproteggono e diventano autonome. Il recupero ambientale della discarica Tre Monti rappresenta un opportunità per la creazione di un area naturalistica che si verrà a formare compiutamente nell arco di decenni dalla chiusura della discarica e che potrà fare parte di un sistema di reti ecologiche a carattere locale in quanto nodo collegato con altre aree verdi da corridoi ecologici (rio Rondinelle, affluente del torrente Santerno, siepi e filari, connettivo ecologico diffuso). 17 di 60
4 DESCRIZIONE SINTETICA DELLE TECNICHE PRESCELTE E CONFRONTO CON LE MTD Secondo quanto previsto dall art. 4 Individuazione delle migliori tecnologie disponibili, comma 4, del D.Lgs. 59/05: Per le discariche di rifiuti da autorizzare ai sensi del presente decreto, si considerano soddisfatti i requisisti tecnici di cui al presente decreto se sono soddisfatti i requisiti tecnici di cui al decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36. In definitiva, le normative vigenti indicano chiaramente come le migliori tecniche disponibili su cui conformare le attività di progettazione e gestione di una discarica coincidano con i disposti del D.Lgs. 36/03, Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti. Nell ambito del Piano di Sorveglianza e Controllo riportato all elaborato 12 del presente Studio di Impatto Ambientale (codice documento: DS 01 BO VA 00 SI PM 12.00), si propone una valutazione di conformità ai disposti del D.Lgs. 36/03 in merito ai più significativi aspetti di carattere operativo/gestionale. Nelle seguenti tabelle, invece, è riportata una verifica della rispondenza dell impianto progettato alle principali caratteristiche costruttive previste dal D. Lgs. 36/03. In particolare, si ricorda che, al fine di garantire l'isolamento del corpo dei rifiuti dalle matrici ambientali, la discarica deve soddisfare i seguenti requisiti tecnici: sistema di regimazione e convogliamento delle acque superficiali; impermeabilizzazione del fondo e delle sponde della discarica; impianto di raccolta e gestione del percolato; impianto di captazione e gestione del gas di discarica; sistema di copertura superficiale finale della discarica. 18 di 60
N 1 2 3 4 5 6 Verifica puntuale delle disposizioni contenute nel D.Lgs 36/2003 e relative alle discariche per rifiuti non pericolosi: GESTIONE ACQUE METEORICHE E PERCOLATO Previsioni di progetto e verifica Punto della rispondenza alle norme citate Al termine di ogni giornata lavorativa, la scarpata del fronte in esercizio sarà Devono essere adottate tecniche di coltivazione e gestionali atte a coperta con materiale inerte di idoneo minimizzare l'infiltrazione dell'acqua meteorica nella massa dei rifiuti. spessore e caratteristiche (FOS e terreno a matrice argillosa). Per quanto consentito dalla tecnologia, le acque meteoriche devono essere allontanate dal perimetro dell'impianto per gravità, anche a mezzo di idonee canalizzazioni dimensionate sulla base delle piogge più intense con tempo di ritorno di 10 anni. Il percolato e le acque di discarica devono essere captati, raccolti e smaltiti per tutto il tempo di vita della discarica, secondo quanto stabilito nell'autorizzazione, e comunque per un tempo non inferiore a 30 anni dalla data di chiusura definitiva dell'impianto. Il sistema di raccolta del percolato deve essere progettato e gestito in modo da: minimizzare il battente idraulico di percolato sul fondo della discarica al minimo compatibile con i sistemi di sollevamento e di estrazione; prevenire intasamenti ed occlusioni per tutto il periodo di funzionamento previsto; resistere all'attacco chimico dell'ambiente della discarica; sopportare i carichi previsti. Il percolato e le acque raccolte devono essere trattate in impianto tecnicamente idoneo di trattamento al fine di garantirne lo scarico nel rispetto dei limiti previsti dalla normativa vigente in materia. La concentrazione del percolato può essere autorizzata solo nel caso in cui contribuisca all'abbassamento del relativo battente idraulico; il concentrato può rimanere confinato all'interno della discarica. Per le acque meteoriche esterne è previsto un sistema di regimazione recapitante nel reticolo idrografico superficiale presente sul sito ed affluente al rio Rondinelle. Il percolato è captato tramite una rete drenante opportunamente dimensionata, trattato in appositi bacini di lagunaggio e quindi scaricato in fognatura nera. Il sistema di drenaggio e captazione del percolato è stato progettato tenendo conto delle presenti indicazioni. Il percolato è soggetto a trattamento in sito entro le vasche di lagunaggio, quindi scaricato in fognatura nera. Verifica puntuale delle disposizioni contenute nel D.Lgs 36/2003 e relative alle discariche per rifiuti non pericolosi: BARRIERA GEOLOGICA N Punto Previsioni di progetto 1 2 3 4 Il substrato della base e dei fianchi della discarica deve consistere in una formazione geologica naturale che risponda a requisiti di permeabilità e spessore almeno equivalente a quello risultante dai seguenti criteri: discarica per rifiuti non pericolosi: k 1 x 10-9 m/s e s 1 m La continuità e le caratteristiche di permeabilità della barriera geologica su tutta l'area interessata dalla discarica devono essere opportunamente accertate mediante indagini e perforazioni geognostiche. La barriera geologica, qualora non soddisfi naturalmente le condizioni di cui sopra, può essere completata artificialmente attraverso un sistema barriera di confinamento opportunamente realizzato che fornisca una protezione equivalente. Per tutti gli impianti deve essere prevista l'impermeabilizzazione del fondo e delle pareti con un rivestimento di materiale artificiale posto al di sopra della barriera geologica, su uno strato di materiale minerale compattato. Il fondo della discarica in progetto risponde pienamente ai disposti normativi di riferimento. Si rimanda a questo proposito alla descrizione riportata nell ambito della relazione tecnica del progetto definitivo allegato (elaborato 38). In particolare, nell ambito del progetto si definiscono tre diverse superfici, così caratterizzate (dal basso verso l alto): A (fondo del nuovo invaso) argilla in situ (K < 10-7 cm/s); membrana in HDPE; 19 di 60
Verifica puntuale delle disposizioni contenute nel D.Lgs 36/2003 e relative alle discariche per rifiuti non pericolosi: BARRIERA GEOLOGICA N Punto Previsioni di progetto 5 6 7 8 9 10 11 Tale rivestimento deve avere caratteristiche idonee a resistere alle sollecitazioni chimiche e meccaniche presenti nella discarica. Il piano di imposta dello strato inferiore della barriera di confinamento deve essere posto al di sopra del tetto dell'acquifero confinato con un franco di almeno 1,5 m nel caso di acquifero non confinato, al di sopra della quota di massima escursione della falda con un franco di almeno 2 m. Le caratteristiche del sistema barriera di confinamento artificiale sono garantite normalmente dall'accoppiamento di materiale minerale compattato (caratterizzato da uno spessore di almeno 100 cm con una conducibilità idraulica k 10-7 cm/s, depositato preferibilmente in strati uniformi compattati dello spessore massimo di 20 cm) con una geomembrana. L'utilizzo della sola geomembrana non costituisce in nessun caso un sistema di impermeabilizzazione idoneo; la stessa deve essere posta a diretto contatto con lo strato minerale compattato, senza interposizione di materiale drenante. Particolari soluzioni progettuali nella realizzazione del sistema barriera di confinamento delle sponde, che garantiscano comunque una protezione equivalente, potranno eccezionalmente essere adottate e realizzate anche con spessori inferiori a 0,5 m, a condizione che vengano approvate dall'ente territoriale competente; in tal caso dovranno essere previste specifiche analisi di stabilità del sistema barriera di confinamento. Lo strato di materiale artificiale e/o il sistema barriera di confinamento deve essere inoltre adeguatamente protetto dagli agenti atmosferici e da pericoli di danneggiamento in fase di realizzazione e di esercizio della discarica. Sul fondo della discarica, al di sopra del rivestimento impermeabile, deve essere previsto uno strato di materiale drenante con spessore > 0,5 m. sabbiella; geocomposito in TNT; ghiaia lavata. B (scarpate laterali) argilla in situ (K < 10-7 cm/s); membrana in HDPE; geotessile in polipropilene; materasso drenante. In corrispondenza della superficie C, corrispondente alla sovrapposizione con la discarica esistente, si effettua invece la rimozione dello strato di argilla di copertura, così da creare un piano di appoggio per i rifiuti e potere sfruttare i sistemi di impermeabilizzazione e drenaggio già presenti. La coerenza del pacchetto predisposto per la superficie B ai disposti del D.Lgs. 36/03 è verificata, per equivalenza, nell ambito del progetto definitivo. Si sottolinea in particolare l assenza di falde acquifere nell ambito del sottosuolo del sito di intervento. 12 Il fondo della discarica, tenuto conto degli assestamenti previsti, deve conservare un'adeguata pendenza tale da favorire il deflusso del percolato ai sistemi di raccolta. Verifica puntuale delle disposizioni contenute nel D.Lgs 36/2003 e relative alle discariche per rifiuti non pericolosi: BIOGAS N Punto Previsioni di progetto 1 2 3 Le discariche che accettano rifiuti biodegradabili devono essere dotati di impianti per l'estrazione dei gas che garantiscano la massima efficienza di captazione e il conseguente utilizzo energetico. La gestione del biogas deve essere condotta in modo tale da ridurre al minimo il rischio per l'ambiente e per la salute umana; l'obiettivo è quello di non far percepire la presenza della discarica al di fuori di una ristretta fascia di rispetto. Nel caso di impraticabilità del recupero energetico la termodistruzione del gas di discarica deve avvenire in idonea camera di combustione a temperatura T>850, concentrazione di ossigeno 3% in volume e tempo di ritenzione 0,3 s Il progetto prevede la realizzazione di un sistema di captazione biogas sul nuovo corpo di discarica, con convogliamento ad un sistema di recupero energetico. Quanto richiesto è pienamente garantito dal sistema di cui al punto precedente. Sul sito è presente un sistema di combustione di emergenza (torcia), pienamente rispondente a quanto previsto. 20 di 60
Verifica puntuale delle disposizioni contenute nel D.Lgs 36/2003 e relative alle discariche per rifiuti non pericolosi: STABILITÀ N Punto Previsioni di progetto 1 2 Nella fase di caratterizzazione del sito è necessario accertarsi a mezzo di specifiche indagini e prove geotecniche che il substrato geologico, in considerazione della morfologia della discarica e dei carichi previsti nonché delle condizioni operative, non vada soggetto a cedimenti tali da danneggiare i sistemi di protezione ambientale della discarica. Inoltre deve essere verificata in corso d'opera la stabilità del fronte dei rifiuti scaricati, come al successivo punto 2.10, e la stabilità dell'insieme terreno di fondazione-discarica con particolare riferimento alla stabilità dei pendii ai sensi del decreto del Ministro dei lavori pubblici in data 11 marzo 1988, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 127 del 1 giugno 1988, tenendo conto dei normali assestamenti dovuti alla degradazione dei rifiuti. Si veda a proposito il progetto definitivo. In particolare: Relazione tecnica (El. 38); Relazione geotecnica(el. 39); Relazione geologica (El. 40); Prove geognostiche (El. 41); Verifiche di stabilità globale (El. 43). Verifica puntuale delle disposizioni contenute nel D.Lgs 36/2003 e relative alle discariche per rifiuti non pericolosi: COPERTURA SUPERFICIALE FINALE N Punto Previsioni di progetto 1 2 La copertura superficiale finale della discarica deve rispondere ai seguenti criteri: isolamento dei rifiuti dall'ambiente esterno; minimizzazione delle infiltrazioni d'acqua; riduzione al minimo della necessità di manutenzione; minimizzazione dei fenomeni di erosione; resistenza agli assestamenti ed a fenomeni di subsidenza localizzata. La copertura deve essere realizzata mediante una struttura multistrato costituita, dall'alto verso il basso, almeno dai seguenti strati: strato superficiale di copertura con spessore 1 m che favorisca lo sviluppo delle specie vegetali di copertura ai fini del piano di ripristino ambientale e fornisca una protezione adeguata contro l'erosione e di proteggere le barriere sottostanti dalle escursioni termiche; strato drenante protetto da eventuali intasamenti con spessore 0,5 m in grado di impedire la formazione di un battente idraulico sopra le barriere di cui ai successivi punti 3) e 4); strato minerale compattato dello spessore 0,5 m e di conducibilità idraulica di > 10-8 m/s o di caratteristiche equivalenti, integrato da un rivestimento impermeabile superficiale per gli impianti di discarica di rifiuti pericolosi; strato di drenaggio del gas e di rottura capillare, protetto da eventuali intasamenti, con spessore 0,5 m; strato di regolarizzazione con la funzione di permettere la corretta messa in opera degli strati sovrastanti. La copertura superficiale finale della discarica risponde pienamente ai criteri riportati. Si veda in merito anche il punto seguente. Il pacchetto di ricopertura previsto dal progetto comprende (dal basso verso l alto): strato di regolarizzazione; strato in ghiaia di drenaggio del biogas e rottura capillare, di spessore pari a 0,3 m, protetto mediante geotessile da eventuali intasamenti; strato di argilla compattata dello spessore di 0,8 m e permeabilità K 10-9 m/s; strato di drenaggio di spessore di circa 0,5 m o, in alternativa, elemento drenante artificiale con trasmissività θ 5*10-4 m 2 /s solo per i tratti pianeggianti; strato superficiale di copertura vegetale (argilla arricchita in materiale organico) di spessore compreso tra 0,3 e 1 m ; pacchetto viabilità ove previsto. La scelta progettuale effettuata corrisponde a quanto attualmente previsto dalla vigente Autorizzazione Integrata Ambientale (PG 0420219 del 20/12/2007 e s.m.i.). 21 di 60
Verifica puntuale delle disposizioni contenute nel D.Lgs 36/2003 e relative alle discariche per rifiuti non pericolosi: COPERTURA SUPERFICIALE FINALE N Punto Previsioni di progetto 3 4 5 6 7 Poiché la degradazione dei rifiuti biodegradabili, incluse le componenti cellulosiche, comporta la trasformazione in biogas di circa un terzo della massa dei rifiuti, la valutazione degli assestamenti dovrà tenere conto di tali variazioni, soprattutto in funzione alla morfologia della copertura finale. La copertura superficiale finale come sopra descritta deve garantire l'isolamento della discarica anche tenendo conto degli assestamenti previsti ed a tal fine non deve essere direttamente collegata al sistema barriera di confinamento. La copertura superficiale finale della discarica nella fase di post esercizio può essere preceduta da una copertura provvisoria, la cui struttura può essere più semplice di quella sopra indicata, finalizzata ad isolare la massa di rifiuti in corso di assestamento. Detta copertura provvisoria deve essere oggetto di continua manutenzione al fine di consentire il regolare deflusso delle acque superficiali e di minimizzarne l'infiltrazione nella discarica. La copertura superficiale finale deve essere realizzata in modo da consentire un carico compatibile con la destinazione d'uso prevista. Il progetto risulta conforme alle disposizione in oggetto. Il progetto risulta pienamente conforme alle disposizione in oggetto. Come sopra indicato, lo strato di copertura definitiva verrà realizzato, secondo quanto riportato al precedente punto 2, con l avanzare della coltivazione. Eventuale coperture provvisorie saranno effettuate sulle celle di coltivazione esaurite per limitare la produzione di percolato. Verranno inoltre realizzate coperture giornaliere del fronte di coltivazione, mediante il ricorso a FOS o altro materiale tecnico. La destinazione finale è quella a verde e non prevede carichi gravanti di particolare entità. 22 di 60
5 DESCRIZIONE DELLE CONDIZIONI AMBIENTALI INIZIALI La discarica in oggetto è ubicata all estremità sud del territorio comunale di Imola (località denominata Tre Monti - Pediano), in zona pedecollinare, ad una distanza di circa 9 Km dal centro della cittadino. L area si presenta con il tipico aspetto calanchivo delle colline dell Appennino, con pendii molto scoscesi e incisi, caratterizzati da una rada vegetazione a carattere arbustivo. Di seguito si riporta un estratto della cartografia CTR con indicazione della discarica in oggetto: Discarica di Tre Monti 500 m L ampliamento in oggetto, descritto al precedente punto 3, va a collocarsi all interno di un sito all interno del quale è già presente una discarica attualmente in fase di gestione operativa; in 23 di 60
particolare, il nuovo invaso andrà a collocarsi al piede del corpo di discarica ad oggi in coltivazione, ormai prossimo alla colmatazione. 5.1 DESCRIZIONE DEL CLIMA LOCALE Le condizioni meteorologiche interagiscono in vari modi con i processi di formazione, dispersione, trasporto e deposizione degli inquinanti. Nel presente Studio si sono considerati alcuni indicatori meteorologici che possono essere posti in relazione con i processi di diffusione, trasporto e rimozione dell inquinamento: temperatura dell aria; precipitazioni; intensità e direzione del vento; condizioni di stabilità dell atmosfera e altezza dello strato di rimescolamento. 5.1.1 Area vasta Ai fini di una descrizione di inquadramento del clima in area vasta, nell ambito dell elaborato 4 del presente Studio di Impatto Ambientale (Codice documento: DS 01 BO VA 00 SI SA 04.00), cui si fa rimando, si sono esposte le risultanze del documento Lo stato di qualità dell aria nella Provincia di Bologna Anno 2006, redatto a cura di ARPA - Sezione Provinciale di Bologna. 5.1.2 Area locale Per una caratterizzazione meteoclimatica di dettaglio dell area di intervento, si è fatto riferimento ad un set di dati meteorologici forniti dal Servizio Meteorologico Regionale in relazione ad un punto prossimo al sito per l anno 2008 (Calmet SMR 2008). Il suddetto set di dati è stato utilizzato come input in tutte le elaborazioni modellistiche relative allo studio della diffusione di polveri ed odori in atmosfera. Si riportano in questa sede i grafici relativi all andamento delle più significative grandezze meteorologiche in riferimento al set di dati considerato. 24 di 60
315-337.5 337.5-360 0-22.5 12,00% 10,00% 8,00% 22.5-45 45-67.5 292.5-315 6,00% 4,00% 67.5-90 2,00% 270-292.5 0,00% 90-112.5 247.5-270 112.5-135 225-247.5 135-157.5 202.5-225 157.5-180 180-202.5 Rosa dei venti SMR 2008 60,00% 50,00% 40,00% 30,00% 20,00% 10,00% 0,00% 0-0.5 0.5-1 1-3 3-5 5-7 7-10 >10 Distribuzione velocità del vento (m/s) SMR 2008 25 di 60
35,00% 30,00% 25,00% 20,00% 15,00% 10,00% 5,00% 0,00% A B C D E F Distribuzione delle classi di stabilità atmosferica secondo Pasquill SMR 2008 5.2 STATO DI QUALITÀ DELL ARIA La caratterizzazione della componente atmosfera su area vasta è stata effettuata, all elaborato 4 del presente Studio, cui si fa rimando, in riferimento al report Rete di monitoraggio della qualità dell aria della Provincia di Bologna Sintesi dei dati 2007, a cura di ARPA - Sezione Provinciale di Bologna. Tale report riporta in sintesi i risultati dei monitoraggi effettuati nell anno 2007 dalla rete presente sul territorio provinciale di Bologna; questa rete è attiva dal 1998 ed è costituita da 16 stazioni di rilevamento, distribuite su 8 diversi comuni. Nella tabella seguente sono elencate le stazioni fisse che compongono la rete ed i parametri in esse rilevati: 26 di 60
È evidente come nel presente Studio si siano presi in considerazione con particolare attenzione i dati rilevati nell ambito delle stazioni localizzate nell ambito dell Agglomerato di Imola, le più prossime rispetto al sito in oggetto. Si individua nella figura seguente la loro localizzazione: 27 di 60
Discarica Tre Monti A partire dal 2006 è stato poi avviato un progetto di adeguamento della Rete di Monitoraggio Regionale della Qualità dell Aria, secondo quanto indicato dal D.M. 60/02 e dal D.Lgs. 183/04 che recepiscono a livello nazionale le Direttive Europee in materia, al fine di omogeneizzare e rendere confrontabili tutti i dati rilevati negli stati membri. Tale trasformazione comporta sia la riduzione del numero complessivo dei siti di misura sul territorio regionale, sia il riposizionamento di alcune stazioni, a fronte di un incremento e un aggiornamento della dotazione strumentale. 5.3 STATO DI QUALITÀ DELLE ACQUE SUPERFICIALI E SOTTERRANEE 5.3.1 Stato delle acque superficiali La caratterizzazione della componente acque superficiali su area vasta è stata effettuata, all elaborato 4 del presente Studio (Codice documento: DS 01 BO VA 00 SI SA 04.00), cui si fa rimando, in riferimento al documento: Qualità delle Acque Superficiali della Provincia di Bologna 2006-2007, redatto a cura di ARPA e dell Autorità di Bacino del Fiume Reno. 28 di 60
Tale documento riporta in sintesi i risultati delle analisi effettuate tramite la rete di monitoraggio delle acque superficiali della Provincia di Bologna; questa si compone ad oggi di 21 stazioni poste su corpi idrici correnti naturali (fiumi e torrenti) e artificiali (canali), e 2 stazioni poste sui laghi naturali o artificiali. In particolare: 5 stazioni AS posizionate su corpi idrici significativi, la cui importanza deriva da caratteristiche quali l'ampiezza del bacino o la portata; 2 stazioni AS posizionate su invasi significativi, la cui importanza deriva dalla superficie dello specchio liquido nel periodo di massimo invaso o dalla capacità di invaso; 4 stazioni AI, dichiarate di interesse, poste su corpi idrici che influiscono negativamente sui corpi idrici significativi; 6 stazioni di tipo B con la funzione di integrare le informazioni ambientali fornite dalle stazioni principali AS e AI. Per quanto riguarda l idrologia superficiale, l area indagata risulta compresa all interno del bacino idrografico del fiume Reno, in particolare nel sottobacino del torrente Santerno, suo affluente di destra. Il sito in cui è ubicata la discarica in oggetto, infatti, è posto ad ovest rispetto alla linea di crinale che separa il sottobacino idrografico del Santerno da quello del Senio. In particolare l area di interesse risulta prossima al rio Rondinelle, affluente in destra idraulica del torrente Santerno. Sul torrente Santerno sono presenti due stazioni di monitoraggio: la stazione Ami (Borgo Tossignano, n. 23) e la stazione A valle p.te Mordano Bagnara di Romagna (n. 24). Nel biennio considerato, la prima risultava caratterizzata da uno Stato Ecologico buono, la seconda invece registrava uno Stato Ecologico scadente. 5.3.2 Stato delle acque sotterranee La caratterizzazione della componente acque superficiali su area vasta è stata effettuata, all elaborato 4 del presente Studio (Codice documento: DS 01 BO VA 00 SI SA 04.00), cui si fa rimando, in riferimento al documento: Il Monitoraggio delle acque sotterranee della Provincia di Bologna, anni 2002-2006, redatto da ARPA. 29 di 60
Tale documento riporta in sintesi i risultati delle analisi effettuate nell ambito della Rete Regionale di controllo delle acque sotterranee profonde; questa è stata creata nel 1976 nell ambito della predisposizione del Progetto di Piano per la salvaguardia e l utilizzo ottimale delle risorse idriche. Dall anno di costituzione della rete i rilievi sono stati effettuati per il controllo dei livelli piezometrici e della conducibilità elettrica specifica. Dal 1987 il monitoraggio ha interessato anche le caratteristiche qualitative delle acque (rilievi di parametri fisico-chimici e microbiologici). La rete regionale delle acque sotterranee è complessivamente composta da 575 pozzi di cui: 112 pozzi con sola misura del chimismo; 143 pozzi con sola misura piezometrica; 320 pozzi con entrambe le misure. Per la Provincia di Bologna, al 2006, si contano: 23 pozzi con sola misura del chimismo; 27 pozzi con sola misura piezometrica; 50 pozzi con entrambe le misure. Considerando la problematica a scala locale, si ritiene opportuno segnalare che, secondo quanto riportato nelle note conclusive della relazione geologica, l area insiste sui depositi della Formazione delle Argille Azzurre (Pliocene inferiore - Pleistocene inferiore) caratterizzati da marne argillose e argille siltose di colore grigio-azzurro con grado di consolidamento estremamente elevato e contraddistinti da bassissima permeabilità che non permette una circolazione delle acque all interno degli stessi. L area di intervento è quindi caratterizzata dall assenza di falde acquifere sotterranee. 30 di 60
5.4 STATO DI QUALITÀ DI SUOLO E SOTTOSUOLO 5.4.1 Caratteri geologici Sulla base delle risultanze ottenute dalla campagna di indagini realizzata nel mese di luglio 2007, i cui risultati sono riportati nel progetto definitivo allegato, si evince che l area insiste sui depositi della formazione delle Argille Azzurre (Pliocene Inferiore - Pleistocene Inferiore), caratterizzati da marne argillose e argille siltose di colore grigio-azzurro con grado di consolidamento estremamente elevato e contraddistinte da bassissima permeabilità, che non permette una circolazione delle acque all interno degli stessi; la morfologia è data da versanti mediamente acclivi ed interrotti in alcuni punti da fenomeni di tipo calanchivo. 5.4.2 Caratteri geomorfologici L area in oggetto è sita nell unità collinare: essa costituisce la fascia di rilievi degradanti dalla montagna, mediamente dalla quota di m 500 s.l.m., verso l'antistante pianura. La continuità della cintura collinare è interrotta in più punti dalle compenetrazioni della pianura pedemontana lungo i principali corsi d'acqua. Caratteristica dell'ambiente collinare è la bassa energia di rilievo e le rapide variazioni di pattern del reticolo idrografico, passante da dendritico nelle aree calanchive, a parallelo nelle aree prospicienti la pianura, centripeto nelle aree caratterizzate dai litotipi gessosi. All'interno dell'ambiente collinare si possono distinguere aree con diverse caratteristiche fisiografiche. Il paesaggio dominante nei pressi del sito, è quello del calanco, caratterizzato da intensi processi idrici. Le litologie argillose e argilloso-limose, facilmente degradabili, determinano, unitamente alla giacitura, la formazione delle tipiche forme di erosione; i fondovalle sono in genere occupati da depositi colluviali e gravitativi che producono lunghe colate. Le aree non occupate dal calanco presentano evoluzioni più lente. Sono caratterizzate da una maggior stabilità, con versanti solcati da incisioni torrentizie, talvolta profonde, forme subarrotondate e versanti con acclività estremamente variabile. La geometria dei versanti può essere piana o debolmente ondulata, fino ad ondulata. Il sito in esame si ubica nella fascia collinare, in un'area di media acclività, la cui morfologia originaria è stata fortemente modificata dalla coltivazione della discarica in oggetto. 31 di 60
Essa è limitata a SSE dalla linea di spartiacque, attualmente occupata dalla strada comunale di Pediano e a NNW dal rio Rondinelle. La pendenza media originaria della superficie topografica, di circa 18, ha direzione di immersione verso WNW. I versanti mostrano una morfologia calanchiva che si presenta con una copertura vegetale a basso fusto sufficientemente uniforme, a testimonianza di un processo erosivo basso o assente. 5.4.3 Caratteri di vulnerabilità dell area Parte dell area interessata dagli interventi in progetto risulta essere classificata come area rischio da frana, pertanto è stata sviluppata in conformità alla normativa vigente in materia una Valutazione del rischio da frana e assetto dei versanti alla quale si rimanda per maggiori dettagli (allegato SA 5.1 del SIA). 5.4.4 Caratteri idrogeologici Per quanto riguarda l idrologia superficiale, l area indagata risulta compresa all interno del bacino idrografico del torrente Santerno che rappresenta il corso d acqua principale nel territorio in esame. Il sito in cui è ubicato l intervento, infatti, è posto ad ovest rispetto alla linea di crinale che separa il bacino idrografico del Santerno da quello del Senio. In dettaglio, l'idrografia naturale, fortemente condizionata dalla presenza di un terreno praticamente impermeabile, è caratterizzata da un reticolo ad elevata densità di drenaggio articolato in sistemi gerarchici di vallecole. Esse diventano sede di scorrimento di acque, soprattutto durante gli eventi di precipitazione abbondante, le quali vanno a confluire all interno dell alveo del rio Rondinelle. Quest ultimo scorre immediatamente al piede del versante sul quale insiste l area in oggetto, con un andamento pressoché rettilineo e una direzione circa SW-NE che lo porta ad immettersi nel corso del torrente Santerno ad una distanza di qualche chilometro dal sito della discarica, nei pressi del Monte Castellaccio (nella seconda parte del suo corso il rio prende il nome di rio Ghiandolino- Castellaccio). In generale, si può affermare che la natura prevalentemente argillosa del substrato e la bassissima permeabilità non permettono la circolazione delle acque all interno dello stesso, come 32 di 60
dimostrato dalla totale assenza di acqua nei fori di sondaggio, al termine della campagna indagini effettuata, dettagliatamente descritta negli elaborati del progetto definitivo. 5.5 STATO DEGLI ECOSISTEMI All elaborato 6 del presente Studio di Impatto Ambientale (Codice documento: DS 01 BO VA 00 SI SA 06.00) si è riportata una dettagliata analisi relativa alla flora, alla fauna ed allo stato degli ecosistemi che caratterizzano la zona in cui va a collocarsi l intervento in progetto. In particolare, si sono ravvisate e ampliamente descritte le seguenti unità ecosistemiche: le aree verdi; l ecosistema cava-discarica; le aree agricole; le siepi; i corpi idrici; i boschi; i prati e i prati cespugliati; l ecosistema ripario e fluviale; i calanchi. 5.5.1 Presenza di aree di tutela Si sottolinea infine come l area di interesse, come descritto nel dettaglio nell elaborato 2 del presente Studio di Impatto Ambientale (Codice documento: DS 01 BO VA 00 SI IP 02.00), sia situata in prossimità di due siti di tutela inclusi nella rete Natura 2000: la zona SIC-ZPS Vena del Gesso Romagnola e la zona SIC Bosco della Frattona. Come si può osservare nella figura seguente, la prima di queste è posizionata a circa 1,5 km dal sito di intervento; la seconda, più distante, si trova a circa 6 km. 33 di 60
Sito SIC Bosco della Frattona Cod. Sito: IT4050004 circa 6 km circa 1,5 km Discarica Tre Monti Sito SIC-ZPS Vena del Gesso Romagnola Cod. Sito: IT4070011 Si rimanda all elaborato 6 del presente Studio di Impatto Ambientale (Codice documento: DS 01 BO VA 00 SI SA 06.00) per un analisi di dettaglio relativa alla flora e alla fauna che caratterizzano tali siti. 34 di 60
6 DESCRIZIONE SINTETICA DEGLI IMPATTI AMBIENTALI 6.1 IMPATTI IN ATMOSFERA 6.1.1 Fase di cantiere Si ritiene che, in fase di cantiere, le sole emissioni significative in atmosfera siano quelle di tipo polverulento, riconducibili alle seguenti attività: operazioni di riprofilatura e approntamento del fondo; transito dei mezzi operativi sulle strade non asfaltate interne al cantiere. A tal proposito va segnalato che in virtù delle operazioni già previste nell ambito del progetto degli interventi migliorativi in corso di realizzazione, al fine della predisposizone del nuovo invaso per l abbancamento dei rifiuti, non si rendono necessarie in fase di cantiere significative operazioni di sbancamento e movimentazione terra. Sono previste solo operazioni di regolarizzazione morfologica e di eventuale compattazione del fondo, funzionali ad un ottimale successiva posa del pacchetto di impermeabilizzazione e drenaggio. Si segnalano inoltre altre modeste operazioni di scavo connesse alla sistemazione della viabilità interna al sito. Considerato che i materiali di scavo saranno completamente riutilizzati nell ambito della gestione della discarica, in relazione ai regimi di traffico riconducibili alle attività di cantiere ed in particolare all approvvigionamento dei materiali necessari per la realizzazione delle opere, si stima un numero di mezzi in ingresso/uscita dall impianto mediamente pari a 1 unità/ora (si veda a tal proposito la valutazione del traffico veicolare riportata nel presente Studio di Impatto Ambientale all elaborato 10 - codice documento: DS 01 BO VA 00 SI SA 10.00). Alla luce di quanto sopra esposto, essendo le lavorazioni eseguite in ambiente esterno, con produzione di polveri di carattere minerale, si ritiene che il principale intervento di mitigazione sia riconducibile al periodico inumidimento dei materiali di scavo o dei terreni da utilizzare per le opere previste e delle vie di transito utilizzate dai mezzi operativi. Oltre alle emissioni di polveri si segnala l emissione di gas inquinanti riconducibili ai processi di combustione dei motori a scoppio delle macchine operatrici e delle macchine di trasporto materiali, il cui contributo è tuttavia ritenuto trascurabile. 35 di 60
6.1.2 Fase di esercizio 6.1.2.1 Emissioni diffuse di polveri Una valutazione modellistica relativa alla dispersione di polveri in atmosfera è stata recentemente effettuata in riferimento alla gestione della discarica esistente. All elaborato 4 del presente Studio di Impatto Ambientale (codice documento: DS 01 BO VA 00 SI SA 04.00) si è riportato un estratto di questo studio; si ritiene infatti che le conclusioni a cui questo perviene in termini di impatto ai ricettori, assolutamente tranquillizzanti, siano significative, in un ottica conservativa, anche dell esercizio dell ampliamento in oggetto. L attuale attività di coltivazione della discarica avviene infatti in prossimità del crinale su cui corre via Pediano, in posizione più esposta ai venti e priva di barriere naturali alla dispersione di polveri; la gestione del nuovo invaso, viceversa avverrà in posizione più bassa e protetta, a maggiore distanza in linea d aria dai ricettori. Al fine della valutazione della dispersione di polveri in atmosfera in fase di gestione operativa della discarica, nello scenario ante operam rispetto all ampliamento in oggetto, si è fatto riferimento al Metodo AP 42, pubblicato dalla U.S. Environmental Protection Agency (EPA). Tale metodologia si propone di quantificare la produzione di inquinanti associata ad una determinata attività come risultato di diversi fenomeni a cui è associato un determinato fattore di emissione. Per dettagli rispetto ai calcoli proposti da questa metodologia, si rimanda alle linee guida consultabili on-line presso il sito EPA (http://www.epa.gov/ttn/chief/ap42). Una volta valutati i fattori di emissione come sopra descritto, si è provveduto alla valutazione modellistica della diffusione in atmosfera mediante il ricorso al modello Calpuff. Calpuff è un modello a puff multistrato non stazionario in grado di simulare il trasporto di inquinanti in condizioni meteo variabili non omogenee e non stazionarie; può utilizzare i campi meteo tridimensionali prodotti da specifici pre-processori oppure, nel caso di applicazioni semplificate, fa uso di misure rilevate da singole centraline meteo. In questo caso si è utilizzato in input un set di dati meteorologici fornito dal Servizio Meteorologico Regionale in relazione ad un punto prossimo al sito per l anno 2008 (Calmet SMR 2008). 36 di 60
Per informazioni più dettagliate circa la metodologia AP42 ed il modello matematico Calpuff, si fa rimando all elaborato 13 del presente Studio di Impatto Ambientale (codice documento: DS 01 BO VA 00 SI MP 13.00). Ai fini del calcolo del fattore di emissione di polveri si sono considerati i seguenti contributi: abbancamento dei rifiuti conferiti; copertura giornaliera dei rifiuti; realizzazione della copertura definitiva della discarica; emissioni dovute al transito degli autocarri su pista interna non asfaltata di accesso alla zona di scarico. È opportuno precisare che relativamente al PM10 la normativa in merito alla qualità dell aria prevede un limite per la protezione della salute umana sulla media giornaliera pari a 50 µg/m 3, da non superarsi più di 35 volte per anno civile. Tale limite può pertanto essere espresso come 90,4 percentile delle medie giornaliere su base annua. Al fine della valutazione in oggetto, si è pertanto sviluppata un elaborazione modellistica con Calpuff relativa al 90,4 percentile della concentrazione massima giornaliera di PM10. Per quanto riguarda l area interna alla discarica, i limiti di riferimento sono rappresentati dalle soglie applicabili in ambienti di lavoro TLV-TWA: concentrazione a cui un individuo può essere esposto senza che si manifestino effetti negativi per 8 h/gg e 40 h/settimana (Fonte: classificazione ACGIH American Conferenze of Governmental and Industrial Hygienists): polveri inalabili: TLV-TWA 10 mg/m 3 ; polveri respirabili: TLV-TWA 3 mg/m 3. Nella tabella seguente vengono riportati i valori del 90,4 percentile della concentrazione massima giornaliera di PM10, calcolati dal modello in corrispondenza dei ricettori scelti 37 di 60
Ricettore 90.4-esimo perc Conc max giornaliera Limite DM 60/02 µg/m 3 µg/m 3 1 4,37 50 2 7,80 50 3 8,90 50 4 3,09 50 5 0,47 50 6 0,47 50 Dall analisi dei risultati ottenuti si rileva che: in corrispondenza di tutti i potenziali ricettori sensibili localizzati nei pressi della discarica in oggetto, la concentrazione di PM10 stimata dal modello, risulta decisamente inferiore al valore limite per la qualità dell aria fissato dal DM 60/02, pari a 50 µg/m 3 ; nell area interna alla discarica, la concentrazione di polveri risulta inferiore di 1-2 ordini di grandezza rispetto alle soglie applicabili in ambienti di lavoro TLV-TWA (concentrazione a cui un individuo può essere esposto senza che si manifestino effetti negativi per 8 h/gg e 40 h/settimana - Polveri inalabili: 10 mg/m 3 - Polveri respirabili: 3 mg/m 3 ). Tali conclusioni assumono un significato maggiormente tranquillizzante se si considera l approccio estremamente cautelativo utilizzato in tutte le fasi della stima e le misure di mitigazione dell impatto proposte (limitazione della velocità dei mezzi, bagnatura della viabilità, ). Alla luce delle considerazioni sopra riportate e delle ipotesi conservative che stanno alla base dello studio, si può ritenere che l impatto sui ricettori riconducibile alle immissioni di polveri connesse all esercizio della discarica sia, nello scenario oggetto di studio (ante operam), assolutamente trascurabile. A maggior ragione, per le considerazioni effettuate in precedenza (maggiore distanza dalle sorgenti, posizione più riparata del fronte di coltivazione), si può ritenere trascurabile l impatto ai ricettori nello scenario post operam, caratterizzato dall esercizio dell ampliamento oggetto della presente procedura. 38 di 60
6.1.2.2 Emissioni diffuse di tipo odorigeno Una valutazione modellistica relativa all impatto odorigeno è stata recentemente effettuata in riferimento alla gestione della discarica nella configurazione attuale, preesistente all ampliamento in oggetto. All elaborato 4 del presente Studio di Impatto Ambientale (codice documento: DS 01 BO VA 00 SI SA 04.00) si è riportato un estratto di questo studio; si ritiene infatti che le conclusioni a cui questo perviene in termini di impatto ai ricettori siano significative, in un ottica conservativa, anche dell esercizio dell ampliamento in oggetto. Valgono infatti anche in questo caso le considerazioni già svolte al paragrafo precedente, in cui si è chiarito come le sorgenti che caratterizzano la fase di gestione dell ampliamento siano collocate in posizione più riparata e a maggiore distanza dai ricettori rispetto alla situazione attuale, oggetto di valutazione. Il problema dell oggettivazione dell odore può essere affrontato con due approcci diversi: il metodo analitico; il metodo sensoriale. Il metodo analitico è in genere utilizzato per indagare le quantità e la tipologia dei composti odorosi presenti in un emissione/immissione; esso si basa infatti sulla analisi chimica delle concentrazioni dei singoli analiti presenti nelle emissioni ed immissioni e nella successiva verifica del rispetto di specifici limiti espressi come Soglie Olfattive (Odour Threshold) e come TLV. Il rispetto di tali limiti per ciascun composto dovrebbe garantire sia la salvaguardia dagli effetti tossici che dalla molestia olfattiva per individui standard. Tuttavia la percezione della sensazione olfattiva è fortemente soggettiva, e la capacità di percepire e di distinguere un odore dipende fortemente dall età, dalle abitudini di una persona, e varia notevolmente da un individuo all altro. Per questo motivo la valutazione di impatto per odori, rimane comunque un punto difficile da affrontare, in quanto non è sempre facile tradurre in parametri oggettivi e misurabili una sensazione che è così soggettiva e personale. L oggettivazione di tale impatto è resa ancora più difficile dalle difficoltà analitiche di determinazione di sostanze che hanno soglie olfattive spesso inferiori ai limiti di rilevabilità strumentali. 39 di 60
Tale problema risulta ancora più marcato se si considera il caso delle discariche rifiuti e degli impianti di compostaggio, per i quali la sensazione olfattiva deriva da una miscela di diverse sostanze, le quali interagiscono sinergicamente fra loro, talvolta aumentando, talvolta diminuendo la sensazione olfattiva che si avrebbe con i composti puri, a causa di meccanismi che non sono ancora stati spiegati. A questo punto risulta chiaro che il criterio sensoriale, è il modo migliore per oggettivare una sensazione soggettiva. Su tale criterio si basa il metodo dell olfattometria dinamica, che esprime l intensità della sensazione odorosa con l unità di misura delle Unità Odorimetriche. Le U.O. (Unita Olfattometriche o Odour Unit) rappresentano il numero delle diluizioni del campione di aria odorosa a cui il 50% di un set di persone (panelist) percepisce la presenza di odore. Per ciò che riguarda i fattori di emissione di composti odorigeni in discarica si è fatto riferimento agli studi condotti dal Politecnico di Milano: S. Sironi, P. Centola, R. Del Rosso, A.N. Rossi, S. Bonati, M. Il Grande, Albero delle decisioni per l auto valutazione d impatto olfattivo di un impianto industriale, 2003. In relazione al caso studio in esame, per ciascun settore della discarica di rifiuti non pericolosi sono state individuate le fasi osmogene e relativamente a queste è stato assunto un fattore di emissione da bibliografia. Definito per ogni sorgente un fattore di emissione, si è provveduto alla valutazione modellistica della diffusione in atmosfera, ancora una volta mediante il ricorso al modello Calpuff. Si è utilizzato in input al modello un set di dati meteorologici fornito dal Servizio Meteorologico Regionale in relazione ad un punto prossimo al sito per l anno 2008 (Calmet SMR 2008). Per informazioni più dettagliate circa la metodologia adottata ed il modello matematico Calpuff, si fa rimando all elaborato 13 del presente Studio di Impatto Ambientale (codice documento: DS 01 BO VA 00 SI MP 13.00). La normativa nazionale italiana non prevede norme specifiche e valori limite in materia sia di emissioni che di immissione di odori, mentre in campo internazionale esistono già alcune norme applicabili a cui si fa riferimento nel presente studio: 40 di 60
in Germania, la direttiva sugli odori, approvata nel 1998, ha stabilito uno standard di riferimento di 1 U.O. come concentrazione accettabile superabile per il 10% del tempo nelle aree residenziali (90 percentile delle conc. massime orarie); in Inghilterra e presente una specifica normativa sugli odori per gli impianti soggetti alla direttiva IPPC che fissa uno standard di riferimento di 3 U.O./m 3 come concentrazione accettabile superabile per il 2% del tempo (98 percentile delle conc. massime orarie) - linea guida dell Agenzia Ambientale del Regno Unito (UK-EA) IPPC-H4, Integrated Pollution Prevention and Control - Draft. Horizontal guidance for Odour. Part 1 Regulation and Permitting (Environmental Agency, Bristol, 2002). Al fine della valutazione sono quindi state eseguite con Calpuff le seguenti elaborazioni: 90 percentile delle concentrazioni massime su media oraria; 98 percentile delle concentrazioni massime su media oraria. Nella tabella seguente vengono riportati i valori del 90 e 98 percentile della concentrazione massima oraria di sostanze odorigene, calcolati in corrispondenza dei ricettori individuati, corrispondenti a quelli già definiti al punto precedente in relazione alla diffusione di polveri. Ricettore 90 -esimo perc Conc max oraria U.O./m 3 Standard di riferimento Germania 90 -esimo perc Conc max oraria U.O./m 3 1 2,14 1 2 4,47 1 3 0,95 1 4 0,38 1 5 0,08 1 6 0,09 1 Ricettore 98 -esimo perc Conc max oraria U.O./m 3 Standard di riferimento Inghilterra 98 -esimo perc Conc max oraria U.O./m 3 1 4,31 3 2 9,25 3 3 2,88 3 4 1,57 3 5 0,36 3 6 0,40 3 41 di 60
Dall analisi dei risultanti derivanti dall applicazione del modello, è evidente come il rispetto degli standard di riferimento definiti da Germania (90 percentile della concentrazione massima oraria pari a 1 U.O./mc) e Inghilterra (98 percentile della concentrazione massima oraria pari a 3 U.O./mc) si verifica presso i ricettori 3, 4, 5 e 6; mentre si registrano superamenti presso i ricettori 1 e 2. Si ritiene tuttavia opportuno precisare che l approccio alla stima risulta conservativo e non tiene in considerazione la copertura finale della discarica, né le misure di mitigazione in fase gestionale (utilizzo teli a carboni attivi, nebulizzazione miscele enzimatiche, ) che consentono di ridurre l impatto ai ricettori. Alla luce delle considerazioni sopra riportate e delle ipotesi conservative che stanno alla base dello studio, si può ritenere che l impatto sui ricettori in termini di odori sia, nello scenario oggetto di studio (ante operam) sostenibile. A maggior ragione, per le considerazioni effettuate in precedenza (maggiore distanza dalle sorgenti, posizione più riparata del fronte di coltivazione), nell ambito della coltivazione del corpo di ampliamento della discarica in progetto si prevede una diminuzione della concentrazione di sostanze odorigene ai ricettori sulla via Pediano, rispetto allo stato attuale. 6.1.2.3 Emissioni diffuse di gas climalteranti Le discariche sono sorgenti significative di metano (CH 4 ) e biossido di carbonio (CO 2 ). In aggiunta a questi due gas sono prodotte anche minori quantità di composti organici non metanici (NMOCs) e composti inorganici (ad esempio H 2 S). Il metano ed il biossido di carbonio sono i costituenti primari di quello che viene comunemente chiamato biogas e sono prodotti durante la decomposizione anaerobica della cellulosa e delle proteine presenti nei rifiuti smaltiti in discarica che vengono inizialmente trasformati in zuccheri, poi principalmente in acido acetico ed, infine, in CH 4 e CO 2. La decomposizione anaerobica ha luogo in assenza di ossigeno ed è un processo complesso nel quale le condizioni ambientali giocano un ruolo fondamentale. Tra i fattori ambientali più importanti sono da considerare: il contenuto d acqua del rifiuto, la presenza e distribuzione dei microrganismi, la concentrazione di nutrienti necessaria alla loro sussistenza e riproduzione, la pezzatura media e la composizione dei rifiuti, il ph e la temperatura all interno del cumulo di rifiuti, ed infine l eventuale infiltrazione di acqua. 42 di 60
A causa della complicata combinazione di condizioni che devono concorrere per poter osservare la generazione di biogas, i rifiuti possono rimanere inattivi anche per più di un anno, prima che inizi la decomposizione anaerobica e venga prodotto il biogas. Per considerazioni in merito alla produzione di biogas nell ampliamento in oggetto si fa rimando al paragrafo D.2 dell Elaborato 42 del progetto definitivo dell intervento (codice documento: DS 01 BO VA 00 D1 RI 42.00). 6.1.2.4 Emissioni convogliate da motori endotermici di combustione biogas All interno del sito della discarica la ditta ICQ HOLDING s.p.a. gestisce attualmente l'attività di recupero del biogas (R1), in forza di comunicazione resa ai sensi dell'art. 216, parte quarta, del D.Lgs. 152/2006 (ex art. 33 del D.Lgs. 27/97) e del provvedimento della Provincia di Bologna PG n. 208500 del 4/8/2005. L impianto di recupero energetico è costituito da n. 2 motori a combustione interna da 1.065 kwe (potenza elettrica complessiva di 2.130 kwe) finalizzati alla fornitura di energia elettrica in chiave dedicata al GRTN mediante collegamento in parallelo con la rete. Il rendimento elettrico medio dei motori è stimato pari al 40,8 %. I suddetti motori sono alimentati con biogas da discarica, con potenza complessiva in ingresso di circa 5.214 kwt cui corrisponde un consumo di gas di circa 1.130 Nm 3 /h, con P.C.I. di 4,6 kwh/nm 3. I motori sono dotati di sistema di post combustione fumi costituito da uno scambiatore di calore a due camere rigenerativo, materiale refrattario, camera di reazione, sistema di commutazione, finalizzato all abbattimento del CO (sistema cl.air). Di seguito si riportano i valori limite di riferimento definitivi nel Provvedimento della Provincia di Bologna PG n. 208500 del 4/8/2005 in relazione alle emissioni convogliate dai motori endotermici sopra descritti. Si riportano inoltre i valori di concentrazione media degli inquinanti nelle emissioni convogliate dell impianto di recupero energetico, in riferimento agli anni 2007 e 2008. 43 di 60
Valori limite di riferimento Provv. della Provincia di Bologna PG n. 208500 del 4/8/2005 Parametro Valore U.d.M. Portata massima 3900 Nmc/h Altezza minima 6 m Durata massima 24 h/gg Concentrazione massima ammessa di inquinanti nelle emissioni Materiale particellare 10 mg/nmc Acido Cloridrico (HCl) 10 mg/nmc Carbonio Aorganico Totale (COT) 150 mg/nmc Acido Fluoridrico (HF) 2 mg/nmc Ossidi di azoto (NOx) 450 mg/nmc Monossido di carbonio (CO) 500 mg/nmc Come specificato al 4.1.5 del Quadro di riferimento progettuale, del presente SIA (cod. DS 01 BO VA 00 IR 03.00), a cui si rimanda per approfondimenti, nell ambito della progettazione definitiva dell ampliamento della discarica in oggetto, nell'ipotesi che l'impianto di recupero energetico esistente garantisca lo sfruttamento della totalità del biogas prodotto dalla discarica esistente, è stato messo a punto un modello di calcolo teorico in grado stimare a livello previsionale il quantitativo di biogas che sarà prodotto dal corpo di ampliamento della discarica stessa, al fine di eseguire un dimensionamento corretto dell'impianto di captazione del biogas e per poter prevedere il recupero energetico del biogas stesso. Di seguito si riporta l ipotesi sviluppata circa la fattibilità di un futuro impianto di recupero energetico a servizio dell ampliamento della discarica in oggetto. Lo sfruttamento della potenza elettrica disponibile potrà essere effettuato tramite l utilizzo di due motori endotermici da 1065 kwe e da 625 kwe con caratteristiche analoghe a quelli già installati a servizio della discarica esistente. L impianto sarà dotato di post combustori fumi (sistema cl.air), separatore di condense e sistema di lavaggio biogas in analogia con l impianto di recupero energetico esistente. In caso di fermate dell impianto di recupero energetico il biogas sarà automaticamente avviato alla torcia di emergenza al fine di limitare le emissioni diffuse nell ambiente. 44 di 60
6.1.2.5 Emissioni in atmosfera relative all impianto Akron, adiacente alla discarica All elaborato 4 del presente Studio di Impatto Ambientale (codice documento: DS 01 BO VA 00 SI SA 04.00), ai fini di una valutazione complessiva dell impatto sulla componente atmosfera in riferimento al complesso impiantistico di Tre Monti, vengono analizzate le emissioni in atmosfera riconducibili all attività svolta nell impianto di trattamento e recupero di rifiuti solidi urbani gestito da Akron S.p.A. e adiacente alla discarica in oggetto. Si fa rimando a tale elaborato, ritenendo opportuno omettere l aspetto nella presente sintesi non tecnica. 6.2 IMPATTI SULLE ACQUE, SUL SUOLO E SUL SOTTOSUOLO 6.2.1 Fase di cantiere 6.2.1.1 Acque superficiali Durante la fase di cantiere per la realizzazione dell opera, le acque meteoriche saranno gestite mediante il sistema di regimazione già presente all interno del sito, afferente al rio Rondinelle. 6.2.1.2 Suolo, sottosuolo e acque sotterranee Come evidenziato nei paragrafi precedenti, l area su cui insiste la discarica di Tre Monti è caratterizzata dalla presenza di depositi con grado di consolidamento estremamente elevato e contraddistinti da bassissima permeabilità che non permette una circolazione delle acque all interno degli stessi. Si ritiene pertanto trascurabile l impatto sul suolo, sottosuolo e sulle acque sotterranee in fase di cantiere, anche alla luce delle considerazioni di seguito riportate: la predisposizione del cantiere (baracche di cantiere, aree di stoccaggio materiali, eventuali recinzioni e impianti di servizio di cantiere) interessa aree interne al sito in cui è attualmente ubicata la discarica, limitando l occupazione di suolo; le attività di scavo risultano limitate a modeste operazioni di riprofilatura superficiale, la maggior parte delle quali saranno effettuate durante la fase di gestione operativa della discarica; non è necessaria la realizzazione di viabilità provvisoria di cantiere in quanto la viabilità esistente nel sito risulta sufficiente alle esigenze di cantiere; 45 di 60
la presenza di un lavaruote in uscita eviterà lo sporcamente della viabilità esterna al sito; non si prevedono attività che comportino rilasci di liquidi in grado di contaminare gli strati di suolo e sottosuolo; non è previsto lo stoccaggio di liquidi, eccezion fatta per lo stoccaggio di gasolio utilizzato per alimentare i mezzi meccanici impegnati nella realizzazione delle opere in progetto. Tale stoccaggio sarà dotato di bacino di contenimento e di sistema in grado di evitare qualsiasi fuoriuscita in fase di rifornimento mezzi. 6.2.2 Fase di esercizio 6.2.2.1 Acque superficiali Allo stato attuale le principali immissioni in acque superficiali riconducibili alla gestione della discarica sono costituite dallo scarico recapitante nel rio Rondinelle delle acque meteoriche di dilavamento delle scarpate esterne al corpo di discarica, della sommità del corpo discarica a copertura ultimata e della viabilità bianca di servizio (scarico S2/a e S2/b). Nella tabella seguente si riportano i risultati ottenuti dal monitoraggio degli scarichi S2/a e S2/b in riferimento agli anni 2006 e 2007, da cui si evince il piano rispetto dei valori limite di riferimento per lo scarico in acque superficiali (Tabella 3 allegato 5 alla parte terza del Dlgs 152/06), che conferma la corretta gestione del sistema di regimazione delle acque meteoriche a servizio della discarica in oggetto. Parametro Scarico idrico in acque superficiali (S2/a) valori medi annui Unità di misura Valore di riferimento Tabella 3 allegato 5 alla parte terza del Dlgs 152/06 2006 2007 ph Unità ph 5,5-9,5 8,4 8,4 COD mg/l < 160 49 24 BOD 5 mg/l 40 7,5 - Cloruri mg/l < 1200 104 - Solfati mg/l < 1000 343 - Azoto ammoniacale mg/l < 15 4,25 < 3 46 di 60
Parametro Scarico idrico in acque superficiali (S2/b) valori medi annui Unità di misura Valore di riferimento Tabella 3 allegato 5 alla parte terza del Dlgs 152/06 2006 2007 ph Unità ph 5,5-9,5 8,2 8,6 COD mg/l < 160 49,0 22 BOD 5 mg/l 40 7,5 - Cloruri mg/l < 1200 90 - Solfati mg/l < 1000 401 - Azoto ammoniacale mg/l < 15 1,38 < 3 Un ulteriore strumento di indagine dell impatto della discarica sulle acque superficiali locali è rappresentato dal monitoraggio della qualità delle acque del rio Rondinelle. In particolare di seguito vengono riportati i risultati del monitoraggio condotto a monte ed a valle della confluenza di entrambi gli scarichi S2/a e S2/b. L approccio è finalizzato a verificare che non vi siano differenze significative tra i due punti oggetto di monitoraggio, tenendo comunque presente la variabilità a cui sono soggette le acque superficiali di un corpo idrico caratterizzato da portate estremamente ridotte e addirittura nulle nei periodi in cui le precipitazioni sono scarse. Parametro Monitoraggio Rio Rondinelle valori medi annui (anno 2008) Unità di misura Monitoraggio a MONTE dei punti di scarico Monitoraggio a VALLE dei punti di scarico ph - 8,1 8,3 Solidi sospesi mg/l 35 28 COD mg/l 179 60 BOD mg/l 75,6 10 Azoto Ammoniacale mg/l 8,7 4,3 Azoto nitrico mg/l 2,6 3,2 Solfati mg/l 198 447 Cloruri mg/l 174 205 I dati riportati mostrano come l impatto connesso all esercizio della discarica attualmente in gestione sulla qualità delle acque del rio Rondinelle non presenti particolari criticità. 47 di 60
Come specificato nella sezione 1 del presente Studio di Impatto Ambientale (Introduzione) e descritto con maggior dettaglio nella sezione 3 dello stesso (Quadro di riferimento progettuale), sono attualmente in corso di realizzazione le opere contemplate dal progetto degli interventi migliorativi nella discarica RSU Tre Monti, approvato con Provv. della Provincia di Bologna n. 535545 del 19/12/2008. A tal proposito, appare opportuno sottolineare che a seguito della realizzazione delle vasche di prima pioggia previste per la raccolta/trattamento delle acque di dilavamento dei piazzali, della viabilita di ingresso/uscita a servizio della discarica in oggetto (piazzale Sud e piazzale Nord) e dei relativi sistemi di trattamento (sedimentatore e disoleatore), aumenteranno i presidi ambientali relativamente alle acque superficiali, con conseguenti miglioramenti in termini di impatto ambientale rispetto alla situazione attuale. I punti di scarico in acque superficiali a seguito della realizzazione dei suddetti interventi migliorativi sono descritti nel dettaglio al precedente paragrafo 3.4. La realizzazione dell ampliamento della discarica comporta alcune variazioni al sistema di regimazione delle acque superficiali esistente, fermi restando i punti di scarico e le modalità di gestione delle acque meteoriche previste dal progetto relativo agli interventi migliorativi attualmente in corso di realizzazione. È ipotizzabile pertanto che l impatto sulle acque superficiali riconducibile alla realizzazione e gestione delle opere in progetto non sia soggetto a variazioni significative. 6.2.2.2 Scarichi in pubblica fognatura L unico punto di scarico in fognatura presente nel sito è quello relativo ai reflui trattati nel sistema di lagunaggio, costituiti da percolati di discarica, acque reflue domestiche dai servizi igienici, acque di lavaggio ruote, condense e acque di lavaggio del biogas. Tali reflui sono immessi, in un punto definito S1, nella fognatura mista affluente al depuratore Santerno. Le modalità operative di gestione dello scarico S1 sono dettagliatamente descritte al E.1.1.2 del Piano di sorveglianza e controllo (elaborato 12 cod. DS 01 BO VA 00 SI PM 12.00). Si segnala che, allo stato attuale, sono in corso di realizzazione le opere di potenziamento dei bacini di lagunaggio previste dal progetto degli interventi migliorativi. In particolare è previsto lo 48 di 60
spostamento dei bacini di lagunaggio in progetto e la riduzione da 5 a 4 degli invasi, a cui corrisponde però un incremento del volume complessivo degli stessi, sia per le vasche anaerobiche, sia per le vasche facoltative. Pertanto, rispetto alla situazione attuale, è atteso un deciso miglioramento dell efficienza di abbattimento. A seguito dell ampliamento della discarica in progetto la produzione massima di percolato (corrispondente all abbancamento dei rifiuti a quota pari a 181,0 m s.l.m.) risulta pari a circa 3.921 m 3 /mese (comprensiva del contributo della discarica esistente), ossia di circa 131 m 3 /giorno, pari a 1,5 l/s. Di fatto tale produzione di percolato è compatibile con le caratteristiche dei bacini di lagunaggio in corso di realizzazione, relativamente ai quali la portata di progetto era stata assunta pari a 133 m 3 /giorno (per maggiori dettagli in merito si rimanda all elaborato di progetto n. 42 Relazione Idraulica (cod. DS 01 BO VA 00 D1 RI 42.00). 6.2.2.3 Scarichi relativi all impianto Akron, adiacente alla discarica All elaborato 5 del presente Studio di Impatto Ambientale (codice documento: DS 01 BO VA 00 SI SA 05.00), ai fini di una valutazione complessiva dell impatto sulla componente idrica in riferimento al complesso impiantistico di Tre Monti, vengono analizzati gli scarichi riconducibili all attività svolta nell impianto di trattamento e recupero di rifiuti solidi urbani gestito da Akron S.p.A. e adiacente alla discarica in oggetto. Si fa rimando a tale elaborato, ritenendo opportuno omettere l aspetto nella presente sintesi non tecnica. 6.2.2.4 Acque sotterranee Secondo quanto riportato nelle note conclusive della relazione geologica (si veda elaborato del progetto definitivo per maggiori dettagli in merito), l area insiste sui depositi della Formazione delle Argille Azzurre (Pliocene inferiore - Pleistocene inferiore) caratterizzati da marne argillose e argille siltose di colore grigio-azzurro con grado di consolidamento estremamente elevato e contraddistinti da bassissima permeabilità che non permette una circolazione delle acque all interno degli stessi. L area di intervento è quindi caratterizzata dall assenza di falde acquifere sotterranee. 49 di 60
6.2.2.5 Suolo e sottosuolo L ampliamento di una discarica, nonché la successiva fase di gestione e post-gestione della stessa, modificano le caratteristiche del suolo su cui va ad ubicarsi la discarica stessa ed il potenziale impatto che ne consegue può essere riconducibile ai seguenti aspetti: occupazione del sito dall opera; modifica della qualità del suolo e del sottosuolo; modifica della stabilità dei versanti. Un aspetto positivo da sottolineare in termini di occupazione del suolo è che saranno occupate aree già localizzate internamente al sito di discarica, per le quali non sono ipotizzabili sviluppi in termini di occupazione con carattere diverso da quello impiantistico. In particolare il corpo di ampliamento della discarica insiste in parte nell area attualmente destinata ai bacini di lagunaggio e in parte sul corpo della discarica esistente. Per quanto riguarda il potenziale impatto dell opera sulla qualità del suolo e del sottosuolo, si ritiene che il sistema di impermeabilizzazione progettato, conforme a quanto prescritto dal D.Lgs. 36/03, risulti tale da garantire la completa tenuta del percolato, evitando che esso contamini gli strati di terreno sottostanti. Il percolato, raccolto da rete apposita, è conferito ad un sistema di bacini di lagunaggio, prima dello scarico in fognatura; anche tali bacini presentano un sistema di impermeabilizzazione del fondo tale da scongiurare ogni possibile infiltrazione nel sottosuolo. Per i dettagli relativi ai suddetti sistemi di impermeabilizzazione, si fa rimando a quanto descritto nel dettaglio all elaborato 2 del presente Studio di Impatto Ambientale (Codice documento DS 01 BO VA 00 SI IR 02.00). Infine, per ciò che riguarda la potenziale modifica della stabilità dei versanti, si rimanda all analisi effettuata nell ambito della relazione geotecnica di progetto (codice documento: DS 01 BO VA 00 D1 RG 39.00) e alla valutazione del rischio da frana riportata, in relazione al Piano Stralcio per l Assetto Idrogeologico nell Allegato SA 5.1 del presente Studio di Impatto Ambientale (Codice documento DS 01 BO VA 00 SI SA 05.01). Le considerazioni di cui sopra permettono nel complesso di ritenere l impatto sulla componente suolo e sottosuolo, in fase di gestione delle opere, trascurabile. 50 di 60
6.3 IMPATTI SU FLORA, FAUNA ED ECOSISTEMI Considerata la natura delle opere in progetto è possibile ritenere trascurabile l impatto sulle componenti flora, fauna ed ecosistemi presenti a scala locale e vasta, sia in fase di cantiere che in fase di esercizio. Quanto sopra è giustificato dalle seguenti considerazioni: le opere in progetto prevedono l occupazione di superfici localizzate interamente all interno del sito di discarica, per le quali non sono ipotizzabili sviluppi in termini di occupazione con carattere diverso da quello impiantistico; per quanto concerne la distruzione di habitat, l intervento può essere considerato ad impatto diretto sostanzialmente nullo; l opera non presenta, infatti, problemi relativamente ad una limitazione spaziale e funzionale delle unità ambientali: la vegetazione, la flora e la fauna presenti tanto in area vasta quanto in area locale risultano salvaguardate; le opere di scavo risultano estremamente ridotte, essendo di fatto limitate a riprofilature superficiali, la maggior parte delle quali saranno effettuate in fase di gestione operativa; l impatto in atmosfera e l impatto acustico in fase di cantiere e di esercizio, come si evince da quanto riportato rispettivamente agli elaborati 4 e 7 del presente Studio di Impatto Ambientale, non presentano criticità. L inserimento dell opera a fine vita nel contesto vegetazionale circostante è garantito dal Piano di ripristino ambientale riportato nell ambito del progetto definitivo. Dai fotoinserimenti riportati all Allegato 9.1 del presente Studio di Impatto Ambientale (codice documento: DS 01 BO VA 00 SI SA 09.01) risulta evidente come gli interventi di ripristino previsti siano efficaci nel garantire, su uno scenario di lungo termine, l armonizzazione visiva della discarica rispetto al contesto circostante. Data la vicinanza con siti compresi nell ambito della Rete Natura 2000, sarà necessario sottoporre il progetto ad una procedura di pre-valutazione di incidenza, ai sensi di quanto stabilito dalla Delibera di Giunta Regionale n. 1191 del 30 luglio 2007. L autorità competente per l effettuazione di tale procedura nel caso in oggetto è, ai sensi di quanto riportato alla Tabella D della succitata Delibera, lo stesso Ente deputato all approvazione del progetto, ovvero la Provincia di Bologna. 51 di 60
La Provincia svolgerà quindi la procedura di pre-valutazione sulla base delle informazioni contenute nel presente Studio di Impatto Ambientale; esse, a giudizio del proponente, risultano sufficienti a dimostrare che non sussistono effetti negativi significativi rispetto ai siti limitrofi, e che non risulta quindi necessario procedere ad un eventuale successiva fase di valutazione di incidenza. 6.4 IMPATTO ACUSTICO La valutazione di impatto acustico riportata all elaborato 7 del presente Studio di Impatto Ambientale (codice documento: DS 01 BO VA 00 SI IA 07.00), cui si fa rimando, non mostra alcuna situazione problematica sotto il profilo acustico né in fase di cantiere, né in fase di gestione operativa. 6.5 IMPATTI SULLA SALUTE ED IL BENESSERE DELL UOMO Dalla verifica dei potenziali fattori di impatto effettuata in relazione all esercizio dell opera in oggetto, possono ritenersi in prima battuta meritevoli di analisi, in merito alla salute ed al benessere dell uomo, i seguenti aspetti: diffusione in atmosfera di polveri; diffusione in atmosfera di sostanze odorigene; inquinamento acustico. In merito ai potenziali impatti dell opera sulla componente atmosfera dovute a sostanze odorigene e polveri, si rimanda a quanto riportato all elaborato 4 del presente Studio di Impatto Ambientale (codice documento: DS 01 BO VA 00 SI SA 04.00); le analisi effettuate, anche con l ausilio di modelli matematici di diffusione, escludono la presenza di situazioni critiche, potenzialmente dannose per la salute ed il benessere umano. Inoltre la valutazione dell impatto acustico, riportata all elaborato 7 (codice documento: DS 01 BO VA 00 SI SA 07.00), esclude l esistenza di situazioni critiche in termini di rumore prodotto, sia in fase di cantiere che di esercizio della discarica. 52 di 60
All elaborato 8 (codice documento: DS 01 BO VA 00 SI SA 08.00), si riportano alcune considerazioni di carattere bibliografico in merito al potenziale impatto epidemiologico dei siti di discarica, con particolare riguardo al rischio oncologico. 6.6 IMPATTI SUL PAESAGGIO All Allegato SA 9.1 del presente Studio di Impatto Ambientale (codice documento: DS 01 BO VA 00 SI SA 09.01), si riporta il fotoinserimento digitale delle opere in progetto in relazione ai seguenti scenari: scenario 0: stato attuale; scenario 1: stato di progetto (invaso); scenario 2: stato a coltivazione ultimata; scenario 3: stato ad avvenuto ripristino ambientale. Si riportano di seguito le immagini ottenute, per i tre scenari di cui sopra, in riferimento ad un punto di osservazione posto ad ovest dell impianto, in posizione elevata sul crinale prospiciente. Scenario 0 53 di 60
Scenario 1 Scenario 2 54 di 60
Scenario 3 6.7 IMPATTI SUL SISTEMA INSEDIATIVO E LE CONDIZIONI SOCIOECONOMICHE L opera in progetto riguarda l ampliamento di una discarica già esistente e pertanto non si individuano variazioni di impatto per il sistema territoriale attualmente presente. Essendo già l area destinata allo smaltimento di rifiuti non pericolosi, l ampliamento garantirà, di fatto, la continuità del servizio offerto. Il sistema socio-economico a scala locale non verrà alterato dall opera in progetto non interferendo esse in maniera diretta e significativa con altre attività antropiche. Per quanto riguarda i flussi di traffico associati al trattamento dei rifiuti, si rimanda a quanto riportato nel dettaglio nell elaborato 10 del presente Studio di Impatto Ambientale (DS 01 BO VA 00 SI SA 10.00). Non si ritiene infine che la realizzazione dell opera in progetto possa determinare una significativa alterazione del valore di infrastrutture, manufatti e beni posti nelle adiacenze. L impianto sorgerà infatti a distanza significativa da fabbricati ad uso residenziale o produttivo ed in un area in cui già si effettua lo smaltimento di rifiuti. 55 di 60
7 DESCRIZIONE SINTETICA DELLE MISURE DI MITIGAZIONE Si elencano di seguito gli elementi progettuali che possono essere considerati come opere di mitigazione dei potenziali impatti, o comunque come elementi positivi dal punto di vista ambientale, anche in riferimento a possibili scelte tecniche alternative: l opera in progetto, configurandosi come ampliamento della discarica esistente, andrà a collocarsi in un area interna al sito impiantistico già ad oggi attrezzata dal punto di vista delle infrastrutture, senza che si abbia un ulteriore occupazione di suolo ad oggi oggetto di diverse destinazioni di utilizzo; il progetto non prevede la realizzazione, né la modifica degli impianti ausiliari di discarica (palazzina uffici, pesa, impianto lavaruote, vasche di prima pioggia, reti, ecc.); per la gestione dell ampliamento in oggetto si farà infatti ricorso a quelli già presenti nel sito, o in fase di realizzazione nell ambito degli interventi migliorativi, senza che si abbia ulteriore occupazione di suolo e consumo di materie prime; i materiali di risulta dalle attività di scavo saranno riutilizzati interamente all interno del sito per la realizzazione di opere di arginatura, copertura, ripristino ambientale, messa in sicurezza; si limiterà in questo modo il traffico veicolare potenzialmente connesso al loro allontanamento, nonché il ricorso a materie prime vergini in sede di gestione operativa; in sede di gestione operativa è prevista l attività di recupero (operazione R5) di rifiuti inerti derivanti da demolizioni, per operazioni di manutenzione della viabilità interna al sito; questo garantirà la limitazione del ricorso a materie prime vergini; ugualmente è prevista l attività di recupero (operazione R11) di frazione organica stabilizzata (FOS) per le operazioni di copertura giornaliera; tale materiale, peraltro, sarà prelevato dall impianto Akron posto all interno del sito, così da limitare il traffico veicolare connesso sia al conferimento di materiali alternativi, sia all allontanamento della FOS prodotta dall impianto Akron stesso; con l ampliamento in progetto si ipotizza la realizzazione dell ampliamento dell impianto di recupero energetico a servizio della discarica esistente; il bilancio energetico del sito presenterà pertanto un saldo positivo, con una netta prevalenza della produzione di energia elettrica sui consumi; 56 di 60
i piazzali impermeabilizzati presenti all interno del sito saranno serviti da opportune vasche di prima pioggia, dotate di filtro disoleatore a coalescenza; queste garantiscono un trattamento delle acque di prima pioggia per sedimentazione e disoleatura, a monte dello scarico delle stesse in corso d acqua superficiale (rio Rondinelle); è già ad oggi presente un sistema di lavaggio ruote, dedicato agli automezzi in uscita dal sito, atto a limitare lo sporcamento della viabilità pubblica ad opera degli stessi; le acque in uscita da tale sistema saranno oggetto di trattamento di sedimentazione e disoleatura a monte dello scarico nei bacini di lagunaggio del percolato, a loro volta recapitanti in fognatura nera; il percolato, a valle del trattamento negli appositi bacini di lagunaggio, è conferito al depuratore di Imola mediante condotta; questa scelta progettuale, evita il traffico generato dalle autobotti deputate all allontanamento che, per impianti di queste dimensioni, può costituire una voce decisamente significativa; i sistemi di allontanamento delle acque meteoriche e di drenaggio del percolato nel nuovo corpo di ampliamento opereranno esclusivamente a gravità, come previsto dal D.Lgs. 36/03, senza il ricorso a stazioni di rilancio che comporterebbero l incremento dei consumi energetici e di risorse per la manutenzione delle stesse. Per maggiori dettagli rispetto agli elementi tecnici citati in elenco, si fa rimando all elaborato 3 del presente Studio di Impatto Ambientale (codice documento: DS 01 BO VA 00 SI IR 03.00), nonché al progetto definitivo allegato. Possono infine essere considerate come attività di mitigazione degli impatti ambientali, in sede operativa, le corrette modalità di gestione della discarica stessa; in particolare: esecuzione delle attività di copertura giornaliera del fronte di coltivazione, mediante FOS o altri materiali tecnici adeguati (tra cui, se necessario, teli a carboni attivi); mantenimento in efficienza della rete di captazione ed aspirazione del biogas; mantenimento in efficienza della rete di raccolta del percolato; mantenimento in efficienza della rete di raccolta delle acque di ruscellamento; predisposizione della copertura definitiva dalla discarica o di copertura provvisoria delle celle di coltivazione completate; 57 di 60
bagnatura periodica della viabilità interna in particolare nei periodi più secchi; limitazione della velocità dei mezzi sulla viabilità interna a 20 km/h; trattamento del percolato nei bacini di lagunaggio. I dettagli relativi a queste operazioni sono riscontrabili nell ambito del Piano di gestione operativa di cui all Allegato RT 1.1 della domanda di Autorizzazione Integrata Ambientale (codice documento: DS 01 BO AA 01 DT RT 01.01). Un ulteriore intervento di mitigazione è rappresentato dal Piano di ripristino ambientale riportato agli Allegati RT 1.3 (cod. DS 01 BO AA 01 DT RT 01.03), RT 1.4 (cod. DS 01 BO AA 01 DT RT 01.04) e RT 1.5 (cod. DS 01 BO AA 01 DT RT 01.05) della domanda di Autorizzazione Integrata Ambientale; tale Piano sarà realizzato in parte in fase di gestione e in parte nella fase di gestione post-operativa. Considerata la natura dell opera in oggetto, nonché le opere di mitigazione descritte al punto precedente, non si ritiene indispensabile la predisposizione di specifiche opere di compensazione degli impatti, valutati nel presente Studio come sostenibili. 58 di 60
8 DESCRIZIONE SINTETICA DELLE MISURE DI MONITORAGGIO Le misure di monitoraggio previste sono descritte nel dettaglio nell ambito del Piano di sorveglianza e controllo, riportato nell elaborato 12 del presente Studio di Impatto Ambientale (codice documento: DS 01 BO VA 00 SI PM 12.00). 59 di 60
9 DESCRIZIONE SINTETICA DELLE DIFFICOLTÀ INCONTRATE Nel corso della redazione del presente Studio di Impatto Ambientale non si sono riscontrate sostanziali difficoltà che hanno ostacolato il corso della procedura od interrotto per lunghi periodi l elaborazione dello stesso. La redazione dello studio è stata agevolata dalla peculiarità progettuale dell opera stessa in quanto ampliamento, senza occupazione di nuove aree, di una discarica esistente ad oggi in fase di gestione. 60 di 60