LA RELAZIONE EDUCATIVA PROF.SSA MARIA GRAZIA SIMONE
Indice 1 RELAZIONE EDUCATIVA E PEDAGOGIA GENERALE ---------------------------------------------------------- 3 2 RELAZIONE E RAPPORTO ----------------------------------------------------------------------------------------------- 4 3 EDUCARSI NELLA RECIPROCITÀ ------------------------------------------------------------------------------------- 7 BIBLIOGRAFIA --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- 10 2 di 10
1 Relazione educativa e pedagogia generale Il tema della relazione educativa oggi si nutre degli apporti della psicologia, della psicoanalisi, della sociologia della comunicazione, ecc. Il tema si declina nelle sue varie manifestazioni grazie alle informazioni scientifiche offerte da tutte queste discipline, contrassegnandosi nella sua ricchezza, varietà, complessità. E poi si curva in senso educativo, orientandosi secondo la finalità posta in essere dall ottica educativa-formativa, cui occorre dare risposta. Qui emerge lo statuto attuale di tale problema, nutrito di intenzionalità pedagogica e tale da poter essere affrontato attraverso il punto di vista della pedagogia generale, quest ultima intesa sia come intenzione che orienta, sia come riflessività che cresce e sviluppa i dati delle varie scienze. Così il problema relazione educativa entra nella pedagogia generale: ha bisogno di essa come momento di coordinamento e soprattutto come forma mentis, aprendosi al dibattito dei vari punti di vista, delle varie prospettive epistemiche e valoriali, facendosi oggi anche un settore specifico della stessa pedagogia generale, quello connesso, in questo caso, alla comunicazione educativa e formativa e, insieme, alla pedagogia della famiglia, alla pedagogia della comunicazione scolastica, ecc. Il tema della relazione educativa è soltanto un esempio di come la pedagogia generale, ancora una volta, si collochi sempre dentro e al centro nell affrontare i problemi dell educazione. E vi si collochi come tutrice di senso e dell obiettivo dell educazione e, insieme, come esercizio di riflessione aperta, all interno di un dibattito che verte sull educare e sul formare in generale, sia su vari altri ambiti, più settoriali, del pensare e organizzare l intervento educativo. 3 di 10
2 Relazione e rapporto Ogni contatto interpersonale richiede diversi livelli di elaborazione del contenuto e della qualità delle interazioni. La costruzione di una relazione con l altro esige una condivisione di significati e la capacità di discriminare i vissuti e le intenzioni altrui. In altre parole, è necessario che vi siano intesa e partecipazione perché si costruisca una effettiva relazione. Prendiamo il caso del bambino: molta parte della vita sociale infantile è costituita da interazioni che non giungono sino alla partecipazione dei vissuti; esse hanno una valenza operativofunzionale e non si definiscono come relazioni. Spesso, in esse, non vi è un coinvolgimento significativo del mondo personale, né sono tali da influenzare o integrare le interazioni future. Anche riferendoci agli adulti, si può chiamare relazione quella tra madre e bambino e rapporto, invece, quello tra professionista e cliente. La parola rapporto rinvia a tutta una serie di fattori che ricadono nella sfera delle prestazioni (che cosa mi aspetto da te, che cosa ti aspetti da me). Si concordano gli obiettivi da raggiungere, si interagisce collaborando in vista del raggiungimento di tali obiettivi, in una successione finalizzata di sequenze di azione. La relazione, invece, guarda il chi sei tu ed il chi sono io. E qui entra in gioco l identità, là dove nel rapporto si pongono in gioco soltanto le prestazioni e non si coinvolge mai l identità. La relazione implica conoscenza reciproca e profonda, il disvelamento di sé all altro, quindi anche un 4 di 10
certo livello di intimità e di stima reciproca. Richiede, tra le altre cose, impegno personale, competenza comunicativa e emotiva. Si comprende bene allora come, in ogni situazione educativa, si debbano coltivare non soltanto i rapporti, ma anche e soprattutto le relazioni 1. E chiaro che in educazione sono impliciti dei particolari rapporti operativo-funzionali; è però evidente che l educazione richiede pure l instaurarsi di relazioni interpersonali. L intesa educativa è fondata sulle relazioni e queste, per quanto possano essere considerate sul piano comportamentale semplicemente come sequenze di interazioni, presentato tuttavia dei tratti distintivi: nella relazione vi è un andamento particolare degli scambi interpersonali connesso non soltanto alla durata, ma soprattutto alla loro organizzazione e intensità. Tale andamento è dovuto al particolare modo di essere della persona, alle sue qualità distintive alla sua identità. Ogni relazione, inoltre, riconduce a significato una pluralità di azioni e di contatti e la molteplicità dei dettagli che li accompagnano 2. Occorre compiere una ulteriore riflessione: l utilizzazione al singolare della espressione relazione educativa costituisce una astrazione, in quanto nella realtà sociale dell educazione la relazione educativa non è puramente uno-a-uno (un educatore-un soggetto in educazione) e non soltanto perché spesso un educatore si prende cura di più soggetti (come avviene, ad esempio, a scuola). Tale relazione acquisisce perciò una struttura uno-a-molti. Di fatto, la relazione educativa tende a risultare anche del tipo molti-a-uno: il soggetto in educazione, infatti, è al centro di una rete di rapporti con molteplici agenti e agenzie educative (famiglia, scuola, gruppo dei pari, comunicazioni di massa, ecc.). 1 Cfr. M. POSTIC, oltre il rapporto maestro-scolaro, tr. it., Armando, Roma, 1983. 2 A. PERUCCA, Genesi e sviluppo della relazione educativa, La Scuola, Brescia, 1987. 5 di 10
Il carattere plurale di tali rapporti tende a creare interferenze nei loro effetti sul soggetto in educazione. In altre parole, la relazione educativa in famiglia e quella che il figlio può instaurare a scuola tendono potenzialmente a interferire l una con l altra, rafforzandosi a vicenda laddove siano ispirate a una comune visione educativa (facendo riferimento ai medesimi valori, per esempio) oppure depotenziandosi reciprocamente qualora le loro visioni siano eterogenee. In generale, le interferenze tra le varie agenzie educative, perché siano produttive, sono da curvarsi verso un rafforzamento reciproco e una collaborazione piena 3. 3 Cfr. M. BALDACCI, Trattato di pedagogia generale, Carocci, Roma 2012, p. 231 e ss. 6 di 10
3 Educarsi nella reciprocità Il dibattito pedagogico ha spesso posto in evidenza il tema della interdipendenza evolutiva fra l educatore e il soggetto in educazione, tra genitore e figlio ed è ormai accreditata l idea che non è possibile educare senza educarsi poiché la relazione educativa è processo differenziato e interattivo, e non unidirezionale e causativo 4. Oggi si sostiene la reciprocità necessaria di crescita e di cambiamento, per spiegare la posizione di un soggetto evoluto e di un soggetto in via di sviluppo che si pongano in relazione educativa. Per crescita va intesa l acquisizione di strutture evolutive nei soggetti in via di sviluppo (siano essi persone o popoli) e per cambiamento la modificazione evolutiva dei sistemi funzionali con cui i soggetti in pieno sviluppo interagiscono nell ambiente e con gli altri 5. Anche J. Bruner, nei suoi lavori più recenti, definisce pedagogia interattiva o dell intersoggettività quell insieme di principi che possano consentire un rinnovamento della tradizione pedagogica occidentale, troppo centrata sul modello del singolo docente presumibilmente onniscente che mostra ad allievi presumibilmente ignari qualcosa di cui presumibilmente non sanno niente 6. L interazione con gli altri, secondo lo studioso, ci aiuta a comprendere la cultura e la concezione del mondo. L acquisizione di questa consapevolezza è data dal fatto che gli esseri umani, più di tutti, sono predisposti all intersoggettività. Le implicazioni di questo assunto, ad esempio dal punto di vista didattico, sono piuttosto interessanti: rivoluzionano il tradizionale concetto di classe per considerarla come una piccola comunità di persone che apprendono le une dalle altre, dove il docente ha il compito dell orchestrazione. 4 Cfr. A. PERUCCA, Genesi e sviluppo della relazione educativa, op. cit. 5 Cfr. A. PERUCCA, Educazione, sviluppo, intercultura, Lecce, 1998, pp. 117 e ss. 6 J. BRUNER, La cultura dell educazione. Nuovi orizzonti per la scuola, tr. it., Feltrinelli, Milano 2001³, p. 34. 7 di 10
Sia l educatore che il soggetto in educazione vantano un ruolo attivo nella relazione educativa, ne sono entrambi attori. Il ruolo attivo dell educatore è determinato dal fatto che egli stimola, orienta e guida il soggetto in educazione, mentre il contributo attivo di quest ultimo non si esaurisce nel suo reagire agli stimoli dell educatore. Come ha messo in luce l Attivismo pedagogico, il soggetto in educazione è caratterizzato da una attività spontanea, ossia è presente in lui una tendenza ad agire indipendentemente dall azione dell educatore, che è comunque fondamentale e imprescindibile., pertanto, non è una relazione tra un polo attivo e un polo passivo, ma tra due entità attive che interagiscono. La relazione acquisisce una struttura circolare, anziché lineare: l educatore agisce sul soggetto in educazione, questi agisce sull educatore e così via. In questo modo, il processo relazionale diviene un continuum che si snoda nel tempo con un moto a spirale, a zig zag. La soggettività dell educatore e quella del soggetto in educazione si incontrano e si riconoscono come tali nello spazio della relazione educativa e la loro complementarietà esclude il primato dell uno o dell altro: i loro ruoli sono di pari rilevanza. Il carattere educativo di tale relazione impegna a considerarla connessa al processo di apprendimento, ossia a un processo di cambiamento e di riorganizzazione del rapporto Io-Mondo. Tenuto conto della struttura circolare della relazione educativa, è sempre bene tenere presente e ribadire che il soggetto in educazione si educa nella relazione con l educatore, così come l educatore si educa nella relazione con il soggetto in educazione. La stessa relazione educativa si modifica in base al principio della continuità dell esperienza, per cui ogni esperienza relazionale è condizionata da quelle precedenti e condiziona quelle successive. Invece di un quadro statico, in cui un agente attivo modifica un soggetto passivo 8 di 10
in base ad un rapporto definito, la relazione educativa sembra legata a un quadro dinamico basato sulla co-evoluzione dei suoi elementi, e perciò in continua ridefinizione 7. Nella relazione educativa vige la reciprocità degli apporti di chi educa e di chi è il soggetto dell educazione, reciprocità che è volta alla condivisione della responsabilità nel progetto educativo. Questo significa che va riconosciuto un ruolo di primo piano, di protagonismo al soggetto in via di sviluppo poiché l educazione non si fa al di sopra o contro il consenso della persona, la sua intenzionalità, la sua crescente consapevolezza, il suo originale orientamento. In forza di questa reciprocità, anche chi educa è tenuto sempre a educarsi, a cooperare allo sviluppo degli altri crescendo e migliorandosi nella consapevolezza di sé, impegnandosi nella propria crescita umana e sociale. Una reciprocità che chiede a ciascuno non tanto o non soltanto la responsabilità di educare per far crescere, quanto, in primis, il compito di educarsi, di disporsi costantemente al confronto, di porsi in discussione, di accettare il gioco evolutivo della reciprocità che nasce dall accoglienza, cresce nella solidarietà, si manifesta nella qualità della convivenza familiare, sociale, scolastica, ecc. 7 Cfr. M. BALDACCI, Trattato di pedagogia generale, op. cit., p. 231 e ss. 9 di 10
Bibliografia Baldacci M., Trattato di pedagogia generale, Carocci, Roma 2012. Bruner J., La cultura dell educazione. Nuovi orizzonti per la scuola, tr. it., Feltrinelli, Milano 2001. Perucca A., Genesi e sviluppo della relazione educativa, La Scuola, Brescia, 1987. Perucca A., Educazione, sviluppo, intercultura, Pensa Multimedia, Lecce, 1998. Postic M., oltre il rapporto maestro-scolaro, tr. it., Armando, Roma, 1983. 10 di 10