PSICOLOGIA DELL EDUCAZIONE E DELLA FORMAZIONE

Dimensione: px
Iniziare la visualizzazioe della pagina:

Download "PSICOLOGIA DELL EDUCAZIONE E DELLA FORMAZIONE"

Transcript

1 SIPEF SOCIETÀ ITALIANA DI PSICOLOGIA DELL EDUCAZIONE E DELLA FORMAZIONE PSICOLOGIA DELL EDUCAZIONE E DELLA FORMAZIONE volume 10 Numero 2 anno 2008

2 SIPEF Società Italiana di Psicologia dell Educazione e della Formazione PSICOLOGIA DELL EDUCAZIONE E DELLA FORMAZIONE Direttore responsabile: Giancarlo Tanucci Università degli Studi di Bari Direttore scientifico: Felice Carugati Alma Mater Studiorum Università di Bologna Comitato scientifico: P. Boscolo Università di Padova G.V. Caprara Università di Roma Sapienza Bianca De Bernardi Università di Verona Anne-Nelly Perret-Clermont Università di Neuchâtel Guido Sarchielli Alma Mater Studiorum Università di Bologna Vega Scalera, Università di Roma Tor Vergata Patrizia Selleri Alma Mater Studiorum Università di Bologna Segreteria di redazione: Roberto Baiocco Università di Roma Sapienza Michela Cortini Università di Bari Laura Palmerio Università di Roma Tor Vergata Valeria Tortora Università di Roma Tor Vergata Alessandro Stirpe SIPEF Editore: Aracne Editrice s.r.l. Via R. Garofalo, 133 a-b Roma Registrazione presso il Tribunale di Roma n. 12/2009 del 16/01/2009 ISSN: ISBN: Covered by PsycINFO PER ISCRIVERSI ALLA SIPEF Per iscriversi alla SIPEF è necessario inviare il proprio curriculum vitae a all attenzione del Presidente Nazionale o del Presidente Regionale di pertinenza. Dopo l approvazione da parte del Consiglio Scientifico si potrà pagare la quota associativa annuale. 50,00 per i nuovi iscritti 78,00 per i rinnovi L iscrizione comprende: - Abbonamento annuale alla rivista Psicologia dell Educazione e della Formazione Aracne Editrice - Newsletter della SIPEF con contributi realizzati dai Soci e dalla Redazione Bonifico bancario n /31 intestato a: Società Italiana di Psicologia dell'educazione e della Formazione (SIPEF) c/o Banca di Roma Tesoreria Universitaria La Sapienza P.le Aldo Moro Roma Codice ABI 3002 Codice CAB Conto corrente postale n intestato a: Società Italiana di Psicologia dell'educazione e della Formazione (SIPEF) Via dei Marsi, 78 c/o Dip. Psicologia Sviluppo e Socializzazione Roma Per ricevere la newsletter della SIPEF dopo aver provveduto al versamento della quota, inviare una mail con i propri dati (indirizzo al quale si vuole ricevere la rivista ed per la newsletter) a:

3 INDICE volume 10 numero 2 anno 2008 Guido Benvenuto Giuseppe Carci Emanuela Ingusci, Giancarlo Tanucci La dispersione universitaria: indicatori nazionali e modelli di analisi longitudinale alla Sapienza, Università di Roma Job Search Behavior e Networking Comfort: messa a punto di uno strumento di indagine Pag Gisella Paoletti Riccardo Giorgio Zuffo Massimiliano Barattucci Podcast e Note-Guidate: uso ed efficacia dei materiali on-line nella didattica universitaria L'approccio fenomenografico e la Student Learning Perspective nella valutazione dei contesti universitari Materiale informativo SIPEF 107

4

5 Rivista di Psicologia dell Educazione e della Formazione 2008, Vol. 10 n. 2, La dispersione universitaria: indicatori nazionali e modelli di analisi longitudinale alla Sapienza, Università di Roma Guido Benvenuto Giuseppe Carci Dipartimento di ricerche storico-filosofiche e pedagogiche, Sapienza, Università di Roma I diversi ordinamenti universitari di questo ultimo decennio hanno puntato a rilanciare l offerta formativa, per contrastare i vecchi mali di scarsa produttività dell università italiana: dispersione studentesca, basso tasso di laureati, scarso collegamento con il mondo del lavoro. In questo contributo si presenta un quadro di sintesi degli indicatori di dispersione universitaria, elaborati a livello nazionale dal Comitato Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario (CNVSU), illustrando i valori raggiunti dal fenomeno nei corsi di vecchio e di nuovo ordinamento a livello nazionale e per la Sapienza, Università di Roma. Si discutono poi le metodologie di analisi della dispersione, confrontando modelli basati su dati aggregati e modelli longitudinali. Solo questi ultimi, utilizzati finora solo in alcuni studi di singoli atenei, garantendo maggiore affidabilità, consentono di distinguere la mobilità studentesca dalla fuoriuscita dagli studi universitari. Il sistema dei CFU permette e facilita oggi una maggiore mobilità tra i corsi di laurea, le facoltà e gli atenei, determinando percorsi meno lineari, da studiare sia nell ottica della dispersione sia in quella del riorientamento positivo. * Il contributo è frutto del lavoro comune dei due autori. Per quanto riguarda la stesura, i diversi capitoli sono stati redatti come segue: Guido Benvenuto, cap.1 e ; Giuseppe Carci, cap.2 e

6 6 G. BENVENUTO, G. CARCI La dispersione universitaria: il cambio di ordinamenti come contrasto alla scarsa produttività La scarsa "produttività" dell università è un tema ricorrente. Dietro tale espressione si annidano un po tutte le questioni attinenti alla dispersione studentesca, al basso tasso di laureati, allo scarso collegamento con il mondo del lavoro. L università per lungo tempo è stata indicata come "fabbrica di disoccupati" se non come "area di parcheggio" e il dibattito su questi temi ha attraversato gli anni 80 e 90 1 portando ad una riorganizzazione generale degli studi universitari. Il DM 509/99 e il 270/2004 sono, difatti, da considerare come una risposta ordinamentale alle dispersioni che il sistema precedente presentava. Essi contengono sostanzialmente indicazioni e regolamentazioni relative a: l organizzazione più flessibile/modulare dei corsi, il sistema dei crediti, l'accesso all'istruzione universitaria, l'orientamento, le funzioni didattiche e di ricerca dell'università stessa. Tali dispositivi, possono essere intesi come dimensioni riorganizzative del sistema per arginare e recuperare gli elementi distorsivi e facilitare il raggiungimento dei titoli di studio previsti al termine dei percorsi. Si ricordi che a fine anni 90, a livello nazionale, gli studenti fuori corso erano aumentati in percentuale fino a raggiungere il doppio degli studenti immatricolati, a segnalare sempre maggiori difficoltà nel completare il corso di studi nel periodo legale prescritto. Il cambiamento avvenuto in tutta Europa nel passaggio da un università d élite ad un università di massa (aumento considerevole della domanda di formazione) e il cambiamento dell attuale assetto universitario in risposta alle esigenze e alle sollecitazioni che da più parti vengono rivolte ai sistemi universitari (politica, mondo del lavoro, componenti accademiche) fanno da sfondo al valore centrale assunto dalla dispersione come indicatore di efficacia/inefficacia del sistema universitario. Il fatto che la qualità e l efficienza dei sistemi formativi siano due tra i fattori determinanti per lo sviluppo sociale ed economico di un Paese spiega la crescente rilevanza assunta dai temi dell Università e della formazione in generale negli ultimi anni a livello europeo. Per comprendere a pieno la centralità dell interesse rivolto alla qualità e all efficienza dei sistemi formativi si richiamerà brevemente l avvento, all interno delle società industriali più avanzate, della knowledge society che 1 Per una ricostruzione del dibattito si vedano: de Francesco, Trivellato, 1985; de Francesco, 1986, 1988; Cavalli, 1991; Simone, 1993, 1995; Moscati, 1983, 1990, 1997, Benvenuto, Serpente, 1998.

7 LA DISPERSIONE UNIVERSITARIA 7 investe in modo determinante i processi socioeconomici e culturali, per poi concentrarci sulle ricerche e dimensioni della dispersione universitaria. L avvento della knowledge society e la centralità della formazione universitaria Negli ultimi decenni l Università europea ha visto un numero sempre maggiore di cittadini, di diverse tipologie, accedere ad un sistema di istruzione e formazione che potesse rispondere ai propri bisogni e alle proprie attese. Tale problematica è legata al processo che ha portato al passaggio da un università d elite ad un università di massa, spinto sia dall alto (dall economia e dalla politica) e sia dal basso (la domanda di istruzione delle famiglie). In riferimento a tale fenomeno bisogna porre in evidenza come l università si trovi ad affrontare una duplice sfida: da un lato assicurare un livello di istruzione medio alto ad una quota tendenzialmente maggioritaria della popolazione giovanile, dall altro lato formare la minoranza di coloro che dovranno ricoprire le posizioni di vertice nei diversi settori della società. Queste spinte ad un nuovo adattamento e ad un cambiamento costruttivo vanno inquadrate e legate alle esigenze poste dalla società della conoscenza. Nel Rapporto mondiale dell Unesco, Vers les sociétés du savoir, del 2005, si fa riferimento al passaggio dalla società dell informazione alla società dei saperi: per lo sviluppo umano di tutti gli abitanti della terra, le società contemporanee sono invitate a diventare sociétés apprenantes e a trasformare i sistemi di formazione vers l éducation pour tous tout au long de la vie. In questo contesto l insegnamento universitario e la ricerca scientifica svolgono un ruolo propulsivo centrale: qualité et pertinence, excellence et innovation sono i primi criteri informatori della formazione e della ricerca universitaria. A livello europeo la realizzazione della Knowledge Society è uno degli obiettivi primari delle strategie di lifelong learning. Attraverso una serie di incontri e dichiarazioni nel tempo, l Unione Europea promuove e chiede agli stati membri la realizzazione e il consolidamento di uno Spazio Europeo di apprendimento lungo il corso della vita per assicurare ai cittadini il raggiungimento di una conoscenza competitiva negli attuali scenari della globalizzazione. L università in particolare è chiamata a realizzare lo Spazio Europeo della Formazione Superiore per realizzare lo Spazio Europeo delle conoscenze e delle competenze più avanzate. Il disegno europeo degli studi universitari intende coniugare diversità e unità dell offerta formativa superiore. Questo è possibile adottando criteri

8 8 G. BENVENUTO, G. CARCI comuni che poi possono articolarsi in soluzioni distinte dettate dalle politiche nazionali e dall autonomia di Ateneo. In altri termini, i cambiamenti che hanno riguardato l Università italiana vanno analizzati alla luce delle trasformazioni socio-economiche e culturali del mondo contemporaneo. Tali trasformazioni sono da attribuire ad una serie di fenomeni: l innovazione tecnologica, lo sviluppo delle tecnologie dell informazione e delle comunicazioni, l avvento della globalizzazione, che ha determinato (con effetti giudicati non unanimemente positivi) l aumento degli scambi economici, delle informazioni, del confronto/scontro tra diverse culture. Tutto questo ha dato l avvio a quella che è stata definita l era della complessità, periodo storico in cui il problema essenziale delle persone è diventato quello di affrontare e dominare la complessità economico-sociale e di saper rispondere alle esigenze del mondo del lavoro, caratterizzato sempre di più da attività che richiedono conoscenze e competenze specifiche, flessibilità e autonomia. Per affrontare la complessità e rispondere alle richieste di nuovi saperi e nuove competenze è diventato necessario acquisire capacità di gestione della conoscenza. Il passaggio all università di massa In Europa il fenomeno della dispersione ha assunto notevole rilevanza, in concomitanza con l incremento della popolazione universitaria e con la diversificazione dei percorsi di formazione e di professionalizzazione. Quello che è stato definito come il passaggio da un università dell élite ad un università di massa si può far risalire a un preciso momento storico, gli anni Settanta (Trow, 1974), quando in tutta Europa il numero di studenti che si iscrivevano all università aumentò notevolmente. Da allora tale fenomeno è diventato un problema centrale ed ancora attuale, causato da diversi fattori, come la democratizzazione, l urbanizzazione, il miglioramento della vita, l aumento del tasso di scolarizzazione. Dall analisi dei dati relativi all intero sistema educativo europeo, si riscontra nel corso del XX secolo un progressivo innalzamento dei livelli di educazione della popolazione. Mentre agli inizi del 1900 in Europa è stato raggiunto un livello di istruzione primaria per tutti, alla fine del secolo l istruzione generalizzata riguardava anche il secondo livello di istruzione: oggi in molti paesi europei il 90% dei giovani ottiene il diploma secondario. In Italia si è assistito ad una vera e propria esplosione della domanda di istruzione universitaria. Per quanto riguarda le iscrizioni all università, si è passati da un 10% di iscritti sulla coorte di età degli anni Cinquanta ad un

9 LA DISPERSIONE UNIVERSITARIA 9 25% a fine secolo, fino all esplosione del tasso di iscrizioni che porta la percentuale di iscritti al 45%. I dati sulle immatricolazioni e sul numero di iscritti in totale sono chiari: tra il 1965 e il 1970 si è registrato un aumento del 40% delle iscrizioni ( a studenti iscritti), dopo il 33% di aumento nel precedente quinquennio. Tabella 1: per i dati di vecchio ordinamento (fino al 95), Fonte: ISTAT con elaborazione di D'Aprile (1998) e per i dati di nuovo ordinamento, Fonte: Ministero dell'università e della Ricerca - Ufficio di Statistica. Indagine sull'istruzione Universitaria ( ) Anno Iscritti in corso Var % iscr. in corso Fuori corso Var % iscr. fuori corso Iscritti in totale Var % iscr.tot. Laureati Var % laureati , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , Su tale crescita ha inciso in modo determinante la liberalizzazione degli accessi nel 1969, quando appunto furono liberalizzati per legge gli accessi a

10 10 G. BENVENUTO, G. CARCI tutte le facoltà universitarie. Indipendentemente dal diploma di istruzione secondaria posseduto, da quel momento gli studenti poterono iscriversi in qualsiasi facoltà. La crescita è evidente se si analizza il numero di immatricolazioni nel triennio successivo alla liberalizzazione con un passaggio da a studenti. Segue poi un periodo altalenante, in cui la crescita si fa più discontinua e meno netta, che dura sino alla metà degli anni 80, quando le immatricolazioni riprendono a crescere in modo significativo, fino a superare la soglia delle annue, all inizio degli anni 90. Tale ripresa di crescita incide anche sul numero totale di iscritti che passa da del all del A partire da questo anno accademico, l aumento di iscritti diventa più graduale ma resta abbastanza costante, arrivando oggi a sfiorare la quota di 2 milioni di iscritti (grafico 1). Oltre al dato quantitativo bisogna registrarne anche uno qualitativo, che riguarda la tipologia di iscrizioni: l emergere di una popolazione studentesca sempre più variegata e diversificata (studenti lavoratori, fuori-sede, disabili, stranieri, ecc.), portatrice di interessi e aspettative assai diverse. L aumento e la diversificazione della domanda ha provocato grandi cambiamenti a livello universitario e ha sollecitato una maggiore attenzione a nuovi aspetti di sistema: - problemi di equità in ordine a come garantire gli accessi; - offerta di corsi efficaci e di qualità e nello stesso tempo un offerta diversificata e flessibile rispetto ai diversi bisogni dell utenza e della società; - un governo efficiente del sistema nel suo complesso e delle singole istituzioni; - reperimento delle risorse finanziare; - incoraggiamento e la selezione di programmi innovativi di ricerca.

11 Grafico 1: Iscritti totali e fuori corso nell università italiana. Fonte: ISTAT con e elaborazione di D'Aprile (1998) e per i dati di nuovo ordinamento, Fonte Ministero dell'università e della Ricerca - Ufficio di Statistica. Indagine sull'istruzione Universitaria ( ) LA DISPERSIONE UNIVERSITARIA 11 Iscritti totali e fuori corso in Italia Fuori corso Iscritti in totale

12 12 G. BENVENUTO, G. CARCI Ricerche sulla dispersione universitaria Le numerose ricerche condotte sulla dispersione in ambito statunitense ed australiano a partire dagli anni 70 (Spady, 1970; Tinto, 1975; Pascarella, Terenzini, 1979; Astin, 1971; Bean, 1980), hanno posto in chiara evidenza come l abbandono del corso di studi, il ritardo nel conseguimento della laurea, i passaggi da un corso ad un altro durante il primo anno e le altre forme di attrition 2, dipendono, significativamente, dalla qualità e dagli esiti dei processi d integrazione sociale ed accademica che caratterizzano le esperienze fatte nei primi mesi di vita universitaria. La maggior parte delle difficoltà e degli insuccessi nel corso degli studi si verifica nel primo anno di esperienza universitaria (McInnis James, 1995; Williams, 1982), periodo in cui si possono verificare le incongruenze tra le attese dallo studente al momento della scelta e la realtà universitaria sperimentata. In Italia il fenomeno dell'abbandono degli studi universitari fino agli anni 90 aveva dimensioni elevatissime: "Negli ultimi 30 anni oltre 6 milioni e mezzo di giovani sono entrati in contatto con l'università; solamente il 40 per cento ha portato a termine gli studi; gli altri hanno abbandonato l'università. Di questi, oltre 1 milione e mezzo ha resistito al massimo un anno, non rinnovando l'iscrizione al secondo anno. [...] i drop-out possono essere considerati come il costo che la nostra società sostiene per effettuare l'orientamento e la selezione agli studi universitari" (Catalano, Silvestri, 1997). Gli studi empirici in ambito italiano sugli abbandoni e sulla dispersione universitaria sono complicati dal fatto che non sono disponibili adeguati data-set nazionali con tutti i dati sugli studenti. Da molti decenni, statistici, economisti e sociologi hanno cercato di esaminare l incidenza dell abbandono degli studi universitari in Italia (Martinotti, 1969; de Francesco e Trivellato, 1978). Tuttavia in tutti i lavori vengono utilizzati i dati aggregati sugli studenti e in questo modo le analisi considerano esclusivamente gli abbandoni espliciti, solo una parte della reale consistenza del fenomeno di abbandono. L utilizzo dei dati aggregati, pur costituendo una garanzia di riservatezza, impedisce l'impiego di procedure di analisi statistica che richiedono la 2 Berge, Z.L., Huang, Y.(2004) così definiscono l attrition, la diminuzione, rispetto al numero iniziale, degli studenti di un corso o di un programma, o di una istituzione universitaria L attenzione viene rivolta ai fattori di criticità che coinvolgono il rapporto studente-università e, in generale, all individuazione dei fattori predittivi ed esplicativi del fenomeno.

13 LA DISPERSIONE UNIVERSITARIA 13 disponibilità di informazioni a livello individuale, disponibili solo presso i sistemi informativi dei singoli atenei. Soltanto armonizzando i sistemi informativi degli atenei si potrà ottenere la comparazione dei dati a qualsiasi livello di aggregazione e l analisi longitudinale delle carriere degli studenti (Benvenuto, 1998). È in questa prospettiva che riprenderemo nella seconda parte di questo contributo le analisi sulle dispersioni universitarie. In questi ultimi anni, difatti, ci sono stati una serie di studi che hanno utilizzato dati, a diverso livello di aggregazione e con disegni longitudinali, di studenti di particolari università. Ad esempio, Gori e Rampichini (1991), Bulgarelli (2002) e Ferrari e Laureti (2004a, 2004b) hanno condotto diverse analisi sulle performance degli studenti nelle università di Firenze; Staffolani e Sterlacchini (2001) nell Università delle Marche; Checchi (2000) e Checchi et al. (2004) all Università di Milano-Bicocca. Ma oltre all analisi dei flussi, di iscrizione, dispersione e laurea, sempre più studi si concentrano sulle possibili e differenti forme di disuguaglianza nell'università italiana. Questi studi analizzano i dati in relazione: a) ai precedenti livelli del sistema formativo; b) alle caratteristiche degli utenti dell'istruzione universitaria; c) all estrazione sociale o retroterra familiare (background) dell utenza. Che nei percorsi scolastici, nelle scelte formative, nella transizione tra scuola e università e nel raggiungimento della laurea persista l incidenza del retroterra familiare è un dato largamente accertato e monitorato, con una varietà di approcci e differenti procedure di analisi 3. Schizzerotto (2002) in un suo recente testo ha così brillantemente sintetizzato: nonostante la crescita del tasso di scolarità, costante nel corso del secolo scorso, e nonostante le riforme del sistema scolastico improntate a principi egualitari, l influenza della classe di origine sulle chance di proseguire la propria formazione dopo la scuola media non è sostanzialmente mutata nel corso del XX secolo. E a dirla tutta la selezione aumenta con il crescere della scolarizzazione, tanto da rilevare una maggiore diseguaglianza 3 Si vedano tra gli altri: Barbagli (1972), Statera (1977), Gattullo (1989), Benadusi (1996), Checchi, D. (1997), Cavalli, Facchini (2001), Schizzerotto (2002), Benvenuto, G., Giacomantonio, A. (2004), Ballarino, Checchi, (2006), Bottani, Benadusi (2006), Fasanella, Tanucci (2006), Fasanella (2007). Dei (1996) raccoglie una serie di ricerche sulla dispersione tra gli studenti dell'università italiana e compila una lista di "fattori che influenzano" il fenomeno del ritardo e dell'abbandono degli studi universitari: "I fattori cruciali che le ricerche hanno messo a fuoco comprendono attributi di tipo strutturale (sesso, età, residenza, estrazione socio-familiare), caratteri che definiscono la situazione dell'individuo relativamente al corso di studi passato e presente (tipo di secondaria superiore frequentata, voto del diploma, facoltà e corso di laurea frequentato), attributi soggettivi di tipo psicologico (le motivazioni rilevate dalle surveys), caratteri dell'offerta di istruzione (le risorse immesse nel processo educativo)" (cit. p.277).

14 14 G. BENVENUTO, G. CARCI all Università, se si considera la bassa percentuale di iscritti e quindi dei laureati appartenenti ai ceti più bassi della società (cfr. Schizzerotto, Barone, 2006). I cambiamenti e le innovazioni negli ordinamenti e nei sistemi di istruzione hanno proprio lo scopo di contenere l incidenza delle determinanti sociali e di offrire al di là dell uguaglianza di opportunità quella dei risultati e della loro ricaduta nel mondo del lavoro. La dispersione degli studenti nei percorsi universitari può quindi essere analizzata solo tenendo conto delle modifiche ordinamentali che in questi recenti anni hanno allargato il quadro dell offerta e sostanzialmente riorganizzato il sistema di istruzione superiore per seguire il processo di internazionalizzazione e omogeneizzazione dei sistemi a livello comunitario. Il riordinamento dei percorsi universitari Con il DM 509/99 4 (ministro Zecchino) si apre un nuovo scenario per la formazione superiore. I Nuovi Ordinamenti si propongono di sostituire gradualmente i Vecchi ordinamenti, quelli che per anni hanno dimensionato gli studi superiori con Corsi di Laurea di durata legale di 4 o 5 anni, per migliorare i livelli di produttività del sistema. L obiettivo della riorganizzazione ordinamentale è quello di realizzare l autonomia didattica a livello universitario (di cui all'articolo 11 della legge 19 novembre 1990, n. 341) 5. Ecco allora che le università sono chiamate a disciplinare gli ordinamenti didattici dei propri corsi di studio per rilasciare due tipi di titoli di primo e di secondo livello: a) laurea (L), b) laurea specialistica (LS). La riforma vuole sostanzialmente offrire due tipi di percorsi, distinti e componibili, il primo di tre anni e il secondo di due (in breve: 3+2). Si introducono concetti e terminologie per permettere quel processo prima ricordato di omogeneizzazione a livello sovra-nazionale: il sistema dei crediti formativi universitari (CFU), la definizione degli obiettivi formativi 4 Regolamento recante norme concernenti l'autonomia didattica degli atenei. Pubblicato nella G.U. n. 2 del 4 gennaio Legge 19 novembre 1990, n.341: "Riforma degli ordinamenti didattici universitari." Art. 11.Autonomia didattica - 1. L'ordinamento degli studi dei corsi di cui all'articolo 1, nonché dei corsi e delle attività formative di cui all'articolo 6, comma 2, è disciplinato, per ciascun ateneo, da un regolamento degli ordinamenti didattici, denominato "regolamento didattico di ateneo". Il regolamento è deliberato dal senato accademico, su proposta delle strutture didattiche, ed è inviato al Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica per l'approvazione. Il Ministro, sentito il CUN, approva il regolamento entro 180 giorni dal ricevimento, decorsi i quali senza che il Ministro si sia pronunciato il regolamento si intende approvato. Il regolamento è emanato con decreto del rettore.

15 LA DISPERSIONE UNIVERSITARIA 15 qualificanti e delle attività formative. La riorganizzazione del sistema si propone come antidoto ad alcuni dei mali atavici del sistema universitario nazionale: forte selezione ai primi anni, permanenza nel sistema oltre la durata legale (eccesso di fuori corso), scarso numero di laureati. Difficile non sintetizzare le problematiche qui richiamate con le espressioni, spesso riprese nei dibattito nazionale e internazionale, di selezione sociale nel sistema universitario, dispersione e abbandono degli studi superiori. Con il DM 270 nel (ministro Moratti) e i successivi decreti attuativi 7 (ministro Mussi) la riforma universitaria viene nuovamente rivista apportando non poche modifiche. Tra le principali: è previsto un numero massimo di 20 esami nei corsi di laurea di primo livello (triennali), mentre nei corsi di laurea di secondo livello (magistrale) è previsto un massimo di 12 esami,. Di conseguenza,per ridurre il numero degli esami previsti dalla riforma 509, è necessario far sì che più moduli vengano aggregati al fine di raggiungere uniche prove finali e ottenere una minore frammentazione didattica; è garantito, agli studenti che nell'ambito di una stessa classe di laurea si trasferiscono da un'università a un'altra o da un corso di laurea a un altro, il riconoscimento di almeno la metà dei crediti accumulati fino a quel momento in virtù della riconoscibilità delle competenze acquisite in canali formali diversi; è previsto che, almeno la metà dei docenti dei nuovi corsi di laurea, sia di ruolo nelle materie che costituiscono il corso di laurea stesso. La diminuzione del numero di esami per evitare l eccessiva parcellizzazione dei saperi e promuovere l aggregazione e integrazione dei moduli di studio, una maggiore riconoscibilità dei crediti nei trasferimenti e passaggi tra corsi e trasferibilità per quelli maturati in ambito professionale, diventano quindi alcuni fra gli strumenti adottati dalla nuova riforma per contrastare i fenomeni di selezione, dispersione e possibile iniquità di sistema. Considerati i tempi di discussione necessari, si tratta di una riorganizzazione degli ordinamenti universitari ancora in corso. Con la penultima legislatura (Mussi), si è reso indispensabile accompagnare il rispetto delle norme con un piano di valutazione e di monitoraggio dei 6 La riforma secondo il D.M. 270/2004, definitiva entro il 2010/2011, propone la ridefinizione delle nuove classi di laurea e laurea magistrale e, conseguentemente, dell'offerta formativa nel suo complesso. 7 In particolar si vedano: Decreto 16 Marzo 2007 (Determinazione delle classi di lauree universitarie Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 06 Luglio 2007 n Supplemento Ordinario n. 153) e Decreto Ministeriale 26 luglio 2007 (linee guida 1,2,3, per l'istituzione e l'attivazione, da parte delle Università, dei corsi di studio.

16 16 G. BENVENUTO, G. CARCI risultati effettivi e della qualità dei progetti formativi delle università. I giudizi valutativi e il monitoraggio devono essere resi pubblici e, come recitano le Linee guida relative alla progettazione delle classi di laurea primo e secondo livello 8, vi sono obiettivi specifici da conseguire da parte degli atenei, sulla base dei quali verrà condotto uno specifico monitoraggio: a) una riduzione complessiva dell offerta di corsi di studio, particolarmente se non sostenuta da una adeguata domanda studentesca, per assicurare il contributo di un numero maggiore di docenti, un più solido impianto, una migliore qualità dell offerta formativa e una effettiva stabilità nel tempo dei percorsi; b) una maggiore articolazione in curricula dei percorsi formativi, in particolare di secondo livello, utile a garantire che l offerta formativa rimanga ampia e variata e che l accesso ad un medesimo corso di laurea magistrale risulti possibile a laureati provenienti da più corsi di laurea, anche afferenti a classi diverse, con effetti positivi anche quanto a valorizzazione dell interdisciplinarità. ( ) c) una effettiva e realistica definizione degli obiettivi formativi di ciascun corso di studio, anche attraverso l utilizzo degli strumenti concordati in sede europea in termini di apprendimento atteso (i cosiddetti descrittori di Dublino del dicembre 2004); d) la collaborazione con il mondo del lavoro e delle professioni nella progettazione dei percorsi formativi e, se necessario o opportuno, nella messa in opera di parti del percorso medesimo; collaborazione in questo senso è stata assicurata a livello nazionale e locale dalle associazioni imprenditoriali, con impegni formali; e) una chiara e coerente configurazione degli indirizzi generali dei progetti formativi riguardo alla loro collocazione al primo o al secondo livello, in modo da evitare la ripetizione delle medesime attività formative e collocando di norma gli insegnamenti di carattere più avanzato/specialistico al secondo livello; ( ) f) una equilibrata distribuzione degli impegni didattici dei docenti in funzione di un offerta formativa proporzionata agli organici effettivamente a disposizione, con un pieno utilizzo del tempo-docenza previsto per i docenti dalla normativa vigente, ( ); g) l introduzione di forme organizzative della didattica più compatte, anche attraverso soluzioni che prevedano una effettiva cooperazione di più docenti su aree di insegnamenti coordinati, con un'unica verifica conclusiva 8 Cfr. Allegato 1, Linee guida per la progettazione dei nuovi ordinamenti didattici dei corsi di laurea e di laurea magistrale, Decreto Ministeriale 26 luglio 2007.

17 LA DISPERSIONE UNIVERSITARIA 17 che comporti l acquisizione di un numero congruo di CFU entro il limite massimo di esami stabilito dalla nuova normativa; h) il riconoscimento delle conoscenze, delle competenze e abilità professionali o di esperienze di formazione pregressa solo in termini rigorosamente individuali e attraverso puntuali procedure di accertamento e certificazione, entro i limiti fissati; i) il raccordo con i percorsi formativi della scuola secondaria nell ambito degli obiettivi indicati dalla legge n. 1/07 e dei relativi decreti di applicazione; l) la sperimentazione di metodi didattici più avanzati e più interattivi, anche sulla base di una riflessione teorica e della diffusione delle migliori pratiche, che sarà oggetto di specifiche azioni del Ministero; tra le azioni da incentivare, va prevista la diffusione di corsi di studio e singoli insegnamenti in lingua straniera, in particolare in inglese. I cambiamenti e i correttivi da sviluppare hanno la finalità di semplificare e qualificare l offerta formativa. E in termini di risultati l obiettivo diventa quello di laureare più studenti in meno tempo di quanto mediamente avveniva in passato, contenendo la dispersione a questo livello di istruzione, nelle accezioni di riduzione: a) del numero di abbandoni (nel vecchio ordinamento in media circa il 60-65% degli iscritti abbandonava, sostanzialmente al primo anno o nel passaggio tra il primo ed il secondo) b) del ritardo nel conseguimento del titolo (solo una bassissima percentuale si laureava nel corso legale previsto). Accanto ad un calo di iscrizioni, il numero di fuori corso è cresciuto negli anni. Questi antichi e specifici problemi universitari si inquadrano in quelli che a livello sovranazionale sono indicati come benchmark dei sistemi di istruzione, tesi a contrastare il quadro delle dispersioni di sistema. Il terzo rapporto annuale sui progressi verso il raggiungimento degli obiettivi di Lisbona (Progress towards the Lisbon Objectives in Education and Training Report) evidenzia che, nonostante alcune positive tendenze in determinati settori, i progressi in generale sono ancora troppo lenti e insufficienti per raggiungere gli obiettivi nel Il benchmark che riguarda direttamente l istruzione universitaria fa riferimento al numero di laureati (in età anni) in materie scientifiche (matematica, scienze e tecnologia), che dovrebbe raggiungere il 15% in più rispetto al dato nazionale del Per l Italia siamo ancora decisamente in ritardo: rispetto al 5,7% dei laureati in materie scientifiche nel 2000 si è passati al 12,2% del 9 Vedi Presidenza del consiglio dei ministri: Strategia di Lisbona Piano Nazionale di Riforma, Secondo rapporto sullo stato dia attuazione, Roma, 23 ottobre 2007.

18 18 G. BENVENUTO, G. CARCI 2006, con una marcata differenza a livello territoriale (Centro-Nord, 14,8%; Mezzogiorno, 8,4%). La rilevazione della dispersione a livello istituzionale In Italia la principale fonte di rilevazione dati sugli studenti universitari è l annuale Indagine sull'istruzione Universitaria, curata fino al 1997 dall ISTAT e successivamente dall'ufficio di statistica (URST) del MIUR, riguardante gli iscritti e gli immatricolati al 31 luglio, i laureati/diplomati, gli esami e i corsi post-laurea. L'Indagine ha l obiettivo di fornire elementi a supporto delle attività nazionali ed internazionali di monitoraggio e di valutazione del sistema universitario. I dati trasmessi dagli Uffici Statistici di ciascun Ateneo al MIUR-URST vengono pubblicati sul sito web del MIUR e messi a disposizione del Comitato Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario (CNVSU) che li utilizza per la costruzione degli indicatori sull intero sistema universitario. Verso la fine degli anni Novanta la CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiana) e l Osservatorio per la valutazione del sistema formativo hanno collaborato all individuazione di un insieme minimo di indicatori, proposto al CNVSU e ai Nuclei di valutazione di Ateneo, per poter disporre di una rapida fotografia dei risultati e delle condizioni di funzionamento dei vari atenei. Si è proposto di rappresentare un ateneo attraverso alcuni indicatori di risultato, tenendo conto delle risorse che ha a disposizione (indicatori di risorse), del modo con cui tali risorse sono trasformate in prodotti (indicatori di processo) e dell ambiente in cui si trova ad operare (indicatori di contesto) 10. L elaborazione degli indicatori avviene all interno delle procedure Nuclei, in collaborazione con i Nuclei di valutazione di Ateneo, i quali sottopongono i dati del MIUR-URST ad analisi-revisione (entro il 30 aprile di ciascun anno) sulla base delle indicazioni del CNVSU. Il CNVSU si occupa della diffusione dei dati attraverso la pubblicazione dell annuale Rapporto sulla Stato dell Università. Per la definizione degli indicatori di dispersione universitaria si rimanda al mancato raggiungimento da parte dello studente di almeno uno delle seguenti condizioni previste dal percorso di studi: 10 Per il modello teorico di riferimento cfr Stufflebeam, D. L. (1972, 1983, 1985).

19 LA DISPERSIONE UNIVERSITARIA 19 - continuità di iscrizione nel tempo: il rinnovo dell iscrizione in ciascun anno accademico successivo; - regolarità nei tempi di conseguimento del titolo (ad es. 3 anni per la laurea di primo livello) e conseguente regolarità nell acquisizione dei crediti formativi per anno (60 cfu di media per ogni anno accademico); - linearità di percorso (stesso corso di laurea per l intero percorso di studi). Il mancato raggiungimento di uno o più di uno di queste condizioni pone lo studente universitario in una situazione di dispersione, che si manifesta attraverso: 1. la mancata iscrizione ad anni successivi (corrispondente all attrition anglosassone), dovute a: - l abbandono degli studi (definitivo o temporaneo) dopo un periodo breve o lungo di iscrizione ad un corso, attraverso un uscita dal sistema universitario durante un anno accademico o nel passaggio all anno di corso successivo; lo studente si definisce drop-out se l abbandono è definitivo, mentre stop-out se il ritiro è momentaneo; - il trasferimento da un corso di studi ad un altro (passaggio di Corso di Laurea, Facoltà o Ateneo); lo studente in questo caso corrisponde al transfer-out; 2. l inattività (nessun credito raggiunto) o un eccessivo rallentamento nella produttività, misurata dal numero di crediti raggiunti; Sono considerati inattivi gli studenti (immatricolati o iscritti) che, nell'anno solare successivo a quello di riferimento, non sostengono alcun esame o non conseguono alcun credito (CNVSU, 2007); 3. l iscrizione fuori-corso ; il fuori-corsismo è un prolungamento del periodo di permanenza nel sistema formativo oltre la durata prevista dall ordinamento didattico. Rilevazioni della dispersione a livello nazionale Per quanto riguarda i risultati delle analisi svolte dal CNVSU, sono emerse alcune difficoltà nella valutazione degli esiti della riforma degli ordinamenti didattici (DM 509/99), in quanto il sistema non può ancora considerarsi a regime, data la presenza di corsi ad esaurimento (vecchio

20 20 G. BENVENUTO, G. CARCI ordinamento) accanto a corsi del nuovo ordinamento e dati i passaggi di studenti dai corsi del vecchio a quelli del nuovo ordinamento 11. Tuttavia dopo sei anni accademici dall introduzione del nuovo ordinamento didattico è possibile mettere a confronto alcuni indicatori di dispersione degli anni pre-riforma (fino all a.a ) con gli anni successivi (CNVSU, 2007) 12 : - iscrizione negli anni e regolarità; Gli studenti regolari sono oltre un milione, pari al 57,7% del Totale iscritti corretto. Letto dal punto di vista complementare, gli studenti fuori corso o ripetenti sono pertanto il 42,3% degli iscritti all università italiana. Dopo un lieve incremento nei primi anni della riforma, questo tasso ritorna ai livelli precedenti la riforma. Per i corsi del vecchio ordinamento la percentuale di iscritti regolari sul totale iscritti corretto è molto diminuita: dal 44,4% del 2001/02 al 5,1% del 2005/06. Se si considerano solo i corsi del nuovo ordinamento, la percentuale è notevolmente più elevata per l anno accademico 2005/06 (71%) iscrizione negli anni; le mancate iscrizioni al II anno, dopo una lieve flessione nei primi anni della riforma (da attribuire anche ai passaggi da vecchio a nuovo ordinamento), si attestano sempre intorno al 20%. Oltre ad una certa quota di abbandoni definita fisiologica (CNVSU, 2007), il dato indica la necessità di servizi di orientamento e tutorato ancora più efficaci, attraverso attività di orientamento prima che si concluda il periodo di studi pre-universitari e con informazioni di natura più strategica per le scelte del giovane e della sua famiglia; 11 Occorre ricordare che il DM , n. 386 sulle linee guida per la progettazione dei nuovi ordinamenti didattici e il DM , n. 544, sui Requisiti necessari, hanno dato l avvio alla ulteriore modifica degli ordinamenti didattici. Tutte le università stanno lavorando per tale revisione e quindi bisognerà attendere almeno un quinquennio per valutarne gli effetti. 12 Gli indicatori presentati sono quelli elaborati dal CNVSU sulla base della rilevazione annuale Nuclei e delle rilevazioni dell Ufficio di statistica del MIUR I dati sono aggiorna ti fino all anno accademico 2005/06 (e anno solare 2006). Nel periodo di riferimento, i laureati del primo ciclo di lauree triennali sono presenti dal 2004 (solo in minima parte nei due anni precedenti) e nel 2006 compaiono i primi laureati delle lauree specialistiche. 13 Per i corsi di vecchio ordinamento il CNVSU fa riferimento ai Corsi di Laurea (CDL) e ai Corsi di Diploma universitario (CDU) mentre i dati sui corsi di nuovo ordinamento comprendono i Corsi di laurea di primo livello (L1LV), i Corsi di laurea di secondo livello (L2LV) e i Corsi di laurea specialistica a ciclo unico (LSCU).

Cambiare corso universitario: la mobilità come riorientamento e second chance Una ricerca su 410.000 studenti della Sapienza

Cambiare corso universitario: la mobilità come riorientamento e second chance Una ricerca su 410.000 studenti della Sapienza Cambiare corso universitario: la mobilità come riorientamento e second chance Una ricerca su 410.000 studenti della Sapienza Giuseppe Carci La mobilità universitaria tra dispersione e riorientamento Con

Dettagli

L università che cambia. Una nuova università. Come funziona l università Accesso all università RIFORMA UNIVERSITARIA

L università che cambia. Una nuova università. Come funziona l università Accesso all università RIFORMA UNIVERSITARIA L università che cambia Il volto e l organizzazione degli atenei in Italia è in continua trasformazione. Nell anno accademico 2001/2002, infatti, è stata applicata in tutti gli atenei la riforma universitaria

Dettagli

1. I titoli conseguiti presso le Università consigliate vengono riconosciuti?

1. I titoli conseguiti presso le Università consigliate vengono riconosciuti? DOMANDE FREQUENTI Palermo, Largo Esedra nr.3, tel. 091 6254431 ONLUS 1. I titoli conseguiti presso le Università consigliate vengono riconosciuti? Le Università sono pubbliche o private riconosciute dal

Dettagli

Il Ministro dell Università e della Ricerca

Il Ministro dell Università e della Ricerca VISTO l'articolo 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127 e successive modificazioni;; VISTO l'articolo 11, commi 1 e 2, della legge 19 novembre 1990, n. 341; VISTI gli articoli 2 e 3 del decreto

Dettagli

D.R. N. 1002/14 IL RETTORE

D.R. N. 1002/14 IL RETTORE D.R. N. 1002/14 IL RETTORE Vista la Legge 9 maggio 1989, n. 168, istitutiva del Ministero dell'università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica; Vista la Legge n. 240 del 30 dicembre 2010; Visto lo

Dettagli

Quante sono le matricole?

Quante sono le matricole? Matricole fuori corso laureati i numeri dell Universita Quante sono le matricole? Sono poco più di 307 mila i giovani che nell'anno accademico 2007/08 si sono iscritti per la prima volta all università,

Dettagli

Scheda SUA - Sezione Qualità QUADRO C1. Corso di laurea in INFORMATICA. (Classe L-31)

Scheda SUA - Sezione Qualità QUADRO C1. Corso di laurea in INFORMATICA. (Classe L-31) Scheda SUA - Sezione Qualità QUADRO C1 Corso di laurea in INFORMATICA (Classe L-31) INDICE INTRODUZIONE LE SCHEDE E I MODELLI DI ANALISI METODOLOGIA DI RACCOLTA DEI DATI E TEMPI DI RILEVAZIONE GLOSSARIO

Dettagli

Il Ministro dell Università e della Ricerca

Il Ministro dell Università e della Ricerca VISTO l'articolo 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127 e successive modificazioni; VISTO l'articolo 11, commi 1 e 2, della legge 19 novembre 1990, n. 341; VISTI gli articoli 2 e 3 del decreto

Dettagli

Rapporto di Riesame Iniziale 2013

Rapporto di Riesame Iniziale 2013 Rapporto di Riesame Iniziale 2013 Corso di laurea Magistrale in Ingegneria Meccanica Classe LM33 Ingegneria Meccanica Università degli Studi di Cagliari Denominazione del Corso di Studio: Ingegneria Meccanica

Dettagli

Il Ministro dell Università e della Ricerca

Il Ministro dell Università e della Ricerca VISTO l'articolo 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127 e successive modificazioni; VISTO l'articolo 11, commi 1 e 2, della legge 19 novembre 1990, n. 341; VISTI gli articoli 2 e 3 del decreto

Dettagli

Regolamento recante norme concernenti l autonomia didattica degli atenei

Regolamento recante norme concernenti l autonomia didattica degli atenei Testo aggiornato al 13 gennaio 2006 Decreto ministeriale 3 novembre 1999, n. 509 Gazzetta Ufficiale 4 gennaio 2000, n. 2 Regolamento recante norme concernenti l autonomia didattica degli atenei IL MINISTRO

Dettagli

Titolo I Disposizioni generali Articolo 1 (Ambito di applicazione)

Titolo I Disposizioni generali Articolo 1 (Ambito di applicazione) REGOLAMENTO INTERNO IN MATERIA DI CORSI DI FORMAZIONE FINALIZZATA E PERMANENTE, DEI CORSI PER MASTER UNIVERSITARI DI PRIMO E SECONDO LIVELLO E DEI MASTER DI ALTO APPRENDISTATO (emanato con decreto rettorale

Dettagli

IlMinistro dell Istruzione, dell Università e d ellaricerca. Il Ministro per i Beni e le Attività Culturali. di concerto con

IlMinistro dell Istruzione, dell Università e d ellaricerca. Il Ministro per i Beni e le Attività Culturali. di concerto con IlMinistro dell Istruzione, dell Università e d ellaricerca di concerto con Il Ministro per i Beni e le Attività Culturali VISTA la legge 9 maggio 1989, n. 168; VISTO l'articolo 17, comma 95, della legge

Dettagli

Programmazione triennale 2010/2012

Programmazione triennale 2010/2012 Area Ricerca e Relazioni Internazionali Ufficio Relazioni Internazionali PIANO DI INTERNAZIONALIZZAZIONE DI ATENEO Programmazione triennale 2010/2012 L Università degli Studi di Firenze tradizionalmente

Dettagli

Con l occasione si porgono cordiali saluti.

Con l occasione si porgono cordiali saluti. Roma, 23 maggio 2007 Prot. n. 1517/2007 Al Ministro on. Fabio Mussi Al Sottosegretario on. Luciano Modica Ministero dell Università e Ricerca LORO SEDI OGGETTO: Consultazione telematica. Gentile Ministro,

Dettagli

Sistema di indicatori sulle carriere accademiche degli studenti

Sistema di indicatori sulle carriere accademiche degli studenti Sistema di indicatori sulle carriere accademiche degli studenti Premessa: finalità e obiettivi La necessità di disporre di dati relativi alle carriere accademiche degli studenti e ai risultati delle attività

Dettagli

SCUOLA SUPERIORE DI CATANIA REGOLAMENTO DIDATTICO

SCUOLA SUPERIORE DI CATANIA REGOLAMENTO DIDATTICO SCUOLA SUPERIORE DI CATANIA REGOLAMENTO DIDATTICO ART. 1 NORME GENERALI ART. 2 OBBLIGHI DEGLI ALLIEVI ART. 3 PERCORSO INTEGRATIVO ART. 4 DIDATTICA FRONTALE ART. 5 DIDATTICA INTERATTIVA ART. 6 ACCESSO AI

Dettagli

MASTER UNIVERSITARIO DI II LIVELLO

MASTER UNIVERSITARIO DI II LIVELLO IN COLLABORAZIONE CON SIPEF Società Italiana di Psicologia dell'educazione e della Formazione Facoltà di Scienze della Formazione MASTER UNIVERSITARIO DI II LIVELLO Anno Accademico 2005/2006 III Edizione

Dettagli

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MODENA E REGGIO EMILIA FACOLTÀ DI FARMACIA

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MODENA E REGGIO EMILIA FACOLTÀ DI FARMACIA UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MODENA E REGGIO EMILIA FACOLTÀ DI FARMACIA REGOLAMENTO DIDATTICO DEL CORSO DI LAUREA MAGISTRALE A CICLO UNICO IN CHIMICA E TECNOLOGIA FARMACEUTICHE (CLASSE LM-13 FARMACIA E FARMACIA

Dettagli

Art. 4: è necessario specificare la percentuale di tempo da dedicare allo studio individuale.

Art. 4: è necessario specificare la percentuale di tempo da dedicare allo studio individuale. Allegato 2 Art. 4. Crediti formativi universitari Testo approvato Rilievi CUN Testo adeguato ai rilievi 1. Il credito formativo universitario (cfu) - di seguito denominato credito - è l unità di misura

Dettagli

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MODENA E REGGIO EMILIA FACOLTÀ DI FARMACIA

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MODENA E REGGIO EMILIA FACOLTÀ DI FARMACIA UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MODENA E REGGIO EMILIA FACOLTÀ DI FARMACIA REGOLAMENTO DIDATTICO DEL CORSO DI LAUREA MAGISTRALE A CICLO UNICO IN FARMACIA (CLASSE LM-13 FARMACIA E FARMACIA INDUSTRIALE) Art. 1

Dettagli

REGOLAMENTO DIDATTICO DEL CORSO DI LAUREA IN ECONOMIA AZIENDALE

REGOLAMENTO DIDATTICO DEL CORSO DI LAUREA IN ECONOMIA AZIENDALE REGOLAMENTO DIDATTICO DEL CORSO DI LAUREA IN ECONOMIA AZIENDALE Art. 1 Oggetto del Regolamento Il presente Regolamento disciplina l'organizzazione didattica e lo svolgimento delle attività formative del

Dettagli

Università degli Studi di Messina. Regolamento dei corsi di alta formazione

Università degli Studi di Messina. Regolamento dei corsi di alta formazione Università degli Studi di Messina Regolamento dei corsi di alta formazione Art. 1. - Ambito di applicazione TITOLO I DISPOSIZIONI GENERALI 1. Il presente regolamento disciplina le procedure per l'istituzione

Dettagli

UNIVERSITA DEGLI STUDI DI UDINE REGOLAMENTO DIDATTICO DI CORSO DI LAUREA MAGISTRALE. Corso di laurea magistrale in Ingegneria meccanica

UNIVERSITA DEGLI STUDI DI UDINE REGOLAMENTO DIDATTICO DI CORSO DI LAUREA MAGISTRALE. Corso di laurea magistrale in Ingegneria meccanica UNIVERSITA DEGLI STUDI DI UDINE REGOLAMENTO DIDATTICO DI CORSO DI LAUREA MAGISTRALE Corso di laurea magistrale in Ingegneria meccanica Classe di laurea magistrale n. LM-33 Ingegneria meccanica DM 270/2004,

Dettagli

SEZIONE II LE IMMATRICOLAZIONI TOTALI ALL UNIVERSITA DI LECCE

SEZIONE II LE IMMATRICOLAZIONI TOTALI ALL UNIVERSITA DI LECCE SEZIONE II LE IMMATRICOLAZIONI TOTALI ALL UNIVERSITA DI LECCE Indice Premessa metodologica...27 CAPITOLO I Immatricolazioni a livello di Ateneo...29 CAPITOLO II Immatricolazioni a livello di Facoltà...31

Dettagli

Gli adulti all università

Gli adulti all università 13. Gli adulti all università La riforma universitaria ha allargato soprattutto nei primi anni di applicazione - la presenza degli studenti universitari immatricolati dopo i 19 anni. I laureati immatricolati

Dettagli

Il Ministro dell Università e della Ricerca

Il Ministro dell Università e della Ricerca VISTO l'articolo 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127 e successive modificazioni;; VISTO l'articolo 11, commi 1 e 2, della legge 19 novembre 1990, n. 341; VISTI gli articoli 2 e 3 del decreto

Dettagli

REGOLAMENTO DEL CORSO DI LAUREA INTEFACOLTA IN SCIENZE ORGANIZZATIVE E GESTIONALI. Art. 1 Oggetto del Regolamento. Titolo I ORDINAMENTO DIDATTICO

REGOLAMENTO DEL CORSO DI LAUREA INTEFACOLTA IN SCIENZE ORGANIZZATIVE E GESTIONALI. Art. 1 Oggetto del Regolamento. Titolo I ORDINAMENTO DIDATTICO REGOLAMENTO DEL CORSO DI LAUREA INTEFACOLTA IN SCIENZE ORGANIZZATIVE E GESTIONALI Art. 1 Oggetto del Regolamento Il presente Regolamento disciplina, nel rispetto di quanto disposto dallo Statuto e dal

Dettagli

Corso di Laurea in Scienze dell Amministrazione Classe LM-63 Scienze delle Pubbliche Amministrazioni

Corso di Laurea in Scienze dell Amministrazione Classe LM-63 Scienze delle Pubbliche Amministrazioni Corso di Laurea in Scienze dell Amministrazione Classe LM-63 Scienze delle Pubbliche Amministrazioni Per tutte le analisi che seguono le fonti sono state: 1) Scheda SUA 2014 2) RAR 2014 3) Valutazioni

Dettagli

11/11/2014: discussione sulla organizzazione del rapporto e sua compilazione

11/11/2014: discussione sulla organizzazione del rapporto e sua compilazione Schede tipo per la Redazione dei Rapporti di Riesame - frontespizio Denominazione del Corso di Studio : Storia e Civiltà Europee Classe : LM 84 Sede: Potenza, Dipartimento di Scienze Umane Primo anno accademico

Dettagli

IL MINISTRO DELL UNIVERSITA E DELLA RICERCA

IL MINISTRO DELL UNIVERSITA E DELLA RICERCA VISTO il decreto del Ministro dell Istruzione dell Università e della Ricerca 11 aprile 2006, n. 217; VISTO il decreto legge 18 maggio 2006, n. 181, convertito dalla legge 17 luglio 2006, n. 233, istitutivo

Dettagli

Schema di regolamento concernente la formazione iniziale degli insegnanti (Atto 205) PARERE APPROVATO

Schema di regolamento concernente la formazione iniziale degli insegnanti (Atto 205) PARERE APPROVATO Schema di regolamento concernente la formazione iniziale degli insegnanti (Atto 205) PARERE APPROVATO La Commissione VII (Cultura, scienza, istruzione), esaminato lo schema di decreto del Presidente della

Dettagli

Vigente al: 05-03-2011 La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

Vigente al: 05-03-2011 La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato; LEGGE 19 novembre 1990, n. 341 Riforma degli ordinamenti didattici universitari. Vigente al: 05-03-2011 La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato; IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Dettagli

UNIVERSITA DEGLI STUDI DI BARI ALDO MORO

UNIVERSITA DEGLI STUDI DI BARI ALDO MORO UNIVERSITA DEGLI STUDI DI BARI ALDO MORO DIPARTIMENTO DI STUDI AZIENDALI E GIUSPRIVATISTICI CORSO DI LAUREA IN ECONOMIA E GESTIONE DELLE AZIENDE E DEI SERVIZI TURISTICI REGOLAMENTO DIDATTICO A.A. 2014-2015

Dettagli

Ministero dell Istruzione, dell Università e della Ricerca

Ministero dell Istruzione, dell Università e della Ricerca Nota tecnica 2 a) i corsi di studio da istituire e attivare nel rispetto dei requisiti minimi essenziali in termini di risorse strutturali ed umane, nonché quelli da sopprimere a.1 Proporzione di corsi

Dettagli

D.R. n. 3056 IL RETTORE DECRETA

D.R. n. 3056 IL RETTORE DECRETA D.R. n. 3056 Facoltà di Medicina e Psicologia Anno Accademico 2014-2015 Bando relativo alle modalità di ammissione al percorso d eccellenza per il corso di laurea magistrale in Psicologia della Comunicazione

Dettagli

POLITECNICO DI MILANO

POLITECNICO DI MILANO Rep. n. 2235 Prot. n. 25405 Data 05 agosto 2013 Titolo I Classe 3 UOR AG POLITECNICO DI MILANO IL RETTORE VISTA la Legge 09.05.1989, n. 168 Istituzione del Ministero dell'università e della ricerca scientifica

Dettagli

REGOLAMENTO PER L ISTITUZIONE E IL FUNZIONAMENTO DEI CORSI DI MASTER UNIVERSITARI

REGOLAMENTO PER L ISTITUZIONE E IL FUNZIONAMENTO DEI CORSI DI MASTER UNIVERSITARI REGOLAMENTO PER L ISTITUZIONE E IL FUNZIONAMENTO DEI CORSI DI MASTER UNIVERSITARI (emanato con Decreto Rettorale N. 645 del 12/03/2003) ART. 1 - Ambito di applicazione... 2 ART. 2 - Titoli per l accesso...

Dettagli

Regolamento Didattico del Corso di Laurea in Informatica

Regolamento Didattico del Corso di Laurea in Informatica Regolamento Didattico del Corso di Laurea in Informatica Titolo I - Istituzione ed attivazione Art. 1 - Informazioni generali 1. Il presente Regolamento didattico si riferisce al Corso di Laurea in Informatica,

Dettagli

INDICATORI SOCIO-ECONOMICI SU FIRENZE

INDICATORI SOCIO-ECONOMICI SU FIRENZE L istruzione a Firenze La diffusione dell istruzione tra le varie classi della popolazione non soltanto misura l efficacia del sistema scolastico di un dato sistema sociale, ma fornisce anche una misura

Dettagli

UNIVERSITA DEGLI STUDI EUROPEA DI ROMA. Regolamento per lo svolgimento del tirocinio post-lauream professionalizzante in psicologia.

UNIVERSITA DEGLI STUDI EUROPEA DI ROMA. Regolamento per lo svolgimento del tirocinio post-lauream professionalizzante in psicologia. UNIVERSITA DEGLI STUDI EUROPEA DI ROMA Regolamento per lo svolgimento del tirocinio post-lauream professionalizzante in psicologia. Art. 1 Definizione della pratica professionale di tirocinio I tirocini

Dettagli

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MODENA E REGGIO EMILIA FACOLTÀ DI SCIENZE DELLA FORMAZIONE

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MODENA E REGGIO EMILIA FACOLTÀ DI SCIENZE DELLA FORMAZIONE UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MODENA E REGGIO EMILIA FACOLTÀ DI SCIENZE DELLA FORMAZIONE REGOLAMENTO DIDATTICO DEL CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DELL EDUCAZIONE (classe L-19 Scienze dell educazione e della formazione)

Dettagli

RELAZIONE ANNUALE DELLA COMMISSIONE PARITETICA ( CP) DEL DIPARTIMENTO DI MECCANICA, MATEMATICA E MANAGEMENT ( DMMM)

RELAZIONE ANNUALE DELLA COMMISSIONE PARITETICA ( CP) DEL DIPARTIMENTO DI MECCANICA, MATEMATICA E MANAGEMENT ( DMMM) RELAZIONE ANNUALE DELLA COMMISSIONE PARITETICA ( CP) DEL DIPARTIMENTO DI MECCANICA, MATEMATICA E MANAGEMENT ( DMMM) (Approvata nella seduta del 20 DICEMBRE 2013) RELAZIONE ANNUALE DELLA COMMISSIONE PARITETICA

Dettagli

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MODENA E REGGIO EMILIA FACOLTÀ DI SCIENZE MATEMATICHE FISICHE E NATURALI

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MODENA E REGGIO EMILIA FACOLTÀ DI SCIENZE MATEMATICHE FISICHE E NATURALI UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MODENA E REGGIO EMILIA FACOLTÀ DI SCIENZE MATEMATICHE FISICHE E NATURALI REGOLAMENTO DIDATTICO DEL CORSO DI LAUREA IN INFORMATICA (CLASSE L-31 - Scienze e tecnologie informatiche)

Dettagli

SCIENZE E TECNOLOGIE AGROALIMENTARI (STAgAl)

SCIENZE E TECNOLOGIE AGROALIMENTARI (STAgAl) RIESAME DEL CORSO DI LAUREA SCIENZE E TECNOLOGIE AGROALIMENTARI (STAgAl) Classe L-26 Scienze e tecnologie alimentari Denominazione del Corso di Studio: SCIENZE E TECNOLOGIE AGROALIMENTARI (STAgAl) Classe:

Dettagli

5DOPO IL DIPLOMA DALLA SCUOLA ALL UNIVERSITÀ I DIPLOMATI E IL LAVORO LA FAMIGLIA DI ORIGINE

5DOPO IL DIPLOMA DALLA SCUOLA ALL UNIVERSITÀ I DIPLOMATI E IL LAVORO LA FAMIGLIA DI ORIGINE 5DOPO IL DIPLOMA DALLA SCUOLA ALL UNIVERSITÀ I DIPLOMATI E IL LAVORO LA FAMIGLIA DI ORIGINE 5.1 DALLA SCUOLA ALL UNIVERSITÀ 82 Sono più spesso le donne ad intraprendere gli studi universitari A partire

Dettagli

1. I fattori di cambiamento della condizione studentesca

1. I fattori di cambiamento della condizione studentesca www.eurostudent-italia.it 1. I fattori di cambiamento della condizione studentesca Nel processo di cambiamento che ha interessato il sistema universitario italiano dagli anni novanta si può individuare

Dettagli

REGOLAMENTO PER L ISTITUZIONE E LA DISCIPLINA DEI CORSI DI ALTA FORMAZIONE POST LAUREAM ART. 1 OGGETTO ART. 2 DEFINIZIONI

REGOLAMENTO PER L ISTITUZIONE E LA DISCIPLINA DEI CORSI DI ALTA FORMAZIONE POST LAUREAM ART. 1 OGGETTO ART. 2 DEFINIZIONI REGOLAMENTO PER L ISTITUZIONE E LA DISCIPLINA DEI CORSI DI ALTA FORMAZIONE POST LAUREAM ART. 1 OGGETTO Il presente Regolamento determina le modalità d istituzione ed organizzazione dei Master Universitari

Dettagli

2. La rilevazione dell opinione degli studenti frequentanti nei quattro atenei indagati

2. La rilevazione dell opinione degli studenti frequentanti nei quattro atenei indagati 2. La rilevazione dell opinione degli studenti frequentanti nei quattro atenei indagati Per tracciare un primo quadro dei contesti indagati si presentano di seguito alcuni macro indicatori riguardanti

Dettagli

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MODENA E REGGIO EMILIA FACOLTÀ DI GIURISPRUDENZA

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MODENA E REGGIO EMILIA FACOLTÀ DI GIURISPRUDENZA UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MODENA E REGGIO EMILIA FACOLTÀ DI GIURISPRUDENZA REGOLAMENTO DIDATTICO DEL CORSO DI LAUREA MAGISTRALE A CICLO UNICO IN GIURISPRUDENZA (CLASSE LMG/01 GIURISPRUDENZA) Art. 1 Premesse

Dettagli

Indirizzi per la regolamentazione dell Apprendistato per la Qualifica e per il Diploma Professionale ai sensi del Regolamento 47/R del 2003 e s.m.i.

Indirizzi per la regolamentazione dell Apprendistato per la Qualifica e per il Diploma Professionale ai sensi del Regolamento 47/R del 2003 e s.m.i. Allegato A Indirizzi per la regolamentazione dell Apprendistato per la Qualifica e per il Diploma Professionale ai sensi del Regolamento 47/R del 2003 e s.m.i. Indirizzi per la regolamentazione dell apprendistato

Dettagli

PREMESSA QUADRO NORMATIVO

PREMESSA QUADRO NORMATIVO RACCORDI TRA I PERCORSI DEGLI ISTITUTI PROFESSIONALI E I PERCORSI DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE: L ACCORDO IN SEDE DI CONFERENZA UNIFICATA DEL 16 DICEMBRE 2010 PREMESSA Il 16 dicembre scorso

Dettagli

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA REGOLAMENTO DIDATTICO DEL CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN SOCIOLOGIA E POLITICHE SOCIALI

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA REGOLAMENTO DIDATTICO DEL CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN SOCIOLOGIA E POLITICHE SOCIALI UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA REGOLAMENTO DIDATTICO DEL CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN SOCIOLOGIA E POLITICHE SOCIALI CLASSE DELLE LAUREE MAGISTRALI IN SERVIZIO SOCIALE E POLITICHE SOCIALI (LM-87) Ai

Dettagli

FACOLTÀ DI FARMACIA REGOLAMENTO DIDATTICO

FACOLTÀ DI FARMACIA REGOLAMENTO DIDATTICO FACOLTÀ DI FARMACIA REGOLAMENTO DIDATTICO Art. 1 CONSIGLIO DI FACOLTÀ 1. Il Consiglio di Facoltà ha il compito di programmare, coordinare e gestire tutte le attività didattiche che fanno capo alla Facoltà.

Dettagli

REGOLAMENTO IN MATERIA DI CORSI DI MASTER UNIVERSITARI E DEI CORSI DI ALTA FORMAZIONE, CORSI DI FORMAZIONE PERMANENTE E SUMMER / WINTER SCHOOL

REGOLAMENTO IN MATERIA DI CORSI DI MASTER UNIVERSITARI E DEI CORSI DI ALTA FORMAZIONE, CORSI DI FORMAZIONE PERMANENTE E SUMMER / WINTER SCHOOL REGOLAMENTO IN MATERIA DI CORSI DI MASTER UNIVERSITARI E DEI CORSI DI ALTA FORMAZIONE, CORSI DI FORMAZIONE PERMANENTE E SUMMER / WINTER SCHOOL Art.1 Ambito di applicazione 1.Il presente regolamento, emanato

Dettagli

Regolamento di organizzazione delle strutture amministrative dell Università degli Studi di Teramo

Regolamento di organizzazione delle strutture amministrative dell Università degli Studi di Teramo Regolamento di organizzazione delle strutture amministrative dell Università degli Studi di Teramo Articolo 1 Finalità ed obiettivi 1. Il presente regolamento definisce le linee fondamentali di organizzazione

Dettagli

prof. Andrea Messeri docente Università degli Studi di Siena

prof. Andrea Messeri docente Università degli Studi di Siena prof. Andrea Messeri docente Università degli Studi di Siena UNIVERSITÀ, SCUOLE E ORIENTAMENTO IN ITALIA intervento al convegno Essenzialità dell Orientamento per il Futuro dei Giovani, Orvieto 9 11 dicembre

Dettagli

PROTOCOLLO D INTESA FRA LA REGIONE MARCHE IL MINISTERO DELL ISTRUZIONE, DELL UNIVERSITA E DELLA RICERCA

PROTOCOLLO D INTESA FRA LA REGIONE MARCHE IL MINISTERO DELL ISTRUZIONE, DELL UNIVERSITA E DELLA RICERCA PROTOCOLLO D INTESA FRA LA REGIONE MARCHE IL MINISTERO DELL ISTRUZIONE, DELL UNIVERSITA E DELLA RICERCA IL MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI Per la realizzazione dall anno scolastico 2003/2004

Dettagli

I Facoltà di Medicina e Chirurgia. Master di II Livello in. Salute Mentale e Benessere dello Sportivo e del Praticante Attività Fisica

I Facoltà di Medicina e Chirurgia. Master di II Livello in. Salute Mentale e Benessere dello Sportivo e del Praticante Attività Fisica I Facoltà di Medicina e Chirurgia Master di II Livello in Salute Mentale e Benessere dello Sportivo e del Praticante Attività Fisica (Codice Corso di Studio da inserire nel bollettino di immatricolazione:

Dettagli

Università degli studi di Milano Bicocca Scuola di Scienze Corso di Laurea in Ottica e Optometria

Università degli studi di Milano Bicocca Scuola di Scienze Corso di Laurea in Ottica e Optometria Università degli studi di Milano Bicocca Scuola di Scienze Corso di Laurea in Ottica e Optometria Manifesto annuale degli studi ANNO ACCADEMICO 2013/2014 Offerta formativa Il Corso di Laurea in Ottica

Dettagli

LINEE GUIDA PER LA CONSULTAZIONE DI ISTITUZIONI ED ATTORI SOCIALI ED ECONOMICI

LINEE GUIDA PER LA CONSULTAZIONE DI ISTITUZIONI ED ATTORI SOCIALI ED ECONOMICI LINEE GUIDA PER LA CONSULTAZIONE DI ISTITUZIONI ED ATTORI SOCIALI ED ECOMICI 0. INDICE 0. INDICE... 1 1. LINEE GUIDA EUROPEE E RMATIVA NAZIONALE... 2 2. MODALITÀ DI SVOLGIMENTO DELLA CONSULTAZIONE... 3

Dettagli

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MODENA E REGGIO EMILIA FACOLTÀ DI BIOSCIENZE E BIOTECNOLOGIE

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MODENA E REGGIO EMILIA FACOLTÀ DI BIOSCIENZE E BIOTECNOLOGIE UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MODENA E REGGIO EMILIA FACOLTÀ DI BIOSCIENZE E BIOTECNOLOGIE REGOLAMENTO DIDATTICO DEL CORSO DI LAUREA IN BIOTECNOLOGIE (CLASSE L-2 BIOTECNOLOGIE) Art. 1 Premesse e finalità 1.

Dettagli

SEZIONE III - Corsi di Aggiornamento, Perfezionamento e di Formazione professionale. SEZIONE I Disposizioni generali. Art.

SEZIONE III - Corsi di Aggiornamento, Perfezionamento e di Formazione professionale. SEZIONE I Disposizioni generali. Art. Regolamento per l istituzione e la gestione dei Master universitari di I e di II livello, dei Corsi di aggiornamento, perfezionamento e di formazione professionale SEZIONE I- Disposizioni generali SEZIONE

Dettagli

REGOLAMENTO DIDATTICO DEL CORSO DI LAUREA MAGISTRALE INTERCLASSE IN PUBBLICITA, EDITORIA E CREATIVITA D IMPRESA (Classe LM-19 Informazione e sistemi editoriali e Classe LM-59 Scienze della comunicazione

Dettagli

Facoltà: ECONOMIA - SEDE DI RIMINI Corso: 8847 - ECONOMIA DEL TURISMO (L) Ordinamento: DM270 Titolo: ECONOMIA DEL TURISMO Testo: SCUOLA DI ECONOMIA, MANAGEMENT E STATISTICA Sede Di Rimini Corso di Laurea

Dettagli

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MODENA E REGGIO EMILIA FACOLTÀ DI MEDICINA E CHIRURGIA

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MODENA E REGGIO EMILIA FACOLTÀ DI MEDICINA E CHIRURGIA UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MODENA E REGGIO EMILIA FACOLTÀ DI MEDICINA E CHIRURGIA REGOLAMENTO DIDATTICO DEL CORSO DI LAUREA IN FISIOTERAPIA (CLASSE L/SNT2 PROFESSIONI SANITARIE DELLA RIABILITAZIONE) abilitante

Dettagli

PER LA DEFINIZIONE DEI NUOVI ORDINAMENTI DIDATTICI PER LA PROGETTAZIONE DEI PERCORSI FORMATIVI DI PRIMO E DI SECONDO LIVELLO

PER LA DEFINIZIONE DEI NUOVI ORDINAMENTI DIDATTICI PER LA PROGETTAZIONE DEI PERCORSI FORMATIVI DI PRIMO E DI SECONDO LIVELLO LINEE GUIDA PER LA DEFINIZIONE DEI NUOVI ORDINAMENTI DIDATTICI PER LA PROGETTAZIONE DEI PERCORSI FORMATIVI DI PRIMO E DI SECONDO LIVELLO Questo documento individua gli orientamenti fondamentali relativamente

Dettagli

TITOLO I - DISPOSIZIONI GENERALI Articolo 1 (Ambito di applicazione) ALLEGATI: Allegato 1 Proposta di progetto

TITOLO I - DISPOSIZIONI GENERALI Articolo 1 (Ambito di applicazione) ALLEGATI: Allegato 1 Proposta di progetto REGOLAMENTO INTERNO IN MATERIA DI CORSI FORMAZIONE FINALIZZATA E PERMANENTE, DEI CORSI PER MASTER UNIVERSITARI DI PRIMO E SECONDO LIVELLO E DEI MASTER DI ALTO APPRENDISTATO (emanato con decreto rettorale

Dettagli

Linee Guida di cui all articolo 13, comma 1-quinquies del decreto legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito dalla legge 2 aprile 2007, n.

Linee Guida di cui all articolo 13, comma 1-quinquies del decreto legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito dalla legge 2 aprile 2007, n. Linee Guida di cui all articolo 13, comma 1-quinquies del decreto legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito dalla legge 2 aprile 2007, n. 40 Premessa Il presente documento contiene indicazioni e orientamenti

Dettagli

Gli adulti all università

Gli adulti all università 15. Gli adulti all università La Riforma universitaria ha allargato la presenza degli studenti universitari immatricolati dopo i 19 anni. Tra i laureati entrati all università in età adulta, la presenza

Dettagli

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MODENA E REGGIO EMILIA FACOLTÀ DI SCIENZE MATEMATICHE FISICHE E NATURALI

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MODENA E REGGIO EMILIA FACOLTÀ DI SCIENZE MATEMATICHE FISICHE E NATURALI UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MODENA E REGGIO EMILIA FACOLTÀ DI SCIENZE MATEMATICHE FISICHE E NATURALI REGOLAMENTO DIDATTICO DEL CORSO DI LAUREA IN FISICA (CLASSE L-30, SCIENZE E TECNOLOGIE FISICHE) Art. 1

Dettagli

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI TORINO

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI TORINO UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI TORINO DIREZIONE RICERCA, RELAZIONI INTERNAZIONALI, BIBLIOTECHE E MUSEI Settore Rapporti Internazionali Via Bogino 9 10123 Torino Tel. + 39 011 670.4397 /4387/9621/4393/9614 Fax

Dettagli

UNISU UNIVERSITA TELEMATICA DELLE SCIENZE UMANE

UNISU UNIVERSITA TELEMATICA DELLE SCIENZE UMANE UNISU UNIVERSITA TELEMATICA DELLE SCIENZE UMANE Niccolò Cusano Relazione del Nucleo di Valutazione Relazione in ordine alle opinioni degli studenti frequentanti sulle attività didattiche telematiche Nucleo

Dettagli

DESCRIZIONE E VALUTAZIONE DELLE MODALITA E DEI RISULTATI DELLA RILEVAZIONE DELL OPINIONE DEGLI STUDENTI FREQUENTANTI E DEI LAUREANDI

DESCRIZIONE E VALUTAZIONE DELLE MODALITA E DEI RISULTATI DELLA RILEVAZIONE DELL OPINIONE DEGLI STUDENTI FREQUENTANTI E DEI LAUREANDI UNIVERSITA DEGLI STUDI Niccolò Cusano TELEMATICA ROMA NUCLEO DI VALUTAZIONE Via Don Carlo Gnocchi, 3 00166 Roma DESCRIZIONE E VALUTAZIONE DELLE MODALITA E DEI RISULTATI DELLA RILEVAZIONE DELL OPINIONE

Dettagli

Ministero dell Istruzione, dell Università e della Ricerca

Ministero dell Istruzione, dell Università e della Ricerca Licei musicali: incontro dei Direttori dei Conservatori e dei dirigenti scolastici (Roma, 15 16 luglio 2010) Si è tenuto a Roma nei giorni 15 e 16 c.m. un incontro dei Direttori dei Conservatori e dei

Dettagli

REGOLAMENTO DIDATTICO CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA TITOLO I FINALITÀ E ORDINAMENTO DIDATTICO

REGOLAMENTO DIDATTICO CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA TITOLO I FINALITÀ E ORDINAMENTO DIDATTICO Università degli Studi di Padova FACOLTÀ DI GIURISPRU DENZA REGOLAMENTO DIDATTICO CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA TITOLO I FINALITÀ E ORDINAMENTO DIDATTICO Art. 1 - Premesse e finalità 1.

Dettagli

PROGETTO DITER. Secondaria di I grado

PROGETTO DITER. Secondaria di I grado Scheda D.I.Ter N. 9/aggiornamento a giugno 2013 Allievi stranieri a scuola in Piemonte. Aggiornamento 2012 La crescita del numero di allievi stranieri in Piemonte è proseguita nell anno scolastico 2011/12

Dettagli

LINEE GUIDA TFA FISICA

LINEE GUIDA TFA FISICA LINEE GUIDA TFA FISICA PREMESSA La macchina dei TFA si è ormai messa in moto in molte Università italiane e la Commissione Didattica della SIF ha ritenuto opportuno individuare delle linee guida da proporre

Dettagli

Le scelte strategiche degli atenei nel nuovo modello di finanziamento. Settembre 2009

Le scelte strategiche degli atenei nel nuovo modello di finanziamento. Settembre 2009 Le scelte strategiche degli atenei nel nuovo modello di finanziamento Prof. Giuseppe Catalano, Politecnico di Milano Settembre 2009 Agenda 1.La spesa pubblica per il sistema universitario italiano fino

Dettagli

CONFINDUSTRIA - CGIL, CISL, UIL TAVOLO SU FORMAZIONE E VALORIZZAZIONE DELLE RISORSE UMANE

CONFINDUSTRIA - CGIL, CISL, UIL TAVOLO SU FORMAZIONE E VALORIZZAZIONE DELLE RISORSE UMANE Premessa CONFINDUSTRIA - CGIL, CISL, UIL TAVOLO SU FORMAZIONE E VALORIZZAZIONE DELLE RISORSE UMANE La formazione è una delle leve cardine per il rilancio di un'efficace politica di sviluppo, dei diritti

Dettagli

ECONOMIA E FINANZA (MEF)

ECONOMIA E FINANZA (MEF) ECONOMIA E FINANZA (MEF) Coorte: 2008/2009 Il Corso di laurea magistrale in Economia e Finanza si propone di fornire una formazione di livello avanzato per l'esercizio di attività di natura specialistica

Dettagli

* * * - Corso di Laurea magistrale in Scienze Pedagogiche I e II anno ex D.M. 270/04; ex D.M. 270/04; II anno ex D.M. 270/04;

* * * - Corso di Laurea magistrale in Scienze Pedagogiche I e II anno ex D.M. 270/04; ex D.M. 270/04; II anno ex D.M. 270/04; UNIVERSITA DEGLI STUDI DI MILANO-BICOCCA DIPARTIMENTO DI SCIENZE UMANE PER LA FORMAZIONE RICCARDO MASSA *** 1. OFFERTA FORMATIVA 2014/2015 Nell anno accademico 2014/2015 sono attivati, presso il Dipartimento

Dettagli

Corso di Laurea Magistrale Interateneo in Fisica Manifesto degli Studi A.A. 2015/2016

Corso di Laurea Magistrale Interateneo in Fisica Manifesto degli Studi A.A. 2015/2016 Corso di Laurea Magistrale Interateneo in Fisica Manifesto degli Studi A.A. 2015/2016 Indice: Premessa, Borse di studio, Internazionalizzazione 1) Titoli accademici 2) Requisiti di ammissione 3) Periodo

Dettagli

Facoltà: SCIENZE STATISTICHE Corso: 8053 - FINANZA, ASSICURAZIONI E IMPRESA (L) Ordinamento: DM270 Titolo: FINANZA, ASSICURAZIONI E IMPRESA Testo: SCUOLA DI ECONOMIA, MANAGEMENT E STATISTICA Regolamento

Dettagli

LA STRUTTURA DEL RAV

LA STRUTTURA DEL RAV GUIDA PRATICA ALLA ELABORAZIONE DEL RAV IN FUNZIONE DEL MIGLIORAMENTO Dino Cristanini Vico Equense 30 Gennaio 2015 LA STRUTTURA DEL RAV 1 CONTESTO E RISORSE Quali vincoli presentano? Quali leve positive

Dettagli

FACOLTÀ DI GIURISPRUDENZA CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA, CLASSE LMG/01 REGOLAMENTO DIDATTICO. Art. 1 Definizioni

FACOLTÀ DI GIURISPRUDENZA CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA, CLASSE LMG/01 REGOLAMENTO DIDATTICO. Art. 1 Definizioni FACOLTÀ DI GIURISPRUDENZA CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA, CLASSE LMG/01 1. Ai sensi del presente Regolamento si intende: REGOLAMENTO DIDATTICO Art. 1 Definizioni a) per Facoltà: la Facoltà

Dettagli

Scuola di formazione permanente sul management didattico

Scuola di formazione permanente sul management didattico Scuola di formazione permanente sul management didattico Coordinatori: Prof. Vincenzo Zara & Dott.ssa Emanuela Stefani Prima edizione Roma, marzo maggio 2012 LE RAGIONI Negli ultimi anni la didattica universitaria

Dettagli

Il Ministro dell Istruzione, dell Università e della Ricerca

Il Ministro dell Istruzione, dell Università e della Ricerca Oggetto: schema di decreto recante linee guida in materia di semplificazione e promozione dell istruzione tecnico professionale a norma dell articolo 52 del decreto legge 9 febbraio 2012, n.5, convertito

Dettagli

CORSO DI LAUREA ECONOMIA AZIENDALE L-18 180 CFU

CORSO DI LAUREA ECONOMIA AZIENDALE L-18 180 CFU CORSO DI LAUREA ECONOMIA AZIENDALE L-18 180 CFU www.unipegasotrapani.it ECONOMIA AZIENDALE L-18 triennale 180 CFU Facoltà di Giurisprudenza OBIETTIVI FORMATIVI SPECIFICI Il corso di laurea in Economia

Dettagli

Scaricato da http://www.italiaoggi.it Tutti i diritti riservati ai legittimi titolari. Art.1

Scaricato da http://www.italiaoggi.it Tutti i diritti riservati ai legittimi titolari. Art.1 D i s c i p l i n a d e l l e c l a s s i d i l a u r e a t r i e n n a l i Art.1 1. Il presente decreto definisce, ai sensi dell'articolo 4 del decreto ministeriale 22 ottobre 2004, n. 270, le classi

Dettagli

Regolamenti ISIA Firenze

Regolamenti ISIA Firenze Regolamenti ISIA Firenze Regolamento di transizione dei corsi accademici di secondo livello di indirizzo specialistico Il Consiglio Accademico dell ISIA di Firenze VISTA la legge 21 dicembre 1999, n. 508,

Dettagli

(Emanato con D.R. n. 1032/15 del 02.11.2015) REGOLAMENTO DIDATTICO DEL CORSO DI STUDIO IN GIURISPRUDENZA (LMG01) Art. 1 Oggetto

(Emanato con D.R. n. 1032/15 del 02.11.2015) REGOLAMENTO DIDATTICO DEL CORSO DI STUDIO IN GIURISPRUDENZA (LMG01) Art. 1 Oggetto REGOLAMENTO DIDATTICO DEL CORSO DI STUDIO IN GIURISPRUDENZA (LMG01) Art. 1 Oggetto Il presente regolamento disciplina le finalità, l organizzazione e il funzionamento del Corso di studio in Giurisprudenza

Dettagli

Sintesi dell esito della discussione del Consiglio del Corso di Studio

Sintesi dell esito della discussione del Consiglio del Corso di Studio Denominazione del Corso di Studio : Economia Aziendale Classe : L-18 Sede : Università degli Studi della Basilicata, Dipartimento di Matematica Informatica ed Economia- DiMIE, sede di Potenza Primo anno

Dettagli

Diploma Supplement: proposta di un modello di certificazione per la Laurea in Infermieristica

Diploma Supplement: proposta di un modello di certificazione per la Laurea in Infermieristica Diploma Supplement: proposta di un modello di certificazione per la Laurea in Infermieristica Prof.ssa Anne Destrebecq Professore associato MED/45 Università degli Studi di Milano Dott.ssa Elena Sala Tutor

Dettagli

Rapporto AlmaDiploma sulla condizione occupazionale e formativa dei diplomati di scuola secondaria superiore ad uno, tre e cinque anni dal diploma

Rapporto AlmaDiploma sulla condizione occupazionale e formativa dei diplomati di scuola secondaria superiore ad uno, tre e cinque anni dal diploma Rapporto AlmaDiploma sulla condizione occupazionale e formativa dei diplomati di scuola secondaria superiore ad uno, tre e cinque anni dal diploma Cosa avviene dopo il diploma? Il nuovo Rapporto 2014 sulla

Dettagli

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO-BICOCCA. Facoltà di Scienze della Formazione

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO-BICOCCA. Facoltà di Scienze della Formazione UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO-BICOCCA Facoltà di Scienze della Formazione LAUREA MAGISTRALE IN Formazione degli adulti e consulenza nelle organizzazioni REGOLAMENTO DIDATTICO - ANNO ACCADEMICO 2007-2008

Dettagli

1.1 I corsi di laurea

1.1 I corsi di laurea 1. Didattica 1.1 I corsi di laurea All offerta formativa per l a.a. 2013/2014, in preparazione agli inizi del 2013, viene applicato il D.M. 47 del 30 gennaio 2013 Autovalutazione, accreditamento iniziale

Dettagli

UNIVERSITA DEGLI STUDI G. d ANNUNZIO - FACOLTA DI SCIENZE MANAGERIALI REGOLAMENTO PER IL RICONOSCIMENTO DEI CREDITI 1

UNIVERSITA DEGLI STUDI G. d ANNUNZIO - FACOLTA DI SCIENZE MANAGERIALI REGOLAMENTO PER IL RICONOSCIMENTO DEI CREDITI 1 UNIVERSITA DEGLI STUDI G. d ANNUNZIO - FACOLTA DI SCIENZE MANAGERIALI REGOLAMENTO PER IL RICONOSCIMENTO DEI CREDITI 1 Art. 1 - Riconoscimento dei crediti universitari. Art. 2 - Competenza. 1 ART. 23 Regolamento

Dettagli

Salvo Mura Coordinamento Area Didattica. Il Coordinamento Area Didattica di Ateneo: attività e prospettive future

Salvo Mura Coordinamento Area Didattica. Il Coordinamento Area Didattica di Ateneo: attività e prospettive future Salvo Mura Coordinamento Area Didattica Il Coordinamento Area Didattica di Ateneo: attività e prospettive future Il Coordinamento Area Didattica è stato costituito come unità organizzativa nel 2008 e le

Dettagli