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1 Numero 3 Ottobre 2007 Switch LA CULTURA DELL ENERGIA TRIMESTRALE EDITO DA EDISON

2 PRESENTAZIONE EDITORIALE Viviana Barozzi Direttore editoriale Sì al cambiamento Il tempo della procrastinazione, delle mezze misure, degli espedienti inutili e consolatori, dei ritardi sta per finire. Al suo posto stiamo entrando in un periodo di conseguenze. Sir Winston Churchill Cambiare. Il più delle volte un invito, altre inevitabilmente una necessità. Per parlare di cambiamento abbiamo cercato di far nostre le parole dell ex vicepresidente americano Al Gore, che ha posto l esortazione a mutare i nostri comportamenti al centro della sua nuova veste di divulgatore. L attuale pericolo ambientale causato dal progressivo riscaldamento globale deve infatti spingere tutti, dalle istituzioni ai cittadini, a un impegno preciso: modificare il proprio stile di vita, anche solo con piccoli gesti che possono aiutare il pianeta a guarire da un male che sembra incurabile. Abbiamo la libertà e la possibilità di cambiare: ora serve la volontà di farlo. Parola di Premio Nobel per la Pace (e di Premio Oscar). Il cambiamento travolge ogni cosa e adattarsi alle nuove situazioni è il segreto del successo umano. Fabio Marchesi, ricercatore, membro della New York Academy of Science, nelle pagine di Switch mostra come la fisica quantistica si possa applicare anche ai comportamenti umani. Marco Tronchetti Provera, presidente di Pirelli, illustra la sua visione per l energia del futuro, mentre Alessandro Zunino, Direttore Commerciale di Edison, introduce a quello che in campo energetico è stato il cambiamento più importante degli ultimi anni: la definitiva caduta dei monopoli. L Europa sta assistendo a una liberalizzazione che darà a tutti la possibilità di scegliere il proprio fornitore di energia, ma cosa sta succedendo in Italia? È davvero cambiato qualcosa dall 1 luglio 2007?

3 SOMMARIO CONTENUTI STORIA DI COPERTINA 6 TERRITORIO CREATIVO 26 L avventura della creatività secondo Renzo Piano Nuova Zelanda: Walk the Talk LE ORIGINI 12 MERCATO 18 NATURA 20 FISICA 22 FACCIA A FACCIA 30 TERRITORIO CREATIVO34 Switch LA CULTURA DELL ENERGIA Direttore editoriale Viviana Barozzi Direttore responsabile Ivan Dompé Consulente editoriale Francesco Specchia Realizzazione Graffiti Media Factory - Milano Progetto grafico Samantha Lodetti Editing e impaginazione Dalia Lucisano, Filippo Marrè Brunenghi, Maria Teresa Radaelli, Anna Venturini, Andrea Voglino Coordinamento redazionale Paolo Pizzato Segreteria Francesca Cabrini, Arianna Nespolon Hanno collaborato Tino Cobianchi, Clizia Colavolpe, Laura Colombo, Paolo Contenti, Giuseppe Cristofori, Gaia Giovanelli, Marcello Infante, Marco Landoni, Marco Tronchetti Provera, Giuliano Zulin, Alessandro Zunino Immagini Blozz (vignetta), Archivio APT Provincia Venezia, Archivio Fotografico Turismo Padova Terme Euganee/Alberto Campanile, Archivio Pirelli, Gianni Berengo Gardin, Matteo Danesin, Michel Denancé, Stefano Gilera, Stefano Goldberg, John Gollings, Granata Press, Hickey and Robertson La redazione è a disposizione degli aventi diritto per eventuali ulteriori crediti fotografici Stampa Optima - Viale Vittorio Veneto, 22 Milano Registrazione al tribunale di Milano n 723 del 21/11/2006 Foro Buonaparte: storia, curiosità e leggende PICCOLE E MEDIE IMPRESE 40 Leone: quando la dolcezza conquista Energia che cambia PROPOSTE COMMERCIALI 44 Soluzioni per la tua attività Il Dorian Gray della Natura POSTA 47 Scommettere sul fotovoltaico Fabio Marchesi, l energia del cambiamento HUMOUR 49 La zona d ombra... L energia pulita guarda al futuro LAMPI DI GENIO 50 Wolfgang Goethe Alla scoperta del passaggio a nordest, via italiana al benessere Switch è un trimestrale di cultura dell energia edito da Edison. La rivista viene inviata a tutti i Clienti Edison. Per ricevere Switch e per informazioni potete scrivere a: Edison Energia SpA Foro Buonaparte, Milano oppure all indirizzo

4 STORIA DI COPERTINA Intervista/Il più grande architetto del mondo parla a ruota libera di sé, del suo lavoro, dei progetti futuri. E spiegando che cosa significa per lui architettura, afferma: È qualcosa che ha lo scopo principale di dar rifugio alla gente ARCHITETTURA L avventura della creatività secondo Renzo Piano 6 di Francesco Specchia 7 Questa intervista-incontro è stata fatta, benignamente, a rate, a seconda delle esigenze del più grande architetto italiano nel mondo. La prima rata s è consumata a Vèsima, riviera di Ponente, dove il mistràl leviga l orizzonte come in una pagina di Melville. Più su, lo studio-serra (quattro terrazze e cinquanta testoline d architetti ciondolanti fra computer e truciolati) scivola verso gli ulivi. Che abbracciano la pista per l elicottero pettinata come un campo di polo, con tanto di teleferica stile Gardaland, roba dall inclinazione impossibile. Bello. Dev essere bello osservare il mondo dal punto di vista dei gabbiani. Beh, Renzo Piano almeno, fa così. Renzo Piano ha oggi 70 anni. Oltre a essere uno dei più grandi architetti del mondo da quando ne aveva 33, è un inaffondabile vaporoso. Leggerezza, trasparenza, ficus benjamin sottili: vita e pensieri in plexiglass. Tutto, nel suo workshop, nel suo studio genovese, tra carichi sospesi, diagonali immaginarie e modellini sembra essere preso di peso dalle Città invisibili di Calvino, lui stesso sembra un personaggio da romanzo. Sembra. Poi ci chiacchieri un paio d ore e scopri che lo è. Architetto, suo padre, solido costruttore genovese, uomo di terra che l accompagnava da piccolo a vedere il mare. Lei, rapito dal sogno, tradisce, s iscrive ad architettura e se ne va per il mondo. Giusto? Quasi. È vero che io sono nato muratore. Mio padre che mi portava al mare come i Free Watchers, i sognatori inglesi, aveva sulla famiglia una teoria evoluzionista: un costruttore, figlio e nipote di costruttori, è costruttore pure lui, solo un po meglio, quindi ingegnere, come mio fratello maggiore. Ora, ingegneria era a Genova, quindi io come tutti gli asini ideologici m iscrissi ad architettura per andare semplicemente fuori di casa. Non è molto intelligente, ma lo facevano tutti i genovesi. Mamma

5 STORIA DI COPERTINA ARCHITETTURA ca di San Giovanni Rotondo. Lei minacciò di arrivare con le ruspe se lì avessero costruito nuovi alberghi. Un progetto preso a cuore Molto. Sette milioni di devoti l anno meritano rispetto. Io sono credente, papà mi portava a messa, oggi mi ci porta mia moglie. Non credo alla dimensione miracolista di Padre Pio, ma a quella umana; Padre Pio era uno che dopo 60 confessioni s arrabbiava se capiva che non gli si diceva la verità. San Giovanni Rotondo, come la sede della Columbia in mezzo alla comunità nera di Harlem, è stata una sfida Padre Pio s arrabbiava. E lei? Anche io. Ricordo una volta che avevano riempito mostruosamente il porto di Genova di bancarelle. Con il mio amico Luciano Berio facemmo opera di pulizia. 8 NELLE PAGINE PRECEDENTI, IL MODELLINO DELLA NUOVA SEDE DEL NEW YORK TIMES E UN SORRIDENTE RENZO PIANO. SOPRA, UNA SUGGESTIVA VEDUTA AEREA DEL CENTRO CULTURALE KANAK DI NOUMEA, IN NUOVA CALEDONIA. si stupì; papà, di poche parole, disse semplicemente: Perché?. Come quando l allora presidente Clinton le consegnò il Premio Pritzker come miglior architetto del 1998 e lei chiese: Perché, finito l anno non lo sono più?. Io vorrei andare in pensione prima che - come scrisse il mio amico Fabrizio De Andrè - La vecchiaia mi pesti il cervello in un mortaio. Allora spiegai la visione avventurosa dell architetto, come Robinson Crusoe o James Cook: se affronta sfide nuove e non si limita a fare le sedi delle multinazionali o le boutique di lusso è destinato a un degno destino. Veramente tra i suoi ultimi lavori c è il nuovo grattacielo del New York Times, la multinazionale della notizia. E lei l ha fatto trasparente perché la trasparenza è la missione del giornalismo. Mi consenta il dubbio Intendevo sul piano semantico. Anche se il Times, come mi diceva l editore, l amico Arthur Sulzberger (con cui gira in barca, ndr), con i suoi giornalisti ha davvero solo il lettore per padrone. Non è una questione di potere. Infatti il mio grattacielo, che con sottili estrusioni di ceramica prenderà i colori della città - rossa al tramonto, blu dopo la pioggia - sarà di un piede più basso dell Empire State Building. L editore non ha capito subito, ma io l ho fatto apposta. Lei ha capito? Come l editore. Che c entra col potere, scusi? C entra. L architettura è materiale, ma c è una poetica dell edificio. Per i grattacieli c è tutta una corsa insana a farli più alti, più lunghi, più duri; si sa che c è una ricerca del potere. E la Torre di Southwark, che ha progettato a Londra ed è a forma di scaglia di Parmigiano? Non di Parmigiano, semmai di Grana, come dice l amico Beppe Grillo. Ma che domanda è? Intendo: è per la ricerca del potere che il comitato dei conservatori inglesi, con a capo il principe Carlo, voleva farle abbattere la torre prima ancora della sua costruzione? No. La torre me la chiese il sindaco di Londra Kenneth Livingstone, Ken il rosso. Il principe Carlo con l English Heritage aprì, attraverso Blair (che non è mio amico), un pubblico processo. Il motivo: non perché la torre di Piano devastasse il paesaggio, ma perché nell iconografia cittadina avrebbe potuto prendere il posto della cupola di St. Paul. O mio Dio, per gli inglesi un oltraggio Bravo. Poi un giudice coragggioso rigettò il tutto. E Blair ci disse: Go Ahead, andate pure avanti. In Italia i politici si sarebbero dedicati allo sport dei veti incrociati, ad abbattere l avversario senza pagarne le conseguenze. A proposito. Vabbè che lei esce da un romanzo, ma non la si sente mai parlare di politica. Per esempio, per chi vota? Ma è una domanda banale. Se lei me lo chiede posso dirle che il mio cuore batte a sinistra; che ne soffro le lacerazioni; che ero un ribelle e ho anticipato le contestazioni universitarie nel 64. Potrei dirglielo, ma io la politica non la faccio, la costruisco. Si ricorda Pablo Neruda nel Postino, che a chi chiedeva Spiegamelo con altre parole diceva Io sono poeta, sta a te interpretare? Per me è la stessa cosa. Ma questa, scusi, mi sembra una gran furbata... No. Se il tuo linguaggio è quello della poesia la morale la scrivi; se è quello dell architettura, la morale la costruisci. C è una leggenda nei vicoli di Genova: Padre Pio sarebbe stato visto bussare alla sua porta per ringraziarla per la costruzione della basili- Vargas Llosa di lei dice: È un genovese universale che fa quello che dice. C è qualche volta che non le è riuscito qualcosa? Molte volte. Ma perché dirlo a lei? Azzardo: a Roma il suo bellissimo Auditorium lo chiamano Sorditorium. Sono quelli che attaccano lo Stradivari alla presa della corrente come una chitarra elettrica e si lamentano che non funziona. Grillo fece un intero spettacolo sul suo aeroporto di Kansai che sprofondava, consigliando ai passeggeri il salvagente. Oddio, ricordo che passai un estate a spiegare ai giornalisti che non era vero, e che essendo costruito in mare i riempimenti s abbassano. Beh, i colleghi de Il Sole 24 Ore non sono pazzi. Ma mi pregano di dirle che la nuova sede da lei costruita a Milano ha un bellissimo cortile, ma i gabinetti sono strettini Non lo sapevo, andrò subito a vedere. Può succedere che qualcosa non sia perfetto. Quando si godrà i suoi quattro figli? Lo faccio anche ora. Con la famiglia, a parte i tre grandi, Carlo, che fa il giornalista, Lia, che ha appena finito gli studi, e Matteo, che fa il designer, io vivo a Parigi e mi dedico solo a 3-4 lavori per volta. Per il resto ho uno staff eccezionale. 9

6 STORIA DI COPERTINA ARCHITETTURA 10 Staff più che eccezionale: 100 architetti, due grandi studi, commesse dall Australia, America, dai Kanaki della Nuova Caledonia. Ecco, cosa è cambiato dal Piano del Beaubourg a quello dell industria Piano, oggi? Ha ancora tempo per la creatività? Scherza? Ho passato tutta la mattina sui progetti. L architetto deve reinventarsi ogni giorno. Non avesse fatto il Più grande architetto del mondo? Avrei fatto musica. Suonavo la tromba, amavo Armstrong e Baker, ma Gino Paoli e Berio mi dicevano di desistere perché sono stonato. Così mi sono messo a fare gli auditorium. Fin qui le prime confessioni. La seconda rata dell intervista si è consumata a Venezia, dove Renzo Piano se ne stava sdraiato ai bordi della Laguna, tra l Harry s Bar e San Marco. Qui aveva presentato il progetto del rifacimento dell ex Area Falck a Sesto San Giovanni. Architetto, in riferimento ai suoi prossimi progetti, qualche detrattore fa girare la voce che lei abolirà gli Shopping Center. È vero? Bisogna evitare la città monotematica... Ma sugli Shopping Center ci sono suoi colleghi che non la pensano come lei. Il suo collega Richard Rogers per esempio, chiede al sindaco di Londra di portare i centri commerciali in città. Chi ha ragione? Vede, c è grossa differenza tra negozi e mercati, e centri commerciali. I primi sono modelli molto moderni, i secondi no. E che dicono, scusi? Vedo che non mi segue. Le faccio un esempio. Proprio al centro di Londra stiamo facendo una torre alta 300 metri......southwark. Quella che i conservatori inglesi volevano abbattere prima della costruzione, ce l ha già raccontato....esatto. I conservatori inglesi temevano che quella torre, nello skyline cittadino, potesse psicologicamente prendere il posto della cupo- la di St. Paul; ma il sindaco l ha voluta. Ma questo non c entra. C entra, invece, che quella mia torre, frequentata da cittadini, ha solo 43 posti auto; vuol dire che per Londra il sistema dei parcheggi è obsoleto; si può completare la città senza aumentare il traffico. Lei ha visitato l ultima Biennale d architettura a Venezia e ha detto: I giovani architetti devono pensar meno alle frescacce.... Non è vero. La Biennale mi è piaciuta Ma frescacce l ha detto. C ero. Intendevo che la mia generazione è cresciuta con una concezione umanista dell architettura. L architettura, in fondo, ha lo scopo principale di dar rifugio alla gente, e l architetto non è un marmista o uno scultore... È vero che lavorerà con Carlo Rubbia, Premio Nobel per la Fisica? Con lui, proprio a Sesto, faremo un centro di energetica applicata, e soprattutto studieremo le energie alternative di cui la Terra ha bisogno; e ci applicheremo anche sugli istituti di botanica e di medicina. che trasforma gli spazi verdi in aree degradate. A proposito di New York. Lei sta costruendo ad Harlem il nuovo Campus della Columbia University. Gli abitanti l hanno accusata di aver yuppizzato il quartiere. Com è finita? In realtà è un esagerazione......dei giornalisti, immagino. Beh, sì. In fondo è a New York che è nato il concetto del Nimby, Not in my backyard, cioè non nel mio cortile; quindi, sempre, quando da quelle parti fai una cosa nuova (l operazione è da sette miliardi di dollari e creerà posti di lavoro, ndr) si crea qualche problema. Parlavamo delle sue commesse. Lei ha detto di buttarsi su Berlino, San Francisco, Lisbona, Osaka, perché l Italia È l unico paese dove la politica blocca i lavori.... L ho detto, in effetti... E ora non è contento? Adesso governa la sinistra......(sorride) A SINISTRA, LA NUOVA SEDE DE IL SOLE 24 ORE A MILANO. NELLA PAGINA A FIANCO, UNO SCORCIO DEL MENIL COLLECTION MUSEUM DI HOUSTON. 11 Ha dichiarato di lavorare poco in Italia perché qui rischia di strangolarsi con la burocrazia... È vero, anche se abbiamo in ballo la torre del San Paolo a Torino, una cosa a Trento e un altra a Napoli. Vero è anche che in Italia la classe politica non riesce a ribaltare il circolo vizioso E se le chiedessero di mettere mano al centro di una grande città, di Milano per esempio (che ha ospitato la grande retrospettiva a lui dedicata intitolata Le città visibili )? Non mi faccia parlare di politica. Io la politica non la faccio, la costruisco.

7 LE ORIGINI Foro Buonaparte 31 storia, curiosità e leggende La sede Edison di Milano/Un coinvolgente viaggio alla ricerca delle nostre radici attraverso la storia del Palazzo Edison. Tra bellezze e aneddoti, una piacevole scoperta che ha il sapore della consapevolezza: il futuro ha un cuore antico LA SEDE di Tino Cobianchi Dialogare, illuminare, all occorrenza spiegare : sono i valori e i capisaldi sui quali si identifica e si basa la mission di Switch. In sintonia con tale spirito, vorremmo fare un po di luce sulla storia, le curiosità e, perché no, le leggende di Palazzo Edison, la storica sede della Società in Foro Buonaparte 31 a Milano. 12 Il progetto di Palazzo Edison nasce nel 1892 quando la Società per Strade Ferrate del Mediterraneo, proprietaria di Palazzo Litta in Corso Magenta, decide di costruire nel giardino affacciato su Foro Buonaparte un nuovo corpo di fabbrica, destinato a uffici e a sede amministrativa centrale. La progettazione è affidata all architetto Combi. Il nuovo stabile occupa un area di oltre metri quadrati e presenta novità che mettono in risalto la sua differente funzione rispetto agli altri nuclei circostanti: pur sviluppandosi su cinque livelli, ne mostra quattro, mascherando l ultimo con una balaustrata d attico, offrendo un solido e gradevole aspetto architettonico. Nel 1923 il palazzo è acquistato dalla Edison e a partire dal suo insediamento in Foro Buonaparte, il cambiamento e il ruolo della Società e di quella che diverrà per antonomasia la sua sede storica, avranno una crescita e uno sviluppo parallelo, vivendo in perfetta simbiosi vicende e vicissitudini. Nel 1938 sorge un secondo corpo, parallelo e comunicante con il fabbricato originario. L architetto Sacchi progetta un unica unità, realizzando un felice connubio tra lo stile novecentista e quello razionalista. Nella nuova costruzione è ricavato, a pian terreno e con accesso diretto da Via Illica, un salone per il pubblico, prima dislocato in due sale del vecchio edificio. A partire dalla seconda metà degli anni Anni Novanta, in Foro Buonaparte 31 sono accorpate e trovano via via posto le attività legate al settore elettrico, gas e idrocarburi, oggi cuore industriale di Edison. Per tale motivo il palazzo è temporaneamente chiuso per consentire una radicale ristrutturazione. I lavori permettono di ricavare spazi idonei e funzionali per A LATO, L INGRESSO DEL PALAZZO DI FORO BUONAPARTE 31 A MILANO, SEDE DELLA SOCIETÀ. 13

8 LE ORIGINI LA SEDE 14 SOPRA, CORRADO MONTANARI, RESPONSABILE DEI SERVIZI GENERALI EDISON. SOTTO, LA SALA CONSIGLIO CON LA FONTANA MARMOREA SUL CUI BORDO SUPERIORE È INCISA LA LAUDE ALL ACQUA DI SAN FRANCESCO. far fronte alle sfide e alle opportunità del mercato libero dell energia. Fin qui la storia del palazzo di Foro Buonaparte. Al suo interno vi sono poi molte bellezze e particolarità, non visibili esternamente o poco note. Ai lati dell ingresso principale si possono ancora notare due bacheche con cornice di ferro battuto, sormontate da un fregio di ottone, a forma di cuore rovesciato, che regge una piccola lampada romboidale. Al loro interno si trovano, trattenute da una cornice apribile, delle lastre di marmo rettangolari: su di esse erano incisi i nomi delle Società elettriche che avevano sede in Foro Buonaparte. Quando, nel 1963, le Società vennero nazionalizzate, le lastre furono girate ed è per tale motivo che ora si vede il retro. Entrando nel palazzo, il primo impatto visivo è con l imponente portone di vetro, caratterizzato dalle possenti maniglie in cui spiccano, sovrapposte, le lettere S ed E, iniziali di Società Edison. Nell atrio principale spiccano i bei lampadari di ferro battuto, l allegorica vetrata a lunetta, i rivestimenti e i pavimenti di marmo in cui si possono scorgere fossili. Passando nel vestibolo si può notare il pregevole soffitto a velario che è costituito, come per le due vetrate delle sale che si trovano ai lati, da un mosaico di vetri colorati realizzati dalla ditta Corvaya- Bazzi di Milano. In questa parte dell edificio si trovano i bassorilievi e i busti di personaggi di spicco del mondo dell energia come Ferrerio, Bertini, Esterle, Edison, Volta, Motta e Colombo. Sempre nel vestibolo, trova posto un esemplare della dinamo costruita negli Stati Uniti dalle Officine Edison e utilizzata, nel 1892, per il primo esperimento d illuminazione elettrica a Milano alla Scala. Su una parete spicca l affresco, recentemente restaurato e riportato all originario splendore, raffigurante gli impianti e la rete di distribuzione Edison nel cinquantenario dalla costituzione (1934). Salendo l ampio scalone con le belle balaustre di ferro battuto, forse opera degli artigiani della scuola di Verderio Superiore e realizzati - come i lampadari e altri manufatti decorativi disseminati nel palazzo - probabilmente su disegno di Alessandro Mazzucotelli, si accede al secondo piano negli uffici di presidenza e rappresentanza. In questa parte dell edificio si trova la Sala Consiglio, oggi ribattezzata Sala Fontana. Al suo interno fa infatti bella mostra un imponente fontana di marmo sul cui bordo superiore è incisa la laude del Cantico di San Francesco sull acqua: laudato si mi Signore per sora acqua la quale è molto utile et humile et pretiosa et casta. Oltre alla funzione decorativa, la fontana assolveva un altro compito: l acqua che scendeva dalle varie bocche formava una lama avente lo scopo di assorbire il fumo dei sigari e delle sigarette fumate durante le riunioni. Le pareti della sala, così come quelle degli uffici dirigenziali, erano arricchite dalla prestigiosa quadreria un tempo appartenente alla Società. Le opere, catalogate in un volume che ne certificava la proprietà Edison, erano firmate, per citarne solo alcuni, da pittori del calibro di Canaletto, Induno, Previati, Mosè Bianchi. Palazzo Edison era, ed è tuttora, un luogo di lavoro funzionale e ben organizzato. Per sottolineare il sapiente connubio tra cultura umanistica e professionalità che da sempre contraddistingue lo spirito Edison, accenniamo ad alcune particolarità che caratterizzavano l organizzazione del lavoro al suo interno: una documentata biblioteca tecnica, una fornita emeroteca, un pool di traduttori e un laboratorio fotografico al cui interno era attiva una sezione cinematografica che vide i primi ciak di Ermanno Olmi, dipendente della Società. Merita poi di essere menzionato l innovativo impianto di posta pneumatica, che collegava rapidamente il sotterraneo, in cui si trovava l archivio dei contratti, con la sportelleria. Le due stazioni di arrivo sono ancora visibili e ben conservate agli ingressi dei saloni interni. Anche il sistema di condizionamento dell aria del palazzo era per quei tempi all avanguardia assoluta: ubicato nel secondo sotterraneo, l impianto di aerazione era in grado di mettere in circolo, per mezzo di ventilatori e secondo le stagioni, aria fredda e calda. Il sistema svolgeva, involontariamente, un altra funzione: favoriva il diffondersi delle conversazioni che si facevano nelle stanze del palazzo, così che, stando ai si dice, con un po di attenzione si potevano ascoltare le voci provenienti dai vari uffici, compresi quelli della Presidenza e della Sala Consiglio. Sugli inquilini di Foro Buonaparte si raccontano naturalmente numerosi aneddoti e SOPRA, PARTICOLARE DELLA RAFFINATISSIMA VETRATA DELLA SALA AZIONISTI, MIRABILE LAVORO REALIZZATO DALLA DITTA CORVAYA-BAZZI DI MILANO. 15

9 LE ORIGINI LA SEDE 16 Nel centenario dell entrata in esercizio dell impianto idroelettrico Edison di Paderno ( ), intitolato alla memoria dell ing. Angelo Bertini, Direttore generale della Società dal 1891 al 1915, è stato istituito, all interno della centrale stessa, il museo dell energia elettrica. In esso sono raccolte ed esposte le testimonianze più significative dell attività della Società svolta nel suo primo mezzo secolo di vita, allo scopo di rievocare e documentare il clima di intenso lavoro che consentì la nascita dell industria elettrica in Italia. Il museo è composto da cinque sezioni tematiche riguardanti i personaggi, le origini della società, il luogo e l architettura delle centrali dell Adda, le fasi e le tecniche usate nella costruzione della centrale di Paderno e le illustrazioni del progetto idraulico e della diga. Molto ricco di documenti e fotografie, il museo raccoglie il plastico del tratto dell Adda in cui sono ubicate le centrali Edison, il modello in scala leggende. Durante l ultima guerra, nel secondo sotterraneo sotto il salone per il pubblico, si trovava il rifugio antiaereo. Si narra che durante le incursioni aeree, in mancanza di energia dalla rete e nel caso che gli accumulatori di riserva fossero scarichi, su una bicicletta, forse ancora presente in qualche angolo recondito del palazzo, collegata ad una piccola dinamo, si alternassero a pedalare persone di buona volontà per generare l energia sufficiente ad alimentare l impianto di illuminazione del rifugio e consentire l orientamento verso le vie di fuga. I busti marmorei di Edison e Volta presenti nell atrio furono protagonisti di una buffa scenetta. Si racconta di una vecchietta che, venuta per pagare la bolletta e credendo forse che il salone fosse anche un luogo di culto, andò davanti i due busti si fece il segno della croce e si mise a mormorare a fior di labbra una preghiera. Il testimone dell episodio si avvicinò alla signora e le disse, con un po di spirito, di pregare per farsi diminuire l importo della bolletta, ma quella non intuì la battuta e se ne andò via. Foro Buonaparte è ancora oggi una realtà in evoluzione: si rinnova, si arricchisce di nuove bellezze ed è testimone dei nuovi successi della Società e di tutto ciò che un giorno, guardando indietro, verrà raccontato. Un museo celebra la storia di Edison 1:3 della diga Poirée o diga vecchia, i disegni originali, gli strumenti di lavoro e le apparecchiature elettriche dell epoca, tra cui gli isolatori originali della linea elettrica Paderno-Milano, trasformatori, amperometri, voltmetri, reostati e relè. Presso il museo è disponibile un ampia documentazione sussidiaria per i visitatori. IN ALTO, L INGRESSO DELLA CENTRALE E UN MOMENTO DI UNA VISITA AL MUSEO. A LATO, GIUSEPPE PALLAVICINI, EX RESPONSABILE DI MANUTENZIONE DEL PALAZZO DI FORO BUONAPARTE E MEMORIA STORICA DELLA SOCIETÀ. HA COLLABORATO ALLA CREAZIONE DEL MUSEO. Un breve racconto sull architettura di Milano di Giuseppe Cristoferi Milano, come molte città d Europa, è ricca di strati architettonici che si sono accumulati durante i vari secoli di storia. Per rimanere nel periodo della costruzione del Palazzo Edison di Foro Buonaparte, ne ripercorriamo un breve tratto. Dal 1535 inizia su Milano l influenza asburgica con Carlo V e i re di Spagna, cui segue il controllo da parte dell impero austriaco fino al Dopo la parentesi della Repubblica Cisalpina, dal 1815 al 1859 Milano è capitale del regno Lombardo-Veneto per poi essere annessa al Piemonte e nel 1861 al Regno d Italia. Sotto la dominazione spagnola, il governatore Ferrante Gonzaga fa ingrandire il Castello Sforzesco e inizia la costruzione dei bastioni: questa nuova cinta corrisponde all anello interno della città moderna e ha costituito il perimetro di Milano fino al tardo XIX secolo. La piena fioritura dell architettura milanese avviene tuttavia nel XVI e XVII secolo: Palazzo Marino (1553), la chiesa di San Fedele, la chiesa barocca di Sant Alessandro (XVIII secolo) e i progetti di Francesco Maria Richini, come Palazzo Brera, ne sono i principali esempi. Tra le opere neoclassiche del XVIII secolo, si possono annoverare Palazzo Sormani, Palazzo Clerici e Palazzo Dugnani, e su tutti i lavori di Giuseppe Piermarini, che fece sorgere il Teatro alla Scala, Palazzo Belgioioso e progettò l attuale Corso Venezia, che parte da Piazza San Babila verso Viale Monza. Nel XIX secolo si è assistito alla costruzione di numerosi edifici nel centro di Milano come Palazzo Melzi di Cusano in Via Montenapoleone, Palazzo Bagatti Valsecchi in Via Santo Spirito e Palazzo Melzi d Eril, oltre al completamento della Galleria Vittorio Emanuele. Durante i primi anni del XX secolo furono costruiti meravigliosi esemplari di architetture liberty come Palazzo Berri Meregalli, Palazzo Castiglioni e la sede del Circolo Filologico Milanese del Il periodo durante le due guerre non fu particolarmente significativo, a eccezione di pochi architetti razionalisti o eclettici (Terragni, Belgioioso). Alcune delle migliori realizzazioni architettoniche degli Anni Cinquanta e Sessanta sono Palazzo Olivetti, la Torre Velasca (1958), il grattacielo Pirelli di Giò Ponti e Luigi Nervi (1960) e il Centro Operazioni Affari di Eni, i cui uffici furono costruiti da Nizzoli e Olivieri. IN ALTO A SINISTRA, GIUSEPPE CRISTOFERI. QUI SOPRA, PALAZZO MELZI DI CUSANO IN VIA MONTENAPOLEONE A MILANO. 17

10 MERCATO Progresso/Liberalizzazione del mercato energetico, maggiore consapevolezza dell importanza di un consumo intelligente, fornitori capaci di offrire, oltre alla commodity, una serie di servizi utili. Il mondo dell energia sta cambiando, ed Edison con esso, per essere sempre a fianco dei Clienti INIZIATIVE Energia che cambia mi è un passo fondamentale in questo momento. Edison, primo operatore a comprendere la necessità di innovazione, rappresenta una figura di riferimento per tutti i propri Clienti, affiancandoli con servizi studiati ad hoc, che vanno dalla risoluzione delle problematiche tecniche a un costante monitoraggio dei consumi, fino alla completa assistenza per l installazione e gestione di impianti di cogenerazione o fotovoltaici. Edison è passata pertanto dalla sola vendita alla consulenza a 360, sviluppando solide partnership con fornitori leader nelle soluzioni energetiche. Dalla scorsa estate, un altro cambiamento fondamentale ha caratterizzato il panorama energetico italiano. Si è infatti completato il processo di liberalizzazione del mercato elettrico, portando definitivamente anche alle famiglie la possibilità di scegliere il proprio fornitore. Il primo luglio rappresenta il giorno zero di quella che potrebbe essere una rivoluzione rispetto al passato, ma allo stato dei fatti questo non è che il principio di un percorso verso un mercato davvero libero, in cui una pluralità di operatori e una sana e reale concorrenza possano portare vantaggi economici ai cittadini. Non si può difatti prescindere dall intervento degli organi di regolamentazione del mercato per incentivare una vera concorrenza e semplificare le regole e le procedure per il cambio di fornitore. Anche una forte campagna di comunicazione informativa ai cittadini dovrebbe essere promossa dalle istituzioni stesse. È solo in questo modo che si potrà davvero parlare di liberalizzazione e cambiamento in un settore ancora troppo condizionato dal passato monopolistico. Un primo passo, dunque, che ci auguriamo conduca a breve a un vero cambiamento della struttura del mercato, portando a una sana e benefica concorrenza. 19 di Alessandro Zunino Direttore Commerciale Edison Il mondo dell energia sta cambiando, sempre più orientato a un uso razionale dei propri consumi. A partire dal 1999, anno in cui ha avuto inizio l apertura del mercato energetico. A valle di ciò, le imprese italiane si sono confrontate con la negoziazione del prezzo dell energia, accompagnandola con strategie di contenimento dei propri consumi senza strutturare veri processi di ottimizzazione energetica. Ora il mercato è maturo, le imprese si preoccupano in maniera consapevole delle proprie politiche energetiche, realizzando che anche l etica dell impresa è diventata un valore finalmente monetizzabile. Gli energy manager dimostrano di aver acquisito sempre più una grande competenza e una grande attenzione nei confronti della spesa energetica, e l evoluzione naturale ha fatto sì che l interesse venisse spostato dalla mera negoziazione del prezzo a solide politiche di risparmio energetico, in un mercato in cui la concorrenza ha ridotto ogni differenza di prezzo tra gli operatori. Ci si è resi conto che la strada preferenziale per ottenere ulteriori riduzioni della spesa energetica non può che essere quella dell efficienza, che si traduce in un uso più razionale dell energia diretto sia alla riduzione dei consumi sia alla salvaguardia ambientale. La nascita di questa nuova era dell energia si deve anche agli operatori del settore, che sono stati in grado di affiancare al prodotto energia un set di servizi immateriali che agiscono direttamente sul core business delle aziende. Scegliere energia pulita e affidarsi al consiglio di esperti del settore per ottimizzare i consu- Le tappe di un processo rivoluzionario 1999 Con il decreto Bersani (D. Lgs. N. 79/99) inizia la progressiva liberalizzazione dei mercati energetici. Possono da subito cambiare fornitore i clienti elettrici con consumi annui superiori ai 30 GWh o a 2 GWh ma aggregati con altre aziende in consorzi che raggiungano tale soglia Diventano idonei a cambiare fornitore aziende con consumi annui superiori ai 20 GWh o superiori a 1 GWh ma tramite consorzi. Con il Decreto Letta (D. Lgs. N. 164/2000) possono cambiare fornitore i clienti gas con consumi superiori ai Smc/anno La soglia di consumo elettrico annuo per poter cambiare fornitore scende a 9 GWh Dall 1 gennaio sono liberi tutti i clienti del mercato del gas, compresi i residenziali. Da maggio il mercato elettrico è aperto alle imprese con consumi superiori a kwh/anno Da luglio mercato elettrico aperto a tutte le Partite Iva Dall 1 luglio completamento della liberalizzazone del mercato elettrico; anche le famiglie possono cambiare fornitore.

11 NATURA Scoperte/L axolotl vive in libertà in un lago a pochi chilometri di distanza da Città del Messico. Si tratta di un particolarissimo anfibio, la cui caratteristica principale sta nel decidere se rimanere bambino oppure se diventare adulto, trasformandosi in salamandra Il Dorian Gray della Natura ANIMALI di Viviana Barozzi 20 Annosa questione, il rapporto tra immaginazione e realtà. Chi trae ispirazione da chi? Dov è la ricchezza maggiore? La risposta è ardua: non v è dubbio, infatti, che i sostenitori di entrambi i partiti abbiano robusti argomenti a sostegno delle rispettive tesi, anche se è altrettanto vero che il recente progresso scientifico e tecnologico e un attenta osservazione della natura abbiano contribuito a spostare gli equilibri e finito per dare un innegabile vantaggio alla realtà. E a questo proposito, chissà cosa avrebbero pensato autori come Oscar Wilde, Sir James Matthew Barrie e Johann Goethe se avessero saputo che il mito dell eterna giovinezza e quello dell immortalità, temi centrali dei loro capolavori letterari, si trova riassunto in un piccolo anfibio, una salamandra che vive in completo stato di libertà in Messico, nelle acque del lago di Xochimilco, a pochi chilometri da Città del Messico. Questo curioso animale, al cui confronto impallidisce il più pindarico dei voli della fantasia, è noto con il nome - altrettanto curioso - di axolotl; si tratta di un incrocio tra pesce e anfibio, e la caratteristica che lo rende unico è un fenomeno che scientificamente si chiama neotenia. La neotenia (permanenza allo stato larvale) è una sorta di anomalia genetica che permette all axolotl di scegliere se rimanere allo stato di girino - stato che comunque non gli impedisce di riprodursi - oppure se evolvere in forma adulta. Nel caso in cui l axolotl decida di restare girino, il suo ciclo vitale si sviluppa in un arco di 15 anni; nel caso in cui, invece, opti per la trasformazione, il suo corpo può raggiungere 30 centimetri di lunghezza, ma la sua vita è destinata ad accorciarsi sensibilmente. Da salamandra, infatti, l axolotl non vive più di 5 anni, senza contare che spesso muore ancor prima di aver portato a termine la metamorfosi. Inutile dire che, nella maggior parte dei casi, l axolotl preferisce restare allo stadio larvale, anche se va chiarito che la decisione dell animale sul proprio stato è in massima parte dettata dalle condizioni dell ambiente circostante e non frutto di un atto volontario in tutto e per tutto assimilabile a quelli degli esseri umani. so nel mondo della letteratura: comparire nelle pagine del Bestiario di Julio Cortazar (dove viene rappresentato un incontro tra l uomo e la salamandra prigioniera in un acquario), e addirittura essere protagonista di un opera di Octavio Paz, il poemetto intitolato Salamandra, nel quale si celebra la leggenda che vuole l axolotl forma animale del dio Xolotl. Insomma, apparentemente sembra che l axolotl sia da invidiare: in fondo vivere a Ma l essere un Dorian Gray o un Peter Pan del regno animale non è la sola eccezionalità che questo organismo può vantare; l axolotl, il cui nome pare derivi da quello del dio azteco della morte, Xolotl, che secondo una leggenda prese la forma di anfibio per sfuggire all esilio, è in grado di rigenerare i propri arti, gli organi interni, parti di cervello e perfino la testa, nel caso venisse decapitata. Questa sua capacità ha reso l axolotl un soggetto privilegiato per la ricerca scientifica; d altro canto, come in un gioco di specchi e di rimandi continui, l affascinante mistero rappresentato da questo anfibio assolutamente sui generis, non poteva non solleticare fantasia e creatività; così, ecco l axolotl fare il suo ingreslungo rimanendo giovane è il sogno proibito di tutti. Ma come per Dorian Gray e Faust il risvolto negativo c è, il pericolo di estinzione per il nostro Peter Pan viene proprio dall ambiente in cui vive: quel lago che oggi lo protegge e un giorno potrebbe mutare in una verde pianura. Essere immaturi significa essere perfetti, scriveva Oscar Wilde. Ma la sua era una provocazione, per di più riservata agli uomini. 21

12 FISICA Nuovi modelli di realtà/ritratto dello scienziato che attraverso la fisica quantistica ha elaborato un nuovo modo di regolare e rivitalizzare i comportamenti umani. Proponendo teorie sorprendenti e soprattutto tessendo l elogio del dubbio, forza che smuove il mondo INTERPRETAZIONI Fabio Marchesi, l energia del cambiamento 22 di Gaia Giovanelli Ho capito, sin da quando studiavo, che la fisica quantistica e tutte le regole applicate allo studio dell infinitamente piccolo sono applicabili ai comportamenti umani. Prenda la telepatia: l uomo non ci crede, però la scienza prevede il concetto di entanglement, un fenomeno, riconosciuto dalla fisica quantistica, che coinvolge due o più entità e che si manifesta attraverso una comunicazione e un condizionamento del comportamento reciproco a distanza. Quindi anche la telepatia potrebbe esistere, ma attenzione, non si tratta di un concetto New Age.... Mentre esprime la sua personale filosofia di vita, una missione laica, un introspezione entro i confini dell uomo, non si riesce quasi mai a capire se Fabio Marchesi sia più uno scienziato, un motivatore aziendale o un autentico attizzatore d energia (vitale ma non solo). Marchesi, in realtà, è un software engineer esperto di analisi dei sistemi, e anche detta così non è che la cosa suoni banale. Il suo interesse per la meccanica quantistica, e per ciò che essa suggerisce sulla natura del pensiero e delle emozioni, lo ha portato a progettare una macchina per curare la depressione, rigenerare l energia vitale e aumentare quella che lui chiama l entropia costruttiva. È membro della New York Academy of Science e della American Association for the Advancement of Sciences. Il suo primo libro, La Fisica dell Anima ha finora venduto più di copie, altri libri come La luce che cura e Exotropia sono ormai un sicuro punto di riferimento per scienziati, meditatori ed esperti di energie alternative. Un pubblico trasversale, praticamente. In effetti, seguono in molti le mie teorie sul fatto, per esempio, che Sole e raggi ultravioletti riducono il colesterolo, sulla realtà vista come comunione d intenti basata su rigidi principi fisico-matematici, sulla visione di un universo Anche nei rapporti di coppia, sempre secondo Marchesi, per risolvere le crisi sarebbe necessario l incanalamento delle energie e dei cambiamenti che regolano le evoluzioni. Nel libro La coppia illuminata si rivela che l energia amorosa, l amore consapevole inteso come vera comunione di intenti in cui ogni cosa assume un valore che può essere compreso (tanto il percepibile quanto l impercepibile, tanto le parole e le azioni quanto i pensieri e le intenzioni) si muove su un meccanismo di pura fisica. Vengono descritti meccanismi che inche tende a evolvere e non al caos, come vorrebbe la teoria dell entropia, ma è roba che risale al , dice Marchesi. Ed è per questo che ha inventato il termine, appunto, di Exotropia : Che prevede una trasformazione dell universo e della realtà verso l esterno. L uomo ritiene di conoscere le leggi che governano il comportamento dell universo, della materia, della vita, ma non ha compreso perché questi esistano, perché noi stessi esistiamo. Exotropia è un nuovo modello della realtà in cui fisica, metafisica e spiritualità si fondono per produrre una visione coerente ed estremamente positiva. sì. Innumerevoli esperimenti hanno invece dimostrato che la luce del Sole e gli ultravioletti riducono il colesterolo, rinforzano il sistema immunitario, aumentano libido e fertilità e prevengono i tumori, mentre la luce artificiale indebolisce le difese, altera i ritmi biologici e lo stato emotivo e aumenta i livelli di stress. Inoltre, il Sole e l illuminazione ad alta intensità sono la più efficace terapia contro la depressione. In realtà la luce del Sole è la più potente medicina che la natura abbia regalato all uomo. Questa, ripeto, è scienza autentica, non soltanto New Age.... A LATO, DALL ALTO VERSO IL BASSO, IL GRANDE SCIENZIATO NIELS BOHR, PREMIO NOBEL PER LA FISICA NEL 1922, E DUE ELABORAZIONI DI UN ATOMO. NELLA PAGINA ACCANTO, UNA SIMPATICA IMMAGINE DI FABIO MARCHESI. Insomma, Marchesi ha sviluppato, a suo modo, un modello energetico: L energia è un termine spesso usato a sproposito: sarebbe, tecnicamente, l attitudine a compiere un lavoro. Ma quando parlo di energia vitale mi riferisco a un attitudine ad affrontare i cambiamenti. Nella vita si può cambiare lavoro, città, fidanzata, e la mente umana tende a combattere il cambiamento, alla stabilizzazione, a contrastare l ordine della realtà. Ma non sempre si possono seguire i propri schemi mentali: per esempio, se il neonato piange lo fa per nutrire un bisogno affettivo, arriva l adulto e risolve il problema. Se piange l adulto, quel modello comportamentale è completamente differente. È cambiato. Da ciò si deduce, scientificamente, che l energia usata varia e va utilizzata a seconda del contesto. Sembra l uovo di Colombo, ma solo all apparenza. Di fatto, Marchesi applica alla vita reale la teoria economica del self-help (l auto-aiuto d ispirazione orientale) filtrata attraverso la meccanica quantistica e gli elementi quotidiani. Nel mio libro La luce che cura io metto in discussione le teorie secondo le quali gli ultravioletti sarebbero nocivi e il Sole un pericolo dal quale ci si dovrebbe proteggere. Non è coconsapevolmente intervengono in ogni relazione affettiva di coppia, o potenziale tale, come l entanglement di cui sopra. Il cui cattivo funzionamento determina il fallimento dell esperimento-coppia. In filosofia la chiamano mancata empatia, in fisica è un esperimento fallito e basta. Fabio Marchesi, scienziato, ricercatore, inventore, perfino ex nazionale di nuoto, è affascinato dall energia in tutte le sue forme. Compresa quella dell autodeterminazione dell uomo, mossa dal cambiamento. Nel suo prossimo libro Io sono, io scelgo, io voglio continuerà a percorrere un percorso empirico-filosofico che trova ostacoli - parrebbe - solo in una frangia di ingegneri termodinamici. Questo perché c è gente che fin dall università ritiene esista una sola verità, quella studiata, ed è duro scostarsi da essa. Io li chiamo ingegneri talebani. Ovvio che se io instillo il dubbio che esistano altri modelli di realtà e ribalto le teorie entropiche alle quali sono rimasti appesi per anni, molti si risentano. In realtà, quegli ingegneri non saranno mai buoni ingegneri. Dai greci in poi è il dubbio - quando ben supportato - che smuove le grandi scoperte scientifiche, che smuove il mondo

13 NUOVE FRONTIERE Energia agli antipodi/a colloquio con Bruce W. Gadd, Console Generale e Addetto Commerciale della Nuova Zelanda per l Italia, i Balcani e l area mediterranea, che descrive i progetti energetici del suo Paese, tutti improntati a un rigoroso rispetto dell ambiente RICERCA Nuova Zelanda: Walk the Talk di Clizia Colavolpe 26 Non solo terra di barche a vela e appassionati guerrieri Maori resi famosi dal rugby, di ampi spazi e sterminati silenzi: la Nuova Zelanda, negli ultimi decenni, è cresciuta. Sempre più importante nell asse ecologico-ambientale mondiale, risulta all avanguardia nel settore della sostenibilità e dell uso sempre più frequente delle energie rinnovabili. Non a caso l Unep (UN Environment Programme) ha recentemente scelto Wellington come città ospitante per il World Environment Day 2008, a premiare l impegno del Paese per un futuro sostenibile. Direttamente da Aotearoa, la Terra della Lunga Nuvola Bianca, (come è chiamata la Nuova Zelanda, appunto, in lingua Maori) Mr. Bruce W. Gadd, Console Generale e Addetto Commerciale della Nuova Zelanda per l Italia, i Balcani e l area mediterranea, si concede a un esaustiva chiacchierata sui temi energetici e del cambiamento. Console, cosa vuol dire per la Nuova Zelanda sostenibilità ambientale? Il nostro Primo Ministro, Helen Clark, ha annunciato lo scorso agosto lo stanziamento di un fondo per la ricerca e lo sviluppo nell ottica di promuovere la sostenibilità ambientale e aiutare la Nuova Zelanda a dare una risposta ai cambiamenti climatici. Questo significa cercare di introdurre la sostenibilità ambientale in tutte le fasi del nostro business e delle pratiche agricole, partendo proprio dalla gestione delle risorse. Avendo ratificato il protocollo di Kyoto, la Nuova Zelanda ha voluto prendere un grande impegno nel ridurre le emissioni di gas serra nel periodo Lo stanziamento di oltre 3,5 milioni di euro annui a partire dal 2008 vuole essere una concretizzazione delle buone idee e iniziative in veri progetti di sostenibilità ambientale. Dunque che grado di attenzione è stato rivolto alle energie rinnovabili? Moltissimi sono stati e sempre più saranno gli investimenti nel settore delle energie rinnovabili, in particolare nei biocarburanti, nelle biomasse e nell idrogeno. Continueranno ovviamente anche le ricerche nelle energie rinnovabili più convenzionali, e dunque eolico, idroelettrico e fotovoltaico. L obiettivo è quello di studiare approfonditamente le risorse energetiche autoctone e mettersi eventualmente in IN QUESTA PAGINA, DUE SUGGESTIVE IMMAGINI DEL TERRITORIO DELLA NUOVA ZELANDA, PAESE CHE, ANCHE GRAZIE ALLA VIRTUOSA CONIUGAZIONE TRA PRODUZIONE ENERGETICA E RISPETTO DELL AMBIENTE, HA MANTENUTO INTATTO IL SUO PATRIMONIO NATURALE. NELLA PAGINA SEGUENTE, ALTRE FOTO DELLA NUOVA ZELANDA E BRUCE W. GADD, CONSOLE GENERALE E ADDETTO COMMERCIALE DEL PAESE PER L ITALIA, I BALCANI E L AREA MEDITERRANEA. 27

14 NUOVE FRONTIERE RICERCA 28 Da Milano al resto del mondo Bruce Gadd è di stanza a Milano, ed è l Addetto Commerciale neozelandese per l Italia, la Bosnia Erzegovina, la Bulgaria, la Croazia, Cipro, la Grecia, la Macedonia, Malta, Montenegro, la Romania, la Serbia e la Slovenia. Accanto al suo ruolo di responsabile commerciale, nel luglio 2007 Bruce ha ricevuto dal Ministero degli Esteri della Nuova Zelanda la nomina come Console Generale di Milano, con giurisdizione su Lombardia, Piemonte, Val d Aosta, Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna. Prima del suo arrivo a Milano, Bruce è stato direttore per lo Sviluppo Economico Regionale per New Zealand Trade and Enterprise (NZTE) (l agenzia governativa nazionale per lo sviluppo economico della Nuova Zelanda). Bruce e il suo team di consiglieri economici regionali hanno collaborato con le 14 regioni della Nuova Zelanda assistendole nell individuazione dei rispettivi vantaggi competitivi e nella preparazione delle strategie economiche di sviluppo, facilitando l implementazione di tali strategie. Uno dei suoi progetti più importanti è consistito nell apporto offerto alla creazione del Centro per l Energia Pulita Neozelandese di Taupo. Come molti altri neozelandesi, Bruce ha iniziato il proprio percorso lavorativo nel ramo agrario. Ha anche collaborato con un buon numero di uffici governativi neozelandesi: fra gli altri, l Ufficio del Primo Ministro e del Tesoro. Bruce siede nel consiglio direttivo per l'oceania dell'istituto Internazionale per la Competitività fondato da Michael Porter. condizione di adottare tecnologie d oltremare altamente efficienti. Quanto credete che la popolazione possa fare in chiave ecologica? È fondamentale sensibilizzare sin dalla giovane età su un tema delicato quale è la salvaguardia del nostro pianeta. A tal proposito un importante progetto è Learnz (www.learnz.org.nz), un programma educativo on line per le scuole che vuole rafforzare l identità e la cultura nazionale proprio dei più piccoli. Un altra strada intrapresa è quella delle politiche di risparmio energetico nelle abitazioni e negli uffici, perché piccoli gesti possono effettivamente significare molto a livello complessivo. Caso esemplare è stato quello di Meridian Energy, principale azienda produttrice di energia carbonneutral del Paese, che ha trasferito i propri uffici in una nuova sede che garantirà un consumo di acqua inferiore del 70% e un risparmio del 60% di elettricità. Inoltre, in collaborazione con il sito di aste on line Trade Me e il programma carbonzero di Landcare Research, che aiuta a calcolare il carico di emissioni, Meridian ha offerto ai neozelandesi tre lotti di Gold Standard Verified Emission Reduction Units, che sono dei crediti volontari. Già in passato Meridian, in conformità con i meccanismi di Kyoto, ha fornito di questi crediti ai governi svizzeri e olandesi, dimostrando cosa voglia dire essere il primo fornitore di energia carbon-neutral della Nuova Zelanda. Cosa rispondete a coloro che non credono nella possibilità di arginare una situazione divenuta davvero gravosa in molte parti del globo? Le istituzioni neozelandesi credono che un serio programma possa davvero portare a risultati. Non possiamo stare seduti e non intervenire. Quando vent anni or sono la minaccia di una possibile guerra nucleare spaventava il mondo, la Nuova Zelanda ha tempestivamente smantellato le proprie armi nucleari, divenendo nuclear-free e attuando politiche per avere un mondo più pacifico. Questi valori, diventati centrali per l identità nazionale neozelandese, non potranno che facilitare l approccio alla sfida ambientale del nuovo secolo, riuscendo in quell impresa che molti scettici considerano utopica: ridurre drasticamente le emissioni di Co2 rispettando i patti sottoscritti nel lontano 11 dicembre Questo è ciò che noi intendiamo con Walk the Talk : accompagnare le parole con i fatti. La ricca mappa energetica del Paese 11,1% (4,585 GWh) 20,1% (18,308 GWh) 4,3% (1,773 GWh) 6,4% (2,645 GWh) 58% (23,932 GWh) Idroelettrico Geotermico Gas Carbone Altro Raffineria di Marsden Point Miniera di carbone di Huntly Centrale Petrolchimica Terminale Offshore Gas Naturale Liquefatto Miniera di carbone West Coast Centrale idroelettrica South Island Miniera di carbone e Lignite Southland Importazione Terminale Offshore Gas e Petrolio Centrale Termica Centrale Geotermica Centrale Idroelettrica È un periodo di rapidi cambiamenti per l industria energetica neozelandese. Il Paese è relativamente ricco di energia, e fino a poco tempo fa ha privilegiato come criterio di politica energetica il costo, variabile fortemente attrattiva per i processi industriali. Il nuovo atteggiamento di avversione nei confronti di fonti energetiche ostili all ambiente, sottolineato dall impegno politico in questa direzione, ha portato alla riduzione nell utilizzo di alcune risorse poco ecologiche, portando al conseguente aumento nel prezzo dell energia. L inarrestabile crescita del prezzo del petrolio non ha invece influito sull economia neozelandese, essendo questo utilizzato prevalentemente per i trasporti. L energia elettrica risulta prodotta prevalentemente da fonti idroelettriche, cui va aggiunto l apporto del gas e di una, ancora necessaria, centrale alimentata a carbone. Negli ultimi anni una crescente quota della produzione di energia è stata rappresentata dal geotermico, dall eolico, che può contare su cinque siti e molti altri in fase di sviluppo, dal solare (utilizzato perlopiù per il riscaldamento dell acqua) e dalle biomasse, sulle quali ci sono stati importanti investimenti. Sono forse queste ultime le fonti energetiche più interessanti del Paese: vengono prodotte con qualsiasi sostanza residuale, di origine vegetale o animale, e rappresentano una sofisticata forma di accumulo di energia solare. L energia contenuta nelle biomasse può essere recuperata sia attraverso processi di combustione diretta, per ottenere calore o produrre energia elettrica, sia trasformandola in altre forme di combustibile, come nel caso dei biocarburanti liquidi. Un impianto a biomasse, dal costo non proibitivo e comunque ammortizzabile in pochi anni, può definirsi a bilancio di Co2 nullo, poiché la quantità di anidride carbonica emessa in atmosfera durante il processo di combustione e sfruttamento energetico è equivalente alla quantità assorbita durante la crescita della biomassa impiegata. Le fonti energetiche appena elencate sono distribuite più o meno uniformemente sul territorio neozelandese. Se per quanto concerne eolico e bioenergie la disponibilità nazionale è estesa a ogni area, dalla figura qui sopra si nota come ci sia una concentrazione maggiore di impianti a carbone e idroelettrici nell isola sud del Paese, mentre al nord, oltre all idroelettrico, sono risorse chiave il gas e la geotermia. 29

15 FACCIA A FACCIA Sfide/Coniugare, nel modo più virtuoso possibile, crescita economica e rispetto dell ambiente: questo, secondo Marco Tronchetti Provera, il compito cui sono chiamate le imprese. Nodo chiave del problema: la domanda di energia, in costante crescita AMBIENTE L energia pulita guarda al futuro di Marco Tronchetti Provera 30 A LATO, MARCO TRONCHETTI PROVERA. NELLA PAGINE SEGUENTI, ALCUNI ROBOT MIRS AL LAVORO CON GLI PNEUMATICI (A SINISTRA) E FOTO STORICHE DELL AZIENDA PIRELLI (A DESTRA). Energia, ambiente e sviluppo economico, nella nuova dimensione dell economia globale e della consapevolezza dell importanza di uno sviluppo sostenibile, sono temi strettamente correlati. Coinvolgono i protagonisti della politica e delle istituzioni internazionali e nazionali, gli attori sociali, gli uomini d impresa, gli scienziati e, più in generale, tutti i cittadini. E le risposte da dare, in questa vera e propria sfida per la sopravvivenza e il futuro equilibrato del nostro pianeta, richiedono un enorme sforzo comune per conoscere e dunque agire di conseguenza. La scienza e la tecnologia hanno la responsabilità di dare chiare indicazioni di prospettiva a molte questioni: come migliorare l utilizzo delle fonti energetiche esistenti, identificarne di nuove, ridurre l impatto ambientale e comprendere le interconnessioni tra attività umane e cambiamento climatico. Ma su questi temi è indispensabile una vera e propria svolta politica e culturale. Ci sono responsabilità di primissimo piano dei Governi dei singoli Paesi e delle grandi istituzioni internazionali. La Carta di Venezia, elaborata dagli esperti riuniti nella recente Conferenza sul Futuro della Scienza, ha chiesto ai Governi del mondo di Dare massima priorità ai problemi dell energia e della sostenibilità, a investire nella ricerca scientifica e nello sviluppo di nuove tecnologie. Anche le agenzie scientifiche internazionali dell energia dovranno avere un maggiore impatto sulle politiche mondiali. A questo proposito, credo possa essere utile l istituzione di una sorta di WTO sull energia e l ambiente, un punto di riferimento internazionale con poteri di intervento che raccolga le indicazioni provenienti dal mondo della scienza e dai dati oggettivi con l obiettivo di programmare uno sviluppo equilibrato delle risorse disponibili, quel mix delle diverse fondi di energia richiamato anche a Venezia. Occorre anche che tutti gli attori sociali - dagli uomini di cultura agli imprenditori, dalle associazioni ambientaliste alle organizzazioni dei lavoratori - facciano scelte forti. Abbiamo assistito al fallimento di conferenze e convegni internazionali e discusso dei limiti dell accordo di Kyoto. Capisco le difficoltà di comporre interessi e visioni politiche e sociali diverse. Ma i mutamenti demografici e produttivi, il nuovo protagonismo di Paesi e popoli sino a ieri ai margini dello sviluppo, le differenze di culture e aspettative in termini di crescita e di benessere devono trovare una composizione. La sintesi deve riguardare in primo luogo il valore fondamentale della persona, il suo diritto a vivere, a partecipare con eguaglianza al godimento dei beni pubblici, a progettare un futuro migliore per le nuove generazioni. Tutto il resto (politica, cultura, tecnologia, industria, benessere) va considerato in quest ottica. L ossessione della crescita del Pil, insomma, non può essere l unico elemento alla base delle scelte sui temi dell energia e dell ambiente, che devono essere invece affrontati dentro il quadro della sostenibilità dello sviluppo e del miglioramento della qualità della vita. Le imprese più innovative e socialmente responsabili si stanno già muovendo in questa direzione. E nei loro progetti di ricerca, al di là della giusta esigenza dei positivi risultati aziendali, devono continuare a perseguire l obiettivo della crescita sostenibile. Ma anche le singole persone, i cittadini, devono assumersi le proprie responsabilità. L uso migliore dell energia e delle risorse ambientali va legato a una riflessione critica positiva sulla modifica delle attuali abitudini di consumo e degli stili di vita: una scommessa culturale e di costume di straordinario interesse, una sfida epocale da vincere. È chiaro ormai che tanto per l inquinamento globale quanto per i mutamenti climatici c è una tremenda sfida sia per i Paesi sviluppati sia per quelli in via di sviluppo. L aumento mondiale dei gas serra (GHGs) è il maggiore problema ambientale che il pianeta deve affrontare. Le agenzie internazionali prevedono che entro il 2030 la domanda di energia aumenterà di ol- 31

16 FACCIA A FACCIA AMBIENTE 32 Più forza ai nuovi progetti Marcello Infante Responsabile Vendite Clienti Top IL RAPPORTO di partnership tra Edison e Pirelli è solido e strutturato. Al Gruppo Pirelli Edison Energia garantisce una quantità di energia elettrica pari a 280 GWh e servizi per il telerilevamento dei dati di consumo. Negli anni questa relazione si è costantemente evoluta e rafforzata: dal 2005 ad oggi i siti Pirelli serviti da Edison Energia sono passati da 13 a 19 con reciproca soddisfazione. Nel 2007, da un punto di vista commerciale, Pirelli ha prescelto una formula contrattuale a prezzi indicizzati innovativi e comprensivi degli oneri Co2. tre il 50%. Parallelamente, nello stesso periodo, aumenterà anche il danno ambientale: le emissioni di anidride carbonica cresceranno più del 50% e il danno sarà diffuso in tutto il pianeta. La scala planetaria del problema necessita di una chiara comprensione dei meccanismi climatici e della sensibilità dell ambiente alle attività umane. Nel valutare l efficacia di soluzione tecnologiche si deve prendere in considerazione anche il contesto sociale. In ogni caso, qualsiasi soluzione tecnologica non può che avere come driver primario quello dell efficienza energetica: nella produzione, certamente, ma anche nel trasporto e nel consumo. E in questi tre ambiti stanno anche le infinite sfide che l impresa può decidere di cogliere e in parte ha già iniziato ad affrontare. Sfide industriali, innanzitutto, per ridurre l impatto dei processi produttivi, non solo attraverso materiali e impianti di nuova concezione, ma anche con l organizzazione dei processi stessi e dei fattori di produzione. Si tratta di rinnovare il legame tra industria e ricerca scientifica e tecnologica anche in campo ambientale, per rendere l innovazione rapida, attuabile, efficace, in una visione dell imprenditore attenta alla complessità delle relazioni con tutti gli stakeholders. Vivere e vincere queste nuove sfide è anche una condizione per la sopravvivenza stessa dell im- presa e per il suo successo. Innanzitutto in termini di legittimità sociale, perché non farlo significa uscire dal consesso degli attori rilevanti per il futuro del pianeta e delle comunità che lo abitano. E in termini di mercato, perché chi non si adeguerà prima o poi risulterà perdente. L obiettivo è chiaro, al di là del miglioramento dell uso delle fonti tradizionali: nuove sorgenti di energia, non inquinanti e rinnovabili. Due risorse sembrano avere in sé la potenzialità di dare prospettive a lungo termine: il solare e il nucleare. Il sole e l atomo - si legge nella Carta di Venezia - sono fonti di energia abbondanti e inesauribili, mentre le biomasse, l acqua e il vento sono risorse più limitate. Ma attenzione: l energia solare e l energia nucleare del futuro non saranno quelle che oggi conosciamo. Ogni ragionamento sull energia, l ambiente e lo sviluppo va costruito secondo contesti culturali e scientifici nuovi, in evoluzione. Fuori dallo sterile dibattito nucleare sì, nucleare no, ma dentro un analisi delle nuove condizioni tecnologiche e di sicurezza che stanno radicalmente modificando l approccio al problema e con consapevolezza originale dei costi, dei vantaggi, dei rischi e delle ricadute sociali di ogni scelta energetica. Occorre, quindi, un grande sforzo di innovazione per far sì che gli importanti obiettivi definiti dal Protocollo di Kyoto non rimangano solo un indicazione generica. E per cominciare ad affrontare in modo nuovo le questioni legate all Energy Divide, alla disparità fra Paesi produttori e Paesi consumatori di energia e ai disequilibri sociali ed economici relativi al rapporto fra consumi e opportunità di sviluppo economico. Temi di scelte geopolitiche e geoeconomiche fondamentali. Ma anche questioni legate a nuovi paradigmi di produzione e di consumo, su cui pure le aziende più attente all innovazione, alla qualità e alla sostenibilità dello sviluppo possono svolgere un ruolo chiave. 33

17 TERRITORIO CREATIVO Alla scoperta del passaggio a nordest, via italiana al benessere VENETO Imprenditoria e cultura/dall unicità di Venezia, una delle città più affascinanti al mondo, al quieto fascino di realtà a misura d uomo come Padova e Verona, ricche di storia e di capolavori architettonici: il nordest coniuga le sue bellezze con una spiccata vocazione verso il fare impresa - parola di Enrico II di Francia - non esiste in alcuna altra parte al mondo. Questo però è il passato: glorioso, ma appunto passato. Ora Venezia è una delle capitali globali del turismo: non passa giorno che, in piazza San Marco, non s incontrino un russo, un giapponese, un americano: come nelle barzellette. La Serenissima è quasi un altro pianeta rispetto a quella che veniva chiamata lo Stato da tera, cioè l attuale Veneto: dal Lago di Garda, che segna il confine con la Lombardia, al Piave, il fiume sacro della Patria. A Venezia si cammina, in Veneto si cordi Giuliano Zulin Cos è il Veneto? Semplice: è la terra che protegge Venezia. Tutto ruota intorno alla città lagunare. È lei, la Serenissima, la perla della regione. La storia, il futuro, l ombelico del mondo veneto. Non ci sarebbe stato il Veneto senza Venezia. Realizzata per miracolo sulle isole della laguna, è riuscita a diventare la New York dell età moderna: la terza capitale d Europa all epoca di Tiziano, il pittore più ricco di sempre. Era il XVI secolo: i patrizi veneti macinavano ducati su ducati. I re stranieri approdavano in laguna e tornavano a casa tristi, perché quella meraviglia

18 TERRITORIO CREATIVO NELLE PAGINE PRECEDENTI, SUGGESTIVE IMMAGINI DI VENEZIA, TRA LE METE TURISTICHE PIÙ FREQUENTATE AL MONDO. VENETO 36 SOPRA, UN ELEGANTE LOGGIATO NELLA CITTÀ DI PADOVA. NELLA PAGINA A FIANCO, ALTRE IMMAGINI DI PADOVA. DALL ALTO VERSO IL BASSO, UN PARTICOLARE DELLA DECORAZIONE DELL ALTARE DELLA BASILICA DI SANTA GIUSTINA, UNO SCORCIO DEL PALAZZO DELLA RAGIONE E IL DIPINTO DI GIOTTO CORTEO NUZIALE, NELLA CAPPELLA DEGLI SCROVEGNI. re: in autostrada, in treno, in aereo. I veneti, circa quattro milioni e mezzo di persone, come formiche operose escono al mattino presto per occupare tutti gli spazi. Non hanno tempo da perdere: devono creare nuovi stabilimenti, inventare in continuazione successi imprenditoriali, fare, fare, fare. È una giostra che gira fino a sera. Fino a quando si torna a casa, nei migliaia di paesi che formano la grande città diffusa che è il Veneto. La tradizione, l identità, la famiglia sono gli architravi della società veneta, dove ufficialmente la lingua è l italiano, ma in realtà l 80% della popolazione parla come mangia: in veneto, con le varie accezioni dialettali. Sì, perché la regione si identifica nel nordest quando si tratta di lavoro, quando contano i soldi - i schei - poi però torna Veneto nel momento in cui si stacca : si sta a casa, a cena, al bar. Nordest e Veneto: i due figli naturali dell ex Serenissima. Il nordest è il biglietto da visita del boom economico di questi ultimi trenta-quarantanni. Due le città simbolo: Treviso e Vicenza. Tutto è partito da Cittadella, cittadina murata dell alta padovana che ovviamente si trova sulla Treviso-Vicenza. Negli Anni Cinquanta del secolo scorso, in zona, la Democrazia Cristiana conquistava percentuali bulgare alle elezioni. L avvocato Gavino Sabadin era diventato senatore con più del 65% dei voti. In Parlamento era riuscito a tessere una tela di rapporti tale da permettegli un giorno di chiedere ai capi della Dc un grande favore: perché tutte le agevolazioni, gli scontri, gli aiuti fiscali che Roma dà al Mezzogiorno non li date anche al Veneto? All epoca infatti la regione era una fabbrica di emigranti: la fuga, iniziata dopo l annessione del territorio all Italia (1866), non accennava ad arrestarsi. Questo perché l agricoltura, attività che occupava la quasi totalità degli abitanti, non era in grado di sfamare le sempre più numerose bocche. Da qui i viaggi in Svizzera, Germania, Belgio, America. Il governo Fanfani dà ascolto al senatore Sabadin: arrivano allacciamenti gratuiti per la corrente elettrica, sgravi per l acquisto di terreni edificabili, un regime fiscale di favore. Molti apprendisti, garzoni di bottega, agricoltori si mettono in proprio. In poche parole, nasce il cosiddetto miracolo del nordest. Una parola abusata dai media, a cominciare dagli Anni Novanta, che però non rende giustizia allo sviluppo economico. Per un motivo semplice: gli aiuti giunti da Roma non sono finiti nel deserto. I veneti hanno nel loro Dna il senso dell impresa, frutto del retaggio storico, dell eredità della Serenissima. Non è un caso infatti che la prima società anonima italiana, datata 1868, sia l Alessandro Rossi di Schio, la futura Lanerossi Vicenza. A partire dagli Anni Sessanta cominciano a fare sul serio. Parte l avventura dei vari Benetton, Riello, Del Vecchio, Lotto. Nascono le prime grandi industrie. Di conseguenza si sviluppa una fitta rete di aziende terziste che, nel giro di qualche decennio, diventeranno anche loro dei numeri uno: è il caso del bellunese Fedon, ormai leader mondiale negli accessori per l occhialeria. Il boom veneto non è però caratterizzato dall industria pesante, tipica del nordovest italiano. Si tratta più che altro di settori di nicchia, dove l abbigliamento la fa da padrone, o di componentistica. Sorgono i distretti. Il nordest, con un tasso di disoccupazione del 3,5% - un terzo della media Ue - e oltre imprese ora è una delle realtà più importanti al mondo, con dei testimonial di tutto rispetto, sparsi a macchia di leopardo in tutta la regione. Partendo da nord, a Belluno o più precisamente ad Agordo, brilla il distretto dell occhialeria: Luxottica, Marcolin, De Rigo, Safilo, Fedon. Scendendo verso Treviso c è il distretto dell abbigliamento sportivo, con Diadora e Lotto su tutte, senza dimenticare l impero Benetton. Poi c è Vicenza, con l industria meccanica, ma anche Diesel o il distretto orafo. Padova, dove ci sono meno nomi ma più successi. Si continua con Verona: Rana, Bauli, Paluani, Lumberjack, Aermec. Sta prendendo il volo anche Rovigo, rimasta indietro dopo la terribile inondazione del Po del 1951: il fiore all occhiello è la centrale di Porto Tolle che nel 2008 si arricchirà del rigassificatore. Infine Venezia, che merita 37

19 TERRITORIO CREATIVO VENETO 38 QUI SOPRA, FILE DI BARRIQUE IN CUI INVECCHIA IL VINO. IL NORDEST È UN AREA PARTICOLARMENTE VOCATA ALLA VITICOLTURA. NELLA PAGINA A FIANCO, IL RIGASSIFICATORE CHE SORGERÀ A PORTO TOLLE. un discorso a parte. Il territorio è stato contaminato dal morbo del nordest. E quindi le imprese, piccole e medie, si sono moltiplicate, soprattutto nella parte settentrionale della provincia. E il Veneto? Eccola l anima della regione. Arte, vini, paesaggi, turismo. Anche se nessuno lo dice, la regione è la prima in Italia per Pil prodotto nel settore turistico: fattura 14 degli 80 miliardi di euro realizzati dal Belpaese in un anno. Per forza, quando puoi calare assi come Venezia, Verona, Lago di Garda o Cortina è facile attirare turisti. Il capoluogo è un meltin pot quotidiano: non passa giorno senza vedere la fila davanti alla Basilica di San Marco o per salire sul campanile dell unica piazza a Venezia: gli altri spiazzi si chiamano infatti campi o campielli, collegati da 420 ponti e migliaia di calle. La città è composta da sei sestieri, quelli che noi chiameremo quartieri, mentre nella laguna si contano complessivamente 120 isole, ognuna con una vocazione ben precisa. C è Murano, conosciuta in tutto il mondo per i suoi vetri: chi arriva può ammirare, a ogni ora e in diretta, l arte dei maestri vetrai. Andando al largo si approda a Torcello, isola semideserta, selvatica, che ricorda le origini di Venezia. Lì soggiornava il patriarca, lì si trova il cosiddetto trono di Attila: chi si siede - racconta la leggenda - ritornerà nella sua vita a Torcello. E Burano? È facile riconoscerla: le case sono tutte colorate. Appena si scende dalla barca, poi, si viene inondati da pizzi e merletti. Insomma la laguna non è solo Venezia: anche se, per passare in rassegna tutte le grandi opere della città servirebbe una vita. Unico consiglio: per vedere bene Venezia bisogna girarla in barca. Le calle si sono formate casualmente, tra un palazzo e l altro: sarebbe come andare a Roma e passeggiare dietro il Quirinale o Montecitorio. Dopo la terribile peste del 1580 molti patrizi si spostarono in terraferma. Nel trevigiano, nel padovano. Iniziò così la civiltà delle ville sul Brenta: le famose ville venete in stile palladiano, ammirate tutt ora lungo la strada che porta da Padova a Venezia. Già, Padova: oltre ad essere stata la culla della cultura e della scienza, con la ottocentenaria università, la città è conosciuta per la basilica di Sant Antonio - venerato in tutto il mondo - o per la cappella degli Scrovegni. Dopo Padova c è Verona: l Arena di origine romana, che ogni anno ospita il Festival della Lirica ma anche numerosi concerti di musica leggera, con le star internazionali che fanno a gara per cantare nel mini-colosseo. La città scaligera è meta ambita dai turisti stranieri anche per la casa di Giulietta, l innamorata più famosa al mondo. E ancora: Castelvecchio, oppure il teatro Romano. Verona, crocevia naturale tra il corridoio 5 (Lisbona-Kiev) e il corridoio 1 (Berlino-Napoli), ha la fortuna di essere vicina di casa del Lago di Garda, il mare dei tedeschi. Clima avvolgente, locali accattivanti, paesaggi disegnati e, soprattutto, vini prelibati: ecco la carta d identità del più grande specchio d acqua dolce italiano. La capitale del divertimento è Bardolino, famosa per la dolce vita ma soprattutto per l omonimo vino. Ecco un altro segno distintivo del Veneto: il vino. Bastano alcuni nomi: Amarone, Valpolicella, Lugana, Soave. A Verona c è il Vinitaly, tra fine di marzo e primi di aprile, la maggiore kemesse vinicola del mondo. Insomma sarà l accento, saranno i numerosi capannoni e campanili, ma certo che il Veneto non sembra proprio Italia. Rigassificatore, l iniziativa di Edison MANCA SOLO UN ANNO: alla fine del 2008 le acque venete ospiteranno il primo rigassificatore offshore (non situato su una costa) al mondo. Pochi mesi e l Italia non sentirà più parlare di rischio blackout né avrà paura di rimanere al freddo. Il nuovo gas arriverà dal mare, dal Qatar. Giungerà in nave, allo stato liquido, e approderà all isola artificiale al largo di Porto Viro, alla foce del Po. Lì sarà lavorato e riportato allo stato gassoso, pronto per essere utilizzato dalle imprese venete e da tutta l Italia. Una svolta, ma che fatica. Sono infatti passati dieci anni dalla prima idea della Edison di realizzare un impianto di rigassificazione del metano liquido in questa zona. Dieci anni trascorsi fra le attese delle autorizzazioni, le revisioni del progetto e i ricorsi. Dieci anni durante i quali l economia non si è però fermata ad aspettare. Anzi, la richiesta di gas non ha smesso di crescere. E i consumi nazionali di metano sono stimati in aumento: dagli attuali 80 miliardi di metri cubi l anno del 2006 a oltre 90 miliardi nel 2010, mentre la produzione italiana è prevista in declino. Quasi tutto il nuovo gas destinato a coprire i nostri fabbisogni dovrà quindi essere importato. Attualmente, il gas d importazione raggiunge il Belpaese attraverso quattro metanodotti, ciascuno vincolato ai Paesi fornitori (Russia, Algeria, Libia, Nord Europa) con contratti di lungo termine. Una situazione insostenibile data la crescita dei consumi. Ecco perché tutta Italia sta contando i giorni in vista dell inaugurazione del rigassificatore di Porto Viro. A realizzare l impianto, per il quale sono già state assegnate commesse per oltre un miliardo di euro, è oggi la Terminale Gnl Adriatico (45% ExxonMobil, 45% Qatar Terminal, 10% Edison), su un progetto concepito da Edison con la Mobil. Il terminal avrà una capacità di circa 8 miliardi di metri cubi di gas naturale l anno, l 80% dei quali sarà riservato a Edison in virtù di un contratto di 25 anni firmato dal gruppo di Foro Buonaparte con il Qatar, mentre il restante 20% sarà a disposizione del mercato secondo le regole dell'autorità per l Energia Elettrica e il Gas. L isola artificiale di cemento armato, base dell impianto, è in costruzione in un bacino di carenaggio nel porto di Algeciras, in Spagna, dove i lavori sono ormai a circa il 75%, mentre le altre parti dell impianto saranno fornite da costruttori di tutto il mondo. All opera parteciperanno anche numerose imprese italiane, mentre all Arsenale di Venezia sono in fase di costruzione le colossali briccole a cui ormeggeranno le navi metaniere. Una volta completato, il bacino di carenaggio sarà allegato, consentendo in tal modo all impianto di galleggiare: il terminale verrà quindi portato da Algeciras all Adriatico con una crociera mediterranea di tre settimane. Poi sarà zavorrato fino a farlo posare sul fondo del mare (circa 30 metri). A regime, due navi a settimana scaricheranno nei serbatoi del terminale il gas liquefatto. Dopo essere stato rigassificato sul terminale, il metano verrà inviato a terra mediante una condotta del diametro di 30 pollici (76 cm), interrata sotto il fondo marino per non interferire con l ambiente e l attività marittima. Il punto di approdo della condotta sarà localizzato a sud della bocca del Po di Levante: il metanodotto a terra raggiungerà la costa in corrispondenza dello Scanno Cavallari e proseguirà, sempre completamente interrato, fino alla cabina di misura di collegamento con la rete nazionale lungo un percorso appositamente studiato per minimizzarne l impatto. Le caratteristiche dell impianto hanno facilitato l ottenimento dei permessi e del consenso a livello locale: le navi metaniere, infatti, bruciano nelle loro turbine solamente finissimo metano. A gas funzionano gli impianti del terminale. Il metano liquido non è né esplosivo né compresso. In caso di avaria, il colosso di cemento e acciaio è lontanissimo da ogni luogo abitato. Ci sono già gli accordi con un consorzio di imprese e con le municipalizzate polesane per forniture di metano a prezzi competitivi. E da terra quella fabbrica di energia è invisibile. 39

20 PICCOLE E MEDIE IMPRESE Dinastia imprenditoriale/150 anni di storia da celebrare, una nuova sede produttiva a Collegno e una nuova linea dedicata all assenzio, bevanda letteraria per antonomasia. L azienda Leone, Cliente Edison, è un vanto per il fare impresa italiano Leone: quando la dolcezza conquista di Paolo Contenti Passione. È questa l arma vincente della famiglia Monero, che da tre generazioni conduce con successo una delle aziende dolciarie più importanti d Italia. Proprio quest anno si celebrano i 150 anni dalla fondazione, da parte di Giovanni Leone, della prima omonima confetteria di Alba, presto trasferita a Torino. È nel 1934 che Giselda Balla Monero, madre dell attuale presidente Guido, rileva la società, iniziando la trasformazione di una dimensione del gusto in uno stile divenuto negli anni inconfondibile. 40 SOPRA, UNA BOTTIGLIA DI ASSENZIO, BEVANDA PREDILETTA DAGLI ARTISTI MALEDETTI DEL XIX SECOLO RIPORTATA IN AUGE DALL AZIENDA LEONE. A DESTRA, LE PRELIBATE DOLCEZZE PRODOTTE DALL IMPRESA SVILUPPATASI DALLA CONFETTERIA APERTA 150 ANNI FA AD ALBA DA GIOVANNI LEONE. A distanza di più di 70 anni, lo scorso 18 aprile l azienda piemontese, ormai realtà a livello internazionale, ha inaugurato la nuova sede di Collegno, abbandonando lo storico edificio liberty di corso Regina Margherita a Torino. Un distacco da un pezzo di storia, obbligato dall evoluzione del giro d affari dell azienda: la nuova sede si sviluppa su una superficie di oltre metri quadri e potrà gestire una produzione sempre crescente, oltre a permettere un ulteriore differenziazione di prodotti. Il colpo d occhio davanti allo stabilimento color pastello nella zona industriale di Collegno è notevole: è qui che inizia il nostro viaggio alla scoperta dei sapori e della tradizione Leone. All ingresso ci accoglie una Fiat 500 dipinta dal Maestro Antonio Carena, delle cui opere i Monero sono collezionisti. Pochi passi e dei coloratissimi puff a forma di pastiglia sono posizionati per l attesa degli ospiti, che possono decidere di intrattenersi accendendo il jukebox dedicato a Fred Buscaglione e gustando una Menta Fred, la caramella creata da Gi- 41

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